Intesa Sanpaolo presenta il rapporto 2026 Italian maritime economy

Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, ha presentato il 13esimo rapporto annuale Italian Maritime Economy, intitolato Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale. Le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez, insieme alla riorganizzazione delle catene globali del valore, stanno modificando la geografia del commercio mondiale e il ruolo delle grandi rotte marittime. In questo scenario porti, shipping e logistica diventano sempre più decisivi per la competitività dei sistemi produttivi e per la sicurezza degli approvvigionamenti. Il rapporto analizza questi fenomeni attraverso l’evoluzione degli scenari geostrategici, la trasformazione dei traffici marittimi, il ruolo dei nuovi corridoi logistici — tra cui l’Imec — e la crescente centralità del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Particolare attenzione è dedicata all’Italia, al contributo della blue economy, alla performance dei porti e al ruolo dell’intermodalità ferro-mare. La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto movimentare più merci, ma connettere meglio porti, reti ferroviarie, infrastrutture, aree produttive e mercati internazionali. In questo quadro, investimenti, ultimo miglio, digitalizzazione degli scali e nuove normative ambientali europee rappresentano leve decisive per rafforzare la competitività del sistema logistico-portuale italiano.

I punti principali del rapporto

  • Hormuz, Suez e Mar Rosso cambiano la geografia del commercio mondiale. Dallo Stretto di Hormuz transitava il 37 per cento del commercio mondiale di greggio. La quasi chiusura ha coinvolto volumi pari al 10 per cento della produzione mondiale di petrolio.
  • Le navi cambiano rotta, le supply chain si ridisegnano. Carrier e operatori logistici hanno risposto alle crisi con deviazioni, transhipment e rotte alternative.
  • Usa e Cina si allontanano, l’Asia si riorganizza. Nel 2025 l’import Usa dalla Cina è sceso del 30 per cento, mentre quello dai Paesi Asean è cresciuto del 29 per cento. Pechino compensa il calo degli scambi con gli Usa aumentando le esportazioni verso Africa (+25,8 per cento) e Sud-Est asiatico (+13,4 per cento).
  • Il Mediterraneo cresce anche con Suez in crisi. Nel 2025 i principali porti container dell’area hanno superato i 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9 per cento.
  • Il Mare Nostrum guarda al 2030. Il traffico container mediterraneo è previsto in crescita del 15 per cento nel prossimo quinquennio, sopra la media mondiale.
  • L’Italia resta una potenza dell’export. Nel 2025 il commercio estero italiano ha superato 1.200 miliardi di euro, con un export pari a 643 miliardi. Via mare si muove circa un quarto dei nostri scambi internazionali in valore.
  • I porti italiani superano quota 500 milioni di tonnellate. Nel 2025 le Autorità di sistema portuale hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, in crescita del 3,5 per cento.
  • Container e Ro-Ro trainano la crescita degli scali. I container raggiungono 132 milioni di tonnellate, il Ro-Ro 122 milioni, con tutti i principali segmenti in aumento.
  • Short Sea Shipping, Italia sempre prima in Europa. Il nostro Paese movimenta 304 milioni di tonnellate e detiene una quota di mercato del 15,6 per cento.
  • La nuova sfida dei porti è la connessione con i mercati. Oltre 13 miliardi di euro di investimenti in Italia puntano su ultimo miglio, ferrovia, accessibilità marittima e digitalizzazione.

Poste italiane, 240 mila richieste di rilascio e rinnovo dei passaporti

Hanno raggiunto quota 240 mila le richieste di rilascio e rinnovo passaporti targato Poste italiane, un risultato che consolida il servizio offerto dagli uffici postali facendone un vero e proprio punto di riferimento per i cittadini. Esteso sin da aprile a tutti gli sportelli coinvolti nel progetto Polis, ha infatti collezionato oltre 184 mila richieste nei soli comuni con meno di 15 mila abitanti, dove i cittadini hanno scelto, nell’80 per cento dei casi, la consegna a domicilio offerta da Poste. Sono invece già circa 56 mila le richieste presentate nei 431 uffici già operativi nelle grandi città come Roma, Milano, Bologna e Napoli. A trainare i grandi numeri registrati da questa iniziativa c’è il Nord-Est, da dove arriva quasi un passaporto su tre, con la provincia di Verona che svetta su tutte con circa 24 mila richieste.

Prosegue il piano di sviluppo del progetto Polis

Intanto, prosegue con decisione il piano di sviluppo del progetto Polis. Sono infatti più di 5.600, oltre l’80 per cento del totale, gli uffici postali dei piccoli comuni in cui sono terminati gli interventi di ammodernamento. All’interno del piano avanza anche il progetto Spazi per l’Italia, con 170 aree per il coworking già realizzate negli edifici messi a disposizione da Poste italiane. Il progetto Polis si conferma, dunque, centrale nella strategia dell’azienda che punta alla valorizzazione dei territori e alla diffusione dei servizi digitali della pubblica amministrazione per accorciare le distanze e semplificare la vita dei cittadini.

Emesso un francobollo dedicato ad Amplifon

Amplifon, azienda italiana leader globale nel settore dei servizi e soluzioni per l’udito, rende noto che in data odierna il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo dedicato alla società nell’ambito della serie tematica Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy. Emesso in oltre 170 mila esemplari, raffigura un profilo di donna in cui l’orecchio assume un ruolo centrale, richiamando il valore della cura dell’udito come parte essenziale della vita delle persone e strumento per riscoprire, attraverso il suono, emozioni, relazioni e quotidianità.

Cortese: «Riconoscimento al nostro contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo»

L’iniziativa è stata presentata mercoledì 8 luglio 2026 a Roma presso la sede del ministero in occasione di un evento dedicato a otto nuove emissioni della serie, alla presenza, tra gli altri, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del sottosegretario di Stato con delega alla Filatelia Fausta Bergamotto e della consigliera di amministrazione di Amplifon Nina Cortese, che ha commentato: «Siamo molto orgogliosi di questa emissione che rappresenta un omaggio e un riconoscimento alla storia della nostra azienda, al suo percorso di crescita sui mercati internazionali e al suo costante contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo, in un settore che ha un impatto molto importante sulla qualità della vita delle persone».

Fincantieri investe 600 milioni nella subacquea e crea un campione internazionale

Negli ultimi anni Fincantieri ha scoperto che il vero tesoro del mare non galleggia. Sta sotto. E lì ha deciso di costruire il suo futuro. Per decenni è stata la società che costruiva navi da crociera, militari, traghetti. Oggi continua a farlo, naturalmente. Ma il baricentro strategico si è spostato di qualche centinaio di metri più in basso, sul fondale. È lì che passano i cavi internet, gli oleodotti, i gasdotti, i sensori, le infrastrutture energetiche. È lì che si combatte una parte crescente della competizione geopolitica. Ed è lì che si stanno aprendo alcuni dei mercati più redditizi dell’industria mondiale.

