Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi

Manca poco all’8 novembre, data della prima puntata del nuovo Report de-ranuccizzato. E la tensione in redazione sale alle stelle. A quanto apprende Lettera43, i vertici Rai avrebbero pensato a una conferenza stampa di presentazione, ma potrebbe rivelarsi un trappolone. Immaginate il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini seduto fianco a fianco con i neoconduttori Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, con in platea Giorgio Mottola e tutti gli altri: se i giornalisti presenti volessero fare il loro lavoro, le domande imbarazzanti fioccherebbero. Detto ciò, è mistero fitto sull’auto-inchiesta di Report: ci sarà o non ci sarà il servizio su Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola e tutto quello che è successo in questi due mesi, fino alla rimozione dell’ex conduttore? E se ci sarà, chi lo curerà e con quale linea? E cosa succederà se Ranucci dovesse intervenire live sui social durante o dopo la conferenza stampa oppure dopo la messa in onda della puntata per dire la sua? Insomma, un gran casotto… (di Carlo Tarallo)

Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi

Studentati e tende, il trasformismo di Manzi

Il piede in due staffe, per cavalcare la protesta degli studenti ma anche per presenziare alla presentazione degli interventi politici che provano a trovare una soluzione all’emergenza. È il curioso caso della 49enne Irene Manzi, deputata del Partito democratico e responsabile Scuola della segreteria di Elly Schlein. Bionda e con una vistosa montatura nera degli occhiali, a luglio 2026 è stata facilmente riconosciuta dietro la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini a Macerata (non a caso città natale di Manzi), durante l’inaugurazione di uno studentato realizzato con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Neanche tre mesi dopo però rieccola davanti a Montecitorio con la segretaria dem e Virginia Libero dei Giovani Pd (quella dei «disertori») per sostenere la protesta delle tende, al presidio organizzato dall’Unione degli Universitari che chiedono alloggi sostenibili a suon di slogan come «Senza casa nessuna dignità» e «Non rimarremo a guardare mentre viene smantellato il nostro futuro». Probabilmente studia talmente bene il dossier da saltare con una certa disinvoltura da una parte all’altra della barricata. Chi ha orecchie per intendere… in tenda.

Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Irene Manzi dietro la ministra Bernini al taglio del nastro dello studentato a Macerata.
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Nel cerchio rosso, Irene Manzi.
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi

L’ultima del Comune di Roma? Il “non compleanno” nelle scuole

Finora era solo una categoria letteraria, unbirthday, inventata da Lewis Carroll, traslata in una festa e in una celebre canzone nel cartone animato Disney Alice nel Paese delle Meraviglie. Ma il Comune di Roma ha compiuto il miracolo di trasformare l’immaginifico in realtà. Da quest’anno, nelle scuole dell’infanzia capitoline si festeggerà il “non compleanno”. Niente cappellaio matto, lepre marzolina o ghiro a cantare gli auguri – non illudetevi -, ma la trovata di fissare un solo giorno utile per festeggiare i bambini che compiono gli anni in quel mese. La decisione è stata presa per evitare l’ingresso di cibi (nello specifico torte) dall’esterno, a tutela della salute dei bambini. La torta, un ciambellone, verrà fornita dalla mensa scolastica, ma solo in una data prestabilita con anticipo. E quel giorno si festeggeranno tutti i bambini che compiono gli anni nell’arco del mese solare. La commissione mensa ha già stabilito le date fino a Natale: 26 ottobre, 27 novembre e 21 dicembre. E quindi chi ha compiuto gli anni a inizio ottobre dovrà aspettare il 26; chi li compie dopo deve invece anticipare la festa, e farla condivisa. Una delusione per bambini e famiglie. E qualcuno sta pensando di comprare torte finte per mantenere la festa il giorno (giusto) del compleanno. Malgrado Carroll, caro sindaco, meglio la torta finta piuttosto che il “non compleanno” collettivo.

Emergenza carburante in Puglia e Basilicata a causa degli scioperi per l’ex Ilva

Le proteste degli operai dell’ex Ilva, che hanno previsto anche il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, bloccando così gli approvvigionamenti di carburante, stanno causando una vera e propria emergenza in Puglia ma anche in Basilicata e Calabria. Decine di distributori sono stati presi d’assalto dagli automobilisti, che temono di restare senza benzina e diesel senza l’arrivo di nuove scorte. Alcune stazioni di servizio hanno terminato il carburante e hanno chiuso l’attività, esponendo il cartello “tutto esaurito”. Fra i titolari e i dipendenti serpeggia l’incertezza sulla data di riapertura. Tutto è legato alla fine del blocco degli accessi alla raffineria di Taranto e alla ripresa della catena distributiva. Impossibile, per gli stessi addetti ai lavori, indicare una giornata in cui la situazione potrebbe tornare alla normalità.

Gli autotrasportatori minacciano un fermo nazionale

Ad aggiungere disagio anche la protesta degli autotrasportatori per il caro carburante che, in assenza di risposte dal governo, minacciano un fermo nazionale. «La situazione è molto preoccupante perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato una situazione di alta tensione fra le imprese, che è sfociata in proteste spontanee in alcune aree del Paese. Proteste che si stanno allargando in queste ore perché abbiamo notizia che altri trasportatori di altre aree, soprattutto del Mezzogiorno d’Italia, si stanno organizzando per fare blocchi stradali», ha detto all’Ansa il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo. Di qui il suo appello: «Il governo renda disponibile delle risorse che sono state stanziate proprio per il caro carburante ma che ancora non sono arrivate».

Nuovi guai per Corona: denunciato per guida senza patente e fuga pericolosa

Fabrizio Corona è stato denunciato a piede libero per non essersi fermato all’alt dei carabinieri e aver compiuto una serie di manovre azzardate nel successivo breve tentativo di fuga a bordo di un suv. È successo nella notte a Milano, in zona Sempione. L’ex re dei paparazzi, oggi autore del format Falsissimo, invece di fermarsi ha accelerato. Ma è stato poi raggiunto e bloccato dai militari dopo aver percorso circa 700 metri. Il controllo ha fatto emergere la guida senza patente e il fermo amministrativo già disposto sul veicolo, una Range Rover. La vettura è stata sequestrata. Corona, oltre che per guida senza patente, è stato denunciato anche per fuga pericolosa.

Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno

Show della famiglia Castellitto, padre Sergio e figlio Pietro, in occasione della presentazione della campagna pubblicitaria istituzionale di Intesa Sanpaolo alla Villa Magistrale del Sovrano militare ordine di Malta, all’Aventino. I Castellitto’s curano la regia dei nuovi spot in onda dal 18 ottobre. «Finalmente un sogno che si realizza», ha confessato il vecchio Sergio. Perché? «Dopo il diploma, mio fratello maggiore mi impose, e fu lui e non mio padre che invece era anarchico sul tema, di inviare il mio curriculum a 14 banche per essere assunto. Nessuno mi rispose. Oggi con questi spot, dopo tanti anni di attesa, lavoro per una banca. Devo dire che è una grande soddisfazione». Ma qual è stato il momento più bello dello spot? «Alla fine, quando a mio figlio do degli scappellotti, tutti quelli che avrei dovuto dargli negli anni passati». Pietro racconta quale è stata la sua vendetta: «Gli ho rifilato una schicchera nelle parti basse». All’incontro era presente anche la star della danza Roberto Bolle, che appare nello spot in un cameo girato in Galleria Borghese, fresco del titolo di Chevalier dans l’Ordre des Arts et des Lettres ricevuto dall’ambasciatrice di Francia in Italia Anne-Marie Descôtes.

Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno

Festa del Cinema, amour fou tra due registi

C’è la Festa del Cinema, anche se nella Capitale la kermesse si sta svolgendo in sordina tra partite di calcio come Roma-Real Madrid e altri eventi sparsi per la città, tipo la Settimana nazionale della Protezione civile a piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese. Si dice che per riempire le sale gli organizzatori si stiano attaccando ai telefoni, cercando di piazzare biglietti. Ma se i film e i red carpet hanno perso fascino, il gossip continua a tenere banco. In questi giorni c’è un amore che fa impazzire i salotti: si spiffera che tra due registi si starebbe consumando un amour fou. Entrambi sono famosi. Lui ha girato film di successo e gode della fama di scapestrato. Lei ha cominciato da poco, ma è sempre applauditissima. Gli incontri tra i due, a quanto si sente, avvengono nella massima segretezza, per non scatenare le malelingue, ma qualcuno li avrebbe visti insieme. Certo, se uscissero allo scoperto sarebbe un bel colpo, roba da rispolverare La dolce vita di via Veneto. Anche perché un antenato dei due con la «Hollywood sul Tevere» ha avuto a che fare, eccome…

Perché Trump sta valutando di ridurre le sanzioni alla “flotta ombra”

L’Amministrazione Trump sta valutando la possibilità di revocare parzialmente le sanzioni contro la cosiddetta “flotta ombra” che trasporta petrolio e derivati da Paesi come Russia, Iran e Venezuela. Lo riporta Reuters, citando una fonte e spiegando che sul tavolo c’è la possibilità di consentire il trasporto di “petrolio legale”, ovvero non proveniente da Russia e Iran, su navi già colpite da sanzioni.
Chi desidera utilizzare navi della “flotta ombra” per tali scopi, nei piani della Casa Bianca, dovrà ottenere l’autorizzazione dal Dipartimento del Tesoro Usa. Secondo Washington tale provvedimento contribuirà a ridurre le tariffe di trasporto per le navi cisterna che trasportano greggio, attualmente ai massimi storici. Questo, a sua volta, consentirà di esportare una maggiore quantità di prodotti petroliferi dal Golfo Persico.

Perché Trump sta valutando di ridurre le sanzioni alla “flotta ombra”
Donald Trump (Ansa).

Da Trump un nuovo “regalo” per Putin?

Si tratterebbe di un altro regalo di Trump a Vladimir Putin dopo la sospensione temporanea delle sanzioni sul gasolio di Mosca. Inoltre, secondo il Financial Times, gli Usa avrebbero proposto ai Paesi europei di sbloccare alcuni beni sovrani russi congelati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Per quanto riguarda la flotta ombra, gli esperti sentiti da Reuters hanno osservato che è improbabile che la revoca parziale delle sanzioni porti a una riduzione delle tariffe di trasporto. Le compagnie assicurative, infatti, saranno comunque obbligate a rispettare le leggi dell’Unione europea e del Regno Unito, che non prevedono la revoca delle sanzioni.

Assoambiente, Chicco Testa confermato presidente per altri due anni

Chicco Testa è stato confermato alla presidenza di Assoambiente, l’associazione che rappresenta le imprese che operano nei settori dell’igiene urbana, del riciclo, del recupero, dell’economia circolare, dello smaltimento dei rifiuti e delle bonifiche. La conferma è arrivata dall’assemblea dell’associazione che ha rinnovato all’unanimità il mandato per i prossimi due anni. Nel corso del nuovo mandato Assoambiente sarà impegnata a rafforzare ulteriormente la rappresentanza, a livello nazionale ed europeo, di un comparto chiamato a svolgere un ruolo sempre più centrale nelle politiche ambientali, industriali ed energetiche del Paese.

Ha ricoperto ruoli di vertice in aziende come Enel, Acea e Wind

Nato a Bergamo e laureato in Filosofia, Chicco Testa è attualmente amministratore delegato di Telit Spa e presidente di Sorgenia Spa, Energie Valsabbia Spa e Proger Spa, oltre che di Assoambiente. Ha ricoperto ruoli di vertice in aziende come Enel, Acea, Wind ed è stato Presidente di Cispel. Dal 1987 al 1994 è stato eletto parlamentare alla Camera dei Deputati, dopo essere stato per sette anni segretario nazionale e poi presidente di Legambiente. È stato anche professore universitario incaricato presso le Università di Roma (Luiss), Macerata e Napoli.

Il governo svela il Documento programmatico di bilancio: cosa prevede

È stato inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il Documento programmatico di bilancio (Dpb), approvato martedì dal Cdm, che presenta le linee della prossima Manovra. Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze. Il testo illustra una Legge di bilancio da circa 23,5 miliardi di euro nel 2027, con interventi a sostegno delle famiglie e delle imprese e coperture che arriveranno anche dal settore finanziario, dai tagli ai ministeri e dai giochi.

Le coperture dai tagli ai ministeri e dai giochi

Secondo le tabelle del Dpb, banche e settore finanziario saranno chiamati a contribuire alla prossima Manovra con un apporto stimato in oltre 4,6 miliardi di euro. Il comparto rappresenta la quota più consistente delle coperture non legate agli spazi di flessibilità concessi dall’Ue, con un contributo pari allo 0,21 per cento del Prodotto interno lordo (0,13 nel 2028 e 0,1 nel 2029). Seguono i tagli ai ministeri, per oltre un miliardo di euro, equivalenti allo 0,05 per cento del Pil, e gli interventi sul settore dei giochi, pari allo 0,03 per cento.

Il governo svela il Documento programmatico di bilancio: cosa prevede
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze (Imagoeconomica).

Risorse per taglio delle tasse e sanità

Sul versante degli interventi, le tabelle del Dpb indicano nel 2027 quasi 2 miliardi di euro destinati alle misure fiscali e circa 2,3 miliardi alla sanità: le voci corrispondono rispettivamente allo 0,09 e allo 0,1 per cento del Pil.

Deficit al 3,4 per cento del prodotto interno lordo

Il deficit è previsto al 3,4 per cento del Pil nel 2027 e al 3,2 nel 2028, dopo il rientro sotto il 3 per cento atteso quest’anno.

Confronto con Bruxelles sulla clausola per energia e difesa

Il Dpb è un documento di finanza pubblica previsto dal Regolamento UE n. 473/2013 che i Paesi dell’Eurozona devono inviare ogni anno alla Commissione Europea e all’Eurogruppo entro il 15 ottobre. La Manovra, si legge nel testo, «consentirà il rafforzamento della difesa nazionale e della sicurezza energetica» attraverso il ricorso agli spazi di flessibilità derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale: «La definizione puntuale degli interventi che confluiranno nel disegno di legge di bilancio di prossima presentazione al Parlamento terrà conto degli esiti delle interlocuzioni in corso con le Autorità europee finalizzate alla migliore definizione del perimetro di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia».

