Morto a 84 anni Mimmo Liguoro, storico volto Rai

“È morto oggi (18 Febbraio 2026) a Roma, Mimmo Liguoro aveva 84 anni ed è stato redattore capo e conduttore del Tg2 dal 1982 al 1995 e del Tg3 dal 1995 al 2006”. Lo annuncia l’ordine dei giornalisti in una nota. Liguoro – si legge ancora – “ha curato nel tempo diversi spazi di informazione della Rai, tra cui le rubriche di cultura e attualità ‘Pegaso’ (antesignana delle trasmissioni di approfondimento giornalistico fuori dai Tg), ‘Gulliver’, ‘Tg3 Cultura e spettacolo’, ‘Tg2 Mattina’. Negli anni 80, la conduzione dell’edizione di mezza sera del Tg2, primo telegiornale collocato in orario serale, tra il TG delle 19.45 e quello notturno. Tra i molti avvenimenti di cui ha realizzato le telecronache: la visita del Presidente Usa Bill Clinton ad Anzio, l’elezione di Francesco Cossiga al Quirinale, numerosi congressi dei maggiori partiti italiani e manifestazioni sindacali. Alla conduzione di ‘Pegaso’ seguì le vicende della prima guerra del Golfo fino all’ingresso delle truppe americane in Kuwait. ‘Pegaso’ ottenne il premio regia televisiva. Era in pensione dal giugno 2006. Più volte è stato componente delle commissioni di esame dell’Ordine nazionale dei giornalisti per l’accesso alla professione e ha insegnato Teoria e Pratica del Giornalismo Televisivo nella Scuola di Giornalismo dell’Università di Salerno e Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico nello stesso ateneo”.

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Sicilia, arresti domiciliari per il deputato regionale di FI Michele Mancuso

Arresti domiciliari per il deputato regionale siciliano Michele Mancuso, esponente di Forza Italia, indagato per corruzione «per un atto contrario ai doveri d’ufficio» dalla procura di Caltanissetta, nell’ambito di un’inchiesta che in tutto coinvolge cinque persone.

Di cosa è accusato Mancuso

Secondo gli inquirenti, Mancuso avrebbe consentito a un’associazione di accedere a un finanziamento pubblico per uno spettacolo, le cui spese sarebbero però state gonfiate in modo da permettergli di intascare una tangente. Nello specifico, l’associazione Gentemergente di Caltanissetta avrebbe speso solo 20 mila dei 98 mila euro ricevuti nel 2024, dando al deputato di Forza Italia 12 mila euro in contanti in tre rate. A fare da tramite sarebbe stato Lorenzo Tricoli, consulente del lavoro molto amico di Mancuso: anche per lui sono stati disposti i domiciliari. Per dare una parvenza di legalità allo schema corruttivo, Tricoli avrebbe coinvolto i nipoti Ernesto e Manuela Trapanese e il marito di quest’ultima, Carlo Rizioli, responsabili di Gentemergente e accusati di aver gonfiato le fatture attestanti servizi inesistenti. Per loro è scattata la misura interdittiva del divieto di esercizio di impresa, per 12 mesi. Insieme avrebbero truffato la Regione per quasi 50 mila euro.

Bandecchi a processo per evasione fiscale

Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e coordinatore di Alternativa Popolare, è stato rinviato a giudizio a Roma per evasione fiscale: è accusato di non avere pagato imposte per circa 20 milioni di euro come amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. Il mancato versamento risalirebbe al periodo 2018-2022. «Nessuna sorpresa, me lo aspettavo, tutto come previsto. Speriamo di poter dimostrare nel processo la nostra innocenza», ha dichiarato Bandecchi. Assieme a lui finiranno a processo anche altre tre persone che hanno rivestito ruoli di responsabilità nella società che gestisce l’ateneo. Sfruttando le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici, avrebbero fatto acquisti non esattamente riconducibili all’attività universitaria, tra cui quelli di una Ferrari e una Rolls Royce, comprate per 550 mila euro. L’udienza davanti al tribunale monocratico è stata calendarizzata per il 4 giugno.

Bandecchi a processo per evasione fiscale
Stefano Bandecchi (Imagoeconomica).

Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro

Disastro a Napoli, nel quartiere centrale di Chiaia, dove un vasto incendio ha mandato in fumo la cupola dello storico Teatro Sannazaro, inaugurato nel 1847 e immerso tra i palazzi residenziali della zona. Ancora non è ancora chiaro cosa abbia innescato il rogo: la prima ipotesi formulata è quella di un corto circuito.

Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro

La prima ipotesi è quella di un corto circuito

Sul posto i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento del rogo. Ma non è stato possibile salvare la cupola del teatro: crollata a causa delle fiamme, ha colpito la platea. Si sarebbero inoltre verificati anche ai palazzi adiacenti. Area irrespirabile in tutto il quartiere: ci sono almeno quattro persone intossicate, ma fortunatamente nessuna è grave.

La storia della “Bomboniera di via Chiaia”

Attiguo alla Chiesa di Sant’Orsola e edificato sull’area dell’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli, il Teatro Sannazaro è noto come la “Bomboniera di via Chiaia” per le dimensioni ridotte e la ricchezza delle sue decorazioni. Nel 1888 fu il primo teatro napoletano a essere illuminato per mezzo di luce elettrica. L’anno successivo vide la prima di Na santarella, commedia di Eduardo Scarpetta, che qui poi avrebbe poi chiuso la sua lunga carriera. Calcarono il palcoscenico del Teatro Sannazaro Eleonora Duse, Antonio Gandusio, Tina Di Lorenzo, Antonio Gandusio e Emma Gramatica. Dopo un periodo di declino, nel 1964 la gestione del teatro fu rilevata dall’attrice Luisa Conte, che lo riaprì nel 1974 con la compagnia stabile di Veglia. Il teatro da allora è rimasto di proprietà della sua famiglia e oggi è diretto dalla nipote Lara Sansone.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi

Gli architetti di fama internazionale Stefano Boeri e Cino Zucchi, entrambi docenti al Politecnico di Milano, sono stati rinviati a giudizio per turbativa d’asta e false dichiarazioni sul conflitto d’interessi per il caso del concorso per la realizzazione della nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) a Milano. Lo ha deciso il gup Fabrizio Filice, che ha mandato a processo anche gli altri quattro professionisti indagati, fissando la prima udienza per il 17 aprile.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi
Stefano Boeri (Ansa).

Cosa è emerso dalle indagini sul concorso del 2022

Stando alle indagini, Boeri e Zucchi non avrebbero dichiarato il loro conflitto di interessi in vista del concorso, conservando rispettivamente i ruoli di presidente e componente nella commissione aggiudicatrice che – a luglio 2022 – ha proclamato vincitrice una cordata di cui facevano parte alcuni loro allievi o partner professionali: Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, ricercatori sempre alla facoltà di Architettura del Politecnico, e Pier Paolo Tamburelli dello studio Baukuh, anche loro finiti a processo. Il caso riguarda anche l’imputato Andrea Caputo, progettista che arrivò terzo al concorso.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi
Cino Zucchi (Ansa).

Per le difese non ci furono favoritismi o accordi illeciti

Secondo l’accusa ci sarebbero stati accordi (documentati da chat) per assegnare la gara indetta dal Comune. Per le difese vinse invece il progetto migliore, senza favoritismi e tantomeno accordi illeciti. Quanto ai possibili conflitti di interessi, non furono segnalati perché le regole della gara prescrivevano di farlo solo per rapporti di collaborazione economica “in corso”.