Pitti Pizza & Friends: stili, territori e culture della pizza attraverso 21 forni

Metti una sera a Salerno, al Pitti Pizza & Friends. Quattro spicchi di pizza. Quattro stili differenti, quattro modi di interpretare impasti, cotture e tradizioni, quattro scuole di pensiero che raccontano territori diversi. Dal 25 al 30 agosto, in Piazza della Libertà, l’edizione 2026 dell’evento dedicato al piatto made in Italy per eccellenza punta proprio sull’esperienza della degustazione. I 21 forni che illumineranno con le loro fiamme Piazza della Libertà, la più grande piazza sul mare d’Europa, proporranno percorsi pensati per consentire al pubblico di assaggiare, nello stesso piatto, modi differenti del fare pizza. Inaugurata nel settembre 2021 e progettata dall’architetto spagnolo Ricardo Bofill, Piazza della Libertà si estende per circa 28mila metri quadrati, affacciati direttamente sul Golfo di Salerno, tra la spiaggia di Santa Teresa e il Crescent. Una scenografia naturale e urbana che, per sei sere, diventerà parte integrante del racconto di Pitti Pizza & Friends. È proprio nella possibilità di confrontare impasti, cotture e interpretazioni diverse di uno dei piatti simbolo della nostra tavola che sta la forza di una manifestazione capace, negli anni, di richiamare migliaia di visitatori non soltanto a Salerno, ma anche nelle edizioni organizzate a Roma, Firenze, Parma e in Costa Azzurra. La direzione tecnica di Nunzio Mascolo punta a costruire una vera e propria piazza della pizza, luogo d’incontro tra pizzaioli ambassador della tradizione e interpreti dell’innovazione. Tra le insegne protagoniste ci saranno Antica Pizzeria Reginè di Salerno, I Due Fratelli di Salerno, Il Panuozzo di Gragnano – I Due Fratelli, 280 Grammi di Caserta, Brandi di Napoli, Pizza a Metro di Vico Equense, La Pizza di Umberto Falcone di Salerno, L’Angelo e il Diavolo di Salerno, Quanto Basta di San Giorgio del Sannio e Salerno, La Perla di Pulecenella di Salerno, Il Vicolo della Neve di Salerno e Antico Borgo di Nocera. Con Pizzeria Madison sarà inoltre presente un forno dedicato alle persone celiache, in collaborazione con AIC Campania – Associazione Italiana Celiachia. Torna anche la pizzeria San Matteo di New York, espressione di quel legame tra la tradizione della pizza campana e le comunità che, oltreoceano, continuano a custodirla e reinterpretarla. Tra le novità dell’edizione 2026 c’è la partecipazione del Maestro Cavaliere Giuseppe Corsini, riconosciuto come il primo pizzaiolo sordo d’Europa. Salernitano, Corsini ha iniziato il proprio percorso professionale a Parigi negli anni Ottanta, per poi approfondire e perfezionare la conoscenza della pizza napoletana e contemporanea. Pitti Pizza & Friends intreccia gastronomia, spettacolo, musica, comicità e promozione del territorio, trasformando per sei sere Piazza della Libertà in un villaggio dei saperi e dei sapori. Tra le collaborazioni di questa edizione anche quella con In Vino Civitas, il Salone del vino di Salerno, che porterà all’interno del villaggio un approfondimento dedicato agli abbinamenti tra pizza e vino, mettendo in dialogo due produzioni che raccontano i luoghi, le materie prime e le culture del gusto. Accanto alla pizza troveranno spazio alcune delle produzioni che sono simbolo d’identità: dalla mozzarella di bufala, proposta dall’azienda La Contadina, al fiordilatte della storica Latteria Sorrentina, fondata nel 1880. Ilka farà degustare il suo fior di latte San Matteo. E poi ancora la farina di Molini Pizzuti. Spazio anche per i sapori del Cilento con la proposta di A casa tua – Sapori Cilentani: patate sfritte e biete, piatto semplice della tradizione contadina, servito con il viccio cilentano, per riportare in Piazza della Libertà sapori legati alla memoria gastronomica del territorio. La manifestazione è ideata da Maurizio Falcone e promossa dall’Associazione Alimenta, presieduta dallo stesso Falcone con Alfonso Aufiero vicepresidente, ed è organizzata con Effe Emme Eventi. Pitti Pizza & Friends porta con sé oltre 25 anni di storia. La prima edizione risale al 1998, quando nacque l’intuizione di trasformare il centro storico di Salerno in una grande pizzeria a cielo aperto, mettendo insieme fin dall’inizio le diverse anime della tradizione campana. Da allora sono stati oltre 500 i maestri pizzaioli, provenienti dall’Italia e dal resto del mondo, che hanno contribuito a scrivere la storia della manifestazione. Impasti, territori, generazioni e differenti modi di interpretare la pizza sono gli ingredienti che hanno permesso di conquistare oltre due milioni di visitatori.

L'articolo Pitti Pizza & Friends: stili, territori e culture della pizza attraverso 21 forni proviene da Le Cronache.

Salerno, esplode bomba carta davanti azienda di trasporti

Una forte esplosione si è verificata nella serata di oggi, 18 agosto, all’esterno di una nota azienda di trasporti della Zona Industriale di Salerno. Secondo le prime informazioni, a provocare la deflagrazione sarebbe stata una sospetta bomba carta, ma la natura dell’ordigno dovrà essere accertata dagli investigatori. L’esplosione ha fatto immediatamente scattare l’allarme e sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118.

Dipendente stordito dalla deflagrazione

La violenza dell’esplosione avrebbe provocato conseguenze per almeno una persona. Un dipendente dell’azienda, rimasto stordito dalla forte deflagrazione, è stato assistito sul posto dall’equipaggio di un’ambulanza territoriale della Croce Bianca. Dopo le prime cure, il lavoratore è stato trasportato in ospedale per gli accertamenti sanitari. Al momento non sono disponibili ulteriori informazioni sulle sue condizioni.

Polizia sul posto, verifiche sulla natura dell’esplosione

L’area interessata è stata raggiunta dalla Polizia di Stato, che ha avviato gli accertamenti necessari per ricostruire quanto accaduto e stabilire l’esatta natura dell’esplosione. I Vigili del Fuoco hanno invece effettuato le verifiche di sicurezza nell’area interessata. Restano diversi gli aspetti ancora da chiarire. In particolare, dovrà essere accertato se si sia trattato effettivamente di una bomba carta, chi possa averla collocata o fatta esplodere e per qualemotivo

L'articolo Salerno, esplode bomba carta davanti azienda di trasporti proviene da Le Cronache.

Varenne. Il ricordo di Minnucci, ‘guidarlo era come volare’

L’uomo che sussurrava al cavallo stavolta ha la voce rotta. Giampaolo Minnucci, storico driver di Varenne, l’altra metà di una coppia simbiotica capace di conquistare il mondo a forza di primati e volate, al telefono con l’Ansa è commosso nel confermare quello che sta cominciando a circolare sui social, la morte del “capitano”, come tutti nell’ambiente dell’ippica chiamavano il trottatore per il suo carisma. “Si, è vero – spiega Minnucci – c’era una simbiosi tra noi ma il fenomeno era lui, un cavallo di levatura superiore, un agonista. Quando lo guidavo mi sembrava di volare”. Ed effettivamente, al di là delle vittorie, il rapporto tra Varenne ed il suo guidatore ha avuto dall’inizio qualcosa di speciale. “Ho sempre detto – ha raccontato più volte in passato Minnucci – che forse è stato Varenne a scegliere me, ci siamo subito presi. Riconosceva che ero io a guidarlo? Penso proprio di sì”. Minnucci si è divertito più volte a snocciolare con orgoglio primati e successi: “Stiamo parlando di un cavallo che ha vinto tutto quello che c’era da vincere al mondo: due Amérique, due Elitloppet, ha fatto il record del mondo a Mikkeli, in America, tre Lotterie…”. Anche se porta ancora un segno sulla mano, il driver: “Me lo ha fatto lui – spiegò in televisione – stavamo giocando e io gli ho appoggiato la mano sulla bocca, lui aveva un dente scheggiato ed eccomi qui, altri hanno i tatuaggi, io ho il segno di Varenne”. “Lo andavo a trovare non spesso – raccontava quasi a scusarsi – perché quando venivo via mi prendeva il magone: mi passava la vita davanti e pensavo a tutte le volte che tagliavamo il traguardo, lui per primo e io per secondo. Perché, sia chiaro, era sempre lui in testa, io dico che sono stato abbonato al secondo posto. Però, che meraviglia avere visto un campione del genere: quegli occhi, quel pensiero…”. Sarà la suggestione, ma la voce sembra tornata dolce: come quando sussurrava al cavallo.

L'articolo Varenne. Il ricordo di Minnucci, ‘guidarlo era come volare’ proviene da Le Cronache.

