L’ex capo della Polizia Franco Gabrielli scende in campo e lo fa aderendo a Più uno, il progetto di Ernesto Maria Ruffini. Si tratta di un movimento di centrosinistra che punta a rivolgersi «agli elettori di csx distanti, ma anche a tanti elettori moderati, disorientati dalla deriva estremista di Vannacci», il cui manifesto verrà presentato il 10 ottobre. «Vi ho riconosciuto valori molto vicini ai miei. Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie. Prima viene il progetto, poi il resto», ha detto Gabrielli in un’intervista al Corriere. «Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese». E ancora: «Dai 14 ai 24 anni ho militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, arrivando a responsabilità nazionali. Poi scelsi un altro modo di servire il Paese. Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica». Già a maggio era uscito allo scoperto candidandosi al Viminale per il dopo Piantedosi in caso di vittoria del campo largo.
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Il giudizio su Meloni e Vannacci
Gabrielli si è poi espresso sull’operato del governo Meloni: «La stabilità è un valore, ma è uno strumento, non un risultato politico in sé. La storia italiana ci ricorda che negli Anni 70, con governi molto più brevi e fragili, furono approvate riforme che ancora oggi segnano la vita della Repubblica. Il governo Meloni ha avuto tempo, numeri parlamentari e una leadership indiscussa. Eppure molte delle promesse su cui aveva costruito il consenso non sono state realizzate, o hanno prodotto risultati molto inferiori agli annunci». Il riferimento è «all’immigrazione, alla sicurezza, alla pressione fiscale, alle pensioni, alle grandi riforme istituzionali». Una dimostrazione del «fallimento del governo» è, per lui, la crescita del partito di Roberto Vannacci. «Dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all’opposizione. Ma un conto è spararle grosse dall’opposizione, un altro è governare fenomeni complessi».
