Cinema: Ridley Scott promette il sequel di Prometheus e Alien: Covenant

Ridley Scott promette il sequel di Prometheus e Alien: Covenant

Il regista vuole concludere la trilogia prequel tornando a concentrarsi sul synth David

Dopo aver esplorato gli scenari post-apocalittici di The Dog Stars, Ridley Scott è pronto a tornare nello spazio profondo con Alien. Il regista, che è tornato per la prima volta al franchise nato nel 1979 con Prometheus (2012) e poi di nuovo con Alien: Covenant (2017) per esplorare le origine delle creature xenomorfe, si è detto adesso pronto per continuare la storia di David, interpretato nei due film da Michael Fassbender. Il regista ha confermato durante un'intervista a The Los Angeles Times di voler raccontare come David si crei un mondo nuovo [brave new... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 1 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Appuntamenti: Sesto ospite per Stranimondi: Anna Smith Spark

Sesto ospite per Stranimondi: Anna Smith Spark

Anna Smith Spark è l’autrice della serie grimdark epica Empires of Dust, in pubblicazione in Italia per Lettere Elettriche. Il suo lavoro è stato definito «un capolavoro» e «ispiratore di stupore».

Dopo Jo Walton, Ada Palmer – fresca vincitrice del Premio Hugo, RJ Baker, Jonáš Zbořil e Mauro Repetto, già 883 ma ora autore di un romanzo distopico, Stranimondi annuncia un nuovo ospite, l'autrice grimdark Anna Smith Spark. Anna Smith Spark è l’autrice della serie grimdark epica Empires of Dust, composta da La Corte dei Coltelli Spezzati (2025, Lettere Elettriche), The Tower of Living and Dying e The House of Sacrifice; del romanzo autonomo A Woman of the Sword; della serie folk horror high... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 1 settembre 2026 - articolo di S*

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega

«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». È poco lombardo e molto gattopardesco lo spirito che si respira nell’estate più calda della Lega dai giorni del Papeete del 2019.

Il capo come Don Fabrizio è chiuso nel suo fortino

Matteo Salvini, la cui leadership è stata messa per la prima volta in discussione da alcuni big lombardi, è un Don Fabrizio Salina asserragliato nel suo fortino. La villa del segretario alla Camilluccia è la Donnafugata leghista, con Donna Francesca Verdini che controlla tutto mentre si dedica alla coltivazione dei pomodori dell’orto, e gli ultimi fedelissimi del capo che provano a tirare le fila abbozzando una strategia. Al fianco di Salvini sono rimasti il vice Claudio Durigon, i falchi Claudio Borghi e Armando Siri, gli amici “fratelli”, Alessandro Morelli ed Eugenio Zoffili.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
Matteo Salvini e Alessandro Morelli (Imagoeconomica).

Durigon detta la linea della conservazione

L’affondo del duo lombardo composto da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo è stato comunque attutito dal cuscinetto della nomenklatura leghista, poco incline ai cambiamenti perché teme di perdere, insieme al capo, le proprie posizioni. Tra i lealisti figurano i veneti Lorenzo Fontana e Alberto Stefani, i lombardi Silvia Sardone, Andrea Crippa e Luca Toccalini, la toscana Susanna Ceccardi. Assordante invece il silenzio di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Mentre in Trentino Maurizio Fugatti ha avuto il coraggio di evitare la photo opportunity a Pinzolo. Intanto Durigon detta la linea della ‘conservazione’, ovvero la confusa strategia in vista della manovra: sarà concordata con il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti? A giudicare dai desiderata irrealizzabili con i vincoli di bilancio parrebbe proprio di no.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
Claudio Durigon (Imagoeconomica).

I colonnelli Zoffili e Morelli

Veniamo ai colonnelli-fratelli. Zoffili era presente alla Versiliana proprio nel giorno delle contestazioni a Romeo (in tutto tre persone al grido di «il Capitano non si tocca»), come un tempo era accanto a Salvini quando il leader si aggirava per il Pilastro di Bologna suonando citofoni alla ricerca di spacciatori. Morelli è vice ministro con delega al Cipess ma nell’estate del caos si improvvisa inviato a Ceuta, come ai tempi di Radio Padania, con il microfono/gelato con il simbolo della Lega, per documentare la situazione a un mese dall’«invasione» di migranti nell’exclave spagnola in Marocco.

Torna anche il vecchio lessico a partire da «Finanziaria» (come, appunto, si chiamava 10 anni fa la legge di bilancio), e Salvini rispolvera battaglie classiche, come flat tax e pensioni, mentre festeggia il no dell’Islanda alla riapertura dei negoziati per l’adesione all’Ue definendolo una scelta di «democrazia».

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
Eugenio Zoffili tra il pubblico della Versiliana (Lettera43).

Si rispolverano le vecchie battaglie (manca solo il ritorno del no-euro)

Il segretario riprende anche la battaglia contro l’apertura delle moschee, o quella per gli assegni a tutela dei padri separati. Insomma, ci manca solo che Borghi, oltre a chiedere un contributo extra alle banche, torni a sbandierare le sue teorie contro l’euro e siamo tornati al 2014. Intanto, l’atteso incontro di Salvini-Don Fabrizio con Tancredi-Romeo, colui che tutto vuole cambiare per ritornare alla Lega Nord, non è ancora avvenuto. Solo una stretta di mano fugace (col broncio) a Fontana-Angelica Sedara, spasmodicamente rincorso a margine del meeting di Comunione e Liberazione.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
La stretta di mano tra il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana al padiglione del Mit al Meeting (Ansa).

La resa dei conti alla vigilia di Pontida?

Il conto alla rovescia per Pontida è partito e ormai il tempo stringe. Fioccano i retroscena diffusi ad arte dai ‘salvinisti’ che pensano così di dividere il fronte dei critici con ricostruzioni di offerte anche un po’ improbabili: la presidenza di una delle Camere a Zaia, un incarico al Csm per Fontana, la segreteria a Fedriga (niente per Romeo, ovviamente). Tutta fuffa – pare – per confondere le acque. Il segretario si è detto disposto ad accogliere il contributo di tutti. Ma allo stato, nulla è cambiato. Se non l’attaccamento al potere. I lombardi hanno chiesto un cambiamento prima del raduno sul sacro prato nelle valli bergamasche del 20 settembre. Se ciò non avverrà, hanno minacciato di dar vita a un‘associazione ‘nordista’. Non tutti i critici sono d’accordo: Zaia da mesi in privato placa i ‘ribelli’ e cerca di prendere tempo, non vuole ‘scope’ ma un passo indietro ‘spontaneo’ di Salvini, costretto dalla discesa dei consensi nei sondaggi. Si vedrà se avranno la meglio i più coraggiosi. O se il peccato che i lombardi non vorranno perdonare sarà il «fare», proprio come i siciliani del Gattopardo, abituati al «sonno», all’oblio e all’inerzia delle dominazioni che hanno subito.

Fagnani pronta a lasciare la Rai: dove potrebbe andare

Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. Lo riporta Adnkronos, rivelando che a giugno la giornalista avrebbe formalizzato – tramite una lettera recapitata prima della presentazione dei palinsesti autunnali – l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva valido fino alla primavera del 2027. Alla base della decisione «un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda» e la mancata valorizzazione da parte della Rai. Il nome di Fagnani, al timone di Belve dal 2021, era circolato per la conduzione di Chi l’ha visto? dopo l’addio di Federica Sciarelli e di Report in vista del siluramento di Sigfrido Ranucci, ma i vertici della tv pubblica hanno poi optato per altre soluzioni. Inoltre Fagnani non avrebbe digerito il fatto che la Rai non si stia ancora parlando del piano di produzione per Belve, che andrà in onda dal 20 ottobre al primo dicembre.

Fagnani pronta a lasciare la Rai: dove potrebbe andare
Francesca Fagnani (Imagoeconomica).

La Rai: «Fagnani asset fondamentale»

Dopo la notizia del possibile addio data da Adnkronos, nel corso della giornata la Rai ha diffuso un comunicato per precisare che Fagnani «Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la Direzione Intrattenimento Prime time ed ha un contratto di esclusiva con l’azienda». Quanto allo stallo sul piano di produzione della nuova edizione di Belve, «durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma».

Fagnani pronta a lasciare la Rai: dove potrebbe andare
Francesca Fagnani (Imagoeconomica).

Mediaset o La7: il futuro di Fagnani

Al di là delle smentite, quale destinazione potrebbe esserci nel futuro di Fagnani, in caso di addio anticipato alla Rai? La più accreditata sembra essere Mediaset. Pier Silvio Berlusconi e i vertici del Biscione la stimano e la stessa giornalista è in buoni rapporti con diversi personaggi di punta di Mediaset, come Maria De Filippi. C’è poi l’ipotesi La7, dove è di casa il compagno Enrico Mentana, il quale però non è detto rimanga alla corte di Urbano Cairo oltre l’attuale scadenza del contratto a fine anno. Nel futuro dell’attuale direttore del TgLa7 potrebbe esserci infatti un trasloco a Repubblica.

