Enema Sdo e Dj Rogo e il “Sangue sulla seta”

Pubblicato il nuovo album di Enema SDO e Dj Rogo per Stoned Saints Records dal titolo “Sangue sulla seta”. Sangue sulla seta nasce dall’incontro tra le liriche taglienti del rapper Enema SDO e le eleganti produzioni di Dj Rogo. Entrambi membri della Stoned Saints Records il duo si è unito per la prima volta in occasione di questa uscita, pubblicata senza nessuna anticipazione. “Il disco è nato perché tra noi due c’è una certa sintonia musicale, ed essendo entrambi fan dell’underground oltreoceano ci è sembrato quasi un dovere divertirci e cacciare un EP su quelle sonorità”. Il connubio tra le rime di Enema e le produzioni mai banali di Dj Rogo è un delitto perfetto, compiuto con gran classe, volto a creare un contrasto molto interessante ai fini musicali. L’unico featuring del disco è del rapper messinese Toni Zeno aka Zeno TDM, mentre l’artwork è stato realizzato da Oiluig per @Ideaslab, il missaggio e il mastering sono di nuovo di Enema per Sound Boutique Studio. Enema SDO Enema è un rapper, beatmaker e sound engineer della provincia di Salerno. Esordisce nel 2017 con il primo dei due capitoli “Hate EP”, l’anno successivo inizia a lavorare al secondo capitolo e nell’aprile del 2018 pubblica “Hate 2: Nevermore”. Nel 2019 entra a far parte dell’etichetta indipendente Stoned Saints Records, con la quale l’anno successivo pubblicherà “Omicidio Gucci” in collaborazione con Hysteriack. L’anno 2021 segna il connubio tra le sue rime e le produzioni di Dj Rogo che porteranno alla pubblicazione di “Sangue sulla seta”. Dj Rogo Dj Rogo muove i primi passi nella scena rap salernitana nel 1997 formando il collettivo Zse Crew, lo stesso anno produce il suo primo mixtape dal titolo “La Base”. Nel 2000 entra a far parte della storica crew salernitana Cafardo Energizer. Nel 2001 diventa il dj ufficiale degli Energizer Fast Few (Morfuco, Tonico 70, Patto Mc), partecipando alla produzione esecutiva dell’album “Oltre il sound”. Dal 2003 sarà produttore di alcuni mixtape e diventerà dj resident della Nervo Staff Management impegnandosi in tutta la penisola assieme ad importanti nomi del rap nazionale e mondiale tra i quali: Dj Gruff, Dj Tayone, 13 Bastardi, Co’ Sang, Funky Pushertz, Colle Der Fomento, Kaos One, Moddi, Dj Trix, Ensi, Sean Price, Jeru The Damaja, Rustee Jux, R.A. The Rugged Man, M.O.P., Akrobatik, Heltah Skeltah. Nel 2009 entra a far parte del Dint Movement diventando uno dei dj resident assieme a Tonico 70, sempre nel 2009 produrrà un mixtape con lo stesso Tonico dal titolo “Cafardo Energizer vol.2” primo prodotto ufficiale della neonata etichetta Dint Recordz. Nel settembre 2009 fonda e produce i Tropa D’Elite assieme a Fasan e 2Bet. Nel 2018 pubblica “Boxcutter” primo album da solista per Dint Recordz e Label XXXV che conta la collaborazione dello zoccolo duro della scena rap italiana: Esa, Danno, Ntò, Moda Loda Broda, Mirko Miro, Marmittone, Drunk, File Toy, Claver Gold, Reddog, Tropa D’Elite, Ale Zin, Oyoshe, Dope One, Dj Uncino, Tonico 70, Morfuco, E Green, Patto Mc, Lady Shona, No Fang, Totò Nasty, Ivanò, Ganjafarm Cru, The Black Sand Boys, Terza Classe, Karma. Nel 2019 produce il disco di File Toy “Euterpe” pubblicato per Glory Hole Records e nello stesso anno fonderà l’etichetta indipendente Stoned Saints Records. Nel 2020 pubblica “Botanical”, beat tape per la stessa Stoned Saints Records. Il 2021 sarà altrettanto produttivo con la pubblicazione di “Misericordia”, album in collaborazione con Rosario Molesto e “Sangue sulla seta”, in collaborazione con Enema SDO. Ascolta/Scarica “Sangue Sulla Seta” https://enemasdoxdjrogo.fanlink.to/sanguesullaseta

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Successo per “Il Buono del Tuo Territorio”

Grande successo per la rubrica “Il Buono del Tuo Territorio” promossa da Flower Fruit in collaborazione con RCS75 e condotta da Francesca Miano di Gruppo Stratego. Un format web-radiofonico, voluto da Giuseppe Sica Direttore commerciale di Flower Fruit, per raccontare i prodotti di eccellenza del territorio e sensibilizzare gli utenti sull’importanza di una corretta alimentazione. Ospite fisso della rubrica il dott. Antonio Cretella, nutrizionista e specialista di riferimento dei Centri Verrengia di Salerno, che in ogni puntata offre utili consigli per una sana ed equilibrata alimentazione soffermandosi sulle proprietà nutritive di frutta, verdura e ortaggi di stagione. Ogni appuntamento, seguito – solo sui social – da centinaia utenti, ripercorre in 15/20 minuti la storia e le caratteristiche organolettiche e nutrizionali delle eccellenze ortofrutticole del nostro territorio, conosciute ed apprezzate in tutto il mondo. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine protetta (DOP) e a indicazione geografica protetta (IGP) riconosciuti dall’Unione europea. Molti dei quali di origine campana, ad esempio la Melannurca Campana, il Carciofo di Paestum, il Marrone di Roccadaspide, il Fico Bianco del Cilento, la Nocciola di Giffoni, il Limone della Costa d’Amalfi e di Sorrento, la Rucola della Piana del Sele, il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio ed il Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino. “Il nostro è un territorio ricco di eccellenze agroalimentari e in un periodo storico così delicato dal punto di vista socio-economico è fondamentale raccontare le nostre eccellenze e valorizzare il lavoro di migliaia di uomini e donne che ogni giorno ci consentono di godere dei frutti della terra. Il nostro territorio è ricco di potenzialità che vanno scoperte e raccontate perché da questo possiamo trarre la motivazione per ripartire più forti di prima” – spiega Giuseppe Sica. Tra gli obiettivi della rubrica “Il Buono del Tuo Territorio” anche l’educazione alimentare, grazie alla presenza del biologo-nutrizionista Antonio Cretella, specialista di riferimento dei Centri Verrengia Salerno. La prevenzione, infatti, inizia a tavola per questo è importante scegliere con cura gli alimenti da consumare. In questo periodo, ad esempio, in cui fondamentale è l’assunzione di vitamine per rafforzare il sistema immunitario e rendere attive le difese contro il coronavirus tra i frutti più indicati troviamo le arance, i kiwi, le fragole ma anche verdure quali cavolfiore, broccoli, spinaci o i legumi. Il kiwi ad esempio, spesso sottovalutato, grazie alle sue proprietà nutritive si presta a trattare diverse patologie in quanto ricco di vitamina C, con una quantità addirittura superiore alle arance; la fragola, composta per il 90% da acqua ha pochissime calorie, per questo al pari delle ciliegie, è un frutto che può essere mangiato anche da chi ha problemi di iperglicemia. Inoltre, l’elevata presenza di vitamine A, B, C e soprattutto K rendono le fragole ideali per accrescere il grado di assimilazione di calcio e ferro. Anche le verdure sono fondamentali per il corretto funzionamento del nostro organismo, tra questi citiamo i broccoli, indicati per tenere sotto controllo il livello di colesterolo e diabete perché ricchi di fibre ed acqua, il cavolfiore che, essendo ricco di vitamine A, B, C e K e ferro, attiva il metabolismo e ancora il carciofo, privo di grassi e calorie è caratterizzato da un’elevata quantità di proteine, carboidrati, minerali (magnesio e zinco) e vitamine di tipo B e C. Per avere un maggior beneficio e non sprecare i principi nutrizionali è preferibile, spiega il dottor Cretella, consumare la frutta con la buccia, quando è possibile e dopo averla lavata per bene, e le verdure crude o non eccessivamente cotte, in quanto una cottura prolungata potrebbe annullare gran parte delle proprietà nutritive. “Una corretta alimentazione, associata ad uno stile di vita sano e attivo, costituisce la base della prevenzione di moltissime patologie. Una dieta ricca di frutta e verdura non basta – sottolinea il dottor Antonio Cretella – fondamentale è la scelta dei prodotti da consumare. Infatti, è preferibile scegliere prodotti locali o a Km0, in quanto non sottoposti alla catena del freddo. Un processo che ha un impatto significativo sul valore organolettico e nutrizionale dei prodotti”. Per scoprire tutte le curiosità sulle eccellenze ortofrutticole del nostro territorio segui la rubrica “Il Buono del Tuo Territorio” sulla pagina Facebook di Flower Fruit o dei Centri Verrengia Salerno.

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Piano scuola estate, 200 dirigenti scolastici scrivono a Bianchi

