Ok della Consob, l’opas di Poste Italiane su Tim inizierà il 20 luglio

La Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) ha approvato il documento d’offerta per l’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) di Poste Italiane su Tim. Il periodo di adesione avrà inizio alle 8:30 del 20 luglio e terminerà alle ore 17:30 dell’11 settembre, con pagamento del corrispettivo il 18 settembre. Qualora ricorrano i relativi presupposti, il periodo di adesione potrà essere riaperto tra il 21 e il 25 settembre, con pagamento del corrispettivo il 2 ottobre. L’opas è un’operazione con cui un soggetto propone agli azionisti di una società quotata di acquistare i loro titoli offrendo, in cambio, una combinazione di denaro e azioni del soggetto offerente. Per ciascuna azione di Tim portata in adesione all’offerta, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante riconoscerà un corrispettivo costituito da una componente in denaro, pari 1,67 euro, e una componente in azioni, rappresentata da 0,218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione.

Ok della Consob, l’opas di Poste Italiane su Tim inizierà il 20 luglio
Logo di Tim (Imagoeconomica).

Cosa prevede l’intesa sui droni tra Ue e Ucraina

La presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno siglato un Drone Deal, un accordo di sinergia industriale per la produzione di droni. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, Kyiv ha ottenuto dall’Ue una deroga per una parte della tranche da 6 miliardi di euro del prestito da 90 accordato da Bruxelles per acquistare componenti per droni dalla Cina. Su questo sviluppo, ha osservato il foglio britannico, ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è che l’Europa non ha le capacità industriali per soddisfare le richieste dell’Ucraina. Il secondo è che la deroga mette in evidenza il ruolo di Pechino nella fornitura di armamenti a entrambe le parti nel conflitto che dura ormai da oltre quattro anni, sebbene l’Ue abbia accusato la Cina di essere il principale facilitatore della guerra della Russia contro l’Ucraina. Interpellato a riguardo, l’esecutivo Ue ha cercato di derubricare la questione, ricordando che tali deroghe rappresentano un’eccezione limitata e non la regola. Nell’ambito del nuovo partenariato, la Commissione, sempre sulla base del prestito da 90 miliardi di euro, ha sborsato un ulteriore miliardo all’Ucraina per l’acquisto e la produzione di droni. L’intesa punta ad avviare entro la fine del 2026 la produzione congiunta di droni e sistemi anti-drone e ad estendere la cooperazione alla produzione di missili antibalistici entro il 2028.

Chiusa un’altra inchiesta su Santanchè, l’ex ministra verso un nuovo processo

Si aggravano i problemi giudiziari per Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a carico dell’ex ministra del Turismo e di altre 15 persone, tra cui la sorella Fiorella Garnero e l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro. L’inchiesta riuniva tre fascicoli distinti, relativi ai fallimenti delle aziende di Santanchè: ipotizzati i reati di bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato per i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. L’avviso è stato notificato anche a una società. La chiusura dell’inchiesta prelude alla richiesta di rinvio a giudizio per la senatrice di Fratelli d’Italia, già a processo per la vicenda Visibilia e per la presunta truffa ai danni dell’Inps.

Iran: nuovi raid Usa, a Teheran spunta un enorme manifesto con Trump in una bara

Le forze statunitensi hanno condotto una nuova ondata di attacchi contro l’Iran. I raid sono iniziati alle ore 12 italiane e sono andati avanti fino alle 13:30. Gli Usa, ha spiegato il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) «hanno lanciato munizioni di precisione contro i sistemi di difesa costiera e i siti di stoccaggio e lancio di missili da crociera sull’isola di Grande Tunb». I raid, ha evidenziato il Pentagono annunciandone l’avvio, hanno avuto l’obiettivo di «degradare ulteriormente le capacità militari che le forze iraniane hanno utilizzato per attaccare le navi commerciali nello stretto di Hormuz».

Teheran punta il dito contro Washington

Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che i nuovi attacchi Usa hanno ulteriormente rafforzato la determinazione dell’Iran a ottenere giustizia e a chiamare i responsabili a risponderne: «La lista dei crimini di Washington si allunga di giorno in giorno».

Lo stretto di Hormuz resta bloccato

In tutto questo, lo stretto di Hormuz resta chiuso: nelle ultime 24 ore, scrive l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, almeno due navi sono state fermate in seguito a colpi di avvertimento sparati dalla Marina dei Guardiani della rivoluzione. Inoltre i pasdaran, a seguito della reintroduzione del blocco navale da parte degli Stati Uniti, hanno minacciato di interrompere tutte le esportazioni di energia dal Medio Oriente.

Il manifesto con Trump dentro una bara

Intanto, mentre prosegue l’escalation militare nel Golfo, in piazza Enghelab, nel centro di Teheran, è stato svelato un nuovo enorme manifesto raffigurante Donald Trump all’interno di una bara, accompagnato da minacce di morte per il presidente americano. In altri manifesti, posti in diversi luoghi della città, si vedono invece la Casa Bianca avvolta dalle fiamme e le bare di Trump e di altri esponenti dell’amministrazione Usa.

Legge elettorale, bocciato anche l’emendamento dei vannacciani sulle preferenze

Continuano alla Camera i lavori sulla legge elettorale. Dopo la bocciatura dell’emendamento promosso dalla maggioranza, che ha rappresentato una grave sconfitta per Giorgia Meloni, è arrivato anche il semaforo rosso – sempre con scrutinio segreto – per l’ultimo testo rimasto sulle preferenze, firmato dai deputati di Futuro Nazionale. I voti contrari sono 233, mentre quelli favorevoli 139. Dopo il voto, i vannacciani di Montecitorio hanno esposto in segno di protesta cartelloni con slogan come: «Partiti padroni? No! Cittadini sovrani» e «Io voto, io scelgo!».

LEGGI ANCHE: Qual è il vero senso del ko del governo sulla legge elettorale

Le opposizioni: «Svelata una nuova minoranza di governo Fn-FdI»

Dopo la bocciatura della proposta dei vannacciani, Movimento 5 stelle, Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Italia Viva hanno chiesto una conferenza dei capigruppo immediata, in quanto «l’emendamento svela una nuova minoranza di governo fatta da Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia», come ha affermato il capogruppo pentastellato Riccardo Ricciardi: «Si è creata una componente politica di chi ci ha messo “la faccia” e ci ha aggiunto “la feccia”, come loro stessi si autodefiniscono. In questo momento non si capisce dove stanno Lega e Forza Italia, che sono state sbattute fuori dalla compagine di governo». Così la capogruppo dem Chiara Braga: «Si è costituita una maggioranza di destra-destra. La maggioranza al governo non c’è più».

Bocciato anche testo di Azione sul 50 per cento di donne nelle liste

Nel corso delle votazioni la maggioranza ha bocciato, con 223 voti contrari e 142 favorevoli, l’emendamento di Azione (sostenuto da tutte le forze di opposizione) che prevedeva la presenza di almeno il 50 per cento di donne nelle liste che assegnano i seggi del premio a chi vince le elezioni. Nel testo della riforma della legge elettorale si dispone che le liste circoscrizionali a livello nazionale devono rispettare la proporzione di genere di 60 e 40.

Fenice di Venezia, ora fa discutere la nomina della nuova direttrice del Coro

Dopo quello molto rumoroso di Beatrice Venezi, al Teatro La Fenice di Venezia ne è appena scoppiato un altro: legato alla nomina di Elena Pierini come nuova direttrice del Coro al posto di Alfonso Caiani, a partire da settembre. L’investitura è stata annunciata il1 4 luglio dal sovrintendente Nicola Colabianchi, che ha ringraziato Caiani per il lavoro fatto nel corso del suo mandato, svolto prima dal 2008-2009 e poi dal 2021 a oggi.

Il comunicato del sindacato

La nomina di Pierini ha però destato perplessità, non tanto per le sue competenze professionali bensì per quelle relazionali. Come riporta il Corriere della Sera, nella chat interna dei lavoratori è stato infatti condiviso un articolo datato 10 aprile 2025, tratto dal quotidiano austriaco Nachrichten, in cui si raccontava che il direttore del teatro di Linz, Hermann Schneider, aveva sospeso per alcuni mesi Pierini (in scadenza nel 2026), con l’accusa di «toni scortesi, caos nell’organizzazione e nella pianificazione delle prove, favoritismi». Così Francesca Poropat della Cgil: «Accogliamo la nuova nomina senza pregiudizi, nonostante non ci sia stata comunicata formalmente. Come parte della Rsu ho comunque il dovere di ricordare che una grande maggioranza del Coro avrebbe sperato che il maestro Caiani rimanesse per poter continuare il percorso di crescita avviato, come io stessa ho fatto presente al sovrintendente lo scorso 3 giugno. Attendiamo comunque di conoscere di persona la nuova Maestra».

Chi è Elena Pierini

Pierini, nata a Firenze, ha conseguito diplomi in pianoforte e percussioni presso il Conservatorio Luigi Cherubini del capoluogo toscano e il Conservatorio di Perugia. Nel 2002 ha completato un master in direzione di coro presso la Florida International University di Miami e da allora ha lavorato come direttrice d’orchestra, direttrice di banda e direttrice di coro sia negli Stati Uniti che in Italia, Bulgaria, Cina e Germania. Dalla stagione 2017/18 è direttrice del coro al Landestheater di Linz, in Austria. Nel 2024 è stata invitata al Teatro Lirico di Cagliari e nel 2025 all’Oper Leipzig, confermando il suo ruolo di riferimento nel panorama operistico internazionale. Il debutto ufficiale di Pierini nel nuovo incarico è fissato per il 18 settembre nella produzione di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, in scena al Teatro Malibran di Venezia.

Inchiesta arbitri, la Procura di Milano archivia Rocchi e l’Inter

La procura di Milano ha chiesto l’archiviazione della posizione dell’ex designatore Gianluca Rocchi, che era accusato di frode sportiva presunte assegnazioni arbitrali a favore dell’Inter. Venendo meno i reati contestati, verrà inoltre archiviata anche la posizione del club nerazzurro, che – si è saputo oggi – era stata iscritta nel fascicolo per la responsabilità amministrativa degli enti. Le carte verranno spedite alla giustizia sportiva e alla Procura Generale del Coni per valutare la sussistenza o meno di illeciti sportivi.

Inchiesta arbitri, la Procura di Milano archivia Rocchi e l’Inter
Beppe Marotta, amminostratore delegato e presidente dell’Inter (Imagoeconomica).

Di cosa era accusato Rocchi e il ruolo dell’Inter

Rocchi era accusato, in «concorso con esponenti dell’Inter» e «per effetto dei rapporti preferenziali» del club con Gabriele Gravina, ex presidente della Figc, di aver designato arbitri graditi alla società nerazzurra a seguito di queste «interferenze». Quattro le partite sotto la lente: Bologna-Inter del 20 aprile 2025, Inter-Milan semifinale di Coppa Italia di tre giorni dopo, Inter-Verona del 3 maggio 2025 e Torino-Inter del 26 aprile 2026. A corroborare tale ipotesi c’erano anche delle intercettazioni: per i pm, tuttavia, gli elementi raccolti non sarebbero stati solidi al punto da reggere in un eventuale processo per frode sportiva. Da qui l’archiviazione.

Inchiesta arbitri, la Procura di Milano archivia Rocchi e l’Inter
Gianluca Rocchi (Ansa).

Le carte sulle “bussate” in sala Var passano a Monza

Per competenza territoriale, il pm Maurizio Ascione e il procuratore aggiunto Paolo Ielo hanno poi disposto la trasmissione delle carte per il filone sulle cosiddette “bussate” in sala Var a Lissone alla procura di Monza. Al centro delle indagini quanto successo durante Udinese-Parma e Salernitana-Modena del 2025: restano indagati Rocchi, dell’ex supervisore Andrea Gervasoni, i varisti Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo. Il filone sul terzo varista Daniele Paterna, che risponde di false informazioni al pm, resta invece a Milano.

