Oasis a Roma nel 2027: le date

Dopo giorni di indizi e spoiler, gli Oasis hanno annunciato ufficialmente i concerti del tour Live ‘27, che inizierà e terminerà nel Regno Unito, e che prevede tappe in Germania, Paesi Bassi, Francia, Italia, Stati Uniti e Irlanda. Come da previsioni, la band di Noel e Liam Gallagher si esibirà allo Stadio Olimpico di Roma in due serate: le date da segnare sul calendario sono il 29 e 30 luglio.

Come acquistare i biglietti

Per avere la possibilità di acquistare i biglietti servirà una registrazione da fare entro il 17 settembre sul sito ufficiale degli Oasis, scegliendo fino a tre città, in ordine di preferenza. A quel punto gli utenti potranno riceve un codice per accedere alla vendita di una sola delle tappe scelte: ogni persona potrà comprare fino a quattro biglietti. I ticket saranno in vendita nell’arco di tre giorni: dal 25 al 27 settembre.

Tutte le date del tour

Queste tutte le date del tour: 21, 23, 25, 28 e 29 maggio a Glasgow; 4, 6, 8, 11, 12, 15, 18, 19, 22, 25 e 26 giugno a Manchester; 2 e 3 luglio a Monaco di Baviera; 10 e 11 luglio a Barcellona; 16 e 17 luglio ad Amsterdam; 23 e 24 luglio a Parigi; 29 e 30 luglio a Roma; 10, 13 e 14 agosto a Boston; 20, 21 e 24 agosto a Las Vegas; 4 e 5 settembre a Slane Castle (Irlanda); 11, 12, 18 e 19 settembre a Knewborth (Inghilterra).

Poste italiane, Del Fante: «Mercato ha capito e ci darà ampio controllo su Tim»

Poste italiane sta valorizzando Tim in un progetto ambizioso, del quale gli investitori hanno saputo cogliere portata e strategia. Lo ha sottolineato in un’intervista al Tg Poste l’amministratore delegato Matteo Del Fante, manifestando soddisfazione per la chiusura della prima fase di adesione sull’opas, conclusa con Poste al 66,6 per cento del Gruppo di telecomunicazioni. «Se siamo arrivati a questo numero è perché il mercato ha capito che la cosa migliore è aderire. Gli investitori hanno capito che non ha molto più senso restare azionisti di un’azienda che non paga il dividendo e che è una frazione di Poste italiane, in un contesto in cui Poste sta valorizzando le azioni di Tim con un progetto congiunto molto ambizioso e con grande soddisfazione per tutti gli investitori». E ancora: «C’è stata una presa di coscienza, i mercati la chiamano Fomo. Fear of missing out, paura di rimanere fuori dal treno di Poste che partiva e quindi si sono tutti adoperati per aderire. Crediamo che questa Fomo ci sarà anche dal 21 al 25 settembre». Al termine dell’opas, ha concluso Del Fante, «ci troveremo a una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende».

Lasco: «Su Tim un’operazione storica per il Paese»

Anche Giuseppe Lasco, direttore generale di Poste italiane, ha commentato al Tg Poste la chiusura della prima fase dell’offerta su Tim, ritenendola un’operazione storica per il nostro Paese. «Allargando il perimetro a Tim, porteremo ancora più valore al nostro Paese e al nostro territorio. Questa integrazione creerà futuro per la nostra gente e per tutti i colleghi di Tim. Ci dobbiamo sentire orgogliosi di appartenere a questo grande gruppo industriale del Paese, internazionale, che potrà competere con i grandi player internazionali per reggere l’urto dell’innovazione e della trasformazione digitale». Lasco ha poi commentato le sfide future che potranno essere affrontate grazie alla costituzione del nuovo Gruppo: «Poste italiane e Tim saranno un elemento di traino per il lancio e il consolidamento dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. Anche se l’IA andrà a fare ottimizzazione sulle risorse, noi andremo in controtendenza, garantendo un’infrastruttura evoluta ma continuando ad agire sulle politiche attive del lavoro e a creare nuova occupazione come abbiamo sempre fatto in questi nove anni». «Proviamo orgoglio», ha concluso, «perché daremo un futuro alle nuove generazioni».

I timori per un’IA fuori controllo mettono d’accordo tutti, tranne Trump

Un addetto ai lavori del settore, il politico più popolare del movimento progressista Usa e una ex voce di spicco del movimento MAGA. Tutti insieme, dopo gli allarmi lanciati negli ultimi giorni, per parlare dei pericoli legati a un’intelligenza artificiale fuori controllo, che se non altro ha il merito di aver messo d’accordo tutti. O quasi, vedasi Donald Trump. Succederà a San Francisco domani, martedì 15 settembre, all’evento Pro-Human Assembly promosso dal Future of Life Institute, organizzazione senza scopo di lucro che dal 2014 si batte contro i rischi su larga scala derivanti dalla tecnologia, con particolare attenzione a quello esistenziale rappresentato appunto dall’intelligenza artificiale.

I timori per un’IA fuori controllo mettono d’accordo tutti, tranne Trump
Bernie Sanders (Ansa).

I protagonisti più attesi dell’evento di San Francesco

L’addetto ai lavori è il ricercatore Jacob Coxon, che di recente si è dimesso da Anthropic (e aveva anche lavorato per OpenAI) avvertendo che l’intelligenza artificiale potrebbe distruggere l’umanità nel corso di un decennio. Il politico progressista è il veterano Bernie Sanders, senatore indipendente del Vermont ma da sempre dem. Poi ci sarà Steve Bannon, ex ideologo di Trump, che negli anni ha voltato le spalle all’attuale presidente Usa. «Gli oligarchi sono finalmente costretti ad ammettere di aver mentito fin dall’inizio sui pericoli di un’accelerazione priva di qualsiasi salvaguardia: hanno messo a repentaglio la nazione e l’umanità», ha dichiarato ad Axios.

I timori per un’IA fuori controllo mettono d’accordo tutti, tranne Trump
Steve Bannon (Ansa).

Assieme a Coxon, Sanders e Bannon parleranno delle potenziali ripercussioni dell’IA – come gli sconvolgimenti nel mondo del lavoro, gli impatti ambientali e le vulnerabilità per la sicurezza nazionale – pure la senatrice Marsha Blackburn (repubblicana del Tennessee), il presidente del Congressional Progressive Caucus Greg Casar (democratico del Texas) e il membro dell’Assemblea di New York Alex Bores. Ma anche gli attori Ashley Judd e Joseph Gordon-Levitt, oltre all’arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone e Walter Kim, della National Association of Evangelicals.

L’avvertimento dell’Onu sui pericoli legati all’IA

Proprio oggi, in una lettera inviata agli Stati e alle aziende leader a livello mondiale nel campo dell’IA, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha scritto che «l’attuale corsa verso un’intelligenza artificiale sempre più potente rappresenta un salto verso maggiori rischi esistenziali per ogni aspetto delle nostre vite». Türk, nella lettera, ha avvertito che l’IA potrebbe «paralizzare i servizi essenziali, frammentare le comunicazioni, destabilizzare le infrastrutture critiche e colpire al cuore stesso delle istituzioni democratiche».

I timori per un’IA fuori controllo mettono d’accordo tutti, tranne Trump
Donald Trump (Imagoeconomica).

Trump parla di «forze negative», Pechino di «allarmismo»

E sempre oggi, liquidando l’ultimo allarme di Dario Amodei di Anthropic secondo cui l’IA potrebbe presto essere in grado di guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell’intero Internet, ha parlato di una cospirazione da parte di «forze negative» e di una sola necessità, ovvero «avere un presidente forte» come lui. Trump, difendendo la corsa all’intelligenza artificiale, ha poi detto che «l’unico Paese a rallegrarsi» di una frenata è la Cina. La proposta di rallentare ha trovato l’immediato sostegno di due protagonisti indiscussi in America del settore, ovvero Elon Musk (SpaceX che controlla xAI) e Sam Altman di OpenAI. Poco dopo, tramite il portavoce del ministero degli Esteri, Pechino ha dichiarato che «allarmismo, confronto e competizione non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell’IA».

Roggero resta in carcere, no al differimento della pena

Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta di detenzione domiciliare presentata dalla difesa di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour detenuto a Bollate dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo. La richiesta era stata avanzata dal suo avvocato Stefano Marcolini in attesa di una decisione sulla domanda di grazia presentata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La difesa aveva chiesto in via principale il differimento dell’esecuzione della pena e, in subordine, la possibilità per il 72enne di scontarla ai domiciliari.

Le motivazioni del Tribunale

Il Tribunale di Sorveglianza torinese ha però evidenziato che il differimento della pena previsto quando è stata presentata una domanda di grazia è «un’ipotesi residuale con pochissimi precedenti giurisprudenziali» e che l’intervento della magistratura risulterebbe una «quasi irrispettosa intrusione» in un ambito che costituisce «prerogativa esclusiva del capo dello Stato». Inoltre, il differimento della pena potrebbe risultare “pregiudizievole” per lo stesso Roggero qualora Mattarella decidesse di concedere una grazia solo parziale. Il periodo di pena sospeso non verrebbe infatti sottratto all’ammontare complessivo della pena, posticipando i requisiti temporali per accedere ai benefici penitenziari.

Salvini: «A Pontida un gazebo per le spese legali»

Sulla decisione è già intervenuto Matteo Salvini, annunciando che a Pontida ci sarà un gazebo a sostegno del gioielliere. «Nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura continuiamo a ritenere che la sua permanenza in carcere non sia necessaria. L’auspicio è che possa tornare in libertà il prima possibile. La Lega continuerà a essere concretamente al suo fianco. Domenica a Pontida sarà presente anche un gazebo per raccogliere fondi a sostegno delle spese legali che Roggero sta affrontando», ha affermato.

Leone XIV cancella i tagli di Francesco e rialza gli stipendi dei cardinali

Fine dell’austerity: Leone XIV ha abrogato le «misure di contenimento salariale» adottate da Francesco il 23 marzo 2021 con il motu proprio ‘Un futuro sostenibile’ che, spiega il papa, «furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia». Passato il Covid, i tagli possono essere dunque «superati nella certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilità economica». Il documento è stato reso noto nel giorno del 71esimo compleanno di Prevost.