di Monica De Santis

“Siamo partiti, ragionando sull’ipotesi di scrivere al presidente Draghi e al Ministro Bianchi, che eravano tre o quattro dirigenti campani, oggi hanno sottoscritto questa lettera oltre 200 dirigenti scolastici non solo della nostra regione”. La preside dell’Istituto comprensivo Carducci – Trezza di Cava de’ Tirreni, Mena Adinolfi, spiega così com’è nata e si è poi sviluppata la richiesta che ieri mattina è stata inviata a Roma in merito al “Piano scuola estate 2021”. Una lettera nella quale si chiede di ascoltare, urgentemente i Dirigenti Scolastici per proporre interventi coerenti commisurati alle effettive necessità delle scuole… “Non chiediamo di non attuare un piano scuola estate, sia ben chiaro, perché ci teniamo ai nostri studenti e ci teniamo a fare la nostra parte, come abbiamo sempre fatto. Tra l’altro è un anno che stiamo lavorando in condizioni difficilissime, senza tirati indietro e diventando un po’ la succursale delle Asl, perché i tracciamenti di tutti i contatti stretti dei casi positivi che si verificano nelle nostre scuole lo fanno le segreterie scolastiche. – spiega ancora la preside Adinolfi – Quindi non abbiamo paura di fare lavoro aggiuntivo, però siamo allo stremo. Le segreterie scolastiche sono al tracollo, i docenti sono allo stremo, abbiamo lavorato tutti in maniera veramente difficile in questi mesi, chiedere adesso, a giugno di affrontare velocemente un piano scuola strutturato in quella maniera, cioè reclutando personale docente per fare ulteriori corsi pomeridiani, reclutando la segreteria per indire bandi, gare, contratti, nomine, etc. significa un aggravio di lavoro per le scuole che in questo momento non ci possiamo permettere. Siamo pienamente consapevoli dell’esigenza di offrire un’occasione di relazione visti i mesi persi, ai nostri ragazzi, ma la nostra idea è diversa. Noi chiediamo di sfruttare questi finanziamenti per allestire in maniera stabile nel tempo i nostri spazi esterni, che spesso non possiamo sfruttare per la didattica visto che non vi sono arredi o gazebo di copertura. Noi vogliamo lavorare ugualmente, ma purché si possano dotare le scuole di strumenti che che possano essere fruttati anche a settembre a ottobre e negli anni a venire. Diciamo che far sfumare quest’occasione riducendo il tutto solo a corsi per quest’estate, che magari saranno realizzati ma in maniera stanca sia dai ragazzi che dal personale, riteniamo che sia una scelta poco flessibile. Ci saranno scuole che aderiranno a questo piano, così com’è, ma ci sono anche scuole, come noi, che chiedono di poter sfruttare i finanziamenti per l’adeguamento degli spazi esterni e per chi non li ha per adeguare gli spazi interni. Il tutto anche per sopperire alle mancanze degli enti locali che a volte non riescono a soddisfare le nostre richieste, in termini di sicurezza degli ambienti. – conclude la dirigente scolastica – Quindi dare la possibilità al dirigente di orientare il finanziamento in maniera più flessibile. Ripeto noi dirigenti siamo disponibilissimi ad aprire le scuole al territorio, alle associazioni, alle cooperative, con la mia scuola sono 7 anni che realizziamo campi estivi di vario genere nell’istituto, non è questo il problema. Solo che lo vogliamo fare sfruttando le competenze, la forza e l’energia delle cooperative e delle associazioni del territorio perché una cosa è coinvolgere loro con delle convenzioni altra cosa trascinare i docenti che oramai come detto sono allo stremo”. Tra i dirigenti degli istituti salernitani che hanno firmato la lettera vi sono quelli delle seguenti scuole: IIS De Filippis Galdi (Cava), D. D. II Circolo Mercato San Severino, IC Balzico di Cava, IC Giovanni XXIII di Cava, IC S. Lucia di Cava, IC di Bracigliano, IC Sannazaro di Oliveto Citra, II Istituto Comprensivo Nocera Inferiore, I.C. Virgilio di Eboli, I.C.S. “R. Trifone” Montecorvino Rovella, Direzione Didattica Aldo Moro di Vallo della Lucania, DD di Baronissi, 3° IC di Nocera Inferiore, IC Fonseca di Pontecagnano, Terzo circolo Pagani, I. C. Sant’Alfonso M. de’ Liguori di Pagani, IC Viteri, I.I.S. Leto di Teggiano, IC Visconti di Ogliastro Cilento, da Salerno IC Matteo Mari, IIS F. Trani, I circolo Eboli, Ic Calcedonia, IC San Tommaso d’Aquino, IC Barra, Ic Montalcini, Liceo Da Procida, Liceo Torquato Tasso, Liceo Severi, Liceo Sabatini Menna, IC Salerno V Ogliara.

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Strianese incontra Ferraioli: “Un percorso condiviso per superare la crisi”

Si è tenuto a Palazzo Sant’Agostino l’incontro fra il Presidente della Provincia di Salerno Michele Strianese e il Presidente di Confindustria Salerno Antonio Ferraioli, Presidente e Amministratore Delegato de “La Doria S.p.A”, gruppo italiano leader nel settore delle conserve alimentari vegetali, eletto lo scorso febbraio al vertice di Confindustria Salerno per il quadriennio 2021-2025. Per me è stato un piacere – afferma il Presidente Michele Strianese – incontrare Antonio Ferraioli, già Presidente dell’Anicav, associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali, chiamato da poco a guidare Confindustria Salerno. La sua azienda “La Doria S.p.A.” di Angri si è affermata a livello internazionale nella produzione conserviera a marchio private label, soprattutto di derivati del pomodoro, legumi, succhi di frutta e sughi pronti. Sicuramente rappresenta un’eccellenza del nostro territorio e in particolare dell’Agro Nocerino Sarnese. Ho voluto congratularmi con lui, per il suo recente incarico e per il percorso costruito negli anni, fondato su valori che vedono l’impresa non più attenta al solo profitto, ma all’etica della legalità, della trasparenza, del rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, e infine allo sviluppo del territorio attraverso l’innovazione e la ricerca. E soprattutto in anni di forte crisi economica e di pandemia questi sono punti di riferimento centrali. Con il Presidente Ferraioli, abbiamo parlato di sinergie future, di visioni comuni all’interno di un costante dialogo istituzionale. Stiamo vivendo un momento storico molto complesso non solo per la nostra provincia, ma per il nostro Paese e per il mondo intero, è quindi ancora più importante costruire insieme fiducia e risposte concrete. Il mondo dell’impresa, quando ha forti valori di riferimento, come in questo caso, è fondamentale per la crescita del territorio, in quanto portatore di una cultura d’impresa che produce benessere e coesione sociale. È stato un incontro molto proficuo, con il Presidente di Confindustria Salerno abbiamo individuato un percorso condiviso volto a contrastare le difficoltà della crisi economica e sociale dovute alla pandemia. Auguro a lui buon lavoro a nome mio e dell’Amministrazione provinciale.”

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Il liceo classico “De Sanctis” di Salerno tra le finaliste del Green Game Digital

I Consorzi Nazionali per la Raccolta, il Recupero ed il Riciclo degli imballaggi Cial, Comieco, Corepla, Coreve e Ricrea, da anni si occupano su tutto il territorio italiano di garantire l’avvio al riciclo degli imballaggi raccolti dai Comuni tramite raccolta differenziata e, per sensibilizzare i cittadini ad una sempre maggiore cittadinanza attiva, mettono in essere numerose iniziative: “Green Game Digital” è una di queste! Insieme agli esperti formatori di Peaktime, agenzia specializzata in progetti didattici, Green Game Digital sta coinvolgendo oltre 100 Istituti Secondari di II grado con la partecipazione di oltre 20mila studenti, un importante progetto che ha lo scopo di divertire ma soprattutto di insegnare le buone pratiche ai giovanissimi. Un format su misura per i teenagers di tutta Italia che unisce momenti di confronto in cui i ragazzi vengono istruiti con esempi concreti e momenti ludici come la sfida tra classi attraverso svariate domande sui temi trattati cui rispondere. Una sfida che gli studenti accettano con grande partecipazione e che di scuola in scuola miete consensi continui. Lo studente più meritevole vince in premio un buono per gli acquisti online, mentre la classe che ottiene il punteggio medio più alto si aggiudica il pass per la Finalissima Nazionale dove incontrerà le migliori classi selezionate in ogni Istituto e in tutta Italia. Protagonisti del format “green” a Salerno, gli studenti del Liceo “De Sanctis”. Un appuntamento coinvolgente e formativo per i ragazzi che hanno ottenuto ottimi risultati: la classe 2^E è riuscita a strappare il pass per la Finalissima Nazionale dove rappresenterà Salerno e il proprio Istituto contro le migliori classi di tutta Italia. Grande soddisfazione per la professoressa Pascarella, coordinatrice del progetto che al di là del risultato, è stata molto felice di regalare un’attività formativa ma soprattutto divertente ed entusiasmante agli studenti, in un momento difficile come questo. Green Game per il valore didattico, etico e formativo è patrocinato dal Ministero della Transizione Ecologica. Tutte le informazioni e per le iscrizioni www.greengame.it e sulle pagine ufficiali di Facebook e Instagram. L’iscrizione e la partecipazione sono gratuite. Cial, Comieco, Corepla, Coreve e Ricrea sono Consorzi nazionali no profit, nati per volontà di legge e si occupano su tutto il territorio italiano di garantire l’avvio al riciclo degli imballaggi raccolti dai Comuni italiani tramite raccolta differenziata. In Italia, mediamente, ogni anno, si producono circa 11 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio. Di questi, il sistema dei Consorzi nazionali, che fa capo al Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) ne recupera circa il 78%, vale a dire: 3 imballaggi su 4.

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Morì per deperimento, per i giudici la colpa non fu dell’allora compagno

di Pina Ferro

Era finito a processo con l’accusa di abbandono di incapace per aver lasciato morire la convivente Audenzia Mulè, senza provvedere in alcun modo al sostentamento della donna affetta da una sindrome depressiva e da anoressia nervosa. Ieri i giudici della Corte d’Assise di Salerno ha assolto Giorgio Nigro, 38 anni di Magliano vetere, perchè il fatto non sussiste. A carico dell’imputato il Pm aveva chiesto 4 anni di reclusione. Con la sentenza emessa ieri, termina un’incubo per l’uomo di Magliano Vetere difeso dall’avvocato Emanuela Rossomando. La morte della donna, è avvenuta nel febbraio 2016. Secondo la pubblica accusa il decesso era una conseguenza dell’abbandono da parte del compagno che, come sostiene la Procura, non si sarebbe occupato del sostentamento della Mulè omettendo perfino di affidarne la cura ad altri soggetti qualificati. Tesi contrapposta a quella della difesa che ha sempre sostenuto che il decesso altro non era una conseguenza della libera scelta della donna che avrebbe imboccato autonomamente la via dell’ascetismo quale conseguenza di una spiritualità malata. Audenzia Mulè morì per insufficienza cardiorespiratoria acuta per grave deperimento. Secondo la testimonianza resa dalla sorella della vittima, sarebbe stato proprio Nigro, sagrestano, ad avvicinare la compagna a forme estreme di spiritualità. Il medico legale,sentito in aula, ha invece affermato che il decesso era da ascrivere ad un cedimento cardiaco a seguito del debilitamento dell’organismo.

