“Mario Draghi? E’ persona eccezionale è necessario resti a capo del governo”

di Erika Noschese

“Draghi è una persona eccezionale, stimata da tutti e credo gli sia difficile lasciare un percorso, così tanto complesso. Vorrei ci sia il miglior presidente della Repubblica per gli italiani; ho una mia idea…”. Parla così Marzia Ferraioli, deputata di Forza Italia che il prossimo 24 gennaio, per la prima volta, sarà chiamata ad eleggere il capo dello Stato. Per la forzista, l’attuale premier deve restare alla guida del governo per portare l’Italia fuori dalla pandemia ed avviare un nuovo corso dopo le difficoltà di questi ultimi due anni. Per la parlamentare azzurra non c’è dubbio: il partito punterà su Silvio Berlusconi e lei seguirà le direttive della coalizione, composta da Fratelli d’Italia e Lega, oltre che – ovviamente – da Forza Italia. La prima votazione, dunque, il 24 alle 15 e si proseguirà nei giorni a seguire. Nei primi tre scrutini corrisponde ai due terzi dei grandi elettori (672 voti), dalla quarta votazione è sufficiente la maggioranza assoluta (505 voti). Con molta probabilità solo con la maggioranza semplice ci sarà il post Mattarella che ha rinunciato ad un mandato bis nonostante le insistenze di alcuni partiti.

Onorevole, il 24 la prima votazione per l’elezione del Capo dello Stato, una responsabilità importante perché è dal voto dei parlamentari che, in qualche modo, dipende il futuro del Paese…

“E’ un evento che richiede responsabilità e che, nel contempo, emoziona.  Il peso della responsabilità si avverte e la emozione incalza”.

Il centrodestra si presenterà compatto, puntando sullo storico leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Crede possa essere il nome giusto per il post Mattarella, in un momento così delicato per il Paese?

“Non posso prevederlo, ma, in qualità di deputato osservo e ho una mia idea, che tengo per me; posso auspicare il meglio al Presidente Berlusconi, ma non so quanto possa valere la mia intuizione”.

Secondo lei quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro presidente della Repubblica? E cosa dovrebbe o potrebbe fare per riportare l’Italia agli antichi splendori?

“Gli splendori … purtroppo sono oscurati da una Pandemia che ancora incombe. Il disagio persiste ed è difficile immaginare futuri rosei nell’immediato. Il prossimo Presidente della Repubblica dovrà affrontare eventi non facili e abbiamo bisogno di persone che si impegnino, che siano imparziali, che sappiano far politica, e che sappiano anche rapportarsi con le persone. Occorrono attenzioni e sensibilità”.

Come valuta l’operato del Draghi?

“Draghi è una persona eccezionale, stimata da tutti e credo gli sia difficile lasciare un percorso, così tanto complesso. Vorrei ci sia il miglior presidente della Repubblica per gli italiani; ho una mia idea…”.

Dopo l’elezione del Capo dello Stato, secondo lei, occorre tornare al voto o seguire la scadenza naturale del mandato?

“No, non esiste il voto in questo momento storico, perché occorre portare avanti il lavoro già avviato. È già difficile ritrovarsi in una pandemia che impedisce di muoverci; ho lavorato da casa, facendo quanto nelle mie possibilità ma non sono riuscita a rapportarmi con le persone anche a causa del lockdown.  Spero che questo scorcio di legislatura, ci dia la possibilità di portare a termine il nostro lavoro”.

È in corso ancora lo scontro tra il governatore De Luca e il governo per le scuole in presenza…

“De Luca ha piena responsabilità in tema di sanità e sa anche quanto sia difficile assumere decisioni diverse da quelle statuali. Inevitabile è, dunque. il dialogo tra Stato e Regioni. E anche su questo aspetto occorrono concordia e dialoghi”.

