Massimiliano Carli è stato nominato nuovo ceo di Smart Italia. Nel nuovo incarico sarà responsabile della guida del business italiano, con l’obiettivo di sostenere la crescita strategica del brand e rafforzarne ulteriormente il posizionamento sul mercato. Carli opera nel settore automotive dal 1997 e vanta una profonda conoscenza del mondo Smart e Mercedes-Benz. Dal 2007 al 2017 ha ricoperto il ruolo di direttore Vendite Smart a Roma, per poi assumere la responsabilità di direttore Vendite Mercedes-Benz passenger cars, incarico ricoperto fino al 2024. Negli ultimi due anni e mezzo ha inoltre ricoperto il ruolo di head of Branch Roma Salaria di Autotorino.
Contestualmente alla nomina di Massimiliano Carli, Smart Italia ha ringraziato Lucio Tropea per il lavoro svolto e per il contributo offerto alla crescita e al consolidamento del brand sul mercato italiano nel corso degli ultimi anni, augurandogli il meglio per il prosieguo del suo percorso professionale.
Ultima ora
Di Battista, rientro in Italia il 3 settembre con un volo privato
Alessandro Di Battista, ricoverato all’Avana dopo un grave malore che lo ha colpito mentre si trovava a Cuba, rientrerà in Italia giovedì. Lo scrive l’Ansa, citando fonti ben informate: l’intenzione sarebbe quella di anticipare il volo dai Caraibi a domani, ma difficilmente si riuscirà a organizzare il trasferimento dell’ex deputato prima del 3 settembre.
Di Battista ha detto no al volo di Stato
Di Battista rientrerà in Italia con un volo privato. Sarebbe stato lo stesso ex Cinque stelle, che si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano, a rifiutare il volo di Stato che era stato messo a disposizione dal governo: un’opportunità, questa, che nell’ultimo anno è stata colta da circa 60 cittadini italiani bisognosi di assistenza sanitaria mentre si trovavano all’estero. Non sarà comunque Di Battista a pagare il volo: il Fatto Quotidiano, prima della sua partenza per il Centro America, aveva attivato un’assicurazione che pertanto coprirà tutte le spese. Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista viene mantenuto il massimo riserbo.
Keir Starmer si dimette anche da parlamentare
L’ex primo ministro britannico Keir Starmer si dimette anche dal ruolo di parlamentare del Regno Unito, che aveva continuato a occupare dopo le dimissioni da leader del Partito laburista e di capo del governo. Ad annunciarlo è stato egli stesso tramite un messaggio condiviso sui social. «È arrivato il momento di farsi da parte e dedicarsi ad altro», ha scritto citando temi che riguardano la difesa, la sicurezza, il commercio e la tecnologia. La persona che lo sostituirà verrà scelta con un’elezione suppletiva nel suo collegio, quello di Holborn and St Pancras, a Londra.
«In due anni abbiamo stabilizzato l’economia e ricostruito i servizi pubblici»
Starmer ha anche ringraziato quanti lo hanno sostenuto «quando mi sono candidato alla guida del Labour, e poi quando ho portato il mio partito dalla rovina politica, morale e finanziaria a una storica vittoria elettorale nel 2024, e nei due anni da primo ministro in cui abbiamo stabilizzato l’economia, ricostruito i servizi pubblici, investito somme record nella difesa e nella sicurezza, iniziato a far uscire centinaia di migliaia di bambini dalla povertà e trasformato la reputazione della Gran Bretagna con i partner internazionali». Una rivendicazione che arriva mentre il suo successore Andy Burnham sta per parlare, per la prima volta da premier, in Parlamento. La suppletiva nel collegio da lui lasciato appare particolarmente insidiosa per il Labour. Si potrebbe infatti candidare il popolare leader dei Verdi, Zack Polanski, che una volta ai Comuni rischierebbe di essere una spina nel fianco per Burnham.
Legge elettorale, dal centrodestra tre emendamenti unitari
Sono tre gli emendamenti unitari alla Legge elettorale che il centrodestra dovrebbe depositare in commissione Affari costituzionali al Senato. Il primo è quello che traduce in norma l’intesa siglata dalle forze di maggioranza e che prevede l’inserimento delle preferenze, fermo restando il capolista bloccati. «Ogni elettore», si legge in una bozza del testo, «dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del premio di governabilità. Ogni elettore, inoltre, può esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista». Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista.
Si ragiona sulla norma anti cespugli
Il secondo emendamento presentato è quello che prevede l’abolizione della norma anti cespugli introdotta alla Camera in base alla quale i voti espressi per le liste collegate all’interno di una coalizione che non raggiungono la soglia di sbarramento del 3 per cento non concorrono al calcolo della cifra elettorale nazionale di coalizione, con la sola eccezione del “miglior perdente”. All’interno della maggioranza si sta però ragionando sulla possibilità di modificarla invece di cancellarla. Il nodo è dunque rinviato a quando la legge approderà in aula. Il terzo emendamento, infine, è di natura più tecnica ed è finalizzato a garantire la piena funzionalità della procedura prevista per il Senato nel caso in cui alla coalizione o alla lista singola cui è stato attribuito il premio di governabilità risultino assegnati più di 113 seggi. L’emendamento disciplina la procedura da seguire nel caso in cui il numero di seggi da sottrarre si riveli superiore ai seggi assegnati tramite resto e si prevede di ricorrere alla graduatoria crescente delle cifre elettorali regionali percentuali.
