ARBITRO: sig. Jules Roland Andeng Tona Mbei di Cuneo (Sebastian Petrov di Roma 1 e Leonardo Mallimaci di Reggio Calabria). IV° uffi- ciale: Simone Gavini di Apri- lia. Operatore FVS: Giovanni Ciannarella di Na- poli
MARCATORI: 40’pt Orlando; 20’st Fiorin
NOTE: giornata di sole; ter- reno di gioco in buone con- dizioni. Spettatori 3.500 circa (con 121 ospiti). Ammo- niti: al 41′ pt Bertini (Cav) dalla panchina; al 37′ st Pe- retti (Cav); al 50′ st Sava (Cav). CAVA DE’ TIRRENI – Lo aveva detto alla vigilia mister
Masitto: “vincere aiuta a la- vorare meglio ed avere più certezze”; già, quella consa- pevolezza di potersela gio- care con chiunque ed è proprio questo quello che oggi ha messo in campo l’undici metelliano. Arrem- banti fin dall’avvio gli aqui- lotti hanno messo sotto i rossoblù con un pressing ed un’aggressività ancor più di quanto messo in campo con il Savoia ed alla fine solo un monumentale De Lucia nella ripresa ha evitato un pesante passivo. Il tecnico blufoncè non recupera Vi- sconti e con il solo assente Diarrassouba per problemi muscolari (al suo posto Mac- chi) conferma l’atipico 3-4- 1-2 con la conferma di dieci undicesimi scesi in campo sette giorni prima. Il tecnico dei falchetti, invece, Vinicio Espinal, pur confermando il modulo 3-5-2, rivoluziona per l’ennesima volta la for- mazione iniziale col la con- ferma del solo duo offensivo Castelli-Manconi. Con que- sta vittoria la Cavese ha anche certificato i problemi della Casertana che incappa nella seconda sconfitta con- secutiva e vede traballare la panchina del tecnico domi- nicano. Gara subito vivace. Al 4′ cross di Orlando dalla destra e Awua di testa manda alto oltre la trasver- sale. Quattro minuti dopo un’azione fortuita degli ospiti consente una ripar- tenza in superiorità nume- rica e Vezzoni dalla sinistra prova il destro rasoterra che
termina però sul fondo. Al 13′ su angolo di Orlando dalla sinistra, Mannucci colpisce bene di testa ma manda fuori. Due minuti dopo ot- tima ripartenza orchestrata da Awua e conclusa male dallo stesso dopo una serie di scambi con i compagni. Al 22′ Minaj in piena area colpi- sce troppo debolmente di testa con De Lucia che para senza difficoltà. Sulla ripar- tenza Manconi colpisce, gra- zie ad una leggera deviazione di Mannucci, il palo alla sinistra di Boffelli. Al 34′ la Cavese, come contro il Savoia, è costretta ad un cambio forzato: fuori Fiorda- liso ed esordisce il classe 2006 Asiatico. Al 37′ Benti- vegna dalla distanza impe- gna Boffelli che si rifugia in angolo. Al 40′ i metelliani sbloccano la gara. Orlando si procura una punizione a qualche metro dal vertice destro d’attacco. Lo stesso attaccante s’incarica della battuta e con un vero e pro- prio capolavoro balistico in- sacca sotto l’incrocio dei pali. La risposta dei falchetti non si fa attendere ed al 45′ Vez- zoni di testa da posizione ravvicinata impegna cen- tralmente Boffelli. Poi la Ca- vese sfiora il raddoppio in un’azione molto lunga con- clusa con una rovesciata di Fusco di pochissimo sopra la traversa. Ad inizio ripresa nessun cambio da ambo le parti e dopo appena cinque minuti Minaj dalla sinistra con un perfetto taglio offre la palla del possibile raddop-
pio ad Asiatico dalla parte opposta ma la sua conclu- sione termina sull’esterno della rete. Nemmeno tre gire di lancette e Orlando con il destro dal limite dell’area di rigore manda di poco fuori. Al 55′ Macchi impegna seve- ramente De Lucia con una staffilata dalla distanza che il portiere respinge con i pugni. Mister Espinal prova a scuotere i suoi con gli in- gressi di Di Tacchio e Favale e proprio quest’ultimo im- pegna a terra Boffelli con una punizione dalla di- stanza. Un minuto dopo è Orlando a costringere l’estremo rossoblù ad una parata strepitosa sul primo palo. Ma il raddoppio è solo
rinviato. Minuto 65′ e su an- golo di Orlando il neo en- trato Fiorin sottomisura trova la deviazione vincente. La Casertana è alle corde e così ancora una volta è De Lucia a salvare i falchetti dalla capitolazione in due circostanze e sempre su Fella; la prima con una bel- lissima parata in tuffo a mano aperta sulla propria destra e poi all’80’; il portiere dopo essere stato saltato rie- sce con una prontezza di ri- flesso a buttarsi in tuffo e deviare in angolo. Ancora un prodigioso De Lucia evita in maniera spettacolare su Sava nell’ultimo di recupero. Al “Lamberti” finisce solo due a zero ma è festa grande.
Se, per dirla con un forse apocrifo Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cerare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”, i nuovi sguardi esposti in stampa digitale fino al 16 ottobre in via Botteghelle a Salerno (ingresso libero dal lunedì al sabato, 10:00-12:00 e 19:00-20:30) sono quelli che, dalle camere di Carlo De Felice e Deborah Daniela Iannicco, squadernano insieme l’insueto e la consuetudinarietà dei nostri luoghi, del Sublime e del Pittoresco, del casuale e del programmatico. Delle terre rinnov(ell)ate dallo scatto. I due coniugi salernitani, gestori di un noto boutique hotel a Vietri sul Mare, hanno inteso appaiare alle acclamatissime pubblicazioni sui social l’esposizione di 30 stampe d’altrettante fotografie non senza imperizia funambolanti tra l’attesa, d’un allineamento astrale, e la spontaneità, della veranda sul golfo; tra il caso, d’un plenilunio sanguigno tramontante a mare di ritorno in auto dal Cilento, e l’artificio, di lunghe esposizioni o scatti consecutivi in sovrimpressione affidati alla stessa foto di dodicesimo d’analemma lunare sorgente fantasmatica dietro la chiesa di S. Giovanni a Vietri o la Torre di Cetara. Queste per citare alcune delle assai apprezzate foto in esposizione, nonché alcuni degli strumenti d’una cassetta degli attrezzi che non disdegni postproduzioni capaci a estrarre ulteriore realtà — o ulteriori realtà… tutt’altro che accidentale essendo l’effetto e il risultato metafisico (detto abbastanza alla de Chirico) di questo lavoro a quattro mani con la luce. Un battesimo espositivo in cui l’Amatore e l’Amatoriale tramano un non incongruo quadriloquio con lo studioso e lo Studiato (mai Affettato); e tantopiù rimarchevole quanto d’altra natura le professioni di Carlo e Deborah, che abbiamo raggiunto per una chiacchierata. Questo discorso in parallasse, ovvero in cui la posizione apparente turistico-promozionale dei nostri luoghi e dei nostri monumenti e punti di riferimento rispetto a uno sfondo più lontano, sia esso una intenzionale Poetica o Programmatica, o letteralmente il cielo degli astri mobili e fissi, è trasposta sia nel tempo impressivo dello scatto unico che in quello bergsoniano della durata e della coscienza, prende le mosse da un tutt’altro che metafisico: meteorologico — l’ambito in cui i nostri si sono avvezzati qualche anno fa. La passione per la fotografia innestata su quella del progetto CampaniaMeteo. La particolarità atmosferica (quando non la visione nubívaga del drone) intesa quale impermanenza e mutevolezza ma anche hybris di togliere al nume la folgore infilzata tra gli scogli dei Due Fratelli (viene alla mente la cover d’un album dei Dire Straits “Love over gold”) o il carro del sole in eclissi e affidarli alla pellicola dell’esserci stati, dell’averci pensato, o dell’esserci riusciti per primi. Del trekking verso una foto e delle sveglie a notte fonda, tanto quanto dell’occhiata che sappia riconoscere il momento; i piedi e le mani, talvolta la τέχνη, sempre il piacere ludico. Ma, love over gold, un “primeggiare” che mai tradisca una narrazione tersa, affettuosa, mai da rivista patinata di un territorio che sempre più apprendiamo fragile e vittima — non rare le foto online di nubifragi e incendi; mentre, tra il serio ed il faceto, si è discettato circa la liceità di photoshoppare via dalle foto alcuni abusi edilizi! Più seriamente si è deprecato l’incontrollato prolificare di gretto materiale pseudoturistico raffazzonato in AI. Ci si consola con la Via Lattea allineata al Fiordo di Furore biancheggiante “…tra’ poli del mondo / Galassia sí, che fa dubbiar ben saggi” frutto di attese e di qualche non ingenuo calcolo astronomico. O con il tramonto tra i Faraglioni di Capri visto da Capodorso, la croce di S. Liberatore stagliantesi sul disco solare che lascia intravvedere le macchie solari, Atrani o la Chiesa dell’Annunziata, Cetara o Amalfi. Nikon Z9 e Z8, diversi obiettivi e teleobiettivi alcuni tra gli strumenti minimi di questa finestra sul cortile campano e universale, impugnati insieme al necessaire videografico onde dimostrare, ahinoi, la veridicità in tempi di post-verità di più d’uno scatto a un pubblico social cui lo sfocarsi del confine tra vero e artificiale (AI) ingenera sia perniciosa ed eterodiretta credulità che ingenerose incredulità aprioristiche circa il lavoro di amatori come di professionisti. La luna a omega e lo yacht che l’attraversa. La perpendicolarissima vista sul tracciato viario del paese invesprato. L’arco dell’incompiuta in via della valle racchiudente oscuro la città notturna… Una duplice trasposizione: cogliere ex machina ciò che l’occhio naturale non vede e palesarlo in fase di sviluppo e/o postproduzione, se vogliamo, una realtà altra sub-stantialis e ottica; e il particolare naturale, monumentale o urbanistico assurto al generale simbolico, se non all’iconico del web, o, come nel caso dell’analemma lunare, del metafotografico. D’altronde, se sollevò la Pittura dal pedissequo compito di duplicare la realtà, quasi immediatamente la Fotografia prese essa stessa a far da onironauta. Prima le immagini e poi le parole. Pur nella sua sognante, gentile discrezione — specchio della bonomia degli autori — la piccola mostra si lascia guardare e commentare non senza interesse. La litote intenzionale attende i futuri lavori dei nostri, magari esposti presso l’aula consiliare del Comune di Vietri, o comunque in formato anche considerevole così da ridare al Sublime la preziosa miniatura; magari, come nell’occasione salottiera onde scaturisce quanto scritto, in comunione a un calice di vino. “Chiàmavi ‘l cielo e ‘ntorno vi si gira / mostrandovi le sue bellezze etterne / e l’occhio vostro pur a terra mira” — qui, con licenza del Poeta, la terra mirata è fotografata con passione.
Per Cosmi la partita assume un significato particolare soprattutto dopo la prestazione offerta dalla Salernitana a Crotone. «È importante non tanto perché si tratta di una gara di cartello ma per il prosieguo del nostro campionato», spiega l’allenatore granata. «Non possiamo e non dobbiamo permetterci di ripetere prestazioni come quella del turno precedente, per cui ci aspettiamo tutti un pronto riscatto».
Il tecnico è tornato sul 2-1 dello Scida e ha spiegato di aver scelto di non perdersi nella ricerca delle motivazioni della prova negativa. «Ho rinunciato a capire i perché della scialba prova di Crotone. Oggettivamente il rischio era quello di perdersi nel cercare tante motivazioni che potevano essere tutte giuste o tutte sbagliate. È stata una partita da dimenticare».
Cosmi ha però sottolineato come, prima della trasferta calabrese, la squadra avesse mostrato un rendimento differente. «Nell’ultimo mese ci eravamo proposti in modo completamente diverso, al di là dei risultati che poi, in fin dei conti, arrivano quasi sempre quando giochi in un certo modo».
L’allenatore si è assunto le proprie responsabilità, ma ha scelto di spostare rapidamente l’attenzione sulla gara con il Bari, attuale capolista del girone. «Dopo essermi assunto giustamente le responsabilità perché un allenatore fa scelte tecniche e tattiche ma manda in campo anche la squadra come mentalità e atteggiamento, al di là dell’arrabbiatura e della delusione collettiva ho voluto pensare fin dalla ripresa a ciò che ci avrebbe atteso nel turno successivo di campionato».
«Bari tra le candidate alla vittoria finale»
Cosmi riconosce al Bari un ruolo importante nella corsa al vertice, senza però indicarlo come unica candidata. «Affronteremo il Bari capolista, squadra partita con le giuste attenzioni per quello che riguarda la potenziale vittoria finale. Diciamo che è una delle candidate, non l’unica».
E aggiunge: «Tra le favorite indicate all’inizio è quella che, ad oggi, sta sicuramente rispettando i pronostici. Ma qualsiasi squadra ci fosse stata in calendario al suo posto, avremmo dovuto lavorare con l’obiettivo di riscattare la prestazione di Crotone».
