“La comunita’ di Laviano si stringe attorno alle vittime del terremoto in Venezuela. Il 23 novembre 1980 la terra tremo’ sotto Laviano. Quella data e’ impressa nella memoria di ogni cittadino, nelle storie delle nostre famiglie, nell’anima di questo paese. Oggi, con profondo dolore, apprendiamo che il terremoto che ha devastato il Venezuela ha portato via Enzo Cuomo, originario di Laviano, sua moglie Trini e sua figlia Isabella. Ritrovati senza vita sotto le macerie di un palazzo di Caracas”. E’ il messaggio che il Comune di Laviano, piccolo centro della provincia di Salerno, affida ai social in cui viene ricordato che “i nonni di Enzo persero la vita qui, a Laviano, nel sisma del 1980. Una tragedia che si intreccia con la nostra storia in modo straziante”. “L’Amministrazione comunale e l’intera comunita’ di Laviano – si legge ancora – si stringono con affetto alla famiglia Cuomo e a tutti i loro cari. Al popolo venezuelano, colpito da una catastrofe immane, rivolgiamo un messaggio di solidarieta’ sincera: Laviano conosce il vostro dolore. Siete nei nostri cuori”.
Il gruppo consiliare del Partito Democratico nel Consiglio regionale della Campania esprime piena solidarietà all’assessora regionale Fiorella Zabatta, destinataria di una inaccettabile campagna di odio fatta di insulti, aggressioni verbali e commenti sessisti sui social network a seguito di una sua presa di posizione politica. “Il confronto democratico vive e si nutre di idee – si legge in una nota – di opinioni anche profondamente diverse. Quando, invece, il dibattito pubblico degenera nell’offesa personale, nell’intimidazione e nella violenza verbale, tra l’altro a sfondo sessista, viene colpita non solo la dignità della persona, ma la qualità stessa della nostra democrazia”. “Ancora una volta – continuano i consiglieri Dem della Campania – a essere bersaglio di un linguaggio d’odio è una donna impegnata nelle istituzioni. Un fenomeno che richiede una presa di posizione netta e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche, al di là delle appartenenze e delle diverse sensibilità sui temi oggetto del confronto. Esprimiamo la nostra vicinanza a Fiorella Zabatta, convinti che nessuna opinione possa mai giustificare insulti, minacce o manifestazioni di intollerabile sessismo”. “Difendere il rispetto delle persone – così si chiude la nota – significa difendere le istituzioni, il pluralismo e il diritto di ciascuno ad esprimere liberamente le proprie idee senza dover per questo essere destinatario di campagne d’odio. Il gruppo consiliare del Partito Democratico continuerà a promuovere una politica fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco, respingendo con fermezza ogni forma di violenza e di intimidazione”
In mattinata il recupero tra le macerie, nel quartiere Los Palos Grandes di Caracas, di Enzo Cuomo, il 63enne originario di Laviano, in provincia di SALERNO, di cui non si avevano notizie dal giorno del terremoto. Nel pomeriggio l’individuazione da parte delle squadre di soccorso del resto della famiglia, con i corpi della moglie Trini Adrian, 53 anni, e della figlia Isabella, di 22. Per il recupero delle due donne bisognerà ancora attendere prima del riconoscimento ufficiale. Con loro sale ulteriormente il numero delle vittime italiane in Venezuela. La famiglia Cuomo viveva all’ultimo piano del palazzo Petunia, dove Enzo, architetto, aveva realizzato il proprio appartamento. L’intero edificio è crollato a causa del sisma. Sul posto operano in condizioni estremamente difficili tra le macerie squadre di soccorso internazionali, tra cui unità specializzate arrivate dal Messico. Le operazioni di ricerca e recupero proseguono su più punti della zona colpita. Nelle ultime ore è giunto in Venezuela il figlio della coppia, Carlos Franciscos Cuomo, rientrato in Italia circa cinque anni fa per motivi di salute. Il giovane procederà al riconoscimento del corpo del padre e, una volta recuperati, anche di quelli della madre e della sorella. La notizia ha suscitato forte commozione a Laviano, piccolo centro della Valle del Sele, di cui la famiglia è originaria. A esprimere il cordoglio dell’amministrazione e della cittadinanza è stato il sindaco Piero Robertiello: “Abbiamo vissuto ore di speranza, ma ora con le tragiche notizie che arrivano da Caracas prevalgono angoscia e dolore per questa famiglia. Esprimo la mia vicinanza come sindaco e come cittadino alla famiglia Cuomo in questo momento drammatico”. Anche l’associazione Amici di Laviano ha seguito costantemente l’evolversi della situazione. Il presidente Enrico Flauto ha sottolineato la partecipazione dell’intera comunità. “Abbiamo informato la popolazione minuto per minuto. Laviano è profondamente colpita da questa tragedia”, ha detto. “Molti cittadini hanno parenti emigrati in Venezuela e il dolore è condiviso da tutta la comunità”. A Laviano, nei bar e per le strade del paese, non si parla d’altro. In diverse aree del Salernitano si moltiplicano iniziative di solidarietà verso gli italiani residenti in Venezuela. Particolarmente sentita la vicenda anche a Camerota, dove è presente una comunità di origini cilentane con forti legami con Caracas. Mobilitazioni e raccolte fondi si registrano anche nel Vallo di Diano, dove numerose famiglie hanno parenti emigrati in Venezuela. Il legame tra le comunità locali e il Paese sudamericano resta ancora oggi molto forte. Le operazioni di ricerca proseguiranno anche nelle prossime ore, compatibilmente con le condizioni dell’area colpita dal sisma. Operazioni che tutta la comunità di Laviano continuerà a seguire col fiato sospeso e pregando per i propri concittadini.
Passa nel Consiglio regionale della Campania la mozione che impegna la Giunta a esprimere formale contrarieta’ alla realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio nel comune di Castel Volturno (Caserta) e a promuovere un piano di rigenerazione territoriale. Il testo ha ottenuto il voto favorevole della maggioranza di centrosinistra, mentre la minoranza ha espresso la propria contrarieta’. La mozione, che aveva gia’ dato vita a uno scontro politico in chiusura della precedente seduta del Consiglio, e’ stata presentata dal M5s e da Avs. Nella seduta odierna e’ stata integrata con l’emendamento proposto dal capogruppo di ‘A Testa Alta’, Gennaro Oliviero, con il quale la Giunta si impegna a verificare l’attualizzazione e il rifinanziamento della legge regionale del 29 dicembre 2018, in materia di interventi perequativi ambientali per il Comune di Castel Volturno.
Stamane alle ore 11.00, nella sala consiliare del Comune di Cava de’ Tirreni, il presidente dell’Ufficio elettorale centrale ha proclamato i consiglieri eletti.
Siederanno in Consiglio comunale 15 consiglieri di maggioranza e 9 di minoranza.
Siederanno sugli scranni della maggioranza i consiglieri: Renato Cirielli Mola, Gianpio De Rosa, Clelia Ferrara, Matilde Milite, Lucio Bisogno (Fratelli D’Italia); Vincenzo Lamberti, Vincenzo Passa, Benito Ventre, Donatella Lamberti (Siamo Cavesi – Giordano Sindaco); Francesco Della Rocca, Antonio Barbuti (Forza Italia); Umberto Ferrigno, Pasquale Senatore, Bernardina Russo (Noi Moderati – Giordano Sindaco); Gennaro Vitale (Le Frazioni al Centro – Giordano Sindaco)
In minoranza: Eugenio Canora, candidato alla carica di sindaco, non eletto (Cava Sia Città in Comune); Giancarlo Accarino, candidato alla carica di sindaco, non eletto (Avanti Cava – Psi), Federico De Filippis (Uniti per Accarino Sindaco); Luca Narbone, Lorena Iuliano, Anna Padovano Sorrentino (Partito Democratico – Accarino Sindaco); Luigi Petrone, candidato alla carica di sindaco, non eletto, Pasquale Salsano, Danilo Leo (La Fratellanza – Luigi Petrone Sindaco)
Il sindaco Raffaele Giordano provvederà alla convocazione della prima seduta del Consiglio comunale.
Il Consiglio regionale della Campania ha approvato a maggioranza, con l’astensione di Francesca Amirante (Pd), una mozione per chiedere il ritorno delle preferenze nella legge elettorale. La mozione è stata presentata dai consiglieri del Partito democratico Franco Picarone, Maurizio Petracca, Bruna Fiola, Giorgio Zinno, Loredana Raia, Corrado Matera, Massimiliano Manfredi, Salvatore Madonna e Marco Villano. “Le liste bloccate svuotano i principi contenuti negli articoli 1 e 48 della Costituzione”, ha detto Picarone, appellandosi al governatore Roberto Fico affinché ponga la questione anche in Conferenza Stato-Regioni. Hanno annunciato il voto favorevole dei rispettivi gruppi, intervenendo in aula, anche Giuseppe Fabbricatore e Gennaro Sangiuliano di Fratelli d’Italia, Massimo Pelliccia di Forza Italia, Salvatore Flocco del Movimento 5 stelle, Nino Simeone di Fico presidente, Giuseppe Barra di Casa riformista (Italia viva-Noi di centro) e Michela Rostan (Lega).
Warren Buffett ha sempre tenuto la sua Berkshire Hathaway lontana dalla leva finanziaria usata per gonfiare i rendimenti, e la ragione che ripete da decenni è una sola: non voler mai essere costretto a soddisfare una margin call nel momento sbagliato. La vicenda che in queste ore tiene col fiato sospeso la finanza italiana, con l’assemblea di Delfin convocata per martedì 30 giugno in Lussemburgo, mostra cosa accade quando si imbocca la strada opposta. È prima di tutto una storia di leva, e di una margin call che incombe.
Warren Buffett (Imagoeconomica).
Delfin è la cassaforte lussemburghese della famiglia Del Vecchio, e custodisce partecipazioni per oltre 40 miliardi: il 32 per cento di EssilorLuxottica e quote pesanti di Generali, Mps, UniCredit, Covivio. Chi controlla Delfin muove una fetta del capitalismo finanziario italiano. Per questo una faccenda nata come problema privato di uno degli otto eredi è diventata un caso di sistema.
Il motore: 1,3 miliardi di debito personale
Al centro c’è l’esposizione di Leonardo Maria, il quartogenito 31enne. Le ricostruzioni, confermate da fonti vicine al suo family office Lmdv, parlano di un indebitamento complessivo che supera quota 1,3 miliardi, maturato nei quattro anni dalla morte del padre: circa 350 milioni con Crédit Agricole, 650 milioni di prestito personale erogato da UniCredit alla persona fisica, 110 milioni di leasing per il mega-yacht da 72 metri e la collezione di auto, oltre 100 milioni di crediti di firma, più una coda di private debt molto caro.
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).
Il dettaglio che ribalta la narrazione ufficiale sta nei numeri. L’acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola, valorizzate 10 miliardi per il 25 per cento complessivo, sarebbe servito a Leonardo per ottenere dalle banche un finanziamento ancora più ampio, intorno agli 11 miliardi, e rifinanziare così la sua posizione. La scalata alla holding e il salvataggio finanziario personale erano la stessa identica mossa.
La clausola mancante e il rischio di maxi penale
L’operazione si è arenata per due ragioni lineari. EssilorLuxottica ha perso oltre il 37 per cento da gennaio, scivolando verso i 166 euro: il valore delle quote da offrire in garanzia è crollato e i rapporti loan-to-value su cui le banche avevano costruito tutto sono saltati. In più i contratti con i fratelli sarebbero stati firmati senza la clausola che subordina l’acquisto all’effettiva concessione del finanziamento. La conseguenza è pesante. Se Leonardo non compra, rischia di dover versare una penale da 500 milioni a ciascuno dei due fratelli. Un altro miliardo. Il suo debito, in caso di scalata fallita, viaggia verso i 2,3 miliardi. Non può finanziare l’operazione, e tirarsi indietro gli costa quanto un piccolo Stato.
Romolo Bardin (foto Imagoeconomica).
La detonazione sulla governance
Quando le banche hanno chiesto garanzie più solide, la richiesta ha smesso di essere personale e ha bussato alla porta di Delfin. Lì la crisi è diventata societaria. Nel consiglio del 24 giugno il board si è spaccato: a favore della linea che apriva la cassaforte si sono schierati il presidente Francesco Milleri e il notaio di famiglia Mario Notari, contrari l’amministratore delegato Romolo Bardin con i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May. La maggioranza del board ha bocciato l’ipotesi di impegnare risorse comuni a copertura di un’operazione fatta nell’interesse di un singolo socio, per giunta a valori non più coerenti con il mercato.
Mario Notari (foto Imagoeconomica).
Leonardo Del Vecchio padre voleva evitare risse tra figli
A complicare tutto c’è lo statuto, disegnato da Leonardo Del Vecchio padre proprio per evitare le risse tra figli. Per modificarlo serve l’88 per cento del capitale; per nominare o revocare i manager serve l’unanimità degli otto soci. Ogni erede, con il suo 12,5 per cento, è di fatto una minoranza di blocco. Nessuno vince da solo, e chiunque può inceppare la macchina.
Leonardo Del Vecchio, morto nel 2022.
Gli interessi veri dietro gli schieramenti
Milleri sostiene Leonardo perché ha un legato personale da incassare, un pacchetto di azioni Essilux da oltre 350 milioni più le relative imposte, che dipende dalla distribuzione dei dividendi e da passaggi statutari a maggioranza qualificata. Per portarlo a casa gli serve il blocco di eredi allineato, e il motore di quel blocco oggi è Leonardo. Il suo appoggio regge finché gli garantisce i numeri per il legato.
Francesco Milleri (Imagoeconomica).
Bardin gioca un’altra partita. Tiene la linea della prudenza, che è solida sul piano societario, e soprattutto controlla l’orologio. Ogni giornata che Essilux passa in calo peggiora la posizione del debitore Leonardo. Per chi vuole logorare, la pazienza è un’arma. Anche la maggioranza dei cinque eredi firmatari è meno granitica di quanto sembri. È una coalizione di liquidità, tenuta insieme da chi vuole uscire e monetizzare. Luca e Paola appoggiano Leonardo finché lui resta il loro canale per incassare. Appena una strada alternativa offre gli stessi soldi senza passare da lui e dalle sue banche, quel sostegno evapora.
I quattro scenari sul tavolo
1 – Il buyback: Delfin ricompra direttamente le quote di Luca e Paola, attingendo a riserve e debito, e liquida chi vuole uscire. È l’esito più ordinato, e in queste ore prende quota. Per Leonardo è una sconfitta strategica: resta al 12,5 per cento, col debito personale intatto e senza il maxi-finanziamento che inseguiva.
2 – Lo stallo: nessuna maggioranza, esecuzione del testamento congelata, Essilux che continua a scendere. È lo scenario più insidioso, perché avvicina la chiamata a margine sui prestiti di Leonardo e accende per primo il debito più caro, quello con clausole onerose in caso di default.
3 – La vendita delle partecipazioni: è la strada che Rocco Basilico, il fratellastro in guerra con Leonardo, ha messo nero su bianco in una lettera al board e ai soci alla vigilia dell’assemblea. La avanza in due varianti. Nella prima Delfin vende le partecipazioni finanziarie (Mps, Generali, UniCredit), incassa e con quel denaro ricompra le quote di chi vuole uscire, lasciando ai soci che restano una holding concentrata solo sull’occhialeria. Nella seconda, definita intermedia, Delfin non vende nulla e distribuisce direttamente ai soci le partecipazioni finanziarie, così che ciascuno se le venda per conto proprio, preservando intatta la quota in EssilorLuxottica.
Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico.
Il vero detonatore è il criterio di prezzo. Basilico propone di valutare le partecipazioni finanziarie al 100 per cento del valore di mercato, perché facilmente liquidabili, e di applicare invece a EssilorLuxottica uno sconto del 25 per cento sulla quotazione di Borsa, motivandolo con il fatto che il titolo dentro una holding non è liquido come sul mercato.
Negli ambienti della famiglia la mossa viene letta come l’idea di smontare il portafoglio e svalutare del 25 per cento l’azienda che il fondatore ha costruito in 60 anni. La replica del fronte di Leonardo è lapidaria: nessun erede Del Vecchio cederebbe mai l’azienda di famiglia a sconto. Razionale sulla carta, esplosiva nei fatti.
4 – La rottura di governance: Milleri o Bardin sbattono la porta. Siccome nominare un nuovo amministratore richiede l’unanimità, una sola dimissione paralizza la holding. È l’arma di pressione reciproca, e per questo nessuno la impugna davvero finché può evitarlo.
Il notaio Notari è in lite ma è un consigliere che vota
Sul tavolo pesano poi alcuni nodi che meritano attenzione. Mario Notari, custode del testamento e membro del board, è in contenzioso civile con la stessa famiglia per una parcella giudicata troppo alta, tanto che la pratica di successione è passata a un altro notaio milanese. Oggi quel consigliere vota su operazioni che riguardano gli azionisti con cui è in lite.
I ruoli che fanno discutere: Talarico e Paolo Basilico
Marco Talarico, braccio destro di Leonardo appena uscito dalla guida del family office, è stato proposto come commissario ai conti della cassaforte che appartiene a tutti e otto gli eredi, con un mandato fino al 2030 e poteri di accesso all’intera contabilità. Un uomo legato a un singolo socio messo a sorvegliare i numeri di tutti. E qui la genealogia pesa: Talarico arriva da Kairos, la società fondata da Paolo Basilico, padre di quel Rocco che a Leonardo sta facendo la guerra. Il fedelissimo di un erede, con una storia professionale radicata nel mondo del padre del suo rivale, candidato a controllare i conti della holding di famiglia.
Marco Talarico e Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).
E la coda di private debt più costosa, fino al 14-16 per cento con clausole pesanti in caso di default secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, condurrebbe Lmdv verso una società di advisory, la Duepuntozero Npl, le cui ramificazioni, stando alle ricostruzioni finanziarie, sfiorano il mondo degli ex gestori di Kairos e gli investimenti di Paolo Basilico, padre proprio di Rocco.
Paolo Basilico (foto Imagoeconomica).
I soldi, a quanto risulta a Lettera43, sono stati erogati dal fondo facente capo a Federico Riggio, il cui principale sottoscrittore è proprio Paolo Basilico. E, nota di colore, c’è una battuta attribuita a Riggio che circola negli ambienti finanziari: «Gli ho prestato i soldi perché tanto in due anni LDMV non riesce a fallire». Insomma, l’erede a corto di cassa che cerca denaro, caro, nell’orbita del padre del suo rivale: un cortocircuito che da solo racconta la stagione.
Il genio di Agordo aveva costruito una fortezza pensata per durare oltre di lui, blindata contro le liti tra figli. Quella stessa fortezza oggi rischia di diventare una gabbia per l’erede più ambizioso, prigioniero della sua stessa leva. L’assemblea del 30 giugno non chiuderà la partita. La accompagnerà per tutta l’estate.
I Giochi Universitari nel suo destino. Gianluca Basile, ingegnere civile con alle spalle una solida esperienza di direzione aziendale in Project Management delle opere pubbliche, nel giorno del suo insediamento all’Università degli Studi di Salerno con il prestigioso incarico di Direttore Generale, già immaginava quello che l’avrebbe atteso nel primo semestre del suo mandato: gli EUG Salerno 2026. Commissario Straordinario alle Universiadi di Napoli nel 2019, ultimo grande evento sportivo organizzato in Italia prima della pandemia, Gianluca Basile aveva contezza, nel momento della firma apposta in calce all’incarico conferitogli dal Rettore di UNISA, Virgilio D’Antonio, che di lì a poco sarebbe andato incontro all’ennesima grande sfida sportiva del suo percorso scientifico/manageriale. Fondamentale risulta, però, la cronologia degli eventi. “Ho assunto l’incarico – precisa l’ingegner Basile – quando la macchina organizzativa di EUG Salerno 2026 era già stata messa in moto, ma avendo avuto la responsabilità dell’organizzazione delle Universiadi del 2019 è stata una conseguenza logica, di concerto con tutto il comitato organizzatore dei Giochi, mettere a disposizione quella felice esperienza. Rispetto alle Universiadi del 2019 che coinvolsero l’intera regione, gli EUG che scatteranno il prossimo 18 luglio avranno una dimensione più contenuta ma non per questo meno importante. È doveroso, per questo, ringraziare la Regione Campania per il sostegno economico che ha stanziato per l’evento ed i 13 comuni coinvolti nell’evento, con i capoluoghi Salerno ed Avellino in prima fila, che hanno concesso gratuitamente gli impianti sportivi mettendosi a completa disposizione dell’organizzazione. Proprio questa collaborazione – prosegue – riflette pienamente la visione della nuova governance dell’Ateneo e del Rettore D’Antonio; un’Università aperta, capace di uscire dalle proprie mura, costruire relazioni con il territorio e promuovere reti di collaborazione”. Gli EUG rappresenteranno anche una straordinaria vetrina per il territorio ed in particolare per l’Università degli Studi di Salerno. “L’arrivo di circa 5000 atleti universitari rappresenta un’occasione preziosa; tutti avranno modo di conoscere le nostre strutture, la nostra proposta didattica e di ricerca e, più in generale, il valore del nostro Ateneo. È una vetrina importante ma soprattutto una grande opportunità per creare relazioni e connessioni. Il Rettore Virgilio D’Antonio sottolinea spesso un aspetto molto significativo e di grande importanza prospettica: i giovani che parteciperanno alla rassegna sportiva saranno anche la futura classe dirigente dei Paesi europei”. Sport ma non solo. EUG Salerno 2026 sarà un formidabile aggregatore di progetti. “Naturalmente – conclude Basile – c’è la dimensione sportiva che è centrale ma al tempo stresso stiamo dedicando molta attenzione agli eventi collaterali e ai momenti di confronto. Docenti e ricercatori stanno organizzando panel su temi come la sostenibilità e la salute affinché questa manifestazione diventi anche un’occasione di scambio di idee, competenze ed esperienze. Si lavora di squadra in Ateneo, Unisa è in team con l’ADISURC, l’Azienda per il Diritto allo Studio Universitario che mette a disposizione le residenze universitarie, ed il CUS Salerno che sta mettendo a punto, oltre al momento più propriamente sportivo, una macchina organizzativa composta da oltre 500 volontari e circa 300 persone nel work force”.
Botta e risposta su X tra il giornalista Paolo Ojetti e Fabrizio Alfano, capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, sul presunto uso privato di un elicottero di Stato da parte della premier Giorgia Meloni per raggiungere un locale di Porto Ercole, all’Argentario.
Il botta e risposta su X
«I fatti sono diversi. Giorgia Meloni non è arrivata in elicottero al Sottovento: si è recata in auto. Da giornalista, prima di spargere sciocchezze e insinuazioni sull’uso privato di mezzi dello Stato, dovrebbe verificare i fatti», ha scritto Alfano su X.
No, i fatti sono diversi. Giorgia Meloni non è arrivata in elicottero al Sottovento: si è recata in auto. Da giornalista, prima di spargere sciocchezze e insinuazioni sull’uso privato di mezzi dello Stato, dovrebbe verificare i fatti.
Ojetti aveva riferito del passaggio di un elicottero a bassa quota sui tetti dell’Argentario attorno alle 19 di sabato 28 giugno: «Sembrava stesse precipitando. Infatti si precipitava a mollare la Meloni al bar Sottovento di Porto Ercole affinché la premier gustasse l’aperitivo». E poi: «Chiedo umilmente: uso privato?».
Sarà online da martedì 30 giugno, il nuovo Portale della Cultura del Comune di Salerno. Il portale sarà uno strumento digitale moderno, completamente rivoluzionato nel concept e nella veste grafica, progettato per centralizzare e valorizzare l’offerta culturale e turistica della città.
La piattaforma nasce con l’obiettivo di rendere immediatamente fruibili a cittadini e turisti le informazioni sugli eventi del territorio e sul patrimonio storico ed architettonico.
L’architettura del sito permette di partire dalla consultazione degli eventi in cartellone per poi scoprire i luoghi storici che li ospitano. Grazie a un ricco archivio informativo e fotografico, il portale permette inoltre di ricollegarsi alle passate edizioni delle manifestazioni, creando una memoria storica digitale della programmazione culturale cittadina.
All’interno dell’esperienza offerta dal portale troviamo due sezioni tematiche di rilievo, che danno la giusta valorizzazione al Teatro Verdi, centro della cultura cittadina, ed all’evento di rilievo nazionale delle “Luci d’Artista”. La mappatura dei musei cittadini, le informazioni turistiche e lo sviluppo di itinerari tematici, i personaggi che hanno fatto la storia di Salerno completano l’offerta, ottimizzando l’esperienza di visita sia sul piano informativo che turistico.
La Corte Suprema Usa ha respinto la richiesta di Donald Trump di annullare il verdetto con cui una giuria lo aveva ritenuto responsabile di violenza sessuale ai danni di E. Jean Carroll, che sarebbe avvenuta nel 1996 nei camerini di Bergdorf Goodman, grande magazzino newyorchese di lusso di fronte alla Trump Tower. L’attuale presidente Usa era stato anche riconosciuto colpevole di diffamazione nei confronti della donna.
Jean E. Carroll (Ansa).
I legali di Trump contestavano, in particolare, il fatto che nel corso del processo sia stata data la possibilità di testimoniare ad altre due donne che hanno accusato il tycoon di abusi sessuali, che sarebbero avvenuti decenni fa. Trump, da parte sua, ha sempre respinto anche tali accuse. Ma la Corte Suprema gli ha dato torto: Carroll ha dunque diritto al risarcimento di 5 milioni di dollari sancito dalla giuria.
Le due cause intentate da Carroll contro Trump
Carroll ha fatto causa a Trump nel 2019 per diffamazione e lo ha poi citato nuovamente in giudizio nel 2022 per diffamazione e violenza sessuale, dopo che lo Stato di New York aveva approvato una legge che consentiva alle vittime di abusi sessuali di intentare cause civili per episodi avvenuti in passato. Il secondo procedimento è arrivato a processo per primo e la giuria ha riconosciuto a Carroll un risarcimento di 5 milioni di dollari. La causa del 2019 è arrivata a processo successivamente e si è conclusa con una sentenza che ha condannato Trump a pagare 83 milioni di dollari. Il tycoon ha impugnato la sentenza, che non è ancora arrivato davanti alla Corte Suprema. In caso di esito analogo, includendo gli interessi, Trump dovrebbe in tutto a Carroll oltre 100 milioni di dollari.
La Corte ha anche consentito a Cook di rimanere alla Fed
La Corte Suprema, con cinque voti favorevoli e quattro contrari, ha anche impedito a Trump di procedere nell’immediato al licenziamento della governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, accusata di frode sui mutui. Inoltre, con un’altra sentenza, ha riconosciuto poi al presidente degli Stati Uniti ampi poteri per rimuovere, senza dover fornire motivazioni, i vertici di altre agenzie federali indipendenti. Le due decisioni rappresentano di fatto un verdetto contrastante sul tentativo di Trump di rafforzare il controllo dell’esecutivo sulle autorità indipendenti.
Sarà presentata domani, martedì 30 giugno alle ore 11, presso la Sala Genovesi della Camera di Commercio (Via Roma) di Salerno, la XIV edizione della Notte Bianca Week End di Salerno, uno degli eventi più attesi dell’estate salernitana.
La manifestazione si terrà l’11 e il 12 luglio, animando quattro grandi piazze cittadine con concerti, spettacoli, comicità, intrattenimento per famiglie e premi dedicati all’eccellenza salernitana.
Organizzata dalla FeNailp – Federazione Nazionale Autonoma Imprenditori e Liberi Professionisti, l’iniziativa gode del patrocinio di Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Salerno, Camera di Commercio di Salerno, Scabec, Fondazione della Comunità Salernitana e Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana.
Nata nel 2011 come progetto di valorizzazione culturale e commerciale della città, la Notte Bianca si è affermata nel tempo come un format capace di unire musica, turismo, commercio e partecipazione, coinvolgendo interi quartieri e attirando migliaia di visitatori da tutta la provincia e non solo.
L’edizione 2026 si presenta con un cartellone trasversale, capace di parlare ai più giovani e al tempo stesso di conquistare un pubblico adulto grazie alla presenza di grandi nomi del panorama italiano e di volti storici della musica “evergreen”. Non mancheranno, come sempre, attività e spazi dedicati ai bambini.
I LUOGHI DELLA NOTTE BIANCA WEEK END 2026
Sabato 11 luglio
Quartiere Mercatello: Piazza M. Grasso
Quartiere Pastena: Piazza della Libertà
Quartiere Torrione: Piazza G. Gloriosi
Domenica 12 luglio
Piazza Portanova
Nel corso della conferenza stampa saranno annunciati tutti i dettagli del programma, i premiati e i grandi ospiti dell’edizione 2026.
Intervengono:
• Giuseppe Gallo, Vicepresidente Vicario della Camera di Commercio di Salerno;
• Sabato Pecoraro, Presidente Provinciale FeNAILP Salerno;
• Gregorio Saetta, Presidente FeNAILP Città di Salerno;
• Mario Arciuolo, Segretario Nazionale FeNAILP;
• Alessandro Ferrara, Assessore al Turismo del Comune di Salerno;
• Dario Loffredo, Assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno.
Comcast Corporation ha annunciato l’intenzione di separarsi in due società quotate tramite lo spin-off esentasse di NBCUniversal e Sky dalle attività di connettività. L’operazione dovrebbe concludersi nell’arco di un anno. NBCUniversal, che si occuperà di contenuti e intrattenimento, includerà gli Universal Studios, la divisione parchi di intrattenimento, i network NBC e Telemundo, Sky e il servizio streaming Peacock. All’altra società, denominata Comcast, rimarranno le attività dedicate alla banda larga, alla tv via cavo e ai servizi della telefonia mobile.
Scelti i vertici delle due nuove società
Comcast prevede di mantenere una partecipazione fino al 19,9 per cento in NBCUniversal per un massimo di un anno post nascita dello scorporo. Brian Roberts, presidente e co-amministratore delegato di Comcast Corporation, continuerà a essere attivamente coinvolto nella leadership di Comcast e NBCUniversal, lavorando a stretto contatto con i nuovi vertici delle due società. Mike Cavanagh sarà il ceo di NBCUniversal, mentre Michael Angelakis, ex direttore finanziario di Comcast, diventerà l’amministratore delegato dell’omonima nuova azienda una volta completata la separazione. Al termine dell’operazione, gli azionisti di Comcast Corporation deterranno azioni sia di Comcast che di NBCUniversal.
“Le temperature eccezionalmente elevate che stanno interessando in questi giorni il nostro Paese rappresentano un’emergenza che non può essere sottovalutata. Tra le categorie più esposte agli effetti del caldo estremo ci sono gli anziani, in particolare i soggetti over 65 che vivono da soli o convivono con patologie croniche”. Lo dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca. “Proteggere le persone più fragili – prosegue Carmela Tiso – deve diventare una priorità condivisa. Non si tratta soltanto di affrontare un’emergenza stagionale, ma di costruire una cultura della prevenzione e della solidarietà. Famiglie, vicini di casa, volontariato e istituzioni possono fare la differenza attraverso piccoli gesti quotidiani: verificare le condizioni di salute degli anziani che vivono soli, favorire una corretta idratazione, garantire ambienti freschi e prestare attenzione ai primi segnali di malessere. Ricordiamo d’altronde che cambiamento climatico – conclude il portavoce di Accademia Iniziativa Comune, Carmela Tiso – rende sempre più frequenti e intense queste ondate di calore. Per questo è necessario rafforzare le reti di assistenza territoriale e promuovere campagne di sensibilizzazione efficaci. Tutelare gli anziani significa difendere il diritto alla salute e alla dignità delle persone più vulnerabili, evitando che il caldo estremo possa trasformarsi prima o poi in una tragedia”.
Theodore Kyriakou sembra deciso a rispettare il copione. Da quando ha preso il controllo di Gedi, la casa editrice di Repubblica ora orfana de La Stampa, la sensazione è quella di assistere a una lenta ma radicale riscrittura del gruppo. Al timone il patron greco del gruppo Antenna ha messo Mirja Cartia d’Asero, arrivata dal Sole 24 Ore dopo una parentesi in Clessidra, il fondo di private equity della famiglia Pesenti. E il primo effetto è sotto gli occhi di tutti: gli organigrammi si svuotano, i nuovi arrivi parlano quasi tutti con lo stesso accento aziendale e la bussola sembra puntare sempre più verso la televisione.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontra Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group (foto Imagoeconomica).
È tutto un susseguirsi di cambi al vertice. Escono Michela Marani ed Edoardo Biancardi, rispettivamente responsabili di gestione e controllo e della funzione di Internal Audit. Prima di loro aveva già lasciato Fabiano Begal, che guidava il digitale. E un altro manager di peso, Alessandro Bianco, direttore delle risorse umane, prende la strada della Sae di Alberto Leonardis, dove nel frattempo è approdata La Stampa.
Mirja Cartia d’Asero, ex ad del gruppo Sole 24 Ore (foto Imagoeconomica).
La manager ex Dazn che sbarca proprio adesso…
Chi arriva, però, racconta molto più di chi se ne va. Cartia d’Asero pesca dove conosce meglio le acque: il suo vecchio indirizzo di via Monte Rosa a Milano. Dal Sole 24 Ore approdano Vincenzo Turtur alla centrale acquisti e Alessandra Orsini al marketing. Più che una campagna acquisti, sembra un trasloco. Al digitale, invece, è atteso un nome che da solo racconta dove punta il gruppo: Veronica Diquattro, reduce dal cda dello stesso Sole e, prima ancora, dai vertici di Dazn. Già, proprio Dazn: la manager che ne ha guidato gli esordi sbarca in Gedi nel momento esatto in cui il gruppo sposa Dazn sul canale di news. Coincidenze che, di solito, hanno l’aria di non essere coincidenze.
Veronica Diquattro ai tempi di Dazn. (Ansa)
Al punto che la domanda che circola nelle redazioni è tanto semplice quanto un po’ inquietante. Possibile che in un gruppo che pubblica Repubblica non ci sia nessuno in grado di gestire acquisti, marketing o sviluppo digitale? Oppure il criterio è un altro e la fiducia si concede soltanto a chi ha già lavorato con il nuovo amministratore delegato? Il punto, però, non sono i nomi, che vanno e vengono per natura. È la direzione di marcia che delinea quale sia il progetto alla base del rutilante turnover.
Una Cnn italiana costruita insieme a Discovery
Perché il vero investimento è la televisione. È lì che si concentrano energie e risorse. La joint venture con Dazn per un canale di news in concomitanza con il Mondiale di calcio ha rappresentato il primo passo. Più avanti potrebbe arrivare il digitale terrestre, che secondo indiscrezioni sempre più ricorrenti sono in molti a immaginare nella forma di una Cnn italiana costruita insieme a Discovery.
In arrivo Pucci, responsabile delle news di Mediaset
Anche qui il copione non cambia, e la pesca si fa sempre lontano dalle acque di casa. Per guidare il nuovo polo informativo, infatti, il nome che circola è quello di Andrea Pucci, oggi responsabile delle news a Mediaset. Anche se fonti vicine alla nuova proprietà fanno sapere che la redazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sarà coinvolta.
Mario Orfeo (Ansa).
Tutto il malumore del direttore Orfeo, una vita in Rai
Una prospettiva che però avrebbe irritato non poco Mario Orfeo. E non è difficile capirne il motivo. Se c’è una persona che conosce il linguaggio della televisione è proprio il direttore di Repubblica, passato più volte dalla direzione dei telegiornali fino alla guida della Rai. Essere tenuto ai margini proprio del progetto televisivo non è soltanto uno sgarbo. È il modo più elegante per fargli capire che la partita si giocherà altrove.
Restano così sospese due domande che in via Cristoforo Colombo nessuno pone nelle riunioni, ma che tutti si scambiano nei corridoi. La prima: perché le competenze interne sembrano non bastare mai e ogni casella va riempita pescando all’esterno? La seconda, ancora più delicata. Se la televisione è la nuova stella polare, quale futuro aspetta la carta?
I nuovi proprietari continuano a promettere investimenti importanti per Repubblica, ma finora si vedono soprattutto nuovi organigrammi, alleanze televisive e cantieri digitali. Del giornale, curiosamente, si parla molto meno. Si sa, gli armatori hanno il gusto delle rotte nuove. È una qualità che li ha resi grandi. Ma un giornale non è una nave che cambia agile porto: è un vecchio transatlantico, magnifico e lentissimo, che pretende qualcuno in plancia. E mentre tutti corrono a poppa, dov’è parcheggiata la tivù, il rischio è che il transatlantico di carta resti senza timoniere.
Una forte scossa di assestamento di magnitudo 5.1 è stata registrata in Venezuela. Il sisma – tra i più intensi delle scosse di assestamento dal devastante terremoto del 24 giugno – ha avuto epicentro in mare vicino a La Guaira, lo Stato più colpito, dove i soccorritori hanno interrotto le operazioni per motivi di sicurezza. La scossa è stata avvertita distintamente anche nella capitale Caracas, dove sono oltre 700 gli edifici crollati completamente o parzialmente.
Ansa, un soccorritore tra le macerie (Ansa).
Più di 1.400 morti accertati, enorme il numero dei dispersi
Col passare delle ore si riduce sempre più la speranza di ritrovare persone ancora in vita e, di contro, continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime. Sono salite a 1.450 i morti accertati e ci sono più di 3 mila i feriti, mentre i dispersi superano quota 50 mila.
Edificio gravemente danneggiato dal terremoto in Venezuela (Ansa).
L’Ue fornisce subito 5 milioni di euro al Venezuela
L’Unione europea fornirà 5 milioni di euro in aiuti umanitari per fornire assistenza immediata alle comunità più colpite del Venezuela. Come spiega la Commissione Ue, questo finanziamento di emergenza si concentrerà sulla fornitura di alloggi e assistenza sanitaria alle persone colpite dal disastro. Inoltre, Bruxelles sta anche organizzando un ponte aereo umanitario per trasportare beni di prima necessità nelle zone colpite: in primo volo è previsto in partenza da Copenaghen all’inizio di questa settimana, con circa 50 tonnellate di materiale per la costruzione di alloggi, attrezzature per l’acqua e i servizi igienico-sanitari. Questo nuovo aiuto si aggiunge ai 52 milioni di euro già stanziati nel corso del 2026 per far fronte alle conseguenze umanitarie della crisi socio-economica nel Paese.
La Stampa sta attirando molti giornalisti. Il nuovo corso della storica testata sabauda sembra favorire la fuga da altri quotidiani famosi, con Antonio Di Rosa alla guida pronto a imbarcare nuovi “neo-torinesi”. Nel gruppo Sae è arrivato Vito Ribaudo, nuovo direttore generale del gruppo di Alberto Leonardis ed ex numero uno delle risorse umane di Rcs–Corriere della Sera. A Roma si parla molto dell’uscita dal quotidiano Il Messaggero di un big delle pagine dell’economia, Rosario Dimito, pronto dal primo settembre a entrare nel gruppo Sae e a fare contenuti per tutto il digital. Già orfana di Osvaldo De Paolini, che lasciò il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone per approdare a il Giornale e dirigere anche il settimanale Moneta, la redazione economica di via del Tritone ora ha come capo Andrea Bassi, ex di Milano Finanza. Come lo era De Paolini, che era stato il direttore del giornale di via Marco Burigozzo, a Milano. E pure Dimito è un altro ex MF. Tutti professionisti che in tempi lontani hanno lavorato nello stesso giornale, e con la stessa “filosofia giornalistica”. Ma la diaspora è destinata a continuare…
Corriere, chi entrerà alle 6 del mattino?
A settembre si cambia, al Corriere della Sera. La nuova direttiva di Luciano Fontana, alla guida di via Solferino, prevede la chiusura obbligatoria del giornale alle 22.30. Sì, perché risparmiando sulla notte così si può “alimentare” la mattina, anche a beneficio delle altre realtà del gruppo di Urbano Cairo che comprende pure l’emittente televisiva La7. E il sito del Corriere ha bisogno di battere la concorrenza, con i lettori che si collegano a internet appena svegli e vogliono essere aggiornati con news fresche. I contenuti digitali vengono ritenuti strategici per far crescere la testata. Allora che si fa? Dalle 6 del mattino scatterà il primo turno, già definito come quello degli “avanguardisti”, un drappello di scalpitanti giornalisti che vedrà aumentare la consistenza alle 7. Quindi, secondo turno alle 11, per dare corpo al giornale, e ultimo alle 15, che sgobberà fino all’orario di chiusura. Una faticaccia, aprire all’alba: chi si assumerà questo ingrato compito di “alzare la saracinesca”? Lo schema 6-11-15 nella realtà sarà un 30-30-40, vista la percentuale di utilizzo del lavoro nei diversi turni. Il più consistente è dedicato al giornale su carta. Sperando sempre che non ci siano notizie importantissime alla fine della giornata, quando il quotidiano ormai è chiuso…
Luciano Fontana (foto Imagoeconomica).
Buttafuoco al Lirico. Come Mussolini
Il Teatro Lirico di Milano è un luogo fondamentale nella storia d’Italia: proprio lì il 16 dicembre 1944 si tenne l’ultimo discorso e l’ultima apparizione pubblica di Benito Mussolini in qualità di capo della Repubblica Sociale Italiana. «Vogliamo che tutta l’Italia sia repubblicana», disse ai “camerati milanesi”: e Mussolini era appena sfuggito da Salò, dove era tenuto sotto controllo dal generale tedesco Karl Friedrich Wolff (quello che l’anno successivo liberò il capo partigiano Ferruccio Parri). Fatto sta che per la destra italiana quel discorso di Mussolini è storico, e viene ritenuto ancora un “testamento politico”, una linea da seguire (a cominciare dal ripudio dei regnanti di casa Savoia). Non a caso, visto che Sky Tg24 Live torna a Milano per una nuova tappa del suo percorso itinerante tra le principali città italiane, al canale all news diretto da Fabio Vitale non poteva dire di no un uomo di destra come Pietrangelo Buttafuoco: il 6 luglio il Teatro Lirico, che oggi porta il nome di Giorgio Gaber, vedrà la presenza di protagonisti della politica, dell’economia, della cultura e della ricerca. Buttafuoco parteciperà in qualità di presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. Il Teatro Lirico ha sempre il suo fascino, a destra. Magari ci scappa pure una lacrima…
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).
Fs, per qualcuno c’è «Strisciuoglio»
Nominarlo è difficile, tanto che sembra uscito da una commedia di Eduardo de Filippo, ma anche dalle barzellette di Uccio De Santis, pugliese doc: Gianpiero Strisciuglio conosce fin da piccolo questo tema, avendo un cognome complicato. L’ingegnere barese che è stato indicato dai più come il successore di Stefano Antonio Donnarumma alla guida di Fs se la deve vedere anche con i giornalisti che storpiano il suo cognome: Veronica Gervaso, per esempio, durante il Tg5 lo ha fatto diventare «Strisciuoglio». Senza nessuna rettifica. Urgono comunicati ufficiali dell’azienda con il nome scritto in stampatello, e con un formato gigante per chi ha problemi di vista, per evitare gaffe di ogni tipo. Che poi con Strisciuglio ci manca pure quel nome, «Gianpiero», con la “enne” invece che con la “emme”, come succede a tutti gli altri «Giampiero» sparsi nel territorio nazionale.
Paura in Germania, dove cinque persone sono morte a causa di una sparatoria vicino a un centro per minori a Stade, in Bassa Sassonia. Il numero di morti, tutti adulti, è stato confermato dalla polizia che ha schierato una grande quantità di agenti nell’area e invitato la popolazione a non avvicinarsi. «Secondo lo stato attuale delle indagini, in una struttura di assistenza ai minori in Dankersstrasse si è verificato un omicidio con diverse vittime. Allo stato attuale, cinque persone sono state uccise, mentre altre hanno riportato ferite», ha riferito in un aggiornamento. «Nel corso delle operazioni di ricerca e di intervento avviate immediatamente, sono state arrestate due persone sospettate di essere coinvolte nell’accaduto, tra cui il presunto autore degli spari», ha aggiunto, specificando che «le indagini sui retroscena e sull’esatta dinamica dei fatti sono ancora in corso». Le autorità non hanno al momento fornito indicazioni sul movente o sul contesto della sparatoria.
Fünf Tote und ein festgenommener Tatverdächtiger nach Schüssen in Stade. NIUS fragte die Pressestelle der Polizei Lüneburg nach der Nationalität des mutmaßlichen Täters. Die Antwort wurde verweigert. Begründung: Die Nationalität habe nichts mit der Tat zu tun.… pic.twitter.com/047OwxhBrz
La prefettura di Biella ha sospeso per un anno la patente al parlamentare vannacciano Emanuele Pozzolo, che il 3 giugno è finito fuori strada col suo suv lungo la superstrada che collega il capoluogo piemontese a Vigliano. Sottoposto all’etilometro, al deputato di Futuro Nazionale era stato rilevato un tasso alcolemico doppio rispetto a quello consentito dalla legge. Pozzolo era rimasto illeso e nessun altro era stato coinvolto nell’incidente. «Reputo ci siano molte cose da chiarire, come qualsiasi cittadino italiano farò ricorso», ha dichiarato a Adnkronos.
Dovrà anche sottoporsi a un controllo della commissione medica
Pozzolo aveva spiegato di essersi messo alla guida dopo un pranzo e che era stato un nubifragio a provocare l’uscita di strada: la prefettura di Biella ha deciso comunque di raddoppiare la sospensione minima prevista di sei mesi. Il deputato, che a ottobre del 2025 è stato condannato in primo grado a un anno e tre mesi per porto abusivo di armi per la vicenda dello sparo di Capodanno 2024, dovrà inoltre sottoporsi a un controllo da parte della commissione medica.
Per anni Banca Ifis ha investito una cifra monstre in immagine, sponsorizzazioni, mostre, eventi e convegni d’ogni sorta, costruendo l’aura dell’istituto diverso da tutti gli altri: vellutato, colto, mecenate, banca con l’anima, non solo attenta al vil denaro. E i dipendenti, chiamati Ifis people come fossero una classe di eletti, dovevano essere orgogliosi di lavorare lì. Una macchina del consenso oliata alla perfezione, capace di travestire da fondazione culturale un gruppo che tra i principali mestieri ha più prosaicamente quello di vendere crediti deteriorati.
Il presidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio presenta l’opera restaurata “Il bambino migrante” dello street artist Banksy (foto Ansa).
Poi venerdì 26 giugno in una seduta sola il titolo ha bruciato il 36,87 per cento. E, alla ripresa di lunedì 29 giugno, a metà giornata, quasi il 9 per cento, che rende ancora più cupi i contorni della catastrofe. È come se una folata di vento appena più forte avesse abbattuto un castello di carte.
Le banche d’affari hanno certificato il disastro
A certificare il disastro hanno provveduto le banche d’affari, matita rossa impugnata con ineludibile severità. Intesa Sanpaolo da buy a neutral, con target price quasi dimezzato da 27,6 a 15,2 euro e stime di utile per azione 2026 tagliate del 70 per cento. Banca Akros da accumulate a neutral, prezzo obiettivo anche qui dimezzato da 28 a 14,8, e quel pudico riferimento alla «fase di transizione» con cui in finanza si indica il momento in cui non si capisce più granché. Persino la generosa Equita, che il buy lo conserva, ha dovuto resettare le attese e allinearsi alla parte bassa della guidance, da 28 a 19 euro.
Ernesto Fürstenberg Fassio (foto Ansa).
Ciò che ieri era un asset strategico oggi è diventato zavorra
All’origine del patatrac, la decisione di avviare la vendita del business Npl, quei crediti deteriorati raccontati per anni come il gioiello di famiglia, per deconsolidarli, complici le nuove regole sul calendar provisioning. Tradotto: ciò che ieri era un asset strategico oggi è diventato zavorra da scaricare in fretta. E la guidance 2026, già che c’eravamo, ridotta da 170-190 a 100-110 milioni, una notizia comunicata con la nonchalance di chi annuncia un semplice cambio di stagione.
Una promessa su cui il mercato ha smesso di credere
Il punto delicato, però, sta nei tempi. Il deconsolidamento arriva pochi mesi dopo l’acquisizione di Illimity, la banca di Corrado Passera che Ernesto Fürstenberg Fassio e l’amministratore delegato Frederik Geertman hanno portato in casa con un’Ops costruita anch’essa su una narrazione di crescita e visione. Il copione era quello del gruppo che si fa grande comprando il futuro. Salvo poi scoprire che, mentre si recitava la parte dell’acquirente ambizioso, il motore storico della redditività, proprio gli Npl, andava smontato perché il regolatore non lo finanzia più a buon mercato. Il presidente che mette il nome sull’operazione e il manager che la esegue ora condividono la titolarità di una promessa su cui il mercato, numeri alla mano, ha smesso di credere.
Ernesto Fürstenberg Fassio (foto Ansa).
Di solito in questi casi prima o poi qualche testa rotola
Ora il futuro si regge più sulle speranze che sulle certezze, tant’è che Banca Ifis ha rinunciato a fare previsioni. Resta da capire chi pagherà il conto di uno spettacolo partito come festa e trasformatosi in un film dell’orrore. Perché una regola non viene mai meno: quando un titolo in due sedute dimezza la sua capitalizzazione di Borsa, prima o poi qualche testa rotola. Di solito, si comincia da quella di coloro che prima del crollo hanno imbastito la sceneggiatura.
È stato arrestato in Spagna il latitante Domenico Paviglianiti, detto ‘Don Mico’, elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero. L’operazione, coordinata dalla direzione distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza, è stata eseguita in stretta collaborazione con la polizia spagnola. L’uomo era latitante dal 2022, quando era stato emesso nei suoi confronti un ordine di arresto per cumulo di pene dalla procura di Bologna, che disponeva l’esecuzione di oltre 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi. Per arrivare all’arresto è stato determinante il monitoraggio di alcuni soggetti che avevano rapporti con lui e dei viaggi che questi ultimi effettuavano con frequenza dall’Italia alla Spagna, dove Paviglianiti si era già stabilito dagli Anni 90. Attività di osservazione e pedinamento hanno consentito agli investigatori di individuare il ricercato in Soria, una località dell’entroterra spagnola a circa 200 km da Madrid, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante. È già rientrato in Italia.
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione di LazioCrea. A guidarlo sarà Giuseppe Sacco, affiancato dai consiglieri Fabio D’Acuti e Laura Pastore. Nel comunicare le nomine, Rocca ha ringraziato il presidente uscente Marco Buttarelli e il precedente cda per il lavoro svolto. Le scelte hanno subito scatenato le polemiche nella maggioranza di centrodestra. Marco Di Stefano, coordinatore laziale di Noi Moderati e capogruppo in Campidoglio, ha accusato il governatore di utilizzare le nomine per «placare le lotte interne» di Forza Italia e Fratelli d’Italia, denunciando una «monopolizzazione politica» delle partecipate regionali. Di Stefano ha inoltre collegato la vicenda alla recente esclusione del consigliere Nazzareno Neri dalla Commissione Sanità e annunciato per il 9 luglio una direzione regionale del partito per valutare i rapporti con gli alleati e fare il punto sui tre anni della giunta Rocca.
Antonio Tajani parteciperà alla festa a Villa Taverna per l’Independence Day, in programma all’ambasciata Usa il 2 luglio (dunque con due giorni di anticipo sulla festività), che si terrà sullo sfondo di tensioni tra Washington e Roma. Lo ha annunciato lo stesso ministro degli Esteri a Radio 24. «Sicuramente io ci sarò, ci saranno altri rappresentanti del governo, proprio a dimostrare che per noi le relazioni transatlantiche sono un punto fondamentale della nostra politica», ha detto il titolare della Farnesina: «Dobbiamo guardare avanti, non vogliamo alimentare la polemica, vogliamo invece far sì che all’interno dell’Alleanza Atlantica si possa lavorare bene per garantire la sicurezza di tutti i nostri cittadini e continuare anche a lavorare con gli Stati Uniti, perché abbiamo molti interessi in comune e siamo le facce dell’Occidente ed è giusto che si lavori insieme».
I festeggiamenti del 4 luglio a Villa Taverna nel 2022 (Imagoeconomica).
Tajani: «Andremo a Villa Taverna a testa alta e schiena dritta»
Dopo lo strappo tra Donald Trump e Giorgia Meloni si era fatta strada l’idea di disertare il ricevimento ospitato nella residenza romana dell’ambasciatore Usa (al momento Tilman Fertitta), ipotesi poi rientrata. Lo stesso Tajani, dopo l’uscita di Trump su Meloni e la foto “implorata” dalla premier al G7 di Evian, aveva annullato la visita ufficiale del 21-22 giugno a Miami, dove avrebbe dovuto partecipare a un business forum con l’omologo statunitense Marco Rubio. «Andremo a Villa Taverna, a testa alta e schiena dritta. Abbiamo sempre lavorato nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, anche quando abbiamo fatto da ponte, come nel caso della trattativa sui dazi, perché non c’era dialogo tra Unione europea e Stati Uniti», ha aggiunto Tajani. «Poi ci sono state le divergenze, penso alla vicenda della Groenlandia e all’Iran, però noi continuiamo a difendere le nostre tesi e a tutelare l’interesse nazionale, come abbiamo sempre fatto l’interesse dell’Italia e l’interesse dell’Europa».
È previsto per oggi il picco dell’eccezionale ondata di calore che sta attanagliando l’Italia e buona parte dell’Europa. In Pianura Padana attesi fino a 41°C, mentre nelle zone interne tirreniche e sarde, nel Tavoliere delle Puglie e in alcune aree della Sicilia il termometro arriverà a segnare 39 °C. L’anticiclone africano, che sta portando aria calda dal Mediterraneo meridionale, cederà poi tra mercoledì e venerdì, giorni in cui si rafforzerà quello delle Azzorre. Nel gap tra i due sistemi si infilerà aria di origine nord-atlantica: le correnti più fresche nei prossimi giorni porteranno, oltre al calo termico, anche rovesci e temporali a tratti di forte intensità con rischio grandine.
Turista cerca refrigerio in una fontana di Roma (Ansa).
Le temperature record toccate in Europa
Più di 191 milioni di persone nel Vecchio Continente hanno dovuto affrontare negli ultimi giorni temperature di almeno 35°C, con allerte per caldo estremo. L’ondata di calore si sta spostando a Est e oggi le temperature più estreme interesseranno in particolare Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, decisamente già colpite. Domenica 28 giugno la Germania ha registrato una nuova temperatura massima di 41,7°C a Coschen, vicino al confine polacco: questo dato ha superato il precedente record di 41,5°C stabilito appena il giorno prima a Drewitz. Anche l’Ungheria ha battuto il suo record assoluto ieri, con i 40,7°C registrati a Budakalßsz, superiore ai 40,0°C di sabato. La Repubblica Ceca ha registrato un nuovo record assoluto di 41,9°C a Doksany e per la Slovacchia il nuovo primato quanto al caldo è stato rilevato a Mula, con 39,3°C. La Danimarca ha registrato sabato la temperatura più alta da quando sono iniziate le misurazioni nel 1874: 36,6°C a nord di Odense. In Polonia sono stati toccati i 40,5°C a Subice, al confine con la Germania: superato battendo il precedente record di 40,2°C, stabilito nel 1921.
(Ansa).
L’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che in Europa, dal 21 giugno, si sono registrati oltre 1.300 decessi riconducibili all’ondata di calore record che sta attanagliando gran parte del Vecchio Continente. «Lo stress da calore è spesso definito il “killer silenzioso” e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature», ha dichiarato in un video su X Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms: «L’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con un riscaldamento doppio rispetto alla media globale».
Europe is the fastest-warming continent on Earth, heating at twice the global average. Right now 150 million people are living under extreme heat, hundreds have died, schools are shut, grids are buckling.
Driven by climate change and global warming, the phenomenon of the…
— Tedros Adhanom Ghebreyesus (@DrTedros) June 28, 2026
A proposito di vittime del caldo estremo, l’Agenzia nazionale per la sanità pubblica ha dichiarato che in Francia tra il 24 e il 27 giugno sono stati registrati 1.000 decessi in più rispetto ai mesi precedenti, perlopiù riconducibili alle alte temperature. Queste cifre sono provvisorie e la previsione è che aumenteranno significativamente. Secondo i dati preliminari provenienti dalla Spagna, giovedì 25 e domenica 28 giugno sono stati registrati nel Paese almeno 327 decessi riconducibili al caldo.
Polemica in Francia per l’ultima copertina di Charlie Hebdo dedicata al ct della Francia Didier Deschamps, che pochi giorni fa ha perso la madre Ginette. La vignetta raffigura l’allenatore della Nazionale mentre solleva un’urna funeraria con la scritta “Maman”, come se fosse un trofeo. Ad accompagnare la vignetta la frase «Didier Deschamps porta a casa la coppa», con riferimento a Ramenez la coupe à la maison, il celebre brano di Vegedream diventato simbolo del trionfo della Francia ai Mondiali del 2018. La pubblicazione ha generato un’ondata di critiche sui social, dove numerosi utenti hanno attaccato il settimanale accusandolo di aver oltrepassato il limite.
Vignetta di Charlie Hebdo sulla madre morta di Deschamps (X).
La Federcalcio francese condanna la vignetta
Condanna anche dalla Federcalcio francese. «Questa vignetta mi ha scioccato. Inappropriata nei confronti di un uomo che sta vivendo un momento di grande dolore. La federazione sostiene pienamente la libertà di espressione, ma questa copertina resta irrispettosa e indecente», ha detto il presidente Philippe Diallo. Intanto Deschamps è rientrato negli Stati Uniti dopo aver partecipato al funerale della madre in Francia e ha diretto la sua prima sessione di allenamento dal suo ritorno presso il campus della Bentley University a Waltham, Massachusetts. Dopo aver concluso al primo posto del Gruppo I, la Francia affronterà la Svezia nei 16esimi martedì 30 giugno 2026 a East Rutherford.
Stati Uniti e Iran hanno concordato di sospendere gli attacchi reciproci, che erano ripresi nei giorni scorsi, e di tenere un incontro martedì 30 giugno a Doha, in Qatar. Lo riporta Axios, citando un funzionario americano. Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim, oggi erano previsti colloqui tecnici, ma Teheran li ha annullati dopo i raid incrociati degli ultimi giorni.
Perché erano ripresi i raid reciproci
A far riprendere le ostilità tra Usa e Iran, sostanzialmente, era stata la diversa interpretazione del memorandum d’intesa firmato pochi giorni fa. Secondo Washington il testo prevede la libera circolazione nello stretto di Hormuz, mentre per Teheran lascia mano libera all’Iran per decidere con l’Oman come gestire il braccio di mare. Tramite il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, Teheran ha tra l’altro annunciato che a Muscat c’è stato un primo incontro sulla gestione di Hormuz, a cui ha partecipato Abdulaziz Al-Hinai, ministro degli Esteri dell’Oman. Non solo. Durante i negoziati in Svizzera, la delegazione Usa – guidata dal vicepresidente JD Vance – ha concordato con la parte iraniana di stabilire una linea diretta su Hormuz: gli Stati Uniti sostengono che sia da considerare a livello militare, tra Pentagono e pasdaran, mentre per gli ayatollah è solo a livello politico tra i due governi.
Gli attacchi degli ultimi cinque giorn
Tutto è ricominciato giovedì 25 giugno, con l’attacco dei pasdaran a una nave mercantile, raid che aveva provocato la risposta degli Stati Uniti. Media iraniani avevano segnalato esplosioni nelle regioni meridionali di Sirik e Qeshm, con il Comando Centrale americano (Centcom) che aveva reso noto di aver colpito «infrastrutture di sorveglianza militare iraniane, sistemi di comunicazione, strutture di difesa aerea, depositi di droni e mezzi per la posa di mine». Successivamente i pasdaran avevano rivendicato attacchi contro la base aerea Usa di Ali Al Salem in Kuwait e contro la Quinta Flotta Navale americana nei pressi di Manama, capitale del Bahrein. In tutto questo sono arrivate anche le solite minacce di annientamento da parte di Donald Trump, a cui il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato annunciando che Teheran manterrà il controllo esclusivo di Hormuz per i prossimi 30 giorni. Resta una certezza: la fragile tregua tra Usa e Iran resta appesa a un filo.
Sono ancora in corso le ricerche di Luigi Cavallari, il marito della ministra Eugenia Roccella, disperso da sabato 27 giugno 2026 nel lago di Vico, in provincia di Viterbo. Le operazioni, condotte da squadre di sommozzatori di Napoli, Firenze e La Spezia, sono particolarmente complicate dalla presenza di fango, alghe e melma sul fondo del lago. Nemmeno «Gov 20», l’ecoscandaglio che serve a individuare fonti di calore e monitorare il fondale per trovare oggetti o persone, è servito. «Si tratta di una ricerca particolarmente complessa per lo scenario. La visibilità è molto bassa già a pelo dell’acqua, quindi più si scende più si riduce ed è prossima allo zero», ha detto il vicario del prefetto di Viterbo, Andrea Nino Caputo.
Cos’è successo
Dalle prime ricostruzioni è emerso che l’uomo si trovava su una piccola barca insieme alla moglie quando si è tuffato per rinfrescarsi. Dopo essere riemerso per qualche istante, avrebbe detto di non sentirsi bene. Ma l’imbarcazione, che non era ancorata, si è allontanata e chi era a bordo non è riuscito a raggiungerlo in tempo. A lanciare l’allarme è stata la stessa Roccella che, dopo essere stata portata a riva, è stata accompagnata nella sua casa sua in provincia di Viterbo.
Carlo Cottarelli è un uomo dalle molte qualità: dalla competenza economico-finanziaria che tutti gli riconoscono a un’immagine pubblica di persona equilibrata, affidabile e aliena alle logiche della politica muscolare. Soprattutto, gli va riconosciuta la perseveranza con la quale continua a mettersi al servizio della collettività, nonostante alcune delusioni di percorso. E adesso, nella corsa su Milano, almeno un paio di partiti fanno la fila per tirargli la giacca. Per convincerlo a scendere in campo nel centrodestra. Lui che aveva legato il suo recente passato al centrosinistra. Riusciranno a convincere l’ex mister Mani di forbice?
Il commissario alla spending review che sbatté contro la macchina amministrativa
Nel 2013 l’allora premier Enrico Letta lo nominò commissario alla spending review, ruolo che mantenne anche con l’avvento di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, ma che lasciò un anno dopo, ammettendo di aver sbattuto il muso contro una macchina amministrativa difficilmente riformabile. E come dargli torto?
Carlo Cottarelli con Enrico Letta (foto Imagoeconomica).
Quel tentativo di governo tecnico durato appena tre giorni
Nel 2018 Sergio Mattarella gli affidò il compito di formare un governo tecnico per traghettare il Paese a nuove elezioni, dopo il mancato accordo tra Lega e Movimento 5 stelle. Cottarelli rispose «obbedisco» presentandosi al Quirinale con l’immancabile zainetto sulle spalle, ma dopo soli tre giorni rinunciò all’incarico, visto che Giuseppe Conte era stato individuato come punto di caduta per la nascita dell’esecutivo gialloverde.
Carlo Cottarelli e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).
Eletto al Senato col Pd, se ne andò dopo sette mesi
Alle elezioni del 2022 è entrato in Senato con il Partito democratico, ma dopo appena sette mesi si è dimesso per tornare a insegnare, non nascondendo le sue critiche alla linea della nuova segretaria Schlein. Ha appena stroncato anche la patrimoniale che piace tanto a Elly: «Inutile e dannosa», ha detto in un’intervista a Il Foglio.
Carlo Cottarelli con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).
Pure l’azionariato popolare per l’Inter
Siccome nella vita non conta solo la politica, l’economista cremonese oggi 71enne non si è fatto mancare una “discesa in campo” anche nel mondo del calcio. Da appassionato sostenitore dell’Inter, nel 2021 ha lanciato Interspac, un progetto di azionariato popolare che ha raccolto molte adesioni fra i tifosi vip – Enrico Mentana, Fabio De Luigi, Amadeus, Paolo Bonolis, Max Pezzali e diversi altri -, ma zero risultati concreti: i nerazzurri, come il resto del calcio italiano, continuano a far riferimento a logiche di business ben poco popolari. Eppure Cottarelli non ha gettato la spugna e di tanto in tanto rilancia la sfida, in attesa di tempi migliori.
Un selfie con Carlo Cottarelli postato da Enrico Mentana sui social.
Il feeling con Calenda e l’irritazione di Sala
Con altrettanta regolarità, il suo nome spunta nel toto-candidati alle elezioni. E spesso a farlo tornare di moda è Carlo Calenda. Che Cottarelli potesse proporsi come sindaco di Milano è stato ipotizzato in diverse occasioni, sia quando Beppe Sala si mostrava incerto sul secondo mandato, sia ora che lo sta concludendo. Una ciclicità che è stata sottolineata con un certo disappunto proprio dal primo cittadino in carica, che in modo piuttosto tagliente ha aggiunto: «Se devo dire una cosa, mi spiace il fatto che una persona che è stata eletta col Pd si esprime in maniera così dura nei confronti dei vertici del partito. Questo a me non piace».
Carlo Cottarelli con Beppe Sala (foto Imagoeconomica).
Anche Tajani si è unito al corteggiamento
Stavolta la novità è data dal fatto che è stato proprio Cottarelli ad ammettere: «Io candidato sindaco di Milano? Non me l’ha chiesto nessuno, ma se me lo chiedessero ci penserei». Guarda caso, però, lo ha fatto alla presentazione di Europeisti.eu, vernissage del nuovo progetto di Calenda. «Su Milano non rispondo», ha detto invece l’economista il 24 giugno all’Adnkronos, rispondendo al corteggiamento di Forza Italia: il leader degli azzurri nonché vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva infatti proposto la candidatura come civico di Cottarelli, che «potrebbe essere vincente e mettere la sinistra all’opposizione dopo il pessimo governo Sala». Anche se oggi, secondo i sondaggi, il centrosinistra è nettamente avanti, con l’eventuale candidato Pierfrancesco Majorino dato già vincente al primo turno.
Carlo Calenda con Carlo Cottarelli (foto Imagoeconomica).
L’idea del ticket con Moratti e il tracollo del Terzo polo
C’è un precedente che pesa, quello delle Regionali lombarde del 2023, quando il solito Calenda aveva proposto un ticket tra Cottarelli e Letizia Moratti, facendo sobbalzare sulla sedia persino il diretto interessato. Anche in quel caso l’ipotesi durò pochissimo, fino a quando l’economista non si ritirò dalla contesa dicendo, senza mezzi termini, quello che un po’ tutti pensavano: «Avevo detto che, se fosse stata fatta una proposta da un’alleanza ampia e con una condivisione forte di programma, io l’avrei considerata seriamente. Ma così non è stato. Quello di Letizia Moratti è un nome molto difficilmente accettabile, anzi, non accettabile dal Pd e per validi motivi, vista la sua storia politica, anche recente». Calenda tenne il punto sulla Moratti e finì con una sconfitta epocale del Terzo polo: l’ex sindaca nemmeno entrò in Consiglio.
Letizia Moratti (foto Imagoeconomica).
Il ritorno di fiamma: uno fumantino, l’altro riflessivo e rassicurante
Certi amori, evidentemente, non finiscono. Calenda e Tajani oggi tirano nuovamente fuori il nome di Cottarelli per Palazzo Marino. Il più insistente sembra essere il leader di Azione, anche perché il suo è un partito molto verticistico ed è difficile trovare sullo scenario altre figure altrettanto perbene, dialoganti e serie. I due si stimano e sono anche complementari: tanto fumantino e decisionista l’ex ministro dello Sviluppo economico quanto riflessivo e rassicurante l’ex dirigente del Fondo monetario internazionale.
Carlo Calenda e Carlo Cottarelli (foto Imagoeconomica).
Il punto è che, anche questa volta, pare trattarsi di un mero ballon d’essai o quantomeno di una scommessa con pochissime chance di vittoria. Chissà se a prevalere sarà la razionalità o la riserva di generosità e voglia di mettersi in gioco che, nel caso di Cottarelli, pare davvero senza fine.
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