Taxi, sciopero nazionale il 15 dicembre

Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria del settore taxi, riunitesi oggi a Firenze e già sul piede di guerra per il caro-carburanti, hanno proclamato uno sciopero nazionale per l’intera giornata del 15 dicembre, accompagnato da una manifestazione a Roma, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà economiche e operative. Oltre allo sciopero, le sigle che rappresentano il comparto hanno annunciato tre manifestazioni: a Milano (11 novembre), Napoli (17 novembre) e Firenze (25 novembre).

Taxi, sciopero nazionale il 15 dicembre
Rifornimento di carburante per un taxi (Imagoeconomica).

I motivi dello sciopero: concorrenza sleale, prezzi ad asta e caro-carburanti

Il motivo dello sciopero risiede nella «totale inerzia del governo», spiegano i tassisti. «Il taxi è un servizio pubblico che si regge su pilastri tra loro integrati e coordinati al fine della tutela dell’utenza e del lavoro», si legge nel comunicato diffuso dopo la riunione da organizzazioni sindacali e associazioni di categoria: «Se questi pilastri vengono minati da un’inaccettabile concorrenza sleale di alcune piattaforme multinazionali e Ncc che violano le normative, da prezzi ad asta e pratiche di scelta dell’utenza, ed infine dall’esplosione dei costi di gestione, allora qualcuno ha deciso di favorirne la morte in favore di giganteschi interessi privati. Noi a tutto questo non ci stiamo». E poi: «Nonostante il preavviso di mobilitazione, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il ministero dell’Economia e delle Finanze, il ministero dell’Interno e il ministero delle Imprese e del Made in Italy non hanno fornito ad oggi alcun riscontro».

Manovra, salta l’ipotesi del taglio Irpef oltre i 50 mila euro

Sfuma per il momento l’ipotesi di inserire nella Manovra un taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 50 mila euro. È quanto filtra da fonti della maggioranza, secondo cui la misura al momento non troverebbe posto nel testo del disegno di legge di bilancio atteso domani – mercoledì 28 ottobre – in Consiglio dei ministri, perché mancherebbero le coperture.

L’idea, inizialmente congelata, era tornata d’attualità

L’idea di un intervento era stata congelata nelle scorse settimane, ma poi era tornata d’attualità negli ultimi giorni, con l’ipotesi di estendere l’aliquota al 33 per cento almeno fino a 55 mila euro, per poi arrivare a 60 mila euro nel 2028. Una misura che potrebbe coinvolgere circa tre milioni di contribuenti, ma subordinata all’esito del negoziato con Bruxelles sulla flessibilità di bilancio. Dal vertice di maggioranza di ieri sera sarebbe però emerso un nuovo orientamento.

Fakir, per i periti della Procura lo schiacciamento fu «concausa della morte»

La perizia medico-legale definitiva sul caso di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto il 19 luglio 2026 a Bologna durante un intervento di due agenti delle volanti della polizia, ha stabilito che lo schiacciamento e la compressione toracica in posizione prona sono stati una concausa della morte, assieme alla presenza di cocaina nell’organismo.

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Il fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo

La prima autopsia aveva evidenziato la presenza di sangue vivo nei polmoni e schiacciamento. La Procura ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, iscrivendo nel registro delle annotazioni preliminari i due agenti della polizia intervenuti nel fermo e i quattro soccorritori della Croce Rossa, tutti non formalmente indagati. I pm si riuniranno il 28 ottobre per stabilire come procedere nell’inchiesta: dovranno decidere se archiviare o formalizzare l’accusa di omicidio colposo per i due poliziotti responsabili del fermo e per i quattro soccorritori.

Del Vecchio propone a Travaglio un confronto pubblico sul Fatto

Leonardo Maria Del Vecchio conferma e rilancia il proprio interesse per il Fatto Quotidiano, proponendo al direttore Marco Travaglio un confronto pubblico sulle prospettive della testata. «Nel contesto che preferisce, per parlare di piani industriali e avere l’opportunità di chiarire la mia posizione in merito all’offerta d’acquisto», ha scritto su X.

L’annuncio arriva dopo che il cda della sua società di investimento personale, la LMDV, ha annunciato di aver autorizzato un’attività di due diligence sulla Seif, società editrice del giornale, per promuovere successivamente un’offerta per l’acquisto. La due diligence è l’analisi preliminare sulla situazione economica e finanziaria di una società che si vuole acquisire, per verificare i suoi conti e prospettive. Nel comunicato, LMDV ha spiegato che in questo caso intende svolgere «analisi più approfondite» per valutare «il fabbisogno operativo e di cassa di Seif nei prossimi 24 mesi» e verificare se la società, come risulta da alcune stime preliminari fatte sulla base di documenti pubblici, «necessiti di un apporto di ulteriori mezzi finanziari non superiore a 4 milioni di euro, per supportarne la continuità aziendale ed editoriale». Se il fabbisogno del Fatto non superasse effettivamente i 4 milioni e la due diligence avesse un esito positivo, verrebbe avviata un’opa.