Consiglia

Quirinale, Maraio (Psi): “Si vada avanti con Draghi fino a fine legislatura”

di Erika Noschese

“Mi auguro che il Governo vada avanti fino a fine legislatura con Draghi a Palazzo Chigi. Sarebbe profondamente sbagliato collegare l’elezione del Presidente della Repubblica con la tenuta e la durata del Governo”. Parla così il segretario nazionale del Psi, Vincenzo Maraio in merito alle elezioni per il presidente della Repubblica che inizieranno il prossimo 24 gennaio, alle ore 15. I socialisti non si sbilanciano sui possibili nomi perché, ha evidenziato Maraio, “non è una questione di nomi, ma di opportunità e di responsabilità”. E sulla possibile candidatura dello storico leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il numero uno dei socialisti taglia corto: “aspirazione legittima che tale resterà, il metodo di scelta del centrodestra è sbagliato”.

Segretario, il prossimo 24 gennaio la prima votazione per eleggere il Capo dello Stato. Cosa si aspetta per il post Mattarella?

“Auspico stabilità per l’Italia e che il dialogo fra le forze politiche che oggi sostengono il Governo continui con pacatezza e rispetto per individuare una figura di alto profilo, sostenuta da una larga maggioranza. C’è da affrontare la fase emergenziale di una pandemia che sta ancora piegando la nostra società e l’economia. Gestire al meglio la campagna vaccinale sarà l’unico strumento per tornare prima alla vita normale. Si dovrà intervenire subito per calmierare il costo delle bollette: il Psi è stato il primo partito in Parlamento a porre con forza tale questione al Governo. Serviranno maggiori fondi per eliminare del tutto l’Iva e le accise dalle bollette almeno fino al 2022. E poi c’è il Pnrr: il 2022 sarà l’anno in cui si apriranno nuovi cantieri e in cui nella nostra economia si stabilizzeranno in aumento i dati della crescita e della occupazione. Ecco, questi sono i tre motivi principali per i quali auspico che il Governo continui il suo operato”.

Per i socialisti quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro presidente della Repubblica?

“Autorevolezza, rispetto internazionale ed esperienza. Sono le tre caratteristiche principali. E aggiungo che, nell’interesse del Paese, occorre eleggere il Presidente con una maggioranza ampia, la più ampia possibile, scegliendo una personalità di alto profilo”.

Il centrodestra unito ha chiesto la disponibilità di Berlusconi. Se dovesse essere eletto quale Italia immagina?

“Quella di Berlusconi è una aspirazione legittima. Ma per fortuna sono convinto che tale resterà. Candidature politicizzate oggi complicano il confronto fra le forze politiche. Quella di Berlusconi, poi, ancora di più. Io penso che il metodo di scelta che pone il centrodestra sia sbagliato: nessuno può sentirsi in diritto, soprattutto in un Parlamento frastagliato come quello attuale, di considerarsi maggioranza e quindi pretendere di condizionare le scelte senza confronto ampio. Al cospetto, tra l’altro, di un gruppo misto che ormai è divenuto il più numeroso della storia repubblicana. Ritengo, invece, sia indispensabile trovare un accordo largo a partire dalla maggioranza che sostiene il Governo Draghi per poi allargarsi anche alle opposizioni: il Presidente della Repubblica è il garante di tutti”.

Dopo l’elezione del presidente, secondo lei l’Italia dovrebbe tornare al voto?

“Sarebbe auspicabile arrivare a fine legislatura. La priorità per l’Italia è quella di costruire una nuova fase e determinare una svolta. Le elezioni anticipate oggi metterebbero a rischio tutto quello che di buono si è fatto. E non è detto che portino ad una semplificazione del quadro politico. L’attuale legge elettorale non aiuta a delineare uno scenario chiaro”.

I socialisti hanno già un nome?

“Come detto non è una questione di nomi, ma di opportunità e di responsabilità. Il Paese vive un momento di difficoltà e come accadde in una stagione difficile e complicata come questa, serve affidare l’Italia e la Costituzione a una figura che sappia lavorare per metterci in sicurezza. Serve un Presidente come lo fu Sandro Pertini, un socialista amato dagli italiani che seppe affrontare e gestire i difficili anni di piombo”.

