La Lega tornerà a congresso a ottobre. L’annuncio del segretario Matteo Salvini dal palco di Pontida aveva spiazzato tutti, ma sarà così e adesso ci sono anche le date. «Questa mattina si sono conclusi i lavori della Commissione Statuto e Regolamento della Lega, presieduta dal responsabile organizzativo Maurizio Bosatra, per definire la proposta di regolamento del Congresso straordinario», ha dichiarato il ministro Roberto Calderoli, segretario organizzativo del Carroccio, spiegando che è stata raggiunta all’unanimità l’intesa anche «sulla data del 24-25 ottobre e su Milano come sede». La proposta sarà ora sottoposta all’approvazione del Consiglio Federale, ma si tratta di una formalità. Lo scenario più gettonato porta verso una candidatura unica di Salvini: l’annuncio a sorpresa del congresso ha fatto sì che, al momento, non ci sia al momento nessuno sfidante interno per l’incarico di segretario federale della Lega.
Meloni chiude a Vannacci, le mosse Rai su Ranucci e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni ha deciso: nessuna alleanza con Roberto Vannacci. «Mai e poi mai», ribadiscono a Lettera43 fonti autorevoli di Fratelli d’Italia. Seconde e terze file del centrodestra, disposte anche ad accordarsi con Futuro Nazionale pur di avere la certezza di rivincere le elezioni, possono mettersi il cuore in pace. La premier è infatti convinta che il centrosinistra, una volta individuato il leader della coalizione (la vera mina politica inserita nella nuova legge elettorale) andrà in frantumi. Meloni così punta tutto sul voto utile: in campagna elettorale tratterà Vannacci come se fosse “alleato” di Conte e Schlein. Rincorrendolo a destra, se necessario. E se senza il booster futurista dovesse accontentarsi di un pareggio, allora potrebbe sempre optare per un governo di scopo, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica (che, secondo i maligni, potrebbe essere l’unico vero collante del campo largo). Due anni di limbo e poi di nuovo al voto, magari senza zavorre.

Il muro della Rai contro un eventuale reintegro di Ranucci
Tanto rumore per nulla. Intorno alla decisione del giudice del lavoro di Roma sul reintegro a Report di Sigfrido Ranucci si sta scatenando una bagarre mediatica sostanzialmente senza senso. Anche nel caso in cui la decisione fosse favorevole al giornalista, infatti, la Rai pare non aver alcuna intenzione di consentire il ritorno dell’ex conduttore a Report. Si annunciano, nel caso, altre mosse legali.

Fedez alla Leopolda ma gli occhi sono puntati sullo sceriffo De Luca
È partito il conto alla rovescia per la Leopolda. Quest’anno la kermesse renziana ha un titolo evocativo: «Riprenderci Itaca». E il Kraken ha cominciato a snocciolare i primi ospiti big, tra cui spiccano Vincenzo De Luca, lo “sceriffo” di Salerno (un colpo basso sia al Pd schleiniano sia al M5s di Giuseppe Conte) e Mario Calabresi, considerato candidato in pectore a Milano per il dopo Sala.
Ma sabato salirà sul palco pure Fedez. Il rapper ormai è un habitué degli eventi di partito, dopo la partecipazione alla convention dei Giovani di Forza Italia. E pare sempre più attratto dalla politica visto le ospitate a Pulp Podcast di Giorgia Meloni e, recentemente, di Beppe Grillo. A Firenze, Federico Leonardo Lucia sarà intervistato dai giovani di Italia viva sui nuovi media e sul successo del suo podcast. È passata un’eternità da quando, mano nella mano con l’allora moglie Chiara Ferragni, attaccava Renzi per l’affossamento del ddl Zan. «Ma il Renzi che si proclamava paladino dei diritti civili è lo stesso che oggi pare sia volato in Arabia Saudita mentre si affossava il ddl Zan?», twittava nel 2021 il rapper ancora in versione attivista.
Ma il Renzi che si proclamava paladino dei diritti civili è lo stesso che oggi pare sia volato in Arabia Saudita mentre si affossava il DDL Zan?
— Fedez (@Fedez) October 27, 2021
per celebrare la libertà di parola organizziamo una partitella a scarabeo con Kim Jong-un?
Gran tempismo.
Comunque bravi tutti
Tutto perdonato. Del resto Fedez ci ha abituati a capriole e cambi di prospettiva. Venerdì però i riflettori della Leopolda saranno tutti puntati su De Luca chiamato a parlare di sicurezza, tema scivoloso su cui Renzi cerca di mettere con le spalle al muro i dem e i cinquestelle e, in generale, chi non lo vuole nel campo largo. Il giorno dopo, invece, sarà la volta di Calabresi, aspirante candidato sindaco del fronte progressista a Milano.
È morto il fotografo Umberto Pizzi
È morto il fotografo Umberto Pizzi, che con i suoi scatti ha raccontato 60 anni di storia italiana, documentando a lungo anche la mondanità delle feste romane. Avrebbe compiuto 89 anni il 7 ottobre. Lo ha annunciato il sito del Fatto Quotidiano, con cui collaborava da più di un decennio.
Aveva iniziato come fotoreporter di guerra
Nato a Zagarolo (Roma) nel 1937, Pizzi aveva iniziato a fotografare nel 1968. Nel corso della sua lunga carriera ha immortalato gli anni della Dolce Vita, documentato i vizi e i costumi della società italiana e in particolare dell’aristocrazia romana, ma anche la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Le sue foto vennero pubblicate dai magazine Time e People. Pizzi, che all’inizio della carriera era stato fotoreporter di guerra per la FAO in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania, negli Anni Duemila ha collaborato con Dagospia, pubblicando i libri Cafonal e Ultracafonal. Enorme l’archivio delle sue fotografie, composto da circa due milioni di fotografie: una parte è visibile sul suo sito.
Pirelli, governo adotta Golden power sull’accordo con Abet Hts
Pirelli torna all’attenzione del governo che applica il Golden power all’accordo nel campo della difesa con la piemontese Abet Hts per lo sviluppo congiunto di tecnologie finalizzate alla realizzazione di veicoli elettrici terrestri a guida remota da impiegare come mezzi di soccorso in superfici e ambienti particolarmente impervi ed estremi. Il decreto della Presidenza del Consiglio ha disposto prescrizioni di carattere tecnico-organizzativo per salvaguardare i diritti di proprietà industriale, il know-how, i prodotti e i relativi dati di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale e per garantire la continuità e lo standard delle attività di ricerca e sviluppo di Pirelli e Abet Hts. Un provvedimento che le due società hanno accolto positivamente, come precisato in una nota.
Sentenza per l’omicidio di Regeni, l’opposizione attacca Tajani: cosa è successo
Dopo l’uscita sulla lunghezza delle gonne delle donne, Antonio Tajani è finito di nuovo al centro delle polemiche, questa volta per il suo commento alle sentenze emesse della Corte d’Assise di Roma per la morte di Giulio Regeni nei confronti di tre uomini dei servizi segreti egiziani. «Sono state condannate tre persone in primo grado. Vedremo cosa succederà nel secondo e terzo grado. Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l’Egitto a essere condannato in quanto tale», ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri: parole definite «vergognose» dal Partito democratico e «indecenti» da Alleanza Verdi e Sinistra, con Italia Viva che è arrivata a chiedere le sue dimissioni. A inizio settembre Tajani era volato per una visita istituzionale in Egitto, dove aveva incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi.

