Legge elettorale, tramonta l’ipotesi ballottaggio: il post di Vannacci

Sembra essere tramontata definitivamente l’ipotesi di introdurre nella riforma della legge elettorale un ballottaggio tra le due coalizioni più votate, un’idea anti-Vannacci a cui la Lega si era sempre opposta e che non aveva trovato consenso unanime né in Fratelli d’Italia, né in Forza Italia. Lo riporta il Corriere della Sera: la proposta dall’ex presidente del Senato Marcello Pera, presentata come emendamento in Aula, non riceverà il sostegno della maggioranza.

Il post di Vannacci: «Ora hanno preso la calcolatrice»

Roberto Vannacci, che a fine agosto aveva attaccato la maggioranza definendo le interlocuzioni in corso sul doppio turno la «mossa della paura» del centrodestra per mettersi al riparo dal rischio rappresentato da Futuro Nazionale, è oggi tornato alla carica sul tema. «Adesso hanno preso la calcolatrice. Il risultato è scritto nero su bianco: senza FN il centrodestra non raggiunge il 42 per cento. Non è propaganda. È aritmetica», ha scritto Vannacci. L’ex generale cita questa soglia perché l’attuale formulazione della legge elettorale prevede un premio di maggioranza assegnato – in entrambe le Camere – alla coalizione vincitrice che abbia ottenuto almeno il 42 per cento dei voti in ciascuno dei due rami del Parlamento. In assenza di questi presupposti, la ripartizione dei seggi avverrebbe col proporzionale puro.

Per quanto riguarda il ballottaggio, il timore dell’attuale maggioranza è che l’erosione da destra finisca per rendere troppo alta la soglia da raggiungere: il lodo-Pera prevede il doppio turno se nessuna coalizione supera il 48 per cento e almeno due stanno sopra il 38. Il 9 settembre il testo approda al Senato e dovrà uscire da Palazzo Madama entro il 15. Nel suo post, Vannacci ha poi avvertito che i voti d Futuro Nazionale «non sono un pacco postale da ritirare alla vigilia delle elezioni». Definendo il suo partito «il motore che riporterà la destra sulla retta via», l’ex generale ha aggiunto che «le alleanze non si costruiscono con formule escogitate nei palazzi, ma sulla chiarezza dei programmi e sulla lealtà verso gli elettori». E poi: «Il centrodestra, se vuole governare e non consegnare l’Italia alla sinistra dovrà fare i conti con gli italiani. Con gli stessi italiani che ha deluso sino a oggi. E quindi, anche con noi».