Uniper, Michael Lewis riconfermato ceo

Il supervisory board di Uniper, colosso tedesco dell’energia, ha deliberato la riconferma di Michael Lewis nel ruolo di ceo e presidente del cda per un ulteriore mandato quinquennale che decorrerà dal 1° novembre 2026 al 31 ottobre 2031, sostituendo l’attuale che sarebbe scaduto a maggio 2028. Il Consiglio di sorveglianza ha preso questa decisione in anticipo rispetto ai tempi previsti nell’interesse della società. Ciò garantisce la continuità della leadership durante una fase critica dell’attuazione strategica. Uniper, con sede a Düsseldorf, è un’azienda energetica europea con una presenza globale. Conta circa 7 mila dipendenti e svolge un ruolo chiave nel garantire un approvvigionamento energetico sicuro in Europa, in particolare nei suoi mercati principali che sono Germania, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi.

Lewis: «Concentrati a investire in energia sicura e sostenibile»

Queste le dichiarazioni di Lewis: «Desidero ringraziare il Consiglio di sorveglianza per la continua fiducia riposta in noi. La capacità di Uniper di guardare al futuro con fiducia è il risultato della dedizione e dell’impegno dimostrati dai nostri dipendenti. Sono stati loro a guidare l’azienda attraverso un periodo straordinario. Ora costruiamo su queste basi. Rimaniamo concentrati sull’investimento in energia sicura e sostenibile, sulla promozione della crescita e sulla creazione di valore a lungo termine per i nostri azionisti, clienti e la società».

Fine della presunta tregua energetica: colpita una raffineria in Russia

Archiviata definitivamente la presunta tregua energetica tra Russia e Ucraina, che era stata annunciata da Donald Trump. Dopo Mosca, anche Kyiv ha infatti ripreso i raid contro i siti energetici della Federazione Russa: un incendio è divampato in una raffineria di petrolio in seguito a un massiccio attacco di droni nella regione di Ryazan.

L’annuncio di Zelensky al Financial Times

Volodymyr Zelensky aveva appena annunciato la revoca del divieto di colpire le raffinerie russe durante un’intervista al Financial Times. «Ne abbiamo abbastanza», aveva tuonato il presidente ucraino, osservando che l’esercito di Kyiv non aveva attaccato infrastrutture energetiche in Russia per tre giorni, soddisfacendo così le richieste degli Stati Uniti. Mosca, invece, nel frattempo ha continuato a mettere nel mirino le infrastrutture energetiche ucraine. Il capo della Bankova ha anche spiegato che il divieto è stato revocato a causa della «pericolosa interruzione» nella trasmissione di intelligence da parte degli Stati Uniti e delle limitazioni all’utilizzo di Starlink durante i massicci bombardamenti russi.

Fine della presunta tregua energetica: colpita una raffineria in Russia
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Perché i libri Sally Rooney non verranno più venduti in Regno Unito

I libri della scrittrice irlandese Sally Rooney non saranno più venduti nel Regno Unito. Il motivo è legato al suo sostegno economico a Palestine Action, organizzazione pro Palestina che il governo britannico ha dichiarato illegale in base alle leggi antiterrorismo del paese. Per questo, la casa editrice Faber non può versarle i proventi derivanti dalle vendite dei suoi libri in maniera legale, motivo per cui ha deciso, in accordo con l’autrice, di smettere di distribuirli nel Regno Unito in qualsiasi formato». Rooney ha 35 anni e ha scritto successi internazionali come Persone normali, Parlarne tra amici e Intermezzo.

Il sostegno alla causa palestinese

Da tempo sostiene la causa palestinese e nel 2025 aveva detto che avrebbe donato a Palestine Action i ricavi dei suoi libri e degli adattamenti televisivi della BBC di Persone normali e Parlarne tra amici. Per la legge del Regno Unito, però, ricevere denaro con l’intenzione di utilizzarlo per sostenere il terrorismo è un reato. Per il timore di essere arrestata, negli ultimi mesi la scrittrice ha anche evitato di partecipare a festival e presentazioni nel paese.

Il papa ha trascorso bene la notte al Gemelli

Papa Leone XIV, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma da martedì 13 ottobre, giorno in cui ha subito l’intervento chirurgico per l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, dove era stato individuato un adecarcinoma, ossia un tumore maligno, «ha trascorso bene la notte in ospedale, si è alzato e ha fatto colazione». Lo comunica la Sala Stampa della Santa Sede, fornendo un nuovo aggiornamento sulle condizioni di salute del pontefice. Ieri Prevost era stato sottoposto agli esami del sangue e alla radiografia del torace previsti dopo l’intervento, con esiti che hanno confermato «un decorso post-operatorio regolare».

Consiglio europeo 15-16 ottobre 2026: i temi sul tavolo

Al via il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, in cui i leader dell’Ue si riuniranno a Bruxelles per discutere di diversi temi, dalle questioni relative all’economia alle risposte da dare alle sfide per la competitività europea, compresi i prezzi dell’energia, fino alla situazione geopolitica e all’immigrazione. Ecco i temi sul tavolo.

Competitività e sfide economiche globali

Per quanto riguarda i prezzi dell’energia, i leader dell’Unione forniranno alla Commissione orientamenti su misure a breve termine mirate e temporanee per attenuare l’impatto dei costi elevati, proteggendo i cittadini e le imprese europee. Discuteranno inoltre della strategia a lungo termine dell’Europa volta a ridurne la dipendenza dai combustibili fossili. Verranno poi esaminati i progressi compiuti in merito all’agenda all’insegna di «un’Europa, un mercato», compresa la sua attuazione nel 2026 e nel 2027.

Ucraina e Medio Oriente

Tra i temi in agenda anche le guerre in Ucraina e Medio Oriente. Nel corso della riunione,i leader discuteranno del perdurante sostegno a Kyiv, comprese le esigenze operative delle sue infrastrutture critiche in vista dell’inverno. Nel contesto dell’allargamento dell’Ue, i leader faranno inoltre il punto sui progressi compiuti dall’Ucraina verso l’adesione all’Ue. Discuteranno del comportamento sempre più aggressivo della Russia, compresi i suoi attacchi ibridi in tutta Europa. Faranno il punto sui progressi compiuti in merito all’agenda dell’Ue per la prontezza alla difesa e discuteranno di come mantenere lo slancio e accelerare i lavori, anche per affrontare le carenze in termini di capacità militari critiche. Si parlerà anche degli ultimi sviluppi in Medio Oriente, tra cui la libertà di navigazione e la sicurezza marittima, elementi fondamentali per le catene di approvvigionamento globali, in particolare per quanto riguarda l’energia, i concimi e i prodotti alimentari.

Immigrazione

I leader dell’Ue terranno infine una discussione strategica sulla migrazione. Nella sua lettera d’invito, il presidente Costa ha sottolineato il fatto che l’approccio globale dell’Ue in materia di migrazione funziona, come dimostra la significativa e duratura diminuzione del numero di migranti irregolari. Ha sottolineato inoltre la necessità di rimanere vigili e preparati, di agire in modo solidale ogniqualvolta gli Stati membri si trovano ad affrontare situazioni di crisi e di continuare a rafforzare la capacità dell’Ue di rispondere alle crisi, compresi i casi di strumentalizzazione.

