Nuova ondata di attacchi dell’Iran contro i Paesi del Golfo: le sirene di allarme missilistico hanno suonato nelle prime ore del mattino a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e in Kuwait. «Le difese stanno attualmente rispondendo alle minacce di missili e droni provenienti dall’Iran», ha scritto su X il ministero della Difesa di Riad. Distrutti due droni nella regione orientale degli Emirati, ricca di petrolio. Il Kuwait ha invece abbattuto sei velivoli senza pilota partiti dall’Iran. Un morto e diversi feriti in una zona residenziale di Manama, in Bahrein. I Guardiani della rivoluzione hanno poi annunciato di aver colpito la base aerea americana di Al-Harir, nel Kurdistan iracheno, verso la quale erano stati indirizzati cinque missili.
Iran launched strikes on Manama, Bahrain, hitting a residential high-rise and killing at least one person, with several injured. pic.twitter.com/xnlaI4Wv7e
I Pasdaran: «Siamo noi a decidere la fine della guerra»
Dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che nella prima conferenza stampa dall’inizio del conflitto aveva parlato di una guerra che «finirà molto presto», sono arrivate le risposte del governo di Teheran e dei Guardiani della rivoluzione. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto all’emittente statunitense PBS News che l’Iran è pronto a continuare gli attacchi missilistici e che i negoziati con gli Stati Uniti non sono più all’ordine del giorno. Così i Pasdaran: «Siamo noi a decidere la fine della guerra. Lo stato futuro della regione è ora nelle mani delle nostre forze armate. Non saranno gli americani a porre fine alla guerra». Intanto gli Usa e Israele continuano a martellare Teheran, in Iran: come riporta Al Jazeera almeno 40 civili sarebbero stati uccisi nei raid aerei effettuati nella notte, che hanno colpito zone residenziali della città.
Abbas Araghchi (Ansa).
Schierato in Turchia il sistema di difesa missilistico Patriot
Dopo che il 9 marzo un missile iraniano è stato intercettato dai sistemi di difesa aerea Nato mentre era diretto sullo spazio aereo turco, il sistema di difesa missilistico Patriot è stato montato ed è ora operativo nella base dell’Alleanza atlantica di Malatya, nel sud del Paese. Lo ha annunciato il ministero della Difesa turco. Un primo missile di Teheran (forse diretto a Cipro) era stato intercettato il 4 marzo, sempre nella zona meridionale della Turchia. Ankara non ha concesso l’utilizzo del proprio spazio aereo e delle basi per operazioni militari Usa.
Non si placano i toni sul referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026. Al centro delle polemiche ci sono ora le dichiarazioni della capo di gabinetto del ministro della Giustizia Giusi Bartolozzi che, in un’intervista sulla tv siciliana Telecolor, ha così affermato: «Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci. Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione». Parole che non sono andate giù all’Anm, l’Associazione nazionale magistrati, che ha chiesto di abbassare i toni come già fatto in precedenza dal presidente della Repubblica Mattarella.
L’Anm: «Toni e argomentazioni inaccettabili»
Così in una nota la Giunta esecutiva centrale dell’Anm: «In queste ultime settimane abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a più riprese da esponenti politici, anche di altissimo profilo. L’appello all’abbassamento dei toni che è stato rivolto a tutte le parti in causa dalla più alta carica dello Stato era, e ancora di più oggi, è assolutamente opportuno. Per cui, anche se il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro Paese, continueremo a mantenere inalterata la nostra linea».
Nordio: «Si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati»
Sulla vicenda è intervenuto anche il Guardasigilli: «Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso, quell’affermazione è apparsa un attacco all’intera magistratura. Come è chiaro a chiunque in buona fede, la riforma non indebolisce in alcun modo la magistratura né intende attaccare i magistrati, bensì punta a restituire loro prestigio e autorevolezza. Il mio capo di gabinetto ha già chiarito che si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati e sicuramente non avrà alcuna difficoltà a scusarsi per parole che sono certo non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura, di cui, tra l’altro lei stessa fa parte».
Il Commissario straordinario del Comune di Salerno, con i poteri della Giunta, ha approvato la delibera relativa alla programmazione della stagione lirica e di balletto 2026 del Teatro “Giuseppe Verdi”. Un passaggio importante che conferma l’impegno dell’amministrazione nel sostenere e valorizzare una delle istituzioni culturali più prestigiose della città. L’approvazione della delibera rappresenta motivo di soddisfazione e orgoglio per l’intera comunità salernitana, che potrà continuare a vivere e condividere momenti di cultura, bellezza e tradizione. Dalla Regione Campania sono infatti giunte risorse pari a 2 milioni di euro, destinate alla realizzazione del programma di lirica e concerti per l’anno 2026. Dalla deliberazione, approvata dal commissario prefettizio Vincenzo Panico, emerge che «l’Amministrazione comunale intende realizzare per l’anno 2026 una programmazione di opere liriche, balletti, concerti, musical e altri eventi culturali di ragguardevole spessore artistico, al fine di replicare il grande successo ottenuto nella scorsa stagione musicale». Nel mese di gennaio 2026, con un provvedimento a firma dell’allora sindaca facente funzioni Paky Memoli, è stato affidato al maestro Daniel Oren l’incarico di direttore artistico del Teatro municipale “Giuseppe Verdi”, alle stesse condizioni già stabilite per l’anno 2025. Il programma predisposto da Oren prevede sei opere liriche, tratte dal repertorio tradizionale e caratterizzate da titoli di grande valore culturale e storico, due balletti di danza classica e due concerti, ovvero il Concerto di Natale e il Concerto di Capodanno del 1° gennaio 2027. È inoltre prevista, anche per il 2026, una nuova edizione della rassegna “Musica d’Artista”, che si svolgerà in concomitanza con l’evento “Luci d’Artista”. “Musica d’Artista”, in programma nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2026, sarà una rassegna di grandi appuntamenti musicali che spazieranno dalla lirica ai grandi concerti pop fino ai musical. Tra gli eventi in calendario figura “Infiniti Mondi. Viaggio nella poetica di Fabrizio De André”, a cura della Fondazione “Tempi Moderni”, che ha inserito nel programma anche la decima edizione della rassegna “Racconti del Contemporaneo”, riservando alla sezione Incontro – Lectio l’evento musicale “Bread of Angels” con l’artista Patti Smith, previsto al Teatro municipale “Giuseppe Verdi” con ingresso gratuito. L’associazione “De Art Progetti” ha invece proposto all’Amministrazione la quarta edizione del “Premio Salerno Jazz”, evento che vedrà la partecipazione di numerosi artisti, anche di fama internazionale, con l’obiettivo di valorizzare i talenti salernitani e favorire il confronto con alcune delle più importanti star del panorama jazzistico. Il piano dei costi per la realizzazione dei due eventi sarà coperto dal Comune per 75 mila euro, mentre le ulteriori spese saranno sostenute dalle associazioni proponenti attraverso bigliettazione, sponsorizzazioni e fondi propri. L’organizzazione e la direzione artistica delle iniziative saranno affidate alle stesse associazioni promotrici. Intanto il direttore artistico Daniel Oren, per consolidare i risultati raggiunti e garantire continuità alle attività musicali già avviate, ha segnalato la necessità di individuare un segretario artistico dotato di comprovata professionalità ed esperienza nel campo della musica lirico-sinfonica, proponendo di rinnovare, anche per la stagione 2026, la collaborazione con il professor Antonio Marzullo.
Tensioni da stemperare, voglia di ricompattarsi, ma soprattutto quel tendersi la mano va visto ora come un utile ed importante indicatore in vista di un futuro che, si spera, possa essere roseo per la Salernitana soprattutto dopo la vittoria contro il Latina.
Eppure quanto accaduto nel post gara proprio contro i laziali all’uscita del calciatore Tascone invita tutti ad una riflessione immediata.
Il più arrabbiato è il tifoso storico Salvatore Orilia, presidente del Salerno club 2010, che dopo quanto accaduto si schiera apertamente con i tifosi proprio sull’episodio accaduto. <Il momento è particolare. il fatto increscioso – dice Orilia.
Ma cosa è accaduto, presidente?
<Da chi era presente dove solitamente escono i calciatori dopo gara, visto che io solitamente quando finisce la gara vado via subito, un giovane tifoso granata avrebbe chiesto al centrocampista solo una foto da autografare. Tascone forse nervoso non avrebbe risposto. E’ intervenuto il papà del giovane facendogli notare, a quel punto, come lui, Tascone non si stesse esprimendo nelle gare fin qui disputate come tutti noi tifosi ci aspettavamo dal suo arrivo a Salerno>
E poi cosa è successo?
<La discussione stava degenerando, si è animata parecchio in questo battibecco ma posso dire tranquillamente che non ha sbagliato il tifoso. E aggiungo anche che non è la prima volta che Tascone o qualche altro suo compagno di squadra si confrontano in questo modo con i tifosi al termine delle partite. La società potrebbe fare uscire gli atleti da un altro varco ed evitare che ci siano i tifosi
Allora, presidente, tornando all’episodio post Latina Tascone non è stato insultato?
Assolutamente no. E poi vorrei dire al direttore sportivo Faggiano che è intervenuto che deve essere calmo e non togliersi la giacca e iniziare la discussione con il tifoso per difendere Tascone. Doveva mettere pace e non andare avanti. Anche perchè se stiamo a questo punto del campionato, con una squadra che non riesce a dare quello che noi tifosi ci aspettavamo è anche colpa sua con questi calciatori che ha anche portato nel mercato di gennaio
Ed ora cosa succederà dopo questo episodio increscioso?