Cosmi chiede una risposta sul piano dell’atteggiamento
Il tema centrale della vigilia è dunque la reazione. Per il tecnico granata sarà determinante ritrovare l’atteggiamento mostrato dalla squadra nelle settimane precedenti.
«Se non riusciamo ad avere un atteggiamento in linea con le nostre intenzioni, soffriremo e correremo altri rischi», avverte Cosmi. «Se invece torniamo ad essere, da subito, quelli che siamo stati nel mese precedente alla partita scorsa, abbiamo possibilità di fare bene, di ottenere risultati e dare un’immagine di noi molto positiva».
La settimana è servita anche a confrontarsi con il gruppo, insieme alla dirigenza, senza trasformare la sconfitta in una caccia alle responsabilità. «Non siamo stati a cercare colpevoli o fare eccessiva autocritica, semplicemente abbiamo fatto capire al gruppo che sarebbe insopportabile ritrovarsi a vivere prestazioni come quella dello Scida».
Il messaggio è chiaro: «Bisogna dare molto di più e credo che questa squadra abbia già dimostrato di avere le potenzialità per fare meglio».
Achik assente, torna de Boer
Contro il Bari Cosmi dovrà fare a meno di Ismail Achik, fermato da una lesione muscolare all’adduttore lungo della coscia destra.
«Si tratta di un giocatore sempre importante per noi, anche se nell’ultimo periodo non aveva brillato. Troveremo altre soluzioni, ci sono altri ragazzi validi», spiega il tecnico.
Tra le novità più attese c’è però il ritorno tra le opzioni disponibili di Kees de Boer, che potrebbe rappresentare una risorsa importante per la gara dell’Arechi. «L’ho rivisto negli allenamenti in queste due settimane ed è un elemento che ci è mancato tanto. Nello scorso weekend non era ancora in condizione, da domani può essere invece preso in considerazione e questa credo che sia una bellissima notizia».
“Russia ‘chiusa in un vicolo cieco’ da aiutare con un’uscita onorevole, Zelensky ridicolizzato, l’Ucraina come parte ‘interna’ della storia russa, la NATO come aggressore (con annesse ricostruzioni storiche fantasiose), le armi all’Ucraina come provocazione, e il ricatto nucleare come argomento per chiudere il discorso. Il nuovo punto di riferimento dei riformisti. Sull’Ucraina quasi peggio di quello dei progressisti (Conte). Sempre più ‘Campo Lavrov'”. Lo afferma il leader di Azione, Carlo Calenda, parlando di Vincenzo De Luca, all’indomani dell’intervento del sindaco di Salerno alla Leopolda organizzata da Renzi a Firenze
In occasione della sfida tra Salernitana e Bari , in programma domani, domenica 4 ottobre, con inizio alle ore 20.30, allo Stadio “Arechi”, il Centro Coordinamento Salernitana Club e, più in generale, l’intera tifoseria granata, si è mobilitata per sostenere una causa importantissima.
Presso i varchi d’accesso all’impianto e all’interno dei vari settori dello stadio saranno presenti appositi salvadanai per una raccolta fondi straordinaria destinata a coprire le spese mediche della piccola Tiffany Giordano, una bambina di 6 anni residente a Pontecagnano Faiano.
La storia di Tiffany e la battaglia per gli interventi
La piccola Tiffany è nata con una paralisi ostetrica del plesso brachiale destro, una patologia causata da una gravissima lesione dei nervi al momento del parto che ha compromesso la funzionalità dell’intero arto.
Dopo aver già affrontato il primo e delicato intervento chirurgico nei mesi scorsi, la strada per il pieno recupero è ancora lunga e complessa:
I prossimi step medici: Entro i prossimi anni la bambina dovrà sottoporsi a una seconda e terza operazione chirurgica avanzata.
L’obiettivo clinico:I complessi interventi mireranno a ricostruire ed innestare i fasci nervosi per permetterle di recuperare la sensibilità e la funzionalità del polso e della mano.
I costi: Il percorso riabilitativo e chirurgico richiede risorse economiche ingenti, necessarie per coprire i costi delle operazioni presso centri specializzati e le successive terapie.
La risposta della comunità e dei tifosi
Già al centro di manifestazioni benefiche in provincia, la storia di Tiffany – ospite, tra l’altro, con i propri genitori, del programma “Cuore Granata“, curato dal Centro di Coordinamento Salernitana Clubs e in onda tutti i giovedì, dalle ore 20.30, sull’emittente regionale LiraTv – ha trovato la sensibilità e il supporto dei gruppi organizzati della tifoseria salernitana e dell’intera comunità.
L’iniziativa dei salvadanai all’Arechi rappresenta un momento di grande unione: tifosi e semplici appassionati presenti allo stadio potranno offrire il proprio contributo spontaneo. L’intero ricavato della giornata consentirà alla famiglia Giordano di proseguire senza interruzioni le cure e donare alla piccola Tiffany la speranza di un futuro più sereno e autonomo.
“Parteciperò personalmente in rappresentanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla riunione del CIPESS che si terrà martedì 6 Ottobre alle ore 18,30 presso Palazzo Chigi.
All’ordine del giorno ci sarà la delibera del finanziamento per 289 milioni di euro per gli Stadi di Napoli (Maradona) e Salerno (Arechi e Volpe). Come da impegno preso saranno 150 i milioni finanziati per l’adeguamento e la ristrutturazione dello Stadio Diego Armando Maradona di Napoli e 139 i milioni per gli stadi Arechi e Vestuti di Salerno.
Sarà necessario modificare l’Accordo di Coesione tra Regione Campania e il Governo Nazionale con un grande lavoro svolto dai Ministri Foti ed Abodi.
Sia Napoli che Salerno sono stati indicati quali possibili sedi di Euro 2032 ed il Governo Meloni risponde presente anche per rimediare agli errori e al tempo perso da altri.
Entro 3 anni i lavori dovranno essere realizzati per non perdere l’occasione di ospitare gli Europei di Calcio che sono una grande occasione anche di sviluppo economico dei nostri territori.”
Lo dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, Sottosegretario di Stato al Mit.
Ricostruire il passato di Marte per preparare il prossimo passo nello Spazio. La Cina punta a completare entro la fine del 2028 una nuova mappa geologica dell’intera superficie del Pianeta rosso. L’annuncio è stato fatto da Hou Zengqian, accademico e responsabile scientifico di Tianwen-3, la missione con cui Pechino vuole raccogliere campioni marziani e riportarli sulla Terra. Una carta per capire dove andare, che cosa cercare e perché. Ma anche per affermare un ruolo nella definizione delle conoscenze con cui il mondo studierà Marte.
Verso la prima mappa geologica “intelligente” di Marte
Il progetto appena presentato prevede una carta globale in scala uno a cinque milioni, una mappa della zona di atterraggio in scala uno a 50 mila e atlanti tematici. Non si tratta della prima cartografia geologica del pianeta, già oggetto di lavori americani. La novità annunciata riguarda l’integrazione di osservazioni diverse e l’impiego dell’intelligenza artificiale, che secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua permetterà di realizzare la prima mappa geologica “intelligente” di Marte.
Donald Trump, Xi Jinping e le rispettive first lady a Washington il 25 settembre 2026 (foto Ansa).
La base sarà costituita dai dati di Tianwen-1, affiancati dalle osservazioni delle sonde statunitensi ed europee. Immagini, analisi della composizione minerale, radar e misure dei campi gravitazionale e magnetico dovrebbero consentire di leggere insieme superficie e sottosuolo. L’intelligenza artificiale aiuterà a riconoscere i materiali e distinguere le unità geologiche, incorporando le competenze degli scienziati.
L’acqua è al centro della ricerca
L’obiettivo è ricostruire la successione degli eventi che hanno trasformato Marte, dalle fasi più antiche alla progressiva perdita di condizioni favorevoli all’acqua liquida. Proprio l’acqua è al centro della ricerca. La carta incorporerà i risultati di Zhurong, il rover atterrato nel maggio 2021 a Utopia Planitia. Tra questi, gli indizi di un antico oceano di dimensioni continentali risalente a circa 3,5 miliardi di anni fa e di possibili inondazioni temporanee circa 1,6 miliardi di anni fa. Sono interpretazioni scientifiche da consolidare, aiutano però a individuare ambienti che potrebbero aver ospitato acqua e rocce capaci di conservarne eventuali tracce.
Il rover cinese Zhurong su Marte (foto Ansa).
Pechino vuole inoltre proporre una sua suddivisione del tempo geologico marziano, con l’ambizione di farla diventare un riferimento internazionale. La cronologia oggi distingue i periodi Noachiano, Esperiano e Amazzoniano, la cui ricostruzione si basa anche sulla densità dei crateri. La Cina cerca dunque di contribuire ai criteri con cui si interpreta la storia del pianeta.
Lancio nel 2028, il ritorno dei campioni intorno al 2031
La futura carta dovrebbe offrire anche un modello per lavori analoghi sulla Luna, su Venere e sugli asteroidi. Il passaggio decisivo resta Tianwen-3. Il lancio è previsto intorno al 2028, il ritorno dei campioni intorno al 2031. Due scadenze che non vanno confuse con quella della mappa. Secondo i piani, almeno 500 grammi di materiale dovrebbero raggiungere i laboratori terrestri. Per riuscirci serviranno due lanci: uno porterà il lander e il veicolo di risalita, l’altro l’orbiter e il modulo di rientro. Dopo la raccolta, i campioni dovranno lasciare la superficie marziana, essere trasferiti in orbita e affrontare il viaggio verso la Terra. Una sequenza che nessuno ha ancora completato.
Un’immagine diffusa dalla Nasa il paesaggio su Marte (foto Ansa).
Il risultato darebbe alla Cina un primato nel confronto con gli Stati Uniti. Washington conserva una lunga esperienza marziana, dal sorvolo di Mariner 4 nel 1965 ai rover Curiosity e Perseverance. Ma il programma di ritorno dei campioni sviluppato da Nasa e Agenzia spaziale europea è stato condizionato da costi elevati e ritardi. A gennaio il Congresso americano ha di fatto interrotto il finanziamento del progetto esistente. Parte delle risorse è stata indirizzata a Mars Future Missions, per sviluppare tecnologie meno costose. L’architettura e i tempi di un eventuale recupero restano incerti.
Il lancio di un razzo Atlas V della United Launch Alliance, con a bordo il rover Perseverance della missione Mars 2020 della Nasa (foto Ansa).
Anche la traiettoria cinese conosce limiti e battute d’arresto. Zhurong ha superato la missione primaria di 90 giorni marziani e percorso oltre 1,9 chilometri, prima di entrare in ibernazione nel maggio 2022 senza risvegliarsi. Il probabile accumulo di polvere sui pannelli solari ne ha compromesso l’alimentazione. E l’espansione delle attività impone di mantenere affidabilità e controlli di qualità mentre aumentano le missioni.
Il Pianeta rosso fa parte di un programma spaziale più vasto
La competizione si misura anche nella capacità di affrontare gli inconvenienti senza perdere continuità. Anche perché Marte fa parte di un programma spaziale più vasto. Chang’e-6 ha riportato nel 2024 quasi due chilogrammi di campioni dalla faccia nascosta della Luna, una prima mondiale. Tianwen-2, lanciata nel maggio 2025, ha raggiunto le vicinanze dell’asteroide Kamoʻoalewa nel 2026 e dovrebbe consegnarne campioni alla Terra alla fine del 2027.
Mappando Marte la Cina prova a imporre il suo primato spaziale sugli Usa (foto Unsplash).
Pechino punta a un allunaggio umano entro il 2030 e alla costruzione di una stazione internazionale di ricerca lunare permanente. Il piano quinquennale 2026-2030 prevede un rafforzamento in tema di esplorazione planetaria, difesa dagli asteroidi, internet satellitare e dispiegamento di lanciatori riutilizzabili.
Una sfida anche sul campo della narrazione
C’è poi un territorio che si conquista attraverso la narrazione. Come lo Sputnik e l’Apollo hanno segnato l’immaginario del Novecento, le missioni cinesi alimentano un’epica nazionale della scienza e della tecnologia. I nomi richiamano un patrimonio culturale: Chang’e è la dea della Luna, Zhurong una divinità del fuoco. La fantascienza contribuisce ad allargare questo orizzonte.
I romanzi di Liu Cixin, la serie NetflixIl problema dei tre corpi e i kolossal cinematografici come The Wandering Earth portano al pubblico globale futuri in cui la Cina partecipa da protagonista alle sfide dell’umanità e alla conquista di nuove frontiere spaziali. Ricerca e immaginario si rafforzano così reciprocamente. Completare la mappa di Marte imprimerebbe nella conoscenza condivisa del Pianeta rosso una lettura elaborata in Cina, rendendone ancora più manifesta l’ambizione da superpotenza.
Mitopoiesi del Presente. Quattro cantieri culturali per raccontare la Grande Lucania che nasce oggi.
