Tregua armata tra Antonio Tajani e Renato Schifani. Martedì a Roma c’è stato un incontro interlocutorio tra i due, con Tajani che, come si legge in una nota di Forza Italia, «ha confermato la fiducia (nel presidente della Regione Siciliana) e l’apprezzamento per il lavoro svolto, in particolare per il risanamento dei conti pubblici siciliani». Il leader azzurro ha poi invitato il governatore «a portare avanti il programma e l’attività di governo».

A Schifani, la cui ricandidatura a Palazzo d’Orleans è assai improbabile, era stato promesso come via d’uscita un posto al Csm, ma l’ipotesi è tramontata. Lui, su tutte le furie, aveva minacciato di dimettersi, anticipando le Regionali e facendo saltare il timing di Giorgia Meloni, che vorrebbe la Sicilia al voto insieme alle Politiche. Ma chi sarà il sostituto di Schifani per il centrodestra? In FI scalpita Giorgio Mulè, esponente però dei ribelli anti-Tajani. In agguato Cateno De Luca: il leader di Sud chiama Nord ha appena stretto un accordo nazionale con Meloni, e potrebbe spuntarla al fotofinish (Tajani non si strapperebbe le vesti: meglio Cateno di un avversario interno…).

Ruffini, Befera e le Torri dell’Eur
Dicono che Ernesto Maria Ruffini, nel giorno della presentazione all’Eur di Più Uno con Franco Gabrielli, abbia fatto un salto al vicino laghetto per dare un’occhiata alle torri delle Finanze, realizzate dall’architetto Cesare Ligini e di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, finalmente restaurate (con un investimento di 250 milioni di euro) dopo due decenni di abbandono. I palazzi dal 2027 ospiteranno l’Agenzia delle Entrate, come ha sottolineato il direttore Vincenzo Carbone all’evento inaugurale. Inevitabile per i presenti pensare ai suoi predecessori alla guida dell’Agenzia. Ruffini, innanzitutto, ma anche Attilio Befera, che ha partecipato al ricordo di Roberto Gervaso a Palazzo Madama con l’anteprima del film di Giovanni Filippetto dedicato al giornalista.
Papa Leone, prima la Curia poi la cura
Spifferi vaticani. Quando Papa Leone a inizio ottobre ha nominato il cardinale Mauro Gambetti arcivescovo di Chieti-Vasto, esautorandolo dal ruolo di arciprete della Basilica di San Pietro e di Vicario generale per la Città del Vaticano, forse già era a conoscenza del nodulo al polmone e dell’imminente intervento. Così, sibilano i maligni, avrebbe deciso di giocare d’anticipo. Il francescano, già custode del Sacro Convento di Assisi e chiamato in Vaticano da Papa Francesco, aveva fatto discutere per una gestione troppo business oriented della basilica e della Fabbrica di San Pietro. L’ultima polemica, come scriveva il Corriere, era stata innescata dalla decisione di aggiungere sedie e tavoli sotto la cupola di Michelangelo per ampliare l’offerta del piccolo bar. Almeno, dal Gemelli, Prevost non dovrà preoccuparsi anche dei malumori cardinalizi.