Così il Gruppo vuole controllare l’intera catena del valore

Va in questa direzione l’acquisizione, con un esborso iniziale di 600 milioni, della maggioranza del capitale di quattro aziende molto diverse tra loro ma unite da un filo preciso, ovvero Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. La prima mappa i fondali e le infrastrutture sommerse, la seconda sviluppa sistemi di comunicazione subacquea, la terza realizza robot autonomi destinati a operare negli abissi mentre la quarta è specializzata nei droni navali di superficie. Mettendole insieme nasce una filiera praticamente completa dell’underwater. L’idea è quella di non limitarsi più a costruire piattaforme, ma controllare l’intera catena del valore – dalla raccolta dei dati alla sorveglianza dei fondali, dai robot autonomi alla manutenzione delle infrastrutture critiche fino alla difesa. È un cambio di paradigma. Per decenni il mare è stato considerato soprattutto una via di comunicazione. Oggi è diventato un’infrastruttura. Sul fondo degli oceani passa oltre il 95 per cento del traffico mondiale di dati attraverso migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica. Gasdotti, elettrodotti e impianti eolici offshore moltiplicano il valore economico del sottosuolo marino. Dopo il sabotaggio del Nord Stream nessuno considera più quei fondali un luogo neutrale. Sono diventati un terreno di competizione strategica tra Stati, aziende energetiche e difesa. Fincantieri ha deciso di arrivarci prima degli altri.

Nel segmento underwear attesi ricavi superiori al miliardo nel 2026

I numeri spiegano meglio delle parole perché il Gruppo stia accelerando così tanto. Grazie alle nuove acquisizioni, il segmento underwear – che nel 2025 ha registrato ricavi per 667 milioni di euro e ha inciso per il 6,7 per cento dei ricavi sul portafoglio del Gruppo – è destinato a crescere a ritmi significativi con ricavi pro-forma 2026 superiori a 1,1 miliardi di euro ed Ebitda pari a circa 220 milioni di euro, anticipando di quatto anni l’obiettivo di ricavi e Ebitda underwater previsti al 2030. Il messaggio ai mercati è altrettanto chiaro. Per anni Fincantieri è stata giudicata soprattutto sulla capacità di riempire i bacini di costruzione e consegnare navi nei tempi previsti. Un business enorme, ma caratterizzato da margini relativamente contenuti e cicli lunghi. L’underwater cambia completamente la prospettiva. Qui i margini sono più elevati, la componente tecnologica pesa molto di più della carpenteria, la proprietà intellettuale conta quasi quanto gli impianti industriali e la domanda è sostenuta da governi che stanno aumentando ovunque le spese per la sicurezza. È il passaggio da industria pesante a industria pesante ad alta intensità tecnologica.

Rapporto Sace, l’export italiano accelera verso i 700 miliardi di euro

Secondo le previsioni del Rapporto Export 2026 di Sace, intitolato Re-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale, l’export italiano di beni in valore crescerà del 2 per cento nel 2026, per poi accelerare al 2,5 per cento nel 2027, raggiungendo 675 miliardi di euro, e al 2,8 per cento nel 2028, quando supererà i 690 miliardi di euro. Una dinamica possibile in uno scenario di graduale ritorno alle condizioni pre-conflitto in Medio Oriente e coerente con il percorso verso l’obiettivo dei 700 miliardi di export, che si raggiungerà continuando a sostenere diversificazione dei mercati, iniziative di sviluppo delle imprese italiane all’estero e supporto di sistema, in linea con il nuovo Piano strategico 2026-2028 Sace50.

La geografia dell’export italiano

Il Rapporto Export dedica un ampio approfondimento a geografie e settori di opportunità. Sul piano geografico, l’Asia-Pacifico si conferma tra le aree più dinamiche per l’export italiano, con vendite pari a 60,3 miliardi di euro nel 2025 e attese in crescita del 3,5 per cento nel 2026 e del 3,4 per cento medio annuo nel biennio 2027-28, sostenute da investimenti in innovazione, transizione verde, infrastrutture sostenibili e nuove catene di approvvigionamento. Il Medio Oriente, dopo una contrazione prevista nel 2026 legata alla crisi nell’area del Golfo, è atteso tornare a crescere con decisione nel biennio successivo, con un incremento medio del 5,3 per cento. In America Latina, le vendite sono previste in aumento del 2 per cento nel 2026 e del 3,1 per cento medio annuo nel 2027-28, alimentate dai progetti in ambito energetico e dalla riorganizzazione delle catene del valore. L’Africa, anche grazie al Piano Mattei della presidenza del Consiglio dei ministri, presenta spazi di sviluppo per macchinari, tecnologie e beni intermedi. L’export verso i 18 Paesi prioritari del Piano vale 14,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1 per cento rispetto al 2024. Nei mercati più tradizionali, infine, l’Europa avanzata resta il principale bacino di destinazione, con 346 miliardi di euro di export nel 2025 e una crescita attesa del 2,5% nel 2026, mentre l’Europa Centro-Orientale mostra profili di crescita significativamente superiori alla media nell’intero triennio. Anche il Nord America offre prospettive positive, con un incremento previsto dell’1,9 per cento nel 2026 e del 3,2 per cento medio annuo nel biennio successivo.

Picchi: «Crescita sui mercati internazionali richiede approccio più proattivo e coordinato»

Queste le dichiarazioni di Guglielmo Picchi, presidente di Sace: «La 19esima edizione del nostro Rapporto Export racchiude già nel titolo il messaggio chiave: Re-Agire, che vuol dire trasformare le complessità in competitività, attuando decisioni strategiche in condizioni di incertezza. Il Rapporto ci consegna una prospettiva positiva, ma soprattutto la consapevolezza che la crescita sui mercati internazionali richiede oggi un approccio più proattivo e coordinato».

Pignotti: «Vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export»

Così invece Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace: «L’export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato. Diversificazione geografica, sicurezza e ampliamento delle fonti di approvvigionamento e integrazione nelle filiere globali del valore sono le sfide che emergono dal Rapporto, su cui lavoriamo al fianco delle imprese con il nostro Piano strategico Sace50. L’obiettivo è chiaro, vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di sistema».

Terzulli: «Diversificazione intelligente chiave per sostenere la competitività delle nostre imprese»

Infine Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, ha dichiarato: «In uno scenario globale sempre più complesso e frammentato, la sfida non è solo “andare all’estero”, ma farlo in modo strategico. Una diversificazione intelligente, che combini mercati maturi e nuove geografie ad alto potenziale con adeguati strumenti di protezione dai rischi, rappresenta la chiave per sostenere nel tempo la competitività internazionale delle nostre imprese, sia dal punto di vista dei mercati di sbocco che da quello dei mercati di approvvigionamento».

