Paolo Mieli, cosa racconta davvero la storiella delle vongole sgusciate di Lavitola

Il caso Ranucci-Lavitola si sta rivelando una miniera di informazioni, anche collaterali. Si è saputo, per esempio, che Paolo Mieli ama gli spaghetti alle vongole, ma non i gusci. E così da quando Valter Lavitola, titolare del ristorante Cefalù, ha cominciato a servirgliele già sgusciate, grato per tanta sollecitudine vi è tornato spesso. Lo ha raccontato al Corriere della Sera, che ha diretto due volte e sul quale ancora scrive. Una confessione in famiglia, dunque. Lavitola si sedeva al suo tavolo, raccontava facezie e storie di potenti che per lui, amante dei retroscena, erano come l’olio sul companatico. Ascoltarlo, ha spiegato, era «un godimento». 

Paolo Mieli, cosa racconta davvero la storiella delle vongole sgusciate di Lavitola
Valter Lavitola (Ansa).

La storiella delle vongole è mielismo in purezza

La vicenda finisce qui. O meglio, da qui comincia quella che ci interessa. Perché nella storiella delle vongole c’è molto del Mieli che da oltre mezzo secolo attraversa il giornalismo italiano: abbastanza vicino al potere da conoscerne protagonisti e segreti, mai tanto, assicura, da confondersi con esso. Nella stessa intervista spiega infatti che quando Lavitola cominciava a parlargli dei suoi affari «spegneva l’interruttore dell’attenzione». Giusta distanza insieme a una capacità di astrazione davvero notevole. Insomma, mielismo in purezza. Il termine nacque molti anni fa, quando dirigeva i giornali e non come ora solo il proprio personaggio. Su di lui alla guida del Corriere l’avvocato Agnelli coniò una definizione rimasta famosa: «Ha messo la minigonna a una vecchia signora». Alludeva alla contaminazione tra politica e costume, cultura e intrattenimento, ma soprattutto tra pubblico e privato, una novità assoluta per gli allora paludati assetti dell’editoria. Ma la vera specialità dello sgusciante Mieli era un’altra: non farsi mai trovare là dove il lettore si aspetta. Una furbizia intellettuale che, affinata negli anni, è diventata vera e propria paraculaggine: perché sposare il bianco o il nero quando in mezzo c’è un’infinita varietà di grigi? 

Paolo Mieli, cosa racconta davvero la storiella delle vongole sgusciate di Lavitola
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Paolo Mieli, cosa racconta davvero la storiella delle vongole sgusciate di Lavitola
Paolo Mieli, cosa racconta davvero la storiella delle vongole sgusciate di Lavitola

Bastian contrario per vocazione, Mieli ha trovato la sua seconda giovinezza nei talk show

Alla crisi dei giornali e del giornalismo Mieli è sopravvissuto trovando una seconda giovinezza nei talk show. Ormai in televisione, tra programmi suoi e ospitate, più che andarci ci abita. E non c’è argomento che lo scoraggi. Nel passaggio da direttore a soubrette dei palinsesti si è ritagliato un ruolo preciso. Gli altri ospiti vengono chiamati sapendo più o meno cosa diranno, sono maschere in commedia che recitano la loro parte. Lui invece serve a sparigliare. Se tutti prevedono che il governo cadrà, eccolo snocciolare i motivi per cui invece potrebbe durare. Se lo danno per solidissimo, ricorda che maggioranze ben più robuste sono finite per molto meno. Bastian contrario per vocazione, possiede una risorsa che manca a quasi tutti gli astanti: conosce la storia, e ne fa uso. Per lui quello che accade oggi è sempre già accaduto ieri, magari sotto altre forme. Così l’interlocutore che arriva davanti alle telecamere convinto di discutere del campo largo dopo cinque minuti si ritrova a parlare di Giolitti. Oppure pensa di aver liquidato il fascismo con un paio di battute e viene mandato a rileggersi De Felice. È anche un modo elegante per stabilire chi comanda nella conversazione. 

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Paolo Mieli con Bruno Vespa e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

A forza di spiegare il presente con il passato, si avventura pure nel futuro

Il Mieli televisivo ha poi una prossemica collaudata. Ascolta, inclina la testa da tartaruga, sorride a mezza bocca tra il divertito e il beffardo. Lascia che chi gli sta davanti finisca e magari si illuda di averlo convinto, per poi piazzare il fatidico «sì, però» che sposta la discussione dove vuole lui. Con quel tono sornione di chi sembra dire: la faccenda è un po’ più complicata di come la racconti. Del resto Mieli è un narciso che non si nasconde, innamorato della parola almeno quanto del personaggio che negli anni si è costruito, e che ormai interpreta con consumata naturalezza. A forza di spiegare il presente con il passato, ha finito per avventurarsi anche nel futuro. Profetizza governi, crisi, leadership, alleanze, cadute e spesso improbabili resurrezioni. Qui il mestiere lo aiuta. Le previsioni sono pronunciate con il tono grave di chi sa o finge di sapere. Se ci azzecca aveva visto lungo, altrimenti sono gli altri ad averlo preso troppo sul serio. E questa rappresentazione di sé tracima anche nella vita privata. Tre mogli e un contorno di giovani ammiratrici, sue e della professione: materia sulla quale ha sempre esercitato la stessa falsa ritrosia riservata al resto.  

Paolo Mieli, cosa racconta davvero la storiella delle vongole sgusciate di Lavitola
Paolo Mieli (Imagoeconomica).

L’uomo che spalancò i giornali alla tv alla fine ci è finito dentro

Il punto è che Mieli ha capito prima di molti altri che al talk show non bastano le opinioni, servono i protagonisti. E lui lo è diventato fino in fondo. Ha cultura, mestiere, e soprattutto sa quando piazzare la frase che il giorno dopo farà notizia. Al termine di una carriera non avara, è questo l’ultimo approdo del mielismo che, nato nei giornali, ora coincide in pieno con il suo inventore. L’uomo che spalancò i giornali alla televisione alla fine ci è finito dentro. Senza aver opposto, va detto, una strenua resistenza.