Leone XIV cancella i tagli di Francesco e rialza gli stipendi dei cardinali
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

I tagli decisi da Francesco e revocati da Leone XIV

Come ricorda Vatican News, Francesco aveva tagliato del 10 per cento gli stipendi dei cardinali di Curia. Era stata invece dell’8 per cento decurtazione salariale dei dipendenti della Santa Sede, del Governatorato e altri enti collegati inquadrati nei livelli retributivi C e C1, cioè quelli dei capi e dei segretari dei Dicasteri. C’era poi stata una diminuzione del 3 per cento per dipendenti chierici o religiosi. Sulla stessa scia, «il blocco degli scatti biennali interessava tutto il personale in servizio ma nel caso di quello laico, riguardava i dipendenti dal quarto livello in su». L’abrogazione è a decorrere dal primo settembre: i salari torneranno dunque subito a quelli pre-tagli e gli scatti di anzianità riprenderanno a essere conteggiati. Il pregresso resterà però congelato.

Scozia, Galles e Ulster invocano il diritto all’autodeterminazione

I capi dei governi locali di Scozia, Irlanda del Nord e Galles – nazioni che con l’Inghilterra costituiscono il Regno Unito – hanno firmato un documento comune di sfida al governo centrale britannico nel quale invocano il diritto all’autodeterminazione sulla base di futuri referendum o altri strumenti legislativi. L’iniziativa è stata formalizzata a margine di un vertice a Cardiff fra i leader dell’esecutivo gallese Rhun ap Iowerth, quello scozzese John Swinney e di quello nordirlandese Michelle O’Neill, tutti e tre per la prima volta di orientamento indipendentista. «Le nostre nazioni hanno il diritto all’autodeterminazione. Nessun governo di Westminster ha diritto di bloccare la democrazia o di minare il principio secondo cui i nostri popoli dovranno decidere del loro futuro», si legge nel memorandum d’intesa firmato dai tre in forma di appello.

I tre leader vedono il futuro dei loro territori all’interno dell’Ue

I leader hanno poi affermato di vedere l’avvenire dei rispettivi territori «dentro l’Unione Europea», da cui il Regno Unito è uscito con il referendum sulla Brexit del 2016 grazie al voto favorevole della maggioranza degli inglesi (che rappresentano da soli oltre l’80 per cento della popolazione dell’intero Regno) e di una maggioranza più risicata di gallesi, ma solo di una minoranza di scozzesi e nordirlandesi. Le regole costituzionali in vigore oggi nel Paese non permettono la convocazione di referendum o altre forme di iter secessionisti senza il placet di Londra e del governo britannico. L’attuale premier laburista del Regno Andy Burnham ha da parte sua ribadito – in continuità con i suoi predecessori – di non voler concedere nuovi voti referendari sull’indipendenza delle nazioni minori del Regno (dopo quello perso dagli indipendentisti in Scozia nel 2014) a meno che non emerga un desiderio chiaramente maggioritario e consolidato nel tempo in questo senso fra le popolazioni locali (cosa che i sondaggi correnti non accreditano). I separatisti scozzesi, gallesi e nordirlandesi sono attualmente alla guida di forze di maggioranza relativa nelle tre nazioni minori. I primi due sognano la nascita di nazioni indipendenti da Londra, mentre i repubblicani nordirlandesi (perlopiù cattolici) ambirebbero alla riunificazione con la Repubblica d’Irlanda.

La festa di Class Editori con sorpresa, l’asse De Luca-Lega e le altre pillole

Prima la grande festa, poi domani pensiamo a sforbiciare. Una 24 ore paradossale quella che dovrebbe attendere Class Editori. Lunedì 14 settembre è in programma un super evento alla Triennale di Milano per celebrare il gruppo, che tra gli altri edita Milano Finanza, ItaliaOggi, Class, Capital e si autodefinisce «una realtà multimediale unica, rimasta fedele allo slancio con cui è nata. Una casa editrice che ha raccontato e continua a raccontare con respiro internazionale l’evoluzione di una società proiettata verso il futuro, dove l’innovazione è sfida e opportunità da cogliere in ogni sua forma». Il party in pompa magna è dedicato ai 40 anni di attività, descritti con toni sfarzosi: «Quattro decenni di sviluppi e cambiamenti nell’economia, nella cultura e nella vita dell’Italia e degli italiani. Otto lustri di profonde rivoluzioni, soprattutto nel campo dell’informazione. Un percorso lungo e coraggioso». E ancora: «Un viaggio proseguito sempre in prima linea con professionalità, passione, orgoglio e profondo spirito di indipendenza». Nel programma della serata sono previste «iniziative ideate per raccontare idee, protagonisti e imprese che hanno segnato 40 anni di storia, e che contribuiranno a immaginare e vivere i prossimi 40». Tutto bene, tutto bello? Insomma. Se la sera c’è il taglio della torta, il giorno dopo pare sia in agenda il taglio del personale. Secondo i ben informati proprio martedì 15 settembre è stata fissata infatti la riunione con i sindacati per discutere di esuberi e uscite “volontarie” da MF Servizi, dove c’è tutto il personale non giornalistico. Obiettivo: ridurre i costi. Dopo la festa, a qualcuno verrà “fatta la festa”?

Lo sceriffo fa asse con la Lega

Ma come, lo sceriffo Vincenzo De Luca fa asse con la Lega e attacca la giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico? Normali stranezze della politica quando c’è di mezzo il viceré. La pietra dello scandalo è stata una delibera della Regione che stanzia 8 milioni di euro per i disoccupati e gli inoccupati di lunga durata. Un progetto che prende spunto da un altro molto simile bocciato dal governo. De Luca non le ha mandate a dire all’alleato: «In un Paese normale e civile dopo che il ministero ha verificato l’esistenza di irregolarità e ha comunicato che non caccia più neanche un euro, si blocca tutto. Questa vicenda dovrebbe essere sottoposta anche alla procura e alla Guardia di finanza». E il “suo” assessore in giunta, Fulvio Bonavitacola, non ha firmato la delibera. Il ministero del Lavoro aveva disposto la revoca dei soldi, mentre il leghista Claudio Durigon, potente sottosegretario di Stato nel governo Meloni, ha negato si trattasse di una scelta politica o di un dispetto. Ora De Luca di fatto si è schierato dalla sua parte…

A chi salta la moschea al naso

Da lunedì 14 settembre a Roma viaggia il bus 252, per collegare la moschea capitolina, luogo di culto della comunità islamica, alla linea B della metropolitana. Chissà se Matteo Salvini, che è pure ministro dei Trasporti, si sarà accorto della novità introdotta dal sindaco Roberto Gualtieri, molto utile per fare un po’ di solita strumentalizzazione politica, o se magari è troppo impegnato con il caos della sua Lega. L’operazione viene descritta così: «Il collegamento circolare unisce la stazione Policlinico della metro B e B1 alla grande moschea di Roma, la più grande d’Europa, e ai quartieri che gravitano su via dei Campi Sportivi e via Giacinta Pezzana. Il nuovo servizio, progettato da Roma Servizi per la Mobilità ed esercitato da Atac, nasce per rendere raggiungibili con il mezzo pubblico, senza dipendere dall’auto, il luogo di culto e il Centro islamico culturale d’Italia, frequentati ogni settimana da migliaia di persone e in particolare nei giorni di preghiera e nelle festività, insieme a un quadrante che comprende Villa Ada, l’Acqua Acetosa e gli impianti sportivi del Foro Italico». Un’iniziativa che arriva con anni di ritardo, dato che la moschea è operativa dal 1995, e da ora in avanti utilizzerà «vetture di sette metri e mezzo adatte alle strade strette del quartiere, in esercizio tutti i giorni, festivi compresi, dalle 7.30 alle 20, con 13 corse quotidiane e una frequenza oraria». Qualcuno teme che si trasformi in una specie di “bus ghetto”…

La festa di Class Editori con sorpresa, l’asse De Luca-Lega e le altre pillole
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, a sorpresa sul palco con Jovanotti, in duetto al concerto al Circo Massimo, a Roma, domenica 13 settembre (foto Ansa).

Salvini e il buon esempio a scuola

Suona la campanella e il ministro Salvini non può certo lasciarsi scappare l’opportunità di commentare qualcosa che non dovrebbe competergli, occupandosi lui di trasporti. Ecco allora il post strappalacrime corredato di foto con grembiulino del mini-Matteo, ai tempi della 1D alle elementari: «Buon inizio di anno scolastico a bimbe e bimbi, a ragazze e ragazzi che si affacciano alla vita. E un enorme GRAZIE agli insegnanti e a tutto il personale scolastico che accompagna i nostri figli sulla strada più delicata e bella. Vivete la scuola e la vita senza paura ragazzi, non perdete neanche una occasione, godetevi ogni minuto e ogni campanella», ha scritto il leader della Lega. Che però nel 2024 era un po’ meno romantico sull’avventura dello studio: «Sì, io a scuola copiavo. Però facevo anche copiare, perché la cosa più insopportabile sono quelli bravi che non fanno copiare. Questo è un comportamento grave». Sempre un esempio.

Intesa Sanpaolo, Fabio Spagnuolo a capo della Direzione Comunicazione e Immagine

Fabio Spagnuolo, che dal 2018 era responsabile della Comunicazione e Pubblicità di Intesa Sanpaolo, assume l’incarico di Executive Director Comunicazione e Immagine del gruppo bancario. Subentra a Paola Musso, che guidava la Direzione Comunicazione e Immagine da dicembre del 2024 (dove era subentrata a Fabrizio Paschina): per lei il nuovo ruolo di Chief of Staff del ceo Carlo Messina.