<Speriamo niente anche se il tifoso è stato identificato dalle forze dell’ordine e potrebbe scattare il Daspo per lui. Quello che preoccupa di più alla fine di tutto è che non abbiamo una società che è vicina alla squadra ed anche alla tifoseria. Tutto qui>
La Federazione italiana tennis e padel ha i bilanci che grondano di ricavi (soprattutto grazie alla organizzazione degli Internazionali di Roma e delle Atp Finals a Torino) e quindi di surplus da investire qua e là, non essendo una società di lucro che accumula utili. Ma l’Italia, diciamo così, non era abituata a una federazione sportiva che, a questo punto, si muove quasi come un fondo di venture capital: nell’estate del 2025 il presidente Angelo Binaghi ha messo sul piatto una trentina di milioni di euro (6 all’anno) per assicurare a SuperTennis (la piattaforma audiovisiva della Federtennis) i diritti tivù esclusivi degli Us Open per cinque anni; sempre la Federtennis è coinvolta, con un investimento attorno ai 5 milioni di euro, nella cordata che porterà la Sae a rilevare il quotidiano La Stampa per una cifra complessiva attorno ai 45 milioni di euro; infine, la Federtennis, a fine febbraio, avrebbe comprato i diritti del torneo Atp di Bruxelles (che si giocava in ottobre) per 24 milioni di dollari, versando poi altri 2,5 milioni di dollari di diritti alla Atp, per trasferire il torneo in Italia, e in particolare a Milano, a giugno dal 2028.
Valore della produzione in crescita continua
Va riconosciuta al 65enne Binaghi, che presiede la Fitp dal 2001, la capacità di promuovere una rifondazione nella governance federale, nonché un processo di trasformazione in chiave aziendale della gestione, a partire dall’organizzazione degli Internazionali d’Italia a Roma. E questa visione ha portato la Federazione a raggiungere, nel 2025, un valore della produzione di 230 milioni di euro, in crescita del 10 per cento rispetto ai 209 milioni del 2024, e con stime per il 2026 che portano a superare i 250 milioni di euro. Una cavalcata pazzesca, se si considera che 20 anni fa la Federtennis aveva ricavi annui inferiori ai 50 milioni, e che solo nel 2021 erano di poco superiori a 100 milioni di euro.
Il 75 per cento del fatturato arriva dai tornei internazionali
La spinta, come detto, arriva dalla organizzazione di manifestazioni internazionali (in particolare Roma, Atp Finals a Torino, Coppa Davis a Bologna) da cui origina oltre il 75 per cento del fatturato. Nel 2024, ultimo bilancio pubblicato disponibile, da questa voce sono arrivati 157 milioni di euro e nel 2025 si supereranno i 170 milioni. Sempre nel 2024 i contributi pubblici da Sport e salute sono ammontati a 13,3 milioni, mentre le quote di iscrizione dagli associati pesano per 33,7 milioni di euro.
Jannik Sinner con il trofeo delle Atp Finals 2025 (Ansa).
Pubblicità e sponsorizzazioni, invece, restano molto basse: appena 1 milione di euro dai fornitori ufficiali (Joma e Bmw su tutti) e circa 3 milioni dagli sponsor istituzionali (Joma e Italgas principalmente). Oltre l’80 per cento del valore della produzione è reinvestito per lo sviluppo del settore tennis e padel, con 182 milioni nel 2024 che arriveranno oltre quota 200 milioni nel 2025.
Frecce tricolori al Foro Italico (Ansa)
La sola organizzazione degli Internazionali di tennis di Roma costa quasi 40 milioni di euro all’anno, mentre le Nitto Atp finals di Torino comportano per la Federtennis un esborso attorno ai 60 milioni di euro. Per ospitare, infine, le finali di Coppa Davis a Bologna la Federazione italiana deve versare a Itf (la Federtennis internazionale) una fee di circa 15 milioni di euro all’anno.
Oltre 1,2 milioni di tesserati in Italia (ma si contano anche gli scolari…)
In questo processo di espansione del tennis come fenomeno di massa (trainato dai successi e dalla popolarità di Jannik Sinner), la Federazione vanta oltre 1,2 milioni di tesserati in Italia. Con un’avvertenza, tuttavia: la stampa di settore, infatti, fa sempre notare che ci sono 813 mila scolari avvicinati dal programma Racchette in classe, opportunamente tesserati (attraverso i club che ricevono in dono un contributo economico) e che invece non dovrebbero essere conteggiati tra i praticanti solo perché impugnano una racchetta come attività scolastica.
Gli investimenti sul canale SuperTennis e l’accordo con Sky Sport
Detto ciò, comunque, veniamo alle più recenti operazioni messe in piedi da Binaghi: l’investimento da 6 milioni di euro all’anno per cinque anni per i diritti degli Us Open è poi in parte rientrato grazie all’accordo con Sky Sport, che trasmette, in sub-concessione, il torneo anche in pay, mentre il canale SuperTennis lo fa in chiaro. Sky ha ceduto a SuperTennis i diritti sui tornei femminili Wta e l’archivio Atp per le partite dell’anno precedente. Inoltre SuperTennis nel 2024 ha pure acquistato i diritti tivù della Coppa Davis e della Billie Jean King cup dal 2025 al 2028. E infatti SuperTennis, nel 2025, ha raggiunto una media di share dello 0,35 per cento nelle 24 ore (era allo 0,20 per cento nel 2024), superando Sportitalia, ferma allo 0,32 per cento di share.
Una quota nell’acquisizione de La Stampa: c’è dietro Chiara Appendino…
C’è poi l’operazione con i soci di Sae per l’acquisizione de La Stampa: dietro c’è lo zampino di Chiara Appendino, vicepresidente della Fitp ed ex sindaca di Torino. Naturale che, con le Atp Finals a Torino ancora per qualche anno, sia utile controllare da vicino il quotidiano più importante della città. Inoltre la Sae, tra le altre testate locali, è anche editore de La Nuova Sardegna, e il sardo Binaghi ha sempre un occhio di riguardo sulle faccende dell’isola.
Chiara Appendino (Ansa).
Infine, il ritorno di un torneo Atp a Milano dal giugno del 2028. Sarà un 250, quindi senza i campionissimi (che giocheranno solo i 500 al Queen’s di Londra o ad Halle), e sull’erba, in preparazione a Wimbledon. Dovrà ritagliarsi spazio tra gli altri tornei di Stoccarda, ’s-Hertogenbosch, Maiorca e Eastbourne, in calendario a giugno. Anni fa si studiò l’ipotesi di portare un torneo Atp 250 su erba all’interno del parco di Monza, utilizzando le strutture dell’autodromo. Arrivarono addirittura i giardinieri di Wimbledon per fare da consulenti, ma non accadde nulla (a Monza adesso si gioca un Atp 125 in aprile su terra rossa).
A Milano si costruiranno nuove strutture
Nel giugno 2028 il tennis Atp di livello, comunque, sbarcherà di nuovo a Milano, dove l’ultimo torneo importante, il Milan Indoor, si era giocato nel 2005 (dal 2006 è rimasto un Atp Challenger 75 all’Aspria Harbour club di Milano, a fine giugno, su terra). E l’amministrazione comunale, secondo indiscrezioni raccolte da Lettera43, costruirà delle strutture fisse e permanenti, con tutti i campi in erba. Si stanno anche individuando delle aree per un nuovo centro federale. Le ipotesi al vaglio sono la ex Maura, nella parte non edificabile; l’ex Lido; e una terza area in Bonfadini.
Vittorio Acocella è il nuovo presidente del Conservatorio di musica “Giuseppe Martucci” di Salerno. Il decreto di nomina porta la firma del Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ed è stato firmato lo scorso 5 marzo. Acocella subentra a Luciano Provenza, che ha guidato l’ente negli ultimi tre anni. Secondo quanto previsto dal regolamento vigente, il presidente «è nominato dal Ministro all’interno di una terna di soggetti designata dal Consiglio accademico, in possesso di alta qualificazione professionale e manageriale, nonché di comprovata esperienza maturata nell’ambito di organi di gestione di istituzioni culturali, ovvero dotati di riconosciuta competenza in ambito artistico e culturale». Il mandato ha una durata di tre anni. Si tratta, dunque, di una nomina di natura politica che, in questo caso, fa riferimento all’area di Forza Italia. Nel consiglio di amministrazione del Conservatorio “Martucci”, infatti, siede anche un’altra esponente politica azzurra: Annalisa Spera, già candidata al Consiglio regionale della Campania nelle liste di Forza Italia a sostegno della candidatura alla presidenza di Edmondo Cirielli. Intanto resta fermo al palo l’auditorium. Dopo la lunga battaglia del Conservatorio “Martucci” per l’affidamento e la gestione della struttura, la conferenza stampa in pompa magna e l’annuncio dei lavori, non è stato fatto alcun passo concreto. O almeno, nulla di nuovo è stato comunicato ufficialmente. La struttura, rimasta chiusa per oltre otto anni, nel frattempo ha riportato diversi danni dovuti al mancato utilizzo e alla necessità di manutenzione. Proprio per questo, come aveva spiegato all’epoca l’allora direttore Luciano Provenza, sarebbe stato necessario procedere con una serie di interventi di riqualificazione e adeguamento, indispensabili per rendere l’auditorium pienamente idoneo ad ospitare eventi e manifestazioni di grande portata. La delibera di affidamento, che prevede la concessione della struttura al Conservatorio per 19 anni, stabiliva che tali lavori sarebbero stati a carico dello stesso Martucci. Tuttavia, dopo la conferenza stampa di presentazione e l’annuncio degli interventi, non si registrano ulteriori sviluppi: almeno per ora, infatti, nessun cantiere risulta avviato e sulla riqualificazione dell’auditorium sembra essere calato nuovamente il silenzio.
