Sigfrido Ranucci è tornato all’attacco di Giulia Presutti e Daniele Piervicenzi, scelti come nuovi conduttori di Report dopo il suo siluramento: il giornalista ha pubblicato un lungo post su Facebook in cui ha rimarcato la «mediocrità» della decisione della Rai e rivendicato (autoincensandosi) i principali successi della sua carriera.
L’attacco a Piervincenzi dopo l’intervista al Domani
«Caro Daniele, ti sei lamentato sul Domani perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana», inizia Ranucci. Che poi va nello specifico: «Un servizio realizzato per Report – peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte – non fa di nessuno un conduttore». Dopo aver ricordato il flop di Piervincenzi alla conduzione di Popolo Sovrano, Ranucci ha poi rievocato un episodio specifico: «È vero, come mi hai fatto notare, che hai realizzato a quattro mani un’inchiesta in Congo sul caso del diplomatico ucciso, Attanasio. L’ho accettata perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede. Una scelta che, guarda caso, ha creato attriti anche con Presutti, che voleva occuparsi della stessa storia. Ma tu lo sai meglio di chiunque altro: quel lavoro rientrava nei Lab, i contributi che stanno fuori da Report, non dentro».

L’affondo contro Presutti: «Ha mentito in maniera seriale»
Quanto a Presutti, ecco l’affondo di Ranucci: «Ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un’inchiesta principale. Sono stato il primo a credere nelle sue qualità. Ma dopo un paio di anni se n’era andata per guadagnare di più. Poi l’ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante». E poi: «Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi – anche quelli più vicini – tenendo nascosto l’accordo che aveva già chiuso».

Le critiche alla Rai e la lista dei suoi successi professionali
La Rai, continua Ranucci, «ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste». Da qui inizia l’autocelebrazione di Ranucci, che nel post ricorda anche di essere stato per 10 anni coautore di Milena Gabanelli, respirando la «sua stessa aria». Eccola: «Io sono entrato in Rai 36 anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003 sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali – come l’intervista smarrita di Paolo Borsellino – e uno scoop internazionale, quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani. Un’inchiesta che per la prima volta nella storia ha portato il nome della Rai nel mondo».
LEGGI ANCHE: Ranucci, il cortocircuito del femminismo e il patriarcato in camicia bianca

Ranucci: «Disumano condurre Report senza meritarlo»
Infine la chiosa: «È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. È disumano mortificare le professionalità straordinarie che da 30 lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Per questo non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata».
