Burnham proclamato leader del Labour: dal 20 luglio sarà premier

Nel giorno in cui è stato proclamato leader del Partito laburista al posto di Keir Starmer, nel suo primo discorso da premier in pectore Andy Burnham (visibilmente commosso) si è detto pronto a governare e a promuovere «una politica di cambiamento» nel Regno Unito, «dopo 40 anni di neoliberalismo che non sono stati gentili» verso «persone e luoghi» che «hanno aspettato troppo a lungo che la politica ridesse loro la speranza».

Burnham non dovrà passare dal voto degli iscritti

Burnham è stato proclamato grazie al sostegno plebiscitario del gruppo parlamentare di maggioranza (350 su 400 circa) e dei sindacati affiliati al Labour. Essendo l’unico concorrente per la leadership del partito, non dovrà sottoporsi al voto degli iscritti e subentrerà automaticamente a Starmer come capo del governo dopo il passaggio rituale di consegne a Downing Street, fissato per lunedì 20 luglio.

Le promesse di Burnham nel suo primo discorso

«Tutti hanno colto l’appello degli abitanti di Makerfield, a nome dei luoghi dimenticati di tutto il Paese, da nord a sud, per un ritorno al Partito Laburista che un tempo conoscevano. E ora noi rispondiamo a quell’appello. Torneremo ad essere quella versione del Partito Laburista», ha assicurato Burnham, facendo riferimento alla circoscrizione in cui si sono tenute le elezioni suppletive che gli hanno permesso di ottenere un seggio a Westminster, conditio sine qua non per poter ricoprire la carica di premier. Nel corso del suo primo discorso da leader laburista, il “Re del Nord” ha inoltre ribadito di non voler inseguire i temi sbandierati dalla destra rampante e da Reform UK, il partito di destra guidato da Nigel Farage. Ha poi invocato l’unità del Labour contro il «frazionismo», ricordando di aver sostenuto tutti i capi del partito nella sua vita politica. Da lunedì a Londra sarà operativa anche una sorta di sede bis del governo, che si occuperà del decentramento evocato dal premier entrante per garantire una strategia politica, economica e sociale più attenta ai territori depressi dell’Inghilterra settentrionale (da dove proviene Burnham, finora sindaco della Greater Manchester), che da decenni lamenta gli effetti dell’abbandono e della deindustrializzazione.

La moglie di Roggero ha depositato la richiesta di grazia per il marito

Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere Mario Roggero, ha presentato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella la domanda di grazia per il marito, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori. Il provvedimento di clemenza per Roggero, dopo la sentenza della Cassazione, è finito al centro del dibattito politico. E non solo. Per la grazia si è spesa buona parte del centrodestra e del governo: da Matteo Salvini a Guido Crosetto, fino ad Antonio Tajani e Carlo Nordio, che ha avviato un’istruttoria e per questo è stato bacchettato dal Quirinale. Senza dimenticare Giorgia Meloni. Pro Ruggero anche Roberto Vannacci: l’ex generale ha comunque escluso una candidatura in Futuro Nazionale per il gioielliere («Lasciamo alla sinistra queste pratiche»). Dalla parte del gioielliere, invocando il provvedimento di clemenza, si sono schierati anche diversi vip: da Simona Ventura a Emis Killa, fino a Leonardo Bonucci e Melissa Satta. Intanto, dopo la firma dell’ordine di carcerazione da arte della Procura di Asti, Roggero si è diretto verso il carcere di Bollate (Milano).

Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere

Per la grazia a Mario Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori, si è spesa buona parte del centrodestra e del governo: da Matteo Salvini a Guido Crosetto, fino ad Antonio Tajani e Carlo Nordio, che ha avviato un’istruttoria e per questo è stato bacchettato dal Quirinale. Ma non solo: dalla parte del gioielliere, invocando il provvedimento di clemenza, si sono schierati anche diversi vip.

Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere

I “like” e i post dei vip pro-Roggero

Al post di Salvini in cui il vicepremier chiedeva la grazia per Roggero hanno messo “mi piace” Elisabetta Canalis, Melissa Satta, Enrico Ruggeri, Leonardo Bonucci, Carolyn Smith, Elisabetta Gregoraci, Sabrina Salerno, Simona Ventura e Clizia Incorvaia.

Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere
Caso Roggero, i vip che si sono schierati a favore del gioielliere

«Prima di decidere e confermare una sentenza così al povero signor Roggero i signori\e dovrebbero mettersi nei suoi panni…. Fatevi una bella domanda, ma se fosse successo a voi? Ma se con le mani legate ci fosse stata vostra figlia o figlio? Ma se avessero preso a pugni vostra moglie?», ha scritto Melissa Satta sui social. In un post successivo ha scritto di «Paese di pagliacci», dove «tutti possono venire e fare i delinquenti». In un altro ancora l’ex velina si è lamentata della sicurezza a Milano, spiegando di aver detto di no al figlio 12enne che gli aveva chiesto di poter fare una passeggiata con i suoi amici. Tra i vip che sono andati ben oltre i like c’è poi Giuseppe Cruciani, che durante La Zanzara ha definito la condanna inflitta a Roggero un «dramma assoluto», invocando una candidatura in parlamento per il gioielliere piemontese. Emanuele Filiberto di Savoia, invece, ha scritto su Facebook: «Un uomo che ha visto irrompere nel proprio negozio chi minacciava la vita di sua moglie e di sua figlia, e che in pochi istanti si è trovato a reagire a un pericolo reale e non ipotetico, non può essere giudicato con lo stesso metro riservato a chi delinque per calcolo o per abitudine». E poi: «Non posso tacere il mio dissenso di fronte a una sentenza che, pur nel rispetto dovuto alla magistratura e al suo giudizio tecnico, appare a molti italiani, e appare anche a me, distante dal comune sentire di giustizia». Emis Killa, che aveva definito l’Italia «una barzelletta», ha poi dichiarato sui social: «Non pensate che io credo che questo signore sia un eroe, non si può legittimare il gesto altrimenti diventa il Far West. Ma in questa circostanza è paradossale che lo Stato non ti tuteli».

Firmato l’ordine di carcerazione per Mario Roggero

La procura di Asti ha emesso un ordine di carcerazione per Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni del Cuneese condannato per avere ucciso due rapinatori ed averne ferito un altro il 28 aprile 2021. Ad Asti si era svolto il processo di primo grado, conclusosi con una condanna a 17 anni di reclusione, poi ridotti in Appello a Torino a 14 anni e nove mesi e confermati mercoledì in Cassazione. Si attende ora che il negoziante vada a costituirsi in carcere.

Il possibile ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo

In un filmato diffuso dopo la sentenza, Roggero aveva dichiarato: «È finita, sto passando gli ultimi minuti coi miei familiari». I suoi avvocati Marcolini e Rovani si sono detti «profondamente delusi»: «Ci aspettavamo sicuramente che finisse in modo diverso. Siamo giuristi e attendiamo le motivazioni. Ma soprattutto si apre la strada del ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Lo stesso Mario ci ha chiesto di non abbandonare. È solo una battaglia persa, per una guerra di giustizia da continuare».

Caso Roggero, Meloni: «Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti?»

Anche la premier Giorgia Meloni sul caso di Mario Roggero, 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori, entrando a gamba tesa sulle richieste di indennizzo da parte dei parenti dei ladri uccisi dal gioielliere. «Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto. Con l’ultimo DDL Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari», ha scritto Meloni sui social. E poi: «Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali». Per la grazia a Roggero (per quale intanto è arrivato l‘ordine di carcerazione) si è spesa buona parte del centrodestra e del governo: da Matteo Salvini a Guido Crosetto, fino ad Antonio Tajani e Carlo Nordio, che ha avviato un istruttoria e per questo è stato bacchettato dal Quirinale.

Infantino oltre gli scandali: è senza avversari per il suo terzo mandato alla Fifa

Nonostante il clima di agitazione scatenato dallo scandalo ai Mondiali per la revoca della squalifica dello statunitense Folarin Balogun su “invito” di Donald Trump (che per stessa ammisscione non sa nulla di pallone), Gianni Infantino ha ottenuto il sostegno formale di oltre 200 federazioni calcistiche per la rielezione a presidente della Fifa. Lo scrive il Guardian, spiegando che solo una manciata federazioni affiliate al massimo organo di governo del calcio deve ancora inviare una lettera di sostegno a Infantino, il quale dunque si avvia verso un terzo mandato con una vittoria schiacciante.

L’elezione del presidente Fifa si terrà a marzo 2027

Le federazioni della Fifa sono 211 e solo una manciata non ha ancora espresso il proprio appoggio a Infantino. Tra esse la più importante è la federcalcio della Germania, affiliata a sua volta all’Uefa: il massimo organo di governo del pallone europeo ha espresso chiaramente la propria opposizione alle politich di Infantino su diverse questioni recenti. L’elezione del presidente Fifa si terrà a marzo del 2027 e le candidature devono essere presentate entro il 18 novembre. Fino a tale data, le federazioni calcistiche possono ritirare la propria lettera di sostegno o trasferirla a un altro candidato.

Infantino oltre gli scandali: è senza avversari per il suo terzo mandato alla Fifa
Gianni Infantino (Imagoeconomica).

Infantino, in carica dal 2016, è al momento l’unico in corsa

Tuttavia, Infantino – in sella dal 2016 – è al momento l’unico in corsa. Secondo alcune fonti vicine ai vertici del calcio europeo, un candidato capace di raccogliere 30 o 40 voti riuscirebbe quantomeno ad avviare un legittimo dibattito pubblico sulla governance della Fifa e sulla direzione intrapresa dall’organizzazione. A tal proposito girano i nomi di Aleksander Ceferin (numero uno dell’Uefa) e di Nasser Al-Khelaifi (presidente del Paris Saint-Germain). Le federazioni affiliate si riuniranno sabato 18 luglio a New York: dato che a presiedere il meeting sarà Infantino, è improbabile che i recenti scandali figurino all’ordine del giorno.

Morto Osvaldo Bagnoli, allenatore del Verona campione d’Italia nel 1985

Mondo del calcio in lutto per la morte di Osvaldo Bagnoli, allenatore che nella stagione 1984/85 guidò l’Hellas Verona alla conquista dello scudetto in una Serie A che, all’epoca, era la NBA del pallone. Aveva 91 anni. Nel corso della carriera aveva anche allenato Genoa e Inter.

La carriera del “mago della Bovisa”

Nato nel 1935 alla Bovisa, quartiere della periferia settentrionale di Milano, come calciatore Bagnoli aveva iniziato la carriera nel Milan, vincendo lo scudetto nel 1957. Di ruolo centrocampista, aveva poi vestito le maglie di Verona, Udinese, Catanzaro, Spal e Verbania. In seguito aveva iniziato la carriera di allenatore sulla panchina della Solbiatese, in Serie C. Dopo le esperienze con Como, Rimini, Fano e Cesena tra A, B e C, nel 1981 era stato tornato da tecnico al Verona, all’epoca in serie cadetta. Con gli scaligeri aveva ottenuto subito la promozione A, a cui aveva fatto seguito un quarto posto. Dopo la sesta posizione del 1983/1984, il miracolo sportivo della stagione successiva: la squadra, con gli innesti di Hans-Peter Briegel e dell’attaccante danese Preben Elkjær Larsen conquistò il primo e unico scudetto della sua storia. Bagnoli, diventato nel frattempo “il mago della Bovisa”, restò alla guida dell’Hellas fino al 1990, anno in cui passò al Genoa: col Grifone arrivò in semifinale di Coppa Uefa dopo aver eliminato il Liverpool con tanto di vittoria ad Anfield. Dopo due stagioni in rossoblù, Bagnoli fu poi ingaggiato dall’Inter: fu esonerato a gennaio del 1994 e non tornò più in panchina, chiudendo la carriera di allenatore a soli 59 anni.

Antitrust, sanzioni per 2,5 milioni per attività parassitarie su Milano-Cortina

L’Antitrust, Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha concluso i procedimenti avviati a partire da gennaio 2026 nei confronti delle società Harmont&Blaine, Rialto (supermercati Il Gigante), MD (supermercati MD), Magazzini Gabrielli (supermercati Oasi), RetailPro (supermercati Pro7) e Butan Gas e ha accertato violazioni del divieto di attività parassitarie. Alle società sono state irrogate sanzioni per un importo complessivo superiore ai 2,5 milioni di euro. Le istruttorie sono state avviate a seguito di un’attività di monitoraggio svolta dal Nucleo speciale Antitrust della Guardia di finanza. In dettaglio, l’Autorità ha accertato che le società sopra citate, pur non essendo sponsor ufficiali dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026, hanno realizzato un collegamento tra il proprio marchio e le Olimpiadi, inducendo in errore il pubblico sull’identità degli sponsor ufficiali. In concomitanza con il periodo di svolgimento dei Giochi olimpici, infatti, hanno svolto campagne pubblicitarie e attività promozionali nelle quali sono stati spesso riprodotti o richiamati, a vario titolo, i simboli (cinque cerchi) e gli emblemi olimpici, e/o denominazioni ufficiali come “Milano-Cortina/Milano-Cortina2026”. Questi elementi sono risultati idonei a configurare una attività parassitaria in violazione del divieto previsto dall’articolo 10 del D.L. n. 16/2020.

Grazia a Roggero, Mattarella bacchetta Nordio: cosa è successo

Dopo la condanna confermata in Cassazione per Mario Roggero, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia per il gioielliere piemontese a cui sono stati inflitti 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori. Una mossa, peraltro arrivata dopo la raccolta firme del centrodestra in Parlamento, che ha “costretto” il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a richiamare il Guardasigilli.

Il faccia a faccia al Quirinale tra Mattarella e Nordio

Nel tentativo forse di riguadagnare punti dopo il clamoroso smacco del referendum sulla giustizia, Nordio ha tentato una forzatura istituzionale, cercando di trasformare il potere di grazia – strumento di clemenza di natura squisitamente tecnico-giuridica – in un atto politico. Ma in un incontro al Quirinale, come spiega una nota del Colle, Mattarella ha ricordato al ministro della Giustizia i limiti del suo ruolo e ha sottolineato che la grazia – strumento raro e altamente selettivo – è prerogativa del capo dello Stato. Secondo l’Ansa, Mattarella durante il colloquio avrebbe ricordato al ministro Nordio le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».

Grazia a Roggero, Mattarella bacchetta Nordio: cosa è successo
Carlo Nordio e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La grazia, l’istruttoria e il ruolo del ministero della Giustizia

A prevedere la grazia è l’articolo 87, comma 11, della Costituzione. Si tratta di un atto di clemenza individuale che condona in tutto o in parte una pena, oppure la trasforma in un’altra specie prevista dalla legge. Può essere concessa anche senza che venga fatta domanda, ma solo su iniziativa del presidente della Repubblica. La domanda, comunque, può essere presentata dal condannato, oppure da persone a lui vicine indicate dalla legge: parenti più stretti, convivente, tutore o curatore, avvocato difensore. Aperta l’istruttoria, il ministero della Giustizia acquisisce gli atti processuali, i pareri della magistratura di sorveglianza, informazioni sulla condotta del condannato e sulla sua situazione personale e familiare. Al termine, il fascicolo viene trasmesso alla presidenza della Repubblica. Che a quel punto può decidere se concederla o meno (e può farlo appunto anche senza alcuna domanda pervenuta). L’avvio dell’istruttoria, insomma, è solo il presupposto affinché la pratica arrivi sul tavolo del capo di Stato, non un’indicazione sulla decisione finale.

Non è una questione di merito, ma di metodo

Fonti del Quirinale hanno sottolineato che non è una questione di merito sulla grazia a Roggero: le motivazioni della sentenza della Cassazione, che ha respinto il ricorso del gioielliere, verranno rese note tra mesi. Si tratta invece di una questione strettamente di metodo. Mattarella, sostanzialmente, ha convocato Nordio per ricordargli che – in generale – non può avviare un’istruttoria di sua iniziativa. Il ministero della Giustizia è responsabile dell’istruttoria che viene aperta per verificare la legittimità di una domanda di grazia, ma solo dopo che questa è stata rivolta a Quirinale. Come recita la sentenza n. 200 del 2006, richiamata nel comunicato del Colle, è riconosciuta «espressamente la possibilità che la grazia sia concessa anche in assenza di domanda», ma «in ogni caso l’iniziativa potrà essere assunta direttamente al presidente della Repubblica, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere».

Grazia a Roggero, Mattarella bacchetta Nordio: cosa è successo
Mario Roggero (Facebook).

Roggero continua inoltre a proclamarsi incidente

Mattarella, insomma, ha sottolineato nel colloquio con Nordio che il Quirinale non è un organismo che ratifica decisioni prese altrove o sotto pressione popolare, bensì un’istituzione che valuta i casi con autonomia e distacco politico. Il ministro ha tra l’altro avviato l’istruttoria tralasciando completamente un elemento essenziale per la concessione della grazia: il riconoscimento delle responsabilità da parte del condannato. Roggero, infatti, continua a proclamarsi innocente, segno che non ha ancora preso coscienza della gravità del delitto commesso.

Sesta notte di raid Usa, l’Iran risponde colpendo anche in Siria

Gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iran per la sesta notte consecutiva. Il Centcom ha riferito in un post su X che le forze Usa, «tra cui aerei da combattimento, droni e navi da guerra, hanno lanciato munizioni di precisione colpendo decine di obiettivi militari iraniani», come «decine di siti di sorveglianza costiera e di difesa aerea, infrastrutture logistiche militari e capacità marittime». Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Irib, nel mirino degli Stati Uniti è Bandar Abbas, che ospita una base del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Le forze Usa hanno colpito diversi ponti nel tentativo di interrompere le vie di rifornimento verso Bandar Khamir, città portuale affacciata sullo stretto di Hormuz. Il ministero della Salute iraniano ha dichiarato che 38 persone sono rimaste uccise e oltre 400 ferite negli attacchi statunitensi contro la Repubblica Islamica a partire dal 22 giugno.

La rappresaglia iraniana nel Golfo e anche oltre

In risposta i pasdaran hanno lanciato numerosi raid contro le basi militari americane in Qatar, Bahrein, Kuwait, Oman e anche più lontano, in Siria. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver condotto un attacco contro il centro di comando americano ad al-Tanf, al confine con Iraq e Giordania, che avrebbe «distrutto un sistema radar e diversi elicotteri, uccidendo un gran numero di soldati statunitensi». Washington aveva annunciato a febbraio il ritiro dalla base di al-Tanf e la cessione del controllo all’esercito siriano. Le forze armate di Kuwait e Qatar hanno reso noto di aver subito attacchi aerei all’alba di venerdì, mentre in Bahrein sono risuonate due volte le sirene d’allarme. Per quanto riguarda l’Oman, i pasdaran hanno dichiarato di aver distrutto un radar di controllo aereo statunitense nella regione di Ghanim, e un radar di controllo marittimo sullo stretto di Hormuz.

Trump: «Sistema elettorale a rischio brogli, la Cina ha rubato dati»

«Le elezioni americane sono vulnerabili ai brogli e al rischio che vengano rubate». Lo ha denunciato Donald Trump nel corso del suo discorso alla nazione, assicurando agli americani che lavorerà con le autorità locali per mettere al sicuro le midterm di novembre dalle «scioccanti debolezze» emerse, tra cui le interferenze straniere. Il tycoon ha portato ad esempio i casi del Venezuela e della Cina. La Cia – ha riferito – ha ottenuto informazioni su un complotto legato al regime di Nicolas Maduro per truccare le elezioni americane del 2020. La Cina, invece, è responsabile «di quella che è ritenuta la più vasta violazione di dati elettorali della storia» a partire dal 2020, grazie alla quale ha «acquisito illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi». La Cina, ha continuato, «non voleva che Trump vincesse le elezioni» e voleva aiutare Joe Biden. Per questo, ha anche cercato di «fabbricare schede illegali» per l’ex presidente. «Ho dato indicazione alle agenzie competenti di indagare sull’insabbiamento delle interferenze cinesi», ha concluso Trump.

Nordio avvia l’istruttoria per la concessione della grazia a Roggero

«Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia in favore di Mario Roggero». È quanto comunicato direttamente da Via Arenula in riferimento al caso del gioielliere 72enne di Gallo di Grinzane (Cuneo), che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo in seguito a un colpo nel suo negozio, per il quale ieri è arrivata dalla Cassazione la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere.

La mobilitazione del governo per la grazia

Per la grazia a Roggero si sono mobilitati diversi esponenti del centrodestra – che ha avviato una raccolta firme in parlamento – e anche del governo, da Matteo Salvini ad Antonio Tajani, fino a Guido Crosetto. Il segretario della Lega ha affermato sui social: «Un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo ingiusta questa condanna».

Crosetto, invece, ha dichiarato: «La giurisprudenza che le leggi al punto di stravolgerle. Ha consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, per questo ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare».

Futuro Nazionale, invece, aveva organizzato un sit-in davanti alla Corte di Cassazione, a Roma, in solidarietà a Roggero. Alla richiesta di grazia si è unito anche Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte. Roggero, nonostante gli annunci degli ultimi giorni, non si è ancora costituito.

Sondaggi politici, la Supermedia: Futuro Nazionale sale ancora

L’ultima Supermedia Agi/Youtrend, realizzata sulla base di cinque sondaggi sulle intenzioni di voto condotti realizzati dal 2 al 15 luglio da quattro istituti, evidenzia un nuovo balzo in avanti di Futuro Nazionale, che arriva al 6,5 per cento: +0,6 rispetto a due settimane fa. Continua invece a calare nel complesso la coalizione del governo, mai così in basso nei sondaggi dal momento dell’insediamento.

Sondaggi politici, la Supermedia: Futuro Nazionale sale ancora
Giorgia Meloni (Ansa).

Il campo largo avanti di oltre due punti sul centrodestra

Fratelli d’Italia è ancora largamente il principale partito del Paese, ma scende al 27 per cento (-0,6). Pur restando stabile al 21,3 per cento si avvicina dunque il Partito democratico. Il Movimento 5 stelle registra lo stesso calo dei meloniani e arretra al 12,8 per cento. Forza Italia sale all’8,1 per cento, guadagnando un quinto di punto. Si tratta dello stesso incremento di Alleanza Verdi e Sinistra, che al 6,5 per cento si vede però raggiunta da Futuro Nazionale. Prosegue il calo di consensi della Lega, ora data al 5,9 per cento (-0,3). Azione e Italia Viva sono in leggero aumento (+0,1), rispettivamente al 3,1 e 2,4 per cento. +Europa scende all’1,3 per cento (-0,2), mentre Noi Moderati sale all’1,2 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, la Supermedia vede il campo largo (44,3 per cento) avanti di oltre due punti sul centrodestra (42,2 per cento), mai così in basso dalle Politiche del 2022.

Ponte Morandi: 12 anni per Castellucci, ex ceo di Autostrade per l’Italia

Sono arrivate le sentenze di primo grado per crollo del ponte Morandi di Genova, avvenuto il 14 agosto 2018 e costato la vita a 43 persone. Giovanni Castellucci, all’epoca amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, è stato condannato a 12 anni di carcere. Era il principale imputato nel processo: la Procura aveva chiesto 18 anni e 6 mesi.

Ponte Morandi: 12 anni per Castellucci, ex ceo di Autostrade per l’Italia
Il ponte Morandi dopo il crollo (Imagoeconomica).

Le condanne per gli altri imputati

Il tribunale di Genova ha inoltre condannato altri ex vertici di Autostrade per l’Italia, così come di Spea Engineering: le due società che avrebbero dovuto tenere sotto controllo lo stato di usura del ponte Morandi e commissionare interventi di manutenzione. Michele Donferri, ex capo delle manutenzioni di Aspi, è stato condannato a 11 anni di carcere (il pm aveva chiesto 15 anni e 6 mesi). Paolo Berti, ex direttore centrale operazioni di Autostrade per l’Italia, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi (erano stati chiesti 12 anni e sei mesi). Stessa condanna per Antonino Galatà, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Spea (il pm aveva chiesto 7 anni). È stato poi condannato a 5 anni di reclusione Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero dei Trasporti.

Ponte Morandi: 12 anni per Castellucci, ex ceo di Autostrade per l’Italia
Abbraccio tra parenti delle vittime dopo la lettura della sentenza per il crollo del Ponte Morandi (Ansa).

Tutti gli imputati erano accusati di diversi reati, tra cui omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Le motivazioni della sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Genova verranno depositate entro sei mesi

Lite Zangrillo-Brunetta: cos’è successo

Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e il suo predecessore Renato Brunetta sono stati protagonisti di uno scontro verbale molto acceso, arrivando persino a strattonarsi. È successo a margine dell’assemblea nazionale dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), dove è stato rieletto presidente Antonio Patuelli.

Lite Zangrillo-Brunetta: cos’è successo
Renato Brunetta (Ansa).

La rabbia di Brunetta per l’intervista di Zangrillo

Motivo del contendere un’intervista rilasciata la settimana scorsa da Zangrillo a La Stampa, in cui il ministro aveva rivolto dure critiche alla riforma della Pubblica Amministrazione targata Brunetta e risalente al 2009, con Silvio Berlusconi premier. Affermazioni che, evidentemente, l’attuale presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) non ha gradito.

Il botta e risposta tra l’ex ministro e il suo successore

Brunetta avrebbe strattonato per un braccio Zangrillo, ammonendolo per quanto detto a La Stampa. A quel punto il ministro avrebbe sottolineato che, in effetti, «quella riforma ha fallito». Da qui la replica dell’ex forzista: «Certe cose si possono anche pensare, ma non è bello dirle». Lo scambio sarebbe proseguito con Zangrillo a sottolineare di dover rispondere solo agli italiani e non all’interlocutore, e con un Brunetta ancor più inviperito: «Non sai quello che dici. Hai raccolto i frutti del lavoro che ho fatto io». L’attuale ministro della PA gli avrebbe detto: «Non penso e non lo pensa neanche la Corte dei Conti, visto che ha rilevato come il 90 per cento dei dipendenti pubblici aveva risultati eccellenti». A quel punto Brunetta avrebbe dato la colpa ai ministri venuti dopo di lui. E a Zangrillo, che gli aveva fatto notare di essere stato a capo della PA anche con Mario Draghi: «In quel periodo avevo altre cose da fare».

Lite Zangrillo-Brunetta: cos’è successo
Paolo Zangrillo (Ansa).

La lettera di Brunetta a Zangrillo con i numeri a suo favore

l battibecco non è però finito qui. Brunetta avrebbe spedito una lettera al «caro Paolo» Zangrillo, suffragando le critiche all’intervista con i numeri e, in particolare, mettendo a confronto alcuni dati delle rispettive gestioni della Pubblica Amministrazione: «I dirigenti valutati con punteggio inferiore a 100/100 sono passati dal 13 per cento del 2023 all’11 per cento del 2024. Nel biennio 2021-2022, invece, sotto la mia gestione, quella quota aveva raggiunto il 33 e il 22 per cento, i valori più elevati dell’intera serie storica». E poi: «Il fenomeno che denunci si è dunque accentuato proprio sotto la tua guida. Ti invito a riflettere su entrambe le circostanze: la prima consegna alla tua diagnosi il valore di un’autocritica; la seconda dice qualcosa sullo stato presente di quella trasparenza che il 2009 aveva voluto totale. A mancare, in questi 17 anni, sono stati gli orchestrali e gli arrangiatori».

Food delivery, Uber acquisisce Delivery Hero

La società tedesca di consegna di cibo a domicilio Delivery Hero ha annunciato di aver accettato un’offerta di acquisizione da parte del colosso statunitense della mobilità Uber. L’operazione ha un valore di 12,7 miliardi di euro. «La piattaforma globale di mobilità e consegna di Uber, unita al nostro comune impegno per l’innovazione, rende questa partnership la scelta giusta per valorizzare i punti di forza di Delivery Hero nella consegna locale di cibo e nel quick commerce», ha dichiarato Niklas Ostberg, ceo e co-fondatore di Delivery Hero.

Ucraina, il rimpasto di Zelensky va avanti: Koretsky nuovo primo ministro

La Verkhovna Rada ha approvato la nomina di Sergiy Koretsky come nuovo primo ministro dell’Ucraina, proposta dal presidente Volodymyr Zelensky. Il via libera del parlamento di Kyiv è arrivato con il voto favorevole di 289 deputati. Koretsky succede alla dimissionaria Yulia Svyrydenko, che ha guidato il governo ucraino per un anno esatto (aveva assunto l’incarico il 17 luglio 2025).
Koretsky non ha una carriera politica alle spalle: viene infatti dal mondo degli affari. Il suo ultimo incarico è stato quello amministratore delegato della compagnia energetica statale Naftogaz (dal 2025) e prima ancora era stato ceo di Ukrnafta. Secondo i media ucraini, Koretsky è stato scelto da Zelensky per la sua reputazione di efficace gestore delle crisi.

Ucraina, il rimpasto di Zelensky va avanti: Koretsky nuovo primo ministro
Sergiy Koretsky.

Proteste in Ucraina per la rimozione del ministro della Difesa

Il rimpasto di governo annunciato da Zelensky, iniziato nei mesi scorsi non si fermerà con la nomina di Koretsky. Il capo della Bankova ha infatti deciso di non confermare nell’esecutivo il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, estremamente popolare aver trasformato in soli sei mesi ha l’approccio di Kyiv alla guerra, tramite l’automazione e l’uso di droni e robot (in precedenza aveva guidato il ministero per l’Innovazione tecnologica). Zelensky non ha ancora motivato la sua rimozione, ma da tempo si parlava di rapporti tesi tra il capo delle forze armate Oleksandr Syrskyi e Fedorov, che sarà sostituito da Ihor Klymenko, ministro degli Interni uscente.

Ucraina, il rimpasto di Zelensky va avanti: Koretsky nuovo primo ministro
Mykhailo Fedorov (Ansa).

Fedorov, dal canto suo, con un messaggio sui social ha elencato i principali risultati raggiunti, tra cui il blocco dei sistemi Starlink per le forze di Mosca e la campagna contro la logistica russa in Crimea. La decisione di Zelensky e il successivo passo indietro di Fedorov non è stato accettato da buona parte della società civile: numerosi gli ucraini scesi in strada a Kyiv come in altre città del Paese per protestare contro il presidente.

Via libera della Camera alla nuova legge elettorale

La Camera dei deputati ha approvato in prima lettura la riforma della legge elettorale con 217 voti a favore, 152 contro e 2 astenuti. La votazione della norma targata centrodestra è avvenuta con scrutinio segreto. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. L’esito del voto è stato accolto da un applauso di esultanza della maggioranza, reduce dalla sconfitta sulle preferenze.

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Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini

Paura a Bolzano, dove è crollata un’importante porzione del Tribunale: nell’edificio, risalente al Ventennio, erano in corso lavori di ristrutturazione e ampliamento. Il cedimento, che ha coinvolto almeno un quarto del palazzo, per fortuna non ha causato vittime: al momento del crollo all’interno dell’edificio erano presenti tre persone (addette alle pulizie) e solo una è rimasta lievemente graffiata.
Come ha spiegato all’Ansa la presidente del Tribunale di Bolzano Francesca Bortolotti, «a cedere sono stati i pilastri portanti nell’area che era interessata dai lavori di ristrutturazione». Tutta la parte centrale dell’edificio è completamente inagibile: a seguito del crollo sono andate distrutte diverse aule, tra cui quella principale e quella della Corte d’Assise, così come vari uffici.

Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini

Arbitri, le lamentele di Rocchi per le pressioni dell’Inter e la telefonata scomparsa

La posizione dell’Inter è stata archiviata perché, secondo i pm di Milano, gli elementi raccolti nel corso delle indagini sulle presunte «inteferenze» nelle scelte degli arbitri da parte dell’ex designatore Gianluca Rocchi non sarebbero stati solidi al punto da reggere in un eventuale processo per frode sportiva. A corroborare l’ipotesi di reato c’erano però diverse intercettazioni, alcune dal contenuto anche piuttosto “pesante”.

Rocchi si lamentava delle pressioni nerazzurre

Il Corriere della Sera ha pubblicato il contenuto di una telefonata del 29 aprile 2025 tra Rocchi e l’allora supervisore degli arbitri Andrea Gervasoni, in cui l’ex designatore dice: «Siccome questi dell’Inter ci stanno rompendo il cazzo pesantemente, stavo pensando… Ma se noi invertissimo, e su Inter-Verona mettessimo Piccinini invece che Sozza?». Dello stesso tenore un’altra chiamata intercettata, che vede Rocchi al telefono con Riccardo Pinzani, fino allo scorso anno coordinatore dei rapporti con le società di calcio per l’Aia. Quest’ultimo riferisce a Rocchi di un colloquio telefonico con Giorgio Schenone, addetto agli arbitri dell’Inter. «Lo so, rompono il cazzo per questo motivo», replica l’ex designatore riferendosi allo scarso gradimento dei nerazzurri per Sozza. A questo punto Pinzani aggiunge: «Schenone mi ha detto: “Guarda, so che Marotta (presidente dell’Inter, ndr) ne stava parlando con Viglione” (capo dell’ufficio legislativo della Federcalcio ndr)». Questa l’ulteriore risposta di Rocchi: «Sì, mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni, te lo dico io».

Il caso della chiamata “scomparsa” con qualcuno dell’Inter

In un’intercettazione, insomma, Rocchi si lamenta con Pinzani per una telefonata che vedeva dall’altro capo qualcuno dell’Inter: forse l’addetto agli arbitri Schenone, forse direttamente il presidente Beppe Marotta. Non è dato saperlo, perché la chiamata non è stata intercettata e dunque non è agli atti. Il motivo? La telefonata in questione potrebbe essere avvenuta su altre utenze non individuate oppure – molto semplicemente -tramite una piattaforma come WhatsApp. Quel che è sicuro è che, alla fine, Rocchi per Inter-Verona del 3 maggio 2025 non designò Simone Sozza, bensì Gianluca Manganiello.

Ok della Consob, l’opas di Poste Italiane su Tim inizierà il 20 luglio

La Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) ha approvato il documento d’offerta per l’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) di Poste Italiane su Tim. Il periodo di adesione avrà inizio alle 8:30 del 20 luglio e terminerà alle ore 17:30 dell’11 settembre, con pagamento del corrispettivo il 18 settembre. Qualora ricorrano i relativi presupposti, il periodo di adesione potrà essere riaperto tra il 21 e il 25 settembre, con pagamento del corrispettivo il 2 ottobre. L’opas è un’operazione con cui un soggetto propone agli azionisti di una società quotata di acquistare i loro titoli offrendo, in cambio, una combinazione di denaro e azioni del soggetto offerente. Per ciascuna azione di Tim portata in adesione all’offerta, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante riconoscerà un corrispettivo costituito da una componente in denaro, pari 1,67 euro, e una componente in azioni, rappresentata da 0,218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione.

Ok della Consob, l’opas di Poste Italiane su Tim inizierà il 20 luglio
Logo di Tim (Imagoeconomica).

Cosa prevede l’intesa sui droni tra Ue e Ucraina

La presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno siglato un Drone Deal, un accordo di sinergia industriale per la produzione di droni. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, Kyiv ha ottenuto dall’Ue una deroga per una parte della tranche da 6 miliardi di euro del prestito da 90 accordato da Bruxelles per acquistare componenti per droni dalla Cina. Su questo sviluppo, ha osservato il foglio britannico, ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è che l’Europa non ha le capacità industriali per soddisfare le richieste dell’Ucraina. Il secondo è che la deroga mette in evidenza il ruolo di Pechino nella fornitura di armamenti a entrambe le parti nel conflitto che dura ormai da oltre quattro anni, sebbene l’Ue abbia accusato la Cina di essere il principale facilitatore della guerra della Russia contro l’Ucraina. Interpellato a riguardo, l’esecutivo Ue ha cercato di derubricare la questione, ricordando che tali deroghe rappresentano un’eccezione limitata e non la regola. Nell’ambito del nuovo partenariato, la Commissione, sempre sulla base del prestito da 90 miliardi di euro, ha sborsato un ulteriore miliardo all’Ucraina per l’acquisto e la produzione di droni. L’intesa punta ad avviare entro la fine del 2026 la produzione congiunta di droni e sistemi anti-drone e ad estendere la cooperazione alla produzione di missili antibalistici entro il 2028.

Chiusa un’altra inchiesta su Santanchè, l’ex ministra verso un nuovo processo

Si aggravano i problemi giudiziari per Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a carico dell’ex ministra del Turismo e di altre 15 persone, tra cui la sorella Fiorella Garnero e l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro. L’inchiesta riuniva tre fascicoli distinti, relativi ai fallimenti delle aziende di Santanchè: ipotizzati i reati di bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato per i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. L’avviso è stato notificato anche a una società. La chiusura dell’inchiesta prelude alla richiesta di rinvio a giudizio per la senatrice di Fratelli d’Italia, già a processo per la vicenda Visibilia e per la presunta truffa ai danni dell’Inps.

Iran: nuovi raid Usa, a Teheran spunta un enorme manifesto con Trump in una bara

Le forze statunitensi hanno condotto una nuova ondata di attacchi contro l’Iran. I raid sono iniziati alle ore 12 italiane e sono andati avanti fino alle 13:30. Gli Usa, ha spiegato il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) «hanno lanciato munizioni di precisione contro i sistemi di difesa costiera e i siti di stoccaggio e lancio di missili da crociera sull’isola di Grande Tunb». I raid, ha evidenziato il Pentagono annunciandone l’avvio, hanno avuto l’obiettivo di «degradare ulteriormente le capacità militari che le forze iraniane hanno utilizzato per attaccare le navi commerciali nello stretto di Hormuz».

Teheran punta il dito contro Washington

Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che i nuovi attacchi Usa hanno ulteriormente rafforzato la determinazione dell’Iran a ottenere giustizia e a chiamare i responsabili a risponderne: «La lista dei crimini di Washington si allunga di giorno in giorno».

Lo stretto di Hormuz resta bloccato

In tutto questo, lo stretto di Hormuz resta chiuso: nelle ultime 24 ore, scrive l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, almeno due navi sono state fermate in seguito a colpi di avvertimento sparati dalla Marina dei Guardiani della rivoluzione. Inoltre i pasdaran, a seguito della reintroduzione del blocco navale da parte degli Stati Uniti, hanno minacciato di interrompere tutte le esportazioni di energia dal Medio Oriente.

Il manifesto con Trump dentro una bara

Intanto, mentre prosegue l’escalation militare nel Golfo, in piazza Enghelab, nel centro di Teheran, è stato svelato un nuovo enorme manifesto raffigurante Donald Trump all’interno di una bara, accompagnato da minacce di morte per il presidente americano. In altri manifesti, posti in diversi luoghi della città, si vedono invece la Casa Bianca avvolta dalle fiamme e le bare di Trump e di altri esponenti dell’amministrazione Usa.

Legge elettorale, bocciato anche l’emendamento dei vannacciani sulle preferenze

Continuano alla Camera i lavori sulla legge elettorale. Dopo la bocciatura dell’emendamento promosso dalla maggioranza, che ha rappresentato una grave sconfitta per Giorgia Meloni, è arrivato anche il semaforo rosso – sempre con scrutinio segreto – per l’ultimo testo rimasto sulle preferenze, firmato dai deputati di Futuro Nazionale. I voti contrari sono 233, mentre quelli favorevoli 139. Dopo il voto, i vannacciani di Montecitorio hanno esposto in segno di protesta cartelloni con slogan come: «Partiti padroni? No! Cittadini sovrani» e «Io voto, io scelgo!».

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Le opposizioni: «Svelata una nuova minoranza di governo Fn-FdI»

Dopo la bocciatura della proposta dei vannacciani, Movimento 5 stelle, Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Italia Viva hanno chiesto una conferenza dei capigruppo immediata, in quanto «l’emendamento svela una nuova minoranza di governo fatta da Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia», come ha affermato il capogruppo pentastellato Riccardo Ricciardi: «Si è creata una componente politica di chi ci ha messo “la faccia” e ci ha aggiunto “la feccia”, come loro stessi si autodefiniscono. In questo momento non si capisce dove stanno Lega e Forza Italia, che sono state sbattute fuori dalla compagine di governo». Così la capogruppo dem Chiara Braga: «Si è costituita una maggioranza di destra-destra. La maggioranza al governo non c’è più».

Bocciato anche testo di Azione sul 50 per cento di donne nelle liste

Nel corso delle votazioni la maggioranza ha bocciato, con 223 voti contrari e 142 favorevoli, l’emendamento di Azione (sostenuto da tutte le forze di opposizione) che prevedeva la presenza di almeno il 50 per cento di donne nelle liste che assegnano i seggi del premio a chi vince le elezioni. Nel testo della riforma della legge elettorale si dispone che le liste circoscrizionali a livello nazionale devono rispettare la proporzione di genere di 60 e 40.

Fenice di Venezia, ora fa discutere la nomina della nuova direttrice del Coro

Dopo quello molto rumoroso di Beatrice Venezi, al Teatro La Fenice di Venezia ne è appena scoppiato un altro: legato alla nomina di Elena Pierini come nuova direttrice del Coro al posto di Alfonso Caiani, a partire da settembre. L’investitura è stata annunciata il1 4 luglio dal sovrintendente Nicola Colabianchi, che ha ringraziato Caiani per il lavoro fatto nel corso del suo mandato, svolto prima dal 2008-2009 e poi dal 2021 a oggi.

Il comunicato del sindacato

La nomina di Pierini ha però destato perplessità, non tanto per le sue competenze professionali bensì per quelle relazionali. Come riporta il Corriere della Sera, nella chat interna dei lavoratori è stato infatti condiviso un articolo datato 10 aprile 2025, tratto dal quotidiano austriaco Nachrichten, in cui si raccontava che il direttore del teatro di Linz, Hermann Schneider, aveva sospeso per alcuni mesi Pierini (in scadenza nel 2026), con l’accusa di «toni scortesi, caos nell’organizzazione e nella pianificazione delle prove, favoritismi». Così Francesca Poropat della Cgil: «Accogliamo la nuova nomina senza pregiudizi, nonostante non ci sia stata comunicata formalmente. Come parte della Rsu ho comunque il dovere di ricordare che una grande maggioranza del Coro avrebbe sperato che il maestro Caiani rimanesse per poter continuare il percorso di crescita avviato, come io stessa ho fatto presente al sovrintendente lo scorso 3 giugno. Attendiamo comunque di conoscere di persona la nuova Maestra».

Chi è Elena Pierini

Pierini, nata a Firenze, ha conseguito diplomi in pianoforte e percussioni presso il Conservatorio Luigi Cherubini del capoluogo toscano e il Conservatorio di Perugia. Nel 2002 ha completato un master in direzione di coro presso la Florida International University di Miami e da allora ha lavorato come direttrice d’orchestra, direttrice di banda e direttrice di coro sia negli Stati Uniti che in Italia, Bulgaria, Cina e Germania. Dalla stagione 2017/18 è direttrice del coro al Landestheater di Linz, in Austria. Nel 2024 è stata invitata al Teatro Lirico di Cagliari e nel 2025 all’Oper Leipzig, confermando il suo ruolo di riferimento nel panorama operistico internazionale. Il debutto ufficiale di Pierini nel nuovo incarico è fissato per il 18 settembre nella produzione di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, in scena al Teatro Malibran di Venezia.

Inchiesta arbitri, la Procura di Milano archivia Rocchi e l’Inter

La procura di Milano ha chiesto l’archiviazione della posizione dell’ex designatore Gianluca Rocchi, che era accusato di frode sportiva presunte assegnazioni arbitrali a favore dell’Inter. Venendo meno i reati contestati, verrà inoltre archiviata anche la posizione del club nerazzurro, che – si è saputo oggi – era stata iscritta nel fascicolo per la responsabilità amministrativa degli enti. Le carte verranno spedite alla giustizia sportiva e alla Procura Generale del Coni per valutare la sussistenza o meno di illeciti sportivi.

Inchiesta arbitri, la Procura di Milano archivia Rocchi e l’Inter
Beppe Marotta, amminostratore delegato e presidente dell’Inter (Imagoeconomica).

Di cosa era accusato Rocchi e il ruolo dell’Inter

Rocchi era accusato, in «concorso con esponenti dell’Inter» e «per effetto dei rapporti preferenziali» del club con Gabriele Gravina, ex presidente della Figc, di aver designato arbitri graditi alla società nerazzurra a seguito di queste «interferenze». Quattro le partite sotto la lente: Bologna-Inter del 20 aprile 2025, Inter-Milan semifinale di Coppa Italia di tre giorni dopo, Inter-Verona del 3 maggio 2025 e Torino-Inter del 26 aprile 2026. A corroborare tale ipotesi c’erano anche delle intercettazioni: per i pm, tuttavia, gli elementi raccolti non sarebbero stati solidi al punto da reggere in un eventuale processo per frode sportiva. Da qui l’archiviazione.

Inchiesta arbitri, la Procura di Milano archivia Rocchi e l’Inter
Gianluca Rocchi (Ansa).

Le carte sulle “bussate” in sala Var passano a Monza

Per competenza territoriale, il pm Maurizio Ascione e il procuratore aggiunto Paolo Ielo hanno poi disposto la trasmissione delle carte per il filone sulle cosiddette “bussate” in sala Var a Lissone alla procura di Monza. Al centro delle indagini quanto successo durante Udinese-Parma e Salernitana-Modena del 2025: restano indagati Rocchi, dell’ex supervisore Andrea Gervasoni, i varisti Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo. Il filone sul terzo varista Daniele Paterna, che risponde di false informazioni al pm, resta invece a Milano.

Sciopero dei rider a Firenze, Milano e Bologna

Giornata di sciopero per i rider di Firenze, Milano e Bologna. La mobilitazione, organizzata dalla Nidil-Cgil per la giornata di mercoledì 15 luglio 2026, chiede maggiori tutele a partire dallo stop alle consegne nelle ore più calde e dalla garanzia che questo non abbia ripercussioni sul salario – se c’è un obbligo di fermarsi, quel tempo deve essere retribuito perché la scelta tra sicurezza e stipendio, sostengono, non può ricadere interamente su chi consegna. La protesta, che il giorno successivo toccherà il Piemonte dalle 10 alle 17, arriva alla vigilia dell’incontro al ministero del Lavoro, dove i sindacati chiederanno di estendere gli ammortizzatori sociali anche ai ciclofattorini.

Gli orari delle proteste

A Milano l’appuntamento è alle 18 in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale. Da lì partirà il corteo che raggiungerà largo Cairoli in serata. A Bologna i rider si troveranno alle 16.30 in piazza Nettuno. Il corteo attraverserà via Indipendenza e piazza VIII Agosto per concludersi in piazza XX Settembre. A Firenze, invece, la biciclettata di protesta partirà alle 17 dal McDonald’s di via Cavour e raggiungerà piazza Tanucci passando per piazza San Marco, via Nazionale e la Fortezza da Basso.

Il bando del governo Usa per finanziare gruppi europei filo-MAGA

Il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato online bandi per sovvenzioni da 1 a 3 milioni di dollari per progetto destinati a think tank, organizzazioni non governative e istituti di educazione europei che promuovono i valori conservatori cari all’Amministrazione Trump: dalla difesa della sovranità nazionale alla lotta contro la censura online, fino al contrasto all’immigrazione. Il denaro verrà distribuito a due o tre beneficiari: in tutto, il Dipartimento di Stato è pronto a stanziare 5 milioni a favore dei gruppi europei allineati con il movimento MAGA.

Il dito puntato contro gli Stati e le istituzioni sovranazionali

Nel bando si legge che i governi e le istituzioni sovranazionali europee si stanno usando leggi contro l’incitamento all’odio e norme sui contenuti online per sopprimere la libertà di parola e la partecipazione politica dei cittadini. I fondi messi a disposizione da Washington per i gruppi che strizzano l’occhio all’agenda “America First” si inseriscono in un più ampio sforzo da parte dei funzionari a stelle e strisce di contestare le politiche europee in materia di libertà di espressione online e sovranità nazionale. Secondo il Financial Times, che cita alcune fonti, le sovvenzioni del Dipartimento di Stato per diffondere i “valori americani” rientrano nelle celebrazioni per il 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio

Alla vigilia della sentenza per il crollo del ponte Morandi e a quasi otto anni dal disastro avvenuto il 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone, Autostrade per l’Italia – che da allora ha cambiato management – ha finalmente rotto il silenzio. Il Corriere della Sera ha infatti pubblicato una lettera aperta firmata dall’attuale amministratore delegato Arrigo Giana, in cui si legge: «Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della giustizia verso la verità».

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio
Arrigo Giana (Imagoeconomica).

Nella lettera, Giana ricorda lo sgomento di quel giorno: «Ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova». E poi: «Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo».

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio
Parenti delle vittime durante un’udienza per il crollo del ponte Morandi (Imagoeconomica).

Giana: «Abbiamo lo stesso desiderio di verità dei familiari delle vittime»

Giana sottolinea poi che Autostrade per l’Italia non è la stessa di allora. Oggi infatti c’è «una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori». Nella lettera, in cui Giana afferma che l’azienda ha «lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani», si legge poi: «Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre 10 mila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore».