Salerno. Uccise mazza in casa, chiesti 20 anni per Luca Fedele

Salerno/Angri. Uccise durante una lite il 35enne angrese Vincenzo Mazza, colpito da una serie di pugni e morto dopo aver battuto la testa a terra. Chiesti dalla procura (pm Vivaldi) venti anni di reclusione per l’ex pugile salernitano Luca Fedele, 50 anni, che risponde di omicidio preterintenzionale. Sentenze con il rito abbreviato davanti al gup del tribunale di Salerno Rossella Setta il 13 luglio. Mazza morì a dicembre scorso in un appartamento al rione Picarielli a Salerno. Fedele aveva detto agli inquirenti di essersi imbattuto in un ladro e durante la colluttazione l’aveva ucciso. Ma dopo una notte in caserma, durante la quale era stato sottoposto a interrogatorio, ieri mattina è stato arrestato e sottoposto a fermo il proprietario dell’abitazione. Il 50enne, difeso da Maurizio De Feo, è un ex pugile ed è noto per diversi precedenti penali. La vittima sarebbe arrivata a casa del suo carnefice ma dopo poco avrebbe iniziato a discutere, poi la tragedia al primo piano di una palazzina popolare in via D’Annunzio, nella zona orientale di Salerno. All’arrivo delle forze dell’ordine alcune dosi di droga erano state ritrovate nell’appartamento, particolare che portò gli inquirenti a sospettare che prima della lite i due stessero consumando stupefacente. All’improvviso sarebbe scoppiato un diverbio. Che da alterco verbale si era trasformato in scontro fisico. Il proprietario dell’appartamento avrebbe aggredito la vittima colpendo Mazza con diversi pugni al volto. Due, secondo la valutazione del medico legale, sarebbero stati letali. Il 35enne nativo di Nocera Inferiore e domiciliato ad Angri sarebbe crollato al suolo esanime, battendo anche con violenza la testa sul pavimento. La prima versione dei fatti fornita da Luca Fedele aveva rischiato di far deviare le indagini. Lui stesso, avvertendo i soccorsi, avrebbe sostenuto che c’era stato un tentativo di furto in casa. Aveva sorpreso l’intruso, scagliandosi contro lui. Per difendersi, durante la colluttazione, lo avrebbe colpito. Ma le dichiarazioni dell’uomo avevano retto poco. I carabinieri del comando provinciale di Salerno erano riusciti subito a ricostruire la dinamica. Poi era stato trasferito in carcere. Alcuni residenti della palazzina, avevano lanciato l’allarme ai soccorritori e alle forze dell’ordine. Sul posto, nel silenzio del quartiere della zona Picarielli a Torrione a Salerno, arrivò una macchina del nucleo radiomobile dei Carabinieri e un’ambulanza: davanti a loro – all’interno dell’appartamento al primo piano dello stabile, il corpo di giovane Mazza già privo di vita e per il quale non c’era stato nulla da fare, nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori. Nell’appartamento anche il suo aggressore che aveva raccontato una parziale verità. Le indagini, serrate fino all’alba, e il conseguente accompagnamento in caserma del proprietario – in nottata – avevano permesso di chiarire in parte la vicenda che aveva assunto i contorni misteriosi. Omicidio preterintenzionale: questa l’accusa con la quale Fedele rischia 20 anni di reclusione.

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Milano, vigile in motocicletta muore inseguendo un’auto pirata

Francesco Imprezzabile, agente della Polizia Locale di Milano, è morto in uno schianto a Linate mentre inseguiva in moto un’auto che non si è fermata ad un posto di blocco nella zona di Ponte Lambro, nella periferia della città. Aveva 39 anni. Da valutare se l’agente abbia perso l’equilibrio da solo oppure per uno speronamento.

L’ipotesi dello speronamento è al momento la più remota

Secondo le ricostruzioni, l’inseguimento è iniziato verso le 21:30 di ieri sera, quando un’automobile – un’Audi Q7 – non si è fermata ad un posto di blocco. A quel punto l’agente Francesco Imprezzabile è partito all’inseguimento del veicolo sulla sua motocicletta, di cui avrebbe perso il controllo cadendo a terra. L’incidente è avvenuto in via Milano, strada di campagna che costeggia la pista dell’aeroporto di Linate. Sono in corso le indagini per ricostruire la dinamica e per rintracciare il conducente della vettura. L’ipotesi dello speronamento appare al momento la più remota, vista la mancanza di segni evidenti sulla carrozzeria della moto, non è stata scartata dagli investigatori. Tuttavia al momento viene privilegiata la pista della perdita di controllo del mezzo da parte di Imprezzabile.