Chi è Fabio Spagnuolo

Torinese classe 1977, Spagnuolo ha iniziato la carriera nelle Relazioni esterne e nell’ufficio stampa di Sanpaolo IMI, passando poi nello staff del Presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo. Dal 2008 al 2013 è stato poi responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne dell’Aeroporto di Torino. Successivamente, per circa un anno ha assunto la responsabilità di Comunicazione e Fundraising dell’Istituto di Candiolo e della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Nel 2014 il rientro in Intesa Sanpaolo, dove si è occupato inizialmente di partnership e comunicazione dell’Innovation Center. Dal 2018, come detto, era responsabile della Pubblicità del gruppo.

L’allarme di Merz: «Pace a rischio in Europa, minaccia va presa sul serio»

Dopo che il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha lanciato un allarme ai Paesi della Ue e della Nato sul fatto che «i barbari russi sono già alle vostre porte», con riferimento all’attacco di droni lanciato da Mosca su una stazione di servizio e su un treno a Yahodyn, nell’ovest dell’Ucraina, a meno di due di chilometri dal confine con la Polonia, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha esortato tutti i leader europei a «prendere sul serio questa minaccia». «Qui, nell’estremo nord dell’Europa, si può vedere quanto sia a rischio la pace in Europa», ha detto dalla Finlandia, lanciando anch’egli un allarme.

Nella stazione era transitato un treno con consiglieri per la sicurezza nazionale di vari Paesi europei

La compagnia ferroviaria polacca Pkp Intercity ha affermato che il convoglio colpito, con 206 passeggeri a bordo, era in servizio sulla tratta Kiev-Varsavia. Nessuno è rimasto ferito. L’episodio è di particolare rilevanza perché poco prima, nella stessa stazione, era transitato il treno su cui viaggiavano i consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, di ritorno dalla 22esima edizione della Conferenza della Yes (Yalta european strategy) a Kyiv. Su un terzo convoglio si trovava anche l’ex direttore della Cia David Petraeus. «È chiaramente un tentativo di spaventare i Paesi occidentali per dissuaderli dal sostenere l’Ucraina, dall’andare in Ucraina per manifestare il proprio sostegno. Penso che dovremmo agire esattamente al contrario», ha commentato l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas.

Spiò i dati di Meloni, dipendente dell’Inps rischia il processo

La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una dipendente dell’Inps che il 7 febbraio del 2025, senza averne alcun motivo di servizio, consultò i dati personali di Giorgia Meloni. Gli accessi contestati, emersi dopo accertamenti interni dell’Istituto, furono tre: due all’Arca, l’archivio anagrafico dell’Inps in cui sono riportati i dati identificativi associati a una persona (come codice fiscale e luogo di residenza), e uno all’estratto contributivo, dove è registrata la storia previdenziale dei cittadini.

Spiò i dati di Meloni, dipendente dell’Inps rischia il processo
La sede centrale dell’Inps (Imagoeconomica).

La donna, interrogata a metà aprile, è accusata di accesso abusivo a un sistema informatico. Un reato che, già di per sé, sarebbe sufficiente per un processo. Nel caso specifico c’è pure l’aggravante di aver agito nella veste di dipendente dell’Inps (in particolare del Coordinamento generale medico legale), violando dunque i poteri connessi alla sua funzione. L’impiegata non ha fornito alcuna spiegazione per gli accessi indebiti. Nel procedimento risultano indicate come persone offese sia Meloni che l’Inps, titolare del sistema informatico utilizzato per gli accessi contestati. Per la premier, tra l’altro, c’è già un precedente di dati indebitamente consultati. Nel 2024 venne infatti alla luce che un impiegato di Intesa Sanpaolo aveva consultato senza autorizzazione migliaia di rapporti appartenenti ai clienti dell’istituto, tra cui appunto anche la presidente del Consiglio.

Macron ci riprova: nuova versione della legge per vietare i social agli under 15

Il governo di Parigi ha sottoposto alla Commissione europea una nuova versione della legge per il divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni, che era stata bocciata dal Consiglio costituzionale francese. Lo ha annunciato il presidente Emmanuel Macron, che ha scritto su X: «Dal primo giorno ho preso un impegno: proteggere i nostri bambini online. Andremo fino in fondo».

La bocciatura e l’incarico a Lecornu di riscrivere la legge

La prima versione della legge era stata approvata a luglio dal parlamento francese e sarebbe dovuta entrare in vigore il primo settembre. A metà agosto, però, era arrivato l’alt del Consiglio costituzionale. Dopo il semaforo rosso da parte della massima istituzione giurisdizionale transalpina, secondo cui il provvedimento avrebbe rappresentato «una violazione sproporzionata della libertà di espressione e di comunicazione», Macron aveva incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu, di procedere a una nuova redazione del provvedimento conforme alle osservazioni del Consiglio e al diritto europeo, per arrivare ad una soluzione «entro la primavera 2027».

Il nuovo testo, che tiene conto delle criticità segnalate dal Consiglio costituzionale, sarà presentato subito alla Commissione Europea, che avrà tre mesi per emettere un parere. Nel suo post, Macron ha evidenziato di aver scritto a Ursula von der Leyen per chiedere l’approvazione di un testo che stabilisca il divieto di social per gli under 15 a livello Ue: «Ho condiviso con la presidente della Commissione europea la mia determinazione affinché l’Europa avanzi in modo rapido ed esigente, per armonizzare questa interdizione a livello dell’Unione e regolamentare le funzionalità delle piattaforme».

Trump contro il freno all’IA: «In azione forze negative»

Donald Trump contro il freno all‘intelligenza artificiale. «Possiamo introdurre delle misure di salvaguardia, possiamo fare questo e quello, ma credo che ci siano molte forze negative a sollevare la questione, tirando in ballo cose che non accadranno», ha detto il tycoon, liquidando l’ultimo allarme di Dario Amodei di Anthropic secondo cui l’IA si sta sviluppando a un ritmo esponenziale e, senza un rallentamento, nel giro di 6-12 mesi, potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell’intero Internet. «Gli Usa sono in vantaggio rispetto alla Cina. Siamo il Paese più avanzato al mondo. E, francamente, voglio che resti così, perché chi vince la sfida dell’IA, vince tutto», ha aggiunto Trump. Amodei ha lanciato sul suo blog un appello per rallentare a livello globale il ritmo di sviluppo dei modelli più avanzati dell’IA per motivi di sicurezza. La proposta ha trovato l’immediato sostegno di due protagonisti indiscussi in America del settore, ovvero Elon Musk (SpaceX che controlla xAI) e San Altman di OpenAI.

Grillo attacca ancora Conte e pensa a un nuovo partito

Dopo il botta e risposta di fine luglio, Beppe Grillo è tornato ad attaccare Giuseppe Conte. “Movimento zero stelle”, si legge infatti nell’aggiornamento dello stato Whatsapp dell’ex comico, tornato a puntare il dito contro l’attuale leader del partito da lui fondato assieme a Gianroberto Casaleggio. L’ultima frecciata di Grillo a Conte arriva a una settimana dalla sua annunciata ospitata a Pulp, il podcast di Fedez e Mr. Marra, che si terrà il 21 settembre all’indomani della conclusione della due giorni di Nova, la consultazione avviate dal M5s per scrivere il programma della coalizione progressista: «Vada dove vuole, dica ciò che vuole», ha commentato il presidente pentastellato.

La suggestione di un partito per le Politiche del 2027

Grillo, com’è noto, qualche mese fa ha rotto gli indugi avviando una causa legale contro Conte riprendersi nome e simbolo del Movimento 5 stelle: visti i tempi della giustizia è difficile (per non dire impossibile) che una decisione in tal senso arrivi in tempo per le elezioni del 2027. Ma dietro le quinte filtra l’idea di un Grillo sempre più intenzionato a tornare in campo che, riporta il Corriere della Sera, starebbe comunque lavorando a una lista da presentare alle Politiche del prossimo anno, più a sinistra del campo largo, con l’obiettivo di erodere voti all’alleanza di opposizione. In questo caso l’ostacolo maggiore sarebbe rappresentato dalla raccolta firme necessarie per presentarsi alle Politiche: la quota è infatti salita a 6 mila per ogni collegio.

Ex Ilva, protesta dell’indotto: sciopero di 24 ore e blocco delle strade

I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto a partire dalle ore 9 di lunedì 14 settembre 2026 sino alle 7 di martedì. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte in segno di protesta dopo la decisione della Corte d’appello civile di Milano di chiudere l’area a caldo dello stabilimento, con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio licenziamenti per 2.500 operai. Le sigle sindacali hanno spiegato che la mobilitazione non è indirizzata specificamente contro il provvedimento dei giudici, ma contro le responsabilità dei governi che si sono succeduti nella gestione della vertenza ex Ilva. L’obiettivo è ottenere dall’esecutivo risposte politiche e industriali prima che il rischio di licenziamenti si traduca in una nuova emergenza occupazionale per il territorio.

«Non ci fermeremo senza soluzioni per tutti i lavoratori»

«Sia chiaro», hanno sottolineato i sindacati nella comunicazione di sciopero, «che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori». Dopo la protesta dei lavoratori dell’indotto, martedì è previsto a Palazzo Chigi un nuovo tavolo tra governo e sindacati. «Il tempo è scaduto», hanno ribadito le sigle, chiedendo garanzie occupazionali, tutela del reddito e un piano industriale per Taranto.

Maccarani nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica

Emanuela Maccarani, che era stata alla guida della nazionale italiana dal 1996 al 2025 prima di finire sotto inchiesta per presunti abusi psicologici su alcune ex ginnaste, è la nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica per gli esercizi di gruppo. La notizia, annunciata dalla federazione di Mosca, è stata poi confermata su Facebook dal marito, Moreno Buccianti.

Maccarani nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica
Emanuela Maccarani (Imagoeconomica).