L’opposizione contro Tajani: chiesta un’informativa urgente
«Tajani ha scelto le parole peggiori tra tutte quelle che poteva usare per commentare la storica sentenza sull’assassinio di Regeni», ha detto Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri e deputato del Pd. Per Debora Serracchiani, Tajani «rischia di frenare, sminuire, di assolvere di fatto l’Egitto e di far fare all’Italia un grave passo indietro nella ricerca della verità». Critici anche Francesco Boccia, presidente dei senatori dem («Dire che “sono state condannate tre persone, non l’Egitto”, significa eludere la questione») e il collega Filippo Sensi («Mi vergogno come cittadino italiano per le parole pelose di Tajani»). Molto duro Davide Faraone di Italia Viva: «Tajani palesa per l’ennesima volta la sua inadeguatezza culturale, lessicale, valoriale. Deve dimettersi, imbarazza l’Italia nel mondo». Così Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana: «Se in altri episodi e in altre gaffe eravamo ben oltre la farsa o l’avanspettacolo di infima categoria, qui siamo all’indecenza pura e semplice». Secondo Riccardo Magi, segretario di +Europa, quelle di Tajani sono parole che «fanno rabbrividire e trapelare un certo negazionismo del governo rispetto alle responsabilità degli apparati del Cairo». Pd, M5s, Avs e Azione hanno chiesto al titolare della Farnesina un’informativa urgente per sapere cosa intende fare il governo per dare attuazione alla sentenza della Corte d’Assise di Roma e quali rapporti vorrà intrattenere d’ora in poi con l’Egitto.

La sentenza della Corte d’Assise di Roma: le condanne per sequestro di persona
La Corte d’Assise di Roma ha condannato in primo grado a 10 anni di carcere tre dei quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani che erano alla sbarra per l’omicidio di Regeni: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto. I tre condannati sono stati riconosciuti colpevoli di sequestro di persona, ma non di omicidio: le motivazioni della sentenza dovranno essere depositate entro 90 giorni. La Corte ha inoltre condannato gli imputati a pagare una provvisionale complessiva di 500 mila euro alla famiglia Regeni e di 150 mila euro allo Stato italiano, che si era costituito parte civile. La condanna a 10 anni di carcere difficilmente sarà eseguita: l’Italia dovrebbe infatti chiederne l’esecuzione all’Egitto, che però si è sempre rifiutato anche solo di comunicare il domicilio degli imputati, che risultano ancora irreperibili.
OpenAI annulla il lancio del suo ultimo modello di intelligenza artificiale
OpenAI ha rinunciato al lancio del suo ultimo modello di intelligenza artificiale di nuova generazione, GPT-6.1 Astra, a causa dei timori sulla sicurezza sollevati dai ricercatori durante i test. Lo riporta il Wall Street Journal, citando il responsabile della sicurezza informatica dell’azienda, Saachi Jain, il quale ha spiegato che il modello ha ottenuto risultati scadenti nella capacità di attenersi alle aspettative degli umani, mostrando una «propensione all’inganno», in quanto poco trasparente nel dire le azioni che aveva o non aveva intrapreso. La startup di Sam Altman intendeva integrare 6.1 Astra nel chatbot ChatGPT e in Codex nel mese di ottobre.
LEGGI ANCHE: Paradosso IA: così ti frigge il cervello aumentando fatica cognitiva e burnout
Le criticità rilevate durante i test condotti da OpenAI
«Pur rappresentando un miglioramento rispetto ai modelli precedenti sotto alcuni aspetti», ha spiegato Jain, GPT-6.1 Astra «non ha raggiunto gli standard richiesti per quanto riguarda il rispetto dei limiti operativi e delle autorizzazioni, nonché le modalità di comunicazione all’utente in merito al lavoro svolto». Sono state in particolare due le criticità che hanno portato OpenAI a stoppare il lancio di Gpt-6.1 Astra: Jain ha segnalato «passi indietro» rispetto alla versione precedente nell’allineamento con quello che gli esseri umani ordinano di fare al modello di IA, inoltre il modello procedeva in un compito senza chiedere il permesso all’utente, usando in alcune occasioni strumenti e servizi esterni anche se ciò poteva risultare pericoloso.

Aumentano le preoccupazioni sulla sicurezza dell’IA
Le preoccupazioni riguardo alla sicurezza dell’IA si sono intensificate negli ultimi mesi, dopo che alcuni modelli sviluppati da OpenAI e dall’azienda rivale Anthropic hanno rilevato incidenti di sicurezza durante la fase di test: di recente gli amministratori delegati delle principali società del settore si erano allineati nella richiesta di rallentare e imporre maggiori controlli. Dopo il semaforo rosso a GPT-6.1 Astra, OpenAI ha affermato di volersi concentrare nel miglioramento dei protocolli di sicurezza dei modelli futuri.
LEGGI ANCHE: Intelligenza artificiale in ufficio: tutti la usano, ma a cosa serve davvero?
Anthropic verso ipo da oltre 2 mila miliardi di dollari
Il prospetto ipo di Anthropic indica una perdita netta di 42 miliardi di dollari nel 2025 e prevede di spendere 518 miliardi di dollari in cloud, calcolo e infrastrutture nei prossimi anni. Il documento, riportato da Reuters, mostra anche che i ricavi sono cresciuti di 12 volte a circa 4,6 miliardi, mentre la perdita operativa, esclusi gli oneri contabili legati a precedenti round di finanziamento, ha superato gli 8 miliardi, salendo a 8,06 miliardi da 2,98 miliardi nel 2024. La spesa per calcolo e infrastrutture è arrivata a 7,33 miliardi, quasi il triplo del 2024, oltre metà dei 12,65 miliardi di spese operative totali. La quotazione potrebbe valutare la società oltre 2 mila miliardi di dollari, più del doppio dei 965 miliardi stimati a maggio. Il prospetto ha sollevato alcune perplessità: circa un quarto dei ricavi 2025 proviene da due soli clienti e molti dei clienti non hanno contratti a lungo termine. Secondo fonti citate in precedenza da Reuters, il debutto potrebbe slittare a dopo le elezioni di midterm di novembre.
Trump smentisce di aver offerto all’Iran la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi
Replicando ad Axios, che aveva ipotizzato possibili concessioni in cambio di proposte concrete da parte dell’Iran in merito al programma nucleare, Donald Trump ha messo in chiaro su Truth di non aver offerto a Teheran né la revoca delle sanzioni né lo sblocco dei fondi congelati.

«Axios ha appena pubblicato un articolo in cui si afferma che “Trump” avrebbe offerto all’Iran la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi. Non è vero. Non ho offerto loro nulla!», ha scritto il presidente degli Stati Uniti sulla sua piattaforma social. E poi: «La storia di Axios, come la maggior parte delle altre, è una bufala, usata solo per soddisfare la loro “sindrome da ossessione patologica per Trump”. Dovrebbero ritirare questa storia falsa, immediatamente!».

