Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro

Il 29 settembre 2026 Silvio Berlusconi avrebbe compiuto 90 anni. Un anniversario che una bella fetta della famiglia ha deciso di celebrare con una messa e un ultimo pranzo a Villa Certosa, in Sardegna, prima che l’immobile venga ceduto definitivamente ai reali del Qatar per 350 milioni di euro.

Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro
Villa Certosa (Ansa).

Proprio il 29 settembre un’altra festa a sorpresa?

In molti, tuttavia, sono rimasti piuttosto spiazzati nel notare il comportamento di uno degli assenti più illustri, cioè Pier Silvio Berlusconi. Il figlio del Cavaliere e numero uno di Mfe–Mediaset non soltanto quel giorno è rimasto al lavoro a Cologno Monzese, ma ha anche impegnato risorse e tempo per organizzare, proprio il 29 settembre, una festa di compleanno a sorpresa per i 70 anni di Giorgio Restelli, direttore delle risorse artistiche di Mediaset. Ma come? Sembra quasi uno sgarbo nei confronti del resto dei Berlusconi.

La storia, tuttavia, va raccontata bene. Innanzitutto, le celebrazioni del 29 settembre a Porto Rotondo erano state volute soprattutto da Luigi Berlusconi, il più giovane dei figli dell’ex presidente del Consiglio: a Villa Certosa sono arrivate anche la sorella Eleonora, la mamma Veronica Lario e poi l’ultima compagna del Cavaliere, Marta Fascina. Assieme a loro Paolo Berlusconi, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Gianni Letta, Marcello Dell’Utri, Matteo Perego di Cremnago. Insomma, un gruppo vacanze che, di questi tempi, non potrebbe essere più lontano da Marina e Pier Silvio, figli di primo letto del Cavaliere.

Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro
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Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro

Villa Certosa non è mai stata un luogo del cuore per Marina e Pier Silvio

Una lettura un po’ più superficiale mette in evidenza che Villa Certosa non è un luogo del cuore per i due fratelli. Marina, molto riservata, si è creata i suoi ritiri di vacanza in Svizzera e in Costa Azzurra, mentre Pier Silvio vive tra Arcore e Portofino e non ha mai amato la Sardegna, tanto da aver detto pubblicamente: «Trovo proprio terribili posti tipo Porto Rotondo o Porto Cervo, dove la gente sta a guardare come sei vestito. Insomma, la vacanza deve essere vacanza. Conosco poco la Sardegna, ma di sicuro preferisco andare in Corsica. Lì ci sono solo motociclisti, campeggiatori, gente sportiva che non se la tira. Ho visitato tanti paesi corsi bellissimi, un mix tra la Liguria e un respiro internazionale che invece in Sardegna non c’è. E poi in Corsica fai una corsetta di 40 minuti e passi dal mare alla spiaggia, alle fortezze della Legione straniera, alla pineta fino al deserto, meraviglioso. Sono luoghi eccezionali, non capisco proprio quelli che per fare le vacanze vanno fino ai Caraibi».

Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro
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Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro

Villa Certosa, peraltro, evoca pure le estati folli del Cavaliere, le serate, le feste, le cene eleganti. E anche il 2020, l’anno del Covid, non ha lasciato buoni ricordi. Allo scoppiare della pandemia a marzo, infatti, Marina si era premurata di portare il papà a Châteauneuf-Grasse (località sulle alture vicino a Cannes e Nizza), all’interno della sua villa di proprietà, dove Silvio Berlusconi trascorse l’intero periodo di isolamento preventivo sotto stretto controllo medico.

Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Tutti questi riguardi, però, vennero meno quando il Cavaliere, in vacanza a settembre in Sardegna a Villa Certosa, prese il virus: qualcuno ipotizzò fosse colpa della figlia Barbara, passata a salutare il papà dopo alcuni giorni trascorsi a Capri. Versione che però venne smentita dallo stesso Berlusconi. Fatto sta che il Covid debilitò pesantemente il fisico del fondatore di Forza Italia, che dopo alcuni giorni di ricovero al San Raffaele di Milano fece nuovamente ritorno nella tenuta provenzale di Marina per trascorrervi la convalescenza al sicuro da ulteriori rischi e visite.

Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro
Barbara Berlusconi.

Tornando al video dei festeggiamenti organizzati da Pier Silvio per Restelli, proprio il 29 settembre, e reso pubblico sulle piattaforme Mediaset Infinity e su YouTube, ecco che questo lascia tuttavia spazio a interpretazioni un po’ più profonde e intime, che hanno a che fare anche con quello che gli psicologi incasellano nella definizione di distacco definitivo dalla figura paterna, che prima o poi tutti i figli compiono per costruire la propria identità autonoma (e per qualcuno evidentemente ci possono volere anche 57 anni, a tre anni dalla morte di Silvio).

Resto a Cologno perché qui sono quello che comanda

Io, Pier Silvio, decido chi festeggiare e quando farlo. Non vado a Villa Certosa e neppure all’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a mio padre, perché lì sono il figlio di Berlusconi. Mentre qui a Cologno, come a Portofino, sono il Berlusconi originale, quello che adesso comanda e che convoca tutto il management per celebrare il mio collaboratore fidato.

Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro
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Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro
Pier Silvio snobba la festa al Cav e celebra il dirigente Mediaset: cosa c’è dietro

E festeggio i 70 anni di Giorgio Restelli con una cerimonia (chi avrà la pazienza di vedere il video lo potrà constatare) in cui io, capo azienda, lo ringrazio per quelle telefonate all’una di notte grazie alle quali si è preso il toro per le corna e si è deciso di chiudere Striscia la notizia.

Un’ombra da scacciare con tutti i mezzi

Non banali gli stacchi di camera su Gerry Scotti, che con La ruota della fortuna ha rilanciato gli ascolti di Canale 5 in access prime time, e l’intervento di Ezio Greggio, ossia colui che è stato privato del suo programma di punta, Striscia, ma che da scaltro uomo di business è già salito sul carro del vincitore, abbandonando Antonio Ricci al suo destino. D’altronde pure Ricci intravedeva in Pier Silvio l’ombra ingombrante del padre. Un’ombra che negli ultimi anni il capo azienda di Mediaset sta provando a scacciare con tutti i mezzi.

Anche Tamoil limiterà i prezzi dei carburanti

Anche Tamoil Italia, società appartenente al gruppo petrolifero Oilinvest, con sede nei Paesi Bassi e siti estrattivi in Libia, ha deciso di adottare «una serie di misure volte a mitigare il prezzo dei carburanti commercializzati presso la propria rete di distributori a marchio». L’iniziativa resterà in vigore fino al 31 ottobre. Tamoil non ha specificato l’ammontare dello sconto e nemmeno se la riduzione dei prezzi sarà graduale, come per IP e Q8, oppure simultanea in tutti i distributori come per Eni. Ieri Palazzo Chigi aveva anticipato le trattative con Oilinvest e il governo libico per favorire l’adesione del marchio all’appello sul price cap dei carburanti.

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno

Visto e considerato che delle decisioni dei giudici è meglio non fidarsi del tutto – come dimostrano gli attacchi preventivi arrivati dai giornali di centrodestra alla giudice del Tribunale del Lavoro Donatella Casari che ha sulla scrivania il ricorso di Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione di Report – la Rai si sarebbe assicurata un’uscita (di Sigfrido) di sicurezza. Nelle prossime ore, si apprende, potrebbe arrivare il parere del famoso Comitato Etico e il conseguente licenziamento di Ranucci. Una decisione drastica che sarebbe motivata in particolare dall’invio a soggetti esterni (ovvero a Valter Lavitola) di mail interne, come la circolare inviata a Ranucci dal direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini.

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno
Paolo Corsini (Ansa).

Due settimane fa a Ranucci è stata inviata una lettera di contestazione sulla scorta, appunto, della relazione del Comitato Etico. Ora saremmo arrivati al punto: via con la procedura di licenziamento e tanti saluti al Tribunale del Lavoro. Qualcuno, anche nella redazione di Report, potrebbe così tirare un sospiro di sollievo. E non solo Giorgio Mottola, con cui Ranucci ha ingaggiato un duro botta e risposta dopo le dichiarazioni dell’inviato andate in onda a Filorosso.