Imprezzabile, originario di Mazara del Vallo, era molto attivo sui social. In un post recente spiegava il senso del suo mestiere: «Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità. Non è un mestiere qualunque: è vocazione, passione e senso del dovere. Solo quando fai questo con il cuore puoi dare il meglio di te stesso».

Enrico Varriale, confermata in appello la condanna a 10 mesi per stalking e lesioni

I giudici della prima sezione penale della Corte di Appello di Roma hanno ribadito la sentenza emessa a giugno del 2025 dal giudice monocratico, confermando la condanna a 10 mesi – con pena sospesa – per Enrico Varriale, imputato per stalking e lesioni nei confronti di una ex. Questa è solo una delle due vicende giudiziarie – dai contorni simili – che vedono al centro l’ex giornalista di Rai Sport. A dicembre 2025 Varriale è stato condannato in primo grado a sette mesi, sempre con pena sospesa, per un altro caso che lo vede accusato di minacce e lesioni nei confronti di un’altra ex compagna.

Eredità Agnelli: Margherita chiede di costituirsi parte civile contro John Elkann

Tramite i suoi legali, Margherita Agnelli ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare di costituirsi parte civile nel processo che vede imputati il figlio John Elkann e il commercialista Gianluca Ferrero e incentrato sull’eredità di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Si è trattata della prima udienza preliminare nella quale sono stati riuniti tutti i diversi filoni dell’inchiesta della procura di Torino.

Eredità Agnelli: Margherita chiede di costituirsi parte civile contro John Elkann
John Elkann (Imagoeconomica).

Eredità Agnelli: di cosa è accusato Elkann assieme a Ferrero

Elkann e Ferrero sono accusati dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, in relazione alle dichiarazioni fiscali di Caracciolo (nonna del ceo di Exor), e di truffa aggravata ai danni dello Stato, con riferimento alla residenza della moglie dell’Avvocato, che gli inquirenti ritengono essere stata fittiziamente dichiarata in Svizzera, anziché che in Italia dove invece viveva. L’inchiesta è partita da un esposto della stessa Margherita sul domicilio della madre, che dal suo punto di vista metterebbe in discussione gli accordi sull’eredità.

L’avvocato di Elkann: «È diventata miliardaria ed è scappata»

L’avvocato Paolo Siniscalchi, che fa parte del team legale di Elkann, ha detto che «c’è poco di morale» nella richiesta avanzata da Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio nel procedimento penale in corso a Torino. Siniscalchi ha poi aggiunto: «È diventata miliardaria ed è scappata dal gruppo che aveva guidato suo padre, lasciando al figlio l’onere di portarlo avanti con dei risultati molto lusinghieri». I gup ha fissato la prossima udienza l’11 settembre.

Ritrovate le sorelle scomparse: fermati la mamma, il compagno e il nonno

Sono state ritrovate a Formia le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse da una casa famiglia di Civitella Alfedena (L’Aquila) 15 giorni prima. La mamma, il suo compagno e il nonno sono stati fermati con l’accusa di sequestro di persona in concorso. La donna, Valentina D’Acunto, è in carcere a Teramo, mentre il suo compagno e il nonno delle ragazze, Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto, sono in quello di Sulmona. Indagata a piede libero, invece, l’anziana nel cui appartamento sono state ritrovate le sorelle. Secondo quanto si apprende, sarebbe una lontana parente della loro madre. Gli investigatori stanno continuando le indagini per verificare il coinvolgimento di altre persone nella vicenda.

Cosa sappiamo sul ritrovamento

Le due minorenni sono state rintracciate nella serata di domenica 21 giugno grazie a un’operazione congiunta condotta dai carabinieri del Comando provinciale dell’Aquila, dai militari del Comando provinciale di Latina e dai Ros, sotto il coordinamento del procuratore capo della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, presente durante le operazioni. Ha collaborato anche la procura di Cassino, con il procuratore capo Carlo Fucci. Nel corso degli accertamenti, i militari e le unità speciali sono intervenuti all’interno dell’abitazione di un’anziana di circa 80 anni, dove erano ospitate e nascoste da 14 giorni le due sorelle.

Caso Cucchi, le motivazioni della sentenza della Cassazione sui depistaggi

«Le sentenze hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire le eventuali, possibili, responsabilità dei Carabinieri appartenenti al “Gruppo Roma” nella morte di Stefano Cucchi». È quanto scrive la quinta sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza sui depistaggi seguiti al decesso di Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto sette giorni dopo a causa del pestaggio subito dagli appartenenti all’Arma mentre era sottoposto a custodia cautelare.

