Primo posto per la Pallacanestro Salerno

Terminata ieri la prima fase del campionato di serie C Gold, la Jolly Animation Pallacanestro Salerno si è aggiudicata il primo posto del girone B, superando il New Basket Agropoli e il Basketball Lamezia per la differenza canestri. In attesa di conoscere le giornate della fase ad orologio che seguirà, è già noto che la compagine salernitana avrà il vantaggio di giocare in casa contro le prime tre classificate del girone A, Forio Basket Ischia, Cestistica Benevento e BC Irpinia, mentre dovrà giocare in trasferta con le restanti due squadre, New Caserta Basket e Vis Reggio Calabria. Il risultato è maturato dopo la larga vittoria con il Basketball Rende, complice la sconfitta di Lamezia sul campo di Angri, e rispecchia pienamente la crescita esponenziale delle prestazioni della squadra salernitana che, dopo alcune prestazioni chiaroscure, nelle ultime gare ha inanellato risultati utili fondamentali, prima su tutte la vittoria a Lamezia di ben trentacinque punti nella penultima giornata del girone di ritorno.
La Pallacanestro Salerno sembra aver finalmente trovato la forma ideale e le giuste spaziature per ottimizzare le qualità dei suoi giocatori, augurandoci che questo trend positivo sia destinato a continuare, il percorso è tutt’altro che finito, anzi le prossime gare saranno fondamentali per mantenere una delle prime due posizioni e centrare l’obiettivo playoff, per poi andare a contendere la promozione in categoria superiore. Ritornando alla partita di ieri, la Pallacanestro Salerno ha affrontato una coriacea Rende e ha saputo gestire per tutti i quaranta minuti senza cali di concentrazione, affrontando una squadra che nonostante la giovane età media si è rivelata senza dubbio una degna avversaria. Prestazione molto solida in entrambe le metà campo per Salerno, guidata offensivamente da Ronconi e Pleykis, con un polivalente Marchetti che nelle ultime gare si sta dimostrando un giocatore sempre più fondamentale per Salerno.

Pallacanestro Salerno 80 – Basketball Rende 48
(15-12;39-25;58-35)
Ronconi 19, Pleykis 17, Marchetti 16, Chaves 11, Corvo 5, De Martino 3, Izzo 3, Naddeo 3, Festinese 3, Malpede, Coda, Truglio.

Consiglia

Tifosi uniti contro “l’irresponsabile” Monza

Dopo tanto procrastinare, tergiversare e attendere, finalmente ci siamo. Quest’oggi la Salernitana, dopo due settimane di stop forzato, in tutti i sensi, tornerà in campo all’Arechi contro la mancata “ammazza campionato” Monza dell’inossidabile duo Berlusconi-Galliani. Una gara decisiva per ambo le parti, e alla quale le due compagini arriveranno con umori, e probabilmente motivazioni, totalmente differenti. Se la Salernitana, orfana pro tempore di mister Castori causa Covid, ha lavorato tranquillamente in settimana nel “bunker inavvicinabile” del Mary Rosy pensando solo ed esclusivamente alla partita di oggi, così non è stato, invece, per i brianzoli del confermatissimo Christian Brocchi. La gita fuori porta al casinò di Lugano di otto componenti del gruppo squadra, capitanata dai “membri più rappresentativi” come Boateng, Barillà e Donati, non è certamente passata inosservata. Un incidente di percorso che ha scatenato un mare di polemiche su ogni fronte, interessato e non. Incidente di percorso, o mancanza di rispetto che dir si voglia, alla fine costato caro agli “svizzeri”, non fermati per la trasferta di Salerno dall’ATS di Monza come protocollo vorrebbe o dalla FIGC, ma ufficialmente per “esclusivi motivi tecnici dovuti a deficit di preparazione”. Che si tratti realmente di motivi tecnici o di punizioni non è dato sapere, ma tant’è. In questa caotica e bizzarra settimana sono stati tanti i commenti dei tifosi granata, sentimentalmente divisi dalla voglia di portare a casa un risultato importantissimo e, non di meno, dalla querelle che ha visto protagonisti gli otto “epurati” calciatori monzesi. Uno di questi è Alessandro Di Muro: «Credo che, a prescindere da tutto, i calciatori del Monza abbiano commesso una grande leggerezza, penalizzando in primis loro stessi, avendo scelto di adottare un atteggiamento non professionale, che potrebbe costare il raggiungimento dell’obiettivo. Si può dire che Galliani, che si è permesso di giudicare la Salernitana sul caso Reggiana, sia il classico personaggio che predica bene e razzola male. Inoltre, il fatto che i calciatori vengano visti solo ed esclusivamente come sportivi e non come privati cittadini, mi lascia alquanto perplesso. Uno schiaffo in faccia a chi non ha mai trasgredito le regole, ma persino a chi lo ha fatto ed è stato giustamente sanzionato. Chi sbaglia paga, ed è giusto che siano stati esclusi dalla partita. In ogni caso, spero che la Salernitana scenda in campo con la solita grinta e possa farsi un sol boccone dei “Galliani boys”». Pensiero condiviso anche da Bruno Paolillo: «La situazione venutasi a creare lascia noi tifosi con l’amaro in bocca. Al di là delle rivalità calcistiche, da oltre un anno a questa parte siamo stati privati della possibilità di assistere ai match delle nostre squadre del cuore in nome del rispetto di normative anti contagio che poi. come dimostra questa vicenda, vengono tranquillamente violate proprio da coloro che dovrebbero dare l’esempio, ovvero i calciatori. La leggerezza con cui l’ATS brianzola ha affrontato la questione mette in evidenza la disparità di trattamento tra cittadini/tifosi e personaggi pubblici quali sono gli stessi calciatori – dice Paolillo, che poi aggiunge – Indipendentemente dal risultato di domani, da tifoso posso ritenermi più che soddisfatto della stagione e dei risultati conseguiti dalla truppa guidata da mister Castori. Finalmente, dopo anni altalenanti in serie cadetta, ho avuto modo di veder scendere in campo un gruppo coeso che suda la maglia e che lotta per obiettivi ambiziosi. In organico non abbiamo i “fenomeni” del Monza, ma spesso e volentieri le sole “figurine” non bastano a vincere le partite. Forza Salernitana». Sulla stessa falsa riga anche il commento di Carlo Greco – vecchio speaker del Vestuti – che non lesina stoccate all’indirizzo di Adriano Galliani: «Ciò che è accaduto a Monza è assurdo sotto tutti i punti di vista. Otto calciatori, se non di più, per altro pagati profumatamente, che se ne vanno al Casinò in beffa alle norme Covid in vigore ha del paradossale. Il signor Galliani, che spesso e volentieri veste i panni del “professore di mandolino”, se avesse avuto gli attributi avrebbe dovuto infliggere immediatamente una multa salatissima ai propri tesserati, nonché, ad iniziativa diretta della società, sospenderli da ogni attività se non addirittura metterli fuori squadra con sospensione degli emolumenti pro tempore. Per quanto riguarda la partita – conclude Greco – temo soltanto un eventuale calo di tensione da parte dei giocatori granata, che comunque sono stati psicologicamente colpiti da tutta questa brutta storia e che troveranno un Monza inviperito e totalmente provocatorio in campo. Comunque vada, sempre forza granata». Speranzoso, invece, l’umore di Gianpaolo Capozzoli: «Arrivati a questo punto, la speranza e la voglia di conquistare un qualcosa di straordinario è tanta. Dobbiamo credere nello sprint finale, con la consapevolezza che la squadra mentalmente e atleticamente c’è. Sinceramente a noi ciò che è successo in casa Monza non deve interessare. Ormai stiamo “ballando” e dobbiamo continuare a “ballare”. Forza Salernitana sempre». Parere molto simile a quello di Alessandro Santangelo: «”Io so che se vorrò un esistenza appagante sarà perché sono disposto a battermi e a morire per quel centimetro”, diceva Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”. Finalmente in campo, credo che i ragazzi faranno una buona gara, anche se domani servirà gettare il cuore oltre l’ostacolo. Abbiamo bisogno di mangiare letteralmente il campo e la palla. La spinta dei tifosi ci sarà, anche se solo mentale, perché la nostra anima è lì nel principe degli stadi». In conclusione, il commento di Antonio Di Filippo: «Che dire, si tratta dell’ennesimo numero da circo di questa federazione e di questa pseudo organizzazione sociale, burocratica e/o calcistica. Ma d’altronde il calcio costituisce solo un aspetto della società nella quale viviamo e, come tale, è permeata dall’incoerenza, dall’approssimazione e dalla disorganicità di norme, provvedimenti e decisioni che cozzano completamente con qualsiasi concezione di giustizia. E tutto ciò va sottolineato nonostante la scelta, reale o di circostanza, di escludere gli 8 giocatori di poker dalla lista dei convocati – precisa Di Filippo, che poi conclude – Magari si può pensare che, considerando la distanza minima tra Monza e Lugano, gli appassionati al gioco del poker di cui sopra avranno pensato che Lugano fosse una città italiana. Ma tant’è. La situazione si è trascinata per giorni con un rimpallo di dichiarazioni, a volte coerenti e altre meno. In buona sostanza, è una pagliacciata imbarazzante che però, come sempre accade in Italia, non avrà gravi conseguenze. Speriamo soltanto che la Salernitana in campo riesca a certificare la differenza che c’è tra uomini e giocatori di calcio e ragazzini e giocatori di poker». Francesco La Monica