Intesa Sanpaolo porta l’infrastruttura digitale sulle region di Google Cloud in Italia ospitate nei data center di Tim

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha concluso con successo la migrazione su cloud dei propri sistemi IT core, nell’ambito di un progetto di trasformazione digitale realizzato in collaborazione con Tim e Google Cloud. L’iniziativa, nata per rendere l’infrastruttura IT della banca più veloce, sicura, AI-ready e sostenibile, ha raggiunto e superato i target tecnici previsti. Avvalendosi delle due region di Google Cloud a Torino e Milano ospitate nei data center di Tim, il programma ha consentito il trasferimento sicuro e senza interruzioni di una parte fondamentale dei sistemi IT del gruppo bancario.

Prestazioni elevate grazie a cloud, data center e connettività di rete

Oltre 800 applicazioni sono state migrate con successo sull’infrastruttura di Google Cloud e altrettante sono state dismesse all’interno della sede fisica della banca. L’infrastruttura sicura e affidabile e le funzionalità avanzate per i dati di Google Cloud, unite alle prestazioni dei data center, della connettività e alle competenze messe a disposizione da Tim, sono stati i principali abilitatori del programma, che hanno consentito di gestire ingenti trasferimenti di dati con elevati standard di sicurezza, velocità e minima latenza tra ambienti cloud e sistemi preesistenti. L’infrastruttura cloud ha assorbito infatti volumi di carico imponenti, garantendo la continuità operativa del business senza registrare alcun major incident durante le fasi di migrazione. Determinante anche il modello di governance end-to-end gestito da Tim, che ha permesso di mitigare efficacemente i rischi e garantire il controllo dei costi attraverso un monitoraggio metodico di FinOps.

Il clima non ha confini, la transizione sì: il messaggio di Byd all’Europa

Mentre il termometro segna nuovi picchi e l’estate europea si conferma sempre più un test di resilienza urbana, la comunicazione industriale entra a gamba tesa nel dibattito climatico. Lo fa Byd con una campagna stampa nazionale dal messaggio lineare, quasi disarmante: il riscaldamento globale è senza confini, le regole per affrontarlo molto meno. Una frase che funziona come headline e come dichiarazione di posizionamento: «Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri». Tradotto nel linguaggio della transizione energetica, il punto è noto ma oggi assume un peso diverso: la decarbonizzazione dei trasporti è ormai una priorità condivisa, ma la sua implementazione continua a muoversi su binari divergenti tra Europa, Stati nazionali e amministrazioni locali. Il risultato è un ecosistema regolatorio non sempre coerente, dove la velocità dell’innovazione industriale si scontra con la lentezza — e la frammentazione — delle norme.

Il clima non ha confini, la transizione sì: il messaggio di Byd all’Europa
Campagna Byd crisi climatica (Byd).

Il paradosso della mobilità sostenibile

Il messaggio di Byd si inserisce in una fase in cui la transizione energetica è al centro di tutte le agende politiche, ma anche di una crescente tensione tra apertura dei mercati e protezione delle filiere industriali. Da un lato, l’obiettivo dichiarato è accelerare l’adozione dei veicoli a basse emissioni. Dall’altro, tra dazi, incentivi selettivi e regolamentazioni differenziate, il mercato dell’auto elettrica appare sempre più segmentato. È qui che la campagna alza il livello del confronto: se le emissioni non conoscono confini, sostiene il ragionamento, anche le soluzioni dovrebbero poter circolare senza barriere artificiali. Una tesi che intercetta un tema politico prima ancora che industriale, ovvero la governance della transizione.

Il nodo urbano: Roma e le nuove ztl

Il discorso scende poi sul terreno più concreto della mobilità urbana, dove la transizione ecologica si traduce in regolamenti, accessi, permessi e contributi. Il caso romano è emblematico. L’aggiornamento delle regole sulle zone a traffico limitato ha introdotto nuove condizioni economiche anche per i veicoli elettrici dei non residenti. Una misura che, pur inserita in logiche di gestione del traffico e sostenibilità urbana, finisce per generare un effetto collaterale evidente – la riduzione della convenienza d’uso proprio dei mezzi a zero emissioni. È il classico cortocircuito delle politiche locali, la sostenibilità come obiettivo e la sostenibilità come vincolo amministrativo, due piani che non sempre si sovrappongono.

La strategia industriale: transizione sì, ma graduale

Sul piano industriale, Byd non si limita alla dimensione valoriale del messaggio. Il secondo asse della campagna è tecnologico e porta a un prodotto preciso, il sistema DM-i Super Hybrid. Si tratta di una soluzione che si colloca nel segmento dei plug-in hybrid, ma con un’impostazione diversa rispetto agli ibridi tradizionali. L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo la dipendenza dal motore termico, mantenendo però la flessibilità necessaria per i lunghi spostamenti. In termini di posizionamento, la logica è quella del “due in uno”: guida elettrica nella quotidianità urbana e autonomia estesa quando serve. Una configurazione che intercetta una domanda reale del mercato europeo, ancora diviso tra spinta all’elettrico puro e necessità infrastrutturali non del tutto mature.

Il punto politico

Al di là della tecnologia, il cuore della campagna è politico. Non nel senso istituzionale, ma nel senso di governance della transizione. La tesi implicita è che l’efficacia della decarbonizzazione non dipenda solo dalla qualità delle tecnologie disponibili, ma dalla loro capacità di diffondersi senza attriti regolatori e senza discontinuità territoriali. In questo quadro, la frammentazione normativa diventa un fattore di rallentamento strutturale. E la mobilità elettrica, invece di essere un mercato unico, rischia di trasformarsi in una somma di mercati locali con regole differenti. Il messaggio finale è quello che Byd sintetizza nel proprio claim: costruire un futuro sostenibile non dovrebbe avere confini. Una formula che, letta nel contesto attuale, funziona tanto come dichiarazione industriale quanto come provocazione politica. Perché la transizione energetica è ormai una traiettoria irreversibile, ma non ancora un sistema coerente. E finché regolazione, infrastrutture e industria non procederanno alla stessa velocità, il rischio è che l’obiettivo resti condiviso solo nei principi, ma meno nella sua attuazione concreta. In altre parole: il clima non aspetta. Le regole, sì.

Fotovoltaico, Acea avvia un nuovo impianto da 7 MW nella provincia di Roma

Prosegue la crescita di Acea Solar (100 per cento Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. La struttura, interamente progettata e realizzata da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto a una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo Gse.

Una struttura integrata nel paesaggio e che rispetta l’ambiente

Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie, il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.