Al momento, nessun nome è stato ufficializzato. Draghi capo dello Stato è un’ipotesi fattibile?

“La storia delle elezioni del Quirinale ci ha dimostrato che tutto è possibile, soprattutto in un Parlamento frastagliato e in una Italia dove il sistema e la funzione dei partiti sono in crisi. Mi auguro che il Governo vada avanti fino a fine legislatura con Draghi a Palazzo Chigi. Sarebbe profondamente sbagliato collegare l’elezione del Presidente della Repubblica con la tenuta e la durata del Governo”.

Dopo due anni di pandemia, l’Italia è ancora in piena emergenza. Come valuta l’operato del governo? 

“Draghi ha rimesso in carreggiata l’Italia, recuperando un ruolo centrale per il nostro Paese. È sotto gli occhi di tutti la sua azione incisiva: gli obiettivi del Pnrr di quest’anno, 51 per la precisione, raggiunti in pochi mesi, l’avvio della riforma della giustizia e del fisco, il ritorno nella centralità politica europea ed internazionale con il G20 di Roma e con il trattato del Quirinale hanno rimesso il nostro Paese nella giusta collocazione geopolitica”.

Non sono mancati in questi mesi gli attacchi del governatore De Luca al premier Draghi. Polemiche strumentali o si poteva effettivamente fare di più?

“Una comprensibile dialettica tra diverse posizioni. Penso sia necessario rispettare i vari livelli istituzionali con le relative decisioni e prerogative, altrimenti si rischia di alimentare una confusione e un clima di incertezza che i cittadini non vogliono. Ritengo però indispensabile che il Governo coltivi con maggiore risolutezza il dialogo con le Regioni soprattutto perché la competenza sulla materia sanitaria è in capo a queste ultime, almeno fino a quando non si deciderà di riportarla in capo allo Stato. Che credo sia auspicabile dopo la confusione che si è determinata con la pandemia”.

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Quirinale, Federico Conte (LeU): “Con Berlusconi si rischia Italia divisa, il Paese ha bisogno di unità e stabilita”

di Erika Noschese

 

“L’Italia con Berlusconi presidente della Repubblica? Non la immagino neanche, non credo a questa eventualità. Ma sicuramente sarebbe un’Italia divisa e noi abbiamo bisogno di unità”. Parla così l’onorevole Federico Conte, deputato di Liberi e Uguali che il prossimo 24 gennaio, per la prima volta, esprimerà il suo primo voto nella scelta del Capo dello Stato. Al momento, nessuna candidatura è stata ufficializzata. Tra le ipotesi in campo ci sono Silvio Berlusconi (indicato dalla coalizione di centro destra), Mario Draghi ma si cerca di puntare anche su una donna). Per Conte, due i nomi che rispecchiano le caratteristiche individuate da Liberi e Uguali: se fosse una figura maschile, Giuliano Amato mentre se si trattasse di una figura femminile la ministra della Giustizia Marta Cartabia.

Onorevole, il prossimo 24 gennaio la prima votazione per eleggere il Capo dello Stato. Dalla vostra decisione dipende il futuro dell’Italia…

“E’ sicuramente un momento di grande orgoglio partecipare all’elezione del presidente della Repubblica, una soddisfazione per chi crede nel valore delle istituzioni che ha pochi termini di paragone. Poi, provoca un grande senso di responsabilità perché si tratta di individuare la figura che dovrà garantire l’equilibrio costituzionale per i prossimi sette anni, in una fase così delicata per la società e l’economia nazionale, europea e mondiale”.

Tra le ipotesi in campo ci sono il Cav Silvio Berlusconi, il premier Mario Draghi ma si cerca la candidatura di una donna. Sono nomi non ancora ufficializzati ma per Liberi e Uguali quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere il futuro presidente della Repubblica?