Posti auto per persone con disabilità “cancellati” da un cantiere. Accade a Salerno, in via Irno, poco prima del Ponte Rouen, dove alcuni stalli riservati ai diversamente abili risultano attualmente occupati a causa dei lavori in corso nella zona. La segnalazione arriva da Donato Marchesano, che lavora proprio in quell’area e che da tempo denuncia le difficoltà nel trovare un posto auto, soprattutto per la scarsità di stalli contrassegnati dalle strisce gialle. Con l’avvio del cantiere, infatti, parte dei parcheggi destinati alle persone con disabilità sarebbe stata temporaneamente occupata da mezzi e delimitazioni dei lavori, riducendo ulteriormente gli spazi disponibili per la sosta. Gli interventi sono collegati alla linea ferroviaria utilizzata anche dal servizio metropolitano e riguardano, nello specifico, l’eliminazione del passaggio a livello di via Irno, situato a poca distanza dal ponte. Il progetto prevede la realizzazione di un cavalcavia stradale con rampe di accesso che consentirà ai veicoli di superare i binari senza più interruzioni dovute al transito dei treni. Insieme al cavalcavia sono previste anche due nuove rotatorie, una su via Irno e una su via Magnone, con l’obiettivo di migliorare la viabilità e rendere più fluido il traffico in una delle arterie più trafficate della città. L’intervento è gestito da Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ed è finanziato con oltre 15 milioni di euro grazie alla collaborazione tra l’ente ferroviario e la Regione Campania. Il cantiere è entrato nella fase operativa tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, con le prime modifiche alla viabilità e alla sosta lungo la strada. Secondo il cronoprogramma, i lavori dovrebbero concludersi tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028, quando il passaggio a livello verrà eliminato e la nuova infrastruttura sarà completata. Nel frattempo, però, residenti e lavoratori della zona segnalano disagi legati proprio alla sosta. «I posti auto sono già pochi e quelli destinati ai diversamente abili ancora meno. Se li eliminiamo anche a causa di un cantiere, non oso immaginare i disagi che ci saranno, soprattutto per chi lavora in zona», ha dichiarato un residente, evidenziando la necessità di individuare soluzioni temporanee che possano garantire comunque spazi adeguati per le persone con disabilità durante tutta la durata dei lavori.
Giovedì alle ore 17:30, presso l’Aula Consiliare del Comune di Vallo della Lucania, avrà luogo un evento cerimoniale notevolmente significativo per la Gelbison, al fine di rendere i giusti onori a chi si è reso protagonista, attraverso il proprio impegno, sostegno e vicinanza, alla crescita del club negli anni recenti. La società conferirà ad Antonio Marino, già Direttore e Presidente della BCC di Aquara la carica di Presidente Onorario della SSD Gelbison. Un riconoscimento che nasce da un legame sincero costruito nel tempo. “Antonio Marino ha saputo declinare la passione viscerale e l’entusiasmo autentico nei riguardi della Gelbison, in supporto concreto e sostegno attivo, anche nei momenti più complessi. -sottolineano dalla Gelbison – La sua visione lungimirante legata alla crescita del Cilento si è presto allineata con i valori alla base del progetto #Gelbisoncittàterritorio. Ciò ha permesso di generare sinergie ed interventi importanti nel merito delle iniziative a sostegno dello sviluppo territoriale, sulle quali il Presidente Puglisi insiste ormai da molti anni. La decisione di conferire la Presidenza Onoraria ad Antonio Marino è, dunque, motivata dalla sua presenza tangibile ed incisiva a supporto del club, oltre che dalle sue straordinarie qualità umane e profonda sensibilità riguardo il nostro meraviglioso Cilento ed i suoi abitanti“. Durante lo stesso appuntamento la società renderà inoltre omaggio al Direttore Generale Matteo Canale, celebrando la benemerenza ricevuta dalla LND per i 20 anni di attività dirigenziale nel calcio italiano. Omaggio, quello al Direttore Generale, fortemente voluto dal Presidente Puglisi, non soltanto per sottolineare il meritato traguardo raggiunto da Matteo Canale, ma per tributargli il merito di svolgere la propria attività con qualità rara, duttilità e capacità organizzativa esemplare.
Si è riaperto ieri, nell’aula della Corte d’Assise d’Appello di Salerno, il caso giudiziario che riguarda il terribile femminicidio di Anna Borsa. A quattro anni di distanza dal tragico 1° marzo 2022, quando la giovane parrucchiera fu freddata a colpi di pistola nel salone di bellezza dove lavorava a Pontecagnano Faiano, la giustizia torna a interrogarsi sulla responsabilità di Alfredo Erra, l’ex compagno già condannato all’ergastolo in primo grado. L’udienza inaugurale del processo di secondo grado ha riacceso i riflettori su una vicenda che l’intera provincia di Salerno segue con il fiato sospeso, in attesa di capire se la massima pena inflitta dai giudici di merito troverà conferma o se la strategia della difesa riuscirà a scardinare l’impianto accusatorio basato sulla premeditazione. Il fulcro del dibattito processuale svoltosi ieri si è spostato immediatamente sulla tenuta psichica dell’imputato. I legali di Erra hanno infatti presentato istanza formale affinché la Corte disponga una nuova perizia psichiatrica, una “super perizia” che possa rivalutare la capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento del delitto. Secondo la tesi difensiva, il quadro clinico e mentale dell’imputato non sarebbe stato sviscerato con sufficiente profondità nel corso del primo processo, suggerendo che Erra non fosse pienamente padrone delle proprie azioni quando decise di impugnare l’arma contro l’ex compagna. Questa richiesta rappresenta il cuore del ricorso in Appello e punta a ribaltare le conclusioni dei giudici di primo grado, che invece avevano descritto l’omicidio come un atto lucido, meticoloso e figlio di una volontà punitiva maturata nel tempo. Le ottantanove pagine della sentenza di primo grado, ripercorse ieri durante la relazione introduttiva della Corte, non lasciavano spazio a dubbi interpretativi: il delitto di Anna Borsa era stato catalogato come l’epilogo di un’ossessione persecutoria. I giudici avevano ricostruito mesi di tensioni, minacce e pedinamenti, dipingendo il profilo di un uomo che aveva pianificato l’agguato fin nei minimi dettagli. La freddezza con cui l’assassino era entrato nel negozio di via Tevere, ignorando i presenti per colpire mortalmente la giovane donna, era stata la prova cardine per giustificare l’ergastolo. Ieri, tuttavia, la difesa ha provato a incrinare questa ricostruzione, puntando tutto su una presunta instabilità mentale che avrebbe offuscato la coscienza del condannato nel momento cruciale dell’aggressione, cercando di trasformare un delitto di possesso in un gesto privo di piena consapevolezza. L’udienza di ieri è stata dunque un passaggio interlocutorio ma densissimo di significato giuridico e umano. La Corte d’Assise d’Appello ha ascoltato le istanze delle parti e ha ripercorso le tappe fondamentali di un’indagine che ha scosso profondamente la comunità di Pontecagnano Faiano, dove il ricordo di Anna è più vivo che mai. Quell’atto di violenza estrema, consumato tra gli specchi e le poltrone di un’attività commerciale in pieno giorno, ha lasciato un segno che il tempo non ha scalfito. La ricostruzione dei fatti operata ieri ha ricordato a tutti come il 1° marzo di quattro anni fa non sia stata solo la fine di una vita giovane, ma l’esplosione di un fenomeno sociale che il tribunale è ora chiamato a giudicare nuovamente con estremo rigore. Ora la parola passa ai magistrati, che si sono riservati di decidere sulla richiesta della nuova perizia. La decisione, attesa nei prossimi giorni, segnerà lo spartiacque definitivo di questo secondo grado: l’eventuale accoglimento della perizia aprirebbe la strada a un supplemento istruttorio complesso, che potrebbe durare mesi, mentre un diniego confermerebbe la validità degli accertamenti già eseguiti, portando il processo speditamente verso la sentenza finale. La Procura Generale e le parti civili hanno già espresso parere contrario alla richiesta difensiva, ritenendo che le prove raccolte e le valutazioni psichiatriche già effettuate siano più che esaustive per confermare la piena imputabilità di Alfredo Erra. Il clima che si respira attorno al tribunale di Salerno resta di fortissima tensione emotiva. Da una parte vi è la famiglia di Anna Borsa, che chiede la conferma del carcere a vita per onorare la memoria di una ragazza uccisa mentre cercava solo di ricominciare a vivere lontano da un amore tossico; dall’altra vi è il tentativo tecnico della difesa di derubricare la responsabilità piena a un vizio di mente, parziale o totale, che cambierebbe radicalmente il destino giudiziario dell’imputato. È una battaglia legale che si gioca sulla sottile linea di demarcazione tra la patologia e la crudeltà intenzionale. In questo equilibrio precario tra diritto e dolore, la Corte è chiamata a stabilire se la mano che sparò quel martedì mattina fosse guidata da un piano criminale consapevole o da un improvviso blackout psicologico. La cronaca di questi quattro anni ci restituisce l’immagine di una comunità che non ha mai smesso di chiedere giustizia per Anna, trasformando il suo nome in un monito contro ogni forma di sopraffazione. Il processo di ieri ha dimostrato che, nonostante il tempo trascorso, l’esigenza di una verità giudiziaria definitiva rimane la priorità assoluta per un territorio che attende di chiudere questo tragico capitolo con una parola definitiva sulla colpevolezza e sulla pena. Mentre si attende lo scioglimento della riserva, resta il silenzio di un’aula che ieri ha riascoltato i dettagli di una mattinata di sangue, in attesa che la legge faccia il suo corso e stabilisca se l’ergastolo sia l’unica risposta possibile a un atto che ha spezzato il futuro di una donna e distrutto la serenità di intere famiglie. Il verdetto sulla perizia sarà il primo, vero segnale di come la Corte d’Assise d’Appello intenda procedere in questo delicatissimo secondo atto giudiziario.