Premessa
Una regione non vive soltanto nei suoi ricordi. La Grande Lucania non è soltanto quella che siamo stati. È anche quella che, con fatica e inventiva, stiamo diventando. Ogni paese possiede un patrimonio di storie da custodire; ma se la cultura guarda solo alle storie già concluse, rischia di chiedere ai luoghi di recitare per sempre la parte del proprio passato. Qui la proposta è diversa: prendere un fatto del presente, dargli forma pubblica e farne un appuntamento capace di tornare negli anni. La Basilicata perde abitanti. Secondo il censimento Istat, al 31 dicembre 2024 i residenti erano 530.004, 3.229 in meno rispetto all’anno precedente. Il dato non si corregge con una festa. Proprio per questo il progetto evita ogni promessa miracolosa: prova a rendere riconoscibili le scelte, le persone e le contraddizioni attraverso cui un territorio cerca un futuro. La Grande Lucania è qui una visione culturale condivisa, non una nuova delimitazione amministrativa. Il suo centro sono i paesi e le comunità che decidono di raccontarsi in prima persona.
Il metodo / Trasformare un fatto in un rito pubblico
Mitopoiesi significa costruzione di un racconto collettivo. Nel nostro caso non vuol dire inventare dati o dichiarare risolti i problemi. Si parte da una vicenda verificabile: una casa che torna a essere abitata, una scelta di lavoro, un’attività appena aperta, un paesaggio attraversato dall’energia. Le associazioni del luogo ascoltano i protagonisti, raccolgono le loro parole e costruiscono con loro un gesto pubblico: una consegna simbolica, un cammino, un incontro, una piazza che si riconosce in una storia nuova. Il rito ha senso soltanto se resta fedele alla realtà. Una casa vuota non diventa abitata perché viene mostrata una chiave. Un nuovo residente non rappresenta da solo l’inversione dello spopolamento. Una luce su una mappa non prova che un paese abbia superato le difficoltà della connessione. Il mito del presente nasce quando una comunità sa dare valore a un fatto vero senza gonfiarlo.
Primo cantiere / La Lucania vuota che si riempie
Il Festival del Ritorno parte da una ferita visibile: le porte chiuse, le case inutilizzate, le strade in cui si conoscono le assenze. In uno o più borghi, un’associazione individua insieme ai proprietari un immobile disponibile e ne racconta la storia.
Se esiste un accordo concreto per un nuovo uso, la consegna delle chiavi diventa il momento pubblico della giornata. Può riceverle un giovane, una famiglia, un’artista, un’impresa o chi abbia scelto davvero di stabilire lì una parte della propria vita. Quando non c’è ancora un’assegnazione, la casa si può adottare simbolicamente, dichiarando con chiarezza che l’impegno è cercarle un futuro e non che quel futuro sia già garantito. Intorno a questo gesto possono nascere visite, racconti degli abitanti e incontri con chi conosce gli ostacoli pratici del rientro: alloggi, servizi, lavoro, trasporti. Il protagonista non è soltanto chi torna da lontano. È chi apre una porta adesso, e chi rende possibile tenerla aperta domani.
Secondo cantiere / La Lucania che produce energia
Il Cammino dell’Energia attraversa una Basilicata contemporanea: impianti, campi, infrastrutture, luoghi di lavoro e paesaggi trasformati. Un percorso pubblico, costruito con guide, associazioni, tecnici e abitanti, spiega che cosa si produce, come funziona un impianto e quali effetti vengono discussi nel territorio. Dove consentito, può includere una visita; altrove bastano punti di osservazione accessibili e materiali verificati. Sarebbe facile celebrare la pala eolica come un moderno mulino o presentare un giacimento come un monumento al progresso. L’immagine può incuriosire, ma non deve chiudere la discussione. Le domande su ambiente, salute, paesaggio, lavoro e benefici per le comunità devono trovare posto nel racconto, insieme ai fatti accertati e alle diverse posizioni. L’istituzione offre uno spazio serio di conoscenza; non chiede alle associazioni di fare propaganda né di simulare una neutralità che cancelli i conflitti. Un territorio diventa autorevole quando sa spiegare ciò che produce e sa ascoltare chi ne vive le conseguenze.
Terzo cantiere / La Lucania accogliente
Le Nuove Radici è la festa di chi ha scelto il paese. In un borgo che possa indicare una storia concreta, la comunità invita una persona o una famiglia arrivata di recente, oppure chi vi è tornato, a raccontare perché ha deciso di vivere o lavorare lì. La scelta può aver generato una bottega, un’azienda agricola, uno studio; può anche essere ancora fragile, fatta di tentativi e adattamenti. Non serve trasformarla in una storia esemplare a ogni costo. La provenienza non crea graduatorie di appartenenza. Un lucano di ritorno, una giovane di un’altra regione e una famiglia venuta da un altro Paese ricevono lo stesso ascolto,
se desiderano partecipare. Accanto a loro parlano i vicini, la scuola, le associazioni e chi ha aiutato o potrebbe aiutare a restare. La festa mette in scena un’accoglienza concreta: non “sei arrivato, dunque il paese è salvo”, ma “hai scelto di esserci; vediamo che cosa possiamo costruire insieme”.
Quarto cantiere / La Lucania digitale e lenta
La Notte delle Luci Connesse dà forma visibile a un legame che normalmente non si vede. In un borgo dove ci siano persone disponibili a partecipare, una piazza ospita una mappa delle città con cui lavoratori e professionisti del luogo collaborano. Ogni punto luminoso nasce da una scelta volontaria; nessun luogo di lavoro, nome, orario o rapporto professionale viene esposto senza consenso. Può essere una mappa di collegamenti raccontati dai partecipanti, non un tracciamento in tempo reale. La piazza resta illuminata e sicura: si spengono, se utile, soltanto luci sceniche dell’allestimento, non l’illuminazione pubblica. Lo schermo è facoltativo; una proiezione di piccole dimensioni o una mappa stampata possono servire meglio l’idea se le risorse sono limitate. Poi la tecnologia lascia spazio alle voci: che cosa rende possibile lavorare da un borgo? Che cosa manca ancora in termini di rete, mobilità, spazi e servizi? La lentezza non è isolamento e la connessione non è una promessa pubblicitaria. È la possibilità, da verificare nella vita quotidiana, di abitare un luogo senza smettere di partecipare al mondo.
Come si realizza / Una regia leggera e impegni chiari
Il progetto può partire con quattro esperienze pilota, anche in paesi diversi. Un coordinamento culturale comune mette a disposizione il metodo e un’identità riconoscibile; ogni associazione locale sceglie la storia insieme ai protagonisti
e costruisce l’evento con proprietari, operatori e soggetti competenti. Al Comune si chiede collaborazione per gli spazi e per quanto necessario sul piano organizzativo e autorizzativo. Prima di annunciare ogni data si verificano accessibilità, sicurezza, consensi, eventuali permessi e responsabilità. “A costo zero per le amministrazioni” è un obiettivo di progettazione, non una proprietà automatica degli eventi. Richiede sedi e attrezzature già disponibili, contributi volontari realmente concordati e una copertura esterna per le spese inevitabili, comprese quelle legate a sicurezza, accessibilità e assicurazione. Se queste condizioni non ci sono, il format si ridimensiona oppure il costo viene dichiarato. Anche il lavoro delle associazioni va riconosciuto, senza far passare per gratuito ciò che ricade sulle persone. Il risultato non si misura solo contando il pubblico. Dopo ciascun appuntamento si registra che cosa è accaduto davvero: un immobile rimesso in uso, un contatto avviato, un problema emerso, una collaborazione nata, un impegno assunto e poi mantenuto. Un breve resoconto pubblico distingue le azioni realizzate dalle intenzioni. Così la festa non diventa una fotografia destinata a sparire il giorno dopo.
Dare una data al futuro
La Grande Lucania merita di conoscere le proprie radici. Merita altrettanto di vedere, con lucidità, chi oggi sceglie di abitarla, lavorarla, attraversarla e cambiarla. Non chiediamo a quattro eventi di fermare lo spopolamento o di risolvere da soli i conflitti sull’energia. Chiediamo alle comunità di prendere parola sul proprio presente, con coraggio e senza trucco. Se un paese consegna una chiave vera, accoglie una scelta vera, racconta un paesaggio senza censurarne le domande e accende una piazza intorno a legami reali, ha già compiuto un gesto culturale forte. Non avrà aggiunto semplicemente una sagra al calendario. Avrà dato una data al futuro, e qualcuno, il giorno dopo, dovrà aprire quella porta.
Riferimenti essenziali
Istat, Censimento della popolazione: dati regionali, anno 2024, scheda Basilicata: https://www.istat.it/comunicato-territoriale/censimento-della-popolazione-dati-regionali-anno-2024/ Regione Basilicata, Transizione energetica: via libera a due provvedimenti, 2025: https://www.regione.basilicata.it/transizione-energetica-via-libera-a-due-provvedimenti/
*già sindaco di Potenza e assessore regionale della Basilicata
SALERNO – Risale alla stagione 1983/84 l’ultima volta in cui Salernitana e Bari si sono sfidate in Serie C. In quell’occasione vinse il Bari a conferma di una tradizione non certo positiva per i colori granata contro i biancorossi pugliesi che si affrontano a Salerno per la ventiduesima volta, la quinta in terza serie. Il bilancio, infatti, è di 8 vittorie granata, 7 pareggi e 6 vittorie ospiti, l’ultima delle quali nell’ultimo precedente giocato, nel 24/25 in B, mentre l’ultima gioia granata risale al campionato cadetto 2008/09. La prima storica sfida risale al campionato misto di Serie A e di Serie B giocato a cavallo del 1945 e 1946. All’uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, con tutte le difficoltà esistenti per i collegamenti tra le regioni, nasce un campionato sicuramente particolare. Nel girone centro-sud sono al via cinque squadre di A e sei di Serie B, tra cui la Salernitana e il Bari. Nel giorno dell’Epifania del 1946 Margiotta al 33’ porta i granata in vantaggio. Dopo il pari al 57’di Benedetti, Colaneri al 65’ segna il 2-1 poi in due minuti dall’81’ all’83 Di Benedetti e Lenzi regalano la vittoria ai pugliesi. Le due formazioni si ritrovano in Serie A nel 47/48 e un rigore di Buzzegoli al 42’ premia i granata. Identico risultato in B nel 50/51 con gol di Bulent al 3’ e nel 55/56 con rete decisiva di Foglia al 18. Le due squadre si ritroveranno di fronte solo dieci anni dopo in Serie C e sarà ancora 1-0 per la Salernitana grazie al gol di Sestili al 6’. Altro salto temporale ma il risultato non cambia: nel 74/75 ancora in Serie C è Marchi al 38’ a firmare l’1-0 granata. Nella stagione successiva al 2’ Sciannimanico, che arriverà in granata una decina d’anni dopo, interrompe il lungo digiuno di gol barese ma dopo tre minuti Vitulano sigla il gol dell’1-1 finale. La tradizione dell’1-0 torna nel 76/77 con gol di Muiesan a quattro dal termine. Con questa vittoria si chiude la tradizione positiva per i granata che da quel giorno ad oggi soltanto altre due volte hanno trovato la vittoria. Nel 1983/84 al 19’ De Tommasi porta avanti i pugliesi. Al 34’ pareggia Belluzzi ma a dieci dal termine il Bari con gol di De Trizio conquista la vittoria. Le due squadre si ritrovano anni dopo e arriva il primo 0-0 della storia nel torneo di B 95/96, mente nel 97/98 dopo il gol di Ingesson al 19’ Artistico al 44’ segna l’1-1 nel match valido per l’andata del primo turno di Coppa Italia, con i pugliesi che al ritorno conquisteranno la qualificazione. È rimasta nella storia, invece, la sfida del 98/99, il secondo e ultimo confronto tra i due club in massima serie. Dopo il gol di Vannucchi al 12’, Osmanowski pareggia al 42’. Al 65’ Bolic segna il 2-1, Chianese spreca clamorosamente il tris e al 93’ Knudsen regala il pari al Bari. Tanti gol anche nella sfida successiva nel 2001/02 in B. Si gioca alla penultima giornata con Vignaroli che al 18’ sblocca il risultato, Al 44’ Spinesi pareggia per poi ripetersi al 51’ su rigore dopo che, due minuti prima un autogol di Mazzarelli aveva riportato avanti la squadra di Zeman. Poi al 61’ il gol decisivo di Bellavista per il 2-3 pugliese. Nel 20022/03 dopo il gol di Stendardo al 14’ Cordova e De Rosa regalano la vittoria ai pugliesi. L’anno dopo una doppietta di Giorgio Di Vicino al 18’ e all’88’ fa esultare i granata mentre nel 2004/05 dopo la rete di Santoruvo al 16, i granata ribaltano con Molinaro al 31’ e Palladino al 75’ con Carrus che poi si vestirà di granata a firmare tre minuti dopo il 2-2 definitivo. Nel campionato 2008/09 con il Bari già promosso in Serie A e allenato da Antonio Conte, la Salernitana trova i tre punti salvezza al termine di una partita rocambolesca e caratterizzata da lunghi strascichi giudiziari in seguito. Sul campo al 4’ Barreto porta avanti i pugliesi. Ganci al 25’ pareggia, mentre nella ripresa al 67’ Scarpa e al 75’ Di Napoli completano la festa granata per nulla rovinata dal gol del definitivo 3-2 firmato Ranocchia a otto minuti dalla fine. Le due squadre si ritrovano ancora in Serie B nella stagione 2015/16 alla 33^ giornata. I granata di Menichini sono alla ricerca di punti salvezza ma il Bari non fa sconti. Dezi sblocca al 44’, Una doppietta di Donnarumma al 46’ e al 63’ ribalta la situazione ma Sansone al 52’ pareggia e Maniero al 55’ riporta vanti gli ospiti. Al 59’ Coda pareggia ma al 66’ ancora Dezi firma il 4-3 per i pugliesi. Raggiunta la salvezza nella stagione successiva, la sfida regala molte meno emozioni e si chiude con un anonimo pareggio a reti bianche. Nel 2017/18 è 2-2 il risultato finale grazie alle doppiette di Alessandro Rossi (al 14’ e al 48’pt) per i granata e di Galano per i pugliesi che erano andati in vantaggio al 5’ per poi ritrovare la parità al 77’. Infine, il precedente della stagione 2024/25, l’ultimo in ordine di tempo con la vittoria del Bari contro i granata di Martusciello grazie alle reti al 29’ di Lasagna e al 36’ di Novakovich, a conferma di una tradizione poco felice che la squadra di Cosmi sarà chiamata a invertire questa domenica all’Arechi.