«Ha sostenuto che il mio doppio ruolo, di autore e conduttore, avrebbe creato problemi», ha attaccato Ranucci su Facebook. Ma «di certo non a lui», che «è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica. Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330 mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati».

Forza Italia, Occhiuto in Azione

È il momento di Roberto Occhiuto. Galvanizzato dalla “vittoria” di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria, il governatore azzurro sta presentando urbi et orbi Il coraggio di governare, la sua ultima fatica letteraria e Manifesto della Forza Italia che verrà. Così tra un’intervista e l’altra, il vicesegretario di FI non perde l’occasione di rifilare stilettate ad Antonio Tajani, invitandolo a rinnovare un partito «ingiallito». Ospite a Start su SkyTg24, parlando di alleanze ha invitato a guardare più che a Vannacci a «Calenda, a Marattin, a tutti quelli che nel centrosinistra hanno fatto esperienza della impossibilità di produrre un pensiero liberale e riformista. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo». Un piano che però presenta un ostacolo: Carlo Calenda, che secondo alcuni non vede l’ora di imbarcarsi con i moderati di centrodestra, accetterebbe di entrare in una coalizione con la Lega di Matteo Salvini? Togliere il nome dal simbolo, decisione che potrebbe essere annunciata al Congresso straordinario, e candidare Luca Zaia, all’Azionista di minoranza forse potrebbe non bastare.

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno
Roberto occhiuto (Imagoeconomica).

Botta e risposta tra Cazzullo e Vannacci: cosa è successo

«Argomenti, faccia valere le sue posizioni. L’ho imparato alle elementari: chi mi attacca per il mio cognome di solito non ha argomenti. Lo so, è buffo, ma è il nome di mio padre, che è pure morto, e non potrò mai averne un altro. Lei invece ha ancora tempo a cambiare idea sul duce», così Aldo Cazzullo ha replicato su Instagram a Roberto Vannacci, che aveva storpiato il suo cognome dopo l’invito del giornalista guardare la puntata di Una giornata particolare dedicata all’armistizio dell’8 settembre 1943.

Cazzullo: «Vannacci dice un sacco di inesattezze storiche»

Cazzullo, nella conferenza stampa di presentazione della quinta stagione del suo programma su La7, aveva invitato Vannacci a seguire la prima puntata. «Non mi dispiacerebbe che la guardasse, perché si renderebbe conto che sta dicendo un sacco di inesattezze storiche. La Decima Mas dopo l’8 settembre in gran parte resta fedele al re e quindi combatte contro Hitler, contro Mussolini. Tranne un gruppo di criminali che sì tracciavano la X di Decima Mas sul petto dei partigiani torturati», aveva detto Cazzullo citando la formazione inquadrata nell’esercito della Repubblica sociale italiana sotto gli ordini del Duce e autrice di diversi crimini di guerra tra il 1943 e 1945, tornata ciclicamente nella simbologia dell’estrema destra in Italia e ben presente in quella di Futuro Nazionale: «Uccisero, bruciarono villaggi, massacrarono sacerdoti, nell’entroterra di La Spezia (dove è nato Vannacci, ndr) la Decima Mas fece delle cose terribili».

L’infelice battuta di Vannacci sul cognome del giornalista

Interpellato sull’invito, Vannacci aveva replicato: «Cazzullo continua a fare il cazzullo, non mi interessa quello che scrive, quello che fa». Poi il fondatore di Futuro Nazionale aveva aggiunto di non avere il tempo per guardare la puntata.

Di Battista: «Ho avuto un edema cerebrale dovuto a un tumore»

Alessandro Di Battista ha raccontato, in collegamento con DiMartedì, su La7, i dettagli del suo ricovero a Cuba in seguito a un malore, spiegando di aver avuto un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore. I medici cubani «hanno azzeccato immediatamente le cure che hanno ridotto l’edema permettendo di operarmi» e «mi hanno asportato quasi tutto il tumore». «Adesso farò le cure sperando che funzionino». All’ospedale Hermanos Ameijeiras a L’Avana, ha spiegato, «mi hanno fatto un’operazione raffinatissima con tecnologie che qua si usavano 30 anni fa, eppure il neurochirurgo mi ha salvato la vita». Ha quindi puntato i riflettori sulla difficile situazione di Cuba: «Non hanno la possibilità di sterilizzare per l’assenza di corrente. Sono stato operato in un ospedale senza acqua. La popolazione
subisce un assedio medievale e Trump, come nel caso dell’Iran,
spera si possa rivoltare contro il governo. Cuba però non vuole
fare la fine di paesi come Honduras, Haiti, Repubblica Dominicana
e Guatemala. Trump spera di vincere le elezioni con lo scalpo, ma
i cubani sono abituati purtroppo a soffrire».

Sulle politiche: «Candidarmi? Devo pensare ad altro»

Alla domanda del conduttore Giovanni Floris se si candiderà alle elezioni politiche ha risposto: «Dovrò iniziare presto le terapie, la priorità per me è curarmi. Noi, con l’associazione Schierarsi, avevamo fatto i passi giusti per arrivarci, almeno con la possibilità di decidere. Poi la vita è imponderabile… Ma quello che dobbiamo fare è continuare a far crescere Schierarsi, per quando ci saranno altre tornate in futuro. Quanto a me, devo iniziare presto le terapie. E ora devo pensare ad altro. A curarmi».

Editoria, cosa c’è dietro la crisi de La Notizia

Tira davvero una pessima aria per i giornalisti del quotidiano La Notizia, il cui futuro è a rischio. Il 24 e 25 settembre la redazione ha scioperato, decisione accolta «con sconcerto» dall’editore Ready To, il quale però assicura in una nota di voler mantenere un dialogo con i dipendenti. Non sarà facile, stante l’assenza degli stipendi: per la mensilità di giugno è stato corrisposto solo un acconto e sono poi rimaste in sospeso sia le retribuzioni di luglio (comprensiva dei crediti di imposta) sia di agosto, con quella di settembre che sta per maturare. Un incubo per i sei giornalisti in forza alla testata, il direttore responsabile Antonio Pitoni e cinque redattori.

Editoria, cosa c’è dietro la crisi de La Notizia
Antonio Pitoni (dal profilo Fb de La Notizia).

I conti fatti solo a voce, senza mostrare i documenti

Nel corso del primo incontro tra l’editore e i sindacati, l’amministratrice Giovanna Di Lellio ha rappresentato un quadro di crisi, determinato dal dimezzamento dei ricavi (da 800 mila euro nel 2023 a circa 400 mila nel 2026) e dall’incremento del costo del personale (da 427 mila euro a 510 mila euro nello stesso arco di tempo), nonostante diverse fuoriuscite. Quest’ultima voce non torna nemmeno al fondatore Gaetano Pedullà, oggi europarlamentare del M5s: «Non vedo i conti dal 2024, quando ho lasciato il giornale, ma non credo che il costo del personale sia aumentato in senso assoluto, anche se le retribuzioni crescono con l’anzianità. Semmai è cresciuta la loro incidenza in relazione al fatturato», spiega a Lettera43. Purtroppo non possiamo verificare questi dati, poiché giornalisti e sindacati lamentano di non aver ricevuto alcun documento dall’editore, che a noi non ha fornito nemmeno una spiegazione verbale. Di Lellio infatti afferma di non ritenere opportuno rilasciare commenti, vista la trattativa in corso.

L’elezione di Pedullà e il macchinoso cambio di editore

Pedullà ha fondato La Notizia il 5 marzo 2013. Per 11 anni ne è stato anche il direttore, sostituito da Pitoni in concomitanza con l’elezione, nel 2024. Sono passati altri due anni prima che, lo scorso primo giugno, la titolarità della testata passasse a Ready To, concessionaria di pubblicità fondata nel 2015 proprio per vendere gli spazi su La Notizia. I due anni intercorsi sono spiegati così da Pedullà: «Ho prima dovuto riacquistare le quote dei miei soci, che non avrebbero approvato un’operazione destinata ad azzerare il valore del loro investimento, ma finalizzata unicamente a salvare il giornale. Dal 2013 in avanti ho investito tutto quello che avevo su La Notizia, anche vendendo due immobili e rinunciando ai miei contributi».

