Mps, Lovaglio al Ft: «Travisato il nostro piano»

In una lettera pubblicata sul Financial Times, il ceo di Monte dei Paschi di Siena Luigi Lovaglio ha risposto a quanto scritto nella rubrica Column Lex del quotidiano britannico, in cui la doppia offerta da 34 miliardi di euro lanciata dal Monte dei Paschi di Siena su Banco Bpm e Banca Generali era stata definita «un’idea decisamente stravagante» e, soprattutto, «una fusione a quattro» visto il coinvolgimento di Mediobanca.

Mps, Lovaglio al Ft: «Travisato il nostro piano»
Palazzo Rocca Salimbeni a Siena, sede di Mps (Imagoeconomica).

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La spiegazione di Lovaglio: perché le opas sono diverse

Column Lex aveva titolato: “Mps in Italia ritiene che tre acquisizioni siano meglio di una”. Lovaglio ha spiegato che il Ft «ha travisato» il piano di Siena. Innanzitutto, ha precisato, «l’operazione con Mediobanca è già in corso», quindi «considerarla come una nuova operazione sovrastima in modo significativo sia le attività ancora da svolgere sia il rischio complessivo di esecuzione». Quanto a Banco Bpm e Banca Generali, i due istituti «non sono imprese equivalenti, e pertanto non dovrebbero essere considerate come un’unica sfida di integrazione». L’opas sull’istituto guidato da Giuseppe Castagna, spiega Lovaglio, sarebbe «una fusione tradizionale tra due banche commerciali con reti complementari e una chiara logica industriale». Con la controllata del Leone, invece, Rocca Salimbeni metterebbe a segno «un’acquisizione strategica complementare nel wealth management caratterizzata da modello operativo e una base di clientela distinti». Smentendo poi l’osservazione del Ft sulla supposta stravaganza del suo piano, ritenuto strettamente difensivo di fronte all’ops di Intesa Sanpaolo, Lovaglio nella lettera al quotidiano parla di un «progetto industriale» animato da «una forte visione di crescita volta a servire meglio le famiglie, le imprese e l’economia italiana nel suo complesso» attraverso la creazione di un gruppo leader nel settore bancario italiano (sarebbe il terzo polo del credito), con un mix di attività «paragonabile a quello dei principali modelli bancari europei».

Mps, Lovaglio al Ft: «Travisato il nostro piano»
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Il cda di Banco Bpm ha bocciato l’offerta di Lovaglio

Intanto, il cda di Bpm ha per il momento bocciato l’offerta pubblica di scambio da 25 miliardi lanciata da Mps sulla totalità delle azioni, in quanto «per sua natura rappresenta un’operazione strutturalmente diversa» da quella proposta dal Banco a inizio giugno, «in quanto si configura come un’acquisizione e non una fusione tra le due banche». Inoltre «non presenta un premio per gli azionisti di Banco Bpm».

Il Canada risponde a Trump: i controdazi di Ottawa

Come promesso dal premier Mark Carney, Ottawa ha risposto ai dazi imposti da Donald Trump sui prodotti canadesi con controtariffe fino 50 per cento su oltre 700 beni statunitensi, per un valore complessivo di 20 miliardi di dollari.

Le tariffe entreranno in vigore l’8 settembre

A partire dall’8 settembre, il Canada applicherà dazi del 15 per cento, del 20 per cento e del 50 per cento su oltre 700 prodotti importati dagli Usa: le tariffe interesseranno una serie di beni che vanno dai fogli di alluminio ai componenti per il settore ferroviario, fino alle motociclette e alle motoseghe, così come prodotti alimentari tipo formaggio fuso, vongole e polpo congelato. Ma anche elettrodomestici come lavastoviglie e lavatrici. Le autorità di Ottawa hanno inoltre annunciato un pacchetto di aiuti da 5,4 miliardi di dollari destinato alle imprese e ai lavoratori colpiti dalle nuove tariffe imposte dagli Usa sulle merci canadesi.

Gli Stati Uniti sospendono le domande per i visti di immigrazione

Gli Stati Uniti hanno sospeso in tutto il mondo gli appuntamenti per il rilascio dei visti di immigrazione. Chi aveva già fissato un colloquio presso un’ambasciata o un consolato statunitense ha ricevuto un’email che comunicava il rinvio dell’incontro. La decisione è stata presa per consentire al dipartimento di Stato di formare i funzionari consolari su nuove procedure di valutazione dei richiedenti. La sospensione è stata confermata martedì 25 agosto 2026 da un portavoce del dipartimento, secondo cui è stata avviata una «iniziativa globale di formazione» per assicurare che i funzionari siano in grado di valutare ogni richiedente «in modo completo e coerente». L’obiettivo è rendere più rigorosi i controlli sulle persone che fanno richiesta del visto per individuare coloro che potrebbero diventare dipendenti dall’assistenza pubblica statunitense.

Il direttore della Cia a Mosca per alcuni incontri

Il direttore della Cia John Ratcliffe è volato in Russia per alcuni incontri in programma oggi a Mosca. Il capo dell’agenzia di spionaggio americana è atterrato all’aeroporto internazionale di Vnukovo a bordo di un aereo da trasporto C-17 Globemaster III dell’aeronautica militare statunitense, proveniente dalla Lettonia. Lo riportano Cbs e Axios, citando alcune fonti ma senza fornire ulteriori dettagli sullo scopo del viaggio di Ratcliffe, che dopo aver ricoperto il ruolo di direttore dell’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti durante il primo mandato di Donald Trump, col ritorno del tycoon alla Casa Bianca è stato posto alla guida della Cia, ovvero l’agenzia di spionaggio americana.

Rai Scuola chiude, la protesta delle opposizioni

Dal primo ottobre sul 57 del digitale terrestre i telespettatori non troveranno più Rai Scuola, che chiuderà, bensì Italiana, nuovo canale dedicato – appunto – al «racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia», con programmi dedicati a borghi, tradizioni, artigianato, imprese, enogastronomia, ambiente, turismo e cultura popolare del Bel Paese, che nascerà nasce dall’esperienza di Linea Verde. La decisione della Rai di chiudere il suo storico canale, annunciato in occasione della presentazione dei palinsesti, ha suscitato critiche, una petizione online e persino l’annuncio di un’interrogazione parlamentare da parte del Partito Democratico.