Consiglia

Feola : il mister campione del mondo con il Brasile ma con cuore salernitano

di Francesco Cuoco
Castellabate non sa, probabilmente, di avere tra i suoi discendenti illustri, anche se
non nati in città, ma che si sono fatti onore nel mondo, un signore di nome Italo
Vicente e di cognome Feola. Diciamo questo perché solo grazie all’iniziativa di
Davide Polito, presidente della fondazione Fioravante Polito di S. Maria di
Castellabate, nota per la sua infaticabile attività di servizio al mondo del calcio e
dello sport in generale attraverso la battaglia per l’istituzionalizzazione del
passaporto ematico, finalizzato a tutelare la salute degli sportivi con l’adozione
delle misure sanitarie di prevenzione atte ad evitare drammatiche scomparse di
atleti, la casa comunale del ridente centro cilentano sarà invitata nei prossimi giorni all’intitolazione
di una strada o una piazza od alla posa di una statua o di un cippo commemorativo
all’individuo summenzionato. Il presidente Polito, preannunciando anche una
iniziativa editoriale tesa alla divulgazione delle gesta di tale personaggio, ha infatti
dichiarato: ”Penso che tra le tante iniziative che la mia fondazione ha intrapreso-
non solo quella del passaporto ematico a tutela della salute degli sportivi che resta
comunque la nostra mission principale- siano da annoverarsi anche quelle della
valorizzazione delle personalità del territorio attraverso la menzione ed il ricordo di
quelle poco conosciute che si sono affermate in campo sportivo sulla scena
nazionale ed internazionale. Italo Vicente Feola, come dice peraltro lo stesso
cognome, tipico delle nostre zone, figlio di nostri concittadini, è una di queste, e
merita un riconoscimento, anche se postumo”.
A questo punto appare opportuno spiegare chi era Feola. Italo Vicente Feola nacque
a S. Paolo del Brasile il primo novembre 1909 da genitori originari di Castellabate (dei quali
nella foto di Dario Di Sessa è raffigurata la casa natia) emigrati in Brasile agli inizi del secolo
scorso in cerca di fortuna. Mai avrebbero potuto immaginare che il loro Italo
sarebbe addirittura diventato l’allenatore della nazionale di calcio brasiliana
campione del mondo nel 1958 in Svezia, il valorizzatore principe di un fenomeno
come Edson Arantes do Nascimiento, detto Pelè e l’intelligente e amichevole
gestore di campionissimi come Gilmar, Djalma Santos, Garrincha, Bellini, Jose’
Altafini etc in una delle squadre nazionali più forti della storia del calcio. E che
sarebbe entrato nella storia del paese che li aveva ospitati, il paese del futebol per
eccellenza, il Brasile.
Il Brasile, ci sia consentito dirlo per esperienza personale vissuta, che paese
straordinario! Soprattutto perché generatore di una popolazione -ancorchè
estremamente variegata ed eterogenea- di grandissima umanità, una umanità non
riscontrabile in nessun altro posto del mondo. Un paese dai mille contrasti, dalle
mille realtà, capace come nessun altro di far sorridere e commuovere nello stesso
tempo, un paese dove non esistono i ritmi di vita programmati, schematici e
prevedibili tipici delle nazioni dell’occidente opulento, ma dove ogni giorno tutto
può succedere e stupire in maniera imprevedibile ed inaspettata. Questo ho avuto la
fortuna di poter vivere grazie anche agli amici italo-brasiliani Antonio e Mario
Forestieri, figli di italiani emigrati in quelle terre lontane e fattisi onore ed una
posizione in quella S. Paolo che è la cidade dove risiede la più grande comunità
italiana esistente al mondo. Una città enorme, smisurata, e pure se riconosciuta
capitale del mondo finanziario sudamericano, ricchissima purtroppo anche e
soprattutto di contraddizioni sociali ed economiche, che è possibile toccare con
mano ogni momento e dappertutto, a partire da quella lunghissima Avenida Paulista
con i suoi grattacieli che le fanno da contorno sede degli istituti bancari più
importanti del mondo alla quale si contrappone in maniera plasticamente
inquietante il triste spettacolo delle favelas, come quelle di Heliopolis e di Vila
Prudente. Quella S.Paolo, come detto, che è un po’ anche Italia, e non a caso il
grattacielo di Palazzo Italia, sito in pieno centro e sede di un panoramico ristorante
nonché della Camera di Commercio italo-brasiliana, è il punto di riferimento e di
ritrovo dei nostri connazionali, dove si riuniscono per seguire le partite della nostra
serie A, nei locali di un organizzatissimo ed entusiasta Juventus Official Fan Club.
Ma S.Paolo è anche il quartiere di Morumbi zona residenziale ricca di ville e
palazzi signorili (dove gli amici ci fanno visitare l’omonimo stadio sede delle
partite del S.Paolo FC, con un custode gentile che ci concede senza problemi di
entrare negli spogliatoi e di fare un giro sul terreno di gioco a saggiarne l’erbetta) e
Praca da Se, dove a pochi passi dal sagrato della storica cattedrale è rilevabile
coram populo la presenza di tossicodipendenti e spacciatori, quasi a fianco della
camionetta della polizia che fa, come spesso ci è capitato di vedere anche in altri
paesi sudamericani, decorativa ed inutile permanente mostra di sé. E S.Paolo è
anche i suoi dintorni, perché non prima di essere passati da un magnifico pranzo
nel centro storico presso il pittoresco ristorante Famiglia Mancini, ci dirigiamo
fuori dalla cidade , ed attraverso la mitica rodovia Anchieta che collega S. Paolo a
Santos, subendo inevitabilmente le curve inerpicantesi tra la foresta, sbocchiamo
sulla città (dove allo stadio Vila Belmiro maturò il mito di Pelè) meta delle vacanze
dei paulisti dove i nostri amici hanno casa di vacanza a Guarujà. Sono proprio i
fratelli Forestieri a fornirci le notizie sulla vita calcistica e non solo di Italo Vicente
Feola, attraverso una paziente ricerca sui testi trovati nella Biblioteca do Futebol
nel Museu do Futebol sito nello stadio del Pacaembu . Le foto allegate
documentano che nel quartiere di Vila Nova Manchester in zona Leste a S.Paolo
insiste un parco intitolato a Feola, che serve anche come centro sportivo, e dove
all’ingresso è posta una insegna commemorativa.
Italo Vicente Feola era paulistano del quartiere del Bom Retiro , abitato dagli
immigrati italiani. Era conosciuto per le sue particolari caratteristiche fisiche…
esuberanti come uomo buono ed affabile. Iniziò la sua carriera nelle formazioni
minori della città nel 1935, precisamente al Sirio Libanes, passando dalla
Portuguesa Santista fino ad arrivare al Sao Paulo FC, dove divenne non solo
l’allenatore della prima squadra, ma anche il capo del dipartimento tecnico (tutte le
squadre giovanili) e amministratore generale, nonché supervisore del
Departamento Profissional. Era laureato alla Escola Superior de Educacao Fisica
e Desportos do Estado de Sao Paulo, dove fece il corso di allenatore di calcio, che
lo portò a diventare anche l’allenatore del Boca Juniors in Argentina (dove
guadagnava nel 1961 ben 40.000 dollari usa a stagione, e 25000 pesos extra per
amichevole, e tenendo conto che all’epoca 1 dollaro valeva 160 pesos argentini, si
può immaginare quanto fosse apprezzato come allenatore). Ma la sua popolarità gli
derivò dal fatto di essere stato allenatore della selecao tra il 1950 ed il 1966, che
diresse in ben 88 partite, tra campionati del mondo e varie manifestazioni e tornei
sudamericani vinti come la Taca Bernardo O’Higgins , il torneo disputato tra le
nazionali brasiliana e cilena, il trofeo Oswaldo Cruz tra la nazionale brasiliana e
quella paraguaiana, la Copa Roca con la nazionale argentina, la Copa Atlantico tra
le nazionali di Brasile, Argentina e Uruguay. Quando Joao Havelange venne
insediato come presidente della CBD ( Confederacao Brasilerira de Desportos,
l’ente che gestiva più di una ventina di discipline sportive tra cui il calcio, da cui
nascerà la CBF- Confederacao Brasileira de Futebol ) avviò subito una politica
rivolta a far divenire più professionale lo sport ed il calcio brasiliano, introducendo
innovativamente metodi scientifici, analisi psicologiche, professionisti
specializzati, mentre in precedenza questi incarichi erano stati accumulati dagli
allenatori senza competenze specifiche. Feola venne raccomandato ad Havelange
per gestire la selecao da Paulo Machado de Carvalho (proprietario della TV Record
e poi capo della delegazione brasiliana ai mondiali in Svezia del 1958) proprio per
il suo carattere bonario e per essere benvoluto dai giocatori (in quel mondiale i due
si sarebbero alternati anche a sorvegliare durante la notte i calciatori nelle camere
degli alberghi, per evitare che sprecassero il tempo destinato al riposo dietro alle
belle ragazze svedesi). Dopo il fantastico successo in Svezia dove il Brasile vinse
per la prima volta nella sua storia la coppa del mondo e dove Feola impose il
giovanissimo 17enne Pelè all’attenzione mondiale anche contro il parere dello
psicologo della selecao che lo aveva considerato inidoneo perché immaturo per un
torneo così importante, Feola non guidò la selecao ai mondiali in Cile perché
ammalato. Come detto nel 1961 era stato ingaggiato dal Boca Juniors in Argentina
per ricostruire il calcio argentino, un grande progetto di marketing che non portò
grandi risultati perché il Boca finì la stagione al 5 posto. Comunque Feola ne uscì
arricchito, non solo sul piano economico, ma anche su quello professionale,
trasferendo l’efficienza e la garra argentina nel calcio brasiliano, in particolare nel
S. Paolo FC, del quale divenne anche il sapiente amministratore (non disponendo il
club in quel periodo di sufficienti risorse finanziarie che stava investendo nella
costruzione del Morumbì Feola, con un lungimirante progetto di formazione di
calciatori poi venduti contribuì a sostenere le spese per la costruzione dello stadio,
tanto che in suo omaggio il club inaugurò nel 1975 la Escola de Futebol Vicente
Feola ).Feola ritornò a guidare la selecao nel 1966, ma con scarsi risultati. Aveva
chiamato ben 47 giocatori lungo le tappe di preparazione per i mondiali in
Inghilterra. Havelange in quel periodo si impegnava per essere eletto presidente
della FIFA e la squadra si allenava in modo itinerante per soddisfare interessi
politici. La base della squadra del 1958 era invecchiata e forte era la disputa per i
22 posti, quasi una guerra tra i giocatori. Disputa che si risolse nella incapacità di
stabilire e scegliere una squadra titolare da parte di Feola, che non andava
d’accordo con il resto della commissione tecnica, e anche a causa dell’infortunio di
Pele’ e degli arbitraggi in cui non venne sanzionato il gioco duro ai danni dei
principali calciatori brasiliani il Brasile venne eliminato dopo le due sconfitte
subite entrambe per 1 a 3 con Ungheria e Portogallo. Al di là di questa sfortunata
esperienza e del gossip sul suo amore per la pastasciutta e sui sonnellini in
panchina, Feola lasciò un segno profondo ed un marchio indelebile nel calcio
brasiliano, introducendo innovazioni nella tattica e nelle metodologie di
allenamento. Un autentico appassionato di sport ed un uomo dalle mille idee, come
quelle che spuntavano dalle sue infinite chiacchierate sul calcio tenute nel
tradizionale ristorante Ponto Chic a S. Paolo, come per esempio l’organizzazione
del Torneo Rio – S.Paolo. Italo Vicente Feola morì a S.Paolo il 6 novembre 1975,
all’età di 66 anni. Il mitico Djalma Santos ebbe anni dopo a lamentarsi del fatto che
“ I brasiliani non riconoscono Feola, peccato. Il popolo brasiliano non conserva il
passato ”. Speriamo non lo faccia anche Castellabate…
Francesco Cuoco
Consiglia

Salerno capitale del pugilato, Socci: “A lavoro per incontro internazionale”

di Erika Noschese

Salerno potrebbe ospitare un incontro di pugilato internazionale nel mese di giugno. Ieri mattina, il noto pugile Dario Socci, accompagnato dal sindaco di Pellezzano Francesco Morra, ha incontrato il primo cittadino di Salerno Vincenzo Napoli proprio per discutere di un evento pugilistico che si disputerò a fine giugno. “C’è in palio un titolo internazionale. Mi gioco la possibilità di portarlo qui in Italia e di conseguenza a Salerno: dovrò combattere con un pugile albanese e stiamo spingendo per poterlo fare qui a Salerno, a fine giugno. Il sindaco è stato disponibilissimo e probabilmente si farà qui”, ha raccontato Socci al termine dell’incontro con il primo cittadino Napoli. In queste settimane, Socci è sotto i riflettori anche per la sua storia d’amore con Paola Caruso, la “Bonas” di Avanti un altro, il programma condotto da Paolo Bonolis su canale 5. “Preferisco esere Dario il pugile piuttosto che il fidanzato di Paola Caruso”, ha detto. Per Socci la parola d’ordine è allenamento e concentrazione. Prepararsi prima di tornare negli Stati Uniti dove lo attendono incontri importanti. Almeno fino al mese di giugno quando renderà Salerno capitale del pugilato. Dario al Comune di Salerno per incontrare il sindaco Vincenzo Napoli. Ci sono progetti in corso? “Siamo stati al Comune per cercare di spingere un evento pugilistico che si disputerà a fine giugno. C’è in palio un titolo internazionale. Mi gioco la possibilità di portarlo qui in Italia e di conseguenza a Salerno: dovrò combattere con un pugile albanese e stiamo spingendo per poterlo fare qui a Salerno, a fine giugno. Il sindaco è stato disponibilissimo e probabilmente si farà qui”. Lei sta portando in alto il nome della pugilistica italiana, un onore per la città di Salerno. Qual è il suo sogno ora? “Adesso, con il mio manager, cerchiamo di ritornare presto a combattere negli Stati Uniti. Abbiamo una serie di appuntamenti a Las Vegas e a New York ma prima ci concentriamo su questo step: questo titolo internazionale ci serve. Poi, voglio rifare il titolo italiano e approdare di nuovo negli Stati Uniti, esattamente come ho iniziato 10 anni fa a livello professionistico”. Da sportivo quanto è in difficoltà a causa dell’emergenza epidemiologica? “Tantissimo, soprattutto a causa delle restrizioni. Io ho una mia palestra a Roma e ho la possibilità di allenarmi quando voglio ma succede che, per allenarsi con altri pugili, diventa complicato perché sono limitati gli spostamenti tra regioni e tra città, in caso di zona rossa. È complicato allenarsi con altri pugili e questo rende tutto un po’ più difficile”. Il pugilato è forse uno sport poco seguito. Ai giovani salernitani che vogliono intraprendere la sua stessa carriera cosa suggerisce? “Il pugilato è ancora poco conosciuto, siamo in pochi a seguirlo. A Salerno c’è una cultura del pugilato. Infatti, la pugilistica salernitana sta portando avanti un ottimo progetto con i ragazzi, cercando di portare vicino al pugilato tanti ragazzi disagiati, con difficoltà economiche che rendono difficile anche l’iscrizione in palestra. Quello che consiglio è di provare il pugilato per qualche settimana perché, a primo impatto, può sembrare uno sport violento ma non è così, porta con sé anche tanto rispetto e vale la pena provarlo”. Nota di gossip: in questi giorni lei è sotto i riflettori non solo per la sua carriera sportiva ma anche per il suo fidanzamento con la showgirl Paola Caruso. Spesso viene ricordato come il “fidanzato di…” “Io preferisco essere “Dario il pugile” piuttosto che essere ricordato come il fidanzato di Paola Caruso. Lei è dolcissima con me, stiamo vivendo una bellissima storia d’amore e sono contento di questo. Non mi sento proprio a mio agio ad andare nei salotti televisivi a parlare del mio fidanzamento, preferisco parlare di pugilato ma è comunque una bella esperienza”.

Consiglia

Tifosi granata contro Galliani: siamo indignati

di Francesco La Monica

Che alla fine sarebbe prevalsa la linea Galliani c’era da aspettarselo. La decisione di sospendere immediatamente il campionato di Serie B, proprio sotto la spinta dell’attuale AD del Monza, è arrivata nel momento “giusto”, attendendo l’episodio “giusto”. L’esplosione di contagi da COVID-19 avvenuta in casa Pescara, non ha fatto altro che dare modo al celebre “Condor” brianzolo di fiondarsi sulla preda e “spolparla” fino alla fine. Un’occasione irripetibile per chi, in sede di mercato, ha speso fior di milioni per poi ritrovarsi, a quattro giornate dal termine, a distanza quasi siderale dalle prime due posizioni in classifica che significherebbero promozione diretta. Fa nulla se per chiudere in tempo la stagione ed evitare disguidi con le varie Federazioni, per ciò che concerne le convocazioni in Nazionale, occorrerà giocare quattro volte in dieci giorni e l’intero post season in meno di quindici. Fa nulla se, in caso di ennesimo “cluster” stagionale, la fine del torneo potrebbe slittare alle calende greche o giù di lì. L’importante è, sempre a detta dei promotori di tale decisione, preservare la regolarità del campionato. Non importa, dunque, che per la fase cruciale della stagione si avrà un nuovo calendario con possibili beneficiari e probabili danneggiati come, ad esempio, Salernitana e Lecce. Due, tra l’altro, delle quattro società su 20 che hanno scelto di astenersi dalla decisione assunta e poi ufficializzata dal Consiglio Federale. La squadra granata, dal canto suo, sarà probabilmente quella più penalizzata di tutte, considerato l’ottimo momento psicofisico accresciuto dall’eroica vittoria in rimonta contro il Venezia. Quest’oggi all’Arechi i granata avrebbero dovuto affrontare proprio il Monza che, al contrario, vive una situazione difficile dal punto di vista tecnico e psicologico. Ma tant’è. Nelle ultime ore, a Salerno, sono tanti i tifosi ad aver espresso indignazione verso tale decisione e, non di meno, nei confronti di Adriano Galliani. Uno di questi è Giuseppe Donnarumma: «Se, eventualmente, questo stop del campionato fosse dovuto alla paura di Galliani di affrontare la “garra charrua” dei granata, vuol dire che il suo progetto di portare in serie A una squadra composta da grandi nomi, o presunti tali, è affondato definitivamente. Evidentemente fare lo spendaccione con i soldi di Berlusconi non ha portato i frutti sperati. A prescindere da tutto, spero vivamente che ad andare in massima serie siano tutte tranne che il Monza, e ciò a dimostrazione che nel calcio, ciò che conta realmente, sono le motivazioni, i sogni e le speranze, e non gli interessi economici. Mi auguro, comunque, che in queste due settimane Castori possa recuperare Aya e Coulibaly, che sono due pedine fondamentali della nostra Salernitana. Con la speranza che, al termine della gara proprio contro il Monza, si possa festeggiare una grande vittoria per continuare a sognare». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il pensiero di Daniela Ianniello, che pone l’accento anche sulla questione Asl: «Credo che il blocco del campionato sia figlio dell’episodio “Juventus-Napoli” che, senza dubbio, ha creato il precedente. Ad inizio campionato, le società di A e B hanno firmato ed approvato un protocollo che, a causa della “trovata” dell’ASL, è stato totalmente sconfessato. A questo punto, credo che la decisione più giusta sia quella di cristallizzare la classifica ed annullare la disputa di play-off e play-out. Detto questo, per quanto riguarda i “signori” Galliani e Berlusconi, banalizzare le regole per fini personali è a dir poco vergognoso. La colpa non è di nessuno se il Monza è lontano dalla promozione diretta pur avendo speso fior di quattrini. I regolamenti vanno rispettati sempre e comunque, e non per convenienza. A prescindere, comunque, noi siamo salernitani e, dunque, diversi dagli altri. Godiamoci il momento, sogniamo e sosteniamo la squadra fino alla fine contro tutto e tutti. Fin quando esisterà la Salernitana, non esisteranno raggiri e tornaconti personali di sorta. Il calcio è e resterà sempre della gente. Senza tifosi, il calcio non può continuare». Nel contempo, però, c’è anche chi nello stop vede dei vantaggi, come Sergio Liguori: «Vista la condizione psico-fisica delle dirette rivali alla promozione diretta, senz’altro avrei preferito giocare, però bisogna pur dire che in questo modo abbiamo la possibilità di recuperare gli infortunati e alcuni calciatori in ritardo di condizione. In più, i recuperi delle partite non giocate potrebbero “regalarci” un Pordenone già salvo e un Pescara retrocesso che , gioco forza, giocherebbero con meno stimoli. Bisogna anche tener presente che il Pescara è tra le squadre che lottano per non retrocedere, ed ha tutte le ragioni che il campionato si svolga nella regolarità più assoluta». Dello stesso parere anche Jacopo Leone: «Lo stop del campionato, in fin dei conti, è coerente con la contemporaneità voluta ad inizio stagione. Purtroppo stiamo parlando di un qualcosa di non programmabile come il Covid. Volendo fare un discorso prettamente di “campo”, la Salernitana stava attraversando un ottimo momento sia dal punto di vista mentale e sia fisico, però c’è da dire che, con la sosta, possiamo recuperare elementi importanti, su tutti Coulibaly. Gli alibi sono fini a se stessi. Alla fine è il campo quello che conta». C’è anche chi, come Vincenzo D’Andria, non vede l’ora che arrivi il primo maggio: «In meno di 24 ore stiamo notando che il calcio non è più della gente. L’ultima decisione, ovvero quella di bloccare il campionato di B, rasenta il ridicolo. Troppo comodo per Galliani bloccare il campionato in un momento in cui la sua squadra, nonostante sia stata costruita con mattoni d’oro, si sarebbe trovata di fronte ad una delle squadre più in forma del campionato. Da una parte, però, i tifosi possono sorridere, perché ci saranno dei recuperi importanti come quelli di Aya, Coulibaly e Lombardi. Sarà un piacere battere il Monza alla ripresa dopo questa farsa». Dulcis in fundo, il commento di Antonio Di Filippo: «Siamo di fronte all’ennesima farsa. L’ennesima occasione mancata per far rispettare le regole, l’ennesimo momento di sprezzo della lealtà, dell’uguaglianza e del sentire sportivo. Mai definizione è stata più ironicamente indicata per il campionato cadetto, autodefinitosi “il campionato degli italiani”. Quegli italiani che si danno delle regole per non rispettarle. Quegli italiani che pongono dei paletti per poi aggirarli. Quegli italiani che, a seconda degli interessi di bottega, riescono a dire sì o no senza una motivazione logica. In tal senso, credo che il problema sia all’origine, ovvero l’aver trattato episodi simili, come il caso Reggiana e il caso Empoli, in modo totalmente differente e, di conseguenza, dando la possibilità di partorire questo ennesimo abominio. Un abominio che ha un unico protagonista, che ha nel Deus ex machina il prode Adriano Galliani. Un personaggio che a Salerno già conosciamo per le trame indegne ed infami di 22 anni or sono. Ora è difficile dire se la Salernitana sarà danneggiata o beneficerà di questo stop, anche se Castori pare avere le idee chiare in tal senso. Forse anche sbagliando ad ammetterlo candidamente offrendo, inconsapevolmente, un alibi alla squadra. Ma non voglio né pensarlo e né crederlo fino in fondo. In conclusione, questa è la dimostrazione che ti tira i fili, ovvero Adriano Galliani, ha ottenuto ciò che voleva. Con una semplice telefonata ha convinto 16 presidenti su 20 ad annullare partite e a rivedere programmi. Il vero dramma è proprio questo. Ma, comunque, la Salernitana ci sarà… nonostante tutto e tutti».

Consiglia

Angelo Caramanno: “Tampone rapido per tutti coloro che accederanno allo stadio Arechi”

di Enzo Sica

Condividere un percorso univoco con la Salernitana per l’accesso allo stadio Arechi di addetti ai lavori impegnati a seguire la squadra granata in queste ultime tre partite interne della “regular season”. Questo è stato un punto fermo dell’Amministrazione Comunale di Salerno ed in particolare dell’assessore allo sport Angelo Caramanno in questo periodo in cui il Covid 19 si è fatto particolarmente aggressivo nella nostra città. E tutelare atleti e staff tecnico proprio per evitare contagi che possono mettere in discussione questa parte della stagione in cui la Salernitana è impegnata nel raggiungimento, si spera, di un grande traguardo non poteva lasciare insensibile neppure la nostra Amministrazione Comunale. E l’assessore allo sport Angelo Caramanno ha voluto dare un segnale forte proprio per salvaguardare atleti e staff. “Abbiamo pensato con il direttore Angelo Fabiani proprio per mettere in sicurezza maggiore atleti e staff di effettuare il tampone rapido a coloro che accederanno all’impianto di via Allende da sabato, per la partita contro il Venezia. E’ una precauzione ma dopo che si sono registrati casi di covid in qualche atleta della squadra Primavera granata c’era bisogno di tranquillizzare i calciatori della prima squadra. Dunque prima della partita contro i veneti i giornalisti e le poche persone accreditate faranno un tampone nell’area in cui sarà allestito uno stand in cui si accerterà la positività o meno di coloro che entreranno allo stadio”. Un modo come un altro, dunque, per rendere questo finale di campionato ancora più sicuro sotto il profilo della salute per la squadra granata che finora, come prima squadra, non è stata mai toccata da casi di covid 19 visto che la società ha blindato i calciatori effettuando tamponi continui proprio per evitare qualche caso come è accaduto in molte altre compagini di serie B. Ed in questo caso va lodata la sensibilità dell’amministrazione comunale ed in particolare di Caramanno che da sportivo e da tifoso della squadra granata si è adoperato con la società per questi controlli che mirano a preservare la salute di tutti.

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Ora la Salernitana aspetta i gol di Djuric

di Marco De Martino

Dopo Gennaro Tutino, la Salernitana aspetta Milan Djuric. Il centravanti bosniaco, dopo i novanta minuti trascorsi in panchina a Chiavari, sarà nuovamente in campo sabato prossimo nella decisiva sfida contro il Venezia all’Arechi e cercherà di interrompere un digiuno che dura ormai da poco più di un mese. Era il 6 marzo scorso quando Djuric realizzò contro la Cremonese, con un preciso colpo di testa, l’ultimo dei cinque gol messi a segno in questo campionato, peraltro l’unico messo a segno nel girone di ritorno. Un bottino più magro del previsto per l’ariete, soprattutto in considerazione del grandissimo inizio di stagione in cui aveva firmato tre gol -contro Chievo, Vicenza e Cremonese- ed un assist -contro il Pisa- nelle prime otto giornate. Un avvio con il botto per Djuric sulla scia di quanto fatto nel passato torneo cadetto quando, con Ventura al timone, era riuscito a stabilire il proprio primato di marcature da quando è un professionista siglando dodici reti, un exploit che gli è valso anche il ritorno nella propria nazionale dopo diversi anni di oblio. Nelle restanti venticinque partite, però, il rendimento del bosniaco è calato vistosamente in termini realizzativi con due soli gol -quello segnato all’andata all’Entella dal dischetto e appunto il gol partita di Cremona- un assist nel match con il Pescara, e con un rigore decisivo fallito a Reggio Calabria. Una involuzione oggettiva causata, soprattutto, dal suo precario stato fisico. Le sportellate ed i colpi proibiti subiti dai difensori avversari, nei numerosi duelli aerei in cui è protagonista in ogni partita, lo hanno sfiancato e gli hanno procurato diversi problemi fisici, che l’hanno costretto a partire dalla panchina, nelle ultime settimane, in diverse gare. Ora che il campionato è entrato nella sua fase cruciale, la Salernitana ha estremo bisogno di ritrovare il vero Djuric, soprattutto sotto porta. Il bosniaco ci proverà contro il Venezia, squadra a cui realizzò, tre stagioni fa, il suo primo gol in maglia granata dopo un lunghissimo digiuno. Una rete che, all’epoca, riuscì a sbloccarlo ed a renderlo, con il passare del tempo ed una crescita costante, un giocatore determinante per la Salernitana. Contro il Venezia, al centro dell’attacco in coppia con il bosniaco ci sarà naturalmente Gennaro Tutino, che ha ritrovato a sua volta il gol dopo un lungo digiuno sabato scorso contro l’Entella. Per il resto contro i lagunari, mister Castori dovrebbe tornare all’antico, ripresentando la difesa a tre composta da Bogdan, Aya e Veseli anche grazie al rientro di Jaroszynski sulla corsia sinistra di centrocampo. Dalla parte opposta è scontata la riconferma di Casasola, così come quelle di Di Tacchio e Kiyine in mezzo. L’unico ballottaggio sembra essere quello tra Capezzi e Schiavone, con il primo che appare favorito. Ancora out Aya e Coulibaly, con quest’ultimo che proverà a rientrare contro il Monza, mentre Gondo dovrebbe essere convocato ed accomodarsi in panchina.

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Calcio: chi vincerà lo scudetto quest’anno?

La volata per la corsa scudetto e per i piazzamenti utili in chiave Champions League renderà spettacolare la coda finale di questo campionato di serie A, 2020-2021. Come abbiamo già potuto constatare durante il girone d’andata, gli ultimi turni del campionato saranno molto intensi e fitti di incontri chiave e big match, assolutamente da non perdere e da seguire fino alla fine. Si parte dalla 31esima giornata, con Milan-Genoa, Lazio-Benevento, Atalanta-Juventus, Torino-Roma, ma soprattutto Napoli-Inter. Da questa giornata in poi le gerarchie del campionato potranno mostrarci qualcosa in più, rispetto alla situazione attuale dove i pronostici oggi misti per il campionato di serie A ci mostrano come il livello di equilibrio sia oramai una costante per la stagione in corso.

Lotta scudetto e zona Champions: almeno 7 le squadre protagoniste

Si prosegue per la 32esima giornata con Milan-Sassuolo, Spezia-Inter, Juventus-Parma e soprattutto ancora con gli scontri diretti tra Roma e Atalanta e Napoli e Lazio. Un testa-coda interessante, visto che le squadre che non concorrono per la testa della classifica, sono chiamate a ottenere punti preziosi in termini di lotta salvezza. Visti alcuni sorprendenti risultati di Crotone, Spezia e Benevento, non sarà semplice fare pronostici, dato che in questa stagione abbiamo già visto come squadre del livello di Juventus, Napoli e Milan, abbiano perso terreno più di una volta proprio contro le neo-promosse che lottano per la permanenza nel campionato di massima divisione. Per la 33esima giornata vedremo poi Fiorentina-Juventus, Inter-Verona, Cagliari-Roma, Torino-Napoli e Lazio-Milan, sfide che come si è visto durante il girone di andata, potrebbero avere un esito tutt’altro che scontato. Da sottolineare in particolare come allo Stadium la Fiorentina sia stata capace di battere i campioni d’Italia bianconeri, mentre il Napoli di Gattuso contro i granata ha evitato la sconfitta solo allo scadere grazie a una prodezza del suo capitano, Lorenzo Insigne.

A maggio la sfida scudetto si accende grazie ai big-match in calendario

Si entra poi nel mese di maggio, con Crotone-Inter, Milan-Benevento, Lazio-Genoa, Napoli-Cagliari, Udinese-Juventus e Sampdoria-Roma. A questo punto le dinamiche fondamentali per i piazzamenti di Champions ed Europa League, potrebbero essere già disegnati, ma bisogna sempre tenere conto delle sfide tra le prime e le ultime della classe, in un campionato dove l’imprevedibilità dei risultati ha evidenziato un innalzamento del livello medio delle squadre coinvolte. In calendario ci sono poi sfide come Inter-Sampdoria al Meazza e Juventus-Milan all’Allianz, con la volata finale che mette in cartellone Inter-Roma, Sassuolo-Juventus, Torino, Milan e poi ancora Roma-Lazio, Milan-Cagliari e Juventus-Inter. L’ultima giornata di campionato, quando i giochi scudetto potrebbero essere già decisi, mostra ancora una sfida potenzialmente utile per uno spareggio in zona Champions tra Atalanta e Milan, un testa vs coda tra Spezia e Roma, un intrigante match come Napoli-Verona, mentre Andrea Pirlo e la Juventus chiuderanno la stagione a Bologna, così come l’Inter di Conte affronterà l’Udinese di Luca Gotti.

Mentre in questa fase del campionato i giochi sono ancora aperti, nonostante il divario tra la zona Champions e il resto della classifica, si faccia sempre più evidente, resta ancora da capire quali squadre saranno coinvolte per la zona salvezza, con Crotone, Parma, Torino, Cagliari e il resto delle squadre.

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Il CSI Salerno, dà il via il progetto “AttiviAMOci”

Il CSI Salerno scende in campo al fianco di chi ha bisogno. Parte, infatti, il progetto “AttiviAMOci: Antenna territoriale Assistenza Covid” promosso dal comitato territoriale presieduto da Teresa Falco nell’ambito del Bando 2020 “Povertà e Fragilità Sociali”. Il progetto nasce con l’obiettivo di creare un’antenna territoriale che possa rappresentare un punto di contatto per le richieste di aiuto da parte di famiglie e persone indigenti, offrendo inoltre un supporto importante in termini di socialità e di sostegno psicologico. La straordinarietà e la complessità dell’emergenza sanitaria nata dalla diffusione del Covid-19, ha generato due importanti problemi: la crescente indigenza della popolazione, specie delle famiglie che già viaggiavano sulla soglia di povertà e un diffuso malessere psicologico. Questa condizione emotiva e psicologica ha di fatto ostacolato intere fasce deboli della popolazione, nella richiesta di aiuto logistico, economico e domiciliare, andando a creare un vero e proprio blocco relazionale che ha fortemente condizionato l’interazione tra chi ha bisogno di aiuto e chi è in grado di offrirlo, compromettendo ulteriormente la situazione. Con l’obiettivo di aiutare questa fascia di persone parte AttiviAMOci: «Il cuore pulsante del progetto ruota – ha dichiarato la presidente del CSI Salerno, Teresa Falco – intorno all’idea di provare, anche minimamente, ad aiutare quanti ad oggi sono in difficoltà offrendo un supporto psicologico-relazionale e un supporto logistico. Per superare questo limite intendiamo attivare un sistema che possa facilitare l’interazione tra richiesta e offerta di sostegno attraverso semplici strumenti quali un punto di ascolto “fisico” presso il nostro centro/servizio di ascolto telefonico, offrendo un sostegno logistico per la gestione delle necessità di persone anziane e bisognose e un kit formativo per la gestione delle situazioni in un contesto pandemico». In tal senso presso la sede del CSI Salerno, il lunedì e il giovedì pomeriggio dalle 16 alle 18, presso i campi comunali di tennis di Salerno, in Lungomare Tafuri, sarà attivato uno sportello di ascolto con l’idea di aiutare le persone in difficoltà, offrendo supporto psicologico-relazionale e supporto logistico con l’obiettivo di realizzare interventi di sensibilizzazione, di educazione e di responsabilizzazione individuale e collettiva alla gestione dell’emergenza covid-19 in quanto questa antenna territoriale fungerà anche da strumento proattivo orientato alla ricerca di situazioni da attenzionare. Grazie al progetto sarà assicurato un sostegno alle fasce deboli per la gestione delle necessità primarie. «Il sostegno – prosegue la presidente Falco – sarà materiale, di supporto nell’acquisto di beni alimentari, medicinali e di prima necessità». Il CSI di Salerno conferma ancora una volta la sua duplice anima. Non solo attività sportiva, ma anche impegno nel sociale e nel mondo del terzo settore. Questi aspetti continuano a convivere perfettamente, traendo forza l’uno dall’altro all’interno del CSI, la cui vision è proprio quella di ritenere lo sport motore ideale di aggregazione, inclusione e socialità.

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Vettel lascia la Ferrari: «Decisione non facile ma condivisa»

Il pilota tedesco e la scuderia di Maranello hanno ufficializzato il divorzio. La collaborazione non andrà oltre la naturale scadenza del 2020.

La Ferrari e Sebastian Vettel hanno ufficializzato comunicano la decisione «di non prolungare il rapporto di collaborazione tecnico-sportiva oltre la sua naturale scadenza, prevista al termine della stagione sportiva 2020».

«Abbiamo preso questa decisione insieme a Sebastian», ha affermato in una nota Mattia Binotto, il team principal della Ferrari, subito dopo aver ufficializzato il divorzio fra la scuderia di Maranello e il pilota tedesco. «Riteniamo», ha aggiunto Binotto, «che sia la miglior soluzione per entrambe le parti. Non è stato un passo facile da compiere, considerato il valore di Sebastian, come pilota e come persona. Non c’è stato un motivo specifico che ha determinato questa decisione bensì la comune e amichevole constatazione che è arrivato il momento di proseguire il nostro cammino su strade diverse per inseguire i nostri rispettivi obiettivi». Secondo Binotto «Sebastian è già entrato nella storia della Scuderia – con 14 Gp conquistati è il terzo pilota più vittorioso ed è già quello che ha ottenuto il maggior numero di punti iridati – e nelle cinque stagioni fin qui disputate con noi è salito tre volte sul podio del Campionato Piloti, contribuendo in maniera decisiva alla costante presenza della squadra tra le prime tre della classifica Costruttori». Insieme, ha aggiunto Binotto, «non siamo ancora riusciti a vincere un titolo iridato che per lui sarebbe il quinto ma siamo convinti che in questa anomala stagione 2020 riusciremo a toglierci ancora tante soddisfazioni»

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Scaroni: «Il campionato deve ripartire, ne va del calcio italiano»

Il presidente del Milan assicura: «Tutti i club vogliono tornare a giocare». Naturalmente garantendo la sicurezza sul modello tedesco. Se così non fosse, mette in guardia, «Si innescherebbe una spirale negativa che ci vedrebbe soccombere a livello internazionale». L'intervista.

«Il Milan vuole finire il campionato, e sono ottimista che si possa presto riprendere a giocare».

Posizione chiara e affatto scontata, quella del presidente rossonero Paolo Scaroni, intervenuto nella War Room di Enrico Cisnetto insieme a Marco Tardelli e Marco Bellinazzo del Sole 24 Ore. «Sono sicuro», dice a Lettera43.it, «che il governo e il comitato tecnico-scientifico troveranno una formula che consentirà di riprendere il campionato salvaguardando la salute di tutti, in primis dei calciatori»

Il presidente del Milan, Paolo Scaroni (Ansa).

DOMANDA. Presidente Scaroni, tutte le società vogliono riprendere il campionato? In queste settimane sono emerse delle divisioni all’interno della Lega
RISPOSTA. Il fronte delle società non è diviso. Venti società su 20, per ben due volte, hanno votato a favore della ripartenza del campionato. Naturalmente vogliamo una ripartenza in sicurezza, con regole chiare, ma l’obiettivo è assolutamente ripartire. Al di là di quello che si dice nei corridoi, il voto ufficiale certifica la volontà unanime dei club di ripartire. Non esiste alcun dissenso da questo punto di vista. 

Quindi attendete solo l’autorizzazione del governo?
Sono sicuro che il governo e il comitato tecnico-scientifico troveranno una formula che consentirà di riprendere il campionato salvaguardando la salute di tutti, in primis dei calciatori. Ma non ci sono dubbi sulla volontà da parte dei club di ricominciare. Abbiamo già iniziato gli allenamenti in modalità individuale, Milanello è aperto, ci stiamo incamminando verso una ripresa del campionato.

Fiorentina e Sampdoria hanno comunicato in questi giorni la positività al Covid-19 di alcuni giocatori. Se si dovessero verificare altri casi a campionato ripreso si dovrebbe fermare di nuovo tutto?
No, dobbiamo seguire l’esempio della Germania. La loro formula prevede che si continui anche in caso di positività dei calciatori, ovviamente con tutte le tutele sanitarie del caso. Questo punto dipende dalla valutazione che farà il comitato tecnico-scientifico. In generale dico che il calcio, come tutta la società, deve abituarsi a convivere con il virus, nei prossimi mesi avremo certamente nuovi contagi, è impensabile immaginare di sospendere qualsiasi tipo di attività ogni volta che si scopre un caso nuovo. Questo principio deve valere anche per il calcio.

Avete avuto casi di positività al Covid al Milan?
Sì, abbiamo qualche giocatore contagiato, in via di guarigione. Altri, come Maldini, sia padre che figlio, sono stati contagiati e ora stanno bene.

Lei è uomo di business, se si dovesse fermare il campionato quali sarebbero i danni economici per il Milan?
Il tema riguarda tutto il calcio italiano, non solo il Milan. 15 anni fa la Serie A era al top del calcio mondiale, da allora non abbiamo fatto altro che perdere posizioni su posizioni in favore di Inghilterra, Germania e Spagna. Inutile elencare le ragioni, ma tra queste ci sono certamente gli stadi, che in Italia sono vecchi e obsoleti. Se non riparte il campionato avremo meno soldi per comprare e pagare i giocatori, e le nostre squadre saranno meno competitive in Champions, che è la vera vetrina mondiale del calcio. Si innescherebbe, quindi, una spirale negativa che vedrebbe il nostro campionato soccombere a livello internazionale. 

C’è il rischio che gli investitori internazionali escano dalle nostre squadre?
Per uscire bisogna avere chi compra. Certamente potrebbero emergere delle titubanze su potenziali nuovi investitori esteri interessati alle squadre italiane. Già il nostro calcio ha tanti problemi, se non riprendessimo il campionato i problemi rischierebbero di aggravarsi ulteriormente.

Specie nelle casse dei club…
La benzina del divertimento del calcio è il denaro. Per vedere le nostre squadre primeggiare nelle grandi partite di Champions servono i campioni, che costano e hanno ingaggi alti.

A proposito di campioni. Ibra l’ha sentito? 
No, ma credo che anche lui voglia ritornare a giocare.

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Le nuove date ufficiali delle Olimpiadi di Tokyo

I Giochi, rinviati a causa della pandemia, si terranno dal 23 luglio all'8 agosto 2021.

Il Cio e il comitato organizzatore hanno ufficializzato le nuove date delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che si terranno a un anno esatto di distanza da quelle rinviate a causa della pandemia di coronavirus.

LEGGI ANCHE: Cosa rischia il Giappone se il coronavirus fa saltare le Olimpiadi

Le nuove date dei Giochi sono dal 23 luglio all’8 agosto 2021, mentre dal 24 agosto al 5 settembre si terranno i Giochi paralimpici. La decisione è stata presa in una conference call che ha coinvolto il presidente del Cio Thomas Bach, quello di Tokyo 2020 Mori Yoshirō, il governatore di Tokyo Koike Yuriko e il ministro Olimpico e paralimpico Hashimoto Seiko, che hanno concordato il nuovo programma.

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Il rugby è il primo sport a chiudere la stagione per coronavirus

La federazione ha comunicato che tutti i campionati si devono considerare conclusi. Niente assegnazione del titolo di campione d'Italia e zero promozioni e retrocessioni. Se lo facesse anche il calcio?

Caduto anche l’ultimo tabù nello sport: rompete le righe, la stagione è finita causa coronavirus. A prendere la traumatica decisione è stato il rugby italiano, primo ad arrendersi definitivamente all’epidemia scoppiata.

DECISA LA SOSPENSIONE DEFINITIVA

La federazione ha infatti deliberato la sospensione definitiva dei campionati 2019-2020 stabilendo anche la mancata assegnazione del titolo di campione d’Italia previsti dai regolamenti e, al tempo stesso, di tutti i processi di promozione e retrocessione.

TUTELA DELLA SALUTE DEI GIOCATORI

E se lo facesse anche il calcio? I tifosi si interrogano. Intanto si sta muovendo il rugby. La Fir ha stabilito che la ripresa dell’attività domestica per la stagione 2020/21 sarà successivamente disciplinata dal Consiglio federale. In una nota si legge: «Nell’assumere una decisione che non ha precedenti, il Consiglio ha tenuto in massima considerazione i valori fondanti del rugby italiano e il loro attivo impatto sulla società civile e sui club, nell’intento di tutelare la salute e il futuro dei giocatori di rugby di ogni età e livello del nostro Paese, delle loro famiglie e delle loro comunità; mostrare come il rugby sia pronto a rispondere eticamente alle condizioni complessive del Paese, duramente sfidato sul piano sanitario ed economico dalle vicende epidemiche; consentire ai club di ogni livello di operare in regime di chiarezza rispetto alle attività previste nei prossimi mesi».

CHIESTE MISURE DI SOSTEGNO

Il comunicato ha sottolineato che «l’attenzione della Fir è rivolta a società, giocatori, tecnici e staff, dirigenti, direttori di gara e, più in generale, a tutte le componenti del nostro movimento e che, nella prospettiva di una loro tutela, nelle prossime settimane saranno varate misure di sostegno straordinarie, in coerenza con le indicazioni di governo, Coni, organi internazionali, con l’esigenza del mantenimento di una sostenibilità complessiva del bilancio federale». Una nuova riunione del consiglio federale della Fir è stata già convocata per mercoledì primo aprile 2020.

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La Figc dice no all’ipotesi di un campionato a 22 squadre

Uno dei possibili scenari per la stagione a venire scongiurato dal presidente Gravina: «Sarebbe ingestibile».

Una Serie A a 22 squadre? «Sarebbe un campionato ingestibile»: lo dice il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina,intervenuto a SkySport. «Di ipotesi ne sono state fatte tantissime, ma la stella polare sono le nostre norme, e non è facile modificare il format dei campionati», ha aggiunto parlando dello stop ai campionati per l‘emergenza coronavirus e degli scenari per la ripresa, tra i quali c’è chi pensa anche a uno stop alle retrocessioni. «L’ipotesi di passare ad una serie A a 22 squadre» – ha proseguito Gravina – «dovrebbe confrontarsi con un campionato che probabilmente partirà già in ritardo e dovrà comunque finire a maggio 2021 per l’Europeo: mi apparirebbe cosa schizofrenica avere l’esigenza di giocare meno partite e fare una A con 22 squadre».

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Luca Dotto: “Atleti distrutti per il rinvio delle Olimpiadi? Il vero dramma lo vive chi è malato”


Le Olimpiadi di Tokyo sono state rinviate al 2021. Tanti atleti si sono detti molto rammaricati per lo spostamento dei Giochi. Il nuotatore Luca Dotto ha polemizzato con quelli che si sono lamentati per il rinvio: "Leggo post di atleti, disperati, con didascalie strappa-lacrime perché dicono di essere sconvolti, ma stiamo dando i numeri? Il vero dramma lo sta vivendo chi è malato o chi alla fine di questo periodo perderà il lavoro",
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Tokyo 2020 nel 2021, l’ironia di Alex Zanardi: “Notizia che mi taglia le gambe… sarò pronto!”


Alex Zanardi era matematicamente già qualificato per Tokyo 2020 ma alla notizia del rinvio dei Giochi olimpici all'estate 2021 non si è abbattuto d'animo, anzi: "Perdonatemi la battuta ma chissenefrega, avremo un anno in più per divertirci. Mi farò trovare pronto, potete scommetterci. La decisione? Giusta, anche se è mancata l'unità d'intenti"
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Olimpiadi Tokyo 2020 rinviate al 2021: c’è l’annuncio ufficiale


Le Olimpiadi di Tokyo sono state rinviate. Il CIO, di concerto con il Premier giapponese, il governatore di Tokyo e il presidente del Comitato organizzatore, ha deciso di spostare i Giochi Olimpici. Le Olimpiadi non si disputeranno dal 24 luglio al 9 agosto 2020, ma si terranno nell'estate del 2021. La denominazione sarà la stessa. Saranno Olimpiadi di Tokyo 2020 anche se si disputeranno nel 2021.
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Il rinvio dei Giochi olimpici sembra sempre più vicino

Tra le ipotesi sul tavolo lo spostamento dell'edizione al 2021 o il rinvio solo di pochi mesi. Anche Usa e Iran favorevoli allo slittamento. Colloquio tra Bach e Abe.

Il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è un’ipotesi sempre più concreta. Malgrado le resistenze iniziali del Cio, sembra ormai che si debba soltanto decidere se provare a posticiparle al 2021 o tentare di mantenerle entro l’anno solare. Il premier giapponese Shinzo Abe ha in programma oggi un colloquio telefonico con il presidente del Cio Thomas Bach, dopo che il numero uno del Comitato olimpico si è concesso quattro settimane per decidere del eventuale rinvio dei Giochi. Alla telefonata parteciperanno anche il governatore di Tokyo, Yuriko Koike, il capo del Comitato organizzatore Yoshiro Mori e il ministro per le Olimpiadi Seiko Hashimo.

ANCHE USA E IRAN SI SCHIERANO PER IL RINVIO

Intanto, Il Comitato olimpico e paralimpico Usa (Usopc) si è detto favorevole a uno slittamento dopo che due terzi degli atleti americani, interpellati tramite un sondaggio, si sono espressi in questo senso. «Incoraggiamo il Comitato olimpico internazionale a prendere tutte le misure necessarie per garantire che i Giochi possano svolgersi in sicurezza», ha detto il comitato americano. E anche l’Iran, attraverso il presidente del Comitato olimpico Reza Salehi Amiri, ha inviato una lettera scritta per domandare ufficialmente il rinvio dei Giochi.

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Federica Brignone e Banca Generali, una partnership vincente

Insieme da quando la sciatrice era ancora una giovane promessa, atleta e sponsor celebrano il successo in Coppa del Mondo.

Nessuna italiana, prima di lei, aveva vinto la Coppa del Mondo di sci alpino. Federica Brignone ha compiuto un’impresa grazie a una stagione straordinaria, conquistando quei 1378 punti che sono record nazionale assoluto e che, soprattutto, le hanno permesso di battere la concorrenza agguerritissima di avversarie come Mikaela Shiffrin e Petra Vlhova. Federica ha avuto bisogno della sua classe, per riuscirci, di allenamenti specifici, di una grande ecletticità tra le diverse specialità veloci e tecniche testimoniata anche dai successi nelle Coppe del Mondo di Combinata e Slalom gigante, di una grande capacità di reagire alle sfortune e agli infortuni che ne hanno costellato la carriera.

UN TEAM VINCENTE

Accanto, in questo percorso, Federica ha avuto la sua famiglia, la sua manager Giulia Mancini, e il suo sponsor personale Banca Generali, che aveva deciso di puntare su di lei quando aveva appena da poco superato la maggiore età. «Il nostro Gruppo ha una storica presenza nello sci come sponsor di Coppa del Mondo ma come Banca Private non avevamo un piano preciso per indirizzarci nella medesima direzione, finché non abbiamo conosciuto Federica», spiega Michele Seghizzi, direttore marketing e relazioni esterne di Banca Generali. «Il nostro focus è sempre stato sul talento e l’impegno valoriale che esprimono determinati profili, lo stesso abbiamo fatto con le scelte successive di altri personaggi al nostro fianco, e con Fede abbiamo subito trovato al tempo questo mix straordinario di qualità. Nel corso degli anni abbiamo attraversato insieme tante gioie, con i risultati favolosi che ha raggiunto, ma anche le difficoltà degli infortuni e delle situazioni meno agevoli, ma per noi la fiducia nel rapporto e questa condivisione di valore sono sempre state al di sopra di tutto».

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Michele Seghizzi, direttore marketing e relazioni esterne di Banca Generali, accanto a Federica Brignone.

UN TALENTO NATURALE

Una scommessa vincente, quella di Banca Generali, visto che il talento di Federica Brignone ha iniziato a brillare decisamente presto. A soli 21 anni aveva già conquistato un argento mondiale in Slalom gigante a Garmish. E dopo aver subito un grave infortunio nel 2012, si era ripresa più forte di prima, arrivando a vincere il bronzo alle Olimpiadi di PyeongChang 2018, e conquistare 15 vittorie nelle gare di Coppa del Mondo, 13 secondi posti, 11 terzi per 39 podi complessivi divisi in tutte le specialità.

L’INTERESSE PER L’AMBIENTE

Fuori dalla pista, invece, Federica Brignone è impegnata sul fronte ambientalista, con un progetto contro l’inquinamento delle acque, argomento sul quale cerca di sensibilizzare non solo i suoi fan ma anche i ragazzi più giovani. Da questa sensibilità è nato il progetto-mostra fotografica itinerante dal nome Traiettorie Liquide con il quale denuncia il grave stato di inquinamento da plastica dei nostri mari e dei corsi d’acqua.

ATTENTI ALLA CRESCITA SOSTENIBILE

«Anche questa attitudine di Federica ci è sempre piaciuta, tanto che -come Banca Generali – abbiamo deciso di sposare il progetto Traiettorie Liquide realizzato in collaborazione con il fotografo Giuseppe La Spada e abbiamo portato la mostra nelle nostre filiali riscuotendo un grande successo», continua a raccontare Seghizzi. «Del resto questo suo impegno si concilia alla perfezione con quella che è una delle più importanti mission del nostro istituto che da tempo ha scelto di puntare sugli investimenti Esg, strumenti che guidano i clienti a preferire prodotti legati alla crescita sostenibile, nel rispetto di valori ambientali, sociali e di governance».

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Coronavirus, Malagò e il possibile rinvio di Tokyo 2020: “Stanno vagliando tutte le ipotesi”


Giovanni Malagò, presidente del CONI, è intervenuto nella trasmissione radiofonica Deejay Football Club, e non ha escluso nessuna ipotesi in merito alle Olimpiadi di Tokyo 2020: "Mi sento di dire che ad oggi nulla è da escludere. Solo due soggetti devono prendere questa decisione: il CIO, quindi Bach, e il governo giapponese con il primo ministro Abe".
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