Maccarani, una delle allenatrici più titolate al mondo degli esercizi di gruppo, da commissaria tecnica della squadra nazionale italiana di ginnastica ritmica aveva raccolto risultati di enorme prestigio, come la medaglia d’argento ai Giochi olimpici di Atene 2004 e quelle di bronzo a Londra 2012, Tokyo 2020 e Parigi 2024. A marzo dell’anno scorso la Federazione Ginnastica d’Italia – dopo una sospensione di tre mesi – aveva però interrotto i rapporti con Maccarani dopo le denunce di maltrattamenti a livello psicologico da parte di due ex ginnaste, Anna Basta e Nina Corradini, arrivate nell’autunno del 2022. L’ex allenatrice delle “Farfalle” ed ex direttrice tecnica dell’Accademia Internazionale di ginnastica ritmica di Desio, in passato anche membro della giunta del Coni, è stata rinviata a giudizio per i presunti abusi: il processo a suo carico è iniziato a febbraio del 2026.

Elezioni in Svezia, centrosinistra in leggero vantaggio

Con oltre il 94 per cento dei voti scrutinati, i risultati delle elezioni in Svezia per il rinnovo del Parlamento dipingono un sostanziale testa a testa tra centrodestra e centrosinistra. Quest’ultima coalizione è in leggerissimo vantaggio e, al momento, avrebbe 176 seggi contro i 173 della compagine guidata dal premier uscente Ulf Kristersson. Un margine molto risicato che potrebbe cambiare con i voti dall’estero, che non saranno conteggiati prima di mercoledì. Fino ad allora, non si saprà con certezza chi ha vinto. La coalizione di centrosinistra è composta dai Socialdemocratici (primo partito svedese), dai Verdi e dai partiti Sinistra e Centro. Quella di centrodestra è formata dai Moderati, dai Cristiano Democratici e dai Liberali. Qualora dovesse essere confermata la vittoria del centrosinistra, dopo quattro anni di governo Kristersson potrebbe tornare a capo del governo Magdalena Andersson, la leader dei Socialdemocratici. L’affluenza è stata dell’80,3 per cento, inferiore rispetto alle elezioni del 2022 (84,2 per cento).

Arretra l’ultradestra

Per quanto riguarda le singole liste, si segnala un risultato deludente per il partito di estrema destra Democratici Svedesi, che ha perso quasi 3 punti percentuali dalle ultime elezioni passando dall’essere il secondo partito in parlamento al terzo con il 17 per cento dei voti. In questi ultimi quattro anni ha dato un appoggio esterno al governo, condizionandone la linea su immigrazione e sicurezza. I sondaggi lo davano in crescita e puntava a entrare nella coalizione governativa in caso di vittoria del centrodestra.

Cinema: Godzilla Minus Zero: trailer lungo e nuova data di arrivo nei cinema italiani

Godzilla Minus Zero: trailer lungo e nuova data di arrivo nei cinema italiani

Scritto e diretto da Takashi Yamazaki, il sequel di Godzille Minus One sarà il primo film giapponese girato per IMAX 

A due mesi dall'arrivo di Godzilla Minus Zero nelle sale italiane, è stato pubblicato il primo trailer del film, sequel del Godzilla Minus One del 2023 e girato per IMAX dal regista e sceneggiatore premio Oscar per gli effetti speciali Takashi Yamazaki. Guarda il video: Godzilla Minus Zero | Trailer Italiano Ambientato nel 1949, il film vede il ritorno di Ryunosuke Kamiki e Minami Hamabe nei panni dell'ex pilota kamikaze Koichi Shikishima e della moglie Noriko, mentre si unisce al cast Masami Nagasawa nei panni del prodigio delle previsioni Makoto Aoyama, arruolata per porre... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 14 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Odissea coreana

Odissea coreana

add riporta in libreria l'autrice coreana Kim Bo-Young, autrice di Il mare infetto

add editore, rigorosamente minuscolo, sta svolgendo una pregevolissima opera di traduzione della fantascienza asiatica. Dopo L’origine delle specie e Il mare infetto pubblica per la terza volta un'opera di Kim Bo-Young, notevole autrice coreana. Si tratta del romanzo del 2020 tradotto in altri paesi col titolo “Ti sto aspettando”, per il quale add fa una scelta un po' strana con un titolo che potremmo definire “anni settanta”, Odissea stellare. La quarta di copertina Nell’immensità del cosmo, due amanti vagano in cerca... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 14 settembre 2026 - articolo di S*

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana del sessantesimo di Star Trek

Fantascienza.com, il meglio della settimana del sessantesimo di Star Trek

Sessant'anni di Star Trek, le novità di settembre, la prossima stagione di Silo, notizie su Neuromancer, una nuova libreria e un nuovo sito, il programma di Stranimondi nella settimana di Fantascienza.com.

L'otto settembre in Italia è una data con un significato storico piuttosto rilevante; nel resto del mondo però è lo Star Trek Day, ovvero l'anniversario della prima messa in onda (in USA, in Canada era arrivato due giorni prima) del primo episodio di Star Trek. Quasi a voler celebrare questo anniversario l'episodio di Star Trek: Strange New Worlds di questo giovedì ha finalmente soddisfatto tutti. Niente pupazzi o altre stravaganze, un vero episodio di fantascienza, in perfetto stile Star Trek Serie Classica, tanto che il protagonista assoluto era lo stesso... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 13 settembre 2026 - articolo di S*

Zelensky e l’endemica corruzione in Ucraina: sarà mai possibile estirparla?

Non è un periodo facile per il presidente Volodymyr Zelensky. Mentre le truppe russe premono lungo tutta la linea del fronte e le principali città sono continuamente colpite dai bombardamenti, il capo di Stato ucraino deve affrontare le crescenti tensioni politiche interne legate all’ultimo rimpasto di governo e allo scandalo di corruzione che ha coinvolto alcuni dei diretti collaboratori del presidente.

Uomini vicino al presidente finiti nelle indagini

Iryna Mudra, vice capo dell’ufficio di Zelensky, è stata licenziata il 19 agosto, in seguito alle indagini condotte dal National anti corruption bureau of Ukraine (Nabu) e dalla procura specializzata anticorruzione (Sapo). Secondo gli investigatori, la nuova operazione anticorruzione sarebbe direttamente collegata a quella che ha interessato il settore dell’energia, condotta nel novembre 2025, per smantellare un sistema di riciclaggio e pagamento di tangenti attraverso il quale sarebbero transitati circa 100 milioni di dollari. Dalle indagini erano emersi i nomi dell’uomo d’affari Timur Mindich e dell’ex ministro della giustizia e dell’energia Herman Halushchenko, entrambi molto vicini al presidente ucraino.

Zelensky e l’endemica corruzione in Ucraina: sarà mai possibile estirparla?
Iryna Mudra (foto Ansa).

«Il sistema funziona, ma bisogna migliorarlo»

Olena Halushka, esponente dell’Ong Anti corruption action center, spiega a Lettera43: «Il problema della corruzione sistemica è una piaga che affligge l’Ucraina fin dalla sua nascita dopo il collasso dell’Unione Sovietica. È presente a ogni livello: amministrativo, politico, militare. Fin dalla rivoluzione della dignità nel 2014, abbiamo lottato per garantire l’indipendenza di organi come Nabu e Sapo, implementare il sistema legislativo in materia di anticorruzione e istituire un’Alta corte di giustizia anticorruzione indipendente per giudicare questi reati. Le recenti indagini condotte e le sentenze emesse dimostrano che il sistema funziona, ma bisogna migliorarlo».

Pressioni esterne su funzionari e agenti di Nabu e Sapo

Nonostante i risultati ottenuti negli ultimi anni, l’Ucraina deve ancora compiere importanti passi in materia legislativa per tutelare gli organi impegnati nella lotta alla corruzione. Nel luglio 2026 l’Ong ucraina Zmina ha pubblicato uno studio sulle pressioni esterne a cui sono sistematicamente sottoposti funzionari e agenti di Nabu e Sapo nelle loro indagini. «Da luglio 2025 a maggio 2026 abbiamo riscontrato 29 casi in cui agenti, attivisti e impiegati sono stati sottoposti a presunte pressioni politiche nello svolgimento delle loro funzioni», dice a L43 Hanna Chekhovych, una delle autrici dello studio.

Zelensky e l’endemica corruzione in Ucraina: sarà mai possibile estirparla?
Proteste a Kyiv contro le restrizioni all’autonomia delle autorità anti-corruzione in Ucraina (foto Ansa).

«I dati raccolti hanno mostrato pratiche ricorrenti come perquisizioni nelle abitazioni degli agenti senza precedente autorizzazione da parte dei magistrati, sequestro di pc e smartphone contenenti file legati alle indagini, uso della forza. Molti dei sospettati sono stati interrogati e trattenuti in strutture detentive in attesa di processo. Alcuni di loro sono stati accusati di collaborazionismo con il nemico e di tradimento, per poi essere assolti al processo. Tuttavia, questi procedimenti hanno portato all’interruzione delle indagini che gli agenti di Nabu stavano conducendo».

La necessità di istituire un’agenzia forense indipendente

Secondo Halushka la tutela dell’indipendenza di Nabu e Sapo è un punto chiave da cui il governo e la Bankova devono partire per ottimizzare il sistema legislativo in materia di anticorruzione. «È necessario apportare cambiamenti al processo di selezione per la nomina del procuratore generale e dei funzionari dello State Bureau of Investigation, istituire un’agenzia forense indipendente e libera dalle pressioni esterne, oltre a rafforzare i diversi organi giuridici, tra cui l’Alta corte di giustizia».

Zelensky e l’endemica corruzione in Ucraina: sarà mai possibile estirparla?
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (foto Ansa).

Tema cruciale nel processo di adesione all’Unione europea

Le riforme in ambito giudiziario sono infatti un passo fondamentale nel processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Nel giugno 2022 la Commissione europea ha concesso all’Ucraina lo status di Paese candidato a entrare nell’Ue. Ha poi formalmente avviato i negoziati, articolati in sei gruppi tematici, nel giugno 2024. Tra giugno e luglio 2026 sono stati aperti due di questi cluster, di cui quello più importante riguarda le cosiddette «questioni fondamentali» come la riforma del sistema giudiziario, lo sviluppo di un’economia di mercato, la tutela dei diritti delle minoranze, la modernizzazione dell’amministrazione pubblica e la lotta contro il riciclaggio di denaro.