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Le interviste impossibili: Vincenzo Giordano

di Tommaso D’Angelo

Il 13 aprile del 2009 moriva l’ex sindaco Vincenzo Giordano. Riproponiamo per la serie le interviste impossibili, quella “realizzata” con lo stesso Giordano. Sempre di grande attualità pur essendo stata scritta nel 2013

 

In lontananza la sua voce è inconfondibile: “Tre tre e napoletana a coppe”. Vincenzo Giordano, secondo incontro del mio viaggio nell’aldilà, non ha perso la passione per il tressette. Alle sue spalle guardano la partita gli inseparabili Raffaele Galdi e Franco Amatucci. Saluto l’ingegnere Amatucci con lo stesso affetto con cui la domenica mattina prendevamo l’aperitivo a Torrione. Erano gli anni del post arresto, quando gli amici dei tempi d’oro – (e di d’oro non era rimasto nemmeno il compasso) erano scomparsi, e Franco era rimasto praticamente solo. Alla fine sei stato bravo, il famoso elicottero non l’hanno mai trovato. La mia battuta lo fa sorridere. “Come il mio memoriale –di rimando Amatucci- di cui si sono perse le tracce. E poi dicono che la giustizia non fa acqua…”. (Per chi non ricorda quello che doveva essere una grande inchiesta sull’ex acquedotto di Salerno finì in una bolla di sapone, unitamente allo scritto consegnato ai magistrati dallo stesso Amatucci n.d.r.). “Silenzio” –arriva la voce di Giordano a bloccare la nostra breve conversazione. “Sapete che odio essere interrotto mentre gioco a tressette”. Brutti ricordi essere interrotti, caro sindaco (così chiamavo Giordano)… “Ignobili ricordi che mi portano a quella sera del 31 maggio 1993 quando gli uomini della polizia giudiziaria si presentarono a casa mia mentre facevo una partitella a tressette per arrestarmi”. Si dice che De Luca, da poco eletto sindaco al suo posto grazie al voto dell’ex socialista Marco Siniscalco, portato di forza in Aula consiliare, lo avesse avvertito dell’imminente provvedimento giudiziario. “Andate a rivedervi qualche mia intervista o chiedete al vostro collega Bianchini. Io sono ormai dall’altra parte del mondo. Ma poi caro direttore, cosa volete da me. La mia storia è arci nota e quello che avevo da dire l’ho detto e anche scritto grazie a voi e a Cronache che ogni sabato ospitava la mia rubrica Controcanto”. Ricorda ancora la rubrica, mi fa piacere. Come nacque l’idea? “Caro direttore ricordo che quando ero sindaco finivo spesso, per non dire tutti i giorni, nel suo mirino. Continui attacchi televisivi. Poi l’ho incontrata anni dopo quando ero praticamente in pensione e nessuno più mi chiamava. Ricordo che facemmo una pessima cena a Torrione (naturalmente pagando Bianchini non potevo aspettarmi di meglio) e fu proprio il professor Amatucci a pungolarmi. E così venne fuori l’idea di questa rubrica settimanale che faceva il controcanto alle dichiarazioni del sindaco De Luca in tv”. Bei ricordi ma c’è voglia di conoscere un po’ il Giordano pensiero. Per esempio sul Crescent. “Dico solo che se avessi fatto una cosa del genere all’epoca non solo mi avrebbero arrestato ma buttato le chiavi. E’ una colata di cemento che non so quali benefici potrà dare alla nostra città. Le linee guida del mio sindacato puntarono a valorizzare le caratteristiche di Salerno, avviammo una serie di progetti incredibili dopo anni di immobilismo democristiano. Aggiungo che trovai grande sintonia con l’assessore Bonavitacola: quando realizzammo il Corso da Re regalammo una scossa ai salernitani che passarono dal grande caos di corso Vittorio Emanuele ad un’isola di pace e di passeggio che ancora oggi è un fiore all’occhiello nonostante una manutenzione non proprio eccezionale”. Beh l’elenco è lungo e tutti riconoscono che lo stesso De Luca ha raccolto quanto da Lei ha seminato. “Basta dare un’occhiata agli atti: lo stadio, il Verdi, il trincerone, ristrutturazione dell’ex seminario e altro ancora. Era una giunta compatta perché avevamo un solo voto di maggioranza e i consiglieri Milo ed Erberto Manzo che ogni volta ci facevano penare. Però resistemmo e alla tornata elettorale successiva Salerno divenne la città più socialista d’Italia. Ho visto questo progetto sul porticciolo di Pastena. Roba vecchia, date un’occhiata al progetto che preparò Franco Amatucci e confrontatelo con questo. Ne vedrete delle belle anche leggendo le motivazioni per cui fu bocciato”. Lei ha citato Bonavitacola, compagno di sventura in una vicenda giudiziaria che vi ha visto poi innocenti. “Una persona perbene e preparata. E con lui Aniello Salzano, avversari politici ma una grande persona. Il tempo cura le ferite ma non ci ha ridato quello che ingiustamente ci tolsero i magistrati. Ho sentito dire che Bonavitacola potrebbe essere il successore di De Luca così come Enzo Napoli: due ottime persone”. E su De Luca: sindaco e vice ministro. “Io rinunciai ad una comoda candidatura al Senato (avrebbe evitato anche l’arresto n.d.r.) per restare e combattere a Salerno. Si deve scegliere. La mia più grande soddisfazione era essere chiamato il sindaco della gente, ricordo che il buon Ientile (capo della segreteria del sindaco n.d.r.) lavorava giorno e notte perché la solidarietà e l’aiuto sociale erano un punto fermo del nostro programma, oltre alle grandi opere. Vedo che oggi chiudono negozi e fabbriche, la disoccupazione è a mille ma non ci sono interventi di sostegno per le famiglie. Si cerca di indossare il vestito delle grandi occasioni ma sotto abbiamo la maglia con i buchi. Noi ereditammo i guasti del terremoto ma non lasciammo mai sole le persone”. E su Carmelo Conte “Anche Lui ha pagato la ferocia della magistratura a caccia di socialisti. Mi pare che i fatti e soprattutto le sentenze lo dimostrino. Ha pagato però personalmente, chiudendo quasi subito una carriera politica che sembrava destinata al successo. Poi la divisione dei socialisti ha fatto il resto. Col senno del poi possiamo dire che politicamente fece un errore (22 maggio 1993) a far votare De Luca e fare un accordo con l’ex Pci, gettando alle ortiche il grande feeling che c’era con Scarsi e i repubblicani. Quella sera non doveva farsi prendere dalla paura di un ribaltone Del Mese-De Luca. Un errore di strategia pagato a caro prezzo”. I compagni di tavolo lo reclamano e il tressette prende il sopravvento sulla politica. Almeno una battuta sindaco su questa richiesta bipartisan di intitolarle una strada o una piazza. “Ho letto che in un convegno di socialisti o ex qualcuno ha sottolineato la dimenticanza di ricordare il mio nome da parte dei compagni di una volta. Questo è un dolore che porto nel mio cuore, e non basta una piazza a ripagarmi di questo anche se ringrazio tutti. Ripeto: mi basta essere rimasto nel cuore delle persone, mi basta essere per sempre il sindaco della gente”. (continua)

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La Polizia di Stato compie 40 anni: “Giorno importante ma triste, 14 sono le vittime”

di Erika Noschese

Ieri, in tutte le città d’Italia, è stato celebrato il 169° Anniversario della Fondazione della Polizia di Stato. La data è una ricorrenza speciale: coincide infatti con il giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge n. 121 del 1981, recante il “ Nuovo Ordinamento dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza”. Dunque, sono esattamente 40 anni che con tale legge la Polizia di Stato ha assunto l’attuale veste di “corpo civile militarmente organizzato”, per garantire la tutela dello Stato e dei suoi cittadini, prevenire e contrastare tutte le espressioni della criminalità e le turbative all’ordine ed alla sicurezza pubblica. La riforma ha conferito al Ministro dell’Interno la funzione di Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza e al Prefetto e Questore quella di Autorità provinciali, rispettivamente con competenza generale e tecnico-operativa per la gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica, e ha introdotto il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, a capo del quale è preposto il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza. Al Capo della Polizia è affidato il coordinamento di tutte le Forze di Polizia per l’assolvimento dei servizi di ordine e sicurezza pubblica. Con la Legge sono stati istituiti nella Polizia di Stato i ruoli dei tecnici e dei sanitari nonché quello degli ispettori, quest’ultimo con compiti inizialmente solo investigativi. Alle donne venne riconosciuta la parità di trattamento economico, di carriera e di funzioni e fu introdotta la figura dei sindacati di polizia. La riforma ha, inoltre, rafforzato i valori che contraddistinguono la nostra missione e la memoria di chi ci ha preceduto sacrificando la propria vita al servizio degli altri. Tali valori hanno assunto maggiore rilevanza rafforzando i concetti di identità e servizio. Un servizio fatto di assidua presenza tra la gente, come parte integrante delle comunità, sempre pronti ad aiutare chi è in difficoltà o vive in condizioni di bisogno. Il Capo della Polizia Prefetto Lamberto Giannini ha infine evidenziato: “Celebriamo questo 40° anniversario non solo con iniziative formali ma dando attuazione al processo riformatorio delle articolazioni centrali e territoriali del Dipartimento della PS. Una riorganizzazione che, pur conservando lo spirito di quella straordinaria legge, ne attualizza i contenuti. Per avere un Dipartimento della PS e una Polizia di Stato al passo coi tempi, in grado di rispondere alle istanze di sicurezza delle nostre comunità”. A Salerno, la celebrazione si è tenuta alle ore 09:30 in Piazza Amendola. Il Questore della Provincia di Salerno, Maurizio Ficarra, alla presenza del Prefetto Francesco Russo, ha deposto, dinanzi alla lapide per i caduti della Polizia di Stato, una corona di fiori, in ricordo delle tante donne ed uomini in uniforme, che hanno sacrificato la propria vita a servizio delle Istituzioni e dei cittadini. Una cerimonia sobria, in conformità con le misure di contenimento per la limitazione della diffusione del contagio del Coronavirus Covid-19. A livello nazionale, sono 10mila i poliziotti risultati positivi al Covid e 14 le vittime del virus: “È un momento doloroso sotto tutti i punti di vista ma il ricordo è sempre forte della nascita di una polizia moderna che si è adeguata alla società – ha dichiarato il dottor Ficarra – Avremmo voluto viverlo diversamente, tra i cittadini, come abbiamo sempre fatto, anche perché il quarantennale della nascita della Polizia di Stato è un anno doloroso per tutti e noi stiamo vivendo con molto dolore questo momento, sia per l’emergenza sanitaria con tutti i lutti”.

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Telecamere di sorveglianza, progetto del Comune non ha ottenuto i fondi

di Erika Noschese

Il progetto presentato dal Comune di Salerno relativo alle telecamere di sicurezza non ha ottenuto il finanziamento richiesto. È quanto emerso in commissione Trasparenza dopo che il presidente Antonio Cammarota ha ritenuto opportuno approfondire la vicenda dopo la denuncia del Codacons Salerno che, le scorse settimane, ha attaccato l’amministrazione comunale per il “sistema di videosorveglianza fantasma”, come aveva dichiarato in quell’occasione il vice presidente nazionale dell’associazione di categoria, l’avvocato Matteo Marchetti. Il presidente Cammarota ha convocato in audizione, ieri mattina, il dirigente dei servizi informativi del Comune di Salerno, l’ingegnere Armando Galibaldi per concludere l’indagine sulle telecamere di sicurezza sul loro finanziamento. La questione era stata posta nel mese scorso dal Codacons, dopo che la Camera di Commercio con nota del 10 marzo scorso aveva comunicato all’associazione dei consumatori il mancato finanziamento dei progetti di cui al protocollo d’intesa per omessa trasmissione della documentazione da parte del Comune di Salerno, nonchè in riferimento ad altro finanziamento di 620 mila euro pure annunciato dal Sindaco nell’ottobre del 2017. Il dirigente ha risposto alle domande del Presidente, dei consiglieri e del Codacons, ospite della Commissione, e ha riferito che nella giornata di giovedì è stata depositata presso l’Ente Camerale rendicontazione per 171.684,88 euro relativa a interventi già effettuati, a fronte della maggior somma finanziata di 190.000,00 euro di cui al protocollo d’intesa; e che all’oggi sono attive sul territorio del Comune di Salerno 235 telecamere centralizzate, quasi tutte operative, nonchè 25 telecamere mobili per l’accertamento dello sversamento dei rifiuti, la cui posizione viene decisa da altri uffici. In riferimento al finanziamento dei 620 mila euro, annunciato nel 2017, il dirigente ha chiarito che il progetto presentato dal Comune di Salerno non ha ottenuto il finanziamento richiesto in quanto il bando agevolava i Comuni di più piccole dimensioni. La Commissione Trasparenza aveva trattato l’argomento già nella seduta del 9 agosto 2017, approvando all’unanimità la proposta del Presidente Cammarota, poi protocollata al Sindaco e al Prefetto, con la quale si auspicava la realizzazione dell’occhio magico, un sistema operativo che mettesse in rete tutte le telecamere sul territorio, in riferimento alle problematiche sulla sicurezza sollevate in Commissione dal Corpo dei Vigili Urbani. Alla richiesta dell’avvocato Marchetti, l’ente camerale aveva replicato, spiegando che “al momento questa Camera è in attesa di ricevere la documentazione illustrativa del progetto attuato ai fini della liquidazione di quanto convenuto. Per cui in questa fase, le informazioni potranno essere richieste direttamente al Comune di Salerno”. Nella risposta della Camera di Commercio è anche sottolineato come i 100mila euro di contributo che erano stati messi a disposizione (rispetto al totale di 200mila euro) sono “congelati”. In quella sede fu presentato un progetto che prevedeva il potenziamento della rete di videosorveglianza nel centro della città con il supporto di altre 80 telecamere focalizzate con particolare attenzione sui punti più critici delle vie dello shopping.

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I ristoratori organizzano una cena di protesta

di Monica De Santis

“A cena con il Governo” è questo il titolo che i ristoratori aderenti all’Aisp, l’associazione salernitana presieduta da Vincenzo Penna, ha dato alla manifestazione di protesta che terranno questa sera alle 20,30. Si tratta di una cena, particolare, assicurano gli organizzatori. “Una cena che riprenderemo e che manderemo in diretta sulle nostre pagine facebook. Ci ritroveremo un bel gruppo di noi, in un noto locale del centro città. Ci siederemo a tavola e ceneremo. Ma non saremo soli, con noi ci saranno coloro che ci governano”. Dunque non si fermano le manifestazioni di protesta di tutti coloro che lavorano nel mondo della ristorazione e dei bar. Sempre oggi è prevista a Roma l’ultima manifestazione del tour di “Io apro”. Tour che ha toccato le città di Napoli, Palermo e Bologna e che ora si da appuntamento a Roma per far sentire al governo nazionale la propria voce. Una voce di persone indignate dal trattamento che stanno ricevendo da 14 mesi. Un trattamento ingiusto visto e considerato che “negli autogrill ci si può sedere a tavola e pranzare senza rispettare nessun distanziamento e nei supermercati si creano ogni giorno assembramenti”.

Consiglia

La Lega porta dentro la Camera l’odio contro Silvia Romano

Il deputato Pagano ha definito la cooperante liberata dopo 18 mesi di prigionia nelle mani di al Shabaab una "neo terrorista". Proteste da Pd e M5s. Fico: "Parole inaccettabili".

Non sono bastati giorni di insulti sui social, ora le offese e le ingiurie nei confronti di Silvia Romano, la cooperante liberata dopo 18 mesi nelle mani di al Shabaab, sono risuonate persino dentro la Camera dei deputati. Il deputato della Lega Alessandro Pagano l’ha infatti definita Silvia Romano “la neo-terrorista”.

PD, M5s, FICO E CARFAGNA CONTRO LA LEGA

Pagano è stato ripreso dalla vicepresidente Carfagna, cosa che non ha impedito vivaci proteste di molti deputati. Il Pd ha chiesto che la Lega chieda scusa. Il M5s ha definito gli insulti vergognosi. E il presidente Roberto ha definito quelle di Pagano “inaccettabili parole di odio”. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha commentato: “In questi giorni letto e ascoltato cose raccapriccianti”.

LE FORZE DELL’ORDINE CONTRO GLI ODIATORI

Intanto a Milano, dove il pm ha aperto un’inchiesta dopo la campagna d’odio sul web verso la ragazza, prosegue il passaggio di pattuglie di forze dell’ordine lungo la via dove si trova l’abitazione della cooperante liberata dopo 18 mesi.

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Con l’accordo sui migranti via libera al decreto Rilancio

Intesa sulle regolarizzazioni di colf e braccianti per sei mesi. Alle 14 il consiglio dei ministri che deve dare il via libera a 10 miliardi per la cig, sei alle pmi, quattro per il taglio Irap. Tutte le novità.

Con l’accordo sulle regolarizzazioni, arriva il decreto Rilancio da 55 miliardi, per il quale è previsto in consiglio dei ministri alle 14. Dieci miliardi per la cig, 6 alle pmi, 4 per il taglio dell’irap, 6 per le pmi, 5 a sanità e sicurezza, 2,5 per turismo e cultura, 2 alla messa a norma delle attività. La ministra dell’Agricoltura Bellanova: un permesso di lavoro di 6 mesi per milioni di persone, ha vinto la dignità, ora tutele. La ministra dell’Interno Lamorgese: dignità a colf e braccianti, garantire legalità ed esigenze del mercato del lavoro.

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Riapertura a macchia di leopardo: il fronte delle Regioni

Il ministro Boccia propone a partire dal 18 maggio una differenziazione a seconda dell'andamento dei contagi. La formula piace al toscano Enrico Rossi. Mentre Toti, presidente della Liguria, annuncia l'avvio anche della stagione balneare. Oggi videoconferenza con il governo.

Si avvicina la data del 18 maggio quando potrebbero riaprire bar, ristoranti e parrucchieri, ma con «le necessarie differenze tra regioni», ha spiegato il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ad Agorà, a seconda dell’andamento dei contagi. Occhio dunque ai dati che saranno diffusi giovedì prossimo.

FONDAMENTALE L’ANDAMENTO DEI CONTAGI

La differenziazione permetterebbe almeno ad alcune aree del Paese di riacquistare una maggiore libertà. «Poi sarà responsabilità delle singole Regioni avere il quadro dei dati: se i contagi andranno giù potranno riaprire anche altre attività, se i contagi saliranno dovranno restringere», ha precisato Boccia.

SALVINI: «GIUSTO CHIEDERE REGOLE CHIARE»

La formula a macchia di leopardo piace a Matteo Salvini. «Mi sembra giusto, ci sono interi pezzi di Italia dove non ci sono morti e contagiati da giorni e giorni, ci sono altre zone, come la mia Milano, dove bisogna avere più attenzione», ha detto il segretario della Lega a Rtl 102.5 «Penso che sia giusto da parte degli italiani chiedere allo Stato e al governo regole chiare».

ROSSI: «IN TOSCANA SIA RIAPERTO IL PIÙ ALTO NUMERO DI ATTIVITÀ»

Anche Enrico Rossi, presidente della Toscana, ha apprezzato la proposta. «Oggi pomeriggio, nel confronto con il governo», ha scritto Rossi in una nota, «mi batterò perché la Toscana sia trattata come merita e sia riaperto in sicurezza il più largo numero possibile di attività». La Regione Toscana «rispettando sostanzialmente gli indirizzi del governo, ha in molti casi adottato misure anche più prudenziali, pur avendo un quadro epidemiologico nettamente migliore rispetto ad altre Regioni e alle medie nazionali», ha continuato il governatore. «Sono convinto che le riaperture dovranno essere graduali e organizzate al fine di impedire concentrazioni di persone e assembramenti e per consentire ai cittadini e agli operatori economici di abituarsi con gradualità, come già sta avvenendo, a misure appropriate nei comportamenti, nel distanziamento e nella protezione individuale».

TOTI: «DAL 18 APRIAMO TUTTO, SPIAGGE COMPRESE»

Sulla riapertura non ha dubbi il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. «Dal 18 maggio riapriamo tutto, spiagge comprese», ha annunciato in un’intervista al Corriere della sera dando il via di fatto alla stagione balneare. «Ho sentito il ministro Francesco Boccia e credo che alla fine ci sarà il via libera. Noi chiediamo due cose: che ci conceda di riaprire le attività dal 18 e che torni alle Regioni l’autonomia concessa dal Titolo V e che ci è stata sottratta dal dpcm. Arrivati alla fase 2, il governo ha tolto il piede dal freno un attimo in ritardo».

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I ristoranti apriranno dal 18, spiega ancora Toti, «con i protocolli nazionali dell’Inail, che sono in ritardo. Altrimenti con le nostre regole. Daremo la concessione di suolo pubblico gratuito e più tavoli all’aperto». La preoccupazione maggiore riguarda il comparto turistico che «dà lavoro a 100 mila persone e se si viaggerà tra le Regioni potremmo salvare il 70% della stagione. Basterà la distanza sociale». La Regione Liguria, ha ribadito Toti, sta «sperimentando un braccialetto volontario da mare: se ti avvicini a meno di un metro vibra. Una cosa giocosa. Chissà, magari diventa una moda. Per le spiagge libere decideremo con i Comuni: potrebbero esserci steward per la moral suasion. Sotto lo stesso ombrellone chi vive insieme».

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Finito il lockdown avremo ancora voglia di sesso online?

Se in epoca pre-Covid il desiderio si consumava in chat o in Rete, ora condannati a smartworking e webinar avvertiamo maggiormente l'esigenza di fisicità. La passione ha infatti bisogno di emozioni e di sorprese.

Bacco, tabacco e venere. È la summa dei piaceri voluttuari che governa la nostra società da tre secoli, anche a dispetto d’ogni controindicazione sanitaria o repressione legale. In grado anche fumo, alcol e sesso di fare coesistere la dimensione legale e illegale. Felicemente e senza che il ridursi dell’una comporti l’aumento dell’altra.

