Autostrade, terminato lo scavo della galleria San Donato

Donne e uomini del Gruppo Autostrade per l’Italia hanno lavorato, per un totale di 495 mila ore, per poter portare la luce dentro la nuova galleria San Donato. Con la caduta dell’ultimo diaframma, Uno scavo condotto su due fronti, per 950 metri complessivi, utilizzando tecniche tradizionali. Una scelta realizzativa che risponde anche alla necessità di assicurare la piena fruibilità delle gallerie esistenti che hanno continuato a garantire per la durata dei lavori i collegamenti tra il Sud e il Nord, preservando un nodo strategico per la viabilità del paese che ospita quotidianamente circa il 30 per cento in più di traffico rispetto alla media nazionale.

L’opera rientra nel progetto di potenziamento del tratto tra Firenze Sud e Incisa

La realizzazione della nuova galleria, che a lavori conclusi ospiterà il traffico su tre corsie in direzione Sud, si inserisce nell’ambito del progetto di potenziamento tra Firenze Sud e Incisa per 18 km complessivi, di cui 6,2 km già aperti al traffico nel 2021. Rientrano tra le principali opere del tracciato di circa 12 km i due viadotti Ribuio, già aperti al traffico. Si tratta di infrastrutture composte da due impalcati separati di 150 metri, realizzati in acciaio e calcestruzzo, con solette larghe 14 metri e travi metalliche alte 2,5 metri. In prossimità di Incisa Reggello si trova il nuovo Viadotto Massone anch’esso realizzato in acciaio e calcestruzzo e composto da due strutture separate a tre campate. Nell’intervento di ampliamento è stata prevista anche la demolizione e la ricostruzione di 11 cavalcavia. Nelle prossime settimane verranno inoltre resi transitabili ulteriori 4 km di nuova carreggiata (tra le aree di servizio Chianti e le gallerie San Donato). Lo spostamento del traffico sul nuovo tratto in variante consentirà di poter avviare i lavori di riqualificazione del tracciato originario della A1. Il valore complessivo dell’intero intervento di ampliamento, in cui operano in media 500 persone, è pari a circa 1 miliardo.

Al via i lavori necessari per renderla transitabile

La conclusione dell’attività di scavo della nuova galleria San Donato segna un punto di svolta nella realizzazione dell’ampliamento. Nella nuova San Donato, infatti, potranno essere avviati i lavori necessari per renderla transitabile, a partire dalle finiture strutturali della calotta e del piano viabile, fino all’allestimento delle dotazioni tecnologiche e della creazione dei by-pass di collegamento con le gallerie esistenti. Da qui a un anno il traffico potrà pertanto essere deviato all’interno del nuovo fornice, mentre a partire dal 2028 inizieranno ad essere resi via via disponibili i nuovi tratti a tre corsie.

Perché Schlein ha cambiato passo con Conte e gli alleati

Transatlantico, giovedì pomeriggio. In Aula sono ancora in corso le votazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità della legge elettorale. Sotto le plafoniere che hanno ispirato il nome del salone – come quelle che illuminavano le grandi navi delle rotte transoceaniche – si aggirano i massimi esponenti del Pd. Poche ore prima, Elly Schlein aveva dettato una linea all’esecutivo del partito che suonava come un avvertimento a Giuseppe Conte e ai suoi. «Il tavolo del programma deve essere fatto con tutti», centristi compresi. E tra gli alti dignitari dem c’è quello che viene considerato coram populo il Richelieu della segretaria, Igor Taruffi. A sentirlo, però, sembra più a suo agio nella veste di Theodor Robinson: «Non c’è problema». Lo ripete a ogni cronista che gli si avvicini. Il programma? «Non c’è problema». Le primarie? «Non c’è problema». I riformisti dem? «Non c’è problema». Vero è che Taruffi è abituato a lavorare lontano dai riflettori e chi pensava che il Nazareno fosse in modalità semaforo forse si sbagliava.

Perché Schlein ha cambiato passo con Conte e gli alleati
Igor Taruffi (Imagoeconomica).

Le stoccate di Schlein a Meloni e a Conte

Un passo avanti. Venerdì 2 ottobre, Nazareno. È in corso la relazione della segretaria alla direzione del partito. Un appuntamento atteso, che prepara quello dell’assemblea chiamata a prorogare il mandato della leader fino a dopo le Politiche. Ci si attende una Schlein in formato «volemose bene», come dice un deputato. E invece la segretaria indossa l’elmetto e distribuisce stoccate a destra e a sinistra, dentro e fuori il partito. Incalza Giorgia Meloni sulla spesa sanitaria e le armi, sul prezzo dei carburanti e il caro vita, per chiosare: «Prima andate a casa e meglio è per l’Italia». Ma è soprattutto a Conte e agli altri alleati del centrosinistra che parla quando dice che «uno non vale uno», ovvero che il Partito Democratico «ha il doppio dei voti degli altri partiti». In qualsiasi altro Paese europeo basterebbe questo a stabilire a chi appartiene la leadership dell’alleanza di centrosinistra. Quindi, se Schlein accetta di fare le primarie lo fa come gesto di generosità. Ma attenti: «Generosi sì, ingenui no».

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Elly Schlein alla direzione nazionale del Pd, 2 ottobre 2026 (Ansa)

Per le primarie servono regole certe e un patto di ferro tra alleati

Insomma, le primarie si fanno con regole certe e, soprattutto, con un patto di ferro che stabilisce che, una volta incoronato il leader, non ci saranno scappatoie: si resta e si sostiene l’alleanza. Altro che diktat sulle armi all’Ucraina. Il nodo rimane quello, senza dubbio, e Conte lo rimette sul tavolo ogni volta che ne ha la possibilità. Sa che è una faglia che divide il Pd prima ancora che il fronte di centrosinistra. «Si troverà una sintesi», continua a dire Schlein ribadendo, allo stesso tempo, che la linea del suo partito non cambia: ogni aiuto a Kyiv, ma contemporaneamente uno sforzo negoziale che veda in campo anche l’Europa. Conte non ci sta e a Frosinone, dove fa tappa per presentare il suo libro, avverte che il punto sull’Ucraina è quello posto dalla base del M5s con la campagna di ascolto. Da lì non si passa.

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Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La nuova apertura della segretaria a Renzi

A impensierire l’ex premier, però, è anche la nuova apertura arrivata da Schlein a Matteo Renzi, sul tavolo del programma. Per Conte è Schlein a doversi fare garante di questa scelta. In altre parole, se poi Renzi dovesse strappare – come accaduto quando ha fatto cadere il suo governo – dovrà essere Schlein a risponderne. «Vogliamo garanzie», è la sintesi di Conte. Renzi sembrava non attendere altro per rispolverare un vecchio adagio di Clint Eastwood: «Se vuoi garanzie, comprati un tostapane», dice dal palco della Leopolda (il film è La Recluta del 1990). Quanto a quell’«uno non vale uno» scandito dalla segretaria dem in direzione, il presidente M5s si limita a dire: «Mi pare evidente che, arrivati a questo punto, non ci siano alternative alle primarie». La segretaria non pare impressionata: «Siamo pronti a fare le primarie, a vincerle e andare al governo del Paese», ribadisce in direzione, per poi aggiungere: «C’è un pezzo di establishment che non vuole una donna di sinistra a Palazzo Chigi».

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Matteo Renzi alla Leopolda (Imagoeconomica).

L’irritazione sull’ipotesi di un terzo nome

A sondare fonti del Pd sembra che ad aver fatto cambiare il mood a Schlein – da «testardamente unitaria» a «generosa sì, ingenua no» – sia stata l’uscita di Conte sul terzo nome. «Per la leadership del centrosinistra avevo proposto di cercare un nome terzo», si era fatto scappare poche ore prima del voto sulle pregiudiziali, «ma c’è stata indisponibilità». Sottinteso: da parte di Schlein. Altri, fra i dirigenti più vicini alla segretaria, affermano però che la relazione sia stata, come al solito, ben ponderata, studiata guardando soprattutto alla «vivacità» della minoranza interna e degli alleati. Proprio alla minoranza del suo partito, Schlein riserva la terza e ultima parte della sua relazione, dopo quella dedicata a Meloni e quella rivolta a Conte. Titolo: “Mi tolgo dei sassolini dalle scarpe“. Il seguito è un bilancio del cammino fatto dal Pd con lei in plancia di comando, «siamo cresciuti in tutte le tornate elettorali, riaperto e riacquistato sedi storiche, mandato sui territori il triplo delle risorse rispetto agli anni precedenti, ricucito legami spezzati con mondi che si erano allontanati. Abbiamo risanato il bilancio, il migliore degli ultimi 15 anni, lo abbiamo fatto restituendo dignità ai nostri dipendenti, abbiamo applicato quello che chiediamo al Paese come la riduzione dell’orario a parità di salario, abbiamo fatto ripartire la formazione». E poi, «siamo il primo partito nella maggior parte delle Regioni».

Perché Schlein ha cambiato passo con Conte e gli alleati
Elly Schlein (Ansa).

Sigfrido Ranucci sospeso dalla Rai per 10 giorni

La Rai ha sospeso Sigfrido Ranucci per 10 giorni. L’azienda non ha comunicato per quali specifici giorni sarà effettivo il provvedimento né ha chiarito gli elementi che hanno portato alla decisione giunta, secondo l’Adnkronos, dopo l’analisi della Commissione per il Codice etico della Rai. Tra i fatti addebitati al giornalista, a quanto si apprende, una cinquantina di ingressi di una sua stretta collaboratrice in Rai, le email aziendali girate a Valter Lavitola e la denigrazione dei colleghi nominati al suo posto per la conduzione di Report. La sospensione arriva alla vigilia della sentenza sulla richiesta di reintegro fatta da Ranucci, attesa a giorni.

Corsini: «Ranucci reintegrato a Report? Speriamo di no»

Contro il giornalista, in mattinata era arrivata la sferzata del direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini: «Ranucci reintegrato alla conduzione di Report? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere, è ucronia. Io quello che dovevo fare l’ho fatto. Sarebbe strano che adesso auspicassi un risultato opposto a quello atteso, cioè il rientro di Ranucci. Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto correttamente».

Legge elettorale, il governo pone la fiducia sui primi tre articoli

Il governo pone la questione di fiducia alla Camera sugli articoli 1, 2 e 3 della legge elettorale. Il presidente di turno Giorgio Mulè ha spiegato tutte le tappe della votazione, che inizierà martedì 6 ottobre alle 12.10 con le dichiarazioni di voto sull’articolo 1, a cui seguirà la votazione per appello nominale non prima delle 14. Poi ci saranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 2 e il voto per appello nominale. Mercoledì, dalle 9, inizieranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 3, con voto per appello nominale non prima delle 10.50. Al termine e fino alle 13.30 si passerà alla votazione dell’articolo 8 della legge elettorale. Dalle 16.15, con eventuale prosecuzione notturna, si andrà avanti con gli odg. Giovedì, a partire dalle 10.30 si svolgeranno le dichiarazioni di voto finale sul provvedimento in diretta tv. La votazione finale è prevista non prima delle ore 12.30.

Le opposizioni: «Maggioranza ha paura, schiaffo al Parlamento»

Protestano le opposizioni. Federico Fornaro del Partito democratico ha dichiarato alla Camera che «l’apposizione della fiducia è indegna», per poi esprimere «il disagio più profondo per uno schiaffo a questo ramo del Parlamento». «Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto che fortunatamente ci sarà», ha aggiunto. Stesso concetto ribadito da Filiberto Zaratti di Avs: «Avete paura della democrazia e dei vostri parlamentari», le parole di Filiberto Zaratti di Avs. Enrica Alifano del M5s accusa il governo di «mettrere in soffitta la democrazia parlamentare» mentre Riccardo Magi di Più Europa ha lanciato un appello: «Fermatevi, si può fare una normativa più ragionevole»

Cosa sappiamo sul presunto caso di peste polmonare in Siberia

Le autorità della regione di Irkutsk, nella Siberia meridionale, hanno adottato misure straordinarie per rischio epidemiologico dopo che il 2 ottobre una donna di 28 anni che lavorava in un centro di ricerca sulla peste è morta dopo aver accusato sintomi di una grave polmonite. Secondo i media locali, almeno quattro ospedali della città di Irkutsk sono stati messi in quarantena, vale a dire non permettono ai pazienti di uscite, non ne accettano di nuovi hanno sospeso le visite. La notizia sta avendo risalto su molti media internazionali soprattutto per la possibilità che la donna sia stata vittima di peste polmonare, una malattia molto rara e associata al passato il cui batterio causante, lo Yersinia pestis, è ancora in circolazione, seppure in forme estremamente ridotte. La peste di tipo polmonare è molto contagiosa perché si può trasmettere attraverso particelle respiratorie infette, tipicamente durante contatti ravvicinati. Causa tosse, difficoltà respiratorie e se non viene trattata per tempo può provocare complicazioni gravi, fino alla morte.

Cosa sappiamo sulla diagnosi e sull’eventuale infezione

Va specificato che ci sono pochissime informazioni per poter confermare questa diagnosi. L’ente federale russo che tutela la salute pubblica e la sicurezza sanitaria, chiamato Rospotrebnadzor, per ora ha solo riferito che la donna è morta per una polmonite dalle cause sconosciute. A parlare di peste polmonare sono stati Lyudi Baikala, un giornale locale indipendente, e il canale Telegram Mash. Per ora non ci sono state conferme ufficiali né attribuzioni più dettagliate. Su come la donna possa essersi eventualmente infettata è circolata soprattutto una teoria, ripresa da diversi media internazionali ma per ora poco solida, secondo cui avrebbe rotto una provetta che conteneva il batterio della peste mentre stava lavorando. Il Rospotrebnadzor ha però smentito questa ricostruzione e ha detto che dai test fatti sulla donna «non è stato rilevato alcun microrganismo associato alla sua attività professionale». Va anche detto che, pur essendo una fonte istituzionale, anche il Rospotrebnadzor – che dipende dal regime russo – potrebbe avere interesse a limitare le informazioni sul caso.

Usa e Ue monitorano la situazione

Dopo che la notizia è circolata in tutto il mondo, l’Unione europea e gli Stati Uniti si sono attivati seguendo con attenzione gli sviluppi. La portavoce per la Salute Eva Hrncirova ha spiegato che la Commissione Ue è in contatto con l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e monitora con molta attenzione quanto sta avvenendo a Irkutsk. Ha poi ricordato che il batterio Yersinia pestis, responsabile della peste bubbonica e polmonare, è assente dall’Europa da circa 50 anni ed è trattabile con antibiotici. L’Ecdc, assicura, ha i suoi canali per ottenere informazioni sulla situazione in Siberia. Anche la Casa Bianca monitora la situazione, secondo quanto riportato da Axios.

Cremlino: «Fidatevi delle autorità sanitarie, non delle dicerie»

Sul caso è intervenuto anche il Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov, ha invitato a fare riferimento esclusivamente alle valutazioni dell’agenzia sanitaria Rospotrebnadzor, respingendo le indiscrezioni circolate sul presunto contagio. «Rospotrebnadzor è l’agenzia principale con giurisdizione in questo ambito. Dobbiamo fare affidamento sulle sue dichiarazioni ufficiali, senza dare ascolto a varie voci e speculazioni. L’agenzia si avvale di professionisti altamente qualificati in questo campo».

Ft: «L’Estonia sposta le truppe più vicino al confine con la Russia»

Secondo quanto riportato dal Financial times, l’Estonia si sta preparando a possibili provocazioni da parte della Russia e sta spostando truppe più vicino al confine russo, acquistando armi in grado di colpire in profondità nella Federazione. Come parte della nuova strategia di «difesa attiva», la base di Johvi, a 50 chilometri dal confine con la Russia, è stata ampliata e modernizzata. Il quartier generale della 1 Brigata di Fanteria è stato trasferito lì dalla principale base militare estone nella città di Tapa (circa 150 chilometri dal confine con la Russia). Inoltre, a Narva è in costruzione una nuova base militare, progettata per 1.000 militari. Si presume che 200 militari saranno stanziati qui in modo permanente, e la base potrà accogliere altre 800 persone in caso di situazione di crisi al confine. L’Estonia, scrive ancora il Financial times, ha inoltre firmato contratti per l’acquisto di nove lanciatori Himars di fabbricazione statunitense – capaci di lanciare missili con una gittata fino a 300 chilometri – e di nove sistemi lanciarazzi multipli sudcoreani Chunmoo, dotati di una portata analoga.

L’allarme dell’intelligence tedesca: «Si rischia conflitto violento con la Russia»

Intanto il presidente del Servizio federale di intelligence tedesco ha lanciato un allarme sulla possibilità che la Germania rischi di entrare in un «conflitto violento» con la Russia dopo il «tentato attentato di Lipsia». Il riferimento è al tentato attacco con droni contro un velivolo ucraino all’aeroporto di Lipsia/Halle. «Il pericolo di attentati contro obiettivi in Germania resta reale e attuale. Dobbiamo contrastarlo. La Russia conduce una guerra ombra contro di noi. Questa guerra non dichiarata non può essere inquadrata nelle tradizionali categorie militari o giuridiche. Non ci troviamo in una situazione di difesa e tuttavia veniamo attaccati, è appunto una guerra ombra», ha aggiunto.

Il video dei Giovani di FI Campania contro Occhiuto e le altre pillole del giorno

I giovani di Forza Italia Campania prendono in giro il vicesegretario azzurro Roberto Occhiuto. Il presidente della Regione Calabria, da tempo critico nei confronti della leadership insieme con la corrente “arcoriana”, aveva definito FI sotto la guida di Antonio Tajani un partito «ingiallito».

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).

La giovanile azzurra locale ha così ben pensato di rispondere al “fuoco amico” con una gag pubblicata sui social. Due “berluschini” con camicia d’ordinanza e bandierone entrano in un negozio gestito da cinesi: «Secondo voi, Forza Italia si è ingiallita?». «Ora sì, ma solo qui», la risposta dei coetanei sorridenti dietro il bancone. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora Mah-nà mah-nà (oViva la sauna svedese) che Pietro Umiliani compose nel 1968. Un’ironia stereotipata e – quella sì – davvero «ingiallita»…

Nasce Sindaci d’Italia (con un occhio a FdI)

Si chiama Sindaci d’Italia e si propone come obiettivo quello di riunire gli amministratori dei piccoli Comuni in un unico soggetto politico. Il debutto pubblico è il 5 ottobre alla Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, evento organizzato dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica. «Stiamo provando a metterci insieme, a non delegare più ad altri. Nasce il partito dei sindaci, con una rappresentanza di tutto il territorio nazionale», ha spiegato Paolo Amenta, primo cittadino Canicattini Bagni (dove è stato eletto nel 2022 con la lista civica Canicattini futura, ma ha un passato nel Pd) e presidente di Anci Sicilia. Amenta è tra i promotori del movimento insieme con Ernesto Magorno, ex sindaco di Diamante, in Calabria, con un passato da deputato e senatore: venne eletto nel 2018 a Palazzo Madama con il Pd per poi passare l’anno successivo con Italia viva, partito che ha lasciato nel 2024. L’ambizione del nuovo soggetto politico è dare voce a «una classe dirigente che viene dai territori», che ogni giorno si misura con «i problemi concreti» delle comunità locali. Secondo le indiscrezioni, Sindaci d’Italia potrebbe trovare una sponda in Fratelli d’Italia. La linea del nuovo partito sarà discussa durante la prima assemblea nazionale, in programma a Roma dal 27 al 29 ottobre. Vedremo…

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Paolo Amenta e a fianco il logo di Sindaci d’Italia.

Su Ranucci Corsini cita il Vangelo secondo Matteo

Pensatela come volete sul caso-Ranucci ma quello che sta succedendo in Rai fa ridere o piangere, sempre a seconda dei punti di vista. Lunedì mattina il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, a margine della presentazione del programma di Tommaso Cerno 2 Di Picche, rispondendo a chi gli chiedeva cosa avverrebbe qualora il Tribunale del lavoro di Roma dovesse decidere per il reintegro di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report, ha risposto così: «Il reintegro di Ranucci? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere. Matteo 5.11, “ogni giorno la sua pena”, io quello che dovevo fare l’ho fatto, stiamo lavorando serenamente. Noi pensiamo di essere nel giusto e avere fatto tutto correttamente». Cita il Vangelo secondo Matteo, il pio Corsini, e qualcuno si chiede se non si tratti in realtà del Vangelo di un altro Matteo (Salvini). Non solo: lo fa mentre presenta il programma di Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, che sta martellando Ranucci da due mesi, con accuse di fake news da parte del (forse) ex conduttore di Report. Comunque vada, per la Rai resta una pagina davvero da dimenticare…

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Paolo Corsini (Imagoeconomica).

L’ex meloniano che finanzia Vannacci

Ben 81.900 euro di finanziamento a Futuro Nazionale. A elargire la sostanziosa donazione, come scoperto da Domani, è l’imprenditore lombardo Dylan Pedico, a capo, con il fratello, della Cartongraf accoppiati srl, azienda che si occupa di produzione e trasformazione di materiali autoadesivi e soluzioni per il packaging, con sede legale a Milano e stabilimento a Burago di Molgora, in Brianza. Orbene, fino a qualche anno fa Pedico compariva tra i componenti della direzione “Italiani nel mondo” di Fratelli d’Italia. Dunque un meloniano passato, almeno con il portafoglio, nelle fila di Vannacci. Il quale, commentando la notizia, ha ringraziato Pedico e «chi sceglie la destra vera e fiera».


Giorgia Meloni ha registrato il suo marchio vocale contro i cloni AI e i deepfake

La premier Giorgia Meloni ha depositato il suo marchio vocale all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Un sistema per evitare che la sua voce, contraffatta dall’intelligenza artificiale, possa essere utilizzata dai malintenzionati per scopi truffaldini. Una voce clonata può infatti diventare una dichiarazione mai rilasciata, una telefonata mai fatta o un audio falso che in pochi minuti rimbalza sui social. Di qui la decisione di depositare il proprio timbro che, con le sue inflessioni e caratteristiche riconoscibili, rende appunto riconoscibile chi emette un suono, tutelando da eventuali deepfake. Secondo quanto riportato da Repubblica che l’ha ascoltato, il marchio consisterebbe in quattro secondi che sembrano riportare a quel «io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana» che negli anni è stato ripreso, campionato, remixato e trasformato in meme e canzoni da discoteca. Prima di Meloni, hanno depositato il proprio marchio vocale anche Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward.

Assegnato il Nobel per la Medicina 2026

Il Nobel per la Medicina 2026 è stato assegnato allo statunitense Karl Deisseroth e ai tedeschi Peter Hegemann e Georg Nagel. Secondo la motivazione riportata nell’annuncio, sono stati premiati «per le loro scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e sull’optogenetica (ndr la disciplina che combina genetica e ottica per studiare il comportamento delle cellule». Il principio alla base di questa scienza è quello di utilizzare la luce per controllare l’attività di cellule specifiche, soprattutto neuroni. Grazie a proteine sensibili alla luce, chiamate channel rhodopsin, i ricercatori possono rendere determinate cellule nervose sensibili a impulsi luminosi e quindi attivarle o inibirle con un’elevata precisione temporale. La settimana dei Nobel proseguirà martedì 6 ottobre con l’annuncio del vincitore del premio per la Fisica.

Ex Ilva, la Corte di Milano conferma il blocco degli altoforni

La Corte d’Appello di Milano ha confermato, per la seconda volta, il provvedimento con cui a luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva da mettere in atto entro fine ottobre. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, ha infatti respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia, che avevano chiesto la sospensione della decisione sul blocco dell’area a caldo in vista dell’udienza della Cassazione, a cui hanno fatto ricorso, già fissata per il 20 ottobre. Per la magistratura, il «pericolo» che consegue «all’eventuale spegnimento degli altiforni» deve cedere «rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi». La tutela «del diritto alla salute», infatti, è «comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali».

Firenze, trovata bombola di gas sotto la copia del David a piazzale Michelangelo

Una bombola di gas è stata ritrovata sotto la statua del David a piazzale Michelangelo, a Firenze, una delle mete panoramiche della città. A fare la scoperta, intorno alle 7,30, è stata un’addetta di Alia Servizi ambientali, la società di gestione del servizio dei rifiuti. L’operatrice ha dato l’allarme al numero unico di emergenza 112. Sul posto sono giunte pattuglie dei carabinieri e artificieri dell’Arma. Al vaglio degli investigatori i video delle telecamere. Non è noto se la bombola fosse piena o esaurita. Secondo quanto riporta l’Ansa, presentava sull’esterno un oggetto tondo e dei fili sporgenti. Il traffico è rimasto bloccato per oltre due ore nella zona del piazzale.

Elezioni in Brasile, Bolsonaro avanti su Lula al primo turno

Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, ha battuto Lula al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, lanciandosi come favorito nel ballottaggio del 25 ottobre che deciderà chi sarà a guidare il Paese. Il candidato di destra ha ottenuto il 47,14 per cento dei voti contro il 45,03 per cento del presidente uscente, con una differenza tra i due di circa 2 milioni e mezzo di voti. Gli altri candidati minori, esclusi dal secondo turno, tutti di centrodestra, hanno raggiunto insieme circa il 12 per cento. L’affluenza è stata del 79 per cento, in linea con le ultime elezioni.

La suddivisione delle liste in Senato

Il Partito liberale, principale forza del campo bolsonarista, si avvia a essere protagonista del rinnovato Senato brasiliano. Con oltre l’85 per cento delle urne scrutinate, la formazione è in testa in 20 dei 54 seggi in palio, davanti al Movimento democratico brasiliano, con sette, e al Partito dei lavoratori di Lula con sei. Le nuove elezioni riguardano due terzi dei seggi della Camera alta, composta da 81 membri. I risultati dovranno essere sommati a quelli dei 27 senatori eletti nel 2022, il cui mandato proseguirà fino al 2031. Tra questi, otto appartengono al Partito liberale, che arriverebbe così a 28 senatori affermandosi come il gruppo più numeroso della Camera alta. Il nuovo equilibrio parlamentare sarà determinante per i rapporti di forza tra governo e opposizione nella prossima legislatura, rafforzando la posizione del campo conservatore nelle battaglie politiche e istituzionali, comprese quelle relative alle richieste di impeachment dei giudici della Corte suprema, al centro di scandali di corruzione.

Spagna, Sanchez si dimette: elezioni anticipate il 29 novembre

La Spagna andrà a elezioni anticipate il 29 novembre. Lo ha annunciato il dimissionario premier Pedro Sanchez in un discorso in diretta tv dalla Moncloa. Sanchez, stando a El Pais, domenica pomeriggio aveva informato re Felipe VI. La decisione arriva dopo le proteste di piazza per l’emergenza abitativa che hanno preso il via dallo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen Abascal, e la bocciatura dei decreti casa al Congresso. Ma hanno contribuito a indebolire il governo Sanchez anche i recenti scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti del Partito socialista vicini al premier e la crisi migratoria di Ceuta.Intanto i sondaggi danno in forte vantaggio le destre. I Popolari guidati da Alberto Núñez Feijóo sono al 32,7 per cento contro il 26,4 per cento del Psoe, mentre Vox di Santiago Abascal veleggia oltre il 18 per cento.

Mps, il primo azionista Delfin si schiera con Intesa Sanpaolo

Delfin si schiera con Intesa Sanpaolo nella partita per Mps. La holding della famiglia Del Vecchio, che detiene il 17,6 per cento del capitale di Monte dei Paschi, ha assunto nei confronti dell’offerente un impegno ad aderire all’opas con l’intera partecipazione detenuta nella banca senese. L’impegno riguarda 534.676.825 azioni Mps e comprende anche la partecipazione all’assemblea convocata per il 29 ottobre, nella quale Delfin si è impegnata a tenere condotte di voto coerenti con le condizioni dell’offerta in quel momento. La decisione arriva dopo il rilancio di Intesa Sanpaolo, che ha aumentato da 1 a 1,25 euro la componente cash dell’opas, lasciando invariato a 1,6 azioni Intesa il rapporto di concambio. Per ogni azione Mps consegnata all’offerta, gli azionisti riceveranno dunque 1,25 euro in contanti e 1,6 azioni di nuova emissione di Intesa Sanpaolo.

I due progetti per il futuro di Mps

Sul confronto tra Intesa e Mps si innestano due diversi progetti industriali. L’opas di Intesa punta all’integrazione della banca senese nel gruppo guidato da Carlo Messina. Il piano sostenuto dal management di Mps, guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, prevede invece la crescita attraverso le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, nel quadro del progetto che comprende anche l’integrazione con Mediobanca. È su questo confronto che si concentrerà il voto del 29 ottobre.

Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità

La campagna per le Amministrative milanesi è stata finora piuttosto povera di contenuti. La ragione è semplice: il centrosinistra gode di un enorme vantaggio nei sondaggi e pensa più alla competizione interna tra i candidati che alle proposte per la città, mentre il centrodestra ha seminato poco e male in tre mandati all’opposizione e il suo tormentone sulla sicurezza inizia a essere stantio. C’è però un elemento di novità che potrebbe dare una scossa e lo scontro Sala-Majorino ne rappresenta un assaggio (per chi se lo fosse perso, il capogruppo Pd in Regione ha parlato di eccessiva cementificazione e di eccessivo peso dei fondi immobiliari. Accuse che hanno irritato, e non poco, il sindaco).

Tipicamente in campagna elettorale lo sfidante propone il cambiamento, mentre gli uscenti puntano sui buoni risultati ottenuti e prospettano di alzare l’asticella nel mandato successivo. Due case-history del centrosinistra lo esemplificano in modo chiaro: per le elezioni di Milano 2016 lo slogan “Avanti Milano” incarnava perfettamente la continuità amministrativa, pur passando da Giuliano Pisapia a Beppe Sala; alle Regionali 2018, invece, si partiva dall’opposizione, ma lo slogan “Fare, meglio” sarebbe stato più adatto agli uscenti e non ha portato bene a Giorgio Gori, nettamente sconfitto.

Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Giuliano Pisapia e Beppe Sala nel 2016 (Imagoeconomica).

Quando la discontinuità diventa un boomerang

Nella marcia verso Milano 2027 c’è una novità: gli sfidanti faticano a incarnare l’istanza di discontinuità che, invece, è stata fatta propria dal Pd, anche a costo di fare arrabbiare Sala. Il sindaco infatti nei giorni scorsi è tornato sul tema dichiarando che il centrosinistra rivincerà le elezioni, ma a patto di non distruggere quanto è stato fatto. Il punto di equilibrio è delicato: ogni campagna elettorale deve guardare al futuro, ma chi già governa rischia di regalare degli autogol a un avversario in enorme difficoltà. Anche qui torna utile un esempio: quando l’assessore Emmanuel Conte ha presentato la proposta di una nuova società per l’edilizia pubblica, si è aperto uno spazio per Massimiliano Lisa, strenuo oppositore della Giunta, che ha avuto gioco facile nel rivendicare l’idea come sua e nell’irridere chi solo oggi pare accorgergsi del problema.

Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Emmanuel Conte (Imagoeconomica).

Qualunque presa di posizione da parte della maggioranza in carica è potenzialmente un boomerang. Il rischio aumenta per chi è fortemente identificato con la Giunta uscente: tanto Conte quanto la vicesindaca Anna Scavuzzo hanno un limite oggettivo nell’essere percepiti come l’estensione del ciclo di Sala. Si trova in una posizione intermedia Pierfrancesco Majorino, che è stato assessore in due diverse sindacature, ma ha lasciato Palazzo Marino nel 2019. È ancora più labile il legame col passato di Lorenzo Pacini (assessore del Municipio 1, ma le circoscrizioni contano pochissimo) e Tommaso Goisis (già membro dello staff di due assessori, Chiara Bisconti e Gabriele Rabaiotti). Gli unici che possono dire di rappresentare una vera discontinuità sono le new-entry Mario Calabresi e Carlotta Cossutta, ma c’è modo e modo di incarnarla.

Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità

Cossutta è nipote di Armando, storico esponente del Partito Comunista, e ha nel DNA un approccio radicale non dissimile da quello di Pacini, ma implicitamente più critico nei confronti del ciclo in conclusione, tant’è che parla di un rischio di sconfitta mai paventato da alcun sondaggista. Calabresi ha invece colto tutti in contropiede alla Festa dell’Unità, dove ha sottolineato la necessità di salvaguardare il buono dell’esperienza Sala-Pisapia, salvo poi elencare in altre sedi le criticità sociali e ambientali ancora da risolvere. Insomma, il mandato precedente va valorizzato di base, per poi proporre agli elettori «un ulteriore salto in avanti», ma guidato dall’esperienza di chi già conosce la situazione.

Raffa: «Alle primarie sarà utile alzare i toni»

Pietro Raffa, partner della società di lobbying e advocacy Bistoncini & Partners, promuove l’atteggiamento di Calabresi: «È quello giusto per una fase di pre-campagna: il suo è un approccio quasi analitico, da parte di chi osserva un campo nel quale è appena entrato. Alcuni messaggi chiari già li ha mandati, ma da qui alle primarie mi aspetto che la sua comunicazione diventi più diretta». Dopo averne vissute tante da spin-doctor, Raffa esamina le campagne elettorali con il metodo delle 3 M: «Il Messaggio indica idee e priorità proposte dal candidato. Alla voce Media consideriamo l’abilità nell’entrare nel dibattito politico. Poi c’è la Mobilitazione e su questo fronte le proposte più caratterizzate da discontinuità e radicalità fanno maggior presa. C’è chi, come Pacini, parla addirittura di “rivoluzione“: una scelta giusta per il suo tipo di target, ma che suonerebbe stonata in bocca a un altro candidato. Non esiste una campagna perfetta: ciascuno si cuce addosso il vestito che gli sta meglio». E quale vestito dovrebbero indossare Scavuzzo, Conte e Majorino, dopo l’esperienza amministrativa? Secondo Raffa, dipende dagli obiettivi e dalle circostanze: «Se si faranno le primarie, sarà utile alzare il tiro con toni più radicali per mobilitare i propri sostenitori. Arrivati alle elezioni vere e proprie, bisognerà in primo luogo valutare chi sarà l’avversario e poi che contributo darà ciascun partito, per poi fare proposte per il futuro, elogiando quanto fatto in passato, ma con le necessarie critiche sugli errori commessi».

Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Mario Calabresi (Imagoeconomica).

Diamanti: «La stanchezza è fisiologica, bisogna guardare al futuro»

L’importanza di guardare avanti è rimarcata anche da Giovanni Diamanti, già stratega delle campagne di numerosi esponenti politici, tra cui Roberto Gualtieri e lo stesso Sala: «La sua amministrazione ha governato per 10 anni, cosa che a Milano non succedeva dai tempi di Gabriele Albertini, ed è stata riconfermata con percentuali importantissime. Ma dopo 10 anni una quota di stanchezza è fisiologica, è naturale che la semplice continuità perda di appeal, considerando anche la centralità del dibattito sulla sicurezza di questo ultimo periodo. Ciò che il centrosinistra dovrebbe fare è immaginare un racconto nuovo della città, concentrarsi sui 10 anni futuri, più che sugli ultimi 10».

Lo scontro Sala-Majorino e il bilancio della Giunta

La chiave di questa campagna elettorale starà proprio in questo difficile equilibrio, che in alcuni casi richiederà abilità da funamboli. Non possono esserci mezze misure su temi enormi come la vendita di San Siro, foriera di polemiche che certamente aumenteranno all’inizio della demolizione del tempio del calcio: a meno di dolorose pronunce giudiziarie, indietro non si può tornare. Altri dossier sono invece molto più interpretabili. Nel video con cui Majorino lancia la sua candidatura ci sono dei problemi oggettivamente da risolvere, dalle scelte edilizie all’accesso allo sport, ma inevitabilmente così si chiama in causa l’operato di ben tre Giunte, compresa le sue, quindi è più che comprensibile la stizza di Sala. Conte ha preso di petto il problema della casa, ma servono soluzioni immediate per i cantieri bloccati dalle inchieste, per chi non può entrare negli appartamenti acquistati e, più in generale, per un caro-vita che sta creando quelle «due Milano» stigmatizzate da Calabresi. Una seria riflessione politica sull’urbanistica (al di là degli aspetti giudiziari) non è mai iniziata e ne servirebbe una analoga anche su ambiente, mobilità e trasporto pubblico locale. Eliminare i parcheggi abusivi è giusto, ma le auto non spariscono per decreto: se non si potenziano i mezzi e si tracciano righe blu ovunque, si crea un problema notevole per una cittadinanza che ogni giorno raddoppia con l’arrivo dei city user. C’è molto da fare e la buona volontà non basta: vanno aggiunte abbondanti dosi di strategia.

Milano 2027, il centrosinistra e il boomerang della discontinuità
Beppe Sala (Imagoeconomica).

Star Trek: Il nuovo film di Star Trek sarà ambientato nel futuro, ma non sappiamo ancora quale

Il nuovo film di Star Trek sarà ambientato nel futuro, ma non sappiamo ancora quale

Bye-bye linea Kelvin, Star Trek si avvicina a velocità di curvatura a un nuovo reboot

Alla fine è ufficiale: Paramount ha definitivamente detto addio al progetto di riportare i film di Star Trek con Chris Pine nei panni del capitano Kirk al cinema e sta guardando oltre, probabilmente verso un nuovo reboot. I registi John Francis Daley e Johnathan Goldstein, che sono passati da Dungeons & Dragons alla proprietà intellettuale creata da Gene Roddenberry, hanno rivelato qualche particolare in più – compresa la collocazione temporale – del loro film di Star Trek nel corso di un'intervista rilasciata a Empire Magazine in cui ci tengono a... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Star Trek - 5 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Cinema: Fantascienza cinema e tv in arrivo in ottobre con Clayface e VisionQuest

Fantascienza cinema e tv in arrivo in ottobre con Clayface e VisionQuest

Un ottobre vivace con diverse novità interessanti, tra cui il nuovo film DC Clayface e la serie Marvel VisionQuest.

Dopo due mesi parecchio mosci, questo ottobre presenta diversi motivi di interesse. Vediamo cosa sta arrivando. Coven Academy: l’Accademia delle Streghe 2 ottobre, serie tv, Disney+. Briar Roberts arriva in una scuola di magia di New Orleans per scoprire cosa è accaduto a sua madre. Fra giovani streghe, vampiri e amori proibiti, si ritrova coinvolta in un conflitto soprannaturale che minaccia la città. Guarda il video: Coven Academy - L'accademia delle Streghe | Trailer Ufficiale Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte 2 ottobre, film, MUBI. Una giovane regista... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - SERIE TV - Cinema - 5 ottobre 2026 - articolo di S*

Star Trek: Il nuovo film di Star Trek sarà ambientato nel futuro, ma non sappiamo ancora quale

Il nuovo film di Star Trek sarà ambientato nel futuro, ma non sappiamo ancora quale

Bye-bye linea Kelvin, Star Trek si avvicina a velocità di curvatura a un nuovo reboot

Alla fine è ufficiale: Paramount ha definitivamente detto addio al progetto di riportare i film di Star Trek con Chris Pine nei panni del capitano Kirk al cinema e sta guardando oltre, probabilmente verso un nuovo reboot. I registi John Francis Daley e Johnathan Goldstein, che sono passati da Dungeons & Dragons alla proprietà intellettuale creata da Gene Roddenberry, hanno rivelato qualche particolare in più – compresa la collocazione temporale – del loro film di Star Trek nel corso di un'intervista rilasciata a Empire Magazine in cui ci tengono a... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Star Trek - 5 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: La fine della plastica

La fine della plastica

Su Urania collezione Lebbra antiplastica, una storia dove un elemento essenziale per la nostra civiltà rischia di scomparire.

La plastica rappresenta un problema serio, dall'inquinamento dei mari dove addirittura genera nuove isole alle microplastiche presenti anche all'interno del nostro corpo. L'invenzione di un nuovo tipo di plastica biodegradabile, l’aminostyrene, sembra pertanto una buona notizia, purtroppo il nuovo polimero nasconde una tremenda insidia. Questo il tema trattato nel romanzo Lebbra antiplastica, scritto a quattro mani da Christopher Magnus Howard Pedler e Gerald Davis. Quando gli incidenti legati all'aminostyrene iniziano a diventare sempre più numerosi e... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - NARRATIVA - Editoria - 5 ottobre 2026 - articolo di Giampaolo Rai

Addio al turno spezzato nei ristoranti: per trovare camerieri bisogna cambiare orari?

«I giovani non hanno più voglia di lavorare» è diventato, molto spesso a sproposito, uno degli slogan più diffusi quando si parla di ristorazione. Ma a dimostrare che le cose non stanno esattamente così è di recente arrivato, tra gli altri, il ristorante Ratanà dello chef Cesare Battisti, a Milano, che di giovani ne ha trovati parecchi. Come? “Semplicemente” cambiando gli orari dei dipendenti, come ha raccontato lui stesso al Gambero Rosso.

Addio al turno spezzato nei ristoranti: per trovare camerieri bisogna cambiare orari?
Lo chef Cesare Battisti (foto Imagoeconomica).

Lo chef ha infatti eliminato il classico turno spezzato tra pranzo e cena, organizzando due squadre: una con orario continuato dalle 9 alle 17 e l’altra fino a mezzanotte. «Da quando abbiamo fatto questo cambiamento ci sono arrivati moltissimi curriculum», ha raccontato. Nel locale lavorano 50 persone e più della metà vive fuori Milano: c’è un cameriere che ogni giorno arriva da Lecco.

Nel 2025 il settore ha perso 114.338 dipendenti

Un caso singolo non fa statistica, ovviamente. Ma i numeri della ristorazione italiana raccontano un problema che invece statistico lo è eccome: secondo il Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, infatti, nel 2025 il settore ha perso 114.338 lavoratori dipendenti, il 10,3 per cento in un anno, e un’impresa su due dichiara di avere difficoltà a trovare personale. Non per questo sono spariti i giovani, anzi: il 39,5 per cento dei dipendenti della ristorazione ha meno di 30 anni e il 61,6 per cento meno di 40. Per il primo trimestre 2026 le imprese prevedevano comunque 168 mila nuove assunzioni, oltre 70 mila delle quali di camerieri.

Addio al turno spezzato nei ristoranti: per trovare camerieri bisogna cambiare orari?
Cameriera al lavoro (foto Unsplash).

Dentro questo paradosso apparente c’è, appunto, una questione di orari. Il turno spezzato nasce da una caratteristica piuttosto elementare di ogni ristorante: i clienti arrivano soprattutto in due momenti della giornata, perciò servono molte persone a pranzo, altrettante – qualche volta di più – a cena e decisamente meno alle quattro del pomeriggio.

Nessuno vuole una brigata quando i tavoli sono vuoti

Per l’impresa, concentrare le ore di lavoro intorno ai due servizi principali è quindi razionale, perché evita di avere una brigata completa da pagare nelle ore in cui i tavoli sono vuoti. Non a caso, il contratto nazionale italiano dei pubblici esercizi contempla espressamente la possibilità di dividere l’orario giornaliero in due frazioni, lasciando alla contrattazione territoriale la loro durata.

Addio al turno spezzato nei ristoranti: per trovare camerieri bisogna cambiare orari?
Un cameriere impegnato nell’allestimento di una sala da pranzo (foto Ansa).

Lavorare otto ore restando fuori casa tutto il giorno

Visto dall’altra parte del tavolo, però, il conto cambia. Un ipotetico turno 10.30-15 e 18.30-22 significa otto ore di lavoro distribuite su undici ore e mezza fuori casa; se la casa è vicina ed è possibile rientrare, quelle tre ore e mezza centrali possono essere ancora considerate tempo libero, o comunque riposo. Ma se per andare al lavoro occorrono 45 minuti e muoversi diventa complicato, si tratta piuttosto di tempo perso: troppo poco per tornare a casa e troppo per restare al lavoro. O, se si rientra a casa due volte, raddoppiano i costi e il tempo trascorso in strada. È questo il problema sollevato da Battisti: più della metà dei suoi dipendenti arriva da fuori Milano e, come osserva lo chef, non vuole «passare la vita in spostamenti».

La jornada partida esiste già in Spagna

Quella del turno “spezzato” in bar e ristoranti, però, non è una peculiarità – o “stranezza” – italiana. In Spagna, per esempio, si chiama jornada partida o turno partido ed è perfettamente incorporato nell’organizzazione dell’hostelería. Il contratto nazionale della ristorazione stabilisce che una giornata di lavoro possa essere divisa al massimo in due blocchi, separati generalmente da almeno due ore ma non più di quattro (anche se le regole possono variare un po’ da regione a regione). Lo stesso contratto, tuttavia, invita aziende e rappresentanti dei lavoratori a valutare la possibilità di introdurre la giornata continuata laddove le esigenze del servizio lo consentano. Ed è un dettaglio interessante, perché mette a fuoco proprio il cuore della questione, ossia la ricerca di un’organizzazione compatibile con la vita fuori dal ristorante.

Addio al turno spezzato nei ristoranti: per trovare camerieri bisogna cambiare orari?
Cameriere impegnato durante un turno al ristorante (foto Unsplash).

Per questo, qualcosa sta cambiando pure nei Paesi dove la flessibilità degli orari è tradizionalmente molto forte: nel 2025, la Low Pay Commission britannica ha raccolto testimonianze di lavoratori dell’hospitality che lamentavano ore “troppo” variabili e scarso controllo sull’organizzazione del lavoro. Il governo ha dunque iniziato a intervenire con nuove regole che prevedono, tra l’altro, maggiore preavviso sui turni e compensazioni quando vengono cancellati o modificati all’ultimo momento.

Quando “niente turni spezzati” diventa un benefit

Intanto basta guardare alcuni annunci di lavoro sul portale britannico Find a Job per rilevare un segnale curioso: “no split shifts” (no turni spezzati) viene ormai pubblicizzato come un benefit. Le aziende della ristorazione, insomma, lo inseriscono esplicitamente tra gli elementi con cui attrarre candidati, assieme (ovviamente) a paga e giorni di riposo.

Addio al turno spezzato nei ristoranti: per trovare camerieri bisogna cambiare orari?
Il momento dell’ordinazione (foto Unsplash).

Una diversa organizzazione che però ha un costo

Eliminare lo spezzato, però, non è gratis. Se un ristorante vuole coprire pranzo e cena con due squadre distinte deve necessariamente avere più persone in organico e accettare che, in alcune fasce orarie, una parte del personale sia presente anche quando il locale lavora meno. Tuttavia, questo costo aggiuntivo può avere un ritorno meno immediato da mettere a bilancio: più curriculum, minore difficoltà nel coprire i posti vacanti e, potenzialmente, meno persone da sostituire e formare continuamente.

Cina, India e Corea del Sud: le nuove sfide dell’aviazione asiatica

In Asia il settore dell’aviazione civile sta attraversando una fase di profondi cambiamenti innescati da due fattori complementari. Da un lato la guerra in Iran, con l’interruzione delle forniture di petrolio e la conseguente impennata dei prezzi del carburante. Dall’altro la crescita delle rotte, dei passeggeri e degli investimenti nei mercati più dinamici del continente. Il risultato è un quadro in continua evoluzione nel quale si iniziano già a intravedere potenziali vincitori e vinti. 

I conti delle compagnie aeree cinesi

In Cina nel primo semestre del 2026 le tre maggiori compagnie aeree statali – Air China, China Eastern Airlines e China Southern Airlines – hanno registrato una perdita complessiva di 8,2 miliardi di yuan (quasi 1,2 miliardi di dollari). A pesare sono stati i costi del carburante aumentati tra il 35 e il 38 per cento. I ricavi sono comunque cresciuti sostenuti dalla domanda internazionale. La compagnia di bandiera Air China ha chiuso il semestre con 341 milioni di dollari di perdite, in aumento del 27 per cento su base annua, e ricavi per circa 13,3 miliardi di dollari (+10,5 per cento). China Eastern si è fermata rispettivamente a 327 milioni (+53,8 per cento) e 11 miliardi (+11 per cento). Infine China Southern: oltre 550 milioni di perdite (+141,8 per cento) e 14 miliardi di ricavi (+9,7%). Eppure i vettori del Dragone stanno continuando ad ampliare le proprie flotte con i velivoli prodotti dalla cinese COMAC, il principale costruttore di aerei commerciali del Paese, e ad aprire nuove rotte internazionali. Si va dal collegamento Pechino–Venezia di Air China allo Xiamen–Londra di Xiamen Airlines, a quelli Pechino–Helsinki e Guangzhou–Bishkek di China Southern fino allo Shenzhen–Sydney di Shenzhen Airlines. Negli ultimi otto mesi la Cina ha inoltre inaugurato 115 rotte cargo: 41 verso l’Europa, 57 in Asia, 13 verso il Nord America, tre verso l’Africa e una verso il Sud America. Il caro carburante pesa sui bilanci ma le compagnie cinesi continuano a scommettere sull’espansione globale per conquistare (nel lungo periodo) nuovi passeggeri e mercati.  

Cina, India e Corea del Sud: le nuove sfide dell’aviazione asiatica
Un aereo Air China (Ansa).

La crisi del vettore malese AirAsia

AirAsia, il colosso low cost del Sud-est asiatico, si trova invece in una situazione finanziaria disastrosa. Al 30 giugno presentava passività correnti per 4,5 miliardi di dollari e circa 240 milioni in liquidità, uno dei saldi più bassi tra le compagnie aeree monitorate a livello globale da Bloomberg. La compagnia malese prevede di raccogliere un miliardo sui mercati internazionali entro gennaio per ristrutturare il debito esistente. Secondo Reuters avrebbe però bisogno di almeno 3 miliardi di nuovi capitali per tornare a respirare. Nel frattempo il vettore ha tagliato le rotte meno redditizie, restituito 25 aeromobili alle società di leasing e rinegoziato i contratti con i fornitori per ridurre i costi. «Siamo in salute. Siamo sostenibili», ha dichiarato in conferenza stampa il cofondatore di AirAsia, Tony Fernandes, smentendo le voci sul possibile fallimento dell’azienda. 

Cina, India e Corea del Sud: le nuove sfide dell’aviazione asiatica
epa12931630 Travelers queue to check in at an Air Un banco check-in di Air Asia all’aeroporto di Suvarnabhumi in Thailandia (Ansa).

La crescita dell’India e le fusioni coreane 

Per Airbus il mercato dell’aviazione destinato a crescere più rapidamente al mondo è quello dell’India. Nelle previsioni per il periodo 2026-2045 il costruttore ha alzato dall’8,9 per cento al 9,3 per cento la stima di crescita media annua del traffico domestico. Il mercato indiano potrebbe inoltre aver bisogno di 3.480 nuovi aerei passeggeri nei prossimi 20 anni. È anche per questo che Adani Defence & Aerospace, un ramo del Gruppo Adani, tra i maggiori conglomerati del Paese, starebbe valutando l’ingresso nel settore aereo. Una simile mossa aumenterebbe la concorrenza in un mercato oggi dominato da IndiGo e Air India, che insieme controllano oltre il 90 per cento del traffico nazionale. Semaforo verde invece in Corea del Sud per l’acquisizione di Asiana Airlines da parte di Korean Air. Dopo sei anni l’iter è stato approvato dalle autorità. Il valore dell’operazione è di circa 1.800 miliardi di won (1,6 miliardi di dollari) per un altro gigante pronto a sfidare i player indiani e cinesi. In Asia e nel resto del pianeta.

 

Intesa alza il prezzo e mette Lovaglio all’angolo

Alla fine Carlo Messina ha deciso che per convincere gli azionisti del Monte dei Paschi non bastavano le parole. Servivano altri soldi, e con essi un avvertimento piuttosto difficile da equivocare: se il 29 ottobre l’assemblea di Mps darà il via libera alle operazioni con cui Luigi Lovaglio sta cercando di costruire la sua alternativa all’Opas di Intesa Sanpaolo, Ca’ de Sass farà saltare la propria offerta.

Intesa alza il prezzo e mette Lovaglio all’angolo
Carlo Messina (Imagoeconomica).

L’assemblea di Mps diventa un referendum sul piano di Lovaglio

A seguito del cda straordinario convocato sabato 3 ottobre, Intesa ha aumentato di 25 centesimi la componente in contanti: per ogni azione Mps offrirà 1,6 azioni Intesa più 1,25 euro cash, contro l’euro previsto inizialmente. In caso di adesione totalitaria, il controvalore dell’operazione sale così a 31,4 miliardi, di cui 3,8 miliardi in contanti. Ma il vero rilancio non sta nei 25 centesimi, che qualcuno già dava per possibili. Sta nelle condizioni che li accompagnano. Intesa ha chiarito che se l’assemblea del Monte del 29 ottobre approverà una o entrambe le Ops su Banco Bpm e Banca Generali, con i relativi aumenti di capitale, oppure la riduzione di capitale funzionale alla distribuzione straordinaria prevista dal piano, considererà non avverate le condizioni della propria offerta. L’Opas, dunque, diventerà inefficace. Tradotto per la casalinga di Voghera: cari azionisti del Monte, scegliete. Diverso il discorso sulla fusione tra Mps e Mediobanca. Anche qui Intesa invita caldamente i soci a non procedere, giudicando evidentemente preferibile lasciare aperta la strada alla propria offerta. Ma l’invito, per quanto esplicito, non è vincolante. Se la fusione venisse comunque approvata, Intesa non farebbe automaticamente decadere l’Opas. In caso contrario Ca’ de Sass ha già fatto sapere che rinuncerebbe alla relativa condizione prevista nell’offerta. Una differenza non secondaria: Intesa sconsiglia la fusione, ma non ne fa il casus belli. Sulle due Ops, invece, non lascia margini di manovra. È qui che il rilancio di Messina diventa qualcosa di più di un aumento del prezzo. L’obiettivo è trasformare l’assemblea del 29 ottobre in una sorta di referendum sul progetto di Lovaglio.

Intesa alza il prezzo e mette Lovaglio all’angolo
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Gli ostacoli al disegno di Mps

L’ad del Monte ha costruito la propria difesa mettendo sul tavolo un disegno tanto ambizioso quanto complicato: dopo Mediobanca, anche Banco Bpm e Banca Generali, fino alla nascita di un gruppo destinato, nelle sue intenzioni, a giocare nella prima fila della finanza italiana. Più il progetto diventa grande, però, più aumentano le caselle da incastrare, i rischi di esecuzione e soprattutto i soldi necessari per realizzarlo. Con due problemi non proprio secondari. Banco Bpm ha già bollato l’offerta come a sconto anziché a premio, facendo capire di non vedere alcuna convenienza nell’aderirvi. Più complessa la partita su Banca Generali, per la quale Mps offre 6,958 proprie azioni per ogni titolo portato in adesione. Sullo sfondo c’è poi il 13,3 per cento di Generali ereditato da Mediobanca, che Mps intende acquisire direttamente e in parte distribuire ai propri azionisti attraverso la maxicedola straordinaria. Un patrimonio, dunque, che non arriva dal nulla: è già dentro il perimetro conquistato dal Monte con Mediobanca.

Intesa alza il prezzo e mette Lovaglio all’angolo
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Dove finiscono gli interessi del Monte e iniziano quelli di chi lo guida?

È precisamente su questo punto che Intesa ha deciso di battere. Da una parte offre agli azionisti Mps un prezzo certo, adesso un po’ più ricco, e la possibilità di diventare soci del maggiore gruppo bancario italiano. Dall’altra mette sotto i loro occhi un progetto che richiede di credere contemporaneamente nell’integrazione con Mediobanca, nella conquista di Banco Bpm e di Banca Generali e nelle sinergie che Lovaglio promette di ricavarne. E soprattutto costringe l’ad del Monte a rispondere a una domanda che fino a ieri poteva restare sullo sfondo: tutto questo serve davvero agli azionisti di Mps o solo a rendere la banca abbastanza grande e complicata da impedire a Intesa di conquistarla? Il dubbio è legittimo anche per un’altra ragione. Se il progetto andasse in porto, oltre a ridisegnare il sistema finanziario italiano consoliderebbe inevitabilmente Lovaglio alla guida del nuovo gruppo. Nulla di scandaloso: un amministratore delegato difende il proprio progetto e, insieme, anche il proprio ruolo. Ma gli azionisti hanno altrettanto legittimamente il diritto di chiedersi dove finisca l’interesse della banca e dove cominci quello di chi la guida. Messina ha scelto un modo piuttosto efficace per porre la domanda. Ha aggiunto 25 centesimi e ha tolto ai soci del Monte l’illusione di poter tenere aperte tutte le porte. Sulla fusione con Mediobanca possono ancora farlo, anche se Intesa li invita con forza a fermarsi. Su Banco Bpm e Banca Generali, invece, il 29 ottobre dovranno decidere con chi stare.

Perché Dio e il sacro sono tornati nel dibattito pubblico

Il viaggio di papa Leone XIV in Francia, conclusosi pochi giorni fa a Metz, dove il pontefice ha parlato del futuro dell’Europa e incontrato rappresentanti di diverse religioni, offre qualcosa di più dell’occasione per riaprire la disputa sul posto di Dio nella patria della laicità. Suggerisce una domanda che riguarda anche chi non crede: perché l’esperienza religiosa continua a essere avvertita come significativa nelle nostre società, anche sul piano della discussione pubblica, mentre la modernizzazione, secondo molte e influenti previsioni, avrebbe dovuto renderla a poco a poco marginale? 

Perché Dio e il sacro sono tornati nel dibattito pubblico
Papa Leone XIV a Metz (Ansa).

I fini vengono rimessi in discussione

Il tema è molto complesso, ma forse una risposta può essere cercata anche nel mutamento del paesaggio storico. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, nel 1991, il modello occidentale sembrò possedere, insieme alla vittoria politica, una conferma della propria destinazione: democrazia liberale, economia di mercato, integrazione globale. Non mancavano conflitti e ingiustizie, ma i suoi fini apparivano sostanzialmente acquisiti. Si trattava di estendere il modello, correggerne gli squilibri, accompagnare quanti erano rimasti indietro. La direzione era indicata: occorreva ora governare la macchina e provvedere alla manutenzione. Come oggi si ripete spesso, quella fiducia si è incrinata. Le crisi economiche, la labilità delle interdipendenze globali e il ritorno della guerra hanno reso meno persuasiva l’idea che apertura dei mercati, benessere e democratizzazione procedano insieme. Certo, la tecnica continua a moltiplicare le possibilità, senza indicarci però quali meritino di essere perseguite. Tornano così domande che il linguaggio della gestione aveva lasciato sullo sfondo: quale società vogliamo? Per che cosa vale la pena di lottare? Quali obblighi abbiamo verso chi verrà dopo di noi? In altri termini, oggi il fine viene rimesso in discussione. 

Perché Dio e il sacro sono tornati nel dibattito pubblico
Gaza e Kyiv.

Le religioni, comprese quelle ‘secolari’, riacquistano spazio

È in questo spazio che tornano a parlare le religioni, comprese, per così dire, quelle secolari. Il richiamo alle radici identitarie, le promesse di riscatto, il fascino che il termine “socialismo” sembra di nuovo riscontrare in certe frange di giovani (che ne hanno letto solo sui libri di storia) sono tutti indizi che, pur nelle notevoli differenze, indicano una nuova ricerca di fini collettivi. Sarebbe frettoloso liquidare tutto ciò come nostalgia o irrazionalità. Quando una destinazione smette di apparire del tutto credibile, la richiesta di un’altra direzione è una domanda politica legittima, che riapre anche interrogativi sul senso della vita e sui criteri di fondo della convivenza. Rispondere significa mettere in gioco la politica, che però implica sempre, che se ne sia consapevoli o no, una specifica idea dell’uomo e di ciò che rende buona la sua esistenza: un terreno sul quale le religioni, pur senza averne l’esclusiva, tornano a essere interlocutrici possibili.

Perché Dio e il sacro sono tornati nel dibattito pubblico
Il Papa alla processione del Corpus Domini a Madrid (Ansa).

I limiti del “liberalismo frigido”

Qui si manifesta il limite di un certo “liberalismo frigido”, che ha finito per riconoscere le persone soprattutto come soggetti capaci di scegliere per sé, consumare e adattarsi, dedicando meno attenzione ai legami e alle ragioni per cui una vita merita di essere vissuta, al di là dei piccoli scopi di corto raggio. Agli occhi di chi scrive, le libertà liberali restano un tesoro essenziale da custodire, naturalmente, ma si impoveriscono quando la discussione sui fini comuni viene sostituita dall’amministrazione tecnica dell’esistente, che sarebbe incaricata solo di dirigere il traffico di individui intenti a perseguire la propria soddisfazione particolare ed evitare che si scontrino tra loro. Le persone non domandano soltanto possibilità individuali: chiedono anche perché impegnarsi, a chi sentirsi legate, per che cosa accettare un sacrificio. Il senso religioso ha custodito queste domande, alle quali la descrizione dei meccanismi sociali o biologici non basta, da sola, a rispondere. Pretendere di espellerle dall’esperienza razionale significa lasciare ad altri il compito di interpretarle.

Perché Dio e il sacro sono tornati nel dibattito pubblico
disegno realizzato con l’IA.

L’assenza di Dio non impedisce derive assolutiste

Nel 2015, dopo la strage di Charlie Hebdo, il filosofo Paolo Flores d’Arcais sosteneva, sulle pagine di Repubblica, che «la democrazia deve chiedere l’esilio di Dio». La provocazione reagiva a un pericolo reale: il fanatismo che pretende di imporre la verità attraverso la violenza. Ma oggi ne vediamo meglio l’insufficienza. Se si riapre la discussione sui fini della convivenza, escluderne in anticipo le voci religiose restringe il confronto senza mettere al sicuro la democrazia. L’assenza di Dio non impedisce che una nazione, un’identità o una dottrina politica acquistino il carattere di un assoluto. Questo riconoscimento non autorizza alcuna indulgenza. La religione può liberare la coscienza dall’idolatria del potere, ma può anche consacrare il potere; può generare solidarietà, ma può pure rendere l’appartenenza una prigione. Proprio perché risponde a domande profonde, la religione possiede una forza ambivalente, che richiede vigilanza. La democrazia non può vivere soltanto di manutenzione, quando è la destinazione a essere controversa. Deve tornare a interrogare i fini, senza consegnarli a chi pretende di possederne la risposta definitiva, in nome di una religione trascendente o di una religione civile.

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana dello spot con Franco Forte

Fantascienza.com, il meglio della settimana dello spot con Franco Forte

La nuova trilogia di Star Wars, il nuovo finale di Endgame, Shatner e il ritorno di Kirk, il programma di Stranimondi (e altro) nella settimana di Fantascienza.com

Una delle cose più carine e divertenti che ci è capitato di vedere questa settimana è stato lo spot di una compagnia aerea. Sì, si è parlato moltissimo di un'altra compagnia aerea in questi giorni e per motivi del tutto diversi. Lasciamo un attimo da parte quella faccenda che non riguarda questo giornale. Parliamo invece della compagnia aerea Air Dolomiti, che ha pensato bene di produrre uno spot con un testimonial molto particolare: il direttore di Urania, Franco Forte. Lo spot si basa sul classico gioco di parole mostrando Franco Forte in... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 4 ottobre 2026 - articolo di S*

Come la Cina punta su Marte per superare gli Usa anche nello Spazio

Ricostruire il passato di Marte per preparare il prossimo passo nello Spazio. La Cina punta a completare entro la fine del 2028 una nuova mappa geologica dell’intera superficie del Pianeta rosso. L’annuncio è stato fatto da Hou Zengqian, accademico e responsabile scientifico di Tianwen-3, la missione con cui Pechino vuole raccogliere campioni marziani e riportarli sulla Terra. Una carta per capire dove andare, che cosa cercare e perché. Ma anche per affermare un ruolo nella definizione delle conoscenze con cui il mondo studierà Marte.

Verso la prima mappa geologica “intelligente” di Marte

Il progetto appena presentato prevede una carta globale in scala uno a cinque milioni, una mappa della zona di atterraggio in scala uno a 50 mila e atlanti tematici. Non si tratta della prima cartografia geologica del pianeta, già oggetto di lavori americani. La novità annunciata riguarda l’integrazione di osservazioni diverse e l’impiego dell’intelligenza artificiale, che secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua permetterà di realizzare la prima mappa geologica “intelligente” di Marte.

Come la Cina punta su Marte per superare gli Usa anche nello Spazio
Donald Trump, Xi Jinping e le rispettive first lady a Washington il 25 settembre 2026 (foto Ansa).

La base sarà costituita dai dati di Tianwen-1, affiancati dalle osservazioni delle sonde statunitensi ed europee. Immagini, analisi della composizione minerale, radar e misure dei campi gravitazionale e magnetico dovrebbero consentire di leggere insieme superficie e sottosuolo. L’intelligenza artificiale aiuterà a riconoscere i materiali e distinguere le unità geologiche, incorporando le competenze degli scienziati.

L’acqua è al centro della ricerca

L’obiettivo è ricostruire la successione degli eventi che hanno trasformato Marte, dalle fasi più antiche alla progressiva perdita di condizioni favorevoli all’acqua liquida. Proprio l’acqua è al centro della ricerca. La carta incorporerà i risultati di Zhurong, il rover atterrato nel maggio 2021 a Utopia Planitia. Tra questi, gli indizi di un antico oceano di dimensioni continentali risalente a circa 3,5 miliardi di anni fa e di possibili inondazioni temporanee circa 1,6 miliardi di anni fa. Sono interpretazioni scientifiche da consolidare, aiutano però a individuare ambienti che potrebbero aver ospitato acqua e rocce capaci di conservarne eventuali tracce.

Come la Cina punta su Marte per superare gli Usa anche nello Spazio
Il rover cinese Zhurong su Marte (foto Ansa).

Pechino vuole inoltre proporre una sua suddivisione del tempo geologico marziano, con l’ambizione di farla diventare un riferimento internazionale. La cronologia oggi distingue i periodi Noachiano, Esperiano e Amazzoniano, la cui ricostruzione si basa anche sulla densità dei crateri. La Cina cerca dunque di contribuire ai criteri con cui si interpreta la storia del pianeta.

Lancio nel 2028, il ritorno dei campioni intorno al 2031

La futura carta dovrebbe offrire anche un modello per lavori analoghi sulla Luna, su Venere e sugli asteroidi. Il passaggio decisivo resta Tianwen-3. Il lancio è previsto intorno al 2028, il ritorno dei campioni intorno al 2031. Due scadenze che non vanno confuse con quella della mappa. Secondo i piani, almeno 500 grammi di materiale dovrebbero raggiungere i laboratori terrestri. Per riuscirci serviranno due lanci: uno porterà il lander e il veicolo di risalita, l’altro l’orbiter e il modulo di rientro. Dopo la raccolta, i campioni dovranno lasciare la superficie marziana, essere trasferiti in orbita e affrontare il viaggio verso la Terra. Una sequenza che nessuno ha ancora completato.

Come la Cina punta su Marte per superare gli Usa anche nello Spazio
Un’immagine diffusa dalla Nasa il paesaggio su Marte (foto Ansa).

Il risultato darebbe alla Cina un primato nel confronto con gli Stati Uniti. Washington conserva una lunga esperienza marziana, dal sorvolo di Mariner 4 nel 1965 ai rover Curiosity e Perseverance. Ma il programma di ritorno dei campioni sviluppato da Nasa e Agenzia spaziale europea è stato condizionato da costi elevati e ritardi. A gennaio il Congresso americano ha di fatto interrotto il finanziamento del progetto esistente. Parte delle risorse è stata indirizzata a Mars Future Missions, per sviluppare tecnologie meno costose. L’architettura e i tempi di un eventuale recupero restano incerti.

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Il lancio di un razzo Atlas V della United Launch Alliance, con a bordo il rover Perseverance della missione Mars 2020 della Nasa (foto Ansa).

Anche la traiettoria cinese conosce limiti e battute d’arresto. Zhurong ha superato la missione primaria di 90 giorni marziani e percorso oltre 1,9 chilometri, prima di entrare in ibernazione nel maggio 2022 senza risvegliarsi. Il probabile accumulo di polvere sui pannelli solari ne ha compromesso l’alimentazione. E l’espansione delle attività impone di mantenere affidabilità e controlli di qualità mentre aumentano le missioni.

Il Pianeta rosso fa parte di un programma spaziale più vasto

La competizione si misura anche nella capacità di affrontare gli inconvenienti senza perdere continuità. Anche perché Marte fa parte di un programma spaziale più vasto. Chang’e-6 ha riportato nel 2024 quasi due chilogrammi di campioni dalla faccia nascosta della Luna, una prima mondiale. Tianwen-2, lanciata nel maggio 2025, ha raggiunto le vicinanze dell’asteroide Kamoʻoalewa nel 2026 e dovrebbe consegnarne campioni alla Terra alla fine del 2027.

Come la Cina punta su Marte per superare gli Usa anche nello Spazio
Mappando Marte la Cina prova a imporre il suo primato spaziale sugli Usa (foto Unsplash).

Pechino punta a un allunaggio umano entro il 2030 e alla costruzione di una stazione internazionale di ricerca lunare permanente. Il piano quinquennale 2026-2030 prevede un rafforzamento in tema di esplorazione planetaria, difesa dagli asteroidi, internet satellitare e dispiegamento di lanciatori riutilizzabili.

Una sfida anche sul campo della narrazione

C’è poi un territorio che si conquista attraverso la narrazione. Come lo Sputnik e l’Apollo hanno segnato l’immaginario del Novecento, le missioni cinesi alimentano un’epica nazionale della scienza e della tecnologia. I nomi richiamano un patrimonio culturale: Chang’e è la dea della Luna, Zhurong una divinità del fuoco. La fantascienza contribuisce ad allargare questo orizzonte.

I romanzi di Liu Cixin, la serie Netflix Il problema dei tre corpi e i kolossal cinematografici come The Wandering Earth portano al pubblico globale futuri in cui la Cina partecipa da protagonista alle sfide dell’umanità e alla conquista di nuove frontiere spaziali. Ricerca e immaginario si rafforzano così reciprocamente. Completare la mappa di Marte imprimerebbe nella conoscenza condivisa del Pianeta rosso una lettura elaborata in Cina, rendendone ancora più manifesta l’ambizione da superpotenza.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta

Febbraio 2029. Potrebbe essere questa la data di scadenza della prossima legislatura. Perché se quella attuale, la 19ª, pare – salvo sorprese – essere destinata a giungere a scadenza naturale, la 20ª rischia di durare poco più di un anno. Cioè potrebbe concludersi subito dopo il suo momento clou: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Il vero obiettivo è mettere il cappello sul Quirinale

Non è infatti un mistero per nessuno che l’obiettivo principale di chi si presenta alle prossime elezioni – destra, centro o sinistra – sia di mettere il cappello, o anche solo un fiocchetto, sul Quirinale. Ne è la prova il fatto che tutti ne abbiano già parlato, tutti abbiano sottolineato quanto sia importante evitare che l’avversario ‘si impadronisca’ della prima carica dello Stato, mentre ancora mancano all’appello i programmi concreti per risolvere i principali problemi dei cittadini. Ma si sa, la lingua batte dove il dente duole.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Il cambio della guardia al Quirinale (Imagoeconomica).

I possibili scenari

Il rischio però è che, eletto il ‘proprio’ Presidente, o almeno, sventata l’elezione di un ‘nemico’, la maggioranza in carica si dissolva come neve al sole e precipiti il Paese verso il voto anticipato. Ma ecco i possibili scenari. Vince il centrosinistra di misura. «Lo sanno tutti che un giorno dopo che abbiamo eletto il presidente della Repubblica cade il governo», sussurra un esponente del Pd. Amen. Del resto che sul programma tra Schlein e Conte non ci sia tutto questo feeling non è un mistero per nessuno. A quel punto o il capo dello Stato neoeletto si arrampica sugli specchi per imbastire un nuovo esecutivo con un soccorso centrista, oppure scioglie le Camere. E a quel punto Giorgia Meloni, rinvigorita da un anno e mezzo di opposizione, andrebbe a Palazzo Chigi in carrozza, senza forse nemmeno bisogno dell’aiuto di Vannacci.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa).

Secondo scenario: vince il centrodestra di misura. Se Meloni tentasse una prova di forza per imporre un suo candidato, le possibilità di eleggerlo non sarebbero molte, la tenuta del governo dopo uno smacco simile sarebbe a rischio. Stesso rischio ci sarebbe se il Presidente fosse eletto da uno schieramento bipartisan tendente al centro. La tentazione di un’ordalia elettorale per lavare le colpe di un Parlamento di inciuciatori e garantirsi una maggioranza più ampia sarebbe per la premier molto forte.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Le condizioni per non tornare al voto nel 2029

Insomma, salvo la vittoria ampia di uno dei due schieramenti o la conduzione più che magistrale del gran gioco dell’elezione al Colle da parte di uno dei leader politici, il rischio che la prossima legislatura abbia una data di scadenza come lo yogurt e duri meno di due anni è molto alto. Si accettano scommesse.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

«Mi faranno prima beato, poi santo»: così disse Carlo Acutis alla mamma, cui era apparso in sogno dopo la sua morte. Lo ha raccontato lei stessa nel salotto de La volta buona, mentre la conduttrice Caterina Balivo annuiva devotamente. Non è blasfemia pensare che la signora Acutis avrebbe preferito per suo figlio successi più secolari e terreni a una carriera post-mortem, pur brillante. E comunque, un figlio morto nel 2006 per una leucemia fulminante a soli 15 anni, nel cuore dei suoi genitori è già un angelo, senza bisogno di macchinosi processi di canonizzazione per assurgere agli status meno prestigiosi di beato e santo.

Domenica sfiorati i 4,3 milioni di spettatori

Ci piace immaginare che Carlo, che anche in Paradiso rimaneva un ragazzino, per di più piemontese, in quel sogno parlasse dei futuri onori degli altari con un filo di subalpino e autoironico understatement. Lo stesso che deve averlo spinto a non rivelare a sua madre un’altra e ben più strabiliante predizione: «Realizzeranno un film su di me che verrà trasmesso da Canale 5 e sbancherà l’audience». Sì, sbancata: malgrado il titolo pedestre Il mio nome è Carlo (scelto forse perché Vita da Carlo era già stato preso da Verdone), il biopic diretto da Giacomo Campiotti ha sfiorato domenica i 4,3 milioni di spettatori, accaparrandosi un terzo della platea televisiva.

Non si tratta soltanto di vetusti “telemorenti“, come li chiama Dagospia: la storia di san Carlo Acutis, a base di preghiere, sacrifici, morte prematura e miracoli, ha conquistato il segmento più ghiotto e imprendibile del pubblico, quello che apprezza tutti gli schermi tranne il televisore di casa: i giovani e giovanissimi (37 per cento) e addirittura i bambini (41 per cento).

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

Sbaragliata la Rai nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose

Un vero colpaccio per Mediaset. Non contenta di aver scippato a mamma Rai il predominio sui giochi della fascia pre-serale (La ruota della fortuna supera regolarmente Affari tuoi) e di aver portato il Tg5 testa a testa col Tg1 (più per demeriti di Saxa Rubra che per altro), con Il mio nome è Carlo il Biscione sbaraglia l’emittente pubblica anche nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

Una vittoria che sa di rivincita, pensando a quella che negli annali televisivi è ricordata come la “guerra dei santi” fra il Padre Pio Rai e l’omologo Mediaset, nel lontano 2000. In termini di ascolti, il Pio di Stato (Michele Placido) superò di poco il Pio del Cav (Sergio Castellitto), che però fu più acclamato dalla critica e replicato a raffica con successo, tanto da meritare, una volta tanto appropriatamente, il titolo di “cult“.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Michele Placido ha interpretato Padre Pio nel film di Giulio Base sulla vita del frate di Pietrelcina (foto Ansa).
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Sergio Castellitto nello sceneggiato su Padre Pio (foto Ansa).

Carlo in realtà era un baby-nerd alla Young Sheldon

Chissà se il piccolo Carlo Acutis ha visto almeno uno dei due Pio, all’epoca. Viene da dubitarne, visto che già a sei anni si era appassionato all’informatica, a nove programmava in Java e C++ e nelle pause suonava il sax. Insomma, era un baby-nerd alla Young Sheldon, distante dal cliché del santo giovinetto alla Luigi Gonzaga o alla san Domenico Savio.

Non sorprende troppo, quindi, che il pubblico giovane abbia apprezzato il biopic su un ragazzo “strano“, interpretato, peraltro, da Samuele Carrino, protagonista di un altro film di grande successo nella Generazione Alfa, Il ragazzo dai pantaloni rosa, anch’esso storia vera di un adolescente non conforme con un finale tragico, ma senza aureola postuma.

Uno smanettone modello per i giovani: non ditelo al governo…

Più sorprendente che uno smanettone per la maggior gloria di Dio venga proposto come modello agli adolescenti, proprio mentre i nostri governanti discutono su come tenerli lontani da pc, telefoni e tablet, considerati strumenti di perdizione e infiacchimento. Ma non è detto che, come protezione per i minori, un santino di san Carlo Acutis funzioni meglio del parental control.

Short Movie: Astronauta disoccupato

Astronauta disoccupato

Tagli ai costi, basta astronauti nello spazio: lo spazio è conquistato ora basta mandare robot e sonde automatiche. Ma all'astronauta chi ci pensa?

In Astronaut, corto fantascientifico del 2020, il futuro dell’esplorazione spaziale viene osservato da una prospettiva decisamente poco eroica: quella di un astronauta che deve fare i conti con la propria crescente inutilità. Il progresso tecnologico, invece di aprirgli nuove frontiere, rischia infatti di trasformarlo in un reperto di un’epoca ormai superata. Una piccola storia di fantascienza che usa lo spazio soprattutto per parlare di lavoro, identità e del rapporto non sempre indolore tra esseri umani e automazione. A scrivere e dirigere il corto... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 3 ottobre 2026 - articolo di S*

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo

Roberto Vannacci inizia a scalpitare sulla Rai. Perché vorrebbe più spazio in televisione, mentre ne ha pochissimo. E sogna anche un suo rappresentante in Vigilanza, se la commissione si dovesse ricostituire. Ma, per paradosso, a Futuro nazionale potrebbe andare addirittura la presidenza dell’organo parlamentare sulla tivù. Fantapolitica? Forse, ma andiamo con ordine.

Muro contro muro dopo lo strappo sulla riforma della Rai

Lo strappo del centrodestra sulla riforma della Rai – con una legge che la maggioranza si è votata in solitaria a suo piacimento in VIII commissione a Palazzo Madama, senza far toccare palla all’opposizione, e che arriverà in Aula il 26 novembre – come conseguenza ha bloccato la trattativa per la ricostituzione della Vigilanza, che si è dimessa in blocco all’inizio di luglio.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai (Ansa).

I presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa a metà settembre hanno chiesto ai capigruppo dei partiti di fornire loro i nuovi nomi per la commissione, cosa che il centrodestra ha fatto e l’opposizione no. Da qui la minaccia di La Russa di procedere a nominare d’ufficio i rappresentanti dell’opposizione, cosa che dovrebbe fare assieme a Fontana, com’è accaduto in precedenza con la commissione Covid.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
I presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana (foto Imagoeconomica).

Dopo aver dato l’ultimatum, ora però il presidente del Senato temporeggia: «Mi prendo ancora un paio di settimane di tempo», ha fatto sapere mercoledì. Perché? Qualcuno nell’opposizione sospetta che La Russa si sia infilato in un cul-de-sac. Dopo lo strappo sulla riforma, infatti, il centrosinistra ha richiuso la porta alle trattative sulla Vigilanza. «Non daremo alcun nome, per noi il discorso è finito», hanno fatto sapere Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia viva. Se i presidenti di Camera e Senato procederanno d’ufficio, però, a quel punto sarà difficile non valutare la richiesta di Futuro nazionale, che a Montecitorio vanta nove deputati all’interno del gruppo misto.

In Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano

Prima della pausa estiva Fontana aveva rispedito al mittente la richiesta di Fn, spiegando che in Vigilanza un rappresentante del misto c’è già, ma ora, con l’aumento dei parlamentari vannacciani, sarebbe costretto a riprendere in considerazione la richiesta. «Per adesso non siamo stati contattati da nessuno», fa sapere Edoardo Ziello, deputato del generalissimo. Ma se la procedura d’ufficio dovesse andare avanti, in Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano. E magari proprio Ziello, che sul fronte televisivo sembra quello più sul pezzo.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Roberto Vannacci ed Edoardo Ziello (foto Imagoeconomica).

«In tivù, specialmente in Rai, non ci siamo mai. Non compariamo nei pastoni dei telegiornali e le poche volte che ci invitano nei talk show accade in orari in cui la televisione la guardano in pochi, com’è accaduto l’altra sera a Porta a porta», osserva ancora Ziello, a cui non è sfuggito che l’invito a Vannacci da parte di Bruno Vespa è arrivato per Porta a porta e non per l’altro suo programma, 5 Minuti (che fa quasi 4 milioni di telespettatori).

Lo scenario: l’opposizione diserta, Fn garantisce il numero legale e poi…

Ma se un esponente del generale dovesse entrare in Vigilanza, tra i banchi dell’opposizione, potrebbe addirittura diventare presidente. Può accadere, infatti, che la commissione si riunisca, il centrodestra si presenti e l’opposizione no, tranne Fn, garantendo quindi il numero legale. Nella prima seduta si vota il presidente che, per prassi, va a un parlamentare della minoranza. E chi c’è dell’opposizione? Un uomo (o una donna) di Vannacci. E tanti saluti a Barbara Floridia & company.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Intendiamoci, la possibilità che ciò avvenga è tutta in salita, ma in teoria non si può escludere. «Sembra fantapolitica, ma potrebbe succedere davvero», sussurra un esponente del Pd in Vigilanza. Al momento, però, sembra difficile che i presidenti di Camera e Senato vogliano davvero dare un posto a Fn in commissione. Anche per questo, si sussurra, La Russa sta temporeggiando e Fontana sul tema non emette un fiato. Fedeli anch’essi a un preciso ordine giunto da Palazzo Chigi: non parlare di Vannacci, sminuire il suo movimento, tenerlo ai margini e non offrirgli spazio mediatico.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Roberto Vannacci e, nell’immagine dietro di lui, Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Basta vedere come nel centrodestra hanno esultato per le elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria, definendo il risultato di Futuro nazionale un flop. «Ma come si fa a parlare di fallimento quando un partito nato pochi mesi fa, dato nei sondaggi all’8 per cento, alla sua prima uscita elettorale raggiunge l’11 per cento?», si chiedono tra i vannacciani. E la domanda non è così campata per aria.

Strage di Ustica, nuova svolta: gli atti tornano alla Procura

Il gip di Roma ha disposto la restituzione immediata alla procura degli atti relativi al procedimento sulla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno provocando la morte di 81 persone. La decisione del giudice arriva dopo che il procuratore capo Francesco Lo Voi ha formalizzato la revoca della richiesta di archiviazione alla luce della disponibilità arrivata dalle autorità francesi a trasferire all’Italia tutta la documentazione relativa alla strage.

L’ordinanza del gip

«L’ammissibilità della revoca (della richiesta archiviazione, ndr.) è la soluzione più ragionevole, favorendo un auspicato celere approfondimento investigativo onde pervenire all’ultimazione della fase processuale dei due procedimenti penali con la conferma della richiesta di archiviazione ovvero con l’esercizio dell’azione penale», ha sottoloneato il gip di Roma Livio Sabatini nell’ordinanza. «Ritenuta l’ammissibilità della revoca della richiesta di archiviazione, considerata l’istanza di restituzione degli atti formulata dal pubblico ministero e l’assenza di ulteriori richieste al gip, si deve disporre l’immediata restituzione degli atti al pubblico ministero per le determinazioni di competenza», ha continuato il giudice.