Araghchi ha incontrato a New York mediatori del Qatar
La smentita di Trump arriva in un momento in cui i mediatori del Qatar e del Pakistan stanno tentando, nuovamente, di favorire un accordo tra i due Paesi in conflitto. Gli Stati Uniti e l’Iran, però, continuano ad aver posizioni molto distanti su questioni chiave: Teheran vuole che i colloqui si concentrino sullo stretto di Hormuz e sul blocco navale statunitense, mentre Washington esige che i pasdaran cedano sul nucleare. In questi giorni sono in corso colloqui indiretti e l’Iran ha escluso la possibilità di negoziati diretti con gli Usa. Abbas Araghchi, che si trova a New York dove ha incontrato i mediatori qatarioti, ha dichiarato di attendersi per oggi una risposta ufficiale dall’Amministrazione Usa alla proposta di Teheran sull’apertura di Hormuz. In tutto questo, il segretario di Stato americano Marco Rubio, intervistato da Fox News, ha definito l’Iran «un Paese con grande potenziale ma ora esausto dal blocco americano», che «ormai nel caos si sta avviando rapidamente verso la bancarotta».
Anche Q8 mette un tetto ai prezzi dei carburanti
Dopo Eni e Ip, anche Q8 Italia applicherà un tetto ai prezzi di benzina e gasolio. L’ha annunciato in una nota il Gruppo che gestisce una rete di circa 2.900 stazioni di servizio distribuite sull’intero territorio nazionale. Il price cap avrà una durata di 30 giorni a partire dall’1 ottobre e «si applicherà con un approccio modulare, coerente con le diverse realtà che compongono il sistema di distribuzione dell’azienda». Q8 Italia, continua la nota, «supporterà opportunamente i gestori ed i partner per garantire la sostenibilità economica dell’intera filiera».
Garlasco, Sempio verso il processo: «Su Stasi nascoste prove a favore»
Dopo che la procura di Pavia ha chiuso, per la seconda volta, le nuove indagini a suo carico, sembra sempre più vicino un rinvio a giudizio per Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007. Un delitto per cui è stato condannato in via definitiva l’ex fidanzato della vittima, Alberto Stasi, per il quale invece potrebbe concretizzarsi una richiesta di revisione della sentenza. I pm hanno infatti depositato nuovi atti, tra cui alcune consulenze, per rafforzare le accuse a carico di Sempio, e hanno notificato un altro avviso di conclusione dell’inchiesta che prelude alla richiesta di processo per omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio. Uno degli elementi principali emersi dall’analisi dei consulenti tecnici della procura è che l’impronta che fu attribuita a Stasi è compatibile con le misure del piede di Sempio.
Chiara Poggi potrebbe essere sopravvissuta anche 60 minuti
Inoltre, i risultati delle nuove analisi depongono concretamente per una produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla morte, ma anteriore al decesso con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti. Cosa che escluderebbe, secondo la finestra temporale ormai nota nei processi, la presenza di Stasi sulla scena del crimine.
Il Dna sui pedali «che poteva scagionare Stasi 19 anni fa»
Emerso anche un elemento inedito a favore di Alberto Stasi. Sempre secondo le nuove analisi, il profilo genetico determinato il 19 settembre 2007 ricavato dai pedali della bicicletta dell’ex bocconiano e attribuito all’epoca dai consulenti dei pm a Chiara Poggi, «era risultato totalmente negativo il giorno successivo», ma di queste «due contro-analisi non si è rivenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Alberto Stasi». Contro-analisi idonee, In altri termini, scrive la Procura di Pavia, «il profilo genetico determinato il 19.09.2007 dall’unico estratto disponibile ricavato dai pedali della bicicletta e attribuito dal consulente tecnico del pm dell’epoca oltre ogni ragionevole dubbio alla vittima, era risultato totalmente negativo il giorno successivo, allorquando lo stesso consulente aveva effettuato nuove analisi». «Di queste due corse elettroforetiche del 20.09.2007 e dei relativi tracciati completamente negativi non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Stasi Alberto», scrive le procura.
Tangenti e caporalato nei lavori dell’alta velocità Napoli-Bari, arresti e sequestri
Nell’ambito delle indagini sui lavori per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari, la Guardia di Finanza di Napoli ha notificato 20 misure cautelari personali nei confronti di imprenditori e pubblici ufficiali, accusati a vario titolo di corruzione, caporalato e emissione di fatture per operazioni. Per 10 persone sono scattati gli arresti domiciliari. Per altre sette è stato disposto l’obbligo di dimora nel Comune di residenza e per tre la misura interdittiva della sospensione totale dell’esercizio di un pubblico servizio per un anno. Su richiesta del pm Henry John Woodcock, il gip ha disposto anche il sequestro preventivo del profitto dei reati di corruzione.
Le svariate irregolarità emerse durante le indagini
Nel corso delle indagini sono emerse varie irregolarità. Innanzitutto, in cambio di favori sarebbero stati corrisposti denaro e altre utilità, come orologi o telefoni cellulari, nascosti nelle scatole dei panettoni regalati a Natale. Ricostruito inoltre un sistema di fatture per operazioni inesistenti utilizzato per creare disponibilità di denaro contante, parte del quale sarebbe poi confluito anche nelle mazzette. Secondo gli inquirenti sarebbe stato usato per una tratta calcestruzzo di scarsa qualità, circostanza di straordinaria gravità. Le indagini hanno riguardato anche la gestione dei materiali di scavo: sarebbero stati smaltiti come rifiuti non pericolosi materiali nei quali erano presenti tracce di amianto. Un altro filone dell’inchiesta sui lavori della Tav Napoli-Bar ha riguardato lo sfruttamento dei lavoratori, in particolare extracomunitari, costretti a turni di lavoro che duravano anche 20 ore. Contestate anche retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e violazioni delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza. Sarebbero inoltre emerse irregolarità nei permessi di soggiorno e nella documentazione relativa alla formazione sulla sicurezza.
Primarie: Taruffi blinda Schlein ma cresce il pressing degli alleati
Stretta tra i riformisti, che in vista dell’assemblea hanno intensificato il pressing sulla segretaria, e gli alleati del centrosinistra, che chiedono di convocare il tavolo del programma, Elly Schlein chiama il “signor Wolf“, quello che risolve i problemi. Nel Pd oggi si tratta di Igor Taruffi che non avrà la faccia losca di Harvey Keitel in Pulp Fiction, ma che di mine alla segretaria ne ha disinnescate non poche.

L’attendismo di Gori e il nodo delle regole
Questa volta interviene per dire che per le primarie il Partito Democratico ha un solo nome, ed è quello di Schlein. Lo dice lo statuto del partito, all’articolo 5 comma 1. Ma lo stesso articolo, al comma 3, prevede che sia l’Assemblea a fissare le regole per altre, eventuali candidature alternative a quella del leader. E qui si parla dei riformisti. Se dall’incontro di Prato non è arrivata la consacrazione di Giorgio Gori come ‘cavallo’ della minoranza dem è solo perché il centrosinistra non si è ancora accordato sulle regole delle primarie di coalizione. Anzi, al momento non ci ha nemmeno provato. Lui, europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, rimpalla i giornalisti, svicola, attende. Ma non dice mai di no. Nel frattempo, tra le fila riformiste c’è chi avverte: «Non si sognassero di fissare un numero di firme per la candidatura esorbitante al solo scopo di far fuori Giorgio». Il signor Wolf frena e ricorda: «Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione. La segretaria ha la grandissima maggioranza all’interno del partito, non vedo elementi diversi».

I punti cardine di Schlein (ma non c’è l’Ucraina)
Alla finestra restano gli alleati del campo progressista. A cominciare da Giuseppe Conte. Il tavolo del programma può partire anche subito ripetono, consapevoli però che i nodi sono tutti sul tavolo, specie sull’Ucraina. I riformisti sulle armi a Kyiv hanno tracciato una linea rossa oltre la quale non si va: «Il tema non è in discussione», ribadiva Lorenzo Guerini a Prato. Schlein, fino a questo momento, non ha dato indicazioni temporali, ma da Ventotene ha citato alcuni punti cardinali – non l’Ucraina, non Gaza – dal salario minimo e la riduzione dell’orario a parità di retribuzione alla sanità da rilanciare con 5 miliardi di investimenti per abbattarere le liste, per assumere nuovi medici e per le case di comunità.

Taruffi, anche in questo caso, è categorico: «Noi lavoriamo al programma dai primi mesi dell’anno, quando abbiamo messo in campo una campagna di ascolto per il Paese. Siamo pronti da aprile» 2025. «È arrivato il momento di sedersi tutti insieme, mettere alcuni punti che sono quelli su cui abbiamo lavorato in questi anni, compreso il tema della politica estera», dice. «Per quanto importante sia il conflitto russo-ucraino, non si riassume tutto nel conflitto russo-ucraino». Ah, no?
LEGGI ANCHE: Schlein e la trappola del «testardamente unitari»
Televisione: Daredevil: Born Again si concluderà con la terza stagione
Marvel riunisce i Defenders, ma non sembrano esserci nuove avventure per loro all'orizzonte
Le avventure del Diavolo di Hell's Kitchen stanno (di nuovo) per concludersi. La terza stagione di Daredevil: Born Again – finita di girare un paio di mesi fa e in arrivo su Disney+ a marzo 2027 – sarà infatti l'ultima, come riportato da The Hollywood Reporter. La decisione arriva a breve distanza dalla scelta di Marvel di non rinnovare il contratto allo showrunner, Dario Scardapane, che ha quindi smesso di lavorare al progetto nel bel mezzo della fase di post-produzione dell'ultima stagione della serie. Con una seconda stagione che ha permesso a tutti i supereroi... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Televisione - 29 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Televisione: Daredevil: Born Again si concluderà con la terza stagione
Marvel riunisce i Defenders, ma non sembrano esserci nuove avventure per loro all'orizzonte
Le avventure del Diavolo di Hell's Kitchen stanno (di nuovo) per concludersi. La terza stagione di Daredevil: Born Again – finita di girare un paio di mesi fa e in arrivo su Disney+ a marzo 2027 – sarà infatti l'ultima, come riportato da The Hollywood Reporter. La decisione arriva a breve distanza dalla scelta di Marvel di non rinnovare il contratto allo showrunner, Dario Scardapane, che ha quindi smesso di lavorare al progetto nel bel mezzo della fase di post-produzione dell'ultima stagione della serie. Con una seconda stagione che ha permesso a tutti i supereroi... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Televisione - 29 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Reggio Calabria, le conseguenze della vittoria di Roscioli su Forza Italia e sul centrodestra
È una vittoria di Marina Berlusconi e di Roberto Occhiuto, che hanno voluto fortemente la sua candidatura. Parliamo di Fabio Roscioli – tesoriere di Forza Italia, avvocato di Fininvest e quindi molto vicino alla famiglia Berlusconi ma anche al governatore calabrese – che lunedì si è imposto alle elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria con oltre il 52 per cento, diventando deputato al posto di Francesco “Ciccio” Cannizzaro, che aveva lasciato Montecitorio a seguito della sua elezione a sindaco di Reggio Calabria.

Meloni tira un sospiro di sollievo
In parte è pure una vittoria per Giorgia Meloni, che dopo tante parole e sondaggi, ha visto circoscritto il successo di Roberto Vannacci. Anche se il candidato dell’ex generale, l’ex forzista Domenico Giannetta, non è andato affatto male, toccando la soglia del 10 per cento. Il grande timore del centrodestra era che Futuro Nazionale facesse il botto tanto da provocare la sconfitta di Roscioli in favore del candidato del campo largo, Frank Benedetto, che partiva in netto svantaggio e poi arrivato a oltre il 36 per cento. Un grande risultato di Vannacci poteva davvero compromettere la vittoria del candidato berlusconiano. A fare da quarto incomodo c’era poi Francesco Toscano (1,37 per cento) di Democrazia sovrana e popolare, fresco di rottura con Marco Rizzo.

Per la prima volta la maggioranza ha dovuto vedersela con un competitor di destra
Sono le prime elezioni in cui la maggioranza di governo ha dovuto vedersela con un competitor alla sua destra. Non solo. Roscioli da queste parti era un perfetto sconosciuto: si è trattata di una candidatura calata dall’altro per volere della famiglia, si è più volte fatto notare, con l’obiettivo di avere più occhi e orecchie possibili tra i parlamentari. Roscioli ha però beneficiato del sostegno sia di Occhiuto sia del sindaco Cannizzaro, che nelle ore di chiusura della campagna è stato protagonista di un acceso scontro verbale con l’ex generale a colpi di «curnutu sarai tu e chi non te lo dice!».

Anche Lotito presente ai festeggiamenti
Il primo dato però significativo è l’affluenza, bassissima (una tendenza comune a tutte le Suppletive): ha votato solo il 22,34 per cento degli aventi diritto (702 mila persone), mentre alle Politiche 2022 votò il 49,40 per cento, anche se in una sola giornata. Con la chiusura dei seggi alle 15 e senza exit poll, si è rimasti col fiato sospeso fino a oltre le 16, anche se fonti dal centrodestra davano già dal primo pomeriggio per certa la vittoria di Roscioli. E a ufficializzarla è stato proprio Occhiuto con un post su X alle 16.20, con tanto di bottiglia stappata: «Vittoria!», ha esultato il governatore. In un video postato poco dopo si vedono gioire lo stesso Occhiuto, l’infaticabile Cannizzaro, Roscioli, Stefania Craxi e pure Claudio Lotito, senatore forzista nonché patron della Lazio e della Reggina che milita in serie D. In molti si sono chiesti che ci facesse in prima fila, e i più maliziosi sostengono che sia stato un modo per garantirsi una rielezione, magari proprio in Calabria. Occhiuto poi ha rincarato la dose: «Vannacci voleva la sua Sassonia? A Reggio Calabria ha preso sassate…».
Vittoria! pic.twitter.com/gBi69I0KTs
— Roberto Occhiuto (@robertoocchiuto) September 28, 2026
La soddisfazione di Ronzulli… e di Tajani
La prima a esultare sulle agenzie è un’altra esponente della cosiddetta minoranza anti-Tajani, Licia Ronzulli, che proprio nei giorni scorsi aveva avvisato che al partito «serve una svolta». «La vittoria di Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria è motivo di grande orgoglio e soddisfazione. È un successo di Fabio ma è anche il frutto del lavoro importante del presidente Occhiuto e del sindaco Cannizzaro», ha sottolineato la senatrice azzurra. «Grande affermazione di Roscioli. Non c’è stato alcun effetto Vannacci e i consensi avuti da Giannetta sono per lo più suoi…», le ha fatto eco la capogruppo al Senato, Stefania Craxi.