Salerno – È un nuovo passaggio dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Salerno sui presunti rapporti irregolari tra attività sanitaria privata convenzionata e professionisti legati da un rapporto di esclusività con il servizio sanitario pubblico. L’altra sera i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Salerno hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare disposta dal Tribunale di Salerno, Sezione Riesame, su richiesta della Procura.
Destinatario del provvedimento è Massimo Cobellis, legale rappresentante della clinica privata omonima convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. Nei suoi confronti è stata disposta la misura del divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi nelle persone giuridiche e nelle imprese per la durata di un anno.
La misura rappresenta l’esito di un nuovo esame del quadro indiziario raccolto dagli investigatori della Compagnia della Guardia di Finanza di Vallo della Lucania. Il Tribunale del Riesame è stato chiamato a rivalutare gli elementi dell’inchiesta dopo l’appello presentato dalla Procura della Repubblica di Salerno.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riconosciuto, allo stato degli atti, dal giudice del Riesame, nei confronti di Cobellis sussisterebbero gravi indizi di colpevolezza in relazione all’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno di un ente pubblico e al falso in atto pubblico.
L’ipotesi investigativa riguarda un’associazione che, secondo l’accusa, sarebbe stata composta da quattro persone e avrebbe operato attraverso un sistema in grado di consentire a un medico dipendente di una struttura sanitaria pubblica, vincolato da un rapporto di esclusività, di svolgere contemporaneamente attività chirurgica all’interno della clinica privata.
Il medico vincolato dall’esclusiva
È proprio questo il punto centrale dell’inchiesta. Il professionista, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe effettuato interventi chirurgici nella struttura privata nonostante il rapporto di esclusività con un’azienda sanitaria pubblica.
La contestazione ruota anche attorno alla presunta permanenza dell’indennità collegata al rapporto esclusivo. Il medico, pur svolgendo attività presso la clinica privata, avrebbe continuato a percepire dall’azienda sanitaria di appartenenza la relativa indennità mensile suppletiva, inducendo secondo l’accusa l’ente pubblico in errore sulla reale situazione professionale.
Contestualmente, sempre secondo l’impostazione investigativa, la clinica avrebbe potuto beneficiare della professionalità del medico e del relativo giro di pazienti.
Il ruolo contestato a Cobellis, in qualità di amministratore della struttura, sarebbe dunque quello di aver consentito che il professionista svolgesse gli interventi chirurgici nella clinica privata, pur essendo formalmente legato da un rapporto di esclusività con il servizio sanitario pubblico.
Sei mesi ma è come se fosse stata una vita. Un pezzo del suo percorso professionale che ha lasciato in eredità tanto amaro in bocca per ciò che poteva essere e non è stato. All’epoca furono tante le critiche di ambiente, stampa e tifoseria. Oggi, a mente fredda, gli si può invece riconoscere che quella Salernitana, senza situazioni anomale, avrebbe mantenuto la categoria avviando probabilmente un ciclo diverso. Del resto nessuno ha ancora digerito quanto accaduto in Sassuolo-Frosinone, lo scriteriato rinvio del match col Cittadella, l’arbitraggio di Doveri e quell’epilogo playout che costituisce una delle pagine più brutte della storia del calcio italiano. A distanza di tempo l’ex direttore sportivo granata Marco Valentini apre l’album dei ricordi, ripercorre quelle giornate così convulse e svela qualche retroscena relativo a un gruppo spaccato fino a gennaio e che poi ha chiuso nel peggiore dei modi. Ecco le sue dichiarazioni:
Partiamo dall’attualità: si aspettava una società in difficoltà anche in serie C dopo la doppia retrocessione?
“Faccio una premessa: mi sono lasciato molto bene con il proprietario. Ricordo la chiacchierata telefonica con Iervolino all’indomani della sconfitta interna con la Sampdoria nei playout: mi comunicò la volontà di ripartire da zero e di mettere una pietra su quel passato recente che tanto lo aveva amareggiato. Quanto all’attualità, dico che il problema sta a monte. La storia dice che, negli ultimi 16 anni, solo due squadre (Perugia e Cittadella, ndr) hanno conquistato la B subito dopo il salto all’indietro. Tenendo conto di questa statistica sarebbe stato preferibile avviare un progetto biennale basato in prima istanza su giovani di prospettiva e di categoria affiancati da 3-4 acquisti top. Una sorta di campionato d’assestamento utile a porre le basi per stravincere 12 mesi più tardi. Invece la Salernitana ha tentato da subito la scalata ritrovandosi a perdere i playoff e a rivoluzionare ancora una volta l’organico in estate. Io avrei agito in modo del tutto diverso”.
Effettivamente il rinnovo a Faggiano nonostante i 70 calciatori presi e poi ceduti in tre sessioni di mercato è un controsenso a tutti gli effetti..
“Lo conosco, il suo modo di fare è differente dal mio. Secondo me una rosa vince se si crea un’ossatura, quello zoccolo duro nel quale la gente si identifica e che sente la maglia. Se si cambia ogni sei mesi diventa tutto più complicato anche per gli allenatori. Un anno fa aveva anche l’obbligo di cedere per liberarsi di ingaggi pesanti. L’estate scorsa, invece, ci sono stati numerosi cambiamenti e il progetto è ripartito da zero, al momento con una discontinuità di risultati che ha allontanato la Salernitana dalle zone alte”.
Col Bari è già decisiva? Il rischio è di ritrovarsi a -10 dalla vetta…
“Sarà importante, non determinante. Il campionato è lungo e in avvio di stagione può accadere di tutto, basti pensare che il Sorrento è stato in vetta e che ora il Potenza è allo stesso livello del Bari. Non c’è il Benevento di turno che può stracciare la C, è un girone molto equilibrato nel quale riesci da emergere se hai continuità di prestazioni e risultati. Al momento sono cose che sono mancate alla Salernitana, ma vincere domenica riaprirebbe i giochi”.
Cosmi si gioca la panchina?
“Il Danilo Iervolino che ho conosciuto io forse avrebbe già agito in questa direzione. Oggi probabilmente è un presidente meno impulsivo e ha deciso di riconfermare l’allenatore. C’è ancora tempo per riprendersi, ma bisogna iniziare a vincere sin da domenica”.
Veniamo alla sua esperienza. Come la definirebbe?
“Breve, ma intensa. Sono stato lì sei mesi, ma è come se fossero passati 5 anni. In quel momento c’era grande tensione nell’ambiente, non sono mancate critiche pesanti ma le accettavo perché mi rendevo conto che Salerno era reduce da un periodo sportivamente parlando difficilissimo e che in fondo non avevo neanche avuto modo di farmi conoscere sotto il profilo umano. Dedicato 20 ore su 24 alla Salernitana, volevamo a tutti costi mantenere la categoria e avviare un progetto virtuoso per ripagare i tifosi del loro affetto. Oggi posso dire che qualcuno ha positivamente rivalutato il mio operato e che con la società è rimasto un rapporto di rispetto reciproco che mi rende felice. Con quella macchia, però, rappresentata dalla serie C. Una cicatrice che sanguina ancora”.
Doveri-Gravina: quante volte li ha sognati di notte?
“Quei due personaggi sono stati la punta dell’iceberg. Tutto nasce nel giorno della morte del Papa, quando stravolsero i regolamenti decidendo che Cittadella-Salernitana e l’intero turno di campionato dovessero slittare a metà maggio. Sicuramente Sassuolo-Frosinone avrebbe avuto un esito diverso se i neroverdi avessero affrontato i gialloblu ad aprile e con un primo posto da difendere. Ma di cose strane ne sono accadute tantissime: 40 giorni di stop, il rigore netto non fischiato su Soriano, il 2-0 della Samp a Marassi nato da una punizione inesistente. Confermo quanto dissi: alcuni calciatori non avrebbero voluto scendere in campo nel secondo tempo all’Arechi. Mi guardavano e dicevano “Ma che giochiamo a fare?”, rassegnati per alcune decisioni che gridavano vendetta. Quella Salernitana, in condizioni di normalità, si sarebbe salvata senza disputare i playout e sarebbe stata un’impresa quasi paragonabile a quella del 7% targata Sabatini-Nicola. Ricordo che ereditammo una squadra ultima in classifica, con un gruppo tutt’altro che unito, gente in grossa difficoltà e una tifoseria che si era allontanata dagli spalti. Chiudemmo la regular season con un Arechi da 20mila, 5 vittorie in 7 gare e con la voglia matta di affrontare nello spareggio un Frosinone in involuzione. Non ci fu permesso”.
La società probabilmente non seppe tutelare la Salernitana rispetto a una palese e grave ingiustizia…
“So che Milan tempo dopo parlò di riappacificazione con Gravina. Non entro nel merito delle dichiarazioni degli altri. Io, personalmente, sette giorni dopo ero a Sportitalia e non fui tenerissimo con nessuno. Sassuolo-Frosinone, il rigore netto che non ci hanno fischiato, i giocatori intossicati nel viaggio di ritorno da Genova e che al campo di allenamento non si reggevano in piedi. Nemmeno indicazioni mediche spinsero le autorità a prendere in considerazione un rinvio del match di ritorno. Uno scenario paradossale, nel quale cercammo inutilmente di tenere alta la concentrazione dello spogliatoio. Ma ho visto cose che non mi sono piaciute”.
Effettivamente quel gruppo fu tutt’altro che combattivo in quel doppio confronto e gente come Verde, Soriano, Adelaide e tanti altri sembrava un corpo estraneo alla squadra…
“Parliamo di calciatori che ho trovato e che non ho portato io. A gennaio eravamo ultimi, con molti giocatori in difficoltà e un lungo periodo senza vittorie. Progressivamente avevamo risollevato quella Salernitana: Ferrari stava andando alla grande, Amatucci dominava a centrocampo, ho avuto il piacere di riscoprire un Simy impeccabile per comportamenti e partecipazione. Raramente ho conosciuto in carriera professionisti così seri. Il discorso non cambia: il playout doveva essere tra Salernitana e Frosinone. Noi saremmo arrivati alla prima gara con 30mila spettatori e uno score di 5 vittorie su sette. Loro, nei due mesi precedenti, erano calati molto. Non ce lo hanno concesso e hanno stroncato in parte anche le nostre carriere. Con la salvezza io e Marino saremmo rimasti e avremmo avuto tre mesi per costruire una rosa competitiva in un contesto ambientale carico d’entusiasmo”.
Togliamoci qualche sassolino: a lei hanno attribuito l’arrivo di Guasone e l’esonero tardivo di Breda…
“Guasone non l’ho portato io: era un’operazione già conclusa, firmata da altri, che avallai perché in quel momento non avevo tempo per contrastare decisioni prese precedentemente. Quanto al mister devo dire che era partito anche bene, poi ha avuto delle difficoltà e i risultati imposero una decisione sofferta quanto necessaria. Io ho sempre difeso le persone che lavorano con me nei momenti più complessi, fa parte del mio carattere e non ho mai scaricato nessuno pubblicamente. In fondo se Cerri segna il rigore a Cesena cambia totalmente la storia del campionato. Per me resta un buon allenatore per la categoria, affettivamente assai legato a Salerno”.