Presso la Scuola dell’Infanzia a Sant’Arsenio si è tenuta la cerimonia ufficiale di consegna da parte della Banca Monte Pruno degli allestimenti per il refettorio scolastico. Un’iniziativa fortemente voluta e richiesta all’istituto di credito cooperativo dall’Amministrazione Comunale, rappresentata nell’occasione dal Sindaco Donato Pica e da Annamaria Mazzariello, Consigliere Comunale delegata alla Pubblica Istruzione, Cultura, Turismo, Pari Opportunità. Gli allestimenti garantiranno ai piccoli alunni dalla Scuola dell’Infanzia di Sant’Arsenio di poter avere un refettorio con sedioline e tavoli nuovi nel pieno rispetto delle normative di sicurezza.L’intervento di mutualità rientra tra le attività tipiche dell’istituto di credito cooperativo finalizzate a dare sostegno alle scuole operative sul territorio di competenza, confermando la forte attenzione della Banca Monte Pruno e la volontà di restituire, con costanza e partecipazione, ciò che il territorio riconosce quotidianamente. Al taglio del nastro, oltre ai rappresentanti del Comune di Sant’Arsenio, erano presenti la Dirigente Scolastica Antonietta Cembalo e le insegnanti Rosanna Mastrangelo e Antonietta Romano. Per la Banca, invece, sono intervenuti il Direttore Generale Cono Federico ed il Responsabile Area Executive Antonio Mastrandrea. Soddisfatto il commento a margine del Direttore Generale della BCC Monte Pruno Cono Federico: “Ogniqualvolta che riusciamo a completare questa tipologia di progetti con le Istituzioni Scolastiche del territorio si concretizza il nostro impegno di Banca locale a supporto della comunità. Lo scorso anno abbiamo realizzato un’azione similare alla Scuola di Polla ed oggi doniamo a Sant’Arsenio questi bellissimi allestimenti per la zona refettorio. Siamo molto soddisfatti perché il ruolo di una Banca come la nostra è anche questo, dare supporto ad Istituzioni del territorio con interventi tangibili e di valore. Lo facciamo da sempre e proseguiremo nel nostro percorso, con la consapevolezza che, oltre all’accompagnamento finanziario dei nostri clienti, bisogna restituire, mettendoci anche il cuore, e farlo a favore dei piccoli alunni delle Scuole rappresenta qualcosa di straordinario”.
Il 12 marzo è la Giornata Mondiale del Rene: il Gruppo Nefrocenter, che opera in ambito nefrologico, diabetologico e nella cura delle malattie metaboliche, promuove una intera giornata dedicata alla prevenzione gratuita su tutto il territorio nazionale in particolare, nella mattina del 12 marzo, in tutti i centri dialisi Nefrocenter di Campania, Lazio e Liguria. L’iniziativa sarà promossa anche sul territorio con uno stand dedicato a Frattamaggiore, in provincia di Napoli, nella centralissima Piazza Umberto I.Sarà un’occasione ulteriore per avvicinare la prevenzione ai cittadini e promuovere la cultura della salute renale” spiegano dalla direzione del Gruppo. Gli screening coinvolgono a piano titolo le Clinche del gruppo Nefrocenter e dunque sempre nella giornata del 12 marzo, l’iniziativa proseguirà (tramite prenotazione) presso la Casa di Salute Santa Lucia – a San Giuseppe Vesuviano (dalle 12.30 alle 18.00), presso la Casa di Cura Ospedale Internazionale a Napoli (dalle 15.00 alle 18.00), alla Villa dei Fiori di Mugnano di Napoli (dalle 14.30 alle 18.00), e a Roma all’American Hospital (dalle 9.00 alle 18.00) e infine sempre nella capitale presso la Casa di Cura Villa Anna Maria (dalle 9.00 alle 18.00).
In tutte queste sedi lo screening comprenderà anche una consulenza nutrizionale e la valutazione della composizione corporea (BIA) in un approccio multidisciplinare che consentirà di valutare non solo la funzione renale ma anche i fattori metabolici che possono influenzare la salute dei reni.
Un’iniziativa che nasce con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sull’importanza della salute nefrologica e favorire la diagnosi precoce delle malattie renali, spesso silenziose nelle fasi iniziali. La prevenzione rappresenta infatti il primo e più efficace strumento per ridurre il rischio di complicanze e rallentare la progressione delle patologie renali croniche. Le malattie renali colpiscono milioni di persone nel mondo e possono svilupparsi in modo progressivo senza sintomi evidenti. Spesso il paziente scopre la presenza di un problema solo quando la funzionalità renale è già compromessa. Ma quali sono i fattori di rischio della malattia renale cronica? Patologie come il diabete, l’ipertensione arteriosa, l’obesità e le malattie cardiovascolari possono sicuramente favorire l’insorgenza dell’insufficienza renale cronica. Per questo motivo, la Giornata Mondiale del Rene rappresenta un momento fondamentale sia per promuovere controlli e screening gratuiti sia per informare i cittadini e la popolazione in percorsi di educazione sanitaria, incoraggiando controlli periodici anche in assenza di sintomi. il Gruppo Nefrocenter offrirà uno screening nefrologico gratuito di prevenzione comprensivo di visita nefrologica con uno specialista, esame delle urine, misurazione della pressione arteriosa. Si tratta di controlli semplici ma fondamentali per valutare la funzionalità dei reni e individuare eventuali segnali precoci di malattia. Nelle cliniche del gruppo lo screening comprenderà anche la Consulenza nutrizionale e la valutazione della composizione corporea (BIA) per valutare anche i fattori metabolici che possono influenzare la salute dei reni. Il Gruppo Nefrocenter leader nella ricerca, nella prevenzione e nella cura “Da anni il Gruppo Nefrocenter – si legge in una nota – è impegnato nella ricerca, prevenzione, diagnosi e cura delle malattie renali, offrendo competenze specialistiche in nefrologia, percorsi personalizzati per pazienti con malattia renale cronica, servizi integrati in ambito diabetologico e metabolico e tecnologie diagnostiche avanzate. La Giornata Mondiale del Rene rappresenta un ulteriore tassello di un impegno costante nella tutela della salute pubblica. Grazie allo screening con un semplice controllo si potrà individuare alterazioni precoci, prevenire complicanze, ridurre il rischio di progressione verso dialisi o trapianto, migliorare la qualità della vita. La diagnosi precoce è fondamentale per intervenire tempestivamente e adottare comportamenti corretti in termini di alimentazione, controllo della pressione e gestione del diabete. Lo screening è totalmente gratuito e si svolgerà il 12 marzo, dalle 9,00 alle 13.30 nei centri dialisi e in piazza a Frattamaggiore con libero accesso. Nel pomeriggio nelle 3 cliniche della Campania, mentre nelle due cliniche di Roma si svolgerà dalle 9 alle 18 (nelle cliniche è necessaria la prenotazione). In tutti i presidi, a eccezione della piazza, la raccolta e la consegna del campione per gli esami delle urine deve essere effettuata autonomamente dal paziente in apposito contenitore
Domani martedi’ 10 marzo, alle ore 13, presso l’aula del VI piano di palazzo San Macuto, la commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull’attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall’anno 2019, svolge l’audizione di Claudia Pecoraro, assessora nella Giunta della regione Campania con deleghe all’Ambiente, al ciclo integrato delle acque, alle politiche abitative e alle pari opportunita’. L’appuntamento viene trasmesso in diretta webtv. Lo rende noto l’ufficio stampa di Montecitorio
Diciotto persone sono destinatarie di un’ordinanza di misure cautelari personali eseguita questa mattina dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli su un’organizzazione accusata di favorire l’immigrazione clandestina attraverso false assunzioni di cittadini extracomunitari. Tra gli indagati figurano anche un dipendente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Napoli e diversi titolari di aziende agricole. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa. L’ordinanza e’ stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda ed eseguita dagli agenti della Squadra Mobile partenopea. Per alcuni indagati e’ stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre altri – tra cui collaboratori dei principali indagati e mediatori stranieri – sono stati posti agli arresti domiciliari. Le indagini hanno documentato l’esistenza di un’organizzazione criminale attiva nelle province di Napoli e Caserta, con proiezione transnazionale, che aveva come obiettivo la produzione e la vendita di “nulla osta al lavoro subordinato”, i provvedimenti amministrativi con cui lo Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura autorizza un datore di lavoro ad assumere un lavoratore straniero residente all’estero. Secondo gli investigatori, i componenti del gruppo avrebbero sistematicamente lucrato sulla prospettiva di ingresso o di regolarizzazione in Italia di cittadini extracomunitari, sfruttando le procedure previste dalla normativa sui flussi d’ingresso.Al centro del sistema, secondo quanto emerso, ci sarebbe stato un dipendente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Napoli, ritenuto promotore e capo del sodalizio, che si occupava di esprimere – direttamente o tramite la collaborazione di altri dipendenti pubblici – i cosiddetti “pareri”, gli atti amministrativi con cui veniva certificata la congruita’ delle richieste presentate dai datori di lavoro, passaggio necessario per ottenere il nulla osta. L’iter amministrativo risultava nella maggior parte dei casi viziato, anche perche’ l’organizzazione – sempre secondo gli inquirenti – produceva documentazione materialmente o ideologicamente falsa grazie alla collaborazione di un Caf con sede nella provincia di Caserta. Dalle indagini e’ inoltre emerso che una parte dei proventi illeciti veniva corrisposta ai datori di lavoro compiacenti, che mettevano a disposizione le proprie aziende per simulare assunzioni: per ogni lavoratore straniero per il quale veniva presentata la richiesta di assunzione percepivano somme comprese tra 1.200 e duemila euro. L’attivita’ investigativa ha consentito di individuare e bloccare oltre tremila pratiche irregolari di ingresso di cittadini extracomunitari in Italia. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, gli investigatori hanno anche eseguito numerosi sequestri di beni di lusso riconducibili agli indagati e ritenuti provento dell’attivita’ illecita.
In un’Italia che sembra uscita da un episodio di Succession riscritto da un autore di cinepanettoni, il grande ritorno di Marina Berlusconi non è più un sussurro da corridoio, ma un boato che scuote i lampadari di Palazzo Chigi. Mentre la Delfina di Arcore si scalda a bordo campo, la politica italiana si prepara a quello che promette di essere il più grande rimescolamento di carte dai tempi dell’invenzione del televoto.
Marina e l’eleganza del portafoglio
Marina Berlusconi non ha bisogno di urlare: «Io sono Marina, sono una madre, sono cristiana». Le basta un comunicato asciutto, una lettera ben piazzata al Corriere o Repubblica, un’occhiata gelida ad Antonio Tajani per ricordare a tutti chi tiene davvero le chiavi della cassaforte (e del simbolo). Se Giorgia Meloni ha costruito la sua leadership sulla “coerenza” e sul ruggito popolare, Marina incarna il potere silente, quello che non deve chiedere il permesso perché, tecnicamente, possiede già metà del panorama mediatico che dovrebbe controllarla. La discesa in campo non sarebbe una “marcia su Roma”, ma una più sobria acquisizione societaria. Marina incarna una visione di efficienza gestionale che contrasta con la narrazione politica tradizionale. Una sua mossa potrebbe essere letta dai mercati come una garanzia di “stabilità aziendale” applicata allo Stato, riducendo potenzialmente lo spread non attraverso proclami, ma tramite una percezione di affidabilità manageriale. Se Meloni punta sulla “nazione” come concetto identitario, Marina punterebbe sull’Italia come “asset” da valorizzare.
Marina Berlusconi (Ansa).
Meloni, tra la fiamma e il cappellino MAGA
Per la premier, l’ombra di Marina è un problema di non poco conto. Giorgia, la “Patriota”, si ritrova stretta in una morsa dantesca. Da una parte, la sorellanza forzata con una Berlusconi che non ha mai digerito il suo sorpasso a destra; dall’altra, la devozione a Donald Trump. È affascinante osservare come il sovranismode noantrisi sciolga come neve al sole di fronte a un tweet proveniente da Mar-a-Lago. Anche se davanti al «caos» scatenato dall’attacco unilaterale all’Iran l’arrampicata sugli specchi diventa specialità ardua. Ci ha provato Guido Crosetto a sgombrare il campo: l’azione di Stati Uniti e Israele è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale, ha detto: «Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto». Così la parola magica ora è diventata de-escalation magari con una sponda europea e rivendicando una certa autonomia di giudizio.
Giorgia Meloni e sullo schermo Donald Trump (Imagoeconomica).
Referendum, separate in casa (e nei tribunali)
In questo clima di attesa messianica, si inserisce il convitato di pietra: il referendum sulla separazione delle carriere. Per Marina non è solo una riforma tecnica, è una questione di famiglia, un atto di giustizia postuma per il Cavaliere che farebbe impallidire qualsiasi vendetta di Montecristo. Se dovesse vincere il Sì, Meloni canterà vittoria dai balconi di Palazzo Chigi, ma la vera trionfatrice sarà Marina. Sarebbe la prova definitiva che l’agenda politica del Paese è ancora dettata dai desiderata di Arcore. Giorgia si ritroverebbe a essere l’esecutrice materiale di un testamento politico scritto da altri, una vittoria che sa tanto di commissariamento. Se, invece, vincesse il No la presidente del Consiglio sarebbe davanti al primo vero vicolo cieco. Una bocciatura popolare che suonerebbe come un avviso di sfratto morale. A quel punto, Marina potrebbe uscire allo scoperto dicendo: «Cara Giorgia, se non sai gestire nemmeno la giustizia, lascia fare a chi di aziende (e di tribunali) se ne intende».
Schlein e Conte, tra litigi e rischio irrilevanza
E mentre il centrodestra si prepara alla guerra civile (o alla fusione per incorporazione), cosa fa l’opposizione? Elly Schlein e Giuseppe Conte continuano la loro personalissima gara a chi arriva secondo. Schlein rischia seriamente di scomparire, inghiottita da un’estetica dei diritti che fatica a parlare alla pancia del Paese, mentre Marina Berlusconi potrebbe paradossalmente scipparle l’elettorato liberale e moderato con un semplice colpo di mascara. Conte, dal canto suo, vive nel paradosso di voler essere l’anti-sistema pur avendo passato più tempo a Palazzo Chigi di un commesso statale. La sua rincorsa alla segretaria del Pd ricorda quei cartoni animati dove il predatore corre così forte da non accorgersi di aver superato il dirupo. Il rischio per entrambi è diventare le comparse di un film dove Marina è la protagonista, Meloni è l’antagonista caduta in disgrazia e Trump è il produttore esecutivo che decide il finale.
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).
Un futuro a stelle, strisce e fatturati
In questo scenario di guerra imminente, dove l’Italia rischia di trovarsi in trincea solo perché qualcuno a Washington ha avuto un’idea brillante durante una partita a golf, la discesa di Marina Berlusconi apparirebbe quasi un atto di pietà. Se dobbiamo essere una colonia, tanto vale che a gestirci sia qualcuno che sappia leggere un bilancio e che, tra un bombardamento e l’altro, ci garantisca almeno una buona programmazione televisiva. In fondo, tra il patriottismo di facciatasottomesso a Trump e il progressismo da salotto di Schlein, il pragmatismo aziendale dei Berlusconi potrebbe essere l’ultima spiaggia. O forse solo l’ultimo atto di una commedia che non fa più ridere nessuno, se non il produttore americano.
Cinque calciatrici della Nazionale femminile dell’Iran hanno lasciato l’hotel in cui la squadra alloggiava a sud di Brisbane per la Coppa d’Asia e hanno chiesto asilo all’Australia. Secondo quanto riportato da Iran International, le atlete si trovano in un luogo sicuro, probabilmente a Canberra. La decisione è arrivata dopo le minacce ricevute per aver rifiutato di cantare l’inno nazionale prima dell’esordio nel torneo, gesto che era stato interpretato come solidarietà alle proteste scoppiate in Iran e alle vittime della repressione del regime.
Il silenzio durante l’inno e il “ripensamento”
Prima dell’esordio contro la Corea del Sud, le giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale iraniano. Poi, contro la padrone di casa dell’Australia, avevano cantato l’inno e persino fatto il saluto militare. Stessa cosa prima del match contro le Filippine, ultimo per l’Iran (eliminato) in Coppa d’Asia. Più che un ripensamento, un obbligo. Alcune fonti hanno riferito a CNN Sports che le giocatrici sono state costretti a cantare l’inno prima della loro seconda partita: le calciatrici e le loro famiglie avrebbero ricevuto delle minacce dal regime.
Crowds chased a bus carrying Iran’s women’s football team in Australia, chanting “save our girls” and calling for the players to be granted asylum after they refused to sing the national anthem at the Asian Cup. pic.twitter.com/rIqjEg8Qyn
Dopo la sconfitta nell’ultima partita, alcuni tifosi iraniani si sono accalcati attorno al pullman della squadra, gridando alla polizia di salvare mentre il mezzo allontanava, dopo aver visto presunti segnali di richiesta di aiuto da parte di alcune calciatrici, almeno tre. «La sicurezza della nazionale femminile dell’Iran sono una priorità e pertanto restiamo in stretto contatto con l’AFC e le autorità australiane competenti, tra cui Football Australia, in relazione alla situazione della squadra», ha affermato un portavoce della FIFA.
I complimenti di Trump al governo australiano
Sulla questione è persino intervenuto Donald Trump. Il presidente Usa prima ha scritto su Truth che l’Australia avrebbe commesso «un terribile errore umanitario», se non avesse concesso asilo alle calciatrici iraniane, aggiungendo che in tal caso lo avrebbero fatto gli Stati Uniti. Poi ha spiegato di aver parlato col premier australiano Anthony Albanese, che «si sta già occupando» dell’asilo delle cinque calciatrici: «Ottimo lavoro». Poi, ha spiegato Trump, sarà il turno delle altre, anche se «alcune sentono di dover tornare indietro perché preoccupate per la sicurezza delle loro famiglie, viste le minacce ai familiari se non dovessero fare ritorno».
Eric e Donald Trump Jr., figli del presidente americano Donald, stanno finanziando una nuova azienda produttrice di droni che punta a soddisfare la nuova domanda del Pentagono, emersa dalla guerra contro l’Iran. Lo riportano il Wall Street Journal e la Reuters, fornendo i dettagli dell’operazione, che punta a colmare le carenze dovute al divieto imposto dall’Amministrazione Usa di importare droni cinesi negli Stati Uniti.
Eric Trump (Ansa).
La fusione e il coinvolgimento dei fratelli Trump
Aureus Greenway, holding che si occupa della proprietà e della gestione di golf club, si fonderà con Powerus, azienda con sede a West Palm Beach che produce droni. La fusione porterà la compagnia hi-tech, fondata nel 2025, a essere quotata al Nasdaq nei prossimi mesi. Tra i principali finanziatori dell’accordo figurano American Ventures, la società di componenti per droni Unusual Machines, di cui Donald Trump Jr. è azionista e membro del consiglio consultivo, e il Korea Corporate Governance Improvement Fund, che ha impegnato un investimento di 50 milioni di dollari. Anche Dominari Securities, banca d’investimento legata ai fratelli Trump (detengono entrambi il 6 per cento), già coinvolta nelle operazioni della famiglia nel settore delle criptovalute, partecipa all’operazione. Questa operazione rappresenta solo l’ultima di una serie di investimenti dei figli di Donald Trump nel settore. Eric ha per esempio di recente investito nel produttore israeliano di droni Xtend, come parte di un accordo da 1,5 miliardi di dollari per quotare la società attraverso una fusione con JFB Construction Holdings, che ha sede in Florida.
Donald Trump Jr (Ansa).
Powerus costruirà droni con tecnologia ucraina
Powerus, fondata da Andrew Fox, produce droni in grado di trasportare fino a 675 chilogrammi. L’azienda offre anche servizi per trasformare imbarcazioni con equipaggio esistenti in natanti gestiti a distanza o completamente autonomi. Fox dovrebbe ricoprire il ruolo di amministratore delegato e presidente della società risultante dalla fusione, come si legge in un documento depositato alla SEC da Aureus Greenway. La “nuova” Powerus intende acquisire tecnologia ucraina per i droni, da vendere poi all’esercito statunitense accedendo alle ricche commesse del Pentagono: impossibile non notare un enorme conflitto di interessi per la presenza tra gli azionisti dei fratelli Trump. Powerus ha dichiarato di puntare a produrre oltre 10 mila droni al mese.
Il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Cipro, ha affermato di stare preparando con i suoi partner una futura «missione puramente difensiva» per riaprire lo stretto di Hormuz e scortare le navi «dopo la fine della fase più calda del conflitto» in Medio Oriente, al fine di consentire la circolazione di petrolio e gas. Macron ha anche annunciato che la Francia contribuirà, nel lungo periodo, con due fregate all’operazione avviata nel 2024 dall’Unione Europea nel Mar Rosso. «Un attacco a Cipro equivale a un attacco a tutta l’Ue, la difesa di Cipro è questione chiave», ha evidenziato.
«L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà. Difenderemo sempre e sosterremo il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi». Lo ha detto Ursula von der Leyen parlando alla conferenza degli ambasciatoriUe. Tre le priorità individuate dalla presidente della Commissione europea, ovvero la nuova strategia della sicurezza europea, i rapporti commerciali con i Paesi terzi e una diplomazia che porti risultati agli europei.
«Riflettere se il nostro sistema sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità»
«Abbiamo bisogno di uno sguardo chiaro e rigoroso alla nostra politica estera nel mondo di oggi, sia in relazione a come è progettata sia a come viene attuata. Abbiamo urgente bisogno di riflettere sul fatto se la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale – tutti progettati in un mondo post-bellico di stabilità e multilateralismo – abbiano mantenuto il passo con la velocità del cambiamento che ci circonda. Se il sistema che abbiamo costruito – con tutti i suoi tentativi benintenzionati di consenso e compromesso – sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico», ha continuato la politica tedesca. «So che questo è un messaggio netto e una conversazione difficile da affrontare. Ma so anche che molti di voi hanno avvertito questa tensione nel vostro lavoro quotidiano».
Ursula Von der Leyen (Ansa).
«Dobbiamo renderci più resilienti e sovrani»
«L’obiettivo», ha sottolineato, «è renderci più resilienti, più sovrani e più potenti. Il vostro lavoro per ridurre i rischi e diversificare le nostre partnership nel mondo è prezioso per questo. Questo è ciò che significa indipendenza nel mondo di oggi. Significa non dipendere da un unico fornitore per asset vitali, dall’energia alla difesa, dai semiconduttori ai vaccini, dalle tecnologie pulite alle materie prime. E per questo, abbiamo bisogno di più connessioni con partner affidabili e di fiducia. Dagli accordi commerciali alle partnership in ambito sicurezza che avete contribuito a negoziare, questo sta già facendo una vera differenza».
Grande è la confusione sotto il cielo dei lettori del quotidiano la Repubblica. Tutta colpa della domenica dedicata alla festa della donna, l’8 marzo, che si è trasformata in una santa messa dove è stata data comunicazione della “prima lettera di Marina Berlusconi”. Un apostolato che non poteva trovare niente di meglio del giornale fondato da Eugenio Scalfari e oggi diretto da Mario Orfeo. Se, comunque, a fondo pagina si leggeva il nome di un’esponente storica della sinistra italiana, Luciana Castellina, classe 1929, il classico lettore di Repubblica potrebbe aver avuto un travaso di bile guardando cosa aveva scritto la figlia prediletta di Silvio Berlusconi. Proprio quel Cavaliere contro il quale sono state spese centinaia di prime pagine nel corso degli anni.
La lettera di Marina Berlusconi pubblicata in prima pagina su Repubblica domenica 8 marzo.
Pure Veronica Lario aveva usufruito degli spazi del giornale romano, ma “per dirne quattro” al caro Silviuccio, non certo per ricordarlo e andare avanti con le sue battaglie, come la riforma della giustizia. Le battaglie delle donne ora vengono intestate a Marina…
Ma qual è il retroscena? All’interno del quotidiano si parla dell’ennesima prova di funambolismo di Orfeo, un camaleonte a 24 carati, impegnato a traghettare il vascello (che una volta era un transatlantico) di carta seguendo la nuova proprietà proveniente dalla Grecia, che certo non è desiderosa di mettersi contro il governo guidato da Giorgia Meloni, volendo coltivare qualche business redditizio nel nostro Paese.
Mimun a 72 anni non ha comunque voglia di mollare la presa
Dopo alcuni attriti tra cdr e direttore, la voglia di proclamare sciopero da parte dei giornalisti non mancherebbe, anche se la vera battaglia verrà fatta dopo aver visto le carte dell’editore in pectore. Ma più che a un consolidamento di Orfeo alla guida di Repubblica, c’è chi indica un’altra possibile astutissima mossa del direttore: «Dando platealmente spazio a Marina Berlusconi lui si è posto in luce come un ottimo, presentabilissimo, successore di Clemente Mimun, uno che conta la bella età di 72 anni e che di certo non ha voglia di mollare la presa del Tg5, ma che comunque non è eterno, come chiunque sulla Terra».
Clemente Mimun (Imagoeconomica).
De Benedetti non avrebbe mai offerto alla figlia del Cav una tribuna del genere
Insomma, un beau geste che può suonare come una sorta di prenotazione per il suo futuro professionale, avendo offerto alla figlia del Cavaliere una tribuna impensabile fino a pochi anni fa. Una cosa che CDB, ossia l’Ingegnere Carlo De Benedetti, non avrebbe mai permesso. Lui di Berlusconi ha sempre detto che non era un imprenditore, ma «un impresario»: sì, la definizione riferita a quelli che nei teatri di una volta allestivano l’avanspettacolo con le ballerine pronte a fare qualche numero di can-can mostrando le gambe al pubblico.
Carlo De Benedetti (foto Imagoeconomica).
Prospettiva affascinante, quella di vedere Orfeo direttore del telegiornale della rete ammiraglia di Mediaset: in questo modo gli verrebbe assegnato d’ufficio il “Grande Slam” del giornalismo italiano, perché nella sua carriera ha già raggiunto tutti i posti di comando possibili, quelli che pesano davvero, e vederlo pure a Cologno Monzese sarebbe un vero spettacolo. Se nel tennis il riconoscimento spetta a chi vince i trofei più prestigiosi del Pianeta, cioè Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open, Orfeo vanta un palmarès incredibile, perché ha diretto tutti e tre i telegiornali della Rai, l’azienda radiotelevisiva pubblica di cui è stato anche direttore generale, e nella carta stampata è stato direttore de Il Mattino, Il Messaggero e ora di Repubblica, dal 2024.
Orfeo e quel soprannome che la dice lunga sulla sua capacità di adattarsi
Un recordman, a tutti gli effetti, con un curriculum a prova di bomba, inattaccabile, zigzagando tra ogni possibile governo di centro, destra e sinistra, oltre ad aver dimostrato di essere capace di resistere per anni e senza fare una piega di fronte a un editore incontentabile e dal carattere aspro come Francesco Gaetano Caltagirone, nelle piazze di Napoli e di Roma. Che poi sono le più “calde” da gestire e non solo nel senso meteorologico, tanto che Orfeo si è guadagnato quel soprannome di “Pongo” che la dice lunga sulla capacità di adattarsi e assumere la forma migliore, rendendosi sempre utile sotto ogni tipo di cielo, evitando acquazzoni e colpi di sole.
Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).
Incredibile facilità nel tessere pubbliche relazioni con chi conta
Pubblico o privato per lui pari sono, avendo dimestichezza con il potere a ogni latitudine. Tra l’altro il 21 marzo per Orfeo sono previsti straordinari festeggiamenti, in occasione del suo compleanno: nel 2026 le candeline da mettere sulla torta sono 60, dato che è nato nel 1966. Un evento che si annuncia faraonico, per la “cifra tonda” e la personalità del protagonista, senza dimenticare la sua incredibile capacità di tessere le pubbliche relazioni, stando al cellulare dalla mattina alla sera per rimanere in contatto con i veri vip della politica, dell’economia e dell’informazione. Un uomo costretto a sobbarcarsi trasferte perigliose e dalle distanze enormi pur di seguire le partite di calcio della Juventus in tribuna autorità, tra gli Elkann e gli Agnelli.
Corrado Augias, Sergio Mattarella, John Elkann, Ezio Mauro e Mario Orfeo (foto Ansa).
La ciliegina sulla torta? Il piano che porta addirittura al Quirinale…
Ciliegina sulla torta, da anni a Roma gira la voce che qualora Pier Ferdinando Casini diventasse un giorno presidente della Repubblica, coronando il sogno di una lunga vita da democristiano e mettendo d’accordo centro, destra e sinistra, il portavoce e capo della comunicazione al Quirinale sarebbe… proprio Mario Orfeo, per un settennato indimenticabile. «A meno che lui stesso non voglia fare il capo dello Stato», sibila sorridendo un amico carissimo, anche lui nel mondo del giornalismo. E, vista l’ambizione del direttore, forse c’è poco da scherzare…
«Un missile balistico lanciato dall’Iran e penetrato nello spazio aereo turco è stato neutralizzato dagli elementi di difesa aerea e antimissile della Nato dispiegati nel Mediterraneo orientale». Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Ankara. Si tratta del secondo incidente di questo tipo sul territorio della Turchia dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Alcuni frammenti del missile sono caduti nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, senza causare feriti. Rafforzate le misure di sicurezza nell’area.
Arianna Gregis è la nuova amministratrice delegata di Bayer Italia e presidente del consiglio di amministrazione di Bayer Healthcare Manufacturing, cui fa capo lo stabilimento di Garbagnate Milanese. La nomina, effettiva da gennaio 2026, rafforza il percorso di rinnovamento dell’azienda e consolida la presenza di Bayer nei principali ambiti delle Life Science. Con oltre 20 anni di esperienza nel settore farmaceutico, Gregis vanta un percorso professionale di respiro internazionale, iniziato negli Stati Uniti in ambito finanziario. Fa parte del Gruppo dal 2006 e manterrà la direzione della divisionePharmaceuticals di Bayer Italia, incarico che ricopre da gennaio 2023. «Abbiamo competenze, persone e risorse per svolgere un ruolo di primo piano nel Paese. Il mio impegno è valorizzare questo patrimonio, mettendo al centro innovazione, qualità industriale e alleanze strategiche», ha dichiarato.
Il mandato settennale di Paolo Savona come presidente della Commissione nazionale per le società e la Borsa è scaduto l’8 marzo. Visto il rinvio da parte del Consiglio dei ministri della procedura di nomina del suo successore, oggi gli è subentrata come presidente vicaria Chiara Mosca, commissaria della Consob con la maggiore anzianità nell’istituto.
Chiara Mosca (Imagoeconomica).
Chi è Chiara Mosca
Mosca, docente associata di diritto commerciale presso l’Università Bocconi di Milano, è Commissaria Consob dal 7 settembre 2021, su designazione del governo allora guidato da Mario Draghi. Come detto, svolgerà le funzioni ad interim fino all’insediamento del nuovo presidente. E sarà coadiuvata in questo ruolo dagli altri commissari Carlo Comporti, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli.
La nomina saltata di Federico Freni
In vista della fine del mandato di Savona, il principale candidato alla sua successione era il sottosegretario all’Economia Federico Freni, deputato della Lega. Ma la sua nomina è saltata a causa delle perplessità di Forza Italia, che ha fatto pressione per una figura più tecnica, ancora non individuata. Nel corso della discussione in Cdm il 20 gennaio, FI ha avallato la nomina di Freni solo come componente del vertice Consob (che prevede un presidente e quattro commissari) e non come successore di Savona.
Caitlin Kalinowski, responsabile del dipartimento di robotica di OpenAI, ha annunciato le dimissioni dopo l’accordo tra l’azienda di intelligenza artificiale di Sam Altman e il Pentagono. «Ho rassegnato le dimissioni. Tengo profondamente al team di robotica e al lavoro che abbiamo costruito insieme. Non è stata una decisione facile. L’IA ha un ruolo importante nella sicurezza nazionale. Ma la sorveglianza degli americani senza supervisione giudiziaria e l’autonomia letale senza autorizzazione umana sono confini che meritavano più riflessione di quanta ne abbiano ricevuta», ha scritto in un post su X. L’intesa tra OpenAI e il governo americano riguarda la fornitura di tecnologie da utilizzare in attività legate alla sicurezza nazionale, ed è stata siglata dopo che Anthropic aveva respinto le richieste del dipartimento della Difesa per un accesso senza limiti ai suoi modelli Claude, disponibile nei sistemi più riservati dell’esercito. Kalinowski ha concluso il suo messaggio di congedo sottolineando il punto chiave, ovvero la questione etica: «Questa scelta riguardava il principio, non le persone. Ho profondo rispetto per Sam e il team, e sono orgogliosa di ciò che abbiamo costruito insieme».
I resigned from OpenAI. I care deeply about the Robotics team and the work we built together. This wasn’t an easy call. AI has an important role in national security. But surveillance of Americans without judicial oversight and lethal autonomy without human authorization are…
Dopo le polemiche nel 2024 per l’invito al filosofo Leonardo Caffo, all’epoca accusato di maltrattamenti alla compagna (poi condannato), e quelle nel 2025 per la presenza tra gli stand della casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco, sono stati annunciati importanti cambiamenti per Più libri più liberi. Dopo essere stata guidata negli ultimi tre anni da Chiara Valerio, la fiera passerà dal 2026 a una curatela collegiale, con Paolo Di Paolo accanto a Giorgio Zanchini. E, annunciano gli organizzatori, «verranno inserite anche nuove figure per la sezione ragazzi e per i linguaggi contemporanei».
Più libri più liberi alla Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).
A Di Paolo «spetterà il compito di innovare il format»
La prossima edizione di Più libri più liberi, che sarà la numero 25, si terrà presso La Nuvola dell’Eur dal 4 all’8 dicembre 2026. A Zanchini, giornalista, saggista e conduttore radiofonico e televisivo annunciato già a novembre come nuovo curatore, verrà affiancato lo scrittore Di Paolo, a cui «spetterà il compito di innovare il format dell’evento», si legge in un comunicato dell’Associazione Italiana Editori, che organizza la fiera. «Nel mondo dell’offerta culturale c’è bisogno di disinnescare parecchi piloti automatici, di rinfrescare e ripensare i formati e le modalità degli incontri, di fare in modo che i libri siano un punto d’arrivo e non un punto di partenza, il cui valore diamo sempre troppo per scontato», ha detto Di Paolo
Zanchini si occuperà invece dell’attualità. «Vorrei mettere al servizio della fiera quello che credo di aver imparato in tanti anni di professione, portare lo sguardo culturale sull’attualità, parlare del presente, della contemporaneità attraverso i libri, e il mondo dell’editoria indipendente è in questo senso una vera miniera», ha dichiarato. In un’intervista di novembre 2025, Zanchini aveva preso le distanze dalla gestione-Valerio: «Vengo da un altro mondo, anche professionale. Vengo da un’altra epoca. Sia detto con rispetto, ma certo non vengo da quel brodo culturale».
Generali ha raggiunto un accordo per la cessione al Gruppo Zurich Insurance del business Danni in Irlanda e Irlanda del Nord, gestito attraverso le branch irlandese e britannica di Generali Spagna con il marchio RedClick. Il valore dell’operazione è pari a 337 milioni di euro per cassa. Generali Spagna manterrà 51 milioni di euro di capitale in eccesso attualmente allocato alle relative attività Danni irlandesi.
L’operazione è in linea con l’impegno del Gruppo a focalizzarsi sui mercati assicurativi core
La cessione è coerente con l’impegno di Generali a focalizzarsi sui mercati assicurativi core, dove il Gruppo detiene già una scala significativa e una presenza di primo piano, ed è pienamente allineata al piano strategico Lifetime partner 27: driving excellence. L’operazione genererà una plusvalenza che verrà comunicata solo in fase di closing, avrà un impatto trascurabile sull’Eps normalizzato e un impatto stimato di circa +1 punto percentuale sul Solvency II Ratio del Gruppo.
Giorgia Meloni, che era scesa in campo per il Sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, optando poi per la strategia dell’assenza memore della caduta di Matteo Renzi nel 2016, è tornata a metterci la faccia costretta dalla crescita del fronte del No. La premier ha deciso di personalizzare il referendum con un lungo video diffuso sui social, introdotto così: «Cosa c’è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione».
Cosa c’è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione.
Vi chiedo di ascoltare il video fino alla fine e di aiutarmi a diffonderlo. Il 22 e 23 marzo scelgo il SÌ pic.twitter.com/z7fMJXpheq
Meloni: «Riforma sostenuta da moltissimi magistrati, che preferiscono non dichiararlo»
Nel video Meloni sostiene che la riforma costituzionale «riguarda tutti» e che punta a «rendere la magistratura più meritocratica e responsabile, correggendo storture mai risolte». Se la giustizia «non è efficiente, efficace, meritocratica», dice Meloni, «una parte fondamentale del meccanismo che definisce il nostro benessere si inceppa, e tutti i cittadini lo pagano», non solo quelli che hanno a che fare direttamente con i giudici. I quali «decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull’immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale». E poi: «Il potere giudiziario anche l’unico caso in cui, a questo potere, quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità. Perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera, e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto». Sottolineando di voler liberare le toghe dal controllo della politica, Meloni ha inoltre assicurato che la riforma della giustizia «è sostenuta con convinzione da moltissimi magistrati, anche molti più di quanti lo dichiarino pubblicamente», aggiungendo «che forse ci si dovrebbe interrogare sul perché alcuni preferiscano non dichiararlo».
Si allarga l’inchiesta sulla strage di Crans Montana. Le autorità svizzere hanno iscritto nel registro degli indagati altre cinque persone oltre ai due coniugi proprietari del locale in cui si è sviluppato l’incendio, Jacques Moretti e Jessica Maric, l’ex funzionario del comune Ken Jacquemoud e il capo del servizio di sicurezza pubblica del comune Christophe Balet. Tra i nuovi indagati c’è anche il sindaco di Crans Nicolas Féraud. Gli altri sono Kévin Barras, ex consigliere con deleghe sulla sicurezza attualmente deputato supplente al parlamento cantonale, Pierre Albéric Clivaz, ex capo dei vigili del fuoco di Chermignon, comune poi fuso con Crans-Montana, Rudy Tissières, già addetto alla sicurezza di Crans-Montana, e Baptiste Cotter, attuale funzionario addetto alla sicurezza. Come i primi quattro indagati, sono tutti accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi.
Mojtaba Khamenei è la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina segna la vittoria sul clero iraniano da parte dei Guardiani della rivoluzione: il secondogenito dell’ayatollah Ali Khameni, ucciso nei primi raid Usa, era il candidato non ufficiale dei pasdaran. Falco della teocrazia e alleato dei Guardiani della rivoluzione: ecco chi è Mojtaba Khamenei, destinato a ricoprire la massima carica religiosa e amministrativa della Repubblica Islamica fino alla sua morte.
Mojtaba Khamenei (Ansa).
Ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom
Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, Mojtaba Khamenei ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom sotto la guida di chierici ultraconservatori e dello stesso padre. A Qom ha anche insegnato, raggiungendo il grado di hodjatoleslam, titolo assegnato a religiosi di livello intermedio, dunque inferiore a quello di ayatollah detenuto dal padre e da Rouhollah Khomeini, la prima Guida Suprema dell’Iran.
Nella guerra contro l’Iraq aveva combattuto in un battaglione pasdaran
Meno ideologico del padre, Mojtaba Khamenei è però più vicino ai pasdaran rispetto al genitore. Il legame risale alla sua partecipazione (tra il 1987 e il 1988) a un’unità combattente – il battaglione Habib ibn Mazahir – nelle ultime fasi della guerra tra Iran e Iraq: in quel periodo strinse rapporti con soldati che oggi occupano posizioni chiave nell’apparato di sicurezza. Mojtaba Khamenei non ha mai ricoperto cariche pubbliche elettive, ma ha agito a lungo come eminenza grigia nell’ufficio del padre, con enorme potere informale, esercitato soprattutto sulle formazioni che compongono le forze di sicurezza del Paese: i già citati Pasdaran e la milizia Basij.
Un sostenitore di Mojtaba Khamenei ccon un ritratto della nuova Guida Suprema dell’Iran (Ansa).
È stato la mente della repressione delle proteste contro il regime
Mojtaba Khamenei ha sostenuto l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e, secondo i media, potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell’orchestrarne la vittoria elettorale. Diverse fonti di intelligence lo hanno segnalato come il coordinatore delle brutali repressioni dell’Onda Verde nel 2009 e delle proteste “Donna, Vita, Libertà” del 2022.
Nel 2019 è stato Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro Usa
Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Usa nel 2019 per i suoi legami con le attività della Forza Quds e la gestione di un presunto impero finanziario occulto con proprietà di lusso a Londra e Dubai (secondo un’inchiesta di Bloomberg si sarebbe notevolmente arricchito attraverso una vasta rete di società schermo all’estero), nel 2004 ha sposato Zahra Haddad-Adel, figlia dell’ex presidente del parlamento Gholam-Ali Haddad-Adel, forse morta nei primi attacchi su Teheran.
La nomina è una vittoria per i pasdaran e una sconfitta per il clero
La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio e una significativa Vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango.
Ora è ufficiale: è Mojtaba Hosseini Khamenei, secondogenito di Ali Khamenei, la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio. E a far sì che nulla cambi nel Paese, visto il suo forte legame con i Pasdaran.
La nomina di Mojtaba Khamenei è una vittoria per i pasdaran
Di fatto, la nomina di Mojtaba Khamenei segna la vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero iraniano, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango. I pasdaran, in una nota diffusa immediatamente dopo la proclamazione, hanno assicurato «totale obbedienza e sacrificio» per adempiere ai suoi comandamenti. Ma in generale tutte le principali istituzioni politiche e militari del Paese hanno espresso pieno sostegno alla nomina. Il presidente Masoud Pezeshkian ha definito la scelta «l’incarnazione della volontà» della comunità musulmana di «rafforzare l’unità nazionale». Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, si è congratulato pubblicamente con Khamenei tramite un messaggio su X. Pieno appoggi anche dalla il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, dalle forze armate, dalla milizia Basij, dal Consiglio supremo di sicurezza nazionale e dalla polizia.
Mojtaba Khamenei (Ansa).
I proxy di Teheran hanno accolto con favore la scelta dell’Assemblea degli Esperi
La nomina di Khamenei è stata accolta con favore dai ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran: «In questa fase critica e delicata della storia della nazione rappresenta un’altra vittoria per la Rivoluzione Islamica e un duro colpo per i suoi nemici della Repubblica Islamica», hanno scritto sul loro canale Telegram. Apprezzamento anche da parte di Hamas, che ha ricordato come Khameni avesse partecipato al funerale di Yahya Sinwar, leader del gruppo islamista palestinese. In Iraq a salutare positivamente la nomina è stata la milizia sciita Kataib Hezbollah.
Trump: «Se non otterrà la nostra approvazione non durerà a lungo»
Donald Trump, che lo aveva già bollato come «peso piuma», ha commentato: «Se non otterrà la nostra approvazione non durerà a lungo. Lo uccideremo». Israele ha già assicurato che «continuerà a perseguire» la leadership iraniana: la mattina del 9 marzo si è aperta con nuovi massici attacchi dell’Idf contro le «infrastrutture del regime» di Teheran.
Forza Italia continua a sostenere che per le elezioni comunali di Milano del 2027 il centrodestra dovrebbe puntare su un candidato civico, ma gli alleati non sono d’accordo. Gli azzurri hanno riunito alla fondazione Rovati oltre 30 relatori, tutti esponenti della società civile, tra i quali «c’è il candidato sindaco di Forza Italia» come ha detto l’europarlamentare Letizia Moratti, che ha organizzato il convegno insieme alla senatrice Stefania Craxi ed è stata l’ultima esponente del centrodestra a guidare la città.
Noi Moderati punta su Maurizio Lupi
Sul tavolo resta sempre il nome politico del presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, caldeggiato in primis dal suo partito, che nelle settimane precedenti aveva invitato Forza Italia a non inseguire candidati fuori dalla politica: «Fa ridere questa continua ricerca di candidati civici, che poi puntualmente dicono di no, come se fossimo a X Factor». Gli azzurri non sembrano però appoggiare le sue ambizioni, con il coordinatore di Fi in Lombardia Alessandro Sorte che ha definito la sua eventuale candidatura come “non competitiva”, sostenendo che il centrodestra debba allargare la coalizione, per esempio ad Azione e agli elettori dell’ex Terzo polo.
Maurizio Lupi (Ansa).
La Lega: «Forza Italia vuole candidarsi da sola?»
A frenare Forza Italia è anche la Lega. «Mi viene da pensare che con questo annuncio vogliano candidarsi da soli, soprattutto dopo il salvataggio a Beppe Sala sul tema stadio, ma auspico sia solo un maldestro tentativo di gettare la palla avanti», ha detto il segretario provinciale su Milano Samuele Piscina, ribadendo che il candidato non sarà di un singolo partito ma della coalizione.
Fratelli d’Italia: «Bisogna avere coraggio»
Nemmeno Fratelli d’Italia sembra appoggiare la mossa degli azzurri. Il capogruppo meloniano a Palazzo Marino Riccardo Truppo ha evidenziato che «il candidato sindaco può certamente essere un civico ma non l’ha prescritto il medico, non è condizione necessaria e sufficiente». E ancora: «Giorgia Meloni si è candidata a governare l’Italia tra mille teorici del civismo e fautori dei tecnocratici. Governiamo l’Italia con il coraggio delle nostre idee e a Milano può succedere la stessa cosa. Basta avere coraggio».