“Allo stato non c’è alcuna candidatura ufficiale,   ieri (venerdì per chi legge ndr) Berlusconi si è riservato di accettare l’invito del centro- destra e lo stesso  Draghi, che pure appare chiaramente in pole position, non ha mai ufficializzato la sua candidatura. La partita, da questo punto di vista, è ancora nelle fasi preliminari. Se dovessi dire qual è il profilo del prossimo presidente della Repubblica, immagino un uomo al di fuori dai partiti, di grande caratura istituzionale  e cultura democratica, un profilo come quello di Giuliano Amato per intenderci e, se fosse maturo  il tempo di una presidente donna, quello della Ministra della Giustizia Marta Cartabia che in poco tempo ha governato due riforme di sistema, quella del processo penale e quella del processo civile, che sono state decisive per lo sblocco dei fondi del Pnrr e che sta lavorando ad altre riforme di sistema con grande capacità, competenza ed equilibrio. Sono due figure prestigiose, che potrebbero rappresentare una sintesi parlamentare. Ma fino a quel momento? Le prime tre votazioni – salvo non ci siano delle accelerazioni nei prossimi giorni – sembrano destinate ad essere consumate nell’attesa della quarta, quando la maggioranza da qualificata diventerà semplice. Per queste tre votazioni credo che il blocco dei progressisti, insieme al movimento 5stelle, debba individuare un candidato di bandiera, che garantisca una posizione chiara e credibile, una persona che rappresenti il simbolo della nostra cultura, dei nostri valori e la lista idea di democrazia. Secondo me la persona che, in questo momento, meglio di chiunque altro interpreta questi tratti è Pier Luigi Bersani”.

Siamo in piena pandemia ancora, come valuta l’operato del governo? Secondo lei Draghi potrebbe fare di più?

“Il governo ha fatto scelte importanti, coraggiose che stanno garantendo la sicurezza sanitaria, sociale ed economica del Paese. Draghi ha fatto e sta facendo, insieme al suo governo e al supporto del Parlamento, un lavoro straordinario. È un patrimonio che va  garantito fino alla fine legislatura anche se  per lui dovessero maturare le condizioni per il Quirinale. Con Draghi al Quirinale cosa cambia nel nostro assetto Costituzionale? Ritengo che il compito del Presidente sia preservare l’equilibrio costituzionale di cui è diventato custode, come ha ricordato Mattarella nel suo discorso di fine anno. Ciò detto, credo che l’elezione di Draghi renderebbe ancora più necessaria una riforma del sistema elettorale in senso proporzionale, che ridia centralità al parlamento e rappresentatività a parlamentari eletti e non più nominati”.

Gli attacchi che De Luca riserva al premier Draghi crede siano fondati? C’è un sistema sanitario ormai in tilt…

“I dissidi tra i governi regionali e quello centrale è l’espressione più evidente di un regionalismo malato, che non si è costruito sulle funzioni ma sulla gestione. Nel mio libro “Oltre le Regioni”, nel quale rileggo e ripenso la storia del regionalismo, propongo la revisione del rapporto tra Stato centrale e Regioni come una delle riforme più importanti da affrontare quando questo Paese tornerà a vivere una condizione di normalità. Non si può immaginare di avere venti sistemi sanitari o scolastici diversi e lo stesso vale per le politiche   ambientali e del lavoro. Ne va dell’unità del paese e dell’uguaglianza dei cittadini”.

Se Berlusconi dovesse essere eletto presidente della Repubblica come immagina l’Italia?

“Potrebbe avvenire solo a costo di una profonda divisione e finirebbe per assumerne  le sembianze.   Il Paese invece ha bisogno di stabilità e unità”.

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Gualtieri, Di Maio: l’opposizione che sta dentro al governo

L'ultimatum dei 5 stelle, già divisi al loro interno, al ministro dell'Economia perché a Bruxelles insista per i coronabond facendo la voce grossa contro l'Olanda e i rigoristi del Nord preoccupa il Quirinale. In questa fase di emergenza una crisi sarebbe drammatica.

