La campagna per le Amministrative milanesi è stata finora piuttosto povera di contenuti. La ragione è semplice: il centrosinistra gode di un enorme vantaggio nei sondaggi e pensa più alla competizione interna tra i candidati che alle proposte per la città, mentre il centrodestra ha seminato poco e male in tre mandati all’opposizione e il suo tormentone sulla sicurezza inizia a essere stantio. C’è però un elemento di novità che potrebbe dare una scossa e lo scontro Sala-Majorino ne rappresenta un assaggio (per chi se lo fosse perso, il capogruppo Pd in Regione ha parlato di eccessiva cementificazione e di eccessivo peso dei fondi immobiliari. Accuse che hanno irritato, e non poco, il sindaco).
Tipicamente in campagna elettorale lo sfidante propone il cambiamento, mentre gli uscenti puntano sui buoni risultati ottenuti e prospettano di alzare l’asticella nel mandato successivo. Due case-history del centrosinistra lo esemplificano in modo chiaro: per le elezioni di Milano 2016 lo slogan “Avanti Milano” incarnava perfettamente la continuità amministrativa, pur passando da Giuliano Pisapia a Beppe Sala; alle Regionali 2018, invece, si partiva dall’opposizione, ma lo slogan “Fare, meglio” sarebbe stato più adatto agli uscenti e non ha portato bene a Giorgio Gori, nettamente sconfitto.

Quando la discontinuità diventa un boomerang
Nella marcia verso Milano 2027 c’è una novità: gli sfidanti faticano a incarnare l’istanza di discontinuità che, invece, è stata fatta propria dal Pd, anche a costo di fare arrabbiare Sala. Il sindaco infatti nei giorni scorsi è tornato sul tema dichiarando che il centrosinistra rivincerà le elezioni, ma a patto di non distruggere quanto è stato fatto. Il punto di equilibrio è delicato: ogni campagna elettorale deve guardare al futuro, ma chi già governa rischia di regalare degli autogol a un avversario in enorme difficoltà. Anche qui torna utile un esempio: quando l’assessore Emmanuel Conte ha presentato la proposta di una nuova società per l’edilizia pubblica, si è aperto uno spazio per Massimiliano Lisa, strenuo oppositore della Giunta, che ha avuto gioco facile nel rivendicare l’idea come sua e nell’irridere chi solo oggi pare accorgergsi del problema.

Qualunque presa di posizione da parte della maggioranza in carica è potenzialmente un boomerang. Il rischio aumenta per chi è fortemente identificato con la Giunta uscente: tanto Conte quanto la vicesindaca Anna Scavuzzo hanno un limite oggettivo nell’essere percepiti come l’estensione del ciclo di Sala. Si trova in una posizione intermedia Pierfrancesco Majorino, che è stato assessore in due diverse sindacature, ma ha lasciato Palazzo Marino nel 2019. È ancora più labile il legame col passato di Lorenzo Pacini (assessore del Municipio 1, ma le circoscrizioni contano pochissimo) e Tommaso Goisis (già membro dello staff di due assessori, Chiara Bisconti e Gabriele Rabaiotti). Gli unici che possono dire di rappresentare una vera discontinuità sono le new-entry Mario Calabresi e Carlotta Cossutta, ma c’è modo e modo di incarnarla.
Cossutta è nipote di Armando, storico esponente del Partito Comunista, e ha nel DNA un approccio radicale non dissimile da quello di Pacini, ma implicitamente più critico nei confronti del ciclo in conclusione, tant’è che parla di un rischio di sconfitta mai paventato da alcun sondaggista. Calabresi ha invece colto tutti in contropiede alla Festa dell’Unità, dove ha sottolineato la necessità di salvaguardare il buono dell’esperienza Sala-Pisapia, salvo poi elencare in altre sedi le criticità sociali e ambientali ancora da risolvere. Insomma, il mandato precedente va valorizzato di base, per poi proporre agli elettori «un ulteriore salto in avanti», ma guidato dall’esperienza di chi già conosce la situazione.
Raffa: «Alle primarie sarà utile alzare i toni»
Pietro Raffa, partner della società di lobbying e advocacy Bistoncini & Partners, promuove l’atteggiamento di Calabresi: «È quello giusto per una fase di pre-campagna: il suo è un approccio quasi analitico, da parte di chi osserva un campo nel quale è appena entrato. Alcuni messaggi chiari già li ha mandati, ma da qui alle primarie mi aspetto che la sua comunicazione diventi più diretta». Dopo averne vissute tante da spin-doctor, Raffa esamina le campagne elettorali con il metodo delle 3 M: «Il Messaggio indica idee e priorità proposte dal candidato. Alla voce Media consideriamo l’abilità nell’entrare nel dibattito politico. Poi c’è la Mobilitazione e su questo fronte le proposte più caratterizzate da discontinuità e radicalità fanno maggior presa. C’è chi, come Pacini, parla addirittura di “rivoluzione“: una scelta giusta per il suo tipo di target, ma che suonerebbe stonata in bocca a un altro candidato. Non esiste una campagna perfetta: ciascuno si cuce addosso il vestito che gli sta meglio». E quale vestito dovrebbero indossare Scavuzzo, Conte e Majorino, dopo l’esperienza amministrativa? Secondo Raffa, dipende dagli obiettivi e dalle circostanze: «Se si faranno le primarie, sarà utile alzare il tiro con toni più radicali per mobilitare i propri sostenitori. Arrivati alle elezioni vere e proprie, bisognerà in primo luogo valutare chi sarà l’avversario e poi che contributo darà ciascun partito, per poi fare proposte per il futuro, elogiando quanto fatto in passato, ma con le necessarie critiche sugli errori commessi».

Diamanti: «La stanchezza è fisiologica, bisogna guardare al futuro»
L’importanza di guardare avanti è rimarcata anche da Giovanni Diamanti, già stratega delle campagne di numerosi esponenti politici, tra cui Roberto Gualtieri e lo stesso Sala: «La sua amministrazione ha governato per 10 anni, cosa che a Milano non succedeva dai tempi di Gabriele Albertini, ed è stata riconfermata con percentuali importantissime. Ma dopo 10 anni una quota di stanchezza è fisiologica, è naturale che la semplice continuità perda di appeal, considerando anche la centralità del dibattito sulla sicurezza di questo ultimo periodo. Ciò che il centrosinistra dovrebbe fare è immaginare un racconto nuovo della città, concentrarsi sui 10 anni futuri, più che sugli ultimi 10».
Lo scontro Sala-Majorino e il bilancio della Giunta
La chiave di questa campagna elettorale starà proprio in questo difficile equilibrio, che in alcuni casi richiederà abilità da funamboli. Non possono esserci mezze misure su temi enormi come la vendita di San Siro, foriera di polemiche che certamente aumenteranno all’inizio della demolizione del tempio del calcio: a meno di dolorose pronunce giudiziarie, indietro non si può tornare. Altri dossier sono invece molto più interpretabili. Nel video con cui Majorino lancia la sua candidatura ci sono dei problemi oggettivamente da risolvere, dalle scelte edilizie all’accesso allo sport, ma inevitabilmente così si chiama in causa l’operato di ben tre Giunte, compresa le sue, quindi è più che comprensibile la stizza di Sala. Conte ha preso di petto il problema della casa, ma servono soluzioni immediate per i cantieri bloccati dalle inchieste, per chi non può entrare negli appartamenti acquistati e, più in generale, per un caro-vita che sta creando quelle «due Milano» stigmatizzate da Calabresi. Una seria riflessione politica sull’urbanistica (al di là degli aspetti giudiziari) non è mai iniziata e ne servirebbe una analoga anche su ambiente, mobilità e trasporto pubblico locale. Eliminare i parcheggi abusivi è giusto, ma le auto non spariscono per decreto: se non si potenziano i mezzi e si tracciano righe blu ovunque, si crea un problema notevole per una cittadinanza che ogni giorno raddoppia con l’arrivo dei city user. C’è molto da fare e la buona volontà non basta: vanno aggiunte abbondanti dosi di strategia.







