Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana della grossa crisi

Fantascienza.com, il meglio della settimana della grossa crisi

Stargate chiude prima di aprire; Star Trek torna al formato classico; i Premi Locus, la nuova stagione di Silo, Delos 276 e le grandi saghe della fantascienza.

C'è grossa crisi, come diceva Guzzanti. Va be', ce ne sono tante grosse crisi e molto più drammatiche, ma anche la fantascienza televisiva vive la sua. Ricapitoliamo: Star Trek in tv per ora è fermo, non ci sono programmi per il futuro. C'è qualcosa di già pronto e ne avremo ancora fino all'anno prossimo, poi stop. Doctor Who ha mollato Disney e ci sono seri dubbi che possa riprendere da qualche altra parte, l'attore ha finito il contratto, uno nuovo non lo si trova (o non lo si cerca), Russell T Davis non si sa bene se sia ancora in charge di qualcosa.... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 7 giugno 2026 - articolo di S*

Nucleare, V. De Luca: misuriamo demenzialità che governa Italia

“Stiamo discutendo di nuovo di nucleare e qui misuriamo in maniera straordinaria il livello di demenzialità che governa l’Italia e la politica italiana. In un qualunque Paese civile si farebbe un ragionamento: è tanto difficile mettere in piedi alcuni docenti di ingegneria nucleare, alcuni costruttori, esperti, economisti capaci di calcolare i costi e i benefici di questi investimenti? Cioé è possibile fare una valutazione razionale e presentarla ai cittadini italiani, poi decideranno i cittadini italiani”. A dirlo il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, nel corso del suo intervento alla Conferenza nazionale delle Camere di Commercio a Paestum. “Ma è possibile che parliamo di nucleare e comincia il dibattito nucleare sì e nucleare no? Io voglio capire dal punto di vista sanitario, della sicurezza pubblica, del rapporto costi-benefici, dei tempi di realizzazione che significa nucleare, ma siamo in un Paese dove questo è assolutamente impossibile e quindi prepariamoci ad avere un altro grande dibattito ideologico, ma nel frattempo paghiamo la bolletta elettrica il triplo della Spagna e della Francia”, ha aggiunto l’ex presidente della Regione Campania.

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Paestum, Tajani, export Italia a 700 miliardi entro il 2027

I dati ci danno ragione: nel 2025 l’export italiano ha raggiunto il record di 643 miliardi e anche nel 2026 continua a crescere con forza.
La chiave è il gioco di squadra: insieme possiamo arrivare a 700 miliardi entro il 2027, facendo meglio di molti partner europei.
Dobbiamo valorizzare il risparmio degli italiani per liberare risorse agli investimenti, soprattutto infrastrutture e crescita.
Ridurre le tasse sugli investimenti nelle startup e sulle tredicesime e puntare su un’Europa più competitiva e semplificata.
Proseguiamo sulla diversificazione dei mercati e sull’energia, con nuovi sbocchi in India, Golfo, America Latina, Asia, Africa e negli Stati Uniti”.
Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Capaccio Paestum, nel Salernitano, intervenendo in videoconferenza alla Conferenza nazionale di Unioncamere. Al centro dell’intervento il ruolo dell’Europa nello scenario di “disordine globale” e le nuove dinamiche geopolitiche.
Richiamata la necessità di rafforzare competitività, semplificazione e sburocratizzazione a livello europeo.
Focus anche su finanza e credito come leve per sostenere la crescita delle imprese.
Tajani ha sottolineato il valore del piano export e della diversificazione dei mercati di sbocco. Tra le aree strategiche indicate India, Golfo, America Latina, Asia e Africa. Confermati anche i rapporti con gli Stati Uniti e il business forum previsto il 22 aprile. Annunciati appuntamenti preparatori alla conferenza nazionale dell’export, tra cui Bari il 16 giugno. “Stiamo lavorando per un’Europa più forte e competitiva, capace di liberare investimenti e semplificare le regole”, ha ribadito il ministro, rilanciando la necessità di valorizzare il risparmio privato per sostenere la crescita. L’iniziativa di Capaccio Paestum ha visto la partecipazione di istituzioni, imprese e mondo accademico. Ampio spazio ai temi dei giovani, dell’innovazione e del benessere psicologico.
L’appuntamento si è chiuso con una riflessione sul ruolo dello sport come volano economico e sociale.

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Prete: “Senza giovani a rischio competitività e sviluppo Paese”

L’invecchiamento della forza lavoro italiana non rappresenta soltanto una questione demografica, ma un fattore che rischia di compromettere competitività, produttività e capacità di innovazione delle imprese. È quanto emerge dalle analisi presentate da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne nel corso della Conferenza nazionale delle Camere di Commercio in svolgimento a Paestum.

I dati illustrati delineano un quadro che evidenzia il ruolo strategico delle nuove generazioni per il futuro del sistema economico nazionale. Secondo le stime di Unioncamere, le imprese che riescono ad attrarre e trattenere lavoratori under 35 registrano un incremento della produttività pari al 7,2%. Inoltre, le aziende con una maggiore presenza di giovani mostrano una crescita di fatturato e occupazione superiore di 1,5 punti percentuali rispetto alla media.

Lo studio evidenzia anche una stretta correlazione tra età media della forza lavoro e capacità innovativa. La propensione all’innovazione di processo cresce fino a una media di 36 anni tra gli occupati, mentre quella di prodotto raggiunge il suo picco intorno ai 42 anni, per poi diminuire progressivamente. Una dinamica che porta oggi circa il 60% delle imprese italiane a superare la soglia anagrafica oltre la quale la spinta all’innovazione tende a ridursi.

«Le nuove generazioni vivono con minori barriere culturali, territoriali e sociali rispetto al passato», ha sottolineato Andrea Prete. «Grazie a esperienze come l’Erasmus si sentono naturalmente cittadini europei e valutano opportunità, salari e qualità del lavoro su scala internazionale. Valorizzare la loro creatività e la loro capacità innovativa richiede uno sforzo condiviso tra imprese, istituzioni e sistema formativo».

Negli ultimi vent’anni il mercato del lavoro italiano ha subito una profonda trasformazione. La quota di occupati over 50 è passata dal 20% a circa il 40%, mentre quella degli under 35 è scesa dal 35% a meno del 25%. Un cambiamento che incide direttamente sulla capacità del sistema produttivo di rinnovarsi e affrontare le sfide della transizione digitale ed ecologica.

Nonostante ciò, le imprese continuano a cercare giovani. Secondo il Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, circa il 28% delle assunzioni programmate ogni anno è destinato agli under 30. Tuttavia, quasi una posizione su due risulta difficile da coprire, soprattutto per la mancanza di candidati disponibili.

Le prospettive future appaiono ancora più complesse. Tra il 2026 e il 2029 potrebbero mancare oltre 13mila laureati Stem all’anno rispetto alle esigenze espresse da imprese e pubblica amministrazione. Le figure più richieste saranno soprattutto ingegneri, economisti e professionisti del settore sanitario.

A pesare è anche il fenomeno della fuga dei giovani all’estero. Nell’ultimo decennio il numero degli italiani tra i 20 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese è quasi raddoppiato, passando da 37mila a 70mila unità annue. Secondo le elaborazioni riportate nello studio, il valore del capitale umano emigrato tra il 2011 e il 2024 ammonta a circa 159,5 miliardi di euro, pari al 7,5% del Pil nazionale.

Un’emorragia di competenze che, secondo Unioncamere, potrebbe essere almeno in parte recuperata. Le stime indicano infatti che il rientro in Italia della metà dei giovani emigrati negli ultimi cinque anni – oltre 250mila persone – genererebbe un impatto economico pari a circa 12 miliardi di euro, equivalente a mezzo punto di Pil.

Per gli esperti, investire sulle nuove generazioni non rappresenta soltanto una scelta sociale, ma una priorità economica strategica per garantire crescita, innovazione e sostenibilità al sistema produttivo italiano nei prossimi decenni.

 

 

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Salerno, colpisce la ex con un pugno: arrestato

 

Personale della Squadra Volante della Questura di Salerno, lo scorso 31 maggio, ha tratto in arresto un uomo, per maltrattamenti in famiglia.

L’intervento dei poliziotti è scaturito da una segnalazione relativa a una lite in strada tra più persone. Giunti sul posto, gli agenti accertavano che la vicenda aveva avuto origine da un acceso diverbio tra due ex coniugi legalmente separati che, al termine di una cerimonia familiare, stavano facendo rientro a bordo della medesima autovettura.

Nel corso della discussione, l’uomo avrebbe colpito l’ex moglie con un pugno al volto. L’intervento dei poliziotti ha evitato conseguenze peggiori, facendo scattare l’arresto per maltrattamenti in famiglia.

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La Scafatese è campione d’Italia

Nell’ultimo appuntamento dell’anno, quello in cui si assegna il titolo di campione d’Italia dei dilettanti, la Scafatese si presenta in uno stato di forma quasi invidiabile per essere il 6 giugno, si impone nettamente sul Vado con un punteggio tennistico e conquista lo scudetto

Ancora orfano di Maggio e con Dambros arruolato in extremis mister Ferraro sceglie Volpicelli falso nueve disegnando così il suo 4-3-3: Leonardo tra i pali, Guerra e Di Santo terzini, Baldan e Suhs centrali, linea centrale con Sicurella, Acquadro e Alessio Esposito a sostegno del tridente composto da Palmieri, Volpicelli e Convitto.

Gli undici titolari ripagano la fiducia imponendo subito i propri ritmi alla gara fin dalle prime battute: dopo il vantaggio iniziale targato Alessio Esposito il Vado resta addirittura in nove per due falli da ultimo uomo e i canarini ne approfittano per dare lo strappo decisivo alla gara prima con la punizione di Volpicelli e poi con il terra-aria di Palmieri. Nella ripresa la Scafatese arrotonda il risultato con il piazzato di Sicurella, il colpo da biliardo di Palmieri e la staffilata di Acquadro.

La finale di Teramo certifica, qualora ce ne fosse stato bisogno, la forza e la qualità di una rosa che, per uomini e lunghezza, è stata la più forte di tutti e nove i gironi della Serie D. Al Vado l’onore delle armi per una stagione comunque vincente e che ha riportato una compagine storica nel professionismo. La Scafatese, invece, prende l’ago e il cotone per cucire lo scudetto.

Nella stagione 2026/2027 il tricolore brillerà sulle maglie gialloblù

PRIMO TEMPO
2’ Subito brivido per il Vado, il corner della Scafatese chiama la difesa agli straordinari per disimpegnare
7’ Buona transizione offensiva gialloblù, il destro di Esposito dal limite si alza sopra la traversa
8’ Un minuto dopo Esposito allarga per Palmieri, dribbling secco e sinistro potente, Bellocci ribatte
11’ Pisanu tenta il bolide dalla distanza, Leonardo blocca in due tempi
14’ Scafatese in vantaggio: riesce alla perfezione lo schema gialloblù, Baldan lancia in profondità per l’inserimento di Alessio Esposito che, con freddezza, di sinistro incrocia e insacca. 0-1
21’ Vado in dieci, su retropassaggio non preciso Esposito si avventa sul pallone e Bondioli è costretto a fare fallo da ultimo uomo
22’ Dalla successiva punizione il destro di Convitto supera benissimo la barriera e si infrange sul palo a Bellocci battuto
26’ Stop a seguire spettacolare per Palmieri che guadagna il fondo e serve a rimorchio Volpicelli, il numero 7, oggi schierato attaccante centrale, non riesce a concludere verso lo specchio
29’ Ancora una volta Scafatese pericolosa, Bellocci prima colpisce di testa fuori area e poi blocca la girata volante di Palmieri
32’ Dall’altro lato del campo è ancora una volta Pisanu a tentare il jolly dalla distanza, questa volta la sfera esce di poco a lato
33’ il destro a giro di Convitto sibila vicinissimo al palo della porta di Bellocci, ma la palla si spegne a lato
36’ Destro potente di Acquadro, Bellocci è costretto a metterci i pugni, poi Gulinelli salva in angolo
39’ Vado in nove: sponda di Volpicelli, Palmieri ruba il tempo al subentrato Gulinelli che è costretto, come Bondioli in precedenza, a spendere il fallo da ultimo uomo per non lasciare l’esterno canarino da solo davanti al portiere
40’ Raddoppio della Scafatese: dalla successiva punizione Volpicelli è implacabile, disegna una traiettoria che dà un bacio al palo e non lascia alcun scampo a Bellocci. 0-2
42’ Tris della Scafatese: numero da capogiro di Convitto che libera il destro, Bellocci respinge, Esposito recupera il pallone e serve Palmieri che di sinistro fa partire una rasoiata imparabile sul palo più lontano. 0-3

 

SECONDO TEMPO
47’ Cross di Palmieri per Volpicelli che non riesce a schiacciare, palla alta.
51’ Poker della Scafatese: Alessio Esposito imbuca, Volpicelli con un colpo di tacco illuminante libera in area Sicurella che davanti al portiere non perdona. 0-4
63’ Altro tiro a giro di Convitto, Bellocci riesce in due tempi a controllare il pallone
73’ Ancora gol della Scafatese: colpo da biliardo di Palmieri sul quale nulla può l’incolpevole Bellocci, la palla colpisce il secondo palo e poi entra in rete. 0-5
78’ Due volte Bellocci salva il Vado, prima sul missile di Acquadro dalla trequarti e poi sull’interno di Badji
84’ Sesto centro della Scafatese: questa volta Bellocci nulla può sulla staffilata all’incrocio di Alberto Acquadro. Il numero 5 colpisce con la specialità della casa. 0-6

TABELLINO:

VADO (4-3-3): Bellocci; Rosa, Lazzarini Mirko, Bondioli, Lupinacci; De Rinaldis (77’ Lazzarini Patrick), Pisanu (53’ Sacco), Abonckelet; Arras, Raffini (25 Gulinelli), Vita (70’ Bussaglia)
A disposizione: Gattuso, Bussaglia, Gulinelli, Cecchina, Lazzarini, Alfieri, Sacco, Stampi, Alluci.
All: Marco Sesia

SCAFATESE (4-3-3): Leonardo; Guerra (61’ Calzone), Baldan, Suhs, Di Santo; Sicurella (53’ Faiello), Acquadro, Esposito Alessio; Palmieri (82’ Altobello), Volpicelli (66’ Badji), Convitto (70’ Istrice).
A disposizione: Becchi, Dambros, Calzone, Faiello, Istrice, Altobello, Molinaro, Badji, Conteh
All: Giovanni Ferraro

RETI: 14’ Esposito Alessio, 40’ Volpicelli, 42’ Palmieri, 51’ Sicurella, 73’ Palmieri, 84’ Acquadro

Arbitro: Marco Costa di Busto Arsizio
Assistenti: Matteo Panella di Ciampino e Riccardo Targa di Padova. Quarto ufficiale: Andrea Giordani di Aprilia
Note: Espulsi: Bondioli (V), Gulinelli (V). Calci d’angolo: 0-3. Recupero: 2’ pt, 0’st

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Esame forense, Assotutela: “grande vittoria di buonsenso. accolte le nostre istanze, slitta la riforma”

“Accogliamo con grande soddisfazione il rinvio della riforma dell’esame forense e delle nuove disposizioni previste dal Governo. È una scelta di responsabilità istituzionale che conferma quanto da mesi sosteniamo insieme all’Avv. Antonio Melillo: le riforme della giustizia non possono essere improvvisate né scaricate sulla pelle di migliaia di giovani praticanti avvocati”.Lo dichiara Michel Emi Maritato, Presidente Nazionale di Assotutela, commentando il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri che rinvia l’entrata in vigore delle novità relative all’esame di abilitazione forense e al GIP collegiale.
“Come Assotutela – prosegue Maritato – abbiamo rappresentato con forza la necessità di evitare un cambiamento affrettato, privo delle necessarie garanzie organizzative e di una reale sostenibilità del sistema giudiziario. Il rinvio rappresenta una vittoria del dialogo, della competenza e del pragmatismo. In questo percorso, determinante è stato il lavoro dell’Avv. Antonio Melillo, Presidente della Commissione Centrale per l’Esame di Avvocato presso il Ministero della Giustizia e Coordinatore Regionale Campania di Assotutela, che ha saputo interpretare con equilibrio, competenza e spirito istituzionale le criticità esistenti”.
Secondo Assotutela, il differimento consentirà di evitare disorientamento tra i candidati e di garantire un esame realmente meritocratico, chiaro e coerente con le esigenze della professione forense.“Non si può chiedere ai giovani di affrontare una delle prove più importanti della loro vita professionale in un quadro normativo incerto e mutevole. Servono regole certe, tempi adeguati e un confronto autentico con chi vive quotidianamente il mondo della giustizia. Oggi prevale il buon senso”.Maritato conclude: “Questa decisione dimostra che quando le istituzioni ascoltano le proposte serie e concrete provenienti dalle associazioni, dai professionisti e dagli operatori del diritto, il risultato può essere positivo per tutti. Assotutela continuerà a vigilare affinché ogni riforma sia realmente al servizio della giustizia, dell’avvocatura e delle nuove generazioni di professionisti”.

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Buttafuoco: Esclusione Erri De Luca? Riflesso condizionato

“Erri De Luca escluso dal festival letterario di Salerno? Non è censura, è peggio, è un riflesso condizionato. È un automatismo mentale che ormai prende piede”. Lo ha affermato il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, intervenendo alla Festa dell’Innovazione del Foglio. Secondo Buttafuoco, questo meccanismo scatta ”dall’una e dall’altra parte, quando lo fanno i buoni sia quando lo fanno i cattivi, ormai è diventato un obbligo dire ‘no, tu no’. È un retaggio di una mentalità che parte da lontano: quando c’è la consapevolezza che il legno dell’umanità è storto, c’è sempre qualcuno che lo vuole raddrizzare”. Intervistato sul palco dal vicedirettore del Foglio, Salvatore Merlo, Buttafuoco ha risposto anche a una domanda sul legame tra le polemiche e i numeri record arrivati quest’anno dalla Biennale. “Sono 131 anni di storia della Biennale, e c’è sempre stato durante la biennale questo riferirsi alla Storia nel suo farsi”, ha spiegato. Aiuta? ”Diciamo che sicuramente c’è un rapporto privilegiato tra un’istituzione che è, tra quelle italiane, la più rodata sulla scena internazionale e quello che accade intorno. L’aiuto è reciproco”

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Pierro: Con Vannacci scelgo la coerenza

“Non cambio ideali, scelgo la coerenza”. Con queste parole il deputato salernitano Attilio Pierro annuncia, con un post social, la propria adesione al movimento politico guidato dal generale Roberto Vannacci. “Dopo dodici anni di militanza nella Lega e la successiva breve esperienza in Forza Italia – dice – ho deciso di aderire a Futuro Nazionale”. “Si tratta di una scelta che qualcuno potrebbe giudicare sorprendente per la sua rapidita’. In realta’ – sottolinea Pierro – e’ una decisione maturata nella piena consapevolezza che la politica non puo’ essere soltanto appartenenza a un partito, ma deve essere soprattutto fedelta’ ai propri valori. Ho sempre creduto nella difesa dell’identita’ nazionale, nella sovranita’ dell’Italia, nella valorizzazione dei territori, nella sicurezza, nelle nostre radici culturali e nella tutela degli interessi del popolo italiano. Sono principi che hanno accompagnato tutto il mio percorso politico e personale”. Per il parlamentare, “l’approdo in Forza Italia e’ stato compiuto con rispetto e convinzione, ma in questi mesi non ho trovato quella piena sintonia ideale che considero indispensabile per svolgere con passione e coerenza il mio impegno politico”. Con la nascita di FN, invece, “ho ritrovato una comunita’ politica capace di interpretare senza ambiguita’ quei valori nei quali mi riconosco da sempre. Ho rivisto in questo progetto la stessa passione, la stessa determinazione e la stessa visione che mi hanno portato a impegnarmi in politica”. “Lascio una realta’ politica consolidata e certamente rassicurante. Lascio un approdo sicuro. Ma nella vita ci sono momenti in cui bisogna scegliere tra la comodita’ e la coerenza. Io ho scelto la coerenza”, prosegue Pierro rimarcando che “non rinnego il mio passato. Al contrario, proseguo un percorso che oggi trova in Futuro Nazionale la sua espressione piu’ autentica”. Aderisco a Futuro Nazionale con entusiasmo, mettendo a disposizione la mia esperienza e il mio impegno per costruire una destra forte, credibile, radicata nei territori e orgogliosamente al servizio della Nazione”, conclude.

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Salernitana, Il 19 giugno la “Festa dell’Appartenenza”

Una serata all’insegna della passione granata per celebrare i 107 anni di storia della US Salernitana 1919. Gli Ultras Movement Salerno hanno organizzato per il prossimo 19 giugno, a Piazza Casalbore, la tradizionale “Festa dell’Appartenenza”, appuntamento dedicato ai tifosi della Bersagliera e alla cultura ultras che da sempre accompagna le vicende del club.

Il programma prenderà il via alle ore 19 con attività dedicate ai più piccoli. Sono previsti spettacoli, giochi e momenti di animazione, con la possibilità di vincere gadget ufficiali della Salernitana grazie alla collaborazione con Patapunfete Animation.

Alle 21 spazio ai simboli della storia e dell’identità granata. I tifosi accoglieranno i gruppi gemellati e le diverse anime della Curva Sud con un suggestivo sventolio di bandiere storiche, in uno dei momenti più attesi della manifestazione.

Dalle 22 la festa entrerà nel vivo con uno spettacolo dedicato agli anni Novanta. Protagonista sarà la “Nave Granata”, accompagnata dalla musica di Alexx Dj e dalla direzione artistica di Marco Montefusco. Nel corso della serata sono attese anche diverse vecchie glorie della Salernitana, insieme a Luca Speakeruccio, storica voce dello stadio Arechi e speaker ufficiale del club.

Come da tradizione, la manifestazione si concluderà allo scoccare della mezzanotte con la consueta torciata, accompagnata dai cori della tifoseria organizzata, per rendere omaggio ai 107 anni di storia della Salernitana e rafforzare il senso di appartenenza che lega generazioni di tifosi ai colori granata.

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Revocati arresti domiciliari a Fortunato ex sindaco di Santa Marina

Sono stati revocati gli arresti domiciliari per Giovanni Fortunato. Gli  è stato imposto il divieto di dimora in provincia di Salerno nell’ambito dell’udienza del processo di primo grado presso il Tribunale di Lagonegro.

 

L’ex sindaco di Santa Marina è accusato, insieme ad altre sei persone, di reati che spaziano dalla corruzione alla concussione, fino alla lottizzazione abusiva.

La complessità del caso fa prevedere una lunga battaglia legale. La prossima udienza è stata calendarizzata per il 6 luglio.

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Chi è Del Bigtree, il guru no-vax alleato di Kennedy sbarcato in Italia

Make Italy Healthy Again. Il movimento no-vax legato al segretario della Salute Usa Robert F. Kennedy è sbarcato anche in Italia. E a portare il verbo non è stato un personaggio qualsiasi. Il giornalista e producer Del Bigtree ha infatti fatto capolino a fine maggio nel nostro Paese. Un tour che lo ha visto presentare a Roma, Milano, Venezia, Padova e in Sardegna il suo ultimo film-documentario no-vax An Inconvenient Study. Il viaggio di Bigtree non si è però limitato alle sale cinematografiche. Il produttore ha rilasciato interviste, incontrato giornalisti, attivisti e cercato nuovi proseliti. Spingendosi persino anche a dare “consigli” al nostro ministro della Salute.

Dai documentari no-vax all’Informed Consent Action Network

Bigtree è un personaggio di prim’ordine nel panorama no-vax legato al mondo MAGA. La sua fama è iniziata nel 2016, anno di uscita del documentario da lui prodotto, Vaxxed: From Cover-Up to Catastrophe. Il film era diretto da Andrew Wakefield, un ex medico inglese divenuto famoso alla fine degli Anni 90 per aver pubblicato uno studio che collegava direttamente l’autismo ai vaccini contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Lo studio si era poi rivelato manipolato e Wakefield era stato espulso dall’ordine dei medici. Nonostante i trascorsi di Wakefield, Bigtree decise di dare voce alle sue opinioni. Da allora si è dedicato anima e corpo alla causa no-vax. E il suo interesse va ben oltre i film. Bigtree ha infatti fondato la sua personale ONG Informed Consent Action Network (ICAN). Organizzazione da anni attiva negli Stati Uniti per cercare di limitare ed eliminare l’utilizzo dei vaccini. E negli ultimi anni è cresciuta enormemente. Merito di due fattori: la vicinanza a Kennedy e lo scoppio del Covid-19.

Chi è Del Bigtree, il guru no-vax alleato di Kennedy sbarcato in Italia
Del Bigtree al FreedomFest di Las Vegas nel 2024 (foto Gage Skidmore).

La collaborazione con Kennedy e le politiche MAHA

Bigtree ha infatti soffiato abilmente sulle perplessità di parte dell’opinione pubblica attorno ai vaccini anti-Covid e alle misure anti-pandemiche. Nel giro di pochi mesi dallo scoppio della pandemia, il suo podcast, prima disponibile su YouTube e ora sulla piattaforma Rumble, ha visto triplicare gli ascolti. La pandemia ha anche unito maggiormente Kennedy e Bigtree. I due hanno condiviso gran parte delle teorie complottiste sulla gestione del Covid. Tanto che il produttore è stato il responsabile comunicazione della campagna presidenziale di Kennedy nel 2024. La lettera pubblicata da Bigtree in occasione della nomina era abbastanza chiara sui comuni intenti dei due.  Nel testo il neo-responsabile comunicazione sosteneva che i vaccini contro il Covid fossero responsabili di numerosi casi di lesioni e decessi. Inoltre esortava i propri sostenitori a «fermare il Nuovo Ordine Mondiale dei globalisti» e a unirsi, al di là delle divisioni politiche, sotto la bandiera della «libertà medica». Bigtree ha poi seguito Kennedy nella decisione di ritirarsi dalla campagna e appoggiare Trump. E non a caso oggi è uno dei sostenitori più entusiasti delle politiche Make America Healthy Again (MAHA) portate avanti dall’amministrazione Trump e in particolare da Kennedy. Tra i pilastri della nuova sanità, secondo Kennedy, c’è infatti, neanche a dirlo, proprio la messa in discussione dei vaccini. Uno scetticismo che con Bigtree è sfociato addirittura nel voler favorire il contagio dei bambini da malattie mortali come la poliomelite. In un’intervista al The Atlantic, il produttore americano ha infatti detto che vorrebbe che suo figlio «si contagiasse con la poliomelite e il morbillo». Anzi, ha aggiunto di essere infastidito dal fatto che tanti bambini vaccinati rendano così difficile che questo avvenga.

Chi è Del Bigtree, il guru no-vax alleato di Kennedy sbarcato in Italia
Il segretario alla Salute Usa, Robert F. Kennedy Jr, e Donald Trump (Ansa).

Il gran tour italiano grazie al Popolo delle mamme

Le sue idee hanno a volte messo in imbarazzo anche lo staff dell’amministrazione Trump. Nel 2024 una portavoce cercò di mettere in chiaro che «le opinioni di Bigtree non rappresentano né quelle di Trump né quelle di Kennedy». Nonostante la presa di distanza, i rapporti tra Bigtree e Kennedy sembrano rimasti ottimi. Sotto la nuova amministrazione, l’ICAN ha anche visto le sue entrate toccare il record di 23 milioni di dollari. E ora il prossimo passo di Bigtree sembra essere quello di internazionalizzare la sua figura. Insieme a Francia, Polonia, Giappone e Australia, l’Italia è stata tra i Paesi prescelti per il nuovo progetto. Il viaggio è stato reso possibile anche grazie al contributo del Popolo delle mamme, un’organizzazione italiana da sempre impegnata nella lotta ai vaccini e per la «libertà sanitaria». 

Gli incontri con Gasparoni e le ospitate da Foa

Nel suo tour, Bigtree ha incontrato volti noti del movimento italiano contro i vaccini, come Pietro Gasparoni, medico diventato simbolo dei no-vax per aver pubblicato nel 2022 una comunicazione ai pazienti in cui invitava a non vaccinarsi contro il Covid. Anche a livello mediatico Bigtree ha raccolto diverse ospitate. È stato ospite del programma social Giù la testa di Marcello Foa, ex presidente della Rai vicino alla destra. In quell’occasione, Bigtree ha ammesso di aver «saltato di gioia» alla notizia del ritiro dei fondi all’Oms deciso da Trump. Anche Eleonora Tomassi, volto social del Tempo, lo ha voluto ospite nella sua trasmissione online Como States

Forse influenzata dal contesto – le riprese del programma si svolgono infatti davanti a Palazzo Chigi – Tomassi ha chiesto a Bigtree di dare qualche consiglio al ministro della Salute Orazio Schillaci. L’ospite non si è certo fatto pregare e ha chiesto, tra le altre cose, di «rivedere con grande attenzione» le politiche vaccinali in Italia. Chissà che ne pensano a Lungotevere Ripa…

Cosa dice sul cinema il successo di Backrooms

C’è un film che è in testa alle classifiche degli incassi in Italia e, qui sta la sorpresa, è un horror. Si tratta di Backrooms, del giovanissimo regista Kane Parsons, 21 anni compiuti. Un vero e proprio caso riguardante i rapporti tra Internet e il cinema. Il film nasce infatti dall’apparizione di un video su YouTube dello stesso Parsons, che ha toccato in poco tempo i 70 milioni di visualizzazioni. Il video è il nucleo germinale da cui la casa di produzione A24, specializzata in film arty ma anche di genere (vedi gli ultimi lavori di Ari Aster e il recente The Drama), ha deciso di trarre il Backrooms uscito nelle sale: l’esordio più redditizio nella storia della stessa A24, lanciato a livello globale, in oltre 30 Paesi.

Il richiamo all’estetica dell’IA e alla struttura dei videogiochi

Cosa sono le Backrooms? Spazi misteriosi e nascosti, presenti nelle spire profonde degli edifici, a cui si accede attraverso una soglia improvvisa e da cui si dipana un labirinto di vani, corridoi, cunicoli, cortili, vasche e cornicioni che sembra la fotografia sbiadita e abbandonata dell’edificio stesso, ma anche l’immagine sfinita della realtà esterna nel suo complesso.

Tale geografia, o topografia, richiama tutta una segnaletica virtuale cara ai navigatori in Rete, nonché l’estetica dell’intelligenza artificiale e la struttura dei videogiochi. Da qui, il passaparola tra il pubblico under 30, e il successo che ne deriva.

Al cinema, questa cyber-dimensione viene innescata in una struttura narrativa facile e riconoscibile, ossia il genere horror (l’horror “elevato”, cioè psico-filosofico), per cui i due protagonisti, a turno, finiscono intrappolati nel labirinto misterioso, con tutti gli choc, i soprassalti, le grida, le tensioni del caso. Hollywood è contenta, perché il caso risolverebbe un cruccio produttivo che si era inesorabilmente fatto strada tra le mura degli studios, ovvero l’estenuante ricorso alle serie di prequel, sequel, spin-off, basati su brand ultra-riconoscibili, quali Star Wars e The Avengers. Visti i recenti magri incassi di Star Wars – The Mandalorian and Grogu, si tratta di una chiave produttiva che ha iniziato ormai a mostrare la corda. 

Cosa dice sul cinema il successo di Backrooms
Cosa dice sul cinema il successo di Backrooms
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Cosa dice sul cinema il successo di Backrooms
Cosa dice sul cinema il successo di Backrooms
Cosa dice sul cinema il successo di Backrooms

Se l’iPhone diventa il punto di fruizione migliore possibile

Al cinema, allora, ho guardato forse più il pubblico che il film. Nella fila davanti a me, durante la proiezione, una giovanissima spettatrice inquadrava lo schermo con il suo iPhone, registrando le immagini. Ho avuto l’impressione che non si trattasse di blanda pirateria audiovisiva, ma di qualcosa d’altro: la ricerca del punto di fruizione migliore possibile, attraverso il monitor dell’apparecchio, come se l’iPhone fungesse da occhialetti colorati per il 3D; oppure quando in un concerto rock il pubblico con il cellulare in mano registra la performance sul palco. La ragazza davanti a me (in realtà erano due) notificherebbe così una modalità di fruizione comune sia al cinema sia alla musica. Guardare attraverso il monitor uno schermo cinematografico fa venire meno l’abituale distinzione tra spettacolo dal vivo e proiezione registrata. Possiamo immaginare la ragazza che mostra poi a un’amica sia le immagini di Blackrooms catturate sullo schermo, sia un’esibizione sul palco di Vasco Rossi, senza differenza alcuna. L’importante è l’evento in quanto tale. Per la musica è un’abitudine, per il cinema forse una novità.

Dalla fuga degli spettatori al sopraggiungere della locomotiva dei Lumière sino alle mastodontiche proiezioni di Nascita di una nazione con l’orchestra in sala, il cinema ha fin dalle origini cercato la dimensione dell’evento, in tutte le declinazioni possibili: l’evento rigidamente d’autore, Hiroshima, mon amour di Resnais, oppure l’evento sia di genere che d’autore, 2001: odissea nello spazio di Kubrick. Per giungere, oggi, alle anteprime di The Odyssey di Christopher Nolan, con i biglietti esauriti un anno prima: esattamente come accade per i concerti rock.

Più che un film è un’installazione artistica

La critica specializzata ha scritto come Backrooms, più che un film, sarebbe allora un evento, o meglio un’installazione di arte contemporanea. Giova ribadire come il cinema stesso, sin dal suo apparire, sia sempre stato un’installazione di arte contemporanea: basti pensare ancora alla fuga degli spettatori davanti al treno dei Lumière, nell’anno 1895. Come si spiegherebbe, inoltre, la possibilità di vedere un film, dicendo di averlo effettivamente visto, sul monitor piccolo del telefono cellulare, magari in metropolitana, se il cinema, di suo, non fosse capace di installarsi, appunto, su una varietà articolata di supporti e ambienti possibili?

In breve, Backrooms non farebbe che assestare una procedura in atto già da più di un secolo: il merito del film, e dunque il suo successo, è quello di manifestare l’assestamento in maniera così esplicita che la ragazza davanti a me non ha resistito ad accendere l’iPhone e registrare lo schermo, come fosse l’esibizione dal vivo sul palco di un concerto rock.

Backrooms è un quasi accettabile episodio esteso di Black Mirror

Detto questo, ci sarebbe anche Backrooms in quanto opera filmica compiuta: un quasi accettabile episodio di Black Mirror esteso fino a due ore. La storiella horror, i due protagonisti alle prese con gli incubi della zona oscura chiamata Backrooms, è il pretesto per innescare la felicità di una fruizione prevista in Rete, preordinata nel film, e infine da condividere sul cellulare con gli amici. Per trovare motivi di interesse, dovremmo anche in questo caso risalire alle origini dell’immaginario contemporaneo, per esempio a Walter Benjamin e le sue riflessioni sul fotografo parigino Eugène Atget. Costui era specializzato in «particolari di città, una lunga fila di forme di stivali, oppure i cortili di Parigi dove dalla mattina alla sera sono allineate le carrette, le tavole ancora apparecchiate dopo il pasto, le stoviglie non ancora rigovernate». Il carattere di simili pose è colto da Benjamin con precisione: «Tutte queste immagini sono vuote, vuoti gli scaloni d’onore, vuoti i cortili, vuote le terrazze dei caffè. Tutti questi luoghi non sono solitari, bensì privi di atmosfera; in queste immagini, la città è deserta, come un appartamento che non ha ancora trovato gli inquilini nuovi» (in W. Benjamin, Piccola storia della fotografia). 

Il va-e-vieni tra interno ed esterno è una finestra di libertà o un loop chiuso su se stesso?

A 100 anni di distanza, le Backrooms di Parsons assomigliano molto alle fotografie di Atget: spazi privi di atmosfera, vuoti, solcati da oggetti spenti e accatastati. La differenza è che gli ambienti di Parsons, e della A24, non aspettano alcun inquilino nuovo, perché non guardano a un futuro possibile. Il film è cadenzato da panorami di agglomerati cittadini orizzontali fiochi e stinti, presumibilmente in California, avvolti nella caligine, senza passanti o cittadini.

L’idea è dunque quella del palindromo: sia le sotterranee Backrooms che l’esterno urbano risultano senza futuro possibile, ossia vuoti e privi di atmosfera. L’interno sfinisce nell’esterno, e subito viceversa.

Il film inizia con il protagonista che si presenta al consueto appuntamento della seduta di psicoterapia. La dottoressa lo invita a un gioco di simulazione, in cui lui deve rivivere la scena traumatica che ha provocato la separazione dalla moglie, moglie ora interpretata dalla dottoressa medesima. Durante la scena, inoltre, capita che il paziente si premuri di chiedere se in quel momento sta parlando alla terapeuta o alla moglie: e se lui, dunque, risulti il se stesso di adesso, o quello della scena fatidica. Anche qui, emerge la figura del palindromo: tra persona e personaggio non c’è più il filtro della maschera, che gestisce lo sdoppiamento, ma simultaneità sfinita di condizione, proprio come per le Backrooms e le immagini di città, che non si distinguono in nulla.

Questo forse è il nervo scoperto dell’immaginario contemporaneo, che il film fa vibrare: il dilemma se il va-e-vieni ininterrotto tra interno ed esterno, tra il virtuale e il reale, tra il Sé e il corpo, sia una finestra di libertà oppure un loop chiuso su se stesso. Se non emergono più mediazioni, sociali e culturali, tutti risultiamo condannati a una spugnosa asfittica e totalitaria immediatezza.

Benjamin accostava le fotografie di Atget all’estetica del Surrealismo, optando dunque per la finestra di libertà. A film finito, sinceramente, lo spettatore coltiva qualcosa simile alla sensazione opposta.

La rivincita della mediocrità

Ma non dimentichiamo la ragazza della fila davanti a me, intenta a registrare lo schermo con l’iPhone. Il suo gesto diventa importante perché pone comunque una mediazione, un imprevisto diaframma nel circuito chiuso della comunicazione tra interno ed esterno. Assegna uno sguardo a quelle Backrooms (e anche le fotografie di Atget) che ne risultano prive. Il dilemma per lo meno spicca e si rilancia. Sul monitor del telefonino della ragazza, Backrooms film è cinema per il pubblico o video personale? Messaggio d’autore, e di A24, o collezione digitale nella galleria dello spettatore? È un palindromo di opportunità, oppure un loop soffocato? Valore di scambio o valore d’uso? A 100 anni di distanza, può forse ancora avere ragione Benjamin e cioè che nella cultura di massa la riproducibilità tecnica rimane un buon antidoto al Potere, e persino istinto di sopravvivenza per la rivoluzione?

In ogni caso, meno male che film mediocri fanno venire in mente qualcosa che film molto più illustri, chissà perché, lasciano inespresso e muto. Certo, per giovarsene, bisogna amare più il cinema che i film.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti

Non si sono ancora placate le polemiche per gli incidenti politico-mondani occorsi durante la parata del 2 giugno e la successiva festa al Quirinale: l’assenza malamente giustificata dei leader del campo largo, Giorgia Meloni non citata nel monologo di Paola Cortellesi sulle donne della Repubblica, il forfait del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, impegnato a vegliare sulle grandi opere e a scongiurare il prossimo sciopero dei treni (lui è l’unico che lavora quando gli altri fanno festa, e viceversa. Devono avergli dato un calendario fallato, con i giorni neri al posto dei rossi).

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
La premier Giorgia durante la parata del 2 giugno (foto Ansa).

Ma più clamorosa e dolorosa è stata la freddezza sugli episodi che prendono a calci tutte le belle parole spese per celebrare gli 80 anni della Repubblica democratica fondata sul lavoro: la strage dei braccianti a Cosenza, l’inchiesta milanese sullo schiavismo (eufemisticamente chiamato caporalato) nel maxi-cantiere per la costruzione del Consolato americano.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
I braccianti afghani Ullah Ismat Qiemi, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad, bruciati vivi ad Amendolara (foto Ansa).

Lavorano solo i maschi over 50: donne e giovani restano a casa o emigrano

E sono solo le ultime aggiunte a un cahier de doléances che va dai quasi 200 morti sul lavoro solo nel primo trimestre di quest’anno ai licenziamenti negli stabilimenti italiani Electrolux, dalle 117 aziende che nel 2026 hanno chiuso i battenti agli illusori record di occupazione, riguardanti solo i maschi over 50, mentre donne e giovani restano a casa o, se possono, emigrano.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Operai al lavoro nel cantiere del nuovo consolato Usa a Milano (foto Ansa).

A dire il vero, è scorretto tirare in ballo i cahiers de doléances, i rapporti scritti sulle sofferenze del popolo nella Francia prerivoluzionaria: anche durante l’Ancien Régime, ogni tanto il sovrano li prendeva in considerazione. Delle sofferenze dei lavoratori italiani, invece, al governo non sembra importare granché.

Il potere d’acquisto delle famiglie crolla e la crescita resta al palo

Per Meloni “lavoro” è un concetto fine a se stesso, come “stabilità”: buono per le dichiarazioni trionfali, ma vuoto di significato, alla luce dell’articolo 36 della Costituzione, che prevede retribuzione sufficiente per garantire un’esistenza libera e dignitosa, limiti di orario, riposo settimanale e ferie pagate. E lo è anche alla luce della semplice logica: se in Italia gli occupati aumentano, ma il potere d’acquisto delle famiglie crolla e la crescita resta al palo, dev’esserci qualcosa che non funziona.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Un’immagine di Giorgia Meloni (foto Ansa).

Il lavoro riguarda più che altro il mantenimento dell’ordine pubblico

Deve tenere impegnato l’individuo, distrarlo da progetti delinquenziali e fargli guadagnare qualche soldo, abbastanza per le piccole spese, ma non per i vizi. L’occupazione, insomma, è prima di tutto qualcosa che tiene occupati. Una questione che riguarda più il mantenimento dell’ordine pubblico che lo sviluppo e la modernizzazione del Paese, la felicità e la dignità dei cittadini o il futuro dei giovani.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Laureati (che poi scappano dall’Italia).

Questo pensiero spiegherebbe anche il totale disinteresse per la fuga all’estero dei laureati (146 mila negli ultimi 10 anni): non è conveniente tenersi fra i piedi gente giovane e istruita che non si accontenta del lavoretto precario e non puoi bollare come “maranza”.

Disoccupazione e inattività femminile: l’Italia è prima in Europa

Dalla concezione profilattica del lavoro deriva anche la disattenzione verso la disoccupazione e l’inattività femminile, dove l’Italia è prima in Europa: far lavorare le donne è meno urgente, perché, a differenza dei maschi, quando non hanno un impiego è più difficile che stiano con le mani in mano o, peggio ancora, che le usino per fare più danni che vendere foto dei piedi su OnlyFans.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Slogan per i salari durante lo sciopero nazionale USB a Napoli (foto Ansa).

In questo panorama che sta scivolando sempre più verso scenari dickensiani (dopo il Covid, in Italia si registra un costante aumento del lavoro minorile, strano che Meloni non rivendichi anche questo), l’obbligo imposto dalla legge Ue di indicare la retribuzione annua lorda nelle offerte di lavoro, che scatta dal 7 giugno, è un pallido raggio di sole.

Trasparenza sulla “paga”, un’altra deriva woke di Bruxelles…

I candidati potranno scartare i salari più inadeguati, e i datori di lavoro non potranno più avere il coltello dalla parte del manico per giocare al ribasso quando nei colloqui si affronta l’argomento “paga”. Scommettiamo che qualcuno nella maggioranza brontolerà sull’ennesima deriva woke imposta da Bruxelles?

Short Movie: L’immortale

L'immortale

Se avessi la possibilità di vivere per sempre, la coglieresti? Un corto sul tema della morte e dell'immortalità

Who wants to live forever?, faceva una famosa canzone dei Queen tratta dalla colonna sonora del film Highlander. Film che trattava anche il tema di questo corto, The Immortal, diretto da Carl Firth, anche se in questo breve filmato di quindici minuti si va decisamente più il là con le conseguenze. Il protagonista, interpretato dall'attore australiano Guy Edmonds, resta sconvolto dalla morte del nonno (James Cromwell) e poi da quella prematura del padre, e decide di opporsi alla morte. Finché non trova il modo di diventare immortale. Le cose si complicano quando si... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 6 giugno 2026 - articolo di S*

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi

«Una Banca di Sviluppo dovrebbe essere istituita al più presto». Era stato questo il passaggio più concreto del discorso programmatico di Xi Jinping sul futuro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), pronunciato durante il summit di Tianjin lo scorso settembre. Ora la SCO prova ad accelerare e seguire l’indicazione del presidente cinese, con possibili sviluppi in vista del nuovo vertice annuale di fine agosto in Kirghizistan. Una mossa che potrebbe fornire un nuovo braccio finanziario al blocco eurasiatico, di cui fanno parte tra gli altri Cina e Russia, utile a schermarsi da dazi e sanzioni di Stati Uniti e Occidente.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Xi Jinping (Ansa).

Lo spartiacque della guerra commerciale

Nata nel 2001 per rafforzare la cooperazione tra Cina, Russia e le repubbliche dell’Asia centrale, la SCO oggi rappresenta quasi la metà della popolazione mondiale e una quota crescente della produzione economica globale. L’ingresso di India, Pakistan e successivamente Iran ha ampliato enormemente il peso dell’organizzazione, trasformandola in uno dei principali forum del cosiddetto Sud globale. La SCO è tradizionalmente una piattaforma che si concentra su temi di sicurezza, la cui attività operativa si è sempre limitata ad azioni antiterrorismo e antidroga. Ma, dopo la guerra commerciale del 2025, l’intenzione pare quella di dare una dimensione più operativa al al gruppo che vede tra i suoi membri anche Iran, India, Pakistan, Bielorussia e quattro repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale: Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan.

Ad aprile, durante una conferenza nella città cinese di Xi’an, i membri della SCO hanno discusso i settori prioritari da finanziare, i meccanismi di finanziamento non sovrano e l’utilizzo delle valute nazionali e di strumenti finanziari alternativi per costituire il capitale statutario della banca. L’obiettivo è arrivare al summit di Bishkek con progressi tangibili, anche se la nascita formale dell’istituzione potrebbe richiedere ancora tempo.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Vladimir Putin e Narendra Modi al meeting della SCO a Tianjin, nel settembre 2025 (Ansa).

Cina e Russia vogliono ridurre la vulnerabilità alle pressioni occidentali

Per i Paesi dell’Asia centrale, la banca potrebbe rappresentare una nuova fonte di finanziamento per infrastrutture, trasporti, energia e digitalizzazione. Per Cina e Russia, invece, significherebbe dotare il blocco di uno strumento finanziario capace di sostenere l’integrazione economica eurasiatica e ridurre la vulnerabilità alle pressioni occidentali. Secondo diversi analisti, l’idea dell’istituto finanziario rappresenta un tassello fondamentale della più ampia strategia cinese volta a ridurre la dipendenza dei Paesi emergenti dai circuiti finanziari dominati dal dollaro statunitense. Il progetto ha assunto particolare rilevanza dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente ondata di sanzioni occidentali. L’esclusione di molte istituzioni finanziarie russe dai circuiti dominati dal dollaro e dall’euro ha accelerato la ricerca di strumenti alternativi. Una banca multilaterale della SCO potrebbe contribuire a finanziare investimenti, facilitare i pagamenti transfrontalieri e sostenere il commercio tra i membri senza fare affidamento sulle infrastrutture finanziarie occidentali.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa).

Il processo di dedolarizzazione coinvolge anche i BRICS

Il piano si inserisce nel processo più ampio di dedollarizzazione che coinvolge sia la SCO sia i BRICS, che a loro volta hanno da tempo istituito una banca di sviluppo. Negli ultimi anni le transazioni regolate in yuan, rubli e rupie sono aumentate in maniera significativa. La Cina e la Russia effettuano ormai quasi tutti gli scambi bilaterali nelle rispettive valute nazionali, mentre anche India e numerosi Paesi dell’Asia centrale stanno incrementando l’utilizzo delle proprie monete nei rapporti commerciali regionali. Dal 2015 al 2024, lo yuan ha visto una crescita costante come valuta di riferimento negli scambi intra-SCO e BRICS. Si partiva da una quota del 10 per cento sul totale nel 2015, salita al 22 per cento nel 2020 e fino a raggiungere circa il 44 per cento nel 2024. In generale, nell’arco di un decennio, l’uso delle valute nazionali nei circuiti SCO e BRICS è passato da una condizione marginale (poco più del 20 per cento complessivo nel 2015) a coprire oltre due terzi degli scambi nel 2024, segnando un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale dipendenza dal dollaro.

L’internazionalizzazione dello yuan è una priorità strategica

Per Pechino, la banca della SCO rappresenterebbe un ulteriore strumento per promuovere l’internazionalizzazione dello yuan. La leadership cinese considera il rafforzamento della propria valuta una priorità strategica. Nonostante il peso economico della Cina, lo yuan continua a occupare una posizione relativamente marginale nei pagamenti globali rispetto al dollaro statunitense. Attraverso nuove istituzioni finanziarie, sistemi di pagamento alternativi e l’espansione delle transazioni in valuta locale, Pechino punta a ridurre il divario. La creazione della banca si collega anche alle recenti aperture della Cina verso l’utilizzo di stablecoin ancorate allo yuan e ai progetti di diffusione internazionale dello yuan digitale.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Un cambio valute yuan dollaro (Ansa).

Gli ostacoli: dalla governance alle rivalità tra membri

Restano ancora degli ostacoli da superare per arrivare al risultato. Uno dei nodi principali riguarda la governance. Stabilire quanto capitale dovrà versare ciascun Paese e come distribuire il potere di voto rappresenta una questione estremamente delicata.

Le rivalità interne tra i membri della SCO rappresentano un ulteriore fattore di complessità. L’organizzazione riunisce potenze nucleari rivali come India e Pakistan, economie molto diverse tra loro e Paesi che mantengono priorità strategiche asimmetriche. Storicamente, le tensioni tra Cina e India hanno rappresentato un limite alla piena integrazione del blocco. A tutto questo, si aggiunge la variabile Iran, che aggiunge volatilità dopo la guerra contro Stati Uniti e Israele.

La transizione verso un sistema più multipolare

Eppure, in Cina sono convinti che la creazione della banca di sviluppo della SCO sia solo questione di tempo. Non si tratta di un tentativo di sostituzione dell’ordine finanziario esistente. Il dollaro rimane largamente dominante nei pagamenti internazionali, nelle riserve valutarie e nei mercati finanziari. La banca della SCO potrebbe però diventare uno dei simboli della transizione verso un sistema internazionale più frammentato e multipolare, in cui la Cina mira a far pesare il suo ruolo anche sul fronte finanziario.

Finanziamenti illeciti: a processo Brugnaro, ex sindaco di Venezia

Luigi Brugnaro, ex sindaco di Venezia (dal 2015 al 2026), è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali relativamente alla campagna per le Amministrative del 2020. Al centro dell’inchiesta che ha portato al processo, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale attorno ai 300 mila euro. Con Brugnaro andranno a processo – a vario titolo per falso e finanziamento illecito – anche l’ex capo di gabinetto Morris Ceron, il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie e Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest. Il processo inizierà il 21 settembre.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici

Il gup di Roma ha rinviato a giudizio quattro medici che ebbero in cura il giornalista Andrea Purgatori, morto il 19 luglio 2023. Al radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani, viene contestato il reato di omicidio colposo. Il processo inizierà il 12 gennaio 2027.

La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata a marzo 2025

La procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo in relazione alla morte di Purgatori a seguito di una denuncia della famiglia, che aveva chiesto di per fare chiarezza sulla correttezza della diagnosi refertata al giornalista e delle cure a cui era stato sottoposto. La richiesta di rinvio a giudizio per Gualdi, Di Biasi, Colaiacomo e Laudani era arrivata a marzo del 2025: secondo i pm i quattro avrebbero in effetti commesso errori diagnostici e somministrato terapie non adeguate.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici
Andrea Purgatori (Imagoeconomica).

La morte sarebbe stata causata da una catena di errori

Purgatori, affetto da tumore polmonare, è infatti morto a causa di un’endocardite infettiva (ovvero un’infiammazione delle valvole del cuore) non riconosciuta in tempo: l’errata diagnosi iniziale di metastasi cerebrali, formulata da Gualdi dopo una risonanza magnetica, avrebbe portato a cure inutili e debilitanti. A questo si aggiungono errori di valutazione su una grave ischemia. La catena di errori sarebbe iniziata addirittura un mese prima della morte del giornalista.

Morto Peppo Sacchi, con Telebiella inventò la televisione privata in Italia

È morto all’età di 93 anni Giuseppe “Peppo” Sacchi, di fatto inventore della televisione privata e libera in Italia con il lancio nel 1972 di Telebiella, creata assieme alla moglie Ivana Ramella. Con lui lavorarono Enzo Tortora e Bruno Lauzi. E da questa emittente è partita inoltre la carriera di Ezio Greggio.

Il lancio di Telebiella e la sentenza della Corte Costituzionale

Nato a Como, Sacchi si era trasferito nel Biellese negli Anni 50, dopo aver lavorato in Rai, dove aveva realizzato alcune trasmissioni anche in ambito musicale. In Piemonte fondò nel 1971 Telebiella, primo esperimento di emittente locale in Italia, che iniziò le sue trasmissioni via cavo il 6 aprile 1972 lanciando lo spunto a Silvio Berlusconi per la creazione dei network televisivi privati. La novità, che sfidava il monopolio Rai, portò a un braccio di ferro legale, terminato nel 1974 con la sentenza della Corte Costituzionale che dette il via libera a Telebiella dopo un’iniziale chiusura forzata delle trasmissioni.

Il ricordo del ministro Pichetto Fratin: «Pioniere della tv privata italiana»

Questo il ricordo di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «Sacchi è stato un pioniere della televisione privata italiana: con la sua Telebiella ebbe il coraggio e la determinazione di guardare oltre il modello del tempo, aprendo una nuova pagina del rapporto tra tv e cittadini nel Paese. La sua scomparsa mi addolora, perché prima di un grande professionista e di un innovatore è stato un vero amico, profondamente legato al Biellese, suo territorio di adozione».

Nato, Usa presentano un piano per il disimpegno in Europa

Gli Stati Uniti hanno consegnato alla Nato un documento che contiene un piano per la riduzione della presenza militare americana in Europa, inclusi aviazione e marina. A rivelarlo è il quotidiano tedesco Welt, che ha analizzato il testo presentato all’Alleanza, secondo cui il motivo di questo disimpegno sarebbe lo spostamento dell’attenzione strategica degli americani verso la regione del Pacifico. Per quanto riguarda i mezzi schierati, le prime riduzioni riguardano le forze aeree. Il numero di aerocisterne KC-135 fornite dagli Stati Uniti all’Alleanza verrebbe ridotto da 71 a 63. Gli otto moderni KC-46 sarebbero completamente rimossi dalla pianificazione, i caccia F-16 passerebbero da 99 a 63 unità e gli F-15E da 54 a 36. Washington prevede inoltre di eliminare dalla pianificazione Nato tutti i droni da ricognizione strategica a lungo raggio e di ridurre quasi della metà il numero dei droni d’attacco MQ-9. Riduzioni anche per la componente navale, per gli aerei da pattugliamento marittimo e per l’aviazione bombardiera. Il quotidiano tedesco sottolinea che la questione di come colmare le lacune sarà discussa a metà giugno dai ministeri della Difesa dei Paesi alleati.

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo

Giorgia Meloni ha annullato all’ultimo la sua partecipazione al summit Ue-Balcani di Tivat, località del Montenegro affacciata sulle Bocche di Cattaro. Il motivo? Ufficialmente, la premier si è attardata alla presentazione di un francobollo a Reggio Calabria. Ma forse dietro c’è altro.

Meloni ha espresso «rammarico» per la disdetta

Il summit Ue-Balcani, che vedeva sul tavolo temi cruciali come l’allargamento dell’Unione europea e l’Ucraina era iniziato ieri sera, con la cena dei leader dei Paesi membri. Ed è proseguito questa mattina. Meloni era attesa alle 15, decisamente in extremis visto che il vertice si sarebbe dovuto concludere alle 15:30. Ma alle 14 è arrivata la disdetta: «A causa del protrarsi della cerimonia, Giorgia Meloni non potrà più partecipare al Vertice Ue-Balcani Occidentali. Meloni ha informato personalmente il presidente montenegrino Jacov Milatović e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione».

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo
Giorgia Meloni accanto a Guido Crosetto alla cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri (Ansa/X Arma dei Carabinieri).

Cosa ci sarebbe dietro il forfait di Meloni

Ufficialmente, Palazzo Chigi ha attribuito la mancata partecipazioni di Meloni al vertice Ue-Balcani alle lungaggini della cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, iniziata alle 11, a cui la premier ha preso parte assieme ai ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi. Meloni ha però poi deciso di partecipare anche alla presentazione di un francobollo dei Carabinieri ed è stato questo, di fatto, a impedirle di arrivare in tempo in Montenegro. Secondo quanto filtra da Roma, la presidente è molto scettica riguardo al coordinamento di Francia, Regno Unito e Germania con l’Ucraina, in vista delle trattative con la Russia, sia per l’esclusione dell’Italia, sia per la mancanza al tavolo degli Stati Uniti. Come riporta Bloomberg, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friederich Merz hanno in programma di incontrare nel fine settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Crans-Montana, oggi l’interrogatorio dei Moretti

«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti». Lo ha detto Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio a Sion nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale di Crans-Montana di cui è proprietaria insieme al marito Jacques. Presenti la procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di avvocati delle parti civili. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e ha evidenziato di aver sempre risposto alle domande. Nelle sue dichiarazioni, si è anche detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. «Siamo disposi a incontrare le famiglie, se lo vorranno», ha assicurato. Presente anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile. Sono numerosi gli aspetti da chiarire durante il processo, a partire dalla gestione della serata, dal tema della formazione dei dipendenti, dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio.

Banda dei Rolex, condannato il figlio del deputato meloniano Alfredo Antoniozzi

Il gup di Roma ha condannato in rito abbreviato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, figlio del deputato di Fratelli d’Italia Alfredo, vicecapogruppo meloniano alla Camera: il 22enne, che faceva parte di una banda dedita alle rapine di orologi di lusso ai danni di coetanei nel quartiere Parioli, è stato anche ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione. Il gup ha inoltre disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni per Manuel Fiorani. Assolto invece «per non aver commesso il fatto» Michael Giuliano, indicato inizialmente dall’accusa come uno dei membri del gruppo. Le indagini sulla “banda dei Rolex” era nata da un colpo messo a segno l’11 dicembre 2024: il gruppo aveva rapinato un ragazzo in via Cavalier d’Arpino, sottraendogli – sotto la minaccia di un coltello da cucina – un orologio modello Daytona da 20 mila euro. Antoniozzi avrebbe orchestrato il “colpo”, tentato poi di estorcere denaro al legittimo proprietario del Rolex in cambio della restituzione dell’orologio.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno

Giovedì, a Tor Bella Monaca, periferia romana, è stato inaugurato un campetto da basket. A un primo sguardo una non notizia, una cosuccia da niente che nemmeno meritava una brevina nelle pagine locali dello sport. E invece c’erano da leccarsi i baffi visti i partecipanti: tutti big della politica sono accorsi al piccolo evento che si è ‘celebrato’ in via Gabbiani, Municipio VI, il cui presidente Nicola Franco è di FdI. Con i fondi del Viminale, è stato tagliato il nastro di un campetto da basket. Assente il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri che ha delegato la presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli. Presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, e poi alti gradi della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Pure la banda. Guest star: Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia.

«Scende in campetto», si sentiva bisbigliare tra i presenti. Discorso alato quello del numero uno del Viminale: «Questa iniziativa è sostenuta da un concerto di istituzioni che qui vuole portare condizioni di sicurezza non solo attraverso l’ineludibile azione delle forze dell’ordine, ma anche attraverso la sollecitazione degli elementi della coesione sociale». Ovvero, lo sport. E qui arriva la lezione, che a molti è sembrata in versione Istituto Luce del ventennio in orbace: «Occorre dare ai giovani una disciplina, insegnare loro che darsi delle regole, che si fondono sul rispetto del prossimo e sulla capacità anche di piegare la testa quando arriva una sconfitta, predisponendosi al riscatto e preparandosi per la successiva vittoria, significa prepararsi alla vita». Non mancavano, tra il pubblico, gli atleti dei gruppi sportivi militari. Per Arianna Meloni è già cominciata la campagna elettorale sul territorio, nelle periferie, a cominciare da “Torbella”. In molti sono pronti a scommettere su una sua candidatura alle prossime Politiche. Una cosa è certa: quando la sorella della premier presenzia a un evento, i vip governativi accorrono in massa. Sarà anche perché «nel partito le liste dei candidati le fa lei», come malignano a via della Scrofa.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
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La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno

Fratoianni a Milano per Tax the rich

Si parla sempre di tasse, di imposte sulle successioni, accise e tutto ciò che fa fisco: ed ecco che venerdì a Milano spunta Nicola Fratoianni per un appuntamento targato The Left, ovvero il gruppo parlamentare europeo di cui fanno parte, per l’Italia, Sinistra Italiana e il M5s. Il titolo dell’incontro già la dice lunga: “Tax the rich”, ovvero tassa il ricco. E il Frato, come lo chiamano a Roma, la tocca piano: «Da quando è stata diffusa la notizia del meeting che come Alleanza della Sinistra Europea terremo a Milano si è scatenata una vera e propria tempesta mediatica da parte della destra e dei suoi giornali che ha dell’incredibile per virulenza, ossessione, manipolazione della verità. Ci dicono che vogliamo fare l’inutile caccia ai ricchi, che vogliamo graziare gli evasori fiscali e punire l’esausto ceto medio, che vogliamo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Assurdo». E ancora: «Sono loro che da decenni in realtà mettono le mani delle tasche di quegli italiani che pagano fino all’ultimo centesimo e che vengono tassati ben oltre le loro capacità contributive». Inutile dire che nel governo di Giorgia Meloni i “meeting” come questi e l’idea di patrimoniali vengano salutati con favore e sono molto ben visti…

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Addio a Ettore Torri

Se n’è andato Ettore Torri, classe 1931, magistrato di lunghissimo corso che ha seguito inchieste “pesanti” durante la sua carriera, impegnandosi anche nella giustizia sportiva. Entrò in magistratura nel 1959, e per 47 anni è stato in forze alla Procura di Roma, assumendo gli incarichi più importanti. Le sue dichiarazioni sul doping fecero rumore, aprendo a tutti gli occhi su pratiche che venivano nascoste ma che in realtà erano troppo frequenti. Non aveva peli sulla lingua, quando doveva dire qualcosa non ci pensava due volte. I funerali si svolgeranno nella mattinata di sabato, a Roma, nella chiesa di San Gioacchino in Prati.

Cinque azeri sono rimasti uccisi in un attacco con droni nel mar d’Azov

L’Azerbaigian si è ritrovato inaspettatamente (e suo malgrado) al centro dei due principali conflitti in corso. Secondo quanto riferito dalle autorità di Baku, cinque marinai azeri sono rimasti uccisi in un attacco di droni contro due navi cargo provenienti dalla Turchia e dirette in un porto russo, che si trovavano nel Mar d’Azov. Il raid, presumibilmente, è stato condotto dalle forze ucraine.

Le presunte operazioni di Israele in Azerbaigian

La notizia segue a stretto giro l’indiscrezione riportata dalla Cnn, secondo cui Israele – nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente – ha segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian nella sua guerra contro l’Iran. Le forze di Tel Aviv, spiega l’emittente americana, hanno operato da diverse località nell’Azerbaigian meridionale, cioè vicino al confine con la Repubblica Islamica, conducendo missioni di raccolta informazioni e operazioni con droni.

Nasce Mgi Italia, joint venture tra Italia e Regno Unito per la produzione di droni

Al via Mgi Italia, una società nata dalla joint venture tra un’azienda britannica, la Mgi Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa, per la produzione di droni. La prima è una società di ingegneria con sede nell’Oxfordshire specializzata nell’ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati. «Crediamo che questa partnership rappresenti un passo importante verso la costruzione di un ecosistema di innovazione più forte e l’affermazione dell’Italia come hub strategico per il futuro sviluppo tecnologico e industriale», ha dichiarato Francesco Castro, ad di Vigilar Group. La sede della nuova società è a Modena. Il focus sarà quello di sviluppare soluzioni avanzate per la difesa, la sicurezza, l’aerospaziale e altri settori ad alto valore aggiunto.

Il senatore Menia (FdI) si scaglia contro una coppia gay all’aeroporto di Fiumicino

In attesa di un volo Ita Airways nella lounge dell’aeroporto di Fiumicino, il senatore meloniano Roberto Menia si è scagliato contro una coppia omosessuale che, durante una videochiamata con amici, si era lasciata andare – a suo modo di vedere – a qualche carezza e abbraccio di troppo. «Questo è un posto pubblico, non potete fare quello che volete», ha urlato l’esponente di Fratelli d’Italia alla coppia, formata da due uomini sulla quarantina: «Le effusioni fatevele a casa vostra, non qui». Vista l’ira di Menia, che non accennava a calmarsi, la coppia è stata costretta a chiamare una hostess di Ita Airways per chiedere aiuto.

Menia non si pente: «Sono stati poco civili»

«Sono stati poco civili. Si abbracciavano, si accarezzavano, ma si possono fare queste cose in un aeroporto? Non cambio idea. Questi signori non possono fare quello vogliono. È cattiva educazione», ha detto Menia raggiunto da Repubblica, senza dimostrare alcun pentimento. Il senatore ha poi smentito di aver aggredito verbalmente la coppia perché omosessuale: «Vale anche per un uomo e una donna, vale per tutti. Non c’è una categoria superiore a un’altra. E dopo tutto questo si sono permessi di fare un’altra videochiamata e hanno ricominciato a toccarsi». Sul posto era presente anche il senatore del M5s Luca Pirondini: «Ho detto a Menia che non doveva permettersi, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa».

Vania Traxler morta a 89 anni: addio alla Signora del cinema d’autore italiano

È morta a 89 anni Vania Traxler, Signora del cinema d’autore italiano. Milanese cresciuta a Bologna, di origine ebraica, erede di una importante famiglia di esercenti, produttori e distributori, nel 1976 fondò la società di distribuzione Academy Pictures, con la quale iniziò a distribuire film d’essai facendo conoscere al grande pubblico importanti registi come Peter Greenaway, Wim Wenders, Éric Rohmer, Jim Jarmusch, Atom Egoyan, Pedro Almodóvar, Krzysztof Kieślowski e Spike Lee. La metodologia di lavoro consisteva nella fidelizzazione del pubblico attraverso la promozione del film e l’attivazione di un rapporto di fiducia con gli esercenti, i quali finivano per dare spazio anche ai film considerati più deboli del loro listino. Negli anni successivi ha continuato il lavoro di distributrice di cinema d’autore internazionale fondando prima la Lady Film e poi la Archibald Enterprise Film.

«Punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia»

«Addio indimenticabile Vania, donna forte, bellissima e dal temperamento inimitabile. Autentica donna di cinema e abile cuoca». Così la casa editrice Edizioni Sabinae con cui aveva pubblicato Sognavamo al cinema, che raccontava la sua avventura imprenditoriale. «Con lei se ne va un punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia», ha aggiunto la Federazione italiana cinema d’essai. «La sua Academy Pictures, fondata assieme al marito, ha contribuito allo sviluppo del cinema d’essai in Italia, a partire da Il matrimonio di Maria Braun di Fassbinder nel 1978, proseguendo con Il cielo sopra Berlino, il cinema di Eric Rohmer, Peter Greenaway e una miriade di altri autori, maestri ed esordienti che hanno impreziosito la programmazione di un numero sempre crescente di sale che hanno creduto nella qualità autoriale e nella diffusione della cultura cinematografica. A lei, che oggi ci ha lasciati, va la nostra gratitudine per una vita di amore per il cinema».

Drone navale esplode nel porto romeno di Costanza

Un drone navale è stato individuato nel porto di Costanza, sulla costa romena del Mar Nero, provocando l’immediata evacuazione dell’area da parte delle autorità. Pochi minuti dopo il ritrovamento, una forte esplosione è stata avvertita nella zona portuale.
Il ministero della Difesa, confermando i fatti, ha reso noto che non ci sono feriti. Il mezzo senza equipaggio era stato localizzato presso una banchina utilizzata dall’Agenzia romena per il salvataggio della vita umana in mare (Arsvom). Simile a quelli usati nella guerra in Ucraina, è esploso autonomamente e non è chiaro a chi appartenesse. L’episodio arriva a pochi giorni da un altro incidente avvenuto nella Romania orientale, quando un drone russo di tipo Geran-2 si è schiantato contro un edificio residenziale a Galați, provocando un’esplosione, un incendio e il ferimento lieve di due persone.

No della Lega, slitta il voucher-energia da 100 euro

Nel governo sono in corso riflessioni su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia. Allo studio c’era l’ipotesi di un voucher per le fasce più fragili della popolazione, il cosiddetto bonus anti-rincari che nelle prime settimane della guerra in Medio Oriente era stato archiviato in favore del taglio generale delle accise, che però non sarebbe piaciuto per niente alla Lega. La misura non convincerebbe troppo nemmeno Fratelli d’Italia, nonostante uno degli sponsor di questo strumento fosse stato il ministro Adolfo Urso. Per il momento quindi, non se ne fa nulla, e in Cdm non sono arrivati provvedimenti per ovviare al caro energia. Si proseguirà dunque per qualche altra settimana con un nuovo taglio delle accise.