L’ultimo motivo di discordia è quella che qualcuno ha chiamato la dichiarazione di guerra all’Olanda.

C’è chi vorrebbe che l’Italia lasciasse perdere linutile richiesta di sostegno attraverso il Mes – che intanto a capo del Meccanismo europeo di stabilità c’è l’economista tedesco Klaus Regling che ci odia e non farà mai passare nulla a nostro favore – e si concentrasse nel pretendere la nascita di un debito federale attraverso l’emissione di eurobond (nello specifico coronabond).

E siccome ad opporsi a questa ipotesi è il governo olandese guidato da Mark Rutte – cui probabilmente una componente importante dei popolari tedeschi, ostili ad Angela Merkel e oltranzisti, ha delegato il compito di costituire il fronte anti-eurobond – ecco che si è chiesto al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di battere i pugni sul tavolo, ricordare a L’Aja che quello dei tulipani è un Paese paradiso fiscale che ci porta via tasse (vedi gli Agnelli), e se del caso rompere.

L’ULTIMATUM DEI 5 STELLE CHE PREOCCUPA IL QUIRINALE

Ma Gualtieri, che ha passato la vita a Bruxelles e si sente integrato nella comunità dei politici e dei burocrati europei, si è rifiutato, in questo spalleggiato da Giuseppe Conte. Ecco, allora, che i 5 stelle si sono mossi, mandando ultimatum neanche troppo velati al premier e all’uomo di via XX Settembre. Scatenando così una rissa che preoccupa il Quirinale, convinto che in una fase di emergenza come questa una crisi sarebbe esiziale. Anche perché questi scontri si sommano a quelli già in corso da tempo del fronte Di Maio-Fraccaro – quasi sempre uniti, nonostante non manchino distinzioni, non fosse altro perché entrambi devono fronteggiare sia l’area Fico, da un lato, che quella Di Battista, dall’altro – sia con il duo Conte-Casalino per quanto riguarda la gestione del governo e della sua comunicazione, considerate in entrambi i casi individualistiche e accentratrici, sia con il Tesoro (Gualtieri ma anche il direttore generale Alessandro Rivera), soprattutto sul fronte delle nomine.

IL PROBLEMA POLITICO È TUTTO INTERNO AL GOVERNO

Insomma, altro che le opposizioni indisciplinate. Con il parlamento in quarantena e i partiti desaparecidi, compreso quello di Matteo Renzi, il problema politico, ai fini della tenuta del Conte bis, è tutto dentro il governo.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Draghi riposa pensando al Quirinale

Secondo i rumors, se Conte cadesse, l'ex presidente della Bce sarebbe pronto a guidare un governo istituzionale. Ma i piani di Super Mario, che si è trasferito nella villa della famiglia della moglie nel Padovano, sono altri. In futuro si vedrebbe come successore di Mattarella. Ma sa che devono passare due anni, nel corso dei quali avrà cura di tenere ben accesi riflettori sulla sua figura, senza eccessi.

In questi giorni il nome di Mario Draghi è sulla bocca di tutti: se cade Giuseppe Conte si farà un governo istituzionale da lui presieduto, con Giancarlo Giorgetti a fargli da “Gianni Letta”.

E giù indiscrezioni. Peccato che gli autori di questo gossip politico facciano i conti senza l’oste, cioè senza l’ex governatore della Bce. Già, che cosa ha in testa Draghi? 

L’OTTIMO RAPPORTO CON GIORGETTI

Chi lo conosce bene e lo frequenta riferisce alcune cose interessanti. Primo: super Mario, che quest’anno compirà 73 anni, ha davvero un ottimo rapporto con il politico leghista che in quel partito è quello che ci capisce di più di economia. Secondo: il banchiere lascia volentieri che si propaghino le notizie su un suo coinvolgimento nella politica italiana, ma non ha nessuna intenzione di andare a Palazzo Chigi, neppure alla guida di un governo di salute pubblica con tutti dentro. Terzo: ha invece interesse, eccome, per il Quirinale e si vedrebbe come successore di Sergio Mattarella. Ma sa che devono passare due anni, nel corso dei quali avrà cura di tenere ben accesi riflettori sulla sua augusta figura, senza per questo commettere errori (soprattutto per eccesso). Per questo andrà in giro per il mondo a occasioni o che abbiano lui al centro (riconoscimenti vari) o che siano di altissimo livello. 

