L’intelligence israeliana ha condiviso con quella statunitense nuove informazioni che indicherebbero un nuovo piano dell’Iran per uccidere Donald Trump. Lo riporta il Wall Street Journal, spiegando che tale circostanza segnerebbe un’escalation nella guerra tra Washington e Teheran Da anni, evidenzia il Wsj, Teheran ha promesso apertamente di vendicarsi di Trump per l’assassinio di Qassem Soleimani, alto generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, avvenuto durante in un raid su Baghdad il 3 gennaio 2020, durante primo mandato del tycoon. Parlando con i giornalisti a margine del vertice Nato di Ankara, lo stesso Trump aveva fatto riferimento alle minacce contro di lui: «Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me. Sono il primo della lista. Finora immagino di essere stato un po’ fortunato, ma forse non durerà a lungo».
Ai microfoni di Napolità si è gentilmente concesso l’avvocato Eduardo Chiacchio, specializzato in diritto e giustizia sportiva.
Aldilà dei termini giuridici, cosa viene effettivamente e concretamente contestato a Luigi ed Aurelio De Laurentiis?
“Innanzitutto l’operazione della cessione di un calciatore dal Bari al Napoli (Elia Caprile, ndr); secondo la Procura della Repubblica non rispetterebbe delle proporzioni di carattere economico-patrimoniale. Poi vengono contestate una serie di situazioni societarie che, secondo il parere dei consulenti della Procura, sarebbero da attenzionare”.
Nell’accusa si parla di bancarotta fraudolenta. È una contestazione, che se confermata, potrebbe avere riflessi anche sul piano sportivo?
“Certamente. Laddove dove essere confermata un’accusa così grave, potrebbe avere rilevanza anche sotto il profilo sportivo; con l’eventuale bancarotta sorgono altri problemi societari e il legale rappresentante deve rispondere anche in questo campo”.
In Italia ci sono stati casi con accuse simili, come Parma o Palermo; in entrambi i casi, i club sono falliti. C’è questo rischio anche per il Bari?
”Da sportivo spero proprio di no, ma la Procura della Repubblica di Bari chiede la liquidazione giudiziale della società Bari. È sempre brutto quando una società termina il proprio percorso, mi auguro che ciò con avvenga ma un potenziale rischio esiste”.
Nell’inchiesta viene richiamata l’operazione Caprile, quindi il trasferimento del portiere dal Bari a Napoli. Quali sono i parametri per cui una valutazione di mercato viene attenzionata e può essere considerata illecita?
“Non esistono parametri stringenti. In quest’operazione viene contestata la mancanza di una quota in caso di rivendita all’interno del contratto; in genere, una società che cede un calciatore, conserva una percentuale in caso di futura rivendita dello stesso. In questo caso pare che non ci sia e questa è la carenza che la Procura della Repubblica contesta alla società”.
Il fatto che la famiglia De Laurentiis controlli sia il Bari che il Napoli può avere conseguenze anche per il club azzurro?
”Il club sotto la lente d’ingrandimento è il Bari. Al momento non saprei dire se ci sono contestazioni o perquisizioni anche sul calcio Napoli; Aurelio De Laurentiis è indagato ma solo riguardo al Bari, tant’è che le indagini sono coordinate dalla Procura della città”.
Almeno per il momento quindi i tifosi del Napoli possono stare tranquilli?
Giuseppe Conte, Roberto Vannacci, Alessandro Di Battista. La quinta colonna del soft power russoin Italia. Non si tratta di essere prezzolati: aderiscono al filo-putinismo perché ci credono o perché è conveniente crederci. «Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti», dice il leader del M5s sul palco napoletano della prima riunione comiziale del campo largo (o meglio ristretto, non c’era Matteo Renzi), suscitando le comprensibili perplessità di quei riformisti superstiti del Pd che ancora chiedono: ma che davero davero dobbiamo allearci con questo signore?
Giuseppe Conte a Napoli (Ansa).
Si inserisce, nel dibattito sulla Russia, pure il generale in pensione: «Non sono d’accordo con Conte, è lui che è d’accordo con me». E non è un modo di dire, visto che questa settimana le delegazioni di Lega, M5s e FN hanno votato contro la relazione del 2025 del Parlamento europeo sull’Ucraina, testo in cui vengono accolti positivamente gli sforzi del Paese verso l’adesione ai Ventisette.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Le litanie anti-europeiste di Dibba
Insomma non ce la vogliono proprio l’Ucraina nell’Unione, d’altronde per codesti signori Putin ha delle sue solide ragioni per volere la conquista di Kyiv. A dare manforte alle preziose opinioni putiniste ovviamente c’è anche Di Battista. Paper First, casa editrice del Fatto Quotidiano, ha inaugurato qualche tempo fa la collana SmartBook e la prima uscita è stata La Russia non è il mio nemico firmato Dibba, nel quale viene descritto un Paese immaginario a uso e consumo del Cremlino. La linea editoriale è la stessa del Fatto, come dimostrano gli editoriali travaglisti che ormai si sono sintonizzati su due standard: Renzi è un fellone e deve stare a casa sua, Putin ha delle ragioni che voialtri europeisti da strapazzo non vedete. Con una pubblica opinione così a che serve spendere milioni per comprare la gente? C’è gente che lo fa gratis, per l’engagement. Dibba lo fa forse per farci sghignazzare, anche quando è troppo serio e si lancia nelle litanie antieuropeiste nei suoi libercoli: «Basti pensare che finora l’Unione europea ha sostenuto il regime di Zelensky con quasi 200 miliardi di euro di denaro pubblico. Non solo. La folle strategia europea, sostenuta evidentemente dalla massiccia campagna denigratoria nei confronti di tutto quel che è russo, è servita a far accettare alle pubbliche opinioni del vecchio continente non solo i maxi-finanziamenti a Kyiv e le consegne di armamenti (molti dei quali spariti e presumibilmente finiti sul mercato nero), ma anche la sostituzione del gas russo, economico e di ottima qualità, con il gnl statunitense (gas naturale liquefatto), peggiore, più caro e molto più inquinante, dato che arriva in Europa non attraverso un gasdotto ma trasportato da immense navi-cisterne», scrive Dibba. Se la «denigrazione della Russia e dei russi» servisse almeno «ad arricchire l’Europa, non dico che arriverei ad approvarla ma almeno a comprenderla; ma la strategia Nato/Ue sta invece impoverendo l’Europa e contemporaneamente sta riducendo drasticamente le possibilità per l’Ucraina di restare un Paese sovrano».
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).
Pd e FdI sono pronti a gestire i filoputiniani di area?
Ora, tutti questi signori saranno impegnatissimi in vista delle elezioni politiche del 2027. Conte, Vannacci, Travaglio con i suoi editoriali in cui condiziona la direzione politica del M5s. Dibba pure, visto che pare stia meditando di fare un partito suo. Conte, Vannacci e Dibba rischiano comunque di essere un serio problema per le coalizioni, perché rappresentano delle sacche di propaganda in lotta con la democrazia liberale. Tutti hanno buone possibilità di fare danni. Soprattutto chi è già saldamente in campo. Conte può far deragliare il campo largo, magari riuscendo persino a diventarne il capo in caso di primarie. Vannacci può condizionare il dibattito pubblico della destra al contempo bastonando e offrendosi al destra-centro. Pd e Fratelli d’Italia sono pronti a gestire i filo-putiniani di area? Fin qui parrebbe di no.