Perché il consumo voluttuario tira sia quando la situazione sociale è buona, rilassata, sia quando al contrario il sentimento collettivo è ansioso e preoccupato. Anzi nel secondo caso la ricerca di compensazioni e di sostanze che tirino su è ancor più forte. Come indicano le prime stime e riflessioni sulla vita che stiamo facendo da più di tre mesi. Su come e quanto la pandemia ci ha cambiati e ci cambierà anche sotto l’aspetto istintuale e voluttuario.

L’IMPATTO DELL’EPIDEMIA SULLA SFERA ISTINTUALE

Ma premesso che il tema è vastissimo mi limiterò a segnalare anzitutto come da sempre un’epidemia impatti pesantemente sulla sfera istintuale e sui consumi voluttuari. Sino al 600/700, ad esempio, la triade goduriosa era costituita da Bacchus, Venus et Balnea. Ossia i bagni pubblici, luoghi ibridi dove le necessità dell’igiene in tempi in cui le case private non avevano acqua corrente, sposavano i piaceri del corpo. Erano posti dove ci si poteva lavare, ma soprattutto bere, giocare d’azzardo, fare sesso a pagamento. Esistono ampi repertori iconografici di questi “casini” che costituivano anche la gloria e l’attrattività di molte città europee, ma che con la peste nera prima, nel tardo Medioevo, e poi nel 600, con la peste manzoniana, furono i primi luoghi a essere interdetti. Perché si riteneva che l’acqua fosse la principale causa di contagio.

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Naturalmente sulla ciclica chiusura dei circuiti del piacere in tutt’Europa pesavano la morale sessuofobica dei tempi e lo spirito della controriforma. Ma la sostituzione dei bagni con il tabacco significava l’ascesa della borghesia come classe egemone, in quanto sostanza che promuoveva laboriosità e insonne ricerca di buoni affari. Al punto che con il tabacco si diffuse anche la nuova bevanda del caffè. Nicotina e caffeina: alleate nel promuovere un’eccitazione che faceva leva sul dovere piuttosto che il piacere. Un rilievo storico, questo, che ci proietta in un presente in cui la ricerca voluttuaria risponde a esigenze istintuali che sentiamo sulla pelle: urgenti e immediate. Ancor più quando il confinamento domestico rende il loro soddisfacimento difficile, problematico. E la ricerca di compensazioni o piaceri sostitutivi è obbligata a fare i conti con una realtà costretta.

ALCOL, TABACCO, CIBO (E POCO SESSO)

Non esistono ancora dati, però è evidente e ragionevole pensare che il lockdown abbia prodotto un aumento sensibile dell’assunzione di alcol e tabacco. E anche del cibo, come piacere sostitutivo del sesso. Che invece risulta il più penalizzato dalla pandemia, soprattutto dalle regole di distanziamento fisico. La vicinanza dei corpi e l’intimità sono infatti essenziali per il rapporto sessuale. Che però rispetto al passato e a tutta l’era pre-internet ora può contare su un sistema virtuale, di finzione molto realistico. Ovvero esprimersi nei tanti modi, anche quelli più degradati, che sono entrati nei costumi delle persone come attività di sexting. Resta tuttavia indubbio e lo stiamo capendo in modo immediato e materiale, proprio con il Covid-19 che ci costringe a vivere solo on e quasi mai off, che la realtà ha un sapore e un colore unici. E che da essa non potremo, se non eccezionalmente, distaccarci e comunque mai prescindere. Così come la video call generalizzata ci ha ormai quasi esauriti, fisicamente e mentalmente, l’intimità digitale si sta rivelando un formidabile depressore di libido.

L’AMBIENTE DOMESTICO È LA TOMBA DELL’EROS

Costretti in casa, coniugi e conviventi stanno sperimentando che l’ambiente domestico si presta molto di più a cucinare che a fare l’amore. Perché il sesso nell’abitudine si acquieta e un po’ si spegne. Naturalmente. La passione ha infatti bisogno di emozioni, di sorprese. Di incanti che possono durare poco, quasi niente, ma per scatenare il desiderio basta un momento. Di fantasie che il web può alimentare alla grande, ma che prima o poi chiedono di risolversi materialmente. Tanto che, come noto, gli Amori 4.0 (titolo di bel libro collettivo curato da Amalia Prunotto, editore Alpes) ambiscono sempre ad arrivare, prima o poi, al dunque. All’incontro live, che non necessariamente è sessuale, anzi spesso non lo è, ma che tuttavia vive e si alimenta nell’attesa. Di vedere come la persona con cui si è chattato a lungo muove le mani o ti guarda, oppure porta il foulard o accavalla le gambe.

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La casa e l’ambiente domestico, ancor più se senza alternative, hanno tutta l’aria di essere la tomba dell’eros, nel contempo che più rovinosamente riescono a dare corpo e a scatenare i conflitti, esasperando le difficoltà e le incomprensioni di coppia magari già in corso o latenti. Come tali bisognose solo dell’occasione per esplodere, come dimostra l’aumento, ovunque, in Cina come in Italia, delle violenze domestiche e delle richieste di separazioni, da quando è iniziata la pandemia.

MEGLIO IL PIACERE SOLITARIO

Il peace and love ha poco appeal per le coppie, ma anche per i single in quarantena. Se è vero ad esempio che nella mappa emotiva del DataLab di Eni fra gli hashtag più popolari associati a #iorestoacasa non c’è alcun riferimento a sessualità e intimità. Un’assenza confermata da un sondaggio di Ifop per Paris Match, secondo cui quasi la metà dei francesi (44%) ha dichiarato nell’ultimo mese di non avere fatto sesso e in percentuale di poco inferiore (il 42%) di essersi dedicato, con maggiore propensione fra i maschi, al piacere solitario. Pratiche onanistiche molto probabilmente incentivate dall’aumentato accesso ai siti porno, grazie anche alla gratuità offerta da molti di essi, come contributo a rendere piacevole il confinamento domestico. Stay horny, stay home (Stai eccitato, stai in casa) è il claim lanciato da YouPorn, forse il più noto aggregatore di video porno del mondo.

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È tutto da vedere però se finita l’emergenza tutta questa introversione domestica del sesso, vissuto con videochat e app per match solo online, si manterrà. Secondo un articolo de La Stampa del 6 maggio (L’amore al tempo di Covid si cerca in rete) tutti i siti di Dating, da Tinder a Ok Cupid, dichiarano grande successo di pubblico e di utenti attivi. Ma personalmente credo che siano dichiarazioni un po’ false e un po’ obbligate. E che più durerà la quarantena più crescerà il desiderio di contatto fisico. Perché se è vero che non c’è sesso senza amore e ancor più vero il contrario. Per dirla con una delle migliori citazioni pop e pulp di sempre, peraltro in linea con l’utente medio di siti d’incontro: «Il sesso con l’amore è forse la cosa più bella, ma anche senza amore non è malaccio!».

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Scoperte 35 molecole per combattere il coronavirus

Sono state selezionate fra le 9 mila analizzate dal progetto guidato dall'azienda Sybilla Biotech. Ora verranno effettuati dei test per capire se potranno diventare farmaci.

Scoperte 35 molecole per combattere il virus SarsCoV2, grazie a una potenza di calcolo analoga a quella che l’Italia ha utilizzato per scoprire il bosone di Higgs; una appartiene alla famiglia dell’isrossiclorochina. Descritte sul sito ArXiv, ora potranno affrontare i test per capire se possono essere utilizzate per creare farmaci. Sono state selezionate fra le 9 mila analizzate dal progetto guidato dall’azienda Sybilla Biotech e dall‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

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Silvio Berlusconi all’attacco dei sovranisti europei

Il leader di Forza Italia sulla lentezza dell'Ue nel dare risposte sulla pandemia: «Non voglio dare un giudizio tanto severo sull'Europa. Se vi sono stati ritardi nell'intervenire è stato proprio a causa delle resistenze dei partiti che sono forti in alcuni Paesi del nord-Europa».

Una stoccata agli Stati europei del Nord, ma che nei fatti suona come una critica indiretta agli alleati del centrodestra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, intervistato a Radio24, parlando della dei ritardi dell’Ue nel prendere decisioni riguardo l‘epidemia ha detto di non sentirsi di «dare un giudizio tanto severo sull’Europa. Se vi sono state lentezze nell’intervenire a favore dell’Italia, è stato proprio a causa delle resistenze dei partiti sovranisti che sono forti in alcuni Paesi del nord-Europa». Il Cavaliere ha specificato che «il sistema Europa, dopo qualche incertezza iniziale che io per primo ho condannato, sta rispondendo all’emergenza meglio di quanto abbia fatto il nostro governo».

Il leader di forza Italia non ha mancato però di criticare il governo Conte: «Non mi convince affatto l’impostazione della Fase 2: mi pare molto confusa, incerta e piena di contraddizioni. Se c’è una cosa che fa male alle persone e alle imprese è l’incertezza». Per Belusconi poi, «non è sano per un bambino o per un adolescente rimanere chiuso in casa, essere sottratto alla frequentazione dei suoi coetanei, e la didattica viene danneggiata da questa situazione. A ciò si aggiunge il disagio di molte famiglie che – ricominciando a lavorare – non sanno a chi affidare i figli minor». Il Cav però ha specificato di essere consapevole del fatto «che occorre molta prudenza: la scuola è un luogo ideale di contagio e il distanziamento negli istituti scolastici è molto difficile, soprattutto per i più piccoli, che poi a loro volta possono infettare gli adulti e gli anziani in famiglia. E’ un tema sul quale dobbiamo fidarci del parere dei sanitari. Però una cosa è davvero intollerabile, l’incertezza sul futuro. Per molte famiglie – conclude l’ex premier – questo è il danno peggiore».

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Chi sono i congiunti che sarà possibile visitare dal 4 maggio

Anche fidanzati e affetti stabili dovrebbero rientrare nella definizione di Palazzo Chigi. Nei prossimi giorni il governo chiarirà i dubbi interpretativi con una pagina di domande e risposte.

Dopo la pioggia di critiche che ha fatto seguito alla presentazione della cosiddetta fase 2, il governo intende precisare chi sono i congiunti che sarà possibile visitare a partire dal 4 maggio, quando per i cittadini italiani inizierà la difficile convivenza con il coronavirus.

Secondo le ultime indiscrezioni rilanciate dall’agenzia di stampa Ansa, infatti, il significato della parola «congiunti» verrebbe esteso per ricomprendere non solo parenti, affini e il coniuge, ma anche «conviventi, fidanzati stabili e affetti stabili».

Una pagina di domande e risposte frequenti verrà pubblicata nei prossimi giorni sul sito web di Palazzo Chigi, per chiarire i dubbi interpretativi generati dell’ultimo decreto della presidenza del Consiglio.

(notizia in aggiornamento)

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La Spagna libera i bambini: un’ora d’aria al giorno

Dal due maggio consentite le passeggiate anche per over 65. Ma lockdown resta fino a metà del mese.