Enel lancia una nuova campagna istituzionale

Enel ha lanciato una nuova campagna istituzionale incentrata sul racconto d’autore di oltre 60 anni di trasformazioni, sogni realizzati e stili di vita che cambiano all’interno di un Paese che non ha mai smesso di crescere e migliorare. Un affresco corale che celebra i legami duraturi e quella forza invisibile che, da generazioni, muove le persone e dà carica al Paese. La campagna è on air sui principali network televisivi con formati impattanti da 60″, 30″ e 15″.

Enel come presenza costante e affidabile nel tempo

Mentre i protagonisti crescono e costruiscono il proprio futuro, il mondo attorno a loro cambia forma e colori. Gli oggetti, i negozi di quartiere, la moda e le tecnologie evocano con precisione poetica le diverse epoche attraversate dall’Italia. In questo lungo viaggio nel tempo, Enel rappresenta una presenza costante e affidabile – la forza silenziosa ma fondamentale dell’energia che sostiene i grandi e piccoli momenti della vita di ogni giorno. Questo racconto trova la sua sintesi perfetta nel claim Enel. Da generazioni, energia che, oltre a rappresentare la società, sottolinea il suo ruolo per il Paese. «Da generazioni» non indica soltanto un passato solido alle spalle, ma anche la capacità dell’azienda di rinnovarsi continuamente per essere sempre al fianco delle persone di fronte alle sfide energetiche e sociali del domani. A scandire questo affresco generazionale è A whiter shade of pale dei Procol Harum, capolavoro della musica internazionale pubblicato nel 1967. Con la sua melodia iconica ed evocativa, il brano fa da ponte tra passato e futuro, accompagnando lo scorrere degli anni e sottolineando quel senso di profonda continuità e fiducia che lega Enel alle famiglie e ai territori.

Mps, Assoutenti presenta un esposto a Consob e Bankitalia sulle ops su Bpm e Generali

Assoutenti ha presentato un esposto alla Consob e alla Banca d’Italia in merito alle ops lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. L’associazione, si legge in una nota, «non esprime alcuna valutazione preventiva sulla legittimità, sulla correttezza o sulla convenienza delle operazioni annunciate né intende prendere posizione a favore o contro alcuno dei soggetti coinvolti» ma sollecita, nell’interesse dei cittadini, dei piccoli azionisti e dei risparmiatori, «ogni verifica ritenuta opportuna dalle autorità competenti, affinché il mercato possa disporre di informazioni complete, chiare, coerenti e tempestive».

Le richieste di Assoutenti

In particolare, l’esposto chiede di verificare la tempistica e le modalità con cui informazioni potenzialmente rilevanti per il mercato sono divenute pubbliche, anche attraverso indiscrezioni di stampa, e di accertare il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di gestione delle informazioni privilegiate, riservatezza, tenuta degli elenchi delle persone aventi accesso a tali informazioni e comunicazione al pubblico». Assountenti chiede inoltre di verificare le conversazioni tra Mps e Banco Bpm prima delle operazioni successive, la comunicazione delle sinergie economiche presentate nei vari scenari industriali al mercato e i processi di governance interna di Mps. «La nostra iniziativa non è contro nessuna banca. Non supportiamo nessuna operazione in corso e non vogliamo giudicare in anticipo. Interveniamo solo per difendere i cittadini e i risparmiatori», ha commentato il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso.

Vannacci sull’ipotesi ballottaggio nella legge elettorale: «Mossa della paura»

Le riflessioni sul ballottaggio nella legge elettorale rappresentano «la mossa della paura». Lo ha scritto sui social Roberto Vannacci, riferendosi alle interlocuzioni in corso nella maggioranza sull’introduzione del doppio turno. «Se siamo così irrilevanti, perché tanta fretta di cambiare le regole? Se non contiamo nulla, perché costruire un argine?». Sono favorevoli all’ipotesi Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre a frenare è la Lega. Fermamente contro il ballottaggio anche l’opposizione in blocco.

«Per mesi Vannacci e Futuro Nazionale dovevano essere irrilevanti, una parentesi, uno zero virgola destinato a scomparire. Poi sono arrivati i sondaggi. E improvvisamente cambia tutto», ha scritto l’ex generale: nell’ultima rilevazione di BiDiMedia sulle intenzioni di voto, il suo partito ha superato anche Forza Italia. «Si parla di ballottaggi, di nuove formule elettorali, di meccanismi capaci di mettere al riparo il centrodestra dal rischio rappresentato da Vannacci». Il fondatore di FN ha aggiunto: «La legge elettorale non viene pensata per gli italiani. Non viene pensata per garantire una migliore governabilità. Viene pensata per cercare di neutralizzare un avversario che, democraticamente, si sta consolidando nel panorama politico italiano». E poi: «Quando la politica comincia a studiare le regole non per governare meglio, ma per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è già entrata nei Palazzi».

Arnaud Belloni nuovo ceo di Fiat, Abarth e Lancia

Stellantis ha annunciato la nomina di Arnaud Belloni come nuovo amministratore delegato dei marchi Fiat, Abarth e Lancia e chief marketing officer del gruppo per l’Europa. Olivier François supporterà Belloni fino a metà ottobre, per garantire una transizione ordinata e continuerà a supportare Stellantis in qualità di advisor strategico. Nei suoi nuovi incarichi Belloni riporterà a Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer per l’Enlarged Europe.

Per Belloni si tratta di un ritorno

Per Belloni, che arriva dal gruppo Renault, si tratta di un ritorno: aveva infatti già trascorso 16 anni nel gruppo. Era stato direttore marketing di Fiat e Lancia per la Francia, managing director di Lancia per la Francia e vicepresidente del marketing per l’Asia Pacifico. Dal 2015 al 2020, inoltre, era stato Global Chief Marketing Officer per Comunicazione e Sport di Citroen. In Renault ha ricoperto gli incarichi di Global Chief Marketing Officer e Chief Branding Officer per tutti i marchi del gruppo.

Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio

Ultimo giorno del mese con festeggiamenti, a Roma, per una grande firma che se ne va verso Nord. In via del Tritone, nella sede del quotidiano Il Messaggero, è il momento del saluto di Guido Boffo, detto «il torinese», che è stato anche direttore del giornale del gruppo Caltagirone. A parte gli scherzi dei colleghi, che amavano lo sketch di Maurizio Crozza nei panni dell’allora governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca che alla sua spalla diceva «voi di Torino siete rugosi, vi salutate scambiandovi le condoglianze», Boffo ha buon gioco nel lasciare senza rimpianti la corazzata caltagironiana. Da direttore, spesso agli eventi nei quali era invitato quasi nessuno lo riconosceva, tanto che l’ex numero uno Massimo Martinelli, colui che poi l’ha sostituito alla direzione, doveva accompagnarlo. Declassato improvvisamente a editorialista senza tante spiegazioni, Boffo aveva grande autonomia, ma senza quello “slancio” che lo aveva portato a Roma: al brindisi spiegherà ai colleghi perché ha rinunciato al trasferimento a Venezia, dove a luglio 2026 era stato chiamato come vice di Osvaldo De Paolini che dirigerà dal primo settembre Il Gazzettino. Che poi la motivazione è semplice: non era particolarmente soddisfatto del trattamento ricevuto, e soprattutto era da sempre in contatto con un altro ex direttore del Messaggero come Mario Orfeo. Così ha subito il fascino del richiamo del vecchio amico che ha accettato la proposta di Leonardo Maria Del Vecchio al Quotidiano Nazionale, dove è finito anche l’ex direttore di HuffPost Italia Mattia Feltri. Orfeo, da direttore editoriale, non si è dimenticato di Boffo, e allora ecco l’ingaggio anche per lui, alla corte del “miliardario erede” con il pallino dei giornali, appena uscito da EssilorLuxottica. Comunque la campagna acquisti di Lmdv pare non sia finita…

Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
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Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio

L’assemblea dei giornalisti di Report: «Stato di agitazione, pronti allo sciopero»

L’assemblea dei giornalisti di Report ha indetto lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero, dopo la decisione della Rai di rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione. I cronisti, si legge in una nota, «sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte dell’azienda, di essere pronti ad abbandonare il programma».