Parte la sfida a Salvini: ecco il comitato per il ritorno della Lega Nord
Aumenta ancora la pressione su Matteo Salvini, leader della Lega sempre più sulla graticola visto il costante calo di consensi del partito, ma non intenzionato a farsi da parte nonostante le spinte dei nordisti. Si sta avvicinando l’appuntamento di Pontida, e dunque una probabile resa dei conti. Ma c’è di più. Il 28 agosto, infatti, con l’obiettivo di ottenere la convocazione del congresso del partito originario Lega Nord per l’indipendenza della Padania, fondato da Umberto Bossi, è stato costituito a Forlì il ‘Comitato per il Congresso federale’.

L’attuale commissario della Lega Nord è un fedelissimo di Salvini
La Lega per Salvini premier e la Lega Nord per l’indipendenza della Padania sono due entità diverse. Hanno entrambe sede in via Bellerio, ma la prima – nata nel 2017 – è una sorta di spin-off della seconda, che poi è stata commissariata nel 2020. L’intento dei promotori del Comitato, che vogliono «separare nettamente il fallimentare progetto salviniano e sovranista riscoprendo la Lega federalista e del buon governo», è convincere il commissario Igor Iezzi (salviniano di ferro) a convocare un nuovo congresso della Lega “originale”, così da ripristinare la piena operatività dei suoi organismi statutari e avere un partito già pronto per le prossime Politiche, riprendendosi peraltro il simbolo storico che raffigura il guerriero Alberto da Giussano con una spada sguainata e uno scudo con il Leone di San Marco.

La “vecchia” Lega potrebbe diventare un punto di riferimento per i dissidenti
L’ultimo congresso della Lega Nord si era tenuto nove anni fa a Parma: in quel caso Salvini prevalse senza troppi problemi contro Gianni Fava. Presidente e promotore fondatore del ‘Comitato per il Congresso federale’ è l’ex parlamentare Gianluca Pini, assieme a Roberto Fabbri e Paola Ragazzini. Il comitato, spiegano, ha già ottenuto anche un proprio codice fiscale dall’Agenzia delle Entrate e incassato l’adesione di centinaia di vecchi leghisti. Insomma, non si tratta di un’operazione nostalgia, di una provocazione o di una questione meramente ideologica, ma di un vero tentativo di rimettere in piedi la vecchia Lega Nord, che potrebbe diventare un punto di riferimento per tutti tutti i dissidenti della linea salviniana.
Alluvione in Nepal, oltre mille morti e 4.500 dispersi
È salito a 987 il numero dei morti a causa delle inondazioni che hanno colpito il Nepal. Lo hanno reso noto le autorità locali. Considerando le almeno 16 persone che hanno perso la vita in Tibet secondo i dati ufficiali, il numero complessivo delle vittime accertate sale quindi sopra mille. Secondo l’autorità nazionale nepalese per la gestione dei disastri, ripresa dalla Cnn, le persone disperse in Nepal sono al momento 3.916. In Tibet, stando ai dati ufficiali delle autorità cinesi, ne mancano all’appello 546. Sono quindi almeno 4.462 i cittadini di cui non si hanno notizie dopo le inondazioni su entrambi i lati della frontiera. Le autorità nepalesi hanno affermato che almeno 11.814 persone sono state tratte in salvo dai soccorritori. Le squadre di soccorso stanno usando dei velivoli per raggiungere le zone rimaste isolate a causa dei danni a strade e ponti.
Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi
Sigfrido Ranucci è tornato all’attacco di Giulia Presutti e Daniele Piervicenzi, scelti come nuovi conduttori di Report dopo il suo siluramento: il giornalista ha pubblicato un lungo post su Facebook in cui ha rimarcato la «mediocrità» della decisione della Rai e rivendicato (autoincensandosi) i principali successi della sua carriera.
L’attacco a Piervincenzi dopo l’intervista al Domani
«Caro Daniele, ti sei lamentato sul Domani perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana», inizia Ranucci. Che poi va nello specifico: «Un servizio realizzato per Report – peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte – non fa di nessuno un conduttore». Dopo aver ricordato il flop di Piervincenzi alla conduzione di Popolo Sovrano, Ranucci ha poi rievocato un episodio specifico: «È vero, come mi hai fatto notare, che hai realizzato a quattro mani un’inchiesta in Congo sul caso del diplomatico ucciso, Attanasio. L’ho accettata perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede. Una scelta che, guarda caso, ha creato attriti anche con Presutti, che voleva occuparsi della stessa storia. Ma tu lo sai meglio di chiunque altro: quel lavoro rientrava nei Lab, i contributi che stanno fuori da Report, non dentro».

L’affondo contro Presutti: «Ha mentito in maniera seriale»
Quanto a Presutti, ecco l’affondo di Ranucci: «Ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un’inchiesta principale. Sono stato il primo a credere nelle sue qualità. Ma dopo un paio di anni se n’era andata per guadagnare di più. Poi l’ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante». E poi: «Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi – anche quelli più vicini – tenendo nascosto l’accordo che aveva già chiuso».

Le critiche alla Rai e la lista dei suoi successi professionali
La Rai, continua Ranucci, «ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste». Da qui inizia l’autocelebrazione di Ranucci, che nel post ricorda anche di essere stato per 10 anni coautore di Milena Gabanelli, respirando la «sua stessa aria». Eccola: «Io sono entrato in Rai 36 anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003 sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali – come l’intervista smarrita di Paolo Borsellino – e uno scoop internazionale, quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani. Un’inchiesta che per la prima volta nella storia ha portato il nome della Rai nel mondo».
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Ranucci: «Disumano condurre Report senza meritarlo»
Infine la chiosa: «È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. È disumano mortificare le professionalità straordinarie che da 30 lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Per questo non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata».
È morto Enzo Bianchi, il monaco fondatore della comunità di Bose
Addio a Enzo Bianchi, tra i principali fondatori della comunità monastica di Bose, morto all’età di 83 anni. Monaco, saggista, esperto di biblismo e fondatore delle Edizioni Qiqajon, aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017. Da allora si era progressivamente ritirato anche a causa di problemi di salute.
Chi era Enzo Bianchi
Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, Bianchi è stato un punto di riferimento spirituale per intere generazioni. Figura forte del post Concilio Vaticano II, riconosciuto uomo di preghiera e di pace, era comparso l’ultima volta sulla scena pubblica a maggio 2026 quando a Torino aveva presentato un volume di padre Antonio Spadaro, segretario del dicastero della Cultura vaticano ed ex direttore di Civiltà cattolica. Negli ultimi tempi aveva trattato, tra gli altri, il tema della messa con il rito antico, dibattendo con altri teologi sempre mantenendo posizioni in difesa del Concilio e delle sue riforme. Per tutta la vita è rimasto profondamente legato alla Chiesa senza essere sacerdote. «Mai sentita la vocazione. Il cardinal Pellegrino mi ha chiesto più volte se volevo ordinarmi prete, ma io sono sempre voluto restare un semplice laico come tutti», aveva raccontato.
La comunità di Bose
Nel 1965 fondò la comunità di Bose. Tutto nacque dopo essere capitato, quasi per caso, in una piccola chiesa nel Biellese circondata da case abbandonate. Per tre anni ha vissuto lì praticamente solo, conducendo una vita quasi eremitica, fino a quando nel 1968 cominciarono ad arrivare alcune persone spinte dalla curiosità. Così nacque la comunità monastica, che in breve tempo divenne conosciuta in tutto il mondo. Negli anni sono arrivati credenti di diverse confessioni cristiane, ma anche persone lontane dalla fede.
Dal Lussemburgo via libera al trasferimento del 25 per cento di Delfin
Svolta nel riassetto di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio da oltre 40 miliardi di valore. I giudici lussemburghesi hanno dato semaforo verde al trasferimento delle rispettive quote del 12,5 per cento detenuto da Paola e Luca Del Vecchio in un veicolo societario di loro proprietà. Lo riporta Milano Finanza.
Perché serviva l’ok dei giudici
Le azioni di Delfin non resteranno più intestate direttamente ai due fratelli, ma confluiranno in una società da loro controllata. L’ok dei giudici era imprescindibile, in quanto lo statuto della holding stabilisce che i soci siano solo persone fisiche eredi del fondatore. L’operazione consentirà pertanto agli eredi di Leonardo Del Vecchio di aggirare il veto statutario di dare in pegno le azioni Delfin, aprendo margini operativi maggiori e sbloccando di fatto il riassetto della holding che, oltre al 32,4 per cento di EssilorLuxottica, custodisce anche il 17,5 per cento di Monte dei Paschi di Siena, il 10 per cento di Generali, il 2,7 per cento di UniCredit e il 28 per cento di Covivio, società attiva nel settore immobiliare.
Calabresi pronto a lasciare tutti gli incarichi in Chora & Will Media
Mario Calabresi è pronto a lasciare la direzione editoriale la carica di presidente del consiglio di amministrazione di Chora & Will Media, società leader nel mondo dei podcast. Lo scrive il Sole 24 Ore. Nel futuro dell’ex direttore di La Repubblica e La Stampa c’è la candidatura a sindaco di Milano.
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Gli attuali incarichi di Calabresi
Calabresi, che nel 2020 è stato tra i cofondatori di Chora Media assieme a Guido Maria Brera, Mario Gianani e Roberto Zanco, al momento è anche amministratore delegato e editor in chief a Chora News, e azionista di Be Water, la holding (su cui ha investito molto Tether) che controlla Chora & Will Media, Cronache di spogliatoio, la casa di produzione Be Water Film e molto altro.