Forse però sul mercato non fu fatto quanto necessario per alzare l’asticella…
“Ricordatevi i calciatori che ho trovato quando sono arrivato e valutiamo quanto accadde dopo. Ritenni opportuno prendere un portiere e credo che Christensen fece bene. Lochoshvili in difesa fu una certezza, Corazza un esterno interessante e Cerri era partito benissimo. Il suo calo non era preventivabile. E sarebbe bastato avere anche solo la metà del Raimondo che abbiamo ammirato negli anni successivi per aggiungere punti alla classifica. A centrocampo scommettemmo su Caligara che, dopo il partitone di Cittadella, si infortunò ed ebbe problemi nei playout. Molti di quelli che non ho portato io hanno smesso a luglio o si sono perse le tracce. A mente fredda tutte queste valutazioni sono state fatte anche dai tifosi granata. 5 vittorie nelle ultime sette gare, buon gioco e gruppo che aveva ritrovato affiatamento: c’erano i presupposti per battere il Frosinone nel doppio confronto”.
Va detto che molti giocatori non onorarono la maglia nel doppio spareggio con la Sampdoria…
“Vidi cose che non mi sono piaciute in quei 40 giorni. Dal punto di vista tecnico-tattico sbagliammo la gara d’andata, pur con il 2-0 che grida vendetta per motivi arbitrali. In tanti faticarono a ritrovare la concentrazione, ci spezzarono quell’onda positiva rivitalizzando una Sampdoria retrocessa e ripresa per i capelli. Non sarebbe stato facile per nessuno. Fischiateci quel rigore in casa sotto la curva e poi vediamo cosa succede nella ripresa. E non dimentico i 15 tesserati in ospedale per intossicazione alimentare, scene degne del film “L’aereo più pazzo del mondo”. Ci ritrovammo sul campo, non si reggevano in piedi e qualcuno non fu in grado di scendere in campo. In quel caso, dopo mille rinvii, non ci fu l’ok per lo slittamento. Eppure c’erano indicazioni mediche chiare”.
C’era qualche giocatore che aveva preso e che poi non è arrivato?
“Si parlò molto del centravanti Henry, ma aveva gravi problemi familiari e mi disse che non avrebbe avuto senso venire a Salerno con la mente occupata da altri pensieri. Fu onesto. Avevo chiuso per Saric che, però, a 10 metri dal traguardo preferì il Cesena. E poi Sibilli. C’era l’ok del Bari allo scambio con Maggiore, alla fine lui è andato via ma l’esterno non è mai arrivato a Salerno”.
Vendo-non vendo è tormentone ricorrente a Salerno. Lei che idea ha di Iervolino?
“Anche nel mio percorso in granata ricordo si dibattesse molto su questo tema, giravano tante voci attorno alla società. Personalmente ho sempre percepito la voglia di riscatto da parte del proprietario, un presidente che certo non vuole fare brutta figura e che, a mio avviso, tiene ancora molto alle sorti della Salernitana. Sicuramente ci sono stati errori e momenti difficili, ma nel suo intimo sono sicuri sia ancora legato alle sorti dei granata e che ci penserà cento volte prima di fare un passo indietro”.
Del resto con una tifoseria così è difficile non innamorarsi…
“In tanti mi avevano parlato delle potenzialità della piazza, ma se non la vivi non puoi capirlo. Entri all’Arechi e sembra di vedere la curva del Boca Juniors. Chiudemmo la stagione con una media di 20mila spettatori a partita pur con una posizione di classifica deficitaria, un segnale d’amore che va colto da chi attualmente rappresenta la Salernitana. Per presidenti, dirigenti, allenatori e calciatori deve essere un privilegio e una fortuna giocare per quella maglia”.
E’ passato un anno e mezzo, ma dal suo tono si percepisce un rimpianto enorme…
“Viaggiammo a una media di 1,3 punti a partita. La proiezione matematica dice che in 38 gare avremmo fatto 52 punti. In un campionato regolare la Salernitana si sarebbe salvata direttamente. A mente fredda e ragionando per 48 ore senza farsi travolgere dal caso Sampdoria sono convinto che Iervolino avrebbe concesso un’altra chance a me e Marino. Quella retrocessione non ha permesso a due professionisti come noi di dimostrare il nostro valore in condizioni di normalità. Resta comunque un buon rapporto con la società e la stima per una piazza alla quale auguro il meglio. Il mio futuro? Prima mi pesava esser chiamato solo in situazioni delicati, oggi invece ho capito che il ruolo da “pompiere” è adatto per riportare serenità. Resto in attesa e intanto vi seguo con affetto augurandovi un futuro importante”.
Febbraio 2029. Potrebbe essere questa la data di scadenza della prossima legislatura. Perché se quella attuale, la 19ª, pare – salvo sorprese – essere destinata a giungere a scadenza naturale, la 20ª rischia di durare poco più di un anno. Cioè potrebbe concludersi subito dopo il suo momento clou: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Il vero obiettivo è mettere il cappello sul Quirinale
Non è infatti un mistero per nessuno che l’obiettivo principale di chi si presenta alle prossime elezioni – destra, centro o sinistra – sia di mettere il cappello, o anche solo un fiocchetto, sul Quirinale. Ne è la prova il fatto che tutti ne abbiano già parlato, tutti abbiano sottolineato quanto sia importante evitare che l’avversario ‘si impadronisca’ della prima carica dello Stato, mentre ancora mancano all’appello i programmi concreti per risolvere i principali problemi dei cittadini. Ma si sa, la lingua batte dove il dente duole.
Il cambio della guardia al Quirinale (Imagoeconomica).
I possibili scenari
Il rischio però è che, eletto il ‘proprio’ Presidente, o almeno, sventata l’elezione di un ‘nemico’, la maggioranza in carica si dissolva come neve al sole e precipiti il Paese verso il voto anticipato. Ma ecco i possibili scenari. Vince il centrosinistra di misura. «Lo sanno tutti che un giorno dopo che abbiamo eletto il presidente della Repubblica cade il governo», sussurra un esponente del Pd. Amen. Del resto che sul programma tra Schlein e Contenon ci sia tutto questo feeling non è un mistero per nessuno. A quel punto o il capo dello Stato neoeletto si arrampica sugli specchi per imbastire un nuovo esecutivo con un soccorso centrista, oppure scioglie le Camere. E a quel punto Giorgia Meloni, rinvigorita da un anno e mezzo di opposizione, andrebbe a Palazzo Chigi in carrozza, senza forse nemmeno bisogno dell’aiuto di Vannacci.
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa).
Secondo scenario: vince il centrodestra di misura. Se Meloni tentasse una prova di forza per imporre un suo candidato, le possibilità di eleggerlo non sarebbero molte, la tenuta del governo dopo uno smacco simile sarebbe a rischio. Stesso rischio ci sarebbe se il Presidente fosse eletto da uno schieramento bipartisan tendente al centro. La tentazione di un’ordalia elettorale per lavare le colpe di un Parlamento di inciuciatori e garantirsi una maggioranza più ampia sarebbe per la premier molto forte.
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Le condizioni per non tornare al voto nel 2029
Insomma, salvo la vittoria ampia di uno dei due schieramenti o la conduzione più che magistrale del gran gioco dell’elezione al Colle da parte di uno dei leader politici, il rischio che la prossima legislatura abbia una data di scadenza come lo yogurt e duri meno di due anni è molto alto. Si accettano scommesse.
«Mi faranno prima beato, poi santo»: così disse Carlo Acutis alla mamma, cui era apparso in sogno dopo la sua morte. Lo ha raccontato lei stessa nel salotto de La volta buona, mentre la conduttrice Caterina Balivo annuiva devotamente. Non è blasfemia pensare che la signora Acutis avrebbe preferito per suo figlio successi più secolari e terreni a una carriera post-mortem, pur brillante. E comunque, un figlio morto nel 2006 per una leucemia fulminante a soli 15 anni, nel cuore dei suoi genitori è già un angelo, senza bisogno di macchinosi processi di canonizzazione per assurgere agli status meno prestigiosi di beato e santo.
“In sogno, dopo la sua morte, mio figlio mi apparve e mi disse: ‘Mi faranno prima Beato, poi Santo’”. Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, a #LVBpic.twitter.com/pclxbM2LXn
Ci piace immaginare che Carlo, che anche in Paradiso rimaneva un ragazzino, per di più piemontese, in quel sogno parlasse dei futuri onori degli altari con un filo di subalpino e autoironico understatement. Lo stesso che deve averlo spinto a non rivelare a sua madre un’altra e ben più strabiliante predizione: «Realizzeranno un film su di me che verrà trasmesso da Canale 5 e sbancherà l’audience». Sì, sbancata: malgrado il titolo pedestre Il mio nome è Carlo (scelto forse perché Vita da Carlo era già stato preso da Verdone), il biopic diretto da Giacomo Campiotti ha sfiorato domenica i 4,3 milioni di spettatori, accaparrandosi un terzo della platea televisiva.
Non si tratta soltanto di vetusti “telemorenti“, come li chiama Dagospia: la storia di san Carlo Acutis, a base di preghiere, sacrifici, morte prematura e miracoli, ha conquistato il segmento più ghiotto e imprendibile del pubblico, quello che apprezza tutti gli schermi tranne il televisore di casa: i giovani e giovanissimi (37 per cento) e addirittura i bambini (41 per cento).
Sbaragliata la Rai nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose
Un vero colpaccio per Mediaset. Non contenta di aver scippato a mamma Rai il predominio sui giochi della fascia pre-serale (La ruota della fortuna supera regolarmente Affari tuoi) e di aver portato il Tg5 testa a testa col Tg1 (più per demeriti di Saxa Rubra che per altro), con Il mio nome è Carlo il Biscione sbaraglia l’emittente pubblica anche nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose.
Una vittoria che sa di rivincita, pensando a quella che negli annali televisivi è ricordata come la “guerra dei santi” fra il Padre Pio Rai e l’omologo Mediaset, nel lontano 2000. In termini di ascolti, il Pio di Stato (Michele Placido) superò di poco il Pio del Cav (Sergio Castellitto), che però fu più acclamato dalla critica e replicato a raffica con successo, tanto da meritare, una volta tanto appropriatamente, il titolo di “cult“.
Michele Placido ha interpretato Padre Pio nel film di Giulio Base sulla vita del frate di Pietrelcina (foto Ansa).Sergio Castellitto nello sceneggiato su Padre Pio (foto Ansa).
Carlo in realtà era un baby-nerd alla Young Sheldon
Chissà se il piccolo Carlo Acutis ha visto almeno uno dei due Pio, all’epoca. Viene da dubitarne, visto che già a sei anni si era appassionato all’informatica, a nove programmava in Java e C++ e nelle pause suonava il sax. Insomma, era un baby-nerd alla Young Sheldon, distante dal cliché del santo giovinetto alla Luigi Gonzaga o alla san Domenico Savio.
Non sorprende troppo, quindi, che il pubblico giovane abbia apprezzato il biopic su un ragazzo “strano“, interpretato, peraltro, da Samuele Carrino, protagonista di un altro film di grande successo nella Generazione Alfa, Il ragazzo dai pantaloni rosa, anch’esso storia vera di un adolescente non conforme con un finale tragico, ma senza aureola postuma.
Uno smanettone modello per i giovani: non ditelo al governo…
Più sorprendente che uno smanettone per la maggior gloria di Dio venga proposto come modello agli adolescenti, proprio mentre i nostri governanti discutono su come tenerli lontani da pc, telefoni e tablet, considerati strumenti di perdizione e infiacchimento. Ma non è detto che, come protezione per i minori, un santino di san Carlo Acutis funzioni meglio del parental control.
Tagli ai costi, basta astronauti nello spazio: lo spazio è conquistato ora basta mandare robot e sonde automatiche. Ma all'astronauta chi ci pensa?
In Astronaut, corto fantascientifico del 2020, il futuro dell’esplorazione spaziale viene osservato da una prospettiva decisamente poco eroica: quella di un astronauta che deve fare i conti con la propria crescente inutilità. Il progresso tecnologico, invece di aprirgli nuove frontiere, rischia infatti di trasformarlo in un reperto di un’epoca ormai superata. Una piccola storia di fantascienza che usa lo spazio soprattutto per parlare di lavoro, identità e del rapporto non sempre indolore tra esseri umani e automazione.
A scrivere e dirigere il corto... - Leggi l'articolo
Roberto Vannacci inizia a scalpitare sulla Rai. Perché vorrebbe più spazio in televisione, mentre ne ha pochissimo. E sogna anche un suo rappresentante in Vigilanza, se la commissione si dovesse ricostituire. Ma, per paradosso, a Futuro nazionale potrebbe andare addirittura la presidenza dell’organo parlamentare sulla tivù. Fantapolitica? Forse, ma andiamo con ordine.
Muro contro muro dopo lo strappo sulla riforma della Rai
Lo strappo del centrodestra sulla riforma della Rai – con una legge che la maggioranza si è votata in solitaria a suo piacimento in VIII commissione a Palazzo Madama, senza far toccare palla all’opposizione, e che arriverà in Aula il 26 novembre – come conseguenza ha bloccato la trattativa per la ricostituzione della Vigilanza, che si è dimessa in blocco all’inizio di luglio.
La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai (Ansa).
I presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa a metà settembre hanno chiesto ai capigruppo dei partiti di fornire loro i nuovi nomi per la commissione, cosa che il centrodestra ha fatto e l’opposizione no. Da qui la minaccia di La Russa di procedere a nominare d’ufficio i rappresentanti dell’opposizione, cosa che dovrebbe fare assieme a Fontana, com’è accaduto in precedenza con la commissione Covid.
I presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana (foto Imagoeconomica).
Dopo aver dato l’ultimatum, ora però il presidente del Senato temporeggia: «Mi prendo ancora un paio di settimane di tempo», ha fatto sapere mercoledì. Perché? Qualcuno nell’opposizione sospetta che La Russa si sia infilato in un cul-de-sac. Dopo lo strappo sulla riforma, infatti, il centrosinistra ha richiuso la porta alle trattative sulla Vigilanza. «Non daremo alcun nome, per noi il discorso è finito», hanno fatto sapere Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia viva. Se i presidenti di Camera e Senato procederanno d’ufficio, però, a quel punto sarà difficile non valutare la richiesta di Futuro nazionale, che a Montecitorio vanta nove deputati all’interno del gruppo misto.
In Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano
Prima della pausa estiva Fontana aveva rispedito al mittente la richiesta di Fn, spiegando che in Vigilanza un rappresentante del misto c’è già, ma ora, con l’aumento dei parlamentari vannacciani, sarebbe costretto a riprendere in considerazione la richiesta. «Per adesso non siamo stati contattati da nessuno», fa sapere Edoardo Ziello, deputato del generalissimo. Ma se la procedura d’ufficio dovesse andare avanti, in Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano. E magari proprio Ziello, che sul fronte televisivo sembra quello più sul pezzo.
Roberto Vannacci ed Edoardo Ziello (foto Imagoeconomica).
«In tivù, specialmente in Rai, non ci siamo mai. Non compariamo nei pastoni dei telegiornali e le poche volte che ci invitano nei talk show accade in orari in cui la televisione la guardano in pochi, com’è accaduto l’altra sera a Porta a porta», osserva ancora Ziello, a cui non è sfuggito che l’invito a Vannacci da parte di Bruno Vespa è arrivato per Porta a porta e non per l’altro suo programma, 5 Minuti (che fa quasi 4 milioni di telespettatori).
Lo scenario: l’opposizione diserta, Fn garantisce il numero legale e poi…
Ma se un esponente del generale dovesse entrare in Vigilanza, tra i banchi dell’opposizione, potrebbe addirittura diventare presidente. Può accadere, infatti, che la commissione si riunisca, il centrodestra si presenti e l’opposizione no, tranne Fn, garantendo quindi il numero legale. Nella prima seduta si vota il presidente che, per prassi, va a un parlamentare della minoranza. E chi c’è dell’opposizione? Un uomo (o una donna) di Vannacci. E tanti saluti a Barbara Floridia & company.
Barbara Floridia (Imagoeconomica).
Intendiamoci, la possibilità che ciò avvenga è tutta in salita, ma in teoria non si può escludere. «Sembra fantapolitica, ma potrebbe succedere davvero», sussurra un esponente del Pd in Vigilanza. Al momento, però, sembra difficile che i presidenti di Camera e Senato vogliano davvero dare un posto a Fn in commissione. Anche per questo, si sussurra, La Russa sta temporeggiando e Fontana sul tema non emette un fiato. Fedeli anch’essi a un preciso ordine giunto da Palazzo Chigi: non parlare di Vannacci, sminuire il suo movimento, tenerlo ai margini e non offrirgli spazio mediatico.
Roberto Vannacci e, nell’immagine dietro di lui, Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).
Basta vedere come nel centrodestra hanno esultato per le elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria, definendo il risultato di Futuro nazionale un flop. «Ma come si fa a parlare di fallimento quando un partito nato pochi mesi fa, dato nei sondaggi all’8 per cento, alla sua prima uscita elettorale raggiunge l’11 per cento?», si chiedono tra i vannacciani. E la domanda non è così campata per aria.
Il gip di Roma ha disposto la restituzione immediata alla procura degli atti relativi al procedimento sulla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno provocando la morte di 81 persone. La decisione del giudice arriva dopo che il procuratore capo Francesco Lo Voi ha formalizzato la revoca della richiesta di archiviazione alla luce della disponibilità arrivata dalle autorità francesi a trasferire all’Italia tutta la documentazione relativa alla strage.
L’ordinanza del gip
«L’ammissibilità della revoca (della richiesta archiviazione, ndr.) è la soluzione più ragionevole, favorendo un auspicato celere approfondimento investigativo onde pervenire all’ultimazione della fase processuale dei due procedimenti penali con la conferma della richiesta di archiviazione ovvero con l’esercizio dell’azione penale», ha sottoloneato il gip di Roma Livio Sabatini nell’ordinanza. «Ritenuta l’ammissibilità della revoca della richiesta di archiviazione, considerata l’istanza di restituzione degli atti formulata dal pubblico ministero e l’assenza di ulteriori richieste al gip, si deve disporre l’immediata restituzione degli atti al pubblico ministero per le determinazioni di competenza», ha continuato il giudice.
«Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando 10 falsità». Lo ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni commentando le parole che la segretaria dem ha pronunciato alla direzione del partito al Nazareno.
Cos’ha detto Schlein
«Meloni mi chiede di dirle una cosa vera, io gliene dico 10», aveva detto Schlein. «Dicevate che avreste abbassato le tasse, siamo al record di pressione fiscale degli ultimi 12 anni. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d’Europa e il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Provate a negare questo. Quasi 6 milioni di persone vivono in povertà assoluta, quasi una persona su 10. Quasi 6 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe o perché non se lo possono permettere. Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, è il numero più basso dal dopoguerra. Dopo quattro anni di governo sulla natalità la destra ha fatto molta retorica e pochissime politiche. Eppure i dati sono chiari, non è la mancanza di valori a frenare le nascite ma la precarietà del lavoro che colpisce soprattutto le donne i giovani. Soprattutto al Sud di questo Paese i redditi troppo bassi, le difficoltà ad accedere a una casa, la carenza di servizi di asili nido, la penalizzazione delle madri sul lavoro. Ecco, quando la stabilità si trasforma in immobilismo vuol dire che i nodi vengono al pettine. Più tasse, più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita. Questa è l’eredità che lasciano».
Cateno De Luca è letteralmente scatenato. Il sindaco di Taormina, leader di Sud chiama Nord, sta facendo incetta di amministratori locali in Sicilia, pescando in particolare tra gli esponenti della Dc, in difficoltà dopo che Totò Cuffaro, il loro leader, nel 2025 è stato coinvolto in una nuova inchiesta e ha patteggiato tre anni per corruzione e traffico di influenze. Ed è proprio sullo Scudo crociato, ora guidato da Carmelo Pace, fedelissimo di Cuffaro, che si sono concentrate le mire del leader di Sud chiama Nord. L’obiettivo è prendersi il governo della Regione Siciliana con un non meglio definito Campo nuovo. Non solo. De Luca avrebbe stretto un accordo di ferro a livello nazionale con il centrodestra, e in particolare con Fratelli d’Italia, in vista sia delle Regionali sia delle Politiche, entrambe previste nel 2027. L’idea è quella di formare un gruppo parlamentare in modo da evitare di raccogliere le firme necessarie alle forze non rappresentate in Parlamento che intendono correre alle elezioni. Ma attenzione: in pole position per un posto in parlamento ci sarebbe Laura Castelli, ex esponente di punta del M5s e ora punta di diamante del partito di De Luca: è presidente di Sud chiama Nord e dal 22 giugno 2026 vicesindaco della città di Messina.
Cateno De Luca (Imagoeconomica).
Quell’appostamento davanti all’appartamento di Ranucci
Beccato e denunciato ai Carabinieri un giornalista di un magazine online, che fornisce pezzi anche a una trasmissione Rai. Venerdì mattina avrebbe spinto alcune persone a mentire con lo scopo di intrufolarsi in un condominio di Roma per appostarsi davanti alla porta dell’appartamento abitualmente in uso a Sigfrido Ranucci. Il cronista d’assalto avrebbe tentato di arrivare fino alla porta dell’abitazione coinvolgendo nella sua impresa ignari condomini, che però non sono caduti nel tranello e hanno denunciato. Acquisito il filmato delle telecamere.
L’ambasciata russa in Italia interviene su Kaliningrad, l’exclave russa tra Lituania e Polonia da giorni al centro di un’escalation verbale tra Mosca e la Nato. In un post su Facebook ha denunciato che «osserviamo nei media italiani una campagna mediatica lanciata a capofitto da giornali come Corriere della Sera, Stampa e Repubblica per accusare la Russia di aver intensificato la questione delle armi nucleari contro la Nato». «Purtroppo», ha accusato, «questa non è la prima volta che le dichiarazioni ferme e decisive della Russia, miranti a rovesciare e raffreddare i capi scaldati da sentimenti reazionari e militari, sono state interpretate in Italia come manifestazione di aggressione, propaganda anti-occidentale e minaccia ibrida da parte di Mosca». La rappresentanza consiglia dunque «coloro che sostengono tali approcci di non perdere il contatto con la realtà e di cercare di osservare oggettivamente la situazione che si sta sviluppando nel contesto europeo e più ampio in campo della sicurezza».
Antonio Tajani come la vecchia enciclopedia Motta che un tempo occupava un ripiano intero delle librerie di molte case italiane. Prometteva il “sapere universale” ma, tolta qualche ricerca scolastica, rimaneva intonsa per anni con le pagine «ingiallite» dal tempo. Ecco quell’aggettivo, pronunciato da Roberto Occhiuto alla presentazione del libro Il coraggio di governare, è risultato indigesto al leader di Forza Italia, già nell’occhio del ciclone per gli ultimi scivoloni sulle «ragazze affidabili» e sulla sentenza Regeni.
Roberto Occhiuto (Ansa).
«Io non sono l’anti-Tajani, sono il vice di Tajani, ma FI si è un po’ ingiallita e la sua comunicazione va rivista», aveva sottolineato il governatore calabrese mercoledì nel caos di una galleria Sordi gremita da forzisti della cosiddetta minoranza ed ex (tra cui Francesca Pascale e Mara Carfagna). In prima fila sedevano i ministri Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta AlbertiCasellati. E poi DeborahBergamini, GiorgioMulè, Alessandro Cattaneo, Francesco Paolo Sisto, Stefania Craxi e persino ClaudioLotito, presente anche ai festeggiamenti per la vittoria di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria. Un attivismo che sta insospettendo i maligni: il (contestatissimo) patron della Lazio e della Reggina sarà mica in cerca di una ricandidatura?
Roberto Occhiuto alla presentazione de Il coraggio di governare alla Galleria Alberto Sordi di Roma (Ansa).
Il faccia a faccia da Letta
Tajani sembra non aver gradito né il termine né la folla accorsa ad ascoltare il suo vice. E quindi ha subito preteso un faccia a faccia chiarificatore. La levatura dell’arbitro del duello fa comprendere la gravità del conflitto: l’incontro tra il segretario e il suo vice è stato ‘moderato’ da Gianni Letta, per decenni il camerlengo di Silvio Berlusconi. Ma più che un confronto si è trattato di uno sfogo, al termine del quale ognuno è rimasto sulle posizioni di partenza. «Così non andiamo da nessuna parte», si sarebbe lamentato Tajani, «queste critiche fanno solo male al partito e ci fanno perdere voti, perché disorientano gli elettori». Il leader azzurro si sarebbe lamentato in particolar modo della tempistica scelta da Occhiuto per muovere le critiche, sostanzialmente all’indomani della vittoria del centrodestra alle Suppletive a Reggio Calabria che ha evitato l’incubo di una sconfitta a causa del candidato vannacciano – ed ex capogruppo azzurro in Regione – Domenico Giannetta.
Antonio Tajani con Gianni Letta (Ansa).
L’Opa del vicesegretario sul partito
«Io voglio dare degli stimoli», sarebbe stata la replica di Occhiuto, secondo cui una maggiore apertura sui diritti civili e sui temi più liberal con nuove proposte economiche coraggiose potrebbe solo far bene alla crescita e al rinnovamento di Forza Italia. Ospite di Un giorno da pecora, Occhiuto era tornato a ribadire la necessità di una svolta liberal e, auspicando «una gestione più condivisa del partito», aveva proposto di creare una «squadra di quattro o cinque persone che aiuti il segretario a lavorare». Una richiesta di collegialità (che suona però come commissariamento) simile a quella avanzata dai nordisti che contestano la segreteria leghista di Matteo Salvini. Il tema, ha spiegato Occhiuto, «è fare cose che siano riconoscibili dagli elettori come cose di Forza Italia e comunicarle in maniera moderna: questo lo puoi fare anche con Tajani, purché ci sia una squadra».