Eni prima azienda al mondo per potenza di calcolo nella nuova classifica mondiale Top 500

Eni ha annunciato l’avvio del nuovo sistema di super calcolo HPC7 (High Performance Computing – HPC) che, con una capacità di oltre 861 Pflops/s, si posiziona al sesto posto assoluto della nuova classifica mondiale Top 500 – secondo supercomputer in Europa – confermandosi il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale. HPC7 supera quindi HPC6, avviato a novembre 2024, che si è a sua volta posizionato nella Top 10 collocandosi all’ottavo posto nel ranking Top 500.

HPC6 e HPC7 sono in grado di effettuare insieme oltre 1 Exaflop/s

La combinazione dei sistemi di calcolo di HPC6 e HPC7 supera la scala dell’Exascale. HPC6 e HPC7, insieme, sono in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s), ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Il superamento della classe Exascale da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta il raggiungimento della più avanzata e straordinaria frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer e conferma la leadership dell’azienda nel settore.

Il supercalcolo accelera l’innovazione e supporta l’efficienza delle filiere emergenti

L’avvio di HPC7 rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di valorizzazione delle fonti energetiche e decarbonizzazione di Eni, un modello in cui la tecnologia è un elemento centrale di innovazione, capace di guidare la crescita, l’efficienza e la competitività sia nei business tradizionali sia in quelli di transizione. Il calcolo avanzato e i sistemi HPC si confermano centrali per l’azienda, consentendo di integrare e valorizzare competenze e applicazioni lungo l’intera catena del valore – dalla comprensione del sottosuolo all’ottimizzazione degli impianti industriali, fino al miglioramento dell’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici per lo stoccaggio della CO₂ e nello sviluppo di tecnologie energetiche avanzate. Il supercalcolo contribuisce inoltre ad accelerare l’evoluzione delle principali direttrici di innovazione, supportando l’efficienza delle filiere emergenti – come quella dei biocarburanti– e la simulazione di fenomeni complessi, tra cui il comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. In questo quadro, l’HPC si afferma anche come abilitatore cruciale per gli sviluppi interni di use cases di intelligenza artificiale dedicati ai business di Eni.

Descalzi: «Transizione verso rinnovabili non può prescindere da evoluzione tecnologica»

Queste le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore Delegato di Eni: «La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato». Entrambi i supercomputer si trovano in un’area dedicata del Green Data Center di Eni, beneficiando di un’infrastruttura progettata per coniugare efficienza operativa e sostenibilità ambientale.

La sfida della trasformazione digitale italiana passa da competenze e integrazione

La trasformazione digitale delle organizzazioni non si esaurisce nell’adozione di nuove tecnologie. Dietro l’aggiornamento dei sistemi di un ospedale, la digitalizzazione dei servizi di un comune o la messa in sicurezza delle reti di una realtà strategica esiste un lavoro complesso che richiede competenze specialistiche, capacità di integrazione e continuità operativa. In un contesto sempre più interconnesso, la sfida non è soltanto implementare nuove soluzioni, ma garantirne il funzionamento e l’evoluzione nel tempo.

La digitalizzazione richiede competenze e continuità

In Italia, il percorso di innovazione procede a velocità differenti tra settori e territori. Le infrastrutture pubbliche e private, dai sistemi amministrativi agli ambienti industriali più complessi, devono confrontarsi con esigenze sempre più articolate in termini di sicurezza, interoperabilità e conformità normativa. In questo scenario emerge il ruolo dei partner tecnologici in grado di accompagnare le organizzazioni lungo l’intero ciclo di vita dei progetti. La capacità di comprendere il contesto operativo, conoscere i vincoli regolatori e garantire supporto continuativo rappresenta infatti un elemento sempre più rilevante per il successo delle iniziative di trasformazione.

Il ruolo di Zenita Group

Tra le realtà attive in questo ambito figura Zenita Group, polo italiano di ingegneria digitale che opera nei settori della sicurezza, della pubblica amministrazione e delle infrastrutture intelligenti. Il gruppo conta oltre 1.500 specialisti distribuiti in più di 20 sedi sul territorio nazionale e una presenza internazionale in diversi Paesi. L’approccio adottato punta a seguire i clienti lungo tutte le fasi del percorso tecnologico, dalla progettazione delle soluzioni fino alla gestione operativa, con l’obiettivo di garantire continuità e integrazione tra sistemi e processi.

Cybersecurity e protezione delle infrastrutture critiche

Uno degli ambiti di attività riguarda la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture strategiche. La crescente esposizione ai rischi cyber ha infatti reso necessario investire in strumenti capaci di rafforzare il monitoraggio, la prevenzione e la risposta agli incidenti. In questo settore, Zenita Group ha sviluppato un patrimonio di tecnologie proprietarie e brevetti legati a settori come computer vision, Internet of Things e cyber defence. Soluzioni progettate per operare in contesti ad alta criticità, dove affidabilità e continuità rappresentano requisiti essenziali.

Innovazione nella pubblica amministrazione

La digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta un altro fronte strategico per il sistema Paese. Tra le aree maggiormente interessate dai processi di innovazione figurano le procedure concorsuali, che negli ultimi anni hanno registrato una crescente spinta verso l’adozione di piattaforme digitali. Il Gruppo ha sviluppato soluzioni dedicate alla gestione dei concorsi pubblici su larga scala, con l’obiettivo di semplificare le procedure, ridurre i tempi organizzativi e garantire elevati standard di trasparenza e tracciabilità.

Mobilità, edifici intelligenti e città connesse

L’evoluzione delle città e dei servizi urbani passa anche attraverso la diffusione di sistemi intelligenti capaci di integrare dati, reti e servizi. Mobilità, smart building e gestione del territorio sono oggi settori sempre più orientati verso modelli basati sull’interconnessione e sull’analisi delle informazioni in tempo reale. Per amministrazioni e gestori di servizi, la sfida consiste nel realizzare soluzioni che non siano soltanto efficienti nella fase iniziale, ma che mantengano nel tempo livelli adeguati di affidabilità, sicurezza e sostenibilità operativa. Ciò che accomuna tutti gli ambiti è la crescente necessità di disporre di competenze specialistiche e capacità di gestione diretta delle componenti più critiche dei progetti tecnologici. In questo contesto, Zenita Group ha costruito il proprio modello operativo puntando sullo sviluppo di competenze proprietarie e sulla gestione interna delle principali attività tecnologiche, così da offrire continuità ai clienti e supportare la realizzazione di progetti destinati a evolvere nel lungo periodo.

