Regione Lazio, Bonafoni: “Per battere le destre serve una sinistra nuova, abbandonando le liturgie”


Marta Bonafoni da dieci anni è in consiglio regionale alla Regione Lazio, attualmente è capogruppo della Lista Civica Zingaretti e presidente dell'associazione POP - Idee in movimento. Punto di riferimento per la sinistra civica e sociale, con lei abbiamo tracciato un bilancio dell'esperienza amministrativa che va concludendosi e guardato alle prossime elezioni regionali del 2023.
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Una nuova classe dirigente per il Paese: la sfida di “Primavera Meridionale”

di Clemente Ultimo

Formare una classe dirigente in grado di affrontare le complessità del nostro tempo, di elaborare temi e proposte superando posizioni ormai anacronistiche e, dunque, recuperare il primato della politica all’interno dello Stato. Questo l’obiettivo, non poco ambizioso, di Primavera Meridionale, neocostituita associazione politico-culturale nata su impulso di Sabino Morano, saggista e analista politico-economico. “In questi anni – sottolinea Morano – abbiamo assistito al fallimento della teoria secondo cui “uno vale uno” a prescindere da competenze e formazione; come se non bastasse anche la tanto decantata società civile ed il ricorso continuo a figure tecniche per ricoprire ruoli politici non ha dato gran prova di sé. Proprio per questo motivo alcuni di noi hanno avvertito l’esigenza di ridare dinamismo e senso alla politica, sulla base di una visione legata in maniera coerente ad un pensiero sistemico, a prescindere dalla ricerca di un consenso momentaneo. La nostra prospettiva è quella che mira alla formazione di una classe dirigente che, eventualmente, possa poi diventare classe politica”. Un obiettivo ambizioso, senza dubbio. Da dove partire? “Il primo passo consiste nell’avere consapevolezza della necessità di una visione sistemica: da trent’anni almeno uno dei drammi di questo Paese è dato dal vuoto pneumatico che caratterizza il processo di selezione della classe politica, dall’assenza quasi assoluta di criteri di valore. Da qui scaturisce la necessità di mettere in campo una capacità di confronto utile a sviluppare tesi e proposte che non sono, e non possono essere, la riproposizione di modelli storicamente superati. Ogni analisi e proposta deve fondarsi sulla realtà del nostro tempo”. Formazione di una classe dirigente, elaborazioni di analisi e proposte: c’è un nuovo partito in arrivo? “Assolutamente no. La nostra è e resta un’aggregazione intellettuale organizzata, un’associazione metapolitica, anche se non è certo un mistero che la nostra area di riferimento sia quella del centrodestra. Di partiti ce ne sono già troppi, quel che manca è proprio un gruppo, un’associazione in grado di fornire temi, proposte e spunti di lavoro ad una classe politica che troppo spesso ne è priva. Un vuoto che in troppi casi è stato colmato da gruppi di pressione e d’interessi”. Le forze politiche attualmente in campo non sarebbero, dunque, in grado di cogliere in pieno i profondi cambiamenti della nostra società? “Senza dubbio. Basti pensare che una società come la nostra, che vive un completo cambiamento del sistema di produzione e del sistema politico, utilizza ancora strumenti e chiavi interpretative nate nei primi decenni del ‘900. In un sistema di produzione basato sulla finanza alcuni di quei concetti hanno perso ogni significato, a partire – ad esempio – dal termine “liberale”: oggi alcuni di coloro che così si definiscono manifestano, in concreto, atteggiamenti di segno opposto. Ecco, in questo sistema di produzione finanziario, che troppo spesso è antitetico ad una crescita socio-economica diffusa, noi riteniamo che si debba recuperare il ruolo dello Stato inteso come strumento in grado di garantire maggiore equilibrio sociale e la tutela delle fasce più deboli della società. È necessario rendersi conto che il tempo in cui il capitalismo portava, bene o male, ad una crescita diffusa è finito, dunque occorrono visioni e politiche nuove”. In questo contesto quali sono le tematiche su cui Primavera Meridionale sta già lavorando? “Uno dei grandi temi è certamente quello della riforma fiscale: così com’è pensato e strutturato oggi il fisco italiano è in realtà un vero e proprio strumento di distruzione dell’economia reale. Anche in questo caso siamo di fronte ad un sistema immaginato quando la realtà era radicalmente diversa, quando i giganti del commercio online non erano neanche immaginabili. Ci sono, poi, i grandi temi del principio di sovranità e del primato della politica, punti di origine della nostra riflessione. Se il nostro Paese è quotidianamente stritolato dalla presa degli apparati burocratici e dai poteri corporativi è proprio perché, anche grazie ad un’accorta azione propagandistica, è stato demolito il primato della politica nel governo della polis. Un primato che in realtà è l’unico strumento di tutela dell’interesse generale, dunque del popolo, a dispetto di quel che è stato raccontato per anni”. Come intende sviluppare la propria proposta nel prossimo futuro Primavera Meridionale? “Stiamo lavorando alla costruzione di una doppia struttura: una rete territoriale, in Campania e più in generale nel Mezzogiorno, sul modello dei partiti “pesanti” del ‘900, così da intercettare le istanze dei territori e di essere in grado di sviluppare un’azione culturale che si contrapponga ad un certo tipo di narrazione dominante, e una struttura più tecnica, impegnata ad elaborare quelle tesi e quelle proposte che intendiamo porre sul tavolo del dibattito politico-economico e sociale. Siamo altresì impegnati nella stesura del manifesto programmatico che presenteremo in occasione del congresso costitutivo previsto per la prossima estate, mentre stiamo lavorando per essere parte attiva nella prossima campagna referendaria sui temi della giustizia”.

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“Mario Draghi? E’ persona eccezionale è necessario resti a capo del governo”

di Erika Noschese

“Draghi è una persona eccezionale, stimata da tutti e credo gli sia difficile lasciare un percorso, così tanto complesso. Vorrei ci sia il miglior presidente della Repubblica per gli italiani; ho una mia idea…”. Parla così Marzia Ferraioli, deputata di Forza Italia che il prossimo 24 gennaio, per la prima volta, sarà chiamata ad eleggere il capo dello Stato. Per la forzista, l’attuale premier deve restare alla guida del governo per portare l’Italia fuori dalla pandemia ed avviare un nuovo corso dopo le difficoltà di questi ultimi due anni. Per la parlamentare azzurra non c’è dubbio: il partito punterà su Silvio Berlusconi e lei seguirà le direttive della coalizione, composta da Fratelli d’Italia e Lega, oltre che – ovviamente – da Forza Italia. La prima votazione, dunque, il 24 alle 15 e si proseguirà nei giorni a seguire. Nei primi tre scrutini corrisponde ai due terzi dei grandi elettori (672 voti), dalla quarta votazione è sufficiente la maggioranza assoluta (505 voti). Con molta probabilità solo con la maggioranza semplice ci sarà il post Mattarella che ha rinunciato ad un mandato bis nonostante le insistenze di alcuni partiti.