Il presidente della Calabria, intervistato questa volta da SkyTg24, ha poi teso una mano ai riformisti e liberali come Carlo Calenda e Luigi Marattin. «La mia preoccupazione», ha ammesso criticando il decreto Scuola sul tetto agli studenti stranieri, «è che molte di queste iniziative, pure legittime, nascano per non lasciare scoperto il fronte destro a favore di Vannacci. Invece secondo me il centrodestra ha bisogno non di inseguire il populismo ma di presidiare la parte riformista, che non è più rappresentata dal centrosinistra. Guarderei più a Calenda o Marattin e a tutti quelli che nel centrosinistra hanno sperimentato l’impossibilità di produrre un pensiero riformista e liberale. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo».
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).
La stagione congressuale e le voci su nuove fuoriuscite
La verità è che Forza Italia ribolle da mesi. Dopo le frecciate e le richieste di rinnovamento di Marina B, Tajani ha cominciato a rendersi conto delle difficoltà e dell’appannamento della sua immagine. I rapporti con la famiglia Berlusconi non sono migliorati e – viene riferito – Tajani avrebbe cominciato a lamentarsi perché si sentiva «aggredito».
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Pur debolissimo, il ministro degli Esteri resterà però saldo alla guida del partito fino a dopo le Politiche, visto che Marina Berlusconi vede come fumo negli occhi la possibilità di celebrare un eventuale congresso prima del voto. E su questo sono d’accordo anche i possibili sfidanti di Tajani (nei mesi scorsi oltre a Occhiuto si erano fatti i nomi di Zangrillo e Alberto Cirio), perché, rafforzato dai congressi recenti, se si votasse con le regole attuali (il voto spetta agli iscritti) quest’ultimo avrebbe la meglio. Un po’ come il ‘gemello diverso’ Salvini, che ha forzato i tempi e indetto un congresso federale per disinnescare le critiche mosse dai ribelli Massimiliano Romeo e Attilio Fontana. E come l’ex lumbard, anche il vicepremier forzista sta molto attento a come si muove anche perché di uomini fidati ce ne sono sempre meno.
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Da tempo sono iniziati i rumors di fuggi fuggi imminenti. D’altronde nel partito si stima che alla Camera, per esempio, si passerà da 52 deputati a una quindicina. I campani ostili al segretario locale Fulvio Martuscielloavrebbero già un piede fuori dal partito. Il clima è pessimo, con Tajani sempre più in difficoltà che sta facendo terra bruciata un po’ attorno a tutti nel partito. Il timore condiviso da molti è che questa convivenza litigiosa, destinata a durare ancora diversi mesi, faccia scendere ancora il partito nei sondaggi.
Eni ha annunciato uno sconto sui carburanti per pesca e agricoltura, settori che acquistano gasolio all’ingrosso ed erano rimasti esclusi dal tetto ai prezzi che vale solo per la rete di distribuzione retail. Lo sconto, operativo a partire da venerdì 2 ottobre per i clienti del Gruppo, varrà fino al 31 ottobre. Gli attuali clienti Enilive potranno acquistare gasolio e benzina a uso agricolo e motopesca al prezzo scontato del 20 per cento al netto dell’Iva. «Lo sconto», si legge in una nota, «potrà essere esteso fino alla fine dell’anno, sulla base dell’andamento del mercato e delle disponibilità di prodotto». Resta dunque escluso l’autotrasporto, cioè camion e trasporto pubblico locale, che rappresenta il settore che consuma di più.
Scendono i prezzi al distributore
Nel frattempo continuano a scendere i prezzi al distributore dopo che sono entrati in vigore i price cap delle altre grandi compagnie petrolifere come Ip, Q8 e Tamoil. Nella mattina del 2 ottobre, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,063 euro per la benzina (-21 millesimi rispetto al giorno prima), 2,260 euro per il gasolio (-25 millesimi).
La procura di Palermo ha chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente ed ex assessore della Regione Sicilia Gaetano Armao. Le forze dell’ordine hanno perquisito la sua abitazione e i suoi studi di Palermo e Roma. I pm ipotizzano il reato di corruzione. Oltre che per Armao, i magistrati hanno chiesto misure cautelari per otto persone tra le quali l’avvocato Pierluigi Matta e alcuni imprenditori. Armao, noto legale e politico siciliano, fino ad agosto è stato presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Alle nove persone coinvolte è stato notificato l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo, atto che, per la nuova normativa, precede la pronuncia del giudice sulla richiesta di misura cautelare. Armao è il marito dell’ex capo di Gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi.
Generali ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di una partecipazione pari a circa il 9,9 per cento in Banco de crédito cooperativo (Bcc), holding di Grupo cooperativo Cajamar (Gcc), per un corrispettivo pari a 150 milioni di euro. L’operazione rappresenta un passo significativo nell’evoluzione della partnership di bancassurance tra Generali e Gcc, uno dei principali gruppi finanziari spagnoli, avviata oltre 20 anni fa. L’investimento rafforza inoltre l’allineamento strategico tra le due società e consolida il ruolo di Generali come partner assicurativo di riferimento in Spagna. L’operazione è pienamente in linea con il piano strategico Lifetime partner 27: Driving excellence di Generali, che ha l’obiettivo di accelerare la crescita nei principali mercati europei nei quali il Gruppo vanta già dimensioni rilevanti e una posizione di leadership, anche attraverso solide reti in franchising e partnership di lungo periodo.
Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027
La partnership con Grupo cooperativo Cajamar riveste una rilevante importanza strategica per Generali Spagna e ha contribuito a consolidare la posizione di leadership del Gruppo in segmenti assicurativi chiave, nonché una presenza capillare attraverso l’ampia rete distributiva nazionale di Gcc. L’operazione, che sarà realizzata da Generali Spagna attraverso il proprio portafoglio di investimenti, non avrà un impatto materiale sul solvency ratio del Gruppo. Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027, subordinatamente all’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari. Per Generali, Deloitte ha agito in qualità di advisor finanziario esclusivo e Garrigues in qualità di advisor legale.
L’ex capo della Polizia Franco Gabrielli scende in campo e lo fa aderendo a Più uno, il progetto di Ernesto Maria Ruffini. Si tratta di un movimento di centrosinistra che punta a rivolgersi «agli elettori di csx distanti, ma anche a tanti elettori moderati, disorientati dalla deriva estremista di Vannacci», il cui manifesto verrà presentato il 10 ottobre. «Vi ho riconosciuto valori molto vicini ai miei. Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie. Prima viene il progetto, poi il resto», ha detto Gabrielli in un’intervista al Corriere. «Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese». E ancora: «Dai 14 ai 24 anni ho militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, arrivando a responsabilità nazionali. Poi scelsi un altro modo di servire il Paese. Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica». Già a maggio era uscito allo scoperto candidandosi al Viminale per il dopo Piantedosi in caso di vittoria del campo largo.
Gabrielli si è poi espresso sull’operato del governo Meloni: «La stabilità è un valore, ma è uno strumento, non un risultato politico in sé. La storia italiana ci ricorda che negli Anni 70, con governi molto più brevi e fragili, furono approvate riforme che ancora oggi segnano la vita della Repubblica. Il governo Meloni ha avuto tempo, numeri parlamentari e una leadership indiscussa. Eppure molte delle promesse su cui aveva costruito il consenso non sono state realizzate, o hanno prodotto risultati molto inferiori agli annunci». Il riferimento è «all’immigrazione, alla sicurezza, alla pressione fiscale, alle pensioni, alle grandi riforme istituzionali». Una dimostrazione del «fallimento del governo» è, per lui, la crescita del partito di Roberto Vannacci. «Dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all’opposizione. Ma un conto è spararle grosse dall’opposizione, un altro è governare fenomeni complessi».
L’Italia chiede maggiore flessibilità all’Ue in materia di spese per l’energia, viste le ripercussioni dei conflitti in corso sull’inflazione, che a settembre è balzata a +4,2 per cento. La premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen puntando il tasto sulla rigidità delle regole di bilancio Ue, in un contesto caratterizzato dalla necessità di sostenere famiglie e imprese contro il caro prezzi, chiedendo di discutere una possibile revisione già all’Ecofin in programma la prossima settimana.
La richiesta della premier e la risposta di Bruxelles
«I percorsi concordati di spesa nell’ambito del quadro fiscale europeo lasciano un margine limitato per alleviare l’impatto su famiglie e imprese senza ricorrere a misure di contenimento in un momento di significativi rischi al ribasso per l’economia», ha scritto Meloni nella missiva. «Dovremmo comunque cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate extra per attenuare l’aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato». La premier si è detta consapevole «del rischio che comporta la modifica delle norme di bilancio», volte «al raggiungimento di un obiettivo che tutti condividiamo, la sostenibilità del debito», ma ritiene anche che il quadro di bilancio «lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti» esposti nella sua lettera. Secca la replica di Bruxelles: «Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri».
Doveva essere la formalità finale di un’operazione già scritta. Invece l’Opas lanciata da Poste Italiane su Tim, pur rilanciata da 1,67 a 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni Poste per ogni titolo Tim conferito, si è fermata all’85,823 per cento del capitale. Non abbastanza per raggiungere o superare il 90 per cento, la soglia che consente lo squeeze-out: in parole semplici, il diritto dell’azionista di controllo, al ricorrere delle condizioni previste dal Tuf, di acquistare anche le azioni rimaste in mano alla minoranza e portare così la società fuori dalla Borsa. Poste, però, non ha perso tempo. Con gli acquisti effettuati il primo ottobre sul mercato è già salita all’86,952 per cento di Tim. La strada verso il delisting, insomma, è già ripartita. Per coprire la distanza che ancora separa l’azienda guidata dall’ad Matteo Del Fante e dal dg Giuseppe Lasco dal 90 per cento serviranno altri acquisti sul mercato, con ogni probabilità anche per blocchi. E questa volta niente concambio con azioni proprie, come nell’Opas: bisognerà pagare cash. Il conto finale dipenderà da quante azioni Poste deciderà di acquistare oltre la soglia e dai prezzi a cui riuscirà a farlo. In Borsa il rovesciamento si è visto subito. Se nelle settimane dell’Opas era stata Poste a sostenere Tim, adesso è Tim a pesare su Poste: il mercato prova a calcolare quanto costerà a Del Fante chiudere davvero la partita.
Giuseppe Lasco e Matteo Del Fante (Imagoeconomica).
Il paradosso fiscale che ha scoraggiato i fondi
C’è poi un capitolo meno raccontato, ma che nei desk dei grandi gestori avrebbe pesato parecchio: la tassazione. Aderire all’Opas equivaleva fiscalmente a una cessione a titolo oneroso, con la plusvalenza tassata al 26 per cento sull’intero controvalore ricevuto, cash più azioni Poste. Il meccanismo utilizzato da alcuni intermediari per calcolare il valore di carico ha prodotto un paradosso che ha fatto discutere nelle sale operative: agli aderenti è stata attribuita una plusvalenza gonfiata di circa 1,80 euro per azione Tim, con un’imposta in eccesso stimata in 0,47 euro per azione rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati ai valori di mercato. Le azioni Poste ricevute in concambio sono state caricate in portafoglio a circa 35,15 euro, contro un valore di Borsa più vicino ai 25,85 euro. Il risultato, per ora, è una perdita soltanto sulla carta. La minusvalenza diventerebbe effettiva con la vendita delle azioni Poste e potrebbe poi essere utilizzata per compensare eventuali plusvalenze fiscalmente compatibili realizzate nello stesso anno o nei quattro periodi d’imposta successivi. Per un fondo che deve rendere conto trimestralmente ai propri sottoscrittori, anticipare l’uscita di cassa per le tasse e lasciare il recupero fiscale sospeso fino a quattro anni non è un dettaglio. Può diventare un disincentivo concreto ad aderire all’offerta anziché vendere direttamente sul mercato. Anche per questo la scelta di alcuni grandi gestori di restare fuori dall’Opas appare meno sorprendente di quanto sembrasse a prima vista.
Logo Tim (Imagoeconomica).
Tre piste e nessuna certezza
Perché l’operazione non abbia raggiunto la soglia attesa è la domanda che circola con più insistenza nei corridoi finanziari milanesi. Le spiegazioni che si rincorrono sono tre. Nessuna, per ora, ha la forza di una certezza.
1. La posizione di Labriola
La prima porta a Pietro Labriola. L’amministratore delegato di Tim, rimasto ai margini della regia dell’operazione, secondo alcune letture non avrebbe avuto particolare interesse a favorirne il successo. C’è però un dato che complica questa ricostruzione: lo stesso Labriola ha personalmente aderito all’offerta con circa 1,7 milioni di azioni Tim, incassando un controvalore, tra cash e azioni Poste, superiore ai 13 milioni di euro. Un comportamento che mal si concilia con l’idea di un’opposizione frontale all’operazione.
Pietro Labriola (Imagoeconomica).
2. La strategia di Assogestioni
La seconda pista chiama in causa Assogestioni. Alcuni gestori avrebbero preferito liquidare parte delle proprie posizioni direttamente sul mercato anziché aderire all’offerta, anche per evitare l’anticipo di tassazione descritto sopra, tema discusso da settimane negli uffici legali dei fondi. Resta da capire quanto abbia pesato il fattore fiscale e quanto, invece, la volontà di non aumentare indirettamente l’esposizione a Poste. Da qui nasce anche la domanda, inevitabile, sulla loro piena fiducia nel piano di Del Fante. Chissà che cosa ne dirà Massimo Menchini, direttore affari istituzionali di Assogestioni, nelle sue prossime cene romane. Il papillon, almeno, non dovrebbe passare inosservato.
Massimo Menchini (Imagoeconomica).
3. L’ombra di Kkr
La terza pista, forse la più delicata, porta a Kkr. Il fondo americano è già in tensione sul dossier della rete unica e sull’estensione dell’earn out legato alla cessione della rete Tim, per oltre due miliardi e mezzo di euro. Secondo la ricostruzione che circola negli ambienti vicini al dossier, Kkr avrebbe voluto segnalare che il futuro di FiberCop non può essere deciso unilateralmente da Poste, pur destinata a esserne il primo cliente. Sullo sfondo restano due nodi: la richiesta di oltre 500 milioni di danni per mancate performance avanzata da Tim contro FiberCop e i solleciti che l’ex monopolista dei telefoni indirizzerebbe quotidianamente alla società della rete. Solo sciolti questi punti, sostengono fonti vicine alla partita, il confronto potrebbe ripartire. Anche la scelta di Marco Nespolo per la guida di FiberCop è stata letta in questa chiave. Un manager proveniente da un settore lontano dalle telecomunicazioni è stato preferito ai nomi che circolavano a Roma. Una decisione con cui Kkr ha mostrato di voler mantenere autonomia nelle proprie scelte. Chi sostiene la terza pista legge nello scarso apporto all’Opas lo stesso messaggio. Ma, anche in questo caso, si tratta di una lettura e non di una prova.
Marco Nespolo (Imagoeconomica).
Del Fante irritato, il cda nel mirino
Il risultato ha lasciato Del Fante molto irritato e riaperto immediatamente il dossier del consiglio di amministrazione di Tim. L’ad vorrebbe un controllo più saldo del board, ma la strada non è ancora evidente. La soluzione più lineare, quella che il mercato si sarebbe aspettato dopo un’operazione di questa portata, sarebbe il passo indietro di presidente e amministratore delegato. Ed è proprio qui che cominciano le resistenze.
Matteo Del Fante (Poste italiane).
La presidente Alberta Figari, avvocato d’affari passata da Clifford Chance e poi da Legance, specialista di M&A ed equity capital markets, già consigliere indipendente e presidente del comitato controllo e rischi di Generali, sarebbe per ruolo uno dei primi profili su cui si concentra il ragionamento sul nuovo assetto. Al momento, però, non emergono segnali di una sua disponibilità a lasciare. Negli ambienti finanziari milanesi si parla da tempo di rapporti consolidati con quello che era il mondo Mediobanca, fino a una vicinanza personale con l’ex amministratore delegato Alberto Nagel, e di una distanza dalla galassia Caltagirone. È una ricostruzione che resta tale, ma circola proprio mentre Mediobanca e Caltagirone si fronteggiano sui dossier Generali, Mps e Banca Generali. Figari avrebbe inoltre fatto presente che la sua sostituzione con un uomo gradito a Del Fante potrebbe aprire un tema di rappresentanza di genere nel board: argomento che, secondo quanto si raccoglie, a Poste non viene considerato decisivo.
Alberta Figari (Imagoeconomica).
Poi c’è Labriola. Negli ultimi anni non ha presentato un piano industriale di ampio respiro e la sua visione del mercato viene considerata sempre meno sovrapponibile alla strategia di Poste. Il suo mandato scade nella primavera 2027 e, secondo le ricostruzioni che circolano, l’ad di Tim può contare su rapporti solidi con Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Giorgia Meloni e figura centrale nei dossier delle partecipate, e con il vicepremier Antonio Tajani. Labriola si sarebbe inoltre reso disponibile per un passaggio alla guida di FiberCop e, secondo indiscrezioni, avrebbe osteggiato alcuni dei candidati più accreditati alla poltrona. Alla fine Kkr ha scelto Nespolo. Da qui, secondo i suoi critici, sarebbe nata una parte della tensione successiva tra Tim e FiberCop. È una lettura che va tenuta distinta dai fatti accertati, ma aiuta a capire il clima che circonda il dossier.
L’ad di Tim Pietro Labriola (Imagoeconomica).
Il resto del cda, nome per nome
Scendendo nella composizione del board, il quadro non diventa più semplice. Giovanni Gorno Tempini, in consiglio dal 2021 in rappresentanza di Cdp e membro della lista del cda uscente, è un uomo di lungo corso delle istituzioni finanziarie e viene considerato vicino a Poste. Per Del Fante avrebbe poco senso liberare una casella già favorevole per occuparla personalmente: semmai l’obiettivo sarebbe aggiungerne un’altra.
Giovanni Gorno Tempini (Imagoeconomica).
Federico Ferro Luzzi, professore ordinario di Diritto commerciale ed esponente di area Assogestioni, siede in consiglio dal 2021 come indipendente. Il punto politico è evidente: la stessa area di riferimento viene indicata tra quelle che avrebbero preferito vendere sul mercato anziché aderire all’offerta. Si parla inoltre di un rapporto personale stretto con lo stesso Menchini. Se questa ricostruzione fosse confermata, aiuterebbe a spiegare la solidità della sua posizione. Ferro Luzzi presiede il comitato rischi e sostenibilità, incarico che rafforza il suo peso nel board ma non chiude il tema della sua collocazione nel nuovo equilibrio azionario.
Federico Ferro Luzzi (dal sito di Tim).
Stefano Siragusa è da sempre contrario alla cessione della rete e favorevole a una sua nazionalizzazione sotto controllo pubblico, sia esso Cdp o Poste. Resta uno dei pochi indipendenti con una forte matrice industriale presenti in consiglio ed è al tempo stesso allineato al piano di digitalizzazione del Paese portato avanti da Poste. Per Labriola è una presenza scomoda. Da gennaio 2026 siede anche nel comitato parti correlate. Negli ambienti finanziari viene ricordato un precedente: le sue dimissioni dal cda di Saipem, che aprirono la strada all’ingresso in consiglio di Leone Pattofatto. Se quella scelta fu davvero, come si racconta, un favore ad Assogestioni per consolidare la posizione di Ferro Luzzi, oggi la domanda è se Siragusa sarebbe disposto a una mossa analoga, questa volta con effetti anche sugli equilibri attorno a Labriola.
Stefano Siragusa (dal sito ufficiale di Tim).
Lorenzo Cavalaglio, notaio cooptato il primo gennaio 2026 in sostituzione di Umberto Paolucci, dimessosi per ragioni professionali, era stato indicato come presidente nella lista a suo tempo promossa da Siragusa. È entrato su indicazione di Poste ed è oggi membro del comitato nomine e remunerazione. Vota in linea con Siragusa, che a sua volta vota generalmente in linea con Gorno Tempini. Ne risulta un alleato indiretto di Del Fante che Poste non avrebbe interesse a perdere, anche se il suo curriculum non presenta esperienze specifiche nel settore delle telecomunicazioni.
Lorenzo Cavalaglio (dal sito Tim).
Completano il quadro tre consigliere la cui posizione, secondo alcuni osservatori critici, appare oggi meno direttamente collegata alla base azionaria che le aveva espresse. Paola Giannotti De Ponti, presidente del comitato nomine – proprio la casella che sarebbe particolarmente utile a Del Fante – è entrata in consiglio nella lista presentata dal fondo attivista Bluebell Capital Partners di Giuseppe Bivona, il finanziere che negli anni ha animato i cda di Leonardo, Mps e Mediobanca anche con richieste di azioni di responsabilità. Bluebell ha chiuso il proprio hedge fund nel dicembre 2024, restituendo il capitale ai sottoscrittori esterni perché le dimensioni non erano più considerate sufficienti a giustificarne i costi. Continua tuttavia a svolgere attività tramite co-investimenti e mandati di consulenza. La lista da cui proviene Giannotti De Ponti, insomma, fa oggi riferimento a una realtà molto diversa da quella che l’aveva presentata.
Paola Giannotti De Ponti (dal sito Tim).
Alessandra Perrazzelli, ex vicedirettrice generale della Banca d’Italia, è stata cooptata nel settembre 2025 al posto della dimissionaria Domitilla Benigni. È un profilo di forte impronta istituzionale, che diversi osservatori considerano vicino alla linea Mef-Bankitalia e quindi, nei fatti, compatibile con quella di Del Fante. Proprio nei giorni della sua nomina, il cda ha votato all’unanimità di escludere il Mef dall’elenco delle parti correlate di Tim. Perrazzelli è oggi parte della lista del cda e non è espressione diretta di uno specifico azionista.
Alessandra Perrazzelli (dal sito Tim).
Paola Camagni, giurista con un passato specialistico nel diritto tributario internazionale, è presidente del comitato parti correlate dove siede insieme a Ferro Luzzi e Siragusa. È anch’essa considerata espressione dell’area Assogestioni e, secondo i critici, il nuovo assetto azionario rende meno immediato il rapporto tra quella rappresentanza e il capitale di Tim. Anche qui torna, sullo sfondo, la scelta attribuita a una parte dei gestori di vendere sul mercato anziché consegnare le azioni all’Opas. Un elemento politico più che formale, ma destinato a pesare nella discussione sul futuro del board.
Paola Camagni (Imagoeconomica).
Un rebus senza soluzioni facili
La soluzione più netta, secondo gli osservatori favorevoli a un riassetto, sarebbe l’uscita di presidente e amministratore delegato. Ma Figari viene considerata forte di relazioni importanti nella piazza finanziaria, mentre Labriola ritiene di poter contare su solidi interlocutori a Roma. Del Fante, dal canto suo, avrebbe potuto allargare il consiglio già nel 2025 oppure prendere direttamente il posto lasciato da Paolucci. Non lo fece, anche per non alterare gli equilibri con Labriola. Adesso il quadro è cambiato. Poste è già salita all’86,952 per cento e il rastrellamento verso il 90 per cento è cominciato, mentre diversi analisti si aspettano conti trimestrali dell’ex monopolista dei telefoni poco brillanti. In questo scenario torna la domanda che per mesi si era preferito rinviare: quanto può restare immutato il cda di Tim dopo che l’azionista di controllo è cambiato? Tra le ipotesi che circolano c’è anche la richiesta di dimissioni in blocco di almeno cinque consiglieri. Per ora nessuno si muove. E forse è proprio questo, più dell’86,952 per cento, il numero che Del Fante vorrebbe cambiare.
Una complessa vicenda che si sviluppa nel tempo e nello spazio nel romanzo Fenomeno Norimberga.
Tre fatti separati da tempo e distanza, apparentemente del tutto slegati tra di loro ma che lentamente si intrecceranno tra loro sino a comporre un quadro coerente ma a tinte oscure.
Questo il tema scelto da Andrea Micalone per il romanzo Fenomeno Norimberga, vincitore del trentasettesimo Premio Urania e come da tradizione pubblicato sul numero di ottobre della rivista.
Completano il volume i racconti vincitori ex aequo del premio Urania Short 2026: Cronofagia di Giuseppe Mascolo e Quegli anni su Agalia di Angelo Maria Perongini.
Il libro
Norimberga, 1561. Il cielo sopra la... - Leggi l'articolo
Il creatore di The Orville (ma anche dei Griffin) sta lavorando a una nuova serie sci-fi per il canale Peacock. Con lui Brannon Braga.
Mentre noi continuavamo a guardare l'orologio chiedendoci quando arriva la quarta stagione di The Orville, Seth MacFarlane era impegnato in tutt'altro.
Si dovrebbe intitolare Future Housewives il nuovo progetto dell'eclettico produttore americano. Variety la descrive così:
Ambientata nella decadente colonia asteroidale di New Beverly Hills, dove ricchi personaggi dell’alta società si destreggiano tra trattamenti di bellezza bioingegnerizzati, rivalità spietate e scandali interplanetari. Ma quando un giovane outsider dagli occhi pieni di sogni... - Leggi l'articolo
Zona 42 torna in libreria con uno degli autori più apprezzati del suo catalogo, uno “space-noir” ma anche un pirotecnico omaggio alla fantascienza classica
Tra le novità di Zona 42 portate a Stranimondi c'è Operazione Red Star, l'ultimo romanzo di Sam J. Miller, un autore molto apprezzato dai lettori di questa casa editrice, che ha pubblicato in precedenza il romanzo La città dell'orca e l'antologia Ragazzi, belve e uomini. Curiosità: nell'edizione originale (Red Star Hustle) questo romanzo è stato pubblicato in un'edizione “bifronte” affiancato a Apprehension di Mary Robinette Kowal.
La quarta di copertina
Aran, un sex worker d’alto bordo, è stato incastrato per l’omicidio... - Leggi l'articolo
L’assemblea nazionale del Partito Democratico si terrà domenica 18 ottobre al centro congressi La Nuvola, nel quartiere romano dell’Eur. Lo riporta Agi citando fonti parlamentari dem che, spiega l’agenzia, in attesa della convocazione formale hanno ricevuto la comunicazione di prendere nota dell’appuntamento.