Dopo le 17, a vittoria ultra-acquisita, arrivano anche le parole di Tajani. «È la conferma della forza del nostro partito sul territorio, del suo radicamento tra la gente e della capacità di attrarre cittadini e categorie su idee serie, condivise e popolari. Ci confermiamo, anche in queste elezioni, un pilastro di quel centrodestra», ha commentato il vicepremier azzurro (insidiato però da Occhiuto nella corsa alla leadership azzurra). Seguito poi da Giorgia Meloni. «Il centrodestra si conferma unito anche nelle Suppletive di Reggio Calabria, imponendosi sul campo larghissimo delle opposizioni. Un voto che premia ancora una volta una coalizione compatta, radicata e capace di parlare ai territori», le parole della premier.

Marina B ora vorrà dire la sua sulle liste elettorali
La netta vittoria di Roscioli porterà a due conseguenze, in FI e nel governo. Il successo del tesoriere, infatti, rafforzerà la linea di rinnovamento chiesta da Marina, visto che Roscioli è un suo fedelissimo. Naturalmente anche Antonio Tajani ci metterà il cappello, sta di fatto che il nuovo deputato è una pura emanazione della famiglia e il ministro degli Esteri, nelle sue prossime mosse, dovrà farci i conti. Anche perché il vicepremier negli ultimi giorni è stato messo sotto accusa su più fronti: il calo nazionale nei sondaggi, ma pure alcune sue gaffe, come quella sulle donne con le gonne corte o lunghe, tanto da ricevere un “cazziatone” dalla primogenita del Cavaliere, che lo avrebbe indotto a scusarsi. Ma anche il ritardo nel bonifico della famiglia al partito di cui è avuta notizia negli ultimi giorni ha contribuito ad accentuare un clima poco sereno intorno al leader. E la vittoria di Roscioli verrà fatta pesare soprattutto in fase di compilazione delle liste elettorali, dove la famiglia vorrà contare per due terzi e avere l’ultima parola sui sui capilista.

I futuri equilibri del centrodestra in vista delle Politiche
Ma anche per Meloni la giornata non è nera. Intendiamoci: il 10 per cento di Giannetta è tanta roba. Ma il fatto che il partito di Vannacci non sia risultato decisivo sul risultato finale consente alla premier di ragionare più a mente fredda sia sull’atteggiamento da tenere nei confronti di Futuro Nazionale, sia anche sulla data del voto. La premier non ha ancora deciso se imbarcare o meno l’ex generale nell’alleanza: dipendesse da lei lo lascerebbe fuori, ma con un Fn a oltre 10 per cento, Meloni sarebbe quasi obbligata ad aprire una trattativa. Sempre che l’obiettivo sia quello di vincere subito e non di mirare a un pareggione per poi tornare più agguerrita di prima dopo un governo di larghe intese o tecnico che dir si voglia. Una domanda resta: ma se invece dello Stabilicum si fossero lasciati più collegi uninominali, non sarebbe stato meglio per tutti (tranne che per Vannacci)?

Delitto di Garlasco, chiuse le indagini: Sempio verso il processo per omicidio aggravato
La Procura di Pavia ha chiuso le nuove indagini a carico di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007. L’avviso di conclusione dell’inchiesta, visto quanto emerso, prelude alla richiesta di processo per omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima. La Procura dovrà lasciare il tempo alla difesa di poter ribattere con i suoi accertamenti: serviranno almeno altri 20 giorni.
L’impronta 33 è compatibile con le misure del suo piede
Dopo aver disposto accertamenti integrativi a fine maggio (dopo una prima chiusura e le consulenze difensive), i pm hanno depositato nuovi atti, tra cui consulenze, come quella sulla nota impronta della scarpa e un’altra sul Dna. Come ha spiegato il procuratore Fabio Napoleone, i consulenti tecnici della Procura di Pavia «hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa modello Frau taglia 42 che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio». Le osservazioni formulate dalla difesa non hanno dunque introdotto elementi nuovi tali da modificare le conclusioni già espresse nelle precedenti valutazioni tecniche sull’impronta numero 33. Secondo quanto sostiene la Procura di Pavia, Sempio avrebbe ucciso Poggi «per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».
La pesante accusa della Procura di Pavia al Ris di Parma
La nuova inchiesta si è chiusa con una pesante accusa relativa alle prime indagini del 2007: secondo la Procura di Pavia, il Ris di Parma eseguì due test di controllo sul materiale prelevato dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi, condannato a 16 anni in via definitiva e ormai in semilibertà. Entrambi i test, si legge, diedero esito negativo riguardo alla presenza di sangue di Poggi: i risultati però non finirono nel fascicolo e non furono nemmeno comunicati ai magistrati, che pochi giorni dopo disposero il fermo dell’allora fidanzato della vittima. Stasi starebbe pensando di chiedere la revisione del processo.
Strage di Ustica, la Francia collaborerà con la Procura di Roma
La Procura di Roma va verso il ritiro della richiesta di archiviazione del procedimento sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, costata la vita nel 1980 alle 81 persone a bordo del DC9 Itavia che, partito da Bologna e diretto a Palermo, precipitò invece nel mar Tirreno. L’ambasciata francese ha infatti inviato nei giorni scorsi una nota alla Farnesina in cui annuncia la disponibilità del trasferimento all’Italia di tutta la documentazione relativa alla strage Ustica in possesso del Ministero della Difesa transalpino, come era stato richiesto dal Governo Meloni che si era formalmente opposto alla richiesta di archiviazione presentata originariamente dai pubblici ministeri, unendosi alla storica battaglia dell’Associazione Parenti delle Vittime.
Dopo 46 anni e numerose rogatorie la Francia si è decisa a collaborare
Nel corso dei decenni, la magistratura italiana ha inviato numerose rogatorie internazionali a diverse nazioni (tra cui appunto la Francia) per ottenere i tracciati radar e i registri di volo di quella notte. Finora, i tentativi di ottenere piena collaborazione si erano scontrati con forti reticenze. Dopo 46 anni, però la Francia si è finalmente decisa a collaborare. Il Ministero degli Esteri, tramite Presidenza del Consiglio, ha trasmesso l’incartamento a quello della Giustizia che, a sua volta, l’ha inviato alla Procura di Roma. Le autorità di Parigi si sono dette inoltre disponibili ad assecondare ulteriori richieste che arrivassero dall’Italia sul caso. La nuova inchiesta sulla strage di Ustica è stata avviata nel 2008, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del DC9.
Stefania Nobile e Wanna Marchi premiate in Campidoglio, è polemica
È polemica per la premiazione in Campidoglio di Stefania Nubile e della madre Wanna Marchi, insignite del Premio internazionale della cultura per i rispettivi libri Vendere… cara la pelle e La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. La manifestazione, ideata dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri insieme al presidente Silvestro Mucillo, è giunta alla seconda edizione e ha coinvolto personalità della letteratura, dell’arte e dello spettacolo oltre che istituzioni. Si è trattato, dunque, di un’iniziativa privata non riconducibile a Roma Capitale o al Campidoglio. Ma la premiazione delle regine delle televendite ha comunque suscitato non poca indignazione sui social. A destare clamore è la convivenza, nella stessa frase, dei loro nomi e dell’espressione “premio della cultura” oltre che di una location istituzionale come il Campidoglio.
Le polemiche sui social
«Deve essere per forza una bufala. Mi rifiuto di credere a una cialtronata del genere», ha scritto un utente su X. «Ecco il livello che abbiamo raggiunto in fatto di cultura in Italia. Complimenti soprattutto alle istituzioni che l’hanno accolta», ha fatto eco un altro. Pronta la replica di Nubile: «Fattene una ragione».
De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
La prima mossa è stata fatta. Giuseppe De Bellis ha ufficializzato la scelta di mollare il suo ruolo di Executive vice president Sport, News
and Entertainment di Sky Italia. L’addio si concretizzerà il 4 dicembre. Per andare dove? I comunicati parlano genericamente di «una nuova sfida professionale» da intraprendere, ma la meta è già stata spifferata da Lettera43 da giorni: ad attenderlo c’è la direzione del Sole 24 Ore.
Il trasferimento, che nel mondo dell’editoria italiana sta facendo discutere, è stato commentato così da Andrea Duilio, amministratore delegato di Sky Italia: «Ringrazio Giuseppe per il grande contributo che ha dato in questi anni alla crescita di Sky Tg24 e, nell’ultimo anno, alla gestione integrata dei nostri contenuti e delle nostre produzioni, valorizzando la ricchezza e la qualità dell’offerta Sky. Impegno che proseguirà grazie allo straordinario team di professionisti che sono certo gestirà al meglio non soltanto questa fase di transizione, ma soprattutto le sfide future che ci attendono, potendo naturalmente contare sul mio supporto. A Giuseppe auguro il meglio per la nuova sfida professionale che ha scelto di intraprendere».