Lega, Garavaglia sfida Salvini mentre cala il gelo tra il leader e Giorgetti

Massimo Garavaglia da Marcallo con Casone proverà a sfidare Matteo Salvini al congresso leghista del 24-25 ottobre. La decisione, scovata in ‘nuce’ dal cronista parlamentare del Foglio Carmelo Caruso, è maturata e si è consolidata nelle ultime ore, quando ormai sembrava tramontata ogni ipotesi di candidatura contro il segretario uscente. Difficile anche il percorso di una mozione ‘nordista’ da opporre alla linea di Salvini.

Lega, Garavaglia sfida Salvini mentre cala il gelo tra il leader e Giorgetti
Massimo Garavaglia (Imagoeconomica).

L’allergia dei salviniani per Garavaglia

Ex sindaco del paesino di poco più di 6 mila abitanti a ovest di Milano, Garavaglia è uno degli esponenti lombardi cui i leghisti salviniani sono più allergici. Entrato alla Camera nel 2006, al posto di Umberto Bossi che aveva optato per il Senato, da allora, si è alternato tra Montecitorio e Palazzo Madama in tutte le legislature, con una pausa tra il 2013 e il 2018, quando Roberto Maroni lo chiamò a fare l’assessore all’Economia in Regione Lombardia (una sorta di governatore ‘ombra’, cui l’amico Bobo affidava tutte le questioni tecniche). Tornato a Roma, ha sostituito il collega Giancarlo Giorgetti – Garavaglia e il ministro dell’Economia sono i due bocconiani della Lega – come riferimento del partito per le questioni di legge di bilancio. È stato viceministro all’Economia nel Conte I, ministro al Turismo del governo Draghi poi presidente della commissione Finanze del Senato in questa legislatura.

Lega, Garavaglia sfida Salvini mentre cala il gelo tra il leader e Giorgetti
Massimo Garavaglia con Giancarlo Giorgetti nel 2019 (Imagoeconomica).

L’obiettivo è intercettare il malessere lombardo

La crepa con i salviniani risale proprio all’esecutivo dell’ex presidente della Bce, quando quest’ultimo ebbe l’ardire di decidere la formazione del suo governo senza consultare i capi dei partiti che lo sostenevano (in quel caso Salvini per la Lega e Silvio Berlusconi per Forza Italia). Ritenuto vicino a Giorgetti, Garavaglia non sarebbe stato la prima scelta di Salvini come ministro, con il quale da allora i rapporti si sono raffreddati. E proprio la vicinanza con il ‘Gianca’ leghista sembra essere all’origine della candidatura del senatore milanese, che dovrà raccogliere 80 firme tra delegati provenienti da quattro Regioni diverse entro mercoledì. Se riuscisse a candidarsi, Garavaglia potrebbe intercettare nel segreto dell’urna il malessere dei lombardi che da questa estate chiedono un rinnovamento e il ritorno a un partito «sindacato del territorio».

Lega, Garavaglia sfida Salvini mentre cala il gelo tra il leader e Giorgetti
Massimo Garavaglia al Senato (Imagoeconomica).

I motivi del «grande freddo» tra Salvini e Giorgetti

I ben informati raccontano che, negli ultimi tempi, il termometro dell’altalenante rapporto tra Salvini e Giorgetti – un topos per gli amanti del genere, secondo nella ‘letteratura’ leghista solo a quello tra Bossi e Maroni – sia sceso in uno stato di «grande freddo». Il capo di via Bellerio riterrebbe, a torto o a ragione, che il titolare del Mef sia coinvolto nella ‘congiura’ estiva dei lombardi, insieme al segretario regionale Massimiliano Romeo e al governatore Attilio Fontana, che hanno chiesto un suo passo di lato. Ed è così che Giorgetti è stato totalmente emarginato dal congresso del MiCo.

Lega, Garavaglia sfida Salvini mentre cala il gelo tra il leader e Giorgetti
Massimiliano Romeo con Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Un anno e mezzo fa, a Firenze, il ministro dell’Economia ha presieduto l’assise; ora Salvini ha deciso di dare l’incarico al presidente della Camera Lorenzo Fontana (che di certo non ha preteso l’incarico, attento com’è a cercare di mantenere un profilo istituzionale). Quando poi si è trattato di nominare un vicesegretario vicario che facesse da reggente fino al congresso, il numero uno leghista ha deciso di affidarsi al tesoriere Alberto Di Rubba, commercialista bergamasco il cui curriculum elettorale si limita a una riga, ovvero alla vittoria alle suppletive del seggio della Camera lasciato vacante in Veneto da Alberto Stefani dopo l’elezione a governatore.

Lega, Garavaglia sfida Salvini mentre cala il gelo tra il leader e Giorgetti
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).

Il ministro rischierebbe di non essere candidato alle Politiche

Ma l’assenza di Giorgetti da incarichi importanti al congresso – spiegano le stesse fonti – sarebbe in realtà solo un segnale di problemi ben più gravi. Nel partito, i ben informati sostengono addirittura che il ministro dell’Economia rischierebbe allo stato di essere lasciato fuori dalle liste alle prossime Politiche. Deputato dal 1996, 30 anni alla Camera, sette legislature consecutive, con il sogno non realizzato nel 2022 di diventarne il presidente, Giorgetti sarebbe finito nella tagliola di Salvini alla ricerca di posti per i fedelissimi (alcune proiezioni fatte in base ai sondaggi attribuiscono alla Lega 17 deputati, dopo l’approvazione della nuova legge elettorale). La voce è insistente. Le narrazioni divergono ma approdano tutte nella stessa conclusione. C’è chi sostiene che sia stato fatto capire a Giorgetti che comunque in caso di vittoria lui avrebbe una poltrona «sicura» nel governo Meloni 2. E chi invece fa battute al vetriolo sul fatto che ormai non ha problemi a trovare un posto di lavoro, può chiedere agli «amici di Goldman Sachs». Fatto sta che da giorni nella chat leghiste gira una lista di possibili candidature che riprodurrebbe fedelmente una ricostruzione riferita a voce da una salviniana doc.

Lega, Garavaglia sfida Salvini mentre cala il gelo tra il leader e Giorgetti
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La lista che gira nelle chat leghiste e l’interrogativo su Zaia

Ecco, anche in questa lista di candidati alle Politiche il nome del Gianca di Cazzago Brabbia non c’è. Mentre sarebbero sicuri gli amici milanesi di Salvini Igor Iezzi e Alessandro Morelli, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, i tesorieri Di Rubba e Giulio Centemero, il ministro Roberto Calderoli a Bolzano e l’ex vicesegretario Andrea Crippa in Toscana. Grande punto interrogativo, invece, sul Veneto, e sulla disponibilità di Luca Zaia a correre in cinque collegi. L’ex doge ormai è visto con delusione dai lombardi che si sentono traditi dalla sua mancanza di azione e di coraggio. E in molti ritengono che abbia già stretto l’accordo con Salvini per una sua candidatura e un posto di rilievo a Roma (ministero o presidenza di una Camera) rompendo di fatto l’asse tra i governatori, di cui fanno parte anche il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e quello della Provincia di Trento Maurizio Fugatti. Dal canto suo, coi suoi, Zaia nega l’accordo, anche se riferisce del pressing di Salvini. Ma anche la dialettica tra veneti e lombardi è un altro topos ricorrente, fatto di alti e bassi (come la storia di Salvini e Tosi dimostra). E, come tale difficile da sondare e dagli esiti imprevedibili.