Sciopero dei rider a Firenze, Milano e Bologna

Giornata di sciopero per i rider di Firenze, Milano e Bologna. La mobilitazione, organizzata dalla Nidil-Cgil per la giornata di mercoledì 15 luglio 2026, chiede maggiori tutele a partire dallo stop alle consegne nelle ore più calde e dalla garanzia che questo non abbia ripercussioni sul salario – se c’è un obbligo di fermarsi, quel tempo deve essere retribuito perché la scelta tra sicurezza e stipendio, sostengono, non può ricadere interamente su chi consegna. La protesta, che il giorno successivo toccherà il Piemonte dalle 10 alle 17, arriva alla vigilia dell’incontro al ministero del Lavoro, dove i sindacati chiederanno di estendere gli ammortizzatori sociali anche ai ciclofattorini.

Gli orari delle proteste

A Milano l’appuntamento è alle 18 in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale. Da lì partirà il corteo che raggiungerà largo Cairoli in serata. A Bologna i rider si troveranno alle 16.30 in piazza Nettuno. Il corteo attraverserà via Indipendenza e piazza VIII Agosto per concludersi in piazza XX Settembre. A Firenze, invece, la biciclettata di protesta partirà alle 17 dal McDonald’s di via Cavour e raggiungerà piazza Tanucci passando per piazza San Marco, via Nazionale e la Fortezza da Basso.

Il bando del governo Usa per finanziare gruppi europei filo-MAGA

Il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato online bandi per sovvenzioni da 1 a 3 milioni di dollari per progetto destinati a think tank, organizzazioni non governative e istituti di educazione europei che promuovono i valori conservatori cari all’Amministrazione Trump: dalla difesa della sovranità nazionale alla lotta contro la censura online, fino al contrasto all’immigrazione. Il denaro verrà distribuito a due o tre beneficiari: in tutto, il Dipartimento di Stato è pronto a stanziare 5 milioni a favore dei gruppi europei allineati con il movimento MAGA.

Il dito puntato contro gli Stati e le istituzioni sovranazionali

Nel bando si legge che i governi e le istituzioni sovranazionali europee si stanno usando leggi contro l’incitamento all’odio e norme sui contenuti online per sopprimere la libertà di parola e la partecipazione politica dei cittadini. I fondi messi a disposizione da Washington per i gruppi che strizzano l’occhio all’agenda “America First” si inseriscono in un più ampio sforzo da parte dei funzionari a stelle e strisce di contestare le politiche europee in materia di libertà di espressione online e sovranità nazionale. Secondo il Financial Times, che cita alcune fonti, le sovvenzioni del Dipartimento di Stato per diffondere i “valori americani” rientrano nelle celebrazioni per il 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio

Alla vigilia della sentenza per il crollo del ponte Morandi e a quasi otto anni dal disastro avvenuto il 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone, Autostrade per l’Italia – che da allora ha cambiato management – ha finalmente rotto il silenzio. Il Corriere della Sera ha infatti pubblicato una lettera aperta firmata dall’attuale amministratore delegato Arrigo Giana, in cui si legge: «Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della giustizia verso la verità».

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio
Arrigo Giana (Imagoeconomica).

Nella lettera, Giana ricorda lo sgomento di quel giorno: «Ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova». E poi: «Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo».

Ponte Morandi, dopo otto anni Autostrade per l’Italia rompe il silenzio
Parenti delle vittime durante un’udienza per il crollo del ponte Morandi (Imagoeconomica).

Giana: «Abbiamo lo stesso desiderio di verità dei familiari delle vittime»

Giana sottolinea poi che Autostrade per l’Italia non è la stessa di allora. Oggi infatti c’è «una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori». Nella lettera, in cui Giana afferma che l’azienda ha «lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani», si legge poi: «Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre 10 mila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore».

Omicidio di Saman Abbas, definitive le condanne per i familiari

Sono diventate definitive le condanne all’ergastolo per i genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini della vittima Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Definitiva anche la pena di 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain. La decisione è arrivata dopo che la Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati per l’omicidio della 18enne pachistana uccisa a Novellara, nel Reggiano, nella primavera del 2021. Secondo l’accusa, la giovane fu assassinata per essersi opposta a un matrimonio combinato e per aver intrapreso uno stile di vita ritenuto incompatibile con le tradizioni familiari. Nei confronti degli imputati erano state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.

I franchi tiratori affossano le preferenze: l’ira di Meloni e i sospetti di Fratelli d’Italia

«Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude». Dopo il referendum sulla giustizia di marzo, Giorgia Meloni non nasconde rabbia e delusione per la seconda grande batosta del suo mandato a Palazzo Chigi: quella nell’importante voto alla Camera riguardante l’introduzione delle preferenze nella legge elettorale. Un emendamento promosso da Fratelli d’Italia assieme a due partiti minori centristi della coalizione, Noi Moderati e l’Unione di Centro, sostenuto esplicitamente dalla premier ma appoggiato controvoglia (e solo in extremis) da Lega e Forza Italia. La proposta è stato bocciata con 188 voti contrari, a fronte di 187 favorevoli. Uno scarto minimo, ma tant’è: più di 30 deputati della maggioranza, approfittando del voto segreto, ha votato contro le indicazioni del proprio governo.

I franchi tiratori affossano le preferenze: l’ira di Meloni e i sospetti di Fratelli d’Italia
Giorgia Meloni (Ansa).

L’amarezza di Meloni: «Serve una riflessione»

«Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci», ha scritto Meloni sui social.

I sospetti dei meloniani sugli alleati

Alla vigilia del voto, pare che Meloni avesse avvertito Matteo Salvini e Antonio Tajani: «Se l’emendamento sulle preferenze non passa, si va al voto». Tuttavia, nonostante la sconfitta alla Camera, la presidente del Consiglio avrebbe escluso di salire subito al Quirinale, come tra l’altro le sta chiedendo l’opposizione. Di sicuro, dopo l’esito del voto è subito scattata la “caccia” al franco tiratore. Il ministro meloniano Francesco Lollobrigida ha minimizzato, parlando di «cosa puntiforme» ed escludendo un dissenso «organizzato». Vista la ritrosia dei due partiti, nel mirino sono ovviamente finiti gli esponenti di Lega e Forza Italia, con i sospetti concentrati soprattutto su quest’ultimi, essendo i più allergici alle preferenze. E, in generale, i due partiti hanno detto (almeno di facciata) sì all’emendamento solo dopo la certezza del voto segreto.

Ciriani parla di «istinto di autoconservazione»

«Con la complicità delle opposizioni, 20-25 parlamentari del centrodestra mossi da un istinto di autoconservazione hanno pensato di fare i propri interessi e non fare quello dei cittadini e del governo» . Lo ha detto a Sky Tg24 Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento ed esponente di FdI. Poi ha aggiunto: «Noi non intendiamo concludere la nostra esperienza di governo e siamo orgogliosi della stabilità che abbiamo dato al Paese, il centrodestra ha lavorato bene per quattro anni, c’è stato questo episodio di ieri che intendiamo superare».

Forza Italia e Lega respingono le accuse

«Secondo i nostri calcoli i franchi tiratori sono 31. E non c’è nessuno dei nostri, sono sicuro», ha detto il capogruppo leghista Riccardo Molinari. Il Carroccio contava ben otto assenti, mentre i forzisti solo due, entrambi «giustificatissimi», ha assicurato Andrea Orsini: «Francesco Cannizzaro è a fare il sindaco (di Reggio Calabria, ndr) e Deborah Bergamini è inviata al summit del Ppe a Madrid. Le giustificazioni degli altri io non le ho viste…». Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, si è detto sicuro che «i vannacciani hanno votato contro». Ma i deputati di Futuro Nazionale sono arrivati a filmare il loro voto segreto per evitare ogni accusa. E, comunque, il partito dell’ex generale ad oggi non fa parte della maggioranza.

Il campo largo esulta: «Meloni si dimetta»

A fronte di una maggioranza in difficoltà, c’è un’opposizione che festeggia. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, stavolta compatti, hanno invocato l’apertura di una crisi di governo. «Siamo stati perfetti. Non abbiamo perso un voto, in Aula come in piazza, è questa la nostra immagine», ha dichiarato Schlein. «Meloni voleva un antipasto di premierato, ha ricevuto un aperitivo di elezioni anticipate. Adesso tragga le conseguenze, salga al Colle e si dimetta», il coro dei quattro leader.

I franchi tiratori affossano le preferenze: l’ira di Meloni e i sospetti di Fratelli d’Italia
Elly Schlein (Ansa).

Così Conte: «Avete sfiduciato la vostra premier. Ora che siete andati sotto vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi. Se ha il senso della dignità, dell’onore e delle istituzioni, Meloni vada dal capo dello Stato, non c’è altro da fare».

I franchi tiratori affossano le preferenze: l’ira di Meloni e i sospetti di Fratelli d’Italia

Renzi: «Subito al voto, nessun inciucio»

Ribadendo di essere favorevole alle preferenze e definendo «una vergogna» il voto contrario dei franchi tiratori all’emendamento che «migliorava la pessima legge elettorale», anche Matteo Renzi ha invocato le dimissioni di Meloni: «Il dato di fatto è semplice: la maggioranza non c’è più. Meloni vada al Quirinale subito e si dimetta. Non ha la fiducia del popolo e oggi ha perso anche quella del palazzo. Noi prendiamo un impegno: nessun inciucio, nessun governo tecnico. Si vada subito al voto», ha scritto sui social il leader di Italia Viva.

Calenda: «Teatrino ridicolo, Italia allo sbando»

Carlo Calenda, leader di Azione, ne ha invece sia per i vincitori che per gli sconfitti: «La politica italiana si occupa di legge elettorale, con la maggioranza che va sotto e il campo largo, senza un leader, un programma e una linea di politica estera, che strilla scompostamente “elezioni”. È l’immagine plastica di un’Italia allo sbando, con la destra e la sinistra attori di un teatrino ridicolo».

Lo stretto di Hormuz resterà chiuso fino a che non cesseranno le aggressioni Usa

Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dell’Iran (Irgc) ha annunciato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino alla fine degli «atti di aggressione» statunitensi, secondo una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato iraniana Irib. Negli ultimi giorni Washington ha lanciato una serie di attacchi contro l’Iran e ha ripreso il blocco dei suoi porti. L’Irgc ha anche dichiarato di aver colpito alcune installazioni utilizzate dalla Quinta flotta statunitense in Bahrein. Nonostante il blocco dello stretto, Trump non è comunque intenzionato a cessare gli attacchi contro Teheran: «Continueranno finché non dirò basta. L’energia la lascerò per ultima. La prossima settimana colpiremo le centrali elettriche e i ponti»

Legge elettorale, il voto finale alla Camera sarà a scrutinio segreto

Il voto finale sulla riforma della legge elettorale, approdata oggi alla Camera, avverrà a scrutinio segreto. Lo ha annunciato il presidente di turno Fabio Rampelli, deputato di Forza Italia, spiegando inoltre che – a fronte della richiesta arrivata dalle opposizioni – verranno votati a scrutinio segreto tutti gli emendamenti alla legge elettorale con i requisiti previsti dal regolamento di Montecitorio: 114 sugli oltre 200 presentati.

Il post di Meloni sull’emendamento sulle preferenze

«Oggi pomeriggio si voterà l’emendamento, proposto da Fratelli d’Italia e condiviso dai partiti della maggioranza, per introdurre le preferenze nella legge elettorale, come in molti, anche tra le opposizioni, hanno chiesto», aveva scritto Giorgia Meloni sui social, facendo intendere di temere i franchi tiratori: «A questo punto credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se quei partiti che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani. C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto».

Incendio in un edificio nel centro di Bruxelles: numerose vittime

Un incendio si è sviluppato nella torre Oxy, complesso residenziale del centro di Bruxelles la cui ristrutturazione si era conclusa recentemente: le vittime accertate sono quattro. Ma ci sono anche diversi dispersi. Secondo quanto riportato da Le Soir, nella mattinata era divampato un piccolo rogo al secondo piano dell’edificio, poi spento: ma le fiamme sarebbero riuscite a propagarsi nel vano ascensore, provocando un incendio al suo interno. Alcune persone, infatti, sono state rinvenute senza vita proprio in un ascensore del complesso. Proseguono le ricerche dei dispersi: potrebbero trovarsi in un secondo ascensore che i vigili del fuoco non sono ancora riusciti a raggiungere. Diversi i feriti: due persone con ustioni sono state trasportate all’Ospedale Militare di Neder-over-Heembeek. Le cause dell’incendio sono ancora in fase di accertamento.

Denunciato il militante di Futuro Nazionale che ha picchiato un migrante a San Benedetto del Tronto

Giuseppe Barboni, imprenditore e militante di Futuro Nazionale che aveva buttato a terra e picchiato un cittadino iracheno a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), peraltro postando sulla propria pagina Facebook il video di quanto accaduto, è stato denunciato dalla vittima dell’aggressione. Il migrante, malmenato da Barboni perché stava occupando indebitamente una strada di San Benedetto del Tronto, bloccando il traffico con la sua bicicletta, assieme alla denuncia ha presentato un certificato con 14 giorni di prognosi: con ogni probabilità la procura di Ascoli Piceno aprirà un fascicolo contro il militante di Futuro Nazionale per lesioni personali.

Chi è il vannacciano Giuseppe Barboni

Barboni, 38 anni, è figlio di un avvocato e nipote di un ex senatore di Forza Italia. Vicecampione italiano master di lotta greco-romana nella categoria oltre i 100 chili (ma pratica anche arti marziali miste, jiu-jitsu brasiliano, pugilato e judo), si definisce un «imprenditore del lusso» con la sua società Luxury Private Group, che offrirebbe – il condizionale è d’obbligo – a facoltosi clienti viaggi su jet privati, ville e yacht. Ex ufficiale di Marina, Barboni era stato persino inserito nel 2022 da Forbes tra i primi 100 manager italiani ed è molto attivo sui social, dove nel corso degli anni ha pubblicato foto con star del calibro di Robert De Niro e Sharon Stone. Ma anche con l’ambasciatore statunitense Tilman Fertitta e i ministri Matteo Salvini e Guido Crosetto. Vannacciano con tanto di tessera e personaggio noto anche per le sue ospitate a La Zanzara, nei mesi scorsi Barboni aveva tentato di candidarsi a sindaco di San Benedetto del Tronto. Senza appoggi di rilievo nella destra locale, aveva deciso di correre da solo creando la lista “Tolleranza 0”. Arrivando a coinvolgere a sua insaputa persino il cardinale Pietro Parolin, dal quale era riuscito ad avere un saluto video destinato ai suoi concittadini, spacciato per endorsement politico. Peccato che il Segretario di Stato Vaticano si sia poi dissociato pubblicamente da Barboni, il quale poi si è arreso rinunciando alla candidatura.

I lefebvriani hanno fatto ricorso contro la scomunica del Vaticano

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha presentato al Dicastero per la Dottrina della Fede una richiesta di revoca del decreto con cui la Santa Sede ha dichiarato la scomunica latae sententiae dei quattro vescovi lefebvriani Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier, così come di Alfonso de Galarreta che il primo luglio li ha ordinati in assenza di mandato pontificio, e di Bernard Fellay, che ha partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come co-consacrante.

Su cosa si basa la richiesta dei lefebvriani

L’istanza, che è stata depositata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X l’11 luglio, si fonda sul canone 1734 del Codice di diritto canonico, che consente a chi si ritenga leso da un decreto di chiederne, entro 10 giorni dalla notifica, la revoca o la modifica prima di poter proporre un eventuale ricorso gerarchico. In un comunicato diffuso dalla Casa generalizia di Menzingen (quartier generale internazionale della Fraternità Sacerdotale San Pio X), i lefebvriani sostengono di aver agito «in spirito di rispetto verso l’autorità ecclesiastica». Tutto questo dopo aver proceduto con le consacrazioni nonostante l’opposizione del Vaticano, dunque sostanzialmente rifiutandone l’autorità. A scisma avvenuto, il Superiore generale Davide Pagliarani aveva definito le sanzioni della Santa Sede «oggettivamente ingiuste e invalide». Adesso la richiesta di revoca delle scomuniche, tramite gli strumenti previsti dal diritto canonico.

Caso Regeni, sentenza a fine settembre: chiesti un ergastolo e tre condanne a 17 anni

È stata fissata per il 28 settembre, nell’aula Occorsio di piazzale Clodio a Roma, l’ultima udienza del processo per il rapimento e la morte di Giulio Regeni, sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato poi senza vita il 3 febbraio successivo, con segni di torture sul corpo. Per quella data è prevista la sentenza di primo grado. Alla sbarra quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani: il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha sollecitato un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di carcere.

Cos’è “Pickaxe Mountain”, il sito iraniano che Trump minaccia di attaccare

«Colpiremo Pickaxe Mountain. Dite agli iraniani di tenersi pronti». Lo ha detto Donald Trump, avvertendo che gli Stati Uniti intendono continuare a infliggere duri colpi alla Repubblica Islamica: «Lo stiamo tenendo d’occhio. Probabilmente faremo un tentativo relativamente presto». Dopo le affermazioni del presidente Usa, Teheran ha affermato di essere pronta a «dare una risposta devastante» agli Stati Uniti: «A pagare il prezzo saranno i soldati americani e i loro partner regionali», ha detto una fonte iraniana alla Cnn. Ecco cos’è il sito conosciuto come “Pickaxe Mountain”, che Trump ha messo nel mirino.

Dove si trova Pickaxe Mountain e i tunnel al suo interno

Pickaxe Mountain, in italiano “Montagna del Piccone”, è il nome con cui Washington indicano il monte Kuh-e Kolang Gaz (in farsi “Cappello del giudice”), che si trova a 30 chilometri a sud di Isfahan, nei pressi dell’impianto iraniano di arricchimento dell’uranio di Natanz: si tratta di un sito fortemente fortificato, che ospita due complessi di tunnel situati a grande profondità (fino a quasi mille metri) nel sottosuolo.

I sospetti di Washington e la versione di Teheran

I servizi di intelligence americani sospettano che il regime iraniano stia cercando di costruire all’interno di Pickaxe Mountain un impianto per l’arricchimento dell’uranio, che fungerebbe da «garanzia strategica» per il suo programma nucleare. All’avvio dei lavori nel 2020, Teheran ha informato l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che il sito sarebbe stato destinato esclusivamente alla produzione di nuove centrifughe. Da allora l’Iran non ha cambiato versione, ma ha sempre negato all’Aiea l’accesso all’impianto: la circostanza alimenta i sospetti che Pickaxe Mountain sia un sito destinato alla fase più avanzata di arricchimento dell’uranio, fino al raggiungimento della purezza necessaria per la costruzione di bombe nucleari. Si ritiene inoltre che l’Iran vi abbia già trasferito materiali altamente arricchiti.

Il sito sarebbe a prova di bombe guidate anti-bunker

I rapporti dell’intelligence statunitense indicano che la struttura è stata scavata in profondità all’interno della montagna, sotto centinaia di metri di solido granito, in modo da proteggerla dalle potenti bombe guidate anti-bunker Massive Ordnance Penetrator, usate già contro gli impianti atomici di Fordow, Esfahan e Natanz. Secondo la maggior parte degli esperti militari, per “disattivare” il sito di Pickaxe Mountain occorrerebbe piazzare esplosivi ad alto potenziale direttamente dentro al sito, all’interno della montagna.

Legge elettorale, il Pd pronto a chiedere il voto segreto anche sulle preferenze

Inizia oggi 14 luglio alla Camera l’esame della riforma della legge elettorale, che vede i deputati di Montecitorio chiamati a votare oltre 200 emendamenti. Il principale nodo da sciogliere è quello delle preferenze, punto su cui si erano divise sia le opposizioni che la maggioranza. Nel secondo caso, in extremis è arrivato il sì di Lega e Forza Italia. Sul voto si aggira comunque lo spettro dei franchi tiratori: il Partito democratico si prepara infatti a chiedere il voto segreto su tutti gli emendamenti per i quali è consentito dal regolamento, incluso appunto quello sulle preferenze.

Legge elettorale, il Pd pronto a chiedere il voto segreto anche sulle preferenze
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Schlein: «Il Pd continuerà a fare muro»

Durante la sua relazione all’assemblea congiunta dei gruppi Pd, la segretaria dem Elly Schlein ha definito «pessima» e «irricevibile nel metodo e nel merito» la nuova legge elettorale, a suo modo di vedere costruita «su misura» dalla maggioranza «per paura di perdere le elezioni, facendo forzature costanti in Parlamento». Schlein ha spiegato che il Pd continuerà pertanto «a fare muro assieme alle altre opposizioni». E poi: «Con questa destra non voteremo nulla, mentre voteremo tutti gli emendamenti soppressivi e quelli comuni presentati con i nostri alleati. Voteremo anche tutti gli emendamenti dei nostri alleati che pure superano le liste bloccate con collegi uninominali o preferenze».

L’Ue apre nuovo cluster nei negoziati di adesione con l’Ucraina

L’Ue ha aperto il cluster 6, dedicato alle relazioni esterne, nei negoziati di adesione con l’Ucraina. La decisione è stata formalizzata martedì 14 luglio 2026 in occasione della terza Conferenza di adesione Ue-Ucraina. «Con l’apertura del cluster 6, il Consiglio ha dimostrato l’impegno dell’Ue nei confronti dell’allargamento», ha dichiarato il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, a nome della presidenza di turno dell’Ue. Byrne ha definito la decisione «un’importante pietra miliare» nel percorso di adesione di Kyiv, ricordando che si tratta del secondo cluster aperto dall’Ue con l’Ucraina, dopo il cluster 1 sui fondamentali.

Kyiv: «Realistico completare il lavoro tecnico per l’adesione Ue entro il 2027»

«Il nostro piano non cambia, entro la fine del 2027 vogliamo adottare e iniziare ad attuare tutta la legislazione necessaria» per aderire all’Ue. Lo ha dichiarato il vice primo ministro ucraino per l’Integrazione europea ed euro-atlantica, Taras Kachka, rispondendo in conferenza stampa a una domanda sui tempi del percorso di adesione di Kyiv. Kachka ha sottolineato che l’Ucraina «non parte da zero», avendo già raggiunto «un elevato livello di recepimento dell’acquis europeo» attraverso l’attuazione dell’Accordo di associazione con l’Ue. Secondo il vicepremier, l’apertura dei cluster rappresenta «l’ingresso nella fase finale dei negoziati», quella in cui l’Ucraina potrà dimostrare di aver soddisfatto tutti i requisiti richiesti. Sull’apertura dei prossimi, ha aggiunto, «tutti i documenti sono pronti» e la decisione dipende ora dall’unità dei 27 Stati membri. «Tutte le istituzioni sono operative e le riforme strutturali stanno producendo risultati», ha affermato, evocando in particolare la riforma della giustizia. «È questo», ha concluso, «il punto di partenza che rende ragionevole la nostra ambizione di completare tutto entro la fine del prossimo anno».

Al via a Roma il nuovo round di negoziati diretti tra Israele e Libano

Al via oggi – 14 luglio – a Roma il nuovo round di negoziati diretti tra Libano e Israele, che si tengono sotto l’egida degli Stati Uniti (si terranno nell’ambasciata Usa). Dopo cinque tornate di colloqui a Washington, Beirut e Tel Aviv hanno raggiunto un accordo quadro per una «pace duratura» il 26 giugno, dopo l’entrata in vigore di un fragile cessate il fuoco tra l’esercito di Israele e Hezbollah: il movimento sciita, sostenuto dall’Iran, ha però respinto l’intesa, soprattutto a causa del nodo del ritiro dell’IDF dal Libano.

Il nodo del ritiro delle truppe israeliane dal Libano

La presidenza libanese ha spiegato che Hezbollah ha chiesto alla delegazione di Beirut «di esigere l’immediato ritiro delle forze israeliane da due zone pilota prima di qualsiasi ulteriore discussione». Una questione, questa, che è stata affrontata nel corso di colloqui che avviati nel fine settimana in Libano da una delegazione militare americana e dall’esercito regolare del Paese dei cedri. Da quanto filtra, Israele è disposto a ritirarsi gradualmente, a condizione che Hezbollah nelle aree evacuate non sia presente Hezbollah e che l’esercito libanese abbia le capacità (e l’intenzione) necessarie per mantenere tali settori demilitarizzati, impedendo qualsiasi ritorno del movimento sciita. Nel frattempo, l’IDF sta proseguendo con i raid nel sud del Libano contro i villaggi occupati da Hezbollah.

Usa-Iran, altra notte di attacchi: colpite due petroliere, un morto

Trump ha annunciato al Congresso americano la ripresa della guerra contro l’Iran: «Sarà molto veloce. Colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con Hormuz e anche l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain». E ancora: «Hanno rotto l’accordo, hanno scoperto che c’era qualcosa che non gli piaceva e noi non intendiamo accettarlo. Alla fine finiremo per controllare tutto quello che stanno facendo, è folle e molto stupido».

Attacco iraniano contro due petroliere emiratine

Nella terza notte consecutiva di raid americani, Teheran ha attaccato due superpetroliere emiratine causando un morto – un membro dell’equipaggio – e otto feriti. L’ha confermato il ministero degli Esteri degli Emirati in una nota: «Le petroliere nazionali Mombasa e al-Bahiyah sono state colpite da due missili da crociera iraniani mentre transitavano nella rotta di navigazione meridionale dello Stretto di Hormuz, nelle acque territoriali dell’Oman. L’attacco ha causato la morte di un membro dell’equipaggio indiano a bordo della petroliera Mombasa e il ferimento di altri otto, quattro dei quali in modo grave. Tra i feriti, sei sono indiani e due ucraini. Questo flagrante attacco è considerato una grave e chiara violazione del diritto internazionale, che minaccia la sicurezza e la stabilità della regione». Per questo Abu Dhabi si riserva il diritto di rispondere.

L’Ice uccide ancora: un morto in una sparatoria nel Maine

A pochi giorni di distanza dall’uccisione dell’immigrato messicano Lorenzo Salgado Araujo a Houston, in Texas, l’Immigration and Customs Enforcement ha fatto un’altra vittima. Una persona è infatti morta nel corso di una sparatoria che ha coinvolto agenti dell’Ice a Biddeford, nel Maine.

«La polizia e il dipartimento di Pubblica sicurezza sono attualmente sul posto, atteso l’intervento dell’Fbi per le indagini», ha fatto sapere sui social Ryan Fecteau, speaker della Camera dei rappresentati dello Stato, il più a nord-est degli Usa.

La morte di Salgado Araujo ha riacceso le polemiche attorno all’Ice, che avevano raggiunto l’apice all’inizio di quest’anno dopo le uccisioni di Rene Good e Alex Pretti durante due operazioni condotte a Minneapolis. Nel caso di Houston gli agenti coinvolti nella sparatoria non indossavano bodycam e i loro veicoli non erano dotati di telecamere di bordo. Adesso un nuovo episodio.

Legge elettorale, depositati oltre 200 emendamenti: cosa prevede quello di FdI sulle preferenze

È scaduto alle 14 il termine per la presentazione degli emendamenti alla nuova legge elettorale, il cui esame alla Camera riprenderà martedì 14 luglio. In tutto ne sono stati depositati oltre 200. Tra essi anche la proposta di modifica, firmata da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di Centro, ma non da Forza Italia e Lega, che prevede il capolista bloccato e a seguire la possibilità di mettere fino a tre preferenze di cui una di genere tra i sei nomi già scritti sulla scheda che saranno alternati in ordine di genere.

Cosa prevede la proposta di FdI, Noi Moderati e Udc

Nella proposta di Fratelli d’Italia, Noi moderati e Unione di Centro (Lega e Forza Italia si sono presi del tempo per riflettere), il comma 4 ex articolo 1 viene sostituito con il seguente: «Ogni elettore dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del premio di governabilità». E poi: «Ogni elettore, inoltre, può esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista». I seggi ottenuti dalla lista nel collegio sarebbero quindi assegnati partendo dal capolista, mentre per quelli successivi verrebbe seguita la graduatoria determinata dai voti di preferenza. In caso di parità tra due candidati prevarrà l’ordine di presentazione della lista. Quanto alla parità di genere, in caso di più preferenze espresse, «queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista». Sulla scheda, il primo nome dopo il capolista potrà essere dello stesso genere di quest’ultimo. Ma i sei candidati sottoposti alle preferenze dovranno poi seguire un ordine alternato.

Ranucci sporge denuncia per diffamazione aggravata e rivelazione di segreto di ufficio

Mentre continuano le indagini, la vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci si arricchisce di un nuovo capitolo. Come ha fatto sapere il suo legale Roberto De Vita, il conduttore di Report «ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata e altri reati» in relazione «alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un “finto attentato” e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità».

L’esposto della redazione di Report per rivelazione di segreto di ufficio

Non solo: De Vita ha inoltre reso noto che Ranucci, assieme ai giornalisti Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini Luca Chianca e altri della redazione di Report hanno sporto denuncia e querela per rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo per la pubblicazione su alcune testate di «notizie ed estratti di atti, coperti dal segreto di indagine ed in particolare di contenuti di intercettazioni telefoniche, di brogliacci e di verbali di sommarie informazioni testimoniali, relative all’indagine ancora in corso» sull’attentato dinamitardo di ottobre 2025. La denuncia, ha spiegato il legale, «non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti, ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto».

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo

L’assemblea degli azionisti di Ferrovie dello Stato Italiane ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione composto da Tommaso Tanzilli, Gianpiero Strisciuglio, Daniela Rota, Silvia Marzot, Pietro Bracco, Franco Fenoglio e Loredana Ricciotti. Il board rimarrà in carica per il triennio 2026-2028. L’assemblea ha quindi confermato Tanzilli presidente (ricopre l’incarico da giugno 2024) e ha invitato il nuovo consiglio di amministrazione a nominare Gianpiero Strisciuglio come nuovo ceo.

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo
Tommaso Tanzilli (Imagoeconomica).

Strisciuglio subentra a Donnarumma

Strisciuglio, che subentra a Stefano Donnarumma, sarà chiamato a scegliere i nuovi amministratori delegati delle società controllate Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana. Le nomine sono attese dopo l’estate.

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo
Gianpiero Strisciuglio (Imagoeconomica).

Per il ruolo di ceo di Trenitalia, lasciata vacante appunto dal nuovo ceo di FS, è in pole Sabrina De Filippis, che dal 2023 ricopre gli incarichi di amministratrice delegata e direttrice generale di FS Logistix e di responsabile del Polo Logistica del Gruppo FS.

La Commissione Ue nomina Fitto rappresentante speciale per Cipro

La Commissione europea ha nominato il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto rappresentante speciale della Commissione per Cipro. In tale veste, contribuirà al processo di risoluzione della questione cipriota nel quadro delle Nazioni Unite, in stretta collaborazione con l’inviata personale del segretario generale dell’Onu per Cipro, María Ángela Holguín Cuéllar. «Questa nomina riflette il forte impegno della Commissione a favore della riunificazione di Cipro, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione globale, funzionale e sostenibile», spiega l’esecutivo Ue.

Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola

Secondo la Procura di Roma, i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci hanno ricevuto una somma compresa tra 5 e 10 mila euro, versata in contanti o attraverso viaggi pagati. È quanto emerge dalle indagini.

I pagamenti ai bombaroli e le intercettazioni

I presunti membri del commando sono stati arrestati il 30 giugno 2026: Pellegrino D’Avino (indicato come colui che avrebbe procurato l’esplosivo), Antonio Passariello e Saverio Mutone sono in carcere, mentre per Marika De Filippis (compagna di D’Avino) sono stati disposti i domiciliari. Quest’ultima avrebbe partecipato a un sopralluogo davanti alla casa del conduttore di Report. Ai quattro vengono contestati i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante di avere agito con modalità mafiose. Come riporta Il Messaggero, Passariello ha riferito di aver ottenuto circa 300 euro e Mutone 1.000 euro. Per D’Avino e De Filippis è stato documentato un viaggio in Sicilia interamente pagato. In alcune conversazioni intercettate, uno dei presunti esecutori materiali avrebbe parlato delle istruzioni ricevute dai mandanti.

Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola
Valter Lavitola (Ansa).

Resta ancora da invidivuare il movente

La Procura di Roma ha individuato in Valter Lavitola il mandante dell’attentato: secondo la ricostruzione investigativa, il faccendiere (molto amico di Ranucci) avrebbe organizzato l’operazione attraverso il collaboratore Gomes Clesio Tavares, che avrebbe svolto il ruolo di intermediario coi bombaroli. Nei giorni scorsi è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione del cittadino camerunense, che al momento si trova in Africa. Stando a quanto emerso, anche Lavitola si preparava a partire per il Camerun: da qui l’accelerata all’operazione da parte degli investigatori. Resta ancora da individuare il movente.

Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola
La foto di Clesio Tavares con D’Avino e Passariello (TikTok).

La foto di Clesio Tavares con D’Avino e Passariello

A proposito di Gomes Clesio Tavares e i suoi rapporti con i presunti esecutori materiali dell’attentato dinamitardi, Il Fatto Quotidiano ha individuato, tra i contenuti pubblicati su TikTok da Passariello, una fotografia del 22 luglio 2024 in cui compare assieme a D’Avino e allo stesso collaboratore di Lavitola.

Attentato a Ranucci: i soldi agli esecutori materiali e la foto con l’uomo di Lavitola
Valter Lavitola lascia la procura di Roma da un’uscita secondaria (Ansa).

Legge elettorale, arriva l’emendamento sulle preferenze

Alle ore 14 di oggi, lunedì 13 luglio, scade il termine per la presentazione degli emendamenti alla nuova legge elettorale, il cui esame alla Camera riprenderà martedì 14 luglio. Secondo quanto filtra da fonti di maggioranza, Fratelli d’Italia assieme a Noi Moderati e all’Unione di Centro depositerà un emendamento che prevede il capolista bloccato e a seguire la possibilità di mettere fino a tre preferenze di cui una di genere tra i sei nomi già scritti sulla scheda che saranno alternati in ordine di genere. Una proposta, questa, volta anche a raccogliere precedenti proposte delle attuali opposizioni, ma – in attesa di ulteriori interlocuzioni nei partiti e tra alleati – non sottoscritta da Forza Italia e Lega. Per quanto riguarda il Carroccio, dopo l’apertura mostrata nei giorni scorsi da Matteo Salvini, il vicecapogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha affermato che «incaponirsi sulle preferenze non ha molto senso». FdI continua però a lavorare per una mediazione. Non è escluso che, in assenza di un accordo, si arrivi a un voto palese in Aula, che metterebbe in evidenza le divisioni sia nella maggioranza che nelle opposizioni.

L’emendamento per la riduzione delle circoscrizioni Estero

Il centrodestra ha però presentato un emendamento unitario alla legge elettorale che riduce le circoscrizioni Estero: diventano così due circoscrizioni per la Camera e una per il Senato. Attualmente le circoscrizioni sono: Europa, compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide.