Putin corre ai ripari: stop alle esportazioni di gasolio

Le autorità russe hanno vietato l’esportazione di gasolio a partire da oggi, 8 luglio. Lo ha annunciato il vice primo ministro Alexander Novak, a seguito di una riunione di governo presieduta da Vladimir Putin, spiegando anche che la Russia inizierà a importare carburante da altri Paesi.

Putin corre ai ripari: stop alle esportazioni di gasolio
Automobili in coda in una stazione di servizio in Russia (Ansa).

Le lunghe code e le risse ai distributori di tutto il Paese

Dalla fine di maggio in Russia – terzo produttore mondiale di petrolio – è in corso una crisi dei carburanti, innescata dai ripetuti attacchi condotti dall’Ucraina con droni contro le raffinerie, i magazzini e i centri logistici del Paese. In numerose regioni della Federazione Russa si stanno verificando da giorni lunghe code ai distributori, con automobilisti costretti ad attendere per ore. E sono state segnalate spesso risse, causate dalle priorità concesse alle auto in dotazione ai funzionari di vario grado, a cui viene consentito di saltare le code. «L’attuale situazione presso le stazioni di servizio sta destando preoccupazione tra la popolazione e il governo continua ad adottare ulteriori misure per affrontare queste problematiche e stabilizzare la situazione», ha affermato Novak. Da gennaio il prezzo della benzina alla pompa è aumentato dell’11,6 per cento.

Putin corre ai ripari: stop alle esportazioni di gasolio
Crisi dei carburanti in Russia (Ansa).

Putin aveva ammesso «una certa carenza di carburante»

A fine giugno Putin, durante una riunione di alti funzionari sull’approvvigionamento e la distribuzione di carburante, aveva ammesso le difficoltà, istituendo una task force «per garantire le che tutti i programmi stagionali di fornitura di carburante siano rispettati per le imprese agroindustriali, perché il raccolto dipende da questo». Lo zar, parlando di «una certa carenza di carburante», aveva inoltre affermato che le riserve di benzina ammontavano a 1,7 milioni di tonnellate e che erano in corso valutazioni sulla «necessità di introdurre un divieto totale all’esportazione di gasolio».

Meloni: «Trump? Non mi pento di niente»

«Non mi pento di nulla di quello che ho fatto». Lo ha detto Giorgia Meloni in una conferenza stampa al termine del vertice Nato di Ankara, rispondendo a una domanda sull’investimento politico fatto sul rapporto con Donald Trump, che sostanzialmente l’ha rinnegata, facendo ironia nei suoi confronti e accusandola a più riprese. «L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente», ha affermato la presidente del Consiglio.

Meloni: «Trump? Non mi pento di niente»
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).

Meloni: «Non cambio idea, ho una strategia in testa»

«Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori», ha continuato Meloni, ricordando che col presidente Usa «ci sono affinità su alcuni temi della politica, dall’immigrazione alla cultura woke». E poi: «Chiaramente ritenevo che potesse essere più semplice. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea. Ho una strategia in testa, figlia di cosa è nell’interesse nazionale italiano e dell’Europa». Parlando con Mark Rutte, Trump si è lamentato ancora dell’Italia, che «ha fatto molto male» nelle decisioni sulle sue basi.

Meloni: «Trump? Non mi pento di niente»
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).

Meloni: «La linea dell’Italia sull’Iran è molto chiara»

A tal proposito, Meloni ha dichiarato: «Non è che abbiamo preso delle decisioni o abbiamo fatto delle scelte così, un giorno ne facciamo una, un giorno ne facciamo un’altra. Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto in Iran. E quella linea la manteniamo». Così poi sugli impegni con la Nato: «Vogliamo chiaramente rispettarli, lo faremo e lo stiamo facendo già, però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità in base al contesto, in base alle nostre possibilità. Siamo convinti che sia però assolutamente necessario farlo, particolarmente in un tempo come questo».

Inchiesta arbitri, Rocchi verso l’archiviazione

L’inchiesta che aveva scosso il mondo del calcio si sta sgonfiando. L’ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva, sta infatti per vedere archiviata la sua posizione dopo l’interrogatorio reso una settimana fa negli uffici della Procura di Milano. La decisione dovrebbe arrivare entro fine mese.

Sparite dal capo d’imputazione le “bussate” in sala Var

Convocato il 30 aprile dal pm Maurizio Ascione, Rocchi aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. A seguito di un nuovo invito a comparire, l’ex fischietto si è invece presentato, rispondendo alle domande dell’accusa. Stando a quanto emerso, dal capo d’imputazione sono sparite le “bussate” in sala Var a Lissone per suggerire le decisioni agli arbitri davanti ai monitor. Insomma, su questo aspetto della vicenda non sarebbe stato rilevato alcunché di rilevante sul piano penale.

Inchiesta arbitri, Rocchi verso l’archiviazione
Gianluca Rocchi (Ansa).

Restano le accuse legate alle designazioni per l’Inter

Resta l’accusa di aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione», ovvero di aver concordato le designazioni degli arbitri destinati all’Inter. Non più con ignoti, ma con esponenti della società nerazzurra «e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina». Tuttavia non risultano indagati né dirigenti dell’Inter, né l’ex presidente della Figc. Peraltro, a seguito di nuove intercettazioni a Rocchi viene contestato di essere intervenuto (dopo l’autosospensione da designatore) nella scelta di Maurizio Mariani come arbitro di Torino-Inter del 26 aprile 2026 (partita ormai ininfluente) «soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito».

Vertice Nato, confermati 170 miliardi di dollari di aiuti all’Ucraina

Nella dichiarazione conclusiva del summit di Ankara, i leader dei Paesi Nato hanno confermato l’impegno di destinare 70 miliardi di dollari all’Ucraina nel 2026 «in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento» e almeno altrettanti nel 2027, per un totale di 140. «L’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli Alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale». L’appoggio della Nato a Kyiv, si legge nel documento, «deve essere equo, prevedibile e sostenibile a lungo termine».

Vertice Nato, confermati 170 miliardi di dollari di aiuti all’Ucraina
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).

Annunciati oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti per la difesa

Nella dichiarazione si legge poi che i Paesi europei e il Canada, «in collaborazione con gli Stati Uniti, si stanno assumendo maggiori responsabilità» per la deterrenza e la difesa dell’Alleanza», che si basano su «un mix appropriato di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da risorse spaziali e cibernetiche». Annunciati oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti per la difesa.

Vertice Nato, confermati 170 miliardi di dollari di aiuti all’Ucraina
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).

Il monito all’Iran e la conferma della Russia come «minaccia»

Per quanto riguarda l’Iran, gli Alleati ribadiscono che la Repubblica Islamica «non deve mai possedere un’arma nucleare», invitando Teheran «a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz». I leader della Nato hanno inoltre confermato la definizione della Russia come «minaccia a lungo termine» per l’Alleanza.

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno

A Roma, mercoledì pomeriggio, tutti da Michele Vietti. Nella Capitale, nel palazzo del ventennio che un tempo ospitava la gioventù del littorio e che ora si chiama WeGil, va in scena l’assemblea di Anfir, ovvero l’associazione delle finanziarie regionali che detengono le leve del potere economico a livello locale, e che di fatto si sono sostituite alle vecchie, gloriose, casse di risparmio. Alla guida c’è una storica conoscenza della politica italiana, Michele Vietti, già vicepresidente del Csm, e che ora è presidente Anfir oltre che della finanziaria regionale piemontese, quella della sua terra. All’appuntamento ci saranno, tra gli altri, il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, l’ad di Cdp Dario Scannapieco, Regina Corradini D’Arienzo, ad di Simest, Michele Pignotti ad di Sace.

