Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, oggi – lunedì 24 agosto 2026 – il prezzo medio della benzina modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,010 euro al litro, mentre quello del gasolio è arrivato a 2,131 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,088 euro al litro per la benzina e 2,204 euro al litro per il gasolio. Come sottolinea il Codacons, in autostrada il prezzo medio del gasolio ha superato il record storico raggiunto nella settimana del 14 marzo 2022, quando un litro di diesel costava in media in Italia 2,154 euro al litro. Ieri il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, assieme a quello dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha firmato il decreto che attiva il meccanismo delle accise mobili, prorogando di due giorni, cioè fino al 26 agosto, lo sconto di 17 centesimi sul gasolio. Come sottolinea il Codacons, a partire dal 27 agosto, senza nuovi interventi da parte dell’esecutivo, il gasolio volerà sulla rete ordinaria a una media di oltre 2,3 al litro, mentre in autostrada il prezzo medio è destinato a salire a 2,37 euro.
Attualita’
Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
Sigfrido Ranucci in questi giorni è in tour per l’Italia a presentare il suo libro Il ritorno della casta (Bompiani), con accoglienza calorosa e lunghi firmacopie un po’ ovunque.

Le fatiche letterarie di Ranucci e i numeri
In carriera il giornalista, finora, è arrivato in libreria con quattro opere: la prima, del 2010, è stata scritta insieme al collega Nicola Biondo, Il patto. Da Ciancimino a Dell’Utri. La trattativa stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato (Chiarelettere). È un titolo con periodiche ripubblicazioni in edizioni tascabili, economiche e via dicendo, che ha ancora una sua vita dopo 16 anni, e che ha venduto complessivamente circa 40 mila copie, in base a quanto risulta dalla classifica GfK-Nielsen consultata da Lettera43.

La scelta ha venduto 64 mila copie
Nel 2024, poi, Ranucci ha dato alle stampe La scelta (Bompiani), ovvero quella sorta di autobiografia più o meno romanzata che ha suscitato notevoli polemiche soprattutto per le parti in cui il giornalista descrive il modo piuttosto spregiudicato con il quale si rapporterebbe alle fonti e alle stagiste che incrocia sul suo percorso (vedere, a questo proposito, anche il j’accuse di Angela Camuso pubblicato da Il Tempo). La scelta, giusto per capirci, è il libro sul quale Selvaggia Lucarelli ha di recente aperto tre diverse questioni. La prima riguarda il contenuto, da cui si desumono rapporti con stagiste e fonti definiti «spregiudicati». «Sono convinta», dice Lucarelli, «che non molestasse fisicamente nessuno, ma sono altrettanto convinta del fatto che il suo rapporto con alcune fonti e collaboratrici sia stato spregiudicato. È il famoso tema dell’asimmetria di potere: sei Ranucci, hai un enorme potere sulle carriere, dovresti avere una particolare cautela nel separare il piano professionale da quello privato». La seconda fa riferimento alle recensioni su Amazon, con Ranucci che, sempre secondo Lucarelli, avrebbe scritto finte entusiastiche recensioni firmandosi Emilio Cresci. Infine il terzo punto riguarda il numero di copie vendute, perché «Ranucci in alcune occasioni pubbliche e promozionali aveva dichiarato 100 mila copie, per definire il grande successo commerciale del volume. Ora però parla di 70 mila…». I numeri ufficiali de La scelta, per tagliare la testa al toro, certificano 64 mila copie secondo GfK-Nielsen, che sono comunque un ottimo risultato se paragonato alle vendite medie degli altri titoli in Italia.

Per ora Il ritorno della casta è a quota 19.400
Dopo questo volume dai contenuti anche scabrosi, Ranucci ha invece voluto recuperare un tono più familiare e divulgativo con Navigare senza paura. Guida per giovani esploratori del web (Salani/Ape junior) scritto insieme con il figlio Giordano. È uscito a fine gennaio 2026, a poco più di tre mesi dall’attentato subito fuori dalla sua abitazione nell’ottobre 2025, e finora ha venduto appena 10 mila copie.

A inizio marzo 2026, tuttavia, il prolifico Ranucci occupava di nuovo gli scaffali delle librerie con Il ritorno della casta, che in questi giorni sta continuando a promuovere in giro per la Penisola. È un saggio di inchiesta che analizza il rapporto tra politica, informazione e magistratura in Italia, ricostruendo un presunto piano di restaurazione del potere politico dopo Tangentopoli per depotenziare i controlli di legalità e ridimensionare il ruolo della magistratura. In questi sei mesi in libreria, tuttavia, l’ultima fatica di Ranucci non sembra avere sfondato più di tanto: al momento è a quota 19.400 copie vendute. Vediamo se i firmacopie estivi riescono a muovere la classifica.
Nuovi rincari per i carburanti: benzina a 2,005 euro al litro
Non si ferma l’impennata del prezzo dei carburanti. La benzina segna un nuovo picco dopo i 2,002 euro al litro raggiunti ieri e sale a 2,005 euro in modalità self service sulla rete stradale: si tratta del prezzo più alto da settembre del 2023. In autostrada il prezzo medio della benzina è salito a 2,080 al litro (ieri era 2,077). Il gasolio ha invece raggiunnto 2,122 al litro sulla rete stradale (ieri era 2,116) e 2,194 in autostrada (ieri 2,186). Sono i dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che permette di consultare in tempo reale i prezzi praticati presso gli impianti di distribuzione situati nel territorio nazionale, come comunicati dagli esercenti. Il record degli ultimi anni è stato toccato a marzo del 2022, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il prezzo medio della verde era arrivato a circa 2,2 euro al litro.
Ranucci, il cortocircuito del femminismo e il patriarcato in camicia bianca
Breaking news: sembra che la destra ora apprezzi le femministe “di sinistra”, quelle arrabbiate. O meglio, le apprezzerebbe se invece di arrabbiarsi per l’insufficienza della prevenzione dei femminicidi o il depotenziamento della legge antistupro se la prendessero con il giornalista d’inchiesta Sigfrido Ranucci, tombeur e trombeur confesso e impenitente, oltre che vittima del torbido «attentato d’amore» (copyright Paolo Mieli) ordito dall’amico Valter Lavitola.

Descriversi come un pussy magnet non è stata una grande idea
«Dove sono coloro che in altre circostanze hanno denunciato maschilismo, patriarcato e squilibri di potere?», si è chiesta la senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Campione, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta su femminicidio e violenza di genere, riferendosi alle spericolate (sia deontologicamente sia umanamente) relazioni con fonti e stagiste, descritte da Ranucci nel suo La scelta, classificabile come autofiction più che come autobiografia. «Parti romanzate trasformate in gossip» da giornali e piattaforme social, ha lamentato il giornalista su Facebook, senza considerare che sarebbe stato lui il primo a non fare un gran favore a se stesso, descrivendosi come un pussy magnet stile James Bond vecchia maniera (anche se nemmeno il Bond più sciovinista avrebbe liquidato la tragica morte di una sua amante con la frase «ahò, dopo la vita di merda che faccio, una trombata me la fate fare?», pronunciata da Ranucci in un’intervista con Alessandro Masala).
Alcune precisazioni. Ieri nella mia newsletter ho scritto un articolo sul libro di Ranucci La scelta in cui sottolineo come l’autore non si renda conto della gravità di alcune cose che scrive circa il suo rapporto con alcune donne che hanno lavorato con lui o che sono state… pic.twitter.com/7fa4heXdj1
— Selvaggia Lucarelli (@stanzaselvaggia) August 15, 2026
Il j’accuse di Camuso e quel «non ero l’Olgettina di turno»
Ma mettiamo anche che gli idilli di Sigfrido con colleghe e informatrici fossero per lo più del tipo raccontato al Tempo dalla giornalista Angela Camuso, che nel 2018 lo contattò per una possibile collaborazione al suo programma: zero interesse per le qualità professionali, ma molti apprezzamenti fisici, avance, vocali conditi di baci, messaggi in orari inappropriati, inviti a cena, insomma, tutto l’arsenale del capo provolone o del produttore viscido alle prese con una candidata giovane e carina. E Camuso, che il lavoro a Report lo voleva, per un po’ fece buon viso a cattivo gioco, ma poi mise in chiaro che non le interessavano profferte di tipo non professionale («non ero l’Olgettina di turno», sottolinea con spiacevole sussiego retrospettivo), e Ranucci si defilò, per cercare altrove momenti di distrazione alla sua «vita di merda». Non era quello che Camuso si aspettava da un eroe popolare, un’icona del giornalismo senza macchia e senza paura, che si paragona a Moro, Falcone, Borsellino, e ultimamente pure a Guccini, da poco scomparso.

Un «patriarcato mediterraneo» in camicia bianca
Ma torniamo alla domanda di Susanna Campione: perché nessuna voce da sinistra depreca l’atteggiamento prevaricatore e patriarcale di Ranucci-uomo? Al di là della malafede (è un po’ come quando la destra rimprovera alla sinistra di manifestare per Gaza e non per i dissidenti iraniani oppressi, senza pensare che ogni tanto anche il popolo di destra potrebbe darsi una mossa e scendere in piazza per un motivo non egoistico e spregevole), la questione è pertinente: non ci si può scandalizzare per il «patriarcato mediterraneo» in camicia nera e nel contempo minimizzare quello in camicia bianca.