Bisogna guadagnare la fiducia dei partner europei e internazionali

Secondo Halushka, la lotta alla corruzione assume un’importanza fondamentale soprattutto per dimostrare ai partner europei e internazionali che l’Ucraina è disposta a seguire le direttive indicate dall’Ue e accelerare il processo di adesione. «Il popolo ucraino chiede da anni di entrare a far parte dell’Unione europea e il governo deve fare tutto il possibile affinché ciò avvenga nel minor tempo possibile. Un sistema legislativo e di lotta alla corruzione che funziona non serve solamente a dimostrare all’Ue i progressi compiuti dal Paese in questo ambito, ma è necessario anche dal punto di vista militare e diplomatico. In questo momento storico, con l’Ucraina impegnata in un conflitto da oltre quattro anni, è cruciale che gli aiuti economici forniti dai nostri alleati vengano utilizzati dal governo per sostenere l’esercito, la popolazione civile e migliorare l’amministrazione pubblica. Lottare contro la corruzione e il riciclaggio significa soprattutto evitare che questi fondi vengano utilizzati per scopi personali da coloro che sono incaricati di gestirli».

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano

Forza Italia lo ha ufficialmente proposto al tavolo del centrodestra come suo candidato sindaco per Milano. Anche in Fratelli d’Italia (e specialmente nell’area di Daniela Santanchè) l’idea pare gradita, sebbene il grande capo Ignazio La Russa si sia ampiamente sbilanciato a favore di Maurizio Lupi. Bisogna però contestualizzare l’opzione Matteo Perego di Cremnago nella vorticosa giostra dei papabili scatenata da uno scenario politico decisamente complesso.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago (Imagopeconomica).

La tattica: agire di rimessa in base al nome del centrosinistra

A microfoni spenti, i leader del centrodestra confessano di voler giocare di rimessa. Da tempo aspettano che l’attuale maggioranza milanese di centrosinistra scelga il suo candidato, per poi decidere come rispondere. Per capirci: se la spuntasse Pierfrancesco Majorino si potrebbe azzardare una candidatura speculare come quella di Silvia Sardone; se invece il portabandiera fosse Mario Calabresi, allora servirebbe un kamikaze disposto ad andare incontro a sconfitta praticamente certa. Il fatto che ancora manchi una decisione degli avversari sta dilaniando l’opposizione.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Mario Calabresi e in secondo piano Elly Schlein con Pierfrancesco Majorino.

Il curriculum del sottosegretario non pare proprio il più adatto

In ogni caso, le chance di riaprire la partita meneghina sono veramente ridottissime. Perego di Cremnago, classe 1982, è nato a Milano, ma non è particolarmente radicato in città, almeno dal punto di vista politico. Certo, negli ultimi giorni lo si è visto con una certa frequenza nelle tivù di Mediaset, dove non ha lesinato critiche alla Giunta Sala. Tuttavia il suo ruolo attuale di sottosegretario alla Difesa nel governo Meloni è piuttosto lontano dai veri problemi della città – dal caro vita all’inquinamento – e il fatto che dal 2018 si sia trasferito a Roma, dapprima come deputato, non favorisce. Oltretutto, in precedenza si era occupato di moda, lavorando con Armani. Insomma, non il profilo che viene immediatamente in mente se si pensa di riprendere la città a partire dalle periferie, dove il centrosinistra è più debole (e dove ora c’è anche la concorrenza del generale Roberto Vannacci).

Andare a sbattere per poi avere un posto sicuro in lista alle Politiche?

Il fatto che Perego di Cremnago sia molto amico di Luigi Berlusconi, ultimo figlio di Silvio, induce molti (maligni) a pensare a una sorta di accordo: siccome qualcuno dovrà pure estrarre la pagliuzza corta e andare alla sfida improba col centrosinistra, tanto meglio che lo faccia una persona fidata, magari in cambio di visibilità e di garanzie su un posto in lista alle Politiche del 2027. Illazioni da retroscenisti? Può darsi, si vedrà, intanto l’augurio da rivolgere al sottosegretario è che il suo nome non finisca nell’elenco dei tanti già bruciati dal centrodestra in prospettiva delle amministrative 2027. Eccoli tutti (in ordine alfabetico, per non scontentare nessuno).

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Marta Fascina e Luigi Berlusconi (Ansa).

Demetrio Albertini (civico)

Se ne è parlato poco, perché Demetrio Albertini ha subito respinto le avance. Eppure in ambienti leghisti si era pensato proprio all’ex centrocampista del Milan e della Nazionale, che attualmente si occupa di attività di comunicazione e gestisce diversi centri sportivi, votati al padel.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Demetrio Albertini (foto Imagoeconomica).

Gabriele Albertini (civico)

Gabriele Albertini è già stato sindaco di Milano per due mandati, dal 1997 al 2006. C’è chi lo ricorda per la sua sfilata in mutande in un défilé di Valentino e chi per la sua concezione del primo cittadino come «amministratore di condominio» dell’intera città. In ogni caso, ha lasciato un ricordo più che buono e a ogni tornata elettorale c’è chi gli propone di riprovarci e chi di indicare un successore. A questo giro ha prima sponsorizzato Antonio Civita e poi espresso il suo apprezzamento per Mario Calabresi.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano

Massimiliano Bastoni (Futuro Nazionale)

Già consigliere comunale della Lega, Massimiliano Bastoni era stato indicato come possibile candidato per via della sua capacità di condurre campagne aggressive (vedi il famigerato slogan “Bastoni per gli immigrati“). Nel 2023 è uscito dal partito di Matteo Salvini e, dopo una breve liaison con Forza Italia, è entrato nella squadra di Vannacci, ma senza più ambizioni da candidato sindaco.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Max Bastoni (foto Imagoeconomica).

Luca Bernardo (Futuro Nazionale)

Pediatra molto stimato in città, nel 2021 Luca Bernardo venne candidato nell’improba sfida con il sindaco uscente Beppe Sala. Lanciato all’ultimo momento, senza budget e con poca convinzione, perse male, come da pronostici unanimi. Da consigliere di Forza Italia, però, si è fatto apprezzare per l’impegno e ha chiesto la chance della rivincita. Non l’ha ottenuta e in seguito è passato con Vannacci, che però ha puntato sul generale dei carabinieri in pensione Carmelo Burgio.

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Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra a Milano nel 2021 (Imagoeconomica).

Guido Bertolaso (civico)

Se fosse una gara basata sul curriculum, Guido Bertolaso avrebbe pochi rivali. La lista degli incarichi che ha ricoperto è impressionante, dalla direzione del dipartimento della Protezione civile (dal 2001 al 2010, gestendo diverse emergenze nazionali) al ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Berlusconi IV. Un romano sindaco di Milano? Beh, il fatto che attualmente sia assessore al Welfare in Regione Lombardia ammorbidirebbe l’impatto. Giusto un po’.

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Guido Bertolaso (Imagoeconomica).

Marco Bestetti (Fratelli d’Italia)

L’ex golden boy di Forza Italia (classe 1987) Marco Bestetti ha rotto il cordone ombelicale che lo legava a Silvio Berlusconi dopo le tante promesse infrante di promuoverlo dal ruolo di presidente del Municipio 7 allo scenario cittadino, se non nazionale. Accolto a braccia aperte nella squadra di Giorgia Meloni, attualmente è consigliere regionale e – si dice – punti principalmente alla conferma nel ruolo.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Marco Bestetti (foto Imagoeconomica).

Filippo Borsellino (civico)

Grazie alla popolarità acquisita come portavoce del comitato “Famiglie sospese – Vite in attesa”, nato per rappresentare gli acquirenti di abitazioni coinvolti nel blocco di diversi cantieri edilizi milanesi, Filippo Borsellino a gennaio è stato votato dai lettori del Corriere della Sera come milanese dell’anno. Prontamente la politica è andata a bussare alla sua porta, a Baggio, ma l’ha trovata chiusa.

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Filippo Borsellino (foto Imagoeconomica).

Giovanni Bozzetti (civico)

Vicinissimo a Fratelli d’Italia e soprattutto a La Russa, del quale è stato consigliere, Giovanni Bozzetti è attualmente alla guida di Fondazione Fiera. La sua nomina è stata interpretata da molti come il trampolino di lancio verso Palazzo Marino, ma poi l’ipotesi è sfumata. Forse anche perché un manager delle sue capacità (riconosciute da tutti) non può essere rischiato in un’impresa così disperata.

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Giovanni Bozzetti (foto Imagoeconomica).

Urbano Cairo (civico)

Editore di La7 e del Corriere della Sera, nonché presidente del Torino, a più riprese Urbano Cairo è stato invitato a seguire le orme del suo mentore Berlusconi anche in politica, guidando il centrodestra nella sua città natale. Finora ha sempre declinato, seppur dicendosi lusingato.

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Antonio Civita (civico)

Imprenditore noto per il successo del suo brand Panino Giusto, Antonio Civita è stato tra i primi a scendere in campo in prospettiva 2027. Dapprima come civico di centrodestra, con Albertini come mentore, in seguito ha cercato l’appoggio dei partiti e ha flirtato anche con Azione, visto che il suo centrismo non è particolarmente gradito alle parti più radicali della coalizione. Azione però punta su Calabresi (e quindi sul centrosinistra) e di conseguenza Civita potrebbe persino correre per conto suo. Se non fermarsi.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Antonio Civita, fondatore di Panino Giusto (Imagoeconomica).

Giuseppe Cruciani (civico)

«Come lo vedreste sindaco di Milano?». A dirlo è stato Matteo Salvini, ovviamente con una provocazione. Ma la candidatura di Giuseppe Cruciani, conduttore de La zanzara, non sarebbe meno clamorosa di altre opzioni in questa lista. È però praticamente impossibile che succeda: si diverte troppo nel guidare ogni sera l’autodefinita «sciagurata trasmissione» con David Parenzo come sparring partner.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Giuseppe Cruciani, giornalista (Imagoeconomica).