Ci sono anche sette pagine, appunti scritti da Valter Lavitola, un questionario per un sondaggio sulla popolarità di Ranucci, nel materiale che gli inquirenti hanno acquisito nel corso della perquisizione svolta sabato sera nell’abitazione dell’imprenditore accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Sette fogli che dovranno essere ora analizzati così come i tre cellulari e le due pen drive che erano nella disponibilità dell’indagato. Da questi sequestri potrebbero arrivare risposte ed elementi utili alle indagini per circoscrivere il perimetro del movente, per capire cosa abbia spinto Lavitola – in passato coinvolto in numerose vicende giudiziarie – a far contattare tramite il suo factotum Gomes Clesio Tavares, la banda di avellinesi che ha compiuto l’azione dinamitarda all’esterno della villetta a Pomezia dove il conduttore vive assieme alla famiglia. Dai device, è l’auspicio degli inquirenti, potrebbero spuntare fuori chat, comunicazioni, ma anche documenti grazie ai quali indirizzare ulteriormente le indagini e verificare eventuali contatti tra i due anche nelle settimane successive ai fatti. Non è comunque ancora calendarizzata una nuova audizione in Procura di Ranucci dopo la svolta sul mandante. Per quanto riguarda il movente al momento sembra essere del tutto tramontata la pista legata alle inchieste giornalistiche della trasmissione Rai. Gli inquirenti continuano ad ascoltare testimoni, ad acquisire racconti per cercare di definire e chiarire il rapporto tra Lavitola e Ranucci. Mercoledì nel corso di dichiarazioni spontanee l’imprenditore ha respinto gli addebiti ribadendo il suo rapporto di profonda amicizia con Ranucci, così come detto dallo stesso giornalista nei giorni scorsi. “Ci vediamo quasi tutti i giorni, le nostre famiglie si frequentano – ha sostenuto l’ex editore di origini campane in Procura -, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente”. In alcune interviste Lavitola, parlando del suo rapporto con Ranucci, ha fatto riferimento anche ad un progetto politico che coinvolgerebbe il giornalista. “Sono state fatte ricerche, e non da me e Sigfrido, secondo cui farebbe guadagnare alla coalizione di centrosinistra molti punti” ha detto al quotidiano La Verità aggiungendo di avere visto anche “dei sondaggi fatti da persone di assoluta credibilità dove i numeri erano del tutto incredibili”. Parole su cui non è escluso che gli inquirenti possano accendere un faro. Sulla vicenda interviene anche Fdi, con i componenti della Commissione di vigilanza Rai. “È inquietante lo scenario che emergerebbe dalla lettura dei giornali e che racconterebbero di legami e condizionamenti tra il conduttore e Lavitola – affermano i parlamentari -. Una circostanza su cui va fatta immediata chiarezza, perché è impensabile che una trasmissione iconica e simbolo per il Servizio pubblico possa essere influenzata in maniera così pesante”.
Quando sembrava tutto pronto per certificare il nuovo presidente del Centro di Coordinamento, dopo le dimissioni di Riccardo Santoro il colpo di scena. L’accordo per la successione che era stato trovato è improvvisamente saltato proprio perchè Santoro avrebbe fatto un passo indietro. L’accordo prevedeva l’elezione a Presidente di Alfonso Pugliese che a metà mandato avrebbe lasciato a Massimo Falci che sarebbe entrato inizialmente come vice. Pronta anche la lista ma il no di Santoro ha ribaltato tutto. Tanto che ieri sera, presso la sede del centro di coorsinamento, come sottoscritto dall’ufficio di segretria composto da Raffaele Colonnese e Beatrice Cosentino, è andata deserta la presdentazione delle liste dei possibili candidati. La rinuncia di Pugliese e Falci anche alla luce della volontà di Santoro, secondo alcune voci, di far eleggere sua figlia con l’appoggio della Nuova Guardia. O del marito della figlia che già gestisce, tra l’altro la vendita dei biglietti. Fuori dai giochi l’avv Balbini per la sua recente nomina alla presidenza dei Lions. La spaccatura, se non ricucita entro il 16, data delle elzioni, porterebbe ad una clamorosa fuoriuscita di molti esponenti. La parola passa a Santoro.
Sarà Horace Di Carlo il nuovo presidente del Consiglio comunale di Salerno. È quanto emerso nel corso del primo vertice della maggioranza convocato dal sindaco Vincenzo De Luca, al quale hanno preso parte i consiglieri eletti della coalizione. Nel corso dell’incontro, il primo cittadino avrebbe più volte sottolineato l’esperienza e le qualità istituzionali di Di Carlo, presente nell’assise cittadina da ben 26 anni e, soltanto oggi, destinatario di quello che viene considerato il primo vero riconoscimento politico del consenso raccolto nel corso della sua lunga carriera amministrativa. Una scelta che, secondo indiscrezioni, avrebbe colto di sorpresa Angelo Caramanno, apparso visibilmente contrariato dall’indicazione del sindaco, mentre Eva Avossa avrebbe ormai preso atto della decisione, rassegnandosi a sedere tra i banchi del Consiglio comunale nel ruolo di semplice consigliera. Per la vicepresidenza dell’assemblea, invece, ci sarà chiaramente un rappresentante della minoranza. Il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Armando Zambrano. Stando a quanto trapelato, nel corso della riunione nessun esponente della maggioranza avrebbe manifestato apertamente il proprio dissenso, né rispetto alla composizione della giunta – riconfermata quasi integralmente, con la sola eccezione di Nino Savastano, unico new entry– né sulle prime scelte politiche operate dal sindaco. Dopo un breve saluto iniziale, Vincenzo De Luca avrebbe lasciato la riunione, affidando al capo di staff Nello Mastursi il compito di portare avanti gli adempimenti organizzativi e burocratici. Anche il centrodestra, intanto, si prepara al primo confronto interno per definire gli assetti dell’opposizione. Sul tavolo la leadership dell’opposizione, ruolo che dovrebbe spettare a Fratelli d’Italia, oltre all’individuazione del presidente della Commissione Trasparenza, tradizionalmente assegnata alle minoranze. Tra i nomi più accreditati figura quello di Gherardo Maria Marenghi, anche se non manca chi continua a indicare Franco Massimo Lanocita come profilo autorevole per guidare una commissione particolarmente delicata. L’incontro potrebbe tenersi sabato e dovrebbe definire gli ultimi assetti interni all’opposizione anche se appare difficile permettere al centrodestra e all’opposizione di sinistra di convergere su alcune proposte. A poche ore dal vertice di maggioranza è stato convocato anche il primo Consiglio comunale della nuova consiliatura, che, come anticipato, si terrà il prossimo 16 luglio. All’ordine del giorno figurano la convalida degli eletti e dei subentri, il giuramento del sindaco, l’elezione del presidente e del vicepresidente del Consiglio comunale, la comunicazione del sindaco sulla composizione della giunta e gli indirizzi per la nomina dei rappresentanti del Comune negli enti, nelle aziende e nelle istituzioni partecipate. Successivamente si procederà alla costituzione delle dieci commissioni consiliari permanenti. Per la presidenza della Commissione Bilancio prende quota il nome del consigliere Fabio Polverino, forte dell’esperienza maturata nella precedente consiliatura. Una presidenza dovrebbe essere affidata anche ad Angelo Caramanno, mentre un’altra potrebbe andare a Simona Calzaretti, risultata la più votata nella lista Avanti Salerno Psi. Nel corso della seduta troveranno inoltre spazio la presentazione delle linee programmatiche dell’amministrazione, l’elezione dei componenti della Commissione elettorale comunale e l’esame della proposta relativa al completamento della viabilità del Retroporto di Salerno – II lotto Porta Ovest, Stralcio 1. Tra gli ulteriori punti all’ordine del giorno figurano anche il riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio e la ricognizione sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio, con il relativo assestamento per il triennio 2026-2028.
