Holding Gruppo Vitolo ha celebrato i 40 anni di attività

Si è svolta nella suggestiva cornice del NEXT Ex Tabacchificio di Capaccio Paestum la serata celebrativa per i quarant’anni di attività della Holding Gruppo Vitolo, solida realtà imprenditoriale fondata nel 1986 da Carlo e Rosanna Vitolo e oggi affermato punto di riferimento multisettoriale in Campania e sul territorio nazionale. Un traguardo importante che testimonia quattro decenni di costante crescita, visione strategica e profondo radicamento nel tessuto economico e sociale locale. L’evento ha preso il via alle ore 19.30 con un’elegante accoglienza riservata ai numerosi ospiti presenti – tra cui collaboratori, rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, clienti e partner storici. La fase iniziale della serata è stata dedicata a un caloroso momento di benvenuto, pensato per condividere con la comunità d’impresa le principali tappe e i traguardi più significativi che hanno segnato la storia e la continuità evolutiva del Gruppo. La parte istituzionale, condotta con eleganza dalla giornalista Costanza Calabrese, si è aperta con la proiezione di un video emozionale che ha ripercorso il cammino aziendale: dagli esordi nel settore immobiliare e dalla nascita del Centro Medico San Luca – struttura pionieristica per la sanità campana che introdusse fin da subito approcci innovativi mettendo sempre al centro la cura della persona – fino al consolidamento e alla successiva evoluzione nel San Pio Medical Center. Filmati storici e testimonianze hanno raccontato la progressiva e dinamica diversificazione della Holding, oggi operativamente attiva in molteplici ambiti strategici: dalla sanità d’eccellenza al Business Process Outsourcing con Contact Centre Sud, fino al settore dell’hospitality e della ristorazione (con strutture di rilievo quali Hotel San Luca, Bar Ristorante La Nona Musa, Hotel Eboli ed Eboli Bistrot), passando per il comparto agricolo e vitivinicolo, la formazione medica ECM affidata a ViTer Formazione e i servizi integrati di mobilità e comunicazione curati da MVRent. Uno dei momenti più significativi della serata è stato la consegna, da parte della famiglia Vitolo, di riconoscimenti a clienti e dipendenti di lunga data, a testimonianza del valore attribuito alle persone e alle relazioni che hanno contribuito alla crescita dell’azienda. A seguire, Elisa e Marcello Vitolo, oggi alla guida della Holding, hanno illustrato la visione strategica per i prossimi anni, evidenziando le opportunità e le sfide che caratterizzano i mercati in rapida evoluzione. Il momento sul palco si è concluso con l’ingresso della grande torta celebrativa, il tradizionale e augurale brindisi corale e i sentiti ringraziamenti rivolti a tutte le maestranze e a coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a scrivere la storia quarantennale della Holding Gruppo Vitolo. La serata è poi proseguita in un’atmosfera conviviale con l’apertura del raffinato buffet e un coinvolgente intrattenimento musicale curato dal gruppo Arechi, che ha allietato i presenti alternando performance dal vivo e dj set. «L’evento vuole ricordare i 40 aziendali con l’obiettivo di essere protagonista di nuove sfide in settori che sempre più velocemente cambiano e che necessitano di risposte sempre più all’avanguardia. Crediamo che ottimizzare le risorse tecnologiche oggi a disposizione sia la grande sfida del futuro come avvenne alla fine degli anni 90 con l’avvento di internet. Come gruppo siamo pronti. Il nostro claim “Da 40 anni con lo sguardo rivolto al futuro” esprime bene il nostro pensiero. Un grazie a chi in questi anni è stato protagonista di questa storia», dichiarano Elisa e Marcello Vitolo.

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Salerno, raccolta sangue in piazza Amendola

Una raccolta di sangue per contribuire a fronteggiare la carenza di scorte registrata nelle ultime settimane presso i presidi ospedalieri. È l’iniziativa promossa dal Comune di Salerno, attraverso l’Assessorato alla Medicina Territoriale e Prevenzione sanitaria, in programma venerdì 11 settembre.

Per l’intera giornata, in piazza Amendola, sarà presente un camper attrezzato per consentire ai cittadini di effettuare la donazione.

All’iniziativa hanno già aderito i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che hanno raccolto l’appello dell’amministrazione comunale. L’invito è rivolto anche ai dipendenti del Comune di Salerno e delle società partecipate, chiamati a dare il proprio contributo in una fase nella quale la disponibilità di sangue rappresenta una necessità particolarmente sentita dalle strutture sanitarie.

L’obiettivo è quello di sensibilizzare il maggior numero possibile di persone sull’importanza della donazione di sangue, rafforzando le scorte a disposizione degli ospedali e sostenendo concretamente il sistema sanitario del territorio.

La giornata di venerdì sarà dunque un’occasione per trasformare la solidarietà in un gesto concreto: una donazione può contribuire a garantire le cure e gli interventi di cui molti pazienti hanno bisogno.

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Mastella a Fico, ‘A scuola dal primo ottobre, come ai miei tempi’

“A scuola dal primo ottobre, come ai miei tempi”. E’ il messaggio che il sindaco di Benevento Clemente Mastella lancia al presidente della Regione Campania Roberto Fico in considerazione delle calure estive eccezionali che dureranno fino algi inizi di ottobre. “Secondo i dati predittivi del Centro Europeo, citati stamane sulla stampa dal climatologo dell’Organizzazione mondiale metereologica Mattia Gussoni, la calura estiva – dice Mastella – non si arresterà fino alla fine del mese di settembre e le temperature, fino ad allora, continueranno ad essere sopra la media. Ciò pone il problema dell’inizio delle scuole, oggi previsto al 15 settembre, che andrebbe rinviato, invece, all’inizio di ottobre, alla luce del fatto che gli istituti scolastici sono, praticamente ovunque, privi di impianti refrigeranti. Invito dunque il presidente campano Fico a prendere in considerazione il differimento, per evitare disagi psico-fisici ai ragazzi, ai docenti e al personale scolastico, come sostenuto in questi giorni da sigle sindacali, associazioni e altre forze politiche”. “E’ evidente che va tutelata l’integrità del calendario scolastico e che il rinvio climatico non deve tradursi in una scontistica sui giorni di frequenza: ma una decina di giorni si possono tranquillamente recuperare nel corso dei mesi. Torniamo alla saggezza degli anni Cinquanta e Sessanta (si cambiò a fine anni ’70), quando andavamo a scuola a partire dal 1 ottobre e la legge era uguale in tutte le regioni. Con 30 gradi oltre si studia male, con scarsa voglia e scarso quid di apprendimento. Per questo è opportuno una misura che prenda atto del cambio climatico in senso tropicale e vada nella direzione del buon senso”, conclude Mastella.

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Di Battista operato a Cuba, rinviato il rientro in Italia

Il rientro da Cuba in Italia di Alessandro Di Battista, previsto per il pomeriggio di oggi, è stato rinviato. A comunicarlo, in un post condiviso anche sui profili social dell’ex deputato M5S, è l’Associazione Schierarsi, di cui Di Battista è fondatore e vicepresidente. A quanto si apprende, l’ex parlamentare è stato operato all’Avana.

“Il rientro di Alessandro Di Battista è stato rinviato. Chiediamo a tutti di mantenere la massima discrezione e prudenza nella diffusione di informazioni, in attesa di ulteriori aggiornamenti”, si leggeva nel post pubblicato stamani dall’Associazione.

Il malore, gli accertamenti, il post dell’ex deputato

Il 48enne, sull’isola per dei reportage, era stato ricoverato nei giorni scorsi dopo aver accusato un forte mal di testa. Ricoverato a Santa Clara e poi trasferito a L’Avana, si è sottoposto a ulteriori accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e uno specialista di rianimazione e terapia intensiva, inviati dal leader del M5s Giuseppe Conte, che hanno raggiunto l’ospedale dove è presente anche la compagna di Di Battista, Sahra Lahouasnia.

“Oggi mi sento meglio”, aveva scritto Di Battista tre giorni fa sui suoi profili social. “Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto. Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali. Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza”, aveva spiegato. Oggi l’annuncio del rinvio della partenza e la notizia dell’operazione.

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Salerno, moto impenna e travolge scooter: grave 19enne, giovane in carcere

Un gravissimo incidente stradale si è verificato nella notte in Corso Garibaldi a Salerno. Ad avere la peggio è stato un 19enne, rimasto gravemente ferito e ricoverato in codice rosso al “Ruggi” per un importante trauma toracico subito. È stato arrestato, invece, il 19enne che era alla guida di una moto che ha provocato l’incidente. Secondo una prima ricostruzione effettuata dai carabinieri della compagnia di Salerno, il giovane sarebbe evaso dagli arresti domiciliari per fare un giro in sella alla sua moto.

Arrivato in Corso Garibaldi, avrebbe percorso un tratto impennando e ad alta velocità. All’altezza di un incrocio la moto avrebbe colpito in pieno lo scooter su cui viaggiava il 19enne, provocandogli gravi ferite. All’arrivo dei soccorritori il responsabile dell’incidente si era già dileguato. I carabinieri, anche grazie alle immagini registrate dalle telecamere, sono riusciti a individuarlo. Dopo le formalità di rito è stato arrestato e condotto in carcere. Il ferito, invece, si trova ricoverato in gravi condizioni al Ruggi.

