Da Angri il proiettile al Procuratore Cannavale

Nocera Inferiore. Proiettile indirizzato al procuratore capo di Nocera Inferiore Luigi Alberto Cannavale, choc al Palazzo di giustizia di via Falcone. È accaduto ieri mattina quando l’addetto all’apertura della posta in arrivo all’ufficio inquirente nocerino ha sentito sotto le mani qualcosa di strano, duro e circolare e intuendo di cosa potesse trattarsi ha dato l’allarme. All’interno del plico, proveniente da Angri, destinato all’ufficio giudiziario nocerino c’era, infatti, un proiettile di pistola di grosso calibro. Immediatamente sono stati avvertiti il procuratore capo e i carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore. I militari al comando del capitano Alessio Conte hanno avviato le indagini e sequestrato il proiettile e la busta al cui interno non ci sarebbero state minacce. Tutte da decifrare le intenzioni di chi ha spedito la lettera con il colpo di pistola. In mattina, è arrivata in procura anche la scientifica dei carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore per eseguire le analisi sul plico e sul proiettile e acquisire quanti più particolari utili all’inchiesta per risalire a chi abbia spedito il colpo di pistola. Il ritrovamento e tutte le attività investigative sono state acquisite dalla procura della repubblica di Napoli, competente per tutti i reati che vengono commesso ai danni degli uffici giudiziari e i magistrati del distretto di Salerno. Il lavoro è proseguito poi regolarmente. Gli inquirenti cercano ora di risalire a chi possa aver inviato la lettera. Importanti saranno i risultati degli esami tecnico-scientifici per acquisire eventuali elementi utili a risalire al chi abbia spedito il proiettile. Non se ne intuiscono le finalità. Potrebbe aver voluto inviare una minaccia ai magistrati inquirenti, ma l’assenza di un messaggio rende incomprensibile il fine ultimo. Si cerca di comprendere se ci siano indagini particolari che possano essere legate all’invio, anche se sono talmente tante le inchieste condotte dall’ufficio giudiziario nocerino che veramente non è possibile avere subito un’idea di chi possa essere dietro alla spedizione. Un’inchiesta che potrebbe fondarsi soprattutto sulle investigazioni scientifiche e su altri accertamenti, come intercettazioni semmai legate ad altre vicende. Da quando Cannavale si è insediato alla guida della procura nocerina, le indagini hanno subito un accelerazione. Molti casi sono o stanno per essere chiariti e in vari ambiti, dalla criminalità tradizionale a quella legata a reati ambientali, al modo del lavoro al centro delle attività di indagine seguita con maggior attenzione dall’ufficio giudiziario, targato Cannavale. Il magistrato stabiese, dopo anni alla Dda di Salerno, è arrivato a Nocera con un bagaglio di conoscenza notevole anche della criminalità dell’Agro nocerino sarnese. Quello di ieri mattina è il primo episodio del genere ai danni della procura di Nocera Inferiore nel corso degli anni. Dalla sua apertura nel 1993, sono stati vari i momenti di difficoltà vissuti, ma non si era mai arrivati a un episodio di questo genere e che comunque è un’attività criminale che ha preoccupato i residenti dell’area nord della provincia di Salerno. Sul caso indaga la procura di Napoli, mentre sono arrivate in maniera bipartisan le manifestazioni di solidarietà per Cannavale

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Procura di Nocera Inferiore, Cirielli: Solidarietà ai magistrati

«Il grave episodio intimidatorio del proiettile inviato per corrispondenza al Procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore, dr. Luigi Cannavale, è un gesto vile e inaccettabile che punta a intimidire chi, ogni giorno, opera con determinazione per affermare la legalità. Al dr. Cannavale, ai magistrati, al personale della Procura e alle forze dell’ordine arrivino il mio sostegno e la mia piena solidarietà». Lo ha dichiarato l’on. Edmondo Cirielli, Vice Ministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale.
«Lo Stato è più forte di qualsiasi minaccia. Episodi come questo rafforzano la convinzione che la battaglia contro la criminalità debba proseguire senza esitazione con ancora maggiore determinazione. Le istituzioni, nel contempo, devono restare unite nel difendere la giustizia e garantire la sicurezza e la legalità sui territori», ha concluso Cirielli.

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Chiusa un’altra inchiesta su Santanchè, l’ex ministra verso un nuovo processo

Si aggravano i problemi giudiziari per Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a carico dell’ex ministra del Turismo e di altre 15 persone, tra cui la sorella Fiorella Garnero e l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro. L’inchiesta riuniva tre fascicoli distinti, relativi ai fallimenti delle aziende di Santanchè: ipotizzati i reati di bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato per i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. L’avviso è stato notificato anche a una società. La chiusura dell’inchiesta prelude alla richiesta di rinvio a giudizio per la senatrice di Fratelli d’Italia, già a processo per la vicenda Visibilia e per la presunta truffa ai danni dell’Inps.

Sciopero dei rider a Firenze, Milano e Bologna

Giornata di sciopero per i rider di Firenze, Milano e Bologna. La mobilitazione, organizzata dalla Nidil-Cgil per la giornata di mercoledì 15 luglio 2026, chiede maggiori tutele a partire dallo stop alle consegne nelle ore più calde e dalla garanzia che questo non abbia ripercussioni sul salario – se c’è un obbligo di fermarsi, quel tempo deve essere retribuito perché la scelta tra sicurezza e stipendio, sostengono, non può ricadere interamente su chi consegna. La protesta, che il giorno successivo toccherà il Piemonte dalle 10 alle 17, arriva alla vigilia dell’incontro al ministero del Lavoro, dove i sindacati chiederanno di estendere gli ammortizzatori sociali anche ai ciclofattorini.

Gli orari delle proteste

A Milano l’appuntamento è alle 18 in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale. Da lì partirà il corteo che raggiungerà largo Cairoli in serata. A Bologna i rider si troveranno alle 16.30 in piazza Nettuno. Il corteo attraverserà via Indipendenza e piazza VIII Agosto per concludersi in piazza XX Settembre. A Firenze, invece, la biciclettata di protesta partirà alle 17 dal McDonald’s di via Cavour e raggiungerà piazza Tanucci passando per piazza San Marco, via Nazionale e la Fortezza da Basso.

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio

Alla vigilia della sentenza per il crollo del ponte Morandi e a quasi otto anni dal disastro avvenuto il 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone, Autostrade per l’Italia – che da allora ha cambiato management – ha finalmente rotto il silenzio. Il Corriere della Sera ha infatti pubblicato una lettera aperta firmata dall’attuale amministratore delegato Arrigo Giana, in cui si legge: «Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della giustizia verso la verità».

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio
Arrigo Giana (Imagoeconomica).

Nella lettera, Giana ricorda lo sgomento di quel giorno: «Ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova». E poi: «Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo».

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio
Parenti delle vittime durante un’udienza per il crollo del ponte Morandi (Imagoeconomica).

Giana: «Abbiamo lo stesso desiderio di verità dei familiari delle vittime»

Giana sottolinea poi che Autostrade per l’Italia non è la stessa di allora. Oggi infatti c’è «una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori». Nella lettera, in cui Giana afferma che l’azienda ha «lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani», si legge poi: «Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre 10 mila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore».

Omicidio di Saman Abbas, definitive le condanne per i familiari

Sono diventate definitive le condanne all’ergastolo per i genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini della vittima Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Definitiva anche la pena di 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain. La decisione è arrivata dopo che la Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati per l’omicidio della 18enne pachistana uccisa a Novellara, nel Reggiano, nella primavera del 2021. Secondo l’accusa, la giovane fu assassinata per essersi opposta a un matrimonio combinato e per aver intrapreso uno stile di vita ritenuto incompatibile con le tradizioni familiari. Nei confronti degli imputati erano state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.

Denunciato il militante di Futuro Nazionale che ha picchiato un migrante a San Benedetto del Tronto

Giuseppe Barboni, imprenditore e militante di Futuro Nazionale che aveva buttato a terra e picchiato un cittadino iracheno a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), peraltro postando sulla propria pagina Facebook il video di quanto accaduto, è stato denunciato dalla vittima dell’aggressione. Il migrante, malmenato da Barboni perché stava occupando indebitamente una strada di San Benedetto del Tronto, bloccando il traffico con la sua bicicletta, assieme alla denuncia ha presentato un certificato con 14 giorni di prognosi: con ogni probabilità la procura di Ascoli Piceno aprirà un fascicolo contro il militante di Futuro Nazionale per lesioni personali.

Chi è il vannacciano Giuseppe Barboni

Barboni, 38 anni, è figlio di un avvocato e nipote di un ex senatore di Forza Italia. Vicecampione italiano master di lotta greco-romana nella categoria oltre i 100 chili (ma pratica anche arti marziali miste, jiu-jitsu brasiliano, pugilato e judo), si definisce un «imprenditore del lusso» con la sua società Luxury Private Group, che offrirebbe – il condizionale è d’obbligo – a facoltosi clienti viaggi su jet privati, ville e yacht. Ex ufficiale di Marina, Barboni era stato persino inserito nel 2022 da Forbes tra i primi 100 manager italiani ed è molto attivo sui social, dove nel corso degli anni ha pubblicato foto con star del calibro di Robert De Niro e Sharon Stone. Ma anche con l’ambasciatore statunitense Tilman Fertitta e i ministri Matteo Salvini e Guido Crosetto. Vannacciano con tanto di tessera e personaggio noto anche per le sue ospitate a La Zanzara, nei mesi scorsi Barboni aveva tentato di candidarsi a sindaco di San Benedetto del Tronto. Senza appoggi di rilievo nella destra locale, aveva deciso di correre da solo creando la lista “Tolleranza 0”. Arrivando a coinvolgere a sua insaputa persino il cardinale Pietro Parolin, dal quale era riuscito ad avere un saluto video destinato ai suoi concittadini, spacciato per endorsement politico. Peccato che il Segretario di Stato Vaticano si sia poi dissociato pubblicamente da Barboni, il quale poi si è arreso rinunciando alla candidatura.

Caso Regeni, sentenza a fine settembre: chiesti un ergastolo e tre condanne a 17 anni

È stata fissata per il 28 settembre, nell’aula Occorsio di piazzale Clodio a Roma, l’ultima udienza del processo per il rapimento e la morte di Giulio Regeni, sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato poi senza vita il 3 febbraio successivo, con segni di torture sul corpo. Per quella data è prevista la sentenza di primo grado. Alla sbarra quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani: il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha sollecitato un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di carcere.

Ranucci sporge denuncia per diffamazione aggravata e rivelazione di segreto di ufficio

Mentre continuano le indagini, la vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci si arricchisce di un nuovo capitolo. Come ha fatto sapere il suo legale Roberto De Vita, il conduttore di Report «ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata e altri reati» in relazione «alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un “finto attentato” e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità».

L’esposto della redazione di Report per rivelazione di segreto di ufficio

Non solo: De Vita ha inoltre reso noto che Ranucci, assieme ai giornalisti Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini Luca Chianca e altri della redazione di Report hanno sporto denuncia e querela per rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo per la pubblicazione su alcune testate di «notizie ed estratti di atti, coperti dal segreto di indagine ed in particolare di contenuti di intercettazioni telefoniche, di brogliacci e di verbali di sommarie informazioni testimoniali, relative all’indagine ancora in corso» sull’attentato dinamitardo di ottobre 2025. La denuncia, ha spiegato il legale, «non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti, ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto».

Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola

Secondo la Procura di Roma, i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci hanno ricevuto una somma compresa tra 5 e 10 mila euro, versata in contanti o attraverso viaggi pagati. È quanto emerge dalle indagini.

I pagamenti ai bombaroli e le intercettazioni

I presunti membri del commando sono stati arrestati il 30 giugno 2026: Pellegrino D’Avino (indicato come colui che avrebbe procurato l’esplosivo), Antonio Passariello e Saverio Mutone sono in carcere, mentre per Marika De Filippis (compagna di D’Avino) sono stati disposti i domiciliari. Quest’ultima avrebbe partecipato a un sopralluogo davanti alla casa del conduttore di Report. Ai quattro vengono contestati i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante di avere agito con modalità mafiose. Come riporta Il Messaggero, Passariello ha riferito di aver ottenuto circa 300 euro e Mutone 1.000 euro. Per D’Avino e De Filippis è stato documentato un viaggio in Sicilia interamente pagato. In alcune conversazioni intercettate, uno dei presunti esecutori materiali avrebbe parlato delle istruzioni ricevute dai mandanti.

Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola
Valter Lavitola (Ansa).

Resta ancora da invidivuare il movente

La Procura di Roma ha individuato in Valter Lavitola il mandante dell’attentato: secondo la ricostruzione investigativa, il faccendiere (molto amico di Ranucci) avrebbe organizzato l’operazione attraverso il collaboratore Gomes Clesio Tavares, che avrebbe svolto il ruolo di intermediario coi bombaroli. Nei giorni scorsi è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione del cittadino camerunense, che al momento si trova in Africa. Stando a quanto emerso, anche Lavitola si preparava a partire per il Camerun: da qui l’accelerata all’operazione da parte degli investigatori. Resta ancora da individuare il movente.

Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola
La foto di Clesio Tavares con D’Avino e Passariello (TikTok).

La foto di Clesio Tavares con D’Avino e Passariello

A proposito di Gomes Clesio Tavares e i suoi rapporti con i presunti esecutori materiali dell’attentato dinamitardi, Il Fatto Quotidiano ha individuato, tra i contenuti pubblicati su TikTok da Passariello, una fotografia del 22 luglio 2024 in cui compare assieme a D’Avino e allo stesso collaboratore di Lavitola.

Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola
Valter Lavitola lascia la procura di Roma da un’uscita secondaria (Ansa).

Attentato a Ranucci, perquisita l’abitazione del factotum di Lavitola

Nell’ambito delle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione di Gomes Clesio Tavares, factotum del presunto mandante Valter Lavitola: l’uomo, ritenuto l’intermediario con la banda che ha piazzato l’ordigno all’esterno della casa del conduttore di Report, si trova al momento in Camerun. Clesio Tavares convive nell’abitazione perquisita assieme alla compagna, che è stata ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti.

Attentato a Ranucci, perquisita l’abitazione del factotum di Lavitola
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Lavitola stava per partire per l’Africa

Intanto emergono nuovi sviluppi riguardanti Lavitola: il presunto mandante dell’attentato a Ranucci, a cui è legato da un rapporto di amicizia, era pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa. Il faccendiere aveva infatti già acquistato il biglietto aereo e la perquisizione della sua abitazione, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc, è scattata dopo che gli investigatori lo hanno visto uscire di casa con un trolley.

Rai sospende le repliche estive di Report

Intanto, «in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci», la Direzione Approfondimento della Rai «ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico».

Saluti romani al corteo per Ramelli: confermate 23 assoluzioni

La Corte d’Appello di Milano ha confermato le assoluzioni di 23 militanti di estrema destra imputati per aver fatto saluti romani e risposto alla chiamata del “presente” al corteo che si era tenuto il 29 aprile 2019 in memoria di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso a 19 anni da un commando di Avanguardia Operaia nel 1975. I giudici di secondo grado hanno stabilito che «il fatto non sussiste».

La Procura di Milano aveva fatto ricorso ad aprile del 2025

La Procura di Milano aveva presentato ricorso in appello ad aprile del 2025, dopo la sentenza di primo grado che aveva assolto i 23 imputati perché chiamata del “presente” e il saluto romano, messi in atto da un migliaio di persone, non rappresentavano una «condotta potenzialmente idonea alla ricostituzione del partito fascista», ma solo un «omaggio e ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche». Da qui la non applicabilità della Legge Scelba. I cortei dei militanti di estrema destra per Ramelli a Milano, come quella in ricordo dei morti di Acca Larentia a Roma, si tengono ogni anno. Nella continua altalena tra condanne e assoluzioni per le parate neofasciste, in un processo relativo al corteo del 2018 sono arrivate invece condanne (quattro mesi) per 13 militanti.

Caso dei “30 secondi”, condannato il sindacalista che molestò una hostess

La Corte d’Appello di Milano nel secondo grado bis ha condannato a un anno e due mesi Raffaele Meola, imputato per violenza sessuale nel processo scaturito dalla denuncia di una hostess, Barbara D’Astolto, che raccontò nel 2018 di aver subito abusi a Malpensa dall’ex sindacalista, che lavorava all’aeroporto lombardo, durante un incontro fissato per una vertenza. I giudici hanno anche riconosciuto a carico dell’imputato una provvisionale di risarcimento a favore della vittima da 10 mila euro.

Caso dei “30 secondi”, condannato il sindacalista che molestò una hostess
L’aeroporto di Milano Malpensa (Imageconomica).

Il caso aveva suscitato forti polemiche

Meola era stato assolto in primo e secondo grado Meola perché – avevano scritto i giudici nelle sentenze – D’Astolto avrebbe potuto opporsi nei 30 secondi di durata della molestia. Poi, la Cassazione, dopo un ricorso del pg Angelo Renna (che aveva chiesto due anni per Meola), ha annullato con rinvio l’ultimo verdetto per il nuovo giudizio. Il «ritardo nella reazione» della vittima, ovvero «nella manifestazione del dissenso» è «irrilevante» per la configurazione della violenza sessuale, aveva scritto a febbraio del 2025 la Cassazione, motivando l’annullamento con rinvio della doppia assoluzione. Le motivazioni del verdetto di oggi saranno depositate tra 90 giorni.

D’Astolto: «Ho pagato un prezzo molto alto»

«C’è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto», ha dichiarato D’Astolto. «Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri». Il suo legale ha parlato di «sentenza spartiacque».

Prima condanna per gli insulti social a Liliana Segre

Si è chiuso a Milano il primo processo derivato da uno dei filoni di una maxi inchiesta sugli insulti social a Liliana Segre: il procedimento vedeva imputate otto persone in totale, accusa di diffamazione aggravata dall’odio razziale alla senatrice sopravvissuta alla Shoah. Un imputato, l’unico che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 4 mesi con pena sospesa e a un risarcimento di 1.500 euro. Per un secondo imputato, invece, sono stati disposti 12 mesi di lavori di pubblica utilità alla Caritas, il versamento di 300 euro alla Fondazione Memoriale della Shoah e un percorso psicologico. Nelle scorse udienze alcuni imputati si erano scusati con delle lettere e avevano fatto pervenire risarcimenti, versati sempre al Memoriale della Shoah, con somme dai 500 fino ai 2 mila euro. Passaggi che avevano portato alla remissione delle querele da parte di Segre. Altri, invece, tra cui l’imputato in udienza oggi, sono stati ammessi all’istituto della messa alla prova: per l’unico che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato è arrivata appunto la condanna.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente

È iniziata l’analisi di quanto sequestrato al faccendiere Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, che continua a difenderlo: gli inquirenti hanno acquisito in particolare sette manoscritti, appunti di Lavitola, tre telefonini e due pen drive che erano nella disponibilità dell’imprenditore. A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Valter Lavitola (Ansa).

Lavitola ha respinto l’accusa di essere il mandante

Davanti ai pm che lo hanno convocato per l’interrogatorio, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha reso dichiarazioni spontanee, respingendo le accuse e sostenendo di non avere idea di quale possa essere stato il movente. Per quanto riguarda la sua presenza sul luogo dell’attentato dinamitardo un mese prima dei fatti, Lavitola ha spiegato che andava spesso a trovare Ranucci, in virtù del rapporto di amicizia col conduttore di Report. «Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente»: sarebbero state queste le sue parole.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Ranucci ha rivendicato l’amicizia con Lavitola

«Non mi pento del rapporto di amicizia con Lavitola. Mi sembra che nel Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria». È quanto detto da Ranucci a Esperia, facendo una distinzione tra rapporto personale e collaborazione professionale. Interpellato sull’attendibilità giornalistica di Lavitola, Ranucci lo ha poi definito «un po’ una scatola nera del Paese», ribadendo insomma che, nel corso degli anni, il faccendiere è diventato un’importante fonte. Dopo aver saputo dell’indagine su Lavitola, Ranucci aveva detto pubblicamente di considerarlo «un amico vero» e che «non avrebbe mai voluto fare del male» a lui e alla sua famiglia. Il giornalista ha inoltre spiegato di aver conosciuto Lavitola nel 2019, dopo alcune inchieste fatte da Report sul suo conto e di frequentare spesso il ristorante romano “Cefalù Bistrò di Pesce”, di sua proprietà. Per ora non è prevista una nuova convocazione in procura per essere ascoltato come testimone. L’ipotesi di Ranucci è che l’attentato sia stato organizzato da qualcuno che voleva impedire che a Report arrivassero delle informazioni.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Valter Lavitola lascia la procura di Roma da un’uscita secondaria (Ansa).

Il ruolo del factotum camerunense di Lavitola

Assieme a Lavitola è indagato anche Clesio Tavares Gomes, cittadino camerunense da anni dipendente del ristorante del faccendiere e suo «factotum», accusato di essere l’intermediario che ha reclutato il commando contro Ranucci. I cinque presunti esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis) sono stati tutti arrestati. Subito dopo l’attentato, Tavares Gomes è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. «Sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit», avrebbe spiegato Lavitola.

Restano tanti dubbi e manca il movente

Nel frattempo restano tanti i dubbi attorno all’attentato. Lavitola è sospettato di essere il mandante e a corroborare tale ipotesi ci sono delle intercettazioni di telefonate con Tavares Gomes. Tuttavia il faccendiere è effettivamente amico di Ranucci e progettava di farlo entrare in politica, addirittura – ha ricostruito Repubblica – nelle vesti di capo di un’eventuale coalizione del campo largo. Insomma, manca il movente. «E quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta», avrebbe detto Lavitola a Ranucci durante una cena, accostandosi a uno dei più fidati consiglieri politici di Silvio Berlusconi. Questa parte della storia è stata confermata dal faccendiere a La Verità. Parlando col Corriere della Sera, Ranucci ha detto di essere a conoscenza del progetto, smentendo però la volontà di candidarsi.

Spionaggio, espulsi dall’Italia due addetti militari dell’ambasciata russa

Dopo l’inchiesta sullo spionaggio e l’arresto di due ex agenti dei servizi segreti, accusati di aver venduto informazioni riservate sulla sicurezza nazionale in cambio di denaro, il Governo ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia coinvolti nella vicenda. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

«Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro tre giorni. Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale», ha scritto Tajani sui social.

I casi analoghi del recente passato

Astakhov e Gorbachev, protetti dall’immunità diplomatica, sono stati dichiarati persone non grate e pertanto espulsi dall’Italia. Una misura che richiama direttamente quanto accaduto nel 2021 ad altri due diplomatici di Mosca, allontanati dal Paese dopo l’arresto dell’ufficiale di Marina Walter Biot, fermato mentre consegnava documenti riservati a funzionari dell’ambasciata russa nel parcheggio di un centro commerciale di Roma. Nel 2023, inoltre, il ministero degli Esteri aveva espulso come persona non grata l’addetto militare russo Damir Ravilevich Kurmashov, scoperto a corrompere Gavino Raoul Piras (protagonista della vicenda di questi giorni). Al posto del diplomatico allontanato era arrivato in Italia proprio Astakhov, che aveva ereditato i contatti del predecessore. La posizione di Piras invece era stata archiviata.

Chi sono gli ex agenti dell’Aisi arrestati

Nell’ambito dell’inchiesta sulle spie per la Russia sono stati arrestati due ex funzionari dell’Aisi in pensione: il già citato Piras e Vincenzo Di Pasquale. Entrambi avevano anche prestato servizio per l’Arma dei Carabinieri. Piras, in particolare, è stato ripreso scambiava cellulari, schede di memoria e pizzini col suo interlocutore russo. Oltre ai due arrestati ci sono poi altri cinque indagati (di cui quattro militari) a piede libero: Davide Piantanida, Gianluca Nardella, Giuseppe Tempesta, Sergio Romeo, Antonio Guerra.

Caos treni in Calabria, ritardi e cancellazioni per danneggiamenti alla ferrovia

Treni in ritardo e alcune cancellazioni, in modo particolare tra quelli a lunga percorrenza, si sono verificati in Calabria a causa del danneggiamento della linea ferroviaria nel crotonese e nel cosentino. A Cutro, Isola Capo Rizzuto ed a San Lucido sono stati tranciati dei cavi in fibra della linea ferroviaria. Il danneggiamento sarebbe riconducibile, secondo le prime ipotesi, a un tentativo di furti di rame. Rfi ha reso noto che si sta procedendo a smaltire la circolazione anche attraverso la sostituzione delle tratte interessate con l’utilizzo del servizio autobus. La procura della Repubblica di Paola (Cosenza) ha avviato una indagine sul danneggiamento della linea. Nell’area del crotonese la manomissione è avvenuta in due luoghi distinti: il primo a circa 500 metri dalla stazione di Isola Capo Rizzuto e il secondo in prossimità dell’ingresso della galleria di Cutro. In ciascun sito sono stati eseguiti quattro tagli netti che hanno tranciato sia le linee di fibra ottica che quelle di rame. È stato accertato che entrambe le zone sono sprovviste di impianti di videosorveglianza. Sebbene la prima ipotesi investigativa propenda per un tentato furto di rame fallito, gli inquirenti non escludono alcuna pista. Tra gli scenari al vaglio vi è anche l’ipotesi di un vero e proprio atto di sabotaggio.

La Cassazione accoglie il ricorso di Irene Pivetti: processo d’appello bis

La Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Irene Pivetti, annullando con rinvio la sentenza di condanna a 4 anni per l’ex presidente della Camera dei deputati, accusata di autoriciclaggio ed evasione fiscale. La procura generale aveva chiesto ai giudici della seconda sezione penale della Cassazione di confermare la condanna. Pivetti tornerà ora davanti a una diversa sezione della Corte d’appello a Milano. Era stata condannata in primo grado a settembre del 2024 e i 4 anni di reclusione erano stati poi confermati in appello a dicembre del 2025.

La presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo

Al centro del procedimento che vede Pivetti sul banco degli imputati figurano alcune operazioni commerciali risalenti al 2016, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, legate alla presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo, che aveva coinvolto il gruppo cinese Daohe. Secondo le ricostruzioni svolte dai pm e dagli investigatori della Guardia di Finanza, quelle transazioni sarebbero state utilizzate da Pivetti per riciclare fondi provenienti da irregolarità fiscali. La vicenda giudiziaria già nel 2022 aveva portato la Cassazione a confermare un sequestro di oltre 3,4 milioni di euro a carico dell’ex presidente della Camera.

Spionaggio per Mosca, due arresti a Roma: fermato un ex 007 italiano

Due persone sono state arrestate a Roma dai carabinieri del Ros per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici, attività che sarebbero state condotte in cambio di soldi per un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica in Italia. Coinvolte altre cinque persone, effettuate decine di perquisizioni.

Chi è il principale indagato

Il principale indagato è un 59enne ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottoufficiale dei Carabinieri. Secondo quanto emerso, l’uomo acquisiva informazioni attraverso sei fonti, tra cui quattro militari in servizio, indagati a vario titolo per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione. Tra gli episodi contestati ce n’è anche uno particolarmente delicato: gli indagati avrebbero rivelato l’identità di alcuni agenti impegnati nelle attività di controspionaggio italiano, esponendo personale operativo che lavorava su dossier sensibili.

Crosetto: «Conflitto ibrido quotidiano»

«Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra latente costante, per indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza», ha scritto su X Guido Crosetto, ministro della Difesa. «È la punta di un iceberg gigantesco, la guerra ibrida, fatto di nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro Nazione per soldi o per potere o per interesse personale. Oggi lo Stato ne colpisce alcuni ma lo scontro è continuo ed incessante».

Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci

Il faccendiere Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci, per il quale nei giorni scorsi sono state eseguite misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali. L’ipotesi è che Lavitola sia il mandante, in concorso con un’altra persona. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari. Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc.

Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Chi è il faccendiere Valter Lavitola

Nato a Salerno, Lavitola ha da poco compiuto 60 anni e ha un passato da editore e giornalista. Nel 1996 fondò il quotidiano L’Avanti!, sorta col sostegno politico di alcuni ex esponenti dell’allora Partito Socialista Italiano (in cui aveva militato) finiti nel centro-destra: nel 2010 il giornale pubblicò il documento sulla casa di Monte Carlo che fece scoppiare un caso su Gianfranco Fini, allora presidente della Camera. A proposito di politica, visti anche gli ottimi rapporti che aveva all’epoca con Silvio Berlusconi, si candidò alle Europee del 2004 con Forza Italia: ottenne 54 mila preferenze, senza essere però eletto. In passato Lavitola è stato coinvolto in varie indagini giudiziarie, accumulando diverse condanne e periodi di detenzione. Indagato dal 2011 per tentata estorsione ai danni di Berlusconi insieme con l’imprenditore Giampaolo Tarantini per il caso delle escort pugliesi e oggetto di un mandato di arresto, rientrò in Italia nel 2012 dopo otto mesi di latitanza all’estero, finendo in carcere.

Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci
Valter Lavitola nel 2012 al rientro in Italia dopo la latitanza (Imagoeconomica).

Successivamente fu condannato a 2 anni 8 mesi. A dicembre del 2013 un nuovo arresto, stavolta per tentata estorsione a Impregilo (oggi Webuild), tra le più importanti società italiane di costruzioni e ingegneria: al centro dell’inchiesta alcuni appalti per la costruzione di un ospedale a Panama. In questo caso Lavitola ricevette una pena di 3 anni. Nell’ambito della sua carriera da editore è stato inoltre condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per l’appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Nello stesso anno arrivò anche la condanna a 3 anni per concorso in corruzione in relazione alla cosiddetta “compravendita dei senatori“, in cui era accusato di aver favorito il passaggio di alcuni parlamentari da uno schieramento politico all’altro in cambio di denaro o altri benefici. Una volta uscito dal carcere, Lavitola si è rifatto una vita nel settore della ristorazione, aprendo un ristorante a Roma, nel quartiere Monteverde. E proprio qui, nel 2023, fu fotografato assieme a Ranucci.

Indagato anche un dipendente del ristorante

A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Assieme al faccendiere è indagato anche il cittadino camerunense Clesio Tavares Gomes, che avrebbe svolto la funzione di intermediario con i presunti esecutori materiali dell’attentato (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis). L’uomo dal 2017 risulta dipendente della società di Lavitola che gestisce il ristorante ‘Cefalù Bistrò di Pesce’ e subito dopo l’attentato è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. Non sono questi gli unici elementi indiziari: particolare rilievo assumono infatti anche le conversazioni intercettate tra Gomes e la compagna, dalle quali emergerebbe come l’eventuale rientro dell’uomo in Italia dipendesse da decisioni attribuite a Lavitola.

Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola (Ansa).

La sorpresa di Ranucci: «È un amico»

«Ci conosciamo dal 2019, è un amico. Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi, ma è ovvio che come sentiva me parlava anche con tanti altri giornalisti, pure più autorevoli. È una cosa risaputa, l’ho detto persino in commissione vigilanza Rai di fronte alle domande di Maurizio Gasparri che eravamo amici, quindi non c’è nessun tipo di mistero», ha dichiarato Ranucci, esprimendo sorpresa per le indagini a carico di Lavitola: «Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male. Ribadisco però che ho massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri che hanno dimostrato un grande rigore morale a condurre questa inchiesta, oltre a grandi capacità, quindi mi affido a loro».

Indagati per bancarotta fraudolenta Aurelio e Luigi De Laurentiis

Perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi delle società calcistiche Bari e Napoli. Ipotizzati i reati di false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del club pugliese e bancarotta fraudolenta, connessi alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale, presentata per l’insolvenza della medesima società sportiva. Risultano indagati Aurelio De Laurentiis, proprietario e presidente del Napoli, e il figlio Luigi, amministratore unico del Bari. Le indagini delle Fiamme Gialle si basano su una serie di approfondimenti tecnici approfonditi sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni di gestione del Bari, da tempo in una situazione di perdita sistemica: tra il 2019 e il 2025, il club biancorosso aveva accumulato un buco di 30 milioni di euro. E la proprietà non avrebbe contrapposto un piano concreto per risanare i conti. Il Napoli e il Bari sono controllate dalla Filmauro, azienda della famiglia De Laurentiis.

Indagati per bancarotta fraudolenta Aurelio e Luigi De Laurentiis
Aurelio e Luigi De Laurentiis (Imagoeconomica).

Sotto la lente d’ingrandimento la cessione di Caprile al Napoli

Sotto la lente d’ingrandimento c’è, in particolare, il trasferimento di un calciatore da una squadra all’altra: il portiere Elia Caprile, oggi al Cagliari. Nel 2022 il Bari aveva acquistato il calciatore dal Leeds, riconoscendo al club inglese premi connessi all’eventuale valore di rivendita. Nell’estate del 2023 Caprile era stato poi ceduto dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro, trasferendo integralmente alla società campana il diritto a beneficiare della successiva rivalutazione economica del cartellino.

Indagati per bancarotta fraudolenta Aurelio e Luigi De Laurentiis
Elia Caprile (Ansa).

Due anni dopo, il portiere è stato poi ceduto al Cagliari per 8 milioni, somma interamente incassata dal Napoli con una plusvalenza di 7 milioni e di cui – secondo gli inquirenti – avrebbe dovuto beneficiare in parte anche il Bari, già in grave difficoltà finanziarie. Le perquisizioni della Finanza sono state estese anche a tre direttori sportivi delle due società – Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso per il Napoli, Ciro Polito per il Bari – e al procuratore di Caprile – Graziano Battistini – allo stato non indagati, intervenuti a vario titolo nella cessione del calciatore al Napoli.

Il bronzo olimpico Pizzolato condannato a 5 anni e 4 mesi per stupro

Antonino Pizzolato, vincitore di due medaglie di bronzo alle Olimpiadi (negli 81 kg a Tokyo 2020 e negli 89 kg a Parigi 2024), è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per stupro di gruppo: era accusato di aver abusato sessualmente di una turista finlandese il 22 luglio 2022, in un residence a Trapani. Condannati alla stessa pena anche gli altri tre imputati: Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì. La Procura della città siciliana aveva chiesto 10 anni.

La ricostruzione dei fatti

Secondo quanto ricostruito, Pizzolato e gli amici avevano conosciuto tre ragazze finlandesi in un locale sulla spiaggia. Due erano tornate in albergo a fine serata, mentre una aveva seguito il pesista nel residence dove alloggiava l’atleta, trovando però dentro l’appartamento anche il resto della comitiva. I quattro avrebbero a quel punto avuto con lei rapporti sessuali non consensuali: la violenza si sarebbe poi interrotta quando la giovane, in lacrime, aveva chiesto di tornare al suo albergo. Nel 2018 Pizzolato era stato squalificato per 10 mesi dalla Federazione italiana pesistica (Fipe) per comportamenti intimidatori verso giovani atleti nel centro dell’Acqua Acetosa a Roma.

Caso Sangiuliano, citazione diretta a giudizio per Boccia e un giornalista

Citazione diretta a giudizio per Maria Rosaria Boccia e il giornalista Carlo Tarallo per la diffusione della registrazione della conversazione privata tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. La Procura di Roma contesta ai due il reato di interferenze illecite nella vita privata, in quanto Boccia «si era procurata indebitamente» la registrazione «avendo imposto» all’allora ministro della Cultura «di tenere aperta la conversazione telefonica con lei mentre parlava con la moglie sotto la minaccia di recarsi a casa loro». L’audio, già reperibile in rete dopo Report, era stato poi pubblicato «sui canali social Facebook ed Instagram della testata giornalistica Anteprima 24 e sul sito online della stessa».

Caso Sangiuliano, citazione diretta a giudizio per Boccia e un giornalista
Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica).

L’udienza predibattimentale si terrà il 3 dicembre

Boccia e Tarallo dovranno comparire nell’udienza predibattimentale davanti al Tribunale di Roma il 3 dicembre. Prima ancora, per ottobre, è fissato l’inizio del processo che vede imputata Boccia per stalking aggravato, interferenze illecite nella vita privata, lesioni e diffamazione, oltre che per false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di eventi. «Sarebbe ora che terminasse questo accanimento giudiziario. Ad ogni modo siamo certi che verrà dimostrata l’assoluta assenza di responsabilità in capo alla nostra assistita nel corso del processo», hanno dichiaratoi legali dell’imprenditrice.

Furto di fentanyl a Roma: riunione d’urgenza a Palazzo Chigi

Riunione d’urgenza a Palazzo Chigi dopo il furto di 80 fiale di fentanyl avvenuto nella farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, con cui potrebbero essere confezionate – in teoria – fino a circa 20 mila dosi destinate al consumo illecito del farmaco ad alto potere analgesico, oggi una delle droghe più acquistate sul mercato clandestino. Presenti a Palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, il direttore della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, il direttore generale della direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze della Presidenza del Consiglio. Da Palazzo Chigi filtra forte allarme: attivati i Carabinieri del Nas per gli accertamenti del caso, mentre il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione per verificare eventuali responsabilità e accertare il rispetto dei protocolli vigenti.

Tre condanne all’ergastolo per la strage di Altavilla

La corte d’assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Giovanni Barreca, muratore di Altavilla Milicia, Sabrina Fina e Massimo Carandente per la strage di Altavilla Milicia di febbraio 2024 costata la vita alla moglie di Barreca, Antonella Salamone, e ai figli Kevin di 16 anni ed Emanuel di cinque. Le vittime furono seviziate e uccise durante un folle rito di purificazione dal demonio. Coinvolta anche Miriam, la figlia 17enne della coppia, processata separatamente. Condannata in primo grado a 12 anni e otto mesi, è stata assolta in Appello perché giudicata incapace e costretta a partecipare al rito sotto la minaccia di morte. La corte ha anche riconosciuto un risarcimento di un milione di euro per i familiari delle vittime.

La dinamica dell’accaduto

L’orrore venne alla luce nella notte dell’11 febbraio 2024, quando Barreca stesso chiamò il 112 ammettendo: «Ho ucciso tutta la mia famiglia, venite a prendermi». I carabinieri scoprirono i corpi senza vita dei due ragazzini e trovarono Miriam in stato di shock. I resti parzialmente carbonizzati della madre furono trovati ore dopo in una buca in giardino. Secondo la sequenza del massacro delineata dalla figlia 17enne, la donna fu uccisa per prima, il 9 febbraio, e i figli vennero in seguito strangolati con delle catene.

Nuovi guai per Bandecchi, accusato di corruzione e perquisito

Perquisizioni personali, informatiche e locali tra Terni, Roma e Orvieto a carico di Stefano Bandecchi, sindaco del capoluogo umbro e della relativa Provincia, dell’imprenditore Roberto Biagioli e di un funzionario provinciale. Ipotizzati i reati di corruzione propria e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: le perquisizioni avvengono nel contesto di un’indagine riguardante un appalto per la manutenzione stradale e la compravendita dell’Orvietana Calcio.

L’affidamento dei lavori e la vendita dell’Orvietana

Nello specifico, le perquisizioni di cui sono stati oggetto il fondatore di Alternativa Popolare e le altre due persone riguardano la procedura di affidamento dei lavori pubblici di messa in sicurezza e ripristino della strada provinciale n. 12-Bagnorese, che era stata interessata da una frana. I lavori sono stati concessi dalla Provincia di Terni in affidamento diretto al Gruppo Biagioli perché l’importo (150 mila euro) è inferiore alla soglia oltre la quale il codice degli appalti impone lo svolgimento di una gara.

Nuovi guai per Bandecchi, accusato di corruzione e perquisito
Stefano Bandecchi (Imagoeconomica).

A distanza di quattro giorni dall’affidamento dell’appalto, Biagioli ha ceduto l’Orvietana Calcio a Unicusano (dunque a Bandecchi). Una circostanza ritenuta sospetta, considerata anche la tempistica. L’ipotesi è che, in sostanza, la ditta di Biagioli abbia ottenuto i lavori in cambio della cessione della società calcistica a Bandecchi: l’Orvietana è stata poi fusa con Ternana Futsal per la creazione della Nuova Ternana 1925, club che chiederà alla Figc l’iscrizione al campionato di Serie D.

Bandecchi è già a processo per evasione fiscale

Nuovi guai quindi per Bandecchi, già a processo a Roma per evasione fiscale in quanto accusato di non avere pagato imposte per circa 20 milioni di euro come amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. Il mancato versamento risalirebbe al periodo 2018-2022. Sfruttando le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici, avrebbero fatto acquisti non esattamente riconducibili all’attività universitaria, tra cui quelli di una Ferrari e una Rolls Royce, comprate per 550 mila euro.

Milano, tre assoluzioni in uno dei processi sull’urbanistica

La Corte dei conti della Lombardia ha assolto Carla Barone, Francesco Rosata e Maurizio De Luca, tre funzionari del Comune di Milano imputati in uno dei processi sull’urbanistica. Impiegati allo sportello edilizia, erano accusati di danno all’erario per aver autorizzato la costruzione dei due grattacieli residenziali Park Towers tramite una procedura che qualificava l’intervento come il rifacimento di due magazzini preesistenti.

L’accusa aveva quantificato in 312 mila euro il danno erariale

Le Park Towers, tra i primi edifici a finire sotto inchiesta, sono due torri alte 81 e 59 metri: ospitano 113 appartamenti e, affacciati sul Parco Lambro, sorgono nel quartiere di Crescenzago, nordest della città. Il complesso, realizzato dalla società immobiliare Bluestone, comprende anche un terzo edificio più basso, di due piani. L’accusa sosteneva che il mancato utilizzo delle procedure previste in caso di nuove costruzioni avesse causato un danno erariale di 312 mila euro per la casse di Palazzo Marino, dovuto al mancato incasso degli oneri di urbanizzazione, ovvero i contributi economici che i costruttori devono pagare a ogni Comune per compensare l’impatto che i nuovi edifici hanno sul contesto urbano.

I tre funzionari rimangono impitati in un altro processo per le Park Towers

Barone, Rosata e De Luca restano rimangono imputati in un altro processo sempre riguardante le Park Towers, dove sono accusati di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso con l’imprenditore immobiliare Andrea Bezziccheri, il progettista Sergio Francesco Maria Asti e Roberto Verderio, rappresentante legale di una delle aziende coinvolte. A metà giugno il primo dei processi penali sull’urbanistica a Milano, riguardante un altro palazzo autorizzato con procedure simili, si è concluso con l’assoluzione in primo grado di tutti gli imputati.

Strage di Viareggio, Moretti si è costituito in carcere

Si è costituito in carcere Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana. Rigettando i ricorsi presentati dagli imputati contro la sentenza dell’appello ter, nella serata del 25 giugno la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 5 anni di reclusione inflitta a Moretti per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite.

Moretti potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari

I giudici della Quarta sezione penale della Cassazione, accogliendo le richieste della procura generale della Suprema Corte hanno inoltre confermato le condanne anche per altri 10 imputati tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio deragliato. «Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto a schiena dritta, spero che non sia per troppo tempo. Per i manager è un precedente pericoloso», ha dichiarato Moretti. Vista l’età (ha 72 anni), potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari.

Agente morto a Milano, rintracciato il conducente dell’auto in fuga

Le forze dell’ordine hanno ritrovato il suv Audi Q7 che non si è fermato al posto di blocco alla periferia di Milano portando al suo inseguimento da parte di un agente della polizia locale che è morto durante la corsa. La vettura – a noleggio, la targa sembra fosse clonata – è stata rintracciata, abbandonata per strada, a Pioltello, a una decina di chilometri dal luogo dell’incidente. Partendo dal contratto di noleggio si è arrivati al presunto pirata della strada, un uomo di origini albanesi che è stato rintracciato insieme con un connazionale in provincia di Monza e Brianza. La procura, che non ha emesso provvedimenti di fermo nei confronti dei due uomini a bordo, sembra aver escluso che ci possa essere stato un contatto tra la moto su cui viaggiava l’agente e il suv.

Eredità Agnelli: Margherita chiede di costituirsi parte civile contro John Elkann

Tramite i suoi legali, Margherita Agnelli ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare di costituirsi parte civile nel processo che vede imputati il figlio John Elkann e il commercialista Gianluca Ferrero e incentrato sull’eredità di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Si è trattata della prima udienza preliminare nella quale sono stati riuniti tutti i diversi filoni dell’inchiesta della procura di Torino.

Eredità Agnelli: Margherita chiede di costituirsi parte civile contro John Elkann
John Elkann (Imagoeconomica).

Eredità Agnelli: di cosa è accusato Elkann assieme a Ferrero

Elkann e Ferrero sono accusati dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, in relazione alle dichiarazioni fiscali di Caracciolo (nonna del ceo di Exor), e di truffa aggravata ai danni dello Stato, con riferimento alla residenza della moglie dell’Avvocato, che gli inquirenti ritengono essere stata fittiziamente dichiarata in Svizzera, anziché che in Italia dove invece viveva. L’inchiesta è partita da un esposto della stessa Margherita sul domicilio della madre, che dal suo punto di vista metterebbe in discussione gli accordi sull’eredità.

L’avvocato di Elkann: «È diventata miliardaria ed è scappata»

L’avvocato Paolo Siniscalchi, che fa parte del team legale di Elkann, ha detto che «c’è poco di morale» nella richiesta avanzata da Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio nel procedimento penale in corso a Torino. Siniscalchi ha poi aggiunto: «È diventata miliardaria ed è scappata dal gruppo che aveva guidato suo padre, lasciando al figlio l’onere di portarlo avanti con dei risultati molto lusinghieri». I gup ha fissato la prossima udienza l’11 settembre.