Editoria, cosa c’è dietro la crisi de La Notizia
Gaetano Pedullà (Imagoeconomica).

La gestione affidata alla concessionaria di pubblicità

Pur continuando a presentarsi come concessionaria sia sul proprio sito che su LinkedIn, Ready To oggi è quindi l’editrice del quotidiano, in forza di un contratto di affitto di ramo di azienda che però è stato solo raccontato a parole: anche in questo caso non sono state esibite le carte. Il compenso sarebbe – condizionale d’obbligo – di 4 mila euro mensili, più 80 mila euro di caparra. La srl romana non risponderebbe dei debiti del precedente editore, andato in liquidazione con la sorella della dottoressa Di Lellio come liquidatrice: «Entrambe avevano collaborato con lo studio di commercialisti che da sempre ha seguito il giornale e hanno assunto l’onere con responsabilità e generosità», ci spiega Pedullà.

La richiesta di Cig e la protesta dei giornalisti

Nell’ultimo incontro del 24 settembre, Di Lellio era accompagnata da due legali che hanno spiegato come lo scarto tra costi e ricavi potrebbe portare a tre esuberi. L’editore ha quindi chiesto la cassa integrazione per lo stato di crisi, per poi scegliere tra i suddetti tagli e il passaggio definitivo al part-time di tutti e sei i giornalisti. I sindacati contestano la mancanza di un contestuale piano di rilancio: si è prospettato un aumento di fatturato di circa 150 mila euro annui, ma senza spiegare come realizzarlo. Già a metà settembre l’assemblea di redazione aveva deliberato il ritiro delle firme, affidando all’organismo sindacale un pacchetto di cinque giornate di sciopero. Ai giornalisti è giunta la solidarietà di colleghi entrati in politica come Sandro Ruotolo e Filippo Sensi del Pd, nonché quella di Alleanza Verdi e Sinistra, ma non – sottolineano polemicamente – del M5s.

Editoria, cosa c’è dietro la crisi de La Notizia
Il comunicato dei giornalisti de La Notizia.

Le strade per salvare il quotidiano

L’unico pentastellato a commentare la vicenda è proprio Pedullà. «Quando è emersa la possibilità di candidarmi al Parlamento europeo, Giuseppe Conte mi ha imposto una scelta tra il ruolo di politico e quello di giornalista», racconta. «È molto attento ai conflitti di interesse e il M5s combatte fermamente il modello-Angelucci, contemporaneamente editore e parlamentare». In quel momento, spiega l’ex direttore, il giornale si è trovato di fronte a un bivio: «La gestione è sempre stata complessa. Se per 13 anni siamo stati sul mercato, con immensi sacrifici, è anche grazie all’impegno dei giornalisti. Siamo durati più a lungo di tanti altri, pur essendo piccoli. Subentrato il ruolo politico, ho cercato un acquirente per La Notizia, ma le offerte ricevute erano risibili e, in ogni caso, la prima mossa dei nuovi proprietari sarebbe stata il licenziamento di tutto il personale. L’unica strada per dare un futuro al giornale era quella che abbiamo preso: per me La Notizia è come un figlio e le sue attuali difficoltà rappresentano un grande dolore. So che è in corso una trattativa per provare a salvarlo e spero che tutti facciano la loro parte, senza dover arrivare a tagli del personale. Sono preoccupato, ma ho fiducia nella generosità di Di Lellio e resto ottimista sulla possibilità di dare un futuro a una testata che in questi anni si è ritagliata uno spazio di rilievo per la qualità del suo lavoro. Se domani mattina si facesse avanti un compratore, credo che Ready To sarebbe felice di vendere la testata».

Le difficoltà del mercato editoriale

Pedullà spiega le difficoltà della testata con la situazione critica comune a tutto il mercato editoriale: «Il calo degli inserzionisti e l’abolizione della pubblicità legale sono fattori che hanno impattato su tutti i giornali. Se guardiamo al fatto che un editore industriale come Romeo chiude l’Unità e licenzia tre giornalisti, mentre Il Riformista va avanti proprio perché ha solo tre giornalisti, è ovvio che vada in difficoltà anche La Notizia, che ha il doppio dei dipendenti e non ha un editore strutturato alle spalle. Questa avventura è nata per un progetto di editoria etica, lanciato da me che sono un giornalista, con tutte le attenzioni verso i colleghi che sono saliti a bordo. Chi gestisce con una mentalità meno romantica, inevitabilmente deve guardare i numeri».

Editoria, cosa c’è dietro la crisi de La Notizia
La prima pagina de La Notizia del 29 settembre.

«Temo un piano per silenziare i giornali indipendenti»

Anche il clima politico, secondo l’eurodeputato, avrebbe inciso. «C’è stato un calo lineare degli investimenti pubblicitari su tutta la stampa da parte dei big spender: partecipate pubbliche, gruppi bancari e finanziari. Se questi soggetti spendono di meno, in anni in cui fanno profitti esorbitanti, mi viene il sospetto che qualcuno abbia suggerito loro di comportarsi così, per mettere in ginocchio il settore e in particolare le testate non allineate, indipendenti, fuori dal mainstream». Nel suo nuovo ruolo, Pedullà avanza anche una proposta: «Oltre a sperare in una svolta in direzione di chi ha con la stampa un rapporto molto diverso da quello dimostrato dalla destra, il M5s ha una posizione chiara sul punto: durante la convention Nova abbiamo confermato l’abolizione dei contributi agli editori, per impiegare quei fondi nel sostegno diretto di chi si informa acquistando i giornali e sottoscrivendo gli abbonamenti. È una proposta che mettiamo a disposizione della coalizione di centrosinistra… sperando che la si faccia sul serio, per combattere la destra al governo».

È morto il fotografo Umberto Pizzi

È morto il fotografo Umberto Pizzi, che con i suoi scatti ha raccontato 60 anni di storia italiana, documentando a lungo anche la mondanità delle feste romane. Avrebbe compiuto 89 anni il 7 ottobre. Lo ha annunciato il sito del Fatto Quotidiano, con cui collaborava da più di un decennio.

Aveva iniziato come fotoreporter di guerra

Nato a Zagarolo (Roma) nel 1937, Pizzi aveva iniziato a fotografare nel 1968. Nel corso della sua lunga carriera ha immortalato gli anni della Dolce Vita, documentato i vizi e i costumi della società italiana e in particolare dell’aristocrazia romana, ma anche la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Le sue foto vennero pubblicate dai magazine Time e People. Pizzi, che all’inizio della carriera era stato fotoreporter di guerra per la FAO in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania, negli Anni Duemila ha collaborato con Dagospia, pubblicando i libri Cafonal e Ultracafonal. Enorme l’archivio delle sue fotografie, composto da circa due milioni di fotografie: una parte è visibile sul suo sito.

Anche Q8 mette un tetto ai prezzi dei carburanti

Dopo Eni e Ip, anche Q8 Italia applicherà un tetto ai prezzi di benzina e gasolio. L’ha annunciato in una nota il Gruppo che gestisce una rete di circa 2.900 stazioni di servizio distribuite sull’intero territorio nazionale. Il price cap avrà una durata di 30 giorni a partire dall’1 ottobre e «si applicherà con un approccio modulare, coerente con le diverse realtà che compongono il sistema di distribuzione dell’azienda». Q8 Italia, continua la nota, «supporterà opportunamente i gestori ed i partner per garantire la sostenibilità economica dell’intera filiera».

Stefania Nobile e Wanna Marchi premiate in Campidoglio, è polemica

È polemica per la premiazione in Campidoglio di Stefania Nubile e della madre Wanna Marchi, insignite del Premio internazionale della cultura per i rispettivi libri Vendere… cara la pelle e La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. La manifestazione, ideata dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri insieme al presidente Silvestro Mucillo, è giunta alla seconda edizione e ha coinvolto personalità della letteratura, dell’arte e dello spettacolo oltre che istituzioni. Si è trattato, dunque, di un’iniziativa privata non riconducibile a Roma Capitale o al Campidoglio. Ma la premiazione delle regine delle televendite ha comunque suscitato non poca indignazione sui social. A destare clamore è la convivenza, nella stessa frase, dei loro nomi e dell’espressione “premio della cultura” oltre che di una location istituzionale come il Campidoglio.

