A 100 anni di distanza dalla nascita di Armando, partigiano e poi parlamentare del Partito comunista, il cognome Cossutta torna d’attualità sulla scena politica. Questa volta a scendere in campo è sua nipote Carlotta, 39enne docente di filosofia all’Università Statale di Milano. Attivista femminista e in passato anche dei movimenti studenteschi, è la settima candidata alle Primarie che devono decidere il candidato sindaco del centrosinistra sotto la Madunina. Lei stessa aggiunge l’aggettivo «virtuale» alla sua candidatura e a tutte le altre, visto che ancora non è ufficiale che si vada ai gazebo e non si sa eventualmente con quali regole.
Un certo affollamento sul versante a sinistra
Di certo è impossibile non notare come sul versante sinistro della coalizione ci sia un certo affollamento: le proposte di Cossutta rischiano di sovrapporsi a quelle di Pierfrancesco Majorino, Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis (e all’ultimo pare essersi aggiunto anche Gilberto Rossi dei Verdi). «Il fatto che ci siano più voci è un bene, perché ognuno porta dei temi diversi e quindi si può stimolare la partecipazione, ultimamente un po’ sopita», spiega Cossutta a Lettera43.
«Li sento tutti piuttosto vicini perché abbiamo molte cose in comune, ma forse la differenza sta nel metodo: io vengo da esperienze di attivismo che mi hanno insegnato come attingere a saperi già presenti nella società possa stimolare un progetto che parte dal basso». Cossutta esprime stima anche nei confronti degli altri candidati in pectore, cioè Mario Calabresi, Anna Scavuzzo ed Emmanuel Conte, ma dovendo scegliere il più lontano da sé indica l’ex direttore di Chora: «Ancora non ci sono stati dei confronti, per cui non è facile indicarne uno. Dico Calabresi anche se io e lui siamo gli unici due outsider, ma con percorsi diversi. Io sono molto radicata nei movimenti, lui invece lo è nel mondo della cultura, dal quale è entrato in politica».
La politica ambientale e il tema della casa al centro del programma
Pur sostenuta da Alleanza Verdi e Sinistra, a cui è vicina, Cossutta si definisce una candidata civica: «La mia proposta nasce in seno al mondo della sinistra, ma fuori dall’ambito istituzionale. La considero un’occasione per richiamare la partecipazione sui temi che riteniamo fondamentali. Il primo è la necessità di rendere Milano vivibile per chi ci lavora. In questi anni sono stati espulsi pezzi della popolazione e quindi dobbiamo lavorare sia sul tema della casa che più in generale sulla tutela degli spazi pubblici, sui quali le decisioni spettano solo alla politica. Il secondo consiste nell’adattarsi ai cambiamenti della città, che oggi è fatta prevalentemente di nuclei composti da una sola persona: questo però non significa essere soli, perché ci sono reti di amicizia e solidarietà che il Comune deve incentivare. Il terzo è la politica ambientale e, dopo la torrida estate che abbiamo passato, credo che non serva spiegarne il perché».

Se Cossutta diventasse sindaca, il suo primo provvedimento sarebbe l’istituzione di un registro dei legami familiari scelti, affinché la rete del welfare abbracci appieno tutte le tipologie di famiglia. Tra le priorità inserisce anche il potenziamento del decentramento: «Dando più potere ai municipi aumenterebbe la capillarità delle politiche territoriali». Sul podio delle urgenze, come detto, c’è anche il tema della casa: «Punterei sia sull’edilizia popolare, sia sul dialogo con le cooperative, ma anche con i privati, finalizzato ad avere case accessibili anche per chi oggi non ce la fa».

«La politica non è stata in grado di impedire la gentrificazione»
Rispetto al delicato tema di chi propone nuove idee per la città, ma evidentemente non può sconfessare l’operato della propria parte politica, Cossutta opera un discrimine: «Chi vive a Milano da tempo sa bene che oggi è meglio rispetto a quando governava il centrodestra e tutto era più difficile, da tanti punti di vista. Però in questi 15 anni la città è cambiata, anche a seguito di scelte dell’amministrazione, e forse non sono stati osservati con sufficiente attenzione alcuni fenomeni. Su tutti la gentrificazione, frutto di scelte effettuate sicuramente in buona fede, ma che si sono poi rivelate un boomerang. Credo che su questo sia mancata una direzione politica forte, in grado di contrastarne gli effetti negativi».
La proposta più forte: retromarcia sulla vendita di San Siro
Tra gli aspetti più critici dell’amministrazione uscente, Cossutta cita l’alienazione di San Siro e non solo perché è il tempio in cui nonno Armando celebrava la sua passione viscerale per l’Inter. Per la docente si tratta di una scelta sbagliata, ma non di un’operazione irreversibile: «Si può sempre tornare indietro, anche se trovarsi di fronte alle cose fatte, come in questo caso, rende tutto più difficile. È stato commesso un evidente errore ed è necessario trovare un modo per correggerlo. Con quali strumenti amministrativi? È tutto da vedere, ma di certo serve una svolta: non si deve più dare patrimonio pubblico ai privati, ma al contrario bisogna riprenderselo. San Siro compreso».


























