Gli Approfondimenti Rai verso il baratro, il ritorno di Mastrapasqua e le altre pillole

Prosegue senza sosta la marcia “trionfale” degli Approfondimenti Rai verso il baratro. Mercoledì 7 ottobre, al debutto in prima serata su RaiDue, Patù – La passione delle idee è stato visto da 155 mila spettatori, pari all’1,5 per cento di share. Presentato in pompa magna dal direttorissimo Paolo Corsini, il programma di Roberto Inciocchi si è schiantato alla prima curva, tra l’altro penalizzando pure Chi l’ha visto?, che su RaiTre ha registrato il 6,4 per cento di share con 945 mila spettatori. In Rai i nervi sono a fior di pelle: Patù, se non si risolleva entro un paio di puntate, rischia di non arrivare al panettone. Maretta anche dalle parti di Filorosso, la trasmissione di Antonino Monteleone, che martedì 6 ottobre su RaiTre è rimasto inchiodato al 2,6 per cento. A quanto ci risulta, c’è stato un gabinetto di crisi con Monteleone, il direttore Corsini e il vice Giuseppe Malara. Un confronto ruvido, nel corso del quale sarebbe stato chiesto a Monteleone di ritoccare il format del programma, avvicinandolo a quello de Le Iene. Parola d’ordine: cercare di recuperare qualche spettatore, altrimenti pure Filorosso potrebbe chiudere i battenti prima del nuovo anno…

Gli Approfondimenti Rai verso il baratro, il ritorno di Mastrapasqua e le altre pillole
Gli Approfondimenti Rai verso il baratro, il ritorno di Mastrapasqua e le altre pillole
Gli Approfondimenti Rai verso il baratro, il ritorno di Mastrapasqua e le altre pillole

Toh, chi si rivede: Mastrapasqua all’Inps

Chi si ricorda di Antonio Mastrapasqua? Era stato colpito da un’ondata di accuse sfociate in un’inchiesta, quando era presidente dell’Inps, per il suo ruolo di direttore generale dell’ospedale israelitico che ha sede a Roma, tanto da doversi dimettere, nel 2014, mentre i sindacati festeggiavano la sua uscita: veniva definito «il collezionista di poltrone» per i tanti incarichi che aveva. A distanza di tanti anni, nella serata di giovedì 8 ottobre, Mastrapasqua torna a Palazzo Wedekind, sede dell’Inps, per la presentazione del suo libro intitolato Il futuro rubato. Pensioni, lavoro, giovani. Come invertire la rotta del declino. Con lui ecco Renato Brunetta, Sabino Cassese, Gabriele Fava, Antonio Polito. Chissà se si presenterà anche Enrico Giovannini, che allora, in qualità di ministro del Lavoro del governo di Enrico Letta, accettò le dimissioni di Mastrapasqua da presidente dell’Inps. Ma forse Giovannini, ora protagonista nel settore della green economy, è troppo impegnato con la sua Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, di cui è co-fondatore e direttore scientifico.

Gli Approfondimenti Rai verso il baratro, il ritorno di Mastrapasqua e le altre pillole
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Gli Approfondimenti Rai verso il baratro, il ritorno di Mastrapasqua e le altre pillole

I Caprotti a Roma si allargano

Invasione romana dei Caprotti. Nella giornata di mercoledì nella Capitale sono apparsi tanti signori con impeccabile vestito scurissimo e badge con il nome e cognome ben visibile: erano i top manager di Esselunga, capitanati dalla “proprietà”, ossia Marina Caprotti, anche lei munita del cartellino nominativo, incredibile ma vero. Nella mattinata il corteo ha presenziato all’apertura di una nuova “laEsse” in corso d’Italia, proprio a due passi dalla Cgil di Maurizio Landini (e a qualcuno è tornato in mente il libro del fondatore, Bernardo Caprotti, intitolato Falce e carrello). Quindi, nel pomeriggio, passaggio a Roma Nord, nella Balduina cara alla destra romana, a pochi passi dalla storica abitazione dell’ex sindaco capitolino Gianni Alemanno (ora tornato protagonista assieme a Roberto Vannacci di Futuro Nazionale).

Gli Approfondimenti Rai verso il baratro, il ritorno di Mastrapasqua e le altre pillole
Marina Caprotti, presidente di Esselunga, con la madre Giuliana, vedova di Bernardo (foto Imagoeconomica).

Due punti vendita che facevano parte di Decò Gourmet, e che aprono un nuovo capitolo del gruppo Caprotti, inaugurando la gestione del nuovo amministratore delegato Claude Sarrailh, in carica dal 2 ottobre, che sta spingendo sulle acquisizioni di strutture già esistenti, inglobando e assorbendo i dipendenti che ne facevano parte, che erano 47. A quanto pare, le nuove aperture romane non si fermeranno a queste due, che si sommano al gigantesco Esselunga di viale Palmiro Togliatti (sempre a proposito di Falce e carrello), e ai più piccoli di viale Liegi ai Parioli e via Tomacelli in centro, dove era stato pizzicato a fare la spesa Giuseppe Conte. L’oggetto del desiderio è sempre la zona di Prati, dopo la chiusura del punto di via Cola di Rienzo, aperto nel 2021 e chiuso pochi mesi fa per lo sfratto che ha subito il gruppo Coin, nel quale laEsse era stata inserita. Intanto Esselunga aumenta il fatturato, e pure gli utili. E dal 7 ottobre al 18 novembre il gruppo azzera i 7,90 euro di consegna per gli ordini online di almeno 130 euro a Roma e nel Lazio. Le altre realtà della grande distribuzione sono avvisate.

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno

Contraerea schierata, dall’interno della sinistra, contro il progetto di proporre la sindaca di Genova Silvia Salis come candidata premier alle prossime elezioni. «Troppo elegante», è il commento unanime, ipotizzando una «coalizione da Tiffany» se fosse lei a guidare lo schieramento. Ci manca poi che a proporla sia il pentastellato Giuseppe Conte, in coppia con Matteo Renzi, e il disastro è servito: Elly Schlein non ci pensa due volte e si mette di traverso, agitando i suoi.

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno

Salis però non perde un minuto, tanto che è pronto il suo libro È già domani, un vero e proprio «manifesto politico» secondo i suoi numerosi fan («una graziosa sceneggiatura per un film», sostengono i suoi detrattori, ipotizzando una regia di Fausto Brizzi). Con il volume, in uscita con Feltrinelli, ci sarà l’inevitabile corollario di presentazioni (Fazio compreso) in ogni parte d’Italia. Che poi è quello che sta facendo Renzi, con la Leopolda trasformata in un firmacopie di Quando c’era Lei. Salis poi non dimentica di impegnarsi anche con i libri degli altri: il 9 ottobre a Genova sbarcherà Massimo D’Alema per la presentazione del suo Eravamo comunisti. L’incontro è organizzato dalla Fondazione Diesse in collaborazione con i Giardini Luzzati e vedrà le partecipazioni della sindaca Salis, del consigliere regionale Andrea Orlando e del giornalista Matteo Macor.

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Massimo D’Alema (Imagoeconomica).

Va tutto in Malara

Malara tempora currunt. Mentre Filorosso sprofonda di nuovo al 2,6 per cento di share, Giuseppe Malara, vicedirettore Approfondimenti Rai e grande sponsor della trasmissione di Antonino Monteleone, si fa un bel selfie con Tommaso Cerno e il marito Stefano Balloch. La didascalia è una risposta (sacrosanta) agli insulti di Roberto Vannacci a Cerno. Detto ciò c’è poco da stare allegri: la pubblicità a tratti, come risulta dai dati, va meglio della trasmissione. A questo punto, maligna qualche addetto ai lavori, alla Rai converrebbe mandare in onda solo gli spot. Evidentemente tra l’altro continuare a martellare su Sigfrido Ranucci non premia…

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Il selfie di Malara con Cerno e Balloch (dal profilo Instagram)

Il tour del Prof Cazzullo

«Prof. Aldo Cazzullo, storico e giornalista»: così era stata annunciata del vicedirettore ad personam del Corriere della Sera alla convention della CNA tenutasi all’Auditorium Antonianum di viale Manzoni a Roma. L’accademico (di quale ateneo, non si sa) Cazzullo poi pare aver preso gusto a partecipare agli eventi delle associazioni di categoria: sarà protagonista anche all’evento di Confesercenti che occuperà per quasi una settimana la centralissima piazza del Popolo, per presentare il suo libro Quando l’Italia rinacque – Il nostro Rinascimento, il 12 ottobre, e la serata si chiuderà con il concerto di Noemi.

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
La locandina dell’incontro organizzato dalla CNA.

La classe G a Palazzo Chigi

La classe G è il sogno di tanti appassionati di Mercedes. Si tratta del suv «più bello del mondo», a sentire gli amanti delle quattro ruote, e anche di uno dei più «assetati» di carburante, visto che con un litro di benzina fa poco più di 5 km. Un bel problema, soprattutto di questi tempi. Fatto sta che alle spalle di Palazzo Chigi si è fatto notare, parcheggiato, uno splendido Mercedes classe G di colore nero, un gioiello, con tanto di paletta “ministero dell’Interno – Polizia” e vetri posteriori perfettamente oscurati.

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Il Mercedes parcheggiato vicino a Palazzo Chigi (L43).

Mica come quei Land Rover Defender 130 blindati che sono a disposizione ormai di numerosi ministri del governo di Giorgia Meloni, a cominciare da quello degli Affari Esteri Antonio Tajani, un mezzo che tutti già riconoscono da lontano, con il lampeggiante sul tetto…

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Il Mercedes classe G parcheggiato vicino a Palazzo Chigi (L43).

I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno

Giorgia Meloni è ormai in modalità aspirapolvere: per raggiungere il famigerato 42 per cento che le permetterebbe di accomodarsi per altri cinque anni a Palazzo Chigi (salvo trasferimento a edificio più prestigioso, e ci siamo intesi) ha bisogno di ogni zerovirgola disponibile, per compensare il calo di Lega e Forza Italia. Così guarda al centro.

I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni (Ansa).

In quest’ottica va letta la benedizione di FdI alla nascita di Sindaci d’Italia, una sorta di listone civico di centrodestra battezzato domenica scorsa ad Assisi. L’operazione non è piaciuta troppo ai centrini sparsi per l’Italia e soprattutto a Carlo Calenda. Il più fedele degli avversari di Meloni teme infatti che questo listone – sempre che riesca a correre – finisca per andare a pescare nel suo elettorato, ma pure nel suo ceto politico. La scommessa di Calenda è che Meloni, senza l’alleanza con Roberto Vannacci, non riuscirà a ottenere il premio di maggioranza e avrà bisogno di lui per formare il governo dopo le elezioni. Se però Giorgia inizia a pescare nel suo stesso stagno elettorale, per Calenda si mette male…

I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Futuro Nazionale ha già bisogno di un ritocchino?

Roberto Vannacci cresce ancora in Campania: martedì ufficializza il passaggio a Futuro Nazionale l’ex sindaco di Torre del Greco Ciro Borriello. Già parlamentare di Forza Italia, Borriello sarà responsabile provinciale di FnV a Napoli. L’uomo non è nuovo ai cambi di casacca: ha militato nella Dc, in FI, nell’Udeur e pure in Italia dei Valori. Vannacci prosegue così nell’acquisizione di esponenti politici dal voto strutturato sui territori, da unire a quello di opinione che lui stesso intercetta in prima persona. In Campania l’ex generale sta puntellando la sua rete: si va dal vicario regionale Antonio Ambrosio al responsabile agli Enti locali, Attilio Pierro (deputato ex FI); dal responsabile Organizzazione con delega alla provincia di Avellino Sabino Morano alla responsabile per l’Amministrazione Lucia Abagnale. E ancora: per la provincia di Salerno il punto di riferimento è Franco Cardiello, per quella di Caserta è Paolo Santulli mentre per il Beneventano è confermato il coordinatore regionale Catello Di Capua. Curiosità: Borriello è un chirurgo plastico di primissimo piano, evidentemente Fn ha già bisogno di un ritocchino…

I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Se la mostra di Keith Haring irrita il Vaticano…

Roberto Gualtieri avrebbe irritato qualcuno in Vaticano. Tutta colpa della mostra su Keith Haring, retrospettiva che raccoglie più di 140 opere dell’artista statunitense inaugurata il 6 ottobre al museo di Palazzo Braschi. Sede museale dal 1952, il Palazzo venne realizzato per volontà di Pio VI e poi venduto dalla famiglia Braschi al Regno d’Italia nel 1871. Eppure qualcuno Oltretevere, osservando alcune opere esposte, tra falli e scene hard, ha avuto da ridire rispolverando le origini papali dell’edificio. «Se avessero allestito la mostra in un museo di costruzione recente e quindi ‘senza una storia’ legata al passato, come per esempio il Maxxi, tanto per dirne uno, nessuno avrebbe avuto qualcosa da obiettare», si mugugna tra i sacri palazzi. E c’è già chi si preoccupa per lo shock che alcune opere e dettagli potrebbero provocare ai bambini che visiteranno l’esposizione. Per il momento, però, l’unica vera polemica capitolina legata al celebre artista newyorkese risale a qualche decennio fa e fu innescata dalla distruzione di due suoi murales. Il primo, realizzato da Haring sulla facciata sinistra del Palazzo delle Esposizioni, venne cancellato dal Comune nel 1992 in occasione della visita di Mikhail Gorbachev. Il secondo, dipinto sulle barriere trasparenti del Ponte Pietro Nenni lungo la linea A della metro, fece la stessa fine nel 2001.

I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno

Il video dei Giovani di FI Campania contro Occhiuto e le altre pillole del giorno

I giovani di Forza Italia Campania prendono in giro il vicesegretario azzurro Roberto Occhiuto. Il presidente della Regione Calabria, da tempo critico nei confronti della leadership insieme con la corrente “arcoriana”, aveva definito FI sotto la guida di Antonio Tajani un partito «ingiallito».

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).