Regione Campania, da verifiche non emersa incompatibilità di Cuomo

La Regione Campania, in un nota, in riferimento agli esiti dell’atto di sindacato ispettivo presentato dal senatore Rastrelli, precisa che “la Giunta regionale ha già effettuato le verifiche in ordine alla sussistenza di eventuali cause di incompatibilità o inconferibilità in capo agli assessori regionali” e che “in occasione della prima riunione convocata il 26 gennaio 2026, la Giunta regionale ha preso atto, come primo adempimento formale, dell’insussistenza di cause di inconferibilità o incompatibilità, così come risultante dall’istruttoria svolta dai competenti Uffici regionali”. Nella nota si evidenzia che “in particolare non sono emerse cause di inconferibilità o di incompatibilità ostative allo svolgimento dell’incarico di assessore al Governo del territorio e al patrimonio, essendo stato accertato, in riferimento alla posizione dell’assessore Vincenzo Cuomo, l’intervenuto decorso del termine di venti giorni dalla presentazione delle dimissioni dalla carica di sindaco del Comune di Portici, avvenuta il 31 dicembre”. Dalla Regione sottolineano inoltre che “il Tar Campania è già intervenuto nei mesi scorsi respingendo con ordinanza l’istanza di sospensione cautelare della nomina dell’assessore Cuomo”

L'articolo Regione Campania, da verifiche non emersa incompatibilità di Cuomo proviene da Le Cronache.

Ue, lettera aperta di Euromò: “No rassegnazione, più partecipazione collettiva”

“All’indomani di un Ferragosto segnato da un clima opprimente e da emergenze irrisolte, Euromò rivolge un accorato appello ai cittadini italiani ed europei. L’obiettivo è rompere il muro dell’indifferenza e rassegnazione per dare vita a un nuovo modello di partecipazione democratica. Euromò ritiene che l’Italia stia affrontando un profondo declino strutturale e sociale, mascherato da interventi temporanei e misure assistenziali, con il nostro Paese che sta affondando nelle sabbie mobili. È l’indifferenza generalizzata il vero ostacolo al cambiamento. Sotto il fuoco del conformismo moderno, i cittadini rischiano di cedere alla finta neutralità e alle apparenze, accettando un sistema basato su maschere e personalismi. Puntiamo il dito contro il fallimento delle attuali politiche occupazionali, sacrificate a favore di un sistema assistenziale inefficiente. Di fronte a tutto questo, Euromò si pone di traverso rivendicando i diritti dei cittadini “semplici” di vivere in spazi comuni dove la sensibilità per il prossimo regni al posto della presunzione e della pretestuosa arroganza di chi vive del mandato ricevuto e non lo esercita al plurale. Per invertire la rotta, è necessaria una presa di coscienza collettiva che parta dalle piccole cose e metta al centro la legalità e l’integrità morale. Alcuni giudicheranno il nostro tentativo come una follia. Ma chi è più folle? Chi si rassegna a vivere in questo modo o chi pretende che le cose cambino davvero? Occorre dare vita a un nuovo modo di stare insieme liberamente, in Italia e in Europa, creando un fronte comune dove i cittadini tornino a volere, credere e determinare”.

Cosi, in una nota, il fondatore e portavoce nazionale del Movimento culturale “Euromò”, Rocco Tiso.

L'articolo Ue, lettera aperta di Euromò: “No rassegnazione, più partecipazione collettiva” proviene da Le Cronache.

Iannone (Fdi), ‘chiediamo a Fico di procedere con decadenza Cuomo’

“Chiediamo al presidente Fico e agli organi competenti della Regione di procedere alla decadenza di Cuomo e chiediamo inoltre di verificare la regolarità degli atti adottati con la partecipazione dell’assessore e la correttezza delle dichiarazioni rese al momento della nomina”. Lo afferma,in una nota, il senatore e commissario regionale di Fratelli d’Italia in Campania. “La risposta formale del Ministero dell’Interno all’interrogazione parlamentare presentata dal collega senatore Sergio Rastrelli – si legge – pone una questione seria sulla nomina dell’assessore regionale Vincenzo Cuomo. Il Viminale ha evidenziato profili di incompatibilità con la carica di sindaco e la mancanza, al momento della nomina, dei requisiti di eleggibilità’ alla carica di consigliere regionale. Di fronte a rilievi così rilevanti, il presidente Fico e il presidente del Consiglio regionale Manfredi non possono continuare a ignorare la questione”. Per Iannone la vicenda costituisce “anche un fatto politico: la nuova Giunta regionale nasce sotto il segno delle contraddizioni e delle forzature con una maggioranza che sembra anteporre gli equilibri politici al rispetto delle regole e alla trasparenza istituzionale. Il presidente Fico – prosegue l’esponente di Fratelli d’Italia -, che ha fatto della discontinuità uno dei suoi argomenti politici, dovrebbe dimostrarla nei fatti e non tollerare una situazione che getta un’ombra sull’intera Giunta”. Nel concludere, il parlamentare sottolinea che “non è una questione di parte, ma di rispetto delle regole e delle istituzioni. La Campania merita una Giunta che sia inattaccabile sul piano della legalità e della trasparenza”.

L'articolo Iannone (Fdi), ‘chiediamo a Fico di procedere con decadenza Cuomo’ proviene da Le Cronache.

Sangiuliano: maggioranza spaccata in Commissione Bilancio

“Abbiamo assistito in commissione Bilancio a una clamorosa spaccatura fra Pd e Movimento Cinquestelle, una mera questione di bandierine. Quando ci sono in ballo le sofferenze di cittadini della nostra regione che hanno perso la casa, che hanno visto danneggiare le loro attività economiche, che vivono quotidianamente gravi disagi, il dovere della politica è dare risposte immediate e tentare di non dividersi. Con questo spirito l’Opposizione di centrodestra ha partecipato alla commissione Bilancio della Regione Campania. Abbiamo accolto con favore la proposta di uno stanziamento autonomo del Consiglio a favore delle popolazioni colpite e anzi abbiamo proposto lo stanziamento, da 5 a 10 milioni. Su questo punto formalizzeremo un emendamento. Ricordiamo che il consiglio regionale monotematico e straordinario sull’emergenza Campi Flegrei è stato convocato solo perché l’opposizione ha raccolto le firme e attivato i meccanismi previsti dal regolamento. Lo volevamo fare il giorno di Ferragosto per dare un segnale. Torneremo a chiedere lo Stato di emergenza e soprattutto l’attivazione di misure immediate: soluzioni abitative per gli sfollati, la sospensione del pagamento dei tributi, la sospensione dei mutui, ristori a chi ha subito danni economici”. Lo dichiara Gennaro Sangiuliano, Capo dell’Opposizione in Regione Campania, unitamente al capogruppo di Forza Italia Massimo Pelliccia e al presidente della Commissione Trasparenza, Francesco Iovino, che hanno partecipato alla seduta della commissione

L'articolo Sangiuliano: maggioranza spaccata in Commissione Bilancio proviene da Le Cronache.

Regione Campania, L’assessore Cuomo è ineleggibile e incompatibile

Il Ministero dell’Interno, con atto formale, ha stabilito che l’assessore Vincenzo Como non poteva essere nominato alla carica di assessore della giunta regionale. Ne dà notizia il senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli, segretario della commissione Giustizia e della bicamerale Antimafia. “In risposta ad una mia interrogazione parlamentare – spiega – il Viminale ha evidenziato come la nomina da parte del presidente Fico risulti effettuata in violazione della disciplina vigente, per incompatibilità con la carica di sindaco, e non essendo Cuomo all’atto della nomina in possesso dei richiesti requisiti di eleggibilità alla carica di consigliere regionale”.

“Nonostante tali insanabili irregolarità – sottolinea l’esponente meloniano -, peraltro immediatamente denunciate, fossero palesi ed evidenti già sotto il profilo documentale, né il presidente dell’assemblea Manfredi né il presidente della Giunta Fico hanno sinora ritenuto di intervenire”. “Nell’arco dei suoi primi mesi di attività – prosegue Rastrelli -, la giunta regionale ha quindi operato scelte politiche, varato delibere, emesso provvedimenti e deliberato impegni di spesa in presenza e di concerto con un membro di giunta nominato assessore in palese violazione di legge”, aggiunge il parlamentare campano che annuncia: “Ho pertanto invitato e diffidato il presidente del consiglio regionale Manfredi a voler attivare le procedure per la decadenza immediata dalla carica di assessore di Vincenzo Como”, a sottoporre “a controllo di legalità e di regolarità formale tutti gli atti amministrativi assunti dall’assessore Cuomo e a valutare “i profili di veridicità della autocertificazione” da lui resa “all’atto dell’assunzione della carica, in merito all’assenza di cause di incompatibilità”.

L'articolo Regione Campania, L’assessore Cuomo è ineleggibile e incompatibile proviene da Le Cronache.

Morte D’Auria, indagati 16 medici per colpa medica

Giuseppe D’Auria, il 24enne di Scafati deceduto lo scorso 30 luglio a seguito di un incidente stradale, sarebbe morto per un’infezione scaturita dall’impatto con un palo arrugginito e che sarebbe stata sottovalutata dai medici. È l’ipotesi avanzata dalla Procura di Torre Annunziata che ha iscritto sul registro degli indagati 16 medici di tre ospedali che hanno avuto in cura il giovane. Una svolta arrivata soltanto in un secondo momento. Inizialmente, infatti, risultava indagata solo la giovane che era alla guida dell’auto contro la quale D’Auria, che viaggiava in sella ad uno scooter, si era scontrato al confine tra Santa Maria la Carità e Scafati. Una volta acquisita la cartella clinica, però, il pm avrebbe riscontrato diverse anomalie.Al punto da avanzare l’ipotesi di colpa medica nei confronti dei 16 medici dell’ospedale di Castellammare di Stabia, del Cardarelli e dell’ospedale del Mare che hanno avuto in cura D’Auria prima della morte. Il sospetto della Procura è che il 24enne, nella caduta, abbia urtato contro un palo arrugginito che avrebbe provocato prima una ferita e, successivamente, un’infezione rivelatasi letale in quanto non sarebbe stata eseguita un’antitetanica. Un’ipotesi su cui è al lavoro la Procura di Torre Annunziata che, ora, attende gli esiti di una seconda autopsia per avere un quadro chiaro sulla morte del 24enne.

L'articolo Morte D’Auria, indagati 16 medici per colpa medica proviene da Le Cronache.

Perché la condanna di Assad è un banco di prova per la nuova Siria

«Il processo e la condanna a morte in contumacia di Bashar al-Assad e i suoi collaboratori rappresentano un momento fondamentale per il sistema giudiziario siriano». Così il giornalista Mansour Al Omari commenta la recente sentenza del tribunale penale di Damasco nei confronti dell’ex presidente siriano accusato di crimini di guerra e contro l’umanità. Stessa sorte toccata, il 18 agosto, a suo cugino Wassim al-Assad, ex capo della sicurezza presidenziale, giudicato colpevole di omicidi premeditati e atti di tortura.

Perché la condanna di Assad è un banco di prova per la nuova Siria
Bashar al-Assad (Ansa).

La lunga battaglia di Al Omari

Per Al Omari con la condanna di al-Assad, riparato in Russia dopo la caduta del regime, si chiude il primo capitolo di una lunga lotta iniziata nel 2011, quando documentava per il Syrian Center for Media and Freedom of Expression le violazioni dei diritti umani perpetrate nel Paese, raccogliendo dati sulle persone scomparse o detenute nelle carceri del regime. Nel 2012 venne arrestato insieme ai suoi colleghi e trasferito in un centro di detenzione gestito dalla 4ª divisione corazzata. «Ogni giorno, siamo stati torturati, picchiati e umiliati», racconta a Lettera43. «Nei mesi di prigionia io e i miei compagni abbiamo compilato una lista con i nomi delle 82 persone detenute insieme a noi. Li abbiamo trascritti su strisce di tessuto strappate dalle nostre divise carcerarie usando sangue e ruggine come inchiostro. Abbiamo giurato che il primo di noi che sarebbe uscito vivo dalla prigione avrebbe portato con sé la lista e avrebbe rintracciato le famiglie dei detenuti per fornire informazioni sui loro cari. Sono stato liberato nel 2013 e l’ho portata con me». 

Perché la condanna di Assad è un banco di prova per la nuova Siria
Mansour al Omari con in mano le strisce di tessuto su cui ha trascritto la lista dei detenuti.

Garantire un equo processo è il primo passo per uno Stato di diritto

Tra i condannati in contumacia dal tribunale di Damasco figura anche Maher al-Assad, fratello dell’ex presidente e già comandante della 4ª divisione corazzata. «Solo sette delle 82 persone che erano imprigionate con me sono sopravvissute, 18 sono morte in prigionia e le altre risultano scomparse. Sto ancora cercando di rintracciarle. Maher è responsabile di tutto questo», afferma Al Omari. Il giornalista è convinto che il processo e la sentenza – la prima di questo tipo emessa dalla nuova magistratura siriana – rappresentino un banco di prova molto importante per l’intero sistema giudiziario e per la transizione democratica del Paese. L’unico dei condannati presenti in aula era Atef Najib, cugino di al-Assad e funzionario della sicurezza della provincia di Daraa nel 2011, all’inizio della rivolta siriana. È stato accusato di tortura e omicidio. Al Omari non ha dubbi: a Najib deve essere garantito un equo processo. «Queste sono le caratteristiche fondamentali di uno Stato di diritto, per cui i siriani hanno combattuto e sofferto. Anche quando il verdetto sarà confermato in ultimo grado, sarà necessario istruire un altro processo sui crimini commessi da Najib a Idlib e in altre aree della Siria dopo il 2011». È questa la strada per la preparazione di una riforma giudiziaria che definisca responsabilità e limiti dell’azione delle forze dell’ordine e dell’esercito per evitare che commettano di nuovo queste atrocità. 

Perché la condanna di Assad è un banco di prova per la nuova Siria
Atef Najib a processo (Ansa).

L’estradizione di al-Assad è una questione politica

Un punto particolarmente delicato riguarda la capacità del nuovo governo siriano di ottenere l’estradizione di Bashar al-Assad e del fratello Maher dalla Russia, dove si trovano anche altri condannati, tra cui l’ex ministro della Difesa Fahd al-Freij e l’ex capo dell’intelligence militare Louay al Ali. Finora i mandati di arresto emessi da Damasco nel dicembre 2025 così come quelli emessi negli anni precedenti da numerosi tribunali occidentali non hanno portato a nessun risultato concreto. «L’estradizione di al-Assad è una questione politica», insiste Al Omari. «E la Siria potrebbe ritenere la Russia responsabile per la violazione degli obblighi internazionali». Nonostante i dubbi sul nuovo corso, lui non perde le speranze: è sicuro che un giorno sarà chiamato a testimoniare contro il suo torturatore.

Perché la condanna di Assad è un banco di prova per la nuova Siria
Mansour Al Omari.

Russia sempre più a secco: benzina e gasolio disponibili in un distributore su quattro

Secondo quanto riportato dal quotidiano filogovernativo Izvestia, al 16 agosto la benzina e il gasolio erano disponibili solo nel 28 per cento delle stazioni di servizio della Federazione Russa (incluse nel database dell’app GdeBenz). Appena una settimana prima il carburante era disponibile nel 41 per cento delle stazioni di servizio. Il dato è chiaro: la Russia di Vladimir Putin, che già all’inizio di luglio aveva detto stop all’export di gasolio, sta rimanendo a secco.

Russia sempre più a secco: benzina e gasolio disponibili in un distributore su quattro
Segnalazione di carburante non disponibile in una pompa di benzina in Russia (Ansa).

La scarsità di benzina e diesel riguarda tutto il Paese

Nell’ultima settimana, scrive Izvestia, la disponibilità di benzina e diesel è diminuita nelle regioni di Volgograd, Chelyabinsk, Orenburg, Voronezh, Samara, Penza, Saratov, Lipetsk e Rostov, così come nella Repubblica del Tatarstan. Ma la scarsità di carburante riguarda anche Mosca: Izvestia ha verificato la situazione in 21 stazioni di servizio nella capitale russa e nella sua regione di Mosca, rilevando che la benzina a 92 ottani era disponibile in sette punti di rifornimento, quella a 95 ottani in sei e quella a 98 ottani solo in cinque. Situazione simile per il diesel: RBC, canale dedicato all’economia, riporta che il gasolio a Mosca è disponibile solo in una stazione di servizio su cinque.

Russia sempre più a secco: benzina e gasolio disponibili in un distributore su quattro
Rifornimento di benzina in Russia (Ansa).

La crisi dei carburanti va avanti da fine maggio

Da parte sua il ministro dell’Energia Sergei Tsivilev ha dichiarato che benzina e gasolio sono disponibili presso la maggior parte delle stazioni di servizio. Ammettendo però che si stanno formando sempre più spesso lunghe code ai distributori, ha assicurato che il governo «sta lavorando attivamente per risolvere il problema». La crisi dei carburanti, innescata dai ripetuti attacchi condotti dall’Ucraina con droni contro le raffinerie, i magazzini e i centri logistici del Paese, è iniziata in Russia alla fine di maggio. Già da gennaio era iniziata l’impennata dei prezzi, aumentati in pochi mesi dell’11,6 per cento.

La provocazione di Trump: Hormuz «nuovo territorio Usa»

Nel corso di un’altra giornata di alta tensione sull’asse Washington-Teheran, Donald Trump ha scelto di provocare l’Iran (e forse anche l’Oman) postando su Truth una cartina dello stretto di Hormuz con la scritta: «New US Territory». Dopo la Groenlandia, insomma, il tycoon ha “annesso” almeno sui social il passaggio marittimo cruciale per il commercio globale, oggetto da mesi di un braccio di ferro con l’Iran. Successivamente, sempre su Truth, ha scritto: «Non sono in corso né programmati colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine marine sono state rimosse o fatte brillare».

La provocazione di Trump: Hormuz «nuovo territorio Usa»

Per l’Iran lo stretto resta invece chiuso

Qualche ora prima Mohammad Ghalibaf, capo negoziatore iraniano e presidente del Parlamento di Teheran, aveva dichiarato che lo stretto di Hormuz «non verrà riaperto finché non saranno revocati il blocco navale, non verranno rilasciati gli asset iraniani congelati, revocato l’embargo petrolifero, non saranno cessate le minacce e le operazioni militari su tutti i fronti e non saranno rispettati gli altri punti del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti». Nelle stesse ore, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva affermato che l’obiettivo degli Usa è obbligare l’Iran alla resa, cosa che non avverrà: «Abbiamo vinto la guerra e abbiamo vinto anche sul piano diplomatico, costringendo il nemico ad accettare le nostre condizioni».

Migranti, la Svizzera come la Germania: rimanda in Italia i richiedenti asilo non di sua competenza

Dopo la Germania, anche la Svizzera riprende i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo che si sono spostati sul suo territorio dopo essere sbarcati sulle nostre coste (i cosiddetti dublinanti). «I primi voli sono stati prenotati», ha confermato Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), spiegando che la pratica ricomincerà dalla fine di agosto e che al momento si tratta soltanto di casi isolati. La Sem ha concordato con le autorità italiane che la ripresa avvenga in modo graduale e sostenibile per entrambe le parti.

La decisione dopo l’entrata in vigore del nuovo accordo Ue

Subito dopo il suo insediamento nel 2022, il governo Meloni aveva sospeso le procedure di riammissione dei migranti da altri Paesi europei. Si tratta di cittadini stranieri che, dopo essere approdati in Italia, si erano spostati in altri Stati e qui avevano chiesto accoglienza. Ma il trattato di Dublino prevede che questa domanda vada esaminata dalla nazione di ingresso del migrante, il che metteva Roma in una condizione di inadempienza. L’Italia aveva congelato questo meccanismo sostenendo di essere sottoposta a una forte pressione migratoria. Il 12 giugno 2026, però, è entrato in vigore il nuovo accordo Ue che prevede aiuti e compensazioni per gli Stati che subiscono i flussi migratori (come l’Italia), a patto che questi ultimi rispettino le altre parti del trattato. Tra cui l’obbligo di esaminare le richieste di asilo. La Svizzera, dunque, ne reclama il rispetto (ndr anche se non è territorio dell’Unione europea, aderisce all’accordo di Schengen sulla libera circolazione).

È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi

Addio al cavallo Varenne, considerato il miglior trottatore di tutti i tempi, morto a 31 anni nell’allevamento LJ di Eboli (Salerno). Figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz, Varenne – chiamato così per la rue de Varenne di Parigi, dove si trova l’Ambasciata d’Italia in Francia – era nato presso l’allevamento di Zenzalino a Copparo (Ferrara) il 19 maggio 1995. Acquistato da Enzo Giordano per 180 milioni di lire dopo una promettente ma sfortunata prova d’esordio e affidato all’allenatore finlandese Jori Turja, a esclusione della sua prima gara e di sole altre due nel corso della carriera, Varenne è sempre stato guidato dal driver Giampaolo Minnucci. In tutto ha conquistato 62 vittorie su 73 corse disputate, vincendo oltre 6 milioni di euro in premi.

È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi

Tra i suoi principali successi il Derby italiano del trotto (1998), il Gran Premio Lotteria di Agnano (2000, 2001 e 2002), il Prix d’Amérique (2001 e 2002), l’Elitloppet (2001 e 2002) e la Breeders Crown (2001). Nel 2001, dunque, riuscì a imporsi in tutte e tre le prove del Grand Slam del trotto europeo (Amérique, Lotteria, Elitloppet) e anche nella Breeders Crown, la corsa più importante degli Stati Uniti.

È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi
È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi
È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi
È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi
È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi

La sua fama travalicò i confini dell’ippica

Le sue prestazioni gli garantirono l’attenzione dei media, con numerosi articoli e copertine anche sulla stampa non specializzata, in Italia e all’estero. All’apice della sua carriera, la Snai (attraverso l’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi) commissionò a Enzo Jannacci un inno per il cavallo. Il cantautore milanese, appassionato di ippica, accettò con entusiasmo: «In due giorni ho composto la canzone: Varenne non è un cavallo, è un capolavoro».

Dopo il ritiro dalle corse, avvenuto il 28 settembre del 2002 (anno in cui aveva completato il Grand Slam europeo), Varenne aveva continuato a essere protagonista come stallone: tra i suoi figli (circa 2 mila) figurano già cinque vincitori del Derby.

Lo sfottò di La Russa al Pd, il fuoco di Puglia di Meloni e la conta di Pontida: le pillole del giorno

Sono giorni intensi per il presidente del Senato Ignazio La Russa. Tra un fendente a Report («Va cambiato, non eliminato perché non è possibile che le inchieste solo per l’1,5 per cento dei casi hanno riguardato il partito di sinistra più grosso»), un pronostico elettorale («Alle elezioni il centrodestra batterà la sinistra a prescindere da Vannacci») e gli auguri a Mogol per i suoi 90 anni, la seconda carica dello Stato ha trovato il tempo per bacchettare il Pd pisano per procurato allarme fascismo. Tutto è nato dalla scritta «Si fascia» notata qualche giorno fa da alcuni genitori su un muro della scuola Collodi interessata da lavori di ristrutturazione. Naturalmente è scattato il tam tam sui social rilanciato, con zelo, dal vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo. Il quale, ingranando la quarta, aveva definito quello sfregio nero «un gesto gravissimo e intollerabile» e «ancora più odioso» perché apparso sui muri di una scuola. A ruota lo aveva seguito la senatrice dem Ylenia Zambito.

L’indignazione però è durata solo qualche ora, perché già domenica sera, come scrive il Corriere Fiorentino, qualcuno aveva cominciato a nutrire dubbi sul vero senso della scritta. E così è stata appurata la verità: quel «si fascia» era stato scritto dagli operai del cantiere per segnalare gli interventi da realizzare. Sono seguite le pubbliche scuse dei segnalatori. «Ho commesso un errore. Può capitare. E quando capita si deve avere l’onestà di dirlo», ha scritto su Fb Mazzeo. «Sarebbe bello lo facessero tutti, soprattutto di fronte al proliferare continuo, e spesso costruito ad arte, di fake news o immagini false generate dall’intelligenza artificiale. Come sarebbe bello che la stessa solerzia della destra pisana, oggi così attenta a commentare questo “errore”, si manifestasse anche nel prendere le distanze senza ambiguità quando, ed è accaduto tante volte, compaiono davvero scritte inneggianti al fascismo o al nazismo. Ma immagino che per quello serva fare i conti con la storia». «La destra pisana mi prende in giro perché ho commesso un errore, ed è giusto ammetterlo», è stata la difesa social di Zambito. «Aver scambiato le scritte di cantiere per scritte inneggianti al fascismo è stato un errore commesso per un eccesso di preoccupazione per i rigurgiti fascisti che proliferano a Pisa e nel Paese. Quella preoccupazione che alla destra manca del tutto, tanto da tacere quando scritte simili sono comparse ed erano vere». Caso archiviato, si dirà. E invece no. Martedì la faccenda è stata riaperta sul palcoscenico nazionale da La Russa. «A Pisa una scritta nera su un muro giallo fa subito scattare l’allarme fascismo. La sinistra denuncia, polemizza, manda comunicati stampa», denuncia la seconda carica dello Stato. «D’altronde si sa… ‘Quando la destra è al governo la democrazia è in pericolo’ (questa l’ho già sentita da qualche parte). Poi passano i minuti, forse qualche ora e si scopre finalmente la verità: a fare quella scritta così ‘nostalgica’ non è stata la mano di pericolosi camerati in camicia nera ma quella di alcuni operai durante i lavori di ristrutturazione della scuola Collodi».

E infine conclude: «Niente Ventennio quindi. E nemmeno manganelli e olio di ricino. Solo banali indicazioni edili… per il cappotto termico. Dalle camice nere (senza la i, ndr) al cappotto termico. Il caldo fa brutti scherzi, ma spesso li fanno anche le ossessioni della sinistra». E dire che La Russa dovrebbe ricordare quanto sia facile – ahinoi – cadere in errore, come quando – era il 2023 – scambiò soldati nazisti di via Rasella per una banda musicale di riservisti. Svista per cui fu costretto poi a scusarsi.

Lo sfottò di La Russa al Pd, il fuoco di Puglia di Meloni e la conta di Pontida: le pillole del giorno
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Meloni “balla” in Puglia

Il soggiorno nell’amata Ceglie Messapica, la gita in barca a Polignano a Mare con alcuni amici e il fedelissimo Marcello Gemmato, l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo a Taranto (dove l’ex Ilva per il governo è un dossier rovente) e la festa di FdI a Bari il 4 e 5 settembre. Giorgia Meloni punta sulla Puglia e sul Sud per questo scampolo di campagna elettorale. La pausa che la premier si è concessa in Valle d’Itria terminerà il 21 agosto con l’apertura dei Giochi allo stadio Iacovone insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sulla cui poltrona Meloni e la destra hanno lanciato apertamente un’Opa. Poi sarà la volta dell’Atreju fuori stagione nel capoluogo pugliese il 4 e 5 settembre, giusto in tempo per festeggiare il record del governo più longevo della storia repubblicana.

Chissà se alla kermesse pugliese parteciperà pure il vicepremier Antonio Tajani, impegnato il 3 settembre a Viterbo per la tradizionale processionale con la “macchina di Santa Rosa” trasportata da oltre 100 persone per le strade della città laziale. Un appuntamento imperdibile per Tajani, specie in vista delle Politiche. A Viterbo verrà testato anche un piano di sicurezza e di evacuazione innovativo con maxi schermi pronti a far passare messaggi e comunicazioni di servizio, in caso di emergenza.

Lo sfottò di La Russa al Pd, il fuoco di Puglia di Meloni e la conta di Pontida: le pillole del giorno
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

La breccia nella Lega

La data del 20 settembre rischia di non essere più ricordata solo per la breccia di Porta Pia, ma per Pontida 2026. «Forse sarà l’ultimo raduno con Matteo Salvini a capo della Lega», sussurrano a Roma. La manifestazione sullo storico pratone caro a Umberto Bossi diventerà infatti “una conta” dei fedelissimi del vicepremier. Tra gli ultimi ad aver difeso pubblicamente il leader, si segnala Alberto Stefani, successore di Luca Zaia alla guida del Veneto e vicesegretario leghista, con tanto di intervista “smorzascissione” sul Corriere, sulle cui pagine l’altro giorno era uscito allo scoperto il «nostalgico» e attempato ribelle, Attilio Fontana. Stefani però ha un difetto: «Lui è del 1992, ma che ne sa della storia della Lega e della fatica che è stata fatta negli anni per resistere a tutto?», bofonchiano i “duri e puri”, che non vogliono finire schiacciati da Roberto Vannacci. Il quale però, in vista delle Politiche, potrebbe attirare qualche altro leghista pesante in cerca di un altro giro in Parlamento.

Lo sfottò di La Russa al Pd, il fuoco di Puglia di Meloni e la conta di Pontida: le pillole del giorno
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Che rottura di Palio

Il Palio di Siena si è trasformato in un gran rottura di scatole per La 7 di Urbano Cairo a causa dell’aumento dei costi causati dai due rinvii causati dal maltempo. Martedì su Piazza del Campo però splende il sole e la terza diretta procederà liscia come l’olio. Comunque, a Siena alcuni hanno dato la colpa del maltempo al “cencio” creato dall’artista romena Teodora Axente: il “madonno” contestatissimo dalla curia e dai fedeli, per le fattezze androgine dell’Assunta. Il drappellone non è piaciuto per niente al cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e nella querelle è dovuta intervenire pure la sindaca Nicoletta Fabio che si è detta «amareggiata e mortificata» per le polemiche, ma non pentita per la scelta dell’artista. Ma non è finita perché la Madonna mascolina di Axente si staglia su un cielo plumbeo. Per i più superstiziosi, sarebbero stati i nuvoloni dipinti i veri responsabili della pioggia che ha funestato questa edizione.

Lo sfottò di La Russa al Pd, il fuoco di Puglia di Meloni e la conta di Pontida: le pillole del giorno
Il drappellone dipinto dall’artista romena Teodora Axente, per il Palio del 16 agosto, dedicato alla Madonna dell’Assunta (Ansa).

Primarie Likud, almeno cinque ministri a rischio rielezione

Con il 91,2 per cento dei voti scrutinati alle primarie del Likud, il partito di estrema destra guidato dal premier israeliano Netanyahu, si delinea la lista dei candidati in vista delle elezioni per la Knesset del 27 ottobre. Al primo posto – dopo il capo del partito che apre la lista – si posiziona Eli Cohen, ministro dell’Energia, seguito da Amir Ohana, presidente del Parlamento, Yariv Levin, ministro della Giustizia, Miri Regev, ministra dei Trasporti, e Ofir Katz, capogruppo della coalizione. Al sesto e settimo posto ci sono agli attuali ministri dell’Istruzione, Yoav Kisch, e della Cultura, Miki Zohar. All’ottavo posto la prima sorpresa, la new entry Almog Cohen, fuoriuscito recentemente dal partito di Itamar Ben Gvir. Tra i successivi, ci sono il ministro della Comunicazione Shlomo Karhi al posto 13 e dell’Economia Nir Barkat al posto 16.

Cinque ministri rischiano il posto

Se i risultati e le proiezioni venissero confermati, almeno cinque tra gli attuali ministri non entrerebbero nel prossimo Parlamento. Come riporta il Times of Israel, infatti, il Likud otterrebbe 20-24 seggi secondo i sondaggi. Otto candidati li sceglie direttamente il premier tra i primi 30 posti in lista. Di conseguenza, chi non rientra nei primi 16 delle primarie, rischia di non far parte della prossima Knesset. Se il risultato sarà confermato, i ministri in carica Ze’ev Elkin, Gila Gamliel, May Golan, Idit Silman e Avi Dichter perderanno il posto a ottobre.

Lega, il libro del senatore Romeo sul rinnovamento del partito

Il senatore Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda e capogruppo del Carroccio a Palazzo Madama, ha annunciato l’uscita del suo nuovo libro Fare la Lega, agenda per il rinnovamento. Dal titolo potrebbe sembrare un instant book, scritto per cavalcare i malumori interni al partito con un Matteo Salvini che molti vorrebbero si facesse da parte. Non è proprio così, ma il momento della pubblicazione certo non è casuale. «Avevo in mente di pubblicare questo libro nei prossimi mesi per raccontare la mia esperienza politica a Roma, ho accelerato un po’ la scrittura visto il momento per noi complicato», ha spiegato Romeo.

Lega, il libro del senatore Romeo sul rinnovamento del partito
Massimiliano Romeo e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

LEGGI ANCHE: Il piano di Salvini per restare a galla: cavalcare il caos e puntare al Viminale

Romeo: «I segnali degli ultimi tempi non possono essere ignorati»

«Passando molto del mio tempo tra i militanti e tra la gente ho voluto raccontare e in modo costruttivo teorizzare il grande desiderio di rinnovamento che viene proprio dalla base e dagli elettori. Questo è il mio pensiero e mi auguro che possa essere un contributo costruttivo per Lega. Siamo in una fase in cui servono consigli e suggerimenti utili per rilanciare il movimento e penso che i segnali degli ultimi tempi non possano essere ignorati», ha detto Romeo.

LEGGI ANCHE: Fontana pronto a de-salvinizzare la Lega

Il tasso di approvazione di Trump scende al livello più basso dei suoi due mandati

Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, negli Stati Uniti il tasso di approvazione di Donald Trump è sceso al 33 per cento, ovvero al livello più basso registrato nel corso del secondo mandato presidenziale e minimo storico della permanenza del tycoon alla Casa Bianca: tale quota era stata infatti già toccata a dicembre 2017.

Il tasso di approvazione di Trump scende al livello più basso dei suoi due mandati
Donald Trump (Imagoeconomica).

Gli americani non approvano la guerra all’Iran

Appena una settimana fa, il 35 per cento degli intervistati aveva dichiarato di approvare l’operato di Trump come presidente. La ragione principale del calo di gradimento di Trump, che all’inizio del suo secondo mandato aveva superato il 50 per cento, risiede nella guerra con l’Iran. Circa l’80 per cento degli americani – tra cui l’87 per cento dei democratici e il 71 per cento dei repubblicani – ritiene che il coinvolgimento degli Stati Uniti in Iran «si protrarrà per un periodo di tempo prolungato». Solo il 16 per cento ha affermato di confidare che il conflitto si concluderà probabilmente nel giro di poche settimane. Trump, che aveva basato la propria campagna elettorale sulla promessa di tenere sotto controllo l’inflazione ed evitare guerre prolungate, aveva sostenuto che il conflitto con l’Iran sarebbe durato poche settimane. Tuttavia, la Repubblica Islamica ha dimostrato di saper reggere l’urto, mantenendo in gran parte bloccato il transito di greggio attraverso lo stretto di Hormuz, anche dopo che la tensione del conflitto si è allentata, cosa che ha contribuito all’aumento del costo dei carburanti.

Gaffe del Pd, denuncia scritte fasciste sulla scuola ma erano le indicazioni di un cantiere

Gaffe del Pd, che ha denunciato la presenza di scritte e simboli nazifascisti sui muri di una scuola primaria di Lucca che si sono poi rivelate essere le indicazioni di un cantiere. A sollevare per primo il caso era stato il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, che aveva parlato di «gesto gravissimo e intollerabile» sottolineando come fosse «ancora più odioso» perché rivolto contro una scuola, luogo di educazione e democrazia. Anche la senatrice dem Ylenia Zambito aveva preso posizione, collegando l’episodio alla memoria del fascismo e al ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti avvenuto proprio in quei giorni. Dopo l’indignazione, però, alcuni hanno fatto notare un particolare decisivo, ovvero che sulla scuola erano in corso lavori di rifacimento della facciata e che, quindi, quelli che sembravano simboli ideologici potevano essere più semplicemente segni lasciati dagli operai per indicare gli interventi da eseguire. E così era. A confermarlo è stato Enrico Bruni, consigliere comunale del Pd a Pisa, che aveva inizialmente segnalato le scritte e successivamente ha riconosciuto l’errrore. Le presunte rune erano frecce, mentre quella che sembrava una frase inneggiante al fascismo era in realtà «si fascia», un’indicazione di cantiere. Anche Mazzeo è intervenuto, scusandosi per la mala interpretazione: «Ho commesso un errore. Può capitare. Quando si sbaglia, è giusto dirlo e riconoscere l’errore».

Morto Fulvio Lucisano, decano dei produttori cinematografici italiani

È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, decano dei produttori cinematografici italiani. Aveva fondato le società di produzione cinematografica Italian International Film e Lucisano Media Group. Inoltre era stato presidente dell’Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali (Anica) dal 1998 al 2001.

Lucisano nel corso dei decenni ha prodotto oltre 130 film

Nato a Roma nel 1928, Lucisano aveva avuto la prima esperienza nel mondo del cinema nel 1949, quando partecipò alla realizzazione di Anno Santo, documentario sul Giubileo che si sarebbe tenuto nel 1950. Negli stessi anni aveva collaborato con l’Istituto Luce per la realizzazione dei cinegiornali destinati all’America Latina. Nel 1955 aveva prodotto il suo primo film: I quattro del getto tonante. Nel 1958 la fondazione della casa di produzione Italian International Film, di cui era ancora presidente. Tramite la IIF, Lucisano ha prodotto oltre 130 pellicole, tra cui Tre tigri contro tre tigri (1977), Ricomincio da tre (1981), Il ras del quartiere (1983), Il grande cocomero (1993), Ninfa plebea (1996), Fantozzi – Il ritorno (1996), La mia vita a stelle e strisce (2003) e Notte prima degli esami (2006). Nel 1992 aveva anche fondato Lucisano Media Group.

