L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno

«Niente rimpasto», ha detto al settimanale Chi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Con il caldo dell’estate, così, sembrano essere evaporate definitivamente le ambizioni del leghista Matteo Salvini di riconquistare la poltrona di ministro dell’Interno, che gli servirebbe – e tanto – per cercare di arginare la valanga creata dal generale Roberto Vannacci, pronto ogni giorno a togliere eletti ed elettori alla Lega. Il ritorno al Viminale è destinato a restare soltanto uno slogan. Ridotto nel suo cul-de-sac, Salvini, ricordandosi di essere ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, si è messo ad ammirare, quasi come un umarell, il cantiere romano della metropolitana, al Pigneto, con tanto di dichiarazioni. «Due quartieri da sempre divisi si uniranno a lavori ultimati», ha affermato Salvini, e detto a Roma da uno che voleva dividere l’Italia fa sempre il suo effetto.

L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno

Non è mancata la fluviale ed entusiastica dichiarazione nei confronti del ministro pronunciata da Davide Bordoni, stavolta nei panni di segretario della Lega nel Lazio, lasciando per un attimo da parte le cariche ottenute grazie a Salvini, come quella di “esperto per i rapporti con gli enti territoriali” proprio nel Mit, con retribuzione di 40 mila euro, o il ruolo per il triennio 2026-28 di amministratore unico di Ram S.p.A. Logistica-Infrastrutture-Trasporti, società in house del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
Davide Bordoni e Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Che poi al dicastero di Porta Pia le malelingue amano commentare, quando vedono insieme Salvini e Bordoni: «Almeno Davide è laureato, anche se in Sociologia, a differenza del ministro che non ha mai completato gli studi di Scienze politiche prima e Lettere poi». E Salvini, durante la visita al cantiere, si è messo a scherzare con il project manager: «Pm? Forse è meglio che cambiate acronimo».

L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

Fatto sta che il blocco del turnover ministeriale imposto da Meloni sta facendo deragliare sempre di più la linea salviniana: ecco così bloccata pure l’idea di portare Matteo Piantedosi alla guida dell’Anac, l’Anticorruzione. Un’idea, stavolta buona, pare si stia facendo strada nella Lega salviniana: proporre per l’autorità che è stata governata da Giuseppe Busia il nome di Simonetta Matone, parlamentare e magistrata di lungo corso, che potrebbe ottenere un consenso bipartisan. Basta solo non farla parlare di femminicidi o ricordarle di controllare sempre a quale pubblico si sta rivolgendo quando si lascia andare a dichiarazioni fuori dai denti contro ministri del suo governo

L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno

Crosetto apre le caserme agli sportivi e fa un favore a Vannacci

«È il passo falso, dell’oca, di Guido Crosetto». Cosa ha combinato il ministro? Mentre era impegnato sul tema della Difesa a livello continentale, ecco che ha aperto le porte delle strutture militari ai seguaci del generale Roberto Vannacci per… fare sport. In che senso? Nel “Decreto sport” è stato inserito l’accesso libero alle palestre e agli impianti sportivi delle caserme alle associazioni sportive dilettantistiche, per «promuovere i valori della sana attività sportiva». L’enfasi sembra un po’ quella del “sabato fascista”, con Benito Mussolini che obbligava tutti i lavoratori e gli studenti a fare sport in nome della “sana e robusta costituzione”, portando qualcuno persino a saltare nel cerchio di fuoco, in quelle Olimpiadi in sedicesimo che erano i “littoriali”, dove anche i gerarchi dovevano esibirsi con risultati spesso comici. In sostanza, ora le Forze armate dovranno aprire le caserme «consentendo di accedere, senza oneri a carico dell’amministrazione, alle palestre, agli impianti sportivi e ad altri spazi interni», per «utilizzare le relative attrezzature» avvalendosi «del supporto dei propri tecnici». Un’iniziativa ben vista da tante associazioni che, tradizionalmente, fanno riferimento alla destra, e in particolare a Fratelli d’Italia, fortissima nello “sport di base”: Crosetto evidentemente è all’oscuro, però, che Futuro nazionale del generale Vannacci sta reclutando molti proseliti proprio nel settore sportivo, con il risultato, possibile, di consegnare le caserme proprio al partito più temuto dallo stesso ministro, oltre che dalla maggioranza di governo. D’altronde il generalissimo a luglio aveva lanciato persino il triathlon futurista, con prove di nuoto, corsa campestre e ciclismo «per tutti i politici», che «dovrebbero dare l’esempio anche nello sport», anziché «ballare sui carri del Gay Pride». Ennesima conferma della sempre valida frase di Karl Marx sulla storia che si presenta la prima volta come tragedia e la seconda come farsa. Ma tornando al Decreto sport, va inoltre considerato che adesso basterà creare un’associazione sportiva dilettantistica per “esigere” l’apertura di una caserma, per allenamenti e gare. La somma di militari e atleti può diventare ingestibile, politicamente, e pare strano che a sinistra nessuno se ne sia accorto. Un gran pasticcio…

L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
Il ministro della Difesa Guido Crosetto (foto Ansa).

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi

«Forse quello di Alessandro Onorato è il profilo giusto per il campo largo», si sente dire nel Partito democratico romano. Fatto sta che l’assessore ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale nella giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri è lanciatissimo. Viene trattato come un leader nazionale dalla stampa mainstream, anche perché, sussurrano i maligni, «può gestire risorse ingenti nel settore della comunicazione, grazie alle deleghe che ha». E si sa, il mondo della stampa è molto interessato alla questione: come per esempio Urbano Cairo, che se fa concludere il Giro d’Italia a Roma è proprio grazie al rapporto d’amicizia consolidato negli anni con Onorato (andate a leggere i testi entusiastici di Andrea Arzilli pubblicati nelle pagine della cronaca capitolina del Corriere della sera in occasione dell’ultima tappa).

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Urbano Cairo, Roberto Gualtieri, Alessandro Onorato e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).

Ora tocca a Repubblica, che ha offerto a Onorato la possibilità di prendere per le corna Carlo Calenda: «Lasciamo che i cittadini si esprimano. Il centrosinistra unito vincerà le elezioni. Ma sia chiaro: ogni voto dato ad Azione avvantaggia Giorgia Meloni». Poi il bersaglio grosso: «Non si può pensare di fare le consultazioni a febbraio, magari con le urne ad aprile, e perdere tempo ogni giorno in una discussione interna su chi debba essere il premier».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
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Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi

Capacità da tessitore di trame politiche

Anche se subito dopo ecco il passo indietro: «Questo mito della litigiosità del centrosinistra è alimentato più dalla classe dirigente nazionale che da quella territoriale. Nelle città e nelle regioni si governa già insieme senza problemi». Ma il “civico” Onorato, che però a molti appare più come un cinico, dispiega la sua capacità da tessitore di trame politiche: «Il mio è un partito di amministratori. Non siamo nati per partecipare a questo totonomi, ma per rappresentare un elettorato che vada al di là di Pd e M5s. Per questo alle Primarie ci sarà un nostro candidato».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Roberto Gualtieri guarda Alessandro Onorato (foto Imagoeconomica).

La Lazio, l’Udc, Marchini, i dubbi del Nazareno

E qui il gioco si fa duro. Tifosissimo della Lazio, cresciuto nel cosiddetto “partito Beautiful”, ossia quello ideato da Alfio Marchini che voleva diventare sindaco di Roma, senza dimenticare un passato nell’Udc, Onorato di strada ne ha percorsa tanta, arrivando fino a quel Pd che però non lo ha mai amato. Dicono a denti stretti alcuni esponenti del Nazareno: «Finché si tratta di stringere mani, tagliare nastri, inaugurare mostre di moda e tornei di golf va bene, però la politica è un’altra cosa».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Alfio Marchini nel 2019.

La casella in Campidoglio gli sta stretta

A Roma poi il plenipotenziario di Gualtieri – anzi qualcuno lo chiama addirittura «il vero sindaco» – è Claudio Mancini, e in fondo il “Progetto civico Italia” di Onorato viene visto come un modo per sbarazzarsi dell’assessore che è senz’altro «un tipo ambizioso»: partecipando alla gara delle Primarie, potrà ottenere un bel seggio parlamentare e così liberare la casella che occupa in Campidoglio, che in fondo gli sta molto stretta.

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Claudio Mancini (foto Imagoeconomica).

Nel 2013 non riuscì a farsi eleggere. Anche se i suoi competitor…

Del resto Onorato si era già candidato nel 2013 alla Camera dei deputati, nel collegio Lazio 1, all’interno della lista dell’Unione di centro che in quella tornata faceva parte della coalizione Con Monti per l’Italia: l’allora 32enne risultò però il secondo dei non eletti, dietro a Paola Binetti, la teodem col cilicio, e Luciano Ciocchetti, oggi in parlamento con Fratelli d’Italia (insomma, non un esordio folgorante per il nostro assessore predestinato).

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi

Ora però ha già in mente il cronoprogramma, affidato al quotidiano ora diretto da Stefano Cappellini: «A settembre dobbiamo stabilire i punti fondamentali del programma per lanciare le Primarie a ottobre. A turno unico. Sarebbe l’ideale farle nei primi 15 giorni di novembre».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Alessandro Onorato, grande tifoso biancoceleste, allo stadio Olimpico per la partita tra Lazio e Juventus nel 2025 (foto Ansa).

È nipote dell’attore Michele Placido

Come le donne, Onorato ama togliersi qualche “primavera”: a vedere il sito ufficiale del Campidoglio, alla pagina dedicata, di anni ne dichiara 41 perché non ha inserito quello di nascita, il 1980, e la scheda è datata 2021. Onorato è nipote dell’attore Michele Placido, ovviamente ama il cinema ed è il più giovane sfidante pronto a dare battaglia per la conquista delle Primarie: sul territorio si registra una forte attività, e in Sicilia Cesare Mattaliano, coordinatore dell’Area Metropolitana di Palermo di Progetto civico Italia, è in guerra con il sindaco Roberto Lagalla, già rettore dell’Università di Palermo.

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Michele Placido (foto Ansa).

In Campania Luigi Famiglietti, ex parlamentare, guida Progetto civico in Irpinia, mentre il coordinatore regionale è Carlo Puca, giornalista e in passato autore televisivo per Francesca Fagnani, la compagna di Enrico Mentana. Intanto il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi guarda con molto interesse le iniziative di Onorato.

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Alessandro Onorato con Gaetano Manfredi e Claudio Mancini (foto Imagoeconomica).

Insomma, si ripropone quel “partito dei sindaci” che aveva segnato un rinnovamento della classe politica italiana, soprattutto grazie a una legge elettorale come quella ideata per gli enti locali che ha dato ottimi risultati. Una norma così chiara, a livello nazionale, ancora non c’è, e infatti a ogni legislatura qualcuno vuole cambiarla. Il dubbio però, alla fine, resta: Onorato è un civico o un cinico?

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Ci sono enti che celebrano gli anniversari, e anniversari che ricordano l’esistenza degli enti. Il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) appartiene decisamente alla seconda categoria. Quello che Matteo Renzi tentò inutilmente di abolire con il referendum costituzionale del 2016, e che da allora continua placidamente a occupare il suo posto nell’architettura della Repubblica, ha pensato bene di onorare i 70 anni della tragedia di Marcinelle con una delegazione all’altezza della propria importanza. Almeno secondo il Cnel.

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
La delegazione del Cnel a Marcinelle (foto dal sito del Cnel).

Al Bois du Cazier, dove l’8 agosto 1956 morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani, mica si è presentato soltanto il presidente Renato Brunetta. Sarebbe stato troppo poco. Con lui sono partiti il segretario generale Massimiliano Monnanni, il vicepresidente Claudio Risso, il consigliere Alfonso Luzzi e – perché evidentemente anche quattro potevano sembrare pochi – la consigliera del presidente Giulia Mancini. Cinque persone per rappresentare un ente solo, neanche fosse una delicatissima missione diplomatica.

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Naturalmente Marcinelle merita tutto il rispetto possibile. E proprio per questo la domanda riguarda la consistenza numerica del Cnel, non certo la sua presenza in sé. Brunetta da solo non sarebbe bastato? Evidentemente no. Servivano un segretario generale, un vicepresidente, un consigliere e una consigliera del presidente. Anche nelle commemorazioni l’organigramma vuole la sua parte.

Non sappiamo quanto sia costata la spedizione. Viaggi, trasferimenti, eventuali pernottamenti: magari pochissimo. Sarebbe però interessante conoscere la cifra, anche solo per curiosità, in un Paese dove ogni volta che bisogna trovare qualche risorsa si scopre che i soldi sono pochi. Non a caso la ricerca delle famigerate «coperture» è diventata una delle attività più praticate dai governi di ogni colore.

Il Cnel, del resto, ha una storia che è un inno alla longevità. Da quando Renzi provò ad abolirlo e perse il referendum, l’ente (che tra le altre cose ospita pure i produttori di vino) è sopravvissuto e sembra persino aver maturato una comprensibile fiducia nell’eternità. E così, quando c’è da andare a Marcinelle, Brunetta parte in compagnia. Se Renzi provò ad abolire il Cnel e non ci riuscì, per contro Brunetta ha scelto una strada più sicura: moltiplicarlo. Almeno in trasferta.

Presto, trovate un posto a Piantedosi

E se anche Giorgia Meloni si fosse convinta? L’avanzata dei consensi del generale Roberto Vannacci potrebbe spingerla davvero a far tornare Matteo Salvini al Viminale? Certo, sempre Quirinale permettendo. Finora è rimasto solo uno slogan, e resta comunque uno scenario difficile da realizzare. La novità possibile riguarda un incastro di caselle, visto che toccherebbe trovare un posto di riguardo a Matteo Piantedosi, l’attuale titolare del ministero dell’Interno. Dove piazzarlo eventualmente? Magari all’Anticorruzione, come ha “suggerito” Il Foglio. Archiviata la presidenza di Giuseppe Busia (che scade proprio a settembre), ora infatti l’Anac ha bisogno di una nuova guida: l’incarico dura 6 (sei!) anni, ed è sicuramente di altissimo valore. Di certo nessuno avrebbe da ridire sulla scelta di Piantedosi alla presidenza dell’Anac. Così finalmente Salvini potrebbe tornare al Viminale, anche se ovviamente si creerebbe un vuoto da colmare al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture: qui può scattare il passaggio di Claudio Andrea Gemme, classe 1948, dalla guida di Anas al dicastero di Porta Pia. Irrefrenabile, Gemme sarebbe la soluzione ideale per terminare la legislatura e dare una scossa al ministero. Solo fantapolitica agostana? Chissà…

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Conte e quella staffetta per un ego smisurato

Nel Partito democratico non ne possono più di Giuseppe Conte. Il protagonismo televisivo, i convegni e i comizi a raffica, l’apparizione davanti alla commissione Covid con un monologo infinito (a proposito, ma il presidente Marco Lisei non doveva metterlo all’angolo?), l’ennesima richiesta di indire le Primarie addirittura con il voto online: tutto questo calderone sta facendo riflettere Elly Schlein, specie dopo il pranzo di giugno all’Hostaria Costanza. Nel Pd qualcuno dice che «chi ha tradito una volta non smetterà mai di farlo»: Conte, è il ragionamento, è stato capace di scavare la fossa al fondatore del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, di andare al governo con Matteo Salvini e poi scaricarlo per creare un altro esecutivo con una maggioranza che fino a pochi giorni prima era all’opposizione. «Vittima del proprio ego smisurato», secondo i maligni Conte deve guardare anche all’interno del M5s, con le truppe piemontesi di Chiara Appendino e quelle romane di Virginia Raggi e di “Dibba” che alle prossime elezioni conteranno, eccome. Tra i maggiorenti del Pd sono certi che alla fine l’accordo che verrà proposto da Conte sarà quello, classico, della staffetta, con il 62enne “avvocato del popolo” che, in caso di una vittoria alle Primarie e poi all’appuntamento delle elezioni politiche, rimarrebbe a Palazzo Chigi fino alla scelta del prossimo presidente della Repubblica. A quel punto, in cambio del Quirinale, Conte lascerebbe la guida del governo a un esponente del Pd. Prospettiva irrealizzabile oppure opzione che è davvero presente sul tavolo delle trattative? “Giuseppi” è molto ambizioso…

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno

È il giorno di Roberto Vannacci: il 5 agosto, nel pomeriggio, il leader di Futuro Nazionale sbarca a Montecitorio per parlare di migranti, sicurezza dei confini, approvvigionamenti e costi dell’energia.

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
La locandina della conferenza stampa di Roberto Vannacci a Montecitorio.

È però probabile che la conferenza stampa “Immigrazione e crisi energetica, la visione di Vannacci per l’Italia” si trasformi in un dibattito più acceso sullo scostamento di bilancio e sulle spese per la Difesa, in particolare sul Safe su cui era inciampato qualche giorno fa Antonio Tajani. In Aula infatti i deputati vannacciani hanno contestato arditamente sia il piano sulla clausola di salvaguardia illustrato da Giancarlo Giorgetti sia il fondo europeo per le spese militari. «Il Safe è un cappio al collo nei confronti dell’Italia», ha gridato il futurista Edoardo Ziello brandendo un cappio (più una fune da barca, a essere sinceri).

E, poi, l’affondo sulla clausola di salvaguardia: «Noi pensiamo a un governo che si era insediato con l’auspicio di combattere i poteri forti e di non farsi contaminare dalla burocrazia di Bruxelles di fatto ha tradito quegli impegni», ha dichiarato l’ex leghista. «Voteremo in modo contrario alla risoluzione della maggioranza che chiede l’accesso alla clausola di salvaguardia e, quindi, anche al Safe». 

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
I vannacciani in Aula a Montecitorio.

Con Futuro Nazionale, il cappio è così è riapparso tra i banchi di Montecitorio dopo 30 anni. Era il 16 marzo del 1993, quando il leghista Luca Leoni Orsenigo (ah, la matrice) lo sventolò durante il voto del “decreto Conso”, il cosiddetto ‘colpo di spugna’ per i presunti corrotti, in piena Tangentopoli. Una cosa è certa: a Giorgia Meloni oggi pomeriggio fischieranno le orecchie.

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
Luca Leoni Orsenigo col cappio alla Camera nel 1993.

Le assunzioni di Valditara

«Con questi numeri, se ci saranno le preferenze il nostro Giuseppe Valditara rischia di essere il più votato», scherzano i leghisti. Già, perché le assunzioni decise dal governo riguardano l’immissione in ruolo di 346 dirigenti scolastici, 46.642 docenti – di cui quasi 11 mila di sostegno, 79 unità di personale educativo, 2.628 insegnanti di religione cattolica e 12.284 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). Numeri che potrebbero portare la popolarità di Valditara a punteggi record. Che poi tra i ministri è tra i più «invisibili», dicono alcuni suoi colleghi, che in verità gli invidiano uno staff capace di coprire tutte (o quasi) le notizie potenzialmente negative. Una grancassa mediatica che porta consenso, quasi come le assunzioni in vista nel settore della scuola.

