Crisi The Italian Sea Group: milioni spariti, stipendi in ritardo e l’azzardo di Del Vecchio

Tutto comincia con un orologio che si ferma alle 4:06 del mattino del 19 agosto 2024. In 16 minuti precisi, il Bayesian – uno yacht a vela di 56 metri, gioiello della cantieristica italiana, costruito dai cantieri Perini Navi – si inabissa al largo di Porticello, in Sicilia. Sette persone muoiono. Tra loro Mike Lynch, miliardario britannico della tecnologia, e sua figlia diciottenne Hannah. Sedici minuti. Una nave di quella classe non dovrebbe affondare così. E infatti la Procura di Termini Imerese apre un fascicolo per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, con tre membri dell’equipaggio indagati. A giugno 2025 lo scafo viene recuperato dal fondale a 50 metri di profondità e trasferito nel porto siciliano per gli accertamenti tecnici. Le indagini sono ancora in corso. Perini Navi era confluita in The Italian Sea GroupTISG, cantiere toscano di Marina di Carrara, quotato in Borsa, tra i più importanti del lusso nautico italiano. Da quel momento in poi, per TISG, è andata sempre peggio. 

Crisi The Italian Sea Group: milioni spariti, stipendi in ritardo e l’azzardo di Del Vecchio
Le ricerche per recuperare il corpo della figlia di Mike Lynch, dopo il naufragio del Bayesian (Ansa).

I conti che non tornano

Avanziamo velocemente di un anno e mezzo. Siamo a febbraio 2026. TISG comunica al mercato qualcosa che non si dovrebbe mai leggere in un comunicato ufficiale di una società quotata: la cassa non c’è più. Non è un eufemismo. Settanta, ottanta milioni di euro che avrebbero dovuto essere lì, il cuscinetto operativo di un cantiere con ordini pluriennali da decine di milioni l’uno, sono spariti. La causa, si dice, è un sistema di costi extra budget costruito nel tempo da alcune «figure apicali» per scavalcare i controlli interni. In parole semplici: qualcuno, dentro l’azienda, ha aggirato sistematicamente il sistema di approvazione delle spese. L’amministratore delegato Giovanni Costantino (fondatore, primo azionista con il 53,6 per cento e ora anche presidente dopo le dimissioni di tre quarti del consiglio), mette mano al portafoglio personale: 25 milioni di euro versati dalla sua GC Holding il 19 febbraio. Non bastano. Otto giorni dopo, gli stipendi dei 500 dipendenti arrivano in ritardo per insufficienza di liquidità. Gli operai scendono in sciopero. Il Cda esplode. Il presidente Filippo Menchelli e il vicepresidente Marco Carniani si dimettono contestando la gestione degli ultimi anni. Costantino li accusa a sua volta. KPMG viene chiamata a fare una forensic due diligence. Il titolo in Borsa crolla del 55 per cento in due settimane. La società vale oggi una frazione di quello che valeva un anno fa.

Crisi The Italian Sea Group: milioni spariti, stipendi in ritardo e l’azzardo di Del Vecchio
Giovanni Costantino (Imagoeconomica).

Il “salvagente” lanciato da Leonardo Maria Del Vecchio

È a questo punto, con TISG a terra, che entra in scena Leonardo Maria Del Vecchio. Trent’anni. Quartogenito del fondatore di Luxottica. Presidente di Ray-Ban, Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica, e da qualche anno protagonista di una stagione di investimenti personali che ha dell’incredibile. Nel 2022 ha fondato LMDV Capital, il suo family office, guidato dall’ex banker Marco Talarico. In tre anni ha accumulato una ventina di partecipazioni: il Twiga di Briatore, ristoranti a Brera, Acqua di Fiuggi, il 30 per cento de Il Giornale, l’80 per cento di Editoriale Nazionale (Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino), una start-up di grafene, una di fintech, una di gin giapponese. Ha provato a comprare Repubblica. Non ci è riuscito. Qual è il filo conduttore? Nessuno riesce a trovarlo. Ristorazione, media, tecnologia verde, lusso, distillati. LMDV prende quello che attira l’attenzione, senza un piano industriale riconoscibile. E ora vuole comprare un cantiere navale.