L’interrogazione parlamentare promossa dal Pd

Irene Manzi, responsabile scuola del Pd, ha affermato che la chiusura di Rai Scuola cancellerà un’esperienza nata da una convenzione tra il Servizio Pubblico e il Ministero dell’Istruzione nel 1964 e rinnovata poi 50 anni fino al 2014, con il nome Rai Scuola adottato dal 2009. Il deputato dem Stefano Graziano ha annunciato di aver firmato, assieme ad altri sette colleghi del Pd, un’interrogazione a risposta orale ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e dell’Istruzione e del Merito: «Chiediamo al governo di intervenire con urgenza per scongiurare la chiusura di Rai Scuola e garantire la continuità del canale 57 del digitale terrestre. Sopprimere un presidio che da oltre 20 anni svolge una funzione fondamentale nell’informazione, nella divulgazione scientifica e culturale e nel sostegno alla didattica sarebbe una scelta grave e incomprensibile». Alla protesta di è unito anche il Movimento 5 stelle. Così la senatrice Barbara Floridia, già presidente della Commissione di Vigilanza Rai: «Vi dico una cosa: sarebbe un errore leggere questa decisione come un episodio isolato. Per capire cosa sta succedendo alla Rai bisogna rimettere in fila i pezzi. Facciamo ordine. Il centrodestra ha deciso di occupare il servizio pubblico. È quello che emerge dalla direzione politica impressa alla Rai».

Lanciata anche una petizione: più di 35 mila firme

In molti sui social hanno commentato con amarezza la notizia della chiusura di Rai Scuola: il canale da un paio di anni trasmette solo repliche, ma durante il lockdown il ministero dell’Istruzione lo aveva trasformato in una sorta di aula virtuale, con lezioni e approfondimenti quotidiani. Nei giorni scorsi è stata anche lanciata una petizione su Change.org, che – al 25 agosto – ha già superato le 35 mila firme: «La cultura e il sapere di un Paese civile non si svendono alle logiche di mercato o ai desideri politici di parte!».

La precisazione della Rai dopo la levata di scudi

Al momento della presentazione dei palinsesti Rai Sandro Ruotolo, responsabile informazione nella segreteria nazionale del Pd, aveva commentato: «Mancava solo il canale sovranista per certificare fino in fondo lo scempio che questa destra ha compiuto ai danni del servizio pubblico». La chiusura di Rai Scuola era passata sostanzialmente inosservata e ha la questione ha ripreso – per così dire – vigore in questo fine agosto. Tanto da costringere la Rai a una precisazione. La tv pubblica ha spiegato che «non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta editoriale di Rai Scuola», in quanto «la sua funzione educativa e divulgativa viene preservata e valorizzata attraverso un’evoluzione delle modalità di distribuzione e fruizione e una presenza più forte su RaiPlay».

Ex Ilva, in corsa anche «un quarto grande operatore europeo»

Alla gara internazionale in corso per l’ex Ilva «si è presentata una cordata italiana piuttosto significativa che si affianca a Jindal e Flacks». Lo ha ricordato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, intervenendo al Meeting di Rimini nel panel su “L’Italia delle imprese: radici e visione internazionale”, affermando poi che alla gara «si è aggiunto un quarto grande operatore europeo».

Ex Ilva, in corsa anche «un quarto grande operatore europeo»
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

La cordata italiana a cui fa riferimento Urso è quella che la scorsa settimana ha presentato una manifestazione d’interesse tramite Federacciai. Alle 14 aziende della cordata interessate ad approfondire la possibilità di rilevare il polo siderurgico si è successivamente aggiunta Eusider. Sono poi ancora in corsa gli indiani di Jindal, mentre gli americani di Flack si sono di fatto defilati, in quanto interessati al patrimonio immobiliare dell’ex Ilva a Taranto e non agli impianti siderurgici. Per quanto riguarda il big europeo a cui ha accennato Urso, al momento non ci sono ulteriori informazioni. Dal palco di Rimini, il ministro si è detto fiducioso sull’esito della procedura, sottolineando l’importanza della collaborazione tra le istituzioni per arrivare a una soluzione. L’obiettivo resta quello di garantire un futuro all’industria siderurgica e agli stabilimenti coinvolti.

Trump sfida il Canada: «Il Lago Ontario si chiamerà Lago America»

Donald Trump ha minacciato di cambiare il nome del Lago Ontario in Lago America nell’ambito dello scontro commerciale con il Canada. «Gli Stati Uniti stanno seriamente considerando di cambiare il nome del Lago Ontario in Lago America, dato che non prevediamo di fare più molti affari con l’Ontario», ha scritto sul suo social Truth pubblicando anche la foto di una mappa in cui il nome originale del lago è cancellato e sostituito.

Trump sfida il Canada: «Il Lago Ontario si chiamerà Lago America»
Da Truth.

A stretto giro è arrivata la replica della ministra canadese Mélanie Joly: «Noi lo chiameremo sempre Lago Ontario. Siamo orgogliosi dei nostri Grandi Laghi. Abbiamo navigato sul fiume San Lorenzo e sui Grandi Laghi per migliaia di anni e questo ha costituito parte delle fondamenta del nostro Paese. Difenderemo ciò che abbiamo».

Caro carburanti, in arrivo un’altra proroga dello sconto sulle accise

Dopo la riunione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, domani – mercoledì 26 agosto – è stato fissato un nuovo Consiglio dei ministri, dedicato al caro carburanti e alle misure di sostegno. Il governo dovrebbe prorogare per alcuni giorni lo sconto sulle accise (per il gasolio), in scadenza appunto domani. Stando a quanto filtra da Palazzo Chigi, il governo punta nel prossimo futuro a «predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo».

Salvini: «Vorrei qualcosa di più continuativo, servono soldi»

A tal proposito si è espresso direttamente Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Intanto prorogheremo lo sconto diesel e poi stiamo ragionando più a lungo termine». Lo sconto sulle accise, ha spiegato il segretario della Lega, durerà fino all’inizio di settembre: «Poi io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di qualcosa di più sostanzioso, e quindi servono soldi».

Nasce un think tank europeo con Draghi per rilanciare la competitività Ue

Al via il think tank Rhine Group promosso da Mario Draghi e dall’economista Patrick Collison per rilanciare la competitività dell’Europa partendo dal Rapporto Draghi consegnato nel settembre del 2024 alla Commissione Ue. «I cittadini europei chiedono ai propri leader di sollevare lo sguardo dalle preoccupazioni quotidiane per rivolgerlo a un destino comune e di comprendere la portata della sfida», si legge nel documento pubblicato sul sito del gruppo. «Il Rhine Group aspira a essere uno dei luoghi in cui questo lavoro ha inizio». Tra i membri del think tank figurano gli economisti Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin, il finanziere a capo di Ion Andrea Pignataro, il co-fondatore e numero uno di Bending Spoons Luca Ferrari e l’ex ministro per l’Innovazione tecnologica del governo Draghi Vittorio Colao. Sono membri dell’iniziativa anche il presidente di Iliad Xavier Niel, l’ex ministro francese Bruno Le Maire e il ceo del gruppo Le Monde Louis Dreyfus.

Il declino dell’Europa e la necessità di intervenire

Il documento parte da un’analisi della competitività europea, evidenziando come, tra le 50 maggiori aziende tecnologiche al mondo, solo quattro sono europee. «L’Europa appare debole in ogni tecnologia emergente destinata a plasmare i decenni a venire. La posta in gioco è esistenziale. Se la stagnazione dovesse persistere, il continente perderebbe progressivamente la capacità di finanziare i compiti fondamentali di uno Stato moderno – difesa, sanità pubblica, pensioni, istruzione, investimenti per il clima e ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro». Se per decenni un contesto globale favorevole ha attutito questo declino, con «l’ombrello di sicurezza statunitense che ha permesso di alleggerire i bilanci della difesa» e «interdipendenze reciproche e, di conseguenza, innocue», oggi non è più così. Gli Stati Uniti hanno imposto i dazi più elevati dai tempi dello Smoot-Hawley. La Cina è diventata un concorrente più agguerrito, sia sui mercati terzi che all’interno della stessa Europa. Il modello di crescita europeo si sta esaurendo, di qui l’esigenza di «fare ciò che l’Europa ha già saputo fare in passato, ovvero competere, costruire e tornare a crescere». Rhine Group riunisce leader europei provenienti dal mondo delle istituzioni, dell’accademia e dell’impresa per discutere possibili risposte a queste sfide per il futuro dell’Europa.

Morto senza eredi Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania

È morto a 89 anni Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania dopo Dieter Schwarz (patron di Lidl). Artefice dell’espansione globale di Kühne+Nagel, leader nel trasporto aereo e marittimo di merci, Kühne tramite la sua holding privata aveva accumulato un patrimonio stimato in 44 miliardi di dollari: oltre alla maggioranza dell’azienda di famiglia, il magnate tedesco possedeva infatti il 30 per cento della compagnia di navigazione container Hapag-Lloyd, il 20 per cento di Lufthansa (era il primo azionista) e del distributore di prodotti chimici Brenntag, nonché partecipazioni in Flix e Aenova, oltre ad alberghi e svariati immobili. Appassionato di calcio e tifoso dell’Amburgo, per anni aveva sostenuto finanziariamente il club. Kühne è morto senza figli né eredi diretti: l’immenso patrimonio azionario del magnate tedesco dovrebbe perciò confluire nella fondazione filantropica che porta il suo nome.

Morto senza eredi Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania
Klaus-Michael Kühne (Imagoeconomica).

Bimba morta per difterite a Palermo, i genitori denunciano gli ospedali

I genitori no vax della bimba di quattro anni morta per difterite a Palermo, indagati per omicidio colposo, hanno presentato alla procura una denuncia querela nei confronti dei tre ospedali che hanno avuto in cura la piccola dal 13 al 19 agosto: Cervello, Civico e Ospedale dei bambini (che dipende dal Civico). La coppia aveva scelto di non vaccinare la figlia, convinta che l’autismo di un suo cuginetto fosse stato causato dal vaccino trivalente.

L’accusa: morte causata da diagnosi e cure errate

I genitori della bambina hanno denunciato «le condotte poste in essere dal personale sanitario delle tre strutture ospedaliere di Palermo». Stando al racconto della coppia, alla piccola sarebbero state diagnosticate patologie errate da parte dei medici del Pronto Soccorso dell’ospedale Cervello di Palermo, «in seguito alle quali la piccola avrebbe subito cure mediche inadeguate e interventi chirurgici invasivi, che avrebbero finito per peggiorare le già gravi condizioni di salute, causando la morte».

Il caso dello Squadrismo Summer Fest che si è tenuto nel Trevigiano

La quinta edizione dello Squadrismo Summer Fest, evento caratterizzato da locandine, simbologie e richiami espliciti al Ventennio fascista che si è tenuto a Vedelago (Treviso) nel fine settimana, ha scatenato reazioni politiche, contestazioni online e – pare – anche un certo imbarazzo in Futuro Nazionale, visto che tra gli organizzatori figurava il vannacciano Christian Zamperoni, responsabile del movimento di Montebelluna.

L’evento dei «camerati di Treviso» con i vannacciani

Lo Squadrismo Summer Fest, organizzato in un agriturismo nel Trevigiano, prevedeva stand di cibo, concerti e la presentazione di un libro dedicato ai fatti di Dongo. A postare le immagini dell’evento – dove sono stati esposti striscioni “nostalgici” e simboli del Ventennio – è stato sui social l’ex consigliere regionale Joe Formaggio, ex Fratelli d’Italia e oggi vannacciano: «Con i camerati di Treviso al via dello Squadrismo Summer Fest. Difendi con ardore la tua terra e un ideale». L’evento, come detto, vedeva tra gli organizzatori Zamperoni. E negli scatti compariva anche Marco Della Pietra, primo cittadino di Spresiano e presidente del Centro studi amministrativi della Marca trevigiana, anche lui ex FdI. A tal proposito, Formaggio ha scritto su Facebook: «Aspettando il sindaco numero uno della provincia di Treviso in Futuro Nazionale».

Le proteste politiche e la replica: «Festa privata»

Per un sindaco presente all’evento, un altro che invece ne era all’oscuro: Giuseppe Romano, primo cittadino proprio di Vedelago, spiegando che «non tutte le iniziative richiedono l’autorizzazione del Comune», ha affermati di non essere stato a conoscenza della festa. Aggiungendo poi: «In ogni caso non vedo perché non avrei dovuto autorizzarla se rispettava tutti i criteri: siamo in democrazia». Per quanto riguarda le condanne, quelle vere, Europa Verde della Marca Trevigiana ha diffuso una nota ufficiale per stigmatizzare la manifestazione e la scelta del nome dell’evento. Così Mariarosa Barazza (Pd), sindaca di Cappella Maggiore e presidente del consiglio direttivo dell’Associazione Comuni della Marca trevigiana: «Discutibile l’uso di termini come “camerati” e “squadrismo” che evocano un regime autoritario qual è stato il fascismo e azioni incompatibili con i valori della nostra Repubblica. Anche l’uso di un linguaggio provocatorio alimenta un clima di conflitto e non fa bene alla democrazia». Giuliano Varnier, presidente dell’Anpi di Treviso, ha bollato l’evento come un tentativo di rifondare il partito fascista: l’associazione dei partigiani ha chiesto l’intervento urgente del Prefetto e delle autorità competenti per verificare eventuali reati. Intervistato dai media locali, Zamperoni ha respinto fermamente ogni accusa, spiegando che si trattava di una festa privata e puntando il dito contro l’Anpi e la sua «strumentalizzazione politica».

Furto al museo di Messina, indagato un custode

Uno dei custodi del Museo Accascina, da cui nel giorno di Ferragosto sono state trafugate sei opere di Antonello da Messina (due poi lasciate all’esterno della struttura), è indagato per false dichiarazioni ai pm. Sono diverse le piste seguite dagli inquirenti a caccia della banda: non è escluso che i ladri abbiano potuto contare su una talpa.

Furto al museo di Messina, indagato un custode
Le due tavole di Antonello da Messina rinvenute all’esterno del museo (Ansa).

Come il custode è passato da testimone a indagato

Il custode era stato convocato nei giorni scorsi dai magistrati in qualità di testimone, assieme ad altri tre colleghi in servizio la sera del 15 agosto. Ma, una volta emerse numerose contraddizioni rispetto ai resoconti degli altri addetti alla sorveglianza, la sua audizione è stata sospesa: il custode, da persona informata sui fatti, è stato successivamente iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pubblico ministero. Il custode ha parlato dell’allarme scattato e poi spento da un collega, che ha confermato la circostanza spiegando di averlo fatto pensando a un falso contatto: i pm vogliono capire se il furto sia stato possibile grazie all’incompetenza di chi doveva sorvegliare, oppure se nella squadra dei custodi ci fosse un basista.

Furto al museo di Messina, indagato un custode
Tela nera al posto delle tavole rubate al museo Accascina di Messina (Ansa).

Restano ancora molte ombre sul colpo di Ferragosto

Restano ancora moltissime ombre su quanto accaduto al Museo Accascina di Messina. Come è emerso dalle immagini acquisite dalla polizia, le telecamere di video-sorveglianza hanno ripreso ogni fase del furto. Ma a quanto pare davanti ai monitor dei controlli di sicurezza non c’era nessuno. E perché non è stato dato peso all’allarme, subito disattivato? I custodi del museo, inoltre, avrebbero appreso del furto solo quando le forze dell’ordine hanno bussato alla porta della struttura per capire se le due opere ritrovate sul muretto esterno appartenessero alla collezione d’arte.

Macron: «Esercitazione dei Volenterosi tra ottobre e novembre». Ma l’Italia si sfila

Le prime esercitazioni militari congiunte della coalizione dei Volenterosi, riunitasi il 24 agosto 2026 in concomitanza con il 35esimo anniversario dell’Indipendenza dell’Ucraina, si terranno a ottobre-novembre. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron durante la riunione: «È molto importante continuare a dimostrare la nostra determinazione e prontezza per quanto riguarda le garanzie di sicurezza che abbiamo deciso di fornire. E le esercitazioni su vasta scala che la nostra coalizione condurrà a ottobre e novembre dimostreranno la sua prontezza operativa e la capacità di agire dopo la cessazione delle ostilità». Le esercitazioni erano state annunciate durante la precedente riunione dei Volenterosi a luglio. In quell’occasione, era emerso che a settembre circa 1.500 militari provenienti da Regno Unito e Francia sarebbero giunti in Polonia per partecipare alle esercitazioni internazionali dei Paesi della coalizione. Il governo italiano ha già chiarito che l’Italia non vi parteciperà.

Iran, al via l’offensiva economica di Trump: cosa prevede

È scattata la grande offensiva economica contro l’Iran annunciata da Donald Trump qualche giorno fa. Gli Stati Uniti hanno varato sanzioni per tutti i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con la Repubblica Islamica, al fine di ottenere un isolamento totale dell’economia di Teheran: nel mirino oltre 60 tra organizzazioni, persone e navi in vari Stati collegati all’Iran, compresa la Cina. Tutte entità che, secondo Washington, stanno aiutando i pasdaran a procurarsi «tecnologie nucleari e missilistiche vietate, condurre operazioni informatiche e generare entrate dalla vendita di petrolio», come ha spiegato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Le misure presentate non includono per ora le sanzioni più severe: i Paesi che continueranno a commerciare con l’Iran rischiano però di essere esclusi dal sistema finanziario basato sul dollaro.

Iran, al via l’offensiva economica di Trump: cosa prevede
Scott Bessent (Ansa).

La taglia sui vertici dei pasdaran

«Gli Stati Uniti hanno intrapreso azioni decisive contro numerose entità, individui e imbarcazioni che agevolano le attività destabilizzanti del regime iraniano», si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato. Tra queste attività, precisa la nota, figurano «attacchi contro le forze statunitensi e i loro alleati nella regione, l’acquisto illegale di armi, intrusioni informatiche nelle infrastrutture statunitensi e il traffico di prodotti energetici la cui vendita finanzia il terrorismo a livello globale». E proprio il Dipartimento di Stato ha messo una taglia da 10 milioni di dollari sui vertici militari dei Guardiani della Rivoluzione: Ahmad Vahidi, comandante dei pasdaran; Ali Abdollahi, capo del quartier generale centrale Khatam al Anbiya; Sa’id Aghajani, comandante dell’aerospazio dei pasdaran e dei droni; Hamidreza Lashgarian, responsabile del comando di guerra elettronica; e Majid Khademi, capo dell’ufficio di intelligence.

Teheran: «Pronti a rispondere»

L’ Iran ha promesso ritorsioni contro l’ampliamento delle sanzioni Usa, affermando di essere pronto a rispondere sia sul piano economico che – se necessario – con azioni contro gli interessi vitali americani e gli snodi energetici. Così il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh alla televisione di Stato: «I nemici intendono lanciare contro di noi un attacco terroristico economico, ma anche noi abbiamo i nostri strumenti e sappiamo come giocare. La nostra difesa non è più soltanto difensiva: i nemici devono attendersi un attacco». Madanizadeh ha poi aggiunto che né Cina né Russia avrebbero «accettato» le nuove misure varate da Washington.

Pechino: «Sanzioni unilaterali illegali»

«Abbiamo già dichiarato molte volte che ci opponiamo fermamente alle sanzioni unilaterali illegali». Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian durante un briefing a Pechino, spiegando che la Repubblica Popolare «adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente i propri diritti e interessi legittimi».

Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica

Leonardo Maria Del Vecchio lascia tutti gli incarichi in EssilorLuxottica per dedicarsi a nuovi progetti imprenditoriali. L’ha annunciato lui stesso in una lettera al cda, come confermato da un portavoce del gruppo italo-francese che lo ringrazia per «aver contribuito alla crescita e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre». Alla base dell’addio ci sarebbero divergenze con l’amministratore delegato e presidente Francesco Milleri. Nella sua missiva, sottolinea che a suo parere la società è diventata più «distante» e «impersonale» e si è indebolito il rapporto con le persone che lavorano nel gruppo. «L’entusiasmo non è quello di prima. Il senso di appartenenza non è quello di prima. La distanza si sente», scrive Del Vecchio, aggiungendo che «le persone lo sanno prima dei mercati». Il riferimento è dunque alla gestione di Milleri, manager scelto dal fondatore di Luxottica per guidare il gruppo dopo la sua morte.

Altro che accordo col Canada: Trump alza al 50 per cento i dazi su auto e acciaio

Con un messaggio sul suo social Truth, Donald Trump ha annunciato che a partire «dal primo gennaio 2027 i dazi su tutte le auto, i camion (grandi e piccoli), la componentistica automobilistica e l’acciaio» provenienti dal Canada «saliranno al 50 per cento». Nel suo post, il tycoon ha accusato Ottawa di aver «truffato» per anni Washington con le sue tariffe «scandalosamente elevate» sui prodotti agricoli statunitensi: «Non è sostenibile, non più. Il Canada non sarà più trattato come uno Stato! Anche sul fronte commerciale, oltre che sotto altri aspetti, è una delle nazioni con cui è più difficile trattare al mondo. Noi non abbiamo bisogno del Canada, sono loro ad aver bisogno di noi».

Altro che accordo col Canada: Trump alza al 50 per cento i dazi su auto e acciaio
Il post di Trump su Truth.

E pensare che il 19 giugno Trump aveva annunciato su Truth la sospensione per tre giorni dei nuovi dazi del 50 per cento su un’ampia gamma di prodotti provenienti dal Canada, che sarebbero dovuti entrare in vigore quel giorno. Alla base della decisione progressi – a questo punto finiti nel nulla – nelle trattative tra Washington e Ottawa.

Salta la visita di Kushner e Witkoff a Mosca: «Poca sostanza»

La prevista visita a Mosca di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati di Donald Trump, è stata rinviata «poiché non esiste un’agenda sufficientemente sostanziosa per l’incontro» e, certamente, non si terrà prima di settembre. Lo ha riferito alla Tass Ivan Timofeev, direttore generale del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali. Witkoff e Kushner in questi giorni erano (in teoria) attesi sia a Kyiv che a Mosca: i due hanno però disertato le celebrazioni per il 35esimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica in Ucraina e adesso è arrivata anche la notizia che non si presenteranno in Russia.

Timofeev: «Un conto è fare tentativi, un altro è ottenere risultati»

«È positivo che ci sia una certa attività da parte americana e dei tentativi, seppur procedendo per tentativi ed errori, di individuare un approccio praticabile», ha dichiarato Timofeev: «Ciò contrasta con l’atteggiamento dell’Amministrazione Biden, che non ha intrapreso iniziative di questo genere. Tuttavia, un conto è fare dei tentativi, un altro è ottenere risultati. E di questi ultimi non se ne sono ancora visti». Del rinvio della visita di Witkoff e Kushner ha parlato anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, il quale ha ribadito la disponibilità da parte di Vladimir Putin a un nuovo incontro con gli emissari di Trump. Resta da capire, ha sottolineato, quali proposte presenteranno al Cremlino.

Lagarde verso la guida del World Economic Forum

Secondo la testata svizzera Neue Zürcher Zeitung, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde è vicina a prendere il timone del World Economic Forum: l’attuale leadership di Davos è affidata al momento ai co-presidenti Larry Fink (ceo di BlackRock) e André Hoffmann (vicepresidente di Roche), che dovrebbero lasciare dopo il prossimo vertice annuale, previsto a gennaio del 2027.

L’investitura da parte del fondatore del Wef

Lagarde, membro del cda del World Economic Forum da 18 anni e considerata dal fondatore Klaus Schwab una candidata ideale alla guida dell’organizzazione, avrebbe dato la propria disponibilità a ricoprire l’incarico dopo l’investitura ricevuta dal board riunitosi a Cologny, vicino a Ginevra. Se ciò accadesse, diventerebbe la prima donna a guidare il Wef. A luglio Lagarde ha aperto alla possibilità di lasciare la guida della Banca centrale europea prima della scadenza naturale del mandato nell’autunno del 2027 (è in carica dal 2019), facendo intendere di volersi impegnare nella campagna per le prossime elezioni presidenziali francesi.

Dall’aborto all’eutanasia, tutti i “no” della seconda parte del programma di FN

Futuro Nazionale ha pubblicato la seconda parte della sua Base Ideologica e Programmatica, che parte dal consueto presupposto dei vannacciani: l’identità cristiana «come elemento pubblico della tradizione nazionale». Tanti i “no” snocciolati nel documento: da quello all’aborto (che non sarebbe un diritto), a quello al matrimonio tra persone dello stesso sesso, fino a quello all’eutanasia. «Dopo la prima, dedicata a remigrazione ed economia, questa volta mettiamo al centro ciò che decide il futuro di una Nazione: la famiglia, le politiche di riattivazione demografica, la difesa della vita, la sovranità digitale, la cybersicurezza, il sociale e le scelte di difesa», spiega Roberto Vannacci prima di approfondire i singoli temi dal sito del partito.

Per Vannacci «l’aborto non è un diritto»

«Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico. Difendiamo la vita dal concepimento alla morte naturale, rifiutiamo eutanasia e omicidio del consenziente, garantiamo le cure palliative e vietiamo di far morire di fame e di sete», si legge nel programma di FN. «Come già stabilito dalla legge 194/1978 l’aborto non è un diritto». Il concepito, anzi, dovrebbe essere «soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati»: riconosciuto già in gravidanza per bonus e agevolazioni, dalle borse di studio alle case popolari, con aggravanti per i reati contro donne incinte che ne provochino la perdita. Vannacci poi elenca una serie di proposte: «esenzioni progressive per chi ha figli, il “Reddito di Rinascita” per le madri e il Mutuo Tricolore che azzera gli interessi al terzo figlio e le “quote azzurre” per facilitare i trasferimenti alle famiglie numerose dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni». Inoltre l’ex generale vorrebbe l’istituzione «del ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità, della Giornata nazionale della Vita nascente il 25 marzo e di un Piano nazionale per la Vita nascente e la Prevenzione dell’Aborto».

Dall’aborto all’eutanasia, tutti i “no” della seconda parte del programma di FN
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

No a «eutanasia e omicidio del consenziente»

Visto che la posizione di Futuro Nazionale è quella «pro-vita dal concepimento alla morte naturale», da qui il netto no a «eutanasia e omicidio del consenziente (dalla sinistra detto suicidio assistito)». FN vuole pertanto «l’applicazione piena della legge sulle cure palliative (oggi precluse a circa il 70 per cento degli aventi diritto perché sinistra e ipodestra non stanziano quanto necessario) e potenziamento della terapia del dolore». Idratazione e alimentazione «non saranno considerate come terapie, perché non lo sono, e nessuno potrà più esser fatto morire intenzionalmente di fame e di sete». Si legge poi nel programma: «Sospendibili solo i trattamenti oggettivamente sproporzionati perché non raggiungono l’effetto, creano più danni fisiologici che benefici o producono un dolore fisico la cui sopportazione richiederebbe, sul piano oggettivo e non soggettivo, una capacità eroica. Consentite terapie di riduzione del dolore che, indirettamente, possano provocare un accorciamento della vita, senza però poter mai voler produrre direttamente e intenzionalmente la morte: ciò sarebbe omicidio».

FN vorrebbe l’abrogazione delle unioni civili

La seconda parte del programma di Futuro Nazionale, ovviamente, sottolinea come la famiglia naturale debba essere «fondata sull’unione di uomo e donna come modello da sostenere con politiche fiscali, abitative, asili nido e congedi». In tal senso, la proposta più netta è l’abrogazione delle unioni civili: «Le facoltà oggi collegate all’istituto (permesso lavorativo per visite ospedaliere, visita carceraria, disposizioni personali, rappresentanza legale, eredità, ecc.) verrebbero ricondotte a diritti individuali esercitabili dal cittadino verso la persona da lui indicata, senza necessità di elevare il rapporto sessuale a criterio di concessione dei diritti».

Maternità surrogata: chieste pene più severe

Passando a un tema correlato, il programma di Futuro Nazionale dichiara la «contrarietà alla fecondazione eterologa»: adozioni e affidi dovrebbero essere possibili solo «per la famiglia, composta da un uomo e da una donna coniugati». Nel documento si auspicano poi pene più severe per chi ricorre alla maternità surrogata: 5-10 anni di reclusione la sanzione per il cosiddetto utero in affitto e interdizione dai pubblici uffici per chi viene condannato «essendo reato analogo alla riduzione in schiavitù». Vannacci propone inoltre «il divieto di trascrivere atti che attribuiscano al medesimo bambino due madri o due padri: nessuna menzogna in materia d’anagrafe».

Stop in tv ai contenuti genderisti/omosessualisti

Per i vannacciani deve diventare reato universale – perseguibile cioè anche se commesso all’estero – ogni pratica che in qualsiasi modo possa aiutare il cambiamento di genere per i minori. Da vietare pertanto «interventi chirurgici di riassegnazione del sesso, ormoni cross-sex e bloccanti della pubertà sui minorenni». E, nei pensieri dell’ex generale, anche i contenuti scomodi in tv con «l’estensione della fascia protetta televisiva 6-23 con tanto di divieto di contenuti audiovisivi genderisti/omosessualisti quando possano essere esposti i bambini e il rifiuto di direttive internazionali volte alla promozione dell’agenda Lgbt».

Esplosione in una palazzina a Cassino, due ustionati gravi

Una violenta esplosione si è verificata, nella mattina di lunedì 24 agosto 2026, in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina a Cassino in via Guado Santa Maria. Il tetto dello stabile è crollato. Le cause sono in corso di accertamento e i sospetti si concentrano su una fuga di gas. Due persone sono rimaste gravemente ustionate e trasferite in elicottero al centro Grandi Ustionati presso l’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Sul posto Vigili del fuoco, Carabinieri, personale sanitario, il sostituto procuratore della Repubblica Laura D’Elia ed il sindaco Enzo Salera.

È morto Alessandro Filippi, direttore generale di Ama

Alessandro Filippi, direttore generale di Ama dal 2023, è morto a Roma all’età di 56 anni a causa di una malattia. Ingegnere meccanico e già manager di Acea, era stato dg in Ama anche tra il 2014 e il 2016, apportando radicali cambiamenti su tutti i piani gestionali societari. Il cda della società, in una nota di cordoglio, ha ricordato alcuni successi di Filippi, tra cui la gestione di importanti eventi come le esequie di Papa Francesco, l’intronizzazione di Leone XIV e il Giubileo dei Giovani svoltosi a Tor Vergata. Occasioni durante i quali «l’operato dell’azienda è stato unanimemente riconosciuto». Ha inoltre «lavorato al rinnovamento di Ama dalla realizzazione di Ucronia, il programma di digitalizzazione dei servizi di spazzamento stradale e raccolta dei rifiuti, al rinnovamento della flotta, alla riorganizzazione dei servizi sul territorio fino all’avvio della costruzione dei nuovi impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti».

Il cordoglio del sindaco

Appresa la notizia, il sindaco Roberto Gualtieri ha diffuso una nota di cordoglio: «Roma perde un grande manager, che con competenza, passione e straordinaria dedizione ha guidato Ama in anni decisivi, contribuendo in modo fondamentale al cambiamento e al rilancio dell’azienda. Alessandro ha lavorato senza mai risparmiarsi, con un impegno e un attaccamento al servizio pubblico che non sono mai venuti meno, fino agli ultimi mesi. In questi anni ho avuto modo di apprezzarne, oltre alle grandi qualità professionali, la serietà, la generosità e il forte senso di responsabilità con cui ha affrontato ogni sfida. La sua scomparsa rappresenta una perdita dolorosa per Roma e per tutti noi. Alla sua famiglia rivolgo il mio abbraccio più affettuoso e il cordoglio di tutta la città, insieme a una particolare vicinanza a tutte le lavoratrici e i lavoratori di Ama che hanno condiviso con lui questi anni di intenso lavoro».

Fissata l’udienza al Riesame per Lavitola, poi sarà sentito Ranucci

È stata fissata al 7 settembre l’udienza per Valter Lavitola davanti al Tribunale del Riesame di Roma. Il faccendiere, che ha confessato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, tramite i suoi legali Sergio e Arturo Cola, ha chiesto la scarcerazione e contestato l’aggravante del metodo mafioso. Nel frattempo, il pm Edoardo De Santis ascolterà tre dei quattro indagati accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato.

Fissata l’udienza al Riesame per Lavitola, poi sarà sentito Ranucci
Sigfrido Ranucci (Ansa).

Ranucci sarà sentito come persona informata sui fatti

Dopo l’udienza al Riesame, Ranucci sarà poi convocato dai magistrati come persona informata sui fatti. Continuano a rincorrersi le voci di una ricollocazione del giornalista all’interno della Rai, che avrebbe deciso di procedere dopo le verifiche interne sul rispetto del codice etico aziendale. Ranucci non verrà sospeso e non perderà nemmeno il ruolo di vicedirettore di Rai 3, ma – tranne clamorose sorprese – riceverà la comunicazione della chiusura della lunga stagione alla conduzione di Report, iniziata nel 2017.

Gli Usa annullano una grande esercitazione anfibia con la Corea del Sud

Gli Stati Uniti hanno annullato una grande esercitazione congiunta di sbarco anfibio con la Corea del Sud: denominata “Ssangyong” e annunciata a marzo, si sarebbe dovuta tenere a settembre lungo le coste di Pocheon, nel Paese asiatico. Invece è stata cancellata, ha fatto sapere il portavoce militare sudcoreano Han Seung, a causa delle limitazioni nella disponibilità di forze Usa legate alla guerra con l’Iran.

Gli Usa annullano una grande esercitazione anfibia con la Corea del Sud
Soldati statunitensi durante le esercitazioni Ssangyong del 2023 (Ansa).

L’ordine di Trump: ridurre le esercitazioni militari con Seul

Oltre alla necessità di dispiegare truppe in Medio Oriente, dietro c’è però altro. Pochi giorni fa, alla vigilia delle esercitazioni “Ulchi-Freedom Guardian”, puntando il dito contro la Corea del Sud per il rifiuto di partecipare alla campagna americana per la «denuclearizzazione» dell’Iran, Donald Trump ha infatti ordinato al Pentagono di ridurre sensibilmente le esercitazioni militari congiunte con le forze di Seul, in particolare di quelle che simulano un attacco da parte di Pyongyang, giustificando la decisione con i suoi «ottimi rapporti» con il dittatore Kim Jong-un. Il tycoon ha spiegato che le esercitazioni sono troppo costose e «mandano un segnale completamente inappropriato e ostile» alla Corea del Nord, definita un Paese «non minaccioso e rispettoso» degli Usa.

Gli Usa annullano una grande esercitazione anfibia con la Corea del Sud
Portaerei Usa in Corea del Sud per le esercitazioni Ssangyong del 2023 (Ansa).

L’Olanda ha deciso di boicottare l’Eurovision 2027

L’Olanda non parteciperà all’Eurovision Song Contest 2027 perché la manifestazione «non può più essere considerata neutrale» alla luce delle divisioni sulla guerra a Gaza. Lo ha annunciato l’emittente pubblica olandese Avrotros. «È innegabile che i conflitti internazionali incidano sempre di più sul concorso, minandone il carattere neutrale. L’Eurovision è quindi diventato una piattaforma di divisione», ha dichiarato il direttore generale Taco Zimmerman. La nota non cita Israele, ma diversi Paesi avevano già boicottato l’edizione del 2026 per protestare contro la partecipazione israeliana. L’Esc 2027 si terrà a Burgas, in Bulgaria, l’11, il 13 e il 15 maggio 2027. L’European broadcasting union, l’ente che organizza il concorso, ha introdotto una nuova regola per cui se a vincere è un Paese coinvolto in un conflitto armato non potrà ospitare l’edizione successiva.

I prezzi di gasolio e benzina schizzano ancora più in alto

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, oggi – lunedì 24 agosto 2026 – il prezzo medio della benzina modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,010 euro al litro, mentre quello del gasolio è arrivato a 2,131 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,088 euro al litro per la benzina e 2,204 euro al litro per il gasolio. Come sottolinea il Codacons, in autostrada il prezzo medio del gasolio ha superato il record storico raggiunto nella settimana del 14 marzo 2022, quando un litro di diesel costava in media in Italia 2,154 euro al litro. Ieri il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, assieme a quello dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha firmato il decreto che attiva il meccanismo delle accise mobili, prorogando di due giorni, cioè fino al 26 agosto, lo sconto di 17 centesimi sul gasolio. Come sottolinea il Codacons, a partire dal 27 agosto, senza nuovi interventi da parte dell’esecutivo, il gasolio volerà sulla rete ordinaria a una media di oltre 2,3 al litro, mentre in autostrada il prezzo medio è destinato a salire a 2,37 euro.

Chi è Domenico Giannetta, primo vannacciano a correre per un seggio in Parlamento

Prima candidatura per un seggio in Parlamento per un esponente di Futuro Nazionale: l’ormai ex capogruppo forzista in Consiglio Regionale Domenico Giannetta correrà infatti col partito di Roberto Vannacci in occasione delle suppletive che si svolgeranno domenica 27 e lunedì 28 settembre nel collegio uninominale 05 di Reggio Calabria, per assegnare il seggio alla Camera rimasto vacante dopo l’elezione di Francesco Cannizzaro – deputato azzurro dal 2022 – a sindaco della città.

Ci sono già vannacciani alla Camera. Ma si tratta di deputati che erano stati eletti con altri partiti e poi passati dalla parte dell’ex generale. L’eventuale approdo – anzi ritorno – di Giannetta a Montecitorio rappresenterebbe dunque una prima volta. E già lo è, appunto, la sua candidatura. Medico chirurgo nato a Reggio Calabria nel 1970, Gianetta è alla sua quarta legislatura regionale ed ha già avuto un breve passato come deputato dal 31 marzo al 7 maggio 2020, data in cui aveva rinunciato al mandato per mantenere il seggio in Regione. Rieletto nel 2025 sempre con Forza Italia, Gianetta era diventato poi capogruppo azzurro lo scorso dicembre. «Amante della natura e dell’agricoltura biologica», come si legge sul sito del Consiglio regionale della Calabria, Giannetta è medico volontario della Croce Rossa Italiana. Dal 2014 al 2019 è stato sindaco di Oppido Mamertina dal 2014 al 2019 e anche capogruppo di Forza Italia al Consiglio della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Chi è Domenico Giannetta, primo vannacciano a correre per un seggio in Parlamento
Domenico Giannetta (Facebook).

Il deputato vannacciano Furgiuele: «Il dado è tratto»

«Il dado è tratto. Per la prima volta nella nostra storia affrontiamo il battesimo del voto in una competizione politica nazionale. E lo facciamo dalla Calabria, da Reggio. In meno di un mese e mezzo abbiamo costruito gruppi consiliari a Lamezia Terme e Crotone, acquisito una presenza nel Consiglio provinciale crotonese, raccolto l’adesione di numerosi amministratori e superato i mille nuovi tesserati. Oggi arriva anche un consigliere regionale», ha scritto il deputato vannacciano Domenico Furgiuele, che a giugno è passato dalla Lega a Futuro Nazionale: «Offriremo un’alternativa al campo largo del centrosinistra, che somiglia sempre più a un campo santo, ma soprattutto a quanti non si riconoscono più in una destra moderata e sbiadita. A chi si sente di destra ma non si riconosce nella deriva democristiana di Fratelli d’Italia diciamo, è tempo di tornare a casa, è tempo di tornare veramente a destra. E agli elettori delusi da Forza Italia diciamo che oggi un’alternativa esiste».

L’ira di Occhiuto: «Vannacci non faccia il gradasso»

Lo “scippo” da parte di Vannacci non è decisamente piaciuto al governatore Roberto Occhiuto, forzista, che ha espulso Giannetta dalla maggioranza di centrodestra: «Da questo momento è fuori. Il mio governo regionale non ha nulla a che spartire con chi sceglie Vannacci. Quanto al generale, gli consiglierei di non fare troppo il gradasso. Vedremo la sera del 28 settembre quale sarà il partito vincitore e quale quello rancido». Vannacci, in una nota firmata assieme al coordinatore nazionale del partito Massimiliano Simoni, aveva scritto che «da questa candidatura si palesa la differenza tra Futuro Nazionale e la politica rancida e poltronara di Forza Italia».

Legnano, gli organizzatori del Pride rispondono alle polemiche su Alberto da Giussano nel logo

È polemica a Legnano, in provincia di Milano, per il Pride in programma domenica 13 settembre 2026. Nel logo della manifestazione, gli organizzatori hanno inserito Alberto da Giussano, simbolo della città ma anche, storicamente, della Lega. A sollevare la polemica era stato il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Mario Almici, già candidato sindaco sconfitto a giugno, secondo cui la scelta di rivisitare il guerriero con i colori della bandiera Lgbt era «quantomeno discutibile». Il sindaco Lorenzo Radice gli aveva risposto con una lettera aperta:«Prima dei simboli vengono le persone. Per questo al centrodestra di Legnano faccio una domanda molto semplice: pensate che le persone Lgbtq+ abbiano pieno diritto di essere visibili, di manifestare e di rivendicare pari dignità e diritti nella loro città?». Ora a inasprire la polemica è arrivata la risposta degli organizzatori dell’evento: «Se dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tutt? […] Con tutta probabilità farà ulteriormente storcere il naso a qualcuno, visto che scomodiamo addirittura l’Inno d’Italia». Sulla scelta del simbolo, rivendicano il legame profondo con la città: «Il guerriero appartiene alla storia e all’immaginario collettivo legnanese, cresciuto tra le contrade e il Palio. Farlo proprio significa ribadire un’appartenenza. Siamo persone queer, ma siamo anche e soprattutto legnanesi».

Shein si quoterà in Borsa dall’1 settembre

Shein ha annunciato che si quoterà alla Borsa di Hong Kong a partire dall’1 settembre 2026. Il colosso del fast fashion prevede di offrire 280 milioni di azioni a un prezzo compreso tra 47,60 e 49,50 dollari di Hong Kong, raccogliendo fino a 13,86 miliardi di dollari di Hk (circa 1,5 miliardi di euro al tasso di cambio attuale), per una capitalizzazione di mercato di 210,3 miliardi di dollari di Hk, pari a circa 23 miliardi di euro e 27 miliardi di dollari. Un numero enorme in termini assoluti, ma piccolo se confrontato con i 98,2 miliardi di dollari della valutazione privata raggiunta da Shein nel 2022.

Aveva provato a quotarsi a New York e Londra

Shein, fondata in Cina e ora con sede a Singapore, aveva inizialmente puntato alla Borsa di New York, ma il progetto era fallito anche per le verifiche delle autorità statunitensi sulle condizioni di lavoro e sulla catena di approvvigionamento in Cina. In seguito, la società aveva valutato Londra, senza però ottenere il via libera delle autorità cinesi. A luglio ha infine ricevuto l’approvazione della Cina per quotarsi a Hong Kong. Una soluzione che le permette di accedere al mercato dei capitali mantenendo un legame più stretto con Pechino e con il suo ecosistema finanziario.

Vertice dei Volenterosi a Kyiv, l’Ue annuncia altri 6 miliardi per l’Ucraina

Si tiene oggi a Kyiv, in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, un nuovo vertice della Coalizione dei Volenterosi, con leader in presenza e videocollegamento (tra quest’ultimi anche Giorgia Meloni). Al centro dei colloqui, a cui prende parte anche il presidente del Consiglio europeo António Costa, la richiesta ucraina di rafforzare la difesa aerea del Paese e aumentare la pressione sulla Russia: a tal proposito, ha approvato nuovi appalti nel settore della difesa per l’Ucraina per un valore di 6,1 miliardi di euro. I nuovi fondi stanziati da Bruxelles sono destinati a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar, «a conferma dell’impegno dell’Europa a sostenere la difesa e la resilienza dell’Ucraina di fronte alla continua aggressione da parte della Russia», sottolinea la Commissione europea in una nota.

Von der Leyern: «Sostegno dell’Ue incrollabile e concreto»

«Nel giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, l’Europa dimostra che il suo sostegno è incrollabile e concreto», ha scritto sui suoi canali social Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Il nuovo finanziamento Ue, che fa parte del Prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro, arriva in un momento molto difficile per il Paese, che negli ultimi due mesi ha dovuto affrontare numerosi e massicci attacchi missilistici russi. Dal 2022 l’Ue e i suoi Stati membri hanno fornito all’Ucraina un sostegno complessivo di circa 220 miliardi di euro.

Vertice dei Volenterosi a Kyiv, l’Ue annuncia altri 6 miliardi per l’Ucraina
Ursula von der Leyen (Ansa).

Zelensky ha appena annunciato un piano per la fine della guerra

Nel fine settimana Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver elaborato con Unione europea e Stati Uniti un piano di pace per porre fine alla guerra, che prevede un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica libera attraverso un arretramento delle forze ucraine e russe e la formazione di una fascia cuscinetto affidata all’amministrazione di una parte terza, e infine garanzie e impegni di Ue, Nato e Kyiv. L’ultimo round di colloqui trilaterali tra Ucraina, Stati Uniti e Russia si è tenuto a Ginevra il 17 e 18 febbraio.