Cnn, Politico e Ms Now tornano alla Casa Bianca

Cnn, Politico e Ms Now sono state riammesse, a tempo indeterminato, alla Casa Bianca. Lo ha deciso il giudice federale Timothy Kelly con un’ordinanza che impedisce al presidente americano Donald Trump di bandire i media dalla Casa Bianca, in attesa dell’esito della causa intentata dalle emittenti in merito al diritto di accesso. «Non c’è praticamente nulla di attinente alla sicurezza nazionale negli atti relativi alla decisione del presidente di revocare i permessi di accesso ai ricorrenti, a cui la Corte possa fare riferimento», ha scritto Kelly nella sua sentenza. Trump aveva usato motivi legati alla sicurezza nazionale come pretesto per revocare l’accredito ai giornalisti. In seguito all’ordinanza, le testate potranno accedere alla Casa Bianca fino a quando non sarà risolta la causa legale che contesta il divieto. Non è invece previsto che l’amministrazione Trump debba consentire ai giornalisti di queste testate di accedere allo Studio Ovale o all’Air Force One, luoghi dai quali sono stati esclusi i reporter di Cnn e Politico.

Banda della minicar a Roma, fermati i responsabili delle aggressioni

Identificati e fermati i responsabili delle sei aggressioni messe in atto tra il 4 e 5 ottobre contro passanti a piedi, in bici o in monopattino nel quartiere Monteverde a Roma dalla “banda della minicar“. Si tratta di due minorenni, un 16enne e di un 17enne che vivono nella zona: hanno confessato. Il più grande, che sarebbe stato alla guida, è figlio di un carabiniere.

Come sono stati identificati i due minorenni

I carabinieri della compagnia di Roma San Pietro e gli agenti della polizia locale di Roma Capitale, coordinati dalla procura di Roma, anche grazie alle analisi dei filmati delle telecamere di vigilanza sono risaliti al veicolo utilizzato nelle sei aggressioni, compresa quella ha provocato il grave ferimento dell’attore Davide Iacopini, spinto mentre si stava spostando in monopattino e ancora ricoverato in prognosi riservata. I due sono stati individuati anche grazie alla testimonianza di un meccanico, il quale ha riferito di aver installato su una minicar alcuni led, una luce rossa sulla targa, e adesivi, di cui uno con un serpente, che corrispondevano alle caratteristiche dell’auto ricercata. I loro movimenti sono stati poi ricostruiti tramite l’app installata sullo smartphone di uno dei due che permette di localizzare da remoto i dispositivi. Il veicolo è stato rintracciato dai carabinieri durante un controllo a Testaccio ed è stato sequestrato. Dal mezzo sono poi risaliti ai due minorenni, successivamente fermati.

Nuovo Codice della strada approvato dal Cdm, cosa prevede

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Codice della strada che riscrive numerose disposizioni sulla circolazione, introducendo sanzioni proporzionate alla gravità delle violazioni e maggiori strumenti digitali per controlli e notifiche. Le nuove regole non sono ancora in vigore. Il decreto dovrà infatti completare l’iter previsto dalla legge delega, che prevede i pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata e un passaggio alle commissioni parlamentari competenti. In caso di mancato recepimento dei pareri, è previsto un ulteriore passaggio alle Camere. La delega concessa al governo dura 22 mesi e prevede, in determinate condizioni, ulteriori 150 giorni. Un meccanismo che potrebbe spostare il termine per l’approvazione definitiva fino a marzo 2027.

Multe in base alla gravità delle violazioni

Una delle novità più significative riguarda le multe per eccesso di velocità, che saranno calcolate in base ai chilometri orari di superamento del limite. La bozza prevede, in linea generale, 10 euro per ogni chilometro eccedente, che diventano cinque euro nei contesti urbani con limiti più bassi, come quelli di 30 e 50 km/h. Uu una strada urbana con limite di 50 km/h, per esempio, viaggiare a 61 km/h comporterebbe una sanzione di 55 euro, mentre procedere a 90 km/h costerebbe 200 euro.

Cade l’obbligo di avere con sè patente e libretto cartacei

Altra novità riguarda la decadenza dell’obbligo di avere con sé patente e carta di circolazione in formato fisico. Le informazioni contenute nei documenti saranno consultabili direttamente dalle forze di polizia attraverso le banche dati nazionali. La riforma prevede anche la digitalizzazione dei verbali, che potranno essere redatti dagli agenti e resi disponibili su piattaforme telematiche. Le notifiche avverranno prioritariamente attraverso il Servizio notifiche digitali (Send), mentre quelle tradizionali saranno utilizzate in assenza di un domicilio digitale. Per le violazioni accertate a distanza, il termine ordinario di notificazione passerà da 90 a 45 giorni. Sempre sul tema patente, si allunga la durata del documento per milioni di automobilisti. Secondo la bozza, il rinnovo ordinario decennale delle patenti del gruppo 1, che comprendono quelle per automobili e motocicli, sarà previsto fino ai 65 anni, rispetto agli attuali 50.

Casco e contrassegno adesivo obbligatori per i cicli a propulsione

Per i motociclisti viene contemplata la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza autostradale in caso di scontri o rallentamenti, oltre a un programma di installazione di barriere stradali salva-motociclisti. Per i monopattini, invece, i Comuni potranno individuare con ordinanza aree di sosta riservate anche sui marciapiedi, purché rimanga uno spazio sufficiente a garantire il passaggio sicuro dei pedoni e delle persone con disabilità. Restano al centro del confronto anche le norme per i ciclisti, dalla distanza laterale di sicurezza durante i sorpassi alle modalità di circolazione sul margine destro della carreggiata. Casco e contrassegno adesivo saranno obbligatori per i «cicli a propulsione», distinti dalle comuni bici a pedalata assistita, usati anche dai rider. Il governo ha chiarito che è prevista «l’estensione ai cicli a propulsione dell’obbligo del casco e del contrassegno già previsto per i monopattini elettrici e, per questi ultimi, il divieto di manovre improvvise e a zig-zag e l’obbligo di documentare con una fotografia, al termine di ogni noleggio, il corretto posizionamento del mezzo».

Le comunicazioni di Meloni al Senato: cosa ha detto su energia, Ucraina e Medio Oriente

Nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre, Giorgia Meloni ha ribadito il sostegno all’Ucraina, spiegando che la posizione del suo governo non è cambiata. Per quanto riguarda il Medio Oriente, la premier si è detta preoccupata per Gaza, sottolineando però che «la sicurezza dello Stato di Israele non può essere messa in discussione». E poi ha “bocciato” Donald Trump per l’accordo sul gasolio russo annunciato pochi giorni fa. Ecco le dichiarazioni di Meloni a Palazzo Madama.

In Ucraina «solo una pace giusta può durare»

«Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace: solo una pace giusta può durare e mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi. Dunque la posizione del governo non cambia», ha detto Meloni: «Sostegno a Kyiv, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione». Poi ha illustrato la risoluzione che la maggioranza ha predisposto in Senato: «Garantire la continuità del sostegno multidimensionale alla popolazione ucraina, anche in vista dell’inverno, e sostenere ogni iniziativa diplomatica volta a una pace giusta e duratura, nel pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina».

Le comunicazioni di Meloni al Senato: cosa ha detto su energia, Ucraina e Medio Oriente
Le comunicazioni di Giorgia Meloni al Senato (Ansa).

La sicurezza di Israele «non può essere in discussione»

Tra i temi all’ordine del giorno del Consiglio europeo ci sarà anche il Medio Oriente: «La sicurezza dello Stato di Israele non può essere messa in discussione. E continuo a ritenere che con Israele sia necessario mantenere aperto un canale di dialogo. Dopodiché, però, ci preoccupa il perdurare della presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria, a Gaza. E in Cisgiordania assistiamo a una pressione sulla popolazione palestinese che è intollerabile». Il governo, ha sottolineato Meloni, si oppone «con forza all’annessione e allo spostamento forzato dei palestinesi».