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Pollica ricorda Angelo Vassallo

Sedici anni sono passati, ma il nome di Angelo Vassallo continua a vivere nella sua terra, nelle battaglie per la tutela dell’ambiente, nell’idea di una comunità capace di prendersi cura del proprio futuro. Oggi Acciaroli si fermerà ancora una volta per ricordare il “sindaco pescatore”, trasformando la memoria in un momento collettivo di riflessione e di impegno. Una giornata che non vuole essere soltanto commemorazione, ma anche occasione per ritrovarsi attorno a quei valori che hanno segnato l’esperienza amministrativa e umana di Vassallo: rispetto per il territorio, legalità, sostenibilità e attenzione alle nuove generazioni.

«Ricordare Angelo significa soprattutto continuare a credere nelle idee per le quali ha speso la sua vita. Il tempo non cancella il dolore, ma può trasformare la memoria in responsabilità. Ogni anno questa giornata ci ricorda che il modo più autentico per onorare Angelo è continuare a lavorare per una comunità più giusta, più sostenibile e capace di guardare avanti senza dimenticare le proprie radici», dichiara il sindaco di Pollica, Stefano Pisani.

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Salerno, la provincia no Castello Arechi a movimenti vicini al generale Vannacci

Nonostante la richiesta presentata dalle associazioni/movimenti vicini al generale Roberto Vannacci — in particolare Futuro Nazionale e Non Sei Solo —, la Provincia di Salerno ha negato la concessione degli spazi del Castello Arechi per l’iniziativa.

La Provincia di Salerno ha opposto un diniego basandosi sul proprio regolamento di gestione dei beni culturali e monumentali.

La disposizione prevede che la struttura non possa essere concessa per manifestazioni di natura strettamente politica o sindacale, riservando l’uso del monumento esclusivamente a eventi culturali, istituzionali o espositivi privi di connotazione partitica.

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Carabinieri, Colonnello Melchiorre saluta Salerno

Un saluto carico di emozione e un bilancio di un’esperienza professionale intensa. Il colonnello Filippo Melchiorre, comandante provinciale dei Carabinieri di Salerno, ha salutato questa mattina la città al termine del suo incarico, ripercorrendo le principali attività portate avanti durante il mandato e il lavoro svolto quotidianamente a tutela della comunità.

Dalla lotta alla violenza di genere alle attività legate al Codice Rosso, dall’attenzione ai giovani fino alle iniziative dedicate alle fasce più vulnerabili, con particolare riferimento agli anziani. Sono stati questi alcuni dei fronti sui quali si è concentrata l’attività dell’Arma nel territorio salernitano durante la guida di Melchiorre.

Nel corso del suo intervento, il comandante uscente ha voluto sottolineare soprattutto il valore del lavoro di squadra, rivolgendosi ai suoi collaboratori e richiamando due parole che hanno accompagnato il suo mandato: «Ai miei collaboratori ho ricordato due elementi: fiducia e collaborazione. Con questi siamo più forti nell’affrontare le difficoltà».

Un messaggio che sintetizza la visione di Melchiorre sul ruolo dell’Arma e sull’importanza della sinergia tra i militari, indispensabile per garantire una presenza costante e concreta sul territorio.

Vicinanza ai cittadini

Tra gli aspetti ricordati nel corso del saluto anche il rapporto diretto con la popolazione. Una vicinanza ai cittadini che rappresenta uno dei punti qualificanti dell’attività dei Carabinieri, soprattutto quando si tratta di intervenire a sostegno delle persone più fragili.

Particolare attenzione è stata dedicata alla prevenzione della violenza di genere, alle iniziative rivolte ai giovani e alla tutela degli anziani, categorie che richiedono un’azione di prevenzione, ascolto e presenza capillare.

Il saluto alla città è diventato così anche l’occasione per tracciare il bilancio di un percorso fatto di attività investigative e di prevenzione, ma anche di iniziative finalizzate a rafforzare il rapporto tra Arma e comunità.

Da lunedì il passaggio di consegne

Ora è pronto a partire il cambio al vertice. Da lunedì, infatti, il Comando provinciale dei Carabinieri di Salerno sarà guidato dal colonnello Andrea Corinaldesi, che raccoglierà il testimone di Melchiorre.

Per il comandante uscente si apre invece una nuova fase della carriera. Melchiorre è atteso a Roma, dove assumerà un nuovo prestigioso incarico, dopo l’esperienza maturata alla guida del Comando provinciale salernitano.

Il passaggio di consegne segnerà dunque l’inizio di una nuova stagione per l’Arma a Salerno, nel segno della continuità del lavoro sul territorio e della tutela dei cittadini.

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Salernitana-Cavese, Cosmi: Ora servono i fatti

Alla vigilia della sfida dell’Arechi contro la Cavese, l’allenatore granata Serse Cosmi ha incontrato la stampa per presentare un derby campano delicato sotto molteplici aspetti. Tra il contraccolpo della chiusura del calciomercato, l’emergenza infortuni e la pressione dell’ambiente granata, il tecnico umbro ha tracciato il quadro del momento in casa Salernitana.

  • Il fattore mercato: Per il mister della Salernitana, il termine del calciomercato rappresenta un punto di svolta fondamentale: “Storicamente la chiusura del mercato segna una demarcazione fra cosa è stato e cosa sarà”. Chiusa la finestra dei trasferimenti, la squadra può finalmente concentrare tutte le proprie energie esclusivamente sul campo.

  • La voglia di riscatto: “Questo è il momento reale di fare i fatti. Non ci sono altre cose che possono compiacere la città, dobbiamo combattere per ottenere un risultato in questa partita
  • L’empatia con la piazza e la squadra: Cosmi non ha nascosto l’amarezza per i risultati che tardano ad arrivare, sottolineando il legame con l’ambiente: “Soffro per non dare soddisfazioni alla piazza. Allo stesso tempo mi sto affezionando molto al gruppo”.

  • Emergenza formazioni: Il tecnico si trova a fare i conti con defezioni importanti. Tra i principali indisponibili figurano Capuano, bloccato da un affaticamento muscolare, e Djibril, costretto allo stop durante gli ultimi allenamenti settimanali.

  • Rebus tattico: A causa delle assenze e dell’inserimento dei nuovi innesti, l’allenatore sta valutando accorgimenti tattici per bilanciare la squadra, considerando passaggi alla difesa a quattro o la conferma dell’attacco pesante con Lescano, Achik e D’Ursi.

La Salernitana cercherà così davanti ai propri tifosi la prima vittoria in campionato contro una Cavese agguerrita, pur dovendo rinunciare al supporto del settore ospiti per via del divieto di trasferta imposto ai tifosi metelliani.

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Cavese, Masitto lancia la sfida alla Salernitana

«Sono soddisfatto di quanto fatto finora dalla squadra». Cristiano Masitto arriva al derby dell’Arechi con fiducia e senza alcuna intenzione di snaturare la sua Cavese. Alla vigilia della sfida contro la Salernitana, il tecnico blufoncè promuove il lavoro svolto nelle prime giornate e prepara una partita da giocare con personalità.

«Faremo la nostra partita anche contro la Salernitana. Siamo in forma», assicura Masitto, che torna sulle prestazioni offerte contro Audace Cerignola e Bari: «A questa partita ci arriviamo bene. Sono contento della prestazione col Cerignola, anche di quella precedente a Bari».

Il tecnico invita però a non trarre conclusioni definitive dalle prime giornate. «Le squadre non sono ancora rodate, abbiamo le nostre idee, affrontiamo tutto con serenità e questa è una gara perfetta per dimostrare di poter far bene».

«La Salernitana è costruita per vincere»

Inevitabile il confronto con una Salernitana costruita con ambizioni decisamente diverse rispetto a quelle della Cavese. «La pressione c’è per tutti», sottolinea Masitto. «Ovviamente la Salernitana è una squadra costruita per vincere il campionato, noi, invece, abbiamo obiettivi diversi».

Il tecnico, però, non considera il divario sulla carta un ostacolo insormontabile: «In campo si va in undici contro undici, e ci vuole sempre la pressione per far meglio».

Masitto si dice inoltre pronto a fronteggiare eventuali sorprese tattiche da parte dei granata. «Siamo pronti anche ad eventuali cambi di modulo da parte loro, sapremo come rispondere a gara in corso».

Un messaggio chiaro: la Cavese non arriverà all’Arechi per limitare i danni, ma con l’intenzione di giocarsi le proprie possibilità fino in fondo.

Il rammarico per l’assenza dei tifosi

A margine degli aspetti strettamente tecnici, Masitto dedica poi un passaggio alla questione dei tifosi della Cavese, che non potranno assistere al derby nel settore ospiti.

«È un peccato non poterli portare con noi. Questo è un limite tutto», afferma l’allenatore, auspicando che in futuro la situazione possa cambiare.

«Speriamo questa situazione cambi, perché il calcio è uno spettacolo e lo è per tutti, bambini, famiglie, anziani. Sarebbe bello vedere le tifoserie sfidarsi sugli spalti».

