Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega

Le ricostruzioni giornalistiche parlano di tregua. Le meno ottimistiche di tregua armata. Ma la verità sarebbe ancora un’altra. E un ‘nordista’ di peso la racconta così: è andata «male», è stato un «incontro finto», in cui è andata in scena una «finta pacificazione» per non ‘sporcare’ il sacro prato di Pontida, nel giorno del primo raduno dopo la morte di Umberto Bossi. Due ore con Matteo Salvini non sono servite a risolvere granché delle beghe interne leghiste. Il segretario – bisogna riconoscerlo – ha mostrato disponibilità: ha detto persino di essere pronto ad «allargare la segreteria», viene riferito. Restando lui il capo, però, ça va sans dire.

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Le ambizioni nazionali di Zaia

All’incontro hanno partecipato i presunti critici del salvinismo: i governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti e il presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia. Presunti, appunto. Perché Zaia – e lo si era capito dai toni soft usati nell’intervista che ha preceduto l’incontro – ha dimostrato di non concordare sull’urgenza di un rinnovamento della leadership del partito chiesta invece dai riottosi lombardi (insieme a Fontana, l’altro ribelle è il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, che però non era stato invitato). «A Zaia interessa poco, lo ammette anche, ha poca voglia di essere coinvolto, e ha altri progetti», confida un big lombardo, «e non vuole partecipare a ‘processi’: per lui Salvini deve affondare da solo». All’ex doge poi non dispiacerebbe l’offerta del segretario di una candidatura alle Politiche nel 2027: magari in vista di un posto di prestigio, dopo gli anni passati a Palazzo Balbi, come la guida di un ministero o la presidenza di una delle Camere, in caso di vittoria del centrodestra.

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Luca Zaia (Ansa).

L’incontro ha reso evidente la frattura del fronte dei governatori

In fondo a questo è servito l’incontro: a rendere evidente la frattura del fronte dei governatori. Su questo Salvini aveva ragione da vendere. I lombardi, in pressing per un rinnovamento profondo, non fanno proseliti tra gli altri big. Non che le critiche al capo siano risparmiate da altri, ma ci sono divergenze sulla strada da seguire. Zaia vuole evitare lo scontro. Fontana e Romeo sono sostanzialmente rimasti soli, anche se è vero che sono sostenuti dalle principali segreterie provinciali della regione. Ed è anche per questo che, dopo aver nascosto tutte le armi sotto il tappeto per il weekend di Pontida, programmano di tornare alla carica e andare avanti con la costituzione dell’associazione nordista che hanno annunciato di voler fondare. Con tutte le conseguenze che ciò comporterà.

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Attilio Fontana alla kermesse leghista ‘A tua difesa’ (Imagoeconomica).

Fontana in difesa di Romeo (che rischia la poltrona)

Chi rischia di più allo stato è Romeo, che potrebbe perdere il posto di capogruppo al Senato. Ma l’incontro romano è servito a Fontana anche per mettere in chiaro che sono inaccettabili simili ritorsioni. «Non pensare di toccare Romeo», ha avvertito il governatore, rivolgendosi a Salvini. I ribelli lombardi sostengono di interpretare il volere della base e di non riuscire più a contenere la Lega lombarda, storico movimento fondato da Bossi nel 1984 (dalle federazioni delle leghe regionali, sempre per intuizione del Senatur, nacque nel 1991 la Lega Nord).

La partita dei congressi provinciali lombardi

Durante l’incontro, che è servito formalmente ad annunciare che verrà redatto un manifesto programmatico condiviso in vista delle Politiche, è stata confermata la volontà di convocare i congressi provinciali lombardi entro la fine di ottobre. Quindi nelle prossime settimane si vedrà se le assise eleggeranno nuovi segretari vicini all’ala meno salviniana o se il segretario riuscirà a imporre i suoi uomini. «Ho ancora cinque camicie verdi nel mio armadio a Milano. E quando qualcuno non sapeva ancora di essere al mondo abbiamo fatto più di una battaglia. Nel 1990 ho fatto la tessera della Lega lombarda», ha rivendicato Salvini. Meglio lasciarle nell’armadio, le camicie verdi. L’ultima volta che ne ha indossata una fuori tempo è stato lo scorso marzo, per il funerale di Bossi e si prese i fischi e l’accusa di «traditore».

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Matteo Salvini ai funerali di Umberto Bossi (Ansa).