Lega, Garavaglia sfida Salvini mentre cala il gelo tra il leader e Giorgetti
Luca Zaia (Ansa).

Cinema: Per Ben Affleck le riprese aggiuntive di Justice League sono state il peggior momento della sua carriera

Per Ben Affleck le riprese aggiuntive di Justice League sono state il peggior momento della sua carriera

L'attore critica la scelta di Warner Bros. di sostituire Zack Snyder con il regista di Avengers

Nell'ultimo episodio del podcast Happy Sad Confused, Ben Affleck ha parlato del punto più basso della sua carriera, identificandolo con l'esperienza delle riprese aggiuntive di Justice League durante il passaggio di testimone tra Zack Snyder e Joss Whedon. Durante le riprese, infatti, il regista di Man of Steel e Batman v Superman ha dovuto affrontare il lutto per la scomparsa della figlia e la conclusione delle riprese è stata affidata a Whedon, che – è stato stimato dallo stesso Snyder – ha girato scene aggiuntive per 60 nuove pagine di materiale,... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 15 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Nella terra cruda, il nuovo romanzo di Clelia Farris

Nella terra cruda, il nuovo romanzo di Clelia Farris

Ambientato nello stesso universo del precendente I Vegumani, Nella terra cruda è una storia dai toni solarpunk centrata sui temi ambientali.

Dalle prime visioni ucroniche dei romanzi ambientati in un Egitto biotecnologico (La pesatura dell'anima e La giustizia di Iside) Clelia Farris ha sempre avuto a cuore l'ambiente, lo sviluppo sociale e l'innovazione nativa. Con I Vegumani ha abbracciato il solarpunk e con l'ideale proseguimento di Nella terra cruda, prosegue la sua analisi dei temi più pressanti dei prossimi anni: il diritto alla casa, l'opposizione alla speculazione del territorio, la scelta di soluzioni originali, come la Restanza. Uscito alla fine di settembre, il libro sarà presentato a Stranimondi... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 15 ottobre 2026 - articolo di S*

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero

Andrea Antonelli, detto Kimi, ha compiuto 20 anni il 25 agosto 2026. E diventerà presto campione del mondo di Formula 1 (solo una questione di tempo, primo match point già nel Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin, a fine ottobre), un risultato che a un italiano aveva ottenuto per l’ultima volta con Alberto Ascari nel 1953. Antonelli è nato a Bologna. Però dal 2024, guarda caso l’anno in cui la scuderia Mercedes ha ufficializzato che nel 2025 sarebbe diventato un pilota del Mondiale di Formula, ha trasferito la sua residenza nella Repubblica di San Marino.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Antonelli festeggia il terzo posto al Gran premio di Formula 1 di Singapore (foto Ansa).

Eppure, mentre la residenza di Jannik Sinner a Montecarlo ha fatto sollevare tante sopracciglia all’intellighenzia dei commentatori nazionali, nessuno ha invece eccepito nulla sull’Antonelli sammarinese. Questioni di pregiudizio: il tennista è italiano quando vince, ma diventa subito un insopportabile tirolese–austriaco quando i suoi comportamenti piacciono poco. E anche di percepito: Montecarlo è un paradiso fiscale pieno di ricchi evasori, San Marino un simpatico paesello romagnolo dove al massimo comprare una balestra.

I montepremi vinti dai tennisti sono tassati alla fonte nei Paesi dei tornei

Il Principato di Monaco assicura la tassazione a zero per i redditi delle persone fisiche. Ma i montepremi vinti da un tennista come Sinner, in giro per il mondo, sono tassati alla fonte nei vari Paesi in cui si giocano i tornei. Sinner risiede a Monaco dove ha le sue società che seguono i suoi diritti d’immagine (il campione italiano è testimonial di tantissimi brand, da Allianz a Rolex, da Gucci a De Cecco, da Enervit a Fastweb, da Lavazza a La Roche-Posay fino a Nike e Head, per citarne solo alcuni), ma nel Principato le società vengono tassate.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Jannik Sinner col presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Perciò Sinner lo possiamo considerare certamente residente monegasco, ma contribuente del mondo. Paga tanto. E di sicuro più di molti altri. Peraltro l’Italia, con la flat tax per i super ricchi, sarebbe attraente più o meno come il Principato di Monaco dal punto di vista fiscale. E allora perché i tennisti non vengono a risiedere a Genova o a Milano?

Vicino a Monaco ci sono numerosi centri di allenamento

Il motivo, in realtà, è piuttosto semplice: perché manca un ambiente ideale per i tennisti, lo sport, gli sportivi e le loro famiglie. Anche nel Regno Unito esiste un regime fiscale simile, con la possibilità di non pagare le tasse per quattro anni sui redditi prodotti all’estero. Ma nessun tennista si trasferisce in Inghilterra. Perché? Perché a Monaco ci sono numerose strutture di allenamento nel giro di pochi chilometri, tra Francia e Italia.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Jannik Sinner e Kimi Antonelli in un selfie pubblicato sulla pagina Instagram del pilota.

A Monaco, 39 mila abitanti di cui il 20 per cento è di nazionalità italiana, c’è una sicurezza assoluta nella vita di tutti i giorni, c’è la tutela della privacy, non ci sono tifosi o giornalisti assillanti. A Monaco ci sono le scuole internazionali per i figli. E ai tennisti l’ambiente internazionale piace, perché sono abituati a stare in giro per il mondo 11 mesi all’anno.

San Marino non ha certo infrastrutture ad hoc per piloti di Formula 1

Tutto questo non si può certo dire di San Marino: non ha infrastrutture ad hoc per piloti di Formula 1, non si percepisce un’atmosfera internazionale, è semplicemente un paesello di 34 mila abitanti, di cui circa il 10 per cento è di nazionalità italiana, a pochi chilometri dal mare romagnolo.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Kimi Antonelli (foto Ansa).

E allora per quale motivo Antonelli ha lasciato i portici di Bologna per risiedere sul Monte Titano nella Repubblica di San Marino? Beh, intanto il papà, Marco Antonelli, ha una scuderia automobilistica, la Antonelli Motorsport, che ha sede a San Marino dal 2019. Inoltre, grazie alle norme di San Marino, un ragazzo giovane come Kimi può comunque guidare su strada automobili molto potenti, mentre non potrebbe farlo con la patente italiana.

Il bottino del prossimo campione del mondo si moltiplicherà presto

Ma, alla fin fine, si arriva sempre alle agevolazioni fiscali che San Marino assicura rispetto all’Italia. Tenendo conto che nel 2025 Antonelli ha guidato la Mercedes di Formula 1 con uno stipendio al minimo (1 milione di euro), che nel 2026 il tutto è salito a circa 3 milioni di euro di fisso, 10 di bonus e 3 milioni dagli sponsor (per un totale di 15 milioni) e che, da campione del mondo, il bottino si moltiplicherà per due o tre volte. Giusto per dare un’idea, Max Verstappen ha attualmente incassi complessivi annui per 100 milioni di euro, Lewis Hamilton per 70, Charles Leclerc per 50, il campione del mondo in carica Lando Norris per 40 milioni, il compagno di scuderia di Antonelli, George Russell, per 34 milioni.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Il pilota italiano della Mercedes Andrea Kimi Antonelli (foto Ansa).

Risiedendo a San Marino il buon Kimi Antonelli potrà godere di una tassazione ordinaria sulle persone fisiche con aliquote progressive dal 9 al 35 per cento; nessuna imposta patrimoniale, su successioni o donazioni; aliquota del 3 per cento su dividendi di fonte estera percepiti da persone fisiche, e del 10 per cento su interessi su titoli e capital gain.

Le imposte sammarinesi sono molto attraenti per le aziende

Ma San Marino risulta particolarmente attraente per chi unisce la residenza personale a quella della propria azienda: l’imposta sulle società è infatti al 17 per cento, e per i primi cinque anni di profitto si riduce all’8,5 per cento o al 5 per cento in caso di start up innovative; i dividendi distribuiti da una società sammarinese a un socio residente a San Marino sono tassati al 5 per cento. Insomma, ci sono tanti buoni motivi per respirare l’aria buona di San Marino pur sfrecciando su una Mercedes di Formula 1. E quando poi ti riesci a comprare anche una balestra o uno spadone medievale, beh, che dire, la vita ti sorride.

Via libera del cda Rai: Sergio resta alla guida di San Marino RTV

Roberto Sergio resterà direttore generale di San Marino RTV fino al termine dell’attuale consiliatura Rai, dunque potenzialmente fino a ottobre 2027. Lo ha deciso a maggioranza il consiglio di amministrazione della televisione pubblica italiana, riunitosi oggi a Roma. Hanno votato contro i consiglieri di maggioranza Antonio Marano, presidente facente funzioni della Rai, e Simona Agnes. Sergio svolgerà l’incarico a titolo gratuito, non ricevendo emolumenti né dalla Rai né da RTV.

L’addio alla Rai e la volontà di rimanere alla guida di San Marino RTV

Ufficializzando l’addio anticipato dopo 22 anni alla Rai, di cui era direttore generale dal primo ottobre 2024, Sergio aveva espresso la volontà di rimanere alla guida dell’emittente sammarinese, precisando inoltre che la decisione era stata presa per scelta personale e che non coincideva col pensionamento, previsto invece per il primo giugno 2027. San Marino RTV è partecipata al 50 per cento dalla Rai: secondo Sergio, l’incarico di direttore generale non era in scadenza in quanto arrivato dal cda dell’emittente del Titano e non dai vertici Rai. La decisione, appunto, era stata affidata a una delibera del cda della tv italiana.

Ex Ilva, gli operai occupano la Prefettura di Genova

Nel terzo giorno di mobilitazione degli operai dell’ex Ilva di Cornigliano, un gruppo di tute blu ha fatto irruzione nell’edificio della Prefettura di Genova dal presidio fisso allestito, con tende, in Largo Eros Lanfranco, occupando l’atrio e parte del secondo piano. Gli operai in sciopero attendono garanzie dal governo sulla continuità produttiva dello stabilimento di Cornigliano, che finora non sono arrivate: perciò hanno deciso di dare un ulteriore segnale a Acciaierie d’Italia e al governo. L’idea dei manifestanti (una cinquantina) è di trascorrere la notte in Prefettura.

Gli operai chiedono garanzie sulla continuità produttiva

Al question time alla Camera il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha accennato alla possibilità di avviare un confronto con Acciaierie d’Italia per scongiurare lo stop agli impianti di Genova e Novi, tramite l’acquisto di coils per rifornire gli stabilimenti. Ma gli operai chiedono garanzie scritte: «Vogliamo tutto nero su bianco». Questa mattina i lavoratori avevano marciato in corteo coi mezzi della fabbrica lungo le vie del centro di Genova.

Leone XIV, decorso post-operatorio regolare dopo l’intervento al polmone

Papa Leone XIV «ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’intervento» per l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, dove era stato individuato un adecarcinoma, ossia un tumore maligno. «Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito». È quanto si legge nel bollettino medico diffuso dalla Santa Sede dopo l’operazione subita dal pontefice al Policlinico Gemelli di Roma, che cita il dottor Luigi Carbone, direttore della Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e il professor Stefano Margaritora, che ha guidato l’equipe medica di chirurgia toracica. Il papa, dopo una notte tranquilla, «ha svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza». Inoltre «ha ripreso una regolare alimentazione facendo colazione e pranzo. Il decorso procede secondo quanto previsto».

Il governo della Groenlandia smentisce Trump sulle maxi esplorazioni

Il governo della Groenlandia ha smentito Donald Trump, che su Truth aveva annunciato l’avvio di una «massiccia esplorazione di petrolio, gas e minerali» nel territorio artico facente parte del Regno di Danimarca, senza fornire dettagli sul coinvolgimento americano. Jørgen Hammeken-Holm, viceministro groenlandese per le Attività minerarie, pur riconoscendo l’esistenza di «attività di esplorazione da parte di aziende statunitensi», ha infatti spiegato alla Cnn che al momento «si stanno svolgendo su scala ridotta» e che ci vorranno anni prima di una loro espansione.

Il governo della Groenlandia smentisce Trump sulle maxi esplorazioni
La bandiera della Groenlandia (Ansa).

La sparata di Trump sui giacimenti groenlandesi

Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha più volte minacciato di prendere il controllo della Groenlandia e delle sue risorse naturali, suscitando l’ira dei partner europei e della Nato. «Ci sono esperti che affermano che la quantità di petrolio facilmente accessibile è di gran lunga superiore a quella di quasi qualsiasi altro territorio, in qualsiasi parte del mondo», ha scritto Trump su Truth, dando notizia delle presunte maxi trivellazioni. Vero, la Groenlandia è ricca di giacimenti petroliferi, ma la maggior parte di essi si trovano in aree remote a nord del Circolo Polare Artico, caratterizzate da una calotta glaciale spessa 1,5 chilometri e da scarse infrastrutture. A metà agosto, peraltro, le autorità di Nuuk hanno costretto Greenland Energy Company, società petrolifera legata a Trump, a rinviare le trivellazioni, smentendo di fatto quanto affermato dall’inviato del presidente Usa Jeff Landry, secondo cui la compagnia (con sede in Texas) avrebbe potuto cominciare a estrarre greggio già da marzo del 2027.

Il governo della Groenlandia smentisce Trump sulle maxi esplorazioni
Donald Trump, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen (Ansa).

L’accordo a tre siglato il 22 settembre a New York

Il 22 settembre Trump, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen hanno firmato un accordo volto a contribuire a risolvere le tensioni scaturite dalle minacce di The Donald di annettere l’isola. L’intesa, che apporta lievi modifiche a un trattato del 1951, non menziona esplicitamente petrolio o gas, ma riconosce la «cooperazione in ambito minerario» e prevede la possibilità per gli Stati Uniti di realizzare due nuove installazioni militari a Narsarsuaq e Mestersvig, oltre a rafforzare la Pituffik Space Base, già utilizzata per attività di sorveglianza spaziale e allerta antimissile. Al tempo stesso ribadisce il riconoscimento della sovranità danese e del diritto all’autodeterminazione della popolazione groenlandese: le nuove disposizioni, insomma, riguardano essenzialmente la sicurezza e la cooperazione militare.

Lufthansa si aggiudica il 44,9 per cento di Tap

La compagnia aerea tedesca Lufthansa è la vincitrice del concorso pubblico per la privatizzazione parziale della portoghese Tap, un’operazione da 1 miliardo e 200 milioni di euro. Lufthansa avrà la responsabilità della gestione esecutiva e operativa. Lo Stato portoghese, detentore dell’intero capitale di Tap dal 2022, aveva avviato il processo di parziale privatizzazione della compagnia nazionale a settembre del 2025. Il 30 settembre scorso 2026, a un anno di distanza e dopo la decisione del governo di Lisbona di prolungare la fase dei negoziati per chiarire meglio le differenze fra le proposte sul tavolo, le due compagnie rimaste in gara, Lufthansa e il gruppo Air France-Klm, avevano presentato l’ultima versione delle loro offerte vincolanti. La proposta tedesca ha prevalso. Con questa privatizzazione, il 44,9 per cento del capitale spetta al nuovo partner privato, mentre un 5 per cento dovrebbe essere riservato ai dipendenti del gruppo Tap. Lo Stato portoghese mantiene il controllo di maggioranza con almeno il 50,1 per cento delle azioni della società.

L’Ue propone il rinvio di un anno della stretta sul metano

La Commissione europea ha adottato una proposta per posticipare di un anno – dal 2027 al 2028 – l’entrata in vigore dei vincoli sulle importazioni di gas, petrolio e carbone previsti dal regolamento sulle emissioni di metano. Il rinvio, che dovrà essere formalmente approvato dall’Eurocamera e dai Ventisette, è stato pensato per «evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento» di energia «nell’attuale contesto geopolitico» e lascia agli importatori più tempo per conformarsi. Non intacca dunque «l’ambizione, l’integrità e la portata» del regolamento che, adottato nel 2024, è la prima normativa al mondo a disciplinare anche le emissioni di metano legate alle importazioni di combustibili fossili.

Bruxelles chiede un accordo tempestivo

La modifica posticipata al 2028 riguarda – appunto – gli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone, oltre alle norme sulla comunicazione dei requisiti di intensità di metano per importatori e produttori europei. La proposta, come detto, passa ora a Parlamento europeo e Consiglio. Bruxelles chiede un accordo tempestivo «per mantenere la certezza normativa» e continuerà a lavorare con Stati e settore sull’attuazione, incluse le raccomandazioni di luglio su soluzioni di conformità e sanzioni.

Autostrade celebra il primo prestito obbligazionario quotato sul Mot

Mercoledì 14 ottobre 2026 Autostrade per l’Italia ha celebrato, alla presenza dei rappresentanti di Consob e Borsa italiana, la sua prima emissione obbligazionaria quotata sul Mot (Mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di stato) con la tradizionale cerimonia del “ring the bell”. L’emissione per 750 milioni di euro, conclusa a settembre 2026, ha registrato una forte domanda da parte della comunità finanziaria. Gli ordini hanno raggiunto un picco di 2,6 miliardi di euro, pari a circa 3,5 volte l’offerta. I proventi rafforzano la liquidità disponibile e sostengono il piano di investimenti di Aspi per rendere la rete autostradale sempre più sicura e moderna.

Il finanziamento delle infrastrutture rappresenta un motore essenziale per la crescita economica del Paese

La quotazione delle emissioni sul Mot di Borsa Italiana rappresenta un ulteriore passo nel percorso avviato con il reshoring del Programma Emtn di Aspi. Autostrade conferma così il proprio sostegno all’iniziativa di Borsa italiana e Consob volta a rafforzare il mercato obbligazionario nazionale e la competitività del Paese. Il finanziamento delle infrastrutture rappresenta un motore essenziale per la crescita economica del Paese poiché rende possibili gli investimenti che favoriscono la mobilità di persone e merci, accrescono produttività e sicurezza, rafforzano la competitività del sistema nazionale e generano occupazione. In questa prospettiva, Autostrade continuerà a far riferimento al mercato dei capitali con nuovi prestiti obbligazionari che, insieme alle linee di finanziamento messe a disposizione da Cdp e Bei, sosterranno l’importante piano di Aspi per la manutenzione, l’ammodernamento e il potenziamento della rete autostradale italiana.

Generali nomina Emanuele Moneghini Group chief Audit officer

Generali ha nominato Emanuele Moneghini Group chief Audit officer, con effetto dal 1° ottobre 2026. Nel suo ruolo sarà responsabile della funzione Group Audit e del coordinamento delle funzioni di Internal audit del Gruppo, con l’obiettivo di valutare l’adeguatezza e l’efficienza del sistema di controllo interno e degli altri elementi del sistema di governance. Moneghini è entrato in Generali nel 2005, ricoprendo posizioni di crescente responsabilità. Nel 2015 è stato nominato Head of Internal audit Austria, Central Eastern Europe & Russia e nel 2021 ha assunto il ruolo di Group head of GHO & Thematic audit, con la responsabilità delle attività di assurance sulle aree business, finance e governance del Group head office.

Conte fa il mediatore, Schlein paga il conto: cresce l’insofferenza nel campo largo

Prima la mossa sul terzo nome, poi il «lavoro sulla risoluzione unitaria» sull’Ucraina. Due uscite furbette quelle di Giuseppe Conte a sentire gli alleati. Fughe in avanti che non piacciono al Partito Democratico, ma nemmeno ad Avs che comincia a manifestare, nei discorsi fatti lontani dai taccuini, una certa insofferenza per il gioco delle tre carte del capo M5s.

Conte fa il mediatore, Schlein paga il conto: cresce l’insofferenza nel campo largo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Terzo nome e Ucraina: le fughe in avanti del leader M5s

Andando con ordine. All’inizio del mese, Conte, in una conversazione con i cronisti in Transatlantico, si fa “sfuggire” di avere avuto un colloquio con Elly Schlein durante il quale le avrebbe proposto di virare su un «terzo nome» per il candidato premier. Una proposta che da più parti, non solo nel Pd, smentiscono: «Non è mai successo», dice una fonte del centrosinistra. Perché inventarselo? Ma per ritagliarsi l’immagine dell’uomo del dialogo e affibbiare a Schlein quella della leader che chiude per imporre la sua linea. Avanti veloce: martedì 13 ottobre le opposizioni trovano la tanto agognata quadra sulla risoluzione comune sul documento programmatico di finanza pubblica, lo scheletro della legge di bilancio. Un successo. Di più: la bozza del programma, come l’hanno definita un po’ tutti, da Nicola Fratoianni a Schlein. Si festeggia, ma poco dopo è Conte a spiazzare quando, in piazza Montecitorio, dice che lo stesso lavoro si può fare sulla risoluzione sul Consiglio europeo. E sull’Ucraina. «Ma quando mai?», sbotta uno dei leader della coalizione intercettato dalle parti di Montecitorio quando ormai è sera. «Quel lavoro non c’è mai stato, nemmeno si è tentato di arrivare a un documento comune» su politica estera europea e Ucraina.

Conte fa il mediatore, Schlein paga il conto: cresce l’insofferenza nel campo largo
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Riformisti Pd sulle barricate

Ma perché Conte avrebbe dovuto inventarselo? Per qualcuno, nell’inner circle del leader cinquestelle, si sarebbe trattato di un modo per sottolineare lo standing del mediatore all’interno del campo largo. In realtà, Conte sa bene che Schlein ha un problema nel suo partito. I riformisti, infatti, poche ore prima dell’avvio dei lavori sulla risoluzione Dpfp hanno mandato un messaggio alla segretaria: sull’Ucraina non trattare con Conte perché per noi è una linea invalicabile.

Conte fa il mediatore, Schlein paga il conto: cresce l’insofferenza nel campo largo
Elly Schlein (Imagoeconomica).

L’assemblea anticipata ha spiazzato tutti

A pochi giorni dall’assemblea che le dovrebbe prorogare il mandato al Nazareno – consentendole di compilare le prossime liste elettorali – Schlein tutto vuole tranne che ingaggiare una battaglia con la minoranza interna. La strada verso la proroga dovrebbe, d’altra parte, essere spianata. Le aree interne sono in fermento, come dimostrato nel corso dell’assemblea riformista a Prato, ma la maggioranza del partito si va organizzando per fare in modo che il passaggio sia molto ben preparato e senza sorprese. A questo fine, il correntone di Montepulciano aveva preparato l’annuale adunanza nella cittadina toscana convinto che l’assemblea sarebbe arrivata a novembre. L’anticipo al 18 ottobre ha spiazzato tutti, riformisti compresi. Da qui l’idea di organizzare un nuovo appuntamento, quello del gruppo della Camera, nei pressi di Arezzo, il 15 e 16 ottobre.

Sanchez a Littizzetto: «Grazie, ma devo rimanere in Spagna a cucinare paella»

«Grazie per le gentili parole, Luciana, ma devo rimanere in Spagna a cucinare paella per almeno altri quattro anni». Così l’account ufficiale di Pedro Sanchez ha commentato (in italiano) il video pubblicato sulla pagina Instagram di Che tempo che fa, in cui si vede Luciana Littizzetto invitare il primo ministro spagnolo a venire in Italia a guidare il campo largo, tramite una lettera in castigliano maccheronico.

«Pedro, vieni in Italia. Qui Schlein e Conte litigano come cane e gatto», ha detto Littizzetto a Sanchez, che di recente ha indetto elezioni anticipate. Dopo il “no” all’invito della comica, visti i quattro anni che Sanchez si aspetta di trascorrere ancora alla Moncloa con la vittoria (non scontata) alle urne, dall’account del premier iberico è poi arrivato l’endorsement alla segretaria del Pd: «Non riesco a immaginare una persona migliore di Elly Schlein per l’Italia».

Sanchez a Littizzetto: «Grazie, ma devo rimanere in Spagna a cucinare paella»
La risposta dell’account di Pedro Sanchez.

Fabrizio Alfano pronto a lasciare la comunicazione di Palazzo Chigi

Movimenti pre-elettorali nella comunicazione di Palazzo Chigi. Secondo fonti attendibili, il capo ufficio stampa Fabrizio Alfano starebbe per lasciare Giorgia Meloni per tornare in casa Eni. Già capo del Politico dell’Agi, l’agenzia di stampa del Cane a sei zampe, Alfano aveva chiesto l’aspettativa per passare alla comunicazione della Presidenza del Consiglio e, nel settembre 2023, era stato promosso a capo ufficio stampa in sostituzione di Mario Sechi.

Fabrizio Alfano pronto a lasciare la comunicazione di Palazzo Chigi
Fabrizio Alfano (Imagoeconomica).

Ora sarebbe pronto a “tornare” in Eni. Classe 1969, Alfano è stato per cinque anni portavoce di Gianfranco Fini alla presidenza della Camera dei deputati. Il passaggio di Alfano, se confermato, rinfocolerebbe le voci sull’arrivo di Gian Marco Chiocci alla guida della comunicazione di Chigi.

Fabrizio Alfano pronto a lasciare la comunicazione di Palazzo Chigi
Gianmarco Chiocci (foto Imagoeconomica).


Altro che tregua energetica: ondata di attacchi russi sulle centrali termoelettriche ucraine

Nonostante l’annuncio di Donald Trump su una presunta tregua energetica tra Mosca e Kyiv, l’esercito russo nella notte ha condotto un’ondata di attacchi contro numerosi impianti ucraini. Il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto di aver bombardato sei centrali termoelettriche, quattro nella regione di Kyiv e due in quella di Kharkiv. Volodymyr Zelensky, puntando il dito contro il Cremlino e parlando di «mancanza di rispetto mai vista prima» nei confronti di Trump, ha spiegato che gli impianti messi nel mirino dalla Russia sono stati molti di più.

La Russia ha lanciato 39 missili balistici e oltre 120 droni armati

«Stanotte i russi hanno impiegato 39 missili balistici e oltre 120 droni per un attacco mirato proprio al settore energetico, riguardo al quale il presidente degli Usa ha definito un cessate il fuoco», ha scritto Zelensky sui social: «Una tale mancanza di rispetto da parte della Russia verso gli Stati Uniti non si era mai vista prima». Il capo della Bankova ha poi spiegato che almeno 600 mila persone sono rimaste senza elettricità e che potrebbero verificarsi interruzioni ancora più estese. Oltre che nelle due regioni già citate, la società elettrica ucraina Ukrenergo riporta di blackout in quelle di Chernihiv, Sumy, Donetsk, Dnipropetrovsk, Khmelnytskyi e Zaporizhia. «Purtroppo, ci sono danni significativi in 26 elementi del nostro complesso energetico elettrico e in quattro siti del complesso petrolifero e del gas», ha aggiunto Zelensky, spiegando che gli ultimi raid hanno fatto morti e feriti, ha aggiunto. E poi: «Chiediamo al presidente Trump di imporre severe sanzioni alla Russia. Chiediamo all’America e a chiunque nel mondo di non chiudere un occhio sulla realtà di rispondere con forza».

Cnn, Politico e Ms Now tornano alla Casa Bianca

Cnn, Politico e Ms Now sono state riammesse, a tempo indeterminato, alla Casa Bianca. Lo ha deciso il giudice federale Timothy Kelly con un’ordinanza che impedisce al presidente americano Donald Trump di bandire i media dalla Casa Bianca, in attesa dell’esito della causa intentata dalle emittenti in merito al diritto di accesso. «Non c’è praticamente nulla di attinente alla sicurezza nazionale negli atti relativi alla decisione del presidente di revocare i permessi di accesso ai ricorrenti, a cui la Corte possa fare riferimento», ha scritto Kelly nella sua sentenza. Trump aveva usato motivi legati alla sicurezza nazionale come pretesto per revocare l’accredito ai giornalisti. In seguito all’ordinanza, le testate potranno accedere alla Casa Bianca fino a quando non sarà risolta la causa legale che contesta il divieto. Non è invece previsto che l’amministrazione Trump debba consentire ai giornalisti di queste testate di accedere allo Studio Ovale o all’Air Force One, luoghi dai quali sono stati esclusi i reporter di Cnn e Politico.