Le polemiche sui social

«Deve essere per forza una bufala. Mi rifiuto di credere a una cialtronata del genere», ha scritto un utente su X. «Ecco il livello che abbiamo raggiunto in fatto di cultura in Italia. Complimenti soprattutto alle istituzioni che l’hanno accolta», ha fatto eco un altro. Pronta la replica di Nubile: «Fattene una ragione».

De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore

La prima mossa è stata fatta. Giuseppe De Bellis ha ufficializzato la scelta di mollare il suo ruolo di Executive vice president Sport, News
and Entertainment di Sky Italia. L’addio si concretizzerà il 4 dicembre. Per andare dove? I comunicati parlano genericamente di «una nuova sfida professionale» da intraprendere, ma la meta è già stata spifferata da Lettera43 da giorni: ad attenderlo c’è la direzione del Sole 24 Ore.

De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
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De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore

Il trasferimento, che nel mondo dell’editoria italiana sta facendo discutere, è stato commentato così da Andrea Duilio, amministratore delegato di Sky Italia: «Ringrazio Giuseppe per il grande contributo che ha dato in questi anni alla crescita di Sky Tg24 e, nell’ultimo anno, alla gestione integrata dei nostri contenuti e delle nostre produzioni, valorizzando la ricchezza e la qualità dell’offerta Sky. Impegno che proseguirà grazie allo straordinario team di professionisti che sono certo gestirà al meglio non soltanto questa fase di transizione, ma soprattutto le sfide future che ci attendono, potendo naturalmente contare sul mio supporto. A Giuseppe auguro il meglio per la nuova sfida professionale che ha scelto di intraprendere».

De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
Andrea Duilio, ceo di Sky Italia (foto Imagoeconomica).

Il segreto di Pulcinella, appunto, è l’approdo al quotidiano economico-finanziario “salmonato”, edito da Confindustria, dove subentra a Fabio Tamburini, che era al timone dal 2018. Per l’annuncio della nomina si attende probabilmente il consiglio di amministrazione del 30 settembre. De Bellis aveva appena presentato, il 3 settembre, la nuova stagione delle coppe europee e dei palinsesti sportivi di Sky Sport per il 2026/2027, nella stupenda cornice di Villa Necchi Campiglio, a Milano. Ma la sua testa, evidentemente, era già proiettata altrove…

De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
Fabio Tamburini (Imagoeconomica).

Caro carburanti, scatta il price cap di Eni e IP

Eni ha introdotto un tetto massimo di prezzo sui carburanti commercializzati da Enilive, fissando la benzina verde a 1,99 euro al litro e il gasolio a 2,19 euro al litro. La misura parte oggi, lunedì 28 settembre 2026, e durerà 30 giorni, con una possibile estensione fino alla fine dell’anno a seconda dell’andamento del mercato. Secondo l’associazione di tutela dei consumatori Adusbef, il tetto massimo ai prezzi fissato da Eni determinerà un risparmio medio da 9,35 euro su un pieno di gasolio e di 8,45 euro su uno di benzina.

IP invece applicherà il price gap in modo progressivo

Anche IP ha annunciato l’applicazione, ma in modo progressivo, di un price cap per benzina e gasolio. Socar, azienda energetica dell’Azerbaigian che a maggio ha finalizzato l’acquisizione di Italiana Petroli da Api Holding, non ha ancora comunicato un valore numerico del tetto: il prezzo dei carburanti verrà stabilito tenendo conto delle diverse esigenze della filiera e con l’obiettivo di garantire il sostegno ai partner e ai retisti. Ai circa 4 mila distributori Eni/Enilive si aggiungeranno i circa 4.500 punti vendita IP: l’effetto combinato delle due iniziative interesserà circa il 39 per cento delle circa 22 mila stazioni di servizio presenti lungo la Penisola.

Meloni ringrazia: «Segnale importante di attenzione»

«Dopo Eni, anche IP ha scelto di limitare il prezzo dei carburanti su tutto il territorio nazionale. È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti», ha dichiarato Giorgia Meloni: «Desidero ringraziare per questo il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf».

Report, Giorgio Mottola pronto a lasciare la trasmissione?

Manca poco più di un mese alla ripartenza dell’8 novembre ma Report ancora non trova pace. Da giorni, infatti, si registrano malumori in forma perlopiù anonima – di cui anche Lettera43 aveva dato conto – circa l’eventualità di un ritorno di Sigfrido Ranucci alla conduzione (la sentenza è attesa per il 30 settembre). L’ultimo retroscena uscito sul Corriere della sera è stato smentito categoricamente dal cdr dell’Approfondimento Rai, comuniato rilanciato dallo stesso Ranucci sui social. «Il titolo “’Se ritorna lui ce ne andiamo noi’, Report, la redazione contro Ranucci” non corrisponde alla realtà», si legge nella nota.

Smentite o meno, la squadra del programma è divisa. Tanto che, secondo fonti ben informate, Giorgio Mottola (a Report dal 2012) sarebbe in trattativa per lasciare la Rai. E questo indipendentemente dal reintegro o meno di Ranucci. L’inviato, insieme a qualche altro collega, potrebbe sbarcare nella sezione ‘inchieste’ di un quotidiano online. A quanto pare mancherebbe solo la firma.

Caro carburanti: torna la protesta dei trattori e i camionisti minacciano lo stop

Torna la protesta dei trattori, questa volta contro il caro gasolio: da oggi è in preparazione un presidio nazionale a Torrimpietra (Roma), al chilometro 29,7 dell’Aurelia, nello stesso punto dove, in passato, presero forma analoghe proteste degli agricoltori delle zone nord della Capitale. I coltivatori sono pronti a manifestare in particolare per il forte rincaro del gasolio agricolo, arrivato a 1,7 euro al litro (con il diesel per le automobili addirittura a 2,4 euro). Nei propositi il raduno è programmato per tre giorni.

Così Salvatore Fais, agricoltore del nord della Toscana e già leader di Riscatto contadino: «Gli agricoltori tornano a far sentire la loro voce proprio come negli scorsi anni: a febbraio 2024, per esempio, quando invasero la statale Aurelia per raggiungere la Capitale; e ad aprile 2026. Con i costi del carburante alle stelle, i produttori locali non riescono più a sostenere le spese. Dal presidio di Torrimpietra, da più di tre anni, cerchiamo di far sentire la nostra voce, ma la politica e i sindacati continuano a fare finta che non esistiamo».

E gli autotrasportatori sono pronti a scioperare

Minacciano poi lo sciopero contro il caro gasolio gli autotrasportatori. Lo ha annunciato il segretario generale di Assotir, Claudio Donati, in una conferenza stampa dell’associazione a Roma. Si tratterebbe, ha spiegato, di «un’arma definitiva», perché lo stop «anche solo per un giorno significa fermare il Paese». Anna Vita Manigrasso, presidente nazionale di Assotir, con amara ironia ha constatato che «magari non c’è neanche modo di arrivare allo sciopero»: viste le difficoltà economiche del settore, «gli autotrasportatori potrebbero fermarsi anche perché non ce la fanno più».

Ex Ilva, la Corte Ue: «Non può ricevere gli aiuti per l’energia»

La Corte di giustizia europea nega ad Acciaierie d’Italia, ex Ilva, la possibilità di beneficiare delle agevolazioni previste per le aziende energivore, cioè con alto consumo di elettricità o di gas. Nel 2024 le autorità italiane avevano respinto le domande del gruppo siderurgico per l’accesso ai benefici nel 2025, richiamando l’amministrazione straordinaria e lo stato di insolvenza. Per la Corte, una procedura concorsuale subordinata all’accertamento dell’insolvenza rende l’impresa «in difficoltà» ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato. Spetta al giudice italiano verificare il presupposto e decidere. Le regole europee che escludono le imprese in difficoltà dagli aiuti destinati alle aziende ad alto consumo di energia non possono essere derogate, anche quando la procedura concorsuale mira a riportare l’impresa alla redditività. Secondo i giudici di Lussemburgo, adottando gli orientamenti sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione, la Commissione europea ha «volontariamente autolimitato il proprio potere discrezionale» sulla compatibilità degli aiuti di Stato. Una deroga alle regole fissate in tali orientamenti violerebbe quindi principi generali del diritto Ue, in particolare quelli di parità di trattamento e tutela del legittimo affidamento.

