I giudici della Corte d’appello di Roma, ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado, hanno assolto l’argentino Raul Esteban Calderon, accusato dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli. Il capo ultrà della Lazio, noto con il soprannome di “Diabolik“, fu ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019, nel parco degli Acquedotti: Calderon è stato assolto «per non aver commesso il fatto».
La condanna all’ergastolo era arrivata a marzo del 2025
A marzo 2025 i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano condannato all’ergastolo Calderon, con una sentenza arrivata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio. I giudici non avevano riconosciuto il metodo mafioso per l’omicidio da parte di Calderon (per l’accusa vero nome Gustavo Alejandro Musumeci), avvenuto nell’ambito della guerra tra bande per conquistare il mercato della droga della Capitale.
L’ex presidente della Regione Siciliana ed ex senatore Salvatore Cuffaro, accusato di corruzione nell’ambito di un’indagine della procura di Palermo sulla gestione illecita di un concorso bandito dall’ospedale Villa Sofia Cervello, sulle nomine dei vertici della sanità locale e su presunti illeciti nell’aggiudicazione di appalti, ha chiesto di patteggiare una pena di tre anni, con lavori sostitutivi per il residuo da scontare. Cuffaro, che è agli arresti domiciliari da cinque mesi, e aveva già subito una condanna a sette anni – quasi finita di scontare -per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. La decisione, che spetta alla gup Ermelinda Marfia, è attesa per il 15 maggio.
Salvatore Cuffaro (Imagoeconomica).
La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per altri otto indagati
La richiesta di patteggiamento da parte di Cuffaro è avvenuta in udienza preliminare davanti al gip, che deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio di otto coimputati. Sono accusati di corruzione Roberto Colletti, ex direttore generale dell’ospedale (che si è costituito parte civile), Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e Vito Raso, ex autista e storico collaboratore di Cuffaro. Secondo gli inquirenti, l’ex governatore e i coindagati avrebbero pilotato il concorso bandito per la stabilizzazione di 15 operatori sociosanitari. Per un appalto messo a gara dall’Asp di Siracusa, con l’accusa di traffico di influenze, sono indagati invece Mauro Marchese e Marco Dammone, della srl Dussman, Roberto Spotti, legale rappresentante della società, il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice.
La mossa più lungimirante l’ha compiuta il Rotary Club di Garlasco: 15 anni fa, nell’intervallo fra l’assoluzione di Alberto Stasi e la sua condanna a 16 anni per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, i rotariani garlaschesi istituivano un premio letterario, “La provincia in giallo”, oggi uno dei più ambiti fra noi scrittori noir (mi ci includo perché anni fa sono approdata nella terna dei finalisti). L’iniziativa, si presume, era un modo intelligente per volgere in positivo l’aura sinistra di un delitto che nel 2007 aveva riportato Garlasco agli onori della cronaca.
Il premio letterario “La provincia in giallo” nell’edizione del 2019.
L’unico evento notevole nella sua storia, fino ad allora, era stato il vittorioso assedio dei Visconti nel corso della guerra di Pavia; allora a Garlasco i morti ammazzati dovevano essere stati molti di più che nella villetta di via Pascoli, ma non c’erano giornali né tivù, e già a quei tempi vigeva la legge di Monsieur Verdoux: «Un omicidio fa un cattivo, milioni un eroe. I numeri santificano».
Il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda
Ai tempi della prima edizione de “La provincia in giallo”, il caso sembrava chiuso, e la colpevolezza di Stasi accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. Così, prima che Garlasco si inabissasse di nuovo nell’oblio, il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda. Non poteva immaginare che, vent’anni dopo, Garlasco sarebbe diventata l’indiscussa capitale italiana del cold case, la Pietrelcina del true crime e, ultimamente, il possibile scenario di uno dei più clamorosi errori giudiziari nella storia della giustizia italiana.
Gli occhi di Alberto Stasi durante i funerali di Chiara Poggi (foto Ansa).
Di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio
Ormai anche noi attempati dobbiamo fare uno sforzo per ricordare che, prima del 2007, “Stasi” era solo la famigerata polizia politica della Ddr. Ma se gli ultimi sviluppi dell’inchiesta dovessero discolpare il fidanzato della vittima, e incastrare Andrea Sempio, l’amicone di suo fratello, di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio; non solo per l’iter giudiziario che attende Sempio, ma anche per le beghe intorno ai risarcimenti che spetterebbero a Stasi, qualora riuscisse a ottenere la revisione del processo. Non possiamo escludere che, dopo altri 10 anni e con l’ulteriore perfezionamento degli strumenti d’indagine, nella villetta dell’orrore non emerga un’impronta 3.333, riconducibile a un ignoto X ancora più X, e il cancan mediatico-giudiziario venga prorogato al 2046.
Gli accusati dell’omicidio Poggi – che oggi sono due, uno biondo e uno bruno, come le vallette di Sanremo – potrebbero diventare chissà quanti, con relativa moltiplicazione di avvocati e periti. A quel punto, Rai e Mediaset, se esisteranno ancora, avranno già dedicato un canale al delitto di Garlasco, che già attualmente occupa un lunghissimo segmento in qualunque trasmissione del palinsesto (meteo escluso), con la pittoresca compagnia di giro dei legulei e delle criminologhe che trasforma ogni talk show nella versione true crime di Quelli della notte.
L’abominevole sciacallaggio sulla figura della «povera Chiara»
A seconda del divano televisivo, la «povera Chiara» (dove il «povera» è la foglia di fico sull’abominevole sciacallaggio sulla sua figura, alla faccia del dolore dei genitori) è una candida colomba, o un’acqua cheta col vizietto dei video hard, o una testimone pericolosa delle turpitudini consumate all’ombra della Madonna della Bozzola.
Non c’è italiano che non saprebbe disegnare la posizione del suo cadavere sulle scale della cantina o dire com’era vestita; ci scordiamo cos’abbiamo mangiato oggi a colazione, ma non cosa ha consumato Chiara la mattina di quel 13 agosto. Sorprende che, sull’esempio del Rotary di Garlasco, le aziende produttrici di quegli yogurt e di quei cereali non abbiano provato a trarne vantaggio: «Una buona colazione è importante, specie per la Scientifica».
Stasi è già diventato una specie di Dreyfus, ma senza Émile Zola
Intanto, per una parte dell’opinione pubblica, Alberto Stasi è già diventato una specie di Dreyfus. E pazienza se in sua difesa non scende in campo Émile Zola, ma il mio fruttivendolo, che quando la moglie lo rimprovera, replica: «Sono innocente, come Stasi!». Ma resiste una buona fetta di colpevolisti, per una svariata serie di motivi, non ultimo: «La mamma mi diceva di non andar coi biondi/perché sono vagabondi e l’amor non sanno far».
Guardiamola dal lato positivo: le vicende del delitto di Garlasco sono la prova che l’Italia è un Paese dove, malgrado le apparenze, gli omicidi efferati sono sempre troppo pochi rispetto alle esigenze del pubblico, e così quei pochi bisogna tirarli più in lungo possibile. Chissà se a Pietracatella, “il paese delle avvelenate”, stanno già pensando a istituire un premio letterario.
È durata due ore la deposizione in Procura a Pavia di Marco Poggi, fratello di Chiara e all’epoca del delitto di Garlasco amico stretto di Andrea Sempio. Chiamato a deporre come testimone, ha negato di mai visto assieme all’unico indagato nella nuova inchiesta i video intimi della sorella e dell’allora fidanzato Alberto Stasi, che sta finendo di espiare i 16 anni di carcere confermati in Cassazione.
La combo fotografica con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (foto Ansa).
Sempio, rimasto in Procura quattro ore, si è avvalso della facoltà di non rispondere
Marco Poggi, dunque, sostanzialmente avrebbe ancora difeso il suo amico dell’epoca, sostenendo di non credere che sia lui l’autore del delitto. Per quanto riguarda Sempio, il 39enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi è rimasto in Procura quattro ore, ma – come avevano annunciato i legali – si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa che venga depositata tutta la documentazione dell’inchiesta a suo carico cominciata oltre un anno fa. Secondo la Procura Sempio avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi.
Secondo quanto riportato dal Tg1, a Sempio sarebbe stata contestate delle intercettazioni in cui, parlando da solo, avrebbe detto di aver visto il video intimo, così come di aver chiamato Chiara Poggi e di aver tentato un approccio, respinto. Tanto che lei avrebbe detto di non voler parlare con lui, prima di riattaccare il telefono.
Nelle intercettazioni #AndreaSempio – parlando da solo – dice di aver chiamato Chiara prima del delitto, di aver tentato un approccio e lei avrebbe detto: non ci voglio parlare con te e ha attaccato il telefono.#Tg1pic.twitter.com/btDhE8gdz2
Ieri erano invece state sentite come testimoni le gemelle Cappa
Ieri erano invece state sentite le cugine di Chiara Poggi, Paola e Stefania Cappa, che erano state ascoltate come testimoni anche nell’ambito della prima inchiesta che aveva portato alla condanna di Stasi. Una volta chiuse le indagini, la Procura di Pavia potrebbe mettere a disposizione anche gli atti della difesa di Stasi, per una richiesta di revisione del processo da parte dei suoi legali, che già avevano partecipato al maxi incidente probatorio genetico e sulle impronte trovate in casa Poggi. Il deposito della chiusura delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, non sarebbe però imminente.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23, Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy) e una nei confronti di Deliveroo Italy per possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari. Le società avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (come il codice etico e le sezioni “chi siamo” sui loro siti web), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero. In particolare, ciò è accaduto per quanto riguarda le condizioni di lavoro e il rispetto della legalità nella gestione dei rider, con riferimento anche al modello operativo e all’algoritmo utilizzato dalle due società. I funzionari dell’Autorità, con l’ausilio della Guardia di finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi di Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy e nella sede di Deliveroo Italy.
L’atleta paralimpico Matteo Bonacina, arciere della Nazionale azzurra, è stato arrestato per abusi sessuali e stalking. Lo riporta Repubblica, spiegando che la procura di Roma ha aperto un’indagine su di lui partendo dalle denunce delle presunte vittime. Secondo le accuse, tra il 2019 e il 2024 avrebbe molestato cinque atlete e un’allenatrice. In occasione delle Paralimpiadi del 2024, avrebbe tentato di violentare una giovane azzurra dopo essersi introdotto nella sua camera. «Si è buttato verso di me con il fisico. Io gli chiedevo cosa stesse facendo e lui mi diceva “Sul pulmino eri così bella, mi ecciti”», ha raccontato lei. Negli anni precedenti avrebbe inviato foto intime corredate da messaggi a sfondo sessuale e preteso da una collega Nazionale un perizoma rosso come portafortuna. Bonacina, 41 anni e campione di tiro con l’arco, è stato posto agli arresti domiciliari.
Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, si avvarrà della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio in programma il 6 maggio in Procura a Pavia. Lo hanno reso noto i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia: la scelta è dettata dal fatto che le indagini «non sono chiuse e che dunque il quadro probatorio con il quale confrontarsi in sede di interrogatorio non è completo». Gli avvocati di Sempio hanno dichiarato poi di aver conferito un incarico a uno psicoterapeuta per una consulenza personologica sul loro assistito, ritenuta indispensabile prima dell’interrogatorio.
Convocati anche Marco Poggi e le gemelle Cappa
Convocati anche Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, e Marco Poggi, fratello di Chiara: verranno sentiti come testimoni, dunque con l’obbligo di rispondere. Le gemelle, diventate famose per un fotomontaggio lasciato davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco, saranno sentite oggi a Milano: gli inquirenti vogliono capire se Chiara Poggi fosse stata vittima di avance: Sempio è sospettato di averla ucciso dopo un approccio sessuale rifiutato. Marco Poggi, verrà invece sentito domani (per la terza volta dalla ripresa delle indagini): potrebbe spiegare i rapporti tra la sorella e l’amico Sempio, così come rispondere del contenuto dei video intimi, protetti da password, trovati nel computer di casa. La perizia ha escluso tracce di visualizzazione di questi file.
Chiara Poggi.
L’ossessione di Sempio per una ragazza: «Non era Chiara»
Negli ultimi giorni sono emerse dei post scritti da Sempio su un forum online, all’epoca dell’omicidio, in cui il nuovo indagato per il delitto di Garlasco raccontava di essere ossessionato da una ragazza: la donna in questione, hanno precisato i suoi legali, non era però Chiara Poggi, bensì una «barista di una birreria». Denunciando uno «strumentale tentativo di mostrizzazione nell’imminenza dell’interrogatorio», l’avvocato Cataliotti ha spiegato che quel forum «ospitava dei post di ragazzi timidi, introversi e con difficoltà nell’approcciarsi al rapporto con ragazze», che online cercavano solo consigli da «’maestri’ che potessero insegnare a vivere i rapporti interpersonali o comunque di seduzione».
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