Onorevole, il 24 la prima votazione per l’elezione del Capo dello Stato, una responsabilità importante perché è dal voto dei parlamentari che, in qualche modo, dipende il futuro del Paese…

“E’ un evento che richiede responsabilità e che, nel contempo, emoziona.  Il peso della responsabilità si avverte e la emozione incalza”.

Il centrodestra si presenterà compatto, puntando sullo storico leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Crede possa essere il nome giusto per il post Mattarella, in un momento così delicato per il Paese?

“Non posso prevederlo, ma, in qualità di deputato osservo e ho una mia idea, che tengo per me; posso auspicare il meglio al Presidente Berlusconi, ma non so quanto possa valere la mia intuizione”.

Secondo lei quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro presidente della Repubblica? E cosa dovrebbe o potrebbe fare per riportare l’Italia agli antichi splendori?

“Gli splendori … purtroppo sono oscurati da una Pandemia che ancora incombe. Il disagio persiste ed è difficile immaginare futuri rosei nell’immediato. Il prossimo Presidente della Repubblica dovrà affrontare eventi non facili e abbiamo bisogno di persone che si impegnino, che siano imparziali, che sappiano far politica, e che sappiano anche rapportarsi con le persone. Occorrono attenzioni e sensibilità”.

Come valuta l’operato del Draghi?

“Draghi è una persona eccezionale, stimata da tutti e credo gli sia difficile lasciare un percorso, così tanto complesso. Vorrei ci sia il miglior presidente della Repubblica per gli italiani; ho una mia idea…”.

Dopo l’elezione del Capo dello Stato, secondo lei, occorre tornare al voto o seguire la scadenza naturale del mandato?

“No, non esiste il voto in questo momento storico, perché occorre portare avanti il lavoro già avviato. È già difficile ritrovarsi in una pandemia che impedisce di muoverci; ho lavorato da casa, facendo quanto nelle mie possibilità ma non sono riuscita a rapportarmi con le persone anche a causa del lockdown.  Spero che questo scorcio di legislatura, ci dia la possibilità di portare a termine il nostro lavoro”.

È in corso ancora lo scontro tra il governatore De Luca e il governo per le scuole in presenza…

“De Luca ha piena responsabilità in tema di sanità e sa anche quanto sia difficile assumere decisioni diverse da quelle statuali. Inevitabile è, dunque. il dialogo tra Stato e Regioni. E anche su questo aspetto occorrono concordia e dialoghi”.

Consiglia

Quirinale, Maraio (Psi): “Si vada avanti con Draghi fino a fine legislatura”

di Erika Noschese

“Mi auguro che il Governo vada avanti fino a fine legislatura con Draghi a Palazzo Chigi. Sarebbe profondamente sbagliato collegare l’elezione del Presidente della Repubblica con la tenuta e la durata del Governo”. Parla così il segretario nazionale del Psi, Vincenzo Maraio in merito alle elezioni per il presidente della Repubblica che inizieranno il prossimo 24 gennaio, alle ore 15. I socialisti non si sbilanciano sui possibili nomi perché, ha evidenziato Maraio, “non è una questione di nomi, ma di opportunità e di responsabilità”. E sulla possibile candidatura dello storico leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il numero uno dei socialisti taglia corto: “aspirazione legittima che tale resterà, il metodo di scelta del centrodestra è sbagliato”.

Segretario, il prossimo 24 gennaio la prima votazione per eleggere il Capo dello Stato. Cosa si aspetta per il post Mattarella?

“Auspico stabilità per l’Italia e che il dialogo fra le forze politiche che oggi sostengono il Governo continui con pacatezza e rispetto per individuare una figura di alto profilo, sostenuta da una larga maggioranza. C’è da affrontare la fase emergenziale di una pandemia che sta ancora piegando la nostra società e l’economia. Gestire al meglio la campagna vaccinale sarà l’unico strumento per tornare prima alla vita normale. Si dovrà intervenire subito per calmierare il costo delle bollette: il Psi è stato il primo partito in Parlamento a porre con forza tale questione al Governo. Serviranno maggiori fondi per eliminare del tutto l’Iva e le accise dalle bollette almeno fino al 2022. E poi c’è il Pnrr: il 2022 sarà l’anno in cui si apriranno nuovi cantieri e in cui nella nostra economia si stabilizzeranno in aumento i dati della crescita e della occupazione. Ecco, questi sono i tre motivi principali per i quali auspico che il Governo continui il suo operato”.

Per i socialisti quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro presidente della Repubblica?

“Autorevolezza, rispetto internazionale ed esperienza. Sono le tre caratteristiche principali. E aggiungo che, nell’interesse del Paese, occorre eleggere il Presidente con una maggioranza ampia, la più ampia possibile, scegliendo una personalità di alto profilo”.

Il centrodestra unito ha chiesto la disponibilità di Berlusconi. Se dovesse essere eletto quale Italia immagina?

“Quella di Berlusconi è una aspirazione legittima. Ma per fortuna sono convinto che tale resterà. Candidature politicizzate oggi complicano il confronto fra le forze politiche. Quella di Berlusconi, poi, ancora di più. Io penso che il metodo di scelta che pone il centrodestra sia sbagliato: nessuno può sentirsi in diritto, soprattutto in un Parlamento frastagliato come quello attuale, di considerarsi maggioranza e quindi pretendere di condizionare le scelte senza confronto ampio. Al cospetto, tra l’altro, di un gruppo misto che ormai è divenuto il più numeroso della storia repubblicana. Ritengo, invece, sia indispensabile trovare un accordo largo a partire dalla maggioranza che sostiene il Governo Draghi per poi allargarsi anche alle opposizioni: il Presidente della Repubblica è il garante di tutti”.

Dopo l’elezione del presidente, secondo lei l’Italia dovrebbe tornare al voto?