Crisi The Italian Sea Group: milioni spariti, stipendi in ritardo e l’azzardo di Del Vecchio
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

I numeri di un castello di carte

Parliamo di soldi veri, perché è qui che la storia diventa inquietante. A gennaio 2026, LMDV Capital allarga la linea di credito con UniCredit portandola a circa 650 milioni di euro, una cifra che ha sostituito una precedente linea da 350 milioni aperta sei mesi prima con Indosuez, che a sua volta aveva rimpiazzato finanziamenti con Intesa Sanpaolo, Banca Ifis e Mps. Ogni volta la cifra cresce. Ogni volta cambia la banca. Garanzia? L’intero portafoglio di LMDV Capital è in pegno. In altri termini: tutto quello che Del Vecchio ha costruito in tre anni – il Twiga, i giornali, il grafene, il gin – è dato in garanzia alle banche. Se qualcosa va storto, UniCredit può prendere tutto. Ma la cosa più importante è questa: Del Vecchio non ha liquidità propria. Ha credito bancario. E quel credito è già quasi interamente impegnato. Per comprare TISG, ricapitalizzarla, coprire le perdite emerse e rilanciarla operativamente, servirebbero almeno 150-200 milioni di euro freschi. Soldi che non ci sono. Rimane la quota di eredità. Del Vecchio è uno degli otto eredi di Delfin, la cassaforte lussemburghese che controlla EssilorLuxottica, Generali, Mps e altro ancora. Ma da tre anni gli eredi litigano sull’assetto della governance. Nessuna divisione è stata ancora formalizzata. Leonardo Maria investe come se quei soldi fossero già suoi. Non lo sono ancora.

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Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

I rischi di una possibile acquisizione

Ammettiamo per un momento che Del Vecchio riesca a comprare TISG. Cosa succede dopo? TISG non è un ristorante né un giornale. È un cantiere che gestisce commesse su superyacht full custom da 30 a 150 milioni di euro l’uno, con tempi di costruzione pluriennali, decine di subappaltatori, materiali pregiati, armatori internazionali abituati a standard di servizio e comunicazione altissimi. I brand Admiral, Tecnomar e Perini Navi sono nomi che nel mercato globale del lusso nautico godono di reputazione decennale. Rischiano di rovinarsi in sei mesi con un management sbagliato. Chi gestirebbe questa realtà? LMDV Capital ha mostrato di sapere fare deal. Non ha mai dimostrato di saper gestire operativamente nulla di complesso. Talarico viene dalla finanza, come gli altri del family office. Nessuno di loro ha mai gestito un cantiere con centinaia di operai specializzati, ingegneri navali, processi industriali che durano anni. E poi c’è il problema strutturale: TISG entra in questa storia con un’indagine KPMG ancora aperta, un bilancio 2025 non approvato, una causa da 470 milioni legata al Bayesian, un consiglio di amministrazione che si è appena dimesso in blocco e un’immagine sul mercato gravemente compromessa. Chiunque compri oggi compra un cantiere con una bomba a orologeria dentro. La domanda che nessuno fa è quella che invece bisognerebbe porre ad alta voce: chi tutela i lavoratori?

Crisi The Italian Sea Group: milioni spariti, stipendi in ritardo e l’azzardo di Del Vecchio
I cantieri di The Italian Sea Group (Imagoeconomica).

I 650 operai dei cantieri vanno tutelati

Ci sono 650 operai nei cantieri di TISG. Saldatori, falegnami, tappezzieri, elettricisti navali, verniciatori. Mestieri specializzati che in pochi luoghi in Italia si praticano ancora ad alto livello. Quegli operai hanno aspettato lo stipendio otto giorni a febbraio. Hanno scioperato. Si sono chiesti cosa stesse succedendo. Nessuno lo ha loro spiegato con chiarezza. Continuano a non saperlo. Quello che sappiamo è che sopra le loro teste si è scatenato un conflitto tra un amministratore delegato accusato di irregolarità contabili, un consiglio di amministrazione che si è dimesso lanciando accuse gravi, e ora un giovane miliardario che vuole comprare tutto a debito per aggiungere un cantiere nautico alla sua collezione di asset. In Italia esiste un ministero del Lavoro. Esistono le organizzazioni sindacali. Esistono le prefetture. Qualcuno, in questa catena, dovrebbe alzare la mano e dire: prima di cambiare di mano un’azienda che ha centinaia di lavoratori e una crisi di liquidità conclamata, bisogna avere un piano industriale credibile. Bisogna avere i soldi. Bisogna avere le competenze. Non una collezione di gin, quote di giornali e cantieri navali tenuta insieme con finanziamenti bancari in pegno.

Crisi The Italian Sea Group: milioni spariti, stipendi in ritardo e l’azzardo di Del Vecchio
Uno yacht di TISG in banchina di carenaggio (Imagoeconomica).

Guerra all’Iran: perché l’Europa paga il prezzo più alto

C’è un momento preciso in cui una guerra smette di riguardare solo chi la combatte. Non è quando cadono le bombe. Non è quando si contano i morti. È quando il prezzo del gas europeo esplode del 54 per cento in una seduta. Quando il più grande terminale GNL al mondo viene spento da uno sciame di droni che costa meno di un caccia in manutenzione. Quando un armatore di Rotterdam guarda i premi assicurativi per Hormuz e decide che oggi la sua petroliera non parte. Quel momento è adesso.

Guerra all’Iran: perché l’Europa paga il prezzo più alto
Una nave container nello Stretto di Hormuz (Ansa).

Hormuz: il collo di bottiglia del mondo

Lo Stretto di Hormuz — 33 chilometri nel punto più stretto — è il passaggio attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota cruciale del GNL globale. L’Iran lo ha chiuso il primo marzo. I transiti di petroliere, che fino a quel giorno erano in media 24, sono crollati a quattro. Non serviva una chiusura formale per produrre effetti sui mercati. Ma una chiusura reale li ha moltiplicati. Il Brent è balzato a 82 dollari al barile, con un rialzo del 9 per cento in una singola seduta. Goldman Sachs stima che se i volumi attraverso Hormuz restano ai livelli attuali per altre cinque settimane, il greggio raggiungerà i 100 dollari. UBS non esclude picchi sopra i 120. Barclays si attesta sui 100. Ma il vero detonatore non è il petrolio. È il gas.

Guerra all’Iran: perché l’Europa paga il prezzo più alto
Una nave carica di Gnl del Qatar (Ansa).

Lo shock che l’Europa non si può permettere

Il 2 marzo il Qatar ha chiuso l’impianto di Ras Laffan — il più grande terminale di esportazione di GNL al mondo — dopo un attacco con droni iraniani. Goldman Sachs stima che la chiusura riduca l’offerta globale di GNL del 19 per cento nel breve termine. Il Qatar fornisce tra il 12 e il 14 per cento delle importazioni europee di gas naturale liquefatto. I futures europei del gas, il Dutch TTF, sono esplosi: +54 per cento in una seduta, +76 per cento nell’arco della settimana, superando i 60 euro per megawattora — il livello più alto degli ultimi tre anni. Le riserve di stoccaggio dell’Unione Europea sono sotto il 30 per cento della capacità, al termine della stagione invernale. Se lo Stretto resta chiuso per un mese, Goldman Sachs prevede un raddoppio dei prezzi del gas europeo. Non sono proiezioni accademiche. Sono scenari che i mercati stanno già scontando.

L’effetto della guerra non si ferma alla bolletta

Quando il prezzo dell’energia sale e resta alto, l’effetto non si ferma alla bolletta. Si propaga lungo l’intera catena industriale. Cemento, acciaio, alluminio, chimica di base: settori che divorano energia. Il cemento richiede forni a oltre 1.400 gradi. La chimica di base usa il gas come materia prima, non solo come fonte energetica. Il bitume — le strade che calpestiamo — è un derivato diretto della raffinazione petrolifera. Il rame, termometro dell’economia globale, ha raggiunto quasi 13 mila dollari a tonnellata. Con energia cara, trasporti costosi e tassi d’interesse ancora elevati, i progetti infrastrutturali si rinviano. Non per scelta politica. Per aritmetica. Strade, ferrovie, porti, edilizia: tutto dipende da materiali il cui costo sta salendo rapidamente.

La strategia di logoramento dell’Iran

Per capire perché questo scenario non si risolverà in fretta, bisogna capire cosa vuole l’Iran. Non vincere una guerra convenzionale contro gli Stati Uniti — sarebbe impossibile. L’obiettivo è rendere il conflitto economicamente insostenibile per gli alleati regionali di Washington. Per ogni dollaro speso dall’Iran in droni, gli Emirati ne spendono tra 20 e 28 per abbatterli. In un solo fine settimana, i costi di intercettazione hanno superato i due miliardi di dollari. Gli Houthi dallo Yemen hanno ripreso le minacce nel Mar Rosso, aprendo un secondo fronte sulle rotte globali. Non è conquista. È coercizione economica. E funziona.

Guerra all’Iran: perché l’Europa paga il prezzo più alto
Il lancio di un missile iraniano (Ansa).

Perché l’economia europea è la più vulnerabile

Gli Stati Uniti possono permettersi questa guerra: hanno energia domestica, valuta di riserva, leve che nessun altro possiede. Israele persegue obiettivi securitari propri. L’Iran deve solo reggere abbastanza a lungo. Nel mezzo resta l’Europa. Che non ha deciso questa guerra, non ne controlla l’escalation, non ne definirà la fine. Ma ne paga le conseguenze. Il nostro modello economico dipende da energia importata, rotte commerciali aperte e stabilità nei punti di transito. Tutte e tre sono sotto attacco simultaneo. Le guerre senza un vero obiettivo politico finale non producono ordine. Producono incertezza. E nei mercati globali l’incertezza non è mai neutrale. È un costo. Questa volta il conto sta arrivando a noi.

Isee 2026: calcolo per i capoluoghi delle città metropolitane e franchigie casa

La nuova legge di Bilancio introduce una distinzione fondamentale per chi risieda nei grandi centri urbani, ovvero nei capoluoghi delle Città Metropolitane, ai fini della determinazione dell’Isee 2026. Infatti la Manovra, riconoscendo il maggior peso economico del patrimonio immobiliare di queste aree, stabilisce che per i nuclei familiari residenti la quota di valore della prima casa, esclusa dal calcolo del patrimonio, salga a 120 mila euro. La misura è stata pensata per bilanciare il valore di mercato spesso elevato degli immobili nelle metropoli, garantendo che il possesso di una prima casa non diventi un ostacolo insormontabile per l’accesso ai sostegni al reddito. La riforma interessa direttamente le famiglie che richiedono l’Assegno unico per i figli e l’Assegno di inclusione, permettendo a una platea più vasta di rientrare nelle soglie di merito.

Quando si fa il nuovo ISEE 2026

Isee 2026: calcolo per i capoluoghi delle città metropolitane e franchigie casa
Indicatore della situazione economica equivalente – Isee (Imagoeconomica).

La finestra per richiedere l’Isee 2026 si è aperta il 1° gennaio scorso, data a partire dalla quale si può sottoscrivere la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). Per i residenti nelle Città Metropolitane, la Manovra 2026 aumenta la soglia di valore della prima casa da escludere dal calcolo del valore reddituale fino a 120 mila euro (rispetto ai 91.500 euro degli altri comuni, comunque in aumento di circa 40 mila euro sul 2025). La famiglia, inoltre, può applicare un’ulteriore franchigia se sono presenti più figli nel nucleo. Infatti, la normativa prevede un aumento della quota da escludere ai fini della determinazione dell’Isee pari a 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Ciò significa che una famiglia con tre figli residente a Milano o a Roma può escludere dal calcolo patrimoniale un valore immobiliare superiore rispetto a un nucleo più piccolo. Ecco, di seguito, come considerare le soglie di franchigia.

A cosa serve aggiornare l’indicatore della situazione economica?

L’apertura della finestra di presentazione delle domande di rinnovo dell’Isee dal 1° gennaio 2026 rappresenta un passaggio cruciale per confermare il diritto alle prestazioni dell’Inps e alle relative maggiorazioni. La normativa stabilisce che l’istituto previdenziale utilizzi prioritariamente la modalità precompilata, facilitando l’acquisizione dei dati catastali aggiornati. La cooperazione tra l’istituto e l’Anagrafe nazionale della popolazione residente assicura che il parametro relativo al comune di residenza sia inserito automaticamente, riducendo il rischio di errori nel calcolo della franchigia per l’abitazione. È opportuno presentare la domanda entro il 28 febbraio 2026 per garantire la continuità dei pagamenti dell’Assegno unico per i figli. Nel caso in cui la situazione economica dovesse essere mutata significativamente rispetto a due anni fa, si può optare per l’Isee corrente, purché sussistano le condizioni di variazione reddituale o patrimoniale previste dalla legge.

Quali documenti servono per fare l’ISEE nel 2026 Città Metropolitane?

Isee 2026: calcolo per i capoluoghi delle città metropolitane e franchigie casa
Una ragioniera lavora ad un modello 730 di dichiarazione dei redditi (Ansafoto).

La documentazione da produrre per la richiesta dell’Isee 2026 deve riflettere la composizione del nucleo e il patrimonio alla data del 31 dicembre 2024. Per chi abita nei capoluoghi metropolitani, non sono richiesti certificati aggiuntivi sulla residenza, poiché il sistema acquisisce il dato in automatico. Restano però fondamentali i documenti che attestino il valore degli immobili e la consistenza dei conti correnti. L’elenco dei dati da verificare comprende, pertanto:

  • la rendita catastale dell’abitazione principale e delle eventuali pertinenze;
  • l’estratto conto con saldo e giacenza media dei depositi bancari al 31 dicembre 2024;
  • la documentazione relativa ai mutui ipotecari residui per l’acquisto della casa;
  • i dati identificativi di veicoli e imbarcazioni, ora sottoposti ai controlli incrociati con il registro tenuto dall’Aci.

La verifica della corrispondenza tra i dati precompilati e la documentazione cartacea è un passaggio obbligatorio per evitare segnalazioni di difformità.

Multe stradali, quali sono i vantaggi a pagarle con la Rottamazione 2026?

L’adesione alla Rottamazione quinquies del 2026 necessita di una distinzione precisa circa la natura dei debiti, specialmente per quanto concerne le multe stradali e le sanzioni amministrative derivanti dal mancato rispetto del Codice della strada. Per questi carichi, la legge di Bilancio 2026 prevede un regime speciale rispetto ai tributi erariali. Il beneficio, infatti, non riguarda la sanzione pecuniaria principale, che deve essere pagata per intero, ma si limita all’abbattimento degli interessi e delle somme maturate a titolo di aggio. Si tratta di una misura volta a decongestionare i carichi affidati agli agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Inoltre, la presentazione della domanda, che deve avvenire entro il 30 aprile 2026, consente di bloccare l’aumento del debito legato ai ritardi nei pagamenti. Non pagare la sanzione entro la data di scadenza comporta, spesso, il raddoppio dell’importo originario a causa delle maggiorazioni semestrali del 10 per cento.

Multe stradali, requisiti e carichi ammessi alla Rottamazione 2026

Multe stradali, quali sono i vantaggi a pagarle con la Rottamazione 2026?
I nuovi locali dell’Agenzia delle Entrate di via Finocchiaro Aprile durante l’inaugurazione. Genova (Ansafoto).

Il perimetro di definizione della Rottamazione quinquies 2026 per quanto concerne le violazioni stradali è circoscritto alle sanzioni irrogate dalle amministrazioni dello Stato, come quelle di Polizia di Stato e carabinieri. Per le multe dei Comuni, invece, è necessaria una delibera specifica dell’ente locale. I requisiti principali includono:

  • l’affidamento del carico all’agente della riscossione entro il 31 dicembre 2023;
  • il pagamento integrale della quota capitale (ovvero della sanzione originaria);
  • il versamento delle spese per le procedure esecutive e di notifica;
  • l’esclusione dal beneficio per chi ha già pagato tutte le rate delle precedenti rottamazioni.

Procedure e sospensione dei fermi

Insieme all’invio della dichiarazione telematica, il debitore ottiene una protezione immediata contro le azioni di recupero. Analogamente alle precedenti versioni del saldo e stralcio, la presentazione dell’istanza, infatti, inibisce l’iscrizione di nuovi fermi amministrativi sulle autovetture. Tuttavia, i fermi già iscritti prima della domanda restano attivi fino al pagamento della prima o unica rata, fissata per il 31 luglio 2026. L’estinzione definitiva del debito e la revoca delle procedure avvengono solo con il perfezionamento del versamento. È opportuno ricordare che le somme eventualmente già pagate a titolo di sanzioni e interessi prima dell’adesione restano definitivamente acquisite dall’ente creditore e non sono rimborsabili.

Guida al calcolo media dipendenti 2026: flussi UniEmens, codici autorizzazione e soglie Tfr

Le modalità tecniche per la comunicazione dei dati occupazionali e il calcolo della media annuale dei dipendenti si basano principalmente sul flusso UniEmens, il sistema di denuncia mensile obbligatorio per i datori di lavoro privati. Attraverso questo strumento, l’Inps acquisisce i dati necessari per verificare se un’azienda ha raggiunto le soglie dimensionali previste dalla legge di Bilancio 2026. Ecco, quindi, quali sono le procedure tecniche e i criteri di calcolo utilizzati dall’istituto di previdenza.

Calcolo media dipendenti 2026: flusso UniEmens e codici di autorizzazione

Guida al calcolo media dipendenti 2026: flussi UniEmens, codici autorizzazione e soglie Tfr
Lavoratore addetto al magazzino (Freepik).

La comunicazione dei dati occupazionali avviene ogni mese in via telematica. Per la gestione del trattamento di fine rapporto (Tfr) al fondo di tesoreria Inps 2026, l’istituto attribuisce alle aziende specifici Codici di Autorizzazione (Ca) che identificano l’obbligo contributivo. Nel dettaglio, i datori di lavoro delle imprese interessate devono procedere con:

  • la dichiarazione della forza aziendale nel flusso UniEmens, valorizzando gli elementi relativi alla forza lavoro media;
  • l’indicazione del codice «7Q», storicamente utilizzato per identificare le aziende soggette all’obbligo di versamento al Fondo di tesoreria. Tale codice potrebbe essere integrato da nuove codifiche per gestire le soglie transitorie di 60 e 40 addetti.
  • la posizione contributiva, verificando che la propria matricola Inps sia aggiornata con l’indicazione corretta del numero di dipendenti in forza.

Criteri di computo della media annuale per il calcolo dei dipendenti 2026

Il calcolo della media dei dipendenti per l’anno solare precedente (nel caso del 2026 si fa riferimento ai dati del 2025) segue regole precise basate sull’effettivo impiego. Non tutti i lavoratori vengono conteggiati come una singola unità. Ecco, di seguito, una tabella utile al conteggio della forza lavoro aziendale.

Per esempio, due lavoratori con un contratto part-time al 50 per cento equivalgono a un’unità ai fini della soglia dei 60 dipendenti. La verifica deve essere effettuata considerando la media dei lavoratori in forza in ogni mese dell’anno precedente, sommando i valori mensili e dividendoli per 12.

Verifica e comunicazioni dell’Inps

Con l’inizio del nuovo anno, molti consulenti del lavoro hanno iniziato a monitorare i cassetti previdenziali delle aziende clienti. L’Inps, infatti, invia solitamente una comunicazione automatizzata attraverso il sistema di Cassetto previdenziale del contribuente per segnalare l’insorgenza dell’obbligo. Tuttavia, l’onere della verifica della soglia dimensionale resta in capo al datore di lavoro. Qualora l’azienda superi i 60 dipendenti medi nel 2025, deve provvedere autonomamente all’adeguamento del flusso UniEmens a partire dalla denuncia di gennaio 2026, inserendo i codici relativi al versamento delle quote di Tfr maturate. Per le aziende nate nel corso del 2026, il calcolo della media verrà effettuato sulla base dei mesi di attività nell’anno di costituzione, con decorrenza dell’obbligo dal 2027.

Tfr al Fondo di tesoreria dell’Inps, obbligo dal 2026: per quali lavoratori e come funziona

Il nuovo obbligo di contributo del Tfr al fondo di tesoreria Inps 2026 rappresenta una delle modifiche strutturali più significative introdotte dalla legge di Bilancio, approvata a fine dicembre. La normativa stabilisce che i datori di lavoro del settore privato debbano trasferire le quote di trattamento di fine rapporto, non destinate alla previdenza complementare, direttamente all’istituto pubblico. La misura mira a superare i rigidi criteri stabiliti nel 2006, che legavano l’obbligo alla dimensione aziendale cristallizzata a quella data specifica. Secondo quanto riporta il testo della legge 199/2025, l’estensione della platea dei datori di lavoro coinvolti garantisce una maggiore equità nel sistema previdenziale, eliminando le disparità tra aziende nate in periodi diversi.

Chi deve aderire al fondo di tesoreria Inps nel 2026 col proprio tfr?

Tfr al Fondo di tesoreria dell’Inps, obbligo dal 2026: per quali lavoratori e come funziona
Tfr, fondi pensione, riunione aziendale (Imagoeconomica).

La legge 30 dicembre 2025, numero 199 ha introdotto criteri dinamici per il calcolo della forza aziendale necessaria a far scattare il versamento obbligatorio. Innanzitutto, si abbandona definitivamente il riferimento storico al 31 dicembre 2006 per adottare una verifica basata sulla media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare precedente. Per il periodo di paga di gennaio 2026, l’obbligo riguarda le imprese che hanno raggiunto una media di 60 addetti nel corso del 2025. Il piano di attuazione prevede una scaletta temporale precisa per l’applicazione dei limiti dimensionali:

  • nel biennio 2026-2027 la soglia è fissata a 60 dipendenti;
  • dal 2028 al 2031 il limite ritorna a quello ordinario di 50 unità;
  • a decorrere dal primo gennaio 2032 la soglia si ridurrà a 40 addetti.

Le variazioni obbligano i datori di lavoro a monitorare costantemente il numero di lavoratori per adempiere correttamente alla contribuzione verso l’ente previdenziale nazionale.

Trattamento di fine rapporto e previdenza integrativa: le nuove regole

Il provvedimento interessa i lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano scelto di mantenere il trattamento di fine rapporto in azienda anziché sottoscrivere un piano di previdenza complementare. Pertanto, se l’impresa supera i parametri dimensionali stabiliti, le somme accantonate mensilmente devono essere versate al fondo gestito dall’Inps. Per esempio, le aziende che hanno raggiunto il limite nel 2025 devono iniziare i trasferimenti dal primo periodo di paga del 2026. Al contrario, le realtà che raggiungeranno la quota dei 60 addetti durante il 2026 saranno tenute al versamento a partire dall’anno successivo. È importante notare che l’obbligo sussiste anche per i datori di lavoro costituiti dopo il 2026, i quali dovranno effettuare la verifica occupazionale al termine del primo anno di attività. Tale meccanismo assicura che il capitale resti a disposizione del lavoratore attraverso la garanzia pubblica del fondo di tesoreria, assieme a una gestione centralizzata dei flussi.

Fondi pensione, adesione automatica dal 1° luglio 2026: come funziona?

L’adesione ai fondi pensione nel 2026 rappresenta il pilastro della nuova riforma della previdenza complementare introdotta con la legge 199/2025. Il provvedimento, approvato dal parlamento nella sessione di bilancio, mira a potenziare il risparmio previdenziale dei lavoratori del settore privato. La normativa interviene a distanza di oltre 11 anni dall’ultimo riassetto organico del comparto, mantenendo i vantaggi fiscali esistenti, ma semplificando l’accesso per le nuove generazioni di occupati. L’obiettivo principale consiste nel garantire una maggiore copertura pensionistica attraverso un sistema che incentivi la partecipazione attiva fin dall’ingresso nel mondo del lavoro.

Adesione fondi pensione 2026, quali sono le novità?

Fondi pensione, adesione automatica dal 1° luglio 2026: come funziona?
Tfr, fondi pensione, riunione (Imagoeconomica).

La modifica principale riguarda il superamento dell’attuale meccanismo del silenzio-assenso. A decorrere dal 1° luglio 2026, infatti, i dipendenti del settore privato al primo impiego vengono iscritti d’ufficio alla forma pensionistica collettiva di riferimento. Tuttavia, la libertà di scelta rimane garantita: l’interessato può esercitare il recesso entro 60 giorni dall’assunzione. In questo caso, è possibile mantenere il Tfr in azienda o destinarlo a una diversa forma pensionistica scelta dal lavoratore. Un aspetto rilevante è che il versamento non include solo il trattamento di fine rapporto, ma anche le quote a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso. Sono esclusi dall’obbligo contributivo i soggetti con retribuzione inferiore all’importo dell’assegno sociale. La norma si applica sia ai lavoratori di prima nomina, sia a coloro che iniziano un nuovo rapporto di lavoro, assieme alla possibilità di proseguire i versamenti presso forme pensionistiche scelte in precedenza.

Come cambia l’adesione ai fondi pensioni nel 2026?

I contributi versati tramite l’automatismo confluiscono in linee di investimento definite «life-cycle». Questi percorsi prevedono una riduzione graduale del rischio man mano che l’iscritto si avvicina all’età pensionabile. Sul fronte dell’erogazione, la quota di capitale riscattabile al momento del pensionamento sale dal 50 al 60 per cento. In alternativa alla rendita vitalizia, è stata introdotta la rendita a durata definita. Questa opzione permette di percepire un importo annuo calcolato sulla base dell’aspettativa di vita residua rilevata dalle tavole Istat. Le somme possono essere riscosse annualmente oppure tramite prelievi su richiesta dell’aderente, il quale sceglie il momento della riscossione.

Previdenza complementare, quanto conviene aderire a un fondo?

Fondi pensione, adesione automatica dal 1° luglio 2026: come funziona?
Tfr, fondi pensione, calcolo (imagoeconomica).

I vantaggi economici dell’adesione ai fondi pensione risultano tangibili sia sotto il profilo fiscale sia finanziario. La legge di bilancio 2026 ha innalzato la soglia di deducibilità dei contributi a 5 mila 300 euro, per esempio per incentivare il risparmio previdenziale. Per quanto riguarda la tassazione sulle prestazioni frazionate su almeno cinque anni, si applica una ritenuta del 20 per cento, riducibile fino al 15 per cento in base all’anzianità. In sintesi, i punti chiave per il lavoratore sono:

  • deducibilità fiscale fino a 5 mila 300 euro;
  • contributo del datore di lavoro incluso nel versamento;
  • percorsi di investimento adattati all’età del dipendente;
  • ritenuta fiscale agevolata tra il 15 e il 20 per cento;
  • flessibilità nella scelta della rendita finale;
  • possibilità di riscossione del capitale fino al 60 per cento.

Pagamento assegno di inclusione a ottobre 2024, date accredito Inps e arretrati


L’assegno di inclusione è stato erogato a partire dal 15 ottobre 2024 a coloro che dovevano ricevere la prima mensilità. Invece, dal 27 ottobre 2024, partirà l’accredito per coloro che hanno già ricevuto la misura in precedenza. Però, essendo il 27 una domenica, e quindi un giorno festivo, potrebbero verificarsi ritardi nell'erogazione del contributo.
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Pagamento Assegno Unico a settembre 2024, date accredito Inps e ultime novità


L’assegno unico verrà accreditato il 17, 18, 19 settembre alle famiglie che lo hanno già ricevuto e per le quali la rata non ha subito nessuna variazione rispetto ad agsoto; nell'ultima settimana di settembre, invece, ai nuclei che hanno subito variazioni nell’importo o che lo ricevono per la prima volta. Vediamo come potrebbe cambiare la misura nei prossimi mesi.
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Come cambiano le rate dei mutui dopo la decisione della Bce di tagliare i tassi di interesse


La Banca centrale europea ha tagliato i tassi d'interesse di 25 punti base, e questo si rifletterà sui mutui delle famiglie. Da una parte, chi ha un mutuo a tasso variabile vedrà probabilmente un calo della rata mensile - che in parte è già iniziato - mentre chi vuole un nuovo mutuo a tasso fisso potrebbe trovare offerte più convenienti.
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Crollo dei mercati asiatici e avvio in calo per le Borse europee: timori per recessione negli Stati Uniti

Aprono tutte in ribasso per le Borse europee, dopo l'ondata di tracolli che ha coinvolto i mercati azionari, proseguita stamattina sulla piazze asiatiche dove Tokyo è arrivata a chiudere con un crollo record del 12,28%. Secondo gli analisti, la causa viene dal rapporto di luglio sull'occupazione negli Stati Uniti che ha fatto riemergere i timori di recessione.