La giovanile azzurra locale ha così ben pensato di rispondere al “fuoco amico” con una gag pubblicata sui social. Due “berluschini” con camicia d’ordinanza e bandierone entrano in un negozio gestito da cinesi: «Secondo voi, Forza Italia si è ingiallita?». «Ora sì, ma solo qui», la risposta dei coetanei sorridenti dietro il bancone. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora Mah-nà mah-nà (oViva la sauna svedese) che Pietro Umiliani compose nel 1968. Un’ironia stereotipata e – quella sì – davvero «ingiallita»…

Nasce Sindaci d’Italia (con un occhio a FdI)

Si chiama Sindaci d’Italia e si propone come obiettivo quello di riunire gli amministratori dei piccoli Comuni in un unico soggetto politico. Il debutto pubblico è il 5 ottobre alla Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, evento organizzato dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica. «Stiamo provando a metterci insieme, a non delegare più ad altri. Nasce il partito dei sindaci, con una rappresentanza di tutto il territorio nazionale», ha spiegato Paolo Amenta, primo cittadino Canicattini Bagni (dove è stato eletto nel 2022 con la lista civica Canicattini futura, ma ha un passato nel Pd) e presidente di Anci Sicilia. Amenta è tra i promotori del movimento insieme con Ernesto Magorno, ex sindaco di Diamante, in Calabria, con un passato da deputato e senatore: venne eletto nel 2018 a Palazzo Madama con il Pd per poi passare l’anno successivo con Italia viva, partito che ha lasciato nel 2024. L’ambizione del nuovo soggetto politico è dare voce a «una classe dirigente che viene dai territori», che ogni giorno si misura con «i problemi concreti» delle comunità locali. Secondo le indiscrezioni, Sindaci d’Italia potrebbe trovare una sponda in Fratelli d’Italia. La linea del nuovo partito sarà discussa durante la prima assemblea nazionale, in programma a Roma dal 27 al 29 ottobre. Vedremo…

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Paolo Amenta e a fianco il logo di Sindaci d’Italia.

Su Ranucci Corsini cita il Vangelo secondo Matteo

Pensatela come volete sul caso-Ranucci ma quello che sta succedendo in Rai fa ridere o piangere, sempre a seconda dei punti di vista. Lunedì mattina il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, a margine della presentazione del programma di Tommaso Cerno 2 Di Picche, rispondendo a chi gli chiedeva cosa avverrebbe qualora il Tribunale del lavoro di Roma dovesse decidere per il reintegro di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report, ha risposto così: «Il reintegro di Ranucci? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere. Matteo 5.11, “ogni giorno la sua pena”, io quello che dovevo fare l’ho fatto, stiamo lavorando serenamente. Noi pensiamo di essere nel giusto e avere fatto tutto correttamente». Cita il Vangelo secondo Matteo, il pio Corsini, e qualcuno si chiede se non si tratti in realtà del Vangelo di un altro Matteo (Salvini). Non solo: lo fa mentre presenta il programma di Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, che sta martellando Ranucci da due mesi, con accuse di fake news da parte del (forse) ex conduttore di Report. Comunque vada, per la Rai resta una pagina davvero da dimenticare…

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Paolo Corsini (Imagoeconomica).

L’ex meloniano che finanzia Vannacci

Ben 81.900 euro di finanziamento a Futuro Nazionale. A elargire la sostanziosa donazione, come scoperto da Domani, è l’imprenditore lombardo Dylan Pedico, a capo, con il fratello, della Cartongraf accoppiati srl, azienda che si occupa di produzione e trasformazione di materiali autoadesivi e soluzioni per il packaging, con sede legale a Milano e stabilimento a Burago di Molgora, in Brianza. Orbene, fino a qualche anno fa Pedico compariva tra i componenti della direzione “Italiani nel mondo” di Fratelli d’Italia. Dunque un meloniano passato, almeno con il portafoglio, nelle fila di Vannacci. Il quale, commentando la notizia, ha ringraziato Pedico e «chi sceglie la destra vera e fiera».


I piani elettorali di Cateno De Luca e i segugi in cerca di Ranucci: le pillole del giorno

Cateno De Luca è letteralmente scatenato. Il sindaco di Taormina, leader di Sud chiama Nord, sta facendo incetta di amministratori locali in Sicilia, pescando in particolare tra gli esponenti della Dc, in difficoltà dopo che Totò Cuffaro, il loro leader, nel 2025 è stato coinvolto in una nuova inchiesta e ha patteggiato tre anni per corruzione e traffico di influenze. Ed è proprio sullo Scudo crociato, ora guidato da Carmelo Pace, fedelissimo di Cuffaro, che si sono concentrate le mire del leader di Sud chiama Nord. L’obiettivo è prendersi il governo della Regione Siciliana con un non meglio definito Campo nuovo. Non solo. De Luca avrebbe stretto un accordo di ferro a livello nazionale con il centrodestra, e in particolare con Fratelli d’Italia, in vista sia delle Regionali sia delle Politiche, entrambe previste nel 2027. L’idea è quella di formare un gruppo parlamentare in modo da evitare di raccogliere le firme necessarie alle forze non rappresentate in Parlamento che intendono correre alle elezioni. Ma attenzione: in pole position per un posto in parlamento ci sarebbe Laura Castelli, ex esponente di punta del M5s e ora punta di diamante del partito di De Luca: è presidente di Sud chiama Nord e dal 22 giugno 2026 vicesindaco della città di Messina.

I piani elettorali di Cateno De Luca e i segugi in cerca di Ranucci: le pillole del giorno
Cateno De Luca (Imagoeconomica).

Quell’appostamento davanti all’appartamento di Ranucci

Beccato e denunciato ai Carabinieri un giornalista di un magazine online, che fornisce pezzi anche a una trasmissione Rai. Venerdì mattina avrebbe spinto alcune persone a mentire con lo scopo di intrufolarsi in un condominio di Roma per appostarsi davanti alla porta dell’appartamento abitualmente in uso a Sigfrido Ranucci. Il cronista d’assalto avrebbe tentato di arrivare fino alla porta dell’abitazione coinvolgendo nella sua impresa ignari condomini, che però non sono caduti nel tranello e hanno denunciato. Acquisito il filmato delle telecamere.

I piani elettorali di Cateno De Luca e i segugi in cerca di Ranucci: le pillole del giorno
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno

Visto e considerato che delle decisioni dei giudici è meglio non fidarsi del tutto – come dimostrano gli attacchi preventivi arrivati dai giornali di centrodestra alla giudice del Tribunale del Lavoro Donatella Casari che ha sulla scrivania il ricorso di Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione di Report – la Rai si sarebbe assicurata un’uscita (di Sigfrido) di sicurezza. Nelle prossime ore, si apprende, potrebbe arrivare il parere del famoso Comitato Etico e il conseguente licenziamento di Ranucci. Una decisione drastica che sarebbe motivata in particolare dall’invio a soggetti esterni (ovvero a Valter Lavitola) di mail interne, come la circolare inviata a Ranucci dal direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini.

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno
Paolo Corsini (Ansa).

Due settimane fa a Ranucci è stata inviata una lettera di contestazione sulla scorta, appunto, della relazione del Comitato Etico. Ora saremmo arrivati al punto: via con la procedura di licenziamento e tanti saluti al Tribunale del Lavoro. Qualcuno, anche nella redazione di Report, potrebbe così tirare un sospiro di sollievo. E non solo Giorgio Mottola, con cui Ranucci ha ingaggiato un duro botta e risposta dopo le dichiarazioni dell’inviato andate in onda a Filorosso.

«Ha sostenuto che il mio doppio ruolo, di autore e conduttore, avrebbe creato problemi», ha attaccato Ranucci su Facebook. Ma «di certo non a lui», che «è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica. Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330 mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati».

Forza Italia, Occhiuto in Azione

È il momento di Roberto Occhiuto. Galvanizzato dalla “vittoria” di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria, il governatore azzurro sta presentando urbi et orbi Il coraggio di governare, la sua ultima fatica letteraria e Manifesto della Forza Italia che verrà. Così tra un’intervista e l’altra, il vicesegretario di FI non perde l’occasione di rifilare stilettate ad Antonio Tajani, invitandolo a rinnovare un partito «ingiallito». Ospite a Start su SkyTg24, parlando di alleanze ha invitato a guardare più che a Vannacci a «Calenda, a Marattin, a tutti quelli che nel centrosinistra hanno fatto esperienza della impossibilità di produrre un pensiero liberale e riformista. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo». Un piano che però presenta un ostacolo: Carlo Calenda, che secondo alcuni non vede l’ora di imbarcarsi con i moderati di centrodestra, accetterebbe di entrare in una coalizione con la Lega di Matteo Salvini? Togliere il nome dal simbolo, decisione che potrebbe essere annunciata al Congresso straordinario, e candidare Luca Zaia, all’Azionista di minoranza forse potrebbe non bastare.

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno
Roberto occhiuto (Imagoeconomica).

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino

Roberto Gualtieri è andato su tutte le furie, ma non vuole metterci la faccia: c’è grande caos in Campidoglio dopo il premio conferito a Wanna Marchi e alla figlia Stefania Nobile nella sala della Protomoteca, un “luogo trofeo” del Comune di Roma, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dalla casa editrice 100 Edizioni. Premiate in qualità di scrittrici: Nobile è stata insignita del “Premio Internazionale della Cultura” per il suo libro Vendere… cara la pelle e la madre ha ottenuto il riconoscimento grazie a La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. Entrambi i volumi, non a caso, sono editi proprio da 100 Edizioni.

Il consigliere presente, Dario Nanni, ha fatto pubblica ammenda dopo le polemiche sorte per l’iniziativa: «Mi assumo personalmente la responsabilità di aver richiesto, in qualità di consigliere comunale, la concessione della Protomoteca per il Premio organizzato dalla casa editrice 100 Edizioni. È una procedura spesso utilizzata nel tempo dai consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Ovviamente non ero assolutamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra le persone premiate. Se lo avessi saputo, chiaramente, non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzare la sala».

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino
Dario Nanni (foto Imagoeconomica).

Ci aveva messo anche il suo “carico da undici” l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi, oggi consigliere comunale del Movimento 5 stelle: «Forse il Campidoglio vuole ridefinire i confini della cultura. Che l’amministrazione non sapesse chi e cosa sarebbe stato celebrato nella sala della Protomoteca, la più prestigiosa del Campidoglio, appare davvero surreale».

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino
Virginia Raggi (foto Imagoeconomica).

Ma qual è il problema? La leggerezza con cui si gestisce l’accesso alla sala della Protomoteca, ossia la possibilità di ottenere la “location”. Un luogo che ha un costo, con tanto di tariffario per accedere e allestire un’iniziativa. La spesa può essere annullata grazie a un’antica consuetudine, usata da decenni da politici locali di maggioranza e di opposizione: un eletto dal popolo alla carica di consigliere comunale ha diritto di ottenere la sala a titolo gratuito, specificando che l’iniziativa da ospitare ha, appunto, valore culturale.

E nel tempo il concetto è stato allargato agli eventi gastronomici, dato che la cucina italiana gode del patrocinio dell’Unesco, oltre ai classici appuntamenti con il mondo del cinema, del teatro, della danza, dell’arte contemporanea. Un’elasticità che ha portato ad allestire eventi spesso borderline, godendo però del fatto che la domanda era appoggiata da un consigliere comunale. Alcuni infatti sono presenti nella sala con una decina di appuntamenti, ogni anno, sempre con finalità culturali. Ora Gualtieri vuole mettere una stretta, selezionando le domande o, come dicono alcuni consiglieri (anche della maggioranza), mettendo becco sui nomi dei partecipanti.

Anche nella prima edizione c’era lo zampino del consigliere ex calendiano

Formalmente era un’iniziativa culturale, quella con Wanna Marchi e Stefania Nobile: si trattava della cerimonia per il Premio Internazionale alla Cultura, un riconoscimento inventato dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri e dall’imprenditore Silvestro Muccillo. Un premio giunto alla sua seconda edizione, sempre in Campidoglio dove era presente il consigliere comunale Nanni, ex Partito democratico poi eletto con la lista di Carlo Calenda, passato al gruppo misto ed entrato in maggioranza a dicembre del 2025. Stavolta però Nanni ha voluto comunicare a tutti il suo mea culpa, battendosi il petto. Ma anche alla prima edizione (in quel caso il premio era stato dato a Muccillo per due libri autobiografici, tanto per capirci) è stato sempre lui, Nanni, ad aver appoggiato la domanda per allestire la kermesse nella sala della Protomoteca. Solo che stavolta il Campidoglio non si è trovato «d’accordooo!» (cit.).

Meloni chiude a Vannacci, le mosse Rai su Ranucci e le altre pillole del giorno

Giorgia Meloni ha deciso: nessuna alleanza con Roberto Vannacci. «Mai e poi mai», ribadiscono a Lettera43 fonti autorevoli di Fratelli d’Italia. Seconde e terze file del centrodestra, disposte anche ad accordarsi con Futuro Nazionale pur di avere la certezza di rivincere le elezioni, possono mettersi il cuore in pace. La premier è infatti convinta che il centrosinistra, una volta individuato il leader della coalizione (la vera mina politica inserita nella nuova legge elettorale) andrà in frantumi. Meloni così punta tutto sul voto utile: in campagna elettorale tratterà Vannacci come se fosse “alleato” di Conte e Schlein. Rincorrendolo a destra, se necessario. E se senza il booster futurista dovesse accontentarsi di un pareggio, allora potrebbe sempre optare per un governo di scopo, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica (che, secondo i maligni, potrebbe essere l’unico vero collante del campo largo). Due anni di limbo e poi di nuovo al voto, magari senza zavorre.

Meloni chiude a Vannacci, le mosse Rai su Ranucci e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni (Ansa).

Il muro della Rai contro un eventuale reintegro di Ranucci

Tanto rumore per nulla. Intorno alla decisione del giudice del lavoro di Roma sul reintegro a Report di Sigfrido Ranucci si sta scatenando una bagarre mediatica sostanzialmente senza senso. Anche nel caso in cui la decisione fosse favorevole al giornalista, infatti, la Rai pare non aver alcuna intenzione di consentire il ritorno dell’ex conduttore a Report. Si annunciano, nel caso, altre mosse legali.

Meloni chiude a Vannacci, le mosse Rai su Ranucci e le altre pillole del giorno
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Fedez alla Leopolda ma gli occhi sono puntati sullo sceriffo De Luca

È partito il conto alla rovescia per la Leopolda. Quest’anno la kermesse renziana ha un titolo evocativo: «Riprenderci Itaca». E il Kraken ha cominciato a snocciolare i primi ospiti big, tra cui spiccano Vincenzo De Luca, lo “sceriffo” di Salerno (un colpo basso sia al Pd schleiniano sia al M5s di Giuseppe Conte) e Mario Calabresi, considerato candidato in pectore a Milano per il dopo Sala.

Ma sabato salirà sul palco pure Fedez. Il rapper ormai è un habitué degli eventi di partito, dopo la partecipazione alla convention dei Giovani di Forza Italia. E pare sempre più attratto dalla politica visto le ospitate a Pulp Podcast di Giorgia Meloni e, recentemente, di Beppe Grillo. A Firenze, Federico Leonardo Lucia sarà intervistato dai giovani di Italia viva sui nuovi media e sul successo del suo podcast. È passata un’eternità da quando, mano nella mano con l’allora moglie Chiara Ferragni, attaccava Renzi per l’affossamento del ddl Zan. «Ma il Renzi che si proclamava paladino dei diritti civili è lo stesso che oggi pare sia volato in Arabia Saudita mentre si affossava il ddl Zan?», twittava nel 2021 il rapper ancora in versione attivista.

Tutto perdonato. Del resto Fedez ci ha abituati a capriole e cambi di prospettiva. Venerdì però i riflettori della Leopolda saranno tutti puntati su De Luca chiamato a parlare di sicurezza, tema scivoloso su cui Renzi cerca di mettere con le spalle al muro i dem e i cinquestelle e, in generale, chi non lo vuole nel campo largo. Il giorno dopo, invece, sarà la volta di Calabresi, aspirante candidato sindaco del fronte progressista a Milano.

Forza Italia e i sospetti calabresi: le pillole del giorno

Sospetti e malignità sulle Suppletive in Calabria. Intervenendo qualche giorno fa a Radio Napoli Centrale, Francesca Pascale, ex fidanzata di Silvio Berlusconi, oltre a criticare duramente la gestione Tajani arrivando a definire quello tra il leader e Forza Italia un «rapporto tossico», aveva buttato lì, sul finale del collegamento, una suggestione in odore di complotto: come mai il capogruppo azzurro in Regione Domenico Giannetta, tra l’altro «uomo di fiducia di Paolo Barelli», ha tradito il partito candidandosi con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci? Pascale ha lasciato intendere che lo strappo non sarebbe dispiaciuto troppo agli attuali vertici forzisti perché in funzione anti-Occhiuto. Del resto il presidente della Regione Calabria è dato, a fasi alterne, come possibile alternativa a Tajani alla guida di FI.

A fine mese tra l’altro uscirà il suo libro Il coraggio di governare, in cui stando alle anticipazioni, Occhiuto tornerà a insistere sulla rivoluzione liberale cara agli eredi di B. Certo sfidare il ministro degli Esteri non sarà una passeggiata anche perché Tajani si sta blindando con i congressi locali sostenendo i suoi fedelissimi (l’ultimo in Campania ha visto la nomina per acclamazione di Fulvio Martusciello). Il braccio di ferro è appena cominciato e il voto a Reggio Calabria è l’ultimo fronte: l’avvocato di Fininvest e tesoriere azzurro Fabio Roscioli, imposto dicono i critici da Marina Berlusconi e sostenuto da Occhiuto e dal sindaco Francesco Cannizzaro riuscirà a vincere senza i voti di Giannetta?

Gualtieri alla presentazione di Renzi

Lunedì sera all’Auditorium Parco della Musica andrà in scena la presentazione del nuovo libro di Matteo Renzi, Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni. Sul palco con il leader di Iv, oltre alla moderatrice Bianca Berlinguer, ci sarà pure Roberto Gualtieri. Si tratterà di una ghiotta anticipazione della prossima Leopolda fiorentina, in programma dal 2 al 4 ottobre, con l’ex presidente del Consiglio che come titolo ha Itaca.

Forza Italia e i sospetti calabresi: le pillole del giorno
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

IP IP Urrà!

Dopo Eni, per la gioia di Giorgia Meloni anche Ip, controllata da Socar, ha deciso (con alcuni distinguo) di mettere un tetto al prezzo dei carburanti. Per Palazzo Chigi, però, ancora non basta. Resta infatti da capire se anche Q8, Tamoil ed Esso aderiranno all’iniziativa di contenimento. Tutti soddisfatti? Nemmeno per idea. Lo sconto ha fatto imbufalire le cosiddette pompe bianche, i piccoli marchi indipendenti, e le relative associazioni di categoria come la Figisc che fa capo a Confcommercio. Tanto che già si parla di concorrenza sleale e di possibile ricorso all’Antitrust. Solo le big, infatti, possono permettersi di tagliare il prezzo. Le altre va da sé saranno penalizzate. Sulle barricate poi ci sono pure tassisti e camionisti. I primi chiedono al governo un intervento sul costo extra sostenuto dagli negli ultimi mesi. I secondi fanno notare che il price cap di Eni riguarda soltanto la distribuzione retail, e non l’ingrosso dove si riforniscono anche gli autotrasportatori che continuano a pagare il carburante a prezzo pieno.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

Dal campo largo al Prato largo: nel Partito democratico è la volta di ascoltare cosa succede nella città toscana. Nascerà lì un nuovo centro? Tutti a parlare dei problemi interni alla destra e alla sinistra, ma stavolta dalle parti di Elly Schlein la grana pare davvero grossa. In quel di Prato, nella Casa del Popolo, nella Toscana cara all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, sabato 26 settembre va in scena un appuntamento imperdibile, intitolato “Cambiare!”, ossia l’assemblea nazionale dei Riformisti del Pd. E i nomi dei protagonisti sono interessanti: l’eurodeputato Giorgio Gori, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il cattolicissimo Graziano Delrio, e poi Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Sandra Zampa e Simona Malpezzi. Ad aprire l’evento il padrone di casa, cioè il sindaco di Prato, Matteo Biffoni.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

Gente che non vuole proprio sentire il nome di Giuseppe Conte, roba da far venire l’orticaria, in particolare quando il leader pentastellato veste i panni del filorusso, anzi filoputiniano. Che poi l’incontro “Cambiare!” è il passo successivo di “Crescere!”, appuntamento dell’anno scorso: questo serve a dare la linea in vista delle elezioni politiche del 2027, e senza farsi mettere i piedi in testa da Conte.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La linea è chiara, come si legge nel documento che accompagna il programma: «Abbiamo scelto Prato perché qui si vede meglio che altrove cosa significa per un territorio manifatturiero stare dentro la competizione globale: costi dell’energia, concorrenza internazionale, bisogno di innovazione e di lavoro qualificato. Il Paese è fermo e il governo non ha idee all’altezza che possano innescare un processo di rilancio. Noi vogliamo portare proposte serie, non slogan: su come far crescere le imprese, rafforzare l’Europa, rendere credibile la proposta di governo del centrosinistra e rimettere in moto un’Italia che da troppo tempo non cresce. Per questo abbiamo chiamato la giornata “Cambiare!”, un invito rivolto a tutti noi». Formalmente non si parla di Schlein, ma tutto il progetto è rivolto alla segretaria del Pd.

Bossi agli antipodi: Riccardo arrestato e Umberto celebrato

Strana la vita: Riccardo Bossi è stato arrestato nella giornata di giovedì, e le agenzie hanno lanciato la notizia poco più di un’ora prima della celebrazione in onore di Umberto Bossi alla Camera dei deputati. Già, perché nella sala della Regina, alle 17, il programma di Montecitorio ha previsto la presentazione del volume Umberto Bossi – Discorsi politici e parlamentari, con il saluto del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: tutto in casa leghista. Ma si sa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: che poi, voler ricordare un leader politico sanguigno come Bossi con un libro per molti è stata una forzatura…

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
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La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

La singolare password di Landini

Incontro di Maurizio Landini con la stampa, nella sede nazionale della Cgil, a Roma, in corso d’Italia. Il segretario illustra le manifestazioni che si svolgeranno a Milano alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Teatro alla Scala, divertendosi anche per il francobollo che è stato dedicato all’evento, addirittura ringraziando per questo il ministero guidato da Adolfo Urso. Ma c’è una cosa che attira i giornalisti, oltre all’eloquio torrenziale di Landini, nella sala intitolata a Fernando Santi, dove appare anche un bel quadro di Carlo Levi dedicato allo storico sindacalista riformista: l’accesso a internet. Appena entrati nella sala, un cartello indica che c’è un nuovo wi-fi a disposizione, con una singolare password: –eccheneso-. Davvero particolare, come scelta. E nella serata di venerdì Landini a Roma, nella villa Lazzaroni, sarà presente alla festa del tesseramento della Cgil Roma e Lazio, ossia «l’attivo del sindacato regionale», come si dice ancora oggi usando il linguaggio di una volta.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno

«Chi andrà a perdere la partita contro Roberto Gualtieri? Tanto sanno tutti che vincerà il sindaco uscente», si sente dire a via della Scrofa, quartier generale di Fratelli d’Italia. Le Comunali a Roma, come del resto quelle di Milano, sono una bella gatta da pelare e Arianna Meloni lo sa bene. Gualtieri forte del suo “campo largo” pare aver in tasca la riconferma. Il “gabbiano” Fabio Rampelli è l’eterno aspirante alla fascia tricolore. Questa volta pareva cosa fatta visti gli endorsement di Arianna Meloni e di Francesco Rocca. Ma la guerra interna a destra è imprevedibile e ora pare essere in vantaggio Roberta Angelilli, già Fronte della Gioventù, quindi Alleanza Nazionale, e più volte parlamentare europea con passaggi anche nel Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e Forza Italia. Alla fine, nel 2023 è tornata nella destra-destra, diventando vicepresidente della Regione Lazio, nominata da Rocca anche grazie alle tante preferenze ottenute, quasi 30 mila. Insomma nella Fiamma si preannuncia una corsa a due per il Campidoglio. E l’occasione giusta per sciogliere le riserve potrebbe essere la kermesse di Atreju, il prossimo dicembre.

In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (Ansa).

Malpensa in festa: diventa l’aeroporto Berlusconi

Ci siamo, il grande giorno sta arrivando: a Ferno, in provincia di Varese, venerdì mattina l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa verrà intitolato ufficialmente a Silvio Berlusconi. Alle 11, nell’area Arrivi del Terminal 1, sbarcheranno il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, il collega dei Trasporti Matteo Salvini – che qualche giorno fa ha annunciato la data dell’evento – il governatore lombardo Attilio Fontana (già ci si aspettano tra i due sorrisi gelidi) e alcuni rappresentanti della famiglia Berlusconi. E qui fioccano le scommesse, specie da parte dei forzisti: vista la presenza di Tajani, ci sarà Marina Berlusconi? Giorgia Meloni si guarda bene dal partecipare all’evento, spifferano a Palazzo Chigi, anche perché per Fratelli d’Italia c’è già in lista La Russa, che avrà il ruolo di più alta carica dello Stato presente. Grande assente il sindaco Beppe Sala, contrario all’intitolazione dell’aeroporto al Cav.

In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno

È tornata Maria Rosaria Boccia. Dopo l’ospitata da Massimo Giletti allo Stato delle cose, martedì sera ha bissato a Filorosso di Antonino Monteleone. L’eclettica imprenditrice di Pompei pare però aver perso il tocco magico. In entrambi i casi, infatti, non ha fatto registrare picchi di share. Filorosso si è fermato al 2,7 per cento contro il 2,6 del martedì precedente, mentre Giletti ha incassato il 7,4 per cento contro il 7,8 per cento del debutto.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Maria Rosaria Boccia allo stato delle cose.

Dopo il bailamme mediatico del caso Sangiuliano, Boccia tenta il bis con l’effetto Ranucci, complice l’uscita del suo libro Guai a chi lo tocca, Io, Sigfrido e le tempeste («In appena 72 ore, è al primo posto tra i Bestseller Kindle di Giornalismo su Amazon», esulta lei su Instagram) e la promessa (o la minaccia, a seconda di come la si legge) di avere pronto e «congelato» un altro titolo che aprirà, assicura, un nuovo vaso di Pandora.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Il libro di Maria Rosaria Boccia.

Restando a Monteleone, non è stato salvifico per lo share nemmeno il monologo affidato a Fabio Ferrari – figlio del grande Paolo e per i più âgés Chicco Lazzaretti dei I ragazzi della 3ª C – che nei piani forse doveva essere un Massini de destra. Se sui social le sue posizioni politiche non fossero sufficientemente chiare, pochi giorni fa al Tempo aveva ammesso di non aver votato per Giorgia Meloni ma di non vedere l’ora di farlo.

Coerente, del resto, con quanto confessò al Foglio più o meno un anno fa quando oltre a esprimere stima nei confronti della premier giurò di non aver mai votato a destra e di non essersi «mai spinto oltre Calenda». Alla fine è stato cosi anche per le percentuali di share…

Avvistato Dimito in via del Tritone

Dopo l’uscita repentina dal gruppo Sae di Leonardis – avventura durata appena 21 giorni – dove è stato avvistato Rosario Dimito? A Roma, a via del Tritone, davanti al Messaggero. In tanti lo hanno riconosciuto e salutato. Tornerà alla testata che aveva abbandonato per andare a Torino? 

Brunetta schiera Visco e “sfida” Mattarella

Pomeriggio di fuoco per gli appuntamenti romani, con Renato Brunetta pronto a sfidare nientemeno che Sergio Mattarella. Mercoledì intorno alle 17 a villa Lubin, sede del Cnel brunettiano, va in scena la presentazione del libro Una nuova Bretton Woods per il XXI secolo di Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli. Brunetta ‘schiera’ Ignazio Visco, governatore onorario della Banca d’Italia, in compagnia di Enzo Moavero Milanesi, presidente di Unidroit. Alla stessa ora, però, il Presidente della Repubblica sarà nella Sala della Regina di Montecitorio per la presentazione dell’Edizione nazionale delle Opere di Aldo Moro seguita dalla tavola rotonda “L’Eredità di Aldo Moro nella Storia della Repubblica”. Curiosamente entrambi gli eventi sono moderati da firme de Il Sole 24 Ore: a Villa Lubin ci sarà Dino Pesole, a Montecitorio Lina Palmerini.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Renato Brunetta con Ignazio Visco (Imagoeconomica).

Il combattente Vespa

Non molla la prima linea. E nemmeno Rai 1. Anche se ammaccato a causa di una caduta, Bruno Vespa, indomito, dopo aver affrontato le cure al Policlinico Gemelli, non ha voluto rinviare l’intervista a Giorgia Meloni ospite sia di Cinque minuti sia di Porta a Porta, presentandosi ammaccato. La Presidente del Consiglio – che da Vespa ha attaccato frontalmente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tetto agli alunni stranieri – aveva pure proposto di rinviare l’impegno vista l’età del conduttore…

A Roma Abravanel finisce al museo

Roger Abravanel, ex direttore di McKinsey, saggista ed editorialista del Corriere della sera, è finito al museo. Che poi è la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, diretta dalla moglie, Renata Cristina Mazzantini. Martedì sera, Abravanel era a Valle Giulia per festeggiare il restauro delle opere di Pietro Consagra ed Eliseo Mattiacci. Nel giardino si è brindato insieme al presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. Mazzantini proprio al Corriere, qualche giorno fa, aveva raccontato la sua storia con Abravanel, conosciuto quando scrisse Meritocrazia. «Mio marito è un gigante», aveva sottolineato Mazzantini, «Lui è un McKinsey che si è battuto anche per l’apertura dei cda alle donne».

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Roger Abravanel a Villa Giulia (L43).

Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole

Ministro Valditara, che fa? Copia? Proprio lei! Qualcuno ha notato il titolo non proprio originalissimo del libro di Giuseppe Valditara, leghista e titolare del dicastero dell’Istruzione e del Merito nel governo Meloni. La rivoluzione del buonsenso – Per un Paese normale è uscito nel 2025, edito da Guerini e Associati, e se la prende, tra le altre cose, con gli eccessi del wokismo, tanto per cambiare. Forse Valditara avrà preso ispirazione da una stretta collega di governo, quasi una compagna di banco, cioè la forzista Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. Il cui padre – Giorgio Bernini, giurista all’Onu e ministro del Commercio con l’estero nel primo governo Berlusconi, morto a 91 anni nel 2020 – scrisse nel 1993 La rivoluzione del buonsenso: il risveglio dell’impolitico, all’epoca prendendosela con «l’onnipresente e monolitica partitocrazia», nella quale l’autore «ha rifiutato di identificarsi». Di qui «il ruolo di impolitico, spettatore impegnato ma estraneo al sistema del potere». Oltre 30 anni dopo, insomma, Valditara ritenta un’altra rivoluzione, ma chiamandola alla stessa maniera. A giudicare dai commenti su Amazon, non ha scatenato particolare entusiasmo tra i lettori. Sul sito compare infatti una sola recensione, intitolata, che non usa troppi giri di parole «Buono per il camino. Libro delirante di un ministero che finanzia le scuole private e trascura la scuola di cui dovrebbe essere rappresentante».

Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
I due libri con lo stesso titolo.
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
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Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
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Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole

Conte fa la spesa all’Esselunga per monitorare l’inflazione

Venerdì sera, a Roma. Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio, se ne va solo soletto a fare la spesa alla piccola Esselunga in pieno centro, quella di via Tomacelli: camicia sopra i pantaloni, niente giacca con la pochette d’ordinanza, è in libera uscita, ma viene riconosciuto dai passanti. Il leader del Movimento 5 stelle esce dal supermarket e con una classica busta gialla inizia a percorrere via Condotti e le altre strade del centro mentre è impegnato in una lunga telefonata. Avrà voluto testare con mano a che punto è arrivato il caro vita che attanaglia gli italiani? Del resto anche Giorgia Meloni, rispondendo al Partito democratico durante un’interrogazione in Senato a maggio, aveva confessato di fare la stessa cosa: «L’ultima volta che ho fatto la spesa al supermercato è stato sabato scorso. Io non rinuncio a stare in mezzo alla gente, non rinuncio a fare una vita normale, capisco che intorno a questo governo tanto affetto dopo quattro anni e qualcosa significherà». “Giuseppi” forse sta provando a imitarla…

Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole

Vannacci, Alemanno e quella presenza calabrese

Ma quanta paura fa il generale Roberto Vannacci alla destra di governo? I sondaggi vedono crescere ogni giorno i consensi per Futuro Nazionale, e a Orvieto tra una scatenata Laura Ravetto e l’economista Antonio Maria Rinaldi, entrambi ex leghisti, ecco arrivare anche Gianni Alemanno. Sì, l’ex sindaco di Roma, l’ideologo del movimento, tanto che qualcuno ha inventato una sintesi della coppia, “Alemannacci”, crasi perfetta tra Alemanno e Vannacci. C’è chi comunicava in diretta cosa stava accadendo a Orvieto a quelli di Fratelli d’Italia, e molti sono saltati sulla sedia quando hanno saputo della presenza in platea della figlia di donna Assunta Almirante, Giuliana de’ Medici. Un bel segnale per Vannacci, specie in vista delle elezioni suppletive a Reggio Calabria, dato che la consorte di Giorgio Almirante era calabrese al 100 per cento. E il giorno 23 settembre sono tutti convocati a Reggio, per sostenere il candidato Domenico Giannetta, il medico chirurgo, dirigente ospedaliero, che ha sempre militato in Forza Italia per poi abbracciare la causa di Futuro Nazionale. Giannetta è anche cittadino onorario di Cuiabà, la capitale dello Stato del Mato Grosso, in Brasile, e non gli mancherà il sostegno dei carioca.

Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Giuliana de’ Medici Almirante con donna Assunta nel 2013 (foto Imagoeconomica).

Te c’hanno mai Mamdami…

Roberto Gualtieri in visita a New York. Il sindaco di Roma ha incontrato il collega statunitense, Zohran Mamdani, nel corso di un faccia a faccia all’Urban 20 Mayors Summit 2026, ospitato e organizzato proprio dal primo cittadino della Grande Mela. Mettendo in allerta i costruttori romani, dato che Gualtieri ha pronunciato queste parole: «Abbiamo deciso di mettere in contatto i nostri rispettivi staff per approfondire delle forme, degli esperimenti, delle modalità di gestione delle questioni abitative di Roma che loro vogliono studiare. E, viceversa, noi studieremo approfonditamente alcuni elementi del loro piano casa, proprio per imparare ciascuno dall’esperienza dell’altro con uno spirito di grande amicizia e collaborazione». Gualtieri insomma pare pronto ad attaccare le politiche nazionali, dell’Italia e degli Stati Uniti: «I sindaci e le città stanno provando a dare risposte, spesso non aiutati dai governi o dovendo trovare soluzioni con strumenti limitati».

Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole

Toh, Guerri è a favore degli occupanti dello Spin Time

Ennesima spaccatura a destra, con un altro intellettuale protagonista: non bastava Pietrangelo Buttafuoco con il caos provocato alla Biennale di Venezia con l’apertura ai russi, ora anche Giordano Bruno Guerri ha trovato il modo di mettersi al centro di una polemica, stavolta tutta romana. Sì, perché Guerri ha avuto l’idea di difendere gli occupanti dello Spin Time, parlando alla trasmissione di RaiTre L’Elefante, condotta da Peter Gomez. Cosa ha detto Guerri? «Sullo Spin Time il sindaco di Roma ha provato a comprare lo stabile, a lanciare un’offerta, ma forse lo Stato potrebbe intervenire con maggiore autorità per proteggere questo bene, che è il nostro». Non solo: «La proprietà privata è un fondamento della nostra società e quindi va rispettata. Dall’altra parte vi sono gli espropri. Lo Stato si attribuisce il diritto di prendere la proprietà per costruire un’autostrada o un ponte. E qui è possibile violare la proprietà privata. Adesso bisogna chiedersi se in questo caso vale la pena di farlo. Secondo me sì. Perché quello è un miracolo, perché senza politica, senza sacerdoti, senza benefattori, hanno creato una struttura sorprendente, una sorta di città ideale dove vivono in comunità, hanno risolto problemi e hanno creato arte. Hanno riempito questo edificio, che era un mattatoio, di bellezza, dove vanno artisti a portare e creare nuova bellezza». Ma come, con tutti gli anni che ci ha messo la destra per liberarlo? Con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in prima linea? Ormai, dicono dalle parti di Fratelli d’Italia, «anche Giordano Bruno Guerri lo dobbiamo dare per perso. Che poi magari ce lo ritroviamo in parlamento, con Buttafuoco, eletto con qualcun altro…».

Il libro di Valditara col titolo già sentito, Conte fa la spesa e altre pillole
Giordano Bruno Guerri (foto Imagoeconomica).

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno

Francesco Rocca unchained. Il numero uno della Pisana in quota Fratelli d’Italia in questi giorni è vulcanico. Il bersaglio? il forzista Claudio Lotito. Circa l’inchiesta della Procura di Roma sul presunto complotto per destituirlo dalla presidenza della SS Lazio, Rocca, agguerrito tifoso biancoceleste, pare avere le idee chiare: «Sull’inchie­sta sospen­de­rei il giu­di­zio», ha detto al Corriere della sera, «e comun­que non ci vedo un nesso tra la pro­te­sta di popolo e la poli­tica. Sil­vio Ber­lu­sconi can­didò Lotito per­ché era il pre­si­dente della Lazio e dun­que capace di por­tare con­sensi, ma con le sue barac­co­nate si è cac­ciato lui adesso in que­sta situa­zione. È un pro­blema di postura». E ancora: «Lui è fis­sato col com­plotto, credo abbia pro­prio un pro­blema carat­te­riale, una totale man­canza di empa­tia». Complotto o meno, è un fatto che Lotito ormai è completamente isolato anche all’interno di Forza Italia. Sarà, maligna qualcuno, anche perché «Antonio Tajani è juventino». O più probabilmente perché la curva dà e la curva prende. E un ulteriore salasso di voti gli azzurri, tallonati se non superati da Futuro Nazionale, proprio non possono permetterselo.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Claudio Lotito con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Parole che hanno ringalluzzito gli aquilotti, tanto da far pensare a una possibile candidatura di Rocca per il Campidoglio. Suggestione che il diretto interessato ha però stroncato sul nascere. Non solo dovrebbe lasciare anzitempo l’incarico in Regione, ma vorrebbe ricandidarsi per un secondo mandato. Fatto sta che alle feste dei vip, come a quella di giovedì sera del Circolo Parioli, Roberto Gualtieri e Rocca sembravano impegnati in un “testa a testa” dal sapore elettorale. A questo punto resta da capire chi candiderà il centrodestra contro il sindaco di centrosinistra, che secondo i sondaggi è il favorito per una rielezione. I primi nomi sono noti: l’eterno gabbiano Fabio Rampelli, la destrissima Roberta Angelilli, assessora regionale allo Sviluppo economico e la consigliera regionale di FdI Laura Corrotti. E Rocca che dice? «Rampelli è un ottimo profilo, vediamo se accetta».

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (foto Imagoeconomica).

Rai, Sergio non va in pensione: deve recuperare le ferie

Guai a dire che Roberto Sergio ora andrà in pensione: il dg della Rai ha ufficializzato che il 30 settembre concluderà anticipatamente il suo percorso professionale e ha chiarito che il suo pensionamento scatterà il primo giugno 2027. Com’è possibile? Anche in Rai c’è l’abitudine di cumulare il cosiddetto “monte ferie” che deve essere liquidato o consumato prima di lasciare l’azienda. Forse Sergio di giorni arretrati ne aveva parecchi… Resta invece aperto il capitolo sammarinese, a cui Sergio pare tenere parecchio. «A valle delle determinazioni che il consiglio di amministrazione della Rai assumerà nella riunione prevista a fine mese», spiega, «valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino Rtv, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali». Vedremo, anche perché si vocifera che Sergio ambirebbe a ritornare nel cda Rai alla prossima infornata di nomine.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Anniversario della presa di Porta Pia? Meglio l’Angelus di Leone

«Minimo sindacale, anzi, nemmeno quello»: in Campidoglio tengono a precisare che quest’anno le celebrazioni per il 20 settembre, anniversario della presa di Porta Pia, sono al lumicino. Quello che una volta era un rito della sinistra romana ora è solo un ricordo. Anzi, visto che quest’anno il 20 settembre cade di domenica, e che si avvicina l’appuntamento con le elezioni anche nella Capitale, è meglio andare a piazza San Pietro a sentire l’Angelus di papa Leone XIV, magari facendosi notare dalle telecamere.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde

Avete capito bene, aboliremo il bollo auto. In realtà per ora lo sospendiamo e basta, ma non stiamo a sottilizzare. La mossa berlusconiana in stile Ici 2006 sembra proprio la più classica delle mancette pre-elettorali, e nel governo è partita la gara a metterci il cappello sopra. Troppo ghiotta da rivendicare come propria idea: così Giorgia Meloni, dopo averla annunciata in Consiglio dei ministri, ha pubblicato due video sui suoi canali social, il secondo dei quali per dire che la misura non sarà valida solo per il 2027 ma diventerà strutturale (tanto per le coperture ci pensa Giancarlo Giorgetti). L’intervento era ripreso dall’ospitata di mercoledì sera su Rete4 da Nicola Porro, dove la premier si è pigliata i meriti.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Giorgia Meloni da Nicola Porro.

Matteo Salvini, sponda Lega, non è stato da meno: prima un video per le strade di Roma proprio davanti al suo ministero dei Trasporti, inquadrato per bene, con la targa in bella vista, a ricordare che la materia è la sua, il merito è il suo, la promessa era la sua. E poi di sera stesso copione, sempre su Rete4, stavolta da Paolo Del Debbio.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Il video di Salvini davanti al suo ministero dei Trasporti.

E Antonio Tajani? Mica poteva far sembrare che Forza Italia non c’entrasse nulla: oltre a essere andato pure lui in tivù, identico canale dei colleghi (grande originalità), stavolta da Bianca Berlinguer, ha mandato avanti il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (uno che tra l’altro punta a fargli le scarpe alla guida del partito, dopo le elezioni, ma questa è un’altra storia), che ha ricordato come fosse stato proprio lui il primo a escogitare la geniale trovata!

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Roberto Occhiuto rivendica l’idea di togliere il bollo auto.

«Lo scorso 13 giugno, in un’intervista al Messaggero, fui il primo a lanciare l’idea di una misura bandiera, facilmente riconoscibile dai cittadini e in linea con quanto aveva fatto negli scorsi decenni il presidente Silvio Berlusconi. Avevo proposto l’abolizione del bollo auto a livello nazionale, e dopo qualche settimana anche il mio partito, Forza Italia, aveva fatto propria questa suggestione. Oggi quella proposta diventa una misura concreta del governo guidato da Giorgia Meloni». Insomma è merito di tutti, tranne che di Roberto Vannacci, ricordatevelo quando sarete nel segreto dell’urna l’anno prossimo.

Le proteste delle Regioni per il mancato introito

Poi ci sono le polemiche alimentate da chi questa decisione la subirà. Il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani per esempio. Che proprio non ci sta a vedersi soffiare 300 milioni di euro di introiti per aiutare Meloni nell’anno che precede l’appuntamento con le elezioni politiche. E sul Fatto Quotidiano Giani è partito con la protesta, che ha anche solide basi giuridiche, secondo numerosi costituzionalisti. Le Regioni, a cominciare da quelle di sinistra, non staranno a guardare, ma la premier rischia di vedersela brutta anche con le amministrazioni guidate dalla destra, prive di fondi derivanti dal bollo.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Elly Schlein con Eugenio Giani (Ansa).

Dalle parti di Urso non c’è grande entusiasmo

Non solo: la decisione meloniana ha messo in subbuglio due ministeri, quelli del già citato Salvini e di Adolfo Urso. Perché in effetti pure in via Veneto, sede del dicastero delle Imprese e del Made in Italy, nonostante Urso sia dello stesso partito della premier, ossia Fratelli d’Italia, non si registra grande entusiasmo: era stata appena presentata la nuova Lancia Gamma, e al Mimit ci tengono sempre tantissimo ad avere in mano il boccino degli incentivi sulle auto, tra rottamazioni e passaggio all’elettrico. Sì, perché in fondo la scelta di limitare l’annullamento del bollo alle vetture meno potenti è, di fatto, un incentivo per indirizzare gli italiani a comprare quelle piccole e con pochi cavalli. Una modalità che può drogare il mercato, come succede ogni volta che viene adottata una decisione politica in tema di tasse e imposte.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Giorgia Meloni e Adolfo Urso (foto Imagoeconomica).

Come cambieranno gli acquisti degli italiani?

Chi voleva un’auto veloce dirotterà le sue preferenze su una lenta? L’incentivo è un argomento di stretta competenza del Mimit di Urso: «Un furto d’auto in piena regola», scherza qualcuno, con Palazzo Chigi che ha sfilato la politica sulla motorizzazione a chi dovrebbe gestirla. Come andrà a finire? Intanto finiranno ferme sui piazzali delle concessionarie le auto con oltre 109 cavalli (l’equivalente degli 80 kW indicati dalla misura governativa), una soglia “amica” del gruppo Stellantis, che non ha in portafoglio vetture da Formula 1. Qualcuno maligna dicendo che rimane fuori, per esempio, il modello di Dacia Duster da 120 cavalli, e Dacia – che fa parte del gruppo Renault – piace molto a chi vuole viaggiare risparmiando. Alla fine, per Meloni saranno più le rimostranze che gli applausi, dato che è stata adottata una scelta selettiva, e non universale. E pensare che la buonanima del Cavaliere voleva abolirlo per tutti, questo bollo auto, prima nel 2008 e poi nel 2017, sempre – guarda caso – in occasione di una campagna elettorale.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti con quella faccia un po’ così di chi non sa dove prendere le coperture (foto Ansa).

La guerra di FdI a Bertolaso in Lombardia e le altre pillole del giorno

Tira aria pesante in Regione Lombardia. Non stupisce, certo. Ma le fibrillazioni tra alleati si sono fatte più intense. Il nodo del contendere è sempre lui: Guido Bertolaso, assessore al Welfare, legatissimo ad Attilio Fontana e mai digerito da Fratelli d’Italia. Da questa estate tiene banco lo scontro sul piano nomine presentato da Bertolaso: sostituire al Niguarda il pensionando Alberto Zoli, che ha già presentato le dimissioni, con il numero uno della Direzione regionale Welfare Mario Melazzini, il quale a sua volta lascerebbe la poltrona all’attuale dirigente dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco Maria Grazia Colombo, molto stimata dall’assessore. Nella riunione di Giunta di lunedì 14 settembre, invece di trovare la quadra, si è aggiunto il caso del Pio Albergo Trivulzio, con FdI schierata contro la proroga di Francesco Paolo Tronca. L’ennesimo no che ha irritato – per usare un eufemismo – Fontana, il quale ha lasciato l’aula sbattendo la porta e convocando in separata sede gli assessori leghisti.

La guerra di FdI a Bertolaso in Lombardia e le altre pillole del giorno
Attilio Fontana con Guido Bertolaso (Imagoeconomica).

In realtà i meloniani punterebbero a rimandare ogni decisione a dicembre, quando, alla scadenza dei manager di tutte le Asst e Ats, contano di fare man bassa di poltrone. Non bastasse, martedì si è aperto un nuovo fronte. In Consiglio regionale Bertolaso è stato chiamato a rispondere a un’interrogazione del meloniano Matteo Forte sul fine vita e sul suicidio assistito di Domenico Zuccarella: Romano La Russa ha chiesto il ritiro delle linee della Regione volute proprio da Bertolaso. Insomma, ogni occasione è buona per picconare l’assessore che già nel 2025 FdI aveva tentato di “commissariare”, provocando un mezzo terremoto.

La guerra di FdI a Bertolaso in Lombardia e le altre pillole del giorno
Ignazio e Romano La Russa (foto Imagoeconomica).

Ora ci risiamo: Bertolaso, poco avvezzo alla diplomazia politica e all’arte del compromesso, potrebbe persino arrivare a lasciare l’incarico. Una delega su cui FdI da tempo ha puntato gli occhi, ma alla quale difficilmente la Lega rinuncerebbe. E Fontana? Il governatore, dopo le critiche a Matteo Salvini ricucite solo per metà, è in una posizione delicata all’interno del partito. E forse agli occhi di FdI non è più intoccabile, tanto che c’è il sospetto che il pressing dei meloniani lombardi sia stato in qualche modo sdoganato da via della Scrofa. Anche il presidente della Regione verso l’addio? Sarebbe quasi un unicum visto che l’unico governatore lombardo a dimettersi è stato Roberto Formigoni nel 2013, però lo scenario non era certo paragonabile a quello attuale.

La guerra di FdI a Bertolaso in Lombardia e le altre pillole del giorno
Attilio Fontana (Ansa).

Tentare di sfiduciare Fontana, poi, non sarebbe una mossa molto furba. Il partito di Meloni, stando all’accordo stretto con la Lega, esprimerà il candidato governatore del centrodestra, e la responsabilità di aver causato la caduta della Giunta si potrebbe ripercuotere anche sulle Politiche 2027, senza contare che alle prossime Comunali di Milano, Roma e Napoli il centrodestra rischia di perdere. E quindi? I più realisti prevedono che da qui a fine consiliatura, nel 2028, sarà una lenta agonia, salvo sorprese ovviamente. Un po’ come sta accadendo nella Lega…

Per Meloni comincia “Fenix. Il tempo del coraggio”

Il 16 settembre a Roma, all’Eur, comincia “Fenix. Il tempo del coraggio”, kermesse cara a Gioventù Nazionale che sarà chiusa domenica da Giorgia Meloni. L’elenco dei partecipanti è chilometrico: Francesco Rocca, presidente Regione Lazio, Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il renziano Roberto Giachetti, Ignazio La Russa, presidente del Senato intervistato da Peter Gomez. Fenix sarà anche l’occasione per presentare Senza maschera di Tommaso Longobardi (che ha da poco lasciato la comunicazione social di Meloni per impegnarsi, si dice, nella campagna elettorale) e The Italian dream di Alexander Ross. Da popcorn l’incontro “L’anticomunismo e la violenza antifascista dagli Anni 70 a oggi” con Franco Cardini, Giampiero Mughini, Gennaro Sangiuliano e Francesco Storace.

Urso e il passo più lungo della Gamma

La nuova Lancia Gamma arriva da Adolfo Urso, in via Veneto. Al Mimit l’appuntamento era fissato per le 17 di mercoledì 16 settembre, ma poi è stato repentinamente anticipato di un paio d’ore. L’auto prodotta a Melfi, secondo quanto dicono a Stellantis, dovrebbe partecipare alle prossime gare di acquisto della pubblica amministrazione, e la visita romana del gruppo guidato da John Elkann servirebbe anche a questo.

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno

A Roma, nello spazio della Nuvola all’Eur, sono le 18 di un lunedì sera e improvvisamente arriva il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. D’altronde c’è il Roma Bar Show, alla prima giornata, e se la mattina il protagonista è stato il presidente dell’Ice (Italian Trade & Investment Agency) Matteo Zoppas, Lollo giunge sulla scena molto dopo: prima tappa allo stand della Regione Calabria e poi via tra degustazioni, cicchetti vari e superalcolici. Nel giro viene “scortato” da Micaela Pallini, Cavaliere del lavoro con un grande spazio nella Nuvola per i suoi prodotti: e così via tra amari, aniciati, liquori, sciroppi e altri prodotti ad alto grado alcolico. Non mancano aceti balsamici e gin, ma Lollo “tiene botta” e continua a visitare la fiera. L’angolo dell’olio (vi ricordate quando sosteneva fosse normale pagare una bottiglia di extravergine 30 euro?) diventa un momento di relax. Certo, la vita da ministro dell’Agricoltura è durissima, ci vuole un fisico bestiale.

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno

Zingaretti gira lontano da Lotito

Luca Zingaretti sta girando a Formello per Paramount+ la nuova serie originale Il metodo Paraldi, che lo vede protagonista. La direzione è affidata a Giuseppe Gagliardi, produzione di Simona Ercolani per Stand by Me. Un “crime drama originale” in cui il giallo si mescola al piacere del buon bere e del buon mangiare. Marco Paraldi, interpretato da Zingaretti, è un ex giornalista diventato vinaio: la serie è liberamente tratta dai romanzi del “corrierista” Fabrizio Roncone. Zingaretti custodisce un segreto: dato che deve presentarsi ogni giorno a Formello, luogo delle riprese, gli toccherebbe passare davanti al centro sportivo della Lazio di Claudio Lotito (sulla quale tra l’altro si è appena aperto un nuovo filone giudiziario). Pare invece che Zingaretti, tifosissimo della Roma e fratello di Nicola, europarlamentare del Pd, compia un lungo percorso per evitare di avere sotto gli occhi il quartier generale biancoceleste del parlamentare di Forza Italia, contestatissimo dai tifosi che disertano lo stadio Olimpico. Certo, così si aumenta di qualche chilometro la strada da fare, ma questo tour permette di arrivare alla meta, sul set, senza dover fare un pellegrinaggio quotidiano a casa dei rivali…

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
Luca Zingaretti (foto Imagoeconomica).

La festa di Class Editori con sorpresa, l’asse De Luca-Lega e le altre pillole

Prima la grande festa, poi domani pensiamo a sforbiciare. Una 24 ore paradossale quella che dovrebbe attendere Class Editori. Lunedì 14 settembre è in programma un super evento alla Triennale di Milano per celebrare il gruppo, che tra gli altri edita Milano Finanza, ItaliaOggi, Class, Capital e si autodefinisce «una realtà multimediale unica, rimasta fedele allo slancio con cui è nata. Una casa editrice che ha raccontato e continua a raccontare con respiro internazionale l’evoluzione di una società proiettata verso il futuro, dove l’innovazione è sfida e opportunità da cogliere in ogni sua forma». Il party in pompa magna è dedicato ai 40 anni di attività, descritti con toni sfarzosi: «Quattro decenni di sviluppi e cambiamenti nell’economia, nella cultura e nella vita dell’Italia e degli italiani. Otto lustri di profonde rivoluzioni, soprattutto nel campo dell’informazione. Un percorso lungo e coraggioso». E ancora: «Un viaggio proseguito sempre in prima linea con professionalità, passione, orgoglio e profondo spirito di indipendenza». Nel programma della serata sono previste «iniziative ideate per raccontare idee, protagonisti e imprese che hanno segnato 40 anni di storia, e che contribuiranno a immaginare e vivere i prossimi 40». Tutto bene, tutto bello? Insomma. Se la sera c’è il taglio della torta, il giorno dopo pare sia in agenda il taglio del personale. Secondo i ben informati proprio martedì 15 settembre è stata fissata infatti la riunione con i sindacati per discutere di esuberi e uscite “volontarie” da MF Servizi, dove c’è tutto il personale non giornalistico. Obiettivo: ridurre i costi. Dopo la festa, a qualcuno verrà “fatta la festa”?

Lo sceriffo fa asse con la Lega

Ma come, lo sceriffo Vincenzo De Luca fa asse con la Lega e attacca la giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico? Normali stranezze della politica quando c’è di mezzo il viceré. La pietra dello scandalo è stata una delibera della Regione che stanzia 8 milioni di euro per i disoccupati e gli inoccupati di lunga durata. Un progetto che prende spunto da un altro molto simile bocciato dal governo. De Luca non le ha mandate a dire all’alleato: «In un Paese normale e civile dopo che il ministero ha verificato l’esistenza di irregolarità e ha comunicato che non caccia più neanche un euro, si blocca tutto. Questa vicenda dovrebbe essere sottoposta anche alla procura e alla Guardia di finanza». E il “suo” assessore in giunta, Fulvio Bonavitacola, non ha firmato la delibera. Il ministero del Lavoro aveva disposto la revoca dei soldi, mentre il leghista Claudio Durigon, potente sottosegretario di Stato nel governo Meloni, ha negato si trattasse di una scelta politica o di un dispetto. Ora De Luca di fatto si è schierato dalla sua parte…

A chi salta la moschea al naso

Da lunedì 14 settembre a Roma viaggia il bus 252, per collegare la moschea capitolina, luogo di culto della comunità islamica, alla linea B della metropolitana. Chissà se Matteo Salvini, che è pure ministro dei Trasporti, si sarà accorto della novità introdotta dal sindaco Roberto Gualtieri, molto utile per fare un po’ di solita strumentalizzazione politica, o se magari è troppo impegnato con il caos della sua Lega. L’operazione viene descritta così: «Il collegamento circolare unisce la stazione Policlinico della metro B e B1 alla grande moschea di Roma, la più grande d’Europa, e ai quartieri che gravitano su via dei Campi Sportivi e via Giacinta Pezzana. Il nuovo servizio, progettato da Roma Servizi per la Mobilità ed esercitato da Atac, nasce per rendere raggiungibili con il mezzo pubblico, senza dipendere dall’auto, il luogo di culto e il Centro islamico culturale d’Italia, frequentati ogni settimana da migliaia di persone e in particolare nei giorni di preghiera e nelle festività, insieme a un quadrante che comprende Villa Ada, l’Acqua Acetosa e gli impianti sportivi del Foro Italico». Un’iniziativa che arriva con anni di ritardo, dato che la moschea è operativa dal 1995, e da ora in avanti utilizzerà «vetture di sette metri e mezzo adatte alle strade strette del quartiere, in esercizio tutti i giorni, festivi compresi, dalle 7.30 alle 20, con 13 corse quotidiane e una frequenza oraria». Qualcuno teme che si trasformi in una specie di “bus ghetto”…

La festa di Class Editori con sorpresa, l’asse De Luca-Lega e le altre pillole
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, a sorpresa sul palco con Jovanotti, in duetto al concerto al Circo Massimo, a Roma, domenica 13 settembre (foto Ansa).

Salvini e il buon esempio a scuola

Suona la campanella e il ministro Salvini non può certo lasciarsi scappare l’opportunità di commentare qualcosa che non dovrebbe competergli, occupandosi lui di trasporti. Ecco allora il post strappalacrime corredato di foto con grembiulino del mini-Matteo, ai tempi della 1D alle elementari: «Buon inizio di anno scolastico a bimbe e bimbi, a ragazze e ragazzi che si affacciano alla vita. E un enorme GRAZIE agli insegnanti e a tutto il personale scolastico che accompagna i nostri figli sulla strada più delicata e bella. Vivete la scuola e la vita senza paura ragazzi, non perdete neanche una occasione, godetevi ogni minuto e ogni campanella», ha scritto il leader della Lega. Che però nel 2024 era un po’ meno romantico sull’avventura dello studio: «Sì, io a scuola copiavo. Però facevo anche copiare, perché la cosa più insopportabile sono quelli bravi che non fanno copiare. Questo è un comportamento grave». Sempre un esempio.

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole

Massimo D’Alema «si è stufato di guardare gli altri che fanno disastri». Gli amici del vecchio Pci romano sono contenti, “Baffino” sembra essere tornato nella battaglia politica. E ha scelto il suo “cavallo”, che poi è lo stesso che aveva individuato tanti anni fa, uno storico appassionato di Antonio Gramsci e della storia del partito, conosciuto grazie alla moglie Linda Giuva, archivista e “mente” dell’istituto che si occupa delle memorie di Gramsci: Roberto Gualtieri. Venne candidato al parlamento europeo proprio in “quota D’Alema”, ed era il 2009, la settima eurolegislatura: D’Alema, da non laureato, ama circondarsi di professori, come è la moglie e come è lo stesso Gualtieri. Anche stavolta vuole dire la sua, in vista delle elezioni 2027. Con la sua Fondazione Italianieuropei, Baffino segna una linea molto ben definita: martedì 15 settembre in Campidoglio tirerà le conclusioni di un convegnone dal titolo “Governare le città, governare l’Italia” che vuole far tornare in pista il vecchio, caro, partito dei sindaci. E i primi cittadini sparsi nel nostro Paese verranno messi a confronto sotto le insegne del Partito democratico e del progressismo: ecco così da Napoli il sindaco Gaetano Manfredi, da Firenze Sara Funaro, da Milano Beppe Sala, da Cagliari Massimo Zedda, da Bologna Matteo Lepore, da Perugia Vittoria Ferdinandi, da Bari Vito Leccese. D’Alema già procede spedito: sì, fare lo studioso gli piace tantissimo, ma la passionaccia per la politica è sempre lì, un tarlo. Di certo in quasi 30 anni deve aver mutato la sua idea sull’argomento: in un articolo del 1997 su il manifesto l’ex premier, allora leader della Quercia, caricava a testa bassa proprio contro… il partito dei sindaci! Ecco i virgolettati al veleno: «Accampamenti di cacicchi, ognuno con la sua tenda e la sua bandiera. Si avrebbe la versione moderna del vecchio notabilitato». Come si cambia…

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole

Quel colloquio fitto tra Ranucci e Fratoianni

Sigfrido Ranucci continua a negare le voci che lo vorrebbero candidato alle prossime elezioni. Anche perché c’è ancora in ballo il reintegro d’urgenza a Report e presto si conoscerà la decisione del giudice. Nel frattempo lui continua a girare l’Italia col suo libro e ha iniziato a farsi vedere agli eventi politici. Mercoledì 9 settembre è stato a Terra!, la festa di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre domenica 13 è atteso alla kermesse del Fatto Quotidiano. Piccola curiosità: alla festa di Avs l’intervento di Ranucci era atteso per le 18. Lui è arrivato puntualissimo. Ma è salito sul palco soltanto alle 18.30. Come mai? Semplice: è rimasto mezz’ora nel retropalco a parlare con Nicola Fratoianni. Avranno discusso di liste e candidature? Chissà…

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
Nicola Fratoianni, Sigfrido Ranucci e Angelo Bonelli (foto Imagoeconomica).





La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno

Dopo la sequenza temporale sospetta tra le polemiche sulla Biennale di Venezia e la chiusura del suo programma radiofonico in Rai, Pietrangelo Buttafuoco ha già trovato una nuova sistemazione. L’intellettuale di destra approda a Radio InBlu2000, cioè l’emittente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Lo scrittore e presidente della Biennale di Venezia conduceva Lupus in fabula, una striscia letteraria quotidiana di 10 minuti che andava in onda al mattino su Rai Radio1, alle ore 6.50, ma che non è stata riconfermata. Insomma, da mamma Rai alla radio della Chiesa, che fa capo allo stesso gruppo di Tv2000. Entrambe le realtà sono dirette da Vincenzo Morgante, giornalista con un lungo passato in Rai. Ma cosa c’è dietro la chiusura di Lupus in fabula? Impossibile non pensare al duro confronto tra Buttafuoco e gli esponenti del governo Meloni sulla vicenda del padiglione russo alla Biennale (con la destra in preda a un tic conformista), e in particolare al gelo con il ministro della Cultura Alessandro Giuli e alle frizioni con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Eppure alla Mostra del Cinema di Venezia proprio Giuli, in una cerimonia ufficiale, alla presenza di Buttafuoco ha appena espresso la sua solidarietà al programma cancellato. Ad ascoltare il ministro tra l’altro c’erano anche la consigliera d’amministrazione Rai Simona Agnes e altri dirigenti della tivù pubblica. Non è certo bastato per un ripensamento. Per Buttafuoco ora si apre un nuovo capitolo. Secondo indiscrezioni dell’agenzia AdnKronos, il programma parlerebbe sempre di letteratura e sarebbe collocato proprio nella stessa fascia oraria di Lupus in fabula.

La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
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La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno

Gualtieri e gli irresistibili assaggi al Vinoforum

Le giornate del sindaco di Roma Roberto Gualtieri sono micidiali. Tra riunioni con gli assessori, Consigli comunali, visite di vip in Campidoglio che vogliono la foto sul balconcino che si affaccia sui Fori, video per i social, si arriva alla sera: e anche qui si lavora, come è accaduto martedì 8 settembre, al calar del sole. Via sull’Alfa Romeo Stelvio d’ordinanza, scorta attentissima: Gualtieri non indossa la cravatta, per colpa del caldo africano che opprime la Capitale anche nelle serate, e va a cercare un po’ di fresco. Dove? A Villa Borghese, dove è allestito il villaggio di Vinoforum, la kermesse enogastronomica che il giorno precedente era stata inaugurata da Lollo, ossia il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. L’Alfa del primo cittadino supera tutti i varchi della polizia municipale (e ci mancherebbe) e si ferma all’ingresso: improvvisamente si crea un codazzo, che man mano si ingrossa e forma un corteo che ricorda quello del film con Alberto Sordi intitolato Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, diretto da Luciano Salce. Con passo militaresco, “alla Vannacci”, Gualtieri solca il prato verde di Piazza di Siena: manca solo il “Samba Fortuna” ideato da Piero Piccioni, e la scena è proprio quella della pellicola con Sordi. Il sindaco avanza rapido per andare negli stand istituzionali, quelli del Campidoglio: prima però c’è quello dell’Ama, l’azienda della nettezza urbana, e qui la fermata si impone. Cambio di passo, giro, e si arriva in fondo alla piazza: c’è pure lo stand dei vini di Massimo D’Alema, con la sua “Cantina La Madeleine”. D’ora in poi è una serie di incontri vinicoli, capaci di mettere a dura prova Gualtieri, perché da ognuno parte l’offerta di un assaggio. Cortesissimo, il sindaco non si tira indietro, all’inizio, dopo cerca di resistere, senza successo però: un produttore siciliano, con tenacia, riesce a fargli continuare le degustazioni. Fa caldo, e ogni grado alcolico rende difficile proseguire, ma il tour deve continuare: il passo rallenta, anche il corteo perde pezzi e rimane un drappello di fedelissimi. Quasi alla fine c’è uno stand che attira la sua attenzione, quello del Club degli Amici del Sigaro, e il sindaco si intrattiene, anche perché la missione pare finalmente conclusa: per Gualtieri c’è una borsa griffata Manifatture Sigaro Toscano ricca di prodotti da fumare, che gli viene offerta e rende felice lo staff. L’argomento gli è noto, perché quando era ministro dell’Economia, nel secondo governo di Giuseppe Conte, Gualtieri si occupava anche delle accise sul tabacco. Stanco ma soddisfatto, il sindaco può pensare alla prossima giornata: mercoledì, e all’ex Mattatoio di Testaccio, spazio caro al Comune di Roma, va in scena la kermesse di Alleanza Verdi e Sinistra con il vertice del cosiddetto campo largo, con l’annunciata presenza di Sigfrido Ranucci…

La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
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Gentiloni pasteggia con Lamberto Dini

Un pranzo nel The Westin Excelsior, nella romana via Veneto: con la scusa di partecipare a un evento culturale legato al Giappone, ecco che due ex presidenti del Consiglio si siedono a tavola, nella giornata di martedì. I due sono Paolo Gentiloni e Lamberto Dini (classe 1931), che vanta sempre la definizione di «ottima forchetta» in occasione dei pasti. Un’oretta di colloquio, presente anche la consorte di Dini, Donatella Pasquali Zingone. C’è da sottolineare che Gentiloni, perfetto conoscitore della lingua tedesca, ha sempre informazioni di prima mano su quello che accade in Germania…

La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
Lamberto Dini (foto Imagoeconomica).
La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
Paolo Gentiloni (Imagoeconomica).

Il caso Report, Piervincenzi e le ricadute sul Tgr Campania

Chi ha tirato il pacco a Pacchetti? Le vicende relative alla conduzione di Report hanno una ricaduta sul Tgr Campania, dove malumore e sconcerto dilagano. Il 26 agosto, ai redattori è arrivata una mail del direttore della Tgr Roberto Pacchetti: «Dal 14 settembre», assicura Pacchetti nella missiva, «con gli ultimi arrivi, la redazione tornerà finalmente a pieno organico. È una condizione importante che ci deve consentire di concentrarci ancora di più sul lavoro quotidiano e, contemporaneamente, sulle nuove sfide che ci attendono».

I dubbi sulla tempistica delle nomine

Ma c’è un ma: alla redazione del Tgr Campania sono stati destinati sette dei 127 giornalisti risultati idonei nella selezione per l’inserimento stabile e regolare nella tv pubblica. In sostanza, sono stati “stabilizzati”. I primissimi (come Giulia Presutti, prima assoluta alla selezione) hanno avuto la facoltà di restare dove già lavoravano, per tutti gli altri la selezione prevedeva l’inserimento negli organici delle varie Tgr. Sei dei sette destinati alla Campania sono già in servizio, e il 14 settembre, data indicata da Pacchetti perché la redazione torni a pieno organico, è (o era) previsto l’arrivo a Napoli di Daniele Piervincenzi, indicato come neo conduttore di Report insieme a Presutti. Una scelta evidentemente nota da tempo ai vertici Rai, ma forse non a Pacchetti.

Il caso Report, Piervincenzi e le ricadute sul Tgr Campania
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

La rabbia dei giornalisti destinati alla sede di Napoli

Ed ecco il punto: cosa farà Piervincenzi? In caso fosse confermato alla guida del programma sarà distaccato a Roma? E, ancora: l’organico del tg resterà monco, al contrario di quanto scrive l’evidentemente ignaro Pacchetti, che ha inviato la mail due giorni prima della nomina di Piervincenzi a Report? Oppure il giornalista verrà assunto a Roma, col rischio però di ricorsi dei colleghi mandati in giro per l’Italia? Tra i sei nuovi arrivati in Campania, alcuni provengono da altre regioni: c’è chi ha lasciato la famiglia per trasferirsi all’ombra del Vesuvio. E anche qui, c’è un punto interrogativo grande quanto una casa: perché Piervincenzi, il cui arrivo a Napoli è atteso da settimane, non si è ancora presentato? Un giallo nel giallo, una serie di domande alle quali i vertici Rai prima o poi dovranno rispondere.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

A destra è tempo di pulizie. Soprattutto nelle liste elettorali: anche se non si conosce quale sarà il sistema di voto scelto per andare alle urne, in via della Scrofa, nel quartier generale di Fratelli d’Italia, si discute animatamente. Giorgia Meloni e la sorella Arianna vogliono svecchiare anagraficamente gli eletti ed evitare scivolate con qualche nome impresentabile.

Preoccupa il travaso in Veneto verso Vannacci

Tutto questo accade mentre non smettono di uscire dal partito esponenti locali, diretti verso il generale Roberto Vannacci: in Veneto, in particolare, la situazione pare sfuggita di mano, con Futuro nazionale che ha aperto una sede a Rovigo, e i sindaci che cambiano casacca per aderire al movimento dell’ex parà non si contano. Si va da Luciano Alberti, primo cittadino di San Mauro di Saline (Verona), a Roberto Brizzi, sindaco di Bussolengo, sempre nel Veronese, senza dimenticare Massimo Campagnolo, sindaco di Cervarese Santa Croce (Padova). A civici di destra e fratellini d’Italia, poi, la posizione sul fine vita di Luca Zaia (che la considera una «legge di civiltà») non piace a tutti, e così gli animi si riscaldano.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

In questo panorama, ecco la revisione delle liste, con le “Meloni sister” pronte a depennare alcuni pesi massimi: si parla innanzitutto di Marcello Pera, classe 1943, ex presidente del Senato.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Marcello Pera (foto Imagoeconomica).

Quindi potrebbe toccare al ministro della Giustizia Carlo Nordio, nato nel 1947, che non riporta voti alti nelle pagelle governative, in un dicastero dove pure il sottosegretario Andrea Delmastro si è fatto notare per le cattive compagnie.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
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Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
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Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

Anche Giulio Tremonti, altro classe 1947, già ministro dell’Economia, pare destinato al capolinea, tanto che qualcuno di Fratelli d’Italia scherza, dicendo «ma era stato eletto con noi? Non me ne ero accorto». Insomma, basta con gli ottantenni: la direttiva sembra essere questa. L’unico a continuare l’esperienza politica, ormai lunghissima, è ovviamente l’intoccabile Ignazio La Russa, il presidente del Senato, classe (tanto per cambiare) 1947.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

Spazio agli emergenti: si pesca nel mondo delle imprese

Spazio agli emergenti, e in particolare ai rappresentanti del mondo delle imprese, specialmente quelli del Nord-Est: tra i papabili, destinato a diventare ministro in un futuro governo di centrodestra, gira il nome di Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia Ice, del quale tra i meloniani si parla molto bene. Prima un seggio parlamentare, poi una poltrona ministeriale: il percorso sembra essere tracciato.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Matteo Zoppas (foto Imagoeconomica).

In Forza Italia c’è la grana Casellati

Un tema, quello dell’età dei candidati, che scalda anche un altro partito, Forza Italia, dove gli anni avanzano, e che ha un nome su tutti in cima ai problemi: quello di Maria Elisabetta Alberti Casellati. Nata nel 1946, è la più anziana componente del governo di Giorgia Meloni, già presidente del Senato, «asfaltatrice degli uffici stampa, tanto da cambiarne più delle borsette», ricordano a Palazzo Madama.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Maria Elisabetta Alberti Casellati e Anna Maria Bernini (foto Imagoeconomica).

Lei ambirebbe a continuare la vita da parlamentare, ma all’interno della casa politica berlusconiana si dice abbia molti nemici. «E poi dove la candidiamo Casellati? In Veneto c’è già Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, eletta alle ultime politiche al Senato nel collegio di Padova, e che certo non vuole mollare la zona per tornare nella sua Emilia-Romagna», spiffera un forzista di lungo corso, che non vorrebbe vedere accapigliarsi le due esponenti, addirittura due ministre, per un seggio. E la Lega? Matteo Salvini ha già troppi problemi, gli manca solo il dramma dell’età dei candidati…

Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi

Una giornata da ricordare, a Il Messaggero, quella del saluto di Guido Boffo alla redazione. Era pure rivolto all’editore, quell’addio, dato che era presente Azzurra Caltagirone, pronta a tributare i dovuti onori a chi è stato, nel passato, direttore del quotidiano “principe” della casata. Mentre qualcuno pare abbia borbottato un «beato lui che ce l’ha fatta ad andarsene», con tono di chi vorrebbe seguirlo e nutre una certa invidia per il successo dell’operazione, altri mettono in conto le prossime iniziative caltagironiane. Pasteggiando in via del Tritone assieme a Boffo, tra un “dolce e salato” e brindando all’uscita del vicedirettore, girava una domanda: «Ma Pini quando arriva?».

Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Guido Boffo e Azzurra Caltagirone (foto Imagoeconomica).

Già, perché sembra il segreto di Pulcinella, ma per uno come Boffo che va a Qn alla corte di Leonardo Maria Del Vecchio c’è chi potrebbe compiere lo stesso percorso, ma al contrario: voci di corridoio fanno proprio il nome della direttrice Agnese Pini, 41 anni. Anzi, la “tridirettrice”, per la precisione, visto che tiene in piedi tre giornali, ossia La Nazione (prima donna a guidare lo storico quotidiano fiorentino nel 2019, a soli 34 anni), Il Resto del Carlino e Il Giorno (dello stesso consorzio fa parte anche Il Telegrafo di Livorno, ma nessuno se ne ricorda mai). Scenario davvero possibile o solo rumors? In via del Tritone non c’è ancora stata una donna al timone, e Roberto Napoletano a maggio ha compiuto 65 anni. Pini poi gode della massima considerazione da parte di Bruno Vespa, e nel salotto di Porta a Porta è molto più comodo arrivarci in presenza lavorando a Roma, piuttosto che nel resto d’Italia (non solo del Carlino). L’aria dell’ultimo giorno di agosto comunque era scanzonata: tutti felici e contenti della soluzione trovata, i colleghi gioivano per la fortuna (sempre decisiva nella professione giornalistica) di Boffo, l’editore per quello che storicamente viene detto quando un capo se ne va, ossia un costo in meno, l’organizzazione perché si libera una stanza. Ora, nel risiko dei giornali, l’eventuale uscita di Agnese Pini da Qn spalancherebbe le porte della direzione del gruppo caro a Lmdv proprio a Guido Boffo, pronto a scendere in campo tornando a rivestire i galloni di numero uno di un quotidiano. Staremo a vedere…

Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi

Sergio vuole tenersi San Marino, in attesa di rientrare nel cda

Scherza con i fanti ma lascia stare San Marino. Roberto Sergio ha deciso di lasciare la Rai il 30 settembre, ma vuole tenersi la poltrona della televisione sammarinese. «Magari si trasferisce lì nella Repubblica del Titano e mette sull’auto la targa RSM», scherza un suo vecchio amico. In realtà il suo obiettivo è rientrare in quello che sarà il nuovo consiglio di amministrazione. Di certo però è l’ennesimo caso estivo che pone in fibrillazione la Rai: tra un Paolo Corsini che sta in vacanza con la figlia in Irlanda e deve occuparsi della grana di Report e di Sigfrido Ranucci, ecco affacciarsi l’uscita di Sergio, che tecnicamente ha i suoi diritti per restare alla tivù “straniera”. A suo favore esistono altri precedenti: tra tutti è da ricordare quello riguardante Franco Siddi e la sua permanenza alla presidenza di Confindustria Radio Televisioni. Siddi, “il sindacalista”, già a capo della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, era entrato nella compagine in qualità di consigliere di amministrazione della Rai, ma rimase alla guida della Confindustria di settore anche dopo l’uscita dal board di Viale Mazzini, per anni, con un sontuoso ufficio nella centralissima piazza Santi Apostoli (mica a viale dell’Astronomia, all’Eur, dove si trovano le altre sigle confindustriali). Sergio, a differenza dei meloniani, conosce perfettamente codici e pandette della televisione pubblica, anche perché molti testi li ha scritti lui. Insomma, teniamoci San Marino, per ora, in attesa di trovare un posto nel prossimo cda.

Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi

Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio

Ultimo giorno del mese con festeggiamenti, a Roma, per una grande firma che se ne va verso Nord. In via del Tritone, nella sede del quotidiano Il Messaggero, è il momento del saluto di Guido Boffo, detto «il torinese», che è stato anche direttore del giornale del gruppo Caltagirone. A parte gli scherzi dei colleghi, che amavano lo sketch di Maurizio Crozza nei panni dell’allora governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca che alla sua spalla diceva «voi di Torino siete rugosi, vi salutate scambiandovi le condoglianze», Boffo ha buon gioco nel lasciare senza rimpianti la corazzata caltagironiana. Da direttore, spesso agli eventi nei quali era invitato quasi nessuno lo riconosceva, tanto che l’ex numero uno Massimo Martinelli, colui che poi l’ha sostituito alla direzione, doveva accompagnarlo. Declassato improvvisamente a editorialista senza tante spiegazioni, Boffo aveva grande autonomia, ma senza quello “slancio” che lo aveva portato a Roma: al brindisi spiegherà ai colleghi perché ha rinunciato al trasferimento a Venezia, dove a luglio 2026 era stato chiamato come vice di Osvaldo De Paolini che dirigerà dal primo settembre Il Gazzettino. Che poi la motivazione è semplice: non era particolarmente soddisfatto del trattamento ricevuto, e soprattutto era da sempre in contatto con un altro ex direttore del Messaggero come Mario Orfeo. Così ha subito il fascino del richiamo del vecchio amico che ha accettato la proposta di Leonardo Maria Del Vecchio al Quotidiano Nazionale, dove è finito anche l’ex direttore di HuffPost Italia Mattia Feltri. Orfeo, da direttore editoriale, non si è dimenticato di Boffo, e allora ecco l’ingaggio anche per lui, alla corte del “miliardario erede” con il pallino dei giornali, appena uscito da EssilorLuxottica. Comunque la campagna acquisti di Lmdv pare non sia finita…

Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero

Nella Lega di Matteo Salvini c’è chi si è messo le mani nei capelli quando ha saputo dello “spiffero” che gira nei palazzi del potere: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è molto avvicinato alla premier Giorgia Meloni, e alla fine proprio Fratelli d’Italia potrebbe candidarlo alle elezioni politiche del 2027. A Palazzo Chigi la stima verso Piantedosi è cresciuta nel corso degli ultimi mesi, una volta superata la burrasca del caso Claudia Conte. Insomma, oltre al danno la beffa: Piantedosi era stato definito un tecnico dalla lunga carriera in ambito prefettizio (e non solo), ma comunque veniva posizionato nelle caselle dei partiti “in quota Lega”, tanto da ipotizzare un passaggio di Matteo Salvini dalla poltrona del ministero dei Trasporti a quella (sempre amata e mai dimenticata) del Viminale. E ora, al termine dei giochi, si fa mettere nelle liste dei fratellini d’Italia?

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con la premier Giorgia Meloni (foto Ansa).

Per il fu Capitano sarebbe l’ennesima sconfitta, in una legislatura che lo ha visto sempre nei panni del perdente. Agli occhi dei leghisti, tra l’altro, questa voce della candidatura meloniana spiegherebbe la frenata continua della presidente del Consiglio sull’eventuale uscita di Piantedosi dal Viminale, che è sempre rimasta sulla carta, nell’ambito degli slogan buoni per la fantapolitica. Nel frattempo, non a caso, il ministro dell’Interno è impegnato in un tour che ha tanto il sapore di una campagna elettorale: abbronzatissimo, è andato alla kermesse “La piazza del futuro” in quel di Ceglie Messapica, parlando di ogni argomento possibile, dalla vicenda Ranucci alla Sea Watch, passando per Russia, Schengen e non solo. Nella giornata di lunedì 31 agosto ecco Piantedosi a Napoli, in prefettura, per una riunione sull’emergenza bradisismo nei Campi Flegrei, tema carissimo al capogruppo di FdI alla Regione Campania Gennaro Sangiuliano. Poi ecco nel calendario una visita ufficiale in Friuli-Venezia Giulia fissata il 6 settembre per discutere della gestione dei presidi al confine con la Slovenia: frontiere e immigrazione, cioè proprio i cavalli di battaglia salviniani…

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero

Un altro addio a Moneta: quale sarà il destino del settimanale economico?

Dopo l’addio di Osvaldo De Paolini, che da settembre prenderà le redini de Il Gazzettino, e che al Giornale era stato l’artefice del settimanale economico Moneta, un’altra firma di peso, Camilla Conti, ha lasciato la testata degli Angelucci (e di Leonardino Del Vecchio, socio di minoranza) per approdare a Class Editori. A questo punto ci si interroga sul destino di Moneta che, nato con grandi ambizioni e una distribuzione che oltre al Giornale, veniva veicolato anche da Libero e Il Tempo, e ora si limita a uscire solo in abbinata con il quotidiano fondato da Indro Montanelli. Dopo la pausa estiva, sabato Moneta riprenderà le pubblicazioni. Ma ai piani alti del gruppo è in corso una riflessione se mantenere il prodotto autonomo oppure inglobarlo come inserto settimanale nelle pagine del quotidiano, soluzione che comporterebbe notevoli risparmi. Intanto, come annunciato prima dell’estate, si pensa a rinforzare la squadra di vertice. Così ad affiancare Tommaso Cerno stanno per arrivare come vice Lirio Abbate da Repubblica e Fabrizio Massaro da Milano Finanza.

LEGGI ANCHE: Le mani di Angelucci su Pulp Podcast

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida

Nelle calde notti del litorale romano si fa un gran parlare del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Ma questa “Lollo” non è al centro dell’attenzione per aver fatto fermare un treno o per aver ricordato che il vino non può essere un veleno, perché altrimenti «avremmo un problema con chi lo ha moltiplicato». Il tema è il Festival di Sanremo, l’appuntamento televisivo più seguito dagli italiani, con ascolti da record.

Le novità del ministero dell’Agricoltura per il comparto florovivaistico

Cosa ha fatto Lollobrigida? Il 30 luglio sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legislativo numero 151 dedicato al florovivaismo, settore che sarà valorizzato dal ministero dell’Agricoltura per dare una nuova governance al sistema economico legato alle coltivazioni, con tanto di un ufficio dedicato alla filiera del settore, un tavolo tecnico e un piano nazionale quinquennale. Sono attesi anche i decreti ministeriali per armonizzare le figure professionali del settore, compresi gli addetti al verde urbano, ai parchi e ai giardini storici. Non solo: il primo gennaio 2027, l’Ismea (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) gestirà il sistema nazionale di rilevazione annuale dei dati statistici relativi alla produzione, ai prezzi, agli scambi con l’estero. Per non parlare dell’istituzione di un marchio unico nazionale finalizzato a garantire l’origine, la qualità e la tracciabilità dei nostri prodotti. Insomma, al Masaf ci sarà tanto lavoro da fare per comunicare le nuove attività.

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

La vetrina di Sanremo non desterebbe sospetti

Dato l’argomento, si spiffera a Roma, quale tribuna mediatica migliore di Sanremo per parlare di fiori, con Lollobrigida protagonista? Tra l’altro, la prossima edizione sarà condotta da Stefano De Martino, l’unico punto di forza della Rai meloniana e indicato dai maligni “in quota Arianna”, anche se la capa della segreteria politica di Fratelli d’Italia ha sempre smentito ogni contatto con lo showman, negando alla radice sia l’amicizia sia presunte “spintarelle”.

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida
Carlo Conti e Stefano De Martino (Ansa).

Non c’è che dire, una mossa astuta: anno elettorale, piano florovivaistico. Sanremo del resto è nota in tutto il mondo come la “città dei fiori”. Inutile dire che i rapporti tra Lollobrigida e l’ad della Rai Giampaolo Rossi sono ben radicati. E una forma di “patrocinio istituzionale” del ministero, con la scusa del florovivaismo, passerebbe sotto traccia senza alimentare particolari polemiche. In fondo i fiori sono un simbolo del territorio e quale cornice migliore di quella sanremese per diffondere le novità ministeriali. Per Fratelli d’Italia si tratterebbe di un colpo mediatico incredibile, soprattutto se si votasse in primavera. Insomma, «grazie dei fior…»…

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno

L’attesa del gazebo non è essa stessa un gazebo? Il centrosinistra non riesce a liberarsi dal «primarie sì, primarie dai, primarie fantasma»: ogni giorno un dem sa che dovrà correre più di un cinque stelle (e viceversa) per riuscire a guadagnare un titolo sul giornale, anche se del tema, per dirla con Massimo Cacciari, «non gliene frega niente a nessuno». Tale è la stanchezza, che in molti invitano gentilmente i leader campolarghisti a chiudersi in una stanza e a non uscire finché non arrivino a un’intesa. Un appello che, viste le dichiarazioni quotidiane su ogni media disponibile, pare essere inascoltato. Nel Pd, costantemente in modalità rincorsa, si sta ingrossando il partito del no (da incorniciare la proposta di Roberto Speranza di indicare sulla scheda un «diciottenne o un partigiano») e al Nazareno c’è chi legge in questi appelli alla prudenza una strategia per indebolire Elly Schlein: insistere sui rischi delle primarie fa percepire la segretaria in bilico e in svantaggio rispetto a Giuseppe Conte, è il ragionamento.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Instagram).

Nel M5s, manco a dirlo, è tutto un sussulto di democrazia dal basso: «Individuiamo prima i principi e i valori e le apriamo a chiunque, anche online, senza preregistrazioni o tessere che allontanano la partecipazione», rilancia giovedì lo “smarmellatore” Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Riccardo Ricciardi (Imagoeconomica).

Non poteva mancare Goffredo Bettini che sul Fatto invita a frenare le «tarantelle». «Serve un comitato di garanti», dice, ed è necessario «un clima di amicizia tra di noi, più sincero rispetto all’oggi». Schlein, secondo il “demiurgo del Pd romano”, non ha paura: «Un aspetto non criticabile della segretaria è il coraggio. Ne ha da vendere». Vedremo.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Andrea Orlando e Goffredo Bettini (Imagoeconomica).

Pure Sandra Zampa concorda su un punto: «Basta esternazioni a caso sulle primarie, il Pd convochi la direzione», dice al Resto del Carlino la riformista prodiana. «Leggere che importanti esponenti non le vorrebbero mi pare surreale». Si fa avanti pure il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale: «Se si facesse un sondaggio sulle primarie tra il popolo del centrosinistra penso che l’opinione prevalente sarebbe contraria», spiega a La Stampa. Ma non bisogna temerle. «Primarie? Non so, non le escludo», ha tagliato corto dal palco del Meeting Stefano Bonaccini. «Dopo che avremo scritto il programma valuteremo, parlarne adesso vuol dire mettere il carro davanti ai buoi». L’importante è che siano dei paesi tuoi.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Michele De Pascale (Imagoeconomica).

Sotto il polverone di dichiarazioni, gli sherpa dem e cinque stelle – Igor Taruffi e Paola Taverna – continuano a lavorare per arrivare a un accordo sulle regole. Tanto per cominciare: turno unico come propone Conte o ballottaggio? Ancora non si sa chi e quanti saranno i candidati: in AVS circolano i nomi di Nicola Fratoianni, Elisabetta Piccolotti e addirittura di Francesca Albanese. Riccardo Magi di +Europa si dice pronto, ma i suoi frenano l’entusiasmo. Qualcuno punta su Silvia Salis e su Ernesto Maria Ruffini. Infine rimane il convitato di pietra: che farà il kraken Matteo Renzi? L’osservatorio Primarie continua.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

La frecciata a Urso sulla rivista dell’Eni

Geminello Alvi, economista e scrittore, si è tolto un sasso dalla scarpa. Nell’ultimo numero della rivista trimestrale di Eni, WE World Energy (nata dalle ceneri di Oil diretta da Lucia Annunziata) che giunge nelle redazioni in quantità industriali, Alvi firma un articolo, oggettivamente interessante, intitolato La contabilità delle risorse. Tema attualissimo. Il marchigiano, con la sua verve, tocca anche il tema delle terre rare su cui, scrive, «in Italia non c’è ministro o presunto esperto che non ne sottolinei il ruolo strategico per le filiere produttive». Qualcuno leggendo il passaggio ha strabuzzato gli occhi: mettere sullo stesso piano un ministro e un «presunto esperto» è un segnale da studiare con attenzione. Alvi non fa nomi, ma l’identikit è quello del titolare del Mimit, il “destro” Adolfo Urso che ha sottolineato spesso il ruolo strategico dei minerali critici. Chissà se la direttrice della rivista, Rita Lofano, che guida anche l’Agi, l’agenzia giornalistica dell’Eni, ha riletto con attenzione i testi dei prestigiosi collaboratori prima di dare l’ok alla tipografia…

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

Zinzi attacca Romeo: Lady Verdini e Zoffili approvano

Ogni giorno ha la sua pena nella rovente estate leghista. L’ultima uscita che ha infiammato le chat nordiste è stata l’intervista di Giampiero Zinzi da Caserta contro il segretario lombardo e capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Commissario del partito in Campania dal 2024, dal 2013 al 2020 Zinzi è riuscito nell’impresa di cambiare quattro formazioni: Udc, Forza Italia, Cambiamo! di Giovanni Toti per poi sei anni fa accasarsi con gli ex lumbard. Figlio d’arte – il padre Domenico è stato sottosegretario alla Salute nel Berlusconi III – da mesi si vocifera di un suo possibile ritorno a FI o di un approdo in FN di Roberto Vannacci. Fatto sta che al Corriere del Mezzogiorno Zinzi ha bersagliato Max Romeo da Monza, segretario dell’ex potentissima Lega lombarda. Secondo Zinzi, Romeo attaccherebbe Matteo Salvini perché «frustrato» per non essere riuscito a realizzare più progetti per il suo territorio e «dovrebbe lavorare di più». Ma ciò che ha fatto più scandalo nelle chat lombarde è il like di due persone vicinissime a Salvini al post: la fidanzata del segretario Francesca Verdini e l’amico fraterno e parlamentare Eugenio Zoffili. L’altro tema che tra gli ex lumbard ha tenuto banco è il nuovo sondaggio condiviso da Vannacci in cui il suo movimento, Futuro nazionale, sale all’8 per cento e supera Forza Italia (7,3 per cento), imponendosi come quarto partito, con la Lega che scende al 4,8 per cento.

I malumori interni dei vannacciani e Speranza sulle primarie: le pillole del giorno

Anche i vannacciani, nel loro piccolo (si fa per dire) s’incazzano. E su più fronti. Anche se finora nessuno li ha formalmente invitati, l’idea di entrare nella coalizione di centrodestra comincia a far discutere. Ma è sulla seconda parte del programma di Futuro Nazionale – quella relativa ai valori definiti «non negoziabili» e cioè fine vita, aborto, famiglia, istruzione e identità cristiana – che si registrano i malumori più evidenti. Come scrive Libero, tra i più critici c’è Luca Sforzini, il presidente del Centro Studi Rinascimento nazionale. Il sospetto è che il pensatoio sia stato escluso dalla stesura del programma. Il cosiddetto “Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell’Aborto e il Sostegno alle Donne”, per esempio, potrebbe rivelarsi un boomerang, visto che a fare figli in Italia ormai sono soprattutto gli immigrati. «Esi­ste una destra che difende la fami­glia senza entrare nelle camere da letto», spiega Sforzini al quotidiano, «che può soste­nere la nata­lità senza isti­tuire poli­zie morali. E poi esi­stono le cor­nac­chie nere. Sono quelle che con­si­gliano di rispon­dere alle inquie­tu­dini del XXI secolo con il pron­tua­rio del XIX». Sforzini poi mette in guardia il generalissimo: «Ci sono momenti nei quali il pro­blema di un pro­getto non sono i suoi avver­sari. Sono i suoi con­si­glieri». E su Facebook, rilanciando l’articolo, azzarda uno slogan: «NO all’estremismo integralista islamico. E NO alla sua versione cristiana».

I malumori interni dei vannacciani e Speranza sulle primarie: le pillole del giorno
Luca Sforzini (da Fb).

Speranza e carità

Nel campo largo continua il reality Primarie a prima vista. L’ultima puntata vede come protagonista Roberto Speranza. L’ex ministro della Salute, in un’intervista al Corriere della Sera, è stato netto: le consultazioni per il candidato premier «sono un errore politico e vanno evitate». Il motivo è che «porterebbero a una riduzione dei consensi il giorno in cui si decide la partita, arrecando un danno enorme alla forza uscita sconfitta dai gazebo e quindi all’intera coalizione». Tra una domanda e l’altra, ecco la vera perla: per aggirare il possibile obbligo di indicare il nome del premier sulla scheda «basterebbe fare una scelta simbolica, come un neo diciottenne o un anziano partigiano». Applausi.

I malumori interni dei vannacciani e Speranza sulle primarie: le pillole del giorno
Roberto Speranza (Imagoeconomica).

La sinistra riparta da Marx

Al dibattito si aggiunge un contenuto premium. È offerto da Massimo Cacciari che al Fatto quotidiano invitando la sinistra a lasciar perdere il woke e ripartire da Karl Marx, ribadisce che con le primarie «il rischio è di farsi male. In sin­tesi: se vince Schlein, il peri­colo è che tanti elet­tori del Movi­mento, la metà almeno, non vadano a votare nelle Poli­ti­che. Se invece dovesse pre­va­lere Conte, il Pd si sfa­sce­rebbe la sera stessa». Alle primarie, continua l’ex sindaco di Venezia, ci si dovrebbe confrontare su diverse proposte «non certo su chi è più bello». Per questo a suo avviso sarebbe un bene se Giuseppe Conte ed Elly Schlein facessero un passo indietro: «Sarebbe una nobile uscita, diciamo. Di certo di questo dibattito sulle primarie non gliene frega niente a nessuno, nel Paese. Ripeto, il tema sono le proposte di governo».

I malumori interni dei vannacciani e Speranza sulle primarie: le pillole del giorno
Massimo Cacciari (Imagoeconomica).

La bomba Giannetta in Forza Italia e le altre pillole del giorno

«Tira ‘na giannetta» è un detto popolare romano che evoca l’arrivo di un vento freddo, pungente. Una corrente che annuncia tempesta dalle parti di Forza Italia. A partire dalla Calabria, dove Roberto Vannacci ha candidato per le suppletive del 27 e 28 settembre indette per sostituire il sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro, Domenico Giannetta, fino a qualche ora fa capogruppo azzurro in Regione, che dopo essere stato cacciato dal governatore Roberto Occhiuto è passato al Misto. Uno schiaffo doppio e forse pure triplo quello assestato dal generalissimo a FI. Non solo in faccia ad Antonio Tajani, leader già nel mirino di Arcore e recentemente sfidato da Paolo Zangrillo. La botta è arrivata anche al presidente calabrese vicino ad Arcore – anche se Giannetta ha precisato che lo strappo non è stato dovuto a dissapori con Occhiuto – e forse ha colpito di striscio anche Marina Berlusconi che pare abbia imposto come candidato il fidato Fabio Roscioli, tesoriere nazionale del partito e avvocato di Fininvest. FN, scegliendo come primo candidato nazionale Giannetta, tenta il colpaccio simbolico. Nel post con cui ha annunciato la candidatura dell’ex capogruppo azzurro in Regione, Vannacci ha giocato pesante sottolineando «la differenza tra noi e la politica rancida e poltronara di Forza Italia che preferisce candidare un romano sconosciuto al territorio usando i voti dei reggini».

Le suppletive nel collegio di Reggio Calabria, del resto, sono «l’ultimo e unico test politico-elettorale prima del voto per il nuovo Parlamento previsto tra la primavera e l’autunno del 2027», ricorda il futurista calabrese Domenico Tellini. «Si tratta, pertanto, di un’elezione a forte valenza nazionale che, sia pure in un ambito circoscritto, servirà a pesare le coalizioni». FN con Giannetta punta a conquistare gli elettori di FI delusi e, parole di Tellini, «traditi dalla svendita del collegio a candidature imposte da Arcore». Il guanto si sfida dunque è lanciato: «Occhiuto si interroghi sulle promesse mancate e dello stato del suo partito in tutta la Calabria dove il malumore di tanti forzisti potrebbe portarci tante altre adesioni che noi accoglieremo per una nuova destra calabrese con Futuro Nazionale». Una mossa, la candidatura di Giannetta, che è anche un messaggio diretto al partito di Giorgia Meloni: «A Reggio Calabria offriremo un’alternativa a quanti nel centrodestra non si riconoscono più in una destra moderata e sbiadita che candida un romano senza alcun radicamento sul territorio», ha messo in chiaro il commissario di Futuro Nazionale Calabria Domenico Furgiuele. «A chi si sente di destra ma non si riconosce nella deriva democristiana di Fratelli d’Italia diciamo che è tempo di tornare a casa, è tempo di tornare veramente a destra. E agli elettori delusi di una Forza Italia i cui rappresentanti arrivano a definire l’immigrazione un fenomeno antico, irreversibile e positivo, diciamo che oggi un’alternativa esiste».

La bomba Giannetta in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Roberto Occhiuto e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Volpi fonda l’ALF

Gli ex leghisti si danno un gran daffare. E non solo in Futuro Nazionale. Pochi giorni fa Raffaele Volpi, ex sottosegretario alla Difesa nel Conte I e già presidente del Copasir, ha annunciato la creazione di un nuovo movimento, ALF-Area Liberale Federalista. Nella sonnecchiosa afa agostana ecco una «nuova area politica e culturale, liberale e riformista» promossa insieme con Jonny Crosio, già deputato e senatore del Carroccio e Walter Togni. «Alf non nasce contro qualcuno», precisano i fondatori. «Nasce per dare rappresentanza a chi produce, a chi lavora e a chi chiede allo Stato risposte verificabili al posto degli annunci […]. Il percorso istituzionale dei promotori non è un titolo da rivendicare: è il capitale di esperienza messo a disposizione di un’area centrale, moderata e pragmatica che nel Paese esiste già, ma non ha ancora una casa politica capace di rappresentarla con serietà». Gli “alfisti” si dichiarano riformisti e naturalmente federalisti: «Il nostro federalismo è una forma di organizzazione efficiente dello Stato, non una rivendicazione territoriale né una spinta separatista». In politica estera poi è netto il sostegno all’Ucraina, lo stesso che portò Volpi a lasciare la Lega salviniana nel 2022. «Alf sceglie di essere in Ucraina perché lì passa una parte decisiva del futuro dell’Europa», scrivono. «La frontiera della sicurezza euro-atlantica e il luogo dove si misura il diritto di un popolo a difendere la propria indipendenza. Essere al fianco di Kyiv significa difendere un’idea di Europa capace di assumersi le proprie responsabilità». Amen.

La bomba Giannetta in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Raffaele Volpi (Imagoeconomica).

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