“Sarebbe auspicabile arrivare a fine legislatura. La priorità per l’Italia è quella di costruire una nuova fase e determinare una svolta. Le elezioni anticipate oggi metterebbero a rischio tutto quello che di buono si è fatto. E non è detto che portino ad una semplificazione del quadro politico. L’attuale legge elettorale non aiuta a delineare uno scenario chiaro”.

I socialisti hanno già un nome?

“Come detto non è una questione di nomi, ma di opportunità e di responsabilità. Il Paese vive un momento di difficoltà e come accadde in una stagione difficile e complicata come questa, serve affidare l’Italia e la Costituzione a una figura che sappia lavorare per metterci in sicurezza. Serve un Presidente come lo fu Sandro Pertini, un socialista amato dagli italiani che seppe affrontare e gestire i difficili anni di piombo”.

Al momento, nessun nome è stato ufficializzato. Draghi capo dello Stato è un’ipotesi fattibile?

“La storia delle elezioni del Quirinale ci ha dimostrato che tutto è possibile, soprattutto in un Parlamento frastagliato e in una Italia dove il sistema e la funzione dei partiti sono in crisi. Mi auguro che il Governo vada avanti fino a fine legislatura con Draghi a Palazzo Chigi. Sarebbe profondamente sbagliato collegare l’elezione del Presidente della Repubblica con la tenuta e la durata del Governo”.

Dopo due anni di pandemia, l’Italia è ancora in piena emergenza. Come valuta l’operato del governo? 

“Draghi ha rimesso in carreggiata l’Italia, recuperando un ruolo centrale per il nostro Paese. È sotto gli occhi di tutti la sua azione incisiva: gli obiettivi del Pnrr di quest’anno, 51 per la precisione, raggiunti in pochi mesi, l’avvio della riforma della giustizia e del fisco, il ritorno nella centralità politica europea ed internazionale con il G20 di Roma e con il trattato del Quirinale hanno rimesso il nostro Paese nella giusta collocazione geopolitica”.

Non sono mancati in questi mesi gli attacchi del governatore De Luca al premier Draghi. Polemiche strumentali o si poteva effettivamente fare di più?

“Una comprensibile dialettica tra diverse posizioni. Penso sia necessario rispettare i vari livelli istituzionali con le relative decisioni e prerogative, altrimenti si rischia di alimentare una confusione e un clima di incertezza che i cittadini non vogliono. Ritengo però indispensabile che il Governo coltivi con maggiore risolutezza il dialogo con le Regioni soprattutto perché la competenza sulla materia sanitaria è in capo a queste ultime, almeno fino a quando non si deciderà di riportarla in capo allo Stato. Che credo sia auspicabile dopo la confusione che si è determinata con la pandemia”.

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Quirinale, Federico Conte (LeU): “Con Berlusconi si rischia Italia divisa, il Paese ha bisogno di unità e stabilita”

di Erika Noschese

 

“L’Italia con Berlusconi presidente della Repubblica? Non la immagino neanche, non credo a questa eventualità. Ma sicuramente sarebbe un’Italia divisa e noi abbiamo bisogno di unità”. Parla così l’onorevole Federico Conte, deputato di Liberi e Uguali che il prossimo 24 gennaio, per la prima volta, esprimerà il suo primo voto nella scelta del Capo dello Stato. Al momento, nessuna candidatura è stata ufficializzata. Tra le ipotesi in campo ci sono Silvio Berlusconi (indicato dalla coalizione di centro destra), Mario Draghi ma si cerca di puntare anche su una donna). Per Conte, due i nomi che rispecchiano le caratteristiche individuate da Liberi e Uguali: se fosse una figura maschile, Giuliano Amato mentre se si trattasse di una figura femminile la ministra della Giustizia Marta Cartabia.

Onorevole, il prossimo 24 gennaio la prima votazione per eleggere il Capo dello Stato. Dalla vostra decisione dipende il futuro dell’Italia…

“E’ sicuramente un momento di grande orgoglio partecipare all’elezione del presidente della Repubblica, una soddisfazione per chi crede nel valore delle istituzioni che ha pochi termini di paragone. Poi, provoca un grande senso di responsabilità perché si tratta di individuare la figura che dovrà garantire l’equilibrio costituzionale per i prossimi sette anni, in una fase così delicata per la società e l’economia nazionale, europea e mondiale”.

Tra le ipotesi in campo ci sono il Cav Silvio Berlusconi, il premier Mario Draghi ma si cerca la candidatura di una donna. Sono nomi non ancora ufficializzati ma per Liberi e Uguali quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro presidente della Repubblica?

“Allo stato non c’è alcuna candidatura ufficiale,   ieri (venerdì per chi legge ndr) Berlusconi si è riservato di accettare l’invito del centro- destra e lo stesso  Draghi, che pure appare chiaramente in pole position, non ha mai ufficializzato la sua candidatura. La partita, da questo punto di vista, è ancora nelle fasi preliminari. Se dovessi dire qual è il profilo del prossimo presidente della Repubblica, immagino un uomo al di fuori dai partiti, di grande caratura istituzionale  e cultura democratica, un profilo come quello di Giuliano Amato per intenderci e, se fosse maturo  il tempo di una presidente donna, quello della Ministra della Giustizia Marta Cartabia che in poco tempo ha governato due riforme di sistema, quella del processo penale e quella del processo civile, che sono state decisive per lo sblocco dei fondi del Pnrr e che sta lavorando ad altre riforme di sistema con grande capacità, competenza ed equilibrio. Sono due figure prestigiose, che potrebbero rappresentare una sintesi parlamentare. Ma fino a quel momento? Le prime tre votazioni – salvo non ci siano delle accelerazioni nei prossimi giorni – sembrano destinate ad essere consumate nell’attesa della quarta, quando la maggioranza da qualificata diventerà semplice. Per queste tre votazioni credo che il blocco dei progressisti, insieme al movimento 5stelle, debba individuare un candidato di bandiera, che garantisca una posizione chiara e credibile, una persona che rappresenti il simbolo della nostra cultura, dei nostri valori e la lista idea di democrazia. Secondo me la persona che, in questo momento, meglio di chiunque altro interpreta questi tratti è Pier Luigi Bersani”.

Siamo in piena pandemia ancora, come valuta l’operato del governo? Secondo lei Draghi potrebbe fare di più?

“Il governo ha fatto scelte importanti, coraggiose che stanno garantendo la sicurezza sanitaria, sociale ed economica del Paese. Draghi ha fatto e sta facendo, insieme al suo governo e al supporto del Parlamento, un lavoro straordinario. È un patrimonio che va  garantito fino alla fine legislatura anche se  per lui dovessero maturare le condizioni per il Quirinale. Con Draghi al Quirinale cosa cambia nel nostro assetto Costituzionale? Ritengo che il compito del Presidente sia preservare l’equilibrio costituzionale di cui è diventato custode, come ha ricordato Mattarella nel suo discorso di fine anno. Ciò detto, credo che l’elezione di Draghi renderebbe ancora più necessaria una riforma del sistema elettorale in senso proporzionale, che ridia centralità al parlamento e rappresentatività a parlamentari eletti e non più nominati”.

Gli attacchi che De Luca riserva al premier Draghi crede siano fondati? C’è un sistema sanitario ormai in tilt…

“I dissidi tra i governi regionali e quello centrale è l’espressione più evidente di un regionalismo malato, che non si è costruito sulle funzioni ma sulla gestione. Nel mio libro “Oltre le Regioni”, nel quale rileggo e ripenso la storia del regionalismo, propongo la revisione del rapporto tra Stato centrale e Regioni come una delle riforme più importanti da affrontare quando questo Paese tornerà a vivere una condizione di normalità. Non si può immaginare di avere venti sistemi sanitari o scolastici diversi e lo stesso vale per le politiche   ambientali e del lavoro. Ne va dell’unità del paese e dell’uguaglianza dei cittadini”.

Se Berlusconi dovesse essere eletto presidente della Repubblica come immagina l’Italia?

“Potrebbe avvenire solo a costo di una profonda divisione e finirebbe per assumerne  le sembianze.   Il Paese invece ha bisogno di stabilità e unità”.

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Azione, Antonio D’Alessio coordinatore provinciale: “ora si lavora sui territori”

di Erika Noschese

Il partito di Carlo Calenda continua nella sua “azione” di radicamento sul territorio provinciale di Salerno, in vista delle importanti sfide della politica nazionale previste per il 2022. Nella serata di venerdì 14 gennaio, in modalità streaming – a motivo delle contingenti normative Covid – si è celebrato il congresso provinciale di Azione Salerno. Al termine degli interventi degli iscritti, si è proceduto alla votazione ed è risultato eletto all’unanimità come nuovo coordinatore provinciale l’avvocato Antonio D’Alessio. La celebrazione dei congressi provinciali ha sancito la definitiva strutturazione sui territori del partito di Carlo Calenda. Nei prossimi giorni si dovrà delineare anche l’organigramma con le specifiche deleghe. “Dobbiamo continuare a caratterizzarci – ha commentato il neo coordinatore provinciale D’Alessio – come un partito che non si limita a evidenziare i problemi che attanagliano le nostre comunità ma si sforza, in ogni circostanza, di individuare le proposte per risolverli. È il nostro tratto distintivo, in questo senso Azione può contribuire a scrivere una nuova pagina della politica”.

Il congresso provinciale ha provveduto anche alla nomina dei 50 componenti il direttivo salernitano che risulta così composto da Fabio Maglione, Annaluisa Buongiorno, Luca Forni, Giovanna Sansone, Donato D’aiuto, Antonella Ambruso, Leonardo Gallo, Karima Sahbani, Pierre De Filippo, Eleonora Strazza, Massimo Cavaliero, Federica Napoli, Emanuele Ferrara, Antonella Mastrolia, Gianfranco Trotta, Barbara Bellora, Paolo Donnarumma, Crescenzi Liana, Federico De Filippis, Maria Gorga, Salvatore Balestrino, Eva Ruggiero, Adolfo Lavorgna, Angela D’amato, Gaetano Antonio Cosenza, Arnaldo Mascia, Alfredo Gentile, Carmine Giordano, Carmine Petolicchio, Aristide Milo, Gianfranco Ferrigno, Franco Cellini, Raffaele Torsiello, Giulio Elefante, Antonio Valitutto, Olimpia Viscardi, Virginia Mastrogiovanni, Italo Meoli, Luca Monaco, Utilia Tedesco, Michele Gagliardi, Petillo Rosanna, Pierpaolo Attanasio, Gennaro Barrella, Antonio Malangone, Vincenzo Sirica, Alessandro Saggese, Sica Giovanna, Giancarlo Palumbo, Antonio Milone.

Azione riparte dalla riparte dalla provincia di Salerno, lei è stato eletto coordinatore provinciale del partito fondato da Carlo Calenda. Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

“Noi abbiamo sintetizzato in tre punti le linee sulle quali intendiamo muoverci. La prima è quella di una diffusione editoriale: per poter avere veramente contezza di quelle che possono essere le proposte per i territori e le comunità noi dobbiamo avere il radicamento del partito in tutta la provincia. Azione è cresciuto, ha tante sezioni in tutta la provincia ma questo va potenziamento. Ci concentreremo sul radicamento delle sezioni nel salernitano. Poi, nel Dna di Azione c’è la proposta: la critica demagogica, tanto per urlare che ci sono problemi e criticità deve essere accompagnata dalle proposte; se c’è un problema sul territorio, bisogna puntare l’attenzione sulla proposta concreta ed operativa per dare ad Azione una portata innovativa. Terzo punto riguarda il tentativo di creare quanta più partecipazione possibile, anche nei momenti decisionali. È chiaro che ci sono i livelli di coordinamento ma quello dell’ascolto deve essere un momento reale per dimostrare di essere vicini ai territori”.

Alle scorse elezioni comunali, Azioni aveva due paletti: mai con la Lega e mai con il M5S. Questo aspetto è cambiato?

“La linea politica, lo spartiacque nazionale, lo detta Roma e con il suo livello competente, preparato e credibile; noi eseguiamo e al momento la stella polare è questa, fermo restando che sui territori si potrebbero fare delle scelte che sicuramente non risulterebbero contraddittorie con il livello nazionale ma dettate proprio dalle esigenze territoriali, ciascuno con la sua specificità”.

Sono 33 i Comuni chiamati al voto quest’anno. Azione è già al lavoro…

“Sì, siamo già al lavoro e in alcuni comuni abbiamo riferimenti già radicati mentre in altri dobbiamo coltivarli e attivarci velocemente, sui singoli territori faremo le scelte opportune e Azione ci sarà con proposte singole, per nome e per conto di Azione o in coalizioni più ampie ma le prossime elezioni sono sfide importanti e il partito sarà protagonista”.

Da coordinatore provinciale sente di appartenere più al centro destra o al centro sinistra?