Con un adulto, per un’ora al giorno, una volta al giorno, a un chilometro da casa. Sono illustrate anche in un video-tutorial le quattro regole sulla base delle quali in Spagna a partire dal 26 aprile gli under 14 sono potuti uscire da casa.

‘Liberi’, dopo 42 giorni di confinamento, tornano a popolare le strade della città con biciclette, monopattini, anche con il pallone: sono immagini da vita pre coronavirus ed è anche la prima prova per il governo spagnolo che allentando le restrizioni per i più piccoli guarda alla fase due dopo la proroga del lockdown fino al prossimo 9 maggio.

Un percorso ancora tutto da determinare sulla base dell’andamento della curva, ma con dettagli che la Moncloa comincia già a centellinare, come il via libera alle passeggiate a partire dal due maggio, anche per gli over 65, se le cifre lo consentiranno. Il 28 aprile il presidente del governo Pedro Sanchez svelerà il suo piano più ampio di uscita dal lockdown che sarà probabilmente messo in atto nella seconda metà di maggio, mentre a tutti gli spagnoli sarà permesso di fare esercizio fisico e fare passeggiate dal prossimo fine settimana.

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La Camera boccia l’odg di Fratelli d’Italia contro il Mes: votano sì sette M5s

Il governo aveva espresso parere contrario. Al termine del voto da Fdi si sono alzate urla «venduti, venduti».

Con 216 voti contrari e 119 favorevoli la Camera ha bocciato l’ordine del giorno di Fdi che chiedeva di «impegnare il governo a non utilizzare in alcun caso il Mes per far fronte all’insieme delle misure volte a contrastare l’attuale emergenza coronavirus. Il governo aveva espresso parere contrario. Al termine del voto da Fdi si sono alzate urla «venduti, venduti». Il presidente Roberto Fico ha richiamato all’ordine, chiedendo anche che i deputati non mostrassero cartelloni. Sette deputati del M5s hanno votato sì ( Pino Cabras, Antonio Lombardo, Alvise Maniero, Dalila Nesci, Raphael Raduzzi, Andrea Vallascas e Giovanni Vianello) mentre uno si è astenuto (Valentina Corneli).

«Alla fine è caduto un altro pezzo della scenografia grillina che si voleva rappresentare come forza trainante di questo governo. Niente da fare: sul Mes ha prevalso la linea del Pd, che ha imposto al M5s il voto contrario all’ordine del giorno a prima firma Giorgia Meloni che avrebbe definitivamente bloccato qualunque ipotesi di attivazione del Fondo salva Stati da parte dell’Italia», ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida. «Ancora una volta il Pd ha schiacciato i suoi alleati, ancora una volta il M5ssceglie di perdere la faccia e tradire i cittadini pur di rimanere attaccati alle poltrone», ha continuanto il deputto meloniano, «ora siamo curiosi di vedere come Crimi, Di Maio e compagnia tenteranno di raggirare gli italiani propinando loro la favola che il M5S non vuole ricorrere al Mes».

A stretto giro è arrivata la risposta pentastellata dal Blog delle stelle: «Gorgia Meloni e Matteo Salvini continuano a rilanciare falsità e fake news. Un bombardamento disinformativo che, probabilmente, non ha precedenti della storia della Repubblica. Oggi ci concentriamo sulla passionaria finta patriota e traditrice dell’Italia che ha presentato alla Camera un inutile e strumentale ordine del giorno in cui voleva impegnare il governo a non utilizzare il Mes, voluto dal centrodestra quando lei era ministro e votato in Parlamento da alcuni attuali fedelissimi della Meloni».

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Pompeo attacca la Cina: «Forse sapeva del virus già a novembre»

Il segretario di Stato Usa torna ad accusare Pechino e l'Oms. La dipolomazia cinese: «Affermazioni totalmente infondate».

«I primi casi» di coronavirus «erano noti al governo cinese forse già a novembre, sicuramente a metà dicembre, e si sono presi del tempo per riferirlo al resto del mondo, compresa l‘Organizzazione mondiale per salute». Lo ha detto il segretario di Stato americano Mike Pompeo a una radio locale di Washington. Invitato a replicare, un portavoce della diplomazia cinese, Geng Shuang, ha bollato le osservazioni di Pompeo come «totalmente infondate».

«Mettere in discussione la trasparenza della Cina e fare manipolazione politica è una mancanza di rispetto per gli sforzi e i sacrifici compiuti dal popolo cinese per combattere l’epidemia», ha aggiunto Geng. La Cina ha rivelato l’esistenza di un focolaio a Wuhan il 31 dicembre. L’Oms ha comunicato pubblicamente l’esistenza del virus per la prima volta il 4 gennaio.

Pechino ha sempre affermato di aver condiviso le informazioni molto rapidamente, ma l’amministrazione di Donald Trump la accusa di avere tardato e di avere nascosto la gravità della malattia, permettendo, secondo Washington, che l’epidemia si diffondesse in tutto il mondo.

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Quali sono le proposte della Commissione Ue per la ripresa

Da Bruxelles pacchetto anti-crisi da discutere coi leader europei: tra le misure il fondo per la ripresa ed emissione di recovery bond.

Mobilitare nel complesso oltre 2 mila miliardi per un piano per la ripresa attraverso iniziative mirate ma incardinate o parallele al bilancio pluriennale Ue (Qfp) 2021-2027 partendo da una dotazione di base di circa 1.000 miliardi.

Questo l’obiettivo del pacchetto di proposte messe a punto dalla Commissione europea e che nel pomeriggio del 23 aprile sono pronte ad essere messe sul tavolo dei leader Ue.

Un pacchetto che si aggiunge ai tre strumenti (Mes, Bei, Sure) per un totale di oltre 500 miliardi già concordati a livello di Eurogruppo. Ecco in sintesi le principali misure proposte.

  • Recovery Fund: strumento temporaneo e mirato dotato di 300 miliardi di euro e inquadrato dentro il bilancio Ue.
  • Recovery Facility: costruita sul bilancio dell’Eurozona può mettere a disposizione 200 miliardi ed essere operativa dal primo gennaio 2021 per sostenere piani nazionali per la ripresa.
  • Mobilitazione di fondi strutturali per 100 miliardi in due anni (2021-2022) per azioni a sostegno di lavoro, Pmi e sanità.
  • Creazione di due fondi in grado di attivare ciascuno investimenti per 200 miliardi per mettere al riparo aziende Ue da scalate ostili ricapitalizzandole e assicurare che l’Europa torni a produrre materiale strategico sanitario e non solo.
  • Raddoppio della dotazione di InvestEu e sua trasformazione in RecoverEu. Rafforzamento del programma Horizon.
  • Finanziamento del piano Ue per la ripresa attraverso il contributo che può venire dal Recovery Instrument sulla base dell’articolo 122.1 del Trattato Ue, strumento che consentirà di raccogliere sui mercati 320 miliardi emettendo titoli garantiti dalla Commissione europea.

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L’aut aut dei farmacisti: mascherine a prezzo unico o smettiamo di venderle

L'appello di Federfarma: sono introvabili e dai prezzi altissimi, spiegano, con la conseguenza di multe e sequestri per problemi di cui la categoria non è responsabile.

Un nuovo appello alle autorità competenti a intervenire sulla speculazione e le difficoltà di distribuzione di mascherine arriva da Federfarma, che chiede di poter vendere i dispositivi di protezione «a prezzi imposti e senza inutili adempimenti burocratici» e che annuncia di essere costretta, in assenza di provvedimenti, «a suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine». Sono introvabili e dai prezzi altissimi, spiegano, con la conseguenza di multe e sequestri per problemi di cui i farmacisti non sono responsabili ma «le prime vittime».

Fin dai primi di marzo l’associazione dei titolari di farmacie ha avanzato diverse proposte concrete: ad esempio, effettuare in farmacia la distribuzione delle mascherine provenienti dal canale della Protezione civile e destinate a utenza ‘debole’; di poter vendere i dispositivi anche senza il marchio CE per ridurre i tempi di immissione in commercio; di ridurre al 4% l’iva rispetto all’attuale 22%, in modo da garantirne la vendita a prezzi equi.

«L’unica cosa concreta che si è potuta constatare», ha spiegato il presidente di Federfarma Marco Cossolo, sono gli innumerevoli controlli effettuati dalle Autorità preposte, con l’elevazione di pesantissime sanzioni per il mancato rispetto di adempimenti burocratici e, ancor più grave, con il sequestro di dispositivi (per mancanze non imputabili alle farmacie), che non fanno altro che lasciare la popolazione esposta al rischio di contagio. Nessun cenno per spiegare l’alterazione dei prezzi alla fonte di cui le farmacie sono le prime vittime». A fronte di questo, conclude, «non sembra rimanere altra strada che suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine e dispositivi di protezione individuale. Il rischio più grande, al di là delle sanzioni inflitte, è quello che un’intera categoria, che si spende ogni giorno per il bene della collettività, venga annoverata odiosamente tra gli speculatori».

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Ops di Intesa su Ubi: Crédit Agricole farà da terzo incomodo?

Per nulla contento di finire alla corte di Messina, l'ad della banca bresciana Massiah ha cominciato a guardarsi attorno. E immediatamente ha posato gli occhi sull'istituto francese guidato dall’ambizioso Giampiero Maioli, che non ha smesso di coltivare le sue mire espansionistiche in Italia.

Carlo Messina non ha alcun dubbio: l’Ops di Intesa su Ubi andrà avanti. L’ha detto chiaramente all’ultimo consiglio d’amministrazione e tutti i suoi più stretti collaboratori lo confermano senza esitazione. Il destino dell’istituto presieduto da Letizia Moratti sembra quindi segnato, considerando poi che l’amministratore delegato di Intesa ha fatto sapere che è intenzionato a procedere anche se aderiranno all’offerta solo il 50% più uno dei soci.

«La gran parte dei vantaggi dell’operazione la otterremo anche in presenza di adesioni al 50% più uno del capitale di Ubi, e in quel caso saremo lieti di avere come azionisti di minoranza gli azionisti che non aderiranno», aveva sottolineato in un’intervista a Repubblica Messina. «Quando tra l’altro vedo imprenditori che comprano azioni Ubi, le mettono nei patti, pretendono di intervenire pesantemente nella governance, parlano della banca come fosse la loro, sono perplesso perché mi sembra una patologia, certamente un’anomalia: gli imprenditori azionisti che intervengono nella governance non hanno mai fatto il bene delle banche». Partita chiusa quindi. Probabilmente è ancora presto per dirlo.

In questi giorni, in una Milano sempre deserta, stanno prendendo peso le voci che vogliono una banca estera molta attenta alla partita. Dopo tutto l’istituto lombardo in fatto di difesa ha una lunga tradizione. Quando la Banca Lombarda convolò a rapide nozze con Bpu dando vita a Ubi Banca, in tanti sapevano che il matrimonio non era altro che un arrocco per raffreddare le ambizioni degli spagnoli del Santander. In questi mesi poi l’ad di Ubi, Victor Massiah, ha già dovuto combattere con alcuni azionisti che lo spingevano verso un matrimonio con il milanese Banco Bpm. Quindi, coadiuvato da suo storico advisor Federico Imbert di Credit Suisse, Massiah, per nulla contento di finire alla corte di re Carlo, ha cominciato a guardarsi attorno. E immediatamente ha posato gli occhi sul Crédit agricole. La banca guidata dall’ambizioso Giampiero Maioli non ha smesso di coltivare le sue mire espansionistiche in Italia.

LA BANCA FRANCESE HA OTTIMI RAPPORTI CON BAZOLI

Non è un mistero che il 63enne banchiere emiliano abbia guardato sia Carige sia la Popolare di Bari, per poi ritirarsi spaventato dalla situazione del conto economico. E poi il la banca francese ha da sempre un ottimo rapporto con Giovanni Bazoli che ha accolto piuttosto freddamente la decisione di Intesa, di cui è presidente emerito, di conquistare Ubi. Che per lui, bresciano doc, è una specie di seconda casa. «Non intendo, almeno per il momento, dare alcun commento, se non per precisare che io ho conosciuto la decisione di Intesa Sanpaolo ieri sera (lunedì 17 febbraio, ndr), al momento della comunicazione ai mercati, perché i responsabili della banca hanno ritenuto – credo correttamente, data la mia posizione e la mia storia – di non coinvolgermi in alcun modo nella decisione», aveva dichiarato all’indomani dell’annuncio dell’Ops. E chi ha buona memoria poi si ricorda che il Crédit agricole entrò nel capitale dell’Ambroveneto chiamato proprio da Bazoli per difendersi dall’attacco Mediobanca-Comit. Le avance di Massiah troveranno in Maioli il cavaliere bianco? È presto per dirlo ma la fine del lockdown potrebbe riservare qualche colpo di scena.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Le previsioni sul Consiglio europeo del 23 aprile

Eurobond archiviati, Recovert fund ancora tutti da definire e ancora troppe divisione interne all'Eurogruppo. Così il vertice dei leader europei rischia di essere l'ennesimo incontro interlocutorio. Intanto la Bce si prepara ad accettare anche i titoli di Stato con rating 'junk'.

Era atteso come uno dei vertici più importanti della storia dell’Ue me ora rischia di diventare l’ennesimo incontro interlocutorio, teso solo a prendere tempo. Pare ormai certo, infatti, che i 27 leader europei, pronti al meeting in videoconferenza previsto per oggi 23 aprile, non faranno alcun progresso sui contenuti dei Recuvery Fund, in attesa della proposta formale che la Commissione presenterà il 29 aprile. Dalle prime indiscrezioni, la presidente Ursula von der Leyen sarebbe disposta a mettere sul tavolo una proposta da 1.600 miliardi, cioè una potenza di fuoco simile a quella chiesta da Italia, Francia e Spagna.

Sembra invece scontato, al vertice, il via libera finale ai tre paracadute approvati dall‘Eurogruppo, cioè quello per gli Stati (Mes), quello per i lavoratori (Sure) e quello per le imprese (nuova Bei). Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel sa che si troverà di nuovo a gestire due fronti opposti: il Nord contro il Sud, ovvero chi vuole usare solo gli strumenti esistenti come il bilancio Ue per aiutare la ripresa e chi vuole invece creare quegli «strumenti innovativi» di cui aveva già discusso l’Eurogruppo, senza successo.

Michel non vuole rischiare di mettere sul tavolo argomenti troppo divisivi, che potrebbero tenere i leader impegnati per lunghe ore senza arrivare a nessuna conclusione, dando così l’immagine di un’Unione sempre in disaccordo. Per questo, già a inizio settimana ha cominciato a mediare, convocando un minivertice a cinque con i leader delle due fazioni: Giuseppe Conte, Pedro Sanchez, Emmanuel Macron da una parte, Mark Rutte e Angela Merkel dall’altra.

ARCHIVIATI PER ORA GLI EUROBOND, SI TRATTA SUL FONDO PER LA RIPRESA

Già il fatto che tutti abbiano partecipato è un segnale di disgelo, visto che due settimane prima il tentativo era fallito. Anche se il clima della riunione sarà migliore, non significa che sarà più facile trovare una convergenza. L’unico punto su cui si potrà cantare vittoria è affermare la necessità di creare un fondo per la ripresa. Le idee su come crearlo sono ancora molto diverse. C’è la proposta spagnola, la più ambiziosa: il Recovery Fund deve essere finanziato attraverso un «debito europeo perpetuo», gestito dalla Commissione Ue sulla base di garanzie prese dal bilancio comune, e capace di dare agli Stati sovvenzioni a fondo perduto. È un’idea completamente indigeribile per i Paesi del Nord, i quali alla vigilia del vertice europeo sono già soddisfatti che sul tavolo non ci siano più gli Eurobond.

L’Olanda invece resta scettica su tutto, perché non ritiene che sia questo il momento di dare più poteri alla Commissione e sovvenzioni agli Stati

Far indebitare la Commissione Ue, con un debito perpetuo, la considerano una strada vietata dai Trattati. C’è poi sempre la proposta francese: la Commissione costituisce il fondo grazie a garanzie degli Stati e concede prestiti a lunga scadenza, in base alle necessità di ognuno. E poi c’è la proposta italiana, che è un tentativo di compromesso molto realista: un fondo di solidarietà gestito da Bruxelles, con la garanzia del budget europeo, ma includendo inizialmente garanzie comuni di tutti gli Stati membri. Le risorse che la Commissione Ue raccoglierà sui mercati daranno prestiti back to back agli Stati membri, con «scadenze il più possibile a lungo termine».

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Giuseppe Conte e Angela Merkel.

Tutti accettano il concetto del fondo, la Germania accetta anche che sia la Commissione a gestirlo e strutturarlo come un grande Sure (garanzie statali che si moltiplicano sui mercati). Purché dia prestiti e non sovvenzioni. L’Olanda invece resta scettica su tutto, perché non ritiene che sia questo il momento di dare più poteri alla Commissione e sovvenzioni agli Stati. Mentre l’Italia, ha chiarito Roberto Gualtieri al Financial Times, insisterà sulla necessità di trasferimenti (grants) a fondo perduto e non prestiti, per «evitare un peso eccessivo sul peso pubblico dei singoli Stati». Per mediare, la von der Leyen potrebbe proporre non sovvenzioni ma prestiti a lunga scadenza, da un fondo che nasca all’interno del perimetro del bilancio europeo ma che funzioni in modo autonomo come il vecchio piano Juncker per gli investimenti, o il nuovo Invest EU.

LA BCE SI PREPRARA AD ACCETTARE TITOLI DI STATO JUNK

Mentre gli occhi sono puntati sul Consiglio europeo, la Bce continua ad agire per far fronte allo choc economico del coronavirus. Il consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde si è riunito il 22 aprile in una video conferenza per sancire che la Bce accetterà anche i titoli di Stato con rating ‘junk’, il livello speculativo, a garanzia della liquidità che fornisce alle banche. Una decisione – che investe i titoli che avevano rating d’investimento al 7 aprile e che dovessero subire un downgrade – che arriva di fronte all’impatto devastante del coronavirus e del lockdown sull’economia che rischia di provocare un’ondata di downgrade. Ma che – con l’impegno della Bce a fare di più se necessario – guarda con particolare attenzione alla situazione italiana.

Lo spread Btp-bund l’osservato speciale a Francoforte, tornato a superare i livelli di guardia nonostante gli interventi della Bce sul debito italiano,

L’Italia – che fronteggia un aumento drastico del debito e una recessione intorno a -10% quest’anno, ha un rating due gradini sopra il ‘junk’ da S&P, che giusto il 23 aprile è pronta a rivedere il suo giudizio. E un gradino appena sopra la ‘spazzatura’ da Moody’s, che si esprimerà a giugno. Perché la Bce possa tagliare dai rifinanziamenti ordinari i bond di un Paese, relegando le sue banche alla costosa liquidità d’emergenza ‘Ela’, occorre il ‘junk’ di tutte e quattro le agenzie di rating: anche Fitch e Dbrs. Una prospettiva lontana. Ma la cui semplice prospettiva innervosisce non poco i mercati: meglio muoversi d’anticipo, è il ragionamento a Francoforte. Tanto più che i mercati sono quanto mai instabili.

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La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. (Getty)

Ma è lo spread Btp-bund l’osservato speciale a Francoforte, tornato a superare i livelli di guardia nonostante gli interventi della Bce sul debito italiano, riportano le lancette a prima che Lagarde lanciasse i 750 miliardi di acquisti di debito per l’emergenza pandemica (‘Pepp’) a fine marzo. La presidente del resto ha ribadito, sollecitata da un intervento del presidente della Camera Roberto Fico, che la Bce «farà tutto il necessario nel quadro del proprio mandato». Al punto che la mossa sui rating è, probabilmente, il preludio di un ennesimo rilancio della Bce sugli acquisti di debito per fronteggiare la crisi innescata dal Covid-19. Mario Draghi, nel suo famoso editoriale sul Financial Times, aveva anticipato che una ‘guerra’ come quella contro il virus si combatte col debito.

Il ragionamento di molti sulla Bce è semplice: se i mercati non possono assorbire le centinaia di miliardi di debito che servono a Donald Trump per l’emergenza economica, spingendo la Fed ad agire come «lo scarico di un rubinetto», perché dovrebbero assorbire il dedito europeo? Ecco che i 1.100 miliardi messi sul tavolo dalla Lagarde, di cui il ‘Pepp’ costituisce il piatto forte, potrebbero uscire raddoppiati dal consiglio Bce del 30 aprile. È la conferma che è la Bce, ancora una volta, la principale linea di difesa europea contro il Covid. Dal vertice dei leader dovrebbe uscire la conferma quasi certa degli interventi da 500 miliardi della Bei, del fondo Sure e del Mes. Ma quei bond sovranazionali, e tanto più i futuri bond del recovery fund se dovessero essere perpetui, potrebbero essere indigesti per la Bce. Che invece, ferma com’è al 33% delle emissioni europee, non avrebbe grossi limiti a sobbarcarsi i 2 mila miliardi di ‘buco’ lasciato dall’epidemia.

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Gualtieri promette il bonus da 600 euro in una settimana

Nuovo decreto, dopo il 20 aprile, con misure «molto più consistenti» dei 25 miliardi già stanziati. E nuove regole per allentare il lockdown e consentire ad altre filiere di riaprire le fabbriche. I due fronti del governo.

