Andrea Crisanti, il microbiologo eletto in Senato con il Partito democratico, ha lasciato il gruppo dem per passare al Misto. Una decisione che sarebbe stata presa per aiutare Rifondazione comunista ad aggirare la stretta sulla raccolta firme imposta dalla nuova legge elettorale. La destinazione finale, secondo quanto riporta Open, sarebbero gli autonomisti del Friuli Venezia Giulia che, a loro volta, dovrebbero dichiarare di rappresentare anche Rifondazione.
L’accordo con gli autonomisti friulani
Per comprendere la mossa, bisogna guardare all’articolo 14 del Regolamento del Senato. A differenza della Camera, dove per costituire una componente ordinaria del Misto occorrono almeno tre deputati, Palazzo Madama non prevede un numero minimo di senatori. Richiede però che la componente rappresenti un partito dotato di determinati requisiti elettorali, tra cui l’elezione di propri rappresentanti alle consultazioni regionali svoltesi durante la legislatura. La formazione friulana, guidata da Massimo Moretuzzo, dispone di una propria rappresentanza nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ottenuta alle elezioni del 2023, quando conquistò quattro seggi. Questo potrebbe quindi consentirle di costituire una componente del Misto al Senato, con l’obiettivo di aiutare Rifondazione che non dispone di propri parlamentari.
A causa dei timori che Donald Trump non sia interessato a pensare al bene dell’Europa, i leader del Vecchio Continente sono al lavoro per trovare i negoziatori adatti per confrontarsi con Vladimir Putin nei colloqui volti a porre fine alla guerra in Ucraina. Lo scrive il Telegraph, citando fonti diplomatiche e spiegando che tra i nomi in ballo c’è anche quello di Giorgia Meloni.
In pole ci sarebbe il presidente finlandese Stubb
Assieme a Meloni, riporta il Telegraph, sarebbero in lizza il presidente finlandese Alexander Stubb (dato come favorito) e quello ceco Petr Pavel, così come la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre. «L’Europa ha capito che deve esserci innanzitutto un consenso sul fatto che dobbiamo negoziare con i russi. In secondo luogo, deve esserci un consenso su quale sia la posizione da tenere», ha spiegato una delle fonti del Telegraph. I tentativi di Trump di mediare un accordo di pace si sono arenati a causa del rifiuto di Putin di abbandonare le richieste territoriali in Ucraina.
Cosa prevederebbe il piano di pace degli Stati Uniti
Steve Witkoff, inviato del presidente Usa, ha annunciato che i colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Ucraina e Russia riprenderanno il mese prossimo. Secondo l’Economist, Il piano statunitense per porre fine alla guerra includerebbe, tra le altre cose, un programma di investimenti e l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, ma in cambio dell’abbandono da parte del Paese dei piani di adesione alla Nato. Per la Russia prevedebbe invece l’allentamento delle sanzioni e un parziale ripristino dei legami economici e politici con l’Occidente. L’Economist riporta inoltre che il piano prevederebbe la creazione di una zona demilitarizzata nella parte della regione di Donetsk non occupata dalle truppe di Mosca.
Dopo giorni di proteste e disagi alla circolazione il Consiglio dei ministri ha approvato, come previsto, il decreto legge con disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca. Lo ha annunciato Giorgia Meloni sui social, sottolineando che il governo «ascolta chi manifesta pacificamente e lavora per dare risposte concrete».
«L’accordo è stato firmato, i pagamenti sono già partiti, oggi si è svolto il Cdm. Questo è il metodo con cui questo governo lavora in un tempo sicuramente complesso per cercare di dare risposte immediate soprattutto ai lavoratori, alle persone che sono in difficoltà, alle famiglie», ha detto Meloni in conferenza stampa, ringraziando «le associazioni che hanno scelto il confronto, revocando i fermi e le manifestazioni».
Protesta dei pescatori della Marineria di Manfredonia contro il caro gasolio (Ansa).
Le risorse stanziate dal Decreto aiuti
La misura principale riguarda il credito d’imposta riconosciuto alle imprese di autotrasporto per compensare l’aumento del prezzo del gasolio. Le risorse racimolate arrivano a 126,4 milioni di euro. «Vengono stanziati ulteriori 45,2 milioni di euro per il credito d’imposta sul gasolio, destinato alle spese sostenute da marzo ad agosto 2026», spiega una nota del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le nuove risorse «si aggiungono ai 21,2 milioni già previsti dal decreto sul bollo e sono integrate con ulteriori 60 milioni per le spese dal primo settembre al 5 ottobre». Inoltre «è prevista la possibilità di sospendere fino al 31 marzo 2027 i canoni di leasing dei veicoli in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027, per alleggerire la pressione finanziaria sulle imprese». Il decreto stanzia poi 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio agricolo per le spese sostenute tra il primo giugno e il 15 ottobre, «che nei fatti si tradurrà in uno sconto fino a 45 centesimi al litro per oltre 120 milioni di litri», ha spiegato Meloni. Inoltre, per le imprese del settore ittico è previsto un finanziamento di 10 milioni, sempre per le spese extra per il gasolio sostenute nel periodo sopra citato.
Quattro ragazzi hanno denunciato Fedez per minacce e lesioni personali sostenendo di essere stati aggrediti dal rapper e dai suoi bodyguard dopo aver chiesto un selfie. Lo riporta il Corriere della sera, spiegando che l’episodio contestato risale al 16 ottobre 2026 fuori dal The club in Largo La Foppa a Milano, dove Fedez stava festeggiando il compleanno con alcuni amici. Oltre alla denuncia sono stati depositati dei video che documenterebbero gli atti. Nel testo si legge che i ragazzi sarebbero stati «spintonati violentemente dalle guardie del corpo, sotto le direttive di Fedez». «Se rimani qua le prendi», avrebbe detto quest’ultimo prima di avvicinarsi a uno di loro e «colpirlo violentemente al volto con un pugno». Il rapper e la sua squadra, secondo quanto scritto nella denuncia, avrebbero inseguito i ragazzi per alcuni metri in corso Garibaldi, continuando ad aggredirli, fermandosi solo di fronte alle chiamate al 112 fatte dagli amici del giovane preso di mira. All’arrivo della polizia, il rapper e il suo seguito si erano già dileguati. Il ragazzo colpito è stato poi soccorso dal 118 e accompagnato al Policlinico, dove i medici gli avrebbero riscontrato una «perdita di coscienza di qualche secondo con amnesia retrograda», oltre a «un taglio nella zona alta della fronte a destra» e una «contusione all’altezza dello zigomo sinistro e una sulla tempia destra», per un prognosi di quattro giorni. Per gli altri qualche escoriazione, qualche taglio e per uno una «perdita di coscienza di qualche secondo associata a nausea».
La replica dei legali del rapper
Gli avvocati di Fedez, Gabriele Minniti e Andrea Petrolucci, «in merito alle notizie diffuse su un presunto pestaggio ai danni di alcuni ragazzi», hanno precisato che il loro assistito «ha reagito a un’aggressione subita da alcuni giovani in evidente stato di alterazione e non ha preso parte ad alcun pestaggio». «Chiunque riporti ricostruzioni difformi dai fatti realmente accaduti se ne assumerà le responsabilità innanzi all’autorità giudiziaria», hanno aggiunto.
Nonostante gli interventi messi in campo dal governo (in arrivo dal Cdm) e la parziale revoca dei blocchi, la protesta contro il caro carburanti si allarga, estendendosi anche alla pesca. In numerosi porti lungo l’Adriatico (in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia), molti pescherecci sono rimasti fermi per i costi ritenuti insostenibili.
A rischio la sostenibilità economica del settore
Come spiega Confcooperative Agroalimentare e Pesca la mobilitazione, nata autonomamente nelle marinerie e con epicentro nell’Alto Adriatico, denuncia una crisi che mette a rischio la sostenibilità economica del settore: a pesare è soprattutto il costo del carburante che, in alcuni casi, supera il 60 per cento dei costi operativi. Nel mirino anche le regole Ue, che incidono sia sul numero di giornate in cui è possibile pescare (e dunque spalmare i costi fissi), sia sull’insieme di adempimenti richiesti alle aziende.
Nuova richiesta di rinvio a giudizio per Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha infatti chiesto il processo per l’ex ministra del Turismo e altre 14 persone, più una società (Bioera), ipotizzando i reati di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato, in relazione ai casi dei fallimenti delle aziende Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Al centro del fascicolo d’inchiesta le presunte irregolarità nella gestione contabile e le condotte che avrebbero portato al progressivo e irreversibile svuotamento patrimoniale delle società.
Le indagini erano state chiuse a luglio
Tra gli altri indagati l’ex compagno di Santanchè, Canio Mazzaro, la sorella Fiorenza e il figlio Lorenzo. Nel lungo elenco di contestazioni che compongono la notifica di chiusura delle indagini (avvenuta a luglio) si legge di truffe per accaparrarsi «ingiusti profitti», di «fittizi aumenti di capitale» e di «condotte dissipatrici e distrattive». Solo una posizione minore di un indagato è stata stralciata per la richiesta di archiviazione. La palla passa ora al gup del Tribunale di Milano, che dovrà fissare la data dell’udienza preliminare.
Daniela Santanchè (Imagoeconomica).
L’ipotesi di truffa aggravata riguarda Invitalia
Secondo gli inquirenti i vertici delle società avrebbero truccato i conti al fine di occultare le perdite. Per quanto riguarda Ki Group Holding, si legge che gli amministratori «cagionavano il dissesto» con la spartizione dei dividendi: a fronte di un risultato netto in rosso, nel 2015 sono stati distribuiti oltre 4 milioni di euro. Per Bioera contestati compensi agli amministratori «del tutto sproporzionati» (oltre 2 milioni) distribuiti dal 2018 e al 2023. L’ipotesi di truffa aggravata riguarda Invitalia e risale al periodo della pandemia di Covid: KI Group ottenne nel 2021 un prestito di 2,7 milioni di euro e un credito di imposta per 600 mila euro dall’agenzia, che aveva il compito di distribuire alle imprese in difficoltà finanziamenti messi in campo dallo Stato. Ma tali somme non sarebbero dovute finire nelle tasche della società.
Stati Uniti e Israele stanno elaborando «piani specifici» per riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato americane, che si terranno il 3 novembre: lo riporta il New York Times, citando funzionari Usa e altre fonti. Il giornale scrive poi che in queste settimane, nonostante i movimenti diplomatici, Washington sta radunando in Medio Oriente un «enorme arsenale», che dovrebbe essere pienamente operativo a breve. Tuttavia, sottolinea il Nyt, non è certo che Donald Trump autorizzerà nuovi raid contro la Repubblica islamica. Tra gli obiettivi della potenziale offensiva ci sarebbero infrastrutture energetiche, impianti nucleari, arsenali di missili e droni.
Netanyahu avrebbe già voluto riprendere gli attacchi: l’alt di Trump
Nei giorni scorsi il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha incontrato Benjamin Netanyahu in Israele: al centro dell’incontro ci sarebbe stata proprio la ripresa di una campagna militare attiva contro l’Iran. Secondo il Financial Times, il primo ministro israeliano aveva pianificato di riprendere i raid contro l’Iran il 10 ottobre, ma Trump si sarebbe messo di traverso in quanto non voleva intensificare la guerra con l’Iran prima delle elezioni di midterm.
Washington richiama il personale dalle ambasciate in Medio Oriente
Intanto, a testimonianza di tensioni tutt’altro che sopite, gli Stati Uniti hanno ordinato a tutto il personale della propria ambasciata in Arabia Saudita e ai rispettivi familiari di lasciare il Paese (bersaglio degli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen). Washington ha inoltre disposto l’evacuazione dei familiari del personale delle sedi diplomatiche in Giordania, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrein.
La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che il processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset è stato equo. Silvio Berlusconi fece ricorso contro l’Italia alla Corte di Strasburgo il 28 dicembre 2013. Dopo la sua morte, gli eredi hanno deciso di continuare la causa. Nella sentenza, la Cedu ha esaminato approfonditamente la questione relativa all’imparzialità del collegio giudicante della Corte di Cassazione, spiegando che il ricorso alla Corte di Strasburgo è manifestamente infondato. Nella sentenza con cui hanno dichiarato equo il processo, i giudici hanno esaminato l’imparzialità del collegio giudicante che ha confermato la condanna del ricorrente per complicità in dichiarazioni fiscali fraudolente, e quella sulle dichiarazioni fatte dal presidente del collegio Antonio Esposito. Sia per l’una che per l’altra, la Cedu ha stabilito che non hanno violato il diritto a un equo processo. Per quanto riguarda gli altri punti su cui l’ex premier aveva fatto ricorso, come il non aver potuto partecipare ad alcune udienze, la Cedu non ha rilevato alcuna apparente violazione.
Tramite un comunicato Giorgia Meloni ha smentito il Fatto Quotidiano, che ha riportato in prima pagina la notizia della (presunta) mancanza di carta igienica a Palazzo Chigi, dovuta allaprotesta degli autotrasportatoriche avrebbe provocato difficoltà anche alla ditta (Romeo Gestioni) detentrice dell’appalto di fornitura della presidenza del Consiglio.
La notizia sulla prima pagina del Fatto Quotidiano.
Cosa ha scritto il Fatto Quotidiano e la replica di Meloni
«Nel Sud manca tutto. A Chigi la carta igienica», si legge sulla prima pagina dell’edizione odierna del Fatto Quotidiano. Una notizia assolutamente falsa, priva di qualsiasi fondamento e ridicola», ha però precisato Meloni, aggiungendo che aggiunge che i magazzini di Palazzo Chigi «sono regolarmente riforniti e dispongono di scorte ampie e sufficienti per mesi». Secondo il Fatto Quotidiano, ai “frequentatori” di Palazzo Chigi sarebbe stato consigliato addirittura di portarsi la carta igienica da casa. Circostanza, questa, negata dalla presidente del Consiglio.
Palazzo Chigi (Imagoeconomica).
«Quanto riportato è l’ennesimo esempio di disinformazione strumentale diffusa ad arte», ha scritto Meloni: «Nessun giornalista ha ritenuto di dover effettuare una telefonata all’ufficio stampa per verificare la notizia prima di pubblicarla. Nessuna telefonata è stata effettuata neppure alla società che si occupa delle forniture per le sedi istituzionali, che avrebbe potuto immediatamente smentire». E poi «Invitiamo quindi gli autori di questo capolavoro di disinformazione a venire questa mattina a Palazzo Chigi: potranno verificare personalmente le scorte nei magazzini e magari scoprire quanto sia ridicolo l’allarme che hanno lanciato».
I ministri dell’Interno di Italia e Spagna Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska, dopo un colloquio telefonico seguito all’incontro, a margine del Consiglio europeo, tra i premier Giorgia Meloni e Pedro Sanchez, hanno concordato che le sospensioni di Schengen in vigore nei due Paesi non verranno prolungate ulteriormente. Lo ha reso noto il Viminale che spiega come la decisione, maturata dopo un’attenta analisi della situazione, sarà accompagnata dal potenziamento dello scambio informativo per garantire la piena sicurezza dello spazio comune Schengen.
Dopo l’incontro andato in scena nella serata del 21 ottobre in Prefettura a Catania, i camionisti dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani, che ancora mantenevano i blocchi dei tir in diversi punti dell’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade siciliane, hanno deciso di sospendere la protesta. «Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir perché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto», ha dichiarato il presidente dell’Aias Giuseppe Richichi.
Revocato il blocco anche in Calabria
Un’analoga decisione è stata presa in Calabria. Lo ha reso noto la Federazione regionale della (Federlog) , che aveva proclamato la protesta, parlando di «decisione sofferta ma meditata, presa con profondo senso di responsabilità verso la collettività, le imprese, i cittadini e per la tutela della sicurezza nazionale». Federlog ha «deciso di sospendere l’astensione per dare fiducia al governo e al ministero dei Trasporti». In mancanza di «risposte adeguate» nell’incontro del 27 ottobre con Matteo Salvini, Federlog è pronta a «organizzare un corteo verso Roma con tutti i mezzi».
Il governo si riunisce per varare un nuovo decreto
Il governo, che teme infiltrazioni criminali, ha intanto scelto la linea dura contro le proteste, con identificazioni e denunce per blocco stradale. Il Viminale, poi, fa sapere di essere «attivo per decongestionare la viabilità e garantire la continuità dei rifornimenti, in particolare le merci di prima necessità, assicurando la distribuzione dei generi alimentari e anche la consegna dei farmaci»: le Forze dell’Ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori. In attesa dell’incontro del 27 ottobre, Giorgia Meloni ha poi convocato oggi il Cdm: in arrivo un decreto da 560 milioni di euro con interventi sull’autotrasporto e risorse per l’agricoltura.
Otto misure di custodia cautelare in carcere, 51 indagati e un sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro. È il bilancio dell’operazione Ricostruzione della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Dda, su un sistema illecito in commesse per la ricostruzione privata post-sisma 2016 e appalti banditi da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino, per accuse di truffa aggravata, infiltrazioni di criminalità organizzata di stampo mafioso, e corruzione. Oltre 50 perquisizioni nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. L’operazione si è articolata in più filoni, tra i quali uno relativo alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dagli eventi sismici, i cui lavori sono stati subappaltati anche a soggetti collegati alla criminalità organizzata calabrese e campana, e un altro concernente condotte di corruzione poste in essere da pubblici ufficiali e imprenditori. Gli accertamenti, tra esecuzione delle misure cautelari, perquisizioni e acquisizioni di documenti, hanno impegnato circa 230 militari della Finanza.
Per quanto riguarda i disordini avvenuti a Milano e in altre città d’Italia, il governo si è di fatto diviso: due ministri (Guido Crosetto e Antonio Tajani) ritengono che si sia stata una «regia esterna», circostanza invece esclusa da altri due membri dell’esecutivo (Matteo Piantedosi e Matteo Salvini). Un quinto ministro, Francesco Lollobrigida, ha invece detto la sua sulla protesta degli autotrasportatori al Sud, parlando di «evidenti infiltrazioni criminali».
Protesta degli autotrasportatori (Imagoeconomica).
«Ci sono dei casi evidenti, che sono stati visibili a tutti», ha detto il ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, intervistato da Repubblica prima del question time alla Camera. A sostegno della sua tesi, scrive il quotidiano romano, Lollobrigida ha mostrato il “curriculum” di alcuni camionisti protagonisti dei blocchi contro il caro carburante: «Basta leggere qui per capire di chi si sta parlando».
La protesta andrà avanti almeno fino al 27 ottobre
Intanto continua la protesta di autotrasportatori e agricoltori che ormai da giorni sta paralizzando il Sud Italia: nelle intenzioni proseguirà almeno fino al 27 ottobre, giorno in cui è staro fissati l’incontro col governo. Segnalati sempre più distributori a secco, con lunghe code alle pompe, mentre in diversi supermercati del Meridione gli scaffali sono vuoti. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha detto al question time alla Camera che il Viminale «sta procedendo alle identificazioni» degli autotrasportatori protagonisti dei blocchi, «anche ai fini di rimuovere i presidi».
I sindaci Bari e Napoli: «Anticipare il confronto col governo»
In una nota congiunta i sindaci di Bari e Napoli, Vito Leccese e Gaetano Manfredi, si sono rivolti al governo e a Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, chiedendo di anticipare il confronto previsto per il 27 ottobre: «Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti. La situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente con il passare delle ore». Nei due capoluoghi di regione, assieme agli altri territori del Sud, il blocco della circolazione delle merci sta compromettendo gli approvvigionamenti alimentari, ma «le difficoltà cominciano a interessare anche servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico extraurbano».
L’incontro tra il primo ministro francese Sébastien Lecornu e i rappresentanti dei sindacati transalpini, in attesa di risposte politiche alle loro rivendicazioni, è terminato con una fumata nera. Al termine della riunione a Matignon, infatti, la segretaria generale della Confédération générale du travail (Cgt), Sophie Binet, ha chiamato alla «più ampia mobilitazione generale possibile» per il 5 novembre, invitando a «tenere assemblee ovunque, in tutti i luoghi di lavoro, per estendere lo sciopero anche nei giorni successivi».
«Siamo venuti per ottenere risposte concrete e immediate alla rabbia sociale. Il primo ministro e il governo non hanno annunciato alcuna misura, né alcuna considerazione delle nostre richieste». La leader sindacale ha inoltre affermato che «non si risponde alla mobilitazione sociale con misure di sicurezza e repressione» e che il governo dovrebbe smettere di «disprezzare, calpestare e umiliare giovani e lavoratori».
Quattro ministri. Due letture diverse degli scontri di Milano. Una la domanda: dietro ai saccheggi e agli scontri nel salotto della città c’è o no una regia esterna?
Per Crosetto è «guerra ibrida»
A lanciare il sasso è stato il titolare della Difesa, Guido Crosetto, che ha parlato senza giri di parole di «guerra ibrida». «I fatti di Milano e di altre parte d’Italia sono profondamente diversi da quelli vissuti in altre epoche e sono il frutto di quella che io chiamo guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, Youtube senza che l’Occidente se ne renda conto ed in qualche modo reagisca», ha detto Crosetto martedì, intervenendo al Defense procurement forum in corso a Roma. I numeri, secondo il ministro, lo confermerebbero: «Se tre ragazzi su 10 hanno partecipato a quelle manifestazioni, non parliamo di maranza, di italiani di seconda generazione, se sei su 10 le condividono è perché in questi anni hanno subito una controeducazione da qualche parte, non dalla famiglia o dalla scuola, che gli ha dato valori, ambizioni, una visione del mondo e dei punti di riferimento che è in conflitto con la società in cui viviamo e con le regole democratiche».
Il ministro della Difesa Guido Crosetto (Imagoeconomica).
Salvini e Piantedosi escludono regie esterne
Una teoria non condivisa dal titolare dei Trasporti, Matteo Salvini, impegnato su due fronti: la benzina elettorale dei baby casseur a Milano (sia per le Politiche sia per le Comunali) e la mancanza di benzina al Sud causata dallo sciopero degli autotrasportatori con cui la trattativa è in salita. Il leader leghista esclude «regie esterne, regie occulte o guerre ibride». La sua lettura è molto più semplice: «Questi cercavano le Nike, l’iPhone, ambivano ai Rolex», ha detto. «Io vi dico che dei 343 fermati e 50 arrestati non c’entrano nulla rivendicazioni politiche, il caro gasolio, il caro vita, gli studentati universitari e quello che volete voi, questi sono arrivati a Milano per rubare e devastare senza nessun tipo di ideale alle spalle». Per Salvini non c’entra nemmeno il disagio. «Se uno esce da casa con le mazze ferrate, le forbici e i martelli, lì c’è poco da fare a scuola, lì c’è da reprimere», ha tagliato corto uscendo dalla riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura a Milano. «Qui stiamo parlando di qualcuno che dice siamo a disagio e poi ha un telefonino da 1.700 euro. Hanno saccheggiato negozi di abbigliamento, scarpe e telefonia. Quindi non c’entra nulla il disagio».
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
A escludere una regia esterna è anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Per il Viminale non esisterebbe «alcuna evidenza» che i giovani saccheggiatori «siano manovrati» dell’esterno.
Matteo Piantedosi (Ansa).
Tajani si schiera con il ministro della Difesa
Cambia il ministero, cambia la lettura. Dalla Farnesina, Antonio Tajani sulla possibile «regia esterna» dà ragione a Crosetto. «L’ho anche detto più volte che c’è il rischio di influenza, un tentativo di influenzare i risultati elettorali in Europa», ha dichiarato il vicepremier forzista. «L’Unione Europea sta indagando e mi pare che le parole del ministro Crosetto siano condivisibili, io la penso come lui». Non è un caso, ha aggiunto Tajani, «che anche nel nostro ministero sia stata fatta una rivoluzione organizzativa, c’è una direzione generale che si occupa della sicurezza cibernetica, che comprende le fake news, tutte le notizie che arrivano, anche l’uso di TikTok, quali messaggi vengono dati… messaggi sempre contro la civiltà occidentale, quindi bisogna verificare. Certamente non è da escludere che possano esserci anche tentativi di sfruttare dall’esterno quello che succede. Questo, come l’utilizzo di alcune piattaforme che non sono italiane, deve farci riflettere, deve farci verificare cosa c’è dietro».
La Commissione Ue ha avviato un procedimento formale nei confronti di Booking.com, principale piattaforma di prenotazione di alloggi in Europa, per verificare il rispetto del Digital Services Act (Dsa): l’istruttoria si concentrerà sulla gestione degli annunci fraudolenti, sulle truffe di phishing e sulla trasparenza delle inserzioni a pagamento sul sito, che beneficiano di un posizionamento privilegiato ma non chiaramente identificabili come pubblicità. «Il Dsa attribuisce alle piattaforme chiare responsabilità per far fronte a tali rischi, e dobbiamo garantire che la principale piattaforma di prenotazione in Europa le prenda sul serio», ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione Ue. Il procedimento nei confronti di Booking.com è il secondo legato alle truffe online nell’ambito del Dsa, dopo quello avviato su Meta ad aprile 2024.
La risposta di Booking.com
«Booking.com collabora pienamente con la Commissione europea e partecipa in modo costruttivo al confronto sulle questioni sollevate nell’ambito del Regolamento sui servizi digitali. La sicurezza, la fiducia e la protezione dei dati personali sono priorità assolute», ha dichiarato in una nota l’azienda finita nel mirino dell’Ue: «Confermiamo il nostro impegno a collaborare con i governi e le autorità di regolamentazione competenti, le forze dell’ordine e i partner del settore per contrastare la criminalità informatica e le frodi online e proteggere i viaggiatori e i partner».
La procura di Roma, nell’ambito dell’indagine sul Ponte sullo Stretto, ha delegato i Carabinieri del Ros all’esecuzione di un ordine di esibizione nei confronti del Mit, del Dipe/Cipess, della società Ponte sullo Stretto e del Consorzio Eurolink, finalizzato all’acquisizione della documentazione predisposta e inviata alla Corte dei conti, nell’ambito dell’attività di controllo relativa alla delibera Cipess n. 61/2025 e al decreto n.190 del 1 agosto 2025. É quanto si legge in una nota della procura relativa al procedimento avviato a piazzale Clodio per corruzione in cui sono indagati, tra gli altri, l’ex presidente aggiunto della Corte Tommaso Miele e l’avvocato Giacomo Saccomanno. L’attività investigativa fa seguito alla precedente del 9 giugno, con l’esecuzione di un decreto di perquisizione finalizzato all’acquisizione di documentazione e dei dispositivi elettronici (smartphone, device, etc..) in uso alle persone sottoposte alle indagini.
Elon Musk, che più volte ha citato potenziali sinergie tra gruppi e non ha fatto mistero di voler mettere un po’ di ordine nella sua galassia di aziende, ha definito una «buona idea», la possibile fusione tra SpaceX e Tesla, rivelando che i consigli di amministrazione delle due società hanno costituito comitati speciali per studiare l’integrazione, già ipotizzata nei mesi scorsi. https://www.lettera43.it/fusione-tesla-spacex-musk/. Il magnate – che a fine luglio aveva smentito il Wall Street Journal – ha sottolineato che non c’è alcuna garanzia che una fusione si realizzi e che non è stato ancora concordato nulla, inoltre un eventuale accordo dovrebbe comunque essere approvato dagli azionisti. Ma l’ipotesi della nascita di un nuovo colosso da oltre 3 trilioni di dollari, a questo punto, è tutt’altro che campata in aria.
Elon Musk (Imagoeconomica).
Con la fusione nascerebbe un colosso da 3,5 trilioni di dollari
La fusione tra SpaceX e Tesla darebbe origine a una delle società di maggior valore al mondo. L’azienda aerospaziale di Musk ha una capitalizzazione di mercato di 2 trilioni di dollari, mentre il marchio di auto elettriche vale quasi 1,5 trilioni. Sulla carta, con la loro integrazione nascerebbe un conglomerato da 3.500 miliardi, che avrebbe davanti solo Microsoft, Alphabet, Apple e Nvidia come valore di mercato.
La presentazione di Tesla Roadster (Imagoeconomica).
Musk ha parlato delle possibili sinergie tra le due aziende
Nella visione di Musk, ceo di entrambe le aziende, unire SpaceX e Tesla sarebbe vantaggioso dato il lavoro che ciascuna di esse svolge nell’ambito dei chip, dell’intelligenza artificiale e di altri progetti tecnologici. Nello specifico, l’operazione combinerebbe le auto, i robot e la tecnologia di guida autonoma di Tesla con i razzi, i data center, i satelliti e le attività di telecomunicazione di SpaceX. Reuters scrive che Starlink potrebbe servire robotaxi e robot umanoidi Optimus; mentre le batterie Tesla potrebbero supportare i fabbisogni energetici di SpaceX. Come sottolinea il Financial Times, le due aziende collaborano già su diversi fronti: i thruster a gas freddo del nuovo Roadster, presentato di recente, sono stati realizzati da SpaceX. Inoltre, la fusione conferirebbe a Musk un maggiore controllo sui diritti di voto nella società risultante rispetto a quello che detiene attualmente in Tesla: un’unica società, insomma, consentirebbe all’uomo più ricco del mondo di gestire la strategia nel campo dell’IA secondo le proprie intenzioni e con pochi compromessi.
Massimo Garavagliaè riuscito a raccogliere le 80 firme – tra delegati provenienti da quattro Regioni diverse – necessarie per candidarsi alla segreteria della Lega: la scadenza dei termini era prevista per le ore 13 di oggi. Il senatore ed ex ministro del Turismo (ricoprì questo incarico nel Governo Draghi) sfiderà ufficialmente Matteo Salvini per la leadership del partito al congresso straordinariodel Carroccio, che si terrà sabato 24 e domenica 25 ottobre a Milano. Tra le sottoscrizioni a sostegno di Garavaglia soprattutto firme lombarde, su tutte quelle del presidente Attilio Fontana e del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, ma anche quelle degli assessori regionali Claudia Terzi e Massimo Sertori (vicinissimo al governatore e tra i malpancisti). In Piemonte ha invece firmato Gianna Gancia, moglie di Roberto Calderoli. Tiepido invece il sostegno da Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Con due candidati in corsa il voto sarà a scrutinio segreto.
Secondo quanto riportato dal Financial times, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva pianificato di effettuare attacchi contro l’Iran all’inizio di ottobre 2026, ma il presidente americano Donald Trump si è opposto alla ripresa dei combattimenti prima delle elezioni di medio termine statunitensi. Tre persone a conoscenza dei fatti hanno riferito al giornale che l’Idf era pronto a effettuare attacchi nel fine settimana del 10 ottobre per colpire impianti nucleari e siti del regime iraniano, nonché infrastrutture civili, tra cui centrali energetiche. Secondo le fonti, gli attacchi sarebbero stati più intensi di quelli condotti da Stati Uniti e Israele a febbraio. Non è chiaro se gli Stati Uniti si sarebbero uniti ai raid.
È morto a 70 anni Roberto Bernabai, storico volto del giornalismo sportivo di Telemontecarlo e La7. Romano, dopo aver iniziato la carriera collaborando con vari periodici, dal 1985 al 1990 era stato radiocronista e conduttore per emittenti regionali laziali. Nel 1990 l’approdo alla redazione sportiva di TMC, emittente per la quale è stato inviato e telecronista a tre Mondiali e tre Europei di calcio, nonché alle Olimpiadi di Barcelloni. Per sei stagioni, inoltre, era stato commentatore delle partite della Liga spagnola in coppia con Giancarlo De Sisti. Con la trasformazione di Telemontecarlo in La7, Bernabai era stato scelto come conduttore della prima edizione del telegiornale della neonata emittente. Dalla stagione 2006/2007 era stato inoltre conduttore di Area Gol, che viene trasmesso prima e dopo le partite di Serie A trasmesse sui canali del digitale terrestre Cartapiù, oltre che degli studi pre e post-partita della Coppa Uefa. Bernabai, tifoso della Roma, era inoltre una voce conosciuta nell’etere capitolino: tante le sue collaborazioni con diverse emittenti, tra cui Retesport e Radio Radio.
Una vasta ondata di maltempo si sta abbattendo in queste ore sull’Italia, motivo per cui la Protezione Civile ha diramato l’allerta arancione in Liguria e su parte di Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Campania, e l’allerta gialla in Trentino-Alto Adige, Toscana, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e su alcuni settori di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lazio e Campania.
A Jesolo, in provincia di Venezia, un uomo è morto dopo che un albero ha travolto la sua auto. Si tratta di un militare di 46 anni che stava andando a lavoro quando, in via Roma Destra, un tronco ha ceduto e si è abbattuto sul tetto della sua vettura. Nonostante l’intervento immediato dei soccorritori, tra cui anche i Vigili del fuoco, per lui non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri di Jesolo.
Dopo i colloqui a Oslo con Volodymyr Zelenksy e alcuni leader europei, Steve Witkoff è arrivato a San Pietroburgo, dove è stato accolto da Kirill Dmitriev, direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti e rappresentante speciale di Vladimir Putin per gli investimenti e la cooperazione economica con l’estero. Witkoff, inviato di Donald Trump, presenterà al presidente russo una proposta aggiornata per porre fine alla guerra in Ucraina. Jared Kushner, consigliere (nonché cognato) di Trump, parteciperà ai colloqui a distanza. Oltre a Witkoff, Putin incontrerà oggi a San Pietroburgo anche il primo ministro cinese Li Qiang.
Vladimir Putin (Imagoeconomica).
Rubio: «Positivii colloqui di Oslo»
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito «positivi» i colloqui di Oslo tra Witkoff e Zelensky: «Niente di inaspettato, niente di sorprendente. Ora, con queste idee, Witkoff può andare a San Pietroburgo e condividerle con la controparte russa, e vediamo se riusciamo a fare dei progressi». La Casa Bianca auspica che Putin mostri una maggiore disponibilità al compromesso, dopo che Trump ha acconsentito a revocare le sanzioni sulle vendite di gasolio russo e adottato altre misure accolte con favore da Mosca.
Volodymyr Zelensky (Ansa).
Mosca apre a negoziati con Kyiv
Zelensky, da Oslo, ha dichiarato che il prossimo passo dovrebbe essere un incontro trilaterale tra lui, Putin e Trump: un formato, questo, che la Russia ha finora respinto. Tuttavia proprio oggi Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, commentando la proposta di Trump di escludere Zelensky dal tavolo delle trattative, ha detto che è «impossibile» discutere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina senza la presenza di rappresentanti di Kyiv. Intanto, per quanto riguarda le operazioni militari, Zelensky ha confermato il ripristino della condivisione di intelligence con gli Usa sui lanci di missili balistici russi, fondamentali per la difesa della popolazione civile.
È arrivata la stretta del governo dopo i saccheggi di Milano e i disordini di piazza in varie città d’Italia: il Consiglio dei ministri ha infatti dato il via libera al decreto legge sulla sicurezza, che prevede otto articoli. Ecco il contenuto del provvedimento.
Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Ecco le misure che abbiamo approvato per contrastare la violenza e tutelare la sicurezza dei cittadini. https://t.co/kqk51X8YZa
Introdotto innanzitutto un nuovo reato: chi durante le proteste utilizza bastoni, mazze o lancia oggetti mettendo a rischio l’incolumità delle persone rischia una reclusione da due a cinque anni e una multa fino a 20 mila euro. La pena aumenta se le violenze sono commesse a volto coperto e in caso di danni a infrastrutture o servizi di pubblica utilità. Chiunque, poi, anche «mediante strumenti informatici o telematici», organizza o promuove la formazione di gruppi per dar vita a manifestazioni violente rischia la reclusione da quattro a 12 anni.
La stretta sui minori
Tra le altre novità c’è l’estensione del fermo preventivo anche per «chi turba la sicurezza in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone»: tale misura varrà anche per i minorenni, ma solo se hanno compiuto 16 anni. Previste poi l’estensione dell’arresto in flagranza differita per le ipotesi di danneggiamento e la procedibilità d’ufficio anche per lesioni personali lievi o lievissime procurate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza durante l’adempimento delle loro funzioni. Da un precedente ddl confluisce la presunzione di capacità di intendere e di volere del minore che ha già compiuto 14 anni, rendendolo così subito imputabile senza subordinarlo all’accertamento della capacità d’intendere e di volere al momento del fatto. In arrivo poi multe da 500 a 1.000 euro – raddoppiabili in caso di reiterazione -per i genitori di minorenni (anche non imputabili) che commettono violenze durante manifestazioni.
Introdotto il divieto di raduno
Tra le misure del decreto legge figura inoltre la possibilità del questore di disporre il divieto di radunarsi ai minorenni quando cinque o più persone, anche in forma di gruppo, in luogo pubblico o aperto al pubblico, tengono comportamenti intimidatori. Questa misura di prevenzione può interessare anche determinate fasce orarie predeterminate a persone che abbiano commesso, nei cinque anni precedenti o che vengano colte nel compimento di alcuni comportamenti lesivi contro persone e cose o che siano stati già, nei cinque anni precedenti, autori di fatti per i quali sono stati colpiti da provvedimenti di carattere preventivo.
I militari inviati a Milano
L’articolo 8 dispone infine l’invio da subito di 500 militari a Milano fino al 31 dicembre, con una spesa di 4,7 milioni di euro: i parà della Folgore che saranno spediti nel capoluogo lombardo dopo i disordini non avranno poteri di polizia.
Nel 2025 le emissioni globali di gas serra si sono mantenute su livelli record, secondo un report dell’Onu. Il documento avverte che la Terra è avviata verso un riscaldamento compreso tra 2,6°C e 2,8°C entro il 2100, anche nell’ipotesi in cui i governi rispettino i recenti impegni climatici assunti. Si tratta di proiezioni più cupe rispetto a quelle dello scorso anno – che indicavano un riscaldamento compreso tra 2,3°C e 2,5°C – dovute, tra l’altro, al ritiro degli Stati Uniti (il secondo maggior inquinatore al mondo) dall’Accordo di Parigi e alla revisione delle stime sulle emissioni storiche. Tra i sei maggiori emettitori, i dati preliminari per il 2025 indicano un aumento delle emissioni negli Stati Uniti, in Indonesia e in Cina, a fronte di una diminuzione in India, Russia e Unione Europea.
Per raggiungere un picco entro 1,8°C occorre diminuire le emissioni del 69 per cento entro il 2040
La possibilità di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C è svanita, sentenzia il rapporto, dopo decenni di un’azione climatica insufficiente, in particolare da parte dei paesi ricchi del G20, responsabili di tre quarti delle emissioni. Il rapporto delinea tuttavia uno scenario più favorevole, in cui il riscaldamento globale raggiungerebbe un picco compreso tra 1,7°C e 1,8°C, per poi scendere nuovamente al di sotto di 1,5°C entro il 2100. Per riuscirci, le emissioni globali dovrebbero ridursi del 18 per cento entro il 2030, del 45 per cento entro il 2035 e del 69 per cento entro il 2040, rispetto ai livelli del 2025. Per fare un confronto, secondo l’Onu, il rispetto degli attuali impegni climatici porterebbe a una riduzione di appena il 5-8 per cento entro il 2030 e dell’11-15 per cento entro il 2035.
«Con Futuro Nazionale saremo noi a terrorizzare i delinquenti e i criminali, li andremo a prendere uno a uno nelle case, nelle scuole e gli faremo pagare i danni». Lo ha detto Roberto Vannacci durante la conferenza stampa di presentazione di una proposta di legge in materia di sicurezza da parte di Futuro Nazionale, commentando i disordini andati in scena a Milano: «La libertà di manifestazione è sacrosanta, ma è subordinata al rispetto della sicurezza e della salute pubblica».
La proposta di legge di Futuro Nazionale
«Chi prepara attacchi alla polizia con azioni paramilitari porta il terrorismo in piazza. Per noi questo è terrorismo e per noi la risposta deve essere il pugno duro», ha dichiarato inoltre Vannacci in videocollegamento. Tra le misure che il Futuro Nazionale intende proporre l’ex generale ha citato l’introduzione di pene pecuniarie per risarcire i danni, il potenziamento delle forze dell’ordine con maggiori poteri, la revoca della cittadinanza per i non italiani che delinquono, la tutela delle forze ordine attraverso «il vero scudo legale» e non quello proposto dalla «ipodestra».
Vannacci, su Facebook, aveva presentato le misure adottate dal governo «contro baby gang, devastazioni e violenze» come «una vittoria di Futuro Nazionale», in quanto il suo partito le aveva proposte già mesi fa. Tuttavia, aveva osservato l’ex generale invocando «pene più severe per chi distrugge e provvedimenti preventivi nelle situazioni più gravi», questo passo avanti non è sufficiente: «L’ordine pubblico non si garantisce con annunci e misure tampone. Serve una riforma organica che tuteli davvero chi difende lo Stato e chi rispetta la legge».
Come ha scritto qualcuno nei commenti, «si sta ribaltando la situazione». Ben, ex braccio destro di Fabrizio Corona, ha pubblicato un video di 15 minuti, registrato dallo studio di Coronasland, in cui, tramite alcune registrazioni fatte in segreto, mostrerebbe «tutta la verità» sui metodi adottati dall’ex re dei paparazzi per i suoi “scoop”, proponendo la sua versione dei fatti e mettendo in discussione tutto il sistema di Falsissimo. Nel filmato, postato su YouTube e rilanciato tramite una storia dall’account Instagram di Coronasland proprio nel giorno in cui Corona si è presentato in tribunale di Milano per la prima udienza della maxi causa intentata contro di lui dal gruppo Mediaset, Ben si rivolge a più riprese direttamente al volto di Falsissimo, accusandolo – tra le altre cose – di dire bugie e di non pagare compensi pattuiti. Come risponderà Corona?
Revolut ha registrato un problema tecnico che ha paralizzato l’accesso ai conti, i pagamenti con le carte, i bonifici e le conversioni di valuta sull’app e i prelievi agli sportelli in diversi Paesi europei, compresa l’Italia, dove la banca digitale ha da poco raggiunto i 5 milioni di clienti. Numerose le segnalazioni: Revolut ha confermato le anomalie e ha comunicato che i tecnici sono al lavoro per ripristinare il servizio.
I servizi Revolut sono fuori uso a causa di un problema legato a Google Cloud
I servizi Revolut non sono utilizzabili per via di un problema legato a Google Cloud, a cui si appoggia la banca digitale, che ha subito una grave interruzione di rete presso il data center europeo situato a Londra. I problemi hanno coinvolto anche altre aziende del settore finanziario con sede nel Regno Unito, come Lloyds Bank, HSBC e Halifax. «Stiamo lavorando alla soluzione del problema da quando è stato identificato questa mattina. Possiamo confermare che i dati e i soldi di tutti i nostri clienti sono al sicuro», ha detto all’Afp un portavoce di Revolut.
«I fatti di Milano e di altre parte d’Italia sono profondamente diversi da quelli vissuti in altre epoche e sono il frutto di quella che io chiamo guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, Youtube, senza che l’Occidente se ne renda conto ed in qualche modo reagisca». Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo al Defense procurement forum a Roma in merito alle devastazioni avvenute nel weekend del 17 e 18 ottobre nel capoluogo meneghino. «Se tre ragazzi su 10 hanno partecipato a quelle manifestazioni», ha sottolineato Crosetto, «non parliamo di maranza, di italiani di seconda generazione. Se sei su 10 le condividono è perché in questi anni hanno subito una controeducazione da qualche parte, non dalla famiglia o dalla scuola, che gli ha dato valori, ambizioni, una visione del mondo e dei punti di riferimento che è in conflitto con la società in cui viviamo e con le regole democratiche».
Il timore di influenze attraverso l’analisi dei comportamenti sui social
Secondo Crosetto, la minaccia risiede nell’uso mirato di algoritmi, dati comportamentali e tecnologie avanzate: «La mia più grande preoccupazione oggi è la capacità che hanno alcune Nazioni dopo aver studiato con gli algoritmi le menti dei nostri giovani di conoscere molto meglio di noi come influenzarli. Perché quando hai avuto a che fare con contenuti che interessano, con le reazioni a quei contenuti, hai raccolto dati per anni e anni, hai visto le reazioni e con l’intelligenza artificiale hai la possibilità di studiarle, magari aumentando le capacità di analisi attraverso le tecnologie quantistiche, tu disponi di un‘arma potentissima: quella di instillare nelle mente delle persone dei modi di pensare che credono essere loro ma che derivano da una manipolazione molto sofisticata. E quando vedo cose come quelle di Milano la mia preoccupazione aumenta».
Salvini: «Nessuna regia, su russi ho letto cose strambe»
Di segno diametralmente opposto la posizione di Matteo Salvini: «No, ho letto cose strambe, i russi… No, basta: è per questo che chiedo un patto fra tutti per difendere e proteggere Milano. Molti di questi vengono da fuori Milano. Ne parlavo con il questore, la polizia ferroviaria li può intercettare a casa loro, quando vengono dalle province, quando vengono da Crema, da Pavia, da Lecco, da Varese, da Cinisello, li devi intercettare là e devi controllare le stazioni. Ripeto, quello che non si può più fare è concedere Piazza Duomo, perché vedere le fiamme in Piazza Duomo è un simbolo di resa che non possiamo».
Idisordini di Milano sono stati condannati dalla coalizione di governo e, tutto sommato, anche dalle opposizioni. Di diverso avviso alcuni rapper, provenienti nella maggior parte dei casi proprio dalla scena milanese, che invece si sono schierati a favore dei manifestanti. Ecco gli artisti che hanno espresso la propria posizione e cosa hanno detto.
Marracash: «Con le buone non cambi le cose»
«Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose», ha scritto Marracash su Instagram, riferendosi anche proteste degli autotrasportatori: «Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita». «Con le buone non cambi le cose». Hanno messo like al post del rapper milanese, tra gli altri, i colleghi Guè e Sayf.
Ghali: «Continuate a lottare per ciò in cui credete»
«A tutti i ragazzi che scendono in piazza, a quelli che hanno il coraggio di affrontare discorsi scomodi e a chi, nel silenzio, cerca la pace con sé stesso. Continuate a lottare per ciò in cui credete, anche a costo di sembrare pesanti», si legge in una storia ricondivisa da Ghali (che è di Milano) su Instagram. E poi: «La libertà di pensiero è l’unica di cui possiamo disporre in questa vita».
La storia di Ghali sui disordini di Milano (Instagram).
Sayf: «Non crediamo alla propaganda degli infiltrati»
Sayf (che è di Genova), sempre su Instagram, ha invece puntato il dito contro chi utilizza gli episodi di violenza per screditare le proteste: «Non crediamo alla loro propaganda, è la tecnica più vecchia del mondo. Sono loro che si infiltrano nelle manifestazioni per renderle violente. Sono loro che accendono il faro sulla violenza di pochi, sono loro che la istigano in primis. E in ogni caso, la violenza delle manifestazioni non è e non sarà mai paragonabile alla violenza con cui si permettono di togliere dignità alle vite delle persone». Poi: «Non c’è destra o sinistra, c’è un sotto e un sopra. E noi siamo tutti sotto».
La storia di Sayf sugli scontri di Milano (Instagram).
Cosa hanno detto Artie 5ive, Luchè, Nayt e Kid Yugi
Così Artie 5ive, rapper cresciuto in zona Bicocca: «Abbiamo insegnato ai ragazzi a distruggere e questo è il risultato. Mettiamoci tutti una mano sulla coscienza, perché il problema più grande di questo Paese è l’incapacità di comprendere un discorso di più di 10 secondi. E siete privilegiati se vi potete lamentare di non poter prendere i mezzi o di non poter fare l’aperitivo, perché nel mondo reale si lotta ogni giorno per arrivare a fine giornata». Il rapper napoletano Luchè, per riaffermare le necessità sociali del conflitto, ha richiamato i versi del suo brano Se non ci fosse la rabbia. Nayt, lucano, non ha commentato esattamente gli scontri di piazza, limitandosi a criticare l’indifferenza e i meccanismi del consumismo e più in generale il sistema economico in cui viviamo, in cui «ogni individuo non vede più a un metro di distanza da sé». Kid Yugi, pugliese, ha parlato dei blocchi di camionisti agricoltori nel Sud: «Strade bloccate, supermercati vuoti, stazioni di benzina senza neppure una goccia di carburante, file interminabili di camionisti e agricoltori che chiedevano in ginocchio tutele che gli sono state negate e la dignità di cui sono stati privati». E poi: «La mia gente non merita questo, la Puglia non merita questo, il meridione non merita questo. Lo Stato italiano è ormai fallito».
Il lungo post “controcorrente” di Fedez
E Fedez, che è di Rozzano? Il rapper ha rilanciato quanto detto a Pulp Podcast sulla disparità di trattamento mediatico tra le manifestazioni del Nord e il blocco totale del Sud, che non avrebbe trovato adeguata copertura sugli organi di informazione: «Al Sud è apocalisse da giorni nel silenzio dei media, un giorno di scontri a Milano ed è emergenza nazionale. Un pugno di maranza e i loro danni oscurano i motivi per cui si manifesta in tutta Italia». Successivamente ha pubblicato un altro lungo intervento, in cui ha sia solidarizzato con i manifestanti (riconoscendone le frustrazioni), che criticato i colleghi pronti a celebrare le proteste.