Giulia Presutti fa fatto un passo indietro. La co-conduttrice designata di Report, in coppia con Daniele Piervincenzi, nella serata di mercoledì ha inviato una mail al direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini rinunciando all’incarico, «nella speranza», spiega, «di aiutare in questo modo la trasmissione che mi ha formata e alla quale ho avuto l’onore di contribuire. Una trasmissione così amata, che tanto ha dato al pubblico e alla nostra azienda, non può impantanarsi in discussioni e scambi così piccoli, né credo che il suo futuro possa essere legato a singoli nomi e singole personalità». La decisione è arrivata dopo l’incontro di Corsini con la redazione del programma, – riunione alla quale Presutti e Piervincenzi non hanno partecipato su consiglio del direttore degli Approfondimenti – che ha riaperto un canale di dialogo tra gli inviati e l’azienda.

Torna in campo l’ipotesi di una conduzione a rotazione
Corsini si è preso un giorno per valutare il da farsi e per scongiurare lo slittamento della trasmissione il cui inizio è previsto l’8 novembre su Rai3. L’idea di nominare capi autore Bernardo Iovene e Giulio Valesini era stata rispedita al mittente dai diretti interessati e la squadra di Report, sia gli interni sia gli esterni, ha fatto muro. Ora la Rai spera di raggiungere un compromesso, magari su una conduzione a rotazione. Piervincenzi, in quel caso, potrebbe restare, ma alla guida di Report Lab.

L’ultima stoccata di Ranucci a Presutti
Sempre mercoledì, Sigfrido Ranucci era tornato all’attacco di Presutti commentando la notizia pubblicata da Il Domani secondi cui la giornalista sarebbe stata autrice con Alessandro Perozzi, di uno servizio fake sulla strage di Cutro andato in onda su Agorà nel 2023. «Se confermato sarebbe gravissimo», ha scritto l’ex conduttore.
Sul piano legale, l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha dichiarato che «la Rai, dopo aver dichiarato formalmente l’esistenza di “continue pressioni, opacità, commistione, interferenze, obiettiva incompatibilità'”, ha comunicato che non intende esplicitare le ragioni di quel che ha scritto con il provvedimento» di rimozione del suo assistito. L’azienda ha fatto sapere, in realtà, di aver consegnato la documentazione richiesta, che è stata ritenuta, evidentemente, insufficiente. «Si tratta della insussistenza di motivazioni fattuali ovvero di ragioni esplicitabili», ha spiegato De Vita. «Grave che lo faccia un datore di lavoro, ancor più grave che lo faccia un’azienda pubblica».