Meloni: «Rischiosa l’intesa di Trump sul gasolio russo»

«L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso da Trump è una scelta che considero molto rischiosa», ha detto inoltre Meloni, spiegando che «l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto in Ucraina». Dunque, «il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non si possono ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Usa compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».

Le comunicazioni di Meloni al Senato: cosa ha detto su energia, Ucraina e Medio Oriente
Giorgia Meloni in Senato (Ansa).

Meloni: «Energia meno cara per salvare la competitività»

«Il Consiglio Europeo farà il punto sull’attuazione dell’agenda “One Europe, One Market” e sui progressi compiuti per approfondire il mercato unico, semplificare le regole, ridurre gli oneri amministrativi e velocizzare le procedure di pianificazione e autorizzazione», ha detto Meloni parlando di energia: «Sono obiettivi sui quali l’Italia insiste da tempo. Però, la questione che oggi pesa più di tutto sulla competitività della nostra economia è un’altra: il costo dell’energia. Lo abbiamo detto molte volte: non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti. Né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione. A maggior ragione nell’attuale quadro geopolitico».

PizzaGirls, quasi 16 milioni di contatti in un anno: il futuro si scrive (anche) online

Si è chiuso il periodo di messa in onda della quinta stagione di PizzaGirls su Rai 2, con fruizione permanente on-demand su RaiPlay, e con esso arriva il primo, ampio report di risultati dell’intero ecosistema. Nell’arco di un anno il progetto ha totalizzato circa 15,8 milioni di contatti complessivi tra televisione e web. La televisione ha rappresentato la radice e il trampolino di questo racconto. Le otto puntate su Rai 2 hanno raccolto in media 158.625 spettatori a serata, con uno share medio del 3,25 per cento e punte fino al 3,7 per cento, mentre RaiPlay ne ha custodito la visione con oltre 1.250 ore on-demand. Un patrimonio di autorevolezza e di pubblico che ha dato al marchio riconoscibilità nazionale e una credibilità difficilmente replicabile altrove. È però nell’universo digitale che PizzaGirls ha espresso la propria dimensione più ampia. I contenuti nativi del piano web hanno generato circa 14,5 milioni di contatti, oltre 10 volte l’ascolto televisivo distribuiti tra YouTube (486.454 visualizzazioni e una crescita degli iscritti del +3.029 per cento in 11 mesi), Facebook e Instagram (rispettivamente 9,13 e 4,59 milioni di visualizzazioni), TikTok e il podcast su Spotify. Numeri che non necessariamente raccontano un’alternativa alla televisione, ma la sua naturale prosecuzione nei luoghi in cui il pubblico, sempre più ampio e giovane, già vive e sceglie ogni giorno.

Nei prossimi due anni si punterà solo sul digitale

Da qui prende forma la rotta dei prossimi due anni. Il piano editoriale 2027-2028, sviluppato insieme al partner strategico Evolution Group, concentrerà le energie del progetto sulla dimensione digitale, valorizzando ciò che il web consente e che la sola misurazione televisiva non può restituire – una profilazione dettagliata e puntuale del pubblico e una lettura granulare di ascolti, visualizzazioni e interazioni. È la stessa direzione indicata, del resto, da un numero crescente di brand, sempre più orientati alla promozione online proprio per la precisione dei dati e la trasparenza dei risultati, rispetto anche al costo dei branded e alle richieste dei broadcast. «La scelta ha anche un valore, per così dire, democratico. Il digitale abbatte le distanze, apre il racconto a nuovi pubblici e trasforma gli spettatori in una community partecipe, misurabile e scalabile», ha spiegato Carlo Fumo, ideatore, regista e produttore di PizzaGirls. «È il terreno ideale per un progetto editorialmente libero e autogestito, capace di rinnovarsi ogni settimana e di stimolare il processo creativo verso l’innovazione, dai contenuti educational sui “segreti della pizza” fino al franchising in dirittura d’arrivo e a un primo luogo fisico offline».

Una strategia mirata di sviluppo dei contenuti, distribuzione e coinvolgimento del pubblico

«PizzaGirls è un progetto che ha già dimostrato il proprio valore e la propria forza editoriale attraverso il percorso televisivo. I risultati raggiunti sul digitale confermano però che esistono margini di crescita ancora molto importanti, che intendiamo valorizzare attraverso una strategia mirata di sviluppo dei contenuti, distribuzione e coinvolgimento del pubblico», ha aggiunto Francesco Califano, head of Partnership di Evolution Group. «Questa partnership rappresenta perfettamente la visione di Evolution Group, quella di essere un partner strategico non soltanto per i progetti nativi digitali, ma anche per quei prodotti editoriali che nascono su altri media e scelgono il web per ampliare il proprio pubblico, sviluppare nuove opportunità di monetizzazione ed esprimere pienamente il proprio potenziale. PizzaGirls è un esempio concreto di come televisione e digitale possano valorizzarsi reciprocamente, dando vita a progetti capaci di crescere e consolidarsi nel tempo».

Ranucci dice addio a Report: il giornalista fa gli scatoloni

«Finisce una storia durata 20 anni. Raccolgo i ricordi che mi hanno accompagnato in circa 500 puntate di Report». Lo ha scritto su Facebook Sigfrido Ranucci postando un video che in cui lo si vede mentre racconta l’addio alla redazione del programma di Rai Tre, mostrando ai follower una serie di oggetti tra regali, portafortuna, statue, documenti, premi, e ricordi vari, tutti da riporre negli scatoloni per il trasloco (forzato): «L’avevo messo in conto e ho sempre cercato di immaginare come sarebbe andata. Mi sono figurato tanti scenari, ma mai avrei pensato a modalità così mostruose. Tuttavia non rimpiango nulla di quello che ho fatto». Pochi giorni fa il Tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso d’urgenza presentato da Ranucci contro la Rai per il suo reintegro alla conduzione di Report.

«A volte scegliere serve a spiazzare, a trasformarsi in pastori maremmani per indicare la strada agli altri. L’amore per la libera informazione, l’amore per lo spirito del servizio pubblico, per la Rai», si legge nel post di Ranucci. Che spiega inoltre così la scelta del brano di accompagnamento al video: «Durante i funerali di Agnès Lassalle, l’insegnante di spagnolo di Saint-Jean-de-Luz uccisa con una coltellata al cuore da un 16enne, il suo compagno, Stéphane Voirin, ha deciso di renderle omaggio ballando da solo davanti alla bara sulle note di L-O-V-E di Nat King Cole, la loro canzone. All’improvviso tutti i presenti hanno cominciato a danzare, trasformando la commozione in condivisione». E poi: «Trasformare il dolore in resilienza: è quello che farò, con la promessa di rivederci prima o poi».

Papa Leone, il bollettino del Gemelli: «Notte tranquilla dopo la rimozione del tumore»

Papa Leone ha passato una notte «tranquilla» al Policlinico Gemelli dopo l’intervento per la rimozione di un «adenocarcinoma polmonare». Lo fa sapere la Sala stampa della Santa sede, specificando che in giornata saranno fornite ulteriori informazioni sullo stato di salute del pontefice. Nella giornata di martedì 13 ottobre, Prevost ha subìto «l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro». Un intervento che, come ha spiegato il Gemelli in un bollettino, «è riuscito e non ci sono state complicanze». È rimasto in sala operatoria per tre ore e l’operazione è durata 90 minuti. Oltre all’equipe medica e al suo dottore, Luigi Carbone, era presente anche il capo della gendarmeria Gianluca Gauzzi Broccoletti. Sul pontefice saranno ora effettuati gli esami post operatori.

Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più

Il flop del bando sul Mudec sta facendo molto discutere, per buone ragioni. Per quanto non sia così insolito che una procedura pubblica vada deserta, in questo caso l’assenza di proposte riveste un significato particolare, sia per l’importanza del museo in questione, sia perché accade nel contesto di una città che sta dibattendo animatamente sull’esigenza di affermare la regia pubblica nella gestione degli spazi affidati ai privati.

Dall’era industriale a quella di Milano “Place to be”

Mudec sta per Museo delle culture e la sua stessa esistenza è il simbolo della rinnovata attrattività di Milano dopo Expo 2015. Entrato in funzione a inizio Novecento come fabbrica elettromeccanica, il manufatto di via Tortona nel 1966 è passato all’Ansaldo che vi ha operato per due decenni. Con la deindustrializzazione degli Anni 80, l’area è caduta in disuso e il Comune di Milano – allora guidato dal sindaco socialista Paolo Pillitteri – l’ha acquisita nel 1989.

Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Beppe Sala con l’ex sindaco socialista Paolo Pillitteri, morto nel 2024 (foto Imagoeconomica).

Negli Anni 90 è nata l’idea di trasformare i suoi 70 mila metri quadrati in un polo culturale, specificatamente per ospitare la massiccia raccolta di oggetti che il Comune aveva accumulato sin dall’Ottocento e che per la massima parte erano abbandonati nei depositi. Solo nel 1999 è stato bandito un concorso internazionale per la trasformazione dell’area. Lo ha vinto l’architetto britannico David Chipperfield, grazie alla sua idea di conservare la storica identità industriale della struttura, pur inserendovi un’architettura contemporanea. Dal progetto alla realizzazione, la strada è stata piuttosto lunga: i lavori sono partiti solo nel 2008 e l’apertura al pubblico è avvenuta nel marzo 2015, alla vigilia di Expo.

Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
L’architetto britannico David Chipperfield (foto Ansa).

La lunghissima attesa è stata ripagata da un risultato finale che rispecchia in pieno i temi più caldi di questa fase della storia di Milano: la rigenerazione urbana e l’internazionalità di una città diventata una delle principali mete turistiche in Europa. Il Mudec fa parte di un più ampio distretto che comprende anche il centro culturale Base Milano, i laboratori del Teatro alla Scala e diversi spazi didattici e auditorium caratterizzati dalla polifunzionalità.

Il Sole 24 Ore si è tirato indietro dopo 12 anni

A gestire il Mudec fin dalla sua apertura è stata 24 Ore Cultura, società del gruppo Il Sole 24 Ore. Il rapporto in essere con il Comune è quello di una concessione di spazi della durata di 12 anni, in scadenza a marzo 2027. In previsione della deadline, piuttosto vicina alle elezioni che designeranno il successore di Beppe Sala, Palazzo Marino ha indetto un nuovo bando, che però è andato deserto.

Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Beppe Sala (foto Imagoeconomica).

La circostanza ha suscitato un certo stupore, eppure Federico Silvestri, amministratore delegato del Sole, aveva annunciato con largo anticipo la decisione di non parteciparvi, spiegando che dopo il Covid il quadro economico era cambiato e si prospettava una gestione in perdita.

Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Federico Silvestri (Imagoeconomica).

Il Comune ha cambiato la natura del rapporto

Ancora più significative sono però state le modifiche introdotte dal Comune nel nuovo bando, che ha notevolmente cambiato le carte in tavola rispetto al precedente. In primo luogo è mutata la durata, scesa da 12 a otto anni, ma soprattutto la natura del rapporto: non più concessione di spazi, bensì di servizi. La differenza non è solo formale, perché in questa nuova configurazione è il Comune a indicare le attività che il concessionario deve realizzare, togliendogli molta discrezionalità operativa.

Tetto a 15 euro per il biglietto di ingresso

Sono stati ridotti anche gli spazi in questione (perché Palazzo Marino ha raddoppiato quelli a sua gestione diretta) e aumentati gli obblighi a carico del gestore, in termini di numero e caratteristiche delle mostre da ospitare. È stato inoltre fissato un tetto a 15 euro per il biglietto di ingresso, derogabile solo in casi particolari, mentre sono state inserite in convenzione alcune attività accessorie come la gestione del parcheggio e della ristorazione, formalizzando ciò che già avveniva nei fatti. La ratio è evidentemente quella di aumentare la regia pubblica sulla gestione del Mudec: intento assolutamente compatibile con il clima politico di questo periodo. Il problema è che i conti non tornano.

Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più

Paradossalmente, il Comune prospettava un canone meno oneroso per la concessione (base d’asta a 100 mila euro, contro gli attuali 209 mila), ma il vantaggio veniva ampiamente eroso dal Piano economico finanziario (Pef). Altra significativa novità del bando è che quest’ultimo è stato realizzato da Palazzo Marino, non più dal privato, e che i suoi numeri indicano chiaramente un margine di guadagno praticamente nullo.

Un altro elemento interessante che emerge dal Pef è che il 57 per cento dei ricavi sarebbe arrivato dalla ristorazione, che in pratica avrebbe dovuto sostenere l’attività culturale. Anche su questo aspetto, però, il bando prevedeva vincoli stringenti per il concessionario, contribuendo ad aumentarne il rischio di impresa. E lo chef stellato Enrico Bartolini ha già annunciato che lascerà via Tortona.

Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
Lo chef Enrico Bartolini (foto Imagoeconomica).

Senza margini di profitto, bando deserto: e ora?

La vicenda Mudec rappresenta quindi un’interessante case history di collaborazione pubblico-privato. Il Comune ha cercato di ottenere il massimo per la città, ossia un grande museo internazionale con mostre e servizi di livello a prezzi accessibili, ma non potendolo gestire in prima persona si è scontrato con le esigenze di profitto del mercato, che nell’ultimo bando non hanno trovato sufficiente accoglienza. E ora?

Il Sole sarebbe disponibile, ma a condizioni diverse

L’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi ha spiegato a Lettera43 che le direzioni Gare & appalti e cultura stanno riesaminando i termini del bando, per capire quali valutazioni tecniche potranno rimanere in piedi, traducendo così in atti amministrativi l’indirizzo politico. Il Sole 24 Cultura si è già detto disponibile a partecipare a un nuovo bando, a condizioni diverse, e Sacchi si è definito «pienamente soddisfatto» di come la gestione uscente abbia valorizzato il museo.

Bando deserto, guaio Mudec a Milano: perché i conti non tornano più
L’assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi (foto Imagoeconomica).

Ma negli appalti i cavilli burocratici sono sostanza. E alcuni aspetti andranno esaminati con la dovuta attenzione: per esempio, secondo alcuni il requisito di aver gestito un parcheggio interrato potrebbe essere una buona notizia per il Sole, che effettivamente lo ha già fatto. Le linee guida sono attese entro fine 2026 e, con indirizzi politici chiaramente espressi, il bandolo della matassa sarà nelle mani dei tecnici, che dovranno far quadrare i conti.

Televisione: VisionQuest da oggi su Disney+

VisionQuest da oggi su Disney+

La miniserie chiude la saga iniziata nel 2021 con WandaVision

Ultima serie tv della fase sei del Marvel Cinematic Universe e conclusione della trilogia iniziata con WandaVision (2021) e continuata con Agatha All Along (2024), arrivano oggi su Disney+ i primi due episodi di VisionQuest, miniserie ideata da Terry Matalas (Star Trek: Picard) che segna il ritorno di Visione, assente dagli schermi dal finale di WandaVision, e dell'IA sviluppata da Tony Stark e Bruce Banner Ultron. Protagonista degli otto episodi della miniserie, che verranno rilasciati a cadenza settimanale con due puntate ogni mercoledì (tranne gli ultimi due episodi, che saranno... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 14 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Stranimondi, le novità di fantascienza / 3: Delos Digital

Stranimondi, le novità di fantascienza / 3: Delos Digital

Molte le novità editoriali di fantascienza che saranno proposte a Stranimondi. Vediamo quelle di Delos Digital, che sono molte.

Solo tre giorni ormai all'apertura dell'edizione 2026 di Stranimondi, come abbiamo detto in precedenti articoli quest'anno più grande e più bella che mai nella nuova sede Gadames 57. Del programma ne abbiamo parlato in articoli precedenti) e negli articoli di questi ultimi giorni abbiamo parlato delle novità editoriali. Venerdì abbiamo visto quelle di sabato 17 ottobre, lunedì quelle che si svolgeranno domenica 17, ma abbiamo finora lasciato da parte quelle di Delos Digital, che presentiamo oggi. Le presentazioni sono due, una sabato alle 12, l'altra... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 14 ottobre 2026 - articolo di S*

Editoria: Stranimondi, le novità di fantascienza / 3: Delos Digital

Stranimondi, le novità di fantascienza / 3: Delos Digital

Molte le novità editoriali di fantascienza che saranno proposte a Stranimondi. Vediamo quelle di Delos Digital, che sono molte.

Solo tre giorni ormai all'apertura dell'edizione 2026 di Stranimondi, come abbiamo detto in precedenti articoli quest'anno più grande e più bella che mai nella nuova sede Gadames 57. Del programma ne abbiamo parlato in articoli precedenti) e negli articoli di questi ultimi giorni abbiamo parlato delle novità editoriali. Venerdì abbiamo visto quelle di sabato 17 ottobre, lunedì quelle che si svolgeranno domenica 17, ma abbiamo finora lasciato da parte quelle di Delos Digital, che presentiamo oggi. Le presentazioni sono due, una sabato alle 12, l'altra... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 14 ottobre 2026 - articolo di S*

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann

Nel panorama mediatico italiano, la posizione di “nepo baby sciroccato con storie di tossicodipendenza, casini giudiziari e beghe ereditarie, che fa incazzare/ridere/spettegolare a ogni apparizione pubblica” è stata creata da Lapo Elkann nel primo decennio degli Anni Duemila. E da lui gloriosamente occupata, finché le traversie e il tempo che fugge irreparabilmente anche per i rampolli delle grandi famiglie hanno fatto del nipote prediletto di Gianni Agnelli un tranquillo quasi cinquantenne con residenza sul lago di Lucerna, dove vive con la moglie e un cane San Bernardo da un quintale e spende le giornate nei supermercati Coop e Migros, meno insidiosi dei locali del jet-set internazionale che frequentava una volta.

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
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Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann

«Ma dove sono le nevi dell’anno passato?», si chiedeva il poeta antico, che intendeva la neve solo come precipitazione atmosferica. Dissolte, così come la disarmante grazia pasticciona che Lapo conservava anche quando andava a cacciarsi nei guai a ripetizione. E di cui sentiamo acutamente la mancanza, dacché la posizione “nepo baby sciroccato eccetera eccetera” è stata occupata da Leonardo Maria Del Vecchio, classe 1995, figlio quasi omonimo del fondatore di Luxottica, morto nel 2022.

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
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Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann

Ce la sta mettendo tutta per costruirsi un’immagine affidabile e, nei limiti del possibile, simpatica, smentendo i due pesanti cliché che gravano su di lui, quello del figlio di papà ultra-privilegiato e quello del cattivo soggetto. (C’è poi un altro handicap: l’aspetto un po’ sinistro, a metà fra Cesare Borgia e Charles Manson, molto diverso dal soma di Lapo, un Tadzio di Morte a Venezia un po’ cresciuto e con un guardaroba decisamente più originale).

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, Charles Manson e Cesare Borgia.
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Tadzio di Morte a Venezia e Lapo Elkann.

Del primo cliché, essere un figlio di papà, il giovane Del Vecchio non ha colpa; uno il padre mica se lo sceglie (e se potesse, voglio vedere se preferirebbe il povero-ma-onesto al super miliardario). Quanto alla nomea di cattivo soggetto, beh, Leonardo ci ha messo parecchio del suo, dallo scontro senza esclusione di colpi con l’ex fidanzata Sara Soldati per l’affidamento della figlia Bianca, all’affaire Equalize, la società investigativa indagata per cyberspionaggio di cui Del Vecchio è sospettato di avere chiesto i servigi per raccogliere informazioni sui propri familiari, con i quali è in lite riguardo all’eredità paterna. Tanta roba, insomma.

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio e Sara Soldati escono dal tribunale dove dovevano ridefinire le condizioni di affidamento della figlia (foto Ansa).

Purtroppo, l’apology tour per riposizionarsi come “bravo ragazzo” è partito col piede che più sbagliato non si può nel gennaio del 2026, dal salotto di Lilli Gruber, con un’intervista così impacciata che le pause interminabili hanno fatto più notizia delle banalità da brochure aziendale che snocciolava.

Ospite del Porta a porta della Terza Repubblica

«Ero pieno di morfina», ha spiegato Del Vecchio (ma questa scusa l’aveva già usata un’altra volta) nell’ultima tappa dell’operazione-simpatia, il Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra, che si sta affermando come il Porta a porta della Terza Repubblica. A giudicare dalle reazioni, più che una tappa, è stata una toppa peggiore del buco.

Non tanto per la storia della morfina, assunta non a scopo ricreativo, ma somministrata da un dentista dopo l’estrazione di svariati denti del giudizio, quanto per le dichiarazioni, sollecitate da due host, il cui principale obiettivo era l’hype intorno al loro podcast, non certo la reputation dell’ospite.

Il dongiovanni vanitoso fa ridere dai tempi di Lorenzo Da Ponte

Ma pure il rampollo Luxottica non se n’è molto preoccupato, anzi, ha collaborato con entusiasmo a risultare sgradevole. Tant’è che la prima rivelazione a rimbalzare sui media, social e no, è stata «ho avuto più di 2 mila donne» – e va bene che il woke ormai è una parolaccia, ma il dongiovanni vanitoso con il catalogo delle conquiste fa ridere dai tempi di Lorenzo Da Ponte, anche se qui siamo più dalle parti del Gastone di Petrolini. Pure Gastone, come Del Vecchio a Pulp Podcast, ammetteva di far uso di droghe («Rina, sei per me la cocaina»), ma perlomeno non giustificava i suoi eccessi con il poco affetto ricevuto da papà.

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Rocco Basilico, Leonardo Del Vecchio e Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Tra una sviolinata a Giorgia Meloni («fantastica e molto sexy») e una lacrimuccia sulle gioie della paternità, l’uscita più notevole è il calcione ai fessi che studiano alla Bocconi, «una laurea che ormai non vale un cazzo». Il fatto che da un anno l’edificio centrale del campus milanese sia intitolato a Del Vecchio padre dà alla frase un inequivocabile (e inquietante) sottinteso edipico. Ma possibile che per Leonardo Maria l’unico modo di “uccidere il padre” sia collezionare brutte figure?

Di Rubba commissario reggente della Lega fino al congresso straordinario

Matteo Salvini ha lasciato l’incarico di segretario della Lega. Ma quello del vicepremier non è un vero passo indietro, bensì una mossa propedeutica a una nuova investitura, prevista dallo statuto del Carroccio: Salvini ha infatti rassegnato le dimissioni solo per potersi ricandidare al congresso straordinario in programma il 24 e 25 ottobre a Milano. A gestire la Lega in questa fase transitoria sarà Alberto Di Rubba, nominato commissario con funzioni di reggente fino alla conclusione del congresso.

Di Rubba è il tesoriere della Lega

Di Rubba, nato a Gazzaniga (Bergamo) nel 1979 e cresciuto a Casnigo, è deputato alla Camera della Lega dal 26 marzo 2026: è approdato a Montecitorio dopo le elezioni suppletive nel collegio uninominale di Rovigo, resosi necessarie dopo le dimissioni del collega di partito Alberto Stefani, eletto presidente del Veneto. Iscritto all’albo dei commercialisti, dal 2012 è titolare di un proprio studio professionale a Clusone e da aprile del 2023 ricopre anche l’incarico di tesoriere della Lega.

Di Rubba commissario reggente della Lega fino al congresso straordinario
Alberto Di Rubba (Imagoeconomica).

Le condanne per peculato

Fedelissimo di Salvini e già direttore amministrativo del Carroccio al Senato, nonché amministratore federale della Lega, Di Rubba è stato condannato due volte per peculato, in entrambi i casi per fatti avvenuti nel periodo in cui ricopriva la carica di presidente della Lombardia Film Commission. A luglio del 2024 è stato condannato a due anni e 10 mesi con interdizione perpetua dai pubblici uffici e la confisca di 38 mila euro per la vicenda di peculato relativa alla società Areapergolesi, studio e location per eventi di Milano. A inizio del 2026 è stato poi condannato per la distrazione di fondi pubblici (800 mila euro) legata all’acquisto di un capannone a Cormano (Milano) da parte della Lombardia Film Commission, avvenuto dopo la creazione di un bando ad hoc.

Perché la Casa Bianca ha rimosso l’ambasciatrice in Grecia

Nel suo primo briefing con la stampa, la nuova portavoce della Casa Bianca Katie Zacharia ha annunciato la rimozione dell’ambasciatrice degli Stati Uniti ad Atene, Kimberly Guilfoyle, dopo una serie di accuse di condotta impropria che hanno investito la diplomatica, peraltro ex compagna del figlio maggiore del presidente, Donald Trump Jr. «Abbiamo chiesto a Guilfoyle di dimettersi. Le auguriamo ogni bene», ha detto Zacharia ai cronisti.

Perché la Casa Bianca ha rimosso l’ambasciatrice in Grecia
Kimberly Guilfoyle e Marco Rubio (Ansa).

Lo scandalo che ha travolto la diplomatica Guilfoyle

Da indagini del Dipartimento di Stato, scattate dopo un’inchesta del Wall Street Journal, è emerso che Guilfoyle avrebbe agevolato gli affari di imprenditori greci e statunitensi in cambio di viaggi di lusso. La diplomatica, inoltre, a luglio del 2025 – pochi giorni prima dell’audizione al Senato per la conferma della nomina ad ambasciatrice – avrebbe chiesto 100 mila dollari all’imprenditore e un donatore repubblicano Eric Deters, in cambio della promessa (non mantenuta) di ottenere accesso a esponenti dell’Amministrazione Trump e assistenza per alcune questioni personali, tra cui problemi fiscali e giudiziari.

Perché la Casa Bianca ha rimosso l’ambasciatrice in Grecia
Kimberly Guilfoyle e Donald Trump Jr (Ansa).

Chi è Guilfoyle, ormai ex ambasciatrice Usa in Grecia

Guilfoyle, 57 anni, era ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Grecia dal 29 settembre 2025. Ex procuratrice a Los Angeles e San Francisco, dal 2001 al 2006 è stata sposata con Gavin Newsom, attuale governatore democratico della California, che durante il matrimonio fu eletto sindaco di San Francisco. Nel 2006 ha avviato una collaborazione con Fox News, dove è rimasta una dozzina di anni conducendo vari programmi televisivi. In seguito si è avvicinata all’Amministrazione Trump: come detto (fino alla fine del 2024) è stata persino fidanzata col figlio maggiore del presidente Usa.

Mondiale 2030, Netflix acquisisce i diritti per trasmettere le partite in Spagna e Andorra

Netflix ha acquistato i diritti esclusivi per trasmettere in Spagna e Andorra tutte le 104 partite dei Mondiali del 2030. La competizione si giocherà tra Spagna, Portogallo e Marocco, con alcuni match celebrativi anche in Sud America (Argentina, Uruguay e Paraguay) per il centenario del torneo. La prima Coppa del mondo venne infatti disputata in Uruguay nel 1930. La piattaforma streaming non è nuova al mondo del calcio. Ha già acquisito i diritti dei Mondiali femminili del 2027 e del 2031 negli Stati Uniti e in Canada, ma l’accordo per il 2030 rappresenta un ulteriore passo nella sua strategia sportiva, con l’ingresso in una delle competizioni più seguite al mondo.

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno

Tregua armata tra Antonio Tajani e Renato Schifani. Martedì a Roma c’è stato un incontro interlocutorio tra i due, con Tajani che, come si legge in una nota di Forza Italia, «ha confermato la fiducia (nel presidente della Regione Siciliana) e l’apprezzamento per il lavoro svolto, in particolare per il risanamento dei conti pubblici siciliani». Il leader azzurro ha poi invitato il governatore «a portare avanti il programma e l’attività di governo».

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Renato Schifani (Imagoeconomica).

A Schifani, la cui ricandidatura a Palazzo d’Orleans è assai improbabile, era stato promesso come via d’uscita un posto al Csm, ma l’ipotesi è tramontata. Lui, su tutte le furie, aveva minacciato di dimettersi, anticipando le Regionali e facendo saltare il timing di Giorgia Meloni, che vorrebbe la Sicilia al voto insieme alle Politiche. Ma chi sarà il sostituto di Schifani per il centrodestra? In FI scalpita Giorgio Mulè, esponente però dei ribelli anti-Tajani. In agguato Cateno De Luca: il leader di Sud chiama Nord ha appena stretto un accordo nazionale con Meloni, e potrebbe spuntarla al fotofinish (Tajani non si strapperebbe le vesti: meglio Cateno di un avversario interno…).

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Cateno De Luca (Ansa).

Ruffini, Befera e le Torri dell’Eur

Dicono che Ernesto Maria Ruffini, nel giorno della presentazione all’Eur di Più Uno con Franco Gabrielli, abbia fatto un salto al vicino laghetto per dare un’occhiata alle torri delle Finanze, realizzate dall’architetto Cesare Ligini e di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, finalmente restaurate (con un investimento di 250 milioni di euro) dopo due decenni di abbandono. I palazzi dal 2027 ospiteranno l’Agenzia delle Entrate, come ha sottolineato il direttore Vincenzo Carbone all’evento inaugurale. Inevitabile per i presenti pensare ai suoi predecessori alla guida dell’Agenzia. Ruffini, innanzitutto, ma anche Attilio Befera, che ha partecipato al ricordo di Roberto Gervaso a Palazzo Madama con l’anteprima del film di Giovanni Filippetto dedicato al giornalista.

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno

Papa Leone, prima la Curia poi la cura

Spifferi vaticani. Quando Papa Leone a inizio ottobre ha nominato il cardinale Mauro Gambetti arcivescovo di Chieti-Vasto, esautorandolo dal ruolo di arciprete della Basilica di San Pietro e di Vicario generale per la Città del Vaticano, forse già era a conoscenza del nodulo al polmone e dell’imminente intervento. Così, sibilano i maligni, avrebbe deciso di giocare d’anticipo. Il francescano, già custode del Sacro Convento di Assisi e chiamato in Vaticano da Papa Francesco, aveva fatto discutere per una gestione troppo business oriented della basilica e della Fabbrica di San Pietro. L’ultima polemica, come scriveva il Corriere, era stata innescata dalla decisione di aggiungere sedie e tavoli sotto la cupola di Michelangelo per ampliare l’offerta del piccolo bar. Almeno, dal Gemelli, Prevost non dovrà preoccuparsi anche dei malumori cardinalizi.

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Il cardinale Mauro Gambetti (Imagoeconomica).

Sondaggi politici: continua il calo di Futuro Nazionale, salgono Lega e Forza Italia

Secondo il sondaggio Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto in caso di elezioni, Futuro Nazionale continua a perdere consensi: il partito creato da Roberto Vannacci cede lo 0,2 per cento e ora vale il 7,6. Stabile al 27,7 per cento, Fratelli d’Italia si conferma ampiamente il primo partito del Paese. Aumenta peraltro il vantaggio dei meloniani sul Pd: i dem frenano (-0,3) e scendono al 20,4 per cento. Piccolo passo avanti del Movimento 5 Stelle, che passa dal 12,6 al 12,7 per cento. Forza Italia, che guadagna lo 0,2 per cento, arriva al 7,3 e si avvicina ai vannacciani. Segue Alleanza Verdi e Sinistra, stabile al 6,6 per cento. La Lega, in crescita dello 0,2 per cento, si attesta al 5,4. Più staccate Azione al 3,2 per cento (+0,1), Italia Viva al 2,3 per cento, +Europa all’1,7 per cento (+0,1), Noi Moderati all’1 per cento e Sud chiama Nord, sempre all’1 per cento (+0,1).

Ok della Camera alla risoluzione sullo scostamento, ma è polemica per l’Aula semivuota

L’Aula della Camera ha approvato, con 219 voti a favore e 210 contrari, la risoluzione della maggioranza sullo scostamento di bilancio che chiede di «attuare quanto indicato dalla relazione al Parlamento 2026 annessa al documento programmatico di finanza pubblica, dando adeguato rilievo agli interventi in materia di investimenti». Tra gli obiettivi, quello di porre in essere tutte le azioni per consentire il finanziamento di misure volte a tutelare il potere di acquisto delle famiglie, nel rispetto degli obiettivi di crescita della spesa netta delle amministrazioni pubbliche. Precluse le altre risoluzioni presentate dalle opposizioni.

Aula semivuota, Giorgetti: «Non hanno tanta voglia di lavorare»

In apertura del suo intervento, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva, in modo indispettito, costatato che l’Aula era semivuota. «Buongiorno onorevoli colleghi presenti. Molti di voi hanno partecipato alle riunioni delle commissioni». «Questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia», ha poi detto parlando con i giornalisti.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue

L’Unione europea ha approvato fino a oggi 22 pacchetti di sanzioni contro la Russia. Nell’ultimo, annunciato lunedì, sono state inserite circa 1.600 nuove voci (tra individui ed entità) con particolare attenzione alla filiera dell’industria militare russa e alla produzione di missili balistici. Per Bruxelles si è trattato del più grande ampliamento della lista sanzionatoria dall’inizio della guerra e il provvedimento è arrivato dopo l’allentamento delle sanzioni energetiche contro Mosca annunciato da Donald Trump e all’accordo per l’importazione immediata di 300 mila tonnellate di diesel.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Donald Trump (Ansa).

Giochi e promesse sulle spalle degli ucraini

La linea dell’Occidente nel contesto del conflitto tra Russia e Ucraina non potrebbe essere in questo momento più confusa. L’Ue, sulla scia soprattutto della Germania guidata da Friedrich Merz, resta su posizioni intransigenti nei confronti di Mosca, con diversi distinguo tra i Paesi membri. Washington continua a non brillare per coerenza e di fatto ha azzerato gli aiuti militari diretti a Kyiv. Nel mezzo stanno non solo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, costretto a fare buon viso a cattivo gioco, ma l’intera popolazione ucraina, che si appresta ad affrontare il prossimo inverno nelle peggiori condizioni.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Friedrich Merz con Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

I conti dell’Istituto di Kiel sugli aiuti tedeschi

Sul fronte europeo però, al di là delle dichiarazioni roboanti sia dei vertici dell’Ue sia in particolare della Germania, è evidente quanto la forbice tra propaganda e realtà si stia sempre più allargando: a dimostrarlo, per l’ennesima volta, sono i numeri, sfornati la settimana scorsa dall’Istituto per l’economia mondiale di Kiel, che ha messo nero su bianco proprio come Berlino abbia sovrastimato il volume del sostegno a Kyiv. Dei 100 miliardi di euro che il governo federale tedesco ha indicato come «aiuti bilaterali all’Ucraina», di fatto solo circa 41,7 miliardi possano essere classificati come effettivo appoggio. Quasi 36 miliardi di euro sono stati infatti spesi in Germania, in gran parte per i rifugiati ucraini, mentre 22 miliardi rappresentano impegni futuri per aiuti militari, la cui attuazione rimane incerta. Su queste cifre si addensano inoltre diverse incognite visto che da giugno 2025 il governo non pubblica più informazioni dettagliate, limitandosi a diffondere dati aggregati. A conti fatti, secondo i calcoli dell’Istituto tedesco, degli sbandierati 100 miliardi, solo 7,4 miliardi di euro sono effettivamente giunti in Ucraina: 6,3 miliardi per aiuti umanitari, sostegno energetico d’emergenza e ricostruzione delle istituzioni governative ucraine; un miliardo di euro sotto forma di sovvenzione a un conto gestito dal Fondo Monetario Internazionale a favore dello Stato ucraino; e 0,1 miliardi di euro in sgravi del debito tramite una moratoria temporanea. Il caso tedesco solleva una questione più ampia sulla contabilizzazione degli aiuti occidentali.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Il cancelliere Friedrich Merz (foto Ansa).

Già lo scorso agosto l’Istituto di Kiel, che attraverso l’Ukraine Support Tracker monitora il flusso di aiuti occidentali dall’inizio del conflitto, aveva evidenziato come il supporto militare occidentale, dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, sia ormai rimasto a carico dell’Ue e dei cosiddetti volenterosi, Germania in primis. Il supporto è sì cresciuto, ma è rimasto in buona parte sulla carta, con oltre 390 miliardi di euro stanziati complessivamente dall’inizio del conflitto e 160 ancora da allocare effettivamente. Mentre gli aiuti militari nel primo semestre del 2026 sono rimasti all’incirca al livello dello scorso anno, quelli finanziari e umanitari sono scesi del 41 per cento.

I numeri dell’accordo tra Putin e Trump

Anche l’ira dell’Unione europea e della Germania contro i deal russo-americani merita di essere inquadrata. Il volume dell’affare sul diesel si aggira sui 400 milioni di dollari, che diventeranno 6-7 miliardi nei prossimi mesi se davvero si arriverà a 5 milioni di tonnellate esportate da Mosca. Cifra comunque lontana dai 33 miliardi di euro che i Paesi Ue hanno ricavato dalle esportazioni in Russia nel 2025, a cui vanno sommati nello stesso anno i 30 finiti nelle casse del Cremlino per le importazioni. Dal 2022, l’Europa ha in gran parte ridotto ogni tipo di commercio con la Russia, ma ciò nonostante negli ultimi quattro anni si sono registrati scambi per circa 475 miliardi di euro: le importazioni – in gran parte combustibili fossili e derivati, ma anche acciaio, terre rare e fertilizzanti – sono state pari a 196 miliardi di euro nel 2022 (maggiori addirittura dei 176 miliardi del 2021), 48 miliardi nel 2023, 36 nel 2024, 30 appunto nel 2025. I Paesi Ue hanno esportato verso la Russia prodotti farmaceutici, apparecchiature mediche, generi alimentari per 57 miliardi nel 2022, 41 nel 2023, 34 nel 2024, 33 nel 2025. Dal 2022 al 2025, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica tedesco, la Germania ha esportato verso la Russia beni per circa 38 miliardi di euro e ne ha importati per oltre 42 miliardi. Solo lo scorso anno, quindi sotto la cancelleria Merz, l’export ha toccato i 7 miliardi mentre l’import 1,2.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Insomma, a fare affari con la Russia non sono soltanto gli Usa, che nel 2025 hanno importato beni per 4,5 miliardi (meno di 30 miliardi dal 2022) ed esportato per 590 milioni (nemmeno 4 miliardi dal 2022), ma soprattutto l’Europa, al contrario della narrazione che proviene proprio da Bruxelles e Berlino. I numeri dell’Ukraine Support Tracker dicono che gli aiuti effettivi dei Paesi e delle istituzioni Ue all’Ucraina dal 2022 sino ad oggi sono stati di 200 miliardi di euro. Il volume degli scambi con la Russia (a fine 2025), con tutti i distinguo del caso, sono valsi oltre il doppio.

Leone XIV al Gemelli: oggi la rimozione del nodulo polmonare

Oggi è il giorno del ricovero di Leone XIV al Policlinico Gemelli di Roma, struttura ospedaliera dove il papa subirà un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo al polmone, scoperto durante esame di routine. Prevost verrà operato già oggi pomeriggio: l’intervento durerà un’ora e mezza.

Non trascorrerà il ricovero nell’appartamento papale

Prevost non trascorrerà il ricovero nell’appartamento papale allestito al decimo piano del Gemelli, diventato negli anni tra i luoghi più noti collegati ai pontefici: in questo momento è infatti in ristrutturazione. Avverrà allo stesso piano, ma nel reparto solventi, dedicato all’attività privata e in solvenza (da cui il nome), riservata a pazienti che pagano autonomamente le prestazioni, si affidano ad assicurazioni sanitarie o fondi integrativi.

Leone XIV al Gemelli: oggi la rimozione del nodulo polmonare
Il Policlinico Gemelli di Roma (Ansa).

Chi è il chirurgo che guiderà l’intervento

Sarà Stefano Margaritora a guidare l’intervento. Ha 66 anni e da 10 dirige la chirurgia toracica del Policlinico Gemelli. La sua carriera si è sviluppata quasi tutta a Roma, tranne una parentesi di un paio d’anni in una struttura privata di Firenze.

Udienze sospese fino al 20 ottobre

Matteo Bruni, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha spiegato che «il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana». Le udienze di Leone XIV sono state sospese fino al 20 ottobre, ha fatto sapere la Prefettura della Casa Pontificia.

Leone XIV al Gemelli: oggi la rimozione del nodulo polmonare
Papa Leone XIV (Ansa).

Cosa prevede il diritto canonico in questi casi

Secondo il diritto canonico, il papa conserva pieni poteri anche durante un intervento chirurgico: non sono infatti previste supplenze o altre reggenze in casi come quello che affronterà Leone XIV. In attesa che il pontefice riprenda l’attività, il governo della Chiesa cattolica viene gestito per gli affari correnti dalla Segreteria di Stato e dalla Curia romana

Televisione: Stargate: Amazon ci riprova con la creatrice di WandaVision

Stargate: Amazon ci riprova con la creatrice di WandaVision

Gli MGM Studios affidano a Jac Schaeffer una nuova serie del franchise fantascientifico

Come riportato da Variety, Amazon MGM Studios non si arrende e dopo il progetto naufragato che vedeva coinvolto lo sceneggiatore di Stargate SG-1 e Stargate Atlantis, Martin Gero, tenta di nuovo di portare il franchise nato nel 1994 sulla sua piattaforma di streaming. Questo nuovo tentativo, che arriva a quasi vent'anni di distanza dalla fine della serie Atlantis, sarà affidato alla creatrice di WandaVision e Agatha All Along Jac Schaeffer, legata a Amazon MGM da un contratto triennale per lo sviluppo, la scrittura, la produzione e la direzione di serie originali Prime Video. La... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 13 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Televisione: Dal NYCC arriva un nuovo lungo trailer di Blade Runner 2099

Dal NYCC arriva un nuovo lungo trailer di Blade Runner 2099

La serie con Michelle Yeoh e Hunter Schafer arriverà su Prime Video il prossimo novembre

I replicanti stanno tornando e, in seguito agli eventi narrati nel film diretto da Denis Villeneuve, Blade Runner 2049, sono questi ultimi ad aver vinto la guerra contro gli umani. È proprio da questo ribaltamento di potere che nasce la storia di Blade Runner 2099, miniserie in otto episodi che vede protagoniste Michelle Yeoh (Everything Everywhere All at Once) e Hunter Schafer (Euphoria), insieme a Dimitri Abold (The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes) e Lewis Gribben (Somewhere Boy). Guarda il video: Blade Runner 2099 - NYCC Trailer | Prime Video A raccontare... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 13 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Il deportato, fine pena mai

Il deportato, fine pena mai

Una prigione fuori dal mondo, un ecosistema artificiale e un detenuto alle prese con una realtà che sembra sfuggire a ogni logica. 

È da queste premesse che prende avvio questo romanzo di fantascienza distopica, in uscita nella collana Robotica.it, che affronta temi come la manipolazione genetica, la clonazione e il controllo dell’individuo attraverso la tecnologia. Sullo sfondo di un ambiente ostile, popolato da creature inquietanti e governato da poteri misteriosi, la vicenda esplora i confini tra identità e memoria, natura e artificio, libertà e condizionamento. Una storia che mescola avventura, fantascienza e suggestioni horror, interrogandosi sulle conseguenze estreme della... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 13 ottobre 2026 - articolo di S*

Appuntamenti: Lucca Comics & Games 2026, inaugurato il viaggio nel tempo di PPalazzo Guinigi: l’arte è Legacy

Lucca Comics & Games 2026, inaugurato il viaggio nel tempo di PPalazzo Guinigi: l'arte è Legacy

Si è aperto ieri a Palazzo Guinigi il primo capitolo di Lucca Comics & Games 2026. Tema dell'anno: Legacy.

Al centro la mostra Lucca Legacy, a Comics & Games Story, che resterà aperta un anno intero fino al 30 settembre 2027. Realizzata con POLI.design del Politecnico di Milano per i 60 anni del festival, non è un archivio ma un gioco legacy: il visitatore diventa VisitAutore, lascia un segno, modifica la mostra. Con le mascotte Luke e Clea di Sergio Algozzino, si attraversano 9 ambienti – dalle Cover Stories in vinile alla Time Machine, dall'albero Tree of Strips alla Roll of Honor a forma di sushi bar, fino al Vault segreto dove depositare un proprio oggetto che... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Appuntamenti - 13 ottobre 2026 - articolo di Linda Lercari

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina

Per la seconda volta in un mese (era già successo il 14 settembre), Donald Trump ha annunciato «un cessate il fuoco immediato limitato agli attacchi alle infrastrutture energetiche» tra Russia e Ucraina: un accordo di cui Volodymyr Zelensky ha detto di non essere a conoscenza e, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, non accettato da Mosca, che continua a puntare il dito contro il capo della Bankova.

Le parole di Zelensky sul cessate il fuoco

Zelensky, parlando con Axios, ha affermato di sapere niente della sospensione degli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche, ma di essere pronto ad accettarlo, se Vladimir Putin farà lo stesso. Successivamente ha dichiarato che le forze armate ucraine «hanno ricevuto tutti gli ordini pertinenti» in relazione al cessate il fuoco, senza specificare a cosa si riferisse. Zelensky, “destituito” in questi giorni da Trump, che ha invocato le elezioni in Ucraina, ha anche detto che i suoi connazionali andranno al voto quando Putin accetterà un cessate il fuoco (totale) di 60 giorni.

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Secondo il Financial Times, Zelensky ha sostanzialmente accettato la tregua energetica dopo che gli Stati Uniti hanno minacciato di bloccare le forniture di armi all’Ucraina e la condivisione di informazioni di intelligence, nel caso in cui Kyiv non avesse interrotto gli attacchi alle raffinerie russe.

Il Cremlino non commenta e attacca Zelensky

Il Cremlino, da parta sua, non ha rilasciato commenti ufficiali sulla tregua energetica annunciata da Trump. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha però dichiarato che «Zelensky non sta mostrando alcuna volontà di fermare il conflitto», ed è per questo che «Trump afferma che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo presidente».

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Ue: «Bene la tregua, la Russia la rispetti»

Sul giallo del cessate il fuoco parziale si è espressa anche Kaja Kallas. «Accogliamo con favore la tregua nel settore energetico, purché venga rispettata. Non abbiamo ancora capito se anche la Russia la rispetterà», ha detto l’Alta rappresentante Ue arrivando al Consiglio Affari Esteri del Lussemburgo: «Naturalmente, a titolo personale, vorrei anche che la tregua si applicasse alle persone». E poi: «Dovremmo esercitare pressioni sulla Russia affinché cessi la guerra. Perché se smette, anche gli ucraini non dovranno prendere alcuna misura per difendere il loro Paese».

Chiude a Torino Wave by Vento, l’Europa alla ricerca dei suoi giganti tech

Wave by Vento, l’evento dedicato all’innovazione, alle startup e agli investimenti, chiude a Torino con la sfida di costruire in Europa aziende tecnologiche capaci di competere con i grandi gruppi statunitensi. L’appuntamento, evoluzione dell’Italian Tech Week, ha riunito 10 mila partecipanti da 117 Paesi, oltre 200 speaker internazionali e più di 3.200 aziende e organizzazioni. Tra gli ospiti John Elkann, Sir Jony Ive, Sir Tim Berners-Lee, Joe Tsai, presidente di Alibaba Group, Tony Xu, cofondatore di DoorDash, e Luca Ferraricofondatore e ceo di Bending Spoons.

La sfida è trasformare le ambizioni in connessioni tra imprese e investitori

Al centro del confronto, la capacità dell’Europa di creare imprese tecnologiche in grado di competere a livello globale.
Secondo i dati di Dealroom presentati durante Wave, il valore delle aziende europee sostenute dal venture capital ha raggiunto i 4.400 miliardi di dollari. Gli investimenti procedono a un ritmo annuo di 89 miliardi, mentre sono 56 le società europee del settore valutate oltre 10 miliardi. Anche l’Italia mostra segnali di crescita: il valore delle aziende sostenute dal venture capital e fondate nel Paese ha raggiunto gli 85 miliardi di dollari, con investimenti che nel 2026 viaggiano a un ritmo annuale di 1,8 miliardi. Per Yoram Wijngaarde, fondatore e ceo di Dealroom, l’ecosistema tecnologico europeo potrebbe superare in valore la tradizionale base industriale del continente entro cinque anni. Per Diyala D’Aveni, ceo di Vento, la sfida è trasformare le ambizioni in connessioni concrete tra imprese e investitori. L’edizione 2026 dell’evento ha proposto 142 sessioni su quattro palchi, con 255 speaker e moderatori di 215 organizzazioni e 150 eventi collaterali in città.

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 

Più Uno. Il nuovo partito di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, e Franco Gabrielli, già capo della Polizia, ha un nome che ne suggerisce la consistenza elettorale. Un uno per cento che gli permetterebbe di affiancare nei sondaggi Noi Moderati di Maurizio Lupi, da tempo inchiodato intorno a quella percentuale. Cespugli accomunati dallo stesso destino, con la differenza che Più Uno si colloca nel campo largo, mentre Lupi presidia, da quarta gamba, quello del centrodestra, una sorta di par condicio dell’irrilevanza. 

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 
Franco Gabrielli, Roberto Gualtieri ed Ernesto Maria Ruffini (Ansa).

Ruffini, evocato come papa straniero, ha preferito federare se stesso

Resta da capire che cosa spinga due ex grand commis, dopo carriere ai vertici dello Stato, a mettersi in proprio. Nessuno contesta loro il diritto di fare politica, ma Ruffini, evocato come un novello papa straniero alla guida del centrosinistra, alla fine ha preferito federare sé stesso. Il programma, del resto, somiglia parecchio a quello del Pd. Sanità pubblica, scuola, salari, lotta alle disuguaglianze, sostegno alle imprese. Ruffini insiste sulla crescita e sulla produttività, Elly Schlein sulla redistribuzione. Differenze che meriterebbero una discussione, non necessariamente due segreterie. Né è più facile capire che cosa separi Noi Moderati da Forza Italia, dove Lupi ha militato a lungo prima di scoprire che la moderazione aveva bisogno di una casa tutta sua.

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 
Franco Gabrielli con Ernesto Maria Ruffini (Ansa).

Come insegnano Calenda e Renzi, la visibilità non è proporzionale ai voti

Ruffini promette di recuperare chi ha smesso di votare. Ma non si vede perché il crescente esercito degli astenuti dovrebbe tornare alle urne per scegliere qualcuno che dice più o meno le stesse cose di chi c’è già. D’altra parte, per occupare un posto sulla scena politica non è indispensabile conquistare anche gli elettori. Come insegnano gli onnipresenti Calenda e Renzi, la visibilità su giornali e tivù non è proporzionale ai voti, e un partito, anche minuscolo, garantisce un titolo d’accesso. Ruffini e Gabrielli troveranno certamente più di una trasmissione disposta ad accoglierli, un conduttore pronto a interrogarli sulle sorti del Paese e un sondaggio che ogni settimana ne misurerà le ambizioni. 

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Prima di convincere gli elettori, occorre arrivare sulla scheda

Intanto le coalizioni si allargano non perché crescono i consensi, ma perché si moltiplicano le sigle. Il centrodestra ha appena stretto un accordo elettorale con Sud chiama Nord di Cateno De Luca, che in Sicilia continuerà a fare di testa propria. E c’è chi scommette che, obtorto collo, finirà per dover fare i conti anche con la legione di Vannacci. Sull’altro versante, Ruffini e Gabrielli cercano una sponda in Bruno Tabacci e nel suo Centro democratico per evitare la raccolta delle firme necessarie a presentarsi alle elezioni. In pratica, chiede un passaggio a un partito già esistente. Prima ancora di convincere gli elettori, bisogna trovare il modo di arrivare sulla scheda.

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 
Ernesto Maria Ruffini, Franco Gabrielli e Bruno Tabacci (Imagoeconomica).

I grandi partiti finiscono spesso per diventare ostaggio dei piccoli

Poi verranno le liste. È lì che i decimali smettono di essere motivo d’imbarazzo e diventano argomento di trattativa. Anche un pugno di voti può risultare decisivo, e i grandi partiti finiscono spesso per diventare ostaggio dei piccoli. Che non hanno alcuna necessità di crescere: basta che i grandi abbiano bisogno di loro. Anzi, a ben vedere, crescere potrebbe persino diventare un inconveniente. 

Dall’estero: Doctor Who: Russel T. Davies spiega perché lo special di Natale 2026 è stato cancellato

Doctor Who: Russel T. Davies spiega perché lo special di Natale 2026 è stato cancellato

Lo sceneggiatore racconta le ultime travagliate fasi della gestione Disney/BBC nel suo recente memoir

Libero dal pressante lavoro di showrunner di Doctor Who, Russell T Davies ha dato alle stampe il suo memoir, The Queerest of Folk: A Life in Television, in cui racconta anche il motivo per cui quest'anno non avremo uno special di natale della serie britannica, e cosa ha portato alla sorprendente rigenerazione dell'ultimo episodio. In un estratto del libro pubblicato da The Guardian, infatti, lo sceneggiatore e produttore rivive gli ultimi giorni sul set di Doctor Who, segnati dall'incertezza, dalla mancanza di informazioni da parte di BBC e Disney sulla solidità del loro... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Dall'estero - 12 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Stranimondi, le novità di fantascienza / 2

Stranimondi, le novità di fantascienza / 2

Molte le novità editoriali di fantascienza che saranno proposte a Stranimondi. Vediamo quelle di domenica 18.

Pochi giorni ormai all'apertura dell'edizione 2026 di Stranimondi, come abbiamo detto in precedenti articoli quest'anno più grande e più bella che mai nella nuova sede Gadames 57. Tanti temi interessanti nel programma (ne abbiamo parlato in articoli precedenti) ma anche tante presentazioni di novità editoriali. Venerdì abbiamo visto quelle di sabato 17 ottobre; vediamo ora quelle di domenica, sempre selezionando quelle più strettamente fantascientifiche.  Si parte subito alle 0:30 con Emanuele Manco che presenta il suo saggio Asimov e la scienza,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 12 ottobre 2026 - articolo di S*

Star Trek: Star Trek: Starfleet Academy, la seconda e ultima stagione arriverà a marzo 2027

Star Trek: Starfleet Academy, la seconda e ultima stagione arriverà a marzo 2027

Annunciata al New York Comic Con la data di uscita della stagione conclusiva della serie. Nel cast anche Bill Nighy e Rosemarie DeWitt, mentre i giovani cadetti della Flotta Stellare affronteranno nuove sfide a bordo della USS Athena.

La seconda stagione di Star Trek: Starfleet Academy arriverà nel marzo 2027 e, come già noto da tempo, sarà anche l’ultima. L’annuncio della data di uscita è arrivato durante il panel dedicato all’universo di Star Trek al New York Comic Con, dove sono intervenuti alcuni dei protagonisti della serie, tra cui Holly Hunter, Sandro Rosta, Bella Shepard, Karim Diané e Robert Picardo, insieme agli showrunner e produttori esecutivi Alex Kurtzman e Noga Landau. Tra le novità annunciate ci sono due interpreti di rilievo: Bill Nighy,... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 12 ottobre 2026 - articolo di S*