La sentenza arrivata a marzo

A marzo la Cassazione ha rigettato i ricorsi dei carabinieri per i quali era stata riconosciuta in appello l’intervenuta prescrizione o condanna. Tra questi figurano il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. E ha assolto il colonello Lorenzo Sabatino, che aveva rinunciato alla prescrizione per ottenere una pronuncia nel merito. Sono rimaste definitive solo due condanne: quella a 10 mesi per Francesco Di Sano e quella a 2 anni e 6 mesi per Luca De Cianni.

Atm, in otto sulla chat sessista: anche un “tranviere dell’anno”

Emergono nuovi particolari sulla vicenda che vede al centro alcuni dipendenti dell’Atm, “pizzicati” a scambiarsi in chat foto delle passeggere rubate dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici e a commentare le immagini con frasi sessiste. È di ieri la notizia dell’iscrizione di un 58enne nel registro degli indagati per accesso abusivo a sistema informatico. Come spiega Il Giorno tra conducenti (due, più uno in pensione), controllori (uno) e impiegati (quattro), sono in tutto otto i partecipanti accertati alla chat di WhatsApp “Staff Ticinese”. Tra essi, oltre all’unico indagato, anche un suo coetaneo in servizio da quasi tre decenni, premiato tempo fa agli “Atm Awards” su segnalazione dei colleghi, che ne hanno sempre apprezzato professionalità, abnegazione e capacità di fare squadra.

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce della chat

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce del gruppo subito dopo lo scoppio del caso. In cinque hanno subito perquisizioni e tre di essi, riporta Repubblica, si sono presentati in deposito per provare a chiarire, chiedendo scusa e dicendosi pronti a collaborare. Uno di loro ha anche fornito l’elenco dei componenti del gruppo Whatsapp finito nella bufera. Da parte sua, Atm ha disposto la sospensione dei dipendenti coinvolti.

Sempio, la madre ricoverata d’urgenza per overdose da farmaci

Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, è stata ricoverata in ospedale per un’intossicazione da farmaci. Soccorsa dal personale del 118 nella sua abitazione di Garlasco, è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano (Pavia) dove le è stata effettuata la lavanda gastrica. Le sue condizioni non sono gravi ed è tenuta in osservazione. A confermare quanto accaduto è stato il suo legale Liborio Cataliotti: «È al pronto soccorso per eccesso nell’assunzione di farmaci. Come team difensivo abbiamo mandato un messaggio al figlio di solidarietà e augurio. Lo abbiamo invitato per quanto ovvio a stare vicino alla mamma, a tranquillizzarla, a dirle che moltiplicheremo gli sforzi in sede processuale per riconsegnare a suo figlio e a tutta la famiglia serenità». Resta ancora da chiarire se l’assunzione dei medicinali sia stata volontaria o accidentale.

Sabotaggi sulla linea dell’Alta Velocità, arrestati sette anarchici

Sette anarchici sono stati arrestati con l’accusa di aver costituito e organizzato una compagine criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. In particolare la Digos ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere e due di arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica.

L’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze e la rivendicazione

Due degli arrestati sono anche accusati di aver avuto una parte attiva nell’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze avvenuto il 14 febbraio tramite l’uso di esplosivi rudimentali, che hanno provocato gravi danni all’infrastruttura per un costo di ripristino pari a 455 mila euro. Questo sabotaggio, così come un altro effettuato sulla linea Roma-Napoli, era stato rivendicato sul sito web ispiraazione.noblogs.org, creato qualche mese prima, tramite un comunicato che faceva riferimento alla concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Tra gli obiettivi del gruppo, radicato a Roma ma in relazione con realtà affini individuabili nelle aree di Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli, anche quello di mantenere attiva la mobilitazione contro il regime del 41bis a cui è sottoposto l’anarchico Alfredo Cospito.

Torre Milano, tutti assolti nella prima sentenza

Sono stati tutti assolti in primo grado, perché il fatto non costituisce reato, gli otto imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva in relazione al caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa a Milano. Lo ha deciso la giudice Paola Braggion della settima penale. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto otto condanne e anche la confisca dell’edificio. Secondo le accuse, la Torre era stata costruita come se fosse una ristrutturazione e non una nuova costruzione e attraverso una semplice Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Per la procura il permesso di costruire era stato concesso senza previo piano attuativo, ma solo con un’autodichiarazione. Ai funzionari pubblici veniva contestato di aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali fondamentali, e senza provvedere alla redazione di piano attuativo.

Il tribunale: «Imputati in buona fede, regole cambiate solo negli ultimi anni»

Ma, per il tribunale, gli imputati hanno agito in base alle regole che c’erano, che solo negli ultimi anni sono cambiate. E, in ogni caso,in buona fede senza dolo né colpa. Queste le ragioni dei magistrati, riportate da Repubblica: «Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione. Inoltre, la prassi consolidata del Comune di Milano (…), avvallata dall’avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato alla società».

Il caso della chat sessista degli autisti Atm con le foto delle passeggere

L’Atm, ovvero l’azienda dei trasporti di Milano, ha aperto un’indagine interna su una chat di WhatsApp chiamata ‘Staff Ticinese’ in cui alcuni dipendenti si scambiavano foto di passeggere, corredandole da commenti sessisti. Il caso è stato aperto dalla segnalazione di una passeggera che, viaggiando sul tram 15 da piazza Duomo a Rozzano accanto un uomo con la divisa da autista, ha notato lo scambio in chat di quelle che sembravano fotogrammi delle riprese dei sistemi di videosorveglianza dei mezzi pubblici, accompagnate da commenti sessisti e frasi oscene. La passeggera ha fotografato la schermata e ha deciso di segnalare l’accaduto.

Quanto successo è stato poi reso pubblico sui social dalla scrittrice Carlotta Vagnoli: «Un’ennesima chat in cui corpi di donne ignare di essere riprese vengono scambiati e commentati con violenza e sessismo tra colleghi: il caso stavolta colpisce il trasporto pubblico milanese, poiché a passarsi i fotogrammi delle telecamere di sicurezza sono alcuni autisti dei mezzi meneghini».

Atm: «Agiremo rispetto a qualsiasi irregolarità commessa»

Atm «si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città», si legge in una nota dell’azienda, che ha ammesso un «uso improprio di immagini delle telecamere di bordo». E poi: «Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa».

Stasi esce dal carcere e ottiene l’affidamento in prova

Alberto Stasi esce dal carcere e ottiene l’affidamento in prova ai servizi sociali. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Milano accogliendo l’istanza della difesa, su cui la procura generale aveva dato parere favorevole. L’unico condannato per il delitto di Garlasco era in regime di semilibertà. La concessione dell’affidamento in prova non è collegata con l’eventuale procedimento di revisione del processo a carico di Stasi, per cui la difesa presenterà istanza.

Appalti Anas, Verdini rinviato a giudizio

Il gup Roma ha rinviato a giudizio Denis Verdini, coinvolto nelle indagini sulle commesse in Anas. Il reato contestato all’ex parlamentare è corruzione. Il processo che vedrà alla sbarra il “suocero” di Matteo Salvini (il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è il compagno della figlia Francesca) inizierà il 16 settembre. Il giudice dell’udienza preliminare ha inoltre dato il via libera al patteggiamento – in continuazione – a 2 anni e 10 mesi per il figlio di Verdini, Tommaso. Uno dei manager imputati, Domenico Petruzzelli, è stato invece condannato in abbreviato a un anno e 4 mesi e assolto dall’accusa di turbativa d’asta.

Le commesse Anas e l’attività di lobbying dei Verdini

L’inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio di Verdini riguarda presunti illeciti negli appalti Anas (tra cui una commessa di 180 milioni di euro per il risanamento di gallerie) e tra i reati contestati c’è, appunto, anche la corruzione. L’ex parlamentare e il figlio sarebbero stati al centro di un sistema illecito messo su attraverso la società di lobbying Inver. Nel corso delle indagini è venuto alla luce che Verdini intratteneva rapporti telefonici regolari, attività non consentita dalla sua situazione di arresti domiciliari.

Condannato per altre vicende, Verdini è già ai domiciliari

Verdini è già stato condannato in via definitiva a 6 anni per bancarotta nelle vicende del Credito Cooperativo Fiorentino, a 5 anni e 6 mesi per il fallimento della Società Toscana Edizioni e a 3 anni e 10 mesi per il fallimento di un’impresa edile di Campi Bisenzio (Firenze), condanne che sta scontando nel carcere di Sollicciano. Gli erano stati concessi i domiciliari, poi revocati a fine 2025 dal tribunale di sorveglianza di Firenze: aveva violato tre volte la misura detentiva partecipando a cene con politici e manager a Roma, utilizzando come scusa supposte visite dal suo dentista nella Capitale.

Bimbo trapiantato, sospesi il primario Oppido e la seconda operatrice Bergonzoni

Il gip di Napoli Sorrentino ha disposto l’interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua vice Emma Bergonzoni, che il 23 dicembre 2025 hanno eseguito il trapianto di cuore fallito al piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio nell’ospedale Monaldi. I due medici sono accusati di falso materiale e ideologico, oltre che di omicidio colposo.

Accolte le richieste della Procura

Accolte le richieste della Procura: Oppido è stato sospeso per un anno, mentre Bergonzoni per sette mesi. Ai due, accusati assieme ad altri cinque medici di omicidio colposo, viene contestato anche di aver attestato due circostanze non vere nella cartella clinica del bimbo, a cui fu trapiantato un cuore gravemente danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano: la contemporaneità tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo all’ospedale Monaldi dell’equipe proveniente dall’Alto Adige e la contestualità dell’inizio dell’espianto del cuore con l’apertura del contenitore con l’organo da trapiantare.

Milano, in due sul monopattino: morto 18enne travolto da un’auto, ferito l’amico

Un ragazzo di 18 anni è morto in un incidente stradale a Milano mentre era a bordo di un monopattino guidato da un amico 20enne. Poco dopo la mezzanotte del 12 giugno 2026, un’auto ha travolto i due giovani, forse a causa di una precedenza non data da chi guidava il mezzo elettrico. Un colpo fortissimo costato la vita al 18enne, Eros G, dopo un disperato ricovero all’ospedale Niguarda. I fatti si sono verificati in viale dell’Innovazione vicino agli edifici dell’Università Bicocca. Secondo una prima ricostruzione, il monopattino, che proveniva da viale Pirelli, stava percorrendo via Caldirola in direzione piazzale Egeo quando, arrivato all’incrocio con viale dell’Innovazione, avrebbe proseguito senza dare la precedenza. Per questo sarebbe stato colpito sul fianco sinistro dall’auto guidata da una ragazza di 21 anni che proveniva da via Beccaro. I due a bordo del monopattino, senza casco, sono stati scaraventati a terra e soccorsi dai sanitari del 118. Le condizioni del 18enne sono apparse sin da subito disperate, mentre l’amico ha riportato ferite meno gravi.

Milano-Cortina: indagata Elisabetta Pellegrini, dirigente del Ministero dei Trasporti

Elisabetta Pellegrini, dirigente del ministero dei Trasporti, è indagata nell’ambito dell’inchiesta sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e in particolare nel filone sull’appalto per la costruzione della cabinovia “Apollonio Socrepes”, che vede iscritto nel fascicolo anche il commissario straordinario per le opere Fabio Massimo Saldini. Coordinatrice della Struttura Tecnica di Missione (STM) presso il Mit e considerata uno dei punti di riferimento più vicini a Matteo Salvini, Pellegrini ha ricevuto oggi l’avviso di garanzia.

Milano-Cortina: indagata Elisabetta Pellegrini, dirigente del Ministero dei Trasporti
Elisabetta Pellegrini al fianco di Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Ipotizzato il reato di turbativa d’asta

Pellegrini è tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Belluno per turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione della cabinovia a Cortina d’Ampezzo. Ieri gli investigatori hanno sequestrato computer e telefoni cellulari della dirigente del Mit, acquisendo dispositivi e materiali ritenuti utili per ricostruire passaggi, comunicazioni e rapporti attorno alla procedura contestata.

Incidente d’auto per Pier Silvio Berlusconi

Pier Silvio Berlusconi è rimasto coinvolto in un incidente stradale mentre tornava a casa dal suo ufficio di Cologno Monzese. I fatti si sono verificati tra Villasanta e Arcore nella serata di mercoledì 10 giugno 2026. Secondo quanto riportato dall’Ansa, il manager ne è uscito praticamente illeso, riportando solo lievi ferite, nonostante la violenza dell’impatto frontale. Una macchina proveniente dalla corsia opposta ha infatti perso il controllo in piena accelerazione, invadendo la carreggiata e finendo nel senso di marcia contrario, colpendo la vettura di Berlusconi Jr. Lo scontro ha causato la distruzione della parte anteriore del veicolo e l’apertura di tutti gli airbag. Pier Silvio ha comunque mantenuto invariati i suoi impegni e sarà regolarmente presente alla celebrazione del terzo anniversario della scomparsa di suo padre in programma nella sede di Mediaset con tutti i collaboratori del Gruppo.

Condannata a 18 anni la donna che a Viareggio travolse e uccise un ladro col suo suv

La Corte di Assise di Lucca ha condannato a 18 anni di reclusione Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare che l’8 settembre 2024 a Viareggio, dopo essere stata rapinata, inseguì e poi travolse uccidendolo il 52enne marocchino Noureddine Mezgui, che le aveva portato via la borsa. Concesse le attenuanti, non riconosciute tutte le aggravanti. Sconterà la pena agli arresti domiciliari, misura cautelare a cui era già sottoposta.

La Procura aveva chiesto l’ergastolo

La Procura aveva chiesto l’ergastolo per Dal Pino, accusata di omicidio volontario pluriaggravato al termine di quella che era stata definita una «forma di giustizia privata». Secondo l’accusa, l’imprenditrice era consapevole delle conseguenze del suo gesto: lo investì quattro volte. La donna, peraltro, non effettuò alcuna richiesta di soccorso per il borseggiatore, rimasto a terra agonizzante. «Non volevo ucciderlo, ma solo farlo cadere a terra per poter recuperare la mia borsa», ha detto Dal Pino nel corso del processo, spiegando di essere poi tornata a casa pensando che Mezgui «fosse al massimo ferito». Secondo le ricostruzioni la donna investì più volte il 52enne mentre camminava a piedi a bordo strada su via Coppino: durante il processo il medico legale ha indicato come causa della morte il primo impatto.

Ponte sullo Stretto, Miele si dimette da presidente del Collegio dei revisori del Csm

L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Csm. Aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito e, da marzo 2026, il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27 mila euro l’anno. «Massima fiducia nell’attività della magistratura. Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni», ha affermato il suo avvocato Pier Paolo Dell’Anno.

Ben-Gvir indagato a Roma per il caso Flotilla, lui: «Siete il Paese delle infradito»

La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir per i reati di tortura e sequestro di persona nell’ambito della vicenda della Global Sumud Flotilla. In particolare, il politico aveva rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti della missione mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod, riprendendo la scena in un video condiviso sui suoi social. Questa la sua reazione all’apertura del fascicolo: «Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle infradito. Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti».

Tajani: «Parole indegne»

«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «L’Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia e respingiamo al mittente qualsiasi offesa o tentativo di denigrare. Le parole di Ben Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore».

Il senatore Silvestro indagato per violenza sessuale

Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro risulta indagato per violenza sessuale dopo la denuncia presentata da un’imprenditrice di 52 anni. Lo scrive Repubblica dopo aver raccontato la vicenda, sostenendo che il fascicolo «approda in queste ore alla procura di Roma». Sotto inchiesta anche il carabiniere Antonio P., colui che ha fatto da intermediario tra i due, con l’accusa di tentata violenza privata. L’iscrizione del senatore e del militare «sarebbe avvenuto nell’ufficio che ha accolto l’originaria querela della donna, anche a loro tutela, per consentire fin dall’immediatezza velocità alle indagini, nell’interesse della denunciante e delle garanzie per gli accusati».

Il caso di Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia denunciato per violenza sessuale

Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia e presidente della commissione parlamentare per le questioni regionali, è stato denunciato da una donna di 52 anni per violenza sessuale. Secondo il racconto di lei, riportato da Repubblica, i fatti si sarebbero verificati il 25 febbraio 2025 nell’ufficio di Silvestro in piazza a Roma, a pochi passi dal Senato. I due si erano incontrati lì per parlare di un possibile acquisto di vini (ndr lei è un agente di commercio di vini). L’incontro è stato confermato dallo stesso senatore, che ha spiegato essere avvenuto tramite un carabiniere sposato con sua cugina. Il militare avrebbe infatti detto alla donna che Silvestro aveva bisogno di una fornitura di bottiglie pregiate per l’inaugurazione della sua villa a Capri. Stando al racconto di lei, mentre parlavano a voce di questo ordine, lui avrebbe fatto allusioni sessuali, dicendo che il vino lo eccita e gli fa perdere i freni inibitori. Infine, l’avrebbe bloccata con la forza e costretta a un rapporto sessuale. Sul fatto che abbia denunciato i fatti oltre un anno dopo, ha detto che stava male ed era andata in psicoterapia, aggiungendo di essersi rivolta allo studio dell’avvocato Bongiorno già ad aprile 2025 (che però non poteva seguirla perché aveva troppi casi), e di essere stata dissuasa dal denunciare dal carabiniere che aveva fatto da tramite tra lei e Silvestro.

Silvestro: «Magari mi vuole estorcere qualcosa»

In un primo momento, il diretto interessato ha dichiarato a Repubblica di non ricordare «nulla del genere», insinuando che la donna possa averlo accusato per ottenere qualcosa e sminuendo anche il suo aspetto fisico: «Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale… Uno può dire quello che vuole. Poi però le cose vanno provate. Magari mi vuole estorcere qualcosa. La signora so che va anche da altri senatori, per vendere il vino». Poi si è scusato: «Chiedo scusa per le parole che ho pronunciato nel corso di un colloquio telefonico con una giornalista di Repubblica. Sono stato colto di sorpresa da quanto mi veniva attribuito, un episodio e accuse rispetto alle quali ho già dichiarato attraverso il mio legale stupore e totale estraneità. Mi sono anche dichiarato pronto, da subito, a fornire tutti i chiarimenti necessari. Mi scuso, e lo ripeto, per espressioni che credevo colloquiali, considero comunque sbagliate e che nel contesto di una telefonata possono aver generato fraintendimenti o leso sensibilità». Ha detto comunque di non avere ricevuto nessun atto d’indagine e anche il suo avvocato, Roberto Guida, ha dichiarato che non gli risulta nessun procedimento penale aperto nei confronti del senatore.

La presunta vittima: «Dopo la violenza, anche il dileggio»

«Non pensavo di dover affrontare, dopo la violenza, anche il dileggio. Lui bello, io normale. Quando l’ho letto non credevo ai miei occhi. Questo non riguarda l’inchiesta, posso e voglio dirlo. Non sono una persona mediatica, non amo i social, non faccio esibizione del mio privato. E questa storia mi fa solo stare male. Ma quello che è uscito è la pura verità», ha replicato la denunciante.

Finanziamenti illeciti: a processo Brugnaro, ex sindaco di Venezia

Luigi Brugnaro, ex sindaco di Venezia (dal 2015 al 2026), è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali relativamente alla campagna per le Amministrative del 2020. Al centro dell’inchiesta che ha portato al processo, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale attorno ai 300 mila euro. Con Brugnaro andranno a processo – a vario titolo per falso e finanziamento illecito – anche l’ex capo di gabinetto Morris Ceron, il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie e Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest. Il processo inizierà il 21 settembre.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici

Il gup di Roma ha rinviato a giudizio quattro medici che ebbero in cura il giornalista Andrea Purgatori, morto il 19 luglio 2023. Al radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani, viene contestato il reato di omicidio colposo. Il processo inizierà il 12 gennaio 2027.

La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata a marzo 2025

La procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo in relazione alla morte di Purgatori a seguito di una denuncia della famiglia, che aveva chiesto di per fare chiarezza sulla correttezza della diagnosi refertata al giornalista e delle cure a cui era stato sottoposto. La richiesta di rinvio a giudizio per Gualdi, Di Biasi, Colaiacomo e Laudani era arrivata a marzo del 2025: secondo i pm i quattro avrebbero in effetti commesso errori diagnostici e somministrato terapie non adeguate.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici
Andrea Purgatori (Imagoeconomica).

La morte sarebbe stata causata da una catena di errori

Purgatori, affetto da tumore polmonare, è infatti morto a causa di un’endocardite infettiva (ovvero un’infiammazione delle valvole del cuore) non riconosciuta in tempo: l’errata diagnosi iniziale di metastasi cerebrali, formulata da Gualdi dopo una risonanza magnetica, avrebbe portato a cure inutili e debilitanti. A questo si aggiungono errori di valutazione su una grave ischemia. La catena di errori sarebbe iniziata addirittura un mese prima della morte del giornalista.

Crans-Montana, oggi l’interrogatorio dei Moretti

«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti». Lo ha detto Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio a Sion nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale di Crans-Montana di cui è proprietaria insieme al marito Jacques. Presenti la procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di avvocati delle parti civili. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e ha evidenziato di aver sempre risposto alle domande. Nelle sue dichiarazioni, si è anche detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. «Siamo disposi a incontrare le famiglie, se lo vorranno», ha assicurato. Presente anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile. Sono numerosi gli aspetti da chiarire durante il processo, a partire dalla gestione della serata, dal tema della formazione dei dipendenti, dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio.

Banda dei Rolex, condannato il figlio del deputato meloniano Alfredo Antoniozzi

Il gup di Roma ha condannato in rito abbreviato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, figlio del deputato di Fratelli d’Italia Alfredo, vicecapogruppo meloniano alla Camera: il 22enne, che faceva parte di una banda dedita alle rapine di orologi di lusso ai danni di coetanei nel quartiere Parioli, è stato anche ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione. Il gup ha inoltre disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni per Manuel Fiorani. Assolto invece «per non aver commesso il fatto» Michael Giuliano, indicato inizialmente dall’accusa come uno dei membri del gruppo. Le indagini sulla “banda dei Rolex” era nata da un colpo messo a segno l’11 dicembre 2024: il gruppo aveva rapinato un ragazzo in via Cavalier d’Arpino, sottraendogli – sotto la minaccia di un coltello da cucina – un orologio modello Daytona da 20 mila euro. Antoniozzi avrebbe orchestrato il “colpo”, tentato poi di estorcere denaro al legittimo proprietario del Rolex in cambio della restituzione dell’orologio.

Milano, violenze sessuali alla scuola militare Teulié: arrestato un docente

Violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di diversi allievi, almeno sette. Sono questi i reati di cui è accusato un insegnante della scuola militare Teulié di Milano, che è stato arrestato. Secondo le pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo, che coordinano le indagini condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, il docente avrebbe minacciato di ostacolare gli allievi agli esami di maturità se non avessero soddisfatto le sue richieste.

La Procura: «Assoggettamento psichico degli studenti»

L’inchiesta è nata dalla denuncia di una delle sette vittime maggiorenni, allievi dell’istituto di formazione dell’Esercito Italiano che ha sede in Corso Italia. Come si legge nella nota della procura guidata da Marcello Viola l’uomo, 48enne, da ottobre del 2024 avrebbe creato un «assoggettamento psichico degli studenti, sottoposti a un regime di sopraffazione, vessazione, umiliazione e manipolazione», attraverso il quale avrebbe costretto gli allievi «a subire abusi sessuali e a condividere particolari intimi della loro vita».

Stragi del ’93, archiviate le accuse nei confronti di Dell’Utri e Berlusconi

Il gip del Tribunale di Firenze Patrizia Martucci ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. Secondo il giudice, mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore dell’ex premier. Per questo motivo, il 15 gennaio 2026 ha firmato il decreto di archiviazione. Dopo 30 anni di indagini si tratta della sesta archiviazione.

Dell’Utri era accusato di aver istigato il boss Graviano a organizzare le stragi

L’ipotesi degli inquirenti nell’inchiesta della Dda fiorentina sulle stragi di Firenze, Milano e Roma, era che la campagna stragista fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi. Dell’Utri, in particolare, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare le stragi. Avrebbe svolto, secondo l’accusa, un ruolo di «indicatore dei luoghi» dove effettuare gli attentati, con l’obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico. La difesa di Dell’Utri ha sempre definito queste ipotesi “fantasiose”, contestando l’attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice che ha disposto l’archiviazione del procedimento.

Garlasco, nell’informativa sull’ex pm Venditti nessun elemento che avvalori la corruzione

Depositata alla Procura di Brescia l’informativa congiunta dei Carabinieri e della Guardia di finanza sulle indagini condotte nell’ambito dell’inchiesta riguardante l’archiviazione di Andrea Sempio avvenuta nel 2017, che vede coinvolto anche l’ex pm di Pavia Mario Venditti. Secondo quanto riporta il Tg1, non è emerso alcun elemento tale da avvalorare l’ipotesi di corruzione formulata a carico di Venditti, che è anche al centro di indagini sul cosiddetto “Sistema Pavia” su presunti episodi di corruzione legati alla gestione delle auto affidate alla Procura e all’assegnazione di servizi di intercettazione.

Emersi invece indizi che aggravano le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri

Sarebbero invece emersi indizi che aggraverebbero le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nell’archiviazione di Sempio, ora accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Appena la posizione di Venditti verrà archiviata, assieme all’ex pm uscirà di scena anche la Procura di Brescia (non essendoci più magistrati pavesi coinvolti): il fascicolo potrà tornare nelle mani del procuratore Fabio Napoleone e le indagini in quelle dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano.

L’annotazione rinvenuta su un quaderno nell’abitazione dei Sempio

Il fascicolo sulla presunta corruzione di Venditti ruota attorno a una nota rinvenuta su un quaderno nell’abitazione della famiglia Sempio. Una piccola annotazione: «Venditti gip archivia per 20-30 euro». E sul retro del foglio: «Se archivia indaggine (scritto proprio con due g, ndr), non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna». La Procura di Brescia aveva ipotizzato che fosse stato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, a versare una somma tra 20 e 30 mila euro all’ex procuratore aggiunto di Pavia per convincerlo ad archiviare la posizione del figlio. Venditti ha sempre respinto ogni addebito, al pari della famiglia di Sempio.

False fatture per il suo programma su Rete 4, indagata Michela Brambilla

Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati ed ex ministra del Turismo, è tra gli indagati di un’inchiesta della procura di Milano che ipotizza il reato di false fatturazioni per la realizzazione del programma televisivo Dalla parte degli animali, in onda dal 2017 su Rete 4. Perquisizioni della Guardia di Finanza a Roma, Torino e Roma: investigatori nella sede dell’Enci (Ente nazionale cinofilia italiana) e di tre società di produzione televisiva.

False fatture per il suo programma su Rete 4, indagata Michela Brambilla
Michela Vittoria Brambilla (Imagoeconomica).

Il reato ipotizzato dalla Procura di Milano

La Procura di Milano ipotizza che tra il 2020 e il 2026 ci sia stato un giro di false fatture per sponsorizzazioni, per un valore totale di 1,5 milioni di euro, di cui il 90 per cento sarebbe finito a Brambilla come compenso per la conduzione e il 10 per cento alla produzione. Gli indagati sono almeno sei. Oltre a Brambilla sono stati iscritti nel fascicolo, Espedito Massimo Muto, presidente dell’Enci, e gli amministratori delle società di produzione del programma, che è stato ideato dalla stessa Brambilla assieme a Silvio Berlusconi.