Mosca: «Ridicola la nomina di Fedorov al ministero della Difesa italiano»
La nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov a consulente del ministero della Difesa italiano è «molto ridicola» e degna di una favola satirica di Gianni Rodari. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. «Se Gianni Rodari fosse vivo penso che scriverebbe una favola satirica su questo, ma non sono sicura che sarebbe più divertente della storia vera», ha affermato durante un briefing. «È simbolico che l’innovazione in Italia sarà gestita da un uomo che, in una recente intervista, ha riconosciuto l’assoluta inefficacia del suo stesso dipartimento, dichiarando di ritenere che l’efficienza del sistema statale ucraino sia all’incirca del 5 per cento», ha aggiunto. «Questo è un esempio perfetto di come gli occidentali utilizzano l’Ucraina e gli ucraini. Mentre i cittadini comuni vengono mobilitati nelle trincee in Ucraina per affrontare una morte certa, i manager del regime di Kyiv stanno convertendo le sconfitte militari in contratti internazionali personali, e non se ne vergognano».
Sondaggio Swg-La7, Vannacci supera pure Forza Italia
Secondo l’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto condotto da Swg per il TgLa7, Futuro Nazionale è ora virtualmente la quarta forza politica del Paese. Dopo aver superato la Lega e anche Alleanza Verdi e Sinistra, il partito di Roberto Vannacci ha infatti staccato pure Forza Italia, attestandosi al 7,5 per cento: +0,3 nel giro di quattro settimane.
Non solo Lega: FN rosicchia voti anche a FI e FdI
Fratelli d’Italia è ancora saldamente il primo partito d’Italia col 26,8 per cento. Ma ad agosto ha perso lo 0,2. Dietro c’è il Partito democratico, dato al 20,7 (+0,1). Sul gradino più basso del podio il Movimento 5 stelle col 12,7 per cento (-0,3). FI, superata da FN, si attesta al 7,1 per cento, con un calo dello 0,3: i vannacciani apparentemente hanno rosicchiato consensi anche ad altri partiti di centrodestra oltre alla Lega, che peraltro recupera qualcosa salendo al 5,7 per cento (+0,3). Sopra c’è Avs al 6,7 per cento (+0,2). Per quanto riguarda gli altri partiti, Azione è data al 3,2 per cento (-0,1), Italia Viva stabile al 2,4 per cento, +Europa all’1,3 per cento (+0,1), Noi Moderati all’1,1 per cento (+0,1).
Usa, il segretario dell’Esercito Daniel Driscoll si è dimesso
Daniel P. Driscoll, segretario del dipartimento dell’Esercito Usa, ha presentato le proprie dimissioni al presidente Donald Trump. La decisione sarebbe legata a divergenze con il segretario alla Difesa Pete Hegseth che, negli ultimi mesi, ha rimosso diversi e importanti ufficiali dell’esercito spesso senza dare spiegazioni e bloccato la promozione di vari colonnelli solo perché legati a figure a lui sgradite. Driscoll era la massima autorità civile dell’esercito statunitense. Il suo ruolo dipende direttamente dal segretario alla Difesa. È una figura strettamente amministrativa e politica, di nomina presidenziale e sottoposta a conferma da parte del Senato. Ora l’esercito si troverà senza un leader civile, almeno fino a quando Trump non ne nominerà un nuovo. Dato che le dimissioni di Driscoll sono arrivate a ridosso delle elezioni di metà mandato, potrebbe essere difficile nominare il suo successore in tempi brevi.
Fagnani pronta a lasciare la Rai: dove potrebbe andare
Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. Lo riporta Adnkronos, rivelando che a giugno la giornalista avrebbe formalizzato – tramite una lettera recapitata prima della presentazione dei palinsesti autunnali – l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva valido fino alla primavera del 2027. Alla base della decisione «un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda» e la mancata valorizzazione da parte della Rai. Il nome di Fagnani, al timone di Belve dal 2021, era circolato per la conduzione di Chi l’ha visto? dopo l’addio di Federica Sciarelli e di Report in vista del siluramento di Sigfrido Ranucci, ma i vertici della tv pubblica hanno poi optato per altre soluzioni. Inoltre Fagnani non avrebbe digerito il fatto che la Rai non si stia ancora parlando del piano di produzione per Belve, che andrà in onda dal 20 ottobre al primo dicembre.

La Rai: «Fagnani asset fondamentale»
Dopo la notizia del possibile addio data da Adnkronos, nel corso della giornata la Rai ha diffuso un comunicato per precisare che Fagnani «Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la Direzione Intrattenimento Prime time ed ha un contratto di esclusiva con l’azienda». Quanto allo stallo sul piano di produzione della nuova edizione di Belve, «durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma».