Un nuovo decreto, dopo il 20 aprile, con risorse «molto più consistenti» dei 25 miliardi già stanziati per rimediare ai danni del coronavirus. E nuove regole per allentare il lockdown e consentire ad altre filiere di riaprire le fabbriche e ad altri negozi di rialzare le serrande. Sono i due fronti su cui si muove il governo per preparare la Fase 2 che, sul fronte economico, potrebbe vedere già un rilancio degli investimenti pubblici con lo sblocco dei cantieri per ponti e strade, oltre a nuovi aiuti per gli affitti e un pacchetto per sostenere i Comuni a rischio casse vuote mentre i 600 euro per gli autonomi saranno finalmente in arrivo dopo Pasqua.

IL PUNTO DI EQUILIBRIO TRA SCIENZIATI E IMPRESE

Per gestire le riaperture l’esecutivo si è affidato alla nuova task force guidata da Vittorio Colao e appena insediata a Palazzo Chigi, che già subito dopo Pasqua dovrà iniziare a studiare dati e modelli per trovare il punto di equilibrio tra gli appelli alla cautela del mondo scientifico, preoccupato dal rischio del riacuirsi del contagio, e il pressing incessante di imprese e commercianti che chiedono di ripartire al più presto, per evitare il collasso dell’economia. Sul tavolo gli esperti troveranno già le analisi e i contributi di vari istituti, a partire dall‘Inail e dall’Inapp, ma anche dalla Banca d’Italia.

UN LAVORATORE SU QUATTRO TRA I PIÙ A RISCHIO

Escludendo sanità e alimentari, i lavoratori più a rischio, quelli che più difficilmente possono mantenere distanze adeguate dai clienti, sono oltre 1 su 4, circa 6 milioni e mezzo, a partire da insegnanti e addetti degli asili nido e delle scuole per l’infanzia, passando per i baristi e i negozianti di scarpe. Bar e ristoranti, così come una serie di servizi alla persona come parrucchiere ed estetisti, saranno con ogni probabilità gli ultimi a ripartire. Ma Confesercenti, facendo leva sulle nuove indicazioni per i negozi aperti (dai guanti per fare la spesa, alle pulizie almeno due volte al giorno fino agli ingressi scaglionati) chiedono con forza che si possano riaprire anche altre attività, visto che da inizio anno si sono già persi 45 miliardi.

IVA AGEVOLATA PER LE MASCHERINE

Se il problema della reperibilità delle mascherine – indispensabili per la Fase 2 – appare in via di superamento, non lo è ancora il nodo del prezzo, tanto che il governo sta pensando, come ha annunciato il sottosegretario al Mise Alessia Morani, a una norma anti-speculazioni «che fissi soglie massime per i prezzi di vendita». Sempre per i dispositivi di protezione si sta lavorando anche all’Iva agevolata: ma il piatto forte del nuovo decreto saranno di nuovo gli interventi «perché nessuno perda il lavoro e tutti abbiano un reddito sufficiente», assicura il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, garantendo che entro la settimana saranno «finalmente» erogate le indennità per gli autonomi che saranno «più rapide» con la prossima tranche e anche «più consistenti» degli attuali 600 euro.

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Nel Regno Unito le morti per coronavirus sono quasi 10 mila

Nelle ultime ore le vittime del Covid-19 sono state 917, in lieve calo rispetto al giorno precedente. Londrà la città più colpita.

Altre 917 persone sono morte nel Regno Unito a causa del coronavirus portando il numero totale delle vittime a 9.875, secondo i dati del ministero della Salute riportati dalla Bbc. Il numero è in lieve calo rispetto ai 980 morti registrati ieri. I casi di contagio sono 78.991.

LONDRA LA CITTÀ PIÙ COLPITA

Delle 917 nuove vittime di Covid-19 registrate nel Regno Unito, 823 sono morte in Inghilterra, precisa il servizio sanitario. La città più colpita è Londra, con 102 vittime. Almeno 33 persone decedute avevano altri problemi di salute e un’età tra i 29 e i 94 anni. In Scozia, sono state registrate 47 nuove vittime (542 in totale), mentre in Irlanda del Nord 15 (107 in totale).

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Coronavirus, Lucia Annunziata allo Spallanzani per accertamenti

La giornalista è stata sottoposta a tampone. Presentava, secondo quanto si apprende, febbre alta e difficoltà respiratorie.

Secondo quanto riporta l’Ansa, Lucia Annunziata sarebbe stata ricoverata la sera del 7 aprile allo Spallanzani di Roma in seguito all’insorgere di febbre alta e difficoltà respiratorie.

La giornalista, conduttrice di Mezz’ora in più su RaiTre che da poco aveva lasciato la direzione dell’Huffington Post, ha 69 anni. Sempre secondo quanto si apprende è stata sottoposta a tampone per verificare la sua eventuale positività al Covid-19.

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Eurogruppo sospeso e rinviato: nessun accordo su Mes e coronabond

Nulla di fatto al termine della riunione protrattasi per 16 ore. Il presidente Centeno: «Più vicini a un'intesa, ma ancora non ci siamo».

Nulla di fatto per il momento all’Eurogruppo sulle misure da mettere in campo per affrontare la crisi economica conseguente all’emergenza coronavirus. Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha quindi deciso di sospendere la riunione che riprenderà domani.

«PIÙ VICINI A UN’INTESA, MA ANCORA NON CI SIAMO»

«Dopo 16 ore di discussione» – ha scritto Centeno in un tweet – «ci siamo avvicinati a un’intesa ma ancora non ci siamo. Ho sospeso l’Eurogruppo che riprenderà domani. Il mio obiettivo rimane quello di creare una forte rete di protezione contro le conseguenze del Covid-19»

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BRITISH AMERICAN TOBACCO ITALIA INVESTE 20 MILIONI DI EURO PER L’ACQUISTO DI TABACCO ITALIANO

Per il 2020 acquistate 4.500 tonnellate di tabacco di alta qualità da coltivatori italiani. Il Vice presidente di BAT Italia Bertolini: “Pronti a investire anche negli anni a venire, ma al Governo chiediamo equilibrio fiscale tra tabacco tradizionale e riscaldato”. Soddisfatti i produttori ITALTAB che alle Istituzioni chiedono una strategia pluriennale.

British American Tobacco (BAT) annuncia l’acquisto di 4.500 tonnellate dei migliori tabacchi lavorati in Italia per l’anno 2020, provenienti da Veneto, Toscana, Umbria e Campania. L’investimento di BAT per quest’anno, pari a circa 20 milioni di euro, riguarderà il raccolto 2020 e avrà un impatto positivo su tutta la filiera del tabacco, composta da aziende e famiglie presenti su tutto il territorio nazionale.

L’Organizzazione di Produttori di Tabacco ITALTAB, partner di BAT, è tra le principali associazioni italiane del settore e riunisce oltre 350 aziende che operano su una superficie complessiva di circa 2.000 ettari, producono circa 8.000 tonnellate di tabacco all’anno e impiegano circa 10.000 addetti tra agricoltori e indotto.

Oggi l’Italia è il primo Paese produttore di tabacco nell’Unione europea, con una quota pari a circa il 30% e volumi complessivi intorno a 50.000 tonnellate l’anno, ma deve subire la concorrenza di diverse realtà come India, Brasile, Africa australe, dove i costi di produzione e del lavoro sono più bassi e gli standard di qualità del prodotto, con riferimento alla sua tracciabilità, sono inferiori rispetto a quelli italiani.

“Specialmente in questo momento di emergenza sanitaria ma anche sociale ed economica, continuare a sostenere la tabacchicoltura italiana e la sussistenza delle famiglie, delle aziende e dei coltivatori che in questa filiera lavorano è un atto dovuto e di responsabilità. Il nostro investimento per il 2020 rappresenta non solo una conferma, ma anche un incremento del nostro impegno in Italia a riprova della sua centralità nelle nostre strategie” – ha commentato Alessandro Bertolini, Vice presidente di British American Tobacco (BAT) Italia e Direttore Affari Legali e Relazioni Esterne di BAT per il Sud Europa. “Vogliamo che l’Italia continui a essere il nostro partner privilegiato per l’acquisto di tabacco anche nei prossimi anni. Ma per proseguire un percorso condiviso di sviluppo e di investimento abbiamo bisogno della collaborazione del Governo e delle Istituzioni per assicurare la sostenibilità del nostro settore. Una sostenibilità che a nostro avviso può basarsi solo su un contesto fiscale fondato su equità, equilibrio e proporzionalità, che rimuova l’asimmetria rappresentata dallo sconto fiscale del 75% di cui beneficiano oggi i prodotti a tabacco riscaldato rispetto a quelli tradizionali”.

British American Tobacco dal 2011 al 2019 ha investito oltre 170 milioni di euro per l’acquisto di tabacco italiano. Solo negli ultimi 5 anni, nel quadro del piano di investimenti 2015-2019 da 1 miliardo di euro nel nostro Paese (basato su macchinari industriali, attività di marketing e approvvigionamento di materie prime), BAT ha acquistato tabacchi italiani per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro.

“Grazie all’investimento di British American Tobacco anche quest’anno riusciremo ad assicurare la vendita del nostro tabacco di qualità, garantendo il sostegno economico a migliaia di famiglie produttrici di tabacco che continueranno a dare il proprio contributo a una filiera che ha un forte impatto sul tessuto economico e sociale nazionale e locale”, ha dichiarato Vincenzo Argo, Presidente di ITALTAB, che ha proseguito: “Tuttavia riteniamo che serva una strategia pluriennale che garantisca la sostenibilità e la redditività dell’intero settore nel lungo periodo. Per questo invochiamo l’aiuto delle Istituzioni locali e del Governo e, in particolare, della Ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova, a cui chiediamo di adoperarsi per favorire l’intesa tra i produttori e le manifatture multinazionali”.

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Anche Coverciano apre le porte ai pazienti colpiti dal coronavirus

La struttura che ospita le Nazionali di calcio accoglierà da lunedì le prime persone, mettendo a disposizione le sue 54 camere. Destinate a chi è clinicamente guarito, ma ancora positivo.

In arrivo i primi pazienti al Centro tecnico di Coverciano, messo a disposizione della Figc per l’emergenza Covid-19: da lunedì 6 aprile inizieranno i trasferimenti. La struttura ha avuto l’ok a ospitare persone clinicamente guarite, dimesse dall’ospedale, ma ancora positive al tampone, che devono stare in isolamento domiciliare ma sono impossibilitate a risiedere nella la propria abitazione. Sono 54 le camere che potranno esser utilizzate, insieme a tutti gli spazi comuni della Casa delle Nazionali, famosa all’estero come l’università del calcio.

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