Forse le donne di sinistra sono già in assetto pre-elettorale
L’unica ad avere rotto il silenzio è Selvaggia Lucarelli. Dall’alto di Vale tutto, la sua newsletter su Substack, una delle più lette del mondo, ha vivisezionato puntigliosamente il caso Ranucci anche sotto il profilo delle avventure amorose, evidenziandone la multiforme scorrettezza, tanto da guadagnarsi un grossolano attacco pubblico da parte del giornalista («Siamo al punto che perfino Selvaggia Lucarelli mi imputa rapporti spregiudicati: sarebbe interessante citare i suoi»). «So che sto facendo un favore alla destra», avvertiva Lucarelli nel suo articolo, «ma voglio essere intellettualmente onesta». Ecco, appunto. In Italia essere intellettualmente onesti è un lusso che ben pochi possono concedersi, specie a una manciata di mesi dalle elezioni. E anche le donne di sinistra devono essere già in assetto pre-elettorale, «il nemico del mio nemico è mio amico, fosse anche un predatore narcisista con tendenze mitomani e privo del senso del ridicolo».
Malumori leghisti pure per il Gran Premio di Monza: le pillole del giorno
«Ma quale Pontida, qua a settembre pensiamo tutti a Monza, alla Formula 1», commentano a denti stretti i leghisti incalzati sulla crisi del partito e del segretario Matteo Salvini. Visto che il pratone caro a Umberto Bossi quest’anno potrebbe trasformarsi in una conta tra i fedelissimi del capo e i riottosi nordisti, meglio pensare alle gioie dei motori. Gioie per modo di dire, però. Come riporta Monza Today, infatti, nella città natale del “nostalgico sognante” Massimiliano Romeo, i lumbard masticano amaro. La segretaria cittadina Roberta Gremignani, ex campionessa di rally, ha criticato duramente il Monza fuori Gp, una sorta di Fuori Salone che accompagna la gara, a causa della drastica limitazione dei dehor dei locali nel centro storico. Ma oltre il danno – con i commercianti «in ginocchio» – c’è pure la beffa: la tradizionale conferenza stampa di presentazione della gran premio il primo settembre non si terrà come sempre all’autodromo ma a Milano. Dove? Nella sede Aci, cioè a “casa” di Geronimo La Russa. Un affronto doppiamente insopportabile, perché arrivato da un alleato. Sullo “scippo” è intervenuta con un video sui social pure Martina Sassoli consigliera regionale e comunale di Noi Moderati di cui è pure vice-coordinatrice lombarda. «Mi aspetto che tra un po’ non ci sarà più la Monaca di Monza, ma quella di Brera o di Isola», commenta sarcastica. «Con l’organizzazione della storica conferenza di presentazione non più nella sala stampa dell’Autodromo, ma a Milano nella sede dell’Aci, Monza decide di abdicare al proprio ruolo centrale anche per il suo Gran Premio. Dimostrazione della debolezza del sindaco Pilotto, che decide di non essere primo cittadino ma gregario. Dispiace, un po’ alla volta stiamo perdendo la nostra monzesità». Sassoli si complimenta con La Russa jr che l’ha spuntata: «Probabilmente con una guida di centrodestra della città di Monza, non sarebbe stato questo l’epilogo».
Con queste tensioni, qualcuno tra i leghisti andrà a caccia di inviti per il Gp per vie alternative, pur di non chiedere il pass per il settore autorità a La Russa jr. «Che poi ci si mette a parlare di politica, e con quello che sta succedendo adesso nella Lega è meglio di no», si sibila. «In questo clima di sospetto, basta un niente per essere accusati di voler cambiare casacca e passare a Fratelli d’Italia». Meglio andare a chiedere un posto in tribuna vip agli sponsor, non c’è dubbio.
Mulè e Antonello da Messina
Voleva portare l’Ecce Homo di Antonello da Messina in Sicilia: Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati, aveva avuto una buona idea, chiedendo di riportare l’opera acquistata dallo Stato sull’Isola, ma l’incredibile furto avvenuto a Messina ha congelato la proposta. Il colpo, per il forzista, è stato pesante: «Ho aspettato alcuni giorni per intervenire sul caso dei capolavori di Antonello da Messina rubati dal Museo regionale della città dello Stretto come si fa quando bisogna elaborare un lutto. Il furto delle opere del genio siciliano corrisponde, infatti, per quanto mi riguarda ad aver perso una persona cara. L’amore verso Antonello mi aveva spinto, solo un paio di mesi fa, a sollecitare e ottenere dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che l’Ecce Homo ospitato nel museo dell’Aquila dopo essere stato acquistato meritoriamente dallo Stato Italiano venisse trasferito a Palermo per trovare posto accanto all’Annunciata di Antonello», ha scritto sui social Mulè. Meglio lasciare l’opera a L’Aquila, al momento.
San Paolo camerata, sacerdoti contro Vannacci: «Rispetti le Sacre scritture»
11 sacerdoti italiani hanno scritto una lettera contro Roberto Vannacci che aveva etichettato San Paolo come “camerata”, chiedendogli di non piegare l’apostolo a logiche totalitarie e portare più rispetto per la storia della Chiesa. Le Sacre scritture, sostengono, non devono prestarsi ad alcun manifesto politico. Il leader di Futuro nazionale, ricordano, aveva definito l’apostolo Paolo come un camerata richiamando «un fantomatico principio economico paolino che troverebbe fondamento sulle parole dell’apostolo delle genti “chi non vuol lavorare neppure mangi” per giustificare l’abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali».
Il testo della lettera
«Egregio generale Vannacci», si legge nella lettera , «Le scriviamo come sacerdoti, quotidianamente impegnati a servire il Vangelo, per esprimere il nostro profondo dissenso e sconcerto di fronte alle sue recenti dichiarazioni». «Orbene, – scrivono – associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte – per di più all’interno del programma di una fazione politica – rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede. Si tratta di una lettura anacronistica che nega la natura profonda della missione dell’apostolo». «Come sacerdoti – aggiungono – non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale, né di vederli accostati a slogan di partito pronunciati nelle aule delle istituzioni. La figura di San Paolo appartiene a tutti ed è un patrimonio di salvezza universale che scuote le coscienze, non un simbolo da piegare alle retoriche di parte». Di qui l’invito a «rispettare la sacralità delle Scritture e la storia della Chiesa, ricordando le parole stesse dell’apostolo: “Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri”. Le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico».
La benzina torna sopra i 2 euro anche sulla rete stradale
La benzina è tornata sopra quota 2 euro al litro anche sulla rete stradale. È quanto si legge su Osservaprezzi carburanti, il sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che permette di consultare in tempo reale i prezzi dei carburanti praticati presso gli impianti di distribuzione situati nel territorio nazionale, come comunicati dagli esercenti.
Il prezzo medio “self service”: 2,002 euro al litro
Il prezzo medio self service lungo la rete stradale nazionale sale a 2,002 euro al litro per la benzina (ieri era 1,997) e a 2,116 euro al litro per il gasolio (ieri 2,107). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self service è di 2,077 euro al litro per la benzina (ieri 2,074) e 2,186 per il gasolio (ieri 2,178). E dalla prossima settimana, a meno di nuove misure varate dal governo, non ci sarà nemmeno più il sollievo del taglio delle accise.
Ranucci e i cannoni di Lavarone e le ambizioni di Durigon: le pillole del giorno
Sigfrido Ranucci può ritenersi soddisfatto: la prima uscita pubblica dopo le ultime evoluzioni sul caso Lavitola è stata un successo, almeno di pubblico. Martedì il giornalista si trovava a Lavarone, in provincia di Trento, per la presentazione del suo libro Il ritorno della casta, tra applausi e strette di mano. Ovviamente si è parlato del suo futuro a Report. La Rai «può fare quello che vuole», ha ribadito il giornalista. Dal canto suo si è detto disposto a fare un passo «in avanti, indietro, di lato. Il problema non sono io, ma la storia di Report». Qualche stoccata è arrivata anche a chi ha cavalcato la polemica sui costi del programma: «Report è una trasmissione virtuosa. Costa solo 159 mila euro a puntata e fa ascolti elevati. Altri costano il doppio e fanno il 2 per cento di share», ha messo in chiaro Ranucci. Insomma: «Se la Rai si lamenta di Report è come se il Papa si lamentasse del Giubileo». Sul rapporto con Lavitola, invece, si è limitato a ricordare che qualcuno «è amico di Luigi Ciavardini». Un riferimento alla presunta amicizia dell’ex Nar con la presidente della commissione Antimafia, la meloniana Chiara Colosimo, la stessa che qualche giorno fa aveva chiesto di ridurre la scorta a Ranucci. Insomma l’affaire Ranucci-Lavitola e tutto il corollario di polemichette e veleni tiene ancora banco tanto che a Roma qualcuno ha confuso la ridente località trentina con Navarone, quella dei famosi cannoni del film. «Ma no, ma quale Navarone, lui stava a Lavarone…», si sorride nell’afa capitolina. Comunque il botto si è sentito anche lì.

Le ambizioni di Durigon
Cosa si può fare prima del raduno sul pratone di Pontida del 20 settembre? Il vicesegretario della Lega Claudio Durigon, storico sindacalista Ugl e sottosegretario al ministero del Lavoro, non ci ha pensato due volte: tocca fare un bel convegnone a Roma. Dove? Alle Officine Farneto, luogo caro alle degustazioni di birre (mitica la kermesse “Fermentazioni”), del festival di street food giapponese Kizuna Expo e dei convegni gastronomici di Excellence. L’appuntamento è per l’8 e il 9 settembre, e l’ambizione è di avere tra i relatori Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga. I tre, per ovvie ragioni, non avrebbero alcuna voglia di partecipare. Un’operazione ardita, quella di Durigon, tanto che per il nome del luogo scelto per il convegno c’è già chi l’ha ribattezzato «il farneticante». Secondo alcuni il sottosegretario punterebbe addirittura a candidarsi proprio al posto di Salvini proponendosi come una sorta di “paciere”, rivendicando le sue discendenze nordiche. Una specie di “garante” che però rischia di finire come il vaso di coccio tra quelli di ferro. E poi Matteo Salvini non è disposto, almeno finora, a farsi da parte, impegnato com’è a dare battaglia per tornare al Viminale. Intanto Durigon cerca di “blindarsi” almeno in Lazio: dal primo settembre il suo nuovo capo segreteria al ministero del Lavoro sarà Antonio Giammusso, consigliere comunale leghista a Civitavecchia.

La prima uscita pubblica di Ranucci dopo l’arresto di Lavitola
Sigfrido Ranucci ha fatto la sua prima uscita pubblica dopo l’arresto di Valter Lavitola, l’imprenditore e suo stretto amico che ha confessato di aver organizzato l’attentato di ottobre 2025 contro di lui. Il giornalista ha partecipato a una presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno della casta, al centro congressi di Lavarone, in provincia di Trento. Durante l’evento, ha commentato alcune delle notizie degli ultimi giorni che lo riguardano, tra cui la possibile sospensione dalla conduzione di Report. Un’ipotesi su cui i dirigenti Rai stanno ragionando dopo che il comitato etico ha depositato una relazione su di lui (il cui contenuto è secretato). Sul suo eventuale successore, però, non si sa ancora nulla – se non che Milena Gabanelli, a cui è stato proposto l’incarico, ha rifiutato. «L’azienda può fare quello che vuole», ha detto Ranucci. E sulla possibilità di fare un passo indietro, cioè andarsene volontariamente: «Lo posso fare in avanti, indietro, di lato. Il problema non sono io, ma la storia di Report».
Ranucci: «Problema mia amicizia con Lavitola? C’è chi è amico di Ciavardini»
I commenti sulla vicenda giudiziaria relativa all’attentato, invece, sono stati pochi. Ranucci si è limitato a difendersi da chi ha criticato la sua frequentazione con Lavitola, personaggio controverso condannato per diversi scandali degli ultimi 20 anni, ma con cui lui aveva una grande familiarità. «Se il problema è la mia amicizia con Lavitola, c’è chi è amico di Luigi Ciavardini (ndr il terrorista condannato per la strage di Bologna)», ha detto. Il riferimento è alla presunta amicizia tra Ciavardini e la presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo, deputata di Fratelli d’Italia. Lei ha sempre negato spiegando di averlo incontrato solo per attività relative al reinserimento dei detenuti.
Gabanelli a Report dopo Ranucci? «Me l’hanno chiesto ma non torno»
La Rai a chiesto a Milena Gabanelli di tornare alla guida di Report, ma lei ha declinato. L’ha confermato lei stessa in un’intervista al Giornale: «Se questa voce gira è evidente che mi è stata fatta questa richiesta. Diciamo che mi è stata fatta pervenire. Ma il pervenuto per me vale quasi zero. Quindi no, non intendo tornare». Anche perché «il rito della riesumazione non va bene, io sono fuori». «E poi sia chiara una cosa: i programmi sono fatti dalla squadra. Colpire la squadra mi pare che sia un delitto». E, sul caso Ranucci-Lavitola, preferisce tenersi fuori: «C’è già tanta gente che parla e dice di tutto di più. Io mi tengo fuori. Un mio virgolettato sulla vicenda Report non lo avrà nessuno». Intanto ai vertici Rai continua a tenere banco la questione della conduzione del programma nella prossima stagione. Secondo quanto scrive Libero, l’azienda avrebbe già scelto di non affidarla a Ranucci. Ma è una decisione da prendere con cautela, per evitare «il rischio di trasformarlo in una specie di martire», si riflette. Intanto il giornalista ha fatto la sua prima uscita pubblica dopo l’arresto di Lavitola per presentare il suo libro Il ritorno della casta. Ogni data verrà ora monitorata e ogni frase critica verso l’azienda potrebbe sortire un effetto boomerang.
Sigrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia lavorano a un libro insieme
Maria Rosaria Boccia conferma che lei e Sigfrido Ranucci si sono incontrati diverse volte e stanno scrivendo un libro insieme. Dopo l’indiscrezione del Giornale secondo cui la cui bozza sarebbe praticamente pronta, l’imprenditrice ha detto al Corriere che «il progetto è concreto e in uno stato avanzato» e racconterà «fatti, meccanismi e retroscena che aiutino a comprendere meglio alcuni anni della vita pubblica italiana, distinguendo ciò che è stato raccontato da ciò che è realmente accaduto». Ha comunque preferito non anticipare contenuti, struttura ed editore, «perché alcune notizie meritano di essere date quando sono mature e non consumate attraverso indiscrezioni». In ogni caso, ha aggiunto, «se qualcuno immagina un libro accomodante, celebrativo o scritto per regolare piccoli conti personali, rischia di rimanere deluso».
Boccia: «Ranucci dice che mi conosce appena? Non commento ricostruzioni»
Boccia è poi tornata a parlare del suo rapporto col giornalista. Dopo aver detto che è nel suo «cerchio magico» e che sono amici, il Messaggero aveva infatti scritto che al Comitato etico lui avrebbe detto di conoscerla appena. «Non ne sono a conoscenza e non ho letto l’articolo», ha commentato lei. «E comunque preferisco non commentare ricostruzioni di seconda o terza mano come se fossero verbali ufficiali. Tra ciò che viene detto, ciò che viene riferito e ciò che diventa un titolo possono esserci distanze considerevoli. Posso dire con assoluta serenità che Sigfrido Ranucci è una persona che conosco, frequento e alla quale sono legata da un rapporto di amicizia e di stima». E ancora: «Non ho alcun motivo per modificare ciò che ho già dichiarato pubblicamente. Troverei francamente sorprendente scoprire che abbia sostenuto di non conoscermi. Ma uso volutamente il condizionale, prima di attribuire a una persona parole tanto nette vorrei leggerle in un documento e non nell’interpretazione di qualcuno».
Paolo Mieli, cosa racconta davvero la storiella delle vongole sgusciate di Lavitola
Il caso Ranucci-Lavitola si sta rivelando una miniera di informazioni, anche collaterali. Si è saputo, per esempio, che Paolo Mieli ama gli spaghetti alle vongole, ma non i gusci. E così da quando Valter Lavitola, titolare del ristorante Cefalù, ha cominciato a servirgliele già sgusciate, grato per tanta sollecitudine vi è tornato spesso. Lo ha raccontato al Corriere della Sera, che ha diretto due volte e sul quale ancora scrive. Una confessione in famiglia, dunque. Lavitola si sedeva al suo tavolo, raccontava facezie e storie di potenti che per lui, amante dei retroscena, erano come l’olio sul companatico. Ascoltarlo, ha spiegato, era «un godimento».