Mediaset o La7: il futuro di Fagnani
Al di là delle smentite, quale destinazione potrebbe esserci nel futuro di Fagnani, in caso di addio anticipato alla Rai? La più accreditata sembra essere Mediaset. Pier Silvio Berlusconi e i vertici del Biscione la stimano e la stessa giornalista è in buoni rapporti con diversi personaggi di punta di Mediaset, come Maria De Filippi. C’è poi l’ipotesi La7, dove è di casa il compagno Enrico Mentana, il quale però non è detto rimanga alla corte di Urbano Cairo oltre l’attuale scadenza del contratto a fine anno. Nel futuro dell’attuale direttore del TgLa7 potrebbe esserci infatti un trasloco a Repubblica.
Mps, Assoutenti presenta un esposto a Consob e Bankitalia sulle ops su Bpm e Generali
Assoutenti ha presentato un esposto alla Consob e alla Banca d’Italia in merito alle ops lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. L’associazione, si legge in una nota, «non esprime alcuna valutazione preventiva sulla legittimità, sulla correttezza o sulla convenienza delle operazioni annunciate né intende prendere posizione a favore o contro alcuno dei soggetti coinvolti» ma sollecita, nell’interesse dei cittadini, dei piccoli azionisti e dei risparmiatori, «ogni verifica ritenuta opportuna dalle autorità competenti, affinché il mercato possa disporre di informazioni complete, chiare, coerenti e tempestive».
Le richieste di Assoutenti
In particolare, l’esposto chiede di verificare la tempistica e le modalità con cui informazioni potenzialmente rilevanti per il mercato sono divenute pubbliche, anche attraverso indiscrezioni di stampa, e di accertare il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di gestione delle informazioni privilegiate, riservatezza, tenuta degli elenchi delle persone aventi accesso a tali informazioni e comunicazione al pubblico». Assountenti chiede inoltre di verificare le conversazioni tra Mps e Banco Bpm prima delle operazioni successive, la comunicazione delle sinergie economiche presentate nei vari scenari industriali al mercato e i processi di governance interna di Mps. «La nostra iniziativa non è contro nessuna banca. Non supportiamo nessuna operazione in corso e non vogliamo giudicare in anticipo. Interveniamo solo per difendere i cittadini e i risparmiatori», ha commentato il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso.
Vannacci sull’ipotesi ballottaggio nella legge elettorale: «Mossa della paura»
Le riflessioni sul ballottaggio nella legge elettorale rappresentano «la mossa della paura». Lo ha scritto sui social Roberto Vannacci, riferendosi alle interlocuzioni in corso nella maggioranza sull’introduzione del doppio turno. «Se siamo così irrilevanti, perché tanta fretta di cambiare le regole? Se non contiamo nulla, perché costruire un argine?». Sono favorevoli all’ipotesi Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre a frenare è la Lega. Fermamente contro il ballottaggio anche l’opposizione in blocco.
«Per mesi Vannacci e Futuro Nazionale dovevano essere irrilevanti, una parentesi, uno zero virgola destinato a scomparire. Poi sono arrivati i sondaggi. E improvvisamente cambia tutto», ha scritto l’ex generale: nell’ultima rilevazione di BiDiMedia sulle intenzioni di voto, il suo partito ha superato anche Forza Italia. «Si parla di ballottaggi, di nuove formule elettorali, di meccanismi capaci di mettere al riparo il centrodestra dal rischio rappresentato da Vannacci». Il fondatore di FN ha aggiunto: «La legge elettorale non viene pensata per gli italiani. Non viene pensata per garantire una migliore governabilità. Viene pensata per cercare di neutralizzare un avversario che, democraticamente, si sta consolidando nel panorama politico italiano». E poi: «Quando la politica comincia a studiare le regole non per governare meglio, ma per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è già entrata nei Palazzi».
L’assemblea dei giornalisti di Report: «Stato di agitazione, pronti allo sciopero»
L’assemblea dei giornalisti di Report ha indetto lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero, dopo la decisione della Rai di rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione. I cronisti, si legge in una nota, «sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte dell’azienda, di essere pronti ad abbandonare il programma».
La nota dei giornalisti di Report
«Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico», continua il comunicato. «Solo un più che solido vissuto professionale e l’autorevolezza conquistati sul campo possono infatti far fronte alle necessità di produzione e alle specificità investigative di una trasmissione complessa, delicata e di altissimo valore civile, come Report ha dimostrato di essere nel corso della sua lunga storia, offrendo al pubblico un contributo ispirato ai più autentici valori repubblicani». E ancora: «I giornalisti interni di Report non sono disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall’alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il dna del programma. Esprimono, inoltre, sconcerto per il metodo usato dall’azienda nella scelta unilaterale e senza condivisione dei nuovi conduttori, annunciati alle agenzie di stampa prima che alla squadra». Di qui la richiesta alla Rai di «correggere le decisioni prese che non sono accettabili per chi, professionalmente, si è sempre riconosciuto nell’identità e nei valori di Report e che potrebbero costringere a scelte lavorative diverse». I giornalisti chiedono inoltre il diretto coinvolgimento della redazione nelle scelte aziendali, «al fine di preservare autonomia e indipendenza di un presidio fondamentale del servizio pubblico».