Il derby dell’Arechi sarà dunque una sfida particolare anche per questo motivo: in campo ci saranno due squadre pronte a contendersi i tre punti, mentre sugli spalti mancherà una delle due componenti del tifo organizzato. Masitto, intanto, prepara la sua Cavese alla sfida con la convinzione che il campo possa raccontare una storia diversa rispetto alle gerarchie della vigilia.

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Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci

Guardando il profilo Instagram di Camelia Mihailescu Vannacci, la consorte del generale Roberto Vannacci, saltano agli occhi alcune ripetizioni rivelatrici: la prima è la sottolineatura, reiterata, che lei è un’immigrata rumena. «Vi salutano il kebabbaro turco e la zingara rumena», dicono i due, a turno, nel video postato da Camelia per fare gli auguri di ferragosto ai follower; e «Saluti al mio amico Vladimir e al cavallo di Troia italiano. Vi saluta l’immigrata rumena», dice con enfasi da attrice consumata nell’ultimo post filo-russo; e di nuovo: «Vi saluta l’immigrata rumena», alla fine del video in cui spiega perché mostrò il dito medio a due donne sul lungomare di Viareggio, dopo che queste avevano chiesto a un’orchestrina di intonare Bella ciao al passaggio di Vannacci.

La condizione di immigrata deve pesarle, ed essere evidentemente esorcizzata, anche solo per poter rispondere per le rime a chi le scrive, nei commenti: «Non ti ha ancora remigrata tuo marito?». Due lauree, in giurisprudenza e psicologia, la moglie di Vannacci parla quattro lingue e scrive i post in tre, italiano, inglese e rumeno, per difendere il marito.

Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Vannacci e la moglie su Diva e Donna.

Usa molto il reclaiming: la laurea in psicologia non è stata inutile

Nelle rare interviste rilasciate, a il Giornale e a Un giorno da pecora, sostiene di non essersi mai sentita discriminata in quanto rumena, ma l’uso sistematico del reclaiming, l’appropriarsi di termini usati in modo dispregiativo come «zingaro», è un modo per disarmare l’interlocutore; dicendolo per prima, Camelia Mihailescu è come se rivendicasse per sé il diritto di definirsi così, togliendo agli altri l’eventuale possibilità di insultarla: la laurea in psicologia non è stata inutile.

Con soli 216 post pubblicati su Instagram (il primo il 22 dicembre 2022) ha raggiunto oltre 13,5 mila follower, seguendo appena 280 profili, tra cui il profilo de La zanzara: a Giuseppe Cruciani dedica alcuni post innamorati, in uno si vede lei tra Cruciani e Vannacci, con la didascalia «L’immigrata rumena e i due fasci»; in un altro lo definisce, in rumeno, «Inegalabilul, ireverențiosul, rebelul, dar mereu suuuuper simpaticul».

Una polemica persino sul chewing gum

Mette diligentemente i like a tutti i post di Laura Ravetto e, a una sommaria analisi dei suoi profili social, risulta evidente che lei si espone per combattere, per dividere, per polarizzare. Fa molto uso di filtri e i selfie sono tutti in modalità narcisistica e compulsiva, le pose tutte da attrice, gli abiti spesso lunghi. Su un post di Facebook se la prende con la stampa di sinistra perché hanno notato che, durante un’intervista, masticava visibilmente un chewing gum: «Dilemma: mentre una persona esce dal bagno (toilette), un giornalista la rincorre per una intervista. La donna stava masticando, da libera e normale cittadina (italo-romena), una cingomma. Secondo voi, la doveva sputare di fronte alle telecamere???».

Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci

Citazioni di Proust che sembrano biscotti della fortuna

Poi, in un post su Instagram, ecco una citazione di Proust, a commento di una sua foto in abito lungo nero: «Cerca e conserva sempre un pezzo di cielo sopra di te»; purtroppo la celebre frase che Legrandin rivolge al giovane narratore nel primo capitolo della Recherche «Cercate di conservare sempre un lembo di cielo sopra la vostra vita, ragazzo mio… avete un’anima bella, di una qualità rara, una natura d’artista; non lasciatele mancare ciò di cui ha bisogno», contestualizzata tra queste foto, con sfondo di villetta a schiera e barbecue, fa l’effetto dei biscotti della fortuna che danno nei ristoranti cinesi a fine pasto, che contengono sempre un bigliettino con sopra scritta una sciocchezza.

«In casa nostra comanda il matriarcato»

Ai 133 commenti, la maggior parte derisori, sotto questo post lei risponde puntigliosamente: a tutti. Significa che si è messa di buzzo buono per creare engagement: rispondere in modo che ritiene brillante a chi le dice «ma parla italiano!» le serve per guadagnarsi altri follower e, in ogni caso, per avere l’ultima parola; in un altro post confessa che «in casa nostra comanda il matriarcato. Roberto è così disordinato!».

Un’arma per la comunicazione in un momento delicato

Forse si appresta a gestire lei in prima persona la comunicazione del generale in un momento delicato, in cui alcuni militari che hanno aderito a Futuro Nazionale sono finiti sotto indagine. Lo staff di Vannacci e del partito attualmente non opera da un unico studio di comunicazione centralizzato, ma fa perno su diverse sedi logistiche e operative divise tra la sua attività politica, quella parlamentare e di movimento: da Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, sede di Fn, dove lavorano Massimiliano Sironi e Lorenzo Gasperini, a Bruxelles e Strasburgo, dove l’ufficio accreditato segue il Vannacci parlamentare europeo, fino a Viareggio, sede legale del Movimento dove opera il Comitato Il Mondo al contrario. E dai profili social di Camelia, ovviamente, sempre più caldi, sempre più attivi.

Davvero chi è ignorante vota a destra?

È il 2019 e siamo nel talk politico DiMartedì. Corrado Augias, dialogando con Pierluigi Bersani, afferma che «essere di destra è facile perché significa assecondare le spinte istintive». Essere di sinistra, continua, chiede invece di superare i sentimenti più immediati attraverso il ragionamento e la conoscenza. Se cito quella scena è perché, negli ultimi giorni, qualcuno l’ha riesumata accostandola alle parole di Stefano Bonaccini, presidente del Partito democratico, che lo scorso 24 agosto ha affermato che in Italia il voto «a Meloni e prima a Salvini» sarebbe «in maniera maggioritaria il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città» e «di chi sta peggio economicamente». L’accostamento, tuttavia, confonde due discorsi differenti. Nelle parole di Augias c’era una precisa gerarchia tra forme superiori e inferiori della coscienza politica, tipica di un certo mondo della sinistra italiana. Bonaccini cercava invece, con una formulazione esposta all’equivoco, di descrivere una frattura elettorale e di invitare il proprio campo a interrogarsi sulla perdita di consenso presso ceti che un tempo costituivano una parte essenziale del radicamento sociale della sinistra.

Davvero chi è ignorante vota a destra?
Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Che rapporto ha oggi la politica con le diseguaglianze culturali?

Conviene dunque lasciare alle spalle la disputa sulla presunta superiorità della sinistra. Un dato esiste: la destra ottiene risultati migliori tra chi possiede livelli inferiori di istruzione formale, mentre il voto progressista cresce tra i più scolarizzati. Ma istruzione, reddito e territorio sono variabili strettamente intrecciate: se la destra raccoglie oggi consensi consistenti nei ceti popolari, nelle periferie e nelle aree interne, è naturale ritrovare nel medesimo elettorato livelli medi di scolarizzazione inferiori. «Tra le persone meno scolarizzate la destra raccoglie più voti» e «le persone meno scolarizzate votano a destra» non sono dunque affermazioni equivalenti. Se il titolo di studio non può essere separato dalle condizioni sociali entro cui matura, la domanda interessante diventa un’altra: quale rapporto intrattiene oggi la politica con le diseguaglianze culturali? Una parte dei gruppi sociali ai quali la sinistra novecentesca aveva rivolto la propria promessa di emancipazione appare oggi più lontana dal suo campo. Che cosa è accaduto nel frattempo?

Davvero chi è ignorante vota a destra?
Giorgia Meloni (Ansa).

La scomparsa dei luoghi di formazione

La politica di massa del secolo scorso non si limitava a registrare preferenze già costituite, ma le organizzava. Le sezioni dei partiti, le Case del popolo, i sindacati, i patronati, il movimento cooperativo e, sull’altro versante, le parrocchie e l’associazionismo cattolico costituivano una trama capillare entro la quale persino l’erogazione di un servizio poteva diventare occasione di relazione, discussione, apprendimento. Certo, quelle istituzioni producevano anche un certo conformismo, tuttavia rispondevano, in forme oggi difficilmente riproducibili, a una domanda che la loro scomparsa ha lasciato intatta: attraverso quali luoghi una democrazia forma culturalmente i propri cittadini? In quegli spazi, si poteva possedere la quinta elementare e avere l’occasione di leggere ogni giorno un quotidiano, o lavorare in fabbrica e imbattersi in una discussione sulla politica internazionale. Il titolo di studio non esauriva la quantità di mondo alla quale una persona aveva avuto accesso. 