Intesa Sanpaolo protagonista in Europa nelle operazioni di finanziamento

Intesa Sanpaolo si conferma tra le banche leader del mercato europeo, dove nel 2025, escludendo l’Italia, ha partecipato assieme ad altre banche a operazioni di finanziamento del valore complessivo pari a oltre 170 miliardi di euro, come mandated lead arranger (di cui deal di project finance per oltre 30 miliardi di euro, pari a oltre il 20 per cento del totale europeo), ed emissioni obbligazionarie per circa 60 miliardi di euro in qualità di bookrunner.

Le principali operazioni in cui Intesa ha svolto un ruolo da protagonista

Sono numerose le operazioni di rilievo sia con clientela corporate sia con clientela Institutional, in settori quali infrastrutture, transizione energetica, telecomunicazioni, automotive, nuovi materiali, food & beverage e financials, in cui la divisione IMI CIB, guidata da Mauro Micillo, ha svolto un ruolo da protagonista, collaborando con importanti gruppi bancari internazionali e confermando il proprio ruolo strategico a supporto dello sviluppo internazionale. Tra queste si segnalano:

  • Telefonica (2026, Spagna) – active joint bookrunner nel collocamento di un’emissione obbligazionaria senior unsecured di 750 milioni di euro;
  • Mercedes-Benz (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un bond a due tranche per complessivi 1,3 miliardi di euro;
  • Coca Cola Hbc (2026, Grecia) – joint global coordinator e joint bookrunner nel collocamento di un bond a tre tranche per complessivi 2,1 miliardi di euro;
  • Engie (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond, in formato ibrido, per 600 milioni di euro;
  • Belfius (2026, Belgio) – active joint bookrunner per la prima volta nell’ambito del progetto senior non-preferred di belfius per 750 milioni di euro;
  • Edf – Electricité de France (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green nuclear bond a quattro tranche per complessivi 2,75 miliardi di euro;
  • Heidelberg materials (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond per 600 milioni di euro;
  • La Banque postale (2026, Francia) – active joint bookrunner nel collocamento dell’emissione obbligazionaria bancaria garantita per 1 miliardo di euro;
  • Eutelsat (2026-25, Francia) – bookrunner per l’aumento di capitale da 670 milioni di euro per l’esecuzione dell’iniziativa strategica Iris da circa 5 miliardi;
  • Klépierre (2025, Francia) – coordinator per il rifinanziamento di una linea di credito revolving sindacata da 1,2 miliardi di euro. La filiale di Parigi ha partecipato all’operazione in qualità di bookrunner e mla;
  • Stockholm Exergi – Beccs Stockholm (2025, Svezia) – sole global coordinator e sole bookrunner nel finanziamento da 700 milioni di euro a supporto della costruzione di uno dei più grandi impianti al mondo per la cattura e lo stoccaggio permanente di Co2;
  • Prosieben (2025, Germania) – advisor finanziario nell’offerta pubblica di acquisto di Mfe – Media for Europe; underwriter, bookrunner e mla nel finanziamento in pool dell’operazione.

Eolico offshore, lo studio su sicurezza energetica, competitività e filiera industriale 

Si è chiuso mercoledì 10 giugno 2025 a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, il quarto Convegno nazionale dell’Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, con un’ampia partecipazione di istituzioni, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore, commissionato da Aero e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. Il report quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico in mare.

I benefici economici che può apportare l’eolico offshore

Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste Fer2, l’eolico offshore può generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3 per cento del Pil italiano del 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Nello scenario di ritardo, le cifre si dimezzano – 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 399 mila occupati. La manifattura pesa per il 35 per cento del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana.

L’appello di Aero al governo per la calendarizzazione di un’asta del Fer2

«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese. I risultati dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato in apertura dell’evento il presidente di Aero Fulvio Mamone Capria. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che lanciamo al governo è di fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale».

Pichetto Fratin: «Ci sono le condizioni per creare una robusta filiera nazionale del settore»

Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore». «Stiamo andando avanti con la rivisitazione del decreto Fer2 per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività».

Intesa Sanpaolo: «Opportunità strategica per rafforzare la sicurezza energetica»

«Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore rappresenta un’opportunità strategica perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica, a diversificare le fonti di approvvigionamento, a contenere i costi dell’energia e a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici», ha dichiarato Giovanni Foresti, responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo. «Al tempo stesso, può generare importanti ricadute per il sistema manifatturiero italiano. L’analisi evidenzia che questa traiettoria può evitare che la minore dipendenza dagli idrocarburi si traduca semplicemente in nuove dipendenze tecnologiche e produttive, a condizione che il Paese sviluppi tempestivamente una filiera nazionale. Già oggi l’Italia dispone di una solida base industriale in comparti strettamente collegati all’eolico offshore, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, con competenze consolidate in ambiti quali i cavi elettrici, le lavorazioni meccaniche e i servizi tecnici specializzati». Elisa Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem & Global value programs di Intesa, ha aggiunto che «la banca è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi per contribuire a formare profili in linea con i fabbisogni di competenze richiesti dalle imprese e per orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità legate alla blue economy e alla transizione energetica».

Poste italiane lancia la nuova campagna antifrode

«Un truffatore non può fare nulla senza di te». È il messaggio recapitato dall’ultima campagna antifrode lanciata da Poste italiane per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle truffe digitali. Il focus dell’iniziativa è centrato sulla manipolazione, una tecnica utilizzata da male intenzionati che tentano in questo modo di far leva sulle emozioni o stati d’animo come paura, urgenza o fiducia con l’obiettivo di indurre i malcapitati ad autorizzare trasferimenti di denaro, approfittando soprattutto della crescente diffusione dei bonifici istantanei. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela – dal sito poste.it nella sezione “Sicurezza online”, all’app, ai social, ai 23 mila display degli oltre 12 mila uffici postali.

Le modalità di truffe più comuni e come difendersi

I truffatori adottano stratagemmi di vario tipo, promettendo ad esempio investimenti vantaggiosi e guadagni facili, fingendosi operatori di Poste italiane o funzionari di pubblica sicurezza, o ancora simulando l’emergenza di un familiare in difficoltà oppure fingendo di intavolare relazioni sentimentali online. Se le tecniche variano, l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali, codici di accesso o indurre le vittime ad effettuare pagamenti immediati. Per questo la campagna ricorda che i truffatori non possono fare nulla senza la collaborazione delle vittime e mette in guardia da coloro che avanzano richieste urgenti, o che chiedono di condividere credenziali o codici OTP, e invita a verificare sempre richieste sospette attraverso i canali ufficiali.