La nota dei giornalisti di Report

«Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico», continua il comunicato. «Solo un più che solido vissuto professionale e l’autorevolezza conquistati sul campo possono infatti far fronte alle necessità di produzione e alle specificità investigative di una trasmissione complessa, delicata e di altissimo valore civile, come Report ha dimostrato di essere nel corso della sua lunga storia, offrendo al pubblico un contributo ispirato ai più autentici valori repubblicani». E ancora: «I giornalisti interni di Report non sono disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall’alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il dna del programma. Esprimono, inoltre, sconcerto per il metodo usato dall’azienda nella scelta unilaterale e senza condivisione dei nuovi conduttori, annunciati alle agenzie di stampa prima che alla squadra». Di qui la richiesta alla Rai di «correggere le decisioni prese che non sono accettabili per chi, professionalmente, si è sempre riconosciuto nell’identità e nei valori di Report e che potrebbero costringere a scelte lavorative diverse». I giornalisti chiedono inoltre il diretto coinvolgimento della redazione nelle scelte aziendali, «al fine di preservare autonomia e indipendenza di un presidio fondamentale del servizio pubblico».

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero

Nella Lega di Matteo Salvini c’è chi si è messo le mani nei capelli quando ha saputo dello “spiffero” che gira nei palazzi del potere: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è molto avvicinato alla premier Giorgia Meloni, e alla fine proprio Fratelli d’Italia potrebbe candidarlo alle elezioni politiche del 2027. A Palazzo Chigi la stima verso Piantedosi è cresciuta nel corso degli ultimi mesi, una volta superata la burrasca del caso Claudia Conte. Insomma, oltre al danno la beffa: Piantedosi era stato definito un tecnico dalla lunga carriera in ambito prefettizio (e non solo), ma comunque veniva posizionato nelle caselle dei partiti “in quota Lega”, tanto da ipotizzare un passaggio di Matteo Salvini dalla poltrona del ministero dei Trasporti a quella (sempre amata e mai dimenticata) del Viminale. E ora, al termine dei giochi, si fa mettere nelle liste dei fratellini d’Italia?

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con la premier Giorgia Meloni (foto Ansa).

Per il fu Capitano sarebbe l’ennesima sconfitta, in una legislatura che lo ha visto sempre nei panni del perdente. Agli occhi dei leghisti, tra l’altro, questa voce della candidatura meloniana spiegherebbe la frenata continua della presidente del Consiglio sull’eventuale uscita di Piantedosi dal Viminale, che è sempre rimasta sulla carta, nell’ambito degli slogan buoni per la fantapolitica. Nel frattempo, non a caso, il ministro dell’Interno è impegnato in un tour che ha tanto il sapore di una campagna elettorale: abbronzatissimo, è andato alla kermesse “La piazza del futuro” in quel di Ceglie Messapica, parlando di ogni argomento possibile, dalla vicenda Ranucci alla Sea Watch, passando per Russia, Schengen e non solo. Nella giornata di lunedì 31 agosto ecco Piantedosi a Napoli, in prefettura, per una riunione sull’emergenza bradisismo nei Campi Flegrei, tema carissimo al capogruppo di FdI alla Regione Campania Gennaro Sangiuliano. Poi ecco nel calendario una visita ufficiale in Friuli-Venezia Giulia fissata il 6 settembre per discutere della gestione dei presidi al confine con la Slovenia: frontiere e immigrazione, cioè proprio i cavalli di battaglia salviniani…

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
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Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero

Sparatoria di Aarau, arrestato un 43enne svizzero

La polizia del Cantone Argovia ha annunciato che un uomo di 43 anni, cittadino elvetico, è stato arrestato per la sparatoria al rave party all’ippodromo di Aarau in cui è morta la 22enne abruzzese Maria Spinelli, da poco trasferitasi in Svizzera. «L’indagine sulla sequenza esatta degli eventi, sul contesto e sul possibile movente è attualmente in corso», spiega la polizia cantonale in una nota. Al momento le autorità ipotizzano che la sparatoria abbia un unico responsabile: da capire anche il movente, anche se gli inquirenti continuano a ritenere che le vittime (ci sono stati anche feriti) siano state colpite casualmente.

Guido De Maria morto a 93 anni: addio al papà di SuperGulp!

Addio a Guido De Maria, umorista, sceneggiatore e regista modenese, morto all’età di 93 anni. Raggiunse una grande notorietà negli Anni 70 quando, insieme a Giancarlo Governi, firmò le trasmissioni Gulp! e SuperGulp! di cui curò la regia, creando il linguaggio televisivo del fumetto in tv. Ha creato i personaggi di Giumbolo e, insieme a Bonvi, di Nick Carter.

Ha prodotto e diretto centinaia di caroselli e spot

Nato nel 1932 a Lama Mocogno, sull’Appennino modenese, De Maria ha iniziato come vignettista umoristico disegnando per testate nazionali e internazionali come la rivista settimanale Epoca, diretta da Enzo Biagi. Agli inizi degli Anni 60 passò alla pubblicità e diede vita alla Vimder film, una casa di produzione per le pubblicità di carosello. Dopo aver prodotto e diretto centinaia di caroselli e spot pubblicitari (oltre 1.200), tra cui I Brutos e Franco e Ciccio per Cera Grey, Salomone pirata pacioccone per Amarena Fabbri, la “camicia coi baffi” (con Maurizio Costanzo), Nelsen Piatti e i nanetti di Loacker, venne il tempo di Gulp! e Supergulp!. Per quest’ultimo, insieme al musicista Franco Godi, ha composto le sigle della trasmissione. Il 45 giri di Giumbolo vendette oltre 100 mila copie.

Rai, Fagnani pronta a lasciare

Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. Lo riporta Adnkronos, raccontando che a giugno la giornalista avrebbe formalizzato – tramite una lettera recapitata prima della presentazione dei palinsesti della prossima stagione – l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva valido fino alla primavera del 2027. Alla base della decisione «un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda» e la mancata valorizzazione da parte della Rai. Il nome di Fagnani, al timone di Belve dal 2021, era circolato per la conduzione di Chi l’ha visto? e Report, ma i vertici della tv pubblica hanno poi optato per altre soluzioni.

Rai, Fagnani pronta a lasciare
Francesca Fagnani (Imagoeconomica).

L’Italia conferma il blocco di Schengen con la Spagna per altri 15 giorni

Il governo ha deciso di prorogare di 15 giorni i controlli alla frontiera aerea e navale con la Spagna. Tutti i passeggeri di Paesi terzi in arrivo con voli e navi da scali spagnoli dovranno continuare ad esibire i documenti. La decisione è stata presa dopo una valutazione secondo cui la situazione nell’exclave spagnola di Ceuta non è ancora sotto controllo, con almeno 5 mila persone arrivate irregolarmente di cui la gran parte non è stata identificata e tra cui potrebbero celarsi terroristi di matrice jihadista. La Spagna potrebbe ora decidere di prorogare i controlli dei viaggiatori provenienti dall’Italia. Il provvedimento emesso dal governo spagnolo scade il 7 settembre, ma nei giorno scorsi Madrid aveva fatto sapere di attendere la decisione di Roma per stabilire se proseguire o meno con i controlli alla frontiera.

Crisi di Ceuta, Sanchez scagiona il Marocco: dito puntato contro Russia e Israele

Dietro alla disinformazione che ha innescato l’assalto di decine di migliaia di migranti all’enclave spagnola di Ceuta c’è stata la mano di Russia e Israele e, certamente, non quella del Marocco. Lo ha affermato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez nel corso di un’intervista concessa al programma Hoy por Hoy dell’emittente radiofonica Cadena Ser.

Crisi di Ceuta, Sanchez scagiona il Marocco: dito puntato contro Russia e Israele
Migranti a Ceuta (Ansa).

Il ruolo delle «reti russe e israeliane»

Secondo Sanchez, a diffondere la fake news sull’impossibilità di respingere i migranti giunti a nuoto a Ceuta (o Melilla), sancita da una supposta sentenza del Tribunale Supremo, è stata «un’internazionale dell’ultradestra che utilizza sempre la migrazione non solo per attaccare la Spagna ma anche l’Europa, e dividerla», guidata in particolare da «reti russe e israeliane». In disaccordo con la Spagna per la sua posizione riguardo alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, i due Paesi hanno poi approfittato della crisi migratoria per criticare il governo di Madrid.

Crisi di Ceuta, Sanchez scagiona il Marocco: dito puntato contro Russia e Israele
Migranti a Ceuta (Ansa).

Scagionato «senza dubbio» il Marocco

Nel corso dell’intervista, Sanchez ha inoltre sottolineato che le informazioni raccolte dal Centro Nacional de Inteligencia scagionano «senza dubbio» il Marocco, che peraltro ha offerto una cooperazione «istantanea, immediata» fin dall’inizio della crisi. Le relazioni bilaterali Madrid-Rabat sono «positive», ha assicurato, e presentano «molte sfaccettature e aspetti» rilevanti nell’ambito della migrazione. Sanchez ha poi precisato che il governo non dispone ancora di una spiegazione completa di quanto accaduto e che l’indagine resta aperta.

Spagna, libero l’italiano che era stato accusato di aver ucciso la compagna

È stato rilasciato l’italiano di 60 anni che era stato arrestato in Spagna in quanto accusato di aver ucciso la compagna, cittadina tedesca: la perizia forense ha indicato il suicidio come causa del decesso, escludendo la possibilità di un omicidio. I media spagnoli spiegano che, in realtà, la Guardia Civil aveva lavorato su questa ipotesi fin dall’inizio. Il caso è stato provvisoriamente archiviato.

Le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte

I fatti risalgono al 28 agosto, quando il corpo della donna – cittadina tedesca di 47 anni – era stato rinvenuto attorno alle 9 di mattina nella zona della spiaggia di Punta del Caimán a Isla Cristina, località balneare dell’Andalusia. Sul corpo della donna sono state rilevate numerose coltellate: le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte. La coppia, residente in Germania, si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper.

Alessandro Di Battista, arrivati all’Avana i medici del Gemelli

La compagna di Alessandro Di Battista, Sahra Lahouasnia è arrivata all’Avana dove l’ex deputato M5s è ricoverato nell’ospedale Hermanos Ameijeiras dopo un malore accusato venerdì sera. Nella capitale cubana è giunta anche un’equipe sanitaria del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, pronta a fornire assistenza medica. Si tratta di due medici che affiancheranno il team cubano e valuteranno le condizioni del politico per capire quando possa fare rientro in Italia, dal momento che finora è stato considerato “non trasferibile”.

Il ritorno sui social e la telefonata con Tajani

Intanto, nella giornata di domenica, Di Battista si è fatto sentire sui social rassicurando sulle sue condizioni di salute. Dopo aver commentato un post del pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, sottolineando la sua volontà di vederlo presto dopo aver ricevuto il suo invito a Napoli, in serata ha anche condiviso una storia su Instagram contro il genocidio a Gaza. Ha anche parlato al telefono con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lo ha trovato «combattivo nel tono» e che gli ha garantito che il governo farà tutto il necessario.

Si riaccende la guerra Usa-Iran: i raid americani e la risposta dei pasdaran

Dopo un mese di stop sono ripresi i bombardamenti statunitensi in Iran. Nel mirino lanciarazzi dei pasdaran sulla piccola isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi ha spiegato di aver attaccato «forze dei pasdaran intente a preparare il lancio di razzi carichi di mine navali» verso lo stretto. Pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno annunciato di aver completato la bonifica del tratto di mare. L’ultimo attacco Usa contro l’Iran risaliva al 29 luglio.

La risposta iraniana agli attacchi Usa

In risposta al raid statunitense, l’Iran ha risposto con attacchi su obiettivi Usa in Giordania: secondo i pasdaran i missili balistici lanciati hanno causato gravi danni, mentre per gli statunitensi sono stati tutti intercettati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver «affrontato una minaccia con droni» proveniente dall’Iran sulle sue acque territoriali dopo che Teheran aveva detto di aver preso di mira personale militare statunitense in una base aerea locale e di aver abbattuto un drone statunitense sullo stretto di Hormuz. La Marina delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha inoltre dichiarato che «una superpetroliera che aveva violato le norme ha preso fuoco in modo terribile dopo aver urtato due mine marine».

Pd, Franceschini ha rivelato di avere il Parkinson

Dario Franceschini, senatore del Pd ed ex ministro della Cultura, ha rivelato in un’intervista al Corriere di avere il morbo di Parkinson. «Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. La diagnosi è stata una botta tremenda», ha raccontato. «Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d’incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre».

«Fondamentale non scoraggiarsi e riempire le giornate»

Franceschini ha spiegato che inizialmente la sua reazione è stata quella di tentare di nasconderla: «Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. Ma è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi. Io non mollo, io continuo a vivere, a esserci». Per questo ha deciso di rendere pubblica la diagnosi: «Parlare pubblicamente della mia malattia è chiaro, mi costa, e molto. Però ci ho riflettuto a lungo e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita. Per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere». La malattia ha cambiato anche il suo rapporto con la politica: «Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere, mostrando di non avere, quasi per definizione, debolezze, timori, fragilità». Nonostante ciò, Franceschini continua comunque la sua attività: «Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni».

Perché Schlein ha deciso di dribblare Milano

Da quando è stato pubblicato il programma della Festa dell’Unità organizzata dal Pd milanese, da più parti ci si adopera per interpretare le ragioni recondite dell’assenza di Elly Schlein. Eppure, la realtà è in bella vista per chiunque si sforzi di guardarla: la segretaria nazionale ha deciso di non giocare la partita meneghina per concentrarsi sulla ben più complessa vicenda nazionale, come peraltro avevamo anticipato un mese fa. Con tutti gli aspiranti candidati sindaco ben posizionati nel palinsesto della kermesse, Schlein non avrebbe in nessun modo potuto evitare il fuoco di fila dei media sulle scelte ormai inderogabili riguardanti il futuro della città.

Il dribbling della segretaria sulle primarie cittadine

Nonostante la sua invidiabile capacità di usare molte parole per dire pochissimo, sarebbe stato inevitabilmente un gioco a perdere: ogni sua smorfia – e persino ogni sua scelta armocromatica – si sarebbe facilmente prestata a strumentalizzazioni giornalistiche. Incurante del detto secondo il quale gli assenti hanno torto a prescindere, Schlein ha preferito marcare visita, evitando non solo di farsi immaginare in sostegno a uno qualsiasi dei tanti candidati (e dire che Pierfrancesco Majorino fa parte della sua segreteria…), ma anche di proferire verbo sul metodo di scelta della candidatura, perché a oggi nessuno ha ancora ufficializzato il fatto che ci saranno davvero quelle primarie di cui ormai si parla da due anni.

Perché Schlein ha deciso di dribblare Milano
Pierfrancesco Majorino (Imagoeconomica).

Chi frena sui gazebo in città

La questione-gazebo non è certo secondaria, perché all’interno del centrosinistra milanese c’è chi li eviterebbe volentieri e lo dice apertamente. I meno entusiasti dell’idea sono quelli che avrebbero meno da guadagnarci: il M5s, che a Milano è storicamente molto debole, e Azione, che convergerebbe volentieri su un candidato moderato come Mario Calabresi, mentre teme molto la forza elettorale di un esponente più di sinistra come il succitato Majorino. Il partito di Calenda ha già annunciato che correrà da solo alle prossime Politiche, sottraendo voti al campo largo, ma a Milano vuole far pesare il proprio consenso, soprattutto nel centro storico, usando gli ottimi rapporti con Forza Italia per aumentare la propria forza contrattuale. Per quanto la parte più riformista del Pd sarebbe più che disponibile a trattare anche con i post-berlusconiani, in pole position c’è proprio Azione, che però è decisamente poco compatibile con il resto della coalizione: non solo con M5s e Rifondazione Comunista, ma anche con Alleanza Verdi e Sinistra, che pure è il secondo partito del rassemblement e ha tutte le carte in regola per crescere ulteriormente.

Perché Schlein ha deciso di dribblare Milano
Mario Calabresi (Imagoeconomica).

Il Modello Milano non è esportabile su scala nazionale

Già, ma chi decide sulla formazione della squadra da schierare in campo, prima ancora che sulla scelta del capitano? Di certo non Schlein: le avete mai sentito dire mezza parola su questioni come il futuro di San Siro? Quelle rare volte che si è espressa su Milano peraltro non le è riuscito benissimo, ad esempio quando ha ventilato provvedimenti contro Lorenzo Pacini, che aveva parlato di «fucili contro i fascisti»: non solo non se n’è fatto nulla, ma la popolarità del giovane candidato sindaco è cresciuta anche in ragione dell’eco mediatica di quell’esternazione. Il problema è che in politica i vuoti non esistono, perché qualcuno naturalmente li riempie. Quindi a decidere sulle sorti della città sarà il livello locale, ovviamente diviso in correnti esattamente come a Roma. La cosa in sé non è un male, anche perché le persone capaci a Milano non mancano, ma l’incapacità del Pd di fare dell’esperienza milanese un tesoro nazionale è ormai un fatto consolidato lungo più cicli politici. Qualcuno forse ricorderà che l’espressione «modello Milano» nacque molto prima del caos giudiziario legato all’urbanistica. Ai tempi della storica vittoria di Giuliano Pisapia indicava la speranza di trasferire a Roma la larghissima alleanza meneghina (da Italia dei Valori ai post-comunisti) per ritrovare quel consenso popolare che mancava dai tempi di Romano Prodi. Pisapia lo chiamava «campo progressista», ma il suo progetto non andò per niente bene.

Perché Schlein ha deciso di dribblare Milano
Giuliano Pisapia (Imagoeconomica).

Poi è arrivato Beppe Sala, che poteva rappresentare l’ideale trait d’union tra Milano e la Capitale per via dei suoi agganci con il Pd nazionale targato Matteo Renzi (e Maurizio Martina, suo vero king-maker). Anche nel suo caso, le ambizioni nazionali sono rimaste frustrate e il rapporto col partito è stato piuttosto altalenante, persino conflittuale. Ora tira buon vento e lo attende una candidatura coi dem in Senato, ma la clamorosa desistenza della segretaria nazionale sulla partita milanese fa pensare che la capitale economica sia davvero troppo diversa dal resto del Paese per essere considerata un benchmark esportabile.  

Perché Schlein ha deciso di dribblare Milano
Beppe Sala (Imagoeconomica).

Attesa per l’intervento di Schlein a Reggio Emilia

A dire il vero, Schlein non è del tutto assente nel programma della Festa dell’Unità milanese. La sua foto campeggia sulla pagina del 13 settembre, quando nel primo pomeriggio partiranno dal quartiere Corvetto i pullman (gratuiti) diretti a Reggio Emilia per ascoltare il suo discorso conclusivo della kermesse nazionale. Tira aria di sano cammellaggio in vista del vero inizio della campagna elettorale per le Politiche. Secondo le indiscrezioni che filtrano dal Nazareno, il suo intervento punterà in primo luogo sulle questioni programmatiche, sulle quali è stata recentemente incalzata da AVS: si attende un duro attacco al governo-Meloni su costo della vita, salari bloccati, inerzia ambientale, accise e carenze nel welfare, ma anche delle proposte concrete e identitarie, come la tassazione degli extraprofitti, soprattutto nel settore energetico.

Perché Schlein ha deciso di dribblare Milano
Elly Schlein (Ansa).

La segretaria stretta tra il duello con Conte e gli equilibri interni

Per quanto si voglia dare priorità ai temi, il vero punto della questione sarà la rappresentazione di questo intervento come il primo atto da candidata naturale alla Presidenza del Consiglio, al netto di una legge elettorale ancora da definire. Questa è la vera partita da giocare, non solo nell’ormai stucchevole dualismo con Giuseppe Conte, ma anche nel più delicato gioco degli equilibri interni, con diversi capicorrente che temono un suo passo falso e altri che specularmente sono invece pronti a scommetterci.

Perché Schlein ha deciso di dribblare Milano
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Con quale tattica affrontarla? Auspicabilmente non dando retta a chi le suggerisce un’assenza quasi morettiana (non andrà nemmeno negli altri comuni al voto) e tantomeno a suggestioni strampalate come il rebranding da Elly a Elena Schlein, recente tormentone social, o le candidature “simboliche” (dal partigiano al neo 18enne, dal parente di una vittima di stragi ad altre bizzarrie), idee talmente bislacche da essere sintomi di una debolezza disarmante. Ascolti consigli più avveduti, come il richiamo a una proficua concretezza, come quella che ha permesso nelle ultime tre tornate di vincere a mani basse a Milano, un tempo chimera assoluta. E siccome solo un suicidio politico potrebbe mettere in discussione il quarto successo consecutivo, a prescindere dal candidato, è davvero cervellotico che la leader del principale partito della coalizione non lo cavalchi con entusiasmo, ma, al contrario, si faccia di lato in maniera così palese.

Premi e concorsi: Premi Hugo 2026, ecco i vincitori

Premi Hugo 2026, ecco i vincitori

Tra le vincitrici Alix Harrow per il romanzo, Amal El-Mohtar per il romanzo breve e Ada Palmer, prossima ospite a Stranimondi, per il saggio.

Questa notte alla Worldcon di Los Angeles, denominata LACon V, sono stati annunciati i vincitori dei premi Hugo 2026. La cerimonia si è conclusa da appena un paio d'ore e vi diamo notizia subito dei risultati. Tra i vincitori ci fa particolare piacere l'affermazione di Ada Palmer nella categoria saggio, perché Palmer sarà ospite a Stranimondi a Milano i prossimi 17 e 18 ottobre. Premio Hugo 2026, vincitori Romanzo Alix E. Harrow, The Everlasting Vincitori Robert Jackson Bennett, A Drop of Corruption Antonia Hodgson, The Raven Scholar Nnedi Okorafor,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Premi e concorsi - 31 agosto 2026 - articolo di S*

Star Wars: Il trailer della seconda stagione di Ahsoka

Il trailer della seconda stagione di Ahsoka

Il Grande Ammiraglio Thrawn torna nella “nostra” galassia, e sono guai grossi.

Qualche giorno fa è stato distribuito online il trailer della nuova stagione di Ahsoka, che arriverà su Disney+ il prossimo gennaio.  Ahsoka è una delle non molte serie Star Wars che hanno avuto un buon successo e sono state rinnovate. Merito anche forse del personaggio che ha una lunga storia che affonda nelle serie animate, o anche della qualità della recitazione di Rosario Dawson, che con la popolarità acquisita in questa serie può rifarsi dell'inopinato “taglio” della scena che la vedeva protagonista in Spider-Man Brand New... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Wars - 31 agosto 2026 - articolo di S*

Ebook: Dune, versione illustrata

Dune, versione illustrata

Un'edizione lussuosa, rilegata e illustrata da Sam Weber, per il romanzo di Frank Herbert.

A volte ami così tanto un libro che vorresti possederlo in un'edizione il cui aspetto renda merito all'eccezionalità del contenuto. Ecco che nascono allora le edizioni di lusso, pezzi prestigiosi da collezionare. Fanucci ha fatto uscire in questa fine di agosto la versione illustrata di Dune di Frank Herbert, arricchita dalle illustrazioni a colori di Sam Weber, un artista di New York. Il volume è rilegato ed esiste in due versioni, una da 49 euro e una da 69 euro che dispone anche di un cofanetto cartonato. La quarta di copertina Pubblicato per la prima volta in... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Ebook - 31 agosto 2026 - articolo di S*

Perché in Cina la gig economy sta diventando un problema

«Dal punto di vista dell’economia del lavoro, la flessibilità è una forma di welfare». Da giorni sui social e i media cinesi è una delle frasi più citate. A pronunciarla è stata Zhang Dandan, professoressa di economia e vice direttrice della National School of Development dell’Università di Pechino, scatenando l’ira dei giovani, alle prese con un mercato del lavoro saturo e caratterizzato da una forte instabilità. La reazione sui social cinesi è stata immediata: se la gig economy è un Eldorado, si sono chiesti in molti, perché chi ha un posto stabile non lo lascia per diventare un lavoratore flessibile?

Perché in Cina la gig economy sta diventando un problema
Zhang Dandan (dal sito della National Schoolof Development).

Il mercato non riesce ad assorbire i neolaureati

La polemica è esplosa proprio a ridosso della pubblicazione dei nuovi dati sulla disoccupazione giovanile che a luglio è salita al 17,9 per cento. Un balzo di tre punti rispetto al dato di giugno che riporta la quota vicino al massimo storico registrato con la nuova metodologia statistica introdotta nel 2023. A pesare è l’ingresso nel mercato del lavoro di 12,7 milioni di neolaureati, circa il 4 per cento in più rispetto lo scorso anno. L’offerta crescente di lavoratori qualificati si scontra però con un’economia in rallentamento e con aziende che riducono o congelano le assunzioni. In Cina, insomma, i lavori stabili calano e milioni di giovani passano da un impiego temporaneo all’altro. Secondo il China New Employment Forms Research Center, nel 2026 i lavoratori flessibili dovrebbero raggiungere quota 320 milioni, contro i 280 milioni del 2025. Quasi il 44 per cento della forza lavoro urbana cinese resta fuori dal perimetro del contratto a tempo indeterminato.

Perché in Cina la gig economy sta diventando un problema
Un manifesto con Xi (foto Ansa).

I numeri della gig economy cinese

La definizione cinese di «occupazione flessibile» copre un’ampia gamma di lavori: rider, autisti, freelance, lavoratori delle piattaforme, operai a chiamata, migranti assunti per pochi giorni, giovani che alternano lavoro e inattività. Chi sceglie l’autonomia finisce nella stessa categoria di chi prende quello che trova. Hu Xijin, ex direttore del tabloid nazionalista Global Times e super influencer, ha definito le parole di Zhang «scioccanti» e «inaccettabili». Su Weibo la si accusa di aver sparso «sale sulle ferite» di chi non ha sicurezza lavorativa. In tanti menzionano i rider che «corrono ogni giorno contro l’algoritmo». La flessibilità è percepita come una «scelta inevitabile», non come una vera alternativa. Ad aggiungere sconcerto tra i giovani, c’è il fatto che la professoressa Zhang Dandan non è una studiosa estranea a questo problema. Al contrario, da anni lavora su occupazione, migranti, giovani e gig economy. Il National Business Daily, pur criticando la formulazione utilizzata nell’intervista, ha ricordato le sue ricerche sui lavoratori delle piattaforme e le sue proposte per estendere la previdenza ai precari, facendo ricadere una parte degli oneri anche sulle piattaforme e sulle società di outsourcing. Mentre il Beijing News, intervenendo nella polemica, l’ha definita una «ricercatrice che ha lavorato a fondo proprio su lavoro e sicurezza sociale». Tra l’altro Zhang ha recentemente presentato una ricerca sulla gigification dell’economia cinese, di cui ha parlato anche durante la Davos estiva di Dalian. Circa 321 milioni di cinesi operano nella galassia del lavoro precario. Hanno un’età media di 29,4 anni, sono per lo più single e il 47,8 per cento è senza assicurazioni sociali. Tra i lavoratori migranti della gig economy, la disoccupazione arriva addirittura al 27,5 per cento, contro il 5,1 per cento nazionale.

Perché in Cina la gig economy sta diventando un problema
Una fiera del lavoro per laureati a Jinhua (Ansa).

Perché quella tra sicurezza e autonomia non è più una scelta

C’è poi da considerare lo scambio tra sicurezza e autonomia. Chi è dipendente cede una parte del controllo sul proprio tempo ricevendo salario stabile, pensione, assicurazione sanitaria e fondo per la casa. Il lavoratore flessibile conserva sì maggiore autonomia, ma con molte meno garanzie. Il termine fuli utilizzato dalla professoressa, nel linguaggio quotidiano, rimanda però proprio alle garanzie: previdenza, assicurazione sanitaria, ferie, benefit. Associare “welfare” e flessibilità ha fatto saltare il passaggio tra linguaggio accademico ed esperienza sociale. Uno scambio poi presuppone che entrambe le alternative siano percorribili. Il consulente che lascia un posto fisso per mettersi in proprio sceglie tra sicurezza e autonomia. Un giovane che consegna pasti perché non trova un impiego stabile sceglie tra tirare avanti così o non lavorare proprio. Anche il controllo del tempo cambia natura. Il rider decide quando accendere l’applicazione. Da quel momento prezzi, percorsi, tempi di consegna, valutazioni, incentivi e distribuzione degli ordini dipendono dalla piattaforma. Può spegnere lo smartphone, ma così spegne anche il reddito. Per guadagnare di più bisogna lavorare di più. Il giorno libero c’è, ma ha un costo.

Perché in Cina la gig economy sta diventando un problema
File per i concorsi statali in Cina (Ansa).

La logica delle piattaforme entra in fabbrica

La logica delle piattaforme digitali sta entrando anche in fabbrica. Secondo Zhang, i lavoratori on demand rappresentano circa il 31 per cento della forza lavoro manifatturiera. Durante i picchi produttivi nelle grandi aziende con più di 10 mila addetti possono arrivare all’80 per cento. Una parte del rischio industriale cambia così indirizzo. L’impresa aumenta rapidamente la forza lavoro quando arrivano gli ordini e la riduce quando calano, con il lavoratore che assorbe la differenza.

Oggi studiare non garantisce più opportunità

Negli scorsi decenni, quelli della crescita economica a doppia cifra, la grande transizione occupazionale cinese era stata caratterizzata dal passaggio dal posto garantito alla mobilità. Cambiare impresa, settore e città era parte della modernizzazione. Più istruzione e più competenze avrebbero dovuto aprire opportunità migliori. Ora, però, la mobilità non coincide necessariamente con l’ascesa. I giovani sono quelli più esposti: lavorare di più, essere pronti alla competizione o garantire massima flessibilità non garantisce più l’avanzamento sociale che aveva accompagnato le generazioni precedenti. L’espansione universitaria ha prodotto generazioni più istruite mentre l’economia rallenta la creazione di posti qualificati.

Perché in Cina la gig economy sta diventando un problema
La disoccupazione giovanile in Cina sfiora il 18 per cento (Ansa).

Il cortocircuito del modello 996

Con questa precarietà aumenta la propensione al risparmio e anche mettere su famiglia diventa un’impresa. Una parte di giovani continua a correre, aumentando le ore lavorate. Un’altra abbassa semplicemente le aspettative. Il modello 996 (dalle 9 del mattino alle 9 di sera, sei giorni alla settimana) diventato simbolo della cultura del lavoro nelle Big Tech cinesi rappresentava la versione estrema della corsa. Il termine virale neijuan, letteralmente “involuzione”, ne descrive il cortocircuito: sempre più competizione e sempre più sforzo non portano a un aumento delle opportunità. Il tangping, lo “sdraiarsi”, è per alcuni la risposta: rinunciare, almeno in parte, a una competizione che non garantisce la mobilità sociale. La rabbia contro il cosiddetto “welfare” della gig economy aggiunge ora un altro tassello: la precarietà spesso imposta dalla scarsità di alternative diventa libertà. La frase di Zhang ha condensato questa tensione nel modo più urticante possibile. Allo stesso tempo, ha portato al centro del dibattito un problema che va molto oltre la polemica. Con 320 milioni di lavoratori flessibili, la definizione di “occupato” dice sempre meno sulla effettiva sicurezza economica.

Perché il modello di Shein si è inceppato?

Se Shein fosse una H&M qualsiasi, la storia finirebbe qui. Ma non lo è. Perché su Shein il feed, alla fine, non resta sul telefono. Ti arriva a casa sotto forma di vestito. La piattaforma di commercio elettronico cinese, che si appresta a debuttare alla Borsa di Hong Kong con una valutazione di circa 26,5 miliardi di dollari, non è semplicemente un negozio online che vende vestiti a poco prezzo. E non è neppure una tech company come Meta, che punta a tenerti incollato allo schermo per venderti pubblicità. È un ibrido, un’azienda di retail che ha costruito parte del proprio vantaggio competitivo usando i meccanismi delle piattaforme digitali e, più in generale, quelli che appartengono all’economia dell’impulso: frequenza, ricompensa, sorpresa, novità e gratificazione immediata. Capire se questo modello possa reggere, se alla fine non sia tutto un pacco, è tutt’altro che scontato, visto che oggi Shein vale circa un quarto rispetto ai quasi 100 miliardi di dollari della valutazione del 2022.

Perché il modello di Shein si è inceppato?
Il sito di Shein (foto Ansa).

I limiti dell’ibrido tra H&M e Meta

Il racconto più semplice è quello del retailer che rallenta mentre i costi salgono. Ma è solo una parte della storia, che riguarda il modo in cui Shein decide che cosa produrre, in che quantità e, soprattutto, con quale rapidità è capace di sostituire quanto prodotto. È in questo passaggio che il meccanismo si fa più complesso. La cosa difficile è infatti creare costantemente nuove occasioni di acquisto. Così, ogni scroll diventa una nuova possibilità di trovare qualcosa che non si stava cercando, grazie a un ambiente nel quale il consumatore è continuamente esposto a qualcosa che potrebbe desiderare. È qui che emerge l’ibrido fra H&M e Meta. Il prodotto viene continuamente proposto, testato e riproposto in un ambiente digitale pensato intorno alla scoperta. I dati sul comportamento degli utenti alimentano l’algoritmo, diventando il motore per decidere cosa mettergli davanti agli occhi e, con ogni probabilità, da mandare in produzione.  Tuttavia il paragone con Meta si ferma qui.

Perché il modello di Shein si è inceppato?
Il logo Schein (Imagoeconomica).

Il successo nel feed non è il successo nel mondo reale

Meta monetizza l’attenzione vendendo pubblicità. Shein deve monetizzarla vendendo un vestito. L’inerzia è diversa. Quel vestito poi deve essere prodotto, spedito, consegnato. La filiera, in altri termini, deve tradurre il segnale che arriva dal web in tessuto, lavoro, controlli di qualità, imballaggi e strade da percorrere. Questa è la caratteristica più fragile del modello. Finché i volumi crescono e il costo unitario resta basso, tutto bene. Ma la stessa macchina che rende possibile questa velocità crea anche una dipendenza dalla velocità stessa. Più spesso il consumatore viene stimolato a comprare, più il modello dipende dalla capacità di mantenere bassi i costi dell’intero ciclo. E quando entrano in gioco resi, invenduto, trasporto, dogane e regolamentazione, quello che sembrava un vantaggio può trasformarsi in un problema. In altri termini, un vestito che funziona come contenuto nel feed non è detto che funzioni altrettanto bene come prodotto reale.

Perché il modello di Shein si è inceppato?
La home page di Shein Italia.

Dazi doganali e costi di trasporto diventano un rischio

Qui la natura fisica del prodotto presenta il conto. Un modello costruito sull’acquisto frequente di articoli di basso valore e sulla spedizione diretta al consumatore è particolarmente sensibile ai costi di trasporto, alle dogane, ai resi e via discorrendo. Dal 1 luglio 2026, per esempio, l’Unione europea ha eliminato la franchigia per le spedizioni e-commerce di basso valore provenienti da Paesi extra-Ue. In via transitoria, fino al primo luglio 2028, si applica un dazio forfettario di 3 euro per ciascun articolo sotto i 150 euro. Negli Stati Uniti, la fine dell’esenzione de minimis ha rappresentato un’ulteriore pressione sul modello. La questione, dunque, è se l’azienda potrà continuare a offrire prezzi abbastanza bassi da rendere attraente quella scoperta continua di nuovi prodotti. Perché l’economia dell’impulso funziona soltanto quando l’impulso può essere convertito in acquisto con un attrito minimo. Se il prezzo sale, la consegna diventa più costosa o il consumatore comincia a percepire diversamente il valore del prodotto, l’intero meccanismo può incepparsi.

Perché il modello di Shein si è inceppato?
Palazzo Berlaymont (Ansa).

L’algoritimo è capace di assorbire gli attriti?

Shein dovrà quindi dimostrare che il suo algoritmo è capace di assorbire gli attriti del mondo reale. La domanda è quindi: saprà Shein difendere un modello capace di trasformare attenzione, intrattenimento e desiderio in transazioni ripetute senza farsi schiacciare dai costi della propria fisicità? Perché il prossimo gigante dello shopping sarà quello che saprà convertire meglio un impulso in una vendita redditizia.

Quanto vale il business (invisibile) dei parcheggi aeroportuali in Italia

C’è chi prima di una vacanza passa settimane a confrontare tariffe aeree, alla ricerca del volo perfetto al prezzo giusto, ma alla fine, in aeroporto, lascia l’auto nel primo parcheggio che trova, magari pagando più del biglietto. Sempre più spesso, infatti, il salasso di un viaggio non è tra le nuvole, ma a terra, in quella settimana di sosta che può costare da poche decine di euro a più di 200, a seconda della distanza dal terminal, della copertura scelta (in senso letterale e no) e, soprattutto, di quanto tempo prima si prenota.

Più passeggeri, più auto da sistemare

Anche il parcheggio ha imparato la lezione delle compagnie aeree: lo stesso posto auto non ha sempre lo stesso prezzo. E, dietro quella (piccola) distesa di asfalto che tendiamo a considerare un servizio accessorio, si nasconde un’industria sempre più sofisticata e redditizia. I numeri aiutano a capirne meglio le dimensioni: nel 2025, negli aeroporti italiani sono transitati circa 230 milioni di passeggeri, più del doppio rispetto a 20 anni fa. Nel giugno 2026 sono stati 23,6 milioni, il 5,9 per cento in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (dati Assaeroporti). E più passeggeri significa anche più auto da sistemare.

Quanto vale il business (invisibile) dei parcheggi aeroportuali in Italia
Per Aeroporti di Roma nel 2024 i ricavi dei parcheggi hanno raggiunto 29 milioni di euro (foto Unsplash).

A Roma nel 2024 i ricavi hanno toccato i 29 milioni di euro

Quanto possa rendere un posto auto lo dimostrano i conti di Aeroporti di Roma: nel 2024 i ricavi dei parcheggi pagati dagli utenti hanno raggiunto 29 milioni di euro, contro 24,7 milioni dell’anno precedente e i 18,1 milioni nel 2022 (parliamo di più del 60 per cento in più in soli due anni). La stessa ADR attribuisce parte della crescita al maggiore utilizzo di politiche di revenue management che, insieme all’allungamento delle soste, hanno contribuito a far aumentare dell’11 per cento lo scontrino medio dei passeggeri. È la stessa logica che regola voli e camere d’albergo: prezzi diversi in base alla domanda prevista, alla stagionalità, all’anticipo della prenotazione e alla disponibilità residua. APCOA Italia, che gestisce tra gli altri i parcheggi di Malpensa, Linate e Orio al Serio, spiega che mentre le tariffe ordinarie vengono modificate generalmente due o tre volte l’anno, i prezzi online possono cambiare più frequentemente, sulla base di fattori come stagione, festività, traffico e capienza. È la legge della domanda e dell’offerta applicata alla striscia d’asfalto: più quel posto diventa desiderabile e scarso, più aumenta il suo valore.

Il fatturato di APCOA Italia sfiora gli 80 milioni

E non si tratta, come abbiamo detto, di un business marginale. APCOA dichiara di gestire in Italia circa 250 parcheggi e 110 mila posti auto, con un fatturato di circa 80 milioni di euro nel 2024. Aeroporti di Roma aveva già indicato esplicitamente tra le proprie strategie per il business parking l’introduzione di sistemi di pricing più flessibili grazie appunto agli strumenti di revenue management, prenotazione online e differenziazione dell’offerta. E già nel primo semestre del 2023 i ricavi dei parcheggi passeggeri erano cresciuti del 34,7 per cento: un aumento che la società attribuiva alla ripresa del traffico dopo gli anni del Covid, ma «soprattutto alle azioni commerciali messe in atto». In altre parole: non c’è solo da riempire un piazzale, ma serve capire quanto ogni automobilista è disposto a pagare per quello specifico posto, in quel determinato momento. Ecco allora fiorire una miriade di piattaforme specializzate che, online, alla stregua dei vari Skyscanner e eDreams, aggregano centinaia di aree di sosta e, accanto al semplice parcheggio, spesso aggiungono il lavaggio dell’auto, la ricarica elettrica e formule come Sleep & Fly. Il posto auto diventa così il prodotto d’ingresso di una piccola filiera di servizi aggiuntivi.

Quanto vale il business (invisibile) dei parcheggi aeroportuali in Italia
L’aeroporto di Orio al Serio (Ansa).

Gli investitori hanno fiutato l’affare

E gli investitori hanno fiutato l’affare. A fine 2025, 21 Invest, il gruppo fondato da Alessandro Benetton, ha acquisito il controllo di ParkinGO, network specializzato nei parcheggi aeroportuali con circa 70 milioni di euro di giro d’affari, 44 strutture nei principali aeroporti italiani e partnership in Spagna, Francia, area DACH, Belgio e Portogallo. Andrea Mazzucato, managing partner di 21 Invest, ha definito quello dei servizi di mobilità aeroportuale un settore «a forte crescita», annunciando un piano di espansione in Italia e all’estero. ParkinGO, del resto, aveva già intuito e intercettato la tendenza. Commentando i risultati del 2023, il fondatore del network Giuliano Rovelli parlava di un «anno record», con un fatturato cresciuto del 35 per cento rispetto al 2022 e del 43 per cento rispetto al 2019. Per questo, anche gli aeroporti continuano a investire direttamente: lo scalo di Bologna, ad esempio, ha avviato un piano da circa 40 milioni di euro per la creazione di un nuovo parcheggio multipiano con oltre 2000 posti auto (di cui 1000 già disponibili).

Quanto vale il business (invisibile) dei parcheggi aeroportuali in Italia
APCOA dichiara di gestire in Italia circa 250 parcheggi e 110 mila posti auto, con un fatturato 2024 di circa 80 milioni di euro (foto Unsplash).

Un’industria silenziosa ma redditizia

Il prodotto di base, in fondo, è semplice – qualche metro quadrato occupato da un’automobile per alcune ore o giorni – ma la scarsità dello spazio rende il parcheggio presso aeroporto e stazioni un bene prezioso: attorno a quei pochi metri quadrati sono nati algoritmi, piattaforme di comparazione, servizi premium, acquisizioni finanziarie e strategie di prezzo degne dell’industria aerea. Un inventario di migliaia di piccoli asset, venduti giorno dopo giorno al prezzo che il mercato è disposto a pagare.

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio di agosto

Fantascienza.com, il meglio di agosto

Se vi siete dimenticati di seguire Fantascienza.com durante le vacanze, ecco le cose più rilevanti. Tra le quali purtroppo diversi lutti, ma anche notizie su Star Trek.

Rieccoci, quindi. Finisce agosto e si torna in pista: probabilmente molti di voi lo sono già, altri devono ancora partire; beati loro. Al di là di quanto ci si possa essere divertiti in vacanza, e ve lo auguriamo, è stato un agosto non particolarmente felice: intanto il caldo sempre meno tollerabile (la battuta "è stata l'estate più fresche di quelle che arriveranno in futuro" ormai non fa più ridere) e nel mondo della fantascienza ci sono stati diversi lutti: la poetessa/scrittrice Jane Yolen, Tim Curry, indimenticato Frank'n'Furter; Hayden... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 30 agosto 2026 - articolo di Redazione

Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni

Ci vogliono 17 anni di onorata e comodissima militanza statale per dimenticarsi di dire «grazie». Ma d’altronde, nel gran circo del sabato sera di Rai1, la gratitudine è un lusso che non si porta sul copione. Fabio Canino saluta il bancone di Ballando con le stelle con il passo felpato di chi cerca l’uscita di sicurezza prima che si accendano le luci di servizio. «Dalla giuria mi hanno tolto loro, dal programma me ne sono andato io», detta piccato dall’esilio calabrese, tentando di rimettere in fila i cocci di un addio che sa tanto di benservito mascherato da ammutinamento.

Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Fabio Canino (Ansa).

Milly ha riproposto lo schema Belli, ma Canino ha fiutato la trappola

Il giochino di Milly Carlucci, d’altronde, è vecchio come la tv democristiana: per rinnovare le poltrone senza far scorrere il sangue (prima del debutto del 3 ottobre), si offre al giurato usurato dal tempo il bacio della morte. Ovvero, scendere in pista, fare il saltimbanco per un’edizione, prendersi i voti bassi dai colleghi e poi, chissà, riaccomodarsi al fresco della sedia l’anno successivo. Lo schema era già riuscito perfettamente con Paolo Belli, che l’anno scorso aveva accettato il fanta-ballo col sorriso modello. Canino, che viene dalla seconda serata e dalle vette intellettuali (si fa per dire) della satira che fu, ha annusato la trappola: «Dopo 17 anni che fai la giuria, se balli ti uccidono dopo cinque minuti». E allora ecco il gran rifiuto, il video d’addio registrato a velocità tripla, così veloce da “dimenticarsi” di ringraziare la zarina di ferro, e quel disperato appello via social a Pier Silvio Berlusconi, sperando che a Cologno Monzese abbiano bisogno di un reperto nostalgico per tappare i buchi.

La fedeltà alla linea paga sempre

Ma mentre l’ex giudice evoca i fantasmi di Mediaset, la catena di montaggio pubblica risponde con la fermezza dei contratti blindati. Chi non si muove di un millimetro, nonostante una tempesta umana e giudiziaria devastante, è proprio Paolo Belli. Travolto dal dramma del tragico incidente di luglio, che lo vede indagato per omicidio stradale, il musicista incassa la scialuppa di salvataggio della produzione. Milly non abbandona gli amici nel momento del bisogno. Tradotto nel gergo di Viale Mazzini: la fedeltà alla linea, specie se hai accettato di mettere il tutù quando ti è stato chiesto, paga sempre. Il direttore d’orchestra torna nella Sala delle Stelle, refrattario agli urti della vita.

Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Paolo Belli (Ansa).

Nuove stelle alla ricerca di un riscatto catodico

Intanto, il cast della ventunesima edizione si delinea sotto il segno di un impressionante washing televisivo, dove gli arruolati cercano il riscatto catodico a colpi di bacino per la gioia dello share più speculativo. C’è Manuela Moreno che scende dal trono de La Vita in Diretta Estate (dove ha passato gli ultimi mesi a incassare ottimi ascolti) per consegnarsi alle grinfie del televoto, affiancata da grandi nomi come Monica Guerritore ed Eugenio Finardi, che accettano il rischio del ridicolo mescolandosi ai muscoli da spogliatoio di Alessandro Matri, la quota gossip di Aurora Ramazzotti, che porta in dote i follower di famiglia, e la giallorossa Noemi Bocchi, che scende in pista col compito di far ballare, di riflesso, anche er Pupone Francesco Totti (giusto per rendere più pepata la competizione con il Gf Vip di Ilary Blasi). Completano la squadra, l’ex inviato di Striscia Jimmy Ghione, il comico Riccardo Rossi e Anna Safroncik. E alla fine arriva pure l’ex prete influencer Alberto Ravagnani che ha appena annunciato la sua partecipazione dalla Thailandia.

Barbara D’Urso è pronta a trasformare Ballando in un Truman Show

Ma la vera rivoluzione, o restaurazione, si consumerà al tavolo dei carnefici. Via Selvaggia Lucarelli, che se ne va armi e bagagli al Biscione, ingaggiata da Pier Silvio come volto di punta del Grande Fratello Vip e dell’Isola dei Famosi. Via l’ingrato Fabio, convinto per quasi un ventennio di essere un pezzo protetto dalle Belle Arti. Al loro posto si siederanno Alberto Matano, l’uomo della provvidenza pomeridiana, e soprattutto lei, Barbara D’Urso. La “Sacerdotessa del trash”, esiliata da Cologno trova il suo riscatto nella cattedrale della prima serata Rai, pronta a dispensare giudizi col cuore e a trasformare lo show nel definitivo Truman Show della tv pubblica. Canino guarderà da casa, come i vecchietti dei Muppets che amava tanto citare. Ma stavolta, senza gettone di presenza.

Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni

Cosa c’è dietro il successo dei Plush Lamb Dolls, i «Labubu dello Xinjiang»

Code lunghissime, attese di oltre tre ore e migliaia di contenuti rilanciati sui social. In Cina è esplosa una nuova mania: quella delle Plush Lamb Dolls, piccoli pupazzi di lana a forma di agnello vestiti con abiti colorati caratteristici della regione autonoma dello Xinjiang. C’è già chi li ha soprannominati i «Labubu dello Xinjiang», paragonandoli ai celebri art toys collezionabili creati da Pop Mart. Ma dietro al loro successo c’è molto più di una moda passeggera.

Così le creazioni di Abdulla Emirla sono diventate virali

A dare il via al fenomeno è stato Abdulla Emirla, un artigiano 19enne di Urumqi diventato virale sul web. La scorsa primavera ha messo in vendita una semplice bambola a forma di agnello con un piccolo cappello tradizionale dello Xinjiang: è andata subito a ruba. Emirla ha così sviluppato l’idea proponendo nuovi modelli con abiti realizzati in seta Atlas, gioielli, strass e altri accessori ispirati all’estetica locale. Il successo è stato tale che, come ha raccontato al China Daily, ha dovuto limitare a 150 le bambole vendute ogni giorno nella sua bancarella, fissando a tre il numero massimo acquistabile da ciascun cliente. Nel frattempo tanti altri artigiani della zona hanno iniziato a realizzare questi pupazzi richiestissimi in tutta la Cina.

Il costo va dai 6 ai 9 dollari

Acquistare un agnello dello Xinjiang è un’esperienza creativa. Si parte dalla scelta del cappello da far indossare al pupazzo, per poi decidere decorazioni, colori, tessuti e fantasie dei suoi abiti. Una bambola base, con copricapo, orecchini, collana e strass, richiede due o tre minuti di lavoro e costa mediamente 40 yuan (circa 5 euro). Le versioni più elaborate, con gonne e altri orpelli, sono pronte in sei minuti al prezzo di 60 yuan (7,60 euro). Non esistono dati ufficiali sulle vendite, anche se gli artigiani del Grand Bazaar di Urumqi sostengono di riuscire a piazzarne centinaia al giorno. E con l’avvicinarsi del 2027, che segna l’inizio dell‘Anno della Capra secondo lo zodiaco cinese, questi stravaganti pupazzetti potrebbero diventare il prossimo must-have della Cina.

Pechino cavalca il successo per ‘ripulire’ l’immagine dello Xinjiang

Le autorità di Pechino hanno subito sfruttato la viralità del fenomeno per proporre al pubblico internazionale una nuova narrazione dello Xinjiang, nel chiaro tentativo di attenuare le accuse rivolte alla Cina per il trattamento riservato alle minoranze musulmane localiIn un report pubblicato nel 2021, per esempio, Amnesty International ipotizzava che la repressione degli uiguri, la più numerosa delle minoranze etniche della regione, potesse configurare un crimine contro l’umanità. Un anno più tardi, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) giungeva a una conclusione simile.

Cosa c’è dietro il successo dei Plush Lamb Dolls, i «Labubu dello Xinjiang»
La moschea Etigar, nello Xinjiang (Ansa).

Gli agnelli sono un volano per il turismo

L’ascesa delle Plush Lamb Dolls sta consacrando la cultura dello Xinjiang e promuovendo il turismo nella regione più remota della Cina: due obiettivi a lungo perseguiti da Xi Jinping. Per i media cinesi gli agnelli di lana sono infatti diventati il simbolo del cambiamento di una regione oggi descritta come un fiorente hub creativo in cui giovani artigiani reinterpretano la tradizione in chiave moderna. Nel frattempo Abdulla resta umile. Non vuole meriti né essere esaltato. «Non sono stato io a rendere popolare l’agnello dello Xinjiang. Queste tradizioni locali meritavano di essere conosciute», ha spiegato l’artigiano che ormai tutti chiamano il Fratello degli agnelli dello Xinjiang.