Sparatoria di Aarau, arrestato un 43enne svizzero
La polizia del Cantone Argovia ha annunciato che un uomo di 43 anni, cittadino elvetico, è stato arrestato per la sparatoria al rave party all’ippodromo di Aarau in cui è morta la 22enne abruzzese Maria Spinelli, da poco trasferitasi in Svizzera. «L’indagine sulla sequenza esatta degli eventi, sul contesto e sul possibile movente è attualmente in corso», spiega la polizia cantonale in una nota. Al momento le autorità ipotizzano che la sparatoria abbia un unico responsabile: da capire anche il movente, anche se gli inquirenti continuano a ritenere che le vittime (ci sono stati anche feriti) siano state colpite casualmente.
Guido De Maria morto a 93 anni: addio al papà di SuperGulp!
Addio a Guido De Maria, umorista, sceneggiatore e regista modenese, morto all’età di 93 anni. Raggiunse una grande notorietà negli Anni 70 quando, insieme a Giancarlo Governi, firmò le trasmissioni Gulp! e SuperGulp! di cui curò la regia, creando il linguaggio televisivo del fumetto in tv. Ha creato i personaggi di Giumbolo e, insieme a Bonvi, di Nick Carter.
Ha prodotto e diretto centinaia di caroselli e spot
Nato nel 1932 a Lama Mocogno, sull’Appennino modenese, De Maria ha iniziato come vignettista umoristico disegnando per testate nazionali e internazionali come la rivista settimanale Epoca, diretta da Enzo Biagi. Agli inizi degli Anni 60 passò alla pubblicità e diede vita alla Vimder film, una casa di produzione per le pubblicità di carosello. Dopo aver prodotto e diretto centinaia di caroselli e spot pubblicitari (oltre 1.200), tra cui I Brutos e Franco e Ciccio per Cera Grey, Salomone pirata pacioccone per Amarena Fabbri, la “camicia coi baffi” (con Maurizio Costanzo), Nelsen Piatti e i nanetti di Loacker, venne il tempo di Gulp! e Supergulp!. Per quest’ultimo, insieme al musicista Franco Godi, ha composto le sigle della trasmissione. Il 45 giri di Giumbolo vendette oltre 100 mila copie.
Rai, Fagnani pronta a lasciare
Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. Lo riporta Adnkronos, raccontando che a giugno la giornalista avrebbe formalizzato – tramite una lettera recapitata prima della presentazione dei palinsesti della prossima stagione – l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva valido fino alla primavera del 2027. Alla base della decisione «un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda» e la mancata valorizzazione da parte della Rai. Il nome di Fagnani, al timone di Belve dal 2021, era circolato per la conduzione di Chi l’ha visto? e Report, ma i vertici della tv pubblica hanno poi optato per altre soluzioni.

L’Italia conferma il blocco di Schengen con la Spagna per altri 15 giorni
Il governo ha deciso di prorogare di 15 giorni i controlli alla frontiera aerea e navale con la Spagna. Tutti i passeggeri di Paesi terzi in arrivo con voli e navi da scali spagnoli dovranno continuare ad esibire i documenti. La decisione è stata presa dopo una valutazione secondo cui la situazione nell’exclave spagnola di Ceuta non è ancora sotto controllo, con almeno 5 mila persone arrivate irregolarmente di cui la gran parte non è stata identificata e tra cui potrebbero celarsi terroristi di matrice jihadista. La Spagna potrebbe ora decidere di prorogare i controlli dei viaggiatori provenienti dall’Italia. Il provvedimento emesso dal governo spagnolo scade il 7 settembre, ma nei giorno scorsi Madrid aveva fatto sapere di attendere la decisione di Roma per stabilire se proseguire o meno con i controlli alla frontiera.
Crisi di Ceuta, Sanchez scagiona il Marocco: dito puntato contro Russia e Israele
Dietro alla disinformazione che ha innescato l’assalto di decine di migliaia di migranti all’enclave spagnola di Ceuta c’è stata la mano di Russia e Israele e, certamente, non quella del Marocco. Lo ha affermato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez nel corso di un’intervista concessa al programma Hoy por Hoy dell’emittente radiofonica Cadena Ser.

Il ruolo delle «reti russe e israeliane»
Secondo Sanchez, a diffondere la fake news sull’impossibilità di respingere i migranti giunti a nuoto a Ceuta (o Melilla), sancita da una supposta sentenza del Tribunale Supremo, è stata «un’internazionale dell’ultradestra che utilizza sempre la migrazione non solo per attaccare la Spagna ma anche l’Europa, e dividerla», guidata in particolare da «reti russe e israeliane». In disaccordo con la Spagna per la sua posizione riguardo alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, i due Paesi hanno poi approfittato della crisi migratoria per criticare il governo di Madrid.

Scagionato «senza dubbio» il Marocco
Nel corso dell’intervista, Sanchez ha inoltre sottolineato che le informazioni raccolte dal Centro Nacional de Inteligencia scagionano «senza dubbio» il Marocco, che peraltro ha offerto una cooperazione «istantanea, immediata» fin dall’inizio della crisi. Le relazioni bilaterali Madrid-Rabat sono «positive», ha assicurato, e presentano «molte sfaccettature e aspetti» rilevanti nell’ambito della migrazione. Sanchez ha poi precisato che il governo non dispone ancora di una spiegazione completa di quanto accaduto e che l’indagine resta aperta.
Spagna, libero l’italiano che era stato accusato di aver ucciso la compagna
È stato rilasciato l’italiano di 60 anni che era stato arrestato in Spagna in quanto accusato di aver ucciso la compagna, cittadina tedesca: la perizia forense ha indicato il suicidio come causa del decesso, escludendo la possibilità di un omicidio. I media spagnoli spiegano che, in realtà, la Guardia Civil aveva lavorato su questa ipotesi fin dall’inizio. Il caso è stato provvisoriamente archiviato.
Le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte
I fatti risalgono al 28 agosto, quando il corpo della donna – cittadina tedesca di 47 anni – era stato rinvenuto attorno alle 9 di mattina nella zona della spiaggia di Punta del Caimán a Isla Cristina, località balneare dell’Andalusia. Sul corpo della donna sono state rilevate numerose coltellate: le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte. La coppia, residente in Germania, si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper.
Alessandro Di Battista, arrivati all’Avana i medici del Gemelli
La compagna di Alessandro Di Battista, Sahra Lahouasnia è arrivata all’Avana dove l’ex deputato M5s è ricoverato nell’ospedale Hermanos Ameijeiras dopo un malore accusato venerdì sera. Nella capitale cubana è giunta anche un’equipe sanitaria del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, pronta a fornire assistenza medica. Si tratta di due medici che affiancheranno il team cubano e valuteranno le condizioni del politico per capire quando possa fare rientro in Italia, dal momento che finora è stato considerato “non trasferibile”.
Il ritorno sui social e la telefonata con Tajani
Intanto, nella giornata di domenica, Di Battista si è fatto sentire sui social rassicurando sulle sue condizioni di salute. Dopo aver commentato un post del pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, sottolineando la sua volontà di vederlo presto dopo aver ricevuto il suo invito a Napoli, in serata ha anche condiviso una storia su Instagram contro il genocidio a Gaza. Ha anche parlato al telefono con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lo ha trovato «combattivo nel tono» e che gli ha garantito che il governo farà tutto il necessario.
Si riaccende la guerra Usa-Iran: i raid americani e la risposta dei pasdaran
Dopo un mese di stop sono ripresi i bombardamenti statunitensi in Iran. Nel mirino lanciarazzi dei pasdaran sulla piccola isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi ha spiegato di aver attaccato «forze dei pasdaran intente a preparare il lancio di razzi carichi di mine navali» verso lo stretto. Pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno annunciato di aver completato la bonifica del tratto di mare. L’ultimo attacco Usa contro l’Iran risaliva al 29 luglio.
— U.S. Central Command (@CENTCOM) August 31, 2026
CLAIM: Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) claimed in a recent statement that strikes by U.S. forces to prevent the IRGC from placing mines in the Strait of Hormuz were an “act of aggression.” This claim is absolutely FALSE.
FACT: U.S. forces took limited,… pic.twitter.com/XLx8xNTHto
La risposta iraniana agli attacchi Usa
In risposta al raid statunitense, l’Iran ha risposto con attacchi su obiettivi Usa in Giordania: secondo i pasdaran i missili balistici lanciati hanno causato gravi danni, mentre per gli statunitensi sono stati tutti intercettati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver «affrontato una minaccia con droni» proveniente dall’Iran sulle sue acque territoriali dopo che Teheran aveva detto di aver preso di mira personale militare statunitense in una base aerea locale e di aver abbattuto un drone statunitense sullo stretto di Hormuz. La Marina delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha inoltre dichiarato che «una superpetroliera che aveva violato le norme ha preso fuoco in modo terribile dopo aver urtato due mine marine».
Pd, Franceschini ha rivelato di avere il Parkinson
Dario Franceschini, senatore del Pd ed ex ministro della Cultura, ha rivelato in un’intervista al Corriere di avere il morbo di Parkinson. «Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. La diagnosi è stata una botta tremenda», ha raccontato. «Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d’incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre».
«Fondamentale non scoraggiarsi e riempire le giornate»
Franceschini ha spiegato che inizialmente la sua reazione è stata quella di tentare di nasconderla: «Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. Ma è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi. Io non mollo, io continuo a vivere, a esserci». Per questo ha deciso di rendere pubblica la diagnosi: «Parlare pubblicamente della mia malattia è chiaro, mi costa, e molto. Però ci ho riflettuto a lungo e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita. Per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere». La malattia ha cambiato anche il suo rapporto con la politica: «Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere, mostrando di non avere, quasi per definizione, debolezze, timori, fragilità». Nonostante ciò, Franceschini continua comunque la sua attività: «Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni».
Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Sigfrido Ranucci saluta, suo malgrado, la conduzione di Report. La Rai ha infatti reso noto che nella prossima stagione televisiva alla guida della trasmissione ci saranno Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, «entrambi risultati vincitori della selezione per giornalisti professionisti». Una scelta, precisa il comunicato, «nel segno della professionalità e dell’esperienza maturata sul campo».

Chi sono i due nuovi conduttori di Report
Presutti è da anni giornalista e inviata di Report, mentre Piervincenzi, è stato inviato e conduttore di programmi Rai quali Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano: nel 2017 fu colpito con una violenta testata da Roberto Spada, che aveva avvicinato per alcune domande sui presunti rapporti con CasaPound a Ostia.

Per Ranucci tre «opzioni di ricollocazione professionale»
«Nell’ambito degli accordi sindacali e delle procedure previste per la gestione dei percorsi professionali», si legge nel comunicato, sono state sottoposte a Ranucci «tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai, nell’ottica di garantire una continuità professionale adeguata al suo profilo e alle esigenze editoriali e organizzative dell’Azienda». Tra i passaggi del comunicato anche questo: «La Rai ritiene che il valore del giornalismo d’inchiesta, da sempre elemento distintivo dell’offerta informativa del Servizio pubblico, risieda nella credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare».
Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra
Le parole pronunciate qualche giorno fa da Stefano Bonaccini durante un evento ad Albenga hanno innescato un botta e risposta tra il presidente del Partito democratico e Giorgia Meloni: al centro il grado di istruzione degli elettori di destra.

Le parole di Bonaccini sull’elettorato di destra
Bonaccini aveva affermato che, negli ultimi anni, in cui si è visto il «voto al primo Trump, il voto alla Brexit, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, Salvini e oggi forse a Vannacci» la destra ha raccolto maggior consenso della sinistra grazie al consenso «di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree esterne delle città e di chi sta peggio economicamente».
Meloni: «Hanno studiato i danni della sinistra»
«In una illuminata lezione, Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare», ha scritto Meloni sui social, condividendo il video dell’intervento del presidente dem che, suggerisce la premier, «forse dovrebbe prendere in considerazione un’ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra», tra «città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, come devono votare, e come devono pensare».

La precisazione di Bonaccini a Coffee Break
Successivamente, ospite di Coffee Break su La7, Bonaccini nel tentativo di riprendersi dallo scivolone ha spiegato che la sua riflessione faceva parte di ragionamento più complesso sui cambiamenti dell’elettorato occidentale nell’ultimo decennio e, soprattutto, sulle difficoltà della sinistra nel rappresentare le fasce sociali più fragili. «Ma secondo voi io mi permetto di dire che solo quelli che studiano? Ho fatto un’analisi di quella che è la realtà se si va a vedere scorporando il voto», ha detto Bonaccini in tv. E poi: «Capisco che sia più facile cercare una polemica abbastanza sorprendente col sottoscritto, ieri è partito Bignami e in parte la Lega, piuttosto che rispondere sul perché paghiamo le bollette, la benzina tra le più care al mondo o perché ci sono troppi precari soprattutto giovani, perché la sanità pubblica sta crollando o perché il Paese non cresce e sarà il peggiore nei Ventisette dell’Ue per crescita».
Vienna, rubato il collier della regina d’Egitto: caccia ai ladri
Due uomini hanno rubato un prezioso collier dal Mak, il Museo di arti applicate di Vienna, appartenuto alla regina Nazli d’Egitto. Realizzato nel 1939 in stile Art déco dalla maison parigina Van Cleef & Arpels, 10 anni era stato battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro, secondo la banca dati della casa d’aste Sotheby’s. I due ladri sono entrati nel museo fingendosi normali visitatori, per poi infrangere una vetrina, impossessarsi del collier e scappare. Sono ancora in fuga e la polizia ha avviato una vasta operazione per rintracciarli. Il gioiello è composto da oltre 600 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera. La regina Nazli lo aveva commissionato, insieme a una tiara coordinata, in occasione delle nozze della figlia Fawzia con il principe ereditario iraniano Mohammad Reza Pahlavi, futuro scià di Persia.
Alluvione in Nepal: salgono i morti, ancora dispersi i tre italiani
L’Autorità nazionale del Nepal per la riduzione del rischio e la gestione dei disastri (Ndrrma) ha aggiornato a 538 il numero dei corpi recuperati dalla devastante alluvione nel bacino del Bhote Koshi. La maggior parte dei corpi è stata ritrovata nelle zone meridionali, a circa 150 chilometri dalla sorgente dell’inondazione: la forza della corrente ha trascinato fango, detriti e le vittime lungo il pendio montuoso fino a rallentare. Oltre alle vittime accertate ci sono poi 937 persone che risultano ancora disperse: tra essi 517 stranieri, di cui tre italiani. Intanto, mentre permane il rischio di ulteriori inondazioni nelle aree al confine tra Nepal e Cina, è arrivata a Kathmandu la task force dell’Unità di Crisi della Farnesina.

CLAIM: Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) claimed in a recent statement that strikes by U.S. forces to prevent the IRGC from placing mines in the Strait of Hormuz were an “act of aggression.” This claim is absolutely FALSE.
FACT: U.S. forces took limited,…