Trasformazione tecnologica, quando l’innovazione si misura nella vita quotidiana

Quando si parla di innovazione tecnologica, il dibattito si concentra spesso su piattaforme, infrastrutture e sistemi complessi. Meno frequente è invece la riflessione su quali effetti producono queste tecnologie nella vita quotidiana dei cittadini. Dietro ogni processo digitalizzato, ogni servizio reso più efficiente e ogni dato analizzato in tempo reale esistono infatti conseguenze concrete che incidono sulla sicurezza, sulla mobilità e sul rapporto tra persone e istituzioni. È in questa prospettiva che la trasformazione digitale diventa uno strumento per migliorare il funzionamento dei servizi pubblici e la qualità della vita.

Dalla sicurezza urbana alla prevenzione dei rischi

Uno degli ambiti in cui l’impatto delle nuove tecnologie è maggiormente percepibile è quello della sicurezza. L’utilizzo di sistemi avanzati di analisi dati, visione artificiale e monitoraggio intelligente consente oggi di individuare anomalie e situazioni potenzialmente critiche con maggiore rapidità rispetto al passato. Queste soluzioni trovano applicazione in contesti particolarmente sensibili come aeroporti, infrastrutture strategiche e punti di accesso al territorio. L’obiettivo non è aumentare i controlli in modo indiscriminato, ma rendere più efficaci le attività di prevenzione e di intervento, contribuendo a creare ambienti più sicuri per cittadini e operatori.

Mobilità intelligente e gestione del territorio

La tecnologia svolge un ruolo crescente anche nella gestione della mobilità urbana. I sistemi di monitoraggio di nuova generazione permettono di raccogliere e interpretare dati sul traffico e sulla viabilità, offrendo alle amministrazioni strumenti più avanzati per comprendere ciò che accade sul territorio in tempo reale. Queste informazioni possono tradursi in una migliore gestione dei flussi di traffico, in una riduzione dei tempi di intervento in caso di criticità e in una maggiore capacità di pianificazione. La cosiddetta mobilità intelligente, sempre più presente nelle strategie delle città, punta proprio a rendere gli spostamenti più sicuri ed efficienti.

Digitalizzare i concorsi per rafforzare il rapporto con le istituzioni

Un altro ambito che sta vivendo una profonda trasformazione è quello delle procedure concorsuali nella pubblica amministrazione. La digitalizzazione dei processi di selezione rappresenta una risposta alle esigenze di rapidità, trasparenza e gestione di un numero crescente di candidati. Attraverso piattaforme dedicate, oggi è possibile organizzare e gestire prove su larga scala, semplificando le procedure e riducendo tempi e costi amministrativi. Per molti enti pubblici, dalle amministrazioni centrali alle università, l’innovazione tecnologica diventa così uno strumento per migliorare l’efficienza organizzativa e rafforzare la fiducia dei cittadini nei processi di selezione.

Il contributo di Zenita Group

In questo scenario si inserisce il contributo di Zenita Group, realtà italiana specializzata nella progettazione e nell’integrazione di soluzioni tecnologiche per il settore pubblico e privato. Il gruppo sviluppa attività che spaziano dalla sicurezza alla gestione della mobilità, fino alla digitalizzazione dei processi amministrativi, con l’obiettivo di supportare organizzazioni e istituzioni nei percorsi di innovazione. L’approccio adottato si inserisce inoltre nel più ampio tema della sovranità tecnologica, sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da crescenti sfide geopolitiche e dalla necessità di garantire il controllo di dati e sistemi strategici. In quest’ottica, la presenza di competenze e risorse radicate sul territorio nazionale viene considerata da molti operatori un elemento importante per rafforzare autonomia, continuità operativa e resilienza.

Terna rafforza l’impegno per la tutela della biodiversità con Life PolliNetwork

Terna, il gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente rafforza il proprio impegno per la tutela della biodiversità partecipando al progetto Life PolliNetwork, coordinato da Wwf Italia e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Life Natura & Biodiversità, con il contributo del ministero dell’Ambiente e della Fondazione Cariplo.

Un modello innovativo di restauro della natura

Il declino degli insetti impollinatori rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità, la resilienza degli ecosistemi e la sicurezza alimentare. Per rispondere a questa sfida, Life PolliNetwork propone un modello innovativo di restauro della natura, capace di integrare tutela ambientale, infrastrutture e partecipazione dei territori. All’interno del progetto, il Gruppo guidato da Pasqualino Monti mette a disposizione le proprie competenze e alcuni asset della rete di trasmissione nazionale come luoghi di sperimentazione ambientale. Anche le infrastrutture, infatti, possono contribuire attivamente alla conservazione del capitale naturale, se progettate e gestite secondo criteri di sostenibilità.

Le prime regioni coinvolte nel progetto saranno Piemonte, Lazio e Sicilia

La biodiversità rappresenta una componente essenziale del patrimonio naturale del Paese e Terna studia attivamente, in collaborazione con associazioni di settore e mondo scientifico, l’interazione tra elettrodotti e ambiente, con l’obiettivo di sviluppare e adottare soluzioni di mitigazione sempre più efficaci ed evolute. Nell’ambito del progetto Life PolliNetwork, le aree verdi di pertinenza delle stazioni elettriche e la base dei sostegni delle linee aeree si configurano come aree di connessione ecologica (stepping stones), spazi puntuali che possono favorire la presenza di api selvatiche, farfalle e sirfidi. Inoltre, nelle aree di progetto è prevista anche l’installazione di nidi artificiali per i diversi gruppi di insetti impollinatori trattati nel progetto, al fine di aumentare la disponibilità di siti idonei per il rifugio e la riproduzione. Le prime regioni coinvolte saranno Piemonte, Lazio e Sicilia. Particolare attenzione è dedicata anche al monitoraggio scientifico degli interventi e alla raccolta di dati, anche attraverso iniziative di citizen science che coinvolgono tecnici, studenti e cittadini, contribuendo a diffondere conoscenza e consapevolezza sul valore degli insetti impollinatori e della biodiversità

Così sicurezza ed efficienza del servizio elettrico si coniugano con la tutela dell’ambiente

Complessivamente, Life PolliNetwork prevede interventi di ripristino e gestione della vegetazione in 32 siti distribuiti in 10 regioni italiane, per una superficie complessiva di circa 88 ettari. Le azioni si concentrano su aree naturali, aree agricole e lungo le infrastrutture lineari – tra cui strade, ferrovie e linee elettriche – considerate elementi chiave per rafforzare la connettività ecologica. Per Terna, Life PolliNetwork rappresenta un esempio concreto di come la gestione delle infrastrutture possa evolvere, integrando la sicurezza e l’efficienza del servizio elettrico con la tutela della biodiversità e contribuendo alla resilienza dei territori.

La metodologia PRAIM e UrbanMIS tracciano il futuro dei borghi irpini

Comprendere il territorio attraverso l’analisi dei dati, orientare le scelte di rigenerazione urbana e supportare il riuso strategico del patrimonio edilizio dismesso. Sono questi gli obiettivi al centro del workshop PRAIM, tenutosi il 22 maggio 2026 presso l’Ex Carcere Borbonico di Avellino, nell’ambito di un percorso di ricerca dedicato ai piccoli centri delle aree interne irpine.

L’iniziativa, sviluppata dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con la Provincia di Avellino, ha rappresentato un momento di confronto istituzionale, tecnico e operativo sul tema del riuso adattivo del patrimonio costruito dismesso dei piccoli centri delle aree interne. Il coordinamento scientifico dell’impostazione metodologica PRAIM è riconducibile al professor Pierfrancesco Fiore e agli architetti Attilio Ferraro e Emanuela D’Andria, nell’ambito delle attività di ricerca condotte presso l’Ateneo salernitano.

Il workshop ha coinvolto sei tavoli di lavoro, ciascuno dedicato al possibile riuso di un edificio dismesso localizzato in sei comuni dell’area irpina connessi alla storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. L’obiettivo non è stato quello di assumere decisioni definitive, ma di costruire una base conoscitiva condivisa, raccogliere indicazioni qualificate dagli attori territoriali e far emergere priorità, criticità, vocazioni e opportunità di riuso.

Il ruolo di UrbanMIS, spin-off dell’Università di Salerno partecipato da Evolution Group

In questo quadro, UrbanMIS, spin-off dell’Università degli Studi di Salerno partecipato da Evolution Group, è stato coinvolto per fornire un supporto analitico alla lettura dei territori interessati. Lo spin-off ha contribuito alla predisposizione di mappe informative, infografiche e sintesi territoriali utili a guidare i partecipanti nella comprensione dei contesti locali, con particolare riferimento agli aspetti infrastrutturali, demografici, economici e insediativi.

Durante i lavori, UrbanMIS, rappresentata dal professor Giuseppe d’Aniello e dall’ingegnere Alessandro Polverino, ha illustrato il contributo dell’analisi dei dati territoriali a supporto dei processi decisionali pubblici. Tale attività si inserisce nel più ampio ambito di sviluppo di Janus Urbanis, piattaforma orientata all’analisi della situazione urbana e territoriale, con l’obiettivo di supportare enti pubblici e privati nella definizione di strategie fondate su dati, indicatori e rappresentazioni conoscitive integrate.

Eni pubblica il report volontario di sostenibilità “Eni for 2025 – A just transition”

Eni ha pubblicato Eni for 2025 – A just transition, il report volontario di sostenibilità che illustra i risultati raggiunti nel corso dell’anno e le azioni intraprese verso una transizione energetica giusta per le persone e i territori. Giunto alla ventesima edizione, il documento è pensato per accrescere la conoscenza da parte degli stakeholder della strategia e dell’impegno di Eni, rappresentando in modo trasparente il suo approccio integrato agli obiettivi di sostenibilità.

Diminuite del 31 per cento le emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream

Eni for 2025 ripercorre i principali risultati conseguiti nel corso dell’anno secondo le cinque direttrici di integrazione della sostenibilità sociale ed ambientale nel modello di business, ovvero neutralità carbonica al 2050, protezione dell’ambiente, valore delle nostre persone, alleanze per lo sviluppo e sostenibilità nella catena del valore. Per Eni il 2025 è stato l’anno in cui la coerenza della strategia e della sua esecuzione le hanno consentito di raggiungere gli obiettivi fissati nonostante il contesto volatile e la difficoltà dello scenario internazionale. In particolare, le emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream sono diminuite del 31 per cento rispetto al 2024 e del 68 per cento rispetto alla baseline 2018, in linea con l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette Scope 1+2 dell’Upstream entro il 2030 e di Eni entro il 2035. Un risultato conseguito anche grazie al controllo costante delle emissioni di metano e al raggiungimento del target di zero routine flaring per le attività operate.

Eni pubblica il report volontario di sostenibilità “Eni for 2025 – A just transition”
Impianto Eni (Eni).

I risultati di Plenitude ed Enilive

Plenitude ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata, in crescita del +41 per cento sull’anno precedente, proseguendo verso il target di 15 GW al 2030, oltre ad aver avviato in Texas il suo più grande impianto di stoccaggio a batterie, con una capacità di 200 MW. Enilive ha continuato a espandere la capacità di bioraffinazione realizzando tre nuove bioraffinerie e due ulteriori progetti in Italia e all’estero, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 i 5 milioni di tonnellate di capacità di lavorazione, rispetto agli attuali 1,65 milioni, per la produzione di biocarburanti Hvo (Hydrogenated vegetable oil) e Saf (Sustainable aviation fuel). Nel 2025 è stata inoltre costituita, in joint venture con il fondo di private equity Gip, la società satellite della Carbon capture & storage (Ccs) che valorizzerà i progetti di cattura e stoccaggio del portafoglio Eni. Questi risultati confermano l’efficacia del modello satellitare di Eni come fattore strategico per attrarre capitali dedicati, valorizzare i singoli business e accelerarne la crescita raggiungendo gli obiettivi prefissati di transizione.

Sicurezza, diritti umani e inclusione al centro dell’impegno dell’azienda

Al centro del modello Eni restano le persone. L’azienda opera nel rispetto dei più elevati standard etici e dei principali framework internazionali, promuovendo sicurezza, diritti umani e inclusione. L’azienda si è classificata al primo posto nel Corporate human rights benchmark e ha ottenuto la certificazione per la parità di genere UNI PdR 125:2022. Nel corso dell’anno ha investito 81 milioni di euro in progetti di sviluppo locale per l’accesso all’energia, all’acqua e ai servizi sanitari, oltre che per la diversificazione economica, la formazione e salute delle comunità, raggiungendo circa 3 milioni di persone nei Paesi in cui opera tramite iniziative realizzate in partnership con gli stakeholder – partner, istituzioni, ong organizzazioni internazionali e comunità locali – per continuare a generare valore condiviso e duraturo.

Eni pubblica il report volontario di sostenibilità “Eni for 2025 – A just transition”
Lavoratori Eni (Eni).

Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato

Nel corso di Taste of Roma 2026, Fagianeria ha presentato il nuovo Ègelato firmato da Cirio Agricola di Andrea Benetton, nato per valorizzare autenticità della materia prima, controllo diretto della filiera e cultura del latte. La presentazione è avvenuta durante il festival internazionale dedicato all’alta cucina, conclusosi domenica 10 maggio 2026 al Gazometro di Roma dopo cinque giorni di degustazioni, incontri e nuove tendenze gastronomiche, confermandosi uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al mondo del food contemporaneo.