Salvini apre a Garavaglia nella segreteria della Lega

«Se Massimo Garavaglia è d’accordo, entrerà in segreteria. Lui si è esposto, al contrario di altri che hanno parlato per mesi e che poi alla fine non si sono esposti». Lo dice Matteo Salvini nel libro di Bruno Vespa Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, in uscita lunedì 2 novembre. Al congresso straordinario della Lega Salvini è stato riconfermato segretario con i voti di 465 delegati su un totale di 619 registrati (su 705 aventi diritto): il 76 per cento dei votanti. Circa il 24 per cento (146 voti) è andato appunto allo sfidante Garavaglia, ex ministro del Turismo e senatore del Carroccio, sostenuto dai malpancisti del Nord.

Salvini apre a Garavaglia nella segreteria della Lega
Massimo Garavaglia e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Salvini: «Farò una segreteria territorialmente equilibrata»

Il congresso ha certificato l’addio alla dicitura ‘Salvini premier’ nel simbolo e l’esistenza della prima minoranza interna, così come la nascita della segreteria politica della Lega, tramite un emendamento allo statuto che ha ricevuto l’ok per acclamazione. Massimo nove membri, nominati e revocati dal segretario federale (fino al 2030 Salvini), che dovranno essere espressione dei livelli nazionale, regionale e locale. «Farò una segreteria territorialmente equilibrata con almeno un sindaco e almeno il rappresentante di una Regione. Poi, come sempre avvenuto nella storia della Lega, chi ha preso un voto in più decide, sempre ascoltando tutti gli altri», ha spiegato Salvini.

Vittorio Sgarbi trasferito in terapia sub-intensiva

Vittorio Sgarbi è uscito dalla terapia intensiva del Policlinico Gemelli di Roma, dove è stato ricoverato il 30 settembre a causa di una grave crisi respiratoria. Come riporta l’Adnkronos Salute, il 74enne critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura è stato trasferito nel reparto di terapia sub-intensiva. I medici hanno rilevato un miglioramento della funzione respiratoria, anche se permane la tracheostomia che era stata praticata nelle scorse settimane. Sgarbi inizierà la riabilitazione respiratoria.

Banco Bpm diserta l’assemblea di Monte dei Paschi di Siena

Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm, prendendo «preso atto dei vincoli legali connessi alla posizione di socio di Monte dei Paschi di Siena e al relativo conflitto di interesse», ritiene «opportuno» non partecipare all’assemblea di Mps in programma il 29 ottobre». Lo ha reso noto un portavoce dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna. Secondo quanto filtra da fonti finanziarie, la decisione è stata presa all’unanimità.

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Banco Bpm detiene il 3,7 per cento di Mps

Banco Bpm da un lato possiede circa il 3,7 per cento del capitale di Mps, dall’altro è oggetto di una delle due offerte pubbliche di scambio (l’altra è su Banca Generali) annunciate da Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Rocca Salimbeni. Il board di Piazza Meda – dove si rafforza l’ipotesi di un merger con Crédit Agricole – era chiamato a stabilire quale posizione assumere sulle proposte presentate da Lovaglio (dunque anche sulla fusione con Mediobanca) e stava valutando due possibilità: astenersi oppure non partecipare all’assemblea. Alla fine ha prevalso la seconda.

Attacchi hacker alla Camera, prese di mira caselle mail

I sistemi informatici della Camera hanno subito un attacco hacker che ha coinvolto anche le caselle postali di numerosi parlamentari, tra cui quella da deputata di Giorgia Meloni. Un’operazione che ha riguardato tutto il sistema ma comunque tenuta sotto controllo dai tecnici della Camera. In particolare, per quanto riguarda la casella della premier, fonti di Palazzo Chigi hanno precisato che non è quella che viene utilizzata dalla presidente del Consiglio per le comunicazioni di governo. Da Montecitorio alcune fonti hanno comunicato che «si tratta di una questione che non ha carattere di emergenza e che si presenta quotidianamente». Le stesse hanno evidenziato che sono state messe in campo tutte le misure di protezione, anche in collaborazione con l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale con cui è attivo un protocollo specifico. Le misure possono prevedere anche la temporanea disattivazione di alcune funzionalità dei sistemi informatici, secondo prassi. Da alcuni giorni si sono intensificati analoghi tentativi di attacco e pressioni sui sistemi informatici anche verso altre istituzioni nazionali, europee e internazionali.

I leader di Finlandia e Norvegia sentono Putin: i temi sul tavolo

Il presidente finlandese Alexander Stubb e il premier norvegese Jonas Gahr Store hanno avuto una conversazione telefonica con Vladimir Putin. Lo ha fatto sapere Helsinki, spiegando che la chiamata, «legata al prossimo round di colloqui previsto ad Abu Dhabi», ha avuto l’obiettivo di portare un messaggio diretto allo zar in relazione ai futuri negoziati sull’Ucraina. Stub e Store, ha precisato la presidenza finlandese, hanno parlato «in veste di leader dei rispettivi Paesi e non a nome dell’Europa». Stubb e Store, assieme al presidente ceco Petr Pavel, alla premier danese Mette Frederiksen e a Giorgia Meloni, figurano tra i possibili negoziatori che secondo il Telegraph sarebbero in lizza per confrontarsi con Putin a nome dell’Europa nei colloqui volti a porre fine alla guerra in Ucraina.

I leader di Finlandia e Norvegia sentono Putin: i temi sul tavolo
Vladimir Putin (Ansa).