“La sfida è quella di andare a recuperare un elettorato che è disorientato da questo bipolarismo; l’elettore si sente dinanzi ad una scelta: aderire ad uno schieramento di centro destra ma troppo a destra o di centro sinistra che alle volte sconfina nel populismo e ha ben poco di sinistra e in mezzo a questi due paletti c’è un mare enorme di un elettorato disorientato. Azione deve lavorare sui territori per diventare una proposta credibile e se così fosse potrà esserci una svolta, rappresentare – da sola o in coalizione – gli elettori ma la sfida è questa, togliere l’elettore da un imbarazzo, creando un’altra proposta, rispetto alla destra e alla sinistra”.

Azione sarà tra i protagonisti nella scelta del Capo dello Stato. Secondo te quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro presidente della Repubblica?

“C’è bisogno di scelte che diano serenità e stabilità al Paese, che diano credibilità in campo internazionale. Ovviamente, non è un discorso di nomi ma il criterio deve essere quello di orientare questo tipo di appuntamenti con lo sguardo orientato verso il bene del Paese e non verso gli interessi dei partiti”.

Crede che il governo stia lavorando bene?

“Si ma si poteva e si può decisamente fare di più”.

Non sono mancati gli attacchi al governo da parte del governatore De Luca. Una battaglia politica o c’è del vero nelle parole del presidente della Regione Campania?

“Credo sia destabilizzante il conflitto violento o troppo duro tra livelli istituzionali; al netto delle diverse opinioni e dei diversi modi di interpretare le scelte del governo, credo ci sia un problema di toni che dovrebbero infondere alla popolazione la fiducia: il governo lavora nel rispetto dei reciproci ruoli e posizioni per il bene pubblico. Non farei un ragionamento di merito ma di metodo e toni”.

 

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Il cordoglio del sindaco per la morte di Andrea Natella

“Esprimo ai familiari ed amici il profondo cordoglio mio personale e della Civica Amministrazione per la scomparsa del carissimo Andrea Natella”.  Il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, porge le sue condoglianze alla famiglia Natella, per la scomparsa del professor Andrea. “Insieme al cordoglio esprimo la gratitudine per la vita e le opere del nostro Andrea.  Il professore Natella era stimato da tutta la nostra comunità per le bontà, la competenza e la passione profuse nell’attività di docente ed in quella politica ed amministrativa. – ha detto ancora Napoli – Da insegnante ha formato tante generazioni allo studio ed alla vita. Da consigliere comunale ha contribuito attivamente alla crescita civile e sociale della sua amata Salerno prodigandosi per il bene comune. Andrea Natella lascia una preziosa eredità morale e politica che il figlio Massimiliano, Assessore all’ambiente del Comune di Salerno, sta già portando avanti con disciplina ed onore seguendo l’esempio dell’amatissimo papá”.

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Nomina dei delegati: “In Campania come altrove la Costituzione sia rispettata”

“Un momento così delicato come l’elezione del Presidente della Repubblica non sia macchiato dalla sciatteria politica di un esponente di minoranza”. Parla così Lucia Vuolo, europarlamentare di Forza Italia sulla nomina in Campania dei delegati regionali. “E’ l’articolo 83 della Costituzione e la prassi acquisita in quasi 80 anni di Repubblica a dirci come eleggere e quale deve essere il protocollo da seguire. In particolare, è bene ricordare al Consigliere regionale del caso, che ciascuna delegazione regionale è composta dal governatore e da un esponente della maggioranza da lui indicato, oltre che da un esponente dell’opposizione eletto dalla minoranza. Voler irrispettosamente stravolgere questo principio, è un’azione incompatibile con il ruolo ricoperto, contrario alla Costituzione e a qualsiasi regola di democrazia – conclude poi l’europarlamentare forzista – Una sciatteria politica che ben spiega l’ascesa politica di chi voleva rivoluzionare la Campania e ora va a braccetto con il suo peggior nemico”. Di fatti, il prossimo 11 gennaio il consiglio regionale della Campania si riunirà per eleggere i 3 delegati che parteciperanno all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. I componenti scelti, insieme agli altri delegati regionali, completeranno la composizione del Parlamento riunito in seduta comune il 24 gennaio per eleggere il prossimo Capo dello Stato dopo il settennato di Sergio Mattarella. Verosimilmente, per la scelta dei delegati si seguirà lo schema introdotto nel 2013 e seguito poi nel 2014. A partecipare dovrebbero dunque essere il governatore Vincenzo De Luca, il presidente del consiglio regionale Gennaro Oliviero e un consigliere d’opposizione, bisogna capire se del Movimento 5 Stelle o del centro destra. Come da norme, trenta giorni prima della scadenza del mandato, il presidente della Camera dei deputati, in questo caso, Roberto Fico, convoca il Parlamento e i delegati regionali per eleggere il nuovo capo dello Stato (art. 85) e dato che il mandato del presidente Sergio Mattarella scade il 3 febbraio, la prima votazione per eleggere il nuovo presidente della Repubblica sarà il prossimo 24 gennaio, alle 15. Saranno 1.008 o 1.009 i Grandi Elettori riuniti in seduta comune: 321 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali, tre per ogni Regione, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne ha uno, designati in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. L’elezione per il successore di Sergio Mattarella sarà l’ultima che conterà su questo numero di Grandi elettori, perché a seguito della recente legge di revisione costituzionale ci saranno 230 deputati e 115 senatori in meno.

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Promossi, rimandati e bocciati del Napoli bis

di Erika Noschese

Alessandro Ferrara: 8

Da presidente del consiglio comunale ad assessore alle Attività Produttive e al Turismo. Non un ruolo facile per l’assessore Ferrara, calato perfettamente nella parte. Ha lavorato fin dal primo giorno, in silenzio, senza sbandierare nulla e, ricordando bene che la politica si fa tra i cittadini e non sui social. Classe ed eleganza sono indubbiamente il suo biglietto da visita ma la professionalità e la competenza non manca. Per lui caramelle.

Felice Marotta: 8

E’ stato il sindaco ombra del Comune, chiamato a risolvere tutti i problemi che non sono mancati durante il suo pontificato, pronto ad ascoltare le lamentele di tutti, pronto a ricucire gli strappi. Un punto di riferimento che viene meno. Riservato, forse troppo, ha sempre preferito non esporsi mai perchè, come ha sempre detto, “la mia storia parla da sè”

Elisabetta Barone: 7

La vera novità di questa amministrazione è proprio la preside del liceo Alfano I che dal primo giorno ha dimostrato classe, eleganza e capacità. La dirigente non è riuscita nell’impresa di strappare la fascia tricolore al primo cittadino ma è la leader dell’opposizione e fin dal primo giorno ha dimostrato di essere perfettamente calata nel ruolo. Opposizione, sí ma sempre propositiva e costruttiva. Per lei indubbiamente caramelle.

