“Convivo con più tumori da 20 anni, dovrò curarmi per sempre e posso farlo gratis solo perché vivo in Italia”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una donna che racconta di come a 46 anni la sua vita è cambiata nel momento in cui le hanno diagnosticato un mieloma multiplo al terzo stadio. Solo una delle malattie che ha dovuto affrontare in questi anni: “Se non fossi stata in Italia mi sarei potuta curare forse per un anno e non di più”.
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“Via da uno studio legale che mi sfruttava, mi hanno detto: ‘Sei donna, ci sta che non vuoi fare l’avvocato'”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una giovane avvocata che racconta le sue esperienze lavorative, purtroppo negative, degli ultimi anni: "Lo schifo che provo non si può capire. L’anno scorso ho lavorato con un avvocato che si sentiva generoso. 400 euro al mese per un lavoro che andava dalle 9 alle 19:30, tutti i giorni".
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“Lavoravo 9 ore al giorno per 450 euro, quando sono andata via il capo ha detto ‘non farai mai carriera’”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una donna che racconta la sua esperienza in uno studio di consulenza aziendale: "Lavoravo 8/9 ore al giorno per 450 euro mensili. Mi sono beccata insulti, schiaffi morali ma sono sempre stata zitta e ho sopportato perché avevo davvero la voglia di lavorare e non riuscivo a trovare altro lavoro. Poi ho capito quando davvero il capo volesse sfruttarmi".
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“Il farmaco che mi tiene in vita costa 2mila euro: vi spiego perché il sistema sanitario nazionale va difeso”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una donna affetta da una malattia neurodegenerativa che ci racconta la sua giornata alla ricerca di un farmaco da oltre 2000 euro che le consentirà di controllare la patologia: “Ricevo queste medicine senza pagare un euro, perché vivo in un Paese che si è dotato di un servizio sanitario nazionale. Un sistema con enormi lacune, che aumentano sempre più e che sembra destinato a peggiorare. Esattamente come me”.
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“Le morti sul lavoro sono un fallimento sociale”: la lettera a Fanpage.it dopo la strage di Suviana


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore dopo l’ultima strage sul lavoro presso la centrale idroelettrica di Bargi sul lago di Suviana: “Quando si va a lavorare si deve anche tornare integri e sani come siamo partiti da casa, ma purtroppo non è così e avere anche il minimo presagio che chiunque di noi possa non tornare è una sensazione opprimente”.
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“Tutti i giorni mando cv e mi sento dire che sono troppo vecchia: mi sento in colpa e sono spaventata”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una donna che parla dei suoi ultimi lavori e di come poi è stata "lasciata a casa perché ritenuta troppo vecchia": "Ora sono qui che spero che ci sia un direttore delle risorse umane che si metta una mano sul cuore e capisca che anche a 55 anni si può lavorare bene e rendere".
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“Licenziata una mattina in ufficio, così sono rimasta senza lavoro: stavo per compiere 40 anni”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una donna che racconta come ha perso il lavoro, dopo 5 anni nella stessa multinazionale, a pochi giorni dal suo quarantesimo compleanno: "Mai mi sarei aspettata che in una giornata di lavoro apparentemente normale il direttore di stabilimento mi avrebbe chiamata nel suo ufficio dove seduto al tavolo c’era anche il personale dell’ufficio HR per leggermi la lettera in cui mi veniva comunicato il mio licenziamento immediato".
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“Ho 53 anni e studio ancora per trovare lavoro: la verità è che per quelle della nostra età non c’è nulla”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una 53enne che dice di rivedersi molto nelle altre storie di lavoro arrivate alla nostra redazione. Anche lei, dopo diverse esperienze finite, sta ancora cercando una occupazione: “Credo che per noi ultra cinquantenni non ci sa nulla, ma prima o poi qualcosa si muoverà”.
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“Ho studiato per accudire le persone, ma ho trovato solo lavori sottopagati: ho rinunciato al mio sogno”


Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata a Fanpage.it da una donna che racconta di aver lasciato la sua città per lavoro: “Mi sono trasferita in provincia di Ragusa: qui le aziende ortofrutticole ti pagano per impacchettare ortaggi molto di più di quanto pagano per accudire le persone. Questa è la nostra Italia".
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