L'articolo Salerno Pulita operativa a Ferragosto: raccolta differenziata, spazzamento e igiene urbana proviene da Le Cronache.
Cronaca
Ponte Morandi, Silvia Salis annuncia la richiesta di un maxi-risarcimento per Genova
Il Comune di Genova «chiederà un risarcimento molto, molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito con il crollo del ponte Morandi». Lo ha annunciato la sindaca Silvia Salis nel suo intervento alla Radura della Memoria, durante l’ottavo anniversario della commemorazione delle 43 vittime del disastro, avvenuto il 14 agosto 2018: «Qualsiasi risorsa riusciremo a ottenere, verrà interamente dedicata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città. Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamo alla nostra città». La cifra indicata dal Comune in sede di risarcimento civile potrebbe oscillare tra i 100 e i 150 milioni di euro.

Meno di un mese fa la sentenza di primo grado e le scuse di Autostrade per l’Italia
L’annuncio di Salis arriva a meno di un mese dalla sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Genova ha condannato la maggior parte degli imputati nel processo per il crollo del Ponte Morandi, accusati di omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. A Giovanni Castellucci, all’epoca amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato, è stata inflitta una pena di 12 anni di carcere. Condannati anche altri ex vertici di Aspi e Spea: 11 anni per Michele Donferri Mitelli, 5 anni e mezzo per Paolo Berti e Antonino Galatà. Cinque anni per Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero dei Trasporti. Alla vigilia della sentenza, Autostrade per l’Italia aveva rotto un silenzio lungo quasi otto anni, chiedendo scusa con una lettera in cui il ceo Arrigo Giana ha scritto di «ferite indelebili per le azioni e le scelte di alcuni».
Lavitola resta in carcere: il gip respinge la richiesta di arresti domiciliari
Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Roma respingendo l’istanza del difensore, l’avvocato Sergio Cola, che al termine dell’interrogatorio di garanzia – durante il quale il suo assistito ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – aveva chiesto gli arresti domiciliari. In attesa della pronuncia del gip, la Procura di Roma aveva già espresso parere negativo.
La confessione di Lavitola dopo l’arresto
Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato. Nel corso dell’interrogatorio Lavitola ha anche affermato di aver chiesto agli esecutori materiali dell’attentato di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro la villetta del giornalista e non di piazzare una bomba.
Colleferro, incendio e maxi-esplosione in una fabbrica di munizioni
Incendio e maxi-esplosione nello stabilimento di Colleferro (Roma) dell’ex Simmel Difesa oggi KNDS Ammo Italy, azienda che produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. L’incidente sarebbe partito dal reparto pressatura polveri e in particolare da un miscelatore utilizzato all’interno dello stabilimento. Diverse le squadre di vigili del fuoco giunte sul posto, ma i soccorritori hanno difficoltà a entrare nella fabbrica. Non ci sono feriti né persone coinvolte. Già il 9 ottobre 2007 si era verificata un’esplosione presso lo stabilimento di Colleferro: era morto un operaio e altri 13 lavoratori erano rimasti feriti.
— Dario D'Angelo (@dariodangelo91) August 13, 2026
Violenta esplosione nello stabilimento dell'ex Simmel Difesa, attualmente di proprietà della 'Knds Ammo Italy', a Colleferro. L'azienda produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. I… pic.twitter.com/N8thD1f5dc
Lavitola, la procura di Roma darà parere negativo alla richiesta dei domiciliari
La procura di Roma darà parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari per Valter Lavitola, avanzata dopo l’interrogatorio di garanzia dall’avvocato difensore Sergio Cola alla luce dell’ammissione del suo assistito di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Secondo il legale non sussistono i pericoli di fuga, mancata collaborazione e inquinamento probatorio. L’ultima parola sulla decisione spetterà al gip. Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato ieri di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report, spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato.
Ranucci fa il martire: il post in cui si paragona a Moro, Falcone e Borsellino
Nel giorno dell’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola, arrestato in quanto ritenuto il mandante dell’attentato nei suoi confronti, Sigfrido Ranucci ha pubblicato su Facebook un post intitolato “La voce che spaventa”, in cui ha implicitamente accostato in modo improvvido la sua figura a quelle dei martiri civili Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il post di Ranucci
«Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza», ha scritto Ranucci. «Muoiono tutti nello stesso identico modo. Non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta».
Tram deragliato a Milano, per i medici della difesa l’autista ebbe un malore
Secondo la perizia medico legale redatta dagli specialisti Andrea Alfonso Finzi e Massimo Levratti, consulenti nominati dai difensori dell’autista alla guida del tram deragliato il 27 febbraio a Milano, «non sussistono elementi per ricondurre l’accaduto a comportamento illecito, negligente o imprudente» da parte del conducente. Nella relazione si legge che Pietro Montemurro, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, perse coscienza in maniera imprevedibile e non prevenibile. Per gli specialisti il malore è riconducibile, con «elevatissimo grado di probabilità, prossimo alla certezza», a una sindrome vaso-vagale di tipo misto, vasodepressivo e cardioinibitorio. In sostanza, uno svenimento. L’incidente, avvenuto in viale Vittorio Veneto, aveva provocato due morti e più di 50 feriti. Il tram, della linea 9, aveva saltato la fermata prevista e aveva affrontato lo scambio senza che questo si attivasse, deragliando e finendo contro un edificio. Secondo i consulenti, la perdita di conoscenza non sarebbe stata causata da una malattia già presente, ma da una combinazione di fattori – una procedura odontoiatrica stressante effettuata nella mattinata del 27 febbraio, il digiuno e un senso di malessere già nelle ore precedenti il turno, e il trauma all’alluce subito poco dopo l’inizio del servizio.
Salvini torna all’assalto di Ranucci: «Si prenda una pausa dalla Rai»
Dopo l’arresto di Valter Lavitola per l’attentato a Sigfrido Ranucci, che secondo gli inquirenti sarebbe stato commissionato dal faccendiere «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico», Matteo Salvini – interpellato dai cronisti sulla vicenda – ha auspicato una sospensione del conduttore di Report da parte della Rai.
L’attacco a Ranucci dopo l’arresto di Lavitola
«Penso che gli italiani meritino chiarezza. E fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi coinvolti, Ranucci e Lavitola, che erano costanti, amichevoli, penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda», ha scritto Salvini sui social, esprimendo lo stesso concetto anche alla stampa, sostenendo che il giornalista debba «prendersi una pausa». Il segretario della Lega ha anche detto: «Adesso emerge che uno dei più cari amici di Ranucci è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante. Qualcuno ha sbagliato, ha sottovalutato, ha tramato?».

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Ranucci era però all’oscuro del piano di Lavitola
Secondo l’ordinanza di custodia cautelare «non ci sono elementi» che provano un qualsiasi «accordo tra Lavitola e il giornalista», che quindi è da considerare come una «vittima di manipolazione»: dalle indagini, insomma, non è emerso che Ranucci fosse a conoscenza del piano del faccendiere (i due sono tra l’altro amici). L’interrogatorio di garanzia per Lavitola si terrà mercoledì 12 agosto in tarda mattinata.
Il giornalista: «Salvini chiede alla Rai di sospendermi»
«Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione», ha denunciato Ranucci sui social dopo le affermazioni del segretario della Lega. Nelle ore precedenti il suo legale lo aveva definito «tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico».

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
Tutta colpa di una Fiat 500X nera. E di due dispositivi “targatori” installati sulla statale 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per “altro procedimento” e che invece sono tornati buoni per individuare la targa di quella vettura, usata da un gruppo criminale per l’attentato del 16 ottobre 2025 fuori dall’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione televisiva Report.
E in questa storia, che ha portato all’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di Valter Lavitola e del suo braccio destro Gomes Clesio Tavares, come mandanti dell’attentato a Ranucci, le automobili ritornano spesso.

I sopralluoghi pre-attentato e le cimici installate
C’è una Renault Mégane, usata per i sopralluoghi pre-attentato; poi la Fiat 500X, per arrivare da Avellino a Pomezia, fare esplodere l’ordigno nella sera del 16 ottobre 2025 e poi ritornare ad Avellino; ci sono la Opel Adam intestata a Sigfrido Ranucci e la Ford Ka, intestata a sua moglie Marina Maggiorello, distrutte nell’attentato; e infine ecco la Toyota Aygo di Lavitola, con tanto di cimici installate dalla procura. Niente auto di lusso, ma vetture comuni, ordinarie, di gente semplice, apparentemente normale.
Esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava
E la giudice Iole Moricca, la mattina del 10 agosto, prima delle stelle cadenti di San Lorenzo, ha firmato il dispositivo che riassume la vicenda e chiede il trasferimento in carcere di Lavitola. Il quale, in attesa del suo factotum Clesio Tavares, per il momento all’estero, raggiungerà in carcere Passariello Pellegrino, D’Avino Antonio, Saverio Mutone, Marika De Filippis, ossia i membri della banda messa in piedi per l’attentato a Ranucci e che, secondo la procura di Roma, «detenevano, portavano in luogo pubblico e utilizzavano un ordigno esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava facendolo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, a Pomezia-Torvajanica».
Frequentazione piuttosto fitta tra i due: gli incontri ravvicinati
Incrociando le celle agganciate dai cellulari del faccendiere Lavitola e del giornalista Ranucci, si può ricostruire una frequentazione piuttosto fitta tra i due: si sono certamente visti il 27 ottobre 2024, il 13 dicembre 2024, il 4 agosto 2025, il 13 agosto 2025, il 7 settembre 2025, il 9 settembre 2025, e poi pure il 23 ottobre e il 24 ottobre, dopo l’attentato. Ma perché Lavitola, che nel frattempo gestiva il frequentatissimo ristorante romano “Cefalù bistrot di pesce”, aveva sviluppato tutta questa passione per il conduttore di Report?

Il disegno politico: testare Ranucci tramite sondaggi ad hoc
Lo spiega bene lo stesso faccendiere nelle telefonate intercettate: «Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia. Allora, stavo convincendo, avevo quasi convinto concretamente questo giornalista a candidarsi come presidente qui in Italia, stavamo facendo le ricerche e tutto. Sarebbe presidente garantito al 110 per cento. Io da solo prenderei il 30 per cento senza partito, senza nulla». C’è quindi un disegno politico. Col candidato Ranucci che Lavitola intende testare tramite sondaggi ad hoc.
Sono Stefano Cappellini, attuale direttore ad interim di Repubblica, e l’autorevole editorialista Paolo Mieli che aiutano Lavitola nella stesura di un testo, corretto pure da Ranucci, da mandare alla società di sondaggi con tutti i temi da approfondire attraverso domande. E, in base a quanto dedotto dalla procura, il “finto” attentato avrebbe fatto parte del piano per creare il clima più adatto a fare scendere in campo Ranucci.
Atto intimidatorio ma mai per porre in pericolo l’incolumità del giornalista
“Finto” perché, secondo la gip, l’attentato è stato «commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico». Se infatti «lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato, è indubbio che nell’ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista».
Una delle domande chiave è: Ranucci sapeva? Secondo l’ordinanza «non ci sono elementi» che provano un qualsiasi «accordo tra Lavitola e il giornalista», che quindi è da considerare come una «vittima di manipolazione».
Lavitola avrebbe «dato mandato a Clesio Tavares di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci». Come emerge dalle carte, il 7 settembre 2025 Lavitola andò a trovare Ranucci nella sua casa di Pomezia e fece un primo sopralluogo; il 15 settembre 2025 Lavitola con Tavares partecipò a un secondo sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci per mostrare i luoghi al suo braccio destro, a cui è stato affidato l’incarico di trovare gli uomini che potessero mettere in atto il piano.
I soggetti idonei allo scopo e l’auto Renault Mégane
«Tavares individua D’Avino, Mutone, De Filippis e Passariello quali soggetti idonei allo scopo. E poi pone a disposizione del gruppo l’auto Renault Mégane, intestata a Tuorto Pasquale (padre della sua compagna Tuorto Gelsomina) per un secondo sopralluogo il 10 ottobre 2025, sei giorni prima dell’attentato, con D’Avino, Mutone e De Filippis».
L’esplosione delle ore 22.17 del 16 ottobre 2025
Passariello si procura la Fiat 500X nera, noleggiandola presso la Manda rent di Colucci Carmine. Sarà l’auto usata poi da tutta la banda, partendo il 16 ottobre 2025 dal comune di Avella (Avellino) per arrivare a Pomezia sotto casa Ranucci alle ore 22.04, e, dopo l’esplosione delle ore 22.17, ripartire verso Avella. «Passariello e Mutone sono quelli che fisicamente posizionano e fanno deflagrare l’esplosivo davanti a casa Ranucci».
Le videocamere e due apparecchi installati sulla statale 148 Pontina
Dall’esame delle videocamere nelle vie circostanti e grazie ad alcune testimonianze è stata subito individuata la Fiat 500X nera come auto usata per il crimine. Mancava, però, la targa. Sono quindi venuti in soccorso «due apparecchi targatori installati sulla ss 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per altro procedimento, che consentivano di risalire alla targa della 500». È partita quindi la fase di accertamenti sul veicolo. Dopo un controllo di routine è stato posizionato sull’auto un segnalatore gps per capire chi aveva in uso quella macchina. Si è risaliti a Passariello Antonio, e dunque a tutti i membri della banda.
Lavitola arrestato per l’attentato a Ranucci
È stato arrestato e portato in carcere Valter Lavitola: il faccendiere, imprenditore ed ex giornalista, è accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci (i due sono amici), avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 sotto l’abitazione del conduttore di Report a Pomezia. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine della Procura in cui si contesta anche il metodo mafioso. Nell’ordinanza si legge che l’attentato è stato commissionato da Lavitola «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato « in ambito politico». Per l’agguato dinamitardo, che non aveva provocato vittime ma solo danni materiali, erano già stati fermati i quattro presunti esecutori materiali. Secondo la Procura il tramite tra Lavitola e il commando sarebbe stato Gomes Clesio Tavares: anche nei suoi confronti è stato chiesto l’arresto. L’uomo, conosciuto da Lavitola nel 2015 durante una comune detenzione nel carcere di Secondigliano a Napoli, è latitante in Africa.

Ex Ilva, da Federacciai via libera a Gozzi per verificare manifestazione di interesse
Il consiglio di presidenza di Federacciai ha ascoltato la relazione del presidente Antonio Gozzi sulla vicenda dell’ex Ilva di Taranto e sull’eventuale coinvolgimento delle imprese siderurgiche italiane nell’iniziativa finalizzata alla ripresa e al rilancio degli impianti non interessati dal blocco dell’area a caldo conseguente all’ordinanza della Corte d’Appello di Milano. Il consiglio di presidenza, si legge ancora in una nota, ha dato mandato a Gozzi di trasmettere agli enti competenti, in nome e per conto di un gruppo di aziende che hanno già manifestato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa, e di quelle che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni, una manifestazione di interesse subordinata alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale. Il consiglio gli ha inoltre dato mandato di verificare con il governo l’esistenza di tali condizioni.
Individuato nel lago di Vico il corpo del marito della ministra Roccella
È stato individuato il corpo di Luigi Cavallari, marito della ministra Eugenia Roccella, che il 27 giugno si era tuffato nelle acque del lago di Vico durante una gita in barca con la moglie, senza più riemergere. Le operazioni di ricerca del corpo dell’84enne Cavallari, durate quasi 40 giorni, sono state complicate da bassa visibilità e fango, alghe e melma sul fondo del bacino, che si trova nel Viterbese.
Mario Adinolfi resta ai domiciliari con braccialetto elettronico
Mario Adinolfi rimane agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame rigettando l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei confronti del giornalista e leader del Popolo della Famiglia, accusato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. I legali di Adinolfi, che avevano richiesto di annullare la misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma, valuteranno ora se fare ricorso in Cassazione.
Perché Adinolfi è finito agli arresti domiciliari
Adinolfi è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto».
Dodici indagati per gli scontri a Bologna dopo la morte di Fakir
La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo con 12 indagati per gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine scoppiati la sera del 20 luglio davanti alla Prefettura, durante la manifestazione organizzata dopo la morte di Abderrahim Fakir, deceduto il giorno prima nel rione Pilastro durante un fermo della polizia. Ipotizzati a vario titolo i reati di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento e lesioni. Tra gli indagati anche un 20enne arrestato la sera dei disordini: il giovane era stato fermato in flagranza, poi il giudice ne aveva disposto la scarcerazione applicando il divieto di dimora nell’intera città metropolitana di Bologna. Andrà a processo il 9 settembre.
No Tav, chiesta la custodia cautelare in carcere per due fermati
La procura di Torino ha chiesto al gip la custodia cautelare in carcere per i due 25enni tedeschi arrestati dalla Digos in flagranza differita il 26 agosto, in quanto ritenuti responsabili – in concorso con altri soggetti in corso di identificazione – dei reati di devastazione aggravata e resistenza a pubblico ufficiale aggravata in occasione degli scontri con le forze di polizia avvenuti il giorno precedente nel cantiere dell’Alta-Velocità a Chiomonte, in Val di Susa. La richiesta del carcere per i due No Tav, che sono stati trovati con occhiali, guanti e impermeabili neri, probabilmente utilizzati per travisarsi prima di assaltare il cantiere, è basata su «sussistenti esigenze cautelari che ne rendono necessaria l’applicazione».
Ex Ilva, Corte d’Appello di Milano: «Area a caldo da chiudere entro 90 giorni»
La corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, cioè il cuore produttivo dell’acciaio dello stabilimento, deve essere chiusa entro 90 giorni, condizionando la ripartenza alla completa bonifica dell’asbesto e alla riduzione delle emissioni sottili. I giudici hanno quindi accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia, sostenendo che gli impianti mettono a rischio la salute dei cittadini e compromettono l’ambiente. «Non va sottaciuto che gli impianti Ilva e il sistema produttivo sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo ammaloramento dello stabilimento», hanno scritto i magistrati, ritenendo che tutti gli accorgimenti e le misure messe in atto dall’azienda per scongiurare il rischio di malattie legate all’inquinamento e i ritardi nella realizzazione dei vari interventi non hanno contrastato adeguatamente il pericolo dei danni alla salute collettiva generato da «svariate e individuate sostanze nocive».
Stop dei treni a Firenze, Italia nuovamente divisa in due
Italia nuovamente divisa in due a causa del blocco alla circolazione ferroviaria nel nodo di Firenze, tra le stazioni di Campo di Marte e Rifredi e Campo di Marte-Santa Maria Novella, per i lavori di sostituzione del cavalcaferrovia di Ponte al Pino. Alla presenza del ministro dei Trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini è stata conclusa, nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 luglio 2026, l’operazione di varo dell’infrastruttura. Il nuovo impalcato, del peso di circa 550 tonnellate, è stato posizionato in un’unica soluzione mediante una gru da 2 mila tonnellate, uno dei più grandi mezzi di sollevamento impiegati a livello internazionale per interventi infrastrutturali di questa tipologia. Il completamento del varo rappresenta una tappa fondamentale dell’intervento di sostituzione del ponte, opera strategica per il miglioramento della mobilità cittadina e per l’efficientamento della circolazione ferroviaria regionale e nazionale che attraversa il nodo di Firenze.
Navette e bus gratuiti per raggiungere Santa Maria Novella
Al momento i disagi per i passeggeri sono abbastanza contenuti. Appena arrivato a Campo di Marte, da Sud, chi viaggia sull’Alta velocità viene dirottato dal personale di Trenitalia sulle navette per la stazione di Santa Maria Novella, con un servizio potenziato rispetto a due settimane prima. Rafforzato anche il servizio informazioni destinato ai pendolari dei treni regionali che, insieme ai passeggeri di Italo, vengono indirizzati verso la vicina via Masaccio dove ad attenderli c’è un bus gratuito per trasportarli fino alla fermata della tramvia, da cui poi proseguire verso Santa Maria Novella.
Fermati antagonisti stranieri per gli assalti ai cantieri della Tav
Quattro antagonisti di nazionalità straniera, probabilmente appartenenti al cosiddetto Blocco Nero, sono stati fermati dalle forze dell’ordine nell’ambito delle violenze avvenute sabato 25 luglio 2026 ai cantieri della Tav in Val di Susa. Le loro posizioni sono al vaglio degli inquirenti e al momento non si conoscono le accuse. Le indagini sull’accaduto, coordinate dalla procura di Torino guidata da Giovanni Bombardieri, ipotizzano al momento il reato di devastazione, ma non si esclude che ai singoli possano essere contestati successivamente anche altri reati. Il capo della polizia, Vittorio Pisani, è arrivato lunedì mattina in Val di Susa insieme al questore di Torino, Massimo Gambino, e al prefetto, Donato Cafagna. Faranno insieme un sopralluogo sul posto con anche la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Inchiesta Equalize, chiesto il rinvio a giudizio per 74 indagati
La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per 74 degli 81 indagati nella maxi inchiesta Equalize su dossieraggi e accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine. Tra loro figurano Leonardo Maria Del Vecchio, il banchiere Matteo Arpe, il fratello di Filippo Tortu, Giacomo, manager di multinazionali e vari avvocati di diversi studi legali internazionali che si sarebbero rivolti alla società per svolgere controlli attraverso pratiche ritenute illecite a persone di loro interesse. Ad aprile i pm milanesi avevano già chiesto il processo per Enrico Pazzali, che sarebbe stato a capo dell’associazione per delinquere, e altre 13 persone (tecnici informatici e appartenenti alle forze dell’ordine) accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati informatici, come l’accesso abusivo a banche dati sensibili come lo Sdi, Serpico e Punto Fisco. Sono oltre 832 in totale le persone offese, presunte vittime degli spionaggi, tra cui Ricky Tognazzi, Alex Britti, Selvaggia Lucarelli, Fabrizio Corona, Marcell Jacobs (lo spionaggio sarebbe stato commissionato dal fratello del compagno di staffetta Tortu), Stefano Boeri e Paolo Scaroni. Questa seconda richiesta di rinvio a giudizio sarà valutata da un gup, dopo essere stata riunita alla prima tranche. L’inizio dell’udienza preliminare dovrebbe essere a ottobre.
Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio
Alla vigilia della sentenza per il crollo del ponte Morandi e a quasi otto anni dal disastro avvenuto il 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone, Autostrade per l’Italia – che da allora ha cambiato management – ha finalmente rotto il silenzio. Il Corriere della Sera ha infatti pubblicato una lettera aperta firmata dall’attuale amministratore delegato Arrigo Giana, in cui si legge: «Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della giustizia verso la verità».

Nella lettera, Giana ricorda lo sgomento di quel giorno: «Ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova». E poi: «Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo».

Giana: «Abbiamo lo stesso desiderio di verità dei familiari delle vittime»
Giana sottolinea poi che Autostrade per l’Italia non è la stessa di allora. Oggi infatti c’è «una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori». Nella lettera, in cui Giana afferma che l’azienda ha «lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani», si legge poi: «Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre 10 mila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore».
Omicidio di Saman Abbas, definitive le condanne per i familiari
Sono diventate definitive le condanne all’ergastolo per i genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini della vittima Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Definitiva anche la pena di 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain. La decisione è arrivata dopo che la Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati per l’omicidio della 18enne pachistana uccisa a Novellara, nel Reggiano, nella primavera del 2021. Secondo l’accusa, la giovane fu assassinata per essersi opposta a un matrimonio combinato e per aver intrapreso uno stile di vita ritenuto incompatibile con le tradizioni familiari. Nei confronti degli imputati erano state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.
Denunciato il militante di Futuro Nazionale che ha picchiato un migrante a San Benedetto del Tronto
Giuseppe Barboni, imprenditore e militante di Futuro Nazionale che aveva buttato a terra e picchiato un cittadino iracheno a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), peraltro postando sulla propria pagina Facebook il video di quanto accaduto, è stato denunciato dalla vittima dell’aggressione. Il migrante, malmenato da Barboni perché stava occupando indebitamente una strada di San Benedetto del Tronto, bloccando il traffico con la sua bicicletta, assieme alla denuncia ha presentato un certificato con 14 giorni di prognosi: con ogni probabilità la procura di Ascoli Piceno aprirà un fascicolo contro il militante di Futuro Nazionale per lesioni personali.
Chi è il vannacciano Giuseppe Barboni
Barboni, 38 anni, è figlio di un avvocato e nipote di un ex senatore di Forza Italia. Vicecampione italiano master di lotta greco-romana nella categoria oltre i 100 chili (ma pratica anche arti marziali miste, jiu-jitsu brasiliano, pugilato e judo), si definisce un «imprenditore del lusso» con la sua società Luxury Private Group, che offrirebbe – il condizionale è d’obbligo – a facoltosi clienti viaggi su jet privati, ville e yacht. Ex ufficiale di Marina, Barboni era stato persino inserito nel 2022 da Forbes tra i primi 100 manager italiani ed è molto attivo sui social, dove nel corso degli anni ha pubblicato foto con star del calibro di Robert De Niro e Sharon Stone. Ma anche con l’ambasciatore statunitense Tilman Fertitta e i ministri Matteo Salvini e Guido Crosetto. Vannacciano con tanto di tessera e personaggio noto anche per le sue ospitate a La Zanzara, nei mesi scorsi Barboni aveva tentato di candidarsi a sindaco di San Benedetto del Tronto. Senza appoggi di rilievo nella destra locale, aveva deciso di correre da solo creando la lista “Tolleranza 0”. Arrivando a coinvolgere a sua insaputa persino il cardinale Pietro Parolin, dal quale era riuscito ad avere un saluto video destinato ai suoi concittadini, spacciato per endorsement politico. Peccato che il Segretario di Stato Vaticano si sia poi dissociato pubblicamente da Barboni, il quale poi si è arreso rinunciando alla candidatura.
Caso Regeni, sentenza a fine settembre: chiesti un ergastolo e tre condanne a 17 anni
È stata fissata per il 28 settembre, nell’aula Occorsio di piazzale Clodio a Roma, l’ultima udienza del processo per il rapimento e la morte di Giulio Regeni, sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato poi senza vita il 3 febbraio successivo, con segni di torture sul corpo. Per quella data è prevista la sentenza di primo grado. Alla sbarra quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani: il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha sollecitato un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di carcere.
Ranucci sporge denuncia per diffamazione aggravata e rivelazione di segreto di ufficio
Mentre continuano le indagini, la vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci si arricchisce di un nuovo capitolo. Come ha fatto sapere il suo legale Roberto De Vita, il conduttore di Report «ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata e altri reati» in relazione «alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un “finto attentato” e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità».
L’esposto della redazione di Report per rivelazione di segreto di ufficio
Non solo: De Vita ha inoltre reso noto che Ranucci, assieme ai giornalisti Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini Luca Chianca e altri della redazione di Report hanno sporto denuncia e querela per rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo per la pubblicazione su alcune testate di «notizie ed estratti di atti, coperti dal segreto di indagine ed in particolare di contenuti di intercettazioni telefoniche, di brogliacci e di verbali di sommarie informazioni testimoniali, relative all’indagine ancora in corso» sull’attentato dinamitardo di ottobre 2025. La denuncia, ha spiegato il legale, «non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti, ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto».
Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola
Secondo la Procura di Roma, i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci hanno ricevuto una somma compresa tra 5 e 10 mila euro, versata in contanti o attraverso viaggi pagati. È quanto emerge dalle indagini.
I pagamenti ai bombaroli e le intercettazioni
I presunti membri del commando sono stati arrestati il 30 giugno 2026: Pellegrino D’Avino (indicato come colui che avrebbe procurato l’esplosivo), Antonio Passariello e Saverio Mutone sono in carcere, mentre per Marika De Filippis (compagna di D’Avino) sono stati disposti i domiciliari. Quest’ultima avrebbe partecipato a un sopralluogo davanti alla casa del conduttore di Report. Ai quattro vengono contestati i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante di avere agito con modalità mafiose. Come riporta Il Messaggero, Passariello ha riferito di aver ottenuto circa 300 euro e Mutone 1.000 euro. Per D’Avino e De Filippis è stato documentato un viaggio in Sicilia interamente pagato. In alcune conversazioni intercettate, uno dei presunti esecutori materiali avrebbe parlato delle istruzioni ricevute dai mandanti.

Resta ancora da invidivuare il movente
La Procura di Roma ha individuato in Valter Lavitola il mandante dell’attentato: secondo la ricostruzione investigativa, il faccendiere (molto amico di Ranucci) avrebbe organizzato l’operazione attraverso il collaboratore Gomes Clesio Tavares, che avrebbe svolto il ruolo di intermediario coi bombaroli. Nei giorni scorsi è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione del cittadino camerunense, che al momento si trova in Africa. Stando a quanto emerso, anche Lavitola si preparava a partire per il Camerun: da qui l’accelerata all’operazione da parte degli investigatori. Resta ancora da individuare il movente.

La foto di Clesio Tavares con D’Avino e Passariello
A proposito di Gomes Clesio Tavares e i suoi rapporti con i presunti esecutori materiali dell’attentato dinamitardi, Il Fatto Quotidiano ha individuato, tra i contenuti pubblicati su TikTok da Passariello, una fotografia del 22 luglio 2024 in cui compare assieme a D’Avino e allo stesso collaboratore di Lavitola.

Attentato a Ranucci, perquisita l’abitazione del factotum di Lavitola
Nell’ambito delle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione di Gomes Clesio Tavares, factotum del presunto mandante Valter Lavitola: l’uomo, ritenuto l’intermediario con la banda che ha piazzato l’ordigno all’esterno della casa del conduttore di Report, si trova al momento in Camerun. Clesio Tavares convive nell’abitazione perquisita assieme alla compagna, che è stata ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti.

Lavitola stava per partire per l’Africa
Intanto emergono nuovi sviluppi riguardanti Lavitola: il presunto mandante dell’attentato a Ranucci, a cui è legato da un rapporto di amicizia, era pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa. Il faccendiere aveva infatti già acquistato il biglietto aereo e la perquisizione della sua abitazione, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc, è scattata dopo che gli investigatori lo hanno visto uscire di casa con un trolley.
Rai sospende le repliche estive di Report
Intanto, «in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci», la Direzione Approfondimento della Rai «ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico».
Saluti romani al corteo per Ramelli: confermate 23 assoluzioni
La Corte d’Appello di Milano ha confermato le assoluzioni di 23 militanti di estrema destra imputati per aver fatto saluti romani e risposto alla chiamata del “presente” al corteo che si era tenuto il 29 aprile 2019 in memoria di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso a 19 anni da un commando di Avanguardia Operaia nel 1975. I giudici di secondo grado hanno stabilito che «il fatto non sussiste».
La Procura di Milano aveva fatto ricorso ad aprile del 2025
La Procura di Milano aveva presentato ricorso in appello ad aprile del 2025, dopo la sentenza di primo grado che aveva assolto i 23 imputati perché chiamata del “presente” e il saluto romano, messi in atto da un migliaio di persone, non rappresentavano una «condotta potenzialmente idonea alla ricostituzione del partito fascista», ma solo un «omaggio e ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche». Da qui la non applicabilità della Legge Scelba. I cortei dei militanti di estrema destra per Ramelli a Milano, come quella in ricordo dei morti di Acca Larentia a Roma, si tengono ogni anno. Nella continua altalena tra condanne e assoluzioni per le parate neofasciste, in un processo relativo al corteo del 2018 sono arrivate invece condanne (quattro mesi) per 13 militanti.
Caso dei “30 secondi”, condannato il sindacalista che molestò una hostess
La Corte d’Appello di Milano nel secondo grado bis ha condannato a un anno e due mesi Raffaele Meola, imputato per violenza sessuale nel processo scaturito dalla denuncia di una hostess, Barbara D’Astolto, che raccontò nel 2018 di aver subito abusi a Malpensa dall’ex sindacalista, che lavorava all’aeroporto lombardo, durante un incontro fissato per una vertenza. I giudici hanno anche riconosciuto a carico dell’imputato una provvisionale di risarcimento a favore della vittima da 10 mila euro.

Il caso aveva suscitato forti polemiche
Meola era stato assolto in primo e secondo grado Meola perché – avevano scritto i giudici nelle sentenze – D’Astolto avrebbe potuto opporsi nei 30 secondi di durata della molestia. Poi, la Cassazione, dopo un ricorso del pg Angelo Renna (che aveva chiesto due anni per Meola), ha annullato con rinvio l’ultimo verdetto per il nuovo giudizio. Il «ritardo nella reazione» della vittima, ovvero «nella manifestazione del dissenso» è «irrilevante» per la configurazione della violenza sessuale, aveva scritto a febbraio del 2025 la Cassazione, motivando l’annullamento con rinvio della doppia assoluzione. Le motivazioni del verdetto di oggi saranno depositate tra 90 giorni.
D’Astolto: «Ho pagato un prezzo molto alto»
«C’è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto», ha dichiarato D’Astolto. «Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri». Il suo legale ha parlato di «sentenza spartiacque».
Prima condanna per gli insulti social a Liliana Segre
Si è chiuso a Milano il primo processo derivato da uno dei filoni di una maxi inchiesta sugli insulti social a Liliana Segre: il procedimento vedeva imputate otto persone in totale, accusa di diffamazione aggravata dall’odio razziale alla senatrice sopravvissuta alla Shoah. Un imputato, l’unico che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 4 mesi con pena sospesa e a un risarcimento di 1.500 euro. Per un secondo imputato, invece, sono stati disposti 12 mesi di lavori di pubblica utilità alla Caritas, il versamento di 300 euro alla Fondazione Memoriale della Shoah e un percorso psicologico. Nelle scorse udienze alcuni imputati si erano scusati con delle lettere e avevano fatto pervenire risarcimenti, versati sempre al Memoriale della Shoah, con somme dai 500 fino ai 2 mila euro. Passaggi che avevano portato alla remissione delle querele da parte di Segre. Altri, invece, tra cui l’imputato in udienza oggi, sono stati ammessi all’istituto della messa alla prova: per l’unico che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato è arrivata appunto la condanna.
Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
È iniziata l’analisi di quanto sequestrato al faccendiere Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, che continua a difenderlo: gli inquirenti hanno acquisito in particolare sette manoscritti, appunti di Lavitola, tre telefonini e due pen drive che erano nella disponibilità dell’imprenditore. A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari.

Lavitola ha respinto l’accusa di essere il mandante
Davanti ai pm che lo hanno convocato per l’interrogatorio, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha reso dichiarazioni spontanee, respingendo le accuse e sostenendo di non avere idea di quale possa essere stato il movente. Per quanto riguarda la sua presenza sul luogo dell’attentato dinamitardo un mese prima dei fatti, Lavitola ha spiegato che andava spesso a trovare Ranucci, in virtù del rapporto di amicizia col conduttore di Report. «Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente»: sarebbero state queste le sue parole.

Ranucci ha rivendicato l’amicizia con Lavitola
«Non mi pento del rapporto di amicizia con Lavitola. Mi sembra che nel Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria». È quanto detto da Ranucci a Esperia, facendo una distinzione tra rapporto personale e collaborazione professionale. Interpellato sull’attendibilità giornalistica di Lavitola, Ranucci lo ha poi definito «un po’ una scatola nera del Paese», ribadendo insomma che, nel corso degli anni, il faccendiere è diventato un’importante fonte. Dopo aver saputo dell’indagine su Lavitola, Ranucci aveva detto pubblicamente di considerarlo «un amico vero» e che «non avrebbe mai voluto fare del male» a lui e alla sua famiglia. Il giornalista ha inoltre spiegato di aver conosciuto Lavitola nel 2019, dopo alcune inchieste fatte da Report sul suo conto e di frequentare spesso il ristorante romano “Cefalù Bistrò di Pesce”, di sua proprietà. Per ora non è prevista una nuova convocazione in procura per essere ascoltato come testimone. L’ipotesi di Ranucci è che l’attentato sia stato organizzato da qualcuno che voleva impedire che a Report arrivassero delle informazioni.

Il ruolo del factotum camerunense di Lavitola
Assieme a Lavitola è indagato anche Clesio Tavares Gomes, cittadino camerunense da anni dipendente del ristorante del faccendiere e suo «factotum», accusato di essere l’intermediario che ha reclutato il commando contro Ranucci. I cinque presunti esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis) sono stati tutti arrestati. Subito dopo l’attentato, Tavares Gomes è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. «Sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit», avrebbe spiegato Lavitola.
Restano tanti dubbi e manca il movente
Nel frattempo restano tanti i dubbi attorno all’attentato. Lavitola è sospettato di essere il mandante e a corroborare tale ipotesi ci sono delle intercettazioni di telefonate con Tavares Gomes. Tuttavia il faccendiere è effettivamente amico di Ranucci e progettava di farlo entrare in politica, addirittura – ha ricostruito Repubblica – nelle vesti di capo di un’eventuale coalizione del campo largo. Insomma, manca il movente. «E quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta», avrebbe detto Lavitola a Ranucci durante una cena, accostandosi a uno dei più fidati consiglieri politici di Silvio Berlusconi. Questa parte della storia è stata confermata dal faccendiere a La Verità. Parlando col Corriere della Sera, Ranucci ha detto di essere a conoscenza del progetto, smentendo però la volontà di candidarsi.



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