Di cosa hanno discusso Stubb e Store con Putin

La conversazione è stata definita «franca e utile». Della telefonata ha riferito anche Mosca: nel corso della conversazione con i leader di Finlandia e Norvegia, Putin ha valutato la situazione attuale nella zona di conflitto in Ucraina «ricordandone le cause profonde», ha dichiarato l’ufficio stampa del Cremlino, aggiungendo che secondo lo zar «una pace giusta e duratura è possibile solo se si tiene conto degli interessi della Russia». Putin, viene spiegato, ha anche discusso con le controparti delle garanzie di sicurezza nel Mar Baltico e nell’Europa settentrionale. I tre leader hanno ribadito l’importanza di sostenere il diritto marittimo internazionale e il principio della libertà di navigazione. Dopo la conversazione con Putin, Stubb e Store hanno parlato al telefono anche col presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha fatto sapere Kyiv.

I leader di Finlandia e Norvegia sentono Putin: i temi sul tavolo
Alexander Stubb, Volodymyr Zelensky e Jonas Gahr Store (Ansa).

Scontri a Milano, Youssef Siher non risponde al gip

Youssef Siher, il creatore dei canali social del Movimento 17 ottobre, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio con la gip Tiziana Landoni nel carcere milanese di San Vittore. Il ricercatore 30enne, legato sia a gruppi ProPal che all’antagonismo milanese, è stato fermato il 24 ottobre per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, perché ritenuto l’amministratore degli account del Movimento 17 ottobre da lui creati subito dopo la guerriglia urbana in pieno centro a Milano. Dopo l’udienza, la gip dovrà decidere sulla richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere avanzata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi.

Elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset: le cose da sapere

Israele al voto per il rinnovo della Knesset e per definire il prossimo governo. Chiamati al voto circa 7,3 milioni di cittadini: sono 36 le liste che si contendono i 120 seggi del parlamento monocamerale dello Stato ebraico, ma solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché in grado di superare la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Atteso un testa a testa tra il premier uscente Benjamin Netanyahu, che si gioca il futuro politico dopo tre anni di guerra, e lo sfidante Gadi Eisenkot. Le cose da sapere su questa importante tornata elettorale, la prima nel Paese dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset: le cose da sapere
Benjamin Netanyahu contro Gadi Eisenkot (Ansa).

Seggi aperti dalle 7 alle 22, con qualche eccezione

Il voto è iniziato alle ore 7 locali (le 6 in Italia) e terminerà alle 22 (le 21 da noi). Nelle piccole località con un massimo di 350 elettori, i seggi rimarranno però aperti meno a lungo: dalle 8 alle 20. Lo stesso orario si applica ad alcuni seggi speciali come ospedali, case di riposo e carceri.

Elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset: le cose da sapere
Voto in Israele (Ansa).

Il testa a testa previstio dai sondaggi

Gli ultimi sondaggi diffusi prima dell’apertura dei seggi indicano un testa a testa tra lo schieramento del primo ministro Netanyahu (leader di Likud) e il blocco dell’opposizione guidato da Eisenkot, ex capo di stato maggiore delle IDF, oggi presidente del partito Yashar. Secondo le previsioni, nessuna delle due coalizioni (rispettivamente di estrema destra e destra) sarebbe in grado di raggiungere la maggioranza di 61 seggi alla Knesset. Potrebbe quindi essere decisivo il terzo blocco, quello formato dai partiti arabi. Attesa un’affluenza particolarmente alta: i sondaggisti rilevano che il 74 per cento della popolazione ha espresso la volontà di andare a votare.

Elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset: le cose da sapere
Voto in Israele (Ansa).

Subito gli exit poll, poi l’attesa per i risultati definitivi

In Israele vige un sistema proporzionale puro a collegio unico. I primi exit poll verranno pubblicati immediatamente con la chiusura delle urne. I risultati finali saranno però ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, ovvero il 4 novembre. Questo perché il conteggio delle “buste doppie” (ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate) richiede più tempo.

Le tensioni e il ruolo dei partiti arabi

Le elezioni si svolgono in un clima di tensione: il partito Haredi Public, ad esempio, ha denunciato alla polizia che i suoi attivisti hanno subito aggressioni e che i gazebo allestiti fuori dai seggi sono stati oggetto di atti di vandalismo nelle città ultraortodosse di Bnei Brak, Beit Shemesh e Beitar Illit. Non solo: le forze di sicurezza israeliane hanno imposto un rigido cordone attorno alla Cisgiordania. In un video girato nell’insediamento dei coloni di Peduel, Netanyahu ha ribadito il suo slogan elettorale secondo cui «il vero tema di queste elezioni è o la destra o la Palestina», affermando poi che il suo principale rivale Eisenkot avrà bisogno del sostegno dei partiti arabi per governare. Il blocco di destra, tuttavia, ha escluso qualsiasi alleanza con qualsiasi formazione guidata da cittadini arabi.

L’aumento di Unipol per Mps sottoscritto al 98,4 per cento

Si è concluso con successo il periodo di offerta in opzione dell’aumento di capitale di Unipol finalizzato all’acquisto degli sportelli di Mps, con la sottoscrizione del 98,42 per cento del totale delle azioni offerte, per un ammontare complessivo di 2,46 miliardi di euro. I diritti di opzione non esercitati, si legge in una nota, saranno offerti in Borsa il 28 e il 29 ottobre 2026, salvo chiusura anticipata dell’asta. Restano inoptate solo 1,92 milioni di azioni, per un valore di circa 39,45 milioni di euro. L’operazione, deliberata il 7 ottobre dal consiglio di amministrazione della compagnia, è finalizzata all’acquisto da Intesa Sanpaolo di 635 filiali di Mps in caso di successo dell’opas sulla banca di Siena. Filiali che saranno poi trasferite a Bper, con Unipol che vedrà crescere la sua partecipazione nel polo bancario. I principali azionisti – il patto delle cooperative guidato da Coop Alleanza 3.0 – titolari complessivamente del 50,27 per cento del capitale, hanno rispettato integralmente gli impegni di sottoscrizione.

Ucraina: scatta la tregua a Oleshky, nuovi raid russi su Kyiv

È entrata in vigore alle ore 2 italiane (le 3 locali) la tregua tra Ucraina e Russia volta a consentire l’accesso degli aiuti umanitari alla città di Oleshky, cittadina sulla riva meridionale del fiume Dnipro nella regione di Kherson occupata dalle forze di Mosca. L’annuncio del cessate il fuoco temporaneo era stato dato dalla Casa Bianca, che aveva attribuito il merito alla first lady Melania Trump.

Missili russi su Kyiv e Kharkiv

Non si fermano però gli attacchi russi nel resto del Paese. Missili balistici russi hanno colpito il complesso universitario di Kyiv e l’area circostante: un morto e otto feriti. Le bombe di Mosca, ha spiegato il sindaco Vitaliy Klitschko, hanno danneggiato «edifici residenziali pluripiano e privati, strutture sanitarie, una stazione della metropolitana, un dormitorio universitario, un centro commerciale, un edificio amministrativo, tram e automobili», così come il ponte Pivdennyi sul fiume Dnipro. La Russia ha inoltre lanciato attacchi nella notte su Kharkiv, uccidendo due persone.

Brasile, il partito di Bolsonaro riconosce la vittoria di Lula (ma lui no)

Il Partito liberale del Brasile ha riconosciuto i risultati delle elezioni presidenziali che hanno visto la vittoria al ballottaggio del presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, distanziandosi così dalle posizioni del proprio candidato Flávio Bolsonaro che ha dichiarato di non accettarla, continuando a esprimere dubbi sulla regolarità del voto. Il Partito ha comunque fatto sapere che questi ultimi dovranno essere chiariti. Il riferimento è al fatto che la chiusura di alcuni seggi è stata posticipata di due ore per permettere di votare anche alle persone che stavano avendo difficoltà a spostarsi a causa delle forti piogge. La proroga era stata chiesta sia da Lula sia dallo stesso Bolsonaro, che dopo l’esito del voto l’ha ritenuta inaccettabile chiedendo l’annullamento della votazione e accusando Lula di abuso di potere politico ed economico. Ha infatti sostenuto che abbia impiegato miliardi di euro in denaro pubblico per comprare voti e favorire la propria rielezione, senza fornire prove.

Bolsonaro: «La polizia mi ha tolto il passaporto»

In un video pubblicato sui social, Bolsonaro aveva anche detto che la polizia federale brasiliana gli aveva ordinato di consegnare il passaporto, sostenendo così che gli fosse stato proibito di lasciare il Paese. Secondo lui la decisione era legata a un commento del fratello Eduardo, che vive negli Stati Uniti, e che due giorni prima delle elezioni aveva auspicato che, qualora non eletto, Flávio lasciasse il Brasile. «Non ho mai pensato di andare via dal Paese», ha detto Bolsonaro, descrivendo il provvedimento come un tentativo di intimidazione.

Confermato il viaggio di Leone XIV in Sudamerica

La Sala Stampa della Santa Sede, in un comunicato diffuso oggi, ha reso noto che «il viaggio apostolico di papa Leone XIV in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 al 17 novembre 2026, si svolgerà secondo il programma precedentemente pubblicato». A due settimane dall’intervento chirurgico al quale è stato sottoposto, il recupero del pontefice procede «in linea con le valutazioni favorevoli comunicate dall’équipe medica che lo segue». In particolare il dottor Luigi Carbone, medico personale del papa e chirurgo che l’ha operato il 13 ottobre al Policlinico Gemelli, ha confermato che il recupero postoperatorio di Leone XIV «continua a progredire e gli ultimi esami medici confermano la buona salute e le condizioni cliniche favorevoli». Non ci sono dunque controindicazioni, «visto il quadro clinico attuale, gli esami strumentali e di laboratorio eseguiti, che impediscano di intraprendere il prossimo viaggio apostolico in America Latina come programmato».

La dichiarazione di Leone XIV

«Sono felice di poter tornare nel continente nel quale ho vissuto tanti momenti della mia vita. Possa questo viaggio essere un’occasione per aprire i nostri cuori gli uni agli altri, rafforzare la nostra comunione come fratelli e sorelle e rinnovare il nostro impegno ad annunciare il Vangelo con gioia», ha dichiarato Leone XIV. I successivi accertamenti medici dopo l’intervento per la rimozione di un adenocarcinoma hanno confermato che la patologia era localizzata e che per il pontefice non sono necessari trattamenti oncologici.

L’annuncio di Sinner: quando tornerà in campo

Jannik Sinner, ai box per un problema al ginocchio destro che l’ha costretto a saltare praticamente tutta la seconda metà di stagione, tornerà in campo al Six Kings Slam, il ricchissimo torneo-esibizione a Riad posticipato a fine dicembre (27-30) per la crisi in Medio Oriente. Il tennista azzurro ha infatti repostato sui suoi canali social la locandina del torneo arabo, in cui è stata annunciata anche la sua presenza.

Sinner non scende in campo dal 12 luglio

L’ultima partita disputata da Sinner, ovvero la finale di Wimbledon vinta sul tedesco Alexander Zverev (che gli soffierà la prima posizione del ranking), risale al 12 luglio. Il Six Kings Slam si sarebbe dovuto tenere a fine ottobre e il fenomeno altoatesino aveva dato forfait per colpa dell’infortunio al ginocchio: gli organizzatori lo avevano sostituito con lo statunitense Learner Tien. Ma, visto che il torneo è stato posticipato, potrà invece prendervi parte assieme a Carlos Alcaraz, Novak Djokovic, Zverev, Alex De Minaur e Taylor Fritz.

Ex Ilva, chiesti gli arresti domiciliari per l’ex ad Morselli e altri due dirigenti

La Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia (l’ex Ilva) per Alessandro Labile, già direttore dello stabilimento siderurgico, e per Francesco Astorri, responsabile Ispra della sezione per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale. Le richieste sono arrivate nell’ambito delle indagini sul presunto inquinamento provocato dalle emissioni dello stabilimento tra il 2019 e il 2024. Nel complesso sono state chieste misure interdittive per 10 persone.

Ex Ilva, chiesti gli arresti domiciliari per l’ex ad Morselli e altri due dirigenti
Lucia Morselli (Imagoeconomica).

Complessivamente risultano indagate 28 persone

Morselli amministrava Acciaierie d’Italia nell’ambito di una gestione che vedeva la multinazionale ArcelorMittal come socio di maggioranza, poi superata a febbraio 2024 con l’immissione di AdI nell’amministrazione straordinaria, tuttora vigente. Complessivamente risultano indagate cinque società e 28 persone: in otto rispondono – secondo l’impostazione accusatoria – di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione: la gestione dello stabilimento di Taranto, infatti, sarebbe stata orientata a massimizzare profitti e produzione a scapito della tutela ambientale.

Perché la Procura di Milano ha chiesto il carcere per Youssef Siher

La Procura di Milano ha chiesto la convalida del fermo con l’applicazione della custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, il ricercatore di origini marocchine ritenuto dagli investigatori della Digos e dai pm la mente del Movimento 17 ottobre, nato sui social dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti nel centro del capoluogo lombardo. Siher è stato fermato sabato 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, tramite la creazione e gestione di canali social e chat, anche su Telegram, per alimentare la mobilitazione nelle piazze. Assieme a Youssef è indagata per istigazione a delinquere in concorso anche la moglie Sagia Hammoud.

Perché la Procura di Milano ha chiesto il carcere per Youssef Siher
Sagia Hammoud.

Il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato

Secondo i pm Siher deve restare in carcere perché sussistono il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. Il politologo e attivista pro Pal, spiegano, ha assunto «un profilo di spicco nel movimentismo» ed era a «conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone». Le istruzioni fornite agli utenti «denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine». La Procura di Milano ritiene poi insufficiente la misura degli arresti domiciliari perché «appare evidente la sussistenza» del pericolo di fuga: Siher, infatti, «ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce». L’interrogatorio di convalida del fermo è in programma martedì 27 ottobre nel carcere milanese di San Vittore davanti al gip Tiziana Landoni.

Giulia Tramontano, i giudici riconoscono la premeditazione per Impagnatiello

È stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione per Alessandro Impagnatiello nel processo d’appello bis per l’omicidio della fidanzata Giulia Tramontano, incinta di sette mesi e uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese. La Corte d’Assise d’Appello di Milano è stata chiamata a rivalutare l’aggravante, esclusa nel precedente giudizio di secondo grado, su indicazione della Cassazione. Impagnatiello è già stato condannato all’ergastolo ed è in carcere a Pavia. Il riconoscimento della premeditazione comporta un isolamento diurno di tre mesi sulla condanna all’ergastolo. Dopo la lettura del verdetto, i familiari della vittima hanno applaudito in aula. Ci sono poi stati abbracci tra la madre, la sorella e il fratello di Giulia e il loro legale Nicodemo Gentile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni.

La sorella di Giulia: «Alessandro dovrebbe solo chiedere scusa»

Chiara Tramontano, sorella di Giulia, ha così dichiarato dopo la sentenza: «Mi appello alle nuove generazioni. Se volete un esempio da non seguire scrivete su Google “Alessandro Impagnatiello” e vedrete che è una persona che nella vita non si è mai pentita. È entrato in quest’aula credendo di avere il diritto che non gli fosse riconosciuta la premeditazione, quando dovrebbe avere solo il dovere di chiedere scusa, non necessariamente a parole, ma con un atteggiamento che dimostri di sentirle».

Israele, Liberman invoca un’inchiesta penale contro Netanyahu per tradimento

Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, partito politico israeliano appartenente alla destra nazionalista, ha reso noto su X di aver scritto una lettera alla procuratrice generale di Israele Gali Baharav-Miara chiedendo di avviare un’indagine penale contro il primo ministro Benjamin Netanyahu per tradimento, in seguito alle notizie secondo cui starebbe per riaprire le ostilità con l’Iran. «Il tentativo di trascinare lo Stato di Israele in una guerra alla vigilia delle elezioni, insieme alla volontà di sacrificare i soldati dell’esercito israeliano per il solo timore di perdere le elezioni, costituisce un tradimento dello Stato, della sua sicurezza e dei soldati dell’Idf», ha scritto Liberman nel suo messaggio. «Nell’ultimo mese, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta facendo pressione sui vertici dell’apparato di sicurezza affinché adottino misure che potrebbero provocare un errore di valutazione nei confronti dell’Iran».

Il tema della guerra contro la Repubblica islamica continua a tornare, a ridosso delle elezioni della Knesset del 27 ottobre. Netanyahu ha giocato la carta della “minaccia atomica” per sostenere che ci sono ancora due anni «per finire il lavoro con l’Iran», ovvero quelli che mancano al presidente americano Donald Trump per terminare il suo mandato.

Simonetta Matone lascia la Lega e passa a Forza Italia

All’indomani del congresso straordinario della Lega a Milano, dove Matteo Salvini è stato riconfermato segretario federale, Simonetta Matone (che non ha partecipato) ha deciso di lasciare il Carroccio e passare a Forza Italia. «Me ne vado per tre motivi. Non sono stata valorizzata dal partito, il progetto del segretario sembra non contemplare più il Centro e il Sud e soprattutto non sono d’accordo con la deriva giustizialista, di estrema destra e antieuropeista di Salvini», ha spiegato. Prima di lasciare la Lega ha scritto due lettere, una indirizzata a Salvini e l’altra al vicesegretario Durigon.

Durigon: «Si accorge solo ora che siamo sovranisti»

Questo il commento di Durigon: «Simonetta è una persona molto preparata e una grande professionista, mi spiace che si accorga soltanto adesso ora, a pochi mesi dalle elezioni, che siamo un partito sovranista con una posizione chiara in Europa da anni, da quando venne candidata con la Lega in Parlamento».

Leonardo Maria Del Vecchio vuole anche il Fatto Quotidiano

Dopo aver rilevato QN, cioè i quotidiani degli eredi Riffeser, ed essere salito al 30 per cento del Giornale, Leonardo Maria Del Vecchio ha messo nel mirino pure il Fatto Quotidiano: la società LMDV Media (società di investimento dedicata all’editoria riconducibile al family office LMDV Capital) ha avviato un’attività di due diligence su SEIF (Società Editoriale Il Fatto) al fine di promuovere un’offerta pubblica di acquisto finalizzata al delisting. Una mossa a sorpresa, quella dell’erede di EssilorLuxottica, considerando che solo pochi giorni fa aveva pubblicato via social un durissimo attacco ai «ratti del giornalismo» del Fatto Quotidiano dopo la pubblicazione di una serie di intercettazioni riguardanti l’indagine su un’estorsione ai suoi danni. Lo stesso giornale ha poi ripreso un’inchiesta del New York Times che riguarda le accuse dell’ex fidanzata di Del Vecchio nei suoi confronti.

Pronto un investimento complessivo di oltre 7 milioni

Come spiega una nota di LMDV Capital l’offerta – subordinata all’esito positivo della due diligence l’offerta – verrebbe promossa al prezzo di 0,286 euro per azione per un controvalore complessivo di 7.152.860 euro per il 100 per cento delle azioni di SEIF: l’ultimo prezzo fatto segnare sul mercato è stato 0,22 euro. L’offerta è subordinata anche a precise condizioni di efficacia, tra cui il raggiungimento di una partecipazione complessiva almeno pari o superiore all’82,9 per cento del capitale votante nell’assemblea ordinaria. Tale soglia è ritenuta indispensabile per rendere inoperante il limite statutario interno che vieta a un singolo azionista di possedere più del 17 per cento del capitale sociale della società.

I soci fondatori fanno sapere di non essere interessati

Le quote di SEIF sul mercato sono pari al 40 per cento del totale. Il resto è invece detenuto da giornalisti e manager: Antonio Padellaro e Cinzia Monteverdi hanno il 16,25 per cento a testa, Francesco Aliberti possiede il 5 per cento, mentre Marco Travaglio, Peter Gomez, Luca D’Aprile e Marco Lillo hanno meno del 5 per cento. Tramite un comunicato, SEIF ha fatto già sapere che le persone in possesso della maggioranza del capitale sociale «hanno manifestato l’intenzione di non cedere la propria quota» e, dunque, di non voler aderire all’eventuale offerta di acquisto.

Caro carburanti, presidio di taxi e Ncc davanti al Mit

Dopo la tregua ottenuta con autotrasportatori, agricoltori e pescatori, si scalda di nuovo il fronte contro il caro carburante con mobilitazioni e assemblee di tassisti e Ncc. Al momento la protesta si sostanzia con un presidio davanti al ministero dei Trasporti, senza blocchi o interruzioni di servizio. Numerose sigle sindacali che rappresentano i tassisti confluiranno poi martedì 27 ottobre 2026 a Firenze per una maxi assemblea di categoria. Un rappresentante di Federtaxi Cisal ha spiegato che la richiesta del settore riguarda il credito d’imposta che «anno dopo anno si è ridotto ai minimi». «Si tratta di una misura facilmente praticabile e può avere effetto sui costi di gestione che da quando è cominciata la crisi sono aumentati del 25-30 per cento. Siamo determinati e tra le varie forme di protesta sul piatto c’è anche lo sciopero», ha evidenziato. Alcune sigle chiedono anche l’estensione del gasolio professionale (ma i taxi ormai sono quasi tutti a benzina o ibridi o elettrici) e quella di un fondo di compensazione straordinario.

La Lista degli studenti ha vinto le elezioni in Serbia

Storico risultato elettorale in Serbia: la Lista degli studenti ha infatti vinto le elezioni politiche anticipate indette a settembre dall’ormai ex presidente Aleksandar Vučić con circa il 52 per cento dei voti, ottenendo 138 seggi sui 250 del Parlamento di Belgrado e, dunque, la maggioranza. Il Partito Progressista Serbo, finora la forza politica dominante nel Paese balcanico, si è fermato al 39 per cento (104 seggi) e dunque, per la prima volta dopo quasi 14 anni, si avvia all’opposizione.

La Lista degli studenti ha vinto le elezioni in Serbia
Festa a Belgrado dopo le elezioni (Ansa).

Affluenza record: sfiorato il 70 per cento

Il filorusso Vučić, che ha ammesso la sconfitta poco dopo la chiusura dei seggi, aveva indetto le elezioni anticipate dopo quasi due anni di proteste di massa, nate dal crollo di una pensilina presso la stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024, che aveva causato la morte di 16 persone: un disastro attribuito alla corruzione diffusa in Serbia. A premiare la Lista degli studenti, passata da movimento nato dopo mesi di proteste giovanili a principale forza politica del Paese, è stata un’affluenza record che ha sfiorato il 70 per cento: un dato che non si vedeva dalla fine della Jugoslavia e prevista da tempo dagli analisti. Alle elezioni si sono presentate 18 liste: diversi partiti di opposizione avevano scelto di non candidarsi, esortando i propri sostenitori a dare il loro appoggio agli studenti. La maggior parte dei 250 candidati della lista studentesca provengono dall’università e più in generale società civile: il numero uno della Studentska Lista era Ilija Srdanovic, cardiologo di Novi Sad.

La Lista degli studenti ha vinto le elezioni in Serbia
Aleksandar Vučić (Ansa).

Le congratulazioni di Bruxelles

«Oggi, il popolo serbo si è mobilitato in numeri record per plasmare il futuro del proprio paese. Congratulazioni alla Lista Studentesca per la sua vittoria nelle elezioni parlamentari», ha scritto su X Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: «Siamo pronti a sostenere le riforme sullo stato di diritto, la libertà dei media, la lotta alla corruzione e istituzioni democratiche solide, e a lavorare insieme per promuovere il futuro della Serbia nell’Unione Europea».

Brasile, Lula rieletto presidente: Bolsonaro contesta l’esito del voto

Lula ha vinto le elezioni in Brasile con il 51,74 per cento dei voti, contro il 48,2 di Flavio Bolsonaro. Uno scarto netto, superiore al testa a testa serratissimo previsto alla vigilia della tornata elettorale. «Ringrazio la generosità dei giovani brasiliani che si sono battuti a difesa della democrazia», ha detto Lula. Bolsonaro, invece, non ci sta e ha già annunciato che chiederà l’annullamento del voto, a suo giudizio falsato dalla decisione del giudice di rinviare di due ore la chiusura dei seggi, misura richiesta anche da lui. «È impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento del voto. Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha allungato le operazioni di voto, ha cambiato le regole in corso», ha affermato. Una posizione, la sua, che al momento appare isolata. I due presidenti delle Camere, prima che lui parlasse, avevano infatti già ratificato l’esito elettorale.

Ha ribaltato il risultato del primo turno

Il trionfo di Lula arriva a pochi giorni dalle elezioni di midterm negli Stati Uniti e segna uno stop all’avanzata della destra trumpiana in America Latina. Mai, nella storia della politica brasiliana, un candidato uscito sconfitto dal primo turno era riuscito a ribaltare il risultato nel ballottaggio. La notte del primo turno era indietro di circa due milioni di voti rispetto al suo avversario, consapevole di avere la vittoria in tasca anche perché convinto di incassare i nove milioni di voti dei candidati esclusi, tutti di centrodestra. Ora Lula avrà il compito di governare un Paese con un Parlamento in mano alla destra, punto che ha già affrontato nel suo primo discorso dopo la vittoria: «Molti dicono che Lula avrà difficoltà a governare, ma questo congresso di destra è stato eletto dal popolo, ed è con loro che lavorerò per approvare le cose».

Il Movimento 17 ottobre annulla le piazze: «Ne sceglieremo altre all’ultimo minuto»

«La strategia è la seguente: le piazze iniziali non sono più valide. Non andate in piazza Duomo, in piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro», ovvero le Forze dell’Ordine. È il messaggio diffuso dal Movimento 17 ottobre, che aveva chiamato di nuovo alla mobilitazione indicando i punti di ritrovo per i manifestanti in varie città d’Italia. La protesta è confermata. Ma, dopo le misure adottate dal governo, cambieranno le modalità.

Il comunicato del Movimento 17 ottobre

Alle 14:30 in punto di domani, sabato 14 ottobre, in ogni città, saranno comunicati tre concentramenti. «Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto. Ritrovatevi prima, decidete insieme come muovervi e non andate da soli. Chi si muove in gruppo si protegge e si conosce». Poi alle 15:30 il Movimento 17 ottobre renderà nota la piazza finale: i tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato. «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeranno con i blindati». E poi: «In meno di due giorni è stato scritto, approvato ed è entrato in vigore un provvedimento che per noi ha un solo significato: un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo», scrive il Movimento 17 ottobre. «Un governo che risponde al disagio di una generazione con i soldati, le manette e i decreti non vuole ascoltarci. Vuole che stiamo zitti. Questa risposta ha un obiettivo chiaro: militarizzare le nostre piazze prima ancora che si riempiano».

Ucraina, la Casa Bianca annuncia una tregua a Oleshky dal 29 ottobre

Melania Trump «è riuscita a ottenere un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, limitato alla città di Oleshky». Lo ha annunciato la Casa Bianca, spiegando che i due Paesi in conflitto «hanno concordato di sospendere temporaneamente ogni attività militare» dal 29 ottobre, «al fine di consentire l’ingresso di aiuti umanitari e preparare l’evacuazione dei civili attraverso un corridoio sicuro appositamente stabilito».

Il legame tra la First Lady e Oleshky

Cosa c’entra la First Lady con la tregua a Oleshky? Come si legge nel comunicato della White House, la moglie di Donald Trump e il suo rappresentante «hanno lavorato direttamente con i vertici russi e ucraini per definire i termini del cessate il fuoco circoscritto». Questo dopo che la situazione critica a Oleshky è stata portata all’attenzione della First Lady nel corso di una discussione privata, tenutasi durante l’evento “Fostering the Future Together” a New York, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Melania Trump, sottolinea la Casa Bianca, «ha avviato le interlocuzioni con entrambe le nazioni e ha portato le parti a un’intesa sugli obiettivi, le procedure tecniche, le tempistiche, le modalità operative e i termini dell’accordo, agendo nel suo ruolo ufficiale di mediatrice esclusiva».

Il messaggio di Melania Trump

«Leader civili, non militari, provenienti da entrambi i Paesi collaboreranno per incontrare i residenti di Oleshky nelle loro abitazioni e valutare il livello di assistenza di cui necessitano. Coloro che desiderano essere evacuati riceveranno un supporto coordinato e il trasporto verso la destinazione da loro scelta», ha dichiarato Melania Trump, spiegando di aver inoltre coinvolto «un’organizzazione mediatica americana imparziale, che accompagnerà i team russi e ucraini sul campo e documenterà l’intero processo».

L’ultima di Salvini: togliere bonus e contributi ai genitori «che hanno teppisti a casa»

Dopo i disordini dello scorso fine settimana e in vista della nuova mobilitazione annunciata per quello in arrivo, Matteo Salvini continua a cavalcare il tema della sicurezza, legato in particolare alla criminalità minorile. «Bisogna togliere ed eliminare i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno in casa minorenni delinquenti che commettono reati», ha detto il ministro dei Trasporti ad Antenna 3, spiegando che si tratta di una proposta su cui sta lavorando come leader della Lega. Il vicepremier, inoltre, si è detto d’accordo col ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla necessità di più carceri minorili: «Vanno assolutamente ampliate e già sono cresciuti i posti».

Toni Capuozzo ha rivelato di avere un tumore

Il giornalista e scrittore Toni Capuozzo ha rivelato di avere un tumore. «Amo abbastanza la privacy e trovo abbastanza insopportabile il pettegolezzo sanitario da farmi dire senza esitazione: si, ho un tumore. Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti», ha scritto in un post su Facebook. «Tra le cose lasciate a metà i conti per il funerale di Alla. I conti con la mia vita li ho fatti senza saperlo nel podcast di Luca Zaia, il Fienile», ha aggiunto. Il riferimento è ad Alla Tcheranovskaya, traduttrice e interprete di 68 anni di origini russe morta il 23 dicembre 2025 a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio nella palazzina dove vive lo stesso Capuozzo. Proprio Zaia è stato tra i primi a mandargli un messaggio di vicinanza: «Caro Toni, è una notizia che davvero mi colpisce tanto nel cuore. Voglio mandarti il mio abbraccio più forte e dirti che ti sono vicino, con tutto l’affetto e la stima che ho per te. Ripenso alla nostra bella chiacchierata al Fienile, a tutto quello che ci siamo raccontati. Ti voglio bene, Toni. Forza, amico mio, abbiamo ancora tante cose da dirci e tanti momenti da condividere. Un abbraccio grande, davvero».

Leone XIV annulla la visita a Assisi

Leone XIV non parteciperà il 27 ottobre ad Assisi alla conclusione dell’Incontro internazionale “Pace disarmata e disarmante” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nel 40esimo anniversario della Giornata di preghiera mondiale per la pace, convocata da Giovanni Paolo II nel 1986. Il pontefice si sarebbe dovuto spostare nella città di San Francesco in elicottero. Ma, considerato il breve tempo trascorso dall’intervento al polmone destro e nonostante l’ultima radiografia di controllo al torace abbia confermato l’ottimo andamento del decorso post-operatorio, i medici curanti hanno sconsigliato al pontefice – a scopo precauzionale – il previsto viaggio in Umbria. La Sala Stampa della Santa Sede fa sapere che Leone XIV farà pervenire un suo messaggio di vicinanza agli organizzatori, ai capi ed ai rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni, come agli ospiti che saranno presenti, «nella convinzione che lo Spirito di Assisi, il dialogo e la ricerca di parole e gesti di pace siano risorse preziose in un’epoca di conflitti». La presenza del pontefice alla cerimonia conclusiva del meeting organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio era stata annunciata il 6 ottobre, prima dunque della operazione per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare.