Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano

Urlare in continuazione dev’essere faticoso, si rischia di danneggiare le corde vocali. Meglio, almeno ogni tanto, abbassare la voce. Un suggerimento di buon senso che Silvia Sardone sembra ignorare. Vicesegretaria della Lega ed europarlamentare, la pasionaria di via Bellerio è nota per le sue indubbie capacità polmonari. Finché si tratta di comizi e talk show, poco male. Il problema è che adesso si candida a diventare la prossima sindaca di Milano. Matteo Salvini ci crede al punto da minacciare, se gli alleati non si rassegnano, primarie nei gazebo, terreno sul quale la sua candidata gioca in casa.

Più che confrontarsi con l’interlocutore, punta a demolirlo

Sardone appartiene a quella categoria di persone alle quali il dubbio non ha mai rovinato una giornata. Qualunque sia l’argomento ha la risposta pronta, e sempre per dare la colpa a qualcun altro. Nei talk televisivi che frequenta con assiduità, più che confrontarsi con l’interlocutore punta a demolirlo prima che riesca a finire una frase, riducendo il dibattito a una chiassosa lite condominiale.

Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
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Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano

Il suo modello, va da sé, è il Capitano, del quale ha assimilato l’intero repertorio, con una differenza: il maestro ha imparato a dosare le provocazioni, l’allieva no. Ogni fatto di cronaca diventa un caso politico, possibilmente da trasformare in un video per i social. Come a giugno a Torino, quando ha fermato una donna con il niqab che spingeva un passeggino per chiederle se fosse costretta a coprirsi e se potesse sollevare il velo. Un’opera di emancipazione femminile condotta con lo smartphone in mano, benché l’interessata chiedesse di non essere ripresa. Versione persino più aggressiva delle citofonate bolognesi di Salvini a caccia di spacciatori.

Sottovalutarla, però, sarebbe un errore. Dietro questa idea rudimentale del confronto democratico c’è una professionista che conosce il suo pubblico. Le oltre 75 mila preferenze raccolte alle Europee del 2024 le sono valse la promozione ai vertici della Lega. Sardone ha capito che una parte dell’elettorato non cerca tanto chi risolve i problemi, quanto chi dà voce alla sua insofferenza. E lei lo fa senza lasciarsi distrarre dalla fastidiosa abitudine di ascoltare le ragioni degli altri.

I problemi a Milano sono reali: meritano qualcosa di più di un volantino

Il suo cavallo di battaglia è la sicurezza, tema in cui riesce a far confluire pressoché ogni questione milanese. Non che Milano sia un’isola felice, ci mancherebbe. Il degrado e la criminalità sono problemi seri, sui quali l’amministrazione uscente ha responsabilità che non può liquidare sciorinando qualche statistica rassicurante. Ma proprio perché reali, quei problemi meriterebbero qualcosa di più di un volantino. Nel racconto di Sardone, invece, la città è perennemente sull’orlo del precipizio, in attesa di qualcuno che venga a salvarla. Ovvero lei, la proto vannacciana (copyright Corriere) della Lega.

Sardone non convince Forza Italia

A nutrire i dubbi più seri sulla sua candidatura è Forza Italia, dove Sardone è cresciuta prima di trasferirsi armi e bagagli nella Lega. O forse proprio per questo. Antonio Tajani le preferisce Matteo Perego di Cremnago, mentre Maurizio Lupi, sostenuto da Ignazio La Russa, coltiva un’ambizione tutta sua. Le perplessità si capiscono: Sardone è una specialista della campagna elettorale permanente, mentre amministrare una metropoli richiede attitudini che difficilmente trovano spazio in un comizio.

Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Matteo Perego di Cremnago (foto Imagoeconomica).

La capitale economica, del resto, deve buona parte del proprio successo alla capacità di accogliere energie provenienti dall’esterno, senza badare troppo all’origine. Non per generosità d’animo, ma per quel pragmatismo un po’ cinico che è tra le migliori qualità dei milanesi: se porti idee, lavoro o denaro, sei il benvenuto, e poco importa quale lingua parli.

Milano ha sempre avuto un’alta considerazione di sé, talvolta eccessiva, ma le va riconosciuta una discreta familiarità con il mondo. Le è già capitato di scegliere sindaci che non le somigliavano, ma stavolta il contrasto sarebbe stridente. L’idea che a governarla sia Sardone fa un certo effetto. Un po’ come affidare il podio della Scala a qualcuno convinto che la musica migliore sia quella che, indipendentemente dallo spartito, l’orchestra suona più forte.