I pericoli della pedagogia politica

Andrea Minuz, nel suo recente libro Egemonia senza cultura, ha mostrato quanto sia problematico continuare a utilizzare il lessico gramsciano dell’egemonia  ̶  comune anche alla destra meloniana  ̶ dopo la dissoluzione del mondo che gli attribuiva consistenza. Una società pluralista deve anzi forse diffidare di qualunque pedagogia politica che pretenda di conoscere in anticipo la destinazione verso cui educare i cittadini. Altra cosa, però, è interrogarsi sulle condizioni della mediazione, cioè su come è organizzato lo spazio sociale che separa l’immediatezza dal giudizio riflesso. La distinzione tra immediatezza e riflessione, infatti, non coincide affatto con quella tra destra e sinistra, ma attraversa entrambe. Esistono istinti identitari e adesioni irriflesse in ogni campo politico. Il problema di una democrazia è piuttosto disporre di luoghi nei quali gli istinti immediati del popolo possano diventare riflessione nella mediazione di una discussione pubblica

Davvero chi è ignorante vota a destra?
Una manifestazione di CasaPound (Ansa).

Se l’unica mediazione diventa quella invisibile del populismo

La vecchia politica di massa, con tutti i suoi limiti, aveva cura delle infrastrutture della mediazione (partiti, sindacati, associazioni) oggi molto sbiadite. Forse mai come in quest’epoca abbiamo avuto tanta cultura disponibile (si pensi all’immensità dei materiali disponibili in rete), e mai così deboli istituzioni della mediazione culturale. Se la sinistra scopre questa frattura soltanto davanti alle urne, chiedendosi come riconquistare elettori che si sono rivolti altrove, potrà soltanto inseguirne linguaggi e priorità, imitando avversari da cui pure si dice distante. Una politica progressista dovrebbe invece considerare parte dell’emancipazione la ricostruzione delle condizioni della mediazione. Il perché è semplice: quando queste vengono meno, chi possiede già istruzione, tempo e risorse culturali può supplirvi da sé; chi ne possiede meno resta maggiormente esposto all’immediatezza, cioè alle mediazioni tanto potenti quanto invisibili che il populismo contemporaneo sa utilizzare con grande efficacia. 

Occhio Musk, Pechino insidia Neuralink: arrivano i dispositivi cerebrali cinesi

Le automobili, l’intelligenza artificiale e le energie rinnovabili sono già il passato. La Cina ha un nuovo obiettivo: diventare leader mondiale delle interfacce cervello-computer (Bci), sistemi che permettono di creare un collegamento diretto tra il cervello umano e un dispositivo esterno. A Pechino il settore sta vivendo una forte accelerazione. Le autorità sanitarie hanno approvato una serie di prodotti basati sulla tecnologia cerebrale mentre, grazie al sostegno economico e politico del governo, numerose start-up stanno lavorando allo sviluppo di trattamenti per patologie come l’Alzheimer e la paraplegia.

Occhio Musk, Pechino insidia Neuralink: arrivano i dispositivi cerebrali cinesi
Un chip di Neuralink da impiantare nel cervello.

Il mercato può superare i 14 miliardi entro il 2035

Nel 2025 in Cina il settore delle Bci valeva circa 759 milioni di dollari e, secondo le stime, dovrebbe raggiungere i 904 milioni entro il 2028. Ma è soprattutto nel decennio successivo che la crescita potrebbe accelerare portando il mercato a superare i 14 miliardi entro il 2035. Nell’attuale piano quinquennale, valido dal 2026 al 2030, il governo di Xi Jinping ha inserito le interfacce cervello-computer tra le industrie del futuro su cui puntare insieme alla tecnologia quantistica, al 6G e alla fusione nucleare. Il motivo? L’ambizione di dominare le tecnologie, ma anche la necessità di risolvere i sempre più numerosi disturbi neurologici conseguenza dell’invecchiamento della popolazione.

Un aiuto per individuare i deficit cognitivi

Negli ultimi mesi la National medical products administration, l’autorità cinese che supervisiona e approva farmaci e dispositivi medici, ha autorizzato diversi prodotti legati alle Bci. Tra i più interessanti troviamo il sistema dell’azienda Tiankai Suishi (Tianjin) Intelligent Technology, una cuffia dotata di elettrodi che rileva i segnali elettrici del cervello e aiuta i medici a individuare eventuali deficit cognitivi. Via libera anche a un driver per microelettrodi di StairMed (start-up sostenuta da Tencent e Alibaba) utilizzato per impiantare Bci durante gli interventi neurochirurgici.

Occhio Musk, Pechino insidia Neuralink: arrivano i dispositivi cerebrali cinesi
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

Neuracle Medical Technology ha invece ottenuto la prima approvazione cinese per una Bci impiantabile destinata a pazienti con lesioni del midollo spinale. A Shanghai, infine, è stata emessa la prima prescrizione per Neo, un sistema pensato per aiutare i pazienti a recuperare il movimento della mano.

Start-up e finanziamenti: come funziona l’ecosistema del Dragone

La Cina può contare su un ecosistema pressoché completo che va dalla ricerca di base allo sviluppo tecnologico fino alle applicazioni commerciali dei dispositivi fatti e finiti. Accanto alle start-up operano università, fornitori di componenti e istituzioni pubbliche con un ruolo sempre più importante delle amministrazioni locali. La provincia dello Zhejiang, per esempio, ha messo in campo incentivi per favorire la quotazione in Borsa delle aziende del settore. La città di Shenzhen punta ad accompagnarne l’espansione internazionale e a facilitare fusioni e acquisizioni. Pechino, invece, ha scelto il distretto di Changping come principale polo della capitale per concentrare ricerca, imprese e investimenti sulle Bci.

Auto, razzi e Bci: la Cina sfida Musk a tutto campo

Neuralink, l’azienda fondata da Elon Musk, resta il principale riferimento mondiale nel settore delle Bci, ma Pechino vuole cambiare gli equilibri e punta a creare almeno due o tre colossi di livello globale entro il 2030. Del resto, sul fronte delle auto elettriche, il Dragone ha già conquistato una posizione dominante con colossi come BYD che hanno superato Tesla nelle vendite globali.

Occhio Musk, Pechino insidia Neuralink: arrivano i dispositivi cerebrali cinesi
Stand Byd (Imagoeconomica).

E nel settore spaziale la società pechinese LandSpace è appena riuscita a recuperare il primo stadio di un razzo: un chiaro avvertimento alla regina dei razzi riutilizzabili SpaceX, sempre di proprietà del tycoon naturalizzato statunitense. Yao Dezhong, direttore dell’Istituto di Scienze del cervello del Sichuan, ha profetizzato: «Le nuove politiche cinesi non cambieranno le cose dall’oggi al domani. Credo che tra tre o cinque anni vedremo gradualmente alcuni prodotti Bci passare a un servizio pratico effettivo per il pubblico». Musk è avvisato.

Perché la riforma elettorale è l’ultima promessa tradita di Giorgia Meloni

La madre di tutte le riforme è finita in cantina, e anche la figlia non se la passa un granché bene. Proprio mentre celebra il record di longevità del suo governo, Giorgia Meloni sa di aver mancato almeno uno dei suoi obiettivi dichiarati: la Costituzione rimarrà di fatto la stessa di quando è arrivata a Palazzo Chigi. Il premierato che si sarebbe voluta intestare, infatti, non vedrà la luce, e anche la riforma elettorale che avrebbe dovuto garantire stabilità di governo e potere ai cittadini sta deviando dai suoi propositi. Tutta colpa di un metodo per nulla strategico e molto, troppo, situazionista.

Perché la riforma elettorale è l’ultima promessa tradita di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La montagna ha partorito nuovamente un topolino

All’inizio fu il presidenzialismo. Ma durò poco perché l’idea di cominciare la legislatura con uno scontro con il Quirinale non era consigliabile. La premier ha allora provato con il premierato, «madre di tutte le riforme», ma anche lì la strada è stata tutta in salita e mamma riforma è finita su un binario morto. Ora al rush finale della legislatura, Meloni ci prova con la legge elettorale ma a fronte di grandi dichiarazioni di intenti il percorso è accidentato perché il centrodestra (ma il centrosinistra non è da meno) procede per tentativi, cambiando modello a ogni nuovo sondaggio.

Le regole imposte a maggioranza non portano lontano

L’obiettivo dichiarato era lodevole e strategico per il Paese: garantire stabilità all’Italia e tradurre il voto degli elettori in un governo che durasse cinque anni. «Mettere fine alla stagione dei ribaltoni», «dare all’esecutivo un orizzonte di legislatura» erano gli slogan. Poca condivisione e poco confronto con l’opposizione non hanno aiutato l’iter della legge elettorale, nonostante la storia recente abbia fatto capire ormai anche ai sassi che le regole imposte a maggioranza non portano lontano.

Il balletto tra ballottaggio, norma anti-cespuglio e preferenze

Poi… Poi la Lega ha cominciato a calare nei sondaggi, e ha perso quota l’ipotesi ballottaggio; poi Roberto Vannacci ha rinfacciato alla premier di aver promesso le preferenze e allora sono state reintrodotte ma in versione soft con il capolista bloccato (dopo essere state impallinate alla Camera dai franchi tiratori); poi Noi Moderati ha puntato i piedi, è stata aggiunta una riga anti-cespugli (meccanismo per cui in una coalizione solo il primo dei partiti che non raggiunge il 3 per cento, cioè il miglior perdente, sia conteggiato nel calcolo del premio di maggioranza) che però potrebbe essere modificata e su cui era stato allertato pure il Quirinale; poi Futuro Nazionale è salito nei sondaggi e per arginarlo è tornato in auge il ballottaggio, durato però lo spazio di un mattino perché nuovamente affossato dalla Lega. Insomma, un bel pastrocchio. Qualche testacoda, peraltro, si è registrato anche nel campo largo, con il Pd storicamente a favore del ballottaggio ed Elly Schlein ora invece nettamente contraria per il timore di schiacciarsi troppo sulla linea di Giuseppe Conte

Perché la riforma elettorale è l’ultima promessa tradita di Giorgia Meloni
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La mancanza di una bussola rischia di aumentare l’astensionismo

Insomma, sguardo lungo zero, volontà di dare al Paese uno strumento che duri e dia una struttura solida men che meno. Tutto l’iter è stato guidato dalla spasmodica attenzione ai sondaggi, dalla sollecita sensibilità ai malumori di un partito o di un partitino, al nervoso timore di perdere un punto a favore del vicino. Al netto della possibilità di trovarsi di nuovo con un mostriciattolo giuridico che ottenga effetti ben diversi da quelli che ci si era prefissati, il timore è anche un altro. Se giustamente la premier si era posta come obiettivo quello di combattere «la disaffezione al voto», lo spettacolo di un percorso di riforma elettorale stiracchiato e senza bussola rischia di non invogliare gli elettori ad andare alle urne. E sarebbe un danno per tutti, anche per chi vincerà, chiunque esso sia. 

Perché la riforma elettorale è l’ultima promessa tradita di Giorgia Meloni
Un seggio elettorale (Imagoeconomica).

Short Movie: Un epilogo per Star Trek: Voyager

Un epilogo per Star Trek: Voyager

Voyager Epilogue è un fan film di circa cinqe minuti, realizzato con la AI, che racconta il “dopo” di Star Trek Voyager e delle altre serie

Se siete fan di Star Trek e vi piacciono i cameo, quando un personaggio di una serie compare brevemente in un'altra, vi piacerà questo corto, Voyager Epilogue. Che è praticamente una sequenza ininterrotta di cameo, nella quale vediamo come si adattano alla vita “normale” i reduci della Voyager dopo il ritorno a casa. Ma non solo loro: ci sono personaggi di The Next Generation, di Deep Space Nine, di Star Trek: Picard. Il divertente sta anche nel riconoscerli. Il corto è stato ovviamente realizzato con una AI; tanto il video che la colonna sonora, una... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Short Movie - 5 settembre 2026 - articolo di S*

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania

Tra Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, Giorgia Meloni ha scelto il secondo. A quanto apprende Lettera43, e come già avevamo anticipato, il ministro dell’Interno, approdato al governo attraverso la Lega (è stato capo di gabinetto ai bei tempi di Salvini al Viminale), volpone democristiano, nato a Napoli ma originario dell’Irpinia demitiana, si è pian piano avvicinato alle posizioni della Meloni, che ha deciso di candidarlo alle politiche 2027 con Fratelli d’Italia.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania

La Campania non è mai stata una “Regione rossa”

Piantedosi avrà il compito di “tirare” la lista di FdI in Campania, terra fatale per il partito di maggioranza relativa, che nella terza Regione d’Italia per numero di abitanti accumula flop elettorali in continuazione. Eppure la Campania non è mai stata una “Regione rossa”, anzi: è stata governata da Antonio Rastrelli, compianto galantuomo dei tempi del Movimento sociale italiano, il cui figlio Sergio, che ne ha ereditato i modi e la passione politica, è attualmente senatore.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Antonio Rastrelli nel 1998 (foto Ansa).

Berlusconi e Caldoro in passato fecero il pieno di voti

Silvio Berlusconi in Campania faceva il pieno dei voti, e anche Stefano Caldoro, socialista doc e attuale consulente di Palazzo Chigi per le politiche del Lavoro, nel 2010 ha portato il centrodestra alla conquista di Palazzo Santa Lucia, sconfiggendo quel Vincenzo De Luca che cinque anni dopo si è preso la rivincita, di misura.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Stefano Caldoro (foto Ansa).

De Luca e il Covid hanno fatto evaporare la destra

Poi è arrivato il Covid e De Luca, nel 2020, diventato una star per le sue dirette social da milioni di visualizzazioni, tra cinghialoni e lanciafiamme, stravinse (ancora) contro Caldoro. Da quel momento in poi, il centrodestra in Campania è evaporato: ha perso tutte le elezioni con risultati deprimenti, referendum compreso, mentre Fratelli d’Italia annaspa tra personalismi e guerre interne.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Una delle “leggendarie” dirette Facebook di Vincenzo De Luca all’epoca del Covid.

Nelle ultime settimane Roberto Vannacci ha avuto gioco facile nel portare dalla sua parte parecchi esponenti del ceto politico che si sono sentiti traditi da FdI: hanno portato acqua elettorale al mulino (anzi, alla fiamma) e sono stati ripagati con infastidite non risposte alle varie sollecitazioni rivolte a parlamentari ed esponenti di governo.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Roberto Vannacci (Ansa).

Come ripartire? L’idea è di affidare a Piantedosi non solo una candidatura, ma anche il compito, dopo le elezioni, di riallacciare il rapporto tra il partito e la cosiddetta “base”: chi meglio di un ex (?) Dc per mediare, ascoltare, riunire, ammorbidire, svelenire il clima mefitico che si respira nel partito in Campania?

Perché Meloni non parteciperà all’Assemblea generale delle Nazioni Unite

Salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, Giorgia Meloni non parteciperà alla prossima riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Lo scrive Adnkronos, citando fonti di Palazzo Chigi: l’Italia sarà comunque presente, rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

LEGGI ANCHE: Meloni, il bulldozer Trump e la distruzione della diplomazia dell’immagine

Gli impegni in Italia e i rapporti deteriorati con Trump

Meloni già l’8 luglio, al termine del vertice Nato, aveva comunicato l’intenzione di delegare a Tajani la partecipazione ai successivi appuntamenti internazionali. «Non per disimpegno, ma perché arrivo da diversi vertici internazionali e ho l’obbligo di occuparmi di diversi dossier anche in Italia», aveva spiegato la premier. Il passo indietro si inserisce dunque in un orientamento già esplicitato pubblicamente dalla premier e la scelta di Meloni, precisano le fonti di governo, «non ha bisogno di essere giustificata né difesa», anche perché nel recente passato era stata presa da altri leader come l’ormai ex ministro britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier canadese Mark Carney. Era però da 15 anni che un presidente del Consiglio italiano non disertava l’Assemblea generale delle Nazioni Unite: la sensazione è che Meloni abbia deciso di dare forfait anche per i rapporti ormai deteriorati con Donald Trump.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei

La Corte dei Conti ha condannato due dirigenti del Comune di Pompei, Vittorio Martino e Salvatore Petirro, per il danno erariale causato – tra le altre cose – dall’acquisto di due chiavi d’oro a nove carati impreziosite da diamanti, dal valore superiore a 14 mila euro ciascuna, consegnate come riconoscimento istituzionale ai ministri della Cultura Dario Franceschini e Gennaro Sangiuliano. Per Petirro è stata quantificata una responsabilità di 3.352 euro, mentre altri 3.840 dovranno essere versati in solido da Petirro e Martino, che è segretario generale del Comune di Pompei.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei
La chiave d’oro consegnata a Sangiuliano (Instagram Maria Rosaria Boccia).

La vicenda riguarda in tutto quattro doni

La vicenda non riguarda solo le chiavi consegnate a Franceschini e Sangiuliano, ma anche altri due omaggi destinate ad altre figure vicine alla città: un orologio con vetro zaffiro donato all’ex direttore degli Scavi archeologici Massimo Osanna e un rosario d’oro al vescovo Tommaso Caputo. Tutti preziosi erano stati comprati nella stessa gioielleria in centro a Pompei, molto vicina all’allora sindaco Carmine Lo Sapio.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei
Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica).

Nessuna responsabilità attribuita ai beneficiari

La Corte dei Conti ha stabilito che le spese sono state del tutto ingiustificate e sproporzionate rispetto ai canoni di sobrietà richiesti per un’attività di rappresentanza. Da qui la condanna. Nessuna responsabilità, invece, è stata attribuita ai quattro beneficiari dei doni, rimasti estranei all’illecito contestato ai vertici amministrativi del Comune campano. Per Lo Sapio, deceduto alla fine del 2025, il procedimento si è invece estinto.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei
Dario Franceschini (Imagoeconomica).

Franceschi aveva lasciato il regalo al ministero

Se Franceschini lascio il cadeux al Collegio Romano (per legge un ministro può tenere un dono solo se vale meno di 300 euro, altrimenti deve consegnarlo all’amministrazione pubblica), particolarmente singolare è la vicenda della chiave d’oro finita nelle mani di Sangiuliano, che l’aveva ricevuta a luglio del 2024 durante una cerimonia a cui aveva assistito, in prima fila, anche una fino a quel momento sconosciuta Maria Rosaria Boccia.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

La chiave ricevuta da Sangiuliano è scomparsa

Dopo la consegna, della chiave d’oro si sono perse le tracce: Sangiuliano, che per difendersi l’aveva definita una patacca, era stato di fatto costretto a versare alla Ragioneria dello Stato una somma equivalente al valore del dono ricevuto, mentre Boccia (nel frattempo diventata famosa) ha sempre negato il suo coinvolgimento nella scomparsa dell’oggettp. Un anno fa il Comune di Pompei ha peraltro dato incarico a un legale di recuperare le somme versate da Sangiuliano al MiC, che però ha fatto muro.