La controversia dovrà ora essere definita dal giudice amministrativo italiano

La Corte osserva inoltre che l’Italia ha allineato la propria normativa sulle agevolazioni energetiche alla disciplina europea sugli aiuti per clima, ambiente ed energia, che esclude espressamente dagli incentivi le imprese considerate in difficoltà secondo gli orientamenti Ue sugli aiuti al salvataggio. Il fatto che le procedure concorsuali previste dalle legislazioni nazionali possano avere l’obiettivo di ripristinare la redditività dell’impresa, sottolinea la Corte, non modifica la sua qualificazione come impresa in difficoltà ai fini delle norme europee. I giudici precisano infine che gli aiuti concessi alle imprese energivore non possono essere assimilati agli aiuti al salvataggio, trattandosi di strumenti che perseguono obiettivi diversi. La controversia dovrà ora essere definita dal giudice amministrativo italiano sulla base dell’interpretazione fornita dalla Corte di giustizia.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno

È tornata Maria Rosaria Boccia. Dopo l’ospitata da Massimo Giletti allo Stato delle cose, martedì sera ha bissato a Filorosso di Antonino Monteleone. L’eclettica imprenditrice di Pompei pare però aver perso il tocco magico. In entrambi i casi, infatti, non ha fatto registrare picchi di share. Filorosso si è fermato al 2,7 per cento contro il 2,6 del martedì precedente, mentre Giletti ha incassato il 7,4 per cento contro il 7,8 per cento del debutto.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Maria Rosaria Boccia allo stato delle cose.

Dopo il bailamme mediatico del caso Sangiuliano, Boccia tenta il bis con l’effetto Ranucci, complice l’uscita del suo libro Guai a chi lo tocca, Io, Sigfrido e le tempeste («In appena 72 ore, è al primo posto tra i Bestseller Kindle di Giornalismo su Amazon», esulta lei su Instagram) e la promessa (o la minaccia, a seconda di come la si legge) di avere pronto e «congelato» un altro titolo che aprirà, assicura, un nuovo vaso di Pandora.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Il libro di Maria Rosaria Boccia.

Restando a Monteleone, non è stato salvifico per lo share nemmeno il monologo affidato a Fabio Ferrari – figlio del grande Paolo e per i più âgés Chicco Lazzaretti dei I ragazzi della 3ª C – che nei piani forse doveva essere un Massini de destra. Se sui social le sue posizioni politiche non fossero sufficientemente chiare, pochi giorni fa al Tempo aveva ammesso di non aver votato per Giorgia Meloni ma di non vedere l’ora di farlo.

Coerente, del resto, con quanto confessò al Foglio più o meno un anno fa quando oltre a esprimere stima nei confronti della premier giurò di non aver mai votato a destra e di non essersi «mai spinto oltre Calenda». Alla fine è stato cosi anche per le percentuali di share…

Avvistato Dimito in via del Tritone

Dopo l’uscita repentina dal gruppo Sae di Leonardis – avventura durata appena 21 giorni – dove è stato avvistato Rosario Dimito? A Roma, a via del Tritone, davanti al Messaggero. In tanti lo hanno riconosciuto e salutato. Tornerà alla testata che aveva abbandonato per andare a Torino? 

Brunetta schiera Visco e “sfida” Mattarella

Pomeriggio di fuoco per gli appuntamenti romani, con Renato Brunetta pronto a sfidare nientemeno che Sergio Mattarella. Mercoledì intorno alle 17 a villa Lubin, sede del Cnel brunettiano, va in scena la presentazione del libro Una nuova Bretton Woods per il XXI secolo di Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli. Brunetta ‘schiera’ Ignazio Visco, governatore onorario della Banca d’Italia, in compagnia di Enzo Moavero Milanesi, presidente di Unidroit. Alla stessa ora, però, il Presidente della Repubblica sarà nella Sala della Regina di Montecitorio per la presentazione dell’Edizione nazionale delle Opere di Aldo Moro seguita dalla tavola rotonda “L’Eredità di Aldo Moro nella Storia della Repubblica”. Curiosamente entrambi gli eventi sono moderati da firme de Il Sole 24 Ore: a Villa Lubin ci sarà Dino Pesole, a Montecitorio Lina Palmerini.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Renato Brunetta con Ignazio Visco (Imagoeconomica).

Il combattente Vespa

Non molla la prima linea. E nemmeno Rai 1. Anche se ammaccato a causa di una caduta, Bruno Vespa, indomito, dopo aver affrontato le cure al Policlinico Gemelli, non ha voluto rinviare l’intervista a Giorgia Meloni ospite sia di Cinque minuti sia di Porta a Porta, presentandosi ammaccato. La Presidente del Consiglio – che da Vespa ha attaccato frontalmente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tetto agli alunni stranieri – aveva pure proposto di rinviare l’impegno vista l’età del conduttore…

A Roma Abravanel finisce al museo

Roger Abravanel, ex direttore di McKinsey, saggista ed editorialista del Corriere della sera, è finito al museo. Che poi è la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, diretta dalla moglie, Renata Cristina Mazzantini. Martedì sera, Abravanel era a Valle Giulia per festeggiare il restauro delle opere di Pietro Consagra ed Eliseo Mattiacci. Nel giardino si è brindato insieme al presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. Mazzantini proprio al Corriere, qualche giorno fa, aveva raccontato la sua storia con Abravanel, conosciuto quando scrisse Meritocrazia. «Mio marito è un gigante», aveva sottolineato Mazzantini, «Lui è un McKinsey che si è battuto anche per l’apertura dei cda alle donne».

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Roger Abravanel a Villa Giulia (L43).

Repubblica, cosa prevede il nuovo piano industriale di Gedi

Novità in casa Gedi. Il nuovo piano industriale comincia a prendere forma. Le linee guida sono state illustrate a Roma dall’ad Mirja Cartia d’Asero al Cdr di Repubblica, durante un incontro definito «disteso». L’editore, il greco Theo Kyriakou, punta sul coinvolgimento della direzione, del management giornalistico e delle redazioni nella trasformazione del gruppo. Insomma un primo gesto di condivisione, non usuale dalle parti di largo Fochetti.

Repubblica, cosa prevede il nuovo piano industriale di Gedi
Mirja Cartia d’Asero (foto Imagoeconomica).

A ottobre previsto il lancio di Repubblica Europe

Il piano 2027-2030 ruota attorno a tre direttrici: internazionalizzazione, innovazione e interazioni. L’obiettivo è portare i contenuti oltre i confini nazionali, rafforzare digitale, video e podcast e sviluppare una maggiore integrazione tra giornali, radio, piattaforme, eventi e community. Ed è proprio l’internazionalizzazione il primo vero banco di prova del nuovo corso. A ottobre è previsto il lancio di Repubblica Europe, una sezione in inglese dedicata a chi ha un legame con l’Italia ma non parla italiano. Nei piani, non si tratta di una semplice traduzione del giornale, ma di una selezione di articoli a cura della redazione e adattati per un pubblico internazionale. L’avvio sarà seguito da una campagna internazionale e dal lancio degli abbonamenti ad hoc.

Repubblica, cosa prevede il nuovo piano industriale di Gedi
Theodore Kyriakou (Facebook).

Nessun nuovo licenziamento o prepensionamento in vista

Nel corso della riunione è stato presentato anche un bilancio dei sei mesi della gestione Antenna. Sono state rafforzate le funzioni finanza e controllo, fondamentali in un gruppo con grosso debito e un buco annuo crescente. I primi segnali economici dovrebbero vedersi già quest’anno, con un contenimento delle perdite rispetto al 2025. Parallelamente, il gruppo prevede investimenti nell’innovazione e nel rilancio delle attività digitali, anche attraverso l’ingresso di Veronica Diquattro, manager con esperienze in Spotify e Google. Qualche segnale positivo arriva anche dalle vendite in edicola. Da marzo Repubblica registra un andamento migliore rispetto al Corriere della Sera, con una differenza (in termini di copie perse) diventata più evidente da luglio e ulteriormente ampliata ad agosto. Non si tratta ancora di una crescita, ma di un primo cambiamento di tendenza. Non sono invece previsti né licenziamenti né prepensionamenti aggiuntivi rispetto a quelli già ipotizzati dalla gestione precedente, che potrebbero anzi essere ridotti. La loro attuazione resta comunque incerta, perché al momento non sono disponibili risorse nelle casse del governo.

Rosario Dimito, soppressa la sua carica in Sae dopo 21 giorni

Il Gruppo Sae ha soppresso la posizione di vice direttore editoriale con delega a banche e finanza ricoperta da Rosario Dimito. Il giornalista aveva lasciato a giugno Il Messaggero per passare al Gruppo di Alberto Leonardis, che a maggio aveva acquisito La Stampa. Dimito aveva iniziato a settembre con il nuovo incarico, volto a curare un progetto editoriale sul mondo bancario e finanziario da distribuire con le testate del gruppo. Ma dopo soli 21 giorni, per «sopraggiunte esigenze organizzative», il Gruppo ha soppresso la posizione formulando a Dimito «i migliori auguri per il prosieguo del suo percorso professionale».

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway, il colosso che ha guidato per oltre 60 anni. Il suo posto sarà preso dal figlio Howard, 71 anni, nel cda della holding dal 1993 e amministratore di una delle tre fondazioni a cui il padre ha già destinato in eredità il suo immenso patrimonio. In passato è stato anche membro del consiglio di amministrazione di Coca-Cola, uno dei principali investimenti di Berkshire Hathaway. Warren resterà nel consiglio di amministrazione e assumerà il titolo di presidente emerito. La holding ha un portafoglio azionario del valore di oltre 300 miliardi e capitalizza a Wall Street più di 1.000 miliardi di dollari. Fra le sue principali partecipazioni per valore figurano i pacchetti in Apple, Alphabet-Google, Bank of America e American Express.

Di Battista dimesso dal Gemelli: è a casa

Alessandro Di Battista è stato dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato al rientro da Cuba. Lo ha annunciato lo stesso ex deputato del M5s sui social, postando una foto con Luca Di Giuseppe, amico e presidente di Associazione Schierarsi. «Sto molto meglio e finalmente sono a casa!», ha scritto Di Battista: «Grazie ai medici e al personale del Policlinico Gemelli di Roma e grazie a tutti voi per l’affetto che ho sentito ogni giorno. Nelle prossime settimane vi racconterò il percorso che dovrò affrontare».

Il malore, il ricovero a Cuba e il rientro in Italia dopo l’operazione

Di Battista era arrivato al Policlinico Gemelli di Roma il 12 settembre, dopo essere rientrato in Italia da Cuba con un’aeroambulanza. L’ex parlamentare pentastellato aveva accusato una forte cefalea mentre si trovava sull’isola caraibica per un reportage per il Fatto Quotidiano: era stato ricoverato d’urgenza prima a Santa Clara, il più vicino al luogo in cui si trovava, e poi all’ospedale Hermanos Ameijeiras, la struttura più attrezzata dell’Avana. A Cuba erano subito arrivati la compagna Sahra Lahouasnia e due specialisti inviati dal Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore. Il 4 settembre era fallito un primo tentativo di rimpatrio: le condizioni di Di Battista erano improvvisamente peggiorate durante il trasporto in ambulanza verso l’aeroporto, circostanza che ha costretto i medici a operarlo all’Avana.

Mario Sechi nuovo direttore responsabile dell’Agenzia Dire

Dal 22 settembre 2026 Mario Sechi sarà il nuovo direttore responsabile dell’Agenzia Dire. Lo ha comunicato l’editore Stefano Valore al comitato di redazione. Classe 1968, giornalista e scrittore ex portavoce di Giorgia Meloni, ha già diretto L’Unione Sarda, il Tempo, Libero e l’Agi. Prenderà il posto di Nico Perrone, che l’editore della testata ha ringraziato per il lavoro svolto in questi anni. «La scelta di Sechi punta a dare nuovo slancio e aprire una stagione di innovazione all’Agenzia di stampa Dire, che rappresenta un importante punto di riferimento nello scenario dell’informazione italiana», ha dichiarato Valore. L’agenzia viene da un lungo periodo di difficoltà economica – tra tagli alla redazione e stati di solidarietà protratti – dopo il cambio di editore dovuto all’inchiesta per corruzione che ha colpito il precedente proprietario nonché fondatore dell’agenzia Federico Bianchi di Castelbianco.

Due settimane fa lo stato di agitazione dei giornalisti

Il 2 settembre scorso, l’assemblea dei giornalisti dell’agenzia aveva proclamato lo stato di agitazione, consegnando al Comitato di redazione un pacchetto di tre giorni di sciopero. «Il pagamento regolare e puntuale dello stipendio è un diritto di ogni lavoratore sul quale non è più possibile fare passi indietro. Esprimiamo forte preoccupazione per l’assenza di certezze circa la data di pagamento delle retribuzioni, con pesanti ripercussioni su oltre 60 famiglie. Si tratta di una situazione di emergenza che resta irrisolta», avevano scritto in una nota. Il Comitato di redazione aveva anche chiesto all’azienda impegni a garantire il regolare e puntuale pagamento dei successivi stipendi e la contestuale consegna delle relative buste paga e la prosecuzione di un confronto trasparente sulla sostenibilità del percorso di risanamento nel lungo periodo, anche attraverso la convocazione di un tavolo sindacale.

Attilio Dadda rieletto nel board globale dell’Ica

Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia e vice presidente vicario di Legacoop, è stato rieletto nel board globale dell’International cooperative aliance (Ica), risultando il 4° candidato più votato a livello mondiale con 494 voti e il 1° in Europa. La conferma per il secondo mandato è arrivata a Panama, nel corso dell’assemblea generale dell’organizzazione che rappresenta il movimento cooperativo a livello internazionale, che proseguirà fino a venerdì 18 settembre.

Una nomina strategica per la cooperazione italiana

La rielezione arriva al termine di un primo mandato nel quale Dadda ha portato all’interno della governance dell’Ica le istanze e l’esperienza della cooperazione italiana, concentrando il proprio impegno sulla centralità della cooperazione in particolare nei contesti di conflitto, per la ricostruzione dopo le crisi climatiche o i disastri naturali e per la valorizzazione dell’identità e della solidarietà delle cooperative su scala mondiale, supportando le comunità più colpite. La conferma della rappresentanza italiana all’interno del board assume un valore strategico in una fase in cui il modello cooperativo è chiamato a confrontarsi con sfide sempre più globali, dalla qualità del lavoro alla transizione ecologica, dalla crescita delle disuguaglianze all’inclusione sociale, fino allo sviluppo delle comunità e dei territori. Ambiti nei quali la cooperazione italiana rappresenta una delle esperienze più significative e storiche a livello internazionale.

«Proseguirò il lavoro per promuovere un’economia sociale che diminuisca le disuguaglianze»

«È un onore e una grande soddisfazione essere stato rieletto», ha dichiarato Dadda. «Ringrazio i colleghi e le colleghe dei movimenti cooperativi di tutto il mondo per la fiducia che hanno voluto rinnovarmi. La rielezione rappresenta per me soprattutto una grande responsabilità, quella di proseguire il lavoro avviato continuando a portare la voce della cooperazione italiana nel confronto internazionale e contribuendo, insieme ai cooperatori e alle cooperatrici di tutto il mondo, alla promozione di un’economia sociale in grado di generare benessere diffuso, diminuire le disuguaglianze, sostenere il bene comune e attuare tutti i diritti universali».

Università e campagna elettorale, la sfida del gap formativo nell’era dell’IA

La prossima campagna elettorale riaccenderà inevitabilmente i riflettori sul futuro dell’università e dell’istruzione superiore. Un dibattito che per anni si è trascinato tra promesse di maggiori finanziamenti, contrapposizioni ideologiche e discussioni sulla governance degli atenei, ma che ora urge affrontare in maniera profonda. Il contesto, tra transizione digitale e intelligenza artificiale che permea sempre più settori, impone infatti al sistema universitario una revisione sostanziale, perché i ritardi nella formazione rischiano di trasformarsi in un problema di competitività per l’intero Paese.

Italia in ritardo rispetto all’Europa

In Italia, infatti, secondo i dati del report Percorsi digitali della popolazione italiana: evoluzione, sfide e obiettivi europei dell’Istat, solo il 45,9 per cento della popolazione possiede competenze digitali di base – percentuale che scende a 36,1 nel Mezzogiorno a fronte del 51,3% del Nord. Numeri che collocano il nostro Paese al 22° posto in Europa (dove la media è di 55,5 per cento), con una distanza di oltre sei punti percentuali dalla Germania, 14 punti dalla Francia e ben 20 punti dalla Spagna. Sul fronte delle risorse, secondo l’ultimo Education at a Glance dell’Ocse, l’Italia destina all’istruzione, dalla primaria all’università, il 3,9 per cento del Pil, contro il 4,7 della media dei Paesi Ocse. Sul fronte del lavoro, il divario si traduce già in una carenza di competenze che rischia di frenare la capacità delle imprese di affrontare la trasformazione tecnologica. Una quota significativa di aziende italiane fatica infatti a trovare personale con la preparazione necessaria, e la carenza di figure preparate rappresenta uno degli ostacoli principali all’adozione, per esempio, dell’intelligenza artificiale. Il problema è quindi anche quello di un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro che, secondo le stime di Unioncamere e Anpal, arriva a costare all’economia italiana circa il 2,5 per cento del Pil ogni anno. Un quadro che rende non più rinviabile un intervento sul sistema universitario, chiamato a rispondere a trasformazioni ormai strutturali. Tre, in particolare, le questioni da affrontare.

La sfida per un’università più accessibile…

Il primo nodo riguarda l’accesso all’istruzione superiore. L’università continua a essere costruita soprattutto intorno al modello dello studente che, terminata la scuola secondaria di secondo grado, si dedica agli studi e segue un percorso lineare fino alla laurea. Ma la platea reale è molto più ampia: studenti lavoratori, adulti che devono aggiornare le proprie competenze, persone che vivono nelle aree interne e non possono permettersi i costi ormai proibitivi degli alloggi nelle città. In questo scenario, la formazione digitale può diventare uno strumento di accesso agli studi anche per quella fascia di popolazione che altrimenti non avrebbe possibilità di frequentare l’università. Un percorso complementare a quello degli atenei tradizionali, non soltanto per superare le distanze territoriali, ma anche perché offre una risposta concreta alle esigenze ormai cambiate di chi desidera proseguire il proprio percorso di studi.

…che vada oltre la platea dei giovani usciti dalle scuole

Il secondo fronte è quello della formazione permanente. L’inverno demografico ridurrà progressivamente il numero di giovani in ingresso all’università, mentre una quota crescente della popolazione dovrà aggiornare le proprie competenze nel corso della vita lavorativa. L’università dovrà quindi rivolgersi sempre meno soltanto a chi ha 19 anni e sempre più anche agli adulti. Servono percorsi flessibili e compatibili con il lavoro, sostenuti a livello governativo da strumenti come voucher individuali, crediti formativi e incentivi alle imprese sperimentati in Paesi come Corea del Sud, Germania e Spagna.

Il nodo della valutazione

C’è infine il tema della didattica. L’intelligenza artificiale sta mettendo in discussione un modello di valutazione basato soprattutto sulla verifica delle conoscenze. Secondo la Global Survey 2026 del Digital education council, soltanto il 28 per cento degli studenti ritiene che la maggior parte degli esami universitari misuri adeguatamente le competenze richieste dal lavoro nell’era dell’IA. Il problema non è necessariamente abolire l’esame tradizionale, ma chiedersi cosa debba misurare. Ragionamento, capacità di risolvere problemi, pensiero critico, verifica delle informazioni e capacità di utilizzare consapevolmente gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbero diventare più importanti della semplice memorizzazione.

Un ripensamento per formare i lavoratori del domani

La sfida della prossima legislatura, dunque, non sarà soltanto decidere quanto investire nell’università, ma ripensare a chi deve servire e quale funzione debba svolgere. In un Paese destinato ad avere meno giovani, più lavoratori anziani e un mercato del lavoro trasformato dalla transizione digitale, il vero rischio è non riuscire a formare abbastanza persone con le competenze che serviranno nel prossimo futuro.

Ex Ilva, l’indotto sospende i licenziamenti fino alla sentenza della Cassazione

Aigi e Aepi intendono sospendere i 2.500 licenziamenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto almeno fino alla sentenza della Cassazione sul ricorso presentato dai commissari straordinari contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo. L’udienza sul ricorso è stata fissata per il 20 ottobre, decisione che ha portato governo e sindacati a riaggiornare il tavolo.

I sindacati: «Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo»

«Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo alla sospensione dei licenziamenti nell’indotto almeno fino alla sentenza della Cassazione», ha detto Nicola Convertino, presidente di Aigi, ovvero l’associazione delle imprese dell’indotto dell’ex Ilva. Mino Dinoi, presidente della Confederazione Aepi (sindacato datoriale per imprese, professioni e terzo settore) ha detto: «Ulteriore atto di responsabilità da parte nostra, perché comprendiamo che la situazione è difficile».

La data dell’udienza è stata resa nota durante l’incontro a Palazzo Chigi

La notizia dell’udienza fissata per il 20 ottobre è arrivata durante l’incontro sindacati-governo a Palazzo Chigi. Di conseguenza, il governo ha chiesto alle organizzazioni sindacali di riaggiornare il tavolo. Il decreto legge con le misure a tutela dei lavoratori – che il governo avrebbe approvato oggi nel Consiglio dei ministri – sarà discusso «quando il quadro generale sarà più chiaro», hanno spiegato fonti dell’esecutivo.

Lettera di contestazione della Rai a Ranucci: «Violate norme interne»

La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una lettera di contestazione per la vicenda dei rapporti con Valter Lavitola, che può portare all’apertura di procedimento disciplinare. Il giornalista ha cinque giorni per rispondere. L’invio della missiva sarebbe avvenuto a seguito della relazione del Comitato Etico, dalla quale, secondo l’azienda, emergerebbero profili rilevanti dal punto di vista disciplinare relativi alla condotta personale del giornalista, che avrebbe violato norme interne. Il procedimento potrebbe portare a un richiamo, una sospensione e in extremis al licenziamento. A confermare la ricezione della lettera è stato Roberto De Vita, legale di Ranucci: «Ieri mattina alle 10.39 abbiamo depositato il ricorso a tutela di Sigfrido Ranucci e subito dopo, alle 18.41, è arrivata una pec della Rai con contestazioni disciplinari. Nemmeno il tempo di consentire al giudice del lavoro di valutare, in via d’urgenza, la legittimità del provvedimento del 28 agosto, che già se ne aggiunge un altro. Un tempismo irrequieto».

Qn, continua la campagna acquisti di Lmdv

Continua la campagna acquisti di Leonardo Maria Del Vecchio. Sbarca a QN anche Andrea Montanari che torna al giornalismo dopo quasi cinque anni alle Media Relations di Cdp. Con Montanari, che ha alle spalle anche 16 anni a Milano Finanza, si arricchisce la squadra di Mario Orfeo e Agnese Pini. Il calcio mercato delle penne si era aperto con due big: Guido Boffo, ex direttore del Messaggero e ora vice di Qn, e Mattia Feltri che ha lasciato la direzione dell’Huffington Post. Mentre il primo ottobre prenderanno servizio Alessandro Da Rold, in arrivo dalla Verità, e Mattia Ferraresi da Domani. Ma la lista di nomi è ancora lunga.