Aveva criticato Infantino: la Fifa licenzia il direttore operativo Lamour

Kevin Lamour, ovvero il direttore operativo della Fifa, è stato improvvisamente licenziato dall’organo di governo del calcio mondiale. «La decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto» nei confronti del dirigente francese, si legge in un comunicato. Dove però non c’è scritto che, di fatto, Lamour è stato silurato per aver criticato pubblicamente il piano del presidente Gianni Infantino (poi abortito), che prevedeva di vendere a investitori privati il 21 per cento delle quote della Coppa del Mondo. Commentando la proposta denominata Fifa Forward Enterprise, Lamour aveva detto di essere stato «ingannato» dalla mancanza di trasparenza nella pianificazione del progetto. E dunque da Infantino. Il dirigente francese, approdato nel mondo del calcio dalla politica circa 20 anni fa come assistente dell’allora presidente della Uefa Michel Platini, era stato nominato direttore operativo della Fifa alla fine del 2024.

Aveva criticato Infantino: la Fifa licenzia il direttore operativo Lamour
Gianni Infantino (Ansa).

LEGGI ANCHE: Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?

La controversa presidenza di Infantino, deciso a rimanere a capo della Fifa

Col licenziamento del numero tre della Fifa la controversa presidenza di Infantino si arricchisce così di un nuovo capitolo. Dopo le polemiche per il progetto Fifa Forward Enterprise il suo indice di gradimento è crollato, ma il dirigente elvetico era già inviso a buona parte degli appassionati, per vari motivi. Durante la Coppa del Mondo era finito nella bufera per la revoca della squalifica dello statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo il pressing di Donald Trump e una forzatura dell’articolo 27 del Codice disciplinare, e prima ancora aveva sollevato perplessità il premio per la pace assegnato proprio al presidente Usa. A tal proposito Jamie Raskin, massimo esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera Usa, ha avviato un’indagine su Infantino chiedendo un’audizione del presidente della Fifa e la consegna di documenti per fare luce sui presunti scambi di favori con Trump. Andando ancora a ritroso, a tutto questo si aggiungono le controversie riguardanti le assegnazioni di due edizioni dei Mondiali a Qatar e Arabia Saudita.

Aveva criticato Infantino: la Fifa licenzia il direttore operativo Lamour
Donald Trump e Gianni Infantino (Ansa).

L’11 agosto Trump ha preso le difese di Infantino con un post su Truth, in cui lo ha definito un presidente «eccezionale» che «ha appena presieduto il Mondiale di maggior successo di sempre (quattro volte superiore a qualsiasi altra edizione)», aggiungendo: «La Fifa commetterebbe un errore gravissimo se prendesse anche solo in considerazione l’idea di sostituirlo». L’organo di governo del calcio mondiale, sostanzialmente, ha messo in chiaro di pensarla allo stesso modo: dopo la riunione del Consiglio direttivo a Rabat, in Marocco (Paese che co-ospiterà i Mondiali nel 2030), la Fifa ha chiesto scusa per l’idea di Infantino, ribadendo però la piena fiducia all’attuale presidente, intenzionato a candidarsi per un nuovo mandato.

LEGGI ANCHE: Il grottesco triangolo alla Fifa fra Trump, Infantino e il suo vice Montagliani

Sigrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia lavorano a un libro insieme

Maria Rosaria Boccia conferma che lei e Sigfrido Ranucci si sono incontrati diverse volte e stanno scrivendo un libro insieme. Dopo l’indiscrezione del Giornale secondo cui la cui bozza sarebbe praticamente pronta, l’imprenditrice ha detto al Corriere che «il progetto è concreto e in uno stato avanzato» e racconterà «fatti, meccanismi e retroscena che aiutino a comprendere meglio alcuni anni della vita pubblica italiana, distinguendo ciò che è stato raccontato da ciò che è realmente accaduto». Ha comunque preferito non anticipare contenuti, struttura ed editore, «perché alcune notizie meritano di essere date quando sono mature e non consumate attraverso indiscrezioni». In ogni caso, ha aggiunto, «se qualcuno immagina un libro accomodante, celebrativo o scritto per regolare piccoli conti personali, rischia di rimanere deluso».

Boccia: «Ranucci dice che mi conosce appena? Non commento ricostruzioni»

Boccia è poi tornata a parlare del suo rapporto col giornalista. Dopo aver detto che è nel suo «cerchio magico» e che sono amici, il Messaggero aveva infatti scritto che al Comitato etico lui avrebbe detto di conoscerla appena. «Non ne sono a conoscenza e non ho letto l’articolo», ha commentato lei. «E comunque preferisco non commentare ricostruzioni di seconda o terza mano come se fossero verbali ufficiali. Tra ciò che viene detto, ciò che viene riferito e ciò che diventa un titolo possono esserci distanze considerevoli. Posso dire con assoluta serenità che Sigfrido Ranucci è una persona che conosco, frequento e alla quale sono legata da un rapporto di amicizia e di stima». E ancora: «Non ho alcun motivo per modificare ciò che ho già dichiarato pubblicamente. Troverei francamente sorprendente scoprire che abbia sostenuto di non conoscermi. Ma uso volutamente il condizionale, prima di attribuire a una persona parole tanto nette vorrei leggerle in un documento e non nell’interpretazione di qualcuno».

Pioggia di droni ucraini sulla regione di Mosca, la Russia ne abbatte 180

Nella notte tra il 17 e il 18 agosto l’Ucraina ha lanciato un nuovo massiccio attacco con droni nella regione di Mosca. Più di 600 i velivoli a pilotaggio remoto diretti verso la capitale russa, circa 180 quelli intercettati e distrutti, come ha fatto sapere il sindaco il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin.

Tre feriti e almeno 5 mila persone rimaste senza elettricità

Un ufficio anagrafe, un negozio e le finestre di un edificio residenziale sono stati danneggiati dalla caduta di detriti di un drone a Kolomna, dove un uomo ha riportato ferite. Inoltre «nel distretto di Ramenskoye una bambina di 10 anni è rimasta ferita dopo che un drone è caduto su un’abitazione» e «nel distretto di Bogorodsky, una donna ha avuto bisogno di cure mediche dopo essere stata ferita da detriti», ha scritto su Telegram il governatore della oblast’ Andrey Vorobyov. Le conseguenze più gravi dell’attacco sono state registrate nel distretto di Pavlovsky Posad: un’abitazione privata è andata a fuoco nel villaggio di Kuznetsy e il tetto di un condominio ha preso fuoco a Pavlovsky Posad. A Noginsk, inoltre, un drone ha colpito un magazzino di Wildberries, principale rivenditore online del Paese. Secondo Mosoblenergo, una delle più grandi aziende pubbliche di distribuzione di energia elettrica nella regione di Mosca, oltre 5 mila persone e 46 strutture di pubblica utilità nel distretto sono rimaste senza corrente.

Hormuz, nave colpita da proiettile non identificato: un ferito

Un proiettile ha colpito una nave nello stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’Agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo, che monitora la sicurezza delle navi e dei marittimi in tutto il mondo. L’imbarcazione, la cui bandiera non è stata identificata, è stata colpita «da un proiettile non identificato mentre effettuava un transito in uscita» dallo Stretto. Si registra un ferito tra i membri dell’equipaggio, che è stato assistito dalla Guardia Costiera dell’Oman, Paese che condivide con l’Iran le acque territoriali nello Stretto. L’agenzia non ha fornito la posizione esatta dell’imbarcazione colpita.

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop

Nella rete ex Tim che fa capo a FiberCop, controllata dal fondo americano Kkr, la partita per la poltrona di amministratore delegato si è trasformata in un braccio di ferro istituzionale. Il primo nome, alla costituzione della società, era stato quello di Luigi Ferraris, arrivato dalla presidenza di Ferrovie dello Stato. Se n’è andato in meno di sei mesi, lasciandosi alle spalle un’intervista al Financial Times che in tanti, dentro Kkr, ricordano ancora come uno degli episodi più imbarazzanti della storia del fondo. Le sue deleghe sono finite tutte nelle mani di Massimo Sarmi, che da presidente si è ritrovato anche amministratore delegato a tutti gli effetti, cumulando le due cariche. 

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Massimo Sarmi (Imagoeconomica).

I rapporti con Tim sono ai minimi storici

Da allora la situazione, sussurrano i bene informati, non avrebbe fatto che peggiorare. Il bilancio 2025 si è chiuso con una perdita di oltre 200 milioni e per quest’anno si parla già di un Ebitda negativo per oltre 200 milioni di euro. Numeri pesanti per una società dal valore di 18,8 miliardi di euro, debito compreso, che nel frattempo litiga apertamente con Tim sui termini dell’accordo di cessione della rete, perfezionato nel luglio 2024. Nei corridoi si racconta che i rapporti tra le due aziende siano ai minimi storici: l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, non perderebbe occasione per far pesare a Sarmi ogni disservizio segnalato dai clienti. Una sorta di sveglia quotidiana alla quale in FiberCop si sarebbero ormai abituati, senza però riuscire a dare risposte operative. 

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
L’ad di Tim Pietro Labriola (Imagoeconomica).

L’emorragia di manager (senza esperienza di rete)

Quello che colpisce, più ancora dei numeri, è il turnover ai vertici e il tratto che accomuna quasi tutti i manager usciti di scena: pochissimi arrivavano dal mondo delle telecomunicazioni e nessuno è rimasto abbastanza a lungo da lasciare qualcosa di diverso da un vuoto – un buco, si dice in FiberCop – da riempire in fretta. Ha lasciato Riccardo Busani, chief strategy officer, arrivato direttamente da Kkr e già membro del board di FiberCop prima di assumere l’incarico operativo. Stessa sorte è toccata a Simone Bonannini, responsabile commerciale, che aveva affiancato Kkr nella fase di acquisizione della rete da Tim, e ad Alberto Boffelli, chief corporate officer, che nei fatti svolgeva il ruolo di direttore generale. Se n’è andato anche Gabriele Mandurino, alla guida dell’immobiliare, e prima ancora Alessandro Mona, arrivato da Ariston a capo degli acquisti e rimasto meno di un anno. Al suo posto è stato chiamato Dario Pantaleo, proveniente da Ferrero, altro nome senza trascorsi nel settore. Ultimo, in ordine di tempo, l’addio di Fabio Ruffini, capo dell’investor relations arrivato a marzo in vista di una possibile Ipo nel 2028, che a fine agosto passerà ad Acea. Manager provenienti dal largo consumo, dalla cosmesi, dal packaging, dal real estate, dalle ferrovie: profili scelti, dicono in FiberCop, senza una conoscenza diretta delle dinamiche industriali di una rete in rame e fibra. Il risultato, fanno notare i critici, è sotto gli occhi di tutti: partenze dopo pochi mesi, caselle nuovamente da riempire e pezzi di continuità operativa che si perdono per strada

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Fabio Ruffini (da LinkedIn).

Il ruolo di Sarmi e la sponsorizzazione di Nespolo 

Non è un caso, notano osservatori vicini al dossier, che sia stato proprio Sarmi, nella sua doppia veste di presidente e amministratore delegato, a favorire l’ingresso di manager privi di esperienza specifica sulla rete. Una scelta che gli avrebbe consentito di mantenere saldamente nelle proprie mani la guida dell’azienda, senza contrappesi tecnici interni abbastanza forti da contestarne le decisioni. In quest’ottica si spiegherebbe anche il sostegno di Sarmi alla candidatura di Marco Nespolo

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Marco Nespolo (Imagoeconomica).

Chi spinge per la nomina dell’ad di Fedrigoni

Per la successione, Kkr avrebbe individuato proprio Nespolo, amministratore delegato delle Cartiere Fedrigoni, controllate da Bain Capital. Fedrigoni produce carte speciali ed etichette di alta gamma, soprattutto per il settore vinicolo: un profilo industriale, sostengono in Kkr, abituato a gestire contesti complessi, ma certamente più familiare con l’umidità delle cantine che con i guasti nelle centraline. La spinta più forte a favore di Nespolo arriverebbe dall’interno dello stesso fondo, in particolare da James Gordon, che ha seguito l’operazione FiberCop fin dalle origini, e dal suo diretto superiore Mattia Caprioli, a capo di Kkr per l’Europa. Gordon è stato anche compagno di master di Nespolo, un rapporto che non sarebbe stato estraneo alla scelta del manager di Fedrigoni. La cui candidatura, però, non convince i soci di minoranza: Adia, il fondo sovrano di Abu Dhabi che possiede il 17,5 per cento, e soprattutto il Mef, titolare del 15,93 per cento, che pur non potendo imporre un proprio candidato ha fatto sapere di non gradire quello scelto da Kkr. 

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Mattia Caprioli (Imagoeconomica).

La rosa di candidati scartati

L’obiezione principale è semplice: Nespolo ha guidato una realtà industriale di dimensioni assai più contenute, mai un gruppo da 10 mila dipendenti diretti e 30 mila esterni come FiberCop. Ma Gordon non vuole sentire ragioni: la scelta, ribadisce, spetta per statuto a Kkr e il fondo l’ha fatta dopo aver passato al setaccio una rosa iniziale di 20 profili e ristretto progressivamente la short list. Sono stati scartati, secondo indiscrezioni, nomi più noti come Stefano Donnarumma, che avrebbe guardato con interesse a FiberCop prima di essere allontanato da Ferrovie dello Stato; Marco Patuano, dato in cerca di un rientro in Italia dopo l’esperienza in Cellnex in Spagna, e Paolo Bertoluzzo, ex ad di Nexi, il cui nome, secondo alcuni fondi, resterebbe legato all’andamento non brillante del titolo durante il suo mandato. Alla fine, da una rosa di 20 manager industriali, alcuni dei quali con esperienza nelle telecomunicazioni, Kkr avrebbe scelto proprio chi di telecomunicazioni non si è mai occupato. Un paradosso che nel settore in pochi riescono a spiegarsi. 

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Stefano Donnarumma (Imagoeconomica).

I due profili ancora in corsa

Eppure, nonostante Kkr consideri la partita chiusa, oltre a Nespolo restano in corsa due profili di segno opposto. Il primo è quello di Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas dal 2016, con un passato in Grandi Stazioni e Acea e sostenuto da Caltagirone. Da tempo Gallo cercherebbe una via d’uscita da Italgas, dove siede al vertice ormai da nove anni, e un approdo a FiberCop libererebbe una poltrona assai ambita nel giro delle nomine pubbliche

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Paolo Gallo (Imagoeconomica).

Il secondo è quello di Stefano Siragusa, consigliere di Tim, ex vicedirettore generale del gruppo e per anni responsabile della rete fissa. Fu lui, su mandato dell’allora amministratore delegato Luigi Gubitosi, a ristrutturare la rete dell’ex monopolista e a disegnare l’architettura che avrebbe poi dato vita a FiberCop. Lasciò Tim perché contrario alla vendita della rete: avrebbe preferito la creazione di una rete unica sotto la guida di Cdp, con Kkr e Macquarie nel ruolo di soci di minoranza. 

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Stefano Siragusa (dal sito Tim).

La contromossa di Kkr: la poltrona a Soro 

Di fronte alle resistenze del Mef sulla nomina di Nespolo, che Kkr considera chiusa e definitiva già dal 30 luglio, il fondo avrebbe deciso di giocare su un altro tavolo: offrire al direttore generale del Tesoro, Francesco Soro, la presidenza di FiberCop quando il mandato di Sarmi arriverà a scadenza, nella primavera del 2027. Una contropartita istituzionale prima ancora che manageriale: la presidenza a un uomo del Tesoro per ammorbidire la linea del ministero sulla scelta dell’amministratore delegato e far digerire al Mef un nome, quello di Nespolo, che a Roma non è mai davvero piaciuto. 

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Francesco Soro (Imagoeconomica).

L’ombra di Grilli potrebbe accelerare il progetto rete unica 

Ma c’è un altro nome che, nei conciliaboli fioriti attorno alla partita FiberCop, torna con crescente insistenza: Vittorio Grilli. Ex ministro dell’Economia, prima in JpMorgan e oggi presidente di Mediobanca, Grilli è stato tra i principali interlocutori italiani nella trattativa che nel 2023 ha portato Kkr a rilevare la rete da Tim. Un dossier sul quale, insieme al capo di gabinetto di Palazzo Chigi Gaetano Caputi, ha lavorato a stretto contatto con i vertici del Mef, imparando a conoscere uomini e stanze del Tesoro meglio di molti altri. Oggi Grilli veste anche i panni di advisor dello stesso fondo americano, dopo essere stato dall’altra parte del tavolo come consulente della componente pubblica. Una posizione che lo colloca in un punto di osservazione privilegiato proprio mentre Kkr cerca di smussare le resistenze del Mef sulla successione a Sarmi. Ed è qui che riemerge un’ipotesi mai del tutto tramontata: quella della rete unica, con la componente pubblica, Cdp in testa, chiamata ad assumere un ruolo più incisivo e Kkr e Macquarie ridotti a soci finanziari di minoranza. Un disegno che, qualora Grilli decidesse di spendere il proprio credito istituzionale in questa direzione, troverebbe in lui un interlocutore tutt’altro che marginale presso il Tesoro. 

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Vittorio Grilli (Imagoeconomica).

Poste, il convitato di pietra 

Sullo sfondo resta infine un attore che sul dossier non ha ancora parlato, ma che osserva la partita con attenzione crescente: Poste Italiane. L’obiettivo dichiarato di Matteo Del Fante e del condirettore generale Giuseppe Lasco è la digitalizzazione del Paese, un mandato che difficilmente può prescindere dall’infrastruttura sulla quale quella digitalizzazione poggia. Resta da capire chi, tra i tre nomi superstiti, riuscirà davvero a portare Kkr e Mef a un’intesa. Nel frattempo, mentre il totonomi si consuma tra Roma, Milano e New York, molti nel settore sono ancora in ferie. E c’è chi scommette che qualcuno, in questi giorni, stia sorseggiando un calice con addosso proprio un’etichetta Fedrigoni, senza immaginare che Kkr vorrebbe mettere chi la produce sulla poltrona più importante di FiberCop. 

Cosa c’è dietro il braccio di ferro per il nuovo ad di FiberCop
Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco (Imagoeconomica).

Premi e concorsi: I finalisti del Premio Kipple 2026

I finalisti del Premio Kipple 2026

Kipple ha annunciato i finalisti ai suoi due concorsi per romanzi e racconti.

La redazione Kipple Officina Libraria è felice di annunciare i finalisti al XIX Premio Kipple 2026; è stata una sofferta decisione, i contributi sono stati molti e di ottima qualità, desideriamo congratularci con coloro che si contenderanno il Premio e ringraziare tutti i partecipanti: rimanete in contatto per conoscere chi vincerà!   Sezione Romanzi:   Il posto dell’angelo — Luigi Rinaldi La canzone di Black Holly — Emiliano Maramonte Lo sfondo immutabile — Alessandro Montoro Ma tu mortal non sei — Alessandro... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Premi e concorsi - 18 agosto 2026 - articolo di Redazione

Il piano di Salvini per restare a galla: cavalcare il caos e puntare al Viminale

Nella Lega si respira aria di Papeete III. Matteo Salvini, il ‘surfista’ della politica italiana, starebbe per giocarne una delle sue. Provocare un piccolo tsunami per praticare il suo sport preferito, ovvero la navigazione nel caos, la cavalcata dell’onda. Una mossa rischiosa che potrebbe mettere a dura prova la tenuta del Meloni I.

Il piano di Salvini per restare a galla: cavalcare il caos e puntare al Viminale
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Un vicepremier in versione leader di opposizione

Niente, dicono, potrà succedere prima del 4 settembre, data da mesi cerchiata in rosso su tutti i calendari di governo, perché quel giorno finalmente Giorgia Meloni raggiungerà il record di premier più ‘longevo’ della storia repubblicana. Ma dal 5 – raccontano i ben informati a L43 – tutto è possibile. E chi è vicino al segretario leghista parla di un piano per cominciare a battere sui temi della sicurezza e fare il controcanto quotidiano al governo e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al rientro dalla pausa estiva fino alle elezioni. Una strategia della goccia cinese pianificata, come se Salvini fosse il leader di un partito di opposizione anziché vicepremier e capo di una formazione di maggioranza. Nel mirino ci sarebbe proprio Piantedosi, suo ex capo di gabinetto quando era ministro dell’Interno. Insomma, l’idea di Salvini non sarebbe quella di ‘staccare la spina’ al governo in carica, come fatto nelle estati del 2019 con il Conte I e del 2022 con l’esecutivo guidato da Mario Draghi. Ma il suo piano di pressing sul Viminale, se veramente andrà avanti, potrebbe risultare molto fastidioso per Meloni e per la stabilità dell’esecutivo.

Il piano di Salvini per restare a galla: cavalcare il caos e puntare al Viminale
Matteo Piantedosi e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La fronda lombarda e i malumori in Veneto e Piemonte

Il piano non è nuovo e viene ciclicamente riproposto dai leghisti, a partire dall’assoluzione definitiva del loro capo dalle accuse di sequestro aggravato per aver bloccato lo sbarco dei migranti a bordo della Open Arms nell’agosto del 2019. Finora la premier e gli altri partiti di maggioranza hanno sempre respinto l’ipotesi di un suo ritorno al Viminale. L’ultima volta che le pressioni del partito si sono riaccese, Piantedosi è stato ricevuto da Sergio Mattarella, incontro che molti hanno letto come un evidente segnale di sostegno al ministro da parte del capo dello Stato. Ai tempi, da parte di FdI poi si era esclusa nuovamente qualsiasi ipotesi di cambio della squadra di governo. Ma, con il passare delle settimane, la situazione interna alla Lega è divenuta ormai irrecuperabile. Salvini non solo non controlla più il partito, ma è stato sostanzialmente sfiduciato dalle segreterie provinciali che hanno maggior peso elettorale in Lombardia: Bergamo, Brescia, Varese e Sondrio. Nel direttivo lombardo del 7 agosto gli è stato chiesto di fare un ‘passo di lato’. Forti malumori si registrano anche in Veneto e Piemonte, malgrado siano soffocati nel primo caso dal commissario Andrea Tomaello, e nel secondo dal capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari (che da fervente critico, improvvisamente, si è trasformato in un fedelissimo del capo).

Il piano di Salvini per restare a galla: cavalcare il caos e puntare al Viminale
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).

Zaia, Fedriga e Fontana per ora non danno battaglia

Allo stato, però, non vi sono colonnelli pronti a sferrare il ‘colpo finale’ e soprattutto pronti a diventare generali al posto del fu Capitano. I governatori – dall’ex doge Luca Zaia a Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana – continuano a essere riottosi senza però dare vera battaglia.

Il piano di Salvini per restare a galla: cavalcare il caos e puntare al Viminale
Attilio Fontana (Ansa).

E quindi Salvini resta dove è, con l’obiettivo di disfarsi di tutti coloro che non sono alle sue dirette dipendenze e completare la trasformazione della Lega in partito personale, con la fidanzata Francesca Verdini sempre in prima fila (come in molti eventi pubblici recenti). Per fare questo, e salvare il salvabile di quella percentuale di voti che gli è rimasta (tra il 5 e il 6 per cento secondo i sondaggi), il segretario leghista deve tornare al Viminale o comunque fare campagna per tornarci. Ormai è una ossessione. E poco conta se, facendolo, scarica i problemi del suo partito sul governo. È diventata una questione di sopravvivenza. Le reazioni degli alleati non sono ancora arrivate. Ma c’è da scommettere che l’amica Giorgia e il collega vicepremier Antonio Tajani non gradiranno.

Il piano di Salvini per restare a galla: cavalcare il caos e puntare al Viminale
Antonio Tajani e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Incontro Netanyahu-Kushner, il premier israeliano dice ancora no alla tregua con Hamas

Nel corso dell’incontro con Jared Kushner a Gerusalemme, Benjamin Netanyahu ha spiegato all’inviato di Donald Trump (nonché genero del tycoon) di non essere intenzionato ad avallare un cessate il fuoco con Hamas nella Striscia di Gaza, spiegando che una tregua con l’organizzazione islamista sarebbe «problematica» in vista delle elezioni che si terranno a ottobre in Israele.

Incontro Netanyahu-Kushner, il premier israeliano dice ancora no alla tregua con Hamas
Jared Kushner (Ansa).

Kushner ha appena incontrato Al-Hayya al Cairo

Il faccia a faccia Kushner-Netanyahu, durato oltre quattro ore, si è svolto a due settimane dall’adesione di Hamas all’ultima fase del piano di Trump per la Striscia, rifiutato però da Tel Aviv. E all’indomani dell’incontro al Cairo tra il negoziatore statunitense e Khalil Al-Hayya, leader del gruppo islamista. Kushner, come riporta la Cnn citando una fonte informata sui colloqui, ha sollecitato Netanyahu a procedere con il piano di cessate il fuoco a Gaza sostenuto dal suocero e a «non creare ostacoli». Bibi, che aveva già respinto il piano in 15 punti della Casa Bianca a inizio agosto, ha però risposto picche. Ynet scrive inoltre che Netanyahu, nel corso dell’incontro, ha chiarito che «non verrà concesso nulla che possa spianare la strada a uno Stato palestinese».

Incontro Netanyahu-Kushner, il premier israeliano dice ancora no alla tregua con Hamas
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Bibi chiede il disarmo di Hamas per il ritiro delle truppe

Secondo la fonte della Cnn, Netanyahu ha spiegato a Kushner e al direttore del Board of Peace Nickolay Mladenov (presente all’incontro al pari di Tony Blair) che spetta a Hamas compiere i primi passi. Il premier israeliano chiede il disarmo completo del gruppo palestinese e solo in tal caso, ha sottolineato, potrà cominciare un ritiro graduale delle truppe dell’Idf dalla Striscia. Lo stesso concetto è stato espresso dalla fonte di Ynet: «C’era la percezione iniziale che il Board of Peace volesse iniziare con delle “zone pilota”, ma ora non se ne parla più così. O meglio, Netanyahu vuole che Hamas dimostri il suo impegno con l’effettiva consegna di tutte le sue armi». Solamente dopo il disarmo del gruppo palestinese dirà sì a un cessate il fuoco.

Usa e Iran verso la proroga del cessate il fuoco per altri 60 giorni

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno concordato di estendere per altri 60 giorni il cessate il fuoco di due mesi sancito dal memorandum d’intesa siglato a Islamabad il 18 giugno, che scadeva oggi. Lo riferisce Al Arabiya, citando alcune fonti. I 60 giorni di tregua previsti dall’accordo dovevano servire – nei piani – per l’avvio di negoziati per porre fine alla guerra, ma le cose non sono andate come auspicato, dato che i nodi da sciogliere (dal nucleare all’allentamento delle sanzioni Usa) sono rimasti tali. A meno di un mese dalla firma, peraltro, gli attacchi erano ricominiciati, tra reciproche accuse di violazione del cessate il fuoco. Poi i raid si sono interrotti, secondo la stampa americana per il timore da parte dello staff di Donald Trump di rappresaglie della Repubblica Islamica che avrebbero messo a dura prova le difese aeree americane in Medio Oriente, vista la scarsità dell’arsenale a stelle e strisce dopo i ripetuti raid. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita funzionari iraniani e arabi, Teheran avrebbe usato questi due mesi per prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti, piuttosto che a dedicarsi alla diplomazia, aumentando la produzione di missili e droni.