Al via a Milano l’incontro tra le associazioni dell’autotrasporto, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il suo vice Edoardo Rixi, per trovare una soluzione alla protesta portata avanti dal comparto contro il caro carburanti e contro le carenze che stanno interessando il settore, in aggiunta ad altre criticità strutturali. In un’intervista a Rtl 102.5, Salvini ha confermato l’arrivo di 430 milioni sotto forma di credito d’imposta per il settore. Ha anche aggiunto di aver avuto un colloquio con i singoli autotrasportatori e alcune realtà del Sud, in Sicilia, Campania e Puglia, da cui è maturata la disponibilità a rimuovere i blocchi autostradali sull’A1 e su altre importanti arterie, per permettere di rifornire negozi, farmacie e supermercati. I 430 milioni che sono già a bilancio, quindi sono già stanziati, sono disponibili. Tuttavia, per superare gli ostacoli burocratici, ci siamo imposti di erogarli a partire da questa settimana, perché molte imprese non possono aspettare. Stiamo costruendo ora per ora un puzzle complicato e quindi non voglio anticipare nulla, ma ci saranno sicuramente risorse aggiuntive», ha spiegato.
Ultima ora
Vance si smarca da Trump e non appoggia apertamente Netanyahu
Probabilmente con un occhio già alle Presidenziali Usa del 2028, JD Vance ha scelto di non appoggiare ufficialmente la rielezione del premier Benjamin Netanyahu in vista del voto in Israele del 27 ottobre, smarcandosi così dalla linea di Donald Trump. Nel corso di un’intervista con il giornalista Mark Halperin, pur ricordando che «ha ottenuto il sostegno più influente nella storia politica americana e internazionale», ha affermato di non essere «né contro né a favore» della sua permanenza al potere di Netanyahu: «Appoggio i candidati americani ed è su questo che mi concentrerò in vista delle elezioni di midterm. Non mi intrometterò in quelle israeliane».
Vice President JD Vance let out an uneasy laugh when pressed on endorsing Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu, declining to back him despite President Trump’s endorsement. “I endorse American candidates. I’m not getting involved in Israeli elections,” Vance said, clarifying that he was neither endorsing nor opposing Netanyahu. Follow: @AFpost https://t.co/Bq9R0ytOg8
— AF Post (@AFpost) October 19, 2026
Vance è il principale critico di Israele all’interno dell’Amministrazione Usa
Le elezioni di metà mandato per il rinnovo di Camera e parte del Senato si terranno negli Stati Uniti a inizio novembre. Vance, isolazionista e principale critico di Israele all’interno dell’Amministrazione Trump, a giugno aveva puntato il dito contro alcuni membri del governo di Tel Aviv che, aveva sottolineato, si erano opposti agli sforzi di Trump per porre fine alla guerra con l’Iran. Il mese successivo il vicepresidente Usa ha sostenuto che membri dell’esecutivo israeliano abbiano cercato di influenzare l’opinione pubblica americana per far fallire i negoziati. Le dichiarazioni di Vance arrivano all’indomani della visita a sorpresa in Israele del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth: il capo del Pentagono ha incontrato Netanyahu presso la base aerea di Ovda, nel contesto dei colloqui tra i due Paesi sulla possibile ripresa delle operazioni militari contro l’Iran.

Picierno inizia uno sciopero della fame per i civili ucraini di Oleshky
Pina Picierno ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere una tregua e la protezione dei civili ucraini di Oleshky, cittadina ucraina sulla sponda sinistra del Dnipro occupata dall’esercito russo nel primo giorno dell’invasione, il 24 febbraio 2022, dove è in corso una grave crisi umanitaria. Anche se è formalmente occupata, di fatto i russi hanno abbandonato Oleshky, oggi una terra di nessuno costantemente bombardata.
Picierno: «Tragedia umanitaria di proporzioni enormi»
«A Oleshky migliaia di persone sono intrappolate in un territorio occupato dall’esercito russo, senza accesso regolare a cibo e medicine. Le aree minate rendono estremamente pericolosa la fuga: chi resta rischia di morire di fame, chi tenta di andarsene rischia la vita», ha scritto sui social Picierno, annunciando lo sciopero della fame e chiedendo di aderire «a questa grande azione nonviolenta». La vicepresidente del Parlamento europeo e leader di Spazio Pubblico ha poi aggiunto: «Con questa mobilitazione vogliamo sostenere l’azione di papa Leone XIV e di quanti, in queste ore, stanno facendo tutto il possibile per evitare una tragedia umanitaria di proporzioni enormi». A Oleshky, che contava oltre 20 mila abitanti prima della guerra, sono rimasti ancora tra i 1.500 e i 2 mila civili.

Su Oleshky il papa ha sentito Putin e Zelensky
Picierno ha citato Leone XIV. Ancora convalescente dopo l’operazione al polmone destro, il pontefice è tornato a occuparsi di Ucraina, e in particolare di Oleshky, chiamando prima Vladimir Putin – al quale ha chiesto di consentire la consegna di cibo e medicine e concedere una via di fuga sicura alle persone rimaste intrappolate nella cittadina – e poi Volodymyr Zelensky. In quanto forza occupante, secondo il diritto internazionale, spetterebbe alla Russia garantire evacuazioni e i rifornimenti: Mosca sostiene che sia Kyiv a impedirli, mentre Zelensky continua a denunciare un blocco imposto dai russi.

