La principessa Astrid di Norvegia è morta all’età di 94 anni. L’ha comunicato la casa reale norvegese. Sorella maggiore del Re Harald V, aveva partecipato pochi giorni prima ai funerali di Stato del fratello deceduto a fine agosto.
Month: Settembre 2026
Ucraina, la Commissione Ue approva altri 6 miliardi per la difesa
La Commissione europea ha approvato ulteriori 6,1 miliardi di euro a favore dell’Ucraina per l’acquisizione di vari prodotti nei settori della difesa aerea e missilistica, delle munizioni, dei droni e della guerra elettronica. Questi fondi sosterranno la capacità dell’Ucraina di resistere alla continua intensificazione degli attacchi russi condotti con missili balistici e droni. La decisione consente a Kyiv di acquistare anche missili Pac-3 per i sistemi Patriot. Finanziato nell’ambito del prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro (30 miliardi per aiuti di bilancio e 60 miliardi per la difesa nel periodo 2026-2027), il pacchetto prevede cinque deroghe alle condizioni standard di ammissibilità – tre per droni e componenti di fabbricazione ucraina che superano le soglie di costo e due per attrezzature di fabbricazione statunitense (in particolare missili Pac-3) anche attraverso il meccanismo Purl coordinato dalla Nato. Con questa approvazione, i 28,3 miliardi di euro destinati al sostegno della difesa ucraina per il 2026 sono stati interamente assegnati.
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
Massimo D’Alema «si è stufato di guardare gli altri che fanno disastri». Gli amici del vecchio Pci romano sono contenti, “Baffino” sembra essere tornato nella battaglia politica. E ha scelto il suo “cavallo”, che poi è lo stesso che aveva individuato tanti anni fa, uno storico appassionato di Antonio Gramsci e della storia del partito, conosciuto grazie alla moglie Linda Giuva, archivista e “mente” dell’istituto che si occupa delle memorie di Gramsci: Roberto Gualtieri. Venne candidato al parlamento europeo proprio in “quota D’Alema”, ed era il 2009, la settima eurolegislatura: D’Alema, da non laureato, ama circondarsi di professori, come è la moglie e come è lo stesso Gualtieri. Anche stavolta vuole dire la sua, in vista delle elezioni 2027. Con la sua Fondazione Italianieuropei, Baffino segna una linea molto ben definita: martedì 15 settembre in Campidoglio tirerà le conclusioni di un convegnone dal titolo “Governare le città, governare l’Italia” che vuole far tornare in pista il vecchio, caro, partito dei sindaci. E i primi cittadini sparsi nel nostro Paese verranno messi a confronto sotto le insegne del Partito democratico e del progressismo: ecco così da Napoli il sindaco Gaetano Manfredi, da Firenze Sara Funaro, da Milano Beppe Sala, da Cagliari Massimo Zedda, da Bologna Matteo Lepore, da Perugia Vittoria Ferdinandi, da Bari Vito Leccese. D’Alema già procede spedito: sì, fare lo studioso gli piace tantissimo, ma la passionaccia per la politica è sempre lì, un tarlo. Di certo in quasi 30 anni deve aver mutato la sua idea sull’argomento: in un articolo del 1997 su il manifesto l’ex premier, allora leader della Quercia, caricava a testa bassa proprio contro… il partito dei sindaci! Ecco i virgolettati al veleno: «Accampamenti di cacicchi, ognuno con la sua tenda e la sua bandiera. Si avrebbe la versione moderna del vecchio notabilitato». Come si cambia…
Quel colloquio fitto tra Ranucci e Fratoianni
Sigfrido Ranucci continua a negare le voci che lo vorrebbero candidato alle prossime elezioni. Anche perché c’è ancora in ballo il reintegro d’urgenza a Report e presto si conoscerà la decisione del giudice. Nel frattempo lui continua a girare l’Italia col suo libro e ha iniziato a farsi vedere agli eventi politici. Mercoledì 9 settembre è stato a Terra!, la festa di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre domenica 13 è atteso alla kermesse del Fatto Quotidiano. Piccola curiosità: alla festa di Avs l’intervento di Ranucci era atteso per le 18. Lui è arrivato puntualissimo. Ma è salito sul palco soltanto alle 18.30. Come mai? Semplice: è rimasto mezz’ora nel retropalco a parlare con Nicola Fratoianni. Avranno discusso di liste e candidature? Chissà…

Forza Italia e la lezione campana: Tajani regge l’onda d’urto della minoranza
Era atteso manco fosse una finale dei Mondiali con l’Italia in campo (non so se rendiamo l’idea) il congresso regionale di Forza Italia in Campania. Uno degli alfieri di Antonio Tajani, l’eurodeputato Fulvio Martusciello, capodelegazione azzurro a Bruxelles e già leader del partito nella regione, era diventato il simbolo del “tajanismo” da rottamare, magari grazie anche all’intervento supremo di Marina Berlusconi. Fino all’ultimo istante i “ribelli” campani, ovvero i deputati Annarita Patriarca e Pino Bicchielli e il senatore Raffaele De Rosa e il consigliere regionale Livio Petitto (il senatore Franco Silvestro dopo un periodo di frizione con Martusciello si è riappacificato con il neosegretario regionale) hanno tentato di fermare il congresso attraverso una lunga serie di diffide, lettere, dichiarazioni, interviste. Invece, niente di niente: mercoledì l’assise si è celebrata, tra l’altro in pompa magna, e Martusciello è stato eletto leader regionale per acclamazione, essendo l’unico candidato.
La battaglia (persa) della minoranza interna
L’evento ha una portata che va oltre il dato, pur importante, locale: la terza regione d’Italia, storicamente cassaforte di consensi per i berlusconiani, ha visto infatti consumarsi il braccio di ferro tra i fedelissimi di Tajani e la minoranza interna, nella quale gioca come centravanti alla Ciro Immobile il lazialissimo vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. «Io dico», aveva suggerito alcuni giorni fa Mulè al Foglio, «che alcuni congressi come quello in Campania, per altro convocato il 9 settembre nelle stesse ore in cui staremo votando in Senato la nuova legge elettorale, vadano rinviati. Rischia di essere un congresso dilaniante». Altro che dilaniante: il congresso è stato unitario, con i ribelli che non sono riusciti nemmeno a presentare una candidatura alternativa. L’ultimo tentativo di Patriarca, Bicchielli e De Rosa, che avevano chiesto al presidente del congresso, il governatore del Piemonte Alberto Cirio, di non celebrare l’assemblea, è stato inutile: lo stesso Cirio ha stabilito la validità dei lavori e tutto è filato liscio come l’olio. Ora i “ribelli” annunciano ricorso al Collegio nazionale dei probiviri, si vedrà.

FI non può permettersi di perdere chi porta voti
Cirio, è bene ricordarlo, è anche uno degli uomini più ascoltati da Marina Berlusconi. Cosa significa tutto ciò? Significa che la Famiglia con la F maiuscola non ha nessuna intenzione di impelagarsi in beghe locali. Il ruolo di Marina nel partito è quello di custode dei sacri valori di Silvio, non certo quello di agire da capocorrente (peraltro di minoranza, figuratevi!). Del resto, Forza Italia, visti i sondaggi, ha bisogno di attrarre e non certo di respingere chi dispone di un consenso elettorale, ed ecco perché la “battaglia” dei ribelli era persa in partenza. Raffaele De Rosa, eletto col M5s, è passato nel 2024 in Forza Italia; Pino Bicchielli, eletto con Noi Moderati, è approdato sulle sponde azzurre l’anno scorso. Entrambi non possono essere certamente considerati campioni di preferenze. Diverso il discorso di Annarita Patriarca: eletta con FI, lì è rimasta, ma solo formalmente: un anno fa ha fatto scalpore, dopo la rottura con Martusciello, la sua presenza alla presentazione della lista Cirielli, in corsa per le Regionali. Patriarca ha un bacino di consensi, ma è da tempo in contatto con Fratelli d’Italia: partecipa alle iniziative del partito di Giorgia Meloni e sta tentando, grazie ai buoni uffici di alcuni responsabili locali e nazionali di FdI, di approdare definitivamente all’ombra della Fiamma. Fulvio Martusciello, da parte sua, è in Forza Italia dal 1994, e da lì non si è mai mosso. Morale della favola: sfidare Tajani, almeno per il momento, significa suicidarsi politicamente.
LEGGI ANCHE: Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Editoria: La città e le stelle, nuova edizione economica per un classico
Nuova edizione nei Miti Urania per uno dei grandi classici di Arthur C. Clarke, la storia della città di Diaspar governata da un computer.
Arthur C. Clarke, vendite alla mano, è e resta uno degli autori di fantascienza più popolari in Italia. Giusto quindi che Mondadori lo sfrutti più possibile per le sue edizioni economiche dedicate alla libreria, i Miti Urania. In uscita proprio in questi giorni è La città e le stelle (The City And the Stars, 1956), che è in effetti la riscrittura del primissimo romanzo di Clarke, intitolato Against the Fall of Night e scritto nel 1948. Il libro è disponibile anche in ebook. La quarta di copertina L'ultimo rifugio dell'umanità... - Leggi l'articolo
Appuntamenti: Online il programma di Stranimondi
È stato pubblicato questa mattina il programma principale, al quale si aggiungeranno nelle prossime settimane le presentazioni librarie degli editori.
È disponibile online sul sito di Stranimondi il programma principale della manifestazione, che si terrà il 17 e 18 ottobre prossimi a Milano nella nuova sede Gadames 57. Il cosiddetto “programma principale” è circa un quarto degli eventi realmente in programma; si aggiungerà infatti almeno una cinquantina di presentazioni librarie curate dai moltissimi editori espositori alla manifestazione, che sono ancora in via di definizione. Il programma principale si svolge nella cosiddetta “Sala Arancio” (o Sala Officina primo piano,... - Leggi l'articolo
LIBRI - Appuntamenti - 11 settembre 2026 - articolo di S*
Televisione: Spider-Noir si ferma alla prima stagione
La serie Prime Video con Nicholas Cage nei panni del supereroe non è stata rinnovata
Quale miglior modo di festeggiare una vittoria che venendo cancellati dal palinsesto? È quello che è appena successo a Spider-Noir, serie che si è appena aggiudicata cinque vittorie agli Emmy Awards nelle categorie tecniche, ma su cui si è abbattuta la scure del mancato rinnovo proprio a causa del rapporto costi-prestazioni. Arrivata su Prime Video lo scorso maggio, la sperimentale serie supereroistica con protagonista Nicholas Cage funge da spin-off del film d'animazione del 2018 Spider-Man: Into the Spider-Verse, in cui compare per la prima volta sullo schermo... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Televisione - 11 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Editoria: La città e le stelle, nuova edizione economica per un classico
Nuova edizione nei Miti Urania per uno dei grandi classici di Arthur C. Clarke, la storia della città di Diaspar governata da un computer.
Arthur C. Clarke, vendite alla mano, è e resta uno degli autori di fantascienza più popolari in Italia. Giusto quindi che Mondadori lo sfrutti più possibile per le sue edizioni economiche dedicate alla libreria, i Miti Urania. In uscita proprio in questi giorni è La città e le stelle (The City And the Stars, 1956), che è in effetti la riscrittura del primissimo romanzo di Clarke, intitolato Against the Fall of Night e scritto nel 1948. Il libro è disponibile anche in ebook. La quarta di copertina L'ultimo rifugio dell'umanità... - Leggi l'articolo
Accise, nuova proroga dello sconto sul diesel
Il Consiglio dei ministri, che si è riunito oggi a Palazzo Chigi, ha approvato il nuovo decreto legge contro il caro carburanti: prorogato di una settimana il taglio delle accise sul gasolio. Quello appena varato dal Cdm è il 15esimo decreto per tamponare l’impennata dei prezzi innescata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La nuova proroga dello sconto sul diesel (17,1 centesimi al litro) sarà dunque valida fino alla mezzanotte di giovedì 17 settembre.
Gruppo Sae e media vaticani insieme per raccontare Leone XIV
Il Gruppo Sae e i media vaticani (Vatican News, Radio Vaticana e L’Osservatore Romano) del dicastero per la Comunicazione della Santa sede hanno siglato un accordo editoriale grazie al quale video e notizie su Papa Leone XIV e il suo pontificato saranno divulgate, 24 ore al giorno, sul sito internet de La Stampa e degli altri quotidiani del Gruppo Sae. È la prima volta che un gruppo editoriale italiano sigla un simile accordo con la Santa sede. Da venerdì 11 settembre, il widget sul sito web della Stampa informerà a getto continuo sull’attività di Leone XIV e della Chiesa nel mondo. Una finestra multimediale che offre una copertura globale su quanto accade nei sacri palazzi e nell’intera cattolicità.
Le rivelazioni sul piano russo nell’Artico sventato dalla Nato
La scorsa primavera, nelle profondità delle acque artiche vicino alle Svalbard, la Nato ha intercettato sommergibili russi intenti a esercitarsi nell’impiego di un’arma segreta, progettata per mettere fuori uso cavi sottomarini strategici senza lasciare tracce. Lo scrive la Reuters, citando due funzionari occidentali.

L’esercitazione clandestina di Mosca, spiegano le fonti della Reuters, è stata condotta dal Gugi (acronimo di Glavnoye Upravleniye Glubokovodnykh Issledovaniy), ovvero la Direzione principale per le ricerche in profondità della Russia, dipartimento militare segreto che gestisce sottomarini per acque profonde, navi spia e mezzi subacquei autonomi per operazioni di spionaggio. L’operazione della Nato ha coinvolto Regno Unito, Norvegia e Stati Uniti: alle imbarcazioni russe è stato impedito di portare a termine l’esercitazione e, alla fine, hanno lasciato l’area.

L’intelligence occidentale teme che la Russia possa testare l’applicazione dell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, che prevede la mutua difesa tra i membri, con operazioni di sabotaggio in Europa. E la distruzione dei cavi sottomarini, pur non rappresentando un raid militare, sarebbe comunque un attacco all’Occidente, in quanto renderebbe inutilizzabili infrastrutture fondamentali per la connettività Internet globale e le transazioni finanziarie. In questo caso, la Russia aveva messo nel mirino – probabilmente – i due cavi in fibra ottica, lunghi circa 1.400 chilometri e siti anche a 2.700 metri di profondità, che collegano l’arcipelago delle Svalbard alla Norvegia (di cui fanno parte). Attraverso questi cavi transitano enormi quantità di dati satellitari scaricati alla stazione terrestre satellitare SvalSat, la più grande al mondo nel suo genere e parte della rete spaziale Near Space Network della Nasa. Il Ministero della Difesa russo non ha risposto alla richiesta della Reuters di un commento sull’incidente.
Il vertice BRICS di Nuova Delhi e le sfide di Modi
Il centro politico del vertice BRICS del 12 e 13 settembre potrebbe trovarsi fuori dalla sala delle plenarie. Al Bharat Mandapam di Nuova Delhi, dove si tenne il G20 del 2023, Narendra Modi riunirà un gruppo ormai esteso a 11 membri e 10 Paesi partner. Ma la fotografia più attesa è quella del primo ministro indiano accanto a Xi Jinping. Il presidente cinese è atteso per la sua prima visita in India dal 2019, dopo anni di gelo e tensioni militari sul confine himalayano.
I temi in agenda
I bilaterali cominciano venerdì. Delhi ha predisposto circa 25 mila addetti alla sicurezza, sistemi anti-drone, 35 itinerari protetti e squadre negli 11 hotel delle delegazioni. Le plenarie si tengono sabato 12, la sessione con i partner esterni domenica 13 prima dell’approvazione e diffusione dei testi congiunti finali. La presidenza indiana ha scelto il tema “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability”. Non a caso l’agenda comprende catene di fornitura, commercio digitale, intelligenza artificiale, finanza per lo sviluppo, energia e riforma delle istituzioni multilaterali. Modi ci tiene molto: il vertice è stato preparato nel corso di 350 riunioni tenute in più di 25 città.

Il ruolo della Nuova Banca di Sviluppo
Il principale documento economico dovrebbe essere la Strategy for BRICS Economic Partnership 2030. I ministri hanno lavorato su catene del valore, credito commerciale per le piccole e medie imprese e servizi digitali. Le differenze su standard, controlli alle esportazioni e politiche industriali escludono un mercato comune, ma lasciano spazio a progetti pilota per ridurre i costi degli scambi. Sulla finanza tornerà la discussione sul dollaro. Una moneta BRICS non è all’ordine del giorno. Si lavora sull’uso delle valute nazionali, sui prestiti della Nuova Banca di Sviluppo del gruppo in moneta locale e su collegamenti selettivi fra pagamenti. Il programma di obbligazioni in rupie, fino a 250 miliardi in cinque anni, finanzierebbe infrastrutture riducendo parte del rischio di cambio.
Cina e India divise su pagamenti, dati e infrastrutture digitali
La diffidenza tra India e Cina attraversa anche questo dossier. Nuova Delhi ha congelato il progetto che avrebbe collegato UPI, la rete indiana dei pagamenti istantanei, ad Alipay+, la piattaforma internazionale controllata dal colosso cinese Ant Group. Il sistema avrebbe facilitato le transazioni dei viaggiatori indiani all’estero e, in prospettiva, dei turisti stranieri in India. Ma l’India vuole esportare il proprio modello di identità digitale e pagamenti istantanei, senza affidare a imprese cinesi i nodi sensibili. Il caso mostra quanto il riavvicinamento tra Pechino e Nuova Delhi resti selettivo: il dialogo politico riprende, ma pagamenti, dati e infrastrutture digitali continuano a essere trattati come questioni di sicurezza nazionale.

Le crisi geopolitiche: Iran, Gaza e Ucraina
Anche per questo, tra i BRICS non sarà semplice raggiungere un’intesa su una dichiarazione politica di ampio e concreto respiro. Lo scorso maggio, i ministri degli Esteri non riuscirono a concordare un comunicato unitario, soprattutto per le divisioni sulla guerra in Iran. A Nuova Delhi si sommeranno Ucraina e Gaza. Il testo dei leader dovrebbe limitarsi a richiami per il cessate il fuoco, diplomazia, sovranità e tutela dei civili, senza però indicare responsabilità condivise. Per Modi conta ottenere una firma comune. Una dichiarazione della sola presidenza certificherebbe che l’allargamento ha superato la capacità di consenso del gruppo.
Il rapporto con gli Usa
Cina e Russia vorrebbero accentuare il profilo anti-americano dei BRICS. L’India li considera uno strumento di riforma compatibile con la propria autonomia: coopera con Stati Uniti, Giappone e Australia nel Quad, tratta con l’Europa, compra energia e armamenti russi e riapre canali con Pechino. Le tariffe della seconda amministrazione Trump hanno reso questa postura più conveniente. Molte economie emergenti cercano nuovi mercati e finanziamenti mentre dazi, sanzioni e controlli tecnologici dividono le catene produttive. A ogni modo, va ricordato che i BRICS non sono un’alleanza. I recenti ingressi di Iran ed Emirati Arabi Uniti portano al tavolo le rivalità mediorientali. India e Cina continuano ad avere una disputa irrisolta sul confine conteso. E proprio la rivalità tra Delhi e Pechino ha sin qui rappresentato uno dei principali ostacoli allo sviluppo operativo dei BRICS.

Il rilancio dei rapporti tra Pechino e Nuova Delhi non è scontato
Per questo, il previsto bilaterale Modi-Xi può pesare quasi quanto la plenaria. L’economia e la strategia spingono Cina e India a un disgelo. L’industria indiana dipende da componenti e macchinari cinesi, la Cina vuole evitare che l’India si saldi a un fronte statunitense. Modi e Xi potrebbero concordare più voli e visti, riaprire valichi, rafforzare i canali militari e fissare il prossimo round dei negoziati sulla gestione della frontiera contesa. Ma eventuali investimenti cinesi sarebbero vincolati alla produzione locale e nessuno si aspetta un accordo territoriale. Alla vigilia del summit, l’India ha peraltro raccomandato un’inchiesta sulle attività di Xiaomi e dato il via libera a una visita del dissidente cinese Wang Dan, che ha incontrato il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio a Dharamsala. Un episodio che segnala che passare dalla convergenza tattica a un vero rilancio dei rapporti è tutt’altro che scontato.

I limiti dell’allargamento
L’allargamento dei BRICS incontra lo stesso limite. I nuovi ingressi hanno aumentato il peso demografico ed energetico del gruppo, ma anche il numero dei veti. Cina e Russia spingono per espandere, India e Brasile chiedono criteri e maggiore equilibrio regionale. La categoria dei partner offre un compromesso. A Delhi potrebbe essere chiarito il percorso verso l’adesione e potrebbero aggiungersi nuovi partner. Un’altra ondata di membri pieni è meno probabile. Il Pakistan troverebbe l’opposizione indiana. Il vertice sarà misurato sui testi e sugli allegati: una dichiarazione sottoscritta da tutti, una strategia economica con scadenze, prestiti della Nuova Banca di Sviluppo in valute locali, un eventuale comunicato Modi-Xi. I BRICS allargati pesano più del vecchio formato e garantiscono ai vari governi membri un capitale politico da utilizzare nei loro rapporti esterni, a partire da quelli con gli Stati Uniti di Donald Trump. Ma i BRICS allargati fanno anche più fatica a decidere. Nuova Delhi proverà a risolvere il problema, o quantomeno a farlo dimenticare a chi osserva i leader del mondo non occidentale riuniti in terra indiana.
La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi
Ma sai che avere questo editore greco non è poi così male? Con la trasferta pagata in terra ellenica si guarda tutto da un’altra prospettiva. Chiedere alla rappresentanza sindacale dei giornalisti di Repubblica, pronta a volare ad Atene il 7 e l’8 ottobre ospitata da Theo Kyriakou. Motivo della missione del comitato di redazione? «Una visita alla sede centrale di Antenna e una serie di incontri con i nostri colleghi greci e con l’editore». Sullo sfondo, oltre al Partenone e all’Antica Agorà, per giustificare il viaggio è stato spiegato alla redazione che ci sarà «il nuovo piano strategico di Gedi, di cui potremmo avere qualche elemento, anche se per ora non conosciamo tempi e modi della sua pubblicazione. Vi terremo aggiornati». Tra un Pita Gyros e una Moussaka magari ci scappa qualche rivelazione sulla possibile virata televisiva del gruppo…
Intesa Sanpaolo, dall’assemblea via libera all’aumento per l’Opas su Mps
L’assemblea di Intesa Sanpaolo ha approvato, con 10.952.907.059 voti favorevoli, pari al 96,96025 per cento sulle azioni ordinarie rappresentate, la proposta di aumentare il capitale sociale, in una o più volte, con emissione di un numero massimo pari a 5,7 miliardi di azioni ordinarie – il cui prezzo di emissione sarà determinato in conformità alle previsioni di legge e alla delega conferita al cda – da liberare mediante conferimento in natura, in quanto a servizio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria avente ad oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Mps.
Messina: «Integrazione con Mps accelerazione della nostra strategia di crescita»
«Ringrazio i nostri azionisti per il forte sostegno espresso oggi a favore della nostra proposta. L’approvazione dell’aumento di capitale rappresenta un passaggio fondamentale per realizzare l’operazione annunciata lo scorso giugno nei confronti del Monte dei Paschi di Siena e costruire un gruppo ancora più forte a beneficio di azionisti, clienti, famiglie, territori e dell’Italia nel suo insieme», ha commentato il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina. E ancora: «Intesa Sanpaolo affronta questa operazione da una posizione di grande forza. Siamo tra le banche più profittevoli in Europa e abbiamo dimostrato nel tempo di saper raggiungere gli obiettivi annunciati, mantenere una patrimonializzazione elevata e distribuire valore agli azionisti in misura significativa. L’integrazione con Monte dei Paschi di Siena rappresenta per noi l’acceleratore di una strategia di crescita che sta già producendo risultati importanti».
La Bce alza i tassi di interesse di un quarto di punto
Come da previsioni, il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha alzato i tassi d’interesse di un quarto di punto percentuale: quello sui depositi sale dal 2,25 al 2,5 per cento, quello sui rifinanziamenti principali dal 2,5 al 2,65 per cento, quello sui prestiti marginali dal 2,75 al 2,9 per cento. «Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato. La decisione odierna sottolinea l’impegno del Consiglio direttivo di definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine», spiega la Bce.

Confermata la stima di inflazione al 3 per cento per il 2026
«La crescita economica dovrebbe situarsi allo 0,9 per cento nel 2026, all’1,4 nel 2027 e all’1,5 nel 2028. La correzione al rialzo per il 2026 e il 2027 riflette principalmente una capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro maggiore delle attese», si legge poi nel comunicato della Bce sulla decisione di politica monetaria. Francoforte, inoltre, ha confermato la stima di inflazione al 3 per cento per quest’anno, rivedendo però al rialzo quelle per il 2027 e 2028, rispettivamente al 2,5 e al 2,1 per cento. «Lo scenario rimane molto incerto con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Con le decisioni di oggi rimaniamo ben posizionati per navigare le incertezze derivate dal conflitto in Medio Oriente», ha dichiarato in conferenza stampa Christine Lagarde, presidente della Bce.
Emma Bonino trasferita in struttura privata, come sta
Emma Bonino è uscita dalla terapia intensiva dell’ospedale Santo Spirito di Roma ed è stata trasferita in una struttura privata, sulla base di quanto concordato tra il suo medico curante Claudio Santini e i medici del Santo Spirito. La situazione resta delicata, secondo l’ultimo bollettino medico sulle condizioni della leader di +Europa. Intanto i familiari chiedono rispetto e massimo riserbo circa la struttura presso la quale è stata trasferita. Bonino, 78 anni, è arrivata nel pomeriggio del 7 settembre in al pronto soccorso dell’ospedale per problemi respiratori e in serata è stata trasferita in via precauzionale nel reparto di terapia intensiva. Nella sua storia clinica c’è anche un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015 e superato nel 2023.
Dite a Binaghi che il tennis senza Sinner ha perso audience e interesse
Il mondo del tennis italiano, da quasi tre anni, ha alzato la voce contro il calcio, brandendo il vessillo di Jannik Sinner, le sue vittorie, i suoi primati, le masse di tifosi che affollano le arene, i palazzetti e ingrossano le audience televisive. E non è un caso che, per esempio, in concomitanza con le prossime Atp Finals di Torino in novembre, il calendario della Serie A di calcio abbia spostato la partita in casa della Juventus a lunedì, per evitare sovrapposizioni con i match del torneo di tennis.
Le polemiche per le sovrapposizioni con il calcio
Tutto ciò è stato fatto ascoltando le lamentele del presidente della Federtennis e padel, Angelo Binaghi, che aveva parlato di un mondo del calcio quasi intenzionato a ostacolare la cavalcata in popolarità del tennis, sia piazzando la finale di Coppa Italia all’Olimpico di Roma, proprio di fianco al Foro Italico e in concomitanza delle partite di tennis, sia per gli incontri di Torino e Juventus durante le Atp finals sotto la Mole.

Binaghi ha spesso usato ironia e anche presunzione, quando si parlava di eventi sovrapposti, come il derby di Roma e le partite di tennis degli Internazionali: «Oggi, in Italia, dobbiamo spostarci noi o il calcio? Chiediamolo all’opinione pubblica. Noi ci siamo spostati per 25 anni». E poi ancora, la stilettata velenosa durante il Mondiale americano senza l’Italia: «A che ora gioca la Nazionale? Mi sono distratto con Wimbledon…».
Ok la cultura sportiva multidisciplinare, ma…
È obiettivamente giusto, per la Fitp, rivendicare più spazio, lungo un percorso che intende accrescere la cultura sportiva multidisciplinare in Italia, dove invece il calcio, per tradizione, la fa sempre da padrone. Ma è altrettanto doveroso ricordare al mondo del tennis che tutta la forza contrattuale del momento gli deriva esclusivamente dal fattore Sinner. Appena Jannik scompare, il mondo di racchette e palline, mediaticamente, evapora. Insieme ai tifosi.

I dati di ascolto dell’ultimo Us Open di tennis, senza Sinner, sono lì a dimostrarlo: su Sky -46 per cento di audience media giornaliera nella prima settimana del torneo rispetto all’edizione 2025; su Supertennis, in chiaro, -58 per cento.
Gli altri tennisti non scaldano i cuori degli italiani
Purtroppo i vari Flavio Cobolli, Lorenzo Musetti, Luciano Darderi (quello che ha resistito di più agli Us Open, eliminato agli ottavi da Alexander Zverev), Matteo Berrettini o Jasmine Paolini non scaldano i cuori degli italiani, che si emozionano solo per chi vince, non per chi arriva in finale, o in semifinale, o comunque lotta alla pari con i più forti. Senza Sinner, che sperando di riprendersi dall’infortunio al ginocchio è andato a Monza a godersi il Gran Premio di F1 (e lì c’era il fenomeno tutto italiano Kimi Antonelli che sta spingendo gli ascolti tivù della F1 su Sky e Tv8 a vette che da tempo non si vedevano), lo spazio riservato al tennis sulla stampa, nei notiziari e nella cosiddetta talkability sui social è stato davvero minimo.

Nel frattempo, l’Italia sta sistemando lo scacchiere geografico dei tornei: dopo il torneo Atp 1000 di Roma, le Atp Finals di Torino e le Finali di Coppa Davis a Bologna, dal 2028 debutterà un torneo Atp 250 a Ca’ Tron di Roncade (Treviso): sarà in programma in giugno, subito dopo il Roland Garros, in preparazione a Wimbledon su campi in erba costruiti da privati con soldi privati sui terreni del campus di H-Farm (gruppo veneto specializzato in formazione, start-up, consulenze e sviluppo tecnologico), alle porte della laguna di Venezia.
Per il torneo a Ca’ Tron di Roncade versati 27 milioni di dollari
I diritti del torneo, si ricorderà, erano stati comprati dalla Fitp alcuni mesi fa, con il versamento ad Atp di 27 milioni di dollari per rilevare quelli che erano i diritti del torneo di Bruxelles. Insomma, è tutto quasi pronto, come conferma Gianni Milan, vicepresidente della Fitp. E il nuovo torneo italiano dovrà giostrarsi tra i due grandi Atp 500 al Queen’s di Londra o ad Halle (in Germania), facendo a spallate pure con gli altri tornei 250 su erba di Stoccarda, ’s-Hertogenbosch (Paesi Bassi), Maiorca (Spagna) ed Eastbourne (Inghilterra).
Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci aggancia Forza Italia
La prima Supermedia Agi/Youtrend dopo la pausa estiva, realizzata sulla base di otto sondaggi sulle intenzioni di voto condotti realizzati dal 26 agosto al 9 settembre luglio da cinque istituti, vede Futuro Nazionale appaiato a Forza Italia al 7,6 per cento e, dunque, ormai quarta forza politica del Paese.
Coalizioni: frenata del campo largo, pesa il calo dl M5s
Rispetto all’ultima Supermedia, risalente alla fine di luglio, si è leggermente allargata la forbice tra Fratelli d’Italia, che sale al 26,9 per cento (+0,2) e il Partito Democratico, che invece scende al 21 per cento (-0,2). Netto balzo indietro del Movimento 5 stelle, dato al 12,1 per cento (-0,9). Appaiati come detto FN e FI (-0,4): la crescita dei vannacciani è stata contenuta – mezzo punto in un mese e mezzo – rispetto a quanto visto in precedenza. Leggero calo per Alleanza Verdi e Sinistra al 6,3 per cento (-0,1), più netto quello della Lega al 5,6 per cento (-0,3). Segue al 3,7 per cento Azione, in decisa risalita (+0,6). Poi c’è Italia Viva al 2,4 per cento (+0,1). Stabili +Europa al 2,4 per cento e Noi Moderati all’1 per cento. Per quanto riguarda le coalizioni, decisa frenata del campo largo che paga soprattutto il calo di consensi del M5s: 43,2 per cento (-1,1). Resta comunque indietro di oltre due punti il centrodestra, dato al 41,1 per cento (-0,5).
Attentato a Ranucci, Lavitola resta in carcere
Resta in carcere Valter Lavitola, reo confesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto a ottobre dello scorso anno. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Roma, respingendo l’istanza dei difensori del faccendiere, che avevano chiesto per il loro assistito gli arresti domiciliari in una casa in Basilicata. Confermata per l’indagato l’aggravante del metodo mafioso. Per quanto riguarda le indagini, le analisi della Procura di Roma avrebbero evidenziato buchi temporali nelle comunicazioni tra Lavitola e Ranucci: il sospetto è che ci siano state cancellazioni nelle chat, sia nella fase precedente all’attentato che dopo.
Le ultime dichiarazioni di Lavitola
Nelle dichiarazioni spontanee rese lunedì 7 ottobre, nel corso dell’ultima udienza, Lavitola si è nuovamente assunto «tutte le responsabilità» come mandante dell’attentato all’ex conduttore di Report, spiegando: «C’era un grande rapporto di amicizia con Ranucci e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me». La bomba piazzata all’esterno dell’abitazione del giornalista, ha detto, è stata un’idea di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato «un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno».
Maltempo, donna muore annegata in Friuli nell’auto intrappolata nel sottopasso
Il maltempo che si è abbattuto sul Nord e Centro Italia, che ha provocato gravi danni materiali e disagi alla circolazione, ha anche causato una vittima in Friuli-Venezia Giulia: a Latisana, in provincia di Udine, una donna è morta annegata nell’abitacolo della propria auto rimasta intrappolata in un sottopasso allagato. Un carabiniere, giunto sul posto dopo la chiamata al 112, si è lanciato in acqua ed è riuscito a estrarre la donna dall’abitacolo, ma questo non ha impedito il decesso. L’intera zona tra Latisana e Lignano ha subito pesanti disagi e allagamenti per l’ondata di maltempo abbattutasi tra la notte scorsa e stamattina. Come fa sapere Rfi, a causa di scariche atmosferiche e piogge torrenziali la circolazione ferroviaria è fortemente perturbata in varie zone della Regione.
#Maltempo al confine tra #Veneto e #FVG: esondato il Tagliamento, #vigilidelfuoco salvano donna incinta in auto a S. Michele (VE). Tragedia a Latisana (UD), deceduta donna in sottopasso allagato (foto 3). Giunti rinforzi da Trieste e Pordenone, elicottero e sommozzatori da… pic.twitter.com/l0DHoodnam
— Vigili del Fuoco (@vigilidelfuoco) September 10, 2026
Frana in Lombardia, evacuate 45 persone
Il maltempo ha fatto danni anche in Lombardia. in Valtellina il distacco della storica frana dello Scaiun sopra l’abitato di Cataeggio, nel territorio comunale di Val Masino (Sondrio), ha fatto finire a valle grandi quantità di materiali, detriti, pietrame, alberi spezzati, facendo scattare l’emergenza. Evacuate 45 persone e scuole chiuse. Notte di precipitazione intense anche nella Bergamasca, a Brescia (allagati gli Spedali Civili) e a Milano, dove il Lambro è esondato brevemente e poi rientrato dopo avere allagato via Rilke e via Camaldoli, protette però dalle paratoie mobili. Sempre a Milano la pioggia battente ha provocato il crollato del controsoffitto dell’aula bunker di piazza Filangieri, di fronte al carcere di San Vittore: saltato un’udienza del processo Hydra sulla ‘mafia a tre teste’ in Lombardia.
— Italia 24H Live
Diversi danni e caduta di alberi a Viareggio a seguito di intense raffiche di downburst dopo il passaggio temporalesco di oggi pomeriggio.
Colpiti anche diversi stabilimenti balneari. Video di Bernardo Ristori. pic.twitter.com/3aAwOoJtyS– Notizie dall'Italia (@Italia24HLive) September 9, 2026
Allagamenti e danni in Veneto e Toscana
Allagamenti, alberi abbattuti e danni provocati dall’acqua in Veneto: le principali criticità si registrano tra San Donà di Piave, Eraclea, Caorle, San Giorgio di Livenza e San Michele al Tagliamento. Stessi disagi in Toscana, dove sono caduti 63 mila fulmini in 12 ore: le situazioni più critiche nel Fiorentino, in Versilia, nelle province di Massa-Carrara e Livorno. Disagi anche in Liguria e Piemonte.
Nasce Drita Capital Partners, search fund dedicato alla continuità aziendale delle pmi italiane
Nasce Drita Capital Partners, il primo search fund promosso da ex studenti di Polimi Graduate School of management con l’obiettivo di individuare, acquisire e gestire una pmi italiana ad alto potenziale. Drita Capital Partners è fondato da Yll Luma e Nazario Monzillo, professionisti con esperienza nei settori dell’investment banking, del corporate development e della finanza straordinaria. La partnership nasce dal loro lavoro al fianco degli imprenditori italiani. Nel corso delle rispettive carriere nel settore finanziario – Luma in Zurich Bank e Monzillo in Intermonte Sim – hanno supportato aziende familiari in operazioni di crescita, successione e cessione, osservando da vicino le sfide e le opportunità che caratterizzano queste trasformazioni.
Il progetto è sostenuto da un diversi investitori istituzionali italiani ed esteri
Il search fund promosso da Drita Capital Partners, ispirato al modello della Stanford Graduate School of Business, prevede una fase iniziale di scouting della durata di 24 mesi, sostenuta da un capitale di ricerca pari a 640 mila euro, raccolto da un gruppo selezionato di investitori professionali e privati. L’attività si concentra sull’identificazione di una società target con un fatturato compreso tra 5 e 40 milioni di euro e una preferenza per imprese B2B caratterizzate da ricavi ricorrenti, margini solidi e un’alta prospettiva di crescita. I settori di interesse includono segmenti ad alto potenziale in comparti significativi del tessuto imprenditoriale italiano, quali software e servizi Ict, healthcare e servizi medici, manifattura industriale e food & beverage B2B. Yll Luma e Nazario Monzillo assumeranno il ruolo di co-ceo nella società acquisita. Il progetto è sostenuto da un network selezionato di investitori istituzionali specializzati, italiani ed internazionali, tra cui Eureka! Venture, GDA Search, Evolutiq, Inseta Partners, Cabiedes, Pitlane Capital e Iberica Investments Partners, insieme a imprenditori di esperienza come Giovanni Affinita e Sascha Bovensmann.
Mps, depositati alla Consob i documenti delle offerte su Bpm e Banca Generali
Monte dei Paschi di Siena ha depositato presso la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) i documenti delle due offerte pubbliche di scambio volontarie totalitarie promosse su Banco Bpm e Banca Generali. I documenti forniti da Siena, a sua volta oggetto di un’opas da parte di Intesa Sanpaolo, che ha presentato un esposto relativo alla duplice offerta, saranno pubblicati al termine dell’istruttoria svolta dalla Consob. Per ciascuna azione di Piazza Meda portata in adesione, Rocca Salimbeni riconoscerà un corrispettivo unitario pari a 1,567 azioni ordinarie di nuova emissione. Per quanto riguarda la banca del Leone di Trieste, verranno invece corrisposte 6,958 azioni ordinarie di nuova emissione di Mps. Siena, che pochi giorni fa ha ricevuto il via libera della Bce all’incorporazione di Mediobanca, ha anche presentato alle autorità competenti le comunicazioni per l’ottenimento delle autorizzazioni richieste ai sensi della normativa applicabile a ciascuna delle offerte.
Noel Clarke, attore di Doctor Who, è accusato di reati sessuali contro cinque donne
L’attore britannico Noel Clarke, 50 anni, è stato formalmente incriminato nel Regno Unito per una serie di reati sessuali. In dettaglio, dovrà rispondere di due capi di imputazione per aggressione sessuale, tre per voyeurismo e uno per esposizione indecente. Secondo quanto contestato dagli inquirenti, i presunti reati sarebbero stati commessi tra il 2007 e il 2016 e riguarderebbero cinque donne. L’attore, riferisce la Bbc, non ha finora rilasciato pubblicamente dichiarazioni sulle accuse. L’inchiesta della polizia è iniziata circa un anno fa. Un uomo, che all’epoca aveva circa 40 anni, era stato arrestato il 25 settembre 2025 nell’ambito dell’indagine. Successivamente, gli investigatori hanno trasmesso un fascicolo di prove al Cps, che ha autorizzato la formulazione delle accuse. Clarke comparirà davanti alla Westminster Magistrates’ Court il 21 ottobre. Il sovrintendente della polizia Mike Cagney, alla guida della squadra che conduce l’indagine, ha spiegato che le donne coinvolte nelle accuse stanno continuando a ricevere assistenza da parte di agenti specializzati.
Chi è Noel Clarke
Celebre per aver interpretato il ruolo di Mickey Smith in Doctor Who, ha partecipato anche a Casualty e Metrosexuality. Ha vinto un Laurence Olivier Awards come Miglior promessa nel 2003 per la sua interpretazione in Where do we live al Royal Court Theatre. Nel 2006 ha scritto la sceneggiatura del film Kidulthood e nel 2008 ha diretto il seguito, Adulthood. Ha inoltre sceneggiato l’episodio Combattimento di Torchwood, spin-off di Doctor Who.
Trump promette 5 mila dollari a ogni americano in caso di vittoria alle Midterm
Comizio-show di Donald Trump alla convention repubblicana andata in scena a Dallas in vista delle elezioni di metà mandato, iniziativa, inedita nella politica Usa. Il presidente americano, di fronte ai sondaggi sfavorevoli per il GOP, dal Texas ha chiamato l’elettorato conservatore alla mobilitazione, promettendo un «dividendo» di 5 mila dollari a ogni cittadino statunitense adulto se il suo partito riuscirà a mantenere il controllo di Camera e Senato.
President Donald Trump has promised to give all adult US citizens a $5,000 dividend if Republicans retain control of both houses of Congress.
— Bloomberg (@business) September 10, 2026
“It will be called the Trump Dividend,” he says https://t.co/x3BvXQoKvK pic.twitter.com/1dM1eZOcuj
Trump: «Fateci finire il lavoro che abbiamo iniziato»
«In 55 giorni gli americani andranno a votare per le elezioni più importanti della nostra storia. La scelta è facile. I democratici vi chiedono il voto per portare avanti la loro fallimentare agenda. Vi chiedo di farci finire il lavoro che abbiamo iniziato», ha detto Trump durante il suo discorso, durato quasi due ore. «Se affidate il futuro dell’America ai democratici, il Paese ci metterà un decennio per rialzarsi. se perdiamo, voi perderete il controllo dei confini, perderete il taglio delle tasse, perderete la vostra sicurezza. Perderete la vostra ricchezza. Il nostro Paese attraverserebbe un inferno e voi vivrete un inferno come è successo appena due anni fa», ha aggiunto il tycoon, riferendosi alla presidenza Biden. E poi, rivendicando il tasso di omicidi sceso al livello più basso degli ultimi 125 anni: «I democratici hanno messo le manette alla nostra polizia, noi invece le abbiamo messe ai criminali». Trump, che nel suo comizio ha insistito sul fatto di aver «vinto la presidenza tre volte», includendo anche le elezioni del 2020, ha detto che andrà nei 35 Stati americani dove le corse di Midterm per il Congresso sono più incerte, compreso il Texas per sostenere Ken Paxton, il suo candidato per il Senato.

Le minacce all’Iran: «Meglio se non fanno i furbi»
Nel discorso non potevano mancare le solite minacce all’Iran. «Abbiamo notato un po’ di attività a Pickaxe Mountain. Consiglierei agli iraniani di non fare i furbi, perché altrimenti dovremo colpire molto duramente», ha detto riferendosi al il sito nucleare in costruzione in profondità sotto la montagna Kuh-e Kolang Gaz, che si trova a 30 chilometri a sud di Isfahan. Poi: «Stiamo vincendo la guerra. Controlliamo lo stretto di Hormuz. Dovremmo chiamarlo ‘stretto di Trump’, dovrò pur ricavarci qualcosa. Sono sicuro che la leadership iraniana ne sarà entusiasta». Il presidente Usa ha poi affermato che la guerra con l’Iran finirà dopo le elezioni di metà mandato.

Tornerà sul palco anche per chiudere la convention
Come detto, una convention con queste tempistiche non si era mai vista negli Stati Uniti, dato che si tengono tradizionalmente negli anni delle elezioni presidenziali: «Sono sicuro che diventerà un appuntamento fisso», ha affermato Trump. Prima di congedarsi sulle note di YMCA dei Village People, il capo della Casa Bianca ha concluso il comizio con queste parole: «Per favore, fate finta che sia io a candidarmi. Andate a votare il 3 novembre, o anche prima, perché in realtà mi sto davvero candidando: dobbiamo conquistare il Congresso». The Donald tornerà sul palco a Dallas per chiudere anche la seconda e ultima serata della convention, dopo l’intervento del vicepresidente JD Vance. Ma, ha anticipato, il suo prossimo discorso sarà molto più breve.
Aereo di Zelensky sfiorato da drone in Moldavia, cosa sappiamo
Mentre stava per decollare dalla Moldavia per Oslo, diretto ai funerali del re Harald V, l’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky «è stato quasi colpito da un drone». L’ha riferito il premier norvegese Jonas Gahr Store aggiungendo che «questa è la realtà con cui si deve confrontare». Anche Jens Stoltenberg, ex segretario Nato oggi ministro delle Finanze norvegese, ha confermato che ci sono state minacce contro il volo. La narrazione successiva si è però divisa in due, con una fonte della presidenza ucraina che ha definito esagerata l’idea che Zelensky abbia corso un rischio diretto. Secondo questa versione, si è trattato di un allarme scattato per l’incursione del drone nello spazio aereo, non di un vero e proprio sfioramento del velivolo presidenziale. Non ci sono prove pubbliche di un contatto ravvicinato tra drone e aereo, ma solo la certezza di un’incursione russa nel valico di frontiera tra Ucraina e Moldavia, dove i droni hanno anche ucciso due civili.
Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Le ricostruzioni giornalistiche parlano di tregua. Le meno ottimistiche di tregua armata. Ma la verità sarebbe ancora un’altra. E un ‘nordista’ di peso la racconta così: è andata «male», è stato un «incontro finto», in cui è andata in scena una «finta pacificazione» per non ‘sporcare’ il sacro prato di Pontida, nel giorno del primo raduno dopo la morte di Umberto Bossi. Due ore con Matteo Salvini non sono servite a risolvere granché delle beghe interne leghiste. Il segretario – bisogna riconoscerlo – ha mostrato disponibilità: ha detto persino di essere pronto ad «allargare la segreteria», viene riferito. Restando lui il capo, però, ça va sans dire.

Le ambizioni nazionali di Zaia
All’incontro hanno partecipato i presunti critici del salvinismo: i governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti e il presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia. Presunti, appunto. Perché Zaia – e lo si era capito dai toni soft usati nell’intervista che ha preceduto l’incontro – ha dimostrato di non concordare sull’urgenza di un rinnovamento della leadership del partito chiesta invece dai riottosi lombardi (insieme a Fontana, l’altro ribelle è il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, che però non era stato invitato). «A Zaia interessa poco, lo ammette anche, ha poca voglia di essere coinvolto, e ha altri progetti», confida un big lombardo, «e non vuole partecipare a ‘processi’: per lui Salvini deve affondare da solo». All’ex doge poi non dispiacerebbe l’offerta del segretario di una candidatura alle Politiche nel 2027: magari in vista di un posto di prestigio, dopo gli anni passati a Palazzo Balbi, come la guida di un ministero o la presidenza di una delle Camere, in caso di vittoria del centrodestra.

L’incontro ha reso evidente la frattura del fronte dei governatori
In fondo a questo è servito l’incontro: a rendere evidente la frattura del fronte dei governatori. Su questo Salvini aveva ragione da vendere. I lombardi, in pressing per un rinnovamento profondo, non fanno proseliti tra gli altri big. Non che le critiche al capo siano risparmiate da altri, ma ci sono divergenze sulla strada da seguire. Zaia vuole evitare lo scontro. Fontana e Romeo sono sostanzialmente rimasti soli, anche se è vero che sono sostenuti dalle principali segreterie provinciali della regione. Ed è anche per questo che, dopo aver nascosto tutte le armi sotto il tappeto per il weekend di Pontida, programmano di tornare alla carica e andare avanti con la costituzione dell’associazione nordista che hanno annunciato di voler fondare. Con tutte le conseguenze che ciò comporterà.

Fontana in difesa di Romeo (che rischia la poltrona)
Chi rischia di più allo stato è Romeo, che potrebbe perdere il posto di capogruppo al Senato. Ma l’incontro romano è servito a Fontana anche per mettere in chiaro che sono inaccettabili simili ritorsioni. «Non pensare di toccare Romeo», ha avvertito il governatore, rivolgendosi a Salvini. I ribelli lombardi sostengono di interpretare il volere della base e di non riuscire più a contenere la Lega lombarda, storico movimento fondato da Bossi nel 1984 (dalle federazioni delle leghe regionali, sempre per intuizione del Senatur, nacque nel 1991 la Lega Nord).
La partita dei congressi provinciali lombardi
Durante l’incontro, che è servito formalmente ad annunciare che verrà redatto un manifesto programmatico condiviso in vista delle Politiche, è stata confermata la volontà di convocare i congressi provinciali lombardi entro la fine di ottobre. Quindi nelle prossime settimane si vedrà se le assise eleggeranno nuovi segretari vicini all’ala meno salviniana o se il segretario riuscirà a imporre i suoi uomini. «Ho ancora cinque camicie verdi nel mio armadio a Milano. E quando qualcuno non sapeva ancora di essere al mondo abbiamo fatto più di una battaglia. Nel 1990 ho fatto la tessera della Lega lombarda», ha rivendicato Salvini. Meglio lasciarle nell’armadio, le camicie verdi. L’ultima volta che ne ha indossata una fuori tempo è stato lo scorso marzo, per il funerale di Bossi e si prese i fischi e l’accusa di «traditore».

Dall’Italia: Domani a Roma apre la libreria Sotterranea
La nuova iniziativa di D Editore è in via di Tor Pignattara al 191, e sarà una specie di rifugio per tutti coloro che amano il fantastico.
Noi delosiani abbiamo sempre avuto un rapporto di complicità con D Editore, fin dai tempi in cui, anni fa, c'era chi pensava che D Editore fosse un'abbreviazione per "Delos"… Invece no, D Editore è una realtà diversa da Delos, attivissima a Roma con mille iniziative (di gran successo per esempio Oblivion, la fiera del fantastico che ha già avuto due affollatissime edizioni). L'ultima in ordine di tempo (ma già si pensa alla successiva) è l'apertura di una libreria, vera, fisica, nel quartiere di Torpignattara, a Roma naturalmente. Si... - Leggi l'articolo
LIBRI - Dall'Italia - 10 settembre 2026 - articolo di S*
Televisione: Silo: uno sneak peek della prossima stagione e un possibile spin-off
Un anno di attesa ci separa dalla fine della storia tratta dai romanzi di Hugh Howey
La terza stagione di Silo, acclamata serie Apple TV tratta dai romanzi di Hugh Howey, si è appena conclusa, ma stavolta la pausa prima dei prossimi episodi sarà più breve che mai. La quarta (e ultima!) stagione della distopia che vede protagonista Rebecca Ferguson, infatti, è stata girata in contemporanea alla terza e come si legge nello sneak peek pubblicato da Apple TV (da guardare solo dopo aver visto l'ultima puntata della terza stagione), i dieci nuovi episodi saranno disponibili sulla piattaforma di streaming a partire dal 9 luglio 2027. Guarda il video:... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Televisione - 10 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano
Passeggiando tra gli stand della Festa dell’Unità milanese, si respira un clima decisamente rilassato, nonostante la morsa del caldo anomalo. Assistiamo al ritrovo di vecchi amici (o “compagni”, per i più nostalgici), alla sfilata di personalità di tutto il centrosinistra, a comuni elettori che ascoltano – più o meno interessati – i numerosi dibattiti e ai Giovani Democratici che, qualunque cosa succeda, continuano a spillare le birre come se non ci fosse un domani. Tutto come sempre molto bene organizzato, in una calma rassicurante, ma solo apparente.

Così l’appoggio di Azione danneggia Calabresi
Il retroscena è una continua fibrillazione di contatti tra dirigenti locali e nazionali, nonché tra punti di riferimento delle varie correnti e gli aspiranti candidati a quelle primarie che nessuno si è ancora preso la briga di ufficializzare. La lunga attesa su una decisione in merito si è trasformata in tensione dopo l’annuncio di Mario Calabresi che, lasciando Chora Media, ha in pratica preso la rincorsa verso Palazzo Marino. Un effetto paradossale: come è possibile che, invece che gioire della disponibilità di una personalità unificante e fuori dagli schieramenti di partito, siano aumentate le turbolenze?

Le ragioni sono diverse, ma la più evidente ha un nome e un cognome: Carlo Calenda. La pervicacia con la quale Azione vuole intestarsi la candidatura dell’ex direttore di Repubblica rischia di trasformarsi in un boomerang. Un conto è rivendicare il fatto di aver sempre indicato il suo nome come punto di caduta ideale per una proposta capace di andare oltre il perimetro del centrosinistra, ben altro è pretendere – come fa Calenda – di dettare le condizioni, riassumibili in una formula semplice: no a candidati considerati “estremisti” come Pierfrancesco Majorino e magari le primarie evitiamole del tutto. Con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, il lider maximo dei riformisti dà e toglie patenti di agibilità politica, dall’alto di un peso elettorale più autocertificato che reale. D’accordo, nei quartieri centrali Azione ha sicuramente un buon appeal, ma se si guarda ai precedenti storici e ai sondaggi sembra davvero azzardato ipotizzare che il suo contributo possa cambiare l’esito di una sfida che appare già scritta, come ammettono anche per i più ottimisti sostenitori del centrodestra. Semmai, Azione può fare la differenza in negativo, insistendo nel voler mettere la bandiera su un candidato che non è suo e che trae la sua forza proprio dall’essere civico.

Azione e la politica dei due forni
A molti elettori del Pd Calenda è indigesto come solo Matteo Renzi lo è stato in anni recenti, il ché è tutto dire. Non è certo una questione (solo) personale, ma strettamente politica. A Milano, Azione è saldamente collocata nel centrosinistra che marcia verso la vittoria, ma tutti ricordano il suo lungo flirt – alla luce del sole – con Forza Italia, con l’idea che arrivasse un Carlo Cottarelli a celebrare. Quando anche il pazientissimo economista ha deciso di scendere dal treno in corsa, Azione è rientrata nei ranghi, cogliendo con grande gioia la disponibilità di Calabresi, che pure aveva da tempo invocato. Questo le va riconosciuto, unitamente alla lealtà con la quale ha sostenuto la Giunta Sala anche nei momenti meno facili, senza avere in cambio né un assessore, né un presidente di Municipio. Altrettanto vero è però che Calenda ha serenamente dichiarato che alle prossime elezioni politiche correrà da solo, togliendo il proprio sostegno al campo largo e quindi aiutando indirettamente Giorgia Meloni nella sfida a distanza con Elly Schlein (o Giuseppe Conte).

I dirigenti dem temono la rivolta nelle urne
Il mal di pancia degli elettori sta iniziando a preoccupare i dirigenti del Pd milanese, schierati in larghissima maggioranza con Calabresi e – nel contempo – convinti di poter compattare una coalizione che tenga dentro tanto Azione, quanto Alleanza Verdi Sinistra, il Movimento cinque stelle e persino Rifondazione Comunista, che da tempo tratta la propria risalita a bordo. Progetto troppo ambizioso? Il problema, per i diretti interessati, non è tanto questo ma si nasconde in un piccolo dettaglio: in democrazia, bisogna convincere gli elettori. La più indispettita sta però a Roma e fa la segretaria del Pd, uno dei lavori più difficili al mondo. Già piuttosto indaffarata nel gestire le ambizioni di Giuseppe Conte e di chi, all’interno del suo partito, vorrebbe negare la candidatura a Palazzo Chigi, Schlein si trova di fronte a un bivio. La sua scelta di non partecipare alla Festa dell’Unità di Milano e tantomeno alle scelte politiche, lasciando il pallino nelle mani dei primaristi, è suonata come una condanna per le ambizioni (legittime) di Majorino, stretto al centro da Calabresi, a sinistra dall’arrembante Lorenzo Pacini e in nessun modo appoggiato dall’unica persona che potrebbe ribaltare l’equilibrio trovato a Milano. Fino ad oggi, almeno.

Schlein medita un colpo di mano: imporre Majorino
Ai vertici del Pd milanese interessa soprattutto tenere calme le acque. La vittoria è praticamente certa (con Calabresi già al primo turno, sostengono informalmente molti analisti), basta tenere la barra dritta per riconquistare Palazzo Marino e proiettare verso il Parlamento sia la segretaria regionale Silvia Roggiani, che già vi è stata eletta, sia quello meneghino Alessandro Capelli, che invece vi aspira. A meno che, appunto, non sia Schlein a imporsi indicando lei stessa un candidato, che non potrebbe essere che Majorino. Una bella sconfessione per il livello locale, ma non sarebbe l’unico dei problemi, a cominciare dallo schiaffo che ciò rappresenterebbe per altri due dem importanti, quali la vicesindaco Anna Scavuzzo e il giovane Pacini, protagonista di una campagna che comunque rimarrà quale benchmark.

Lo spauracchio-Sardone e il precedente delle Regionali
Come cambierebbe lo scenario? Da un punto di vista di riconferma in città, probabilmente poco. Secondo i succitati analisti, l’unico scenario nel quale Majorino potrebbe rischiare la sconfitta sarebbe nello scontro con Silvia Sardone, che assumerebbe toni ideologici. La vicesegretaria della Lega ha però problemi ben diversi all’interno del suo partito, in netta crisi di identità, e non è quindi nella miglior posizione per tentare il colpaccio. Il vero strappo sarebbe però con la base, che ormai si sta preparando per dire la propria nelle primarie. Magari non le aspetta con il più acceso entusiasmo del mondo (anzi, c’è il tema di un’affluenza molto a rischio), ma è davvero complicato che a questo punto qualcuno abbia la faccia tosta di calare la scelta dall’alto, come se nulla fosse. Oltretutto sarebbe un déja-vu, viste le polemiche suscitate dalla candidatura di Majorino alle Regionali del 2023, anche in quel caso senza primarie, sebbene ci fosse un altro pezzo grosso come Pierfrancesco Maran altrettanto disponibile per la sfida.

Chi decide davvero a Milano?
C’è quindi in gioco qualcosa di più che la scelta del candidato sindaco, ovvero il rapporto tra il Pd, quale principale partito della coalizione, e la città che governa da 15 anni, con altri cinque all’orizzonte, salvo autogol che non vanno mai esclusi. Questa lunghissima e stucchevole discussione sulla successione di Beppe Sala, al quale probabilmente fischiano le orecchie da un biennio, ha pochissimo a che fare con i reali problemi della città, i quali sono invece ben conosciuti da chi la vive. Dall’inquinamento ai trasporti, dalla sicurezza al carovita, i punti interrogativi sono veramente numerosi e profondamente incidenti sulla carne viva dei cittadini. Il momento delle decisioni si avvicina – con tutte le relative responsabilità che ciò comporta – e questo continuo buttare la palla in tribuna, sperando che l’arbitro fischi la fine, è una tattica che non può portare a nulla.
Gli avvertimenti dei ricercatori di Anthropic su un’IA capace di «distruggere l’umanità»
Nel giro di poche ore tre ricercatori di Anthropic, tramite dei post pubblicati su X, hanno espresso forte preoccupazione riguardo ai pericoli di un’intelligenza artificiale fuori controllo, avvertendo che l’IA potrebbe distruggere l’umanità nel corso di un decennio. Il primo a parlare è stato il 27enne Jacob Coxon, ricercatore britannico di 27 anni, che è arrivato a dimettersi. «Chi sviluppa l’IA crede sinceramente che essa possa ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non si tratta di una trovata pubblicitaria», ha scritto Coxon, che in precedenza ha lavorato in OpenAI. «Semmai, molti dirigenti e ricercatori di alto livello scelgono con cura le parole da usare con la stampa per apparire ragionevoli, ma in privato sento le stesse persone esprimere timore. Nessun’altra attività umana comporta un tale livello di pericolo», ha aggiunto, prospettando la prossima esistenza di «sistemi sovrumani in grado di hackerare qualsiasi cosa, rivoluzionare qualsiasi settore dall’oggi al domani e acquisire potere e risorse reali».
Jacob is correct here—we really do earnestly believe AI could kill all humans! I personally think it is >10% within the next decade. I believe Anthropic is trying its best, but we do not yet have a plan to solve alignment for superintelligence and are not clearly on track to. https://t.co/QAIHiFP3QZ
— Evan Hubinger (@EvanHub) September 9, 2026
A stretto giro, sempre su X, gli ha dato ragione Evan Hubinger, altro ricercatore di Anthropic (nel campo della sicurezza): «Crediamo davvero con sincerità che l’IA potrebbe uccidere tutti gli esseri umani! Personalmente penso che ci sia più del 10 per cento di probabilità che accada entro il prossimo decennio». Affermando di ritenere che Anthropic «stia facendo del suo meglio», Hubinger ha poi osservato: «Non abbiamo ancora un piano per risolvere il problema dell’allineamento per la superintelligenza e non siamo chiaramente sulla strada giusta per farlo». Così Samuel Marks, responsabile della supervisione scalabile: «Gli sviluppatori di IA ritengono che la loro tecnologia possa causare l’estinzione dell’umanità (o esiti altrettanto gravi). Ciò potrebbe accadere nei prossimi anni. In generale, più elevato è il livello gerarchico del dipendente, maggiore è la sua preoccupazione».
[Writing this in a personal capacity, not on behalf of my employer (Anthropic).]
— Samuel Marks (@saprmarks) September 9, 2026
Jacob’s thread is very worth reading. Here’s my birds-eye view of the situation with risks from AI:
1. AI developers believe their technology could cause human extinction (or similarly bad… https://t.co/rCVoiOWWzm
Anche i vertici di OpenAI si sono detti preoccupati
Tali avvertimenti sono arrivati a pochi giorni dalle dichiarazioni dei vertici di OpenAI – tra cui il ceo Sam Altman – secondo cui l’IA sta correndo verso una fase inquietante e fuori controllo, ma anche in un momento in cui Anthropic (che ha fatto della sicurezza dell’intelligenza artificiale un elemento centrale della propria immagine) si prepara a una colossale offerta pubblica iniziale (Ipo) che potrebbe portare la valutazione dell’azienda di San Francisco a mille miliardi di dollari.








Diversi danni e caduta di alberi a Viareggio a seguito di intense raffiche di downburst dopo il passaggio temporalesco di oggi pomeriggio.
– Notizie dall'Italia (@Italia24HLive)