IL BUEN RETIRO NEL PADOVANO

Ma nel frattempo, dove sta il nostro uomo? Lui e la sua signora, Maria Serenella Cappello, nobildonna discendente di una famiglia padovana imparentata con il Granduca di Toscana Francesco De’ Medici, hanno tenuto la casa a Roma (dalle parti di viale Bruno Buozzi, zona Parioli), ma si sono trasferiti in gran segreto proprio a Padova. Per la precisione a Noventa Padovana, comune di 11 mila anime che è parte integrante dell’area metropolitana del capoluogo, dove la famiglia della moglie ha da sempre una bellissima dimora antica, Villa Vendramin Cappello Collizzoli.

Villa Vendramin Cappello Collizzoli (dalla Rete).

Vita ritirata, solo qualche puntata in città, sempre con grande discrezione. Anche perché spesso vanno o al mare a Lavinio, sul litorale laziale vicino ad Anzio, o nella casa di campagna di Città della Pieve, famosa perché nell’agosto del 2014 ci piombò Matteo Renzi in elicottero. Non risulta invece che Draghi abbia voglia di avere un ufficio, anche se la Banca d’Italia gliene ha fatto allestire uno. Preferirebbe andare direttamente al Quirinale, dove farebbe casa e bottega.

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Ci basta il coronavirus, un governo con Renzi e Salvini è troppo

Se davvero si vuole dare vita a un esecutivo d'emergenza, allora si scelgano persone per bene, dal profilo tecnico e al di sopra delle parti. La sola ipotesi di dare in mano il Paese ai due senatori è più terrificante dell'emergenza contagi.

Nessuno nasce imparato, diceva un vecchio motto materno. Forse è per questo che di fronte all’apparire, improvviso e spaventoso, del coronavirus tanti, soprattutto chi occupa ruoli pubblici, hanno fatto errori e sbagliato comunicazione

Ad alcune settimane dall’apparire del figlioccio del pipistrello, la quantità di errori si può riassumere in due categorie. La prima è stata sicuramente il dare l’idea di essere di fronte a un mostro imbattibile, proprio mentre un Paese serio come la Cina aveva, a suo modo, messo in campo tutte le risorse per sconfiggere l’epidemia.

Il secondo errore è stato quello di barcamenarsi fra allarmismo e il suo contrario. Errore che non hanno compiuto solo alcune persone, in particolare la dottoressa del Sacco di Milano, l’équipe dello Spallanzani e la mitica Ilaria Capua.

IL GOVERNO PRESO DALLA FRENESIA DA GRANDE FRATELLO

Il governo ha avuto giornate buone quando è stato governo, quando, invece, si è fatto prendere dalla frenesia da Grande fratello ha fatto pena.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, Conte, Casalino e quel sospetto di enfasi eccessiva

Alcuni ministri, ad esempio Roberto Speranza, hanno tuttavia mantenuto un profilo giusto e sullo stesso Giuseppe Conte se ha sbagliato negli ultimi giorni (così come Attilio Fontana. il governatore della Lombardia), ha anche cercato di dire e fare cose rassicuranti. Non siamo meno peggio dei Paesi che ci circondano e che rifiutano i nostri aerei e le nostre navi senza dire nulla di chiaro su se stessi. A noi è toccata la fine del cane che annega, quello che tutti bastonano.

LA SOBRIETÀ ROTTA DALLA PROPOSTA DEL “GOVERNO DI TUTTI”

Per qualche giorno, a parte lo solita dose di sciocchezze di Matteo Salvini, il mondo della politica è apparso sobrio. Fino all’annuncio della proposta del governo di tutti. Proposta, come ha chiarito il governatore Fontana, che Matteo Renzi avrebbe fatto in odio a Conte. Questo Renzi dovrebbe usare il numero chiuso per i suoi odi perché ormai l’elenco è infinito. Il tema susciterebbe poco interesse, data l’inesistente consistenza elettorale del Renzi medesimo, se non avvelenasse il dibattito politico.

SERVIREBBE UNA SQUADRA AL DI SOPRA DELLE PARTI

Vorrei insistere quindi su un punto. Il governo di emergenza per far fuori un governo in carica è una ipotesi vile e che non passerà. Il Pd e i 5 stelle non lo accetterebbero mai. Neppure Sergio Mattarella può far cadere un governo per far giocare Renzi. Il tema può essere proposto solo in altro modo. E cioè se cresce la convinzione, e soprattutto se cresce al Quirinale e nel cuore pulsante del Paese, che non ce la facciamo se non incarichiamo un uomo al di sopra delle parti accompagnato da uomini e donne al di sopra delle parti (purché non rompano i coglioni sulle pensioni) di guidare l’uscita dell’Italia da questo cono d’ombra in cui è situata con una brutta fama internazionale e una sfiducia interna molto estesa. Un governo fortissimo, di pochi mesi, fatto da persone per bene. Per fortuna l’Italia ne ha tante. E per evitare che appaia un governo che “commissaria” la politica si possono scegliere per farne parte politici con un forte profilo tecnico o d’esperienza. Quindi nessun capo partito o legittimo aspirante a dirigere il governo successivo. Se non è questo il governo d’emergenza, desistete. L’idea di far fare un governo ai due Mattei è spaventosa. Meglio il coronavirus. È più leale.

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Identikit del prossimo Presidente della Repubblica

Oggi può diventare capo dello Stato chi ha un passato privo di zig zag. Solo così la destra può votare uno di sinistra e viceversa. Gli altri per cortesia lascino perdere, fanno solo rumore. Sanremo è finita.

Quelli che sanno le cose della politica dicono, e scrivono, che la fibrillazione di questi giorni è dovuta all’avvicinarsi delle nomine nelle partecipate e, sullo sfondo, all’avvio della gara per il Quirinale

Le nomine sono un passaggio importante che in un Paese serio andrebbe affrontato con uno spirito, diciamo così, oggettivo. Chi ha fatto bene va confermato, chi no lascia.

In un Paese serio le aziende non andrebbero sottoposte a numerosi cambi di vertice ma bisognerebbe lasciare che le leadership abbiano il tempo di  realizzare un programma di medio periodo. Invece in Italia accade come per le leggi sulla giustizia, sui criteri elettorali o sulla scuola. L’ultimo che arriva fa a modo suo nella certezza che il successore butterà tutto per aria. Per le nomine il criterio meritocratico non è difficile da realizzare: si guardano le singole aziende, le si confronta con il loro recente passato, si decide se il programma di chi c’è ha avvenire e quindi si decide. Dovrebbe essere così. Dovrebbe.

GLI INTERVENTI DEL COLLE NELLA VITA POLITICA

Per il Quirinale è un terno al lotto. Il Colle è passato dall’essere raffigurato come il luogo di elezione per una figura notarile, a sede della politica-politica. Diciamo da Giovanni Gronchi in poi il capo dello Stato è intervenuto pesantemente nella politica attiva, spesso nelle regole ma altrettanto frequentemente con esternazioni o un lavorio sotterraneo discutibili. Tanto per non fare nomi hanno dominato la scena politica sia Sandro Pertini, sia Oscar Luigi Scalfaro, sia Francesco Cossiga, sia Giorgio Napolitano con interventi spesso necessari ma non sempre rispettosi dell’autonomia della politica.

Da Giovanni Gronchi in poi il capo dello Stato è intervenuto pesantemente nella politica attiva, spesso nelle regole ma altrettanto frequentemente con esternazioni o un lavorio sotterraneo discutibil.

Sergio Mattarella è un presidente attento, che non si mette la maglietta di alcuna squadra politica e che cerca di fare l’arbitro. Talvolta esagera in timidezza. Ma nessuno può accusarlo di avere invaso campi non suoi. È però anche lui un presidente molto attivo sullo scenario della politica dove si è confrontato con una situazione inedita che ha visto l’apparente affacciarsi di un nuovo sistema politico fondato su Lega e 5 stelle che poi è crollato perché gli uni si stanno squagliando e l’altra ha uno sconsiderato alla guida del partito più forte.

IN CORSA PER IL POST MATTARELLA ANCHE CARTABIA

In queste settimane però si sono moltiplicati i boatos su chi potrebbe aspirare al Quirinale. Finalmente si sussurra anche il nome di una donna, la dottoressa Marta Cartabia che presiede l’Alta Corte. L’aspetto più surreale è che tutti i candidati, quasi sempre auto-candidati, sono del centrosinistra malgrado questa componente abbia pochi voti in parlamento. E i pettegolezzi girano in modo esasperato e spesso ingiustificato e ingiusto.

L’ANSIA DI PIACERE A DESTRA

Perché quel noto politico scrive su un ragazzo di destra ucciso dalla sinistra? Perché l’ex magistrato che ha guidato il partito dei giudici, rovinando l’Italia, fa sforzi tarantolati per accreditarsi come il legittimatore della destra di Salò? E che cosa pensa di fare l’uomo simbolo dell’Ulivo e il giovane-vecchio Dc che comanda su tutto? Tutti vengono da un mondo diventato minoritario e tutti sembrano impegnati nella corsa per piacere a destra.

UNA MAGGIORANZA QUIRINALIZIA INEDITA

Potrei continuare l’elenco facendo una scommessa. Nessuno di loro arriverà al Colle per due ragioni. La prima è che nella partita ci sono i voti dei 5 stelle, ormai “grandi elettori” privi di una guida, e soprattutto ci sono i voti della destra. Molto probabilmente potrebbe nascere una maggioranza quirinalizia inedita che faccia fuori i soliti noti. Se quello che scrivo è vero o verosimile, chi aspira al Quirinale, compreso l’attuale inquilino, deve mostrarsi come la persona che può risolvere le crisi che si succederanno da qui al voto per la Presidenza della Repubblica. Altre volte ha vinto un outsider. Lo era Pertini, lo era Scalfaro, lo è stato Giorgio Napolitano. Oggi può diventare presidente solo uno che fa cose per la Patria e che ha un passato privo di zig zag. Solo così la destra può votare uno di sinistra e viceversa. Gli altri per cortesia lascino perdere, fanno solo rumore. Sanremo è finita.

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Mattarella riceve l’Osservatorio permanente giovani – editori

Il presidente della Repubblica ha incontrato una rappresentanza dell'organizzazione nel giorno del suo 20esimo anniversario.

Martedì 12 novembre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale una rappresentanza dell’Osservatorio permanente giovani – editori, guidata dal presidente Andrea Ceccherini. Nel giorno del 20esimo anniversario dell’Osservatorio, il capo dello Stato si è complimentato per l’importante lavoro svolto dall’organizzazione a favore delle giovani generazioni del Paese, nelle scuole e nelle università italiane, riconoscendo in particolare il valore civile e sociale dei progetti di media literacy Il Quotidiano in Classe e di economic and financial literacy Young Factor.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontra una delegazione dell’Osservatorio permanente dei giovani – editori in occasione del ventennale.

COLLABORAZIONE CON APPLE

Nell’ambito della stessa udienza, il capo dello Stato ha espresso la sua soddisfazione per la partnership strategica raggiunta tra l’azienda informatica statunitense Apple e l’Osservatorio: una collaborazione che cambia la statura e la portata dell’organizzazione, elevando a livello internazionale un progetto italiano dedicato a sviluppare il pensiero critico tra i giovani grazie al confronto tra più fonti di informazione di qualità orientate diversamente.

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