La storiella delle vongole è mielismo in purezza
La vicenda finisce qui. O meglio, da qui comincia quella che ci interessa. Perché nella storiella delle vongole c’è molto del Mieli che da oltre mezzo secolo attraversa il giornalismo italiano: abbastanza vicino al potere da conoscerne protagonisti e segreti, mai tanto, assicura, da confondersi con esso. Nella stessa intervista spiega infatti che quando Lavitola cominciava a parlargli dei suoi affari «spegneva l’interruttore dell’attenzione». Giusta distanza insieme a una capacità di astrazione davvero notevole. Insomma, mielismo in purezza. Il termine nacque molti anni fa, quando dirigeva i giornali e non come ora solo il proprio personaggio. Su di lui alla guida del Corriere l’avvocato Agnelli coniò una definizione rimasta famosa: «Ha messo la minigonna a una vecchia signora». Alludeva alla contaminazione tra politica e costume, cultura e intrattenimento, ma soprattutto tra pubblico e privato, una novità assoluta per gli allora paludati assetti dell’editoria. Ma la vera specialità dello sgusciante Mieli era un’altra: non farsi mai trovare là dove il lettore si aspetta. Una furbizia intellettuale che, affinata negli anni, è diventata vera e propria paraculaggine: perché sposare il bianco o il nero quando in mezzo c’è un’infinita varietà di grigi?
Bastian contrario per vocazione, Mieli ha trovato la sua seconda giovinezza nei talk show
Alla crisi dei giornali e del giornalismo Mieli è sopravvissuto trovando una seconda giovinezza nei talk show. Ormai in televisione, tra programmi suoi e ospitate, più che andarci ci abita. E non c’è argomento che lo scoraggi. Nel passaggio da direttore a soubrette dei palinsesti si è ritagliato un ruolo preciso. Gli altri ospiti vengono chiamati sapendo più o meno cosa diranno, sono maschere in commedia che recitano la loro parte. Lui invece serve a sparigliare. Se tutti prevedono che il governo cadrà, eccolo snocciolare i motivi per cui invece potrebbe durare. Se lo danno per solidissimo, ricorda che maggioranze ben più robuste sono finite per molto meno. Bastian contrario per vocazione, possiede una risorsa che manca a quasi tutti gli astanti: conosce la storia, e ne fa uso. Per lui quello che accade oggi è sempre già accaduto ieri, magari sotto altre forme. Così l’interlocutore che arriva davanti alle telecamere convinto di discutere del campo largo dopo cinque minuti si ritrova a parlare di Giolitti. Oppure pensa di aver liquidato il fascismo con un paio di battute e viene mandato a rileggersi De Felice. È anche un modo elegante per stabilire chi comanda nella conversazione.

A forza di spiegare il presente con il passato, si avventura pure nel futuro
Il Mieli televisivo ha poi una prossemica collaudata. Ascolta, inclina la testa da tartaruga, sorride a mezza bocca tra il divertito e il beffardo. Lascia che chi gli sta davanti finisca e magari si illuda di averlo convinto, per poi piazzare il fatidico «sì, però» che sposta la discussione dove vuole lui. Con quel tono sornione di chi sembra dire: la faccenda è un po’ più complicata di come la racconti. Del resto Mieli è un narciso che non si nasconde, innamorato della parola almeno quanto del personaggio che negli anni si è costruito, e che ormai interpreta con consumata naturalezza. A forza di spiegare il presente con il passato, ha finito per avventurarsi anche nel futuro. Profetizza governi, crisi, leadership, alleanze, cadute e spesso improbabili resurrezioni. Qui il mestiere lo aiuta. Le previsioni sono pronunciate con il tono grave di chi sa o finge di sapere. Se ci azzecca aveva visto lungo, altrimenti sono gli altri ad averlo preso troppo sul serio. E questa rappresentazione di sé tracima anche nella vita privata. Tre mogli e un contorno di giovani ammiratrici, sue e della professione: materia sulla quale ha sempre esercitato la stessa falsa ritrosia riservata al resto.

L’uomo che spalancò i giornali alla tv alla fine ci è finito dentro
Il punto è che Mieli ha capito prima di molti altri che al talk show non bastano le opinioni, servono i protagonisti. E lui lo è diventato fino in fondo. Ha cultura, mestiere, e soprattutto sa quando piazzare la frase che il giorno dopo farà notizia. Al termine di una carriera non avara, è questo l’ultimo approdo del mielismo che, nato nei giornali, ora coincide in pieno con il suo inventore. L’uomo che spalancò i giornali alla televisione alla fine ci è finito dentro. Senza aver opposto, va detto, una strenua resistenza.
La falsa retorica sul turismo tra benefici nulli e rimedi mai trovati contro l’invasione
Turisti della vita e turisti per la vita. Si può giocare sulle parole affidandoci al saggio Turisti della realtà, dove Francesco Marino racconta come «il mondo finì per diventare un contenuto social». Ossia come un selfie sullo sfondo della Torre Eiffel o della Torre di Pisa traduca un comportamento che anche nella vita quotidiana ci vede sempre più intenti a consumare emozioni di passaggio, collezionare immagini e cercare continuamente novità.

La situazione è preoccupante, ma diventa inquietante se consideriamo la velocità con la quale procedono automazione e applicazioni di intelligenza artificiale. Se infatti macchine e agenti bot lavoreranno per noi, ci troveremo presto, in gran numero, disoccupati? Gli esperti scongiurano scenari apocalittici, forse per rasserenarci, ma potremmo comunque essere costretti a cercare non più occasioni di distensione e divertimento, bensì di occupazione del tempo liberato dal lavoro.
Turisti per sempre, ma non ditelo a Vannacci
Turisti forever ha un suono sinistro e distopico. A meno che non lo si voglia accogliere con l’entusiasmo provocatorio del movimento antagonistico degli Anni 70: che agli slogan “tutto e subito” e “chiediamo l’impossibile” fecero seguire un “lavoro zero, reddito intero” che ci proietta, appunto, in un futuro in cui le macchine hanno preso il posto del lavoro umano. Nel frattempo il povero generale Roberto Vannacci cosa farà, lui che nel suo programma 2027-2037 ha inserito il principio economico di San Paolo: «chi non vuole lavorare neppure mangi»?

Ma stiamo al presente, che turisticamente lancia proclami trionfalistici, con Federalberghi che annuncia che ad agosto vanno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre; e che l’Italia, con 32.943 hotel, 1,1 milioni di camere e 2,3 milioni di posti letto, è il primo Paese europeo per capacità ricettiva alberghiera. A questo si aggiungono due interessanti notizie. In Puglia si registra la crescita più sostanziosa degli hotel di lusso, anche per l’effetto destination wedding che l’ha vista diventare meta di matrimoni di celebrity mondiali e di grandi eventi internazionali (come il G7 del 2024).
L’idea che il lusso possa migliorare le infrastrutture è sbagliata
L’aumento di posti letto in hotel 5 stelle ha fatto sì che quest’anno è nel Salento che ci sono stabilimenti balneari che contendono alla Versilia e alla Costa Smeralda il primato delle strutture più costose. Si può gioire di questi primati, ma senza avventurarsi nelle ricadute positive per il territorio. Perché è suggestiva l’idea che il lusso possa migliorare infrastrutture e servizi pubblici (strade, scuole e ospedali) e l’economia locale. Ma in realtà non è così.

Il turismo, infatti, è un’industria estrattiva che ormai è vicina al punto in cui, se non si mette mano a interventi strutturali, gli svantaggi per le popolazioni residenti saranno presto maggiori dei benefici. In termini di distruzione ambientale, svuotamento dei centri storici, aumento del costo della vita per i residenti, crescita di rumori, disagi e rifiuti. Come nel caso dell’invasione turistica delle Dolomiti in corso, segnata dall’assalto fuori controllo ai bagni e servizi igienici dei rifugi alpini.
Al momento non c’è stato rimedio all’overtourism
È sull’impatto economico e sociale dell’overtourism che si concentra una recente analisi a tutto campo di The European Correspondent. Il fenomeno è ormai ampiamente presente nel dibattito politico, nei provvedimenti delle amministrazioni locali, nelle lotte degli attivisti e ambientalisti, nei resoconti dei media in occasione dei grandi eventi mondiali. La notizia, ossia il dato nuovo, è che al momento non c’è stato rimedio (divieti d’accesso, balzelli d’entrata, arginamento del B&B selvaggio, limitazione delle aree di sviluppo turistico) che abbiano efficacemente contrastato il fenomeno.

Scrive Nathan Domon: «Ogni anno, prima dell’estate, sento sempre le stesse storie. Gli abitanti di Amsterdam, Barcellona, Venezia e di una dozzina di altre città da cartolina si lamentano del disagio, dei prezzi delle case e del sovraffollamento. Le città annunciano una serie di provvedimenti per “contrastare” la situazione. E ogni anno, il numero dei turisti continua ad aumentare, come se nulla fosse accaduto». Il problema vero, dunque, non è se sono poveri o ricchi, giovani o no. È che sono troppi. Un’onda che nei vari momenti clou dell’anno diventa un’orda incontenibile.
La vera invasione è questa, altro che quella dei migranti
Prendiamo per esempio Amsterdam: nel 2010 ha registrato 9,7 milioni di pernottamenti; nel 2025 sono diventati 23,7 milioni. Entro due anni si stimano quasi 28 milioni: per una città con meno di un milione di abitanti, si tratta di un’invasione, rispetto alla quale ogni intervento correttivo ha spostato il problema o ne ha creato uno nuovo. Nel 2021 l’amministrazione locale ha annunciato l’obiettivo di limitare i pernottamenti a 20 milioni all’anno. Un blocco alla costruzione di nuovi hotel è stato introdotto nel 2017, ma il numero di camere ha continuato ad aumentare a causa di scappatoie esistenti.

La città ha inoltre intensificato i controlli sugli affitti brevi: gli annunci su Airbnb sono crollati da 28.400 nel 2019 a meno di 5 mila oggi. Ma il risultato è stato l’impennata dei prezzi degli hotel e il sostanziale aumento del valore degli immobili alberghieri che hanno arricchito i proprietari e portato alla costruzione di grandi alberghi appena fuori dai confini cittadini. Al di fuori della portata del divieto.
A Venezia più posti letto turistici che residenti ufficiali
La situazione è simile a Barcellona, dove i pernottamenti in hotel sono più che raddoppiati in un decennio, passando da 17,1 milioni nel 2014 a 37,2 milioni nel 2025. A Venezia nel 2024 i posti letto turistici nel centro storico (oltre 50 mila) hanno superato il numero dei residenti ufficiali (scesi sotto i 49 mila).

Curiosamente, tuttavia, non c’è località turistica che non dichiari di puntare su un’offerta di qualità e la volontà di “destagionalizzare” il flusso turistico. La realtà però ci dice che agosto continua a concentrare gran parte del turismo balneare e che le 10 mete europee top intercettano la gran parte dei viaggiatori. Dopo di che si può affermare che il turismo è «la gallina dalle uova d’oro». Soprattutto per i proprietari delle strutture, che spesso sono catene internazionali e compagnie low cost. Non certo per i lavoratori del settore che sono in gran parte precari, stagionali e mal pagati. A Barcellona, nel 2023, i lavori nel settore turistico offrivano una retribuzione inferiore del 26 per cento rispetto alla media cittadina. Probabilmente nel Salento del luxury e dei proclami di Mister Billionaire la percentuale è maggiore.
A Colleferro sorgerà un maxi data center per l’intelligenza artificiale
Colleferro sarà il primo Comune del Centro-Sud a ospitare un data center di ultima generazione per l’intelligenza artificiale con 150 megawatt di potenza elettrica assegnata dal gestore di rete Terna. Il campus sorgerà nell’area di circa 76 ettari compresa tra l’autostrada A1, la via Casilina e la linea ferroviaria dell’alta velocità, a soli 3 chilometri dal centro logistico di Amazon. L’hub, con circa 57.800 metri quadrati coperti, sarà dotato di impianti fotovoltaici. L’energia utilizzata sarà fornita da fonti rinnovabili attraverso contratti con gestori green. Nel data center saranno impiegate circa 700 persone contemporaneamente in fase di costruzione e 220 circa, tra diretti e indiretti, in fase di gestione. Si tratta di occupazione di alta specializzazione per cui il Comune di Colleferro avvierà programmi di formazione in loco ai fini delle future assunzioni. Il progetto architettonico è stato realizzato dallo studio Lombardini 22 di Milano, mentre Telecom Sparkle ha progettato l’infrastruttura di connessione dati alla rete fotonica nazionale.
Non mancano le polemiche
Sebbene la costruzione del polo sia stata approvata dal Consiglio comunale senza alcun voto contrario, in città non tutti sono d’accordo. È infatti già sorto un comitato cittadino contro il progetto a suo dire «approvato tramite variante urbanistica al piano regolatore generale, con cambio di destinazione d’uso da agricolo non urbanizzato a produttivo». Il gruppo, rappresentato da Ina Camilli, ha sottolineato che il progetto non è stato sottoposto, su decisione della Regione, a valutazione ambientale strategica «nonostante la relazione istruttoria di accompagnamento contenga numerosi pareri dei soggetti competenti fortemente critici».
Eruzione dell’Etna, prolungata la chiusura dell’aeroporto di Catania
A causa dell’attività eruttiva dell’Etna, è stata disposta l’estensione della chiusura del settore C1 e B3 dell’aeroporto di Catania, con conseguente sospensione degli arrivi e delle partenze fino alle ore 2 del 15 agosto. Lo comunica la Sac, la società che gestisce lo scalo di Fontanarossa. Continua dunque l’odissea dei viaggiatori che dovevano partire o arrivare nello scalo etneo (in questo periodo transitano dallo scalo almeno 40 mila passeggeri al giorno) e che adesso stanno tentando di riproteggersi con voli da Palermo, Comiso, Trapani o addirittura Lamezia Terme. All’interno dell’aeroporto sono presenti circa 300 persone in attesa di essere trasferite negli altri aeroporti.
Eurovision, cambiano le regole: i Paesi in guerra non potranno più ospitare la manifestazione
L’European broadcasting union, l’ente che organizza l’Eurovision song contest, ha aggiornato il proprio regolamento e stabilito che, dal 2027, «l’emittente vincitrice non potrà automaticamente ospitare il concorso se un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o qualsiasi altra situazione influisce materialmente sulla sicurezza, l’incolumità o la stabilità del suo stato o della sua regione immediata». È stato inoltre stabilito che, se necessario, l’Ebu potrà commissionare valutazioni di sicurezza indipendenti sulla situazione del paese vincitore e, in caso di non idoneità, il diritto di ospitare l’edizione successiva sarà dato a un altro Paese. Tra le nuove regole annunciate c’è anche l’innalzamento dai 16 ai 18 anni del limite minimo di età per partecipare, con l’obiettivo di «rafforzare le misure di tutela e proteggere gli artisti più giovani dalle pressioni legate alla partecipazione» alla kermesse.
L’Eurovision song contest 2027 a Burgas
Intanto è stata annunciata la città bulgara che ospiterà la prossima edizione della manifestazione. Si tratta di Burgas, città affacciata sul Mar Nero, che nella sua Arena Burgas – il più recente impianto sportivo e di intrattenimento della Bulgaria, inaugurato nel 2023 – accoglierà artisti, delegazioni, fan, giornalisti e milioni di spettatori dall’11 al 15 maggio 2027. Burgas ospiterà il concorso in seguito alla vittoria di DARA all’Eurovision Song Contest 2026, che ha assicurato al Paese la prima vittoria in assoluto all’Eurovision portandolo in Bulgaria per la prima volta.
Eruzione dell’Etna, caos a Catania: scalo bloccato fino alle 16 del 13 agosto
Voli in arrivo e in partenza sospesi fino alle 16 di domani (giovedì 13 agosto) all’aeroporto di Catania, a causa della continua attività eruttiva dell’Etna e della conseguente emissione di cenere. Lo ha reso noto la Sac, società che gestisce lo scalo siciliano, sui propri canali social.
È invece di nuovo operativo lo scalo di Comiso (Ragusa), che era rimasto bloccato per qualche ora a causa dell’emergenza cenere. L’aeroporto assorbirà parte dei voli deviati da Catania. Intanto, le ceneri dell’Etna si stanno spostando dalla Sicilia verso la parte orientale di Malta e il nord della Libia, ma con concentrazioni minori.

Musumeci: «Fuori posto l’aeroporto, non l’Etna»
Dall’8 agosto all’11 agosto, a causa dell’eruzione dell’Etna, all’aeroporto di Catania sono saltati – tra mancati arrivi e partenze e cancellazioni – circa 700 voli. «Quanto sta accadendo, con pesanti disagi per migliaia di cittadini e turisti nel pieno della stagione estiva, ripropone un problema che la Sicilia conosce da tempo», ha detto l’attuale ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, governatore siciliano dal 2017 al 2022, sottolineando che «ad essere fuori posto» non è «il vulcano ma l’aeroporto». Musumeci ha ricordato di aver evidenziato già nel 1999, quando era presidente della Provincia, «i limiti dello scalo di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna» e di aver proposto all’epoca la delocalizzazione dello scalo.

Assoesercenti: «Persi fino a 24 milioni di euro»
Assoesercenti ha stimato tra i 12,8 e i 24 milioni il danno in termini di mancata spesa turistica da quanto (ormai cinque giorni fa) è stata fortemente ridotta l’attività dell’aeroporto di Catania. L’associazione ha auspicato la creazione di una cabina di regia permanente tra Regione Sicilia, Enac, Enav, Protezione civile, vettori e scali dell’isola, con sistemi di allerta e comunicazioni in tempo reale, collegamenti straordinari via bus e treno verso gli aeroporti alternativi, protocolli certi di riprotezione e aiuti economici alle imprese in caso di interruzioni prolungate. «Occorre una risposta non improvvisata, ma organica e strutturata», ha spiegato presidente di Salvo Politino.
Spin Time, la proprietà stanzia 500 mila euro per l’emergenza abitativa
Investire Sgr, società proprietaria dell’edificio sede di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme 55, darà un contributo di 500 mila euro al Comune di Roma per aiutarlo a risolvere l’emergenza abitativa degli ex occupanti del palazzo, rimasti senza casa dopo l’incendio che ha colpito lo stabile il 29 luglio. Lo ha reso noto la stessa Investire Sgr in una nota: il contributo di mezzo milione di euro «sarà messo a disposizione di Roma Capitale mediante delegazione di pagamento, contribuendo così alle spese necessarie per il reperimento di soluzioni alloggiative temporanee». Saranno privilegiate, «per quanto possibile, le strutture situate nel quartiere Esquilino così da tutelare in particolare le situazioni di maggiore fragilità e favorire la continuità scolastica ed educativa dei minori, preservando il radicamento territoriale dei nuclei interessati».
Nell’immobile avevano trovato casa oltre 150 famiglie
Spin Time occupa un grande edificio (10 piani e 21 mila metri quadrati) a breve distanza dalla stazione ferroviaria di Roma Termini, che in passato è stato sede dell’Istituto nazionale di previdenza e assistenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica (Inpdap), poi confluito nell’Inps. La chiusura degli uffici dell’ente iniziò nel 2003, fino al definitivo abbandono del palazzo nel 2010. Successivamente lo stabile era stato venduto al fondo di investimenti immobiliari Investire Sgr. Poi l’occupazione da parte di Action, a seguito della quale hanno trovato casa nell’immobile oltre 150 famiglie, per un totale di circa 400 persone. A febbraio il Ministero dell’Interno è stato condannato dalla seconda sezione civile del Tribunale di Roma a risarcire oltre 21 milioni di euro a Investire Sgr per il mancato sgombero di Spin Time.
Eclissi solare: come vederla, quando e dove
Oggi 12 agosto la Luna coprirà completamente il Sole durante una rara eclissi totale, la prima visibile nell’Europa continentale dal 2006. In Italia il fenomeno – sebbene parziale – sarà visibile attorno alle 19:30, poco prima del tramonto. Come vederla, quando e dove: le cose da sapere sull’eclissi solare in arrrivo.
Cos’è un’eclissi solare
Un’eclissi solare totale si verifica quando le dimensioni apparenti di Luna e Sole si equivalgono perfettamente nel cielo, permettendo al disco lunare di mascherare del tutto quello solare. È un fenomeno raro, reso possibile da una particolare coincidenza: il Sole è circa 400 volte più grande della Luna, ma si trova anche circa 400 volte più lontano dalla Terra rispetto al suo satellite.
Dove vederls: al Nord copertura attorno al 90 per cento
L’eclissi totale sarà visibile (per circa due minuti) in una fascia larga circa 293 chilometri che attraverserà Russia artica, Groenlandia, Islanda, Spagna e l’estremità nord-orientale del Portogallo. In Italia, come detto, la copertura del Sole sarà solo parziale. E varierà di molto in base al luogo in cui ci si troverà. Questo perché l’eclissi si verificherà con il Sole già prossimo al tramonto: in alcune zone del Nord (dove avviene dopo) sarà possibile osservarla fino alla fine con percentuali di copertura attorno al 90 per cento, mentre il Centro e il Sud potranno seguirla solo nella fase iniziale (con un minimo del 10 per cento nel Salento).
Quando si verificherà in Italia, da Nord a Sud
In Italia l’eclissi inizierà, a seconda della località, poco prima o poco dopo le 19:30: la Luna coprirà progressivamente una porzione sempre maggiore del disco solare, mentre il Sole si avvicinerà all’orizzonte. Procedendo da Nord-Ovest verso Sud-Est, la durata visibile dell’eclissi e la percentuale di disco solare coperto diminuiranno progressivamente. Al Nord l’oscuramento massimo supererà il 90 per cento ed è atteso attorno alle 20:21. Al Centro è previsto un oscuramento massimo del 70 per cento, con il picco verso le 20:11. Al Sud la massima visibilità si verificherà alle 19:56 circa, poi in molte zone il tramonto renderà il fenomeno invisibile.
Come assistere all’eclissi solare in sicurezza
Per godere al massimo dello spettacolo ci si dovrà posizionare in un luogo con l’orizzonte ovest completamente privo di ostacoli, così da poter osservare il Sole fino alla sua scomparsa. Attenzione però: durante un’eclissi non bisogna guardare direttamente il Sole, ma è necessario usare un filtro adatto per evitare danni agli occhi. Gli occhiali per guardare l’eclissi devono avere filtri conformi allo standard internazionale “Iso 12312-2” e – ovviamente – provenire da produttori e rivenditori affidabili. Ogni altro mezzo deve essere evitato: i normali occhiali da sole, al pari di altre soluzioni fai-da-te come pellicole radiografiche, vetri affumicati o filtri fotografici, non garantiscono alcuna protezione dai raggi ultravioletti e infrarossi.
Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti
È morta a 80 anni Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti. Vero cognome Cornacchia, era nata a Bassano del Grappa il 23 gennaio 1946 e, tra la fine la fine degli Anni 60 e a prima metà degli Anni 70 aveva preso parte come attrice a diverse produzioni cinematografiche italiane, con ruoli di primo piano in film come Il corsaro nero, Una lucertola con la pelle di donna e Giornata nera per l’ariete e altri da comprimaria in Sono stato io!, Finché c’è guerra c’è speranza e Milano: il clan dei calabresi, prima dell’improvviso addio alle scene. Aveva sposato in prime nozze Luigi Donà dalle Rose, il fondatore di Porto Rotondo, al quale è rimasta sempre legata. Poi la separazione dopo 25 anni e, nel 1997, il matrimonio con De Benedetti, con cui viveva a Lugano.
Nominato il nuovo ambasciatore di Israele in Italia
Il governo israeliano ha approvato la proposta del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di nominare Lior Haiat nuovo ambasciatore designato di Israele in Italia. Il diplomatico, 52 anni, sarà anche rappresentante non residente a Malta e San Marino. Manca ancora la nota ufficiale dell’ambasciata, ma la notizia è già circolata sulla stampa israeliana. Haiat succederà a Jonathan Peled, che da novembre assumerà l’incarico di ambasciatore israeliano presso l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.
Chi è Lior Haiat
Classe 1974, Haiat è impegnato nella carriera diplomatica da oltre 20 anni. Ha ricoperto i ruoli di portavoce e addetto culturale dell’ambasciata a Buenos Aires, portavoce dell’ambasciata in Spagna, portavoce del ministero degli Esteri, console generale a Miami e direttore della divisione per l’America Centrale e i Caraibi. Attualmente è vicedirettore generale per il Nord America del ministero degli Esteri a Gerusalemme.
Esami universitari online, la qualità della valutazione dipende dalla progettazione
Quando si parla di esami universitari online, il confronto con le modalità in presenza è ancora spesso al centro del dibattito. Sostenere la prova in aula è infatti percepito come garanzia di qualità, affrontarla a distanza come fattore di rischio. Questa contrapposizione non è però più idonea a descrivere l’evoluzione della valutazione accademica. Ciò che determina la qualità di una prova, più che il luogo in cui viene sostenuta, sono infatti la sua progettazione, le competenze che misura e le garanzie che accompagnano il suo svolgimento. La qualità e l’affidabilità di un esame dipendono da una combinazione di elementi che vanno dagli obiettivi formativi alla struttura delle domande fino al livello di autonomia richiesto allo studente e agli strumenti utilizzati per garantire correttezza e trasparenza. Un principio che vale tanto per la didattica digitale quanto per quella in presenza.
Così la tecnologia garantisce l’integrità delle prove
Negli ultimi anni la diffusione degli esami a distanza ha portato allo sviluppo di sistemi tecnologici pensati per tutelare l’integrità delle prove. Tra questi rientrano i sistemi di remote proctoring, ambienti digitali che combinano diversi strumenti come verifica dell’identità del candidato, blocco delle risorse esterne, registrazione audio-video e, in alcuni casi, analisi automatizzata del comportamento dello studente. Queste soluzioni consentono di affrontare una delle principali questioni legate agli esami online, ovvero garantire che la prova rifletta effettivamente le conoscenze e le competenze del candidato. Studi recenti pubblicati sul Journal of Academic Ethics (Newton & Essex, 2023) e ricerche sperimentali come quella di Alguacil et al. (2023) mostrano che tali sistemi, quando applicati, sono associati in diversi contesti a una riduzione delle opportunità di comportamenti non autorizzati rispetto a prove non supervisionate. Le evidenze mostrano tuttavia che l’efficacia degli strumenti varia in base al tipo di esame e alla natura delle competenze richieste. Le tecnologie di controllo possono risultare più efficaci nei test strutturati, mentre hanno un ruolo diverso nelle prove che richiedono ragionamento articolato, produzione argomentativa o applicazione a casi non standardizzati. Per questo l’affidabilità della valutazione non dipende esclusivamente dalla tecnologia utilizzata, ma dalla sua integrazione con una corretta progettazione della prova.
Dalla verifica delle conoscenze alla valutazione delle competenze
Parallelamente, sta cambiando anche il significato stesso dell’esame universitario. Secondo l’Ocse (Trends Shaping Education, 2023), i sistemi di istruzione superiore stanno progressivamente passando da modelli centrati sulla riproduzione delle conoscenze a modelli orientati alla dimostrazione delle competenze. La disponibilità crescente di informazioni e strumenti di supporto sta riducendo il peso della semplice acquisizione dei contenuti, spostando l’attenzione su ciò che lo studente sa costruire a partire dalle conoscenze – capacità di rielaborazione, connessione tra ambiti diversi, applicazione a contesti nuovi e capacità argomentativa. La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa ha reso questo cambiamento ancora più evidente. Secondo una rilevazione del Joint Research Centre della Commissione europea (2024), oltre il 60 per cento degli studenti universitari dichiara di aver utilizzato strumenti di AI per attività legate allo studio.
Le nuove sfide per la valutazione universitaria
Questo accresce il rischio di un apprendimento superficiale o di un uso acritico degli strumenti generativi, rendendo necessario un approccio rigoroso alla gestione delle sessioni d’esame a distanza. Per tutelare l’integrità accademica senza rinunciare ai vantaggi degli esami online, la risposta tecnica si sviluppa lungo due direttrici principali. Da un lato, strumenti di protezione come browser in grado di inibire multi-monitor, screenshot e accessi da remote desktop. Dall’altro, sistemi chiusi di adaptive testing e question bank, capaci di calibrare in tempo reale la difficoltà delle domande sul profilo del candidato.
La sfida è costruire sistemi affidabili
Le evidenze comparative mostrano inoltre che le pratiche di valutazione più efficaci non dipendono da un unico formato, ma dalla combinazione di strumenti diversi – prove scritte, colloqui orali, project work, valutazioni progressive e attività applicative. L’attenzione si sposta quindi dalla forma dell’esame alla coerenza tra obiettivi formativi e modalità di verifica. La distinzione tra esame online ed esame in presenza perde così progressivamente centralità. In entrambi i casi, la qualità della valutazione dipende soprattutto da come viene progettata. La vera sfida è dunque quella di costruire sistemi di valutazione affidabili, capaci di garantire integrità e qualità indipendentemente dal luogo in cui l’esame viene svolto.
Dal Garante della privacy stop ai deepfake di ‘Striscia la Notizia’ su Mentana
Al termine di un’istruttoria avviata nei confronti di R.T.I. Spa per alcuni servizi di Striscia la Notizia, nei quali l’immagine e la voce di Enrico Mentana erano state manipolate mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale, il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che l’uso «di deepfake, anche a fini satirici, deve rispettare la dignità delle persone e i princìpi di liceità, correttezza e trasparenza stabiliti dalla normativa sulla privacy», di fatto vietandolo. Nei filmati di Striscia la Notizia venivano attribuite al direttore del TG LA7 dichiarazioni mai pronunciate, mentre la sua immagine era collocata virtualmente nello studio televisivo dell’emittente di Urbano Cairo: secondo l’Autorità, che si è attivata a seguito del reclamo di Mentana, il realismo dei servizi satirici avrebbe potuto indurre il pubblico a ritenere autentici i contenuti.
Prorogato al 25 agosto il taglio delle accise sul gasolio
Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo taglio delle accise sul gasolio, sempre di 17 centesimi al litro (compresa Iva), prorogando di fatto quello in vigore fino al 25 agosto. Una mossa che, ha precisato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, costa 245 milioni di euro, trovati tagliando «un po’ di spese ai ministeri, non erano molto contenti, ma poi vedremo». Dal 25 agosto entrerà nuovamente in vigore il meccanismo delle accise mobili – ossia, il governo andrebbe a spendere l’incasso extra dell’Iva dovuto all’aumento dei prezzi dei carburanti per abbassare le accise su benzina e gasolio. Il meccanismo può essere attivato solo dopo la prima settimana di ogni mese, quando viene contabilizzata la cifra definitiva del periodo precedente.
Nessuno sconto sulla benzina
Per il momento rimane esclusa dagli sconti la benzina. La decisione di limitare il taglio al gasolio è collegata alla disponibilità delle coperture finanziarie e all’impatto del diesel sul trasporto delle merci. Gran parte dei mezzi commerciali e degli autocarri utilizza infatti questo carburante. Inoltre i prezzi del gasolio hanno subito aumenti più marcati sulle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.
Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno
In campagna elettorale non si butta via niente. Figuriamoci un cavallo di battaglia come il Ponte sullo Stretto. Matteo Salvini, in calo di consensi dentro e fuori la Lega, tra un tweet di esultanza per la sospensione di Schengen e un “bravo” al leader di Vox Santiago Abascal, trova il tempo di occuparsi della grande opera. Come scrive La Repubblica, con un decreto ministeriale, il ministro dei Trasporti ha rinnovato in anticipo rispetto alla scadenza naturale del dicembre 2026 il Consiglio superiore dei lavori pubblici. La tempistica, però, ha destato qualche sospetto visto che l’organo consultivo è chiamato in questi giorni a pronunciarsi proprio su alcuni dei passaggi più delicati del progetto Ponte. Due le new entry che hanno fatto storcere il naso al co-leader di Avs Angelo Bonelli: Mauro Dolce, professore di tecnica delle costruzioni alla Federico II e già assessore della prima Giunta Occhiuto, e Giuseppe Roberto Tomasicchio, professore di costruzioni idrauliche e marittime all’università del Salento. Non solo due esperti: il primo fa parte del comitato scientifico della società Stretto di Messina Spa e il secondo è iscritto al comitato Ponte subito.

Bonelli, parlando di «blitz inaccettabile», ha annunciato un’interrogazione durante il question time di Salvini alla Camera previsto per mercoledì. Sulle barricate anche il Pd con Anthony Bargallo, capogruppo in Commissione Trasporti alla Camera. «Il Consiglio superiore dei lavori pubblici non può essere trasformato in un organismo chiamato soltanto a ratificare le decisioni del ministro Salvini, in una sorta di struttura ‘yes man’ pronta a dire sempre sì alle sue scelte», ha tuonato il segretario regionale del Pd siciliano. Mentre per il 5 stelle Agostino Santillo, inserire nel Consiglio superiore dei lavori pubblici figure vicine alla società Stretto di Messina e ai comitati del “Sì” «significa trasformare un organo super partes in una cassa di risonanza della propaganda di governo». Salvini dal canto suo tira dritto. Lo scorso giugno insieme con l’amministratore delegato della società Stretto di Messina Pietro Ciucci aveva annunciato che l’iter approvativo del Ponte sarà completato entro la fine di questa estate. Il progetto, come ricorda Repubblica, dovrà essere poi esaminato dall’Assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dalla Commissione speciale chiamata a valutare gli approfondimenti richiesti dopo le osservazioni della Corte dei conti e recepite dal Mit e dalla società Stretto di Messina. Il tutto poi passerà al nuovo esame da parte del Cipess e infine al controllo della magistratura contabile che il governo ha fretta di riformare…

Pier Silvio, che reputation!
Sta scalando tutte le classifiche immaginabili, roba da Guinness dei primati. Secondo l’ultima rilevazione di Top Manager Reputation, Pier Silvio Berlusconi è il primo della lista, superando di un soffio personaggi del calibro di Andrea Orcel, Carlo Messina, Claudio Descalzi, ovvero i “classici detentori” del titolo.

Un gioiello di giornalista
«Una collezione fatta di forme materiche ispirate alla terra e ai suoi orizzonti senza tempo. La sua forza discreta, il carattere unico e riconoscibile hanno conquistato attrici, giornaliste, presentatrici tv e persino la Famiglia Reale inglese». Così Giulia Barela pubblicizza i suoi gioielli, un brand che “piace alla gente che piace”, soprattutto a Roma, mostrando le immagini di conduttrici del piccolo schermo che indossano le sue creazioni durante le dirette. E tra le giornaliste ecco Alessandra Viero, di Mediaset, che si aggiunge alle tante che in passato hanno esibito ciondoli, orecchini e altre gioie a beneficio dei telespettatori (e non solo), tra le ire dei consumatori. Nella newsletter estiva inviata dalla maison ai clienti si legge: «C’è chi riconosce la bellezza a prima vista e la sceglie nel tempo. Le creazioni Giulia Barela, negli anni, hanno saputo conquistare sguardi diversi, dalla vita di ogni giorno ai palcoscenici più illuminati, tra tv, cinema e non solo».
Renzi, addio allo storico braccio destro
Si chiamava Bruno Cavini, democristianissimo, storico sindaco di Palazzuolo sul Senio e per tanti anni “braccio destro” di Matteo Renzi. Cavini, scomparso il 3 agosto a 84 anni, fu a lungo presidente nazionale di Uncem, l’Unione nazionale delle Comunità Montane e indimenticabile capo di gabinetto, portavoce e braccio destro di Renzi quando “il Bomba” era presidente della Provincia e poi sindaco di Firenze.
Parla Foti
È agosto, il caldo a Roma è infernale ma le commissioni parlamentari lavorano a pieno ritmo, Se martedì è saltata l’audizione del capo del M5s Giuseppe Conte nella commissione Covid, dato che in aula sono in programma le votazioni, mercoledì il ruolo di protagonista spetterà a Tommaso Foti. Le Commissioni riunite Bilancio e Politiche Ue di Camera e Senato svolgono l’audizione del ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione sulle prospettive del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034. Sarà inevitabile un passaggio su quanto accaduto a Ceuta un tema che scalda parecchio il governo italiano, impegnato in una guerra senza quartiere contro il premier spagnolo Pedro Sanchez.
Perché il centrosinistra non decide ancora sulle primarie a Milano?
Ma cosa sta aspettando il centrosinistra milanese a prendere una decisione sulle primarie? Se lo chiedono in molti, soprattutto dopo il chiarissimo messaggio che Mario Calabresi ha inviato ai partiti dal palco della Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi: non ci riferiamo tanto alla disponibilità a candidarsi – perché lo si sapeva da tempo – quanto al successivo riferimento alla sua «rispettosa attesa» delle modalità di scelta del candidato sindaco. E in effetti è curioso che ancora non vi siano certezze in merito, visto che della successione di Sala si parla ormai da un paio d’anni (ulteriore segno di quanto questo ciclo sia giunto alla frutta) e che gli aspiranti eredi sono così tanti da poterci fare una squadra di calcio. A spingere sul freno sono diverse considerazioni di opportunità.

Il pasticcio burocratico nello Statuto del Pd
C’è un tema non trascurabile di ordine procedurale. Lo statuto nazionale del Pd stabilisce che i suoi iscritti possano candidarsi alle primarie solamente raccogliendo le firme del 35 per cento dei componenti dell’assemblea territoriale di riferimento oppure del 30 per cento degli iscritti nello stesso territorio. Lo Statuto lombardo dice la stessa cosa, ma, sorprendentemente, riduce al 20 per cento le firme necessarie. Il combinato disposto suscita diverse domande: intanto bisogna capire a quale Statuto fare riferimento e quindi quante firme di iscritti servano, ma poi va stabilito se “oppure” significhi che esse sono alternative a quelle dei membri dell’assemblea. Se invece servissero entrambi i requisiti, ci sarebbe un bel problema: essendoci già tre tesserati dem che si sono autocandidati a sindaco (Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo e Lorenzo Pacini), è matematicamente impossibile che tutti arrivino alla soglia richiesta. Almeno uno di loro è certamente fuori e le conseguenze possono essere molto pericolose.
La carta Pacini e le strategie per favorire la vittoria di Calabresi
Difficilmente Majorino e Scavuzzo romperanno col Pd, ma se a rimanere fuori fosse il giovane Pacini, nulla gli vieterebbe di restituire la tessera e candidarsi in maniera autonoma. Il paradosso è che i non iscritti, come ad esempio il civico Tommaso Goisis, avranno una strada più facile, dovendo raccogliere circa 2/3 mila firme tra gli elettori nel loro complesso (anche non di centrosinistra). Già avvantaggiato da alcune scelte improvvide dei suoi avversari, Pacini potrebbe quindi approfittare della situazione ponendosi ulteriormente come “martire” danneggiato dal suo partito per raccogliere anche il voto di chi proprio non ama il Pd, ma sostiene le sue idee radicali. Si cerca quindi una soluzione di buon senso, come mettere regole uguali per tutti gli aspiranti sindaci: in fondo sono primarie di coalizione e non di un singolo partito. C’è anche chi pensa che Pacini, pur non amatissimo dall’establishment, possa in fondo tornare utile per sottrarre voti a sinistra a Majorino e quindi favorire la vittoria di Calabresi, che piace alla maggior parte delle correnti del partito.

Il nodo di Azione
Calabresi piace molto anche ad Azione: «È un ottimo candidato e può allargare di molto il bacino elettorale del centrosinistra», spiega a Lettera43 Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo alla Camera e segretario lombardo. Già, ma da che parte si schiera il partito di Calenda? «La questione nazionale e quella milanese sono molto diverse», prosegue Benzoni. «A Milano siamo nella maggioranza che sostiene Sala e dobbiamo ragionare su chi sia la persona giusta con la quale continuare. A nostro avviso le primarie sono uno strumento inadatto per sceglierla, perché premiano chi ha più consenso interno, ma non necessariamente chi ha più chance di vincere le elezioni vere. In campo nazionale è più logico che ci siano le primarie, perché esiste una coalizione. Tuttavia, noi ne siamo fuori: siamo estranei al campo largo e ci presenteremo da soli, col nostro progetto centrista».

Le richieste di Calenda a Milano e la partita nazionale
Non è quindi facile per il Pd tenere le fila di un quadro un po’ schizofrenico. A Milano, Azione ha un peso specifico rilevante, stimato intorno al 10 per cento, e vuole farlo pesare chiedendo almeno una presidenza di Municipio (si parla molto dell’1, il centro storico), se non quell’assessorato che da Sala non ha mai ottenuto. Non solo: di fronte alla prospettiva che la maggioranza si allarghi al M5s e a Rifondazione Comunista – le trattative sono già in fase avanzata – i calendiani storcono il naso e si chiedono perché imbarcare chi ha sempre criticato la Giunta in carica. A Roma, invece, Elly Schlein non può contare sui voti di Calenda: pochi o tanti che siano, non saranno appannaggio del campo largo e quindi aiuteranno Giorgia Meloni, nemmeno troppo indirettamente. Il tutto, ovviamente, al netto di una legge elettorale che ancora non è stata approvata. Se restasse in vigore il Rosatellum, lo scenario più probabile in tutti i sondaggi è quello di un sostanziale pareggio che renderebbe il Paese ingovernabile, se non con le solite alchimie tecno-centriste di palazzo. E qui Calenda ci sguazzerebbe.

Lo snodo di Schlein: via libera a Milano, giochi aperti su Roma
Da tempo, quindi, il Nazareno invita i referenti locali a prendere tempo. Coinvolgere il M5s nella partita milanese è facile (in riva al Naviglio ha sempre avuto pochi consensi), ma non risolutivo, vista la complicazione del quadro nazionale. Si spiega anche così un attendismo che ha alzato la tensione interna, a tutto discapito di ragionamenti un po’ più lungimiranti sul futuro della città. Ancora più teso è il clima romano. Elly Schlein guida il partito grazie a un esercizio della leadership paziente e oculato, che finora le ha consentito di governare i bollenti spiriti delle sue varie anime. L’equilibrio è comunque sempre precario e nella sfida con Giorgia Meloni si gioca davvero tutto: in caso di fallimento, sarebbe scontato l’assalto sia da parte dei capicorrente che fino a qui l’hanno sostenuta, sia degli aspiranti successori, da Silvia Salis a Giorgio Gori. La via d’uscita è però scritta. Schlein si sfilerà da una scelta d’imperio su Milano, lasciando che le primarie decidano per lei chi dovrà candidarsi per Palazzo Marino. Il tempo stringe e la Festa dell’Unità meneghina di settembre sarà certamente lo spartiacque. In questo modo, la segretaria avrà tempo e mani libere per lavorare sulla composizione del difficile puzzle che porterà alle elezioni politiche del 2027 e per cercare di arginare le fughe in avanti di Giuseppe Conte.

Il Cdr del Corriere contro l’intervista all’editore Cairo
Il Comitato di redazione del Corriere della Sera non ci sta e critica la lunga intervista a Urbano Cairo firmata da Fabrizio Roncone e pubblicata il 2 agosto sulle pagine (sì, due) del quotidiano.

«Questo Cdr ritiene inopportuna la scelta di dedicare uno spazio così ampio, ben due pagine, a un’intervista all’editore (per quanto ben scritta), editore che da tre giorni consecutivi è in prima pagina sul Corriere», si legge nella nota. «Scelte di questo genere comportano un rischio concreto: renderci autoreferenziali e trasmettere ai lettori un’immagine di scarsa indipendenza della testata». E, ancora: «Ci sembra ulteriormente grave il riferimento allo sciopero dei giornalisti del 2023. Un’azione sindacale forte, certo, ma decisa dall’assemblea di redazione in modo compatto e soprattutto in risposta alla chiusura totale dell’azienda sulle vertenze aperte. Il tutto in anni in cui Rcs vantava bilanci più che positivi». Per i rappresentanti dei giornalisti è grave anche il tempismo dell’intervista visto che venerdì l’azienda aveva annunciato, a partire dal 5 agosto, l’aumento di 20 centesimi del prezzo del quotidiano. «I nostri lettori, a cui viene richiesto questo ulteriore sacrificio, meritano pagine di notizie, quelle che hanno reso unico il Corriere della Sera», conclude il Cdr. Chissà se anche i colleghi della Gazzetta dello Sport li seguiranno, visto l’intervento di Cairo nelle vesti di presidente del Torino sulla Rosea di lunedì con tanto di didascalia «numero uno»…

La dittatura dell’istantocrazia che ci fa vivere nell’economia della disattenzione
«Le persone infelici hanno bisogno solo di qualcuno che sia capace di prestare loro un po’ d’attenzione». Se è vero quel che ha scritto la filosofa francese Simone Weil, è chiaro perché viviamo un tempo nel quale la felicità pubblica e privata non pare essere all’ordine del giorno. Quasi fosse un lusso, come invece risulta essere oggi l’attenzione. Un modo di essere e relazionarsi con il mondo circostante (cose e persone) attivo e partecipe, insomma premuroso. Che però si attiva sempre più raramente e in tempi sempre più brevi.
Cosa fai quando non fai niente?
L’invito a stare attenti che sino a trent’anni fa era l’esortazione più ricorrente nelle scuole d’ogni ordine e grado è oggi moneta fuori corso. Giovani e giovanissimi sono ormai fisiologicamente menti vaganti e scrollanti. Ma anche per gli adulti il multitasking, che con i device mobili ha moltiplicato i modi di fare più cose nello stesso tempo e anche in movimento, è il maggiore attentatore della concentrazione; oltre che della precisione e della cura nei vari compiti nei quali si è impegnati. Fare tre cose contemporaneamente e pensarne nel contempo altrettante, magari mentre si sta guidando o telefonando è ormai comportamento molto diffuso. Tanto che non c’è forse provocazione più curiosa e interessante che chiedersi, come fa un saggio recente curato dalla British Sociological Association: cosa fai quando non fai niente?

È crollato il tempo in cui restiamo attenti
L’American Pshycological Association ha invece messo a confronto i dati dei due ultimi decenni e ha scoperto che il tempo medio in cui le persone restano attente e concentrate su un singolo compito è sceso da circa 2,5 minuti a circa 40 secondi. Aggiungiamoci, per fare due raffronti sul calo dell’attenzione, che il tempo medio di lettura dei quotidiani era di 40/50 minuti nel decennio degli Anni 90 ed è sceso a 15 minuti nel 2008, mentre attualmente riferito alla fruizione su smartphone è fra i tre e i cinque minuti. Era invece di 30 secondi il tempo di attesa (tollerato) per riuscire a collegarsi su un sito di e-commerce nel 2015, ora invece se il click non dà esito quasi istantaneo l’utente scappa e avvia un’altra ricerca.
Tutto e subito, senza alcun tipo di latenza
Qualsiasi tipo di latenza, cioè di attesa o pausa di una risposta a una richiesta, è percepita come un attentato o un’offesa al diritto personale (non scritto ma ormai interiorizzato) a fare tutto e subito. Alla massima velocità, perché tutto preme, le cose sono tante e volendone fare il più possibile non c’è tempo di pensarci su troppo. Men che mai di fare la fila alle poste o in banca. Un atto di consumo, a meno che non riguardi beni durevoli (casa, auto e oggetti costosi) si brucia oggi nel tempo di un click o di uno scroll.

All’urgenza del fare e del dire è impossibile opporsi
Ovviamente la fretta non è mai buona consigliera, ma all’urgenza del fare e del dire, ossia all’istantocrazia, è impossibile opporsi.
“Lo pensi, lo vedi” (Sky) e “Immagina, puoi” (Fastweb): la pubblicità (e parliamo di claim di oltre un decennio fa) come sempre è fantastica nel riassumere in uno slogan il senso comune. Una richiesta d’aiuto al 118 deve essere quasi istantanea (quattro secondi per attivarsi) e non c’è antidolorifico che non prometta di agire fast, in pochi minuti. Il fatto che la situazione sia grave ma non più seria era stato magnificamente rappresentato da Stefano Benni: «Una volta gli innamorati attendevano tre mesi una lettera. Ora se non ci si trova al terzo squillo l’amore salta».
Azzeramento del pensiero critico
È evidente che catturare l’attenzione del pubblico, dei consumatori e degli utenti è un imperativo che giustifica quasi tutto pur di raggiungere l’obiettivo. In particolar modo l’azzeramento del pensiero critico e la capitalizzazione della nostra attenzione, per riprendere il tema del saggio di Chris Hayes Il canto delle sirene. «La monetizzazione dell’attenzione», ha scritto il giornalista statunitense, «ha trasformato il nostro panorama comunicativo in una terra di nessuno e ce ne accorgiamo ogni giorno… per strada ci imbattiamo in zombie al telefono, e a volte quegli zombie siamo noi. Al ristorante osserviamo il tavolo accanto in silenzio – quattro telefoni, nessuna parola – e poi sentiamo vibrare il nostro… Il confine tra pubblico e privato, un tempo netto… con l’aiuto di alcune aziende tecnologiche lo abbiamo praticamente abbattuto in meno di un decennio».

Scrolliamo divorati dalla logica algoritmica
Attraverso post, commenti, foto, video e annunci pubblicitari che ci precipitano addosso appena attiviamo lo smartphone: senza soluzione di continuità e in ordine casuale, imposto però dalla logica algoritmica. È così che ci troviamo, dopo avere buttato un occhio su un reel di TikTok o di Instagram, a scrollare e restare ipnoticamente presi dagli altri che si susseguono mettendo assieme gente disperata, gatti, politici che straparlano, creator che spadellano, annunci di un congiunto morto o la comica di una signora bloccata in ascensore.
Compulsività digitale e niente analisi
È un caos organizzato per estrarre, appunto, e monetizzare la nostra attenzione che non ha più una bussola, ma vaga senza sapere più dove intende andare. Utenti sonnambuli che stanno facendo la fortuna delle grandi aziende tecnologiche e delle piattaforme social. «Pensiero passivo» lo definisce Enzo Argante, giornalista di Forbes, che sta scrivendo un saggio sul tema: Pensare stanca, indagine al di sopra di ogni algoritmo. Il pensiero passivo indica la condizione di perdita di spirito critico e perciò di stordimento mentale che ci impedisce di filtrare le informazioni. Che libera la compulsività digitale e impedisce analisi, esplorazione, elaborazione dei concetti. Che prescinde dalle evidenze. Entropia della conoscenza.
Donald Trump non è un Muppet e vuole davvero la Groenlandia, radere al suolo l’Iran e abolire la libertà di stampa? Le Piramidi sono state costruite dagli alieni o da piccoli ingegneri e architetti Duracell? Tg1 e Tg2 hanno realmente affermato che «un gruppo di palestinesi ha attaccato alcuni israeliani (coloni, ndr) che stavano facendo un’escursione»? Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto davvero al telefono con l’ambasciatrice italiana in fuga dall’Iran «come sono stati i bombardamenti oggi?».
Distrazione dai problemi veri, tipo gli stipendi che non crescono
Con questi quesiti si può concludere segnalando che l’economia dell’attenzione è in realtà un’economia della disattenzione, che è il terreno più fertile per la distrazione. Vale a dire ciò che da sempre è lo strumento di potere, che consente di distogliere l’attenzione dei cittadini e dell’opinione pubblica dai problemi più seri e urgenti. Visto che, per fare un esempio d’attualità, l’allerta massima su sicurezza e delinquenza giovanile è il modo per continuare a non parlare degli stipendi degli italiani. Che dal 1990 al 2024 sono diminuiti dell’1,6 per cento, mentre nei Paesi Ocse la crescita è stata mediamente del 35 per cento. È così che disattenti, distratti e derubati di informazione e di dibattito pubblico informato ci ritroviamo come cittadini sempre più poveri anche economicamente.
Agosto a Milano: guida di sopravvivenza nella City
Dimentichiamoci la Milano desertificata di qualche anno fa. Certo, nelle due settimane centrali di agosto si concentra la maggior parte delle chiusure e il 15 rimane off-limits anche per gli stacanovisti, ma sempre più aziende stanno optando per le ferie scaglionate. Tra chi può organizzarsi da solo sta crescendo il trend di anticipare le vacanze a giugno/luglio, oppure di posticiparle a settembre. In un città nella quale il costo della vita è sempre più oneroso, aumenta anche il numero di chi proprio non può permettersi di andare via, problema che ormai riguarda anche i ceti medi. Pertanto, anche quest’anno la città non si svuota, semmai rallenta. I tipici ritmi forsennati diventano più umani, trovare parcheggio non è più un’impresa titanica e le attività di interesse sono veramente per tutti i gusti. Passare l’agosto sulle sponde del Naviglio può quindi essere molto piacevole, ma a patto che ci si sappia organizzare al meglio.

Soluzioni low-cost per trovare un po’ di fresco
Dopo un giugno rovente, è arrivata la seconda ondata di calore che caratterizzerà l’agosto milanese, con temperature fino a 39 gradi di giorno e punte di 26 durante nottate sempre più tropicali. Si tratta di una vera e propria emergenza climatica della quale tenere debito conto. Il Comune raccomanda di cercare ristoro nei 115 spazi freschi che si trovano in luoghi pubblici come biblioteche e case di quartiere: queste ultime accolgono circa 25 mila anziani, cioè la fascia più esposta. In città sono operativi anche sette “Cold Spot”, ambulatori ad accesso libero predisposti da Regione Lombardia per chi è messo a dura prova dal meteo e necessita di aiuto, ma non fino al punto di andare nei Pronto Soccorso tradizionali, dove si rischiano code molto lunghe. Questi punti temporanei, attrezzati con aria condizionata e acqua fresca, sono stati posizionati in via Don Orione, Villa Marelli, via Baroni, via Gola, via Stromboli e al padiglione Ponti del Policlinico. Per eventuali necessità di salute, si può contattare anche lo 02.02.02, infoline di “Milano Aiuta – Estate” (attivo dal lunedì al sabato, orario 8.00/18.00). Vi sono poi i classici luoghi pubblici e privati, come i parchi e i centri commerciali, dove il caldo si sopporta meglio. Purtroppo non si può fare gran conto sulle piscine pubbliche, tema che sta suscitando molte polemiche politiche in città: quelle scoperte sono appena tre, alle quali si aggiungono 11 centri indoor. Non a caso, è tornato di moda l’Idroscalo, «il mare di Milano», dove oltre al nuoto si possono praticare vari sport (dal rugby all’equitazione).

La musica non si ferma
Per chi ama la musica, ci sono diversi appuntamenti da mattere in agenda. Si inizia il 6 con il Candlelight Open Air: un quartetto d’archi esegue i brani più noti di Coldplay e Imagine Dragons nella cornice delle Terme De Montel, resa ancora più suggestiva dall’illuminazione soffusa delle candele. Il 18 al Carroponte di Sesto San Giovanni arrivano gli australiani Parcels, star dell’elettro-pop. Il 25 agosto il rapper Tyler The Creator si esibisce alla Fiera di Rho, mentre il 30 c’è un’ideale chiusura del mese musicale al Castello Sforzesco, dove si esibiscono i Quintorigo con John De Leo. Imperdibile, per gli amanti del genere sudamericano, il “Milano Latin Festival” che continua fino a ferragosto presso l’area MIND, dalle 18.30 alle 2 del mattino (attenzione però: la metropolitana chiude pochi minuti dopo mezzanotte).
Cinema all’aperto e in sala
Il palinsesto di “Estate al Castello“, con la direzione artistica di Federico Russo di Radio Deejay, ha il suo fiore all’occhiello nell’arena cinematografica open-air allestita presso il Cortile delle Armi, riproposta dopo il grande successo dello scorso anno. Il calendario che va dal 1 al 25 agosto include pellicole in grado di soddisfare gli amanti di ogni genere. Si va da classici come Mission (3 agosto), Il Maratoneta (4), Il cielo sopra Berlino (5) e Blade Runner (12) a commedie come Maledetto il giorno che ti ho incontrato (9), Febbre da cavallo (19) e La guerra dei Roses (22). Nel mezzo, Ghost (7) per i romantici dalla lacrima facile e Scream (10), per gli amanti dell’horror. In tema di cinema all’aperto, è impossibile non citare il cartellone di AriAnteo, la tradizionale rassegna estiva organizzata dall’Anteo. Quest’anno il suo palinsesto prevede, tra l’altro, Spider Man – Brand New Day (1, 9 e 10) e After the Hunt di Luca Guadagnino, con Julia Roberts (2). Il progetto “Anteo nella Città” vedrà animarsi Piazza Anita Garibaldi, nel cuore di Baggio, con 10 diversi titoli in programma dal 3 al 9 agosto e biglietto popolare a 5 euro. Le proiezioni nelle varie sale cinematografiche appagano invece il gusto dei più tradizionalisti, oltre naturalmente al bisogno di trascorrere un paio d’ore col confort dell’aria condizionata.

Vita di quartiere
Le proiezioni a Baggio fanno parte del più ampio palinsesto di Milano è viva, una lunga serie di eventi patrocinati dal Comune, in collaborazione con le realtà locali. Per tutta l’estate, i vari quartieri di Milano vengono animati da appuntamenti aggregativi e culturali, molti dei quali gratuiti, tra cui i 17 spettacoli di “M’Incanto d’estate“, festival diffuso ideato dal Teatro Pane e Mate per rafforzare per rafforzare l’offerta culturale nel Municipio 8, e “Il teatro delle Cicale“, in agenda dal 28 al 30 presso Cascina Carpana, a Porto di Mare. Da tutta la città invece si converge sui Navigli, anche in agosto una delle mete preferite da turisti e milanesi. Ogni sabato è dedicato alla celebre Fiera di Sinigaglia, che non fa soste, mentre il 30 è in calendario l’appuntamento con il Mercatone dell’Antiquariato. A proposito di shopping, i saldi estivi che dureranno ancora per tutto il mese rappresentano un ulteriore motivo per trascorrere del tempo nella città della moda.
Arte e cultura anche a Ferragosto
Amore per l’arte e voglia di temperature basse si intrecciano anche nell’opzione-musei, apprezzatissima ormai da anni ogni agosto. Il Castello Sforzesco per tutto il mese prolunga l’orario di apertura per due ore, fino alle 19.30. La sede meneghina delle Gallerie d’Italia, in Piazza della Scala, apre gratuitamente sia il 2 che il 15. Ferragosto intenso anche a Palazzo Reale, con una serie di mostre gratuite o accessibili in fascia oraria estesa, tra cui esposizioni dedicate a Mario Nigro, Mario Dondero, Fabrizio Plessi, Omar Galliani e Helidon Xhixha. Porte aperte anche al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, che dalle 12.00 alle 19.30 di Ferragosto ospita la collettiva “Performing Pac – Dance me to the end of love”. Chi non vuole o non può trascorrere il 15 tra tuffi e grigliate ha solo l’imbarazzo della scelta: sono aperti anche Museo del Novecento, GAM, Casa Museo Boschi Di Stefano, Palazzo Morando, Palazzo Moriggia, Museo Archeologico e Casa della Memoria. Attività piena per tutta l’estate anche alla Fabbrica del Vapore che, oltre ad alcune proiezioni del ciclo AriAnteo, offre percorsi a ingresso gratuito come “Women for Women against Violence” e “CORPOFORME – Oltre lo sguardo, dentro all’esperienza”.
I ristoranti che non vanno in ferie
Da quando Expo 2015 l’ha trasformata in The Place To Be, Milano attira sempre più turisti stranieri e quindi ha variato le sue abitudini. Per venire incontro alle usanze internazionali, è ormai scontato vedere ristoranti in funzione a tutte le ore del giorno. Alcuni dei più apprezzati locali cittadini lavorano a pieno ritmo anche ad agosto, tra questi: Acanto, Amami, Amami Ancora, Bela Tusa Trattoria, Davidino, Langosteria Montenapoleone, Langosteria Bistrot, Rubacuori, Sant Ambroeus, Sato Sushi Experience, Pizzium e Il Mannarino. Vanno invece appuntate le seguenti chiusure: Giacomo Bistrot dal 10 al 23; Motelombroso dal 10 al 31; Beef Club dal 10 al 30; Ricci Osteria dal 10 al 23 e Pantera dal 2 al 20.
Occhio ai mezzi
Una città per nulla vuota – ma certamente rallentata – si rispecchia anche nell’organizzazione dei mezzi pubblici. Fino al 6 settembre per tram e metropolitane è in vigore l’orario estivo, ma con alcune significative specificità: dal 3 al 21 M1 e M3 seguono lo schedule del sabato anche durante la settimana, mentre M4 e M5 lo fanno dal 3 al 28. Diverso il discorso per M2, che lo fa dal 10 al 21, ma intrecciandosi coi cambiamenti previsti per tutto il mese, a causa di alcuni lavori in corso. Per quanto riguarda i tram, l’orario del sabato viene esteso a tutta la settimana, mentre il sabato è in vigore l’orario festivo (che il 15 e 16 agosto sarà osservato da tutte le linee). Anche qui, però, ci sono diverse eccezioni riguardanti singole tratte. Il quadro di insieme è quindi piuttosto complicato, pertanto il consiglio migliore è quello di installare l’app di ATM sul proprio smartphone per venire informati in tempo reale della situazione reale e dei cambiamenti contingenti.
Arte, ville, calcio: gli eredi di Silvio Berlusconi smantellano le sue passioni
A differenza di quelli di Leonardo Del Vecchio, gli eredi di Silvio Berlusconi sono stati più bravi e affiatati nell’accettare le volontà del Cavaliere e nello spartirsi l’impero senza che nessuna polemica sia mai neppure vagamente stata accennata da alcuno. Non è facile, soprattutto quando ci sono di mezzo figli di mogli diverse (Pier Silvio e Marina, la cui mamma è Carla Dall’Oglio, e poi Barbara, Eleonora e Luigi, figli di Veronica Lario), e quindi bisogna assolutamente plaudire a tanto equilibrio. Detto questo, tuttavia, cosa resta in memoria delle vere e più intime passioni di Silvio?

Se ci si pensa, nel silenzio ovattato delle strategie Fininvest, mattoncino dopo mattoncino tutte le cose più care al Cavaliere sono state dismesse, considerate una sorta di ingenuo delirio di onnipotenza e di immortalità di un imprenditore un po’ megalomane, e di cui poi liberarsi nel momento opportuno.
Non resterà memoria dell’autocelebrazione del personaggio
Fa quasi orrore leggere che l’hangar di viale Monte Rosa, ad Arcore, ossia la quadreria che ospitava oltre 25 mila pezzi tra dipinti, statue e arredi acquistati da Berlusconi nei suoi raptus di shopping compulsivo, soprattutto durante le televendite notturne delle tivù locali, sarà raso al suolo per fare posto a un supermercato Eurospin. Quell’enorme spazio era stato allestito da Berlusconi in persona, con le opere suddivise per generi e l’intenzione di rendere il sito fruibile a tutti, nonostante i pezzi di valore fossero pochini. Invece non resterà memoria di questa sorta di autocelebrazione del personaggio e delle sue passioni, da Milano a Napoli, passando per Parigi e Positano, tra Napoleone, gli animali, i gladiatori, le belle donne. Tutto smantellato e ruspe all’opera.

Venduto il luogo dei sogni di Berlusconi
Persino Villa Certosa, 4.500 metri di proprietà a Punta Lada, affacciata sul Golfo di Marinella a Porto Rotondo, in Sardegna, è stata venduta a fine giugno per circa 350 milioni di euro alla famiglia reale del Qatar. Era il luogo dei sogni di Berlusconi: delle feste con tante ragazze, certo, ma anche del vulcano scenografico, dell’approdo per i sommergibili, della grotta artificiale, del gelato artigianale, del teatro, della torre panoramica, dell’immenso giardino di cactus, uno dei più grandi in Europa.

I due film di Sorrentino fatti sparire
Villa Certosa, un variopinto parco giochi modellato e ingrandito negli anni da Silvio, così ben descritto nei due film Loro e Loro 2 di Paolo Sorrentino, i cui diritti sono di proprietà di Medusa (gruppo Mfe–Mediaset) che ha deciso, incredibilmente, di fare scomparire le pellicole, senza in realtà comprendere che quello di Sorrentino è uno straordinario omaggio proprio alla grandezza di Berlusconi. E adesso la Villa non c’è più, se ne occuperà il personale qatarino della famiglia Al Thani. E resterà ben poco dello spirito del Silvio.
Rotto anche il giocattolino del calcio
Damnatio memoriae pure per tutto quello che Berlusconi ha fatto nel calcio, e che non ha mai minimamente interessato i figli. Pier Silvio e Marina hanno sempre fatto pressing, insieme a tutta Fininvest, affinché Silvio mollasse il Milan: costringendolo, di fatto, a cedere il club nel 2017 a un improbabile imprenditore cinese senza soldi dopo 31 anni di presidenza. L’unica che in realtà sembrava essersi appassionata al pallone era Barbara Berlusconi, nominata amministratrice delegata del Milan nel dicembre 2013. Una personalità, quella di Barbara, piuttosto esuberante in gioventù, protagonista delle cronache rosa, cinque figli di cui un paio fatti in verde età, e in qualche modo simile al padre. Ma la guerra intestina al Milan con Adriano Galliani fece evaporare piuttosto rapidamente gli entusiasmi di Barbara per il football e, una volta venduto il club, di lei si sono sostanzialmente perse le tracce: adesso ha preso una strada da mecenate.

Silvio, però, in questi giorni in cui salutiamo un eroe del suo Milan come Franco Baresi, aveva ancora voglia di una last dance che, negli ultimi anni di vita, insieme a Galliani, si concesse col Monza. Pure in questo caso, tuttavia, gli eredi si sono presto liberati del costoso giochino una volta morto il patriarca fondatore. E ora anche del Monza non c’è più traccia nei business dei Berlusconi.

Mausoleo vuoto e inutilizzato
Le ceneri di Silvio riposano nella cappella di famiglia all’interno di Villa San Martino ad Arcore, mentre il mausoleo che Silvio stesso si fece erigere negli Anni 90 dallo scultore Pietro Cascella (con loculi per sé, per i familiari e i migliori amici) nel parco della stessa villa è al momento vuoto e inutilizzato.
Aziende a parte, tutto è stato tagliato via
In buona sostanza, quindi, se su Mfe-Mediaset, Mondadori, Mediolanum, ossia le cose serie, la famiglia è rimasta unita e rema tutta dalla stessa parte, cioè quella indicata dal Cavaliere, sulle passioni più intime e anche sulle lucide follie di Berlusconi (che citava di continuo Erasmo da Rotterdam e il suo Elogio della follia), invece, ha preferito prendere nettamente le distanze. Tagliando via di netto, come rami secchi, in maniera certo razionalmente comprensibile, ma con una buona dose di cinismo verso un personaggio così esuberante e innamorato della vita, al quale devono tutto.