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
Giuseppoe Valditara (Imagoeconomica).

Un agosto da Leone

A Papa Leone XIV la villa pontificia di Castel Gandolfo piace, eccome. Tanto da tornarci pure nel mese di agosto. Si dice che il pontefice non abbia gradito la visione di piazza San Pietro praticamente vuota, assolatissima, all’Angelus di domenica scorsa. Quindi, meglio stare ai Castelli Romani, dove bastano un centinaio di fedeli sotto il balconcino per avere l’impressione di un “bagno di folla”. Prevost lascerà Castel Gandolfo il 6 agosto, festa della Trasfigurazione del Signore, per presiedere ad Assisi la messa nella basilica papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola per i partecipanti all’incontro “Go! Franciscan Youth Meeting”. Il 15 agosto, Assunzione della beata Vergine Maria, celebrerà invece la messa nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova, sempre a Castel Gandolfo. Quindi il 22 agosto Leone XIV sarà in visita pastorale a Rimini, dove si tiene il tradizionale Meeting di Comunione e Liberazione, per presiedere la messa al porto. Il calendario del mese si chiude il 29 agosto con la messa e la processione nella chiesa di Maria Santissima del lago. E poi, a Dio piacendo, si torna a Roma.

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
Papa Leone a Castel Gandolfo.

Il party di Setta

Restando in Puglia è tutto pronto per il compleanno numero 62 di Monica Setta. Ancora una volta il party della giornalista brindisina si terrà alla Masseria Torre Maizza a Savelletri di Fasano. Il programma parte al tramonto con un aperitivo tra gli ulivi, seguito da una cena placée per una quarantina di ospiti super selezionati, come assicura il comunicato stampa. La lista è ovviamente top secret, ma tra i pochi nomi trapelati ci sono quelli «dell’ad di Sistemi Urbani del Gruppo FS, Matteo Colamussi, l’imprenditore Marco Di Venuto, inserito da Forbes tra i 100 giovani più promettenti, il past president di Confindustria Brindisi Gabriele Menotti Lippolis, l’industriale salentino Fernando Nazaro, esponente di Confindustria Puglia, il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani e alcune delle più care amiche della festeggiata, tra cui la direttrice del Museo di Brindisi Anna Cinti, l’architetta Isabella Altamura e gli storici amici Stefania Rengo ed Enzo Visentin». Grande attesa, si ricorda, per il super ospite a sorpresa.

Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno

In campagna elettorale non si butta via niente. Figuriamoci un cavallo di battaglia come il Ponte sullo Stretto. Matteo Salvini, in calo di consensi dentro e fuori la Lega, tra un tweet di esultanza per la sospensione di Schengen e un “bravo” al leader di Vox Santiago Abascal, trova il tempo di occuparsi della grande opera. Come scrive La Repubblica, con un decreto ministeriale, il ministro dei Trasporti ha rinnovato in anticipo rispetto alla scadenza naturale del dicembre 2026 il Consiglio superiore dei lavori pubblici. La tempistica, però, ha destato qualche sospetto visto che l’organo consultivo è chiamato in questi giorni a pronunciarsi proprio su alcuni dei passaggi più delicati del progetto Ponte. Due le new entry che hanno fatto storcere il naso al co-leader di Avs Angelo Bonelli: Mauro Dolce, professore di tecnica delle costruzioni alla Federico II e già assessore della prima Giunta Occhiuto, e Giuseppe Roberto Tomasicchio, professore di costruzioni idrauliche e marittime all’università del Salento. Non solo due esperti: il primo fa parte del comitato scientifico della società Stretto di Messina Spa e il secondo è iscritto al comitato Ponte subito.

Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno
Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Bonelli, parlando di «blitz inaccettabile», ha annunciato un’interrogazione durante il question time di Salvini alla Camera previsto per mercoledì. Sulle barricate anche il Pd con Anthony Bargallo, capogruppo in Commissione Trasporti alla Camera. «Il Consiglio superiore dei lavori pubblici non può essere trasformato in un organismo chiamato soltanto a ratificare le decisioni del ministro Salvini, in una sorta di struttura ‘yes man’ pronta a dire sempre sì alle sue scelte», ha tuonato il segretario regionale del Pd siciliano. Mentre per il 5 stelle Agostino Santillo, inserire nel Consiglio superiore dei lavori pubblici figure vicine alla società Stretto di Messina e ai comitati del “Sì” «significa trasformare un organo super partes in una cassa di risonanza della propaganda di governo». Salvini dal canto suo tira dritto. Lo scorso giugno insieme con l’amministratore delegato della società Stretto di Messina Pietro Ciucci aveva annunciato che l’iter approvativo del Ponte sarà completato entro la fine di questa estate. Il progetto, come ricorda Repubblica, dovrà essere poi esaminato dall’Assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dalla Commissione speciale chiamata a valutare gli approfondimenti richiesti dopo le osservazioni della Corte dei conti e recepite dal Mit e dalla società Stretto di Messina. Il tutto poi passerà al nuovo esame da parte del Cipess e infine al controllo della magistratura contabile che il governo ha fretta di riformare…

Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno
Matteo Salvini a Messina (Ansa).

Pier Silvio, che reputation!

Sta scalando tutte le classifiche immaginabili, roba da Guinness dei primati. Secondo l’ultima rilevazione di Top Manager Reputation, Pier Silvio Berlusconi è il primo della lista, superando di un soffio personaggi del calibro di Andrea Orcel, Carlo Messina, Claudio Descalzi, ovvero i “classici detentori” del titolo.

Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno
Pier Silvio Berlusconi (foto Imagoeconomica).

Un gioiello di giornalista

«Una collezione fatta di forme materiche ispirate alla terra e ai suoi orizzonti senza tempo. La sua forza discreta, il carattere unico e riconoscibile hanno conquistato attrici, giornaliste, presentatrici tv e persino la Famiglia Reale inglese». Così Giulia Barela pubblicizza i suoi gioielli, un brand che “piace alla gente che piace”, soprattutto a Roma, mostrando le immagini di conduttrici del piccolo schermo che indossano le sue creazioni durante le dirette. E tra le giornaliste ecco Alessandra Viero, di Mediaset, che si aggiunge alle tante che in passato hanno esibito ciondoli, orecchini e altre gioie a beneficio dei telespettatori (e non solo), tra le ire dei consumatori. Nella newsletter estiva inviata dalla maison ai clienti si legge: «C’è chi riconosce la bellezza a prima vista e la sceglie nel tempo. Le creazioni Giulia Barela, negli anni, hanno saputo conquistare sguardi diversi, dalla vita di ogni giorno ai palcoscenici più illuminati, tra tv, cinema e non solo».

Renzi, addio allo storico braccio destro

Si chiamava Bruno Cavini, democristianissimo, storico sindaco di Palazzuolo sul Senio e per tanti anni “braccio destro” di Matteo Renzi. Cavini, scomparso il 3 agosto a 84 anni, fu a lungo presidente nazionale di Uncem, l’Unione nazionale delle Comunità Montane e indimenticabile capo di gabinetto, portavoce e braccio destro di Renzi quando “il Bomba” era presidente della Provincia e poi sindaco di Firenze.

Parla Foti

È agosto, il caldo a Roma è infernale ma le commissioni parlamentari lavorano a pieno ritmo, Se martedì è saltata l’audizione del capo del M5s Giuseppe Conte nella commissione Covid, dato che in aula sono in programma le votazioni, mercoledì il ruolo di protagonista spetterà a Tommaso Foti. Le Commissioni riunite Bilancio e Politiche Ue di Camera e Senato svolgono l’audizione del ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione sulle prospettive del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034. Sarà inevitabile un passaggio su quanto accaduto a Ceuta un tema che scalda parecchio il governo italiano, impegnato in una guerra senza quartiere contro il premier spagnolo Pedro Sanchez

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno

I telegiornali italiani continuano a muoversi poco. O almeno così sembrerebbe. Il tempo complessivamente dedicato dagli italiani ai notiziari della sera passa infatti da 276 a 279 milioni di ore nel primo trimestre del 2026: un incremento minimo, quasi fisiologico. Ma dietro questa apparente immobilità, i dati Agcom raccontano una geografia degli ascolti meno scontata. Al vertice cambia poco. Il Tg1 delle 20 resta il leader incontrastato con quasi 4,8 milioni di spettatori e una lieve crescita (+0,8 per cento), mentre il Tg5 consolida il secondo posto con 3,7 milioni e un modesto +0,5 per cento. Più complicata la situazione della TgR, che pur mantenendo il terzo gradino del podio con 2,3 milioni di telespettatori perde il 4 per cento, e del Tg3, fermo a un incremento assai esiguo (+0,6 per cento). La sorpresa arriva invece dal Tg2. L’edizione serale cresce del 17,1 per cento, il dato più brillante tra tutti i grandi telegiornali nazionali. Non è un semplice rimbalzo statistico: è l’unico vero cambio di passo in un mercato dove tutti gli altri si muovono di pochi decimali o arretrano. Anche Tg La7 continua la sua lenta ma costante progressione (+0,7 per cento), confermando la fedeltà del proprio pubblico. 

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno
Antonio Preziosi (foto Imagoeconomica).

Interessante anche il confronto con gli altri notiziari del gruppo Mediaset. Studio Aperto delle 18.30 sale del 17 per cento, mentre il Tg4 delle 19 cresce del 18,6 per cento, segno che l’area dell’informazione “non di punta” sta vivendo una stagione più dinamica delle edizioni principali. Il segnale favorevole al Tg2 trova conferma anche nelle edizioni diurne. Qui il notiziario di Rai2 guadagna un ulteriore 3,7 per cento, mentre il Tg1 resta sostanzialmente fermo, il Tg3 cresce dell’1,5 per cento e la TgR perde l’1,8. Sul fronte Mediaset, invece, il Tg5 continua a soffrire (-4,9 per cento), compensato dall’ottima performance del Tg4 (+26,7 per cento) e dalla crescita di Studio Aperto (+8,7 per cento). La fotografia dell’Agcom suggerisce così un cambiamento meno banale di quanto sembri. I grandi equilibri non vengono rivoluzionati: Tg1 e Tg5 continuano a dominare per volume di pubblico. Ma sotto la superficie qualcosa si sta muovendo. Il Tg2 è il notiziario che cresce di più all’interno del servizio pubblico, mentre la TgR è quello che mostra le maggiori difficoltà. È ancora presto per parlare di nuovo ordine televisivo, ma i flussi degli spettatori indicano che una parte del pubblico sta ricominciando a cambiare abitudini e fonti informative di riferimento. 

Lazio e Polymarket, verso l’indennizzo?

Il main sponsor della Lazio è sparito. Polymarket è stata infatti inserita nella blacklist dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che la ha assimilata a un operatore di scommesse non autorizzato a operare sul mercato italiano. «È stata una scommessa», dicono scherzando alcuni tifosi riferendosi al patron Claudio Lotito. Fatto sta che alla Lazio dovevano arrivare 20 milioni di euro. Salvatore Palella – il discusso ex re dei monopattini – che con Palcomm ha curato l’accordo fra Lazio e Polymarket, «lo stop non è dovuto al rapporto tra Lazio e Polymarket, che resta ottimo, bensì alle nuove indicazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (in cui ne Lazio che Palcomm sono coinvolti). La Lazio ha già percepito e continuerà a percepire un riconoscimento economico per questa operazione. Lo stesso vale per PalcommItalia, la società che ha intermediato l’accordo». Dalla Lazio si parla di un indennizzo che potrebbe coprire oltre una stagione di contratto anche senza esporre il marchio. Come andrà a finire?

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno
Il senatore di Forza Italia e presidente della Lazio Claudio Lotito (foto Ansa).

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole

Più che restaurazione, è l’ora del restauro. Giusto in tempo per festeggiare il compleanno numero 42. Nella famiglia Berlusconi è scattato il momento di Barbara. Con adeguato sostegno dei social, la terzogenita del Cavaliere è lanciatissima nel mondo del mecenatismo, visto che per adesso la strada della discesa in campo resta un discorso limitato agli ambiti della fantapolitica. Quel che è certo, intanto, è che nel progetto della “Grande Brera” sono scattati i lavori per tutelare e conservare i monumenti dedicati a Giuseppe Parini e Cesare Beccaria, annunciati a metà giugno ma raccontati di nuovo in pompa magna il 30 luglio, proprio nel giorno in cui BB spegne le candeline. Tutto grazie alla Fondazione Barbara Berlusconi, che vuole «incidere, nel tempo, sulla società», con «cultura, educazione e libertà economica» che sono «i tre assi attorno ai quali si sviluppa il lavoro della Fondazione, visti come dimensioni profondamente connesse tra loro».

A proposito di arte, nel frattempo nell’hangar di viale Monte Rosa dove il Cav ha ospitato la collezione dei suoi 25 mila quadri verrà costruito un discount, e di sicuro lui non sarebbe stato contento. Ma quella è un’altra storia. Tornando a Barbara Berlusconi in versione mecenate e filantropa, è chiaro che ormai abbia deciso di puntare sulla beneficenza, la tutela dei beni culturali e i restauri. Sguardo magnetico, eloquio sicuro: secondo qualcuno sarebbe perfetta anche per una candidatura, sulle orme di papà. Ma si sa, Forza Italia è roba di Marina e Pier Silvio, difficile trovare margini di inserimento. Del resto lei stessa ha sempre smentito quegli scenari: «Non è una staffetta, pensare di entrare in politica solo per il cognome non ha senso». Meglio entrare nei consigli di amministrazione, come quello del Teatro alla Scala, o diventare azionista di maggioranza di società tipo Unaluna, media company (nel cda c’è pure Andrea Stroppa, la pedina di Elon Musk in Italia) che controlla il sito di gossip Whoopsee e il canale The Muffa.

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
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Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole

Sul fronte Mediaset, non manca la presenza quotidiana di Pier Silvio Berlusconi, impegnato a comunicare durante i telegiornali i successi delle reti televisive di famiglia: qualcuno deve avergli suggerito di evitare i filmati dove lui arringa le folle di dipendenti radunati per eventi e meeting, e così ora appare un cartello con a sinistra la foto piersilviesca e nella parte destra il contenuto delle sue dichiarazioni. Anche queste sono strategie di marketing. E in casa Berlusconi se ne intendono, da sempre…

Presto, serve un portavoce a Piantedosi

Tutti in fuga dal governo di Giorgia Meloni. Al Viminale è scattata la ricerca per trovare il successore di Francesco Kamel che, secondo il cronoprogramma che gira nel palazzone del ministero dell’Interno, dal primo settembre è pronto ad approdare a Leonardo come direttore degli Affari istituzionali. E così la stagione autunnale è cerchiata di rosso. Perché per il ministro Matteo Piantedosi non sarà facile andare a pescare un professionista capace di tenere in piedi la sua (delicata) comunicazione (vedi le ciniche supercazzole in burocratese sullo “scudo penale” ai poliziotti). A maggior ragione dato che potrebbe trattarsi di un incarico di poco più di sei mesi, se si dovesse andare all’anticipo “tecnico” del voto, come sembra volere il capo dello Stato. Senza considerare poi lo scenario in cui al Viminale dovesse esserci la contro-staffetta con Matteo Salvini, cosa che però appare improbabile.

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Francesco Kamel con Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Restando in tema di Piantedosi, dopo la liaison col ministro (da lei stessa confessata), Claudia Conte è stata addirittura promossa in Rai: resterà su Radio1, ma stavolta condurrà un programma mattutino sugli animali domestici («Telemeloni premia l’amante di un ministro, danno di immagine enorme», ha attaccato infatti il M5s). Piantedosi-Conte: manuale di come non farsi scalfire minimamente da uno scandalo.

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
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Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole

A proposito di merito, nelle stesse ore Francesco Palese è passato da essere redattore ordinario di Rai News 24 a vicedirettore di Rai Parlamento. C’entrerà forse il suo ruolo in passato da segretario di Unirai, il sindacato vicino a Fratelli d’Italia, come non ha mancato di notare Dagospia? Anche Virginia Lozito, un’altra delle new entry alla vicedirezione, viene da un ruolo nel Consiglio direttivo di Unirai in qualità di consigliera…

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Francesco Palese (Imagoeconomica).

Cappellini, la fiducia non è ai minimi storici (semi-cit.)

A Repubblica Stefano Cappellini, nominato direttore ad interim dalla nuova proprietà greca dopo l’addio di Mario Orfeo approdato alla corte di Leonardo Maria Del Vecchio (e subito sfiduciato), ha ottenuto una percentuale di gradimento dell’86 per cento. Alla votazione sul direttore hanno partecipato 240 redattori: i sì sono stati 208, i no 12. Chissà se quella sporca dozzina si è fatta distrarre dalle notizie sul pranzo di Enrico Mentana con l’amministratrice delegata di Gedi Mirja Cartia d’Asero, che sembra aver riaperto alcune partite sulle poltrone che contano…

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Stefano Cappellini (Ansa).

Soldi ai partiti, per Busia non c’è privacy che tenga

Come ultimo regalo ai partiti è davvero avvelenato, quello ideato da Giuseppe Busia, presidente uscente dell’Anac, l’anticorruzione: bisogna rendere noti i singoli donatori dei contributi elettorali, ha scritto a chiare lettere. Niente più anonimato: i contributi ricevuti a supporto della campagna elettorale di titolari di cariche politiche elettive di livello statale, regionale, locale vanno resi pubblici nel pieno della trasparenza. Anche i nomi devono essere resi conoscibili attraverso l’accesso civico, si legge nella delibera 295. «È un importante passo avanti nella trasparenza su chi finanzia i rappresentanti politici eletti». Lui, Busia, intanto se ne va…

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Giuseppe Busia (Ansa).

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole

Va bene raccogliere «lo scarto, la feccia, i figli di nessuno» ed essere «orgogliosi», anzi «fierissimi» di farlo, come ha sempre detto il Roberto Vannacci. Ma forse il generalissimo non si aspettava che il suo uomo forte a Milano inciampasse in una bega giudiziaria. E così il responsabile vicario di Futuro nazionale per la Lombardia, con delega su Milano, è già saltato per aria. Luca Carleo, imprenditore milanese classe 1981, si è dimesso dopo un giorno. Nominato il 28 luglio, ha salutato tutti il 29. È durato meno di Paolo Maldini e Leonardo alla guida della rivoluzione calcistica italiana. Carleo è indagato per presunte frodi da oltre 30 milioni di euro: è uno degli amministratori delle società del gruppo Ops finita al centro di un’inchiesta finanziaria della procura di Milano, che oltre a lui coinvolge altre otto persone. Tra le varie ipotesi di reato contestate ci sono: ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazioni di erogazioni pubbliche, responsabilità amministrativa delle società per reati commessi a loro vantaggio da parte degli amministratori. Come ha riportato Il Giorno, Carleo nel suo curriculum si definiva un «manager creativo e visionario», con un’esperienza ventennale nello sviluppo di brand a livello internazionale, soprattutto nei settori del retail e dell’editoria locale lombarda. Su Instagram il suo motto è «Crederci fino in fondo! Crederci ad ogni costo!». Ci aveva creduto anche Vannacci, ma è durata solo un giorno. Il coordinatore nazionale di Fn, Massimiliano Simoni, ha commentato così provando a togliersi dall’imbarazzo: «Mi auguro che possa essere fatta piena luce e lo ringrazio per il senso di responsabilità nel fare un passo indietro in un momento così delicato. Nei prossimi giorni il partito provvederà a una nuova nomina all’altezza dell’incarico». Nel 2018 Carleo era stato presentato come candidato dell’Udc nella lista Noi con l’Italia. Dal centro è poi giunta la virata verso l’estrema destra. Però si è bruciato in fretta.

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
Luca Carleo nel 2018 ai tempi dell’Udc (foto Imagoeconomica).

Tra papa Leone e Trump sbuca… Bocelli

È sempre in viaggio, Andrea Bocelli: il cantante non conosce soste, e nella serata di mercoledì 29 luglio era da papa Leone XIV, a Castel Gandolfo. Il pontefice, appena tornato a Roma dopo quasi un mese di vacanza, è rientrato apposta nella villa vaticana per partecipare all’incontro di preghiera e fraternità “Cantico di Pace” a Borgo Laudato si’, nei Giardini Pontifici, insieme a Bocelli e al coro formato da voci bianche provenienti da Uganda, Terra Santa e Italia. Già, ma quale ruolo ha Bocelli? A Castel Gandolfo si spiffera di un compito molto delicato, ossia addirittura quello di “ponte” tra papa Leone XIV e Donald Trump. Non è un mistero che Bocelli abbia praticamente “libero accesso” alla Casa Bianca, e infatti molte volte appare al fianco del presidente degli Stati Uniti nello Studio Ovale, anche grazie alle tante iniziative benefiche che vedono come protagonista il cantante italiano vivente più famoso al mondo con la sua fondazione. Un ambasciatore di lusso, che si somma alla vastissima rete diplomatica vaticana, e che però ha il vantaggio di parlare “a tu per tu” con Trump. E visto il contesto attuale, dove le guerre non si contano più, aver ospitato Bocelli proprio nel luogo più amato da papa Leone XIV, Castel Gandolfo, fuori dal caos romano e lontano dai “sacri palazzi”, aumenta il valore dell’iniziativa nel Borgo Laudato si’. È stata promossa dal Centro di Alta Formazione Laudato si’ e dalla Andrea Bocelli Foundation, rappresentata dallo stesso tenore, inserita nel programma delle celebrazioni per l’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi.

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
Andrea Bocelli con Donald Trump nello Studio Ovale (foto Imagoeconomica).

Parliamo delle prigioni di Alemanno?

Nella giornata di venerdì 31 luglio, alla Regione Lazio, va in scena la relazione annuale del Garante regionale delle persone detenute, Stefano Anastasia. Oggetto dell’incontro, la presentazione della relazione di fine mandato, “Bilancio di un decennio (2016-2026)”. Si parlerà anche della storia carceraria di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e amico da sempre del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca? Si vedrà. A ruota, si prevedono i commenti del ministro della Giustizia Carlo Nordio, potenzialmente perfetti per alimentare una polemica sulla situazione carceraria italiana che può durare, grazie al sostegno dei media, almeno fino al prossimo lunedì.

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Gianni Alemanno all’uscita da Rebibbia (Ansa).

Cinghiali in vacanza

Sono ormai un classico del panorama di Roma nord: i cinghiali ormai fanno parte dell’habitat dell’Olgiata, ma anche del Fleming, di Vigna Clara, della via Cassia, della Giustiniana, e qualcuno si è affacciato anche in zona piazzale Clodio, dalle parti del tribunale. E chi ha una casa al Circeo o a Sabaudia adesso se li ritrova pure lì: le famigliole di ungulati stanno dominando il territorio, vagano quando non fa caldo, di sera, e hanno tanta sete. Ma mentre nella Capitale si “attaccano” alle fontanelle dell’acqua potabile, in campagna e al mare i cinghiali scavano forsennatamente in cerca dei tubi, spesso di plastica, rompendoli per riuscire a bere. Così nelle ville lungo la costa, quelle dei veri vip, spesso manca l’acqua perché i cinghiali di turno hanno spaccato le tubature. C’è chi ha messo delle grandi trappole dove far cadere i cinghiali, ma si muovono numerosi e al massimo riescono a prenderne un paio, mentre gli altri scappano. Non si contano le Smart che di notte vengono prese “a testate” dagli ungulati, con gravi danni. Una situazione che sembra essere sfuggita di mano e che non pare risolvibile, a breve. Intanto qualche ristorante annuncia con enfasi, tra i piatti del menù, “cacciagione di giornata”: qualcuno ha dei dubbi sulla provenienza, temendo una carne a “chilometro zero”, appena trovata su qualche strada di campagna, nei pressi del locale che offre secondi piatti succulenti e molto saporiti…

A Sabaudia arriva Piantedosi

Non solo cinghiali, a Sabaudia: venerdì 31 luglio, di sera, arriva l’incontro “L’Italia delle imprese: le sfide per la crescita”, per “Sabaudia Incontra – Dialoghi in Corte”, rassegna estiva condotta dal vicedirettore del Tg La7 Andrea Pancani. Non mancheranno le “autorità”, ossia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, e poi il leghista Alessandro Morelli in qualità di sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione e al coordinamento della politica economica, il presidente dell’Anac Giuseppe Busia insieme agli amministratori delegati di Anas Claudio Andrea Gemme e della Società Stretto di Messina Pietro Ciucci, e molti altri ancora.

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno

Si Safe chi può. Antonio Tajani inciampa sullo strumento messo a disposizione da Bruxelles per fornire prestiti a tassi agevolati per aumentare gli investimenti in Difesa entro il 2030. Dopo aver dichiarato davanti alle commissioni riunite di Esteri e Difesa di Camera e Senato di aver deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno – «formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto per come investirli nell’anno successivo», ha detto – il ministro degli Esteri è stato costretto ad aggiustare il tiro: «Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi, Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno: sei, sette, otto, nove, lo abbiamo detto anche oggi. Quindi ne abbiamo prenotati 14,9, cioè quello è il tetto massimo, ma ne utilizzeremo di meno». Una giravolta che non è sfuggita alle opposizioni e soprattutto a Matteo Renzi che su X è stato il primo a bacchettare il vicepremier azzurro: «Tajani va in commissione e dice: abbiamo deciso di chiedere fondi europei Safe per 14,9 miliardi di euro. Una notizia importante! Ma scatta il subbuglio in maggioranza. Dopo mezz’ora Tajani precisa: “Non li abbiamo chiesti ma solo ‘prenotati’. Ma dove vive il nostro ministro degli Esteri? I fondi Safe sono già prenotati: il governo deve decidere se usarli o no», ha twittato il leader di Italia, lanciando una stoccata finale: «Come al solito Tajani parla poi viene richiamato all’ordine. Un incapace totale. Verrebbe da dire con Checco Zalone: “Ma è del mestiere, questo?”».

Dalla maggioranza, invece, è arrivato lo stop della Lega. «Prendo atto con piacere delle precisazioni di Tajani sui fondi Safe», twitta il senatore Claudio Borghi. «Non c’è nessuna decisione sul loro utilizzo o meno e deciderà il Parlamento sulla base dei dati di opportunità e convenienza. Prenotazione dei 15 miliardi è, come è noto, solo una manifestazione di interesse».

Sul caso interviene pure l’Europa che invita Roma a essere più chiara: «Vogliamo sicuramente che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi di Safe come annunciato oggi, e questo è uno sviluppo molto, molto positivo», ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue. «Ora, dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi per dare il via al progetto. Quindi questa è la tempistica che stiamo considerando», perché «c’è bisogno di chiarezza al più presto».

Emergenza “mensa” al Circolo Canottieri Aniene

I pasticci della Figc? La nomina a ct di Mancini? Al Circolo Canottieri Aniene di Roma hanno altro di cui discutere: il ristorante (che molti chiamano «la mensa») è chiuso. I lavori in corso sembrano interminabili, fatto sta che l’estate 2026 verrà ricordata a lungo dai soci, che non hanno a disposizione il giardino per passare delle serate al fresco con gli amici. Sarà un caso ma già a luglio, le zone di Roma Nord (Prati, Parioli, Fleming, Olgiata, aree di provenienza dei soci del circolo) si sono svuotate più del solito.

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Il Circolo Canottieri Aniene (Imagoeconomica).

Conte con Paglia

L’agenda di monsignor Vincenzo Paglia è fittissima. Basta scorrere l’elenco dei suoi appuntamenti. Non solo il 30 luglio sarà cerimoniere del Centro all’incontro tra civici e centristi di area progressista: mercoledì mattina il prelato “che piace alla gente che piace” è atteso all’incontro “Dividendo Sociale Sistemico per una nuova società” organizzato da Human Economic Forum. Sempre nella Capitale, a Palazzo San Macuto, nella sala del Refettorio, sotto la moderazione dell’esperto Eugenio Fatigante, colonna del quotidiano della Cei, Avvenire. Dopo i saluti di Paglia, in qualità di presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, parleranno, tra gli altri, il docente Leonardo Becchetti, il parlamentare europeo ed ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico e, udite udite, il leader pentastellato Giuseppe Conte. Chissà se si affaccerà all’incontro anche l’ex direttore del quotidiano Avvenire, attualmente eurodeputato, Marco Tarquinio

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Monsignor Vincenzo Paglia (Imagoeconomica).

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Nel Tg2 di sabato 25 luglio è andato in onda un servizio da Capri, per elogiare l’isola guidata dall’entusiasta sindaco Paolo Falco e con tanto di coro finale dedicato al telegiornale della seconda rete, come quando i bimbi capresi, vestiti a festa, devono salutare i vacanzieri vip. Il “pezzo” ha fatto arricciare il naso a qualche parlamentare del centrosinistra perché era firmato da Federica Corsini, ossia la moglie di Gennaro Sangiuliano, ex direttore del Tg2, ex ministro della Cultura e ora capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale della Campania. Corsini è rimasta al fianco di Sangiuliano dopo il caso Boccia. E, professionalmente parlando, è stata anche eletta nel comitato di redazione del Tg2, risultando la più votata. Ora qualcuno in zona Nazareno dice: «Non sarebbe meglio occupare la consorte con qualcosa che è fuori dal collegio elettorale del marito, tenendosi ben lontana dal territorio campano? Ne va della trasparenza del telegiornale, visto che si tratta del servizio pubblico pagato da tutti i contribuenti e non di una rete privata». Sì, perché se a Mediaset intorno alla figura di Andrea Giambruno, già compagno di Giorgia Meloni, si può agire in totale libertà, senza problemi di conflitti d’interessi, alla Rai qualche “comitato etico” pare esistere, come dimostra il caso di Report

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Ma mi faccia il paciere

NH, quella che nelle lettere di una volta era l’abbreviazione di Nobilis Homo, il nobiluomo italiano, ora è la sigla di una catena di alberghi: così a Roma nell’NH Hotel di piazza dei Cinquecento, giovedì 30 luglio, in un caldissimo pomeriggio è in programma la riunione dei centristi del “Gruppo momentaneo” del grande centro, o il “centro largo”, con l’assistenza spirituale di monsignor Vincenzo Paglia. Tutti pronti a partecipare: il sindaco di Benevento Clemente Mastella, il presidente di +Europa Matteo Hallissey, l’assessore al Comune di Napoli Carlo Puca in rappresentanza di Progetto civico Italia di Alessandro Onorato (sì, è lo stesso Puca che faceva l’autore televisivo per Francesca Fagnani, la compagna di Enrico Mentana), e molti altri ancora. «Paglia sembra chiamato con il ruolo di paciere, viste le diverse anime centriste che sono state chiamate a partecipare», dicono alcuni ex democristiani. Seguirà tutto, a distanza, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Portavoce in scadenza

Tutti a cercare un posto di lavoro. Un posto fisso, non legato alle follie della politica che dura una legislatura e poi ti lascia a casa. Tra i portavoce e i collaboratori dei ministri del governo di Giorgia Meloni è partita la caccia alla poltrona in una società pubblica, una partecipata, o alla Rai: i mesi passano, la scadenza elettorale si avvicina, l’incarico “di fiducia” è a tempo. «Metti che vincono gli altri» è la frase che si sente di più tra chi lavora nei dicasteri. E allora via alla ricerca delle caselle vuote, comprese quelle “da moltiplicare” (della serie, «lì non ci sono vicedirettori, almeno uno va creato»): l’attività è frenetica, ogni passaggio da una casella all’altra in questi giorni viene visto con terrore e, nello stesso tempo, gioia («hai visto che Marco Ludovico è andato all’agenzia per la cybersicurezza nazionale e lascia libero il posto di capo della comunicazione in Anas?»), i telefoni cellulari risultano operativi a ogni ora della notte. Sì, è l’ultima estate prima delle elezioni…

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno

L’adesione di Luca Bernardo a Futuro Nazionale fa rumore. E per più di un motivo. In Forza Italia ha iniziato di nuovo a lampeggiare la spia d’allarme: Antonio Tajani, spifferano i maligni, «non riesce a controllare cosa accade fuori Roma e il Lazio, figuriamoci a Milano e in Lombardia dove ha pochissimi amici». Chissà cosa ne pensa la famiglia Berlusconi… Ma i problemi non solo solo interni a Forza Italia. Con l’ingresso del capogruppo azzurro in Consiglio comunale ed ex candidato sindaco (a dirla tutta si era pure riproposto per il dopo Sala senza successo), Roberto Vannacci ha piantato la sua bandierina anche a Palazzo Marino, dopo aver arruolato al Pirellone i consiglieri Pietro Macconi (da FdI) e Luca Daniel Ferrazzi (eletto con la lista a sostegno di Letizia Moratti e poi passato al Misto).

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Pietro Macconi, Robeerto Vannacci e Luca Ferrazzi (Imagoeconomica).

Sarebbe stato proprio quest’ultimo a convincere Bernardo al salto. Della falange futurista lombarda fanno poi parte Massimiliano ‘Max’ Bastoni, ex leghista (ai tempi del Carroccio coniò lo slogan “Bastoni contro gli immigrati”) ed ex forzista, la consigliera comunale di Bresso Cheyenne Pagano e il padre Mario sempre da FI, oltre naturalmente a Laura Ravetto, cuneese ma eletta con la Lega nel collegio uninominale Lombardia 1-05 di Legnano.

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Massimiliano Bastoni (Imagoeconomica).

Vannacci nella sua incursione lombarda può inoltre contare sull’aiuto del “barone nero” Roberto Longhi Lavarini. Ora il generale in pensione, a cui (per ora) Giorgia Meloni ha chiuso le porte della coalizione, può prepararsi per le Comunali a Milano e come front runner rispolverare Bernardo, anche se si fanno i nomi pure di Paolo Del Debbio, del professore di diritto Nicolò Zanon, dell’avvocato Alessandro Munari, dell’ex comandante dei carabinieri Carmelo Burgio e dell’ex assessore regionale Pier Gianni Prosperini. Ma l’uscita di Bernardo fa rizzare le antenne anche per un altro motivo: il pediatra, fatta eccezione per lo scivolone della pistola portata al lavoro, sembra tutto fuorché un estremista di destra, quella «feccia», fatta di «figli di nessuno» di cui il generalissimo va orgoglioso. Siamo al tramonto della fase sansepolcrina?

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Luca Bernardo, Luca Ferrazzi e in video collegamento Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gualtieri si fa la sua “Sport e Salute”

Alla fine non ha saputo resistere: come regalo di compleanno, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha voluto un’altra partecipata comunale, Roma Sport Spa. La nuova struttura controllerà e gestirà le aree dedicate allo sport, in primo luogo l’ippodromo di Capannelle. Sarà l’ennesimo carrozzone comunale, come teme qualcuno, o servirà davvero per promuovere l’attività sportiva tra i romani? E non rischia di essere un duplicato di Sport e Salute, che di tutti questi temi se ne occupa a livello nazionale? Intanto ci saranno nuovi uffici, un nuovo consiglio d’amministrazione, dipendenti, auto, spese varie…

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero

A Roma i ristoranti hanno sostituito le sezioni di partito di una volta: le riunioni per decidere le strategie elettorali si svolgono tra un piatto di branzino su crema di patate e il classico sauté di cozze e vongole, per evocare un “re del pesce” come Valter Lavitola, impegnato a scegliere il futuro leader del campo largo. Ecco così che nel pieno dei commenti sul caso Ranucci spunta un appuntamento voluto da un finissimo politico, il kingmaker della sinistra romana, il nobile nato nel Pci che ha deciso di consegnare le sue fortune familiari e personali per creare la fortezza capitolina del Partito democratico, un monolite che solo Gianni Alemanno riuscì a disintegrare: Goffredo Bettini.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero

Anche in questo caso, un ristorante: a Vigna Pia, distante dal centro tradizionale, e si chiama “La carovana”. Un nome che sembra scelto apposta per rendere l’idea di un gruppo indisciplinato, composto da profili diversi, e che a molti fa venire in mente L’armata Brancaleone di Mario Monicelli, con gente raccattata in giro. Ma chi ci sarà con Bettini nella serata del 27 luglio, a Roma, quando ormai si saprà tutto della nuova legge elettorale?

Presente il miglior “spiccia faccende” disponibile sulla piazza romana

Alla sua destra apparirà Claudio Mancini, «il vero sindaco di Roma», «l’uomo senza il quale Roberto Gualtieri non saprebbe nemmeno accendere la luce della sua stanza in Campidoglio» (la battuta è di un dirigente del Comune, che ovviamente ha preteso l’anonimato per tutta la vita), «il general contractor che stipula accordi con l’opposizione», insomma il miglior “spiccia faccende” disponibile sulla piazza romana, e che è parlamentare del Pd.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
Claudio Mancini (foto Imagoeconomica).

La candidata giusta per la Cultura?

Non solo per una questione di quote rosa, sarà presente al tavolo dei relatori anche Laura Delli Colli, storica presidente del sindacato dei critici cinematografici italiani, erede della dinastia Delli Colli che ha segnato con altissima professionalità la qualità del grande cinema (Tonino Delli Colli è stato un gigante come direttore della fotografia dei massimi registi mondiali). Già, perché nelle segrete stanze romane si parla di Laura Delli Colli come potenziale futura ministra della Cultura nel caso di una vittoria “de sinistra” alle Politiche 2027, oppure, male che vada, come assessora alla Cultura del Comune di Roma, in caso di (probabile) conferma di Gualtieri alle Amministrative.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
Laura Delli Colli (foto Imagoeconomica).

«Non è faziosa, è molto intelligente, conosce come pochi altri il settore dello spettacolo. Pensate che compra i vestiti all’Ovs di corso Francia», così la raccontano i suoi amici più stretti. La classica “risorsa” da spendere sul mercato della politica che può venire in mente solo a Bettini, il quale già la convinse a diventare presidente della Fondazione Cinema per Roma, con l’unanimità del collegio dei soci fondatori composto da Roma Capitale, Regione Lazio, Camera di Commercio di Roma, Fondazione Musica per Roma, Istituto Luce Cinecittà – Mibac (regnante, al ministero, Dario Franceschini).

L’occasione: il primo numero su carta di Rinascita

Ma qual è il motivo di questa singolare convocazione? La pubblicazione del primo numero su carta (altra vecchia passione bettiniana) di Rinascita, che Goffredo ha voluto riportare in vita per creare un dibattito all’interno (e non solo) della sinistra. Saranno ovviamente ben accette le presenze dei vari Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e compagnia, magari pure Francesco Rutelli, ma la scena avrà un protagonista assoluto, Goffredo Bettini da Jesi, con tutta la sua cultura, la sua immaginazione, quella sapienza distillata nei secoli e che è visibile nell’enorme archivio gentilizio di famiglia depositato presso la Biblioteca Comunale Planettiana della città marchigiana.

Si parlerà di sinistra: voti, interessi, energie…

E quando parla Bettini, Roma si ferma per comprendere quale sarà il futuro della città: dalle sue parole si capirà quali sono le prospettive della sinistra, la sua capacità di attrarre voti, interessi, energie, oltre che di mobilitare il mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo «per la causa del bene comune, per creare una nuova società, per accompagnare i giovani verso un futuro di ideali e di speranze», per usare una terminologia bettiniana. E dopo la cena del 27 luglio non si potrà certo andare in vacanza, perché comincia la campagna elettorale: senz’altro quella comunale, per quella nazionale chissà…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Nessuno se l’aspettava: il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana che attacca il “suo” ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. E lo fa per ragioni tecniche, denunciando con i numeri le poche risorse umane dedicate alla sicurezza che per decisione del Viminale arriveranno nella sua regione: «Politicamente è un segno ulteriore di sottovalutazione delle necessità del Nord produttivo, della Lombardia, di Milano: l’assegnazione del 6 per cento dei nuovi agenti a una regione che rappresenta il 17 per cento della popolazione e il 23 per cento del Pil appare penalizzante e rischia di non rispondere alle crescenti richieste di sicurezza di un territorio così nevralgico per il Paese. Questa scelta riflette una logica che non sa leggere il territorio». Piantedosi, che si fa notare nelle sue visite a Benevento e nel sud del Lazio, a Fondi, ormai è nel mirino della Lega del nord, dove si deve anche cercare un posto alternativo per Matteo Salvini, dato che il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture è solo una “grana” che certo non porta popolarità, ma solo gli improperi dei viaggiatori. «Al Viminale mai più un cosiddetto tecnico, ci deve essere un politico», ripetono, uno dopo l’altro, i comandanti leghisti che vogliono evitare il tracollo del partito, specie adesso che il generale Roberto Vannacci si rafforza con la sua campagna sulla sicurezza. E uno come Fontana, quando parla, non può non essere ascoltato, specie se vuole coltivare l’idea di “scalare” la Lega e trovare un posto a Salvini, al Viminale.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Attilio Fontana con Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

L’appoggio leghista a Buttafuoco: fibrillazioni alla Cultura

Ennesima divisione all’interno del ministero della Cultura, per colpa di Pietrangelo Buttafuoco: dopo che l’Europa ha sanzionato la Biennale di Venezia per la partecipazione russa alla kermesse, tagliando il finanziamento già concesso e pari a 2 milioni di euro, ecco che l’intellettuale siculo ha trovato la sponda di due partiti, i pentastellati e i leghisti. Ma se i primi sono all’opposizione, i secondi si trovano nella maggioranza governativa, e per di più con la sottosegretaria Lucia Borgonzoni proprio nel dicastero di via del Collegio Romano. Giusto per creare un altro problema al ministro Alessandro Giuli. Queste le parole di Borgonzoni: «Quanto sta accadendo con il caso Biennale è semplicemente inaccettabile. Un organismo politico, l’Unione europea, raccomanda a un ente tecnico, l’agenzia Eacea, di interrompere i contributi. Prima ancora che venga trovato, nell’eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione. Questa è la fine del diritto, una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia. L’Italia e i suoi luoghi d’arte sono liberi e democratici, non c’è spazio per i ricatti economici di Bruxelles». La sottosegretaria ha trovato anche come alleato Luca Zaia, l’ex governatore della Regione Veneto, oltre al capogruppo dei cinque stelle al Senato, Luca Pirondini. Che è uno dei più battaglieri oppositori di Giuli…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Federcasse copia l’Abi

Si sa, a Roma le sedi per ospitare gli eventi non sono tantissime quando è previsto l’afflusso di tanti partecipanti. Occorre fare un’analisi dei costi e dei benefici, con frasi ripetute all’infinito come «no, la Nuvola di Fuksas no, è troppo cara», oppure, «sì, quel centro congressi andrebbe bene, ma è troppo lontano». E allora che si fa? Si va nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria, all’Eur, ma meglio di giorno, perché al calar delle tenebre la zona pullula di presenze poco raccomandabili. Quindi, mercoledì 15 luglio, ecco che arriva l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, con il presidente Antonio Patuelli, per la classica assemblea dove partecipano il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Due giorni dopo, il 17 luglio, stessa sede per “Generare futuri. 135 anni della Rerum Novarum, 80 anni di Repubblica, 10 anni dalla Riforma delle Bcc”, ossia il titolo al centro dell’assemblea annuale di Federcasse, l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen. Qui non ci sarà Panetta, ma la “Lectio Cooperativa 2026” verrà affidata a Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea e presidente della Task Force di alto livello dell’Eurosistema per l’euro digitale.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Quelle pellicce di Fendi che non piacciono: Mazzantini nel mirino

I problemi alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea (Gnamc) di Roma non mancano mai: le proteste dei dipendenti contro la direttrice Renata Cristina Mazzantini, innanzitutto, e poi le mostre che fanno discutere. L’ultima è quella di Fendi, con annessa sfilata: per evocare la storia del brand è stata riproposta un’esposizione di una quarantina d’anni fa, dove protagoniste erano anche le pellicce della casa di moda. Pellicce che, se una volta venivano elogiate da quasi tutto il pubblico, ora sono viste come nemiche della sostenibilità: così, ecco che alcune reti televisive non hanno potuto parlare della mostra perché «la policy aziendale non lo permette», per il sostegno alle cause animaliste e per non avere noie con i movimenti green. Qualcuno evoca interrogazioni parlamentari per denunciare la presenza delle pellicce. Fatto sta che l’evento modaiolo non ha permesso di valorizzare il restauro di un giardino della galleria, anche perché tutti erano impegnati a passeggiare con calici di champagne tra le mani…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Alessandro Giuli e Renata Cristina Mazzantini (foto Imagoeconomica).

De Niro a Roma, tra film e alberghi

Robert De Niro nella Capitale. Lunedì 13 luglio l’attore è presente per gustarsi la versione restaurata di Novecento di Bernardo Bertolucci, nel 50esimo anniversario del film, uscito nel 1976. A dialogare con De Niro – che di Novecento è protagonista, nei panni del possidente terriero Alfredo Berlinghieri, assieme a Gérard Depardieu, che interpreta invece il contadino Olmo Dalcò – sono stati chiamati Antonio Monda e Valerio Carocci. Ma De Niro deve anche controllare il “suo” albergo di via Veneto, Nobu Hotel, di cui è socio proprietario, e valutare le prossime mosse.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Robert De Niro (Ansa).

Persol, quanti occhiali al premio Strega…

Se a Roma vedete un “vip” con dei nuovi occhiali da sole griffati Persol, li ha presi alla cena del premio Strega. Sì, perché in occasione dell’evento mondan-letterario che si è svolto in Campidoglio, nel desco riservato ai personaggioni capitolini al tavolo c’erano degli oggetti, ossia appunto gli occhiali da sole Persol e le agendine Pineider. Ovviamente sono spariti tutti i “gift”, con approcci leggendari per dissimulare la “presa di possesso”, come quella signora che ha utilizzato tovagliolo per occultare all’interno gli occhiali e riporli lentamente nella borsa. Sui siti delle vendite online si trova qualcosa, comunque, di quella razzia “culturale”…

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Al momento è solo una scommessa, una suggestione che ritorna, uno scenario da fantapolitica. Ma per le due sorelle Meloni può essere una soluzione politicamente furba. Se da un lato Giorgia vuole concludere la legislatura da presidente del Consiglio, battendo il record da Guinness dei Primati e poi ricandidarsi alle elezioni politiche del 2027, alleati permettendo, dall’altro c’è anche la sorella Arianna che ha un suo ruolo. Oltre a guidare il partito (ma tutti rimpiangono Francesco Lollobrigida, «che come ministro non sarà ricordato negli annali, ma in via della Scrofa metteva tutti in riga», spifferano quelli di Fratelli d’Italia) coltiva ambizioni politiche. E deve condividerle con la sorella Giorgia. Qui esce con tutta la sua virulenza “il problema Roma”.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Il solito Rampelli e il disturbo di Vannacci

Mentre a sinistra, anzi nel campo largo, è già pronto il candidato al Campidoglio, ossia il sindaco uscente Roberto Gualtieri, ringalluzzito dal successo sui social (fuori dalla Capitale, però, perché quei video in città non piacciono per niente) e dai miliardi per la città elargiti dal governo Meloni, a destra ancora non esiste uno straccio di nome in campo. A parte Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera dei deputati che corre (come sempre) una partita tutta sua, ora c’è pure l’incubo della discesa in campo del generale Roberto Vannacci con il suo partito Futuro nazionale, che potrebbe anche schierare come candidato sindaco l’ex inquilino del Campidoglio Gianni Alemanno, innanzitutto con l’obiettivo di contare le forze nella città e fare uno sgambetto alla destra. Insomma, alla fine Vannacci potrebbe essere il migliore alleato di Gualtieri, una sorta di “campo largo aggiunto” pur facendo parte di uno schieramento situato politicamente dall’altra parte.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (foto Imagoeconomica).

L’elemento chiave: election day sì o no?

In mancanza di candidati, veniamo dunque all’idea: Arianna Meloni candidata sindaca di Roma. Mediaticamente porterebbe un vantaggio: un raddoppio della presenza politica del “brand Meloni”, a livello locale e nazionale, che darebbe vita a un bombardamento comunicazionale, dicono gli esperti, con la moltiplicazione meloniana. E forse proprio per questo Giorgia non vuole l’election day per le Comunali e le Politiche, un tema che scalda il Quirinale dato che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella preferisce evitare spese inutili, facendo notare che due appuntamenti elettorali a breve distanza rappresenterebbero uno spreco di denaro pubblico. Separare le urne, facendo votare una volta per le Politiche e un’altra per le Comunali, consentirebbe però a Meloni di scindere le due campagne elettorali e testare la forza del partito a livello locale, specie nel caso di una candidatura della sorella Arianna a Roma.

Gualtieri rafforzato dall’asse con Caltagirone

Tra i tanti problemi che la Capitale porta in evidenza, oltre all’amministrazione capitolina, c’è anche il comportamento editoriale del gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone, che con Il Messaggero ogni giorno elogia la gestione Gualtieri. Prendiamo come esempio le pagine di giovedì 9 luglio della cronaca romana del quotidiano di via del Tritone. Apertura su una “non notizia”, cioè la ridefinizione delle aree e dei quartieri di Roma che ora sono diventati addirittura 332. «Stilata con metodi scientifici», si legge, la «pianta della Capitale non veniva redatta dal 1961, quando furono individuate 165 aree urbane»: per un costruttore è un argomento vitale, per il lettore normale forse no.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Seguitiamo: “Atac, terzo bilancio positivo”, dove si sottolinea che per l’azienda municipalizzata è «un bilancio tutto con il segno più», «conti ancora in ordine», con un elenco di elogi che non finisce mai. Sotto, “Rifiuti, via libera al piano, la Tari ritoccata del 5 per cento” con la spiegazione benevola di «rialzi dovuti ma limitati». Se una volta ogni rincaro veniva bacchettato senza pietà dal Messaggero, ora viene giustificato scrivendo di un prossimo «potenziamento dei servizi sul territorio senza precedenti», con l’impegno del Campidoglio a «contenere al minimo l’incremento della tariffa Tari». Nessuna voce dissonante, solo l’azienda cara a Gualtieri che parla e minimizza l’aumento.

Stesso trattamento di favore per il governatore Rocca

Analogo trattamento lo ha la Regione Lazio di Francesco Rocca, con articoli sulle imprese regionali che «investono sempre di più» con una fotona del governatore, e in un’altra pagina la nascita del Garante per i diritti per gli anziani del Lazio. In questo panorama, il patto siglato tra Caltagirone e Gualtieri a Villa Miani, nel corso di un lungo pomeriggio romano, sembra non concedere spazi a un candidato alternativo della destra.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

La tentazione di lanciare Arianna resta comunque forte. Evitando l’election day, se arrivasse prima l’appuntamento con le Politiche, il piano potrebbe portare le due sorelle in parlamento, una alla Camera e l’altra al Senato, e da senatrice Arianna farebbe con grande serenità la sua campagna elettorale per il Campidoglio. Una sorta di paracadute, nel caso l’avventura non andasse in porto: una poltrona a Palazzo Madama, comunque, ci sarebbe.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno

Con queste temperature canicolari, ci vuole un po’ di Frescot. Cioè Villa Frescot, la storica casa della famiglia Agnelli sulle colline torinesi, dove l’Avvocato Gianni è morto nel 2003. La novità è che la vendita della dimora ottocentesca è stata affidata alla società immobiliare di lusso Sotheby’s, perché fin qui, nei quasi tre anni in cui è rimasta sul mercato, di offerte concrete ne sono arrivate pochine, e di sicuro lontane da quanto richiesto: si era parlato inizialmente di 10 milioni, poi a quanto pare scesi a 6. Tra gli interessati si vociferava ci fosse Tamīm bin Ḥamad Al Thani, emiro del Qatar a capo del consiglio di amministrazione di Qatar Investment Authority, fondo da 600 miliardi di dollari. Ma non se n’è fatto niente. L’abitazione è composta in tutto da tre edifici distinti, per un totale di oltre 1.000 metri quadri di spazio abitabile, con 29 camere, 15 bagni e trattativa rigorosamente riservata. Margherita Agnelli, figlia di Gianni, ha deciso di liquidare l’immobile sul quale non ci sono rischi giudiziari, dato che non fa parte della guerra ereditaria con John, Lapo e Ginevra Elkann. Sotto il video promozionale su Instagram ha commentato anche l’ex giocatore e bandiera della Juventus Claudio Marchisio, scrivendo «stupenda». Anche se chi era davvero interessato era stato invitato dalla pagina social di Sotheby’s a scrivere «Frescot» per avere maggiori dettagli…

Per questi Mari

Dicevano che Michele Mari, dopo la disavventura sul pulmino insieme ai colleghi finalisti del premio Strega 2026, avrebbe avuto poche possibilità di vittoria. E invece niente da fare, nonostante le reprimende di Teresa Ciabatti & co. per le parole dette dallo scrittore su Michela Murgia: alla fine Mari, in giacca e cravatta, ha conquistato l’ambito riconoscimento, sulla piazza del Campidoglio. I convitati di pietra piace, anche se lo stesso autore lo ha definito «cinico» e «sadico». Un libro scritto in un mese, che non è certo un record ma indica la volontà di mettere nero su bianco, rapidamente, una storia. Lui stesso ama di più un altro suo titolo, Leggenda privata, ma la spiegazione che fornisce appare convincente: «Tutti i libri di uno scrittore sono come i figli, pezzi di cuore, di anima. Certo mi fa un po’ impressione che questo titolo in particolare verrà associato a questa vittoria a discapito di altri. Il mio compito sarà consolare un po’ i figli minori perché si sentano tutti figli dello stesso padre». Conduzione televisiva affidata a Pino Strabioli, che se la cava sempre meglio di Gigi Marzullo. Nessuna traccia di Geppi Cucciari (Sangiuliano, remember?), il ministro della Cultura Alessandro Giuli c’era, la serata è filata liscia come l’olio. Bollente. Immancabile la presenza dell’eterna Dacia Maraini. Nessuna nostalgia del Ninfeo di Villa Giulia, la piazza del Campidoglio va bene per lo Strega.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
Lo scrittore Michele Mari vincitore della 80esima edizione del Premio Strega (foto Ansa).

Meglio lasciare perdere i treni, Salvini punta sugli aerei

È stata una giornata dedicata agli aerei, quella di mercoledì 8 luglio, anche perché ai treni è meglio non avvicinarsi per tutta la settimana, con i problemi che ci sono tra Milano e Roma per colpa dei lavori a Firenze: così Matteo Salvini, in qualità di ministro per i Trasporti e le Infrastrutture, ha inaugurato il nuovo terminal all’aeroporto della Capitale. Oltre al leghista c’erano il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’assessore ai Trasporti del Campidoglio Eugenio Patanè, «quello delle piste ciclabili». La struttura punta a servire con elicotteri e piccoli velivoli il collegamento con l’aeroporto di Fiumicino, e poi Pescara, Fano, Elba e Tortolì Arbatax. Non manca il servizio di caffetteria e ristorazione curato dall’Antico Forno Panella. Per il presidente di Enac Pierluigi Di Palma «si corona un sogno, con questo terminal ci avviamo verso un futuro di collegamenti aria-aria, anche attraverso i droni».

Cosa regala Erdogan? Pistole e pallottole

Pistole personalizzate con l’incisione del nome di ciascun destinatario e corredate di munizioni: questo è il regalo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto donare ai leader della Nato alla fine del vertice di Ankara. Era una riunione di guerrafondai, in fondo: la notizia è stata data da Keir Starmer, primo ministro britannico in carica ancora per qualche giorno prima che a Downing Street gli subentri Andy Burnham, già sindaco di Manchester. Mentre monta la curiosità di vedere dal vivo il revolver con la scritta “Giorgia Meloni”, un oggetto magari da porre sul tavolo di Palazzo Chigi durante gli incontri con gli alleati di governo, sul modello di certe assemblee di condominio (si scherza), il laburista comunque ha sottolineato di aver lasciato l’arma in Turchia, perché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale. Anche se nella tradizione turca porta sfortuna non accettare un presente, specie se viene consegnato dal leader della nazione: ma tanto Starmer il suo posto lo ha già perso, quindi peggio di così…

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto Ansa).

Potere al popolo trionferà

A Napoli quelli di Potere al popolo si sono fatti sentire, durante l’incontro con il campo largo. Gli attivisti hanno movimentato non poco la kermesse, e alla fine è stato Angelo Bonelli, portavoce di Avs, uno di sinistra ma che è anche figlio di un carabiniere, a rispondere ai manifestanti dicendo che si trattava di una «provocazione inaccettabile», e beccandosi risposte impubblicabili. Chi invece ha mostrato un volto dialogante è stato il pentastellato Giuseppe Conte: «Venite a parlare con noi dall’altro lato», ha detto, sottolineando la disponibilità a un confronto diretto, senza dimenticare di affermare che «la differenza è che noi non vi toglieremo mai la vostra bandiera come voi avete fatto con il Movimento 5 stelle». Frase ad effetto: uno a uno, palla al centro. Dieci minuti di alta tensione, quelli vissuti a Napoli, che comunque verranno ricordati. Tanto che addirittura la premier Giorgia Meloni ha espresso la sua solidarietà (pelosa?) ai leader del centrosinistra contestati…

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno

A Roma, mercoledì pomeriggio, tutti da Michele Vietti. Nella Capitale, nel palazzo del ventennio che un tempo ospitava la gioventù del littorio e che ora si chiama WeGil, va in scena l’assemblea di Anfir, ovvero l’associazione delle finanziarie regionali che detengono le leve del potere economico a livello locale, e che di fatto si sono sostituite alle vecchie, gloriose, casse di risparmio. Alla guida c’è una storica conoscenza della politica italiana, Michele Vietti, già vicepresidente del Csm, e che ora è presidente Anfir oltre che della finanziaria regionale piemontese, quella della sua terra. All’appuntamento ci saranno, tra gli altri, il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, l’ad di Cdp Dario Scannapieco, Regina Corradini D’Arienzo, ad di Simest, Michele Pignotti ad di Sace.

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno
Michele Vietti (Imagoeconomica).

La geopolitica di Cairo

Urbano Cairo si appassiona con i temi del nuovo ordine mondiale. Nella giornata di giovedì a Milano non mancherà il suo contributo al talk “Governare la complessità: scenari geopolitici e trasformazione del business”, organizzato da Rcs Academy, Corriere della Sera e Bcg, «per analizzare i nuovi equilibri geopolitici e le relative implicazioni nel posizionamento delle imprese globali». Oltre al patron di Rcs MediaGroup, saranno presenti il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto, il presidente di Fincantieri Biagio Mazzotta e la vicepresidente di Confindustria Barbara Cimmino. Lo spettacolo è assicurato. E soprattutto, cosa si diranno Cairo e Fitto dopo il convegno?

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

Ariecco il Meeting di Rimini

Puntuale come una cartella delle tasse, torna il Meeting di Rimini. In una giornata con un sole a picco, caldissimo, a Roma viene presentata la prossima, imminente, edizione . Lo scenario è sempre quello di Palazzo Borromeo, con il Custode di Terra Santa fra Francesco Ielpo, non in presenza ma in collegamento. Accanto al padrone di casa Francesco Di Nitto, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, ci sarà Lucia Albano, sottosegretaria al ministero dell’Economia. Dalle parti di Palazzo Chigi dicono che «il tema della Terra Santa è molto delicato, e non a caso la delegazione governativa è stata ridotta all’essenziale».

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno

“Novecento Italiano, opere dalla collezione Generali. Special Guest: Gustav Klimt”. La mostra si terrà a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 14 luglio al 23 agosto. Tenete a mente la data dell’inaugurazione: è quella del tradizionale ricevimento a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia. E chi è il capo di Assicurazioni Generali? Philippe Donnet. Ebbene, il 13 luglio nell’edificio bonapartiano Donnet accoglierà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha già messo in agenda l’appuntamento. Un colpaccio, tra l’altro già avvenuto in passato, che stavolta cade nel pieno della scalata bancaria con vista sul Leone di Trieste.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Philippe Donnet, ceo di Generali (Imagoeconomica).

Donnet poi sarà tra gli ospiti del ricevimento dell’ambasciata, dove tra l’altro sono attesi i capi di Crédit Agricole, altri protagonisti del risiko estivo. Ma il genio di Donnet è infinito: sì, perché il giorno dopo sempre a Palazzo Bonaparte verrà aperta un’altra mostra, stavolta dedicata a un artista italiano, Marco Tamburro, il quale, per una curiosa coincidenza astrale, vanta un’amicizia decennale con Giorgia Meloni. Tra parentesi, Donnet ha acquisito la cittadinanza italiana nell’aprile del 2021, con una cerimonia organizzata dall’allora sindaco d Venezia Luigi Brugnaro a Ca’ Farsetti.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Palazzo Bonaparte (Imagoeconomica).

Lollobrigida a Zara per le cravatte

Nella sede della Comunità Italiana di Zara è arrivata la mostra itinerante “La Storia della Cravatta – Dalle origini croate all’eccellenza italiana”, un percorso espositivo dedicato alla nascita e all’evoluzione della cravatta, dalle origini croate del XVII secolo fino alla sua affermazione come simbolo internazionale di eleganza e dell’eccellenza manifatturiera italiana. Chi c’era alla cerimonia? Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E Maurizio Talarico, fondatore dell’omonimo marchio e unico brand italiano presente nella mostra, in rappresentanza della tradizione artigianale del made in Italy nel settore della cravatta. Che poi era un accessorio dell’uniforme dei mercenari croati durante la guerra dei Trent’anni diventato nei secoli icona dello stile maschile.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Maurizio Talarico e Francesco Lollobrigida.

De Laurentiis ritirerà il premio della Stampa Estera?

Mercoledì 8 luglio, nella sede di Palazzo Grazioli, la Stampa Estera ha programmato di conferire al patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, il tradizionale Premio alla Carriera per il «ruolo e l’impegno nel calcio italiano e internazionale», e per «un percorso caratterizzato da risultati sportivi di assoluto prestigio, capacità manageriale e un costante impegno nella valorizzazione della SSC Napoli e della città di Napoli nel mondo». Chissà se De Laurentiis, dopo le indagini della Procura di Bari, parteciperà alla cerimonia…

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Aurelio De Laurentiis (Imagoeconomica).

Venezia, Clooney Leone alla carriera in barba a Trump

E poi dicono che Donald Trump se la prende con l’Italia… Il cda della Biennale di Venezia ha accolto la proposta del direttore artistico della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, di assegnare il Leone d’oro alla carriera a George Clooney. Bene, l’attore ha sempre criticato duramente il presidente Usa e già si scommette su cosa dirà sul palco della Laguna. L’annuncio del premio arriva in un momento di altissima tensione tra Roma e Washington e visto il carattere fumantino del presidente Usa rischia di non favorire la distensione. Tra l’altro Clooney per la sua militanza politica ha rinunciato a un ingaggio di 35 milioni di dollari che lo doveva vedere come protagonista di uno spot pubblicitario di El Al, la compagnia aerea israeliana.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
George Clooney (Ansa).

Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno

Renato Brunetta, si sa, produce vini nella periferia della Capitale, nella sua tenuta agricola Capizucchi, situata a sud di Roma nell’Agro Romano, vicino al santuario del Divino Amore. E le sue bottiglie godono anche di buona reputazione. Fatto sta che mercoledì 8 luglio, l’assemblea generale dell’Unione Italiana Vini si svolgerà nella sede del Cnel, presieduto proprio da Brunetta. Sarà lui ad aprire i lavori della sessione pubblica “Oltre l’Atlantico: l’Europa ridisegna i propri confini. Sfide e opportunità per il vino italiano”. Immancabili poi i saluti istituzionali del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del collega al Made in Italy Adolfo Urso. E qualche maligno già ci vede l’ombra di un conflitto d’interessi. Cin cin.

Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno
Renato Brunetta (Imagoeconomica).

Salvini inaugura il cantiere

Matteo Salvini se ne va in giro a inaugurare cantieri: lunedì è stata la volta del “campo base” di Ghislarengo, al confine tra le province di Novara e Vercelli, dove il ministro per le Infrastrutture insieme con il collega all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dato il via ai lavori del tratto della Pedemontana Piemontese tra Ghemme e Masserano. La visita del segretario leghista arriva dopo quella del capogruppo FdI alla Camera, Giangaleazzo Bignami, con cui il partito di Giorgia Meloni ha cercato di “scippare” alla Lega la paternità dello sblocco definitivo dell’opera. L’investimento complessivo ammonta a quasi 400 milioni di euro. L’infrastruttura permetterà di connettere direttamente il casello di Ghemme sull’autostrada A26 con Masserano, punto di partenza della superstrada per Biella e prevede la realizzazione di circa 15 chilometri di nuovo tracciato stradale con quattro svincoli strategici pensati per migliorare i collegamenti.

Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno
Matteo Salvini all’inaugurazione della Pedemontana Piemontese (dalle story su Instagram)

A Roma da Panetta c’è Isabel Schnabel

Giornate campali alla Banca d’Italia, quelle di lunedì e martedì. Presso il Centro Convegni Carlo Azeglio Ciampi a via Nazionale, si tiene la conferenza del Network ChaMP – Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World. Presente Isabel Schnabel, componente del comitato esecutivo della Bce, con il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta per discutere la trasmissione della politica monetaria.

Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno
Isabel Schnabel (Imagoeconomica).

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

I Tavernicoli: sono i presenzialisti di Villa Taverna, la residenza romana dell’ambasciatore degli Stati Uniti. In questa edizione del 2026, tra i Tavernicoli mancano, per una volta, Giorgia Meloni (al suo posto c’è Arianna) e Giuseppe Conte. In compenso, ecco Rocco Casalino con augusta genitrice. Quindi la pattuglia della sicurezza: Gianni De Gennaro, Marco Minniti, Lorenzo Guerini, Guido Crosetto, Carlo Nordio. Non poteva mancare Marco Tronchetti Provera che ha messo ko la compagine cinese presente nella Pirelli, per la gioia di Washington. In “quota generale Vannacci” si presenta Laura Ravetto. Gli hamburger, sussurrano i presenti, sono duri come la suola di una scarpa. Per la delusione di Matteo Salvini, che al profumo della carne non capisce più niente (a proposito, sembra che Tilman Fertitta proprio non riesca a pronunciare il suo nome, storpiato in “Mario”). Matteo Renzi si muove come se fosse il padrone di casa. Al posto di Elly Schlein si presenta Francesco Boccia, ma non è la stessa cosa. Alfredo Mantovano sembra appena uscito da un frigorifero, e circola senza apparente fatica in giacca e cravatta. Francesco Lollobrigida tiene fede al suo compito e da ministro dell’Agricoltura gira con un piatto in mano per testare le pietanze. C’è pure Simona Agnes. Sipario…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
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La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

Magistrati in riunione nel weekend

Occhio: nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio, a Roma, nella Corte di Cassazione, è in programma il comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. I temi da discutere sono numerosi, e tutti di grande interesse (per il governo).

Addio a Giovanni Verusio, quanti aneddoti su quei salotti romani…

Se n’è andato Giovanni Verusio. Sul Corriere della sera di venerdì sono apparsi i necrologi per la morte di uno dei più famosi avvocati italiani: era nato il 27 ottobre 1932 ed era iscritto all’albo dal 1957. Nonostante la sua conclamata abilità professionale, la notorietà del cognome era legata a quel salotto romano che era animato dalla moglie Sandra, deceduta nel 2018: era il quartier generale della sinistra, con Massimo D’Alema protagonista. Quando un esponente “rosso” percorreva di sera via dei Coronari, la destinazione poteva essere solo una: l’attico dove a San Salvatore in Lauro potevi trovare Giovanni Sartori, Fausto Bertinotti e Carlo Azeglio Ciampi, quando non era ancora diventato presidente della Repubblica. Il soprannome di Sandra era «la compagna»: lei si arrabbiò in grande stile solo una volta, quando venne a sapere di una cena voluta da Maria Angiolillo per Piero Fassino. Per l’allora sindaco di Torino «fu l’inizio della fine», spiffera una storica frequentatrice del salotto Verusio. L’avvocato aveva clienti di altissimo livello, oltre a rapporti strettissimi con la famiglia Kennedy: quando Pietro Barilla ricomprò l’azienda dagli americani di Grace, il legale della proprietà Usa era Verusio. Il funerale è previsto per la mattina del 4 luglio nella basilica di San Sebastiano fuori le mura, in via Appia Antica.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

A Roma bus elettrici già vecchi, viva la burocrazia

I modelli full-electric dei nuovi bus romani hanno problemi: il direttore generale di Atac, Paolo Aielli, si è lamentato pubblicamente dei mezzi a disposizione, puntando il dito contro il sistema degli appalti italiani, caratterizzati da una lentezza esasperante. Cosa ha detto Aielli? Che i mezzi elettrici, immatricolati adesso, si riferivano «a un capitolato di quattro anni fa con le conoscenze disponibili allora sul mercato», mentre «siamo venuti a sapere di una società cinese che produce batterie di capacità doppia a parità di volume». Insomma, con gli appalti italiani compri qualcosa che quando lo utilizzi è già obsoleto. Chissà all’authority competente cos’hanno da dire a proposito…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Paolo Aielli, dg di Atac (foto Imagoeconomica).

Il Salemi dell’Avvenire

È stato capo ufficio stampa del ministero del Commercio internazionale, come responsabile dei rapporti con i media italiani ed esteri e della preparazione e della comunicazione delle missioni svolte all’estero per Emma Bonino. Poi ha lavorato per Paolo Romani, il forzista ministro per lo Sviluppo economico. Quindi è stato al servizio del governo Mario Monti e portavoce della vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta. Se avete la copia del 3 luglio del quotidiano cattolico Avvenire in prima pagina c’è Giancarlo Salemi, con il titolone “Enti e imprese sociali al centro delle politiche”. Non c’è dubbio: la Chiesa perdona anche il passato, la parabola del Vangelo di Luca con protagonista il figliol prodigo è sempre attuale.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Giancarlo Salemi.

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno

Giovedì pomeriggio lo zoccolo duro dei tifosi della Lazio torna a scendere in piazza contro la gestione Lotito. L’appuntamento è alle 17.30 a Ponte Milvio. Il corteo si dirigerà verso piazzale Ankara, proprio sotto la curva Sud dello Stadio Flaminio, al grido dello slogan: «La libertà è una conquista». La giornata si concluderà con interventi e musica fino a notte inoltrata. Chissà se sul palco o in strada si scorgerà qualche tifoso vip oltre a Tommaso Paradiso, la cui presenza è già stata confermata – come Angelo Mellone o Pino Insegno. L’obiettivo degli organizzatori è superare le 20 mila presenze per quella che si preannuncia come la più grande manifestazione di dissenso della storia delle tifoserie italiane.

LEGGI ANCHE: Le mire di Lotito sulla Reggina, un’operazione più politica che calcistica

Lotito ha di che preoccuparsi, perché si sa il consenso dei tifosi è strettamente legato a quello elettorale. E lui eletto al Senato con Forza Italia (e per di più in vista delle Politiche del 2027) dovrebbe saperlo bene…

A Villa Taverna Giorgia Meloni manda Arianna

L’unica brutta sorpresa potrebbe arrivare dal cielo. Nel senso di rovesci. Dopo il gelo tra Palazzo Chigi e Donald Trump, al ricevimento per l’Independence Day organizzato a Villa Taverna, residenza ufficiale dell’ambasciatore Usa Tilman Fertitta, alla fine parteciperà mezzo governo: i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, il ministro della Difesa Guido Crosetto e quello del Made in Italy Adolfo Urso. Giorgia Meloni no, non è attesa. Qualcuno però scommette che potrebbe affacciarsi al party con il favore delle tenebre, al ritorno da Padova dove interverrà al congresso della Uil. La premier però ha inviato la sorella Arianna e da Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano. Diserteranno invece il barbecue a stelle e strisce i leader delle opposizioni, a partire da Elly Schlein (ci sarà però una mini-delegazione del Pd) che nella tarda mattinata di giovedì si è presentata al convegno di Federmanager. Forfait anche per Giuseppe Conte, Bonelli & Fratoianni, Carlo Calenda e pure Roberto Vannacci. Matteo Renzi deve ancora sciogliere la riserva. Vedremo…

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
La festa dell’Independence Day del 2025 (Ansa).

Al convegno Aepi c’è Alma Manera, e alla cena il marito Petrecca

Mercoledì, nella cornice della Terrazza Caffarelli in Campidoglio, sontuosa serata della Confederazione Aepi (Associazioni Europee di Professionisti e Imprese), guidata da Mino Dinoi, per il premio Le Eccellenze del Made in Italy. Iniziativa nata «con l’obiettivo di valorizzare personalità, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo produttivo che, nei rispettivi ambiti, contribuiscono a diffondere i valori del Made in Italy, simbolo riconosciuto di qualità, cultura, innovazione e tradizione».

La cerimonia di premiazione è stata condotta da Alma Manera, attrice, cantante e conduttrice di Rai Radio 1. Presente anche il marito Paolo Petrecca, ex direttore di Rai Sport.

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
Paolo Petrecca e Alma Manera (da Instagram).

Colosseo, si ride da morire con Dario Argento

Ridere con Dario Argento. L’idea è venuta a Csc – Cineteca Nazionale e Parco archeologico del Colosseo, con la rassegna “Morire dal ridere. Classici dell’orrore tra paura e parodia”. Ecco il vampiro scheletrico e perturbante di Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, la creatura tragica di Frankenstein (1931) di James Whale e poi Freaks (1932) di Tod Browning. A chiudere questo itinerario sarà Opera (1987) di Dario Argento, definito come «vertice visionario del thriller horror italiano, dove lo sguardo stesso diventa strumento di ossessione e violenza». E Argento introdurrà la proiezione nella serata di martedì 14 luglio.

A Cinevillage c’è Rocco Siffredi

Parlare di cultura con Rocco Siffredi? A Roma si può: dal 6 luglio al 6 settembre Villa Lazzaroni ospita la terza edizione di Cinevillage, la rassegna estiva organizzata da Agis Lazio che, anno dopo anno, si è ritagliata un ruolo sempre più centrale nella programmazione culturale della Capitale. Nel parco del VII Municipio la manifestazione sarà aperta da un incontro con Rocco Siffredi, in occasione della proiezione di Blue, film di Eleonora Puglia.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Nel caldo africano romano già girano i nomi di una squadra di Giorgia Meloni nell’ipotesi (per adesso ancora remota, ma presto chissà) di un’ascesa al Quirinale. Il posto più ambito è quello ora nelle mani di Giovanni Grasso, cioè la comunicazione: tutti scommettono su un nome, quello di Nicola Porro, dato che è lui ad aver fornito l’assist della dichiarazione meloniana sul tabù del presidente di centrodestra al Colle. Anche se, spifferano i soliti bene informati, «vuoi che un incarico del genere possa sfuggire a uno come Gennaro Sangiuliano? È capace di fare fuoco e fiamme pur di tornare a Roma con un ruolo quirinalizio». Altri puntano su Tommaso Cerno e Daniele Capezzone. La carica di consigliere culturale era perfetta per Pietrangelo Buttafuoco, ma dopo quello che è successo a Venezia con il padiglione della Russia la questione si è fatta più complicata. E anche qui, allora, riappare il nome di Sangiuliano. Consigliere del presidente, dove ora c’è Ugo Zampetti? Alfredo Mantovano. Ma l’elenco è lungo e rimane nell’ambito della fantapolitica. Per ora.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Di Pietro sindaco a Milano? E alla Consob…

Antonio Di Pietro candidato a sindaco di Milano? Se a Matteo Salvini piacerebbe vedere Giuseppe Cruciani al posto di Beppe Sala (anche perché farebbe contento il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, visto che il fratello “Champagne” è uno dei protagonisti della trasmissione radiofonica La zanzara), ecco che nel capoluogo lombardo “tendenza Santanchè” scatta l’operazione Di Pietro. Tonino si era speso tanto nella battaglia referendaria, miseramente persa, e ora qualcuno vuole rimetterlo in campo.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Antonio Di Pietro (Ansa).

Ma la candidatura “vera” in quota Ignazio La Russa è quella per la presidenza della Consob, con Marco Osnato in pole position. Osnato ha sposato la figlia di Romano La Russa, fratello di Ignazio. E, come si dice a Roma, «la Consob vale più di tre ministeri».

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Marco Osnato (foto Imagoeconomica).

Donnarumma non c’è, presenzia Inchingolo

Stefano Antonio Donnarumma nel corso di un consiglio d’amministrazione straordinario di Fs ha lasciato il suo posto: e allora chi va a presenziare gli eventi? Giuseppe Inchingolo per Fs (dato in ascesa) e Simone Gorini per Trenitalia sono stati chiamati a partecipare da protagonisti, nella mattinata del primo luglio, alla presentazione del nuovo treno Frecciarossa Napoli-Lecce alla FrecciaLounge della stazione di Napoli Centrale. L’evento non finisce a Napoli: altro appuntamento è fissato nel primo pomeriggio al binario 10 della stazione di Bari Centrale, dove è previsto l’arrivo del primo convoglio della nuova tratta. Alla cerimonia presenti sempre Inchingolo in qualità di chief corporate affairs, communication & sustainability officer del Gruppo Fs, e Gorini come direttore Operations Alta Velocità di Trenitalia, insieme con i rappresentanti delle istituzioni locali. Da segnalare, per la gioia del pentastellato Giuseppe Conte e dei pugliesi “del Nord”, la fermata in quel di Foggia.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Sal Da Vinci si laurea con Mastella

Sal Da Vinci ora è laureato. Si farà chiamare “dottore” prima di andare in scena, nelle serate estive in giro per l’Italia? In quel di Benevento, alla presenza di Clemente Mastella, al cantante napoletano è stata conferita la laurea honoris causa dal Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento. «Un diploma accademico in canto pop rock», ricevuto davanti alla moglie Paola Pugliese, la sua musa ispiratrice, anche della canzone Per sempre sì che ha permesso a Sal da Vinci di vincere il Festival di Sanremo 2026. Il sindaco di Benevento, Mastella, è stato protagonista dell’evento.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Sal Da Vinci (Ansa).

Suor Smerilli fa carriera anche con papa Leone

Papa Leone XIV ha nominato prefetta del dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale suor Alessandra Smerilli, finora segretaria dello stesso dicastero. La nomina avrà effetto dal primo settembre. Suor Alessandra ha subito ringraziato il cardinale Michael Czerny, attuale prefetto del dicastero, «per la sua visione e dedizione, e per il cammino percorso insieme negli ultimi anni»: la suora abruzzese, nata a Vasto, nel marzo 2021 era stata nominata sottosegretaria da papa Francesco e da agosto 2021 segretaria ad interim dello stesso dicastero e delegata per la Commissione vaticana Covid-19. Ad aprile 2022 Francesco l’aveva nominata segretaria. Il dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale è stato istituito da Bergoglio il primo gennaio 2017 fondendo insieme quattro precedenti pontifici consigli con il Motu Proprio Humanam Progressionem: insomma, un maxi ministero. Papa Leone XIV ha inoltre nominato pro-prefetto del dicastero il cardinale Fabio Baggio, finora sotto-segretario, con l’incarico speciale del Centro di Alta Formazione “Laudato si’”, e ha nominato segretario del medesimo dicastero Mons. Jozef Barlaš, finora sotto-segretario.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Suor Alessandra Smerilli (foto Imagoeconomica).

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno

Al ministero della Cultura da poco tempo c’è un nuovo sottosegretario, Pietro Cannella (anche se c’è chi lo chiama Giampiero), che ha preso il posto di Gianmarco Mazzi, nominato ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè. Cannella è siciliano, e anche se fa parte di Fratelli d’Italia “fa coppia” con il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, che ha preso parte domenica sera, all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, al concerto organizzato in occasione della Festa della Musica 2026. C’era un “Omaggio a Paolo Conte”. Ma Mulè e Cannella si sono presentati in “missione istituzionale” al Museo del Prado di Madrid che ha approvato il prestito temporaneo in Sicilia del celebre capolavoro Cristo in pietà e un angelo di Antonello da Messina. Al presidente della Regione Sicilia Renato Schifani il viaggio della coppia non è sfuggito: Mulè punta da tempo alla poltrona di governatore dell’isola, un obiettivo che si scontra con le lotte interne al centrodestra.

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno

Il duo Salvini-Sardone fa discutere molto a Roma…

A Roma l’accoppiata tra Matteo Salvini e Silvia Sardone fa parlare. Molto. I due sono stati i più votati ai gazebo leghisti che cercavano un possibile futuro candidato sindaco di Milano. Sai che sorpresa. Silvia Serafina Sardone (sì, c’è anche Serafina nel nome) una volta era di Forza Italia, «tra quei forzisti che piacevano senz’altro a Mario Giordano ma che Marina Berlusconi non tollera proprio», spifferano i fedelissimi dell’erede del Cavaliere (a proposito della famiglia del fondatore del partito, a Roma si è affacciata Marta Fascina, sempre con accanto il fidato Tullio Ferrante, e qualche giorno fa la “vedova” è stata notata a Napoli, a Marechiaro, con Eleonora Berlusconi). Comunque a Milano la lotta è appena cominciata. A Roma, intanto, la Lega è diventata la materia prima per le barzellette politiche, dato che quello che era stato candidato da Salvini come sindaco della Capitale, cioè Antonio Maria Rinaldi, se n’è andato via dal Carroccio per entrare nelle truppe del generale Roberto Vannacci. E pensare che aveva appena rinnovato la tessera leghista…

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
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La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
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La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
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La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
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La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno

Malagò debutta a Confcommercio

Singolare battesimo per Giovanni Malagò come nuovo numero uno del calcio italiano: nella mattinata di mercoledì 24 giugno sarà a Roma nel Centro Congressi Confcommercio, tra i protagonisti del convegno intitolato “Equità e sicurezza: le due leve dello sport che verrà”, insieme al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio. Malagò era stato chiamato a partecipare in qualità di presidente della Fondazione Milano Cortina 2026. Nel frattempo ha ampliato i suoi incarichi…

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Mezzo governo da Belpietro (ma non Giuli!)

A Roma va in scena la terza edizione del “giorno de La Verità“, evento promosso dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. Gli annunci sui partecipanti parlano della presenza di mezzo governo: Giorgia Meloni, presidente del Consiglio; Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia; Guido Crosetto, Difesa; Francesco Lollobrigida, Agricoltura; Gilberto Pichetto Fratin, Ambiente; Marina Calderone, Lavoro. Chissà perché non appare tra gli invitati il titolare della Cultura Alessandro Giuli

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

All’Inps Fava vuole l’albo delle… badanti

Un albo professionale per le badanti: quella che viene definita come «una stravagante idea» è venuta in mente al presidente dell’Inps Gabriele Fava, che ha spiegato come l’istituzione di un «albo nazionale per colf e badanti» sarebbe «capace di qualificare e certificare le competenze degli assistenti familiari». Può servire? La stragrande maggioranza di deputati e senatori valuta negativamente la proposta, sottolineando che si tratta in gran parte di straniere, ormai vicine alla terza età, spesso senza titoli di studio spendibili in Italia. «Rischia di essere l’ennesimo via libera a un’ondata di migrazione», si sente dire, una specie di «regolarizzazione di massa di persone presenti in Italia che si farebbero certificare una presenza in una famiglia come domestico per avere un documento». Nel Sud, poi, da sempre sono tantissime le colf senza contratto, che spesso sono al servizio di anziani e vengono sposate quando “il badato”, ormai solo al mondo, è in fin di vita.

Lancio a Roma per il Pride Barcelona

Pride Barcelona sbarca in Italia, con tanto di presentazione ufficiale della candidatura di WorldPride Barcellona 2030 nell’Ambasciata di Spagna a Roma, in un evento organizzato con il supporto di Turespaña e della stessa ambasciata. Con una folla di interventi, tra i quali sono da segnalare quelli di Alberto Lacasta, dg delle Politiche Pubbliche Lgbtq+ della Generalitat de Catalunya, e di Javier Rodríguez, commissario per le Politiche dell’Infanzia, dell’Adolescenza, della Gioventù e Lgbtq+ del Comune di Barcellona, c’erano attivisti internazionali in «difesa dei diritti umani in un contesto internazionale caratterizzato dalla crescita dei discorsi d’odio, dei movimenti reazionari e delle minacce ai valori democratici». Cosa è stato detto? Che «la comunità Lgbtq+ rappresenta la resistenza di fronte a un’agenda politica dell’odio guidata dall’estrema destra, dal fascismo e da tutti quei movimenti politico-sociali contrari ai diritti umani e alla democrazia». E giusto per non dimenticare nulla, a pochi passi da Giorgia Meloni è stato sottolineato che «nel 2030 ricorreranno il 25esimo anniversario dell’approvazione del matrimonio egualitario in Spagna e il 50esimo anniversario della legalizzazione della prima organizzazione sociale Lgbtq+ del Paese: il Front d’Alliberament Gai de Catalunya. Queste due ricorrenze non rappresentano semplici celebrazioni commemorative, ma opportunità strategiche per attivare la memoria collettiva, riconoscere l’eredità delle lotte del passato e proiettare impegni concreti verso il futuro».

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

L’eco del botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni non si esaurisce. Una sbornia continua, tra familiari del presidente americano che evocano malattie mentali, disturbi psichiatrici di ogni tipo, manie e vizi (con tanto di intervista al Corriere della sera) e quotidiani italiani che ormai hanno titolato ogni offesa possibile contro Trump. Tra deputati e senatori di Fratelli d’Italia tutti si chiedono: «Quando finirà?». C’è un appuntamento segnato di rosso, il tradizionale party per il 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza americana. Cade di sabato, ma anche quest’anno, come nel 2025, si festeggia il 2 luglio: per quel giovedì ministri, politici e vipponi di vario genere dovranno decidere se accettare l’invito ed entrare a Villa Taverna per l’evento a stelle e strisce, come se nulla fosse (o quasi). La lite non sembra avere termine e quella data si avvicina pericolosamente, anche se Palazzo Chigi ora ha chiesto di abbassare i toni, e la clamorosa idea di disertare il ricevimento con l’imbarazzato ambasciatore americano a Roma Tilman Fertitta sembra essere rientrata. A meno che qualcuno proprio non ce la faccia e, per scelta personale, non si presenti. L’anno scorso sul palco, oltre alla premier, erano saliti il presidente del Senato Ignazio La Russa e i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Male che vada, il rischio quest’anno è che hot dog e sandwich vari possano finire nei camion della nettezza urbana per mancanza di clienti. Qualcuno mette già le mani avanti, visto che «è meglio non andarci alla festa americana, si mangia malissimo».

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

Qualcuno dica a Salvini che il ministro dell’Interno non è lui

«Gioca in casa, a Milano, e vuol far credere che il responsabile della sicurezza in Italia, il vero ministro dell’Interno, è lui, Matteo Salvini»: così tra i leghisti viene commentata la visita in agenda nella mattinata di lunedì 22 giugno del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, in via Francesco Caracciolo, per un «sopralluogo tecnico» nel cantiere dei lavori per la realizzazione della nuova sede della polizia di Stato all’interno del compendio demaniale “Caserma Montello”. Al Viminale in teoria ci sarebbe Matteo Piantedosi, ma per Salvini il cuore è rimasto lì, sul colle romano dove voleva tornare…

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Sopralluogo tecnico del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini al cantiere dei lavori per la realizzazione della nuova sede della polizia di Stato a Milano (foto Ansa).

La Capitale copia gli americani: nasce la Roma Walk of Fame

Come al solito, quando si è provinciali si copia tutto quello che fanno gli americani. Pure a Roma, in Campidoglio, dove il sindaco è il piddino Roberto Gualtieri: il I Municipio, con una risoluzione del Consiglio, ha deciso di realizzare la “Roma Walk of Fame”, ovviamente nella strada della Dolce vita, via Veneto. Mischiando vivi e morti, per far più confusione: tra i primi, ecco Francesco Totti e Adriano Panatta, chiamati in rappresentanza dello sport. Per lo spettacolo non si contano più i defunti che verranno celebrati: Federico Fellini, al quale verrà dedicata una stella da collocare davanti al Cafè de Paris, e poi Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Monica Vitti, Vittorio Gassmann, Alberto Sordi, Pier Paolo Pasolini e Ennio Morricone. Comunque, sul tema “parità di genere” non ci siamo proprio: per la stragrande maggioranza si tratta di uomini.

Tg5, c’è Vicinanza con Confcooperative

Non è il miglior periodo per parlare degli Stati Uniti, però Giancarmine Vicinanza ha prodotto un libro intitolato La Costituzione Americana? È nata a Venezia. L’autore, che da mesi va in giro a diffondere la sua fatica editoriale e viene presentato come «storico», anche dal Tg5 di Mediaset sabato 20 giugno nell’edizione delle 13 (e la prefazione del libro è firmata da uno “di casa” nelle reti televisive berlusconiane, cioè Giuseppe De Filippi), si dilunga su temi dei legami tra l’Italia e gli Stati Uniti. Che poi Vicinanza nella vita di tutti i giorni, e ormai da vent’anni, è il capo dell’ufficio stampa di Confcooperative, prodigo di pacchi natalizi ricchi di ogni ben di Dio a beneficio di chi lavora nei piani alti dei giornali, senza dimenticare inviti alle cene grazie alla presenza di aziende del settore food nel “corpaccione” delle coop bianche. Altro che «storico»…

Gualtieri ci tiene a Coldiretti (e al Circolo San Pietro)

“Campagna Amica”, ossia gli stand alimentari di Coldiretti, nella serata di giovedì 18 giugno hanno invaso il Maxxi di Roma. Il giorno dopo è arrivato il taglio del nastro, in via Tiburtina, del mercato di “Campagna Amica Tiburtino”, inaugurato in una tensostruttura alla presenza del sindaco di Roma Gualtieri, dei rappresentanti di Coldiretti di Roma e Lazio e Campagna Amica. Uno spazio è dedicato ai prodotti a chilometro zero, alla filiera corta e al rapporto diretto tra aziende agricole e cittadini. Che poi è Niccolò Sacchetti il presidente di Coldiretti Roma, il marchese che è anche presidente del Circolo San Pietro. Fatto sta che Gualtieri ci teneva tantissimo a presenziare, e ha tenuto anche un discorso: «I mercati sono spazi fondamentali. Non sono solo luoghi commerciali, sono luoghi di socialità. Veicolano un’idea di comunità dove le persone si incontrano e si conoscono, e promuovono un rapporto sano con il cibo e con le nostre filiere agricole. Oggi siamo invasi da cibi ultraprocessati, mentre abbiamo un patrimonio preziosissimo nelle aziende di prossimità. Lavorano con passione, offrono qualità straordinaria e portano avanti molto più di un banco: custodiscono un pezzo della nostra civiltà che fa bene alle persone e all’economia. Lavoreremo perché questi spazi crescano ancora». E in Campidoglio spifferano: «Dopo il “patto” con Francesco Gaetano Caltagirone, adesso Gualtieri ha stretto un accordo anche con la nobiltà “nera”, quella papalina, della Capitale».

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

Il re di Benevento Mastella ora beve Acea

Grande festa per i 50 anni in politica del 79enne Clemente Mastella da Ceppaloni, “il re di Benevento”. E proprio in occasione dei preparativi per le celebrazioni mastelliane, è stata aggiudicata ad Acea Acqua Spa la gara, dal valore stimato di oltre un miliardo di euro, per la gestione del Servizio idrico integrato dell’area sannita. Acea Acqua sarà il socio privato di Sannio Acque Srl, quest’ultima una realtà mista pubblico-privata costituita al 55 per cento da soci pubblici e al 45 per cento da Acea Acqua Spa. La concessione, che avrà durata fino al 2051, riguarda un ambito territoriale di grande rilevanza e comprende il Comune di Benevento e altri 77 Comuni della provincia, per un totale di 272 mila abitanti serviti.

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Clemente Mastella (foto Imagoeconomica).

Per Tortora, Bpm è un’ottima banca. Ma dai?

In vista del consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, in programma il 22 giugno, c’è chi guarda nel dettaglio cosa è accaduto nelle settimane che hanno preceduto le offerte di Banco Bpm da una parte e di Intesa e Bper dall’altra. Un faro è stato acceso sulla “lista Tortora”, quella che permise a Luigi Lovaglio di tornare a bordo del Monte, dopo esserne stato cacciato. Al Corriere della Sera, intervistato, Pierluigi Tortora ha detto: «L’offerta di Intesa su Mps? Non ho pregiudizi». Per poi rispondere, a una domanda su Banco Bpm, che si tratta di «un’ottima banca». Poteva dire altrimenti, Tortora? A marzo, con una curiosa coincidenza temporale, il suo gruppo, Plt, ha ottenuto da Banco Bpm un fido da 159 milioni di euro. Che non sono bazzecole. La notizia è circolata solo per un giorno, e sulla stampa specializzata. Fatto sta che sul sito di Plt è descritta tutta l’operazione.

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Pierluigi Tortora e Luigi Lovaglio. Alle loro spalle, Rocca Salimbeni.

In sintesi si tratta di un finanziamento per l’acquisizione e il rifinanziamento di sei impianti fotovoltaici, e «l’operazione è stata guidata da Banco Bpm in qualità di global coordinator, in pool con UniCredit, Bper Corporate & Investment Banking, Crédit Agricole Italia, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Mediocredito Centrale». Plt energia si descrive come «primario operatore italiano nel settore delle energie rinnovabili e controllato da Plt holding appartenente alla famiglia Tortora» e annuncia di aver sottoscritto, «tramite la propria sub-holding Plt Res 2 S.r.l., un finanziamento in pool su base “project finance” con capofila Banco Bpm per complessivi 159,1 milioni di euro. Per quanto riguarda i tempi, un’operazione come questa, anche per gli importi in ballo, non nasce nel giro di pochi giorni, perché richiede una serie di interlocuzioni tra le numerose parti coinvolte. Qualcuno si incuriosisce per la contemporaneità del finanziamento con il ritorno di Lovaglio nella corsa per riconquistare Mps, per non parlare del ruolo di Banco Bpm, che poi è stato il primo a lanciare l’attacco al Monte, in una domenica di fuoco che ha fatto intervenire, come risposta all’azione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna, Intesa e Bper, insieme. In precedenza, a gennaio, Plt era stato protagonista di un altro intervento, un finanziamento multilinea su base project financing per complessivi 54,2 milioni di euro con UniCredit in qualità di Sole Mandate Lead Arranger, Bookrunner e Lender. Alla fine, l’unica banca con cui Tortora non ha avuto contatti, in questi mesi, è Intesa. Interessante, molto interessante…

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno

La storia è da feuilleton. Ha fatto rumore la tirata di Giorgia Meloni contro Più libri più liberi, la storica kermesse romana della piccola e media editoria che si svolge alla Nuvola, per la decisione di introdurre una dichiarazione di antifascismo da far sottoscrivere ai partecipanti. Orrore e sacrilegio, tutti a commentare le parole della presidente del Consiglio. Ma il sasso per primo lo aveva gettato Luca Ricolfi con un editoriale in prima pagina su Il Messaggero in cui citava pure “lo scandalo Leonardo Caffo”. Fatto sta che nei salotti romani non si parla d’altro e si ricorda che la presidente e «anima della manifestazione è Annamaria Malato, ex moglie di Raffaele Ranucci», e, si fa notare, «nota antifa». Lui, Ranucci, è uno dei pochi uomini fidatissimi di Francesco Gaetano Caltagirone, l’editore del quotidiano, e dopo il naufragio del matrimonio con la figlia di Enrico Malato, storico filologo ed editore con i marchi Salerno e Antenore, ha impalmato Kerssty Torres, stella della moda e amica di Malvina, l’attuale «metà di Calta». Roma è davvero un romanzo… 

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno

Raduno europeista a Milano con Monti

Lunedì sera, al Teatro Parenti di Milano, va in scena la presentazione del Movimento Europeisti.eu, con l’apertura dei lavori affidata all’ex presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti. Tra gli ospiti dell'”imperdibile” appuntamento meneghino ci sono ovviamente Carlo Calenda, la pasionaria riformista ex Pd, Pina Picierno, Matteo Hallissey, l’economista specializzato in riserve della Repubblica Carlo Cottarelli, Filippo Rossi, Gianni Vernetti, Giuseppe De Mita, Giuseppe Benedetto e la politologa Sofia Ventura. I maligni dicono che Monti «sta tornando a pensare al Quirinale…».

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Mario Monti (Imagoeconomica).

Gianni Letta punta sulla cultura

Gianni Letta punta sulla cultura. Mercoledì a Roma si terrà una giornata sul tema “Cultura, leva per una crescita sostenibile”, organizzata dall’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito, sotto la presidenza di Ercole Pellicanò, con il supporto della Fondazione Silvano Toti. Tra i presenti Claudio Strinati in qualità di “patron” dell’Accademia Nazionale di San Luca, la bocconiana Paola Dubini, Simonetta Giordani segretaria generale dell’Associazione Civita, Salvatore Rossi “economista e divulgatore”, Innocenzo Cipolletta presidente Associazione Italiana Editori, Francesco Rutelli come presidente Soft Power Club, Barbara Tagliaferri, Head of Arts & Culture Deloitte. A concludere, ovviamente, ci penserà Letta.

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Gianni Letta (Imagoeconomica).

IA, nei giornali è emergenza

Ai piani alti dei giornali italiani, o meglio quelli che rimangono in vita nonostante la continua ecatombe di edicole, è scattata l’emergenza: troppa IA negli articoli. Se all’estero chi fa svolgere tutto il lavoro all’Intelligenza artificiale viene cacciato seduta stante, in Italia riesce a dormire sonni tranquilli. In un noto quotidiano, da una verifica è emerso che un pezzo era stato realizzato dall’IA al 100 per cento. Per essere precisi al 98,75 per cento, ma è bastato togliere la firma per raggiungere l’en plein. Intanto non si sa più che pesci pigliare per giustificare l’accaduto tra «figli di», «quella è potente», «ma questa ci porta la pubblicità» e, ciliegina sulla torta: «Si tratta di un settore molto specialistico dove è meglio non sbagliare»…

Chi si rivede a sinistra? La Malfa

Giorgio La Malfa, classe 1939, non si ferma mai: venerdì pomeriggio era alla convention di Alessandro Onorato all’Eur, al Palazzo dei Congressi, e sabato mattina sempre a Roma, a Teatro Flaiano, ha organizzato la seconda assemblea di Officina Repubblicana dal tema “Uscire dalla crisi. Il programma economico per le prossime elezioni politiche”. Tra gli invitati Giuseppe Conte, Stefano Fassina, Antonio Misiani, Luigi Zanda e anche Onorato, fresco della volata tiratagli da Goffredo Bettini. «Chissà cosa ha in mente, il figlio di Ugo», si sente dire nel Pd.

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Giorgio La Malfa (foto Imagoeconomica).

Vannacci, tra ex An e Ravetto

L’ingresso dell’ex leghista, e prima ancora ex forzista, Laura Ravetto in Futuro Nazionale è stato tra i più contestati da parte della maggioranza di governo. Ma anche la pattuglia di ex aennini alla corte del generale potrebbe dare filo da torcere. All’assemblea costituente di FnV che si è tenuta il 13 e il 14 giugno all’Auditorium Conciliazione hanno tenuto banco il coordinatore nazionale del neo partito Massimiliano Simoni e Massimo Arlechino, ex presidente di Indipendenza, il movimento fondato da Gianni Alemanno confluito in Futuro Nazionale. Simoni, consigliere regionale in Toscana e parà in congedo, già tra i fondatori di Alleanza Nazionale, nel 2024 aveva lasciato il posto di responsabile nazionale Dipartimento Spettacolo e Teatro di Fratelli d’Italia, caro all’attuale ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, per seguire il generale. Arlechino invece ha lavorato fianco a fianco a Umberto Croppi (entrambi hanno ricoperto ruoli di vertice nella Fondazione Valore Italia), già assessore alla Cultura della prima Giunta Alemanno, esponente storico della nuova destra romana e tra gli ideatori dei Campi Hobbit. Dopo essersi sganciato dall’orbita meloniana, Croppi è diventato big di Federculture e ora è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, con un incarico dalla durata triennale. Vannacci intanto ha parlato, durante l’assemblea, della necessità di dare vita ad «avanguardie futuriste». Per quanto riguarda Alemanno – che uscirà da Rebibbia il 24 giugno – al Foglio ha dichiarato di aver rivisto dopo parecchio tempo Isabella Rauti e di aver rinsaldato la coppia.

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
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Tutti a Ferentino con Tajani

Qualche giorno fa in quel di Ferentino è stato inaugurato un nuovo polo logistico realizzato da Techbau nell’area dell’ex stabilimento Bonser: 89 mila metri quadrati, capacità fino a 40 mila posti pallet, un hub pensato «per diventare un acceleratore industriale e un volano occupazionale per il territorio». E trattandosi della provincia Frosinone, al taglio del nastro poteva mancare Antonio Tajani? Con lui c’erano lo storico forzista Giorgio Simeoni, il parlamentare di Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini, il vicepresidente del gruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Lazio Daniele Maura (con un passato da leader del Fronte della Gioventù), l’assessore regionale del Lazio Pasquale Ciacciarelli, il sindaco di Ferentino Piergianni Fiorletta, Raffaele Trequattrini per il Consorzio Industriale del Lazio.

La ritirata di Abodi e le quotazioni di Fitto in Europa: le pillole del giorno

Da quando si è sfilato dalla possibile corsa per il Campidoglio lo chiamano «don Abodi», manco fosse il don Abbondio manzoniano. Fare il sindaco «è un lavoro meraviglioso, amare la città è la cosa più bella del mondo, poterla migliorare e cambiare è fantastico. Ma non è il mio caso», ha messo in chiaro il ministro dello Sport a Un giorno da pecora. «Non credo sia questa la mia prospettiva». Forse Abodi non ha troppa voglia di correre contro Roberto Gualtieri partendo sfavorito, almeno stando ai sondaggi. Senza contare che le “faccende locali” nella Capitale sono pericolosissime da gestire. Nel centrodestra agitato dal fantasma Vannacci – per Futuro Nazionale potrebbe correre l’ex leghista Antonio Maria Rinaldi, che a gennaio era stato indicato come candidato di bandiera da Matteo Salvini – i nomi che continuano a girare sono quelli dei meloniani Fabio Rampelli e Roberta Angelilli, che comunque non sarebbero in grado, a quanto pare, di scalfire il dominio di Gualtieri, specie da quando Il Messaggero dell’ottavo re di Roma, ossia Francesco Gaetano Caltagirone, tratta con i guanti di velluto il primo cittadino.

La ritirata di Abodi e le quotazioni di Fitto in Europa: le pillole del giorno
Andrea Abodi e Roberto Gualtieri (Imagoeconomica).

Fitto for president

Mentre in Italia si litiga, pure tra ex alleati (imperdibile l’attacco in Aula a Giorgia Meloni della neo-vannacciana Laura Ravetto) in Europa c’è chi punta ad alti traguardi. Nel silenzio, come spesso accade tra Bruxelles e Strasburgo, un italiano sta seminando e pare molto proficuamente per il suo futuro. Stiamo parlando di Raffaele Fitto, meloniano con Dna democristianissimo, che da vicepresidente della Commissione Ue continua a coltivare relazioni a tutto campo e senza dare nell’occhio. Fitto riceve e ascolta tutti, non alza mai la voce, offre la massima disponibilità su ogni argomento. Una linea così efficace che secondo alcuni europarlamentari, anche nordeuropei, sarebbe «un ottimo presidente per voi italiani». Insomma, Fitto potrebbe essere un avversario davvero temibile per chi spera di diventare presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella. Solo fantapolitica?

La ritirata di Abodi e le quotazioni di Fitto in Europa: le pillole del giorno
Raffaele Fitto (Imagoeconomica).

Il Pd per i vigilantes nel centro di Roma

Incredibile ma vero: il Partito democratico si converte ai vigilantes nel centro della Capitale. Dopo Cicalone e Serpico, protagonisti di blitz contro i borseggiatori in metropolitana, ecco che la presidente del Primo Municipio, la piddina Lorenza Bonaccorsi, ha avviato un piano per l’impiego di vigilantes privati a supporto delle forze dell’ordine nel centro storico. L’iniziativa mira a presidiare le aree più critiche e contrastare il degrado, integrando il lavoro di polizia, carabinieri e polizia locale.

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole

Pina Picierno se ne va dal Partito democratico. E questo si sa. Ma intanto che fa? Propone film al parlamento europeo. Mercoledì 10 giugno infatti Bruxelles ha ospitato la proiezione speciale del film Elena del ghetto, diretto da Stefano Casertano. Un «evento privato» promosso proprio da Picierno, vicepresidente del parlamento europeo con delega alla Giornata della memoria (che si celebra il 27 gennaio) e alla lotta contro l’antisemitismo. Il film è stato presentato nell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, mentre a Bruxelles si è detto che «l’iniziativa rappresenta un importante momento di riflessione dedicato alla memoria della Shoah. In un contesto storico in cui il contrasto all’antisemitismo e la tutela dei valori democratici sono quanto mai urgenti, il cinema si conferma un linguaggio universale capace di parlare alle coscienze, promuovere la consapevolezza civile e dialogare con le nuove generazioni». Con Picierno c’erano Maria Grazia Saccà, ceo di Titanus Production, il regista Casertano, l’attore Marcello Maietta e Guido Lombardo, presidente di Titanus Spa.

Ma al di là del “Nuovo Cinema Picierno”, come l’ha ribattezzata qualcuno, cosa farà politicamente ora la fuoriuscita dem? L’appuntamento è al Teatro Franco Parenti di Milano, lunedì 15 giugno. Lì, dalle 17 alle 20, verrà presentato ufficialmente il Movimento degli europeisti. A proposito di quella “Cosa centrista” che sa tanto di chimera. Hanno aderito al progetto, tra gli altri, Mario Monti, il leader di Azione Carlo Calenda, l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, il presidente di +Europa Matteo Hallissey. Si punta forte su «difesa comune», «difesa dell’Ucraina», «difesa dei confini». C’è davvero un elettorato pronto a dire ciaone a Elly Schlein per seguire questa iniziativa?

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole

A Cardinaletti ormai il Tg1 va stretto

Il Tg1 ormai sta stretto a Giorgia Cardinaletti, sposa promessa del giornalista del quotidiano Il Messaggero Francesco Bechis, figlio di Franco, oggi direttore di Open. Dopo l’exploit al Festival di Sanremo, la conduttrice del tg della rete ammiraglia del servizio pubblico condurrà il mega concerto “Vita!”, al Circo Massimo, nella Capitale, lunedì 22 giugno. In occasione della giornata mondiale contro la droga e le dipendenze, sono attesi 10 artisti: sul palco saliranno Andrea Bocelli, Annalisa, Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Emma, Antonello Venditti, Alessandra Amoroso, Gigi D’Alessio, Riccardo Cocciante e Il Volo, accompagnati dalla Nuova Orchestra Sinfonietta diretta dal maestro Leonardo De Amicis. A condurre la serata, assieme a Giorgia Cardinaletti, ci sarà Nek. Ospiti Lorella Cuccarini e Raoul Bova. Patrocinano Gianmarco Mazzi e Alessandro Giuli, con i ministeri del Turismo e della Cultura, con la “regia” dell’evento nelle mani di Salvo Nastasi, presidente della Siae. Tra l’altro Cardinaletti sarà sul palco di quel Circo Massimo dove per due giorni, il 6 e 7 giugno, c’è stato il suo ex Cesare Cremonini, con concerti sold out…

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
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Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole

Anche Carraro junior a La Stampa

C’è pure Luigi Carraro, figlio di Franco, ex presidente del Coni, nel board del quotidiano La Stampa “deagnellizzato”. Luigi è a capo della federazione del padel, sport amatissimo nei circoli romani, formalmente indipendente ma nei fatti “costola” di quella Fit che è guidata da Angelo Binaghi. E il salotto di casa Carraro, nella Capitale, con Sandra, è sempre stato lo snodo di tanti accordi e trattative, con la benedizione di Gianni Letta. Maria Angiolillo, la regina dei salotti con il suo villino a Trinità de’ Monti, definiva Sandra Carraro la sua «migliore amica». Il mondo è piccolo…

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Luigi Carraro (Imagoeconomica).

L’Inps e quei concorsi che fanno discutere

È un classico: ormai l’Inps mette a concorso decine di posti di dirigenti di seconda fascia per chi vanta «almeno cinque anni di servizio nella pubblica amministrazione, oppure in alternativa, requisiti specifici equivalenti per dipendenti di organismi internazionali o con funzioni dirigenziali già maturate». Insomma, si assume chi già lavora nello Stato. Una modalità che suscita qualche polemica, ma che stranamente viene vista “di buon occhio” dai sindacati, che da sempre hanno vantato nel board i loro rappresentanti (è sufficiente vedere quanti numeri uno dell’istituto facevano il mestiere di sindacalista, uno fra tutti lo scomparso Giacinto Militello, Cgil e presidente Inps, compagno di Laura Pennacchi, sottosegretaria al Tesoro nel primo governo di Romano Prodi). E pensare che Beppe Grillo favoleggiava anni fa di un sistema potentissimo con un gigantesco computer che avrebbe permesso a una persona sola di gestire le pensioni di tutti gli italiani, senza avere uffici sparsi in ogni città…

Niente Salerno? Erri De Luca va al festival “Ebraica”

Cacciato dalla kermesse che Salerno dedica alla letteratura, Erri De Luca diventa protagonista a Roma del festival “Ebraica”. E probabilmente per lo stesso motivo (cioè le sue parole su Gaza). Si parte domenica 14 giugno, di sera, nel Palazzo della Cultura, con “Difendiamo le parole”, una conversazione tra lo scrittore e l’ex direttore di Repubblica Maurizio Molinari per «proteggere il linguaggio da veleni, aggressività e fake news che generano intolleranza, con l’idea che rispettare le parole significhi rispettare chi le pronuncia». Non mancheranno le polemiche. A seguire, “Disegnare il futuro. Cultura, innovazione, speranza. Il caso Roma” , un dibattito con protagonisti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Enrico Vanzina e ancora Molinari.

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Erri De Luca (Imagoeconomica).

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Francesco Gaetano Caltagirone, dopo la sconfitta della battaglia su Monte dei Paschi di Siena, si appresta a contare i soldi della plusvalenza grazie all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo d’accordo con Carlo Cimbri, Unipol e Bper, in risposta alla mossa di Bpm. E intanto che fa il costruttore-editore? Nel pomeriggio di martedì 9 giugno è in programma nella romana Villa Miani, a Monte Mario, la solita kermesse aziendale del suo gruppo, con l’Ingegnere in pole position pronto a dettare la linea ai suoi “scudieri” e a chi «deve ascoltare le sue parole». L’incontro è intitolato “Futuro Capitale – La Nuova Italia: Roma motore strategico del Sistema Paese”. Con Calta, «presidente de Il Messaggero» ci saranno, tra gli altri, Flavio Cattaneo, ad di Enel, Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri, Claudio Descalzi, ad di Eni, Fabrizio Palermo, ad e dg di Acea, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Certo, quel titolo “Futuro Capitale” suona molto simile al vannacciano Futuro Nazionale, ma almeno qui lasciamo stare il generalissimo…

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Cairo ringrazia Gualtieri e Onorato: cosa c’è dietro?

A destra è allarme rosso: i meloniani sfogliano le pagine capitoline del Corriere della Sera e trovano solo articoli elogiativi della giunta “de sinistra”. Perché accade? I maligni hanno subito la risposta pronta. Roma ormai è diventata la sede del gran finale del Giro d’Italia, che una volta si svolgeva a Milano. Dal 2023 la Capitale si è garantita la vetrina fissa dell’ultima tappa (in precedenza era successo, in via eccezionale, solo nel 1911, 1950, 2009 e 2018), versando nelle casse di Urbano Cairo 1,2 milioni di euro a stagione. Soldi che nel 2023 erano stati presi addirittura dal Pnrr, poi invece si è attinto a fondi ordinari del Comune, comunque pubblici. Il sindaco Roberto Gualtieri gongola, e pure l’assessore ai Grandi eventi Alessandro Onorato, che nelle pagine romane viene sempre lodato: anche nell’edizione di domenica 7 giugno, con tanto di foto. E poi c’è la marcia di avvicinamento all’evento del 12 giugno, quando Onorato riunirà tutti i suoi amici in vista del passaggio alla politica nazionale (la famosa quarta gamba centrista del campo largo, o anche “partito degli amministratori”).

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
L’intervista a Onorato sul Corriere.

Comunque le pagine del Corriere della Sera sono davvero da incorniciare, per merito del Giro d’Italia: «Il Giro come se fosse il concertone del Primo Maggio», si legge, «una marea rosa che aveva voglia solo di divertirsi e fare festa», «il trionfo del Giro si celebra a Roma per il quarto anno consecutivo mentre il quinto è già nel mirino», fino all’apoteosi, «i Campi Elisi parigini al confronto sono una strada di periferia». Il traffico diventa «un festoso ingorgo» (chiedetelo ai romani in coda), e poi «ha vinto il Giro, ha vinto Roma. Il binomio funziona», «il presidente di Rcs MediaGroup, Urbano Cairo, si è goduto una giornata da ricordare», «il sindaco non può che condividere le parole di Cairo», dato che la corsa «costruisce un rapporto di amore e passione con i romani», e il patron di Rcs sottolinea come «il Giro sia la più grande festa popolare italiana» che «coinvolge tutta Roma, dal centro storico a Ostia». Sì, proprio nel quartier generale di Onorato. Fino al dato “spannometrico”, che serve sempre a riempire gli articoli, sul fatto che il Giro fa «cascare sulla città 175 milioni». Evviva. «Che passione, aumenta ogni anno», dice Cairo, che ha sempre un occhio di riguardo al fatturato, quando registra un segno positivo.

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
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Cento anni di Tortorella con una (quasi) centenaria

Due giornate, lunedì 8 e martedì 9 giugno a Roma, per ricordare Aldo Tortorella nel centenario della nascita e anche la storia del comunismo italiano. Tortorella fu partigiano, dirigente nazionale del Pci, direttore de l’Unità e protagonista del dibattito politico e culturale italiano del secondo Novecento: il convegno si intitola “Passione politica e libertà – Aldo Tortorella a 100 anni dalla nascita” ed è promosso dalla Fondazione Gramsci, dall’Associazione Enrico Berlinguer, dall’Associazione per il rinnovamento della sinistra e dalla rivista Critica Marxista. Sessioni dedicate alla sua esperienza nel Pci, alla direzione del giornale fondato da Gramsci, al rapporto con Berlinguer, alla crisi e alla trasformazione della sinistra italiana dopo il 1989 e ai principali nuclei della sua riflessione teorica, dall’idea di libertà al socialismo, dal razionalismo critico al rapporto tra politica, cultura e femminismo. Ci sarà anche Luciana Castellina, classe 1929, in un momento che si annuncia anche spiritoso, dato che il titolo è “Sei una pivla!…”, cioè come Tortorella definiva, con la sua “evve” moscia, la Castellina. E nei due giorni non mancheranno pause e buffet. Per ricordare che i comunisti si cibano come tutti gli altri, mica mangiano i bambini…

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
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La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno

Giovedì, a Tor Bella Monaca, periferia romana, è stato inaugurato un campetto da basket. A un primo sguardo una non notizia, una cosuccia da niente che nemmeno meritava una brevina nelle pagine locali dello sport. E invece c’erano da leccarsi i baffi visti i partecipanti: tutti big della politica sono accorsi al piccolo evento che si è ‘celebrato’ in via Gabbiani, Municipio VI, il cui presidente Nicola Franco è di FdI. Con i fondi del Viminale, è stato tagliato il nastro di un campetto da basket. Assente il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri che ha delegato la presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli. Presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, e poi alti gradi della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Pure la banda. Guest star: Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia.

«Scende in campetto», si sentiva bisbigliare tra i presenti. Discorso alato quello del numero uno del Viminale: «Questa iniziativa è sostenuta da un concerto di istituzioni che qui vuole portare condizioni di sicurezza non solo attraverso l’ineludibile azione delle forze dell’ordine, ma anche attraverso la sollecitazione degli elementi della coesione sociale». Ovvero, lo sport. E qui arriva la lezione, che a molti è sembrata in versione Istituto Luce del ventennio in orbace: «Occorre dare ai giovani una disciplina, insegnare loro che darsi delle regole, che si fondono sul rispetto del prossimo e sulla capacità anche di piegare la testa quando arriva una sconfitta, predisponendosi al riscatto e preparandosi per la successiva vittoria, significa prepararsi alla vita». Non mancavano, tra il pubblico, gli atleti dei gruppi sportivi militari. Per Arianna Meloni è già cominciata la campagna elettorale sul territorio, nelle periferie, a cominciare da “Torbella”. In molti sono pronti a scommettere su una sua candidatura alle prossime Politiche. Una cosa è certa: quando la sorella della premier presenzia a un evento, i vip governativi accorrono in massa. Sarà anche perché «nel partito le liste dei candidati le fa lei», come malignano a via della Scrofa.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
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La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
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La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno

Fratoianni a Milano per Tax the rich

Si parla sempre di tasse, di imposte sulle successioni, accise e tutto ciò che fa fisco: ed ecco che venerdì a Milano spunta Nicola Fratoianni per un appuntamento targato The Left, ovvero il gruppo parlamentare europeo di cui fanno parte, per l’Italia, Sinistra Italiana e il M5s. Il titolo dell’incontro già la dice lunga: “Tax the rich”, ovvero tassa il ricco. E il Frato, come lo chiamano a Roma, la tocca piano: «Da quando è stata diffusa la notizia del meeting che come Alleanza della Sinistra Europea terremo a Milano si è scatenata una vera e propria tempesta mediatica da parte della destra e dei suoi giornali che ha dell’incredibile per virulenza, ossessione, manipolazione della verità. Ci dicono che vogliamo fare l’inutile caccia ai ricchi, che vogliamo graziare gli evasori fiscali e punire l’esausto ceto medio, che vogliamo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Assurdo». E ancora: «Sono loro che da decenni in realtà mettono le mani delle tasche di quegli italiani che pagano fino all’ultimo centesimo e che vengono tassati ben oltre le loro capacità contributive». Inutile dire che nel governo di Giorgia Meloni i “meeting” come questi e l’idea di patrimoniali vengano salutati con favore e sono molto ben visti…

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Addio a Ettore Torri

Se n’è andato Ettore Torri, classe 1931, magistrato di lunghissimo corso che ha seguito inchieste “pesanti” durante la sua carriera, impegnandosi anche nella giustizia sportiva. Entrò in magistratura nel 1959, e per 47 anni è stato in forze alla Procura di Roma, assumendo gli incarichi più importanti. Le sue dichiarazioni sul doping fecero rumore, aprendo a tutti gli occhi su pratiche che venivano nascoste ma che in realtà erano troppo frequenti. Non aveva peli sulla lingua, quando doveva dire qualcosa non ci pensava due volte. I funerali si svolgeranno nella mattinata di sabato, a Roma, nella chiesa di San Gioacchino in Prati.

Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole

Grande evento nel tardo pomeriggio di giovedì a Roma, nella libreria Feltrinelli di largo di Torre Argentina: Elly Schlein incontra Maurizio Landini. La segretaria del Partito democratico e il numero uno della Cgil saranno protagonisti di un dibattito per presentare il volume L’Italia che non arriva a fine mese, edito dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, con gli autori Mimmo Carrieri, professore della Luiss e con un passato a La Sapienza, Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, e Agostino Megale, uno che è stato a capo della segreteria nazionale Cgil e della segreteria generale Fisac, assumendo anche la presidenza dell’Ires-Cgil. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Conte: Valentina, non certo Claudia, la donna coinvolta nell’affaire Piantedosi. Una scelta che comunque, per colpa del cognome, «sembra quasi voler evocare il presidente Giuseppe Conte», si sente commentare ironicamente dai pentastellati. Si parlerà di “Lavoro e salari: una questione di sinistra”, come suggerisce il sottotitolo del libro. E magari, chissà, anche di patrimoniale, tema sul quale – guarda caso – Schlein e Landini sono favorevoli, mentre Conte è contrario. Comunque un’altra libreria Feltrinelli, quella in via Appia Nuova, alla stessa ora ha in programma un evento che rischia di battere quello proposto nel centro storico romano: c’è Luca Carboni che incontra i suoi fan e si prepara a un firmacopie per la sua “fatica letteraria” Luca non parlava mai. Imperdibile…

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Maurizio Landini con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

La marcia su Roma di Vannacci (ma occhio a non sbandare come Pozzolo)

«Ci vediamo il 4 giugno a Roma», ha detto il generale Roberto Vannacci girando l’Italia. Il giorno è arrivato: giovedì all’Eur, nel salone delle Fontane, arriva Futuro Nazionale. Partecipa all’evento Francesco Biava, già deputato nella XVI legislatura, che secondo i vannacciani «vanta un excursus e un curriculum politico di prim’ordine», anche come «capo della segreteria del ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno». Il partito del generale «non potrà che registrare una grande crescita testimoniata dal grandissimo numero di tesserati e dall’entusiasmo che si rinnova in ogni incontro. Una nuova stella della politica italiana con la quale tutti dovranno confrontarsi e non solo la coalizione del centrodestra». La strada insomma è tracciata, l’importante è non sbandare, come ha fatto Emanuele Pozzolo, deputato che militava in Fratelli d’Italia e che ha traslocato in Futuro Nazionale dopo le note vicende biellesi della pistola a Capodanno del 2024: «Essere positivi all’alcoltest non significa essere ubriachi», ha provato a dire lui, giustificandosi. «Con le attuali leggi bastano due bicchieri di vino per raggiungere il valore che sarebbe risultato dai controlli effettuati dalla polizia stradale». Può sempre recriminare col ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il suo inasprito codice della strada

Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole
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Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole

Per Mattarella si copre anche il cantiere Webuild

L’allestimento della festa del 2 giugno non è stato facile: tutta colpa del cantiere di piazza Venezia, con Webuild che sta scavando per realizzare la nuova linea della metropolitana romana. Come fare per migliorare lo spettacolo agli occhi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel momento della discesa dalle scale dell’Altare della Patria dopo aver reso omaggio al Milite Ignoto? Ecco l’idea geniale: collocare in mezzo ai “lavori in corso” una gigantesca gru capace di tenere in piedi un altrettanto enorme telo con lo stellone della Repubblica Italiana. E così è stato fatto: lo stendardo taglia XXL ha praticamente coperto anche quelli che i romani chiamano “i mammozzoni”, ossia i silos collocati per le esigenze di cantiere, e che per una “operazione artistica” sono stati ornati con teli d’autore che però non piacciono per niente a turisti e indigeni. Almeno così alla più alta carica dello Stato è stato evitato il colpo d’occhio alla piazza, oggi occupata da Pietro Salini con il suo cantiere.

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La copertura del cantiere Webuild.

Zingaretti: uno al Quirinale, l’altro a Bruxelles a silurare Pina

Nicola Zingaretti lo aveva detto: «Il 2 giugno sarò al parlamento europeo». Mica alla festa della Repubblica, a Roma. Che poi la stessa cosa era stata annunciata dal generale Roberto Vannacci: «Sarò a Bruxelles, a lavorare». Sì, ma lo Zingaretti politico aveva una missione da compiere: “silurare” Pina Picierno, che ha lasciato il suo posto prezioso da vicepresidente del parlamento europeo a beneficio di… Zingaretti. E infatti “la Pina” piange, su Il Foglio, accusa, strepita, dicendo che abbandona il Partito democratico. Alla fine la destinazione potrebbe essere tra le braccia di Carlo Calenda, che spinge molto, anche se lei per ora nega. Il leader di Azione del resto è un altro super tifoso della causa ucraina. Invece l’altro Zingaretti, Luca, stava al cospetto del capo dello Stato Mattarella, per gli 80 anni della Repubblica.

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Nicola Zingaretti con Pina Picierno al parlamento europeo (foto Imagoeconomica).

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole

Che ci azzecca mamma Rai con l’esercito? Qualcuno forse lo dovrà spiegare. L’edizione 2026 di Bimbo Rai, la giornata pensata per fare conoscere ai figli dei dipendenti il lavoro dei genitori, tra le attività ricreative dedicate ai più grandicelli – come raccontato da Domani – prevede la presentazione di mezzi speciali e dimostrazioni operative dei corpi d’armata. Non solo: ci sarà naturalmente anche la polizia, a cavallo, in motocicletta e con le unità cinofile. Insomma una “baby parata” del 2 giugno replicata il 12. Mentre i bambini più piccoli dovranno “accontentarsi” di attività targate Rai Kids. Un’idea stramba che ha fatto levare gli scudi all’Usigrai. «Anziché mostrare con orgoglio come operano le diverse professionalità all’interno della più grande azienda culturale del Paese, la Rai delega l’intrattenimento dei figli dei dipendenti all’esercito e alle forze dell’ordine», ha scritto l’Unione sindacale dei giornalisti Rai in un comunicato. «Se anziché puntare l’attenzione all’uso di telecamere e computer e a visite guidate a studi e redazioni che da sempre hanno affascinato i più piccoli, si chiede a esercito e forze dell’ordine di intrattenere i piccoli visitatori con iniziative ed esibizioni che nulla c’entrano con il ruolo della Rai e il lavoro dei suoi dipendenti, evidentemente i primi a non credere più a quel ruolo e al valore di chi ci lavora sono proprio i vertici aziendali». E non è finita qui. Il Movimento 5 stelle ha annunciato un’interrogazione in commissione di Vigilanza. «Ai bambini», hanno scritto in una nota gli esponenti cinque stelle in Commissione, «dovrebbe essere mostrato il valore del servizio pubblico, dell’informazione, della cultura e della creatività, non una vetrina di apparati militari e di sicurezza». E ancora: «La Rai deve spiegare perché abbia ritenuto opportuno trasformare una giornata dedicata alle famiglie in un’occasione di promozione delle forze armate, per questo presenteremo un’interrogazione in commissione di Vigilanza Rai per fare piena luce su chi abbia autorizzato questa iniziativa e con quali finalità».

La Rai punta su Guareschi. E quelli di Fratelli d’Italia vengono precettati…

A Mediaset, su Rete 4, mandare in onda un film su Don Camillo e Peppone salva la serata: c’è sempre il pubblico per le pellicole con Fernandel e Gino Cervi. E la Rai che fa? I Fratelli d’Italia sono stati precettati: a Palazzo Giustiniani, nella sala Zuccari, luogo del Senato della Repubblica, c’è «un importante evento dedicato alla presentazione del film televisivo Rai intitolato Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano. L’iniziativa gode del patrocinio dell’assemblea legislativa», è scritto nell’invito rivolto ai parlamentari. Guareschi era uomo di destra, fervente anticomunista. Ma, come ricordò Aldo Cazzullo sul Corriere della sera, rifiutò di firmare l’adesione al nazifascismo per uscire dai lager, «preferendo restare in prigionia in condizioni disumane pur di non combattere più per Hitler e Mussolini». Nel suo diario Guareschi scrisse: «Non muoio neanche se mi ammazzano», da qui il titolo del film Rai. A proposito di questioni sul fascismo, «l’evento sarà inaugurato dai saluti istituzionali del presidente del Senato Ignazio La Russa, mentre l’introduzione sarà affidata al senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, che ha promosso l’iniziativa». E «nel corso della manifestazione interverranno numerosi ospiti, tra cui Giampiero Cannella in qualità di sottosegretario alla Cultura, il senatore Michele Barcaiuolo, esponente di Fratelli d’Italia, Gloria Giorgianni nella veste di produttrice della società Anele, Anouk Andaloro che ricopre il ruolo di capostruttura di Rai Fiction, e l’attore protagonista del film Giuseppe Zeno». Il film è liberamente tratto dal romanzo Chi sogna nuovi gerani di Alberto e Carlotta Guareschi. Nel cast c’è anche Andrea Roncato.

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Giovannino Guareschi (foto Ansa).

Fincantieri lavora per le ricerche di Trump?

Dicono che servirà a Donald Trump. Fatto sta che Vard, la controllata norvegese di Fincantieri, per 700 milioni di euro costruirà una nave lunga 162 metri: sarà altamente specializzata, progettata per attività di mappatura dei fondali, carotaggi e campionamenti, operazioni con sommergibili e molto altro ancora. Ideale per ricerche in acque profonde. Il committente? Inkfish, un’organizzazione di ricerca statunitense. Consegna prevista per il 2030.

Per salutare Peppino Gargani è arrivato pure Piantedosi

Fino all’ultimo ha partecipato a riunioni sul futuro dei democristiani: Giuseppe Gargani, morto a 91 anni, al funerale è stato salutato da una folla di esponenti di governo e non, in quel di Avellino. Rito funebre nel duomo della città, al termine di una camera ardente allestita a Palazzo Caracciolo, sede della Provincia di Avellino, che Gargani aveva guidato come presidente. Chi c’era? Ovviamente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nato a Napoli ma originario di Pietrastornina, nella provincia avellinese. Oltre a lui, l’ex governatore della Regione Campania e ora sindaco di Salerno Vincenzo De Luca con il figlio Piero, deputato e segretario regionale del Pd, l’assessore regionale Fulvio Bonavitacola, l’ex ministro Ortensio Zecchino con il figlio Ettore, consigliere regionale e storico giornalista dell’agenzia Ansa, l’ex deputato Giuseppe De Mita. Piantedosi ha detto: «Gargani ha dato prova di un impegno politico e istituzionale instancabile, sorretto da una vasta cultura giuridica e politica, di cui sono stato testimone diretto». Amen.

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Giuseppe Gargani nel 2020 (foto Ansa).

Quel curioso dialogo tra Colosimo e Boschi…

Nessuno se l’aspettava: eppure, durante la parata militare del 2 giugno, ai Fori Imperiali, si è visto un dialogo tra Chiara Colosimo e Maria Elena Boschi. L’esponente di Fratelli d’Italia, legatissima a Giorgia Meloni, è anche presidente della commissione Antimafia (e le capita spesso di finire nei guai per delle foto, che si tratti di una statuetta del Duce o di una controversa vacanza in Grecia) e chiacchierava con la fedelissima di Matteo Renzi: tutti a chiedersi quale fosse il contenuto della conversazione…

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole

Cinesi in festa a Milano, grazie a un democristiano

Dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, a Milano la gente di Pechino ha festeggiato. A Palazzo Clerici è andata in scena la prima edizione di “Festival di Mondo Cinese”, per sancire alleanze tra imprenditori e realtà orientali. Tutto con la scusa di celebrare Mondo Cinese, una rivista scientifica italiana che era nata nel 1972 grazie al senatore democristianissimo Vittorino Colombo, cioè «l’intimo amico del popolo cinese», come veniva definito nelle cerimonie ufficiali e nei documenti diplomatici di Pechino…

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Vittorino Colombo nel 1982 (foto Imagoeconomica).