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno
Michele Vietti (Imagoeconomica).

La geopolitica di Cairo

Urbano Cairo si appassiona con i temi del nuovo ordine mondiale. Nella giornata di giovedì a Milano non mancherà il suo contributo al talk “Governare la complessità: scenari geopolitici e trasformazione del business”, organizzato da Rcs Academy, Corriere della Sera e Bcg, «per analizzare i nuovi equilibri geopolitici e le relative implicazioni nel posizionamento delle imprese globali». Oltre al patron di Rcs MediaGroup, saranno presenti il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto, il presidente di Fincantieri Biagio Mazzotta e la vicepresidente di Confindustria Barbara Cimmino. Lo spettacolo è assicurato. E soprattutto, cosa si diranno Cairo e Fitto dopo il convegno?

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

Ariecco il Meeting di Rimini

Puntuale come una cartella delle tasse, torna il Meeting di Rimini. In una giornata con un sole a picco, caldissimo, a Roma viene presentata la prossima, imminente, edizione . Lo scenario è sempre quello di Palazzo Borromeo, con il Custode di Terra Santa fra Francesco Ielpo, non in presenza ma in collegamento. Accanto al padrone di casa Francesco Di Nitto, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, ci sarà Lucia Albano, sottosegretaria al ministero dell’Economia. Dalle parti di Palazzo Chigi dicono che «il tema della Terra Santa è molto delicato, e non a caso la delegazione governativa è stata ridotta all’essenziale».

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini

Dopo la Rai, anche La7 ha presentato il suo palinsesto autunnale. Confermati tutti i big, la principale novità è rappresentata dall’approdo sulla tv generalista della serie M – Il figlio del secolo, incentrata su Benito Mussolini (interpretato da Luca Marinelli) e tratta dai romanzi di Antonio Scurati.

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini
Lilli Gruber (Imagoeconomica).

Senza variazioni la settimana del prime time

Confermato il gruppo storico di volti noti del giornalismo, per una settimana del prime time senza variazioni: lunedì con Corrado Augias a La Torre di Babele; martedì con Giovanni Floris a diMartedì; mercoledì con Aldo Cazzullo a Una giornata particolare; giovedì con Corrado Formigli a Piazzapulita; venerdì con Diego Bianchi a Propaganda Live; sabato con Massimo Gramellini a In altre Parole in onda a partire dall’access prime time, che da lunedì a venerdì vedrà ancora Lilli Gruber al timone di Otto e Mezzo.

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini
Corrado Formigli (Imagoeconomica).

Di domenica la palla passerà ancora a In Onda con Marianna Aprile e Luca Telese. Conferme in blocco anche nel daytime: Omnibus con Gaia Tortora, Alessandra Sardoni, Andrea Pennacchioli, Gerardo Greco e Frediano Finucci; Coffee Break con Andrea Pancani; L’Aria che tira con David Parenzo; Tagadà con Tiziana Panella.

La serie M sarà presentata in studio da Augias

La7 trasmetterà M grazie a un nuovo accordo con Sky. E, come ha spiegato il patron Urbano Cairo, la serie «sarà presentata da Augias con qualche ospite in studio». Le otto puntate di M «saranno divise in almeno quattro serate». L’editore ha inoltre respinto in modo netto qualsiasi lettura politica della scelta: «Riteniamo che ci sia tanta gente che vorrebbe vedere M. e non l’ha potuta vedere, è un’operazione che ha una valenza per ascolti, interessi commerciali, fortissimo. Quando facciamo scelte di palinsesto non abbiamo in animo di fare scelte ispirate politicamente, ma commercialmente».

Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi

Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi, miniserie che ripercorre in tre puntate la vicenda della loggia massonica e il ruolo del suo fondatore Licio Gelli (interpretato da Fabrizio Gifuni) nella storia italiana. Arriverà poi su La7 in prima visione The Apprentice – Alle origini di Trump, docufilm che racconta le origini dell’ascesa imprenditoriale dell’attuale presidente Usa. La7 trasmetterà inoltre Mr Nobody Against Putin, premiato con l’Oscar come miglior documentario.

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

Annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play

Cairo ha inoltre annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play. «Presenteremo il progetto a ottobre o novembre, a dimostrazione di quanto crediamo nell’investimento sul digitale», ha spiegato l’imprenditore, aggiungendo che La7 Play avrà «un nuovo modo di dialogare con i vari device».

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini
Enrico Mentana (Imagoeconomica).

Cairo: «La7 anti-Meloni? Non ci sono bolscevichi»

Rispondendo domanda sulle parole del direttore del TG La7 Mentana, che ha definito la rete «anti-Meloni», Cairo ha poi dichiarato che l’emittente «non ha mai fatto sconti ai governi». E poi: «Ho ricevuto costantemente telefonate, non sono mai cessate. La7 ha programmi che hanno attenzione a quello che avviene nel Paese, vogliamo ospitare tutti i protagonisti». Successivamente ha aggiunto: «Quando Mentana è arrivato a La7 nel 2010 la situazione non era molto diversa da oggi. La rete aveva un atteggiamento critico anche allora. Ora non hai più Gad Lerner e Michele Santoro, ma non mi pare che ci siano pericolosi bolscevichi».

Consob, spunta il nome di Di Noia

A origliare le voci che riguardano nuovi, possibili scambi di poltrone viene il dubbio che a volte i papabili siano considerati un po’ come le figurine Panini che si scambiano da un posto all’altro. Prendiamo per esempio la Consob. La successione a Paolo Savona è ancora in alto mare tanto che il 13 luglio, la relazione annuale sarà presentata dalla commissaria anziana in carica Chiara Mosca.

Dal tira e molla su Freni alla carta Osnato

È dall’8 marzo che in Consob si naviga a vista, con candidati bruciati clamorosamente, altri come Federico Freni affossati dai dissidi tra alleati e qualcuno come Marco Osnato che si è sfilato dalla competizione. Una cosa è certa: Giorgia Meloni vuole chiudere la partita il prima possibili e così il totonomi si arricchisce di esterni che ambirebbero alla posizione.

Consob, spunta il nome di Di Noia
Marco Osnato (foto Imagoeconomica).

Spunta lo scambio Di Noia-Cornelli

Tra questi, secondo i ben informati, c’è anche Carmine di Noia, ex Consob passato all’Ocse. Nel 2022, infatti, il commissario traslocò a Parigi per assumere la direzione per gli Affari finanziari e delle imprese presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Ora potrebbe rientrare come presidente scambiandosi la poltrona con Federico Cornelli, che lascerebbe la Consob per l’Ocse. Lo stesso Cornelli figura ancora tra i papabili per il dopo Savona ma su di lui penderebbe il veto leghista perché sostenuto da Antonio Tajani. Vedremo.

Consob, spunta il nome di Di Noia
Federico Cornelli (foto Imagoeconomica).

Emesso un francobollo dedicato ad Amplifon

Amplifon, azienda italiana leader globale nel settore dei servizi e soluzioni per l’udito, rende noto che in data odierna il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo dedicato alla società nell’ambito della serie tematica Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy. Emesso in oltre 170 mila esemplari, raffigura un profilo di donna in cui l’orecchio assume un ruolo centrale, richiamando il valore della cura dell’udito come parte essenziale della vita delle persone e strumento per riscoprire, attraverso il suono, emozioni, relazioni e quotidianità.