La festa di Class Editori con sorpresa, l’asse De Luca-Lega e le altre pillole

Prima la grande festa, poi domani pensiamo a sforbiciare. Una 24 ore paradossale quella che dovrebbe attendere Class Editori. Lunedì 14 settembre è in programma un super evento alla Triennale di Milano per celebrare il gruppo, che tra gli altri edita Milano Finanza, ItaliaOggi, Class, Capital e si autodefinisce «una realtà multimediale unica, rimasta fedele allo slancio con cui è nata. Una casa editrice che ha raccontato e continua a raccontare con respiro internazionale l’evoluzione di una società proiettata verso il futuro, dove l’innovazione è sfida e opportunità da cogliere in ogni sua forma». Il party in pompa magna è dedicato ai 40 anni di attività, descritti con toni sfarzosi: «Quattro decenni di sviluppi e cambiamenti nell’economia, nella cultura e nella vita dell’Italia e degli italiani. Otto lustri di profonde rivoluzioni, soprattutto nel campo dell’informazione. Un percorso lungo e coraggioso». E ancora: «Un viaggio proseguito sempre in prima linea con professionalità, passione, orgoglio e profondo spirito di indipendenza». Nel programma della serata sono previste «iniziative ideate per raccontare idee, protagonisti e imprese che hanno segnato 40 anni di storia, e che contribuiranno a immaginare e vivere i prossimi 40». Tutto bene, tutto bello? Insomma. Se la sera c’è il taglio della torta, il giorno dopo pare sia in agenda il taglio del personale. Secondo i ben informati proprio martedì 15 settembre è stata fissata infatti la riunione con i sindacati per discutere di esuberi e uscite “volontarie” da MF Servizi, dove c’è tutto il personale non giornalistico. Obiettivo: ridurre i costi. Dopo la festa, a qualcuno verrà “fatta la festa”?

Lo sceriffo fa asse con la Lega

Ma come, lo sceriffo Vincenzo De Luca fa asse con la Lega e attacca la giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico? Normali stranezze della politica quando c’è di mezzo il viceré. La pietra dello scandalo è stata una delibera della Regione che stanzia 8 milioni di euro per i disoccupati e gli inoccupati di lunga durata. Un progetto che prende spunto da un altro molto simile bocciato dal governo. De Luca non le ha mandate a dire all’alleato: «In un Paese normale e civile dopo che il ministero ha verificato l’esistenza di irregolarità e ha comunicato che non caccia più neanche un euro, si blocca tutto. Questa vicenda dovrebbe essere sottoposta anche alla procura e alla Guardia di finanza». E il “suo” assessore in giunta, Fulvio Bonavitacola, non ha firmato la delibera. Il ministero del Lavoro aveva disposto la revoca dei soldi, mentre il leghista Claudio Durigon, potente sottosegretario di Stato nel governo Meloni, ha negato si trattasse di una scelta politica o di un dispetto. Ora De Luca di fatto si è schierato dalla sua parte…

A chi salta la moschea al naso

Da lunedì 14 settembre a Roma viaggia il bus 252, per collegare la moschea capitolina, luogo di culto della comunità islamica, alla linea B della metropolitana. Chissà se Matteo Salvini, che è pure ministro dei Trasporti, si sarà accorto della novità introdotta dal sindaco Roberto Gualtieri, molto utile per fare un po’ di solita strumentalizzazione politica, o se magari è troppo impegnato con il caos della sua Lega. L’operazione viene descritta così: «Il collegamento circolare unisce la stazione Policlinico della metro B e B1 alla grande moschea di Roma, la più grande d’Europa, e ai quartieri che gravitano su via dei Campi Sportivi e via Giacinta Pezzana. Il nuovo servizio, progettato da Roma Servizi per la Mobilità ed esercitato da Atac, nasce per rendere raggiungibili con il mezzo pubblico, senza dipendere dall’auto, il luogo di culto e il Centro islamico culturale d’Italia, frequentati ogni settimana da migliaia di persone e in particolare nei giorni di preghiera e nelle festività, insieme a un quadrante che comprende Villa Ada, l’Acqua Acetosa e gli impianti sportivi del Foro Italico». Un’iniziativa che arriva con anni di ritardo, dato che la moschea è operativa dal 1995, e da ora in avanti utilizzerà «vetture di sette metri e mezzo adatte alle strade strette del quartiere, in esercizio tutti i giorni, festivi compresi, dalle 7.30 alle 20, con 13 corse quotidiane e una frequenza oraria». Qualcuno teme che si trasformi in una specie di “bus ghetto”…

La festa di Class Editori con sorpresa, l’asse De Luca-Lega e le altre pillole
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, a sorpresa sul palco con Jovanotti, in duetto al concerto al Circo Massimo, a Roma, domenica 13 settembre (foto Ansa).

Salvini e il buon esempio a scuola

Suona la campanella e il ministro Salvini non può certo lasciarsi scappare l’opportunità di commentare qualcosa che non dovrebbe competergli, occupandosi lui di trasporti. Ecco allora il post strappalacrime corredato di foto con grembiulino del mini-Matteo, ai tempi della 1D alle elementari: «Buon inizio di anno scolastico a bimbe e bimbi, a ragazze e ragazzi che si affacciano alla vita. E un enorme GRAZIE agli insegnanti e a tutto il personale scolastico che accompagna i nostri figli sulla strada più delicata e bella. Vivete la scuola e la vita senza paura ragazzi, non perdete neanche una occasione, godetevi ogni minuto e ogni campanella», ha scritto il leader della Lega. Che però nel 2024 era un po’ meno romantico sull’avventura dello studio: «Sì, io a scuola copiavo. Però facevo anche copiare, perché la cosa più insopportabile sono quelli bravi che non fanno copiare. Questo è un comportamento grave». Sempre un esempio.

Accise, nuova proroga dello sconto sul diesel

Il Consiglio dei ministri, che si è riunito oggi a Palazzo Chigi, ha approvato il nuovo decreto legge contro il caro carburanti: prorogato di una settimana il taglio delle accise sul gasolio. Quello appena varato dal Cdm è il 15esimo decreto per tamponare l’impennata dei prezzi innescata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La nuova proroga dello sconto sul diesel (17,1 centesimi al litro) sarà dunque valida fino alla mezzanotte di giovedì 17 settembre.

Gruppo Sae e media vaticani insieme per raccontare Leone XIV

Il Gruppo Sae e i media vaticani (Vatican News, Radio Vaticana e L’Osservatore Romano) del dicastero per la Comunicazione della Santa sede hanno siglato un accordo editoriale grazie al quale video e notizie su Papa Leone XIV e il suo pontificato saranno divulgate, 24 ore al giorno, sul sito internet de La Stampa e degli altri quotidiani del Gruppo Sae. È la prima volta che un gruppo editoriale italiano sigla un simile accordo con la Santa sede. Da venerdì 11 settembre, il widget sul sito web della Stampa informerà a getto continuo sull’attività di Leone XIV e della Chiesa nel mondo. Una finestra multimediale che offre una copertura globale su quanto accade nei sacri palazzi e nell’intera cattolicità.

La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi

Ma sai che avere questo editore greco non è poi così male? Con la trasferta pagata in terra ellenica si guarda tutto da un’altra prospettiva. Chiedere alla rappresentanza sindacale dei giornalisti di Repubblica, pronta a volare ad Atene il 7 e l’8 ottobre ospitata da Theo Kyriakou. Motivo della missione del comitato di redazione? «Una visita alla sede centrale di Antenna e una serie di incontri con i nostri colleghi greci e con l’editore». Sullo sfondo, oltre al Partenone e all’Antica Agorà, per giustificare il viaggio è stato spiegato alla redazione che ci sarà «il nuovo piano strategico di Gedi, di cui potremmo avere qualche elemento, anche se per ora non conosciamo tempi e modi della sua pubblicazione. Vi terremo aggiornati». Tra un Pita Gyros e una Moussaka magari ci scappa qualche rivelazione sulla possibile virata televisiva del gruppo…

La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi
La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi
La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi
La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi