Addio a Enzo Bianchi, tra i principali fondatori della comunità monastica di Bose, morto all’età di 83 anni. Monaco, saggista, esperto di biblismo e fondatore delle Edizioni Qiqajon, aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017. Da allora si era progressivamente ritirato anche a causa di problemi di salute.
Chi era Enzo Bianchi
Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, Bianchi è stato un punto di riferimento spirituale per intere generazioni. Figura forte del post Concilio Vaticano II, riconosciuto uomo di preghiera e di pace, era comparso l’ultima volta sulla scena pubblica a maggio 2026 quando a Torino aveva presentato un volume di padre Antonio Spadaro, segretario del dicastero della Cultura vaticano ed ex direttore di Civiltà cattolica. Negli ultimi tempi aveva trattato, tra gli altri, il tema della messa con il rito antico, dibattendo con altri teologi sempre mantenendo posizioni in difesa del Concilio e delle sue riforme. Per tutta la vita è rimasto profondamente legato alla Chiesa senza essere sacerdote. «Mai sentita la vocazione. Il cardinal Pellegrino mi ha chiesto più volte se volevo ordinarmi prete, ma io sono sempre voluto restare un semplice laico come tutti», aveva raccontato.
La comunità di Bose
Nel 1965 fondò la comunità di Bose. Tutto nacque dopo essere capitato, quasi per caso, in una piccola chiesa nel Biellese circondata da case abbandonate. Per tre anni ha vissuto lì praticamente solo, conducendo una vita quasi eremitica, fino a quando nel 1968 cominciarono ad arrivare alcune persone spinte dalla curiosità. Così nacque la comunità monastica, che in breve tempo divenne conosciuta in tutto il mondo. Negli anni sono arrivati credenti di diverse confessioni cristiane, ma anche persone lontane dalla fede.