Cortese: «Riconoscimento al nostro contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo»

L’iniziativa è stata presentata mercoledì 8 luglio 2026 a Roma presso la sede del ministero in occasione di un evento dedicato a otto nuove emissioni della serie, alla presenza, tra gli altri, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del sottosegretario di Stato con delega alla Filatelia Fausta Bergamotto e della consigliera di amministrazione di Amplifon Nina Cortese, che ha commentato: «Siamo molto orgogliosi di questa emissione che rappresenta un omaggio e un riconoscimento alla storia della nostra azienda, al suo percorso di crescita sui mercati internazionali e al suo costante contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo, in un settore che ha un impatto molto importante sulla qualità della vita delle persone».

L’Ice torna a uccidere: ammazzato a Houston un cittadino messicano

Un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha sparato e ucciso un cittadino messicano durante un controllo stradale a Houston. Lo ha confermato David Venturella, direttore ad interim dell’agenzia federale, spiegando che l’uomo – Lorenzo Salgado Araujo – aveva tentato di investire l’agente, il quale ha aperto il fuoco. Venturella ha descritto la vittima come un «immigrato clandestino».

In un video girato da un passante si vede un veicolo nero parcheggiato ad angolo rispetto a un furgone bianco, con le porte spalancate, e Salgado Araujo disteso a terra tra i due veicoli. Un agente è ripreso mentre è al telefono e una mano sul fianco dell’uomo, che sarebbe stato colpito all’addome. Nelle vicinanze si vedono altri agenti federali accanto ad almeno altri tre uomini ammanettati. L’ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna sta conducendo un’indagine sulla sparatoria.

Editoria: La voce del padrone di Stanisław Lem

La voce del padrone di Stanisław Lem

Su Urania Collezione di luglio un romanzo che parla di un messaggio dallo spazio e di come l'umanità reagisca male alla novità.

L'arrivo di un messaggio dallo spazio è un classico della fantascienza, probabilmente il punto di riferimento di questo filone è Contact di Carl Sagan, edito nel 1985.  Nonostante i punti di contatto con La voce del padrone Stanisław Lem affronta il problema da un altro punto di vista, incentrato non tanto sulla traduzione del messaggio ma sulla reazione degli umani. Il progetto segreto La voce del padrone ha già ottenuto un piccolo risultato quando il matematico  Piotr E. Hogarth si unisce alla ricerca. Uomo integro e intellettualmente onesto lo... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - NARRATIVA - Editoria - 8 luglio 2026 - articolo di Giampaolo Rai

Cinema: Supergirl è un po’ un disastro

Supergirl è un po' un disastro

L’esordio cinematografico di Supergirl, nuovo capitolo del rilancio dell’universo DC affidato a James Gunn, sta registrando risultati al botteghino inferiori alle previsioni.

Se Superman non è stato un grande successo, superando di poco i seicento milioni di dollari, il secondo film della DC capitanata da James Gunn, Supergirl, si avvia a ottenere la qualifica di disastro. Secondo i dati di BoxOffice Mojo, il film, interpretato da Milly Alcock, era accreditato di un incasso di circa 65 milioni di dollari nel week-end d’apertura, ma ha esordito con poco più di 37 milioni. Il costo di produzione viene stimato in circa 175 milioni di dollari, ai quali si aggiungerebbero circa 100 milioni destinati alla promozione. Nel secondo fine settimana... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 8 luglio 2026 - articolo di S*

L’Unità sospende le pubblicazioni: fallita la trattativa tra l’editore Romeo e il Pd

Nuova crisi per L’Unità. Alfredo Romeo, editore dello storico quotidiano della sinistra italiana, ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni a partire da mercoledì 8 luglio 2026 a causa del fallimento di una trattativa col Partito democratico per l’acquisizione della testata. Romeo aveva rilevato l’Unità nel 2022 vincendo l’asta fallimentare del Tribunale di Roma. Secondo quanto riferito da Dagospia, a far saltare il tavolo è stata la pretesa dell’immobiliarista di restare nella società con una quota di minoranza. Nella sua storia, il giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci è già stato chiuso e riaperto diverse volte, attraversando numerosi cambi di assetto e linea editoriale.

La nota dell’editore

«Tre anni fa Romeo Editore rilevò la testata de L’Unità, sottraendola a un fallimento che ne avrebbe segnato la fine definitiva. Fin dal primo giorno, l’impegno assunto è stato duplice: rimettere in ordine i conti, garantendo una gestione corretta e rigorosa del giornale e, al tempo stesso, custodirne la storia nella prospettiva — mai nascosta — di riportare la testata nella disponibilità della sua casa naturale, il Partito democratico». Così si legge in una nota dell’editore, che prosegue: «Su questa base si è sviluppato, negli ultimi mesi, un lungo e articolato dialogo con il Pd, nel corso del quale l’editore ha manifestato la disponibilità a cedere la testata a un prezzo puramente simbolico. Una scelta che testimonia come l’operazione non sia mai stata guidata da logiche di profitto, ma dalla volontà di restituire L’Unità alla comunità politica e culturale che l’ha generata». E ancora: «Il confronto sembrava avviato verso una conclusione positiva. Il Partito democratico ha tuttavia deciso di non dare seguito alla trattativa. Preso atto di questa decisione, venuta meno la prospettiva che aveva giustificato l’impegno di questi anni, e tenendo conto delle ulteriori perdite di esercizio accumulate nel frattempo, Romeo Editore si vede costretta a sospendere le pubblicazioni». «L’editore ringrazia la redazione, i collaboratori e i lettori che in questi tre anni hanno reso possibile la continuità di una testata che appartiene alla storia del Paese», conclude la nota.

Regno Unito, Farage si dimette da deputato e annuncia subito la ricandidatura

Mossa a sorpresa di Nigel Farage, leader del partito britannico di destra Reform UK. Dopo essere finito al centro di un’inchiesta su donazioni milionarie e redditi privati non pienamente dichiarati, il volto della Brexit ha annunciato sui social le dimissioni da deputato e, contestualmente, la ricandidatura alle elezioni suppletive (nel seggio di Clacton), chiedendo «un verdetto popolare» sulle accuse finanziarie che lo riguardano.

Le accuse a Farage e la difesa del leader di Reform UK

Al centro delle indagini da parte dell’organismo parlamentare che vigila sugli standard di comportamento dei deputati c’è una donazione da 5 milioni di sterline attribuita al miliardario investitore nel settore crypto Christopher Harborne, che secondo i media britannici non sarebbe stato registrato come beneficio economico. I parlamentari dell’opposizione, inoltre, hanno chiesto l’apertura di un’altra inchiesta su altre donazioni provenienti da George Cottrell, imprenditore attivo nei settori delle criptovalute e del gioco d’azzardo, che negli Stati Uniti ha scontato una pena detentiva per frode. «Non ho fatto nulla di sbagliato. Non ho infranto la legge in alcun modo. Non ho fatto un uso improprio del denaro pubblico», ha dichiarato Farage, sostenendo di essere vittima di un complotto da parte dell’establishment, incapace di batterlo alle urne. Il leader di Reform UK ha inoltre denunciato violazioni della privacy da parte dei media: in particolare ha accusato il Sunday Times di aver pubblicato la foto della casa in cui vive sua figlia, cosa che avrebbe provocato episodi di molestie.

Milano, Olimpiadi e rendite: chi si prende il valore della città?

A pochi mesi dalla conclusione dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, il Villaggio Olimpico di Porta Romana ha iniziato la trasformazione prevista dal progetto originario, pronto a diventare uno dei più grandi studentati convenzionati d’Italia. È una delle eredità più visibili lasciate dalle Olimpiadi, assieme alle infrastrutture e ai grandi interventi di rigenerazione urbana che hanno ridisegnato Milano. C’è una domanda che accompagna tutte le grandi trasformazioni come queste: quando un investimento pubblico contribuisce ad aumentare il valore di una parte della città, chi intercetta quella nuova ricchezza?

Milano, Olimpiadi e rendite: chi si prende il valore della città?
Il cantiere del Villaggio Olimpico quando ancora i lavori non erano finiti (foto Ansa).

Siamo alla finanziarizzazione dell’abitare

Alessandro Coppola, docente del Politecnico di Milano e tra i principali studiosi delle trasformazioni urbane spiega a Lettera43 che il capoluogo lombardo «è diventato interessante e rilevante per gli investimenti di soggetti molto sofisticati nel mondo finanziario e immobiliare su scala sostanzialmente globale». La trasformazione non nasce certo né con Expo 2015 né con le Olimpiadi. Le sue radici affondano nei primi Anni 2000, quando Milano iniziava ad attirare grandi operatori internazionali interessati non soltanto agli immobili, ma alla città come piattaforma di investimento. È il processo che gli studiosi definiscono finanziarizzazione dell’abitare.

Milano, Olimpiadi e rendite: chi si prende il valore della città?
Il cantiere Coima al Villaggio Olimpico vicino allo Scalo di Porta Romana in una foto di archivio (Ansa).

La casa cioè continua naturalmente a essere un luogo in cui vivere, ma diventa contemporaneamente un asset finanziario. Cambia così anche il mercato immobiliare: ai tradizionali operatori locali si affiancano fondi internazionali, società di gestione del risparmio e investitori istituzionali che guardano a Milano come una delle principali piazze europee dove allocare capitali. Uno dei simboli di questa nuova fase è stata Porta Nuova, il primo grande progetto capace di attrarre investimenti internazionali e di modificare profondamente il modo in cui la città viene percepita dai mercati.

Expo e Milano-Cortina: la leva della trasformazione

Secondo Coppola, «i grandi eventi sostenuti da importanti risorse pubbliche contribuiscono a valorizzare specifiche aree urbane», ma sarebbe riduttivo attribuire a loro la responsabilità della crescita dei valori immobiliari. Expo 2015 e Milano-Cortina 2026 hanno accelerato dinamiche già in corso. L’area dell’Esposizione universale ospita oggi MindMilano innovation district –, uno dei più grandi progetti europei di rigenerazione urbana. Arexpo, società pubblica proprietaria dei terreni, ha affidato lo sviluppo dell’area a Lendlease attraverso una concessione di 99 anni, dando vita a un investimento complessivo di 4,5 miliardi di euro destinato a università, ricerca, imprese e servizi.

Milano, Olimpiadi e rendite: chi si prende il valore della città?
L’albero della vita simbolo di Expo 2015 (foto Ansa).

Lo stesso schema si ritrova nello Scalo di Porta Romana, acquistato nel 2020 dal Fondo Porta Romana – gestito da Coima e partecipato, tra gli altri, da Covivio e Prada Holding – per circa 180 milioni di euro. Dopo aver ospitato il Villaggio Olimpico durante i Giochi, l’area è entrata nella fase di riconversione prevista dal progetto originario: residenze universitarie, edilizia convenzionata, spazi pubblici e un grande parco urbano. Parallelamente, lo Stato ha accompagnato questa trasformazione con un imponente investimento infrastrutturale. Il ministero oggi gestito da Matteo Salvini ha destinato circa un miliardo di euro alle opere connesse ai Giochi di Milano-Cortina, tra collegamenti ferroviari, viabilità e interventi destinati a rimanere anche dopo la conclusione dell’evento.

Milano, Olimpiadi e rendite: chi si prende il valore della città?
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini (foto Ansa).

Chi ci guadagna davvero?

Per Coppola, tuttavia, il punto non è stabilire se queste trasformazioni siano state positive o negative. La domanda è un’altra: «Occorre interrogarsi su quanto l’attore pubblico riesca realmente a beneficiare dei processi di valorizzazione che contribuisce esso stesso a generare». È qui che il dibattito esce dal terreno dell’urbanistica per entrare in quello dell’economia politica. Quando un investimento pubblico aumenta il valore di un quartiere, quando una nuova linea ferroviaria, un grande evento internazionale o un progetto di rigenerazione fanno crescere il prezzo degli immobili circostanti, chi intercetta quella ricchezza? Lo Stato, attraverso strumenti fiscali e urbanistici oppure i proprietari delle aree e gli investitori che hanno scommesso su quei quartieri? È una domanda che riguarda Milano, ma che oggi attraversa molte delle grandi città europee impegnate in processi di cambiamento simili.

Milano, Olimpiadi e rendite: chi si prende il valore della città?
Il cantiere del complesso in via Melchiorre Gioia a Porta Nuova coinvolto nelle inchieste milanesi sull’urbanistica (foto Ansa).

Milano vince per attrattività, ma non per redistribuzione

I numeri raccontano una città che ha vinto la sfida dell’attrattività. Quella della redistribuzione resta invece aperta. Negli ultimi 20 anni Milano ha consolidato il suo ruolo di capitale economica del Paese, attirando imprese, studenti, lavoratori qualificati e investitori internazionali. Aree per lungo tempo marginali sono state trasformate in nuovi poli direzionali, residenziali e universitari, aumentando il valore degli immobili e rendendo Milano uno dei mercati più dinamici d’Europa. È qui, però, che Coppola invita a spostare l’attenzione.

Milano, Olimpiadi e rendite: chi si prende il valore della città?
Un cantiere Coima a Milano (foto Ansa).

L’aumento del valore immobiliare non produce automaticamente benefici per tutti. Secondo il docente, la crescita ha favorito in primo luogo chi possedeva già patrimonio immobiliare nelle aree interessate dalle trasformazioni e gli operatori che hanno investito nei grandi progetti di sviluppo urbano. L’aumento dei valori immobiliari ha infatti accresciuto la ricchezza dei proprietari e la redditività degli investimenti, mentre il sistema fiscale italiano, caratterizzato da una tassazione relativamente contenuta sul patrimonio immobiliare, limita la capacità del settore pubblico di recuperare parte di quella rendita per reinvestirla in politiche redistributive. È questo il nodo che, secondo Coppola, distingue la semplice crescita economica dalla qualità del modello di sviluppo.

Chi vive solo del proprio reddito è tagliato fuori

Le conseguenze di questo processo emergono con maggiore evidenza nel mercato dell’abitare. Secondo i dati di Idealista, nel primo trimestre del 2026 il canone medio di locazione a Milano ha raggiunto i 23,3 euro di media al metro quadrato, il valore più elevato in Italia e in crescita rispetto ai mesi precedenti (seguono Firenze con 22,3 euro, Venezia con 21,7, Roma con 19,8 euro e Bologna con 17,5). L’aumento dei prezzi, tuttavia, rappresenta soltanto l’effetto più visibile. Per Coppola, il gruppo sociale maggiormente esposto è costituito da chi vive esclusivamente del proprio reddito da lavoro, senza poter contare su un patrimonio immobiliare.

Milano, Olimpiadi e rendite: chi si prende il valore della città?
Il cantiere della Beic, Biblioteca europea di informazione e cultura, nell’area di Porta Vittoria coinvolto nelle inchieste milanesi sull’urbanistica (foto Ansa).

«Le maggiori difficoltà riguardano i nuclei che hanno redditi medi e bassi, senza un patrimonio significativo». La questione, quindi, non riguarda soltanto studenti o giovani professionisti, categorie spesso al centro del dibattito pubblico. Coinvolge anche lavoratori dipendenti, famiglie e nuovi residenti che, pur avendo un’occupazione stabile, incontrano crescenti difficoltà nell’accedere al mercato della casa. La competizione per l’abitare diventa così una conseguenza della crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare.

In cerca di un modello di sviluppo sostenibile

Expo e Milano-Cortina hanno lasciato una città più moderna, competitiva e attrattiva sul piano internazionale. Il dibattito, però, non può fermarsi alla qualità delle opere realizzate o alla capacità di attrarre investimenti. La domanda riguarda il modello di sviluppo: quando il settore pubblico contribuisce a creare valore attraverso infrastrutture, rigenerazione urbana e grandi eventi, quanto di quella ricchezza riesce realmente a tornare alla collettività? È un interrogativo che va oltre Milano e che riguarda tutte le città chiamate a conciliare crescita economica e interesse pubblico.

Orsato nuovo designatore degli arbitri di Serie A e B

Dopo l’autosospensione di Gianluca Rocchi e l’interim di Dino Tommasi, gli arbitri hanno un nuovo designatore per Serie A e B: Daniele Orsato. L’ex fischietto è stato scelto dal nuovo direttore tecnico Domenico Messina (designatore dal 2014 al 2017) assieme al Comitato Nazionale: almeno inizialmente erano in lizza anche Nicola Rizzoli e Daniele Doveri, che però ha deciso di restare sul campo per un altro anno. Il mandato di Orsato sarà biennale.

Orsato nuovo designatore degli arbitri di Serie A e B
Daniele Orsato (Ansa).

Nel 2020 era stato eletto miglior arbitro al mondo

Orsato, 50 anni, come arbitro vanta ben 290 gare dirette in Serie A, distribuite in 18 stagioni calcistiche: più di lui solo Concetto Lo Bello, che dal 1954 al 1974 ne collezionò addirittura 328. Orsato è stato eletto inoltre miglior arbitro al mondo dall’IFFHS nel 2020, anno in cui ha diretto anche la finale di Champions League tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco. Ritiratosi da arbitro alla fine della stagione 2023/24, a gennaio del 2025 è stato scelto come commissario per lo sviluppo del talento arbitrale dell’AIA. Nel luglio successivo è stato poi nominato Responsabile della Commissione Arbitri Nazionale di Serie C.

Musk ribattezza xAI: ecco SpaceXAI

A cinque mesi dall’incorporazione in SpaceX, tramite un’operazione interamente in azioni che ha valutato la società combinata quasi 1,25 trilioni di dollari, l’azienda di intelligenza artificiale xAi cambia ufficialmente nome diventando SpaceXAI. Il cambio di brand, che era stato anticipato dal patron Elon Musk un paio di mesi fa, è stato annunciato tramite un post su X in cui è stato ha svelato anche il nuovo logo. Il rebranding segue l’offerta pubblica iniziale di SpaceX di giugno, la più grande mai registrata, che ha reso Musk per un breve periodo il primo trilionario della storia.

X rientrerà sotto il controllo del nuovo marchio

La nuova denominazione riflette l’integrazione sempre più stretta tra le attività di intelligenza artificiale e quelle spaziali di Musk. SpaceX, fondata nel 2002 dal magnate con l’obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi dell’accesso allo spazio e (chissà) permettere la colonizzazione di Marte, continuerà a mantenere un profilo separato dedicato alle attività aerospaziali, ai lanci e allo sviluppo dei veicoli. Sotto il controllo del nuovo marchio SpaceXAI rientrerà invece la piattaforma social X: l’ex Twitter era stata acquisita da xAI nel 2025.

Musk ribattezza xAI: ecco SpaceXAI
Elon Musk (Ansa).

Marine Le Pen dichiarata colpevole ma può candidarsi alle presidenziali del 2027

La Corte d’appello di Parigi ha confermato la colpevolezza per “fatti gravi” di Marine Le Pen, riducendo la sua pena in prima istanza da quattro a tre anni di carcere, di cui uno con il braccialetto elettronico. La leader del Rn potrà però candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027 perché l’ineleggibilità, in prima istanza di cinque anni, è stata ridotta a 15 mesi, già scontati visto che ha cominciato a decorrere dal marzo 2025. Sarà lei stessa, alle 20 di martedì 7 luglio 2026, ad annunciare se si candiderà oppure no (ndr in passato aveva dichiarato più volte di non voler fare campagna elettorale con l’obbligo del braccialetto elettronico). Un’ipotesi che si sta già facendo strada è quella, per Le Pen, di chiedere una riduzione o adattamento della pena, anche se il braccialetto elettronico – fanno notare gli esperti – è già in sP un adattamento di pena. Se l’obbligo di un anno venisse ridotto a sei mesi, Le Pen potrebbe fare campagna elettorale senza braccialetto elettronico a partire da gennaio

È morta Mity Simonetto, storica consulente di Silvio Berlusconi

È morta a 77 anni Matilde ‘Mity’ Simonetto, fino al 2010 responsabile dell’immagine e della comunicazione di Silvio Berlusconi. L’ha annunciato la famiglia in una nota, ricordando che Simonetto è stata tra le prime consulenti d’immagine in Italia e, per 20 anni, ha collaborato con l’ex premier. «Professionista di grande competenza, lo ha affiancato con passione, eleganza e discrezione nei suoi molteplici ruoli imprenditoriali, istituzionali e politici. Nel corso della sua attività si è distinta per serietà, energia, riservatezza e rigore professionale, conquistando la stima di colleghi e collaboratori». I funerali saranno celebrati mercoledì 8 luglio alle ore 15.00 presso la chiesa di San Camillo a Milano.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno

“Novecento Italiano, opere dalla collezione Generali. Special Guest: Gustav Klimt”. La mostra si terrà a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 14 luglio al 23 agosto. Tenete a mente la data dell’inaugurazione: è quella del tradizionale ricevimento a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia. E chi è il capo di Assicurazioni Generali? Philippe Donnet. Ebbene, il 13 luglio nell’edificio bonapartiano Donnet accoglierà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha già messo in agenda l’appuntamento. Un colpaccio, tra l’altro già avvenuto in passato, che stavolta cade nel pieno della scalata bancaria con vista sul Leone di Trieste.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Philippe Donnet, ceo di Generali (Imagoeconomica).

Donnet poi sarà tra gli ospiti del ricevimento dell’ambasciata, dove tra l’altro sono attesi i capi di Crédit Agricole, altri protagonisti del risiko estivo. Ma il genio di Donnet è infinito: sì, perché il giorno dopo sempre a Palazzo Bonaparte verrà aperta un’altra mostra, stavolta dedicata a un artista italiano, Marco Tamburro, il quale, per una curiosa coincidenza astrale, vanta un’amicizia decennale con Giorgia Meloni. Tra parentesi, Donnet ha acquisito la cittadinanza italiana nell’aprile del 2021, con una cerimonia organizzata dall’allora sindaco d Venezia Luigi Brugnaro a Ca’ Farsetti.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Palazzo Bonaparte (Imagoeconomica).

Lollobrigida a Zara per le cravatte

Nella sede della Comunità Italiana di Zara è arrivata la mostra itinerante “La Storia della Cravatta – Dalle origini croate all’eccellenza italiana”, un percorso espositivo dedicato alla nascita e all’evoluzione della cravatta, dalle origini croate del XVII secolo fino alla sua affermazione come simbolo internazionale di eleganza e dell’eccellenza manifatturiera italiana. Chi c’era alla cerimonia? Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E Maurizio Talarico, fondatore dell’omonimo marchio e unico brand italiano presente nella mostra, in rappresentanza della tradizione artigianale del made in Italy nel settore della cravatta. Che poi era un accessorio dell’uniforme dei mercenari croati durante la guerra dei Trent’anni diventato nei secoli icona dello stile maschile.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Maurizio Talarico e Francesco Lollobrigida.

De Laurentiis ritirerà il premio della Stampa Estera?

Mercoledì 8 luglio, nella sede di Palazzo Grazioli, la Stampa Estera ha programmato di conferire al patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, il tradizionale Premio alla Carriera per il «ruolo e l’impegno nel calcio italiano e internazionale», e per «un percorso caratterizzato da risultati sportivi di assoluto prestigio, capacità manageriale e un costante impegno nella valorizzazione della SSC Napoli e della città di Napoli nel mondo». Chissà se De Laurentiis, dopo le indagini della Procura di Bari, parteciperà alla cerimonia…

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Aurelio De Laurentiis (Imagoeconomica).

Venezia, Clooney Leone alla carriera in barba a Trump

E poi dicono che Donald Trump se la prende con l’Italia… Il cda della Biennale di Venezia ha accolto la proposta del direttore artistico della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, di assegnare il Leone d’oro alla carriera a George Clooney. Bene, l’attore ha sempre criticato duramente il presidente Usa e già si scommette su cosa dirà sul palco della Laguna. L’annuncio del premio arriva in un momento di altissima tensione tra Roma e Washington e visto il carattere fumantino del presidente Usa rischia di non favorire la distensione. Tra l’altro Clooney per la sua militanza politica ha rinunciato a un ingaggio di 35 milioni di dollari che lo doveva vedere come protagonista di uno spot pubblicitario di El Al, la compagnia aerea israeliana.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
George Clooney (Ansa).

Spionaggio per Mosca, due arresti a Roma: fermato un ex 007 italiano

Due persone sono state arrestate a Roma dai carabinieri del Ros per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici, attività che sarebbero state condotte in cambio di soldi per un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica in Italia. Coinvolte altre cinque persone, effettuate decine di perquisizioni.

Chi è il principale indagato

Il principale indagato è un 59enne ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottoufficiale dei Carabinieri. Secondo quanto emerso, l’uomo acquisiva informazioni attraverso sei fonti, tra cui quattro militari in servizio, indagati a vario titolo per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione. Tra gli episodi contestati ce n’è anche uno particolarmente delicato: gli indagati avrebbero rivelato l’identità di alcuni agenti impegnati nelle attività di controspionaggio italiano, esponendo personale operativo che lavorava su dossier sensibili.

Crosetto: «Conflitto ibrido quotidiano»

«Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra latente costante, per indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza», ha scritto su X Guido Crosetto, ministro della Difesa. «È la punta di un iceberg gigantesco, la guerra ibrida, fatto di nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro Nazione per soldi o per potere o per interesse personale. Oggi lo Stato ne colpisce alcuni ma lo scontro è continuo ed incessante».

Juventus, Massara nuovo Chief Football Officer

Innesto nella dirigenza della Juventus. L’ex direttore sportivo di Milan e Roma Frederic Massara è stato scelto dall’amministratore delegato Giovanni Carnevali come Chief Football Officer. Come si legge in un comunicato, «Massara avrà la responsabilità di guidare la gestione e lo sviluppo dell’area sportiva maschile, contribuendo alla definizione e all’attuazione delle strategie e dei progetti sportivi del Club, in stretta sinergia con Marco Ottolini, Sporting Director».

Chi è Massara, ex dirigente di Milan e Roma

Massara riparte dalla Juventus a poco più di un mese dall’addio alla Roma. La sua terza esperienza in giallorosso, dopo quelle del 2016/17 e del 2018/19, è stata segnata da frizioni legate al mercato con l’allenatore Gian Piero Gasperini, che hanno portato anche all’addio di Claudio Ranieri, advisor della famiglia Friedkin. Dal 2019 al 2023 Massara aveva ricoperto l’incarico di direttore sportivo del Milan: durante la sua permanenza in rossonero, il club ha vinto lo scudetto nel 2022.

Juventus, Massara nuovo Chief Football Officer
Frederic Massara (Ansa).

Ottolini confermato, Chiellini cambia ruolo

Ottolini, come sottolinea la nota, resta in carica come direttore sportivo. È invece ai saluti il francese François Modesto, ormai ex direttore tecnico: era stato voluto dal connazionale Damien Comolli, che ha guidato come ceo la Juventus per appena un anno. Cambio di incarico poi per l’ex difensore bianconero Giorgio Chiellini, che da Director of Football Strategy diventa Chief Club Affairs Officer: avrà il compito di mantenere i rapporti con le istituzioni calcistiche in Italia e in Europa.

Juventus, Massara nuovo Chief Football Officer
Giorgio Chiellini (Ansa).

Le opposizioni non indicheranno i nuovi membri in Vigilanza Rai

Continua il caos in Vigilanza Rai. Le opposizioni, che si sono dimesse in blocco dalla commissione parlamentare in aperta polemica con la maggioranza, non indicheranno i nuovi componenti così come invece esplicitamente richiesto con una lettera di Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, presidenti di Senato e Camera, inviata rispettivamente ai capigruppo di Palazzo Madama e Montecitorio. Alla base della scelta un accordo tra i partiti del centrosinistra, compresa Italia Viva. I partiti dovranno indicare entro domani, mercoledì 8 luglio, i nuovi componenti della commissione: in caso di nomine dall’alto, le opposizioni hanno fatto sapere di essere pronte a nuove dimissioni.

Le opposizioni non indicheranno i nuovi membri in Vigilanza Rai
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Le dimissioni in blocco del 2 luglio

Il 2 luglio la Commissione di Vigilanza Rai è stata azzerata con le dimissioni dei componenti di opposizione e di maggioranza. Prima è arrivato il passo indietro della (ormai ex) presidente Barbara Floridia e di tutti i membri dell’opposizione. Nella lettera in cui ha annunciato le dimissioni, la senatrice del M5s ha parlato di un organo di garanzia «tenuto in ostaggio da chi governa». A stretto giro è poi arrivato il gesto analogo dei rappresentanti delle forze di governo, ma con motivazioni opposte: «Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra».

Esplosione a Damasco dove è in corso la visita di Macron

Un’esplosione è stata udita a Damasco, dove da lunedì 6 luglio è in visita il presidente francese Emmanuel Macron. Lo ha constatato un giornalista dell’agenzia Afp sul posto. Il capo dell’Eliseo si trova a colloquio con il presidente siriano, Ahmed al Sharaa, e ha lasciato nella mattinata del 7 luglio l’hotel Four Season di Damasco prima che si udissero le esplosioni nella zona. Fonti dell’Eliseo, intanto, hanno confermato che «il presidente è al sicuro» e che «il programma della visita continua». Le strade sono state bloccate e sono state attuate misure di sicurezza in seguito all’esplosione.

Trovata uccisa a Kyiv l’attentatrice di Monaco

Trovato in una zona periferica di Kyiv il cadavere di Anastasiia Berezovska, la donna braccata dall’Interpol in quanto esecutrice materiale dell’attentato avvenuto nel Principato di Monaco contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev. Lo riporta Ukrainska Pravda. Berezovska, che fuggendo dopo aver piazzato l’ordigno era anche passata in auto dall’Italia dirigendosi poi verso la Svizzera, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco: già fermate due persone, un ufficiale in servizio della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (Gur) e un ex membro delle forze dell’ordine. Cittadina ucraina residente in Germania, Berezovska era ricercata con l’accusa di tentato omicidio, collocazione di un ordigno esplosivo in luogo pubblico e associazione a delinquere. Gli inquirenti ritengono che non abbia agito da sola. Nell’attentato, avvenuto il 29 giugno, sono rimasti feriti Ermolaev, la compagna e il figlio.

Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci

Il faccendiere Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci, per il quale nei giorni scorsi sono state eseguite misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali. L’ipotesi è che Lavitola sia il mandante, in concorso con un’altra persona. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari. Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc.

Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Chi è il faccendiere Valter Lavitola

Nato a Salerno, Lavitola ha da poco compiuto 60 anni e ha un passato da editore e giornalista. Nel 1996 fondò il quotidiano L’Avanti!, sorta col sostegno politico di alcuni ex esponenti dell’allora Partito Socialista Italiano (in cui aveva militato) finiti nel centro-destra: nel 2010 il giornale pubblicò il documento sulla casa di Monte Carlo che fece scoppiare un caso su Gianfranco Fini, allora presidente della Camera. A proposito di politica, visti anche gli ottimi rapporti che aveva all’epoca con Silvio Berlusconi, si candidò alle Europee del 2004 con Forza Italia: ottenne 54 mila preferenze, senza essere però eletto. In passato Lavitola è stato coinvolto in varie indagini giudiziarie, accumulando diverse condanne e periodi di detenzione. Indagato dal 2011 per tentata estorsione ai danni di Berlusconi insieme con l’imprenditore Giampaolo Tarantini per il caso delle escort pugliesi e oggetto di un mandato di arresto, rientrò in Italia nel 2012 dopo otto mesi di latitanza all’estero, finendo in carcere.

Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci
Valter Lavitola nel 2012 al rientro in Italia dopo la latitanza (Imagoeconomica).

Successivamente fu condannato a 2 anni 8 mesi. A dicembre del 2013 un nuovo arresto, stavolta per tentata estorsione a Impregilo (oggi Webuild), tra le più importanti società italiane di costruzioni e ingegneria: al centro dell’inchiesta alcuni appalti per la costruzione di un ospedale a Panama. In questo caso Lavitola ricevette una pena di 3 anni. Nell’ambito della sua carriera da editore è stato inoltre condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per l’appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Nello stesso anno arrivò anche la condanna a 3 anni per concorso in corruzione in relazione alla cosiddetta “compravendita dei senatori“, in cui era accusato di aver favorito il passaggio di alcuni parlamentari da uno schieramento politico all’altro in cambio di denaro o altri benefici. Una volta uscito dal carcere, Lavitola si è rifatto una vita nel settore della ristorazione, aprendo un ristorante a Roma, nel quartiere Monteverde. E proprio qui, nel 2023, fu fotografato assieme a Ranucci.

Indagato anche un dipendente del ristorante

A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Assieme al faccendiere è indagato anche il cittadino camerunense Clesio Tavares Gomes, che avrebbe svolto la funzione di intermediario con i presunti esecutori materiali dell’attentato (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis). L’uomo dal 2017 risulta dipendente della società di Lavitola che gestisce il ristorante ‘Cefalù Bistrò di Pesce’ e subito dopo l’attentato è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. Non sono questi gli unici elementi indiziari: particolare rilievo assumono infatti anche le conversazioni intercettate tra Gomes e la compagna, dalle quali emergerebbe come l’eventuale rientro dell’uomo in Italia dipendesse da decisioni attribuite a Lavitola.

Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola (Ansa).

La sorpresa di Ranucci: «È un amico»

«Ci conosciamo dal 2019, è un amico. Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi, ma è ovvio che come sentiva me parlava anche con tanti altri giornalisti, pure più autorevoli. È una cosa risaputa, l’ho detto persino in commissione vigilanza Rai di fronte alle domande di Maurizio Gasparri che eravamo amici, quindi non c’è nessun tipo di mistero», ha dichiarato Ranucci, esprimendo sorpresa per le indagini a carico di Lavitola: «Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male. Ribadisco però che ho massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri che hanno dimostrato un grande rigore morale a condurre questa inchiesta, oltre a grandi capacità, quindi mi affido a loro».

Indagati per bancarotta fraudolenta Aurelio e Luigi De Laurentiis

Perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi delle società calcistiche Bari e Napoli. Ipotizzati i reati di false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del club pugliese e bancarotta fraudolenta, connessi alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale, presentata per l’insolvenza della medesima società sportiva. Risultano indagati Aurelio De Laurentiis, proprietario e presidente del Napoli, e il figlio Luigi, amministratore unico del Bari. Le indagini delle Fiamme Gialle si basano su una serie di approfondimenti tecnici approfonditi sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni di gestione del Bari, da tempo in una situazione di perdita sistemica: tra il 2019 e il 2025, il club biancorosso aveva accumulato un buco di 30 milioni di euro. E la proprietà non avrebbe contrapposto un piano concreto per risanare i conti. Il Napoli e il Bari sono controllate dalla Filmauro, azienda della famiglia De Laurentiis.

Indagati per bancarotta fraudolenta Aurelio e Luigi De Laurentiis
Aurelio e Luigi De Laurentiis (Imagoeconomica).

Sotto la lente d’ingrandimento la cessione di Caprile al Napoli

Sotto la lente d’ingrandimento c’è, in particolare, il trasferimento di un calciatore da una squadra all’altra: il portiere Elia Caprile, oggi al Cagliari. Nel 2022 il Bari aveva acquistato il calciatore dal Leeds, riconoscendo al club inglese premi connessi all’eventuale valore di rivendita. Nell’estate del 2023 Caprile era stato poi ceduto dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro, trasferendo integralmente alla società campana il diritto a beneficiare della successiva rivalutazione economica del cartellino.

Indagati per bancarotta fraudolenta Aurelio e Luigi De Laurentiis
Elia Caprile (Ansa).

Due anni dopo, il portiere è stato poi ceduto al Cagliari per 8 milioni, somma interamente incassata dal Napoli con una plusvalenza di 7 milioni e di cui – secondo gli inquirenti – avrebbe dovuto beneficiare in parte anche il Bari, già in grave difficoltà finanziarie. Le perquisizioni della Finanza sono state estese anche a tre direttori sportivi delle due società – Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso per il Napoli, Ciro Polito per il Bari – e al procuratore di Caprile – Graziano Battistini – allo stato non indagati, intervenuti a vario titolo nella cessione del calciatore al Napoli.

Fincantieri investe 600 milioni nella subacquea e crea un campione internazionale

Negli ultimi anni Fincantieri ha scoperto che il vero tesoro del mare non galleggia. Sta sotto. E lì ha deciso di costruire il suo futuro. Per decenni è stata la società che costruiva navi da crociera, militari, traghetti. Oggi continua a farlo, naturalmente. Ma il baricentro strategico si è spostato di qualche centinaio di metri più in basso, sul fondale. È lì che passano i cavi internet, gli oleodotti, i gasdotti, i sensori, le infrastrutture energetiche. È lì che si combatte una parte crescente della competizione geopolitica. Ed è lì che si stanno aprendo alcuni dei mercati più redditizi dell’industria mondiale.

Così il Gruppo vuole controllare l’intera catena del valore

Va in questa direzione l’acquisizione, con un esborso iniziale di 600 milioni, della maggioranza del capitale di quattro aziende molto diverse tra loro ma unite da un filo preciso, ovvero Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. La prima mappa i fondali e le infrastrutture sommerse, la seconda sviluppa sistemi di comunicazione subacquea, la terza realizza robot autonomi destinati a operare negli abissi mentre la quarta è specializzata nei droni navali di superficie. Mettendole insieme nasce una filiera praticamente completa dell’underwater. L’idea è quella di non limitarsi più a costruire piattaforme, ma controllare l’intera catena del valore – dalla raccolta dei dati alla sorveglianza dei fondali, dai robot autonomi alla manutenzione delle infrastrutture critiche fino alla difesa. È un cambio di paradigma. Per decenni il mare è stato considerato soprattutto una via di comunicazione. Oggi è diventato un’infrastruttura. Sul fondo degli oceani passa oltre il 95 per cento del traffico mondiale di dati attraverso migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica. Gasdotti, elettrodotti e impianti eolici offshore moltiplicano il valore economico del sottosuolo marino. Dopo il sabotaggio del Nord Stream nessuno considera più quei fondali un luogo neutrale. Sono diventati un terreno di competizione strategica tra Stati, aziende energetiche e difesa. Fincantieri ha deciso di arrivarci prima degli altri.

Nel segmento underwear attesi ricavi superiori al miliardo nel 2026

I numeri spiegano meglio delle parole perché il Gruppo stia accelerando così tanto. Grazie alle nuove acquisizioni, il segmento underwear – che nel 2025 ha registrato ricavi per 667 milioni di euro e ha inciso per il 6,7 per cento dei ricavi sul portafoglio del Gruppo – è destinato a crescere a ritmi significativi con ricavi pro-forma 2026 superiori a 1,1 miliardi di euro ed Ebitda pari a circa 220 milioni di euro, anticipando di quatto anni l’obiettivo di ricavi e Ebitda underwater previsti al 2030. Il messaggio ai mercati è altrettanto chiaro. Per anni Fincantieri è stata giudicata soprattutto sulla capacità di riempire i bacini di costruzione e consegnare navi nei tempi previsti. Un business enorme, ma caratterizzato da margini relativamente contenuti e cicli lunghi. L’underwater cambia completamente la prospettiva. Qui i margini sono più elevati, la componente tecnologica pesa molto di più della carpenteria, la proprietà intellettuale conta quasi quanto gli impianti industriali e la domanda è sostenuta da governi che stanno aumentando ovunque le spese per la sicurezza. È il passaggio da industria pesante a industria pesante ad alta intensità tecnologica.

Spese militari, il curioso allineamento tra destra e sinistra contro Trump

Ci sono pochi temi su cui destra e sinistra si danno la mano, uno di questi è il sostanziale no alle richieste di Donald Trump di aumentare al 5 per cento di Pil le spese militari per la presenza nella Nato entro il 2035. E anche questo spiega la martellante offensiva a cui il presidente Usa sta sottoponendo Giorgia Meloni.

Spese militari, il curioso allineamento tra destra e sinistra contro Trump
Donald trump (Ansa).

Gli attacchi di Trump a Meloni

Ultimo episodio non più tardi di lunedì, quando sui social ha pubblicato una foto non particolarmente benevola della premier con la scritta «Serve un ordine restrittivo», provvedimento usato contro gli stalker. Insomma, a Donald l’arrabbiatura non è passata. E difficilmente gli passerà in tempo per il vertice Nato di Ankara. Perché il governo italiano intende aumentare la spesa per armamenti, ma di poco e con calma, non arrivando certo agli obiettivi indicati dagli americani e inserendo tra le spese anche capitoli che hanno già fatto alzare il sopracciglio di Washington. Va detto che Trump è brutale nelle sue manifestazioni, ma la richiesta di maggiori contributi agli alleati va avanti dai tempi di Barack Obama, e nemmeno tutti gli altri Paesi europei fanno i salti di gioia all’idea di alzare gli investimenti per la Nato.

Spese militari, il curioso allineamento tra destra e sinistra contro Trump
Il meme pubblicato da Donald Trump (Ansa).

Il muro delle opposizioni sulle spese militari 

Ma se il governo italiano frena, promettendo un graduale aumento che porti al 3,6 per cento nel 2028, l’opposizione non accelera. «Invece di mettere soldi sulle armi, porteremo la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil, come altri Paesi europei», ha detto Elly Schlein, che chiede un maggiore coordinamento militare europeo. Giuseppe Conte ha definito in passato «una follia» aumentare di 12 miliardi la spesa in difesa. Non meno teneri Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Linea pro-europeista anche da parte di Matteo Renzi. E tornando al centrodestra, non è ancora chiaro se di maggioranza o di opposizione, anche Roberto Vannacci ha alzato le barricate: «Le spese militari bisogna aumentarle se c’è una concreta minaccia ma io ancora non la vedo questa minaccia». E dunque, comunque vadano le elezioni il prossimo anno, l’obiettivo indicato da Trump si può considerare stabilmente in bilico.

Spese militari, il curioso allineamento tra destra e sinistra contro Trump
ELLY SCHLEIN, SEGRETARIA PARTITO DEMOCRATICO, GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Nel prossimo biennio l’aumento sarà di 17-18 miliardi

Piccolo promemoria. Nel 2025 l’Italia ha aumentato significativamente la spesa arrivando al 2,01 per cento del suo Pil e promette un +0,25 per cento nel 2027 e +0,55 per cento nel 2028, per un aumento complessivo di 17-18 miliardi di euro nel prossimo biennio. Nei due anni passati siamo stati tra i Paesi che hanno aumentato i contributi in media con gli alleati e, da sempre, siamo tra i primi tre contributori in termini di uomini schierati. Tra i primi Paesi a spendere in difesa, guarda caso, i vicini di Russia e Ucraina: la Polonia con il 4,30 per cento del Pil, poi Lettonia (3,74) ed Estonia (3,42), sopra il 3 per cento Danimarca e Norvegia, la Germania è al 2,39 con 105 miliardi. Gli Stati Uniti? Si attestano al 3,19 per cento, che in dollari fa 980 miliardi, pari a oltre il 59 per cento del budget Nato. Netto, al limite del lapalissiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Se vuoi far parte di questa alleanza, devi rispettare gli impegni presi». «Penso che non ci sia un’alternativa a far parte della Nato», ha chiarito. «Se qualcuno ha un’idea diversa la dica, io non voglio allearmi né con la Russia né con la Cina». Ma tanta chiarezza cozza con la proverbiale confusione della politica italiana e questo Oltreatlantico non va proprio giù. 

Spese militari, il curioso allineamento tra destra e sinistra contro Trump
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Prossimo round negoziati Israele-Libano a Roma il 15-16 luglio

L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha annunciato durante un incontro con il Council on Foreign Relations a Washington che il prossimo round di colloqui tra Israele e Libano si terrà la prossima settimana, il 15 e 16 luglio, a Roma. L’incontro si svolgerà ancora a livello di ambasciatori. Leiter ha inoltre affermato che il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà il presidente Donald Trump il 21 luglio.

Editoria: Il vetro secondo Franci Conforti

Il vetro secondo Franci Conforti

Vincitore (nella versione breve) del Premio Italia, esce ora in ebook e stampa il romazo breve di Franci Conforti Vetro

Uscito su Urania col titolo Metallo e vetro, vincitore l'anno scorso del Premio Italia,  esce ora in versione completa, sotto forma di romanzo breve e col titolo Vetro il nuovo lavoro di fantascienza di Franci Conforti, autrice vincitrice del Premio Urania e due volte del Premio Odissea. Il romanzo ha diversi risvolti: scientifico, economico, politico, ma non manca l'avventura spaziale e il mistero. Oltre che in ebook, il libro, di 128 pagine, è disponibile in versione stampa a 13 euro. Vetrodi Franci ConfortiL’universo custodisce ancora dei misteri. La missione finale... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 7 luglio 2026 - articolo di S*