Paky Memoli: 7

La Memoli non può non ricevere caramelle. La sua presenza a Palazzo di Città è sinonimo di garanzia. La nomina di vice sindaco la merita tutta e le Pari opportunità confermano l’impegno di un lavoro iniziato fuori dalla scena politica e portato avanti, prima da consigliere e poi da assessore. Non ha mai negato di ambire all’assessorato ma nel suo caso non è una questione di poltrone ma solo di opportunità per aiutare davvero i salernitani e le donne.

Antonia Willburger: 7

Ha perso l’assessorato alla Cultura ma non la voglia di fare. La sua campagna elettorale si è concentrata sul dialogo e il confronto con le associazioni culturali per capire e approfondire le problematiche, aggravate poi dalla pandemia. Da consigliere non si risparmia, lavorando fianco a fianco con gli operatori dello spettacolo e il mondo della cultura in generale. Caramelle per lei.

Angelo Caramanno: 7

Da assessore a consigliere con il massimo rispetto nei confronti delle istituzioni. Caramelle per Angelo Caramanno che subito dopo la vittoria del primo cittadino ha fatto i conti con il fango gettato addosso dalla sua maggioranza. Lui non ha mai tradito Napoli. Lo stesso non potrà dire il primo cittadino che, insieme ai suoi fedelissimi, non ha saputo proteggere la giunta di cinque anni fa.

Barbara Figliolia: 7

In soli tre mesi la Figliolia ha dimostrato di amare realmente la città di Salerno, i salernitani e soprattutto la Salernitana. Da presidente della commissione Politiche Sociali ha lavorato, fin dal primo giorno, per trovare soluzioni a problematiche importanti. Mai fuori luogo, sempre cortese e disponibile al lavoro di squadra e a seguire il percorso tracciato da Paola De Roberto. Per lei caramelle.

Michele Sarno: 7

L’avvocato Michele Sarno ha un grande merito: unire il centrodestra e presentarsi unito alla competizione elettorale. Il risultato non è stato quello sperato. Non per colpa sua. C’è da dire che Sarno è stato tradito dai suoi stessi uomini, oggi coinvolti nel sistema Salerno. Non sono mancate le critiche ma il consigliere è stato in grado di dimostrare sul campo chi è e quanto vale. Caramelle.

Claudia Pecoraro: 7

Claudia Pecoraro/ Foto Guglielmo Gambardella

Avvocata, volontaria, professionista, consigliera. Una bella sorpresa la consigliera pentastellata che anche a Palazzo di Città dimostra di avere le idee ben chiare sul presente ma soprattutto sul futuro della città di Salerno. Nota di merito resta indubbiamente la collaborazione con l’Assessorato alle politiche sociali. I bisogni dei cittadini non hanno bandiere politiche. Ovviamente caramelle.

Giuseppe D’Andrea: 7

Da soli tre mesi in consiglio comunale, D’Andrea ha più volte evidenziato il legame con i giovani e con lo sport. Esperto del settore, D’Andrea in campagna elettorale ha più volte attenzionato la carenza di impianti sportivi in città. Da lui nessuna critica l’operato dell’amministrazione precedente ma tante idee propositive affinché i nostri giovani atleti possano realmente avere un luogo sicuro e accogliente. Caramelle per lui.

Roberto Celano: 7

Una garanzia per il partito e per il consiglio comunale. Celano ha intrapreso una strada, scelta anni e anni fa e prosegue, coerentemente. A Palazzo di Città nulla sfugge al forzista che sicuramente non risparmia attacchi ma non mancano le proposte. Se solo Qualcuno ogni tanto lo ascoltasse. Continua così, la gente ti premia per il tuo impegno e la tua dedizione alla vita amministrativa. Indubbiamente caramelle.

Gianluca Memoli: 7

Gianluca Memoli/ Foto Guglielmo Gambardella

Il suo ritorno in consiglio comunale era particolarmente atteso. Nonostante 5 anni di pausa Gianluca Memoli non è mai sparito dalla scena politica locale. Lui è la dimostrazione che se si vuole si può lavorare anche senza ruoli istituzionali ma indubbiamente il suo è un ritorno gradito. Attento, preciso e garbato il consigliere di Salerno per i Giovani merita solo caramelle.

Donato Pessolano: 7

Come il collega Naddeo ha lasciato la maggioranza. Il ruolo all’opposizione oggi premia la sua coerenza perché Donato Pessolano porta avanti battaglie giuste, spalleggiato dai suoi colleghi. Il suo non è mai un no a priori ma sempre motivato e dettagliato. Bene l’addio alla maggioranza, bene il percorso avviato con questa nuova amministrazione. Caramelle.

Paola De Roberto: 6,5

Da presidente della commissione Politiche Sociali ad assessore poco cambia. Paola De Roberto si è sempre impegnata, fin dal suo primo mandato. I giovani e le difficoltà dei cittadini sono il suo pane quotidiano. Mai un tentennamento, mai una critica perché per lei l’obiettivo è lavorare, di pari passi con il settore Politiche Sociali e dare risposte ai cittadini in tempi rapidi. Per lei caramelle.

Massimiliano Natella: 6,5

Dopo aver guidato per cinque anni i socialisti ha conquistato l’assessorato. Natella guida uno dei settori più complessi per il Comune di Salerno, le Politiche Ambientali. Per lui, fin dal primo momento, non sono mancati i problemi, a partire dalle cooperative sociali. Uno dei primi atti è stato incontrare i dipendenti e lavorare ad un bando ponte ma con lui prevale l’onestà, i tempi sono lunghi e non lo ha mai negato. Caramelle, assessore.

Tea Luigia Siano: 6,5

C’è ancora tempo, sia chiaro, ma spesso la prima impressione è quella giusta e siamo certi che è questo il caso. Caramelle per l’avvocato Tea Luigia Siano che ha dimostrato di amare le donne e la politica. Ma soprattutto è l’esempio di come coniugare perfettamente il ruolo di professionista, mamma, moglie senza mettere al secondo posto la politica e l’associazione, fondata da suo padre.

Gennaro Avella: 6,5

Era il super preferito per un assessorato ma ha chiarito fin da subito di non essere interessato a ruoli ma solo di avere la possibilità di lavorare per i giovani e per la sua comunità che, alle scorse elezioni comunali, lo ha premiato. Da presidente della commissione Sport si è subito messo a lavoro per risolvere i problemi della piscina Vitale ma c’è ancora tanto da fare. Caramelle per lui

Giuseppe Zitarosa: 6

Caramelle, soprattutto per premiare la sua coerenza. Giuseppe Zitarosa nei cinque anni precedenti ha dimostrare non poche affinità con la maggioranza Napoli. Mai una critica fuori luogo, magari qualche proposta ma questo è indubbiamente soggettivo. Dopo anni nel centrodestra e all’opposizione ha scelto di sostenere la maggioranza di Napoli. Nulla quaestio.

Felice Santoro: 6

E’ un veterano a Palazzo di Città. Durante i cinque anni precedenti e nel corso di questi mesi, Santoro ha dato poco spazio alle critiche e alle chiacchiere. Ha lavorato in silenzio per la comunità che, ancora una volta, ha scelto di premiarlo. Fiducia totalmente meritata per lui. Dispiace non averlo a Palazzo Sant’Agostino, sarebbe stata una risorsa. Caramelle per lui, con la speranza di vederlo sempre attivo.

Filomeno Di Popolo: 6

Non ha mai nascosto il suo passato nel centrodestra ma alle ultime comunali ha scelto il Psi. Di Popolo ha dimostrato di avere fin da subito le idee chiare chiedendo all’amministrazione di procedere con nuove assunzioni nella Pubblica amministrazione. Da ormai ex direttore del cimitero, il socialista ha scelto di battersi anche per il camposanto ipotizzando interventi di adeguamento. Per lui caramelle.

Fabio Polverino: 6

Alla sua seconda consiliatura, il consigliere ha dimostrato di essere dentro certe dinamiche. Da presidente della commissione, ha saputo svolgere un ottimo lavoro, di pari passo con quello dell’assessore al campo competente. Per lui caramelle, indubbiamente, ma un pezzettino di carbone non guasta mai. La maggioranza deve ricordare di non dover sempre e comunque acconsentire alle scelte dell’amministrazione e della giunta.

Vincenzo Luciano: 6

Capostaff del sindaco Napoli si vocifera, carte alla mano sia chiaro, che il suo stipendio sia tra i più alti a Palazzo di Città. Per lui i grattacapi ci sono, soprattutto in questo periodo, ma la forte crisi economica e i conti comunali in rosso dovrebbero spingere tutti a dare il buon esempio, magari con un taglio netto. Un po’ di caramelle per il fedelissimo del primo cittadino. Voto 6 per l’impegno che ha sempre dimostrato

Dario Loffredo: 6

Per il presidente del Consiglio poche caramelle e tanto carbone. Il secondo filone dell’inchiesta della Procura di Salerno lo vede indagato ma Loffredo non si è mai espresso. Prima della nomina a presidente del Consiglio si è rinchiuso nelle quattro mura di casa, senza dare spiegazioni ai cittadini che lo hanno premiato, facendolo risultare il primo degli eletti. Voto 5 ma solo perché noi siamo buoni.

Catello Lambiase: 5,5

Il Movimento 5 Stelle è la vera novità di questa nuova amministrazione comunale. Per la prima volta entra a Palazzo di Città e prova ad imporsi come vera alternativa. Per il consigliere Catello Lambiase non male l’inizio, la strada però è ancora particolarmente lunga ed in salita. Bene la battaglia a tutela della salute pubblica ma occorre tutelare anche i lavoratori.

Antonio Fiore: 5,5

Sperava in un assessorato ma, ancora una volta, ha dovuto fare i conti con le scelte di un sindaco che è rimasto bloccato in un’inchiesta, escludendo dalla giunta i Progressisti. Caramelle, per il consigliere Antonio Fiore ma un pezzettino di carbone non guasta mai. Essere alla maggioranza non significa necessariamente acconsentire a tutto, un pizzico di coraggio in più non guasta.

Antonio Carbonaro: 5,5

Caramelle per carbonaro ma non in abbondanza. Da residente dei rioni collinari Carbonaro può ancora fare tanto. A lui va riconosciuto il merito per l’installazione delle doccette sulle spiagge pubbliche ma, soprattutto, l’apertura del centro vaccinale di Matierno in una struttura nuova di zecca. C’è ancora tanto da fare, per Matierno e per i rioni collinari in generale.

Antonio Cammarota: 5,5

Calma apparente o tregua? Il leader de La Nostra Libertà non sembra particolarmente attivo durante questa nuova amministrazione. Voleva la commissione Trasparenza ancora una volta e l’ha ottenuta, grazie ai voti di quella maggioranza che ha sempre contrastato. Ora, si oppone all’opposizione ma bene fa, indubbiamente, a tenersi fuori da certe dinamiche. Caramelle ma un pezzo di carbone non guasta.

Vincenzo Napoli: 5

Il sindaco, al suo secondo mandato, sicuramente non merita le caramelle. L’inchiesta della Procura di Salerno mette in evidenza tutte le falle di un sistema, nato con l’attuale presidente De Luca e che non accenna a tramontare. Le successive decisioni hanno creato non poche polemiche ma il primo cittadino ha scelto, neanche a dirsi, la strada del silenzio. Per lui un 5 ma solo per la fiducia.

Domenico De Maio: 5

Un po’ di carbone non guasta. Nella sua calda, l’ex assessore all’Urbanistica non troverà solo le caramelle. Ha peccato di incoerenza dopo la decisione del sindaco Napoli di escluderlo dalla giunta comunale. Tutti i nodi vengono al pettine, prima o poi e magari De Maio dovrà dare spiegazioni ai Progressisti. E non solo. Per ora un 5 ma solo perché non si può non considerare il suo impegno per la città.

Luigi Della Greca: 5

L’urna non l’ha premiato ma Napoli sì. L’ex assessore al Bilancio era tra i super preferiti per una riconferma ma le ultime dinamiche hanno imposto un cambio di programma. Il sindaco non ha voluto rinunciare a lui e l’ha assunto, a titolo gratuito, per occuparsi del personale e di rapporti con le organizzazioni sindacali. Per ora, i sindacalisti non sembrano essere particolarmente soddisfatti e in più occasioni non hanno risparmiato accuse.

Luca Sorrentino: 5

Carbone. Per la poca attenzione e la presenza assenza. Sorrentino si è visto poco nei cinque anni precedenti e verosimilmente sarà così anche durante questa consiliatura. Indubbiamente, il suo lavoro gli impedisce di dedicarsi alla vita politica e istituzionale a tempo pieno e a 360 gradi. Ma allora perché candidarsi? Costanza, sacrificio, determinazione dovrebbero essere le caratteristiche giuste di ogni consigliere.

Horace Di Carlo: 5

Un bel po’di carbone per il consigliere Di Carlo che ha lasciato in sospeso diverse istanze da lui sollecitate. I residenti attendevano una risposta ma fino ad ora nulla è cambiato. Da lui tante chiacchiere e pochi fatti, almeno fino ad ora ma c’è sicuramente tempo per recuperare. Di Carlo ha preferito non esporsi neanche sull’inchiesta della Procura di Salerno. Bocciato per il momento.

Corrado Naddeo: 5

Troppe chiacchiere, alle volte critiche eccessive ma ci sta. Il consigliere di Oltre ha lasciato la maggioranza a pochi mesi dalla fine della scorsa consiliatura. Buone le proposte avanzate in consiglio comunale per fronteggiare l’emergenza covid ma purtroppo ancora oggi inascoltate. Più proposte meno urla e soprattutto il rispetto del tempo a disposizione durante l’assise comunale, un consiglio.

Rocco Galdi: 5

Yesman per eccellenza. Carbone per Rocco Galdi. Nei cinque anni passati e in questi 3 mesi di amministrazione targata Napoli bis, il consigliere dei Progressisti per Salerno non solo non ha mai contestato una sola iniziativa della maggioranza ma non ha mai avanzato una proposta costruttiva, se non in rari casi. Per lui voto 5 ma solo perché speriamo in un cambio di rotta.

Paola Adinolfi: 5

Il bilancio non è mai materia facile, men che meno con un Comune sull’orlo del dissesto. Paola Adinolfi entra in giunta da tecnico. Si è messa a lavoro fin dal primo giorno ma i conti ancora oggi non tornano. Durante l’ultimo consiglio comunale è riuscita ad evidenziare tutte le difficoltà dell’ente. I consiglieri hanno dovuto attendere la relazione dei tecnici dopo diverse ore di confronto, poco costruttivo e chiaro. Carbone per lei.

Claudio Tringali: 4

C’era una volta il Palazzo di Vetro, c’è oggi un assessore alla Trasparenza. Le chiacchiere, assessore, lasciamole agli altri. Lei fino ad ora sembra aver commesso solo guai. Ha chiuso le porte in faccia ai cittadini e ha finto di lavorare ad un disciplinare che ha tanti punti interrogativi. Con lei, solo una certezza: la sicurezza e la trasparenza non sono di certo il suo cavallo di battaglia. Tanto carbone, assessore Tringali.

Michele Brigante: 4

Verrebbe da dire Brigante chi? Poco presente a Palazzo di Città, poco operativo. Dalla sua nomina ad oggi poco e nulla è cambiato e pochissimo è stato fatto. Intanto, il Ponte dei Diavoli è work in progress ma per le condizioni in cui versa un bene storico è troppo poco. Senza dubbio. Carbone per l’assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici. Avrebbe potuto chiedere il sostegno e l’aiuto del suo predecessore. Ma forse, poco conta.

Arturo Iannelli: 4

Due interventi, entrambi fuori luogo. Carbone per il consigliere Iannelli che ha dapprima contestato la stampa, spalleggiando l’iniziativa del Comune di bloccare l’accesso a Palazzo di Città per poi intervenire, durante il secondo consiglio comunale, per dire il nulla. Iannelli, come inizio molto male. Ritenti, magari sarà più fortunato durante i prossimi consigli comunali.

Dante Santoro: 4

Il salto della quaglia non è mai esempio di coerenza e soprattutto in politica non premia mai. Santoro in questi anni ci ha abituati a diverse bandiere di partito ora promette fedeltà alla Lega e al suo Capitano. Ma quanto durerà? Forse, fino alla prossima tornata elettorale quando ci sarà uno sconto o una mancata candidatura. Sarà che la poltrona vince sugli ideali politici. Carbone, caro Dante.

Gaetana Falcone: 4

Assessore alla Pubblica istruzione ma forse poco istruita sul lavoro da portare avanti a Palazzo di Città. Le scuole non sono un gioco e le problematiche da affrontare non sono poche. Stare chiusa in una stanza, dietro una scrivania non serve. Operatività dovrebbe essere la parola d’ordine ma all’assessore Falcone questo sembra sfuggire. Alla guida delle Pari Opportunità poco ha fatto, all’Istruzione, per ora, nulla. Carbone

Domenico Ventura: 3

Qualcuno ha capito quale importante contributo ha mai portato Ventura in consiglio comunale? A noi, per ora sfugge eppure ha lavorato per 5 anni, ricordando solo gli ultimi. La befana porterà sicuramente tanto carbone per il consigliere che ha scelto di saltare sulla barca del vincitore. La scelta del partito non era frutto di ideali politici ma di calcoli matematici per la riconferma.

Pasquale Criscito: n.c.

Caramelle ma solo perché alla sua prima esperienza da consigliere comunale. In questi mesi Pasquale Criscito non ha ancora avuto modo di mostrare quanto vale e quali sono i suoi progetti per la città di Salerno ma l’impegno per la comunità c’è. Pochi mesi non possono bastare e così ci riaggiorniamo nei mesi successivi. Per ora, non classificato, non classificato.

Vittoria Cosentino: n.c.

Difficile votare una new entry, soprattutto se sono trascorsi solo tre mesi dalla proclamazione. Vittoria Cosentino è stata fortemente voluta dagli esponenti del Pd. Fiducia meritata, indubbiamente ma per un giudizio bisognerà attendere ancora qualche mese e che le commissioni inizino a lavorare per bene, avanzando proposte costruttive per il bene della comunità. Nel frattempo, caramelle ma il voto resta: non classificato.

Salvatore Telese: n.c.

Per Salvatore Telese vale il discorso di Criscito. Caramelle ma solo per la fiducia. Questi mesi in consiglio comunale non hanno ancora permesso all’esponente di Campania Libera di farsi conoscere davvero. Il tempo a disposizione è ancora tanto, si spera per loro. Salvo colpi di scena della Procura, ci sono ancora anni a disposizione. Anche nel suo caso, n.c.

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