Giudice a letera incompatibile, slitta ancora l’avvio del processo per l’omicidio del sindaco pescatore Angelo Vassallo. La prima udienza, in programma ieri presso l’aula C10 della terza sezione penale della Cittadella giudiziaria, è durata solo pochi minuti: la presidente, Gabriella Passaro, ha comunicato l’incompatibilità della giudice a latere, Dolores Zarone in quanto ha partecipato al Riesame di uno degli imputati. Il processo passa ora alla seconda sezione penale. Tra gli imputati per l’omicidio del sindaco pescatore Lazzaro Cioffi, ex carabiniere finito a processo con l’accusa di concorso in omicidio e traffico di droga; Giuseppe Cipriano, imprenditore scafatese; Giovanni Cafiero, ritenuto l’ultimo boss del clan Cesarano di Castellammare di Stabia e Pompei, indagato di concorso in traffico di droga. «Le motivazioni sono del tutto tecniche. Uno dei componenti togati della Corte aveva adottato dei provvedimenti nel corso delle indagini e questo rendeva quel magistrato incompatibile con la prosecuzione del processo. È una norma giuridica corretta perché, in un certo qual senso, il giudice si era già pronunciato, anche se su aspetti marginali. Tuttavia, una decisione l’aveva comunque assunta», ha dichiarato Silverio Sica, avvocato della famiglia Antonio Vassallo e di Giuseppina, moglie del sindaco Pescatore. «Il proscioglimento di Cagnazzo e l’assoluzione di Ridosso sono ancora sub iudice, perché la Procura ha impugnato entrambe le decisioni. Cosa cambia? Il materiale investigativo resta lo stesso e noi continuiamo ad avere convinzioni molto ferme. Ho scelto di difendere la famiglia del sindaco Vassallo con la piena convinzione che la pista investigativa corretta sia quella che ha portato all’arresto di queste persone – ha detto ancora l’avvocato Sica – Continueremo, dunque, a cercare di far emergere la verità. È chiaro che si tratta di un percorso in salita, anche alla luce delle decisioni di assoluzione di Ridosso e di proscioglimento del colonnello Cagnazzo». A confermare la «motivazione tecnica» del rinvio anche Anna Maria Anselmi, avvocato di Massimo Vassallo e della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore: «Uno dei componenti della Corte d’Assise aveva partecipato al riesame della posizione di uno degli imputati e, per questo motivo, si trovava in una situazione di incompatibilità e non poteva far parte del collegio giudicante. Si tratta quindi di un rinvio tecnico a un’altra sezione della Corte d’Assise, affinché il procedimento possa iniziare davanti a un collegio composto da giudici che non hanno mai preso parte alle indagini né ai procedimenti di riesame riguardanti gli stessi imputati – ha aggiunto l’avvocato Anselmi – È una questione esclusivamente tecnica. Probabilmente, se la circostanza fosse stata rilevata prima, si sarebbe potuto evitare di assegnare il processo a questa sezione. Naturalmente non spetta a noi giudicare questa decisione. Di certo, però, il processo non poteva proseguire in queste condizioni». Non nasconde l’amarezza Massimo Vassallo, fratello di Angelo e vice presidente dell’associazione: «Questo processo continua a mostrarsi sempre più singolare. Abbiamo scoperto che all’interno del collegio giudicante c’era un magistrato che aveva già partecipato al riesame. Forse sarebbe bastato sostituirlo con anticipo, fare una comunicazione, intervenire tempestivamente sulla composizione del collegio. Così avremmo evitato tutti di affrontare quattro ore di viaggio tra andata e ritorno. Si ripete, in qualche modo, quanto già accaduto durante le indagini preliminari. Abbiamo avuto Ridosso, il cui difensore arrivò a dire: “Non posso che chiedere la condanna”, e poi il giudice lo ha assolto. Abbiamo Fabio Cagnazzo, per il quale il giudice ha ritenuto che, non avendo partecipato alla fase esecutiva dell’omicidio ma essendo intervenuto successivamente, non fosse coinvolto nel delitto – ha dichiarato – È davvero un processo molto particolare e, dopo sedici anni di battaglia, sinceramente sono molto stanco». Vassallo non risparmia stoccate all’Anm, Associazione Nazionale Magistrati, commentando duramente le parole della famiglia Vassallo per l’assoluzione di Ridosso: «Alla luce anche dell’intervento dell’ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati, arrivato appena tre minuti dopo le nostre dichiarazioni, nelle quali avevamo espresso perplessità sull’atteggiamento del giudice Giovanni Rosso, mi chiedo dove sia stata l’ANM in questi sedici anni. Io, Dario, la moglie di Angelo e tutti i familiari abbiamo sempre riposto la massima fiducia nella magistratura. Per questo vi chiedo di raccontare chi siamo, cosa abbiamo fatto in questi sedici anni e quale dolore e quale battaglia stiamo portando avanti per arrivare alla verità – ha detto il vice presidente dell’associazione – C’è un omicidio. C’è un uomo che è stato ucciso. Ed è sinceramente imbarazzante arrivare a Salerno e scoprire che nel collegio giudicante siede un magistrato che aveva già partecipato al riesame. Si poteva intervenire prima. Siamo davvero stanchi. La fiducia nella giustizia, però, resta. In questa vicenda ci sono persone come il sostituto procuratore Marco Colamonici, che ha dedicato anni alla ricerca della verità. Ci sono uomini dello Stato, i Ros, il Reparto Crimini Violenti, il colonnello Faciano con i suoi uomini: donne e uomini che hanno dedicato giornate, mesi e anni interi per arrivare alla soluzione di questo caso. Io continuo a credere nella giustizia e nello Stato. Mi auguro, però, che chi oggi guida questo tribunale prenda in mano questa situazione e la riporti sul giusto binario, perché è davvero assurdo assistere a tante anomalie concentrate tutte su un unico omicidio».
Casal Velino piange l’amministratore che per oltre trent’anni si è interessato del suo Comune, rivestendo per due volte la carica di sindaco. Domenico Giordano, l’uomo affabile, sempre vicino ai suoi concittadini, il punto di riferimento di un intero territorio, da tutti appellato come il sindaco galantuomo. Alle elezioni di maggio si era candidato nella lista dell’uscente sindaco di Casal Velino Silvia Pisapia, nonostante un ruolo secondario attribuitosi è stato il più votato di tutti. Domenico Giordano, un male incurabile lo ha portato via a 62 anni, a poco sono valse le pronte cure per lo specifico caso. La Chiesa di SS. Maria Mater Eclesiae del Bivio Acquavella di Casal Velino era piena all’inverosimile ed il doppio dei partecipanti ai funerali erano nella piazza antistante nel silenzio più profondo, costernati dalla grande perdita. L’intero territorio comunale si è fermato, per rendere l’ultimo omaggio all’uomo ed amministratore amato da tutti. Affranti dal dolore il fratello Alfonso, le sorelle Rosanna, Pia e Luciana e tutti i suoi cari nipoti. Amministratori da tutto il Cilento sono venuti a dare l’ultimo saluto, la presenza di tanti sindaci ed ex sindaci oltre alle tante personalità della cultura, in prima fila l’assessore regionale Corrado Matera, il presidente Alfonso Andria, che hanno avuto parole di apprezzamento per l’uomo ed il politico sempre vicino alla sua gente. Il sindaco Silvia Pisapia ha proclamato un giorno di lutto come segno di rispetto all’amministratore che ha guidato direttamene ed indirettamente la vita politico-amministrativa a Casal Velino. Giordano era una figura riservata e lontano dai riflettori della mondanità, sempre presente in mezzo alla gente per risolvere i tanti problemi di un territorio vasto con più frazioni organizzate per un turismo crescente e di qualità. La comunità di Casal Velino ha perso un promotore di progresso civile ed economico, un amministratore giusto, un interlocutore rispettoso e sempre disponibile, punto di riferimento di tutte le amministrazioni che si sono susseguite. Lo stesso sindaco Silvia Pisapia, affranta nel dolore, e con la voce rotta dalla triste circostanza ha avuto parole di grande elogio per l’uomo che si è speso sempre per la sua terra ed i problemi dei suoi concittadini. Giordano funzionario presso la Prefettura di Salerno, si era guadagnato la stima per l’ineccepibile impegno dirigenziale e poi la sua attività amministrativa al servizio della comunità sin dal 1990. Alle ultime elezioni amministrative era risultato il candidato più votato, confermando la grande fiducia e il consenso dei cittadini nei suoi confronti. Persona da tutti apprezzata e stimata anche dai suoi avversari politici. La sua storia politica comincia nelle fila della Democrazia Cristiana, eletto consigliere comunale per la prima volta nel 1990, ha ricoperto negli anni successivi anche il ruolo di assessore. È stato rieletto nel 1995 e nel 2000, in quest’ultima amministrazione aveva assunto anche la carica di vicesindaco. Nel 2005 è diventato sindaco di Casal Velino, mandato confermato nel 2010 e proseguito fino al 2015. È tornato poi in consiglio con la lista “Il Veliero”, dal 2020 è stato vicesindaco e assessore con le deleghe al Bilancio e ai Lavori Pubblici nell’amministrazione guidata dalla sindaca Silvia Pisapia, incarico rinnovato dopo le elezioni dello scorso maggio. Un amministratore attento, sempre presente in ogni circostanza, vigile controllore dello sviluppo del territorio ed attento all’ambiente, orgogliosamente attualmente curava una pista ciclabile che dall’entroterra delle frazioni arrivava a Casal Velino porto dove il potenziamento del porto turistico era il suo orgoglio per un turismo sempre più di qualità. La dipartita di Giordano lascia un grande insegnamento per la sua onestà morale, insegnamento che la sindaca Pisapia potrà continuare con orgoglio, essendo essa degna erede di tanta rettitudine. Giuseppe Ianni
L'epica conclusione della trilogia di Denis Villeneuve sarà nelle sale in tempo per le vacanze invernali
Il 2026 cinematografico si chiuderà con il ritorno al cinema di Denis Villeneuve e la fine della sua epica trilogia dedicata a Dune, saga fantascientifica di Frank Herbert. Distribuito da Warner Bros. Pictures e Legendary Pictures, Dune – Parte Tre adatta gli eventi del secondo volume della saga, Messia di Dune, e vede il ritorno di Timothée Chalamet (Paul Atreides), Zendaya (Chani), Jason Momoa (Duncan Idaho), Florence Pugh (la principessa Irulan), Rebecca Ferguson (Lady Jessica), Léa Seydoux (Lady Margot), Charlotte Rampling (Madre Mohiam), Javier Bardem... - Leggi l'articolo
CINEMA - Cinema - 10 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Un nuovo saggio riscopre l’attualità di Philip K. Dick nell’epoca dell’intelligenza artificiale
Esce per Edizioni Neverend Pecore elettriche. Le visioni di Philip K. Dick tra androidi e intelligenze artificiali, il saggio di Michele Paolino dedicato allo scrittore che racconta i grandi dilemmi del nostro tempo.
Negli ultimi mesi il dibattito sul rapporto tra fantascienza e futuro è tornato al centro dell’attenzione. L’esplosione dell’intelligenza artificiale, il crescente potere degli algoritmi e le trasformazioni tecnologiche che stanno ridefinendo la società hanno riportato sotto i riflettori gli autori che, decenni fa, avevano immaginato... - Leggi l'articolo
Scafati. Fissata per oggi l’udienza in Cassazione su ricorso della Procura Generale contro la decisione della Corte d’Appello di Salerno di respingere l’istanza della pubblica accusa per gli imputati del processo sul presunto voto di scambio a Scafati, denominato Sarastra, perché presentata con il vecchio metodo (cartaceo) anziché come da normativa Cartabia (digitale). Proprio il non aver osservato le nuove disposizioni, a inizio marzo i giudici di secondo grado avevano ritenuto inammissibile e non recuperabile l’istanza della Dda dopo le assoluzioni del novembre 2024 a Nocera Inferiore. Per Eliseo Taddeo sostituto procuratore della Corte d’Appello di Salerno e il collega Rocco Alfano pm dell’Antimafia, invece, il ricorso deve essere accolto perché sarebbe stato fatto con l’unica modalità disponibile essendo l’altro criterio fuori uso per un malfunzionamento dello strumento che servirebbe per inoltrare appello in forma digitale. Decideranno, quindi, i giudici del Palazzaccio capitolino con udienza in programma questa mattina. I giudici dell’Appello nelle 23 pagine di motivazione avevano ritenuto di non doversi procedere dopo l’eccezione sollevata dal collegio difensivo per il quale l’appello sarebbe stato proposto con il vecchio metodo e non con le nuove normative, come stabilito da due sentenze della Corte di Cassazione allegate al ricorso da Costantino Cardiello difensore di Monica Paolino, ex consigliere regionale di Forza Italia e moglie di Pasquale Aliberti. Imputati sono Pasquale Aliberti, il fratello Nello Maurizio, Roberto Barchiesi, Giovanni Cozzolino e Ciro Petrucci. La Dda aveva ritenuto come Pasquale Aliberti “fosse stato il vero “dominus” di tutta l’operazione relativa al patto elettorale politico-mafioso concluso con il clan Loreto Ridosso, sia per le elezioni comunali del 2013, che per quelle regionali del 2015″. La Corte d’Appello nel ritenere inammissibile e non recuperabile il ricorso dell’Antimafia scrive che “dagli atti processuali non solo non è emersa con certezza l’esistenza di un avvenuto accordo (con scambio voti/appalti) fra il clan, nel 2013, ma ancor meno è emersa una concretezza probatoria, sotto forma di “contratto” e con modalità “mafiose”, un patto analogo nelle elezioni del 2015 per la moglie Monica Paolino candidata alle regionali”. Si scriverà la parola fine oppure si ripartirà dall’Appello . L’ultima parola ora spetta alla Cassazione con decisione che arriverà in serata.
Grande soddisfazione per il Circolo Canottieri Irno, che celebra gli eccellenti risultati ottenuti dalle proprie atlete Marta Piccininno e Maria Vittoria Longhitano, protagoniste con la maglia della Nazionale Italiana ai Polonia Summer Games. Prestazione eccezionale per Marta Piccininno, autentica protagonista della manifestazione, capace di conquistare ben quattro medaglie d’oro. L’atleta azzurra ha infatti dominato le gare individuali dei 500, 1000 e 2000 metri, completando uno straordinario poker di successi con il primo posto nella staffetta 4×500. Ottimi risultati anche per Maria Vittoria Longhitano, che ha dimostrato grande competitività a li-vello internazionale. Dopo aver sfiorato il podio con il quarto posto nelle prove individuali dei 500 e dei 1000 metri, ha conquistato una prestigiosa medaglia d’argento nella staffetta 4×1000 e una medaglia di bronzo nella staffetta 4×500. I risultati ottenuti dalle due atlete rappresentano motivo di grande orgoglio per tutto il Circolo Ca-nottieri Irno e confermano l’eccellente lavoro svolto quotidianamente da atlete, tecnici e società nella crescita di giovani talenti capaci di distinguersi anche in ambito internazionale. Il Circolo Canottieri Irno si congratula con Marta e Maria Vittoria per gli straordinari traguardi raggiunti e augura loro di continuare a raccogliere successi, portando sempre più in alto i colori dell’Italia e del nostro sodalizio.
«Le accuse del gruppo “Vietri che Vogliamo” sono pura propaganda, maldestro tentativo per cercare visibilità mediatica. Si tenta di trasformare la storica processione della Madonna delle Grazie di Raito in un caso politico, distorcendo completamente la realtà». A dirlo è il sindaco di Vietri sul Mare, Giovanni De Simone che rispedisce al mittente le accuse rivolte dai consiglieri di opposizione che avevano denunciato l’assenza di sicurezza a Raito tra i giardini di Villa Guariglia. «I fatti dicono altro: il blackout elettrico a Villa Guariglia è stato causato dal recente maltempo e non dall’incuria del Comune. La manutenzione stradale e le potature erano già state completate, fatte salve quelle operazioni straordinarie sui rami alti che necessitavano di mezzi speciali – ha aggiunto il primo cittadino – L’opposizione dimentica poi deliberatamente che Villa Guariglia è di proprietà della Provincia di Salerno e che il sottoscritto è delegato ai Beni Culturali dell’ente di Palazzo S. Agostino da soli 20 giorni, a fronte di mesi di restrizioni che l’ente provinciale ha dovuto imporre all’immobile. Assicurare il passaggio della processione è stato il risultato di un complesso dialogo istituzionale, che ha protetto la nostra tradizione. Chi oggi evoca accordi ignora che la collaborazione tra gli enti ha già prodotto il risultato sperato: far svolgere la funzione come da tradizione ed in sicurezza». Il sindaco De Simone ribadisce che «spiace constatare l’uso della fede e dei sentimenti popolari per alimentare allarmismi e fare sterile polemica politica. L’Amministrazione prosegue sulla strada dei fatti e della responsabilità, nell’esclusivo interesse dei cittadini».
Torna l’appuntamento For Severi, la riunione annuale degli ex studenti del Liceo Severi di Salerno. L’edizione 2026 assume un valore speciale: non solo una festa, ma un gesto collettivo di vicinanza, forza e memoria, nato dal desiderio di Maurizio Napoli, che due anni fa, insieme ad altri ex studenti, ha dato vita all’iniziativa e che oggi, a causa di una grave malattia, probabilmente non potrà essere presente. Per realizzare il sogno di Maurizio – rinnovare la riunione della sua “famiglia scolastica” – è stata coinvolta anche l’associazione “Lo Sportello dei Sogni, che nelle scorse settimane ha organizzato una serenata sotto casa di Maurizio, portando un segno concreto di affetto. L’associazione sarà presente anche l’11 luglio, al Dolce Vita, accompagnando la comunità del Severi in una serata che nasce dal suo desiderio e che oggi diventa un gesto condiviso. Grazie al sostegno degli sponsor e alla partecipazione degli ex studenti, il ricavato dei biglietti sarà destinato allo Sportello dei Sogni, che lo utilizzerà per realizzare il desiderio di un altro paziente oncologico. Il sogno di Maurizio diventerà così la base per dare vita a un nuovo sogno, creando una continuità di solidarietà che va oltre l’evento. La serata sarà animata da una esibizione live degli studenti ex Severi, alcuni dei quali hanno scelto di condividere il palco con i propri figli – oggi studenti del Severi – in un passaggio di testimone che unisce generazioni attraverso musica e appartenenza. È prevista inoltre una performance dell’attrice Beatrice Fazi, anche lei ex studentessa del Severi, che porterà sul palco un contributo artistico e personale alla serata. For Severi – Non si molla è un invito a esserci, a sostenere, a partecipare.
Un affidamento diretto da 53.680 euro oltre Iva, della durata di quattro anni e prorogabile per altri quattro. È il contratto con cui Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici), società totalmente partecipata dal ministero dell’Economia che agisce come “braccio operativo” dello Stato per gestire fondi di garanzia, servizi assicurativi pubblici e indennizzi a tutela dei cittadini, ha assegnato a Deal srl la gestione delle presenze dei dipendenti attraverso la piattaforma di Risorse umane “Wel-Don”. Il documento, datato 22 settembre 2025, è firmato per Consap da Leonardo Francesco Nucara, responsabile della Direzione stazione appaltante. Ed è proprio sul ruolo di Nucara che si concentrano le principali domande.
Leonardo Francesco Nucara.
Servizio prorogabile per altri 48 mesi, con spesa di 28.800 euro più Iva
L’importo comprende 9.880 euro per la licenza, 6 mila euro per la configurazione, 600 euro mensili per assistenza e manutenzione e fino a 9 mila euro per personalizzazioni e integrazioni. È prevista inoltre la possibilità di prorogare il servizio per ulteriori 48 mesi, con una spesa aggiuntiva di 28.800 euro oltre Iva.
La procedura viene ricondotta all’affidamento diretto previsto dal Codice dei contratti pubblici. Ma il rispetto formale della norma non elimina il problema dell’opportunità amministrativa. Perché Consap ha deciso di esternalizzare un’attività relativa alla gestione del personale? Quali esigenze non potevano essere soddisfatte dalle strutture interne? Sono stati richiesti altri preventivi? È stata verificata la convenienza economica della soluzione scelta?
Sono interrogativi ai quali la direzione guidata da Nucara dovrebbe rispondere con atti e dati, soprattutto considerando la durata potenziale del rapporto, che potrebbe arrivare a otto anni.
Consap si avvale già dello Studio Donati per paghe e adempimenti fiscali
Deal srl è la società tecnologica collegata allo Studio Donati: ha sviluppato materialmente e gestisce a livello tecnico la piattaforma Wel-Don. Non è un caso: Consap si avvale già dello Studio Donati, riferibile a Corinna Donati, per attività relative alle paghe e agli adempimenti fiscali.
Il punto comunque resta politico e amministrativo: chi gestisce una società pubblica deve rendere comprensibili le proprie decisioni, soprattutto quando ricorre ad affidamenti esterni.
Non c’è chiarezza sulla valutazione della congruità economica
Nucara, in qualità di responsabile della Stazione appaltante e firmatario del contratto, dovrebbe quindi fare chiarezza sugli eventuali preventivi acquisiti, sulla motivazione dell’affidamento e sulla valutazione di congruità economica. Finché questi nodi non verranno sciolti, resterà il dubbio di una gestione poco trasparente, nella quale incarichi esterni, competenze interne e rapporti professionali sembrano sovrapporsi senza una spiegazione pubblica adeguata.
Si è chiuso a Milano il primo processo derivato da uno dei filoni di una maxi inchiesta sugli insulti social a Liliana Segre: il procedimento vedeva imputate otto persone in totale, accusa di diffamazione aggravata dall’odio razziale alla senatrice sopravvissuta alla Shoah. Un imputato, l’unico che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 4 mesi con pena sospesa e a un risarcimento di 1.500 euro. Per un secondo imputato, invece, sono stati disposti 12 mesi di lavori di pubblica utilità alla Caritas, il versamento di 300 euro alla Fondazione Memoriale della Shoah e un percorso psicologico. Nelle scorse udienze alcuni imputati si erano scusati con delle lettere e avevano fatto pervenire risarcimenti, versati sempre al Memoriale della Shoah, con somme dai 500 fino ai 2 mila euro. Passaggi che avevano portato alla remissione delle querele da parte di Segre. Altri, invece, tra cui l’imputato in udienza oggi, sono stati ammessi all’istituto della messa alla prova: per l’unico che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato è arrivata appunto la condanna.
A margine della presentazione dei palinsesti Mediaset, l’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi ha parlato anche di due protagonisti della politica italiana, seppur con ruoli decisamente diversi: Giorgia Meloni e Roberto Vannacci. «Non è il mio mestiere, c’è un primo ministro che io penso faccia un grande lavoro», ha detto Berlusconi interpellato su eventuali consigli da dare alla premier e, dunque, anche sull’opportunità di includere Futuro Nazionale all’interno della coalizione di centrodestra.
Roberto Vannacci (Ansa).
Forza Italia non chiude la porta a Vannacci
Senza sbattere la porta in faccia a Vannacci, Berlusconi ha definito l’ex generale «un bravo comunicatore» e, sottolineando che «l’Italia non è nuova a fenomeni che crescono dal nulla», ha aggiunto: «La propaganda è propaganda e Vannacci lo sa molto bene. Aspettiamo di vedere il programma e vedremo se è coerente con quello del centrodestra». Una posizione più conciliante rispetto a quella della sorella Marina, che ritiene troppo estremiste le prese di posizione del fondatore di Futuro Nazionale e per questo incompatibili con la linea di Forza Italia, che peraltro ha visto l’addio di alcuni esponenti passati proprio dalla parte dell’ex generale. Vannacci, peraltro, è tornato a criticare i partiti «eterodiretti e guidati dal denaro», ponendo interrogativi sul ruolo politico ufficiale di Marina Berlusconi. Da parte sua, Pier Silvio ha assicurato che Forza Italia «farà le sue scelte in piena autonomia».
Giorgia Meloni (Ansa).
La solidarietà a Meloni per gli attacchi di Trump
Parlando di Meloni, l’amministratore delegato di Mediaset si è detto «profondamente infastidito» e «offeso da italiano» dai recenti attacchi del presidente americano Donald Trump nei confronti della premier: «La stimo, penso che, vista situazione e il personaggio con cui abbiamo a che fare, meglio di così sarebbe difficile fare: trovare un equilibrio tra una posizione giusta con gli Stati Uniti e non mollare il punto sulle posizioni europee».
Un consigliere della Camera di Commercio Italiana in Cina, A.P, sarebbe finito nei guai a Guangzhou con l’accusa di uso e spaccio di stupefacenti. Con lui sarebbero stati fermati altri italiani e stranieri residenti nella Repubblica Popolare. Dopo alcune settimane di fermo, con l’intervento del consolato italiano a Canton, Petrini sarebbe stato rilasciato, in attesa del processo formale che ci sarà nei prossimi mesi.
È iniziata l’analisi di quanto sequestrato al faccendiere Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, che continua a difenderlo: gli inquirenti hanno acquisito in particolare sette manoscritti, appunti di Lavitola, tre telefonini e due pen drive che erano nella disponibilità dell’imprenditore. A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari.
Valter Lavitola (Ansa).
Lavitola ha respinto l’accusa di essere il mandante
Davanti ai pm che lo hanno convocato per l’interrogatorio, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha reso dichiarazioni spontanee, respingendo le accuse e sostenendo di non avere idea di quale possa essere stato il movente. Per quanto riguarda la sua presenza sul luogo dell’attentato dinamitardo un mese prima dei fatti, Lavitola ha spiegato che andava spesso a trovare Ranucci, in virtù del rapporto di amicizia col conduttore di Report. «Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente»: sarebbero state queste le sue parole.
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).
Ranucci ha rivendicato l’amicizia con Lavitola
«Non mi pento del rapporto di amicizia con Lavitola. Mi sembra che nel Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria». È quanto detto da Ranucci a Esperia, facendo una distinzione tra rapporto personale e collaborazione professionale. Interpellato sull’attendibilità giornalistica di Lavitola, Ranucci lo ha poi definito «un po’ una scatola nera del Paese», ribadendo insomma che, nel corso degli anni, il faccendiere è diventato un’importante fonte. Dopo aver saputo dell’indagine su Lavitola, Ranucci aveva detto pubblicamente di considerarlo «un amico vero» e che «non avrebbe mai voluto fare del male» a lui e alla sua famiglia. Il giornalista ha inoltre spiegato di aver conosciuto Lavitola nel 2019, dopo alcune inchieste fatte da Report sul suo conto e di frequentare spesso il ristorante romano “Cefalù Bistrò di Pesce”, di sua proprietà. Per ora non è prevista una nuova convocazione in procura per essere ascoltato come testimone. L’ipotesi di Ranucci è che l’attentato sia stato organizzato da qualcuno che voleva impedire che a Report arrivassero delle informazioni.
Valter Lavitola lascia la procura di Roma da un’uscita secondaria (Ansa).
Il ruolo del factotum camerunense di Lavitola
Assieme a Lavitola è indagato anche Clesio Tavares Gomes, cittadino camerunense da anni dipendente del ristorante del faccendiere e suo «factotum», accusato di essere l’intermediario che ha reclutato il commando contro Ranucci. I cinque presunti esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis) sono stati tutti arrestati. Subito dopo l’attentato, Tavares Gomes è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. «Sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit», avrebbe spiegato Lavitola.
Restano tanti dubbi e manca il movente
Nel frattempo restano tanti i dubbi attorno all’attentato. Lavitola è sospettato di essere il mandante e a corroborare tale ipotesi ci sono delle intercettazioni di telefonate con Tavares Gomes. Tuttavia il faccendiere è effettivamente amico di Ranucci e progettava di farlo entrare in politica, addirittura – ha ricostruito Repubblica – nelle vesti di capo di un’eventuale coalizione del campo largo. Insomma, manca il movente. «E quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta», avrebbe detto Lavitola a Ranucci durante una cena, accostandosi a uno dei più fidati consiglieri politici di Silvio Berlusconi. Questa parte della storia è stata confermata dal faccendiere a La Verità. Parlando col Corriere della Sera, Ranucci ha detto di essere a conoscenza del progetto, smentendo però la volontà di candidarsi.
Mario Orfeo ha lasciato la direzione di Repubblica. Classe 1966, era arrivato al timone del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari nel 2024 dopo aver diretto il Mattino e dopo una carriera in Rai. Nel suo futuro c’è la direzione editoriale di Qn, gruppo appena rilevato da Leonardo Maria Del Vecchio.
Con queste temperature canicolari, ci vuole un po’ di Frescot. Cioè Villa Frescot, la storica casa della famiglia Agnelli sulle colline torinesi, dove l’Avvocato Gianni è morto nel 2003. La novità è che la vendita della dimora ottocentesca è stata affidata alla società immobiliare di lusso Sotheby’s, perché fin qui, nei quasi tre anni in cui è rimasta sul mercato, di offerte concrete ne sono arrivate pochine, e di sicuro lontane da quanto richiesto: si era parlato inizialmente di 10 milioni, poi a quanto pare scesi a 6. Tra gli interessati si vociferava ci fosse Tamīm bin Ḥamad Al Thani, emiro del Qatar a capo del consiglio di amministrazione di Qatar Investment Authority, fondo da 600 miliardi di dollari. Ma non se n’è fatto niente. L’abitazione è composta in tutto da tre edifici distinti, per un totale di oltre 1.000 metri quadri di spazio abitabile, con 29 camere, 15 bagni e trattativa rigorosamente riservata. Margherita Agnelli, figlia di Gianni, ha deciso di liquidare l’immobile sul quale non ci sono rischi giudiziari, dato che non fa parte della guerra ereditaria con John, Lapo e Ginevra Elkann. Sotto il video promozionale su Instagram ha commentato anche l’ex giocatore e bandiera della Juventus Claudio Marchisio, scrivendo «stupenda». Anche se chi era davvero interessato era stato invitato dalla pagina social di Sotheby’s a scrivere «Frescot» per avere maggiori dettagli…
Dicevano che Michele Mari, dopo la disavventura sul pulmino insieme ai colleghi finalisti del premio Strega 2026, avrebbe avuto poche possibilità di vittoria. E invece niente da fare, nonostante le reprimende di Teresa Ciabatti & co. per le parole dette dallo scrittore su Michela Murgia: alla fine Mari, in giacca e cravatta, ha conquistato l’ambito riconoscimento, sulla piazza del Campidoglio. I convitati di pietra piace, anche se lo stesso autore lo ha definito «cinico» e «sadico». Un libro scritto in un mese, che non è certo un record ma indica la volontà di mettere nero su bianco, rapidamente, una storia. Lui stesso ama di più un altro suo titolo, Leggenda privata, ma la spiegazione che fornisce appare convincente: «Tutti i libri di uno scrittore sono come i figli, pezzi di cuore, di anima. Certo mi fa un po’ impressione che questo titolo in particolare verrà associato a questa vittoria a discapito di altri. Il mio compito sarà consolare un po’ i figli minori perché si sentano tutti figli dello stesso padre». Conduzione televisiva affidata a Pino Strabioli, che se la cava sempre meglio di Gigi Marzullo. Nessuna traccia di Geppi Cucciari (Sangiuliano, remember?), il ministro della Cultura Alessandro Giuli c’era, la serata è filata liscia come l’olio. Bollente. Immancabile la presenza dell’eterna Dacia Maraini. Nessuna nostalgia del Ninfeo di Villa Giulia, la piazza del Campidoglio va bene per lo Strega.
Lo scrittore Michele Mari vincitore della 80esima edizione del Premio Strega (foto Ansa).
Meglio lasciare perdere i treni, Salvini punta sugli aerei
È stata una giornata dedicata agli aerei, quella di mercoledì 8 luglio, anche perché ai treni è meglio non avvicinarsi per tutta la settimana, con i problemi che ci sono tra Milano e Roma per colpa dei lavori a Firenze: così Matteo Salvini, in qualità di ministro per i Trasporti e le Infrastrutture, ha inaugurato il nuovo terminal all’aeroporto della Capitale. Oltre al leghista c’erano il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’assessore ai Trasporti del Campidoglio Eugenio Patanè, «quello delle piste ciclabili». La struttura punta a servire con elicotteri e piccoli velivoli il collegamento con l’aeroporto di Fiumicino, e poi Pescara, Fano, Elba e Tortolì Arbatax. Non manca il servizio di caffetteria e ristorazione curato dall’Antico Forno Panella. Per il presidente di Enac Pierluigi Di Palma «si corona un sogno, con questo terminal ci avviamo verso un futuro di collegamenti aria-aria, anche attraverso i droni».
Cosa regala Erdogan? Pistole e pallottole
Pistole personalizzate con l’incisione del nome di ciascun destinatario e corredate di munizioni: questo è il regalo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto donare ai leader della Nato alla fine del vertice di Ankara. Era una riunione di guerrafondai, in fondo: la notizia è stata data da Keir Starmer, primo ministro britannico in carica ancora per qualche giorno prima che a Downing Street gli subentri Andy Burnham, già sindaco di Manchester. Mentre monta la curiosità di vedere dal vivo il revolver con la scritta “Giorgia Meloni”, un oggetto magari da porre sul tavolo di Palazzo Chigi durante gli incontri con gli alleati di governo, sul modello di certe assemblee di condominio (si scherza), il laburista comunque ha sottolineato di aver lasciato l’arma in Turchia, perché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale. Anche se nella tradizione turca porta sfortuna non accettare un presente, specie se viene consegnato dal leader della nazione: ma tanto Starmer il suo posto lo ha già perso, quindi peggio di così…
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto Ansa).
Potere al popolo trionferà
A Napoli quelli di Potere al popolo si sono fatti sentire, durante l’incontro con il campo largo. Gli attivisti hanno movimentato non poco la kermesse, e alla fine è stato Angelo Bonelli, portavoce di Avs, uno di sinistra ma che è anche figlio di un carabiniere, a rispondere ai manifestanti dicendo che si trattava di una «provocazione inaccettabile», e beccandosi risposte impubblicabili. Chi invece ha mostrato un volto dialogante è stato il pentastellato Giuseppe Conte: «Venite a parlare con noi dall’altro lato», ha detto, sottolineando la disponibilità a un confronto diretto, senza dimenticare di affermare che «la differenza è che noi non vi toglieremo mai la vostra bandiera come voi avete fatto con il Movimento 5 stelle». Frase ad effetto: uno a uno, palla al centro. Dieci minuti di alta tensione, quelli vissuti a Napoli, che comunque verranno ricordati. Tanto che addirittura la premier Giorgia Meloni ha espresso la sua solidarietà (pelosa?) ai leader del centrosinistra contestati…
Caos totale alla manifestazione del #CampoLargo a Napoli. Le bandiere di PaP irrompono in piazza. Giuseppe Conte sale sul palco e affronta i contestatori che urlano: “Vergogna, fuori, fuori”.@PolitikosItpic.twitter.com/UJRHDudJuE
Da tempo si sa che gli Aponte, quelli di MSC crociere, non sarebbero particolarmente soddisfatti del direttore del Secolo XIX, quotidiano di cui hanno rilevato la proprietà da Gedi nel 2024. Il motivo sarebbe sempre lo stesso: Michele Brambilla, per altro scelto da loro, è poco incline ad accompagnare i desiderata dell’establishment cittadino, in particolare del presidente della Regione Marco Bucci, con cui si è spesso scontrato lamentandone l’invadenza. Così, con la pazienza degli armatori abituati a scegliere i comandanti delle loro navi, avrebbero aperto il casting per il nuovo direttore.
Gianluigi Aponte (Imagoeconomica).
Tra i nomi sondati c’è anche quello di Malaguti
Tra i nomi sondati c’è stato anche quello di Andrea Malaguti, appena uscito dalla direzione della Stampa in coincidenza del suo passaggio alla Sae di Alberto Leonardis. Un incontro c’è stato, ma per il momento senza seguito. Malaguti, dopo la direzione, è diventato editorialista del quotidiano torinese. La cosa curiosa, semmai, è un’altra. Se davvero il problema di Brambilla è quello di avere la schiena troppo dritta, quale ragionamento porta a pensare che Malaguti possa essere più disponibile a piegarla? Perché, con tutti i difetti che si possono attribuire ai due, ce n’è uno che difficilmente si può contestare loro: non hanno mai costruito la loro carriera inginocchiandosi davanti agli editori o ai potenti di turno. Forse il vero casting non è quello del nuovo direttore. È quello dell’editore ideale: uno che cerca un giornalista indipendente e poi non si stupisce se si comporta da giornalista come tale.
L’ultima Supermedia Agi/Youtrend sulle intenzioni di voto, realizzata sulla base di 11 sondaggi condotti dal 25 giugno all’8 luglio da sette istituti, conferma il sorpasso di Futuro Nazionale sulla Lega. Il partito di Roberto Vannacci è dato al 6,2 per cento, in crescita dello 0,9 per cento nelle ultime due settimane, mentre il centrodestra nel complesso arretra esattamente della stessa misura. Stabili i partiti di opposizione, a +2,4 per cento sul centrodestra.
Roberto Vannacci (Ansa).
La Lega continua ad arretrare
Fratelli d’Italia è ancora saldamente la prima formazione politica del Paese col 27,7 per cento (-0,1), seguito dal Partito democratico al 21,5 per cento (+0,1). Il Movimento 5 stelle sale al 13 per cento (+0,2). In leggera flessione invece Forza Italia al 7,8 per cento (-0,2). Segue Alleanza Verdi e Sinistra, data al 6,5 per cento (-0,1). Detto dei vannacciani, continua ad arretrare la Lega, ora al 5,8 per cento (-0,4). Azione scende al 3 per cento (-0,2). Stabile Italia Viva al 2,3 per cento. Poi +Europa all’1,3 per cento e Noi Moderati all’1 per cento -0,1 per entrambi i partiti). Per quanto riguarda le coalizioni, il campo largo sale al 44,7 per cento staccando ulteriormente il centrodestra, in netto calo al 42,3 per cento.
È morta Bonnie Tyler, cantante britannica interprete di una serie di hit negli Anni 70 e 80, tra cui Total Eclipse of the Heart. Aveva 75 anni. A maggio era stata posta in coma indotto dopo un intervento chirurgico d’urgenza all’intestino in Portogallo, dove abitava: era ancora ricoverata in terapia intensiva.
Il grido che le cambiò la voce (e la carriera)
Nata nel 1951 come Gaynor Hopkins nel Galles meridionale, Bonnie Tyler scelse il nome d’arte con cui divenne nota leggendo un giornale e selezionando nomi e cognomi che le piacevano. I primi successi erano arrivati a metà degli Anni 70 con i singoli Lost in France e More Than a Lover. Nel 1977, dopo un intervento chirurgico per dei noduli alle corde vocali, l’episodio che le cambiò la carriera, raccontato nella sua autobiografia: mentre si recava in ospedale a trovare il fratello, si accorse di aver dimenticato il regalo che aveva comprato per lui e così lanciò un grido talmente forte, che le provocò danni permanenti. La voce di Bonnie Tyler ne uscì trasformata, assumendo una timbrica più roca: nello stesso anno incise It’s a Heartache, che divenne una hit mondiale. Il suo brano più famoso è però senza alcun dubbio Total Eclipse of the Heart, arrivato nel 1983.
Bonnie Tyler negli Anni 80 (Ansa).
Nel 1984 fu ospite del Festiva di Sanremo
L’anno successivo, ospite al Festival di Sanremo, eseguì la canzone sul palco dell’Ariston, cosa che di fatto la lanciò anche in Italia, dove era ancora poco conosciuta. Nel frattempo, però, era inserita nel Guinness dei primati grazie all’album Faster Than the Speed of Night, che era entrato nella classifica inglese direttamente al numero 1, cosa mai successo in precedenza a un’artista britannica.
Tra i suoi successi anche Holding Out for a Hero
Tra i successi della sua lunga carriera figurano anche Holding Out for a Hero, dalla colonna sonora di Footloose, e Here She Comes, canzone nata dalla collaborazione con Giorgio Moroder.
Bonnie Tyler nel 2018 (Ansa).
Nel 2013, anno in cui era stata insignita del titolo di Member of the Order of the British Empire per il suo contributo alla musica, aveva rappresentato il Regno Unito all’Eurovision Song Contest con il brano Believe in Me. L’ultimo album di Bonnie Tyler, The Best Is Yet To Come (il 18esimo in studio), era uscito nel 2021.
Bonnie Tyler all’Eurovision Song Contest nel 2013 (Ansa).
Dopo l’inchiesta sullo spionaggio e l’arresto di due ex agenti dei servizi segreti, accusati di aver venduto informazioni riservate sulla sicurezza nazionale in cambio di denaro, il Governo ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia coinvolti nella vicenda. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il Governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato…
«Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro tre giorni. Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale», ha scritto Tajani sui social.
I casi analoghi del recente passato
Astakhov e Gorbachev, protetti dall’immunità diplomatica, sono stati dichiarati persone non grate e pertanto espulsi dall’Italia. Una misura che richiama direttamente quanto accaduto nel 2021 ad altri due diplomatici di Mosca, allontanati dal Paese dopo l’arresto dell’ufficiale di Marina Walter Biot, fermato mentre consegnava documenti riservati a funzionari dell’ambasciata russa nel parcheggio di un centro commerciale di Roma. Nel 2023, inoltre, il ministero degli Esteri aveva espulso come persona non grata l’addetto militare russo Damir Ravilevich Kurmashov, scoperto a corrompere Gavino Raoul Piras (protagonista della vicenda di questi giorni). Al posto del diplomatico allontanato era arrivato in Italia proprio Astakhov, che aveva ereditato i contatti del predecessore. La posizione di Piras invece era stata archiviata.
Chi sono gli ex agenti dell’Aisi arrestati
Nell’ambito dell’inchiesta sulle spie per la Russia sono stati arrestati due ex funzionari dell’Aisi in pensione: il già citato Piras e Vincenzo Di Pasquale. Entrambi avevano anche prestato servizio per l’Arma dei Carabinieri. Piras, in particolare, è stato ripreso scambiava cellulari, schede di memoria e pizzini col suo interlocutore russo. Oltre ai due arrestati ci sono poi altri cinque indagati (di cui quattro militari) a piede libero: Davide Piantanida, Gianluca Nardella, Giuseppe Tempesta, Sergio Romeo, Antonio Guerra.
Mai sottovalutare il richiamo della Provincia. In questo caso quella di Como. Secondo i ben informati, il direttore del quotidiano lacustre Diego Minonzio starebbe per cedere il timone a Lorenzo Mottola, attuale vicedirettore di Libero. Non è dato sapere cosa abbia spinto Mottola, riminese classe 1980 e a Libero dal 2009, a lasciare via dell’Aprica e il quotidiano di Alessandro Sallusti per trasferirsi sul lago. Minonzio era entrato alla Provincia nel 1992, ricoprendo il ruolo di caporedattore centrale e di responsabile dell’edizione lecchese. Dal 2006 al 2011 era passato proprio a Libero come capocronista per Milano e la Lombardia, prima di tornare a Como come direttore de La Provincia.
Treni in ritardo e alcune cancellazioni, in modo particolare tra quelli a lunga percorrenza, si sono verificati in Calabria a causa del danneggiamento della linea ferroviaria nel crotonese e nel cosentino. A Cutro, Isola Capo Rizzuto ed a San Lucido sono stati tranciati dei cavi in fibra della linea ferroviaria. Il danneggiamento sarebbe riconducibile, secondo le prime ipotesi, a un tentativo di furti di rame. Rfi ha reso noto che si sta procedendo a smaltire la circolazione anche attraverso la sostituzione delle tratte interessate con l’utilizzo del servizio autobus. La procura della Repubblica di Paola (Cosenza) ha avviato una indagine sul danneggiamento della linea. Nell’area del crotonese la manomissione è avvenuta in due luoghi distinti: il primo a circa 500 metri dalla stazione di Isola Capo Rizzuto e il secondo in prossimità dell’ingresso della galleria di Cutro. In ciascun sito sono stati eseguiti quattro tagli netti che hanno tranciato sia le linee di fibra ottica che quelle di rame. È stato accertato che entrambe le zone sono sprovviste di impianti di videosorveglianza. Sebbene la prima ipotesi investigativa propenda per un tentato furto di rame fallito, gli inquirenti non escludono alcuna pista. Tra gli scenari al vaglio vi è anche l’ipotesi di un vero e proprio atto di sabotaggio.
La Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Irene Pivetti, annullando con rinvio la sentenza di condanna a 4 anni per l’ex presidente della Camera dei deputati, accusata di autoriciclaggio ed evasione fiscale. La procura generale aveva chiesto ai giudici della seconda sezione penale della Cassazione di confermare la condanna. Pivetti tornerà ora davanti a una diversa sezione della Corte d’appello a Milano. Era stata condannata in primo grado a settembre del 2024 e i 4 anni di reclusione erano stati poi confermati in appello a dicembre del 2025.
La presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo
Al centro del procedimento che vede Pivetti sul banco degli imputati figurano alcune operazioni commerciali risalenti al 2016, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, legate alla presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo, che aveva coinvolto il gruppo cinese Daohe. Secondo le ricostruzioni svolte dai pm e dagli investigatori della Guardia di Finanza, quelle transazioni sarebbero state utilizzate da Pivetti per riciclare fondi provenienti da irregolarità fiscali. La vicenda giudiziaria già nel 2022 aveva portato la Cassazione a confermare un sequestro di oltre 3,4 milioni di euro a carico dell’ex presidente della Camera.
Al vertice Nato di Ankara, Donald Trump aveva detto di ritenere conclusa la tregua con l’Iran. Nella notte gli Stati Uniti sono tornati ad attaccare nella parte meridionale della Repubblica Islamica. Tra le località interessate dai raid Bandar Abbas e a Sirik, nei pressi dello stretto di Hormuz, e la costa occidentale di Sirik. Segnalati attacchi anche a Konarak e Chabahar. Teheran ha risposto con missili e droni sulle basi americane in Kuwait e Bahrein.
Donald Trump (Ansa).
Il Centcom: «Colpiti circa 90 obiettivi militari iraniani»
Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito «circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, infrastrutture di sorveglianza costiera, depositi di missili e droni, capacità navali e infrastrutture logistiche militari lungo la costa iraniana», al fine di «indebolire ulteriormente la capacità di Teheran di attaccare navi mercantili e marinai civili innocenti nello stretto di Hormuz».
I Guardiani della rivoluzione affermano che gli attacchi statunitensi hanno colpito, tra le altre cose, i ponti sulle strade che portano a Mashhad, ovvero la città in cui l’ex guida suprema Ali Khamenei verrà sepolto nel corso della giornata. Secondo il ministero della Salute iraniano, gli attacchi Usa delle scorse ore hanno causato almeno 14 morti e 78 feriti in cinque province del Paese.
La risposta dell’Iran: nel mirino nel basi militari Usa
Come detto, l’Iran ha risposto alla nuova offensiva americana con missili e droni contro le basi Usa nel Golfo Persico. Gli attacchi, spiegano le forze armate di Teheran, hanno preso di mira un sistema missilistico Patriot in Kuwait, serbatoi di carburante dell’esercito statunitense in Bahrein e un sito di antenne satellitari per l’allerta precoce in Qatar: «Non permetteremo in alcun caso che gli obiettivi e le aspirazioni dello sciocco presidente degli Stati Uniti si realizzino e difenderemo gli alti ideali della Rivoluzione Islamica fino alla vittoria finale». Al Jazeera riporta che, dopo il secondo giorno di attacchi statunitensi all’Iran, il traffico nello stretto di Hormuz risulta quasi completamente bloccato.
Michele Mari supera le polemiche e vince, con 190 voti, il Premio Strega 2026. L’acceso dibattito seguito all’affaire Murgia non ha pesato sulla vittoria deI convitati di pietra(Einaudi) con cui lo scrittore, alla sua prima volta al più ambito riconoscimento letterario italiano, aveva già incassato il Premio Strega Giovani. Il suo è un romanzo corale in cui racconta un patto goliardico, che si trasforma in una competizione feroce, tra compagni di classe di un liceo milanese dopo gli esami di maturità. Al secondo posto si è piazzato Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli) con 152 voti, al terzo Bianca Pitzorno con La sonnambula (Giunti), 84 voti. Quarto Alcide Pierantozzi, in finale anche al Premio Campiello 2026 con Lo sbilico (Einaudi), che ha avuto 78 voti, e quinta con un piccolissimo stacco Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 75 voti. Chiude la classifica in sesta posizione Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma), che ha totalizzato 64 voti. Il totale dei voti espressi è stato pari a 643, cifra corrispondente all’80,4 per cento degli aventi diritto.