Sondaggi Swg 19 ottobre 2026, Vannacci perde due punti
Secondo i sondaggi Swg per il TgLa7 del 19 ottobre 2026, Futuro nazionale registra un ingente calo scendendo al 5,6 per cento, dopo essere stato tra il 7 e l’8 per settimane. Una discesa importante che va a favore di Fratelli d’Italia, che sale al 29,7. L’istituto ha realizzato due rilevazioni, una ipotizzando Elly Schlein come leader del campo largo e una con a capo Giuseppe Conte. Nella prima simulazione, l’alleanza di centrosinistra raccoglie il 44,6 per cento delle intenzioni di voto (escluso Azione), contro il 44 per cento del centrodestra (escluso Futuro nazionale). Il Partito democratico registra il 21,2 per cento, il Movimento 5 stelle l’11,8, Verdi e sinistra il 6,4, Italia viva il 2,4 e Più Europa l’1,3. Dall’altra parte, Fdi è seguita da Forza Italia al 7,2 per cento, dalla Lega al 5,1, da Noi moderati all’1,0 e da Sud chiama Nord all’1 per cento. Azione viene data al 3,1.


Ipotizzando invece Conte come leader del campo largo, il centrosinistra rimane comunque in vantaggio con il 44,5 per cento contro il 44,1 del centrodestra. Il Partito democratico viene dato al 20,5 per cento, il Movimento 5 stelle al 13,1, Verdi e sinistra al 6,5, Italia viva all’1,9 e Più Europa all’1,1. Dall’altra parte, Fdi registrerebbe il 29,8 per cento, seguita da Forza Italia al 7,1 per cento, dalla Lega al 5,1, da Noi moderati all’1,1 e da Sud chiama Nord all’1 per cento. Azione viene data al 3,2 e Futuro nazionale al 5,4.


L’Alberta ha respinto la proposta di secessione dal Canada
Gli abitanti dell’Alberta hanno detto no alla proposta di avviare l’iter legale che potuto portare la provincia canadese all’indipendenza: respinto nettamente il referendum preliminare sostenuto dai separatisti. Il 77 per cento circa degli elettori andati al voto (puramente consultivo) ha indicato di voler rimanere parte del Canada, mentre solo il 23 per cento si è detto favorevole alla secessione.
Il motivi della spinta indipendentista
La spinta a separarsi dal Canada era essenzialmente economica. La provincia centroccidentale dell’Alberta è ricchissima di risorse, soprattutto di petrolio (ospita la maggior parte delle riserve accertate del Paese): i separatisti sostengono di dare più di quanto ricevano indietro, inoltre ritengono che il governo federale interferisca eccessivamente nella politica provinciale.

L’esito del voto rafforza il premier Carney
L’esito del voto rappresenta una vittoria importante per il primo ministro Mark Carney, nativo dei Territori del Nord-Ovest ma cresciuto proprio nell’Alberta, impegnato a compattare il Paese nel mezzo della guerra commerciale con gli Stati Uniti di Donald Trump, che sogna di trasformare il Canada nel 51esimo Stato Usa, circostanza che ha alimentato un certo sentimento patriottico negli abitanti della provincia centroccidentale. Carney ha accolto con soddisfazione la «chiara scelta di unità» manifestata dagli elettori. E lo stesso ha fatto la premier dell’Alberta, Danielle Smith, che pur essendo contraria alla secessione aveva indetto la consultazione cedendo alle forti pressioni degli attivisti separatisti dello United Conservative Party, il partito conservatore al governo, che avevano contribuito a portarla al potere.
Rai, la scelta di Ranucci dopo l’addio forzato a Report
«Ho scelto di tornare a Rai News, il porto da cui ero salpato prima di approdare a Report». Lo ha scritto Sigfrido Ranucci sui social, ufficializzando il passo successivo della sua carriera in Rai dopo l’addio forzato alla trasmissione che lo ha visto alla conduzione dal 2017 al 2026. La tv di Stato, ha ricordato, gli aveva proposto tre possibilità: la sede del Cairo in qualità di corrispondente, l’assegnazione al Tg3 oppure Rai News 24 con delega agli approfondimenti. Ed è stata quest’ultima, appunto, la sua scelta: avrà il ruolo di vicedirettore del canale all-news.
Ranucci: «Torno con il sorriso, che nessuna ingiustizia riuscirà a togliermi»
Per Ranucci si tratta di un ritorno, avendo già lavorato a Rai News dal 1999 al 2006, venendo nominato nel 2001 inviato speciale. «All’epoca il mio direttore era Roberto Morrione, il mio maestro. Insieme realizzammo molte inchieste: sull’uso dei proiettili all’uranio impoverito, sulla vera natura della missione militare a Nassiriya e, soprattutto, quella che nel 2000 portò al ritrovamento dell’intervista perduta al giudice Paolo Borsellino», ricorda Ranucci. E poi: «Oggi il direttore è Federico Zurzolo, che ringrazio per la fiducia. Torno da dove sono partito con la certezza di aver fatto tutto ciò che dovevo e di aver contribuito per 20 lunghi anni al successo di una trasmissione come Report. Torno con il sorriso, che nessuna ingiustizia riuscirà a togliermi». Ranucci aveva presentato ricorso d’urgenza chiedendo il reintegro alla conduzione di Report, ma il Tribunale del lavoro di Roma ha respinto l’istanza, sostenendo che la Rai aveva deciso la rimozione per risolvere le tensioni interne sorte dal clamore mediatico intorno all’inchiesta sull’attentato.
Zelensky accusa gli Usa: «Ritarda la consegna di missili già pagati dall’Europa»
Volodymyr Zelensky ha accusato gli Stati Uniti di ritardare deliberatamente la consegna di missili intercettori, già pagati, destinati al suo Paese. «Il Pentagono sta ritardando la consegna di missili già pagati dagli europei», ha attaccato, sostenendo che «manchi la firma di Pete Hegseth». In un colloquio con i senatori americani, il leader ucraino ha inoltre dichiarato che alcuni Paesi europei sarebbero pronti a fornire, attingendo dai propri arsenali, missili intercettori Patriot, ma restano in attesa dell’autorizzazione americana. «I missili sono pronti. Potrebbero già trovarsi in Ucraina. Purtroppo, però, l’autorizzazione non è ancora arrivata. Tutto ciò lascia pensare che sia stata presa una decisione politica per rallentare il sostegno che ci viene fornito», ha aggiunto.
Witkoff a Oslo da Zelensky, poi andrà in Russia
Intanto l’inviato speciale Usa Steve Witkoff incontrerà Zelensky a Oslo insieme a rappresentanti europei per concordare una proposta complessiva di pace da sottoporre alla Russia. Successivamente, Witkoff prevede di recarsi a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin e presentargli le proposte.
Paura di nuovi disordini a Milano, molti negozi restano chiusi
Dopo le scene di guerriglia urbana e i saccheggi del fine settimana, diversi negozi del centro di Milano – soprattutto del lusso – oggi hanno tenuto le serrande abbassate per il timore di nuovi disordini. Anche alcuni supermercati non hanno riaperto. Intanto si sono intensificati i controlli nella zona di piazza del Duomo da parte di poliziotti in borghese e carabinieri. Oggi inoltre a Roma si è tenuto un vertice sull’ordine pubblico, convocato dalla premier Giorgia Meloni.
Il bilancio degli scontri del 18 ottobre
Sono state 271 le persone accompagnate in questura a Milano per i disordini del 18 ottobre, di cui 60 stranieri e 220 minori. In totale sono 32 gli arrestati, di cui 13 stranieri e 23 minori. La Procura di Milano ha chiesto il carcere nei confronti di cinque maggiorenni arrestati per devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata, che «hanno dato prova di una assoluta disinvoltura ad improvvisare azioni distruttive di rara violenza». Deciderà il gip sulla convalida. Le persone denunciate sono state 28, di cui 15 stranieri e 23 minori. Dei 271 accompagnati in questura per 174 è scattato il fermo di prevenzione di polizia introdotto dall’ultimo decreto sicurezza. Negli scontri sono rimasti feriti 14 operatori delle forze dell’ordine.
La stretta del governo contro i violenti
Per quanto riguarda il vertice sull’ordine pubblico, il governo è al lavoro per una stretta: alcune misure sono già previste nel ddl sicurezza all’esame del Senato. Ma si ragiona anche a eventuali blocchi stradali i vista della manifestazioni già annunciate per i prossimi sabati dal “Movimento 17 ottobre“. Inoltre, spiegano fonti di Palazzo Chigi, c’è la concreta possibilità che in tempi brevi – forse già domani – venga varato un decreto legge da esaminare in Consiglio dei ministri. Gli uffici legislativi, inoltre, stanno approfondendo anche misure proposte delle forze di polizia per individuare altri interventi per rendere più efficaci le attività di prevenzione e contrasto.
Israele, perché Gantz ha ritirato la candidatura a pochi giorni dalle elezioni
A otto giorni dalle elezioni in programma il 27 ottobre in Israele l’ex capo dell’IDF ed ex ministro della Difesa Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco, ha annunciato il ritiro della sua candidatura. La notizia arriva dopo mesi di sondaggi secondo cui la formazione politica nata nel 2019 (che attualmente ha otto seggi alla Knesset) non sarebbe riuscita a superare la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Nonostante la decisione di Gantz di non candidarsi alle elezioni, il suo partito (in israeliano Kahol Lavan) rimarrà sulla scheda elettorale. Verrà tuttavia rimosso qualora tutti i candidati decidessero di non partecipare alla competizione.
Gantz: «Continuerò a lottare per l’unità»
«Non mi candiderò alle prossime elezioni, ma continuerò a lottare per l’unità», ha dichiarato Gantz, che si è fatto da parte a seguito delle pressioni dei principali partiti di opposizione, i quali temevano la dispersione di voti preziosi. L’ex ministro della Difesa ha definito il passo indietro «l’unica soluzione in grado di prevenire un altro disastro e proteggere Israele da tutte le sfide, sia interne che esterne». Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, ha ringraziato Gantz per essersi ritirato dalla competizione elettorale, scrivendo su X che si è trattato di una decisione «corretta e responsabile». Anche il leader dei Democratici, Yair Golan, che quello dell’opposizione, Yair Lapid, hanno lodato la scelta di Gantz.
Il governo accoglie la proposta di un Consiglio Ue a Roma a 70 anni dai Trattati
Il governo italiano ha accolto la proposta del presidente Antonio Costa di tenere a Roma il Consiglio europeo di marzo 2027 in occasione del 70esimo anniversario dei Trattati di Roma, iniziativa che consentirebbe di riportare i leader per un vertice europeo nel luogo dove nel 1957 fa vennero firmati i Trattati istitutivi. Si tratterebbe della prima volta dal 2003 di un Consiglio Ue fuori dall’usuale sede di Bruxelles, come stabilito dal Trattato di Nizza. La decisione dovrebbe essere adottata formalmente a Bruxelles nelle prossime settimane.
Stadio della Roma a Tor di Valle, assolto in appello Marcello De Vito
I giudici della terza sezione di Appello di Roma hanno sostanzialmente ribaltato la sentenza di primo grado nel procedimento legato allo stadio della Roma che doveva sorgere a Tor di Valle (il nuovo impianto del club giallorosso verrà costruito a Pietralata): assolti l’ex presidente del consiglio comunale Marcello De Vito (era stato condannato a 8 anni e 8 mesi), ex presidente del consiglio comunale di Roma, l’avvocato Camillo Mezzacapo (9 anni) e Luca Lanzalone (3 anni), ex presidente dell’azienda pubblica Acea. Assolti anche Gianluca Bardelli e Giuseppe Statuto. Per Giulio Centemero – ex tesoriere della Lega – e Andrea Manzoni è stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione. Rideterminata a 8 mesi la pena per Andriano Palozzi, che era stato condannato a 1 anno e 10 mesi. Nei confronti dell’imprenditore Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui avrebbe dovuto essere costruito lo stadio, la condanna è scesa a 3 mesi dai 2 anni inflitti in primo grado.
De Vito: «Finalmente è stata fatta giustizia»
«Finalmente è stata fatta giustizia. Sono stati sette anni durissimi che hanno distrutto la vita politica e professionale, dopo otto mesi di detenzione mentre facevo il presidente dell’assemblea capitolina a Roma come cittadino più votato», ha dichiarato l’ex M5s De Vito. In primo grado erano stati assolti, Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd, Gianluca Talone, Domenico Petrolo, Fortunato Pititto, Fabio Serini, Claudio Santini, Francesco Prosperetti, Davide Bordoni e l’ex assessore regionale Michele Civita. Il progetto dello stadio a Tor di Valle, risalente al periodo in cui a Roma governa il Movimento 5 stelle, era stato al centro di indagini che avevano portato l’accusa – secondo cui 400 mila euro erano finiti nelle casse di fondazioni vicine ad alcuni partiti – a chiedere complessivamente 22 condanne per i reati di corruzione, traffico di influenze e finanziamento illecito a carico di professionisti e politici di vari schieramenti.
È morta Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2
È morta a 57 anni Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2. Nata a Roma e laureata in Lettere moderne all’Università La Sapienza, aveva iniziato l’attività professionale negli Anni 90 collaborando con diverse emittenti radiofoniche e televisive della Capitale. Nel 2000 era approdata al Tg2, dove ha svolto gran parte della sua carriera. Nel corso degli anni è stata impegnata nella redazione Esteri, seguendo temi internazionali e realizzando numerosi reportage. Oltre all’attività giornalistica, Ruggeri si era dedicata alla scrittura e alla fotografia, senza mai far mancare una costante attenzione al sociale e all’ambiente. Per 20 anni aveva presieduto, dopo averla fondata, la onlus Il rifugio delle code felici, impegnata nella lotta al randagismo, ed era vicepresidente di Greenaccord, associazione di giornalisti attiva sui temi ambientali.
Il cordoglio della Rai
La Rai ha espresso profondo cordoglio per la sua scomparsa, elencando i suoi molteplici impegni – caporedattrice della redazione Scienze del Tg2, giornalista, scrittrice e autrice di reportage e approfondimenti che hanno saputo raccontare con sensibilità e competenza temi di grande rilevanza. «Nel corso della sua lunga attività professionale, prima nella redazione Esteri e poi alla guida della redazione Scienze, ha contribuito con passione e professionalità al lavoro del Tg2, distinguendosi anche per l’attenzione ai temi sociali, alla tutela degli animali e alla valorizzazione dei territori», si legge in una nota. «La Rai si stringe con commossa partecipazione alla redazione del Tg2, ai colleghi che hanno condiviso con lei il percorso professionale e ai suoi familiari, ai quali rivolge le più sentite condoglianze, con un pensiero particolare alla figlia».
La Commissione Ue contesta a Kkr informazioni fuorvianti su operazione Tim
La Commissione europea ha informato Kkr in merito alla sua valutazione preliminare secondo cui la società avrebbe fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti durante l’indagine condotta nel 2024 dalla Commissione stessa sull’acquisizione di NetCo. Il 19 aprile 2024, Kkr aveva notificato all’ente europeo un’operazione che prevedeva l’acquisizione del controllo esclusivo sulla società, che comprende le attività relative alla rete fissa primaria e dorsale di Tim – ovvero l’infrastruttura a banda larga che collega la centrale agli armadi stradali – nonché FiberCop. Prima dell’operazione, FiberCop era una joint venture tra Tim e Kkr che includeva la rete fissa secondaria di Tim, ossia l’infrastruttura a banda larga che collega gli armadi stradali alle sedi degli utenti finali. L’operazione ha riunito le reti primaria e secondaria di Tim all’interno di FiberCop, conferendo a KKR il controllo esclusivo su quest’ultima.
I dubbi di operatori terzi e della stessa Commissione
Nel corso dell’indagine, la Commissione ha approfondito i timori espressi da diversi operatori terzi secondo i quali, in seguito all’operazione, FiberCop avrebbe potuto limitare l’accesso ai servizi passivi (ovvero all’infrastruttura). Alla luce di tali rischi, la Commissione ha sollevato seri dubbi in merito all’operazione e chiesto informazioni a Kkr. Il fondo americano ha spiegato che gli accordi a lungo termine già in essere – attraverso i quali FiberCop forniva servizi all’ingrosso a operatori terzi – sarebbero rimasti in vigore, garantendo che Kkr non potesse né peggiorare le condizioni di accesso all’ingrosso né porre fine a tale accesso. Il 30 maggio 2024, la Commissione ha autorizzato l’operazione senza condizioni.
La contestazione di aver fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti
Nella comunicazione degli addebiti del 19 ottobre 2026, la Commissione esprime l’avviso preliminare che Kkr, quantomeno per negligenza, abbia fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti in merito alle condizioni dei suoi accordi a lungo termine già in essere per l’accesso all’ingrosso. Tra queste, l’indicazione che le condizioni esistenti avrebbero continuato a trovare applicazione, dato che avrebbero potuto essere modificate solo previo accordo reciproco con gli operatori terzi. Tali informazioni, fondamentali ai fini della valutazione dell’operazione da parte della Commissione, sono state fornite in risposta a richieste di informazioni avanzate dalla Commissione stessa.
Morte di David Rossi, la Commissione d’inchiesta fa i nomi dei due presunti responsabili
Il deputato di FdI Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte David Rossi, ha affermato che «in base agli elementi acquisiti» nel corso delle indagini, nel presunto omicidio del capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena, avvenuto il 6 marzo 2013, «sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, Giuseppe Mussari, quale mandante di un’azione di intimidazione» che inizialmente non avrebbe dovuto portare all’uccisione, «e Gabriele Ceccherelli, quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone», al momento non ancora individuate, «da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all’esterno di Palazzo Salimbeni». L’Ufficio di presidenza, ha spiegato Vinci, «ha avuto modo di valutare elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell’ambito di alcuni colloqui con detenuti», in particolare con Saverio Giampà, già incarcerato per altri motivi. Mussari e Ceccherelli non sono indagati da nessuna Procura.

Chi sono Mussari e Ceccherelli
Mussari è stato presidente della Fondazione del Monte dei Paschi dal 2001 al 2006: ieri Massimo Giletti aveva anticipato via social le conclusioni della Commissione d’inchiesta, indicandolo come presunto mandante: il banchiere ha annunciato una querela nei confronti del giornalista: «Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali». Ceccherelli, detto Lo Zena, è invece un calciante del calcio storico fiorentino.
Ucraina, la proposta di Putin: trilaterale con Trump e Xi
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, durante una telefonata con Donald Trump avvenuta il 9 ottobre, Vladimir Putin ha proposto al presidente statunitense un vertice trilaterale con l’omologo cinese Xi Jinping per discutere della fine della guerra in Ucraina senza Volodymyr Zelensky, in modo da negoziare a condizioni favorevoli per Mosca.

Il Cremlino avrebbe proposto di tenere l’incontro trilaterale a margine del vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) che si svolgerà il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina. L’idea sarebbe stata comunicata attraverso i canali diplomatici a Pechino, che avrebbe dato disponibilità in caso di semaforo verde da parte di Washington. Secondo il Wsj, che cita un funzionario vicino alla Casa Bianca, Trump non avrebbe ancora dato il suo consenso, ma potrebbe essere «favorevolmente propenso» all’idea, dato il suo desiderio di mantenere la promessa elettorale di risolvere il conflitto in Ucraina.

Scontri a Milano, 32 arrestati e 14 agenti feriti
È di 14 operatori delle forze dell’ordine feriti e di 271 persone accompagnate in questura il bilancio degli scontri di domenica 18 ottobre 2025 a Milano, secondo fonti di polizia. Di questi, 220 sono minori, 60 stranieri, 32 sono stati arrestati (13 stranieri, 23 minori) e 28 denunciati (15 stranieri, 23 minori). In 174 sono stati trattenuti ai sensi del fermo di prevenzione. Intanto la procura di Milano ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere per i cinque maggiorenni, ragazzi tra i 18 e i 20 anni, arrestati sabato per la guerriglia urbana in centro. Sono accusati, a vario titolo, di resistenza pluriaggravata e devastazione e saccheggio. La richiesta, firmata dalla pm Giovanna Cavalleri, che segue le indagini della Polizia con il procuratore Marcello Viola, è salita all’ufficio gip e il giudice dovrà fissare gli interrogatori.
Il “Movimento 17 ottobre” annuncia una mobilitazione permanente
Sui social il neonato Movimento 17 ottobre, dando appuntamento ogni sabato alle 15 in varie piazze italiane, a partire da Milano, ha annunciato una «mobilitazione permanente, fino alla caduta di questo governo ladro», diffondendo inoltre una «guida tascabile alle manifestazioni di piazza per principianti», sorte di vademecum con «consigli pratici e informazioni utili su repressione e reazione collettiva». Nella descrizione della pagina appena nata su Instagram, che invita a unirsi a un gruppo Telegram, si legge: «Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l’unica violenza nel manganello degli sbirri. I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo. Rigettiamo tutte le accuse al mittente. Violento è questo sistema che ci uccide».
Pochi fondi per il Wfp, 500 mila gazawi restano senza aiuti
Il World Food Programme (Wfp) delle Nazioni Unite ha annunciato che, a causa della carenza di fondi, è stato costretto a ridurre di circa un terzo l’assistenza alimentare nella Striscia di Gaza: mezzo milione di persone perderà dunque l’accesso a un sostegno fondamentale, peraltro all’avvicinarsi dell’inverno.
— World Food Programme (@WFP) October 19, 2026
Funding shortages are forcing WFP to reduce life-saving assistance in Gaza as winter approaches. Urgent support is needed to keep reaching the most vulnerable.
https://t.co/ZQaftBBLKX https://t.co/HlSA6draP2
L’annuncio del World Food Programme
Negli ultimi tre anni, l’assistenza alimentare del Wfp ha rappresentato un’ancora di salvezza per una quota che arriva fino al 90 per cento delle famiglie a Gaza. Dall’annuncio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025, l’agenzia dell’Onu ha raggiunto circa 1,6 milioni di gazawi ogni mese, fornendo pacchi alimentari, farina di frumento, pane, pasti caldi, supporto nutrizionale, spuntini scolastici e assistenza in denaro. Il Programma alimentare mondiale, adesso, non dispone però più di fondi sufficienti per mantenere tale livello di sostegno, che resterà appannaggio di 1,1 milioni di persone. A causa di «carenze di finanziamenti, mezzo milione di persone perderà l’accesso agli aiuti», ha dichiarato con rammarico l’agenzia dell’Onu in un comunicato firmato da Shaun Hughes, direttore del Programma alimentare mondiale nei territori palestinesi: «Queste sono le scelte che dobbiamo compiere per garantire che le nostre risorse durino il più a lungo possibile». Nella nota, il Wfp ha inoltre esortato la comunità internazionale a «non distogliere lo sguardo da ciò che sta accadendo a Gaza».

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano occupano l’aeroporto di Genova
I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno occupato la zona imbarchi dell’aeroporto Colombo di Genova. Una protesta decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell’azienda. «Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo Paese, se le questioni non esplodono, non si arriva a capo di nulla», ha detto Armando Palombo della Fiom denunciando lo strappo dei commissari. «Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città. Chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato. Genova non può aspettare 10 anni per il green mentre il mercato tira. I rotoli devono arrivare subito», ha aggiunto. La cassa integrazione, ha evidenziato Nicola Appice di Fim Cisl, rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. «Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito, siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro».
Vertice sull’ordine pubblico convocato da Meloni: le proposte sul tavolo
Dopo quanto accaduto nel fine settimana non solo a Milano, ma anche in diverse altre città come Torino e Bologna, Giorgia Meloni ha convocato un vertice sull’ordine pubblico per fare il punto sui cortei di protesta e sugli incidenti e prendere subito misure urgenti. Oltre ai leader dei partiti di governo e al responsabile dell’Interno Matteo Piantedosi, dovrebbero essere presenti anche i vertici dell’Intelligence e delle Forze dell’ordine: ecco le proposte sul tavolo.
«Ho convocato a Palazzo Chigi una riunione sull’ordine pubblico, per fare il punto sulla situazione e valutare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos. Difendere i cittadini, chi vive onestamente e chi garantisce la sicurezza di tutti viene prima di ogni indulgenza verso i violenti», ha scritto Meloni sui social.
Kaotiska scener från Milano när upploppen och plundrandet nu spridit sig till Italien. https://t.co/HHdK21fSjH
— Existenz.se (@Existenzse) October 18, 2026
Le opzioni sul tavolo
L’opzione più accreditata è quella di agire attraverso emendamenti al dl giustizia alla Camera (i termini scadono oggi alle 12:30). Meno percorribile quella che prevederebbe modifiche al ddl sulla sicurezza in discussione al Senato. In alternativa, dal vertice potrebbe uscire un provvedimento ad hoc da portare in Consiglio dei ministri. In ogni caso, l’intenzione nel governo è quella di procedere con immediatezza come reazione agli incidenti di questo weekend, a partire dal rafforzamento dell’operazione Strade sicure, con una maggiore presenza dell’esercito e delle Forze dell’ordine.
La Lega, da parte sua, sta spingendo per trasformare in decreto legge alcune delle norme contenute nel disegno di legge in discussione al Senato: tra le proposte il fermo preventivo anche per i minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo, l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo, con possibilità di ricorrere all’arresto differito. Ma a chiedere una stretta sui minorenni è anche Forza Italia, che ha proposto di «dotare le forze dell’ordine degli strumenti regolamentari e normativi per procedere all’arresto dei minorenni, specie nei casi di devastazione e saccheggio, e accelerare l’iter legislativo delle norme che rendono più facilmente imputabili i minori tra 14 e 17 anni».
Proteste Francia, il ministro dell’Interno presenta le dimissioni ma Macron le respinge
Il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez ha presentato le proprie dimissioni dopo aver ammesso che la polizia ha «perso il controllo» in alcune città durante le violente proteste scoppiate nel fine settimana, parlando di una «mancanza di previsione» nei preparativi e ammettendo di sentirsi «responsabile di tutto ciò che è accaduto». Il presidente Emmanuel Macron, pur criticando duramente le carenze, le ha però respinte per «garantire la continuità nella guida delle forze dell’ordine». Ha dunque chiesto a Nunez di «adottare tutte le misure necessarie per assicurare trasparenza riguardo alle lacune nella pianificazione e nell’intelligence che hanno condotto alle violenze» e di «introdurre nuovi metodi operativi per le forze di sicurezza al fine di gestire la crisi». Durante le manifestazioni sono stati disposti 2.331 fermi di polizia, di cui 350 solo a Parigi. Il 70 per cento riguarda persone maggiorenni, molto spesso già note alle forze dell’ordine. Ci sono già decine di casi di custodia cautelare, tra cui 13 a Marsiglia.
Partiti gli avvisi di cassa integrazione a zero ore per i dipendenti ex Ilva
Gruppo Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria sta comunicando a un numero crescente di dipendenti la sospensione dal lavoro, con collocamento in cassa integrazione a zero ore. Lo riferiscono fonti sindacali: le prime comunicazioni hanno riguardato la sede di Milano, a seguire poi quelle per il personale di Taranto. Dove il personale del centro ricerche di AdI è in ferie forzate da una settimana.
L’attuale autorizzazione riguarda 4.500 addetti
La misura potrebbe essere il preludio a un nuovo ricorso alla cassa integrazione straordinaria: l’attuale autorizzazione riguarda 4.500 addetti del gruppo, 3.800 dei quali a Taranto. Ma giorni fa Acciaierie d’Italia ha trasmesso ai sindacati una nuova procedura di cassa per 38 dei 40 dipendenti del sito di Salerno. Sul piano industriale, l’altoforno 2 di Taranto è stato portato al regime minimo, mentre l’acciaieria 2 risulta ferma: da qualche giorno di fatto non c’è più produzione. Tutta l’area a caldo, parte centrale del siderurgico, è bloccata: l’azienda si è preparata al decreto di fermata della Corte d’Appello di Milano, oltre a non avere più materie prime e risorse economiche. Le prospettive occupazionali restano limitate anche con l’arrivo di 350 mila tonnellate di bramme acquistate, in parte già arrivate.
Rientrato il caos voli nei cieli italiani
È rientrato il caos voli nei cieli italiani causato da un’avaria al sistema di controllo dell’Enav, necessario per governare il traffico degli aeromobili in Italia. Lo ha reso noto la stressa azienda pubblica, che opera come fornitore di servizi alla navigazione aerea civile in Italia, spiegando che l’operatività è stata ripristinata al 100 per cento. In tarda mattinata Enav aveva fatto sapere di aver fatto ricorso alla rete secondaria satellitare per supplire a quella fisica in avaria e di aver avviato «un lavoro approfondito e costante con i fornitori esterni, a partire da Tim», chiamata in causa per il guasto alla rete fisica.
Numerosi i voli cancellati e i ritardi registrati
I problemi erano stati già registrati nella notte, ma Enav era riuscita a garantire il normale servizio fino alle 6 del mattino. Poi nel corso della mattina, di fronte all’aumentare dei decolli e degli atterraggi previsti, di fronte «al persistere delle anomalie, per continuare a garantire la massima sicurezza delle operazioni», la società aveva ridotto la capacità di gestione del traffico aereo di circa il 50 per cento. Numerosi i voli cancellati e i ritardi registrati in vari scali del Paese: Enav ha fin da subito escluso che si sia trattato di un attacco hacker o di un sabotaggio.
Le richieste di Zelensky al Consiglio europeo
«L’anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro. E abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica. E vi chiedo di trovare questo sostegno. Ci aiuterà a tenere a bada la Russia». Lo ha detto Volodymyr Zelensky nel discorso rivolto al Consiglio europeo a Bruxelles.

Zelensky: «L’Ue ha i Patriot per farci superare l’inverno»
«La Russia non smetterà di essere pericolosa», ha spiegato Zelensky: «Ed è proprio la nostra forza, quella ucraina, il nostro esercito e le nostre tecnologie a contribuire a garantire anche la sicurezza europea, la vostra sicurezza. Queste garanzie non trovano ancora riscontro, a nostro avviso, nel vostro bilancio a partire dal 2028». E poi: «Prendiamo la questione sul serio. Cerchiamo di definire esattamente in che modo le capacità di difesa dell’Ucraina debbano essere incluse in quel bilancio». Zelensky ha inoltre affrontato il tema specifico degli intercettori Patriot, spiegando che l’Europa, ha detto, ha il numero di missili «necessario per permettere all’Ucraina di superare l’inverno». Tuttavia, ha aggiunto, Kyiv andrà avanti con il progetto Freja per arrivare a una propria difesa missilistica.

Zelensky: «Se cadiamo ci saranno 20 milioni di profughi»
Nel suo discorso, Zelensky ha insistito sul fatto che a Vladimir Putin non basterà il Donbass. «Allora perché l’invasione è iniziata con l’attacco a Kyiv? Un Paese non esiste senza capitale. Ci vuole annichilire, ci vuole distruggere, non rispetta la nostra sovranità né la nostra integrità territoriale», ha affermato il capo della Bankova spiegando che, in caso di sconfitta, «20 milioni di ucraini verranno in Europa».
Migliorano le condizioni del Papa, ha celebrato la messa
Nella mattinata di venerdì 16 ottobre, Papa Leone XIV ha eseguito esami del sangue e radiografia del torace, che hanno confermato il costante miglioramento delle sue condizioni generali. Ha proseguito le sedute di fisioterapia respiratoria e il recupero post operatorio gli permette di svolgere le normali attività quotidiane in completa autonomia. Lo si legge nel bollettino medico diffuso dal vaticano. Alle 12 ha anche celebrato la messa nella sala allestita al decimo piano del Policlinico Gemelli. Erano presenti personale medico e infermieristico dell’ospedale, in quel momento libero dal servizio, e del Corpo della gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Nella sua omelia, il Papa ha ringraziato il personale dell’ospedale, medici, infermieri, inservienti, «per il lavoro che svolgono ogni giorno prendendosi cura dei malati e della loro fragilità e, in modo particolare, per quanto hanno fatto e fanno per lui». Ai cronisti che chiedevano se domenica l’Angelus ci sarà, la sala stampa vaticana ha detto di sì, non precisando però dove e in quale forma.
Le parole di Salvini sulla non ricandidatura di Giorgetti
«Faccio fatica a commentare le fantasie, le bugie e le falsità». Lo ha detto Matteo Salvini da Sala Comacina, sul lago di Como, rispondendo a una domanda dei giornalisti sull’indiscrezione secondo cui Giancarlo Giorgetti rischierebbe l’esclusione dalle liste della Lega alle elezioni politiche del 2027.
Come sono nate le voci sull’esclusione di Giorgetti
La voce sulla non ricandidatura di Giorgetti nasce dal “grande freddo” che ormai caratterizza il rapporto con Salvini: il capo di via Bellerio sarebbe convinto – a torto o a ragione – che ministro dell’Economia e delle Finanze abbia avuto un ruolo nella fronda nordista assieme al governatore lombardo Attilio Fontana e al segretario regionale Massimiliano Romeo, che gli hanno chiesto di farsi da parte. Alla base dell’indiscrezione c’è, soprattutto, una lista di possibili candidature che sta girando sulle chat leghiste, riferita da una persona molto vicina a Salvini, in cui appunto non compare il nome di Giorgetti. Il quale, peraltro, non presiederà il congresso straordinario della Lega del 24 e 25 aprile, come invece aveva fatto un anno e mezzo fa a Firenze: Salvini ha infatti incaricato Lorenzo Fontana, presidente della Camera.
Flotilla, indagato a Roma anche il ministro della difesa israeliano Katz
Sono una dozzina gli indagati dalla procura di Roma nell’ambito delle indagine sulle due missioni della Global Sumud Flotilla, la flotta di attivisti bloccata e arrestata dalle forze israeliane. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane tra cui il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir e quello della Difesa Israel Katz. L’indagine parla di abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale, condizioni di detenzione e trattamenti degradanti e il mancato rispetto dei diritti basilari e di difesa. La procura ha evidenziato che «sono state accertate a danno di numerosi partecipanti percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo, privazioni primarie e la mancata assistenza medica». Emerso inoltre il reiterato diniego di somministrazione di generi alimentari essenziali, la deliberata assenza di cure mediche, anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze, le precarie condizioni ambientali e igienico-sanitarie imposte ai fermati, la privazione del sonno inflitta ai partecipanti detenuti a Kzi’ot, la mancanza del rispetto dei diritti basilari e di difesa, la totale assenza di adeguata assistenza legale e l’impossibilità di comunicare tempestivamente con le rappresentanze diplomatiche o con i difensori durante l’intero periodo di fermo.
Inflazione al 4,2 per cento a settembre, ai massimi da tre anni
Vola l’inflazione a settembre, ai massimi da tre anni. Nel mese scorso l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,7 per cento sul mese e a +4,2 per cento sull’anno (da +3,3 di agosto). Lo ha reso noto l’Istat, confermando la stima preliminare.
Pesano soprattutto i rincari sull’energia
L’accelerazione dell’inflazione è dovuta perlopiù alla crescita dei prezzi dei Beni energetici, sia regolamentati (da +18,6 per cento a +25,8) che non (da +17 per cento a +22,5), e degli Alimentari non lavorati (da +3,8 per cento a +5,5). Crescono a ritmo più sostenuto anche i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6 per cento a +2,9) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,8 per cento a +1,6).
Carrello della spesa: +1,5 per cento
A settembre il carrello della spesa (che comprende i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona) è aumentato dell’1,5 per cento su base annua (da +0,9 di agosto). Si accentua anche la crescita tendenziale dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,3 per cento a +5,2). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,1 per cento per l’indice generale e a +1,9 per la componente di fondo.
No Meloni Day, studenti in piazza in tutta Italia
Decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza in diverse città italiane per il No Meloni day, una protesta per chiedere più soldi alla scuola e non alla guerra, meno armi e più diritti. Da Roma a Genova, da Venezia a Cagliari fino a Torino e Firenze, i ragazzi hanno intonato cori contro il governo, la presidente del Consiglio Meloni, il ministro dell’Istruzione Valditara e il leader di Futuro nazionale Vannacci.
A Roma bruciate bandiere di Usa e Palestina
A Roma, lungo il percorso del corteo, alcuni manifestanti incappucciati hanno lanciato bombe carta e petardi e fatto rotolare i cassonetti in mezzo alla strada per bloccarla. Una volta raggiunto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, hanno poi lanciato petardi contro l’edificio. Bruciate poi una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele, sullo sfondo di cori che invitavano a boicottare lo Stato ebraico. Nel corteo sono state notate decine di bandiere palestinesi.
Tensioni a Bologna tra studenti e polizia
Momenti di tensione in stazione a Bologna. Qui il corteo è stato fermato dalle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa. Gli studenti hanno acceso fumogeni e lanciato bottiglie, poi c’è stato un momento di contatto quando sono stati respinti dagli agenti della questura con gli scudi. Il corteo è poi ripartito in direzione di via Irnerio.
Sospensione di Schengen, Italia e Spagna al lavoro per una soluzione
A seguito di un confronto tra Roma e Madrid, l’Italia ha scelto di prorogare di sette giorni i controlli temporanei sui collegamenti con la Spagna, in modo da allinearli alla scadenza della sospensione di Schengen adottata dal Paese iberico. Si tratta di un passo importante verso la fine del braccio di ferro iniziato dopo la crisi migratoria di Ceuta. Come filtra da Palazzo Chigi, infatti, nel corso della prossima settimana i rispettivi ministri dell’Interno lavoreranno assieme per valutare misure di cooperazione. A confermare che i due Paesi «lavoreranno nei prossimi giorni per procedere all’eliminazione dei controlli» istituiti reciprocamente è stata anche la delegazione spagnola a Bruxelles.
Fine dello sciopero all’ex Ilva di Taranto, rimosso il blocco della raffineria Eni
Le proteste degli operai dell’ex Ilva, con tanto di blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, hanno causato una vera e propria emergenza-carburanti in Puglia, ma anche in Basilicata e Calabria. Che però è destinata ad attenuarsi: al termine dell’assemblea con i lavoratori, i sindacati metalmeccanici hanno deciso di liberare con effetto immediato la statale 106 davanti all’impianto Eni e di terminare alle 23 lo sciopero all’ex Ilva di Taranto. Stop subito anche al presidio e blocco stradale sulla statale 7, nei pressi dello stabilimento siderurgico ex Ilva. La decisione è stata presa dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso con Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto: ieri la protesta era arrivata anche a Bari, con un presidio davanti alla Regione e un incontro con il governatore Antonio Decaro.

Funding shortages are forcing WFP to reduce life-saving assistance in Gaza as winter approaches.
Urgent support is needed to keep reaching the most vulnerable.
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L'
(@angeloinchina)