Maurizio Dallocchio (civico)

Professore ordinario di finanza aziendale alla Bocconi, nonché socio fondatore della società di consulenza DGPA & Co SpA, Maurizio Dallocchio ricopre tanti incarichi societari, compresi quelli in Phoenix, A2A, Disney e Lega Calcio. Vicepresidente di Fondazione Illy, in passato lo è stato anche di Atm, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi, nonché presidente di Tpm (Trasporti pubblici monzesi) e consigliere di Aem (Azienda energetica milanese), con l’incarico di seguire la privatizzazione. Un profilo sicuramente d’appeal per gli elettori milanesi, ma che finora non ha dato segni di disponibilità.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Maurizio Dallocchio (foto Imagoeconomica).

Regina De Albertis (civica)

Classe 1983, prima donna alla guida di Assimpredil Ance, in più occasioni Regina De Albertis è stata apertamente corteggiata per la candidatura a sindaca. Esattamente come suo padre – il compianto Claudio, che riposa al Famedio – ha sempre declinato per i problemi che ciò comporterebbe all’impresa di famiglia, specialmente in un periodo così difficile per l’edilizia milanese.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Regina De Albertis (foto Imagoeconomica).

Alessandro De Chirico (Forza Italia)

Consigliere comunale in carica, da 10 anni Alessandro De Chirico propone di scegliere il candidato del centrodestra attraverso le Primarie. La prima volta, nel 2016, stilò persino il regolamento specifico, ma non se ne fece nulla. In questa tornata l’idea era sembrata attecchire, al punto che in molti lo hanno invitato a candidarsi lui stesso, ma le alchimie tra partiti hanno fatto nuovamente insabbiare il progetto.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Alessandro De Chirico (Imagoeconomica).

Paolo Del Debbio (civico)

Tutti lo conoscono per le sue scoppiettanti trasmissioni televisive, nelle quali i problemi di Milano sono spesso spunto per accese polemiche. Pochi ricordano che Paolo Del Debbio è stato assessore della Giunta Albertini dal 1998 al 2001, oltre che tra i principali ideologi della nascita di Forza Italia. Profondo conoscitore della città e della politica, pare proprio non avere nessuna intenzione di tornare a Palazzo Marino, anche perché a Mediaset guadagna decisamente di più.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Paolo Del Debbio (foto Ansa).

Sergio Dompè (civico)

Classe 1955, Sergio Dompè rappresenta la quarta generazione alla guida dell’azienda farmaceutica di famiglia, con oltre 130 anni di storia. Già presidente di Assobiotec e Farmindustria e vicepresidente di Assolombarda, membro di vari direttivi e, dal 2023, presidente del Comitato Leonardo, è stato corteggiato in tutti i modi dalla politica. Alla quale però non si è ancora mai concesso.

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Sergio Dompè (foto Imagoeconomica).

Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia)

Marchigiano di nascita, Carlo Fidanza è cresciuto personalmente e politicamente a Milano, che quindi conosce molto bene. Gode della stima di La Russa e Meloni, ma non ha molta voglia di spendersi in una partita che quasi certamente sarà persa. Per lui è molto più interessante la corsa alla presidenza di Regione Lombardia, dove sarebbe in pole position se FdI prevalesse nello spoils system.

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Carlo Fidanza (Imagoeconomica).

Giulio Gallera (Forza Italia)

L’idea lo solletica da tempo, cioè da quando i primi mesi del Covid gli avevano dato un’enorme visibilità mediatica. Poi, però, le evidenti difficoltà di Regione Lombardia nel fronteggiare la crisi gli sono costate care e Giulio Gallera ha fatto un po’ da capro espiatorio dei problemi diffusi, perdendo lo scranno di assessore alla Sanità. Il suo vero obiettivo è tornare protagonista alle prossime Regionali, per questo si vocifera anche di una candidatura a consigliere comunale del figlio Matteo, la cui elezione dimostrerebbe l’intatta forza del brand.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Giulio Gallera (Imagoeconomica).

Giovanna Iannantuoni (civica)

Economista classe 1970, Giovanna Iannantuoni è stata rettrice dell’Università degli Studi Milano-Bicocca fino al 2025. Il suo è un caso davvero particolare, perché è stata proposta sia al tavolo del centrodestra sia a quello del centrosinistra. Come talvolta accade a chi ha troppe opzioni, il progetto è rimasto sulla carta.

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Beppe Sala con Giovanna Iannantuoni (foto Imagoeconomica).

Antonino La Lumia (civico)

Palermitano classe 1978, Antonino La Lumia è il presidente dell’ordine degli avvocati di Milano. Il suo nome circola negli ambienti politici da tempo, ma la clamorosa sconfitta al referendum sulla Giustizia (dove guidava il comitato per il ) ha decisamente raffreddato gli entusiasmi. Forse anche i suoi.

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Antonino La Lumia (foto Imagoeconomica).

Geronimo La Russa (civico)

Non ha ruoli di partito, ma Geronimo La Russa è il primogenito del presidente del Senato e quindi il suo nome è stato più volte inserito nella lista dei papabili. Ha però scelto di prendere una strada diversa, con il salto dalla presidenza della divisione milanese dell’Automobile Club Italia a quella italiana. A candidarsi per Palazzo Marino (ma come consigliere) sarà invece suo fratello Lorenzo Kocis, attualmente in carica al Municipio 1.

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Geronimo La Russa.

Giulia Ligresti (civica)

Classe 1968, Giulia Ligresti è figlia di Salvatore, il più importante e discusso costruttore degli Anni 80. Laureata alla Bocconi, ha ricoperto ruoli dirigenziali in Premafin e Fondiaria Sai. Coinvolta nel caso giudiziario Fonsai, alla fine è stata assolta e ha raccontato la sua esperienza nel libro Niente è come sembra. Attualmente si occupa di design e attività umanitarie. Quando il suo nome è uscito nel totocandidature, ha evitato ogni commento.

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Giulia Ligresti con Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Maurizio Lupi (Noi Moderati)

In pratica one man band del suo partito, non solo a Milano, Maurizio Lupi vanta una particolarità: essere stato proposto dal leader di un altro partito, cioè Ignazio La Russa. Secondo i maligni, il presidente del Senato vuole cooptare i moderati nell’area di Fratelli d’Italia, allargandone il bacino elettorale. Gli estimatori di Lupi invece lo giudicano il più competente della rosa, nonché il miglior conoscitore della città. E a pensarlo sono anche diversi esponenti del centrosinistra.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Letizia Moratti (Forza Italia)

A volte ritornano. Dopo il tracollo del 2011 contro Giuliano Pisapia (memorabili le sue gaffe sui social e nel duello in tivù) e il bis alle Regionali del 2023, quando non è nemmeno entrata in Consiglio, Letizia Moratti è tornata in auge a 76 anni. Qualcuno ne ha parlato come possibile candidata, mentre lei si è atteggiata a kingmaker: nel corso di un convegno, ha affermato baldanzosa che tra chi era seduto in platea c’era già il candidato del centrodestra. Ma correva il mese di marzo e a oggi nessuno ne ha ancora avuto notizia.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Alessandro Morelli (Lega)

Già viceministro all’ombra di Salvini, di cui è un fedelissimo, Alessandro Morelli oggi è sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Vista la sua lunghissima esperienza a Palazzo Marino, prima come consigliere e poi come assessore, il suo nome è comparso nelle discusse Primarie della Lega, ma senza sollevare entusiasmi epocali.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Alessandro Morelli (Imagoeconomica).

Marco Osnato (Fratelli d’Italia)

Marco Osnato è sposato con Mariacristina La Russa, figlia di Romano e nipote di Ignazio. In un partito nel quale i legami di famiglia spesso si incrociano con quelli politici, si è più volte parlato di lui come possibile opzione per Palazzo Marino. Il suo vero obiettivo è però la conferma in parlamento, dove attualmente presiede la Commissione Finanze alla Camera.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Marco Osnato (Imagoeconomica)

Roberto Parodi (civico)

Roberto Parodi è giornalista come le più note sorelle Cristina (moglie di Giorgio Gori del Partito democratico) e Benedetta (moglie del telecronista sportivo Fabio Caressa). Protagonista di campagne social a favore delle automobili e contro Beppe Sala, ha acquisito una popolarità che ha spinto diversi dirigenti politici a sondare la sua disponibilità. Lui da tempo scalda accuratamente i muscoli, ma nessuno gli ha ancora dato il segnale per entrare in campo.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Roberto Parodi con Silvia Sardone (foto Imagoeconomica).

Annarosa Racca (Lega)

Nata a Milano nel 1952, Annarosa Racca è presidente di Federfarma Lombardia dal 2006 e ha guidato anche Federfarma nazionale dal 2008 al 2017. È inoltre presidente della Fondazione Guido Muralti e socia fondatrice del Banco Farmaceutico. Nel 2016 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro e dal 2023 è anche consigliera comunale a Milano, oltretutto la più ricca, con una dichiarazione dei redditi che supera persino quella di Beppe Sala. E chi glielo fa fare di candidarsi sindaca?

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Annarosa Racca (foto Imagoeconomica).

Ferruccio Resta (civico)

Bergamasco classe 1968, Ferruccio Resta si è laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, del quale poi è stato rettore dal 2017 al 2022. Dal 2023 presiede la Fondazione dell’ateneo e ha inoltre presieduto la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui). Il suo nome è un evergreen per ogni amministrativa meneghina, finora senza seguito.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Ferruccio Resta (foto Imagoeconomica).

Filippo “Champagne” Romeo (civico)

È il fratello di Massimiliano Romeo, serissimo capogruppo della Lega al Senato, ma i due non potrebbero essere più diversi. Lanciato da Cruciani e Parenzo nella trasmissione La zanzara, Filippo “Champagne” Romeo si è fatto un nome per la sua vita spericolata, tra alcol e gioco d’azzardo. Ha dichiarato di volersi candidare sindaco, ma è difficile capire quanto ci credesse davvero nel dirlo.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Filippo Romeo.

Alessandro Sallusti (civico)

Comasco classe 1957, Alessandro Sallusti è uno dei più quotati giornalisti in area centrodestra. Ex direttore del Giornale, ora è tornato alla guida di Libero. Hanno riscosso enorme successo i libri scritti con Luca Palamara sui problemi della giustizia. Probabilmente sa di poter incidere più con i suoi articoli che alla guida di una città complessa come Milano.

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Alessandro Sallusti (Imagoeconomica).

Matteo Salvini (Lega)

Ciclicamente, si fa il nome di Matteo Salvini per lo scranno più alto a Palazzo Marino. Nel 2016 disse che lo avrebbe fatto volentieri, ma solo a fine carriera. Allora gli amici gli fecero notare l’indelicatezza di proporre ai milanesi un sindaco alle soglie della pensione. Oggi, probabilmente, i governatori ribelli gli direbbero di pensarci bene, visto che il capolinea potrebbe non essere poi così lontano.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Silvia Sardone (Lega)

Tra tutti i nomi di questa lunga lista, Silvia Sardone è quella col più rilevante bagaglio elettorale. Proprio per questo, però, è decisamente improbabile che voglia rischiare il ruolo di primadonna in una mission impossible come quella milanese. Potrebbe uscire dalla Lega (che rischia il tracollo) e trasferirsi da Vannacci, ma Futuro Nazionale ha già scelto Burgio come candidato sindaco.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Andrée Ruth Shammah (civica)

Nota regista teatrale e direttrice artistica di origine sefardita, Andrée Ruth Shammah dirige i discussi Bagni Misteriosi, la piscina sopra il Teatro Parenti che per molti è il simbolo di una gestione rivedibile degli impianti sportivi comunali. Sempre presente nei dibattiti pubblici cittadini – spesso ospitati proprio da lei al Parenti – era stata indicata come possibile vicesindaca in un ticket con Lupi, ma ha gentilmente declinato l’invito.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Andrée Ruth Shammah in una foto del 2009 (foto Imagoeconomica).

Alessandro Spada (civico)

Nato a Monza nel 1965, Alessandro Spada è un imprenditore del settore manifatturiero e digitale. È cresciuto nell’azienda di famiglia Vrv, che si occupa di progettazione e produzione di apparecchiature per l’industria chimica, petrolchimica e farmaceutica. Attualmente è vicepresidente del gruppo e fa parte di vari cda. Le sue esperienze in Assolombarda, Confindustria, Ispi, Federchimica e Aspen Institute Italia ne fanno un ideale trait d’union tra il mondo economico e quello delle istituzioni. Bisogna però convincerlo a metterle a disposizione della città.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Alessandro Spada (foto Imagoeconomica).

Pietro Tatarella (civico)

Cresciuto in Forza Italia, nel 2019 Pietro Tatarella tentò il salto dal Consiglio comunale al parlamento europeo. Durante la campagna elettorale fu arrestato con l’accusa di corruzione, dalla quale è stato assolto dopo sette anni di calvario. Ormai fuori dai partiti, si è riproposto come candidato trasversale per simboleggiare la rinascita del centrodestra, ma il suo nome è finito nell’ingorgo delle aspirazioni frustrate. Almeno per ora.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano

Giovanni Terzi (civico)

Dal 2024 Giovanni Terzi è sposato con Simona Ventura e quindi si parla di lui principalmente nelle pagine di gossip. Recentemente l’impasse del centrodestra ha riassociato alla politica il nome del giornalista, che è già stato assessore dal 2006 al 2011, nella giunta di Letizia Moratti. Lui la disponibilità l’ha data, il problema è la confusione degli interlocutori.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Giovanni Terzi con Simona Ventura (foto Imagoeconomica).

Riccardo Truppo (Fratelli d’Italia)

Di professione avvocato, Riccardo Truppo è l’attuale capogruppo dei meloniani a Palazzo Marino. Stare all’opposizione può talvolta essere frustrante, ma dà grande visibilità mediatica. Per questo anche di lui si è parlato come possibile carta da giocare al tavolo politico, però – per dirla tutta – soprattutto in uno scenario di sconfitta più che probabile. Più realistico che punti alle Regionali o alle Politiche.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Riccardo Truppo (foto Imagoeconomica).

Paolo Veronesi (civico)

Classe 1961, Paolo Veronesi è oncologo, avendo seguito le orme del suo famoso padre, Umberto, e presiede la fondazione a lui intitolata. Non ha mai commentato pubblicamente le voci sulla sua possibile discesa in campo, mentre Beppe Sala ne ha elogiato le qualità umane.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Paolo Veronesi (foto Imagoeconomica).

Alessandro Verri (Lega)

Classe 1995, Alessandro Verri rappresenta la nuova generazione della Lega, lontanissima dalle durezze bossiane e molto incline al dialogo. Dopo la gavetta nel Municipio 4, dal 2021 è consigliere comunale a Palazzo Marino, dove è capogruppo. Il suo profilo si inserirebbe perfettamente in un percorso di rinnovamento che però al momento è difficile anche da immaginare.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Alessandro Verri (foto Imagoeconomica).

Dall’Italia: Se ne è andato Matteo Ciccone, il “Magazziniere”

Se ne è andato Matteo Ciccone, il “Magazziniere”

Curava la fanzine Il magazzino dei mondi, con la quale aveva creato una importante community di appassionati e autori. Aveva solo cinquant'anni.

Matteo Ciccone, ma si firmava anche Gargaros nei molteplici forum a cui partecipava, oppure Il Magazziniere per chi lo ha seguito nella sua ultima impresa, cioè la rivista Il Magazzino dei Mondi, fanzine aperiodica di fantascienza (e oltre)… ci ha lasciato. Aperiodica con l’ultimo numero perché cominciava a non stare bene. Ma Matty, o Garghy come lo chiamavo a seconda degli umori che mi attraversavano, non aveva un cenno per i dolori che spesso lo immobilizzavano. Troppo signore, troppo schivo per parlarne. Se ne è andato agli inizi di... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'Italia - 12 settembre 2026 - articolo di Tea C. Blanc

Dall’Italia: Se ne è andato Matteo Ciccone, il “Magazziniere”

Curava la fanzine Il magazzino dei mondi, con la quale aveva creato una importante community di appassionati e autori. Aveva solo cinquant'anni.

Matteo Ciccone, ma si firmava anche Gargaros nei molteplici forum a cui partecipava, oppure Il Magazziniere per chi lo ha seguito nella sua ultima impresa, cioè la rivista Il Magazzino dei Mondi, fanzine aperiodica di fantascienza (e oltre)… ci ha lasciato. Aperiodica con l’ultimo numero perché cominciava a non stare bene. Ma Matty, o Garghy come lo chiamavo a seconda degli umori che mi attraversavano, non aveva un cenno per i dolori che spesso lo immobilizzavano. Troppo signore, troppo schivo per parlarne. Se ne è andato agli inizi di... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'Italia - 12 settembre 2026 - articolo di Tea C. Blanc

Short Movie: Come è fuggito 096?

Come è fuggito 096?

Un corto claustrofobico che ruota intorno a un interrogatorio. E a come è accaduto un evento potenzialmente devastante.

Dopo che un mostro terrificante e letale è fuggito dalla Fondazione SCP, l’ispettrice Arlia interroga il dottor Daniels, l’uomo incaricato di contenere la creatura. In un primo momento Daniels approfitta dell’interrogatorio per criticare e insultare il potente e misterioso Consiglio 0-5. Tuttavia, man mano che Arlia rivela i dettagli raccapriccianti della fuga, Daniels diventa sempre più preoccupato per la domanda a cui tutti vogliono una risposta: come, esattamente, è potuto accadere tutto questo? Si intitolac 096 questo corto diretto dall'americano... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 12 settembre 2026 - articolo di S*

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance

Nella prima convention organizzata da un partito prima delle elezioni di midterm, Donald Trump si è appellato ai Repubblicani promettendo un incentivo di 5 mila dollari per il voto al GOP e mandandoli preventivamente al diavolo in caso contrario. Che il presidente Usa stia avvertendo la pressione in vista delle elezioni che potrebbero costare la maggioranza alla Camera e al Senato? Di sicuro, il sostegno a Trump è in calo in tutte le fasce d’età, ma soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z, categorie che nel 2024 erano state fondamentali per il suo ritorno alla Casa Bianca. Da qui il bisogno di coinvolgere il più possibile (compatibilmente col suo ego) il vice JD Vance, che a Dallas ha fatto le prove per le Presidenziali del 2028.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump (Ansa).

Una generazione sul piede di guerra

A preoccupare macchina politica del Grand Old Party sono soprattutto le – cattive – opinioni dei Millennials (i nati dal 1981 al 1996). Innanzitutto, ormai costituiscono la generazione più numerosa negli States. Inoltre sono la fascia demografica con il maggior numero di figli in età scolare (dunque a carico) e che pertanto risente maggiormente dell’aumento dei prezzi di generi alimentari e carburante, fattore che sta pesando molto nel crollo dei consensi di The Donald. Gli sforzi paralleli delle campagne di Trump e di Kamala Harris per raggiungere i Millennials attraverso podcast e altri media digitali erano emersi come un elemento chiave del ciclo elettorale del 2024. Anche alle Midterm lo scontro tra repubblicani e democratici si giocherà su questo terreno.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump a Dallas (Ansa).

Il sentiment negativo dilaga soprattutto tra i maschi

Secondo un recente sondaggio di Navigator, il tasso di approvazione di Trump tra i Millennials è calato al 38 per cento. E tra chi lo ha votato nel 2024, il 28 per cento ammette di essersi pentito. Un’altra indagine Economist/YouGov, condotta sempre ad agosto, evidenzia dati ancora peggiori: solo il 26 per cento delle persone di età compresa tra 30 e 44 anni approva attualmente l’operato di Trump come presidente. Il sentiment negativo per l’operato di Trump è forte, evidenziano i sondaggi, in particolare tra i maschi.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump alla convention di Dallas (Ansa).

A Vance il compito di riconquistarli

Trump nella seconda e ultima serata della convention di Dallas non ha ripetuto il comizio-show della prima, concedendo 41 minuti sul palco a Vance, suo vice e volto più giovane di un’amministrazione guidata dalla persona più anziana mai eletta alla presidenza, un 80enne della generazione dei Baby Boomer. Vance invece è nato nel 1984 e, come ha ricordato con piena retorica MAGA, è padre di quattro figli piccoli che hanno il «diritto di nascita a ereditare le benedizioni del più grande Paese della Terra». Ha insomma le caratteristiche ideali per parlare a quella che oggi è la fetta più larga dell’elettorato: Trump, pur non investendolo ufficialmente del ruolo di erede politico, gli ha dato il compito di riconquistare i Millennials in vista delle elezioni di metà mandato. Con un occhio già al 2028.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
JD Vance (Ansa).

Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann

Colpo di scena in tribunale. La giudice dell’udienza preliminare Irene Giani ha respinto la richiesta di Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel procedimento penale in corso a Torino sull’eredità della madre, Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. La figlia dell’Avvocato è stata invece ammessa come parte civile per la parte di processo che vede alla sbarra il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero (che è anche l’attuale presidente della Juventus) e il notaio Remo Moroni, accusati di falso in atto pubblico. Accolta dunque solo parte dell’istanza presentata il 22 giugno dai legali. Come ha spiegato in una nota, l’avvocato Paolo Siniscalchi, del team legale che difende Elkann, Margherita Agnelli (nella nota indicata come “de Phalen”, cognome del secondo marito), «non ha alcun titolo per lamentare danni» contro il figlio per i fatti al centro del procedimento: «La costituzione di parte civile non può basarsi su insondabili rancori personali. Ora ci concentreremo sulla sostanza del procedimento: dimostrare che Elkann ha agito sempre nel pieno rispetto della legge».

Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann
John Elkann (Imagoeconomica).

Ucraina, la Commissione Ue approva altri 6 miliardi per la difesa

La Commissione europea ha approvato ulteriori 6,1 miliardi di euro a favore dell’Ucraina per l’acquisizione di vari prodotti nei settori della difesa aerea e missilistica, delle munizioni, dei droni e della guerra elettronica. Questi fondi sosterranno la capacità dell’Ucraina di resistere alla continua intensificazione degli attacchi russi condotti con missili balistici e droni. La decisione consente a Kyiv di acquistare anche missili Pac-3 per i sistemi Patriot. Finanziato nell’ambito del prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro (30 miliardi per aiuti di bilancio e 60 miliardi per la difesa nel periodo 2026-2027), il pacchetto prevede cinque deroghe alle condizioni standard di ammissibilità – tre per droni e componenti di fabbricazione ucraina che superano le soglie di costo e due per attrezzature di fabbricazione statunitense (in particolare missili Pac-3) anche attraverso il meccanismo Purl coordinato dalla Nato. Con questa approvazione, i 28,3 miliardi di euro destinati al sostegno della difesa ucraina per il 2026 sono stati interamente assegnati.

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole

Massimo D’Alema «si è stufato di guardare gli altri che fanno disastri». Gli amici del vecchio Pci romano sono contenti, “Baffino” sembra essere tornato nella battaglia politica. E ha scelto il suo “cavallo”, che poi è lo stesso che aveva individuato tanti anni fa, uno storico appassionato di Antonio Gramsci e della storia del partito, conosciuto grazie alla moglie Linda Giuva, archivista e “mente” dell’istituto che si occupa delle memorie di Gramsci: Roberto Gualtieri. Venne candidato al parlamento europeo proprio in “quota D’Alema”, ed era il 2009, la settima eurolegislatura: D’Alema, da non laureato, ama circondarsi di professori, come è la moglie e come è lo stesso Gualtieri. Anche stavolta vuole dire la sua, in vista delle elezioni 2027. Con la sua Fondazione Italianieuropei, Baffino segna una linea molto ben definita: martedì 15 settembre in Campidoglio tirerà le conclusioni di un convegnone dal titolo “Governare le città, governare l’Italia” che vuole far tornare in pista il vecchio, caro, partito dei sindaci. E i primi cittadini sparsi nel nostro Paese verranno messi a confronto sotto le insegne del Partito democratico e del progressismo: ecco così da Napoli il sindaco Gaetano Manfredi, da Firenze Sara Funaro, da Milano Beppe Sala, da Cagliari Massimo Zedda, da Bologna Matteo Lepore, da Perugia Vittoria Ferdinandi, da Bari Vito Leccese. D’Alema già procede spedito: sì, fare lo studioso gli piace tantissimo, ma la passionaccia per la politica è sempre lì, un tarlo. Di certo in quasi 30 anni deve aver mutato la sua idea sull’argomento: in un articolo del 1997 su il manifesto l’ex premier, allora leader della Quercia, caricava a testa bassa proprio contro… il partito dei sindaci! Ecco i virgolettati al veleno: «Accampamenti di cacicchi, ognuno con la sua tenda e la sua bandiera. Si avrebbe la versione moderna del vecchio notabilitato». Come si cambia…

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole

Quel colloquio fitto tra Ranucci e Fratoianni

Sigfrido Ranucci continua a negare le voci che lo vorrebbero candidato alle prossime elezioni. Anche perché c’è ancora in ballo il reintegro d’urgenza a Report e presto si conoscerà la decisione del giudice. Nel frattempo lui continua a girare l’Italia col suo libro e ha iniziato a farsi vedere agli eventi politici. Mercoledì 9 settembre è stato a Terra!, la festa di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre domenica 13 è atteso alla kermesse del Fatto Quotidiano. Piccola curiosità: alla festa di Avs l’intervento di Ranucci era atteso per le 18. Lui è arrivato puntualissimo. Ma è salito sul palco soltanto alle 18.30. Come mai? Semplice: è rimasto mezz’ora nel retropalco a parlare con Nicola Fratoianni. Avranno discusso di liste e candidature? Chissà…

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
Nicola Fratoianni, Sigfrido Ranucci e Angelo Bonelli (foto Imagoeconomica).





Forza Italia e la lezione campana: Tajani regge l’onda d’urto della minoranza

Era atteso manco fosse una finale dei Mondiali con l’Italia in campo (non so se rendiamo l’idea) il congresso regionale di Forza Italia in Campania. Uno degli alfieri di Antonio Tajani, l’eurodeputato Fulvio Martusciello, capodelegazione azzurro a Bruxelles e già leader del partito nella regione, era diventato il simbolo del “tajanismo” da rottamare, magari grazie anche all’intervento supremo di Marina Berlusconi. Fino all’ultimo istante i “ribelli” campani, ovvero i deputati Annarita Patriarca e Pino Bicchielli e il senatore Raffaele De Rosa e il consigliere regionale Livio Petitto (il senatore Franco Silvestro dopo un periodo di frizione con Martusciello si è riappacificato con il neosegretario regionale) hanno tentato di fermare il congresso attraverso una lunga serie di diffide, lettere, dichiarazioni, interviste. Invece, niente di niente: mercoledì l’assise si è celebrata, tra l’altro in pompa magna, e Martusciello è stato eletto leader regionale per acclamazione, essendo l’unico candidato.

La battaglia (persa) della minoranza interna

L’evento ha una portata che va oltre il dato, pur importante, locale: la terza regione d’Italia, storicamente cassaforte di consensi per i berlusconiani, ha visto infatti consumarsi il braccio di ferro tra i fedelissimi di Tajani e la minoranza interna, nella quale gioca come centravanti alla Ciro Immobile il lazialissimo vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. «Io dico», aveva suggerito alcuni giorni fa Mulè al Foglio, «che alcuni congressi come quello in Campania, per altro convocato il 9 settembre nelle stesse ore in cui staremo votando in Senato la nuova legge elettorale, vadano rinviati. Rischia di essere un congresso dilaniante». Altro che dilaniante: il congresso è stato unitario, con i ribelli che non sono riusciti nemmeno a presentare una candidatura alternativa. L’ultimo tentativo di Patriarca, Bicchielli e De Rosa, che avevano chiesto al presidente del congresso, il governatore del Piemonte Alberto Cirio, di non celebrare l’assemblea, è stato inutile: lo stesso Cirio ha stabilito la validità dei lavori e tutto è filato liscio come l’olio. Ora i “ribelli” annunciano ricorso al Collegio nazionale dei probiviri, si vedrà.

Forza Italia e la lezione campana: Tajani regge l’onda d’urto della minoranza
Giorgio Mulè (Imagoeconomica).

FI non può permettersi di perdere chi porta voti

Cirio, è bene ricordarlo, è anche uno degli uomini più ascoltati da Marina Berlusconi. Cosa significa tutto ciò? Significa che la Famiglia con la F maiuscola non ha nessuna intenzione di impelagarsi in beghe locali. Il ruolo di Marina nel partito è quello di custode dei sacri valori di Silvio, non certo quello di agire da capocorrente (peraltro di minoranza, figuratevi!). Del resto, Forza Italia, visti i sondaggi, ha bisogno di attrarre e non certo di respingere chi dispone di un consenso elettorale, ed ecco perché la “battaglia” dei ribelli era persa in partenza. Raffaele De Rosa, eletto col M5s, è passato nel 2024 in Forza Italia; Pino Bicchielli, eletto con Noi Moderati, è approdato sulle sponde azzurre l’anno scorso. Entrambi non possono essere certamente considerati campioni di preferenze. Diverso il discorso di Annarita Patriarca: eletta con FI, lì è rimasta, ma solo formalmente: un anno fa ha fatto scalpore, dopo la rottura con Martusciello, la sua presenza alla presentazione della lista Cirielli, in corsa per le Regionali. Patriarca ha un bacino di consensi, ma è da tempo in contatto con Fratelli d’Italia: partecipa alle iniziative del partito di Giorgia Meloni e sta tentando, grazie ai buoni uffici di alcuni responsabili locali e nazionali di FdI, di approdare definitivamente all’ombra della Fiamma. Fulvio Martusciello, da parte sua, è in Forza Italia dal 1994, e da lì non si è mai mosso. Morale della favola: sfidare Tajani, almeno per il momento, significa suicidarsi politicamente. 

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