Il latte rappresenta il vero asse del progetto

Presentato durante il weekend della manifestazione, Ègelato nasce dall’approccio integrato della Filiera Bianca di Cirio Agricola, modello produttivo fondato sulla continuità naturale dei processi e sulla circolarità delle risorse. Un sistema che unisce coltivazioni sostenibili, allevamento di una mandria frisona secondo elevati standard di benessere animale e tecnologie 4.0, fino alla produzione del latte, materia viva che attraversa l’intera filiera. Il latte rappresenta infatti il vero asse del progetto. Insieme alla panna costituisce circa l’80 per cento della ricetta di Ègelato e proviene direttamente dalla filiera interna, riducendo al minimo i passaggi intermedi e preservando freschezza, caratteristiche organolettiche e identità del prodotto.

Il gelato non è solo un prodotto finale ma l’espressione autentica della cultura produttiva da cui nasce

«La qualità nasce dal controllo diretto della filiera. Conoscere ogni passaggio, dall’allevamento alla trasformazione, significa offrire un prodotto autentico, riconoscibile e coerente con il nostro territorio. Ègelato è la sintesi di questo approccio. Pochi ingredienti, origine certa, identità forte», ha spiegato Andrea Benetton.

Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato
Andrea Benetton.

Il debutto è avvenuto attraverso il gusto più identitario del progetto, Èlatte, un fior di latte puro e riconoscibile, pensato per raccontare senza mediazioni l’origine agricola del prodotto. Una scelta che mette al centro la materia prima e risponde alla crescente domanda di trasparenza, semplicità e qualità da parte dei consumatori. Con Ègelato, Fagianeria rafforza il proprio posizionamento su qualità, filiera corta e identità agricola, portando nel mondo del gelato un approccio in cui produzione, allevamento e trasformazione diventano parte di un unico ecosistema. Un progetto che interpreta il gelato non solo come prodotto finale, ma come espressione autentica dell’origine del latte e della cultura produttiva da cui nasce.

Unicredit finanzia lo sviluppo di un immobile residenziale a Roma

Unicredit ha concesso un finanziamento ipotecario bilaterale, di 32,5 milioni di euro, a Wonder Spv, veicolo di cartolarizzazione ai sensi dell’art.7.2 L.130/99, finalizzato a supportare l’acquisto e lo sviluppo residenziale di Pacifico Living, a Roma, nel prestigioso quartiere dell’Eur. In una prima fase del progetto saranno realizzati 120 appartamenti, di cui 35 volti a promuovere l’accesso alla casa quale generatore simbolico di coesione sociale, per poi procedere alla realizzazione di ulteriori 150 unità immobiliari. Un intervento che coniuga qualità architettonica ed estetica, con un progresso tecnologico volto al risparmio energetico e alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico e una capacità di ospitare il verde non semplicemente come complemento estetico ma come frammento della natura. Unicredit Re Services, la società di intermediazione immobiliare del Gruppo, sarà partner commerciale dello sviluppo immobiliare mettendo a disposizione la propria piattaforma tecnologica di consulenza e promozione e il network nazionale di consulenti immobiliari per contribuire al successo dell’iniziativa.

Plafoni: «Sosteniamo la ripresa del mercato e la rigenerazione urbana»

Queste le dichiarazioni di Marianna Plafoni, Regional manager Centro Italia di Unicredit: «La banca finanzia attivamente lo sviluppo immobiliare attraverso una serie di soluzioni destinate sia alle imprese del settore delle costruzioni che ai clienti privati, sostenendo la ripresa del mercato e la rigenerazione urbana. Il nostro Gruppo offre supporto finanziario, leasing immobiliare e servizi di consulenza specialistica per operazioni di sviluppo, ristrutturazione e gestione del patrimonio».

Enel lancia la ricarica elettrica Plug&Charge: basta collegare il cavo per trasferire energia

La ricarica delle auto elettriche in Italia compie un ulteriore passo verso la semplicità e la velocità grazie a Enel. Con il sistema Plug&Charge disponibile sulle stazioni Fast abilitate della rete del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo, basterà collegare il cavo alla colonnina per avviare automaticamente il rifornimento di energia, senza utilizzare app, card Rfid o procedure manuali. Una soluzione pensata per rendere l’esperienza di ricarica ancora più facile, immediata e pratica per gli e-driver.

Il sistema elimina passaggi intermedi e rende il rifornimento di energia ancora più fluido

La funzionalità Plug&Charge consente infatti di automatizzare completamente il processo di autenticazione tra veicolo e infrastruttura. Una volta inserito il connettore, auto e stazione di ricarica comunicano direttamente tra loro e autorizzano l’operazione in pochi secondi. La colonnina riconosce immediatamente il veicolo compatibile e avvia la ricarica in modo sicuro grazie alla tecnologia basata sul protocollo internazionale ISO 15118. Il principale vantaggio è proprio la rapidità. Soprattutto durante le ricariche veloci, il sistema elimina passaggi intermedi e rende il rifornimento di energia ancora più fluido. Niente apertura di app, scansione di QR Code o utilizzo di tessere fisiche. Sarà necessario semplicemente collegare il cavo e la sessione parte automaticamente.

La configurazione avviene tramite l’app Enel On Your Way

Alla base del Plug&Charge c’è un certificato digitale installato sul veicolo, una sorta di carta d’identità elettronica che contiene tutte le informazioni necessarie per associare l’auto all’account di ricarica dell’utente. Nel caso del servizio Enel, la configurazione avviene tramite l’app Enel On Your Way, dove il proprietario deve inserire il proprio Pcid, ovvero il codice identificativo univoco del veicolo elettrico. Una volta completata la procedura, bisogna abilitare sul display dell’auto o sull’app del costruttore l’identificativo Enel on Your Way, riconoscibile dal codice che inizia con “It Elx”.

Il protocollo garantisce una comunicazione crittografata e sicura tra veicolo e colonnina

La compatibilità con il Plug&Charge è in costante crescita, è già utilizzata da Ewiva (sempre Gruppo Enel) e coinvolge già numerosi modelli elettrici oggi in commercio, anche grazie agli aggiornamenti software OTA introdotti da diverse case automobilistiche. Tra i veicoli compatibili figurano modelli Audi, Bmw, Polestar e Renault di ultima generazione. Anche le infrastrutture devono essere abilitate alla tecnologia. Le colonnine compatibili possono essere individuate direttamente sempre sull’app Enel On Your Way filtrando le stazioni che supportano il Plug&Charge, in particolare quelle fast e ultrafast. Dal punto di vista tecnico, il protocollo garantisce una comunicazione crittografata e sicura tra veicolo e colonnina, gestendo automaticamente autenticazione, avvio della sessione e pagamento. Il costo della ricarica viene infatti addebitato direttamente sul metodo di pagamento associato all’account dell’utente, senza ulteriori conferme.