Milano Finanza, cambio di direzione in vista?

Roberto Sommella è alla direzione di Milano Finanza dal 2020, in una carriera che lo ha visto entrare e uscire dal gruppo Class, avendo svolto anche l’attività di “uomo della comunicazione” nel settore delle authority, con l’Antitrust di Antonio Catricalà. Ma chi potrebbe ricoprire ora il ruolo di direttore del quotidiano dei mercati finanziari, nel vociferato caso di una sua partenza?

Milano Finanza, cambio di direzione in vista?
Roberto Sommella (foto Imagoeconomica).

Una volta c’era Franco Bechis, che adesso è direttore di Open, e firma “di lusso” del giornale La Stampa. C’è stato il tempo di Osvaldo De Paolini, sempre a Milano Finanza, ma ora è diventato direttore del veneziano Il Gazzettino. Se n’è appena andato Fabrizio Massaro, verso il Giornale, vicedirettore al posto di De Paolini, per prendere in mano il settimanale Moneta.

Milano Finanza, cambio di direzione in vista?
Fabrizio Massaro (foto Imagoeconomica).

Dall’interno del gruppo Class, per un upgrade, c’è disponibile Francesco Allegra, ma potrebbe anche arrivare qualche nome dall’esterno. Rosario Dimito ha appena lasciato Il Messaggero per andare a fare il numero due de La Stampa, ma ha sempre nel cuore il gruppo Class. Tra l’altro, i rapporti con le banche sono sempre stati il core business di Milano Finanza, e tra Mps, Banca Intesa e Bpm le partite da giocare sono numerose, anche se l’editore Paolo Panerai ha una passionaccia per il “furetto Lovaglio” e il suo vice Maurizio Bai, del quale è vecchio amico.

Milano Finanza, cambio di direzione in vista?
Andrea Bassi (foto Imagoeconomica).

Poi a Roma c’è sempre Il Messaggero che ha pescato negli anni dalla redazione di MF, prendendo tra gli altri Andrea Bassi e, per ultimo, Angelo Ciardullo. Un anno fa era andata in pensione, a Il Messaggero, Lucia Pozzi, che era stata alla guida della redazione romana di ItaliaOggi, quotidiano sempre caro al gruppo Class. Pure Il Tempo ha attinto negli anni dalle forze di ItaliaOggi, uno fra tutti l’attuale capo della redazione economia Filippo Caleri. La scelta è ampia, seguendo la vecchia storia delle “porte girevoli” che tanto piace all’editoria italiana, con i graditi ritorni…

Di Battista torna in Italia, rientro previsto per sabato pomeriggio

Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba (prima a Santa Clara e poi a L’Avana) a seguito di un malore che lo ha colpito mentre si trovava ai Caraibi per un reportage per il Fatto Quotidiano, dovrebbe rientrare in Italia nel pomeriggio di domani, sabato 5 settembre. L’aeroambulanza che trasporterà l’ex deputato del Movimento 5 stelle, scrive Adnkronos, dovrebbe partire da Cuba alle 19 locali di oggi, quando in Italia sarà già l’1 di notte.

Il messaggio sui social dopo giorni di apprensione

«Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto», ha scritto martedì sui social, ringraziando i medici cubani che «sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali». Di Battista, che ha rifiutato il volo di Stato messo a disposizione dal governo: i costi dell’aeroambulanza verranno coperti da una compagnia assicurativa con la quale aveva stipulato una polizza prima della partenza. Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista – che è stato sottoposto ad accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma – viene mantenuto il massimo riserbo.

Ex Ilva, al via le lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori

L’Aigi, l’Associazione italiana giuristi di impresa, ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità di 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva. «Si tratta di un atto estremo e doloroso al quale non avremmo mai voluto fare ricorso», ha spiegato il presidente dell’Aigi Nicola Convertino in una lettera, parlando di «atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio». «Siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende», ha aggiunto. Anche se il governo incontrerà, martedì 8 settembre, i sindacati dei metalmeccanici e i vertici di Confindustria e di altre associazioni datoriali, le imprese dell’indotto ritengono che manchi la volontà di dare loro un sostegno concreto e hanno proceduto con le lettere di licenziamento. Scettiche anche sull’esito dell’istanza presentata alla Corte d’appello di Milano che chiede la sospensione del decreto che impone la chiusura dell’area a caldo, che si discuterà il 9 settembre.

Consob, voci di un cambio alla comunicazione: chi è in pole

Alla Consob è arrivato un nuovo presidente, Guido Stazi, e dopo l’insediamento avvenuto in piena estate si mormora siano cominciati i cambiamenti allo staff. Occhi puntati sulla comunicazione, ora guidata da Manlio Pisu, classe 1959. Un poltrona ambitissima da giornalisti economico-finaziari. In pole position per il posto di Pisu c’è Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza, che da sei anni guida il giornale del gruppo Class, facendo la spola tra il capoluogo lombardo e la sede romana. Un’eventuale nomina di Sommella libererebbe la direzione di Mf, aprendo l’ultimo giro di una giostra che ha visto protagonisti Mario Orfeo passato da Repubblica a QN; Osvaldo De Paolini arrivato dal Giornale alla direzione del Gazzettino e Rosario Dimito dal Messaggero al Gruppo Sae di Alberto Leonardis che edita La Stampa.

Consob, voci di un cambio alla comunicazione: chi è in pole
Roberto Sommella (Imagoeconomica).

Gli articoli su Milano Finanza e il rapporto tra Stazi e Sommella

Stazi e Sommella si conoscono da anni. Il neo presidente della Consob ha infatti firmato numerosi articoli ed editoriali sulle pagine di Milano Finanza, pezzi letti ovviamente con grande attenzione dai protagonisti del mondo dell’economia. Qualcuno fa poi notare il tono di alcuni pezzi che il quotidiano ha dedicato alla nomina di Stazi: «Stato, mercati, concorrenza e innovazione. Sono questi i quattro punti cardinali del pensiero, orientato alla ricerca di un equilibrio tra intervento pubblico e libertà economica, di Guido Stazi, il tecnico scelto dal governo Meloni per guidare la Consob». E ancora: «Dall’Antitrust alla Consob, passando per l’Agcom, Stazi ha attraversato i principali snodi della vigilanza italiana, costruendo un profilo che unisce competenze giuridiche, economiche e una particolare attenzione alle sfide poste dall’intelligenza artificiale e dai Big Tech». Senza dimenticare le note sulla vita privata: «Ha trascorso gran parte della sua vita a Ostia. Cresciuto nelle case Lamaro ha anche giocato a lungo a basket, fino a competere in serie C. Questo non lo ha distolto dagli studi. Dopo la laurea in giurisprudenza a La Sapienza di Roma, è stato assistente di Politica economica presso lo stesso ateneo (il titolare di cattedra era Franco Romani) e di Scienza delle finanze alla Luiss, e ha poi insegnato Economia e politica della concorrenza all’Università di Siena. È rimasto tra i collaboratori di Romani anche quando nel 1986 l’allora ministro dell’industria, Valerio Zanone, lo indicò nella Commissione per lo studio della concorrenza, che fu alla base della legge che portò alla nascita in Italia dell’Antitrust».

Consob, voci di un cambio alla comunicazione: chi è in pole
Guido Stazi (Imagoeconomica).

Tra l’altro l’Antitrust, di cui Stazi è stato segretario generale, Sommella la conosce benissimo: nel 2005, quando era vicedirettore di Milano Finanza, diventò il responsabile della direzione relazioni esterne dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, sotto la presidenza dello scomparso Antonio Catricalà. Ora la storia si potrebbe ripetere con Stazi alla Consob. Vedremo.

Bce, Schnabel potrebbe lasciare in anticipo per il Fmi

Isabel Schnabel potrebbe lasciare anticipatamente il comitato esecutivo della Bce per assumere un incarico al Fondo monetario internazionale. Lo riporta Handelsblatt citando fonti governative e finanziarie. La banchiera centrale tedesca sarebbe in trattative per assumere la guida del dipartimento dei mercati del Fmi, posizione rimasta vacante dal primo settembre dopo l’uscita di Tobias Adrian. Un portavoce del Fondo ha dichiarato che la procedura di selezione è in corso e che un annuncio sarà diffuso una volta conclusa.

Anche Lagarde potrebbe dimettersi prima della scadenza del mandato

Un’uscita anticipata di Schnabel, il cui mandato scade nel dicembre 2027, potrebbe inserirsi in un più ampio riassetto del vertice dell’Eurotower. Anche i mandati della presidente Christine Lagarde e del capo economista Philip Lane termineranno il prossimo anno, rendendo probabile una trattativa complessiva tra i leader europei sulle nomine. Da mesi si moltiplicano gli indizi che la stessa Lagarde potrebbe lasciare la Banca centrale prima della fine del suo mandato, nell’ottobre 2027, per trasferirsi al Forum economico mondiale di Davos. Di recente ha anche lasciato intendere che potrebbe svolgere un ruolo nelle elezioni presidenziali francesi per far sentire la voce dell’Europa.

Inchiesta su finanziamenti illeciti a Reform UK, Farage ancora nei guai

Due dirigenti di Reform UK si sono dimessi dopo un’inchiesta del gruppo Verbatim Investigations su presunti illeciti nei finanziamenti alla formazione di estrema destra guidata da Nigel Farage, andata in onda sulla rete pubblica Channel 4. A lasciare sono stati Dan Jukes, collaboratore di lunga data di Farage, e James Orr, responsabile delle politiche del partito. L’annuncio è arrivato a poche ore dall’inizio del congresso annuale di Reform UK, che si terrà a Birmingham.

Juke e Orr incastrati dalle immagini girate di nascosto

Le immagini diffuse da Channel 4 sono state girate con una telecamera nascosta da due giornalisti, che hanno finto di essere un facoltoso uomo d’affari statunitense e suo figlio, interessati a finanziare Reform UK aggirando le leggi britanniche. L’inchiesta è durata circa un anno e ha visto numerosi incontri: Farage ha partecipato solo all’ultimo, andato in scena a luglio nella sua città, Clacton-on-Sea, dove è stato di recente rieletto nelle suppletive dopo le dimissioni da deputato, arrivate a seguito dello scandalo dei cinque milioni in criptovalute versati dall’imprenditore Christopher Harborne. Le immagini mostrano Jukes che suggerisce un modo per assicurarsi una donazione di 500 mila sterline eludendo il divieto di ricevere fondi dall’estero (ossia tramite il figlio del finto magnate, residente nel Regno Unito) e Orr che propone di finanziare segretamente tre sondaggi da oltre 32 mila sterline complessivi, effettivamente poi pagati a un’azienda creata da Verbatim per l’occasione. E questo si configurerebbe come donazione illecita. Farage, come detto, ha partecipato solo all’ultimo incontro, in cui lo si vede ringraziare i finanziatori americani per il loro contributo.

Cosa prevede la legge elettorale britannica

La legge elettorale britannica vieta donazioni provenienti da entità o cittadini stranieri. Inoltre i versamenti leciti ma superiori a 11.180 sterline devono essere dichiarati alla Commissione Elettorale: per quelle al centro dell’inchiesta non è avvenuta alcuna dichiarazione. I giornalisti di Verbatim hanno dunque messo in evidenza una doppia infrazione da parte di Reform UK, che dopo la pubblicazione dell’inchiesta hanno messo alla porta Jukes e Orr.

Farage: «Si tratta chiaramente di una trappola»

«Il partito non ha violato alcuna legge. Non ha accettato denaro di provenienza dubbia né nulla del genere. Si tratta tuttavia chiaramente di una trappola: hanno lavorato a lungo a questo piano, riuscendo a indurre alcuni nostri collaboratori esterni a dire cose che forse non avrebbero dovuto dire», ha dichiarato Farage. Reform UK, sottolineando che il coinvolgimento dei finti statunitensi si è limitato ai sondaggi, ha negato qualsiasi illecito e liquidato l’inchiesta come «una messinscena da attivisti sul clima finanziati dall’estero», il Center for Climate Reporting, insistendo sul fatto che il partito dispone di «un solido processo di verifica per i potenziali donatori approvato dalla Commissione elettorale».

Trump sulla moneta da 1 dollaro, è il primo presidente Usa in carica

Donald Trump ha il suo volto sulla moneta da 1 dollaro, in quella che è la prima iniziativa a coinvolgere in forma esclusiva un presidente Usa in carica, a dispetto della tradizione e delle leggi sul divieto di raffigurare persone viventi sulla valuta Usa. Malgrado il segretario al Tesoro Scott Bessent abbia sostenuto che fosse accettabile in occasione del 250 anni della fondazione dell’America, gli esperti e i democratici al Congresso hanno contestato la mossa, sostenendo che la moneta è illegale in base a una legge del 1866 che vieta appunto la presenza di persone viventi sulla valuta americana. La Zecca l’ha però messa comunque in vendita perché la legge del 2020 che autorizza le emissioni celebrative vieta il ritratto di una persona vivente sul retro, ma non formula lo stesso divieto per il dritto, dove infatti compare Trump. Il Tesoro sostiene quindi che il conio sia legittimo. Le monete, con sul retro il sigillo presidenziale e il numero 250, sono state messe in vendita il 2 settembre in rotoli e sacchetti.

Codice presenta Ipazia, l’intelligenza artificiale che dialoga con gli ospiti

Un’intelligenza artificiale che non si limita a rispondere a domande preparate in anticipo, ma può essere interrogata, reagire agli interlocutori e costruire le proprie risposte nel corso della conversazione. È Ipazia, la nuova intelligenza artificiale sviluppata per Codice, il programma di Rai 1 condotto da Barbara Carfagna dedicato alle trasformazioni tecnologiche, scientifiche e sociali del nostro tempo, arrivato alla sua decima edizione.

Il confronto con l’AI diventa parte del racconto televisivo

Ipazia nasce come una Rag aziendale, una tecnologia ben più complessa di un semplice chatbot. Le Rag – Retrieval-augmented generation – sono sistemi elaborati e costosi, che richiedono la costruzione e l’organizzazione di una base documentale, infrastrutture tecnologiche, modelli di intelligenza artificiale e procedure per selezionare e recuperare le informazioni pertinenti prima di generare una risposta. Nel caso di Codice, questo apre una prospettiva particolarmente interessante: dieci edizioni rappresentano infatti un patrimonio editoriale fatto di centinaia di interviste, reportage, testimonianze, immagini, analisi e incontri con scienziati, imprenditori, ricercatori e protagonisti delle grandi trasformazioni contemporanee. Un archivio che può progressivamente diventare non soltanto consultabile, ma interrogabile. Nel programma, Ipazia può dialogare con gli ospiti, porre domande ed essere a sua volta interrogata, senza che domande e risposte debbano necessariamente essere preparate in precedenza. Il confronto con l’intelligenza artificiale diventa così parte del racconto televisivo e, nello stesso tempo, un esperimento sul futuro dell’interazione tra pubblico, contenuti e media.

L’avatar potrebbe sbarcare su RaiPlay

L’esperimento potrebbe inoltre uscire dallo studio televisivo. Ipazia potrebbe essere inserita nella pagina di Codice su RaiPlay, diventando accessibile anche da casa. Gli spettatori potrebbero interrogarla direttamente, approfondire gli argomenti affrontati nelle dieci edizioni, porre nuove domande e continuare l’esperienza del programma oltre il momento della messa in onda. Una televisione, dunque, che non termina con i titoli di coda, ma il cui patrimonio editoriale può diventare interrogabile. Codice sperimenta così un possibile passaggio dalla televisione lineare a un ambiente nel quale lo spettatore non è più soltanto destinatario del racconto, ma può entrare in relazione con la conoscenza accumulata dal programma nel corso degli anni. Con Ipazia, Codice porta l’intelligenza artificiale non soltanto tra i temi raccontati dalla trasmissione, ma dentro il suo stesso linguaggio e il suo processo editoriale, sperimentando una possibile nuova vita digitale dell’archivio televisivo.

Con Trump la deportazione diventa un videogioco

La Casa Bianca ha lanciato Arcade, sala giochi online con cinque versioni a tema Maga di altrettanti videogiochi classici, in cui ci si può cimentare – tra le altre cose – nell’espellere migranti e costruire un muro di confine. «Non riusciamo a smettere di vincere. Costruisci il muro. Deporta. Riempi un Trump Account», recita il post pubblicato dalla White House sui social, in cui compare anche il logo Maga realizzato col font Sega.

I cinque videogiochi Maga di Arcade

Il primo gioco è Flappy Bill, versione trumpiana di Flappy Bird in cui i giocatori devono guidare un’aquila calva che trasporta un disegno di legge attraverso una serie di ostacoli sul National Mall. Il secondo è Build the Wall, rivisitazione Maga del celebre Tetris: in questo caso i mattoncini servono a costruire un muro di confine per «proteggere il confine dall’orda in arrivo». Rio Run ricorda il popolare gioco per dispositivi mobili Snake: un mini-Tom Homan (lo “zar dei confini”) pattuglia un’area a griglia per «raccogliere tutti gli attraversatori presenti» senza ripercorrere il proprio tracciato. A ogni cattura se ne aggiunge uno al “serpente”. In caso di fallimento, appare una schermata con il numero dei deportati. C’è poi Supply Line, che ricorda Tapper: il cibo scorre lungo una catena di montaggio e i giocatori devono scartare i prodotti che non soddisfano gli standard di Make America Healthy Again. Il quinto videogame è Trump Savings Tycoon: in questo caso l’obiettivo è raccogliere denaro per il piano di risparmio dell’Amministrazione Usa che offre mille dollari a ogni bambino nato durante il mandato di The Donald. La Casa Bianca ha spiegato che Arcade rappresenta un modo divertente per mettere in risalto i successi di Trump nel suo secondo mandato: «Siamo fortemente concentrati su come innovare e raccontare i numerosi risultati raggiunti dal presidente, in modo che possano essere apprezzati da ogni americano», ha detto un funzionario a Fox News Digital.

Mps, via libera della Bce all’incorporazione di Mediobanca

Monte dei Paschi di Siena ha comunicato «di aver ricevuto da parte della Banca Centrale Europea le autorizzazioni in merito alla fusione per incorporazione di Mediobanca», di cui Rocca Salimbeni controlla l’86,3 per cento dopo l’opas da quasi 14 miliardi di euro. Via libera anche alle «altre operazioni di riorganizzazione societaria previste che saranno sottoposte all’assemblea degli azionisti» del 29 ottobre: ok della Bce all’ingresso nel cda di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, primi non eletti della lista di minoranza, destinati a subentrare nei posti rimasti vacanti nel board dopo le dimissioni di Fabrizio Palermo e la decadenza di Carlo Vivaldi. Il consiglio d’amministrazione tornerà quindi presto nella sua composizione a 15 membri. Contestualmente, si legge nella nota diffusa da Mps, «sono state autorizzate le conseguenti modifiche statutarie». L’assemblea degli azionisti di Siena sarà chiamata anche a esprimersi sulla duplice ops su Banco BPM e Banca Generali.

Mps, via libera della Bce all’incorporazione di Mediobanca
Mediobanca (Imagoeconomica).

Spunta l’ipotesi di un election day in primavera con politiche e amministrative insieme

Dopo il confronto sulla modifica della legge elettorale, tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein sarebbero iniziati i contatti sulla possibile data delle elezioni politiche 2027. Per ora prevale la riservatezza ma, secondo il Corriere, ci sarebbe una convergenza sull’ipotesi di anticipare il voto rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Se gli alleati preferirebbero arrivare fino a ottobre, puntando sia su ragioni tecniche legate alle norme elettorali, sia sugli effetti della prossima finanziaria e sia sul possibile ridimensionamento del fenomeno vannacciano, la premier considera la primavera l’opzione più conveniente. Per questo starebbe meditando di accorpare le elezioni politiche con le amministrative in un unico election day da tenersi tra aprile e maggio. La mossa sarebbe delicata per il centrodestra – andranno al voto molte grandi città tra cui Roma, Milano, Napoli, Bologna e Firenze – e c’è il rischio di un effetto favorevole al Campo largo. Ma, secondo alcune fonti citate dal Corsera, sia nella Capitale sia nel capoluogo lombardo ci sarebbero «margini per vincere» e «Giorgia potrebbe fare da traino».

Sia Meloni sia Schlein sarebbero favorevoli all’election day

L’election day avrebbe inoltre un vantaggio sul piano istituzionale. La decisione sulla fine della legislatura spetta infatti al Quirinale e, secondo la prassi, la premier dovrebbe prima formalizzare la crisi in Parlamento e poi salire al Colle. Legare le dimissioni all’accorpamento delle elezioni renderebbe politicamente più comprensibile la scelta e, secondo esponenti dell’esecutivo, anche più favorevole a Meloni. La soluzione potrebbe incontrare il consenso dell’opposizione perché anche Schlein avrebbe interesse ad anticipare il voto, per evitare che un’attesa troppo lunga finisca per alimentare le tensioni interne e indebolire la sua leadership. Per ciò che riguarda le date, le amministrative devono essere indette tra il 15 aprile e il 15 giugno, quindi il 18 aprile sarebbe la prima domenica utile. Questo timing non consentirebbe però di varare i decreti attuativi delle norme che verranno approvate con la finanziaria. Per questo si valutano le domeniche successive, in particolare quelle del 23 e del 30 maggio, ultima data utile per applicare l’election day e consentire il ballottaggio delle Comunali entro il 15 giugno. In ogni caso, se ne riparlerà dopo l’approvazione definitiva della legge elettorale.

Migranti e criminalità calano, ma il governo Meloni preferisce inseguire Vannacci

Piccolo bilancio controcorrente. Meno migranti, meno criminalità, conti in ordine: è il medagliere che Giorgia Meloni potrebbe appuntarsi al petto nel celebrare il raggiungimento del record di governo più longevo della Repubblica. E invece la premier rischia di fare harakiri per non farsi scavalcare a destra da Roberto Vannacci. Un vero e proprio paradosso di propaganda.

Migranti e criminalità calano, ma il governo Meloni preferisce inseguire Vannacci
Un manifesto per l’evento di FdI a Bari (Imagoeconomica).

Ecco i numeri che uno si aspetterebbe in occasione della celebrazione in pompa magna a Bari per rimarcare che lei, prima donna a diventare premier, prima esponente di destra-destra a guidare un esecutivo, è anche colei che ha saputo tenere a bada le riottose anime della sua maggioranza per più tempo di ogni suo predecessore della prima, seconda e terza Repubblica.

Il calo degli sbarchi cancellato dalla rincorsa a Vannacci

Grazie alle politiche del governo e dell’Unione europea, nel primo semestre del 2026 gli sbarchi di migranti irregolari in Italia sono calati del 52 per cento rispetto all’anno precedente e in tutto il continente sono calati del 37 per cento. Merito delle politiche messe in campo con i Paesi d’origine sia dai singoli governi sia, soprattutto, da Bruxelles e merito del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo su cui l’Italia ha influito non poco. In un Paese normale e in tempi normali sarebbe un successo, ma siamo in Italia in tempi di fake news e di nuovi posizionamenti in vista di elezioni politiche e allora il tema migranti diventa un campo di battaglia a destra. Dunque Vannacci attacca, la Lega insegue, Meloni rincorre. E i dati passano in secondo piano. FN parla di «remigrazione», Salvini di invasione e Italia «campo profughi d’Europa», la premier lancia l’allarme sicurezza davanti allo sbarco di migranti nell’exclave spagnola di Ceuta. E quello che avrebbe potuto essere un successo di cui andare fieri diventa nella narrazione dello stesso governo un tallone d’Achille di Palazzo Chigi.

Migranti e criminalità calano, ma il governo Meloni preferisce inseguire Vannacci
Migranti a Ceuta (Ansa).

Meno criminalità, più decreti sicurezza

Stesso schema per la sicurezza. A Ferragosto i dati diffusi dal Viminale da un orgoglioso ministro Matteo Piantedosi hanno restituito la fotografia di un Paese in cui il tasso di criminalità, per la verità mai altissimo se paragonato a quelli di altri Paesi occidentali, è ulteriormente diminuito. Se escludiamo la piaga della corruzione, infatti, i reati di sangue e quelli a maggior allarme sociale, che cioè toccano i semplici cittadini, sono calati del 10 per cento rispetto al 2025. Omicidi (meno 15,3 per cento), furti (meno 11,4 per cento), rapine (meno 12,3 per cento), violenze sessuali (meno 7,1 per cento), truffe informatiche (meno 9,5 per cento). Un altro successo del governo? Apparentemente sì, ma non per il governo… che infatti continuerà a produrre decreti sicurezza come se non ci fosse un domani, lanciando allarmi che generano altra paura. Al momento, leggina più leggina meno, siamo arrivati ad almeno sei decreti sicurezza in quattro anni, per un totale di 57 nuovi reati e 60 aggravanti. Qualcuno potrebbe osservare che il calo dei crimini è dovuto proprio al profluvio di norme restrittive: in realtà i delitti calati non sono quelli messi in mora dalle nuove leggi, il controllo del territorio e la prevenzione sono stati il vero motore del crollo dei casi. Eppure, grazie alla propaganda del combinato disposto Vannacci-Lega, la premier da Bari dovrebbe lanciare l’ennesimo allarme sicurezza e l’ennesima stretta, legittimando una narrazione che vuole il Paese sempre più insicuro. Vero è che migranti e sicurezza sono i cavalli di battaglia del centrodestra in ogni elezione, ma se ad alzare i toni e ad alimentare la paura è il governo in carica, il rischio autogol è dietro l’angolo.

Migranti e criminalità calano, ma il governo Meloni preferisce inseguire Vannacci
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Almeno l’austerity ha contenuto il debito

Infine un piccolo paradosso, questa volta solo positivo: stupendo economisti, politologi e osservatori internazionali, il governo di Giorgia Meloni è stato il primo esempio di un esecutivo italiano di centrodestra che non ha sfondato i conti pubblici. Questa forse è una lode che fa venire l’orticaria alla stessa maggioranza, ma per la prima volta l’austerity non è stata impersonata da tecnocrati o dal Pd ma dai partiti che negli anni berlusconiani erano abituati a spese allegre. Dopo il biennio di fortissima spesa per sostenere l’economia durante il Covid (nel 2020 il rapporto debito/Pil è toccato il 154 per cento), va a merito della premier e del suo ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di aver cercato di far rientrare il rapporto debito/Pil in ranghi più accettabili (siamo al 137 per cento). C’è ancora tanto da fare e forse gli italiani non apprezzeranno di dover tirare la cinghia, ma la strada di contenimento del debito è quella giusta soprattutto per non gravare sulle nuove generazioni.

Migranti e criminalità calano, ma il governo Meloni preferisce inseguire Vannacci
Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).