Il segreto di Pulcinella, appunto, è l’approdo al quotidiano economico-finanziario “salmonato”, edito da Confindustria, dove subentra a Fabio Tamburini, che era al timone dal 2018. Per l’annuncio della nomina si attende probabilmente il consiglio di amministrazione del 30 settembre. De Bellis aveva appena presentato, il 3 settembre, la nuova stagione delle coppe europee e dei palinsesti sportivi di Sky Sport per il 2026/2027, nella stupenda cornice di Villa Necchi Campiglio, a Milano. Ma la sua testa, evidentemente, era già proiettata altrove…

Da Intesa Sanpaolo e Bei 300 milioni per sostenere housing sociale e residenze universitarie
La Bei (Banca europea per gli investimenti) e Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione IMI Corporate & Investment banking, hanno sottoscritto un accordo da 300 milioni di euro finalizzato a sostenere la realizzazione di nuovi studentati e alloggi a prezzo calmierato in Italia. L’iniziativa consentirà di finanziare programmi di investimento promossi da operatori pubblici e privati per la realizzazione di alloggi a canoni sostenibili e di strutture dedicate agli studenti, contribuendo a rispondere a una crescente domanda abitativa in particolare nelle aree caratterizzate da una maggiore pressione demografica e universitaria.
L’impegno per soluzioni abitative sostenibili e di qualità
L’operazione si inserisce nella strategia del Gruppo Bei volta a sostenere investimenti con un elevato impatto sociale e a favorire l’accesso a soluzioni abitative sostenibili e di qualità. Negli ultimi cinque anni, ha destinato oltre 18 miliardi di euro al social e affordable housing in Europa, contribuendo alla costruzione di oltre 84 mila nuove abitazioni e alla riqualificazione di 580 mila alloggi. Per Intesa Sanpaolo l’accordo testimonia l’impegno del Gruppo nel supportare iniziative capaci di generare valore economico e sociale per il Paese. Il Piano d’Impresa 2026-2029 conferma questo impegno, con l’obiettivo di rafforzare l’inclusività finanziaria tramite il social lending, attraverso il credito al terzo settore, il finanziamento di affordable housing e infrastrutture essenziali e il credito alle persone vulnerabili.
I dettagli dell’accordo
Il finanziamento della Bei potrà coprire fino al 50 per cento del costo complessivo dei singoli progetti eleggibili, mentre la restante quota sarà assicurata attraverso ulteriori fonti di finanziamento e mezzi propri dei soggetti promotori. Grazie all’accordo potranno essere attivati investimenti complessivi per circa 600 milioni di euro. Intesa Sanpaolo agirà come intermediario finanziario, mettendo a disposizione le risorse della Bei attraverso specifiche operazioni di finanziamento rivolte a progetti che rispettino i criteri previsti dalla normativa europea e dalla stessa Banca europea per gli investimenti.
Elezioni suppletive a Reggio Calabria: il centrodestra stravince con Riscioli
Le elezioni suppletive a Reggio Calabria, che si sono rese necessarie per assegnare il seggio alla Camera rimasto vacante dopo l’elezione di Francesco Cannizzaro – deputato azzurro dal 2022 – a sindaco della città, hanno visto la vittoria con ampio margine dall’esponente di Forza Italia Fabio Roscioli, avvocato di Fininvest candidato della coalizione di governo, che ha ottenuto circa il 57 per cento delle preferenze, staccando nettamente Frank Benedetto, primario di cardiologia espressione del campo largo (33 per cento).

Flop per Vannacci e il “suo” Giannetta
C’era grande curiosità per quanti voti sarebbe riuscito a raccogliere l’ex forzista Domenico Giannetta, primo vannacciano a correre per un seggio in Parlamento: l’esponente di Futuro Nazionale si è fermato attorno all’8 per cento. Il quarto candidato era Francesco Toscano di Democrazia Sovrana Popolare (1 per cento). Al voto erano chiamati gli elettori di 71 dei 97 Comuni dell’area metropolitana reggina, distribuiti in 487 sezioni elettorali, per un corpo elettorale complessivo di 345.788 elettori, di cui 58.729 residenti all’estero. L’affluenza finale è stata molto bassa: 22,34 per cento, in linea con quello delle altre elezioni suppletive di tutta Italia.
Allarme terrorismo alla base Raf di Fairford: cosa sappiamo
Sono tutti cittadini britannici i cinque uomini arrestati in relazione all’allarme esplosivi scattato alle prime ore del 27 settembre nei pressi della base Raf di Fairford, nel Regno Unito, condivisa da decenni con le forze Usa e utilizzata di recente anche dai bombardieri statunitensi nella guerra contro l’Iran. Cosa sappiamo.
I cinque arrestati sono residenti a Londra
La polizia ha trovato esplosivi su tre furgoni diretti verso la base della Royal Air Force e arrestato cinque uomini tra i 23 e i 25 anni di età, tutti cittadini britannici e provenienti dall’area di Londra. Sono stati accusati inizialmente di violazione dell’Explosives Act dalla Gloucestershire Police e poi formalmente di pianificazione di un attacco terroristico dai vertici di Scotland Yard, subentrata a stretto giro nel coordinamento delle indagini.

A lanciare l’allarme è stata una contadina
Gli agenti hanno intercettato i tre furgoni dopo la segnalazione di una comune cittadina, una contadina che ha chiamato la polizia dopo aver notato «un folto gruppo di uomini incappucciati e mascherati» che si aggiravano vicino al margine del bosco. La polizia ha istituito un cordone di sicurezza di 400 metri attorno alla base aerea e evacuato i residenti di circa 85 abitazioni di Whelford, nel cuore delle Cotswolds.
La base Raf, condivisa con gli Usa
La base aerea, che si trova nella contea inglese del Gloucestershire a circa 160 chilometri a ovest di Londra, appartiene alla Raf. Ma da decenni viene condivisa con l’esercito Usa. Il suo utilizzo più rilevante è stato quello di base aerea per i B-52 dell’Aeronautica militare statunitense durante la prima guerra del Golfo del 1991, per i bombardamenti Nato sulla Jugoslavia del 1999, per la guerra in Iraq del 2003 e, negli ultimi mesi, per il decollo dei bombardieri americani diretti in Iran. La base di Fairford è stata teatro in passato di proteste organizzate da attivisti pacifisti.

L’Iran nega ogni coinvolgimento
Gli arresti avvengono in un clima di crescente tensione riguardo alla minaccia per l’Europa rappresentata da Stati ostili come Russia e Iran. Teheran, che aveva dichiarato di considerare qualsiasi base utilizzata per attaccare il proprio territorio come un obiettivo legittimo, ha respinto ogni accusa. L’ambasciata iraniana a Londra ha parlato di «speculazioni infondate e malevole», diffuse peraltro dopo «atti criminali di aggressione commessi dagli Stati Uniti e dal regime israeliano», che servono «soltanto ad alimentare la propaganda iranofoba nel Regno Unito».
I would like to thank all those emergency and specialist teams who have acted so swiftly regarding the incident in Gloucestershire.
— Wes Streeting (@wesstreeting) September 27, 2026
We can be reassured that this is being dealt with, and it is exactly why our emergency response teams and Armed Forces are on standby 24/7. https://t.co/gVQvYhg1qS
Cosa ha detto Trump sull’operazione
Nonostante tutto sia partito da una chiamata notturna di una comune cittadina, Donald Trump ha dichiarato che gli arresti sono stati possibili grazie alla collaborazione tra Stati Uniti e Regno Unito e che gli arrestati erano «sotto osservazione da tempo». Il ministro della Difesa britannico Wes Streeting ha definito «motivo di orgoglio» il riconoscimento espresso da Trump nei confronti del lavoro svolto dalla polizia e dai servizi di intelligence britannici.
SAE affida a Valerio Berruti la nuova sezione motori de La Stampa
Dal 3 ottobre, ogni sabato, su La Stampa troverà spazio una sezione dedicata al mondo dell’automotive e della mobilità, con una parte online aggiornata quotidianamente. A guidare la redazione motori della testata torinese sarà Valerio Berruti, che dal 2010 era responsabile Motori del quotidiano e del sito de la Repubblica. Il progetto nasce sotto la nuova proprietà del Gruppo SAE, che ha scelto di riportare al centro dell’offerta editoriale un settore profondamente legato alla storia industriale di Torino.
Chi è Valerio Berruti
Berruti sempre per Repubblica ha ricoperto anche il ruolo di caporedattore dello Sport, caporedattore della Cronaca di Roma e caposervizio di Trovaroma. Tra le voci più autorevoli dell’automotive italiano, nel 2009 Berruti ha inoltre ideato e curato l’Enciclopedia dell’Automobile, opera in 10 volumi edita dal gruppo Espresso.
Forza Italia e i sospetti calabresi: le pillole del giorno
Sospetti e malignità sulle Suppletive in Calabria. Intervenendo qualche giorno fa a Radio Napoli Centrale, Francesca Pascale, ex fidanzata di Silvio Berlusconi, oltre a criticare duramente la gestione Tajani arrivando a definire quello tra il leader e Forza Italia un «rapporto tossico», aveva buttato lì, sul finale del collegamento, una suggestione in odore di complotto: come mai il capogruppo azzurro in Regione Domenico Giannetta, tra l’altro «uomo di fiducia di Paolo Barelli», ha tradito il partito candidandosi con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci? Pascale ha lasciato intendere che lo strappo non sarebbe dispiaciuto troppo agli attuali vertici forzisti perché in funzione anti-Occhiuto. Del resto il presidente della Regione Calabria è dato, a fasi alterne, come possibile alternativa a Tajani alla guida di FI.
A fine mese tra l’altro uscirà il suo libro Il coraggio di governare, in cui stando alle anticipazioni, Occhiuto tornerà a insistere sulla rivoluzione liberale cara agli eredi di B. Certo sfidare il ministro degli Esteri non sarà una passeggiata anche perché Tajani si sta blindando con i congressi locali sostenendo i suoi fedelissimi (l’ultimo in Campania ha visto la nomina per acclamazione di Fulvio Martusciello). Il braccio di ferro è appena cominciato e il voto a Reggio Calabria è l’ultimo fronte: l’avvocato di Fininvest e tesoriere azzurro Fabio Roscioli, imposto dicono i critici da Marina Berlusconi e sostenuto da Occhiuto e dal sindaco Francesco Cannizzaro riuscirà a vincere senza i voti di Giannetta?
Gualtieri alla presentazione di Renzi
Lunedì sera all’Auditorium Parco della Musica andrà in scena la presentazione del nuovo libro di Matteo Renzi, Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni. Sul palco con il leader di Iv, oltre alla moderatrice Bianca Berlinguer, ci sarà pure Roberto Gualtieri. Si tratterà di una ghiotta anticipazione della prossima Leopolda fiorentina, in programma dal 2 al 4 ottobre, con l’ex presidente del Consiglio che come titolo ha Itaca.

IP IP Urrà!
Dopo Eni, per la gioia di Giorgia Meloni anche Ip, controllata da Socar, ha deciso (con alcuni distinguo) di mettere un tetto al prezzo dei carburanti. Per Palazzo Chigi, però, ancora non basta. Resta infatti da capire se anche Q8, Tamoil ed Esso aderiranno all’iniziativa di contenimento. Tutti soddisfatti? Nemmeno per idea. Lo sconto ha fatto imbufalire le cosiddette pompe bianche, i piccoli marchi indipendenti, e le relative associazioni di categoria come la Figisc che fa capo a Confcommercio. Tanto che già si parla di concorrenza sleale e di possibile ricorso all’Antitrust. Solo le big, infatti, possono permettersi di tagliare il prezzo. Le altre va da sé saranno penalizzate. Sulle barricate poi ci sono pure tassisti e camionisti. I primi chiedono al governo un intervento sul costo extra sostenuto dagli negli ultimi mesi. I secondi fanno notare che il price cap di Eni riguarda soltanto la distribuzione retail, e non l’ingrosso dove si riforniscono anche gli autotrasportatori che continuano a pagare il carburante a prezzo pieno.
Il caso della società russa di estrazione dati usata dalle polizie dell’Ue
Un’azienda statunitense specializzata in software in grado di estrarre e analizzare informazioni da smartphone e computer, accusata di essere gestita segretamente dalla Russia, ha partecipato ad almeno due progetti finanziati dall’Unione europea, volti a migliorare le modalità di raccolta, elaborazione e condivisione delle prove digitali nell’ambito delle indagini penali. Lo riporta Politico. La società in questione è Oxygen Forensics, con sede ufficiale in Virginia, ma accusata appunto dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di avere proprietà russa.
I due progetti Ue che hanno coinvolto Oxygen Forensics
Il primo progetto che ha visto coinvolta Oxygen Forensics è stato EVIDENCE (European Informatics Data Exchange Framework for Courts and Evidence), che tra il 2014 e il 2016 ha ricevuto oltre 1,9 milioni di euro di finanziamenti Ue, volto a migliorare la gestione e lo scambio di prove digitali in ambito penale. L’azienda finita nel mirino del Dipartimento di Giustizia Usa ha in questo caso lavorato a stretto contatto con Europol (l’agenzia di polizia dell’Ue), Eurojust (l’agenzia per la cooperazione giudiziaria) e Olaf (l’unità di informatica forense dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode). Il secondo progetto, INSPECTr – sostenuto nell’ambito di Horizon 2020, il programma UE di finanziamento per la ricerca e l’innovazione – è stato invece concepito per aiutare le forze di polizia europee a riunire e analizzare prove digitali raccolte mediante strumenti diversi. Il progetto ha portato alla creazione di un software capace di elaborare le prove estratte con le soluzioni di Oxygen Forensics, rendendone più agevole l’accesso e l’analisi da parte di investigatori che utilizzavano altri sistemi. Entrambi i progetti erano stati avviati ben prima dell’invasione dell’Ucraina e delle conseguenti sanzioni europee, ma INSEPCTr ha continuato a operare fino al 2023. E Oxygen Forensics figura ancora sui siti web di entrambi i progetti. E sul suo – sequestrato dalle autorità americane – la società indicava tra i propri clienti anche la Commissione europea. L’esecutivo Ue, da parte sua, ha precisato che l’azienda non faceva parte dei consorzi dei due progetti e che, quindi, non ha ricevuto finanziamenti.

I prodotti di Oxygen Forensics sono stati usati pure in Italia
Non finisce qui: come indicato negli avvisi pubblicati nella banca dati degli appalti dell’Ue, a seguito del coinvolgimento nei due progetti sostenuti a livello comunitario, i prodotti di Oxygen Forensics sono stati certificati e acquistati da diverse forze di polizia nazionali in tutta Europa, tra cui quelle di Germania, Spagna, Polonia e Italia. Nel nostro Paese, in particolare, Politico cita un documento tecnico della Procura di Sassari dello scorso aprile, che elenca Oxygen Forensics tra i sistemi utilizzabili dalla polizia giudiziaria per estrarre e analizzare dati da dispositivi mobili.
Arrestati il gestore russo e il prestanome statunitense
Secondo quanto emerso, a capo di Oxygen Forensics ci sarebbe stato il cittadino russo Oleg Sergeyevich Davydov, sebbene l’azienda venisse presentata come guidata da Lee Reiber, 55enne originario di Boise, nell’Idaho. Quest’ultimo è stato arrestato negli Stati Uniti, mentre Davydov – secondo quanto riferito dal Dipartimento di Giustizia Usa – è stato fermato all’aeroporto londinese di Heathrow, mentre si accingeva a imbarcarsi su un volo per Istanbul. Dalle indagini è inoltre venuto fuori che i proprietari russi di Oxygen controllano Mko Systems, società che ha venduto la stessa tecnologia di estrazione dati all’Fsb (il servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa) e al ministero dell’Interno di Mosca. Il Dipartimento di Giustizia Usa non sostiene che i software di Oxygen contenesse codici dannosi, né che la società abbia avuto accesso non autorizzato ai sistemi o ai dati dei clienti.
La perizia sulla morte di David Rossi: «Aggredito da più persone, ha provato a difendersi»
Dalla perizia disposta dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, è emerso che l’ex capo della comunicazione di Mps, deceduto nel 2013 a Siena dopo essere precipitato da un palazzo della banca, sarebbe stato aggredito in maniera violenta e veloce nel suo ufficio da più persone, almeno due e corpulente. Prima di cadere dalla finestra era cosciente, quindi ha molto probabilmente cercato di difendersi. Una volta finito fuori dalla finestra, avrebbe tentato di aggrapparsi al bordo ed era tenuto dagli aggressori forse in un tentativo di intimidazione, ma poi la presa è mancata e Rossi è precipitato. Le valutazioni sono state fatte nell’ambito delle simulazioni della vicenda a Roma, con l’ausilio dei Ris.
Le simulazioni della morte di David Rossi
All’università del Foro Italico è stata infatti ricostruita la scena degli attimi che hanno preceduto la morte di Rossi. In particolare, è stata creata una finestra delle stesse dimensioni di quella della sede di Monte dei Paschi di Siena in Rocca Salimbeni e un atleta dei carabinieri, della stessa corporatura di David Rossi, si è prestato per simulare i movimenti di reazione della vittima. Sono state create tutte le ipotetiche simulazioni attraverso la dinamica della traumatologia forense. La caduta di Rossi è stata quindi ricostruita con un solo aggressore, con due o con tre, sia in condizioni di coscienza che di incoscienza della vittima.
Svezia, la leader dei socialdemocratici non è riuscita a formare un governo
La leader dei socialdemocratici svedesi, Magdalena Andersson, ha reso noto in conferenza stampa di non essere riuscita a formare un governo. La coalizione da lei guidata, formata da quattro partiti di centrosinistra, ha vinto le recenti elezioni in Svezia del 13 settembre per appena 50 mila voti, scarto che ha garantito una risicata maggioranza di appena tre seggi. Questo significa che il presidente del Parlamento affiderà l’incarico di formare un governo a un altro leader di partito, che potrebbe essere il premier conservatore uscente Ulf Kristersson, senza alcuna garanzia di successo.

La coalizione di centrosinistra ha 176 seggi, quella di centrodestra 173
La coalizione di centrosinistra composta dai Socialdemocratici, che nonostante un calo dei consensi sono da oltre un secolo il primo partito svedese, dai Verdi e dai partiti Sinistra e Centro, aveva ottenuto complessivamente il 49,6 per cento dei voti e 176 seggi, contro il 48,8 per cento e i 173 seggi conquistati dai quattro partiti di destra. Andersson, che è già stata prima ministra della Svezia tra il 2021 e il 2022, ha cercato il sostegno degli altri tre formazioni della coalizione vincitrice per formare il governo, ma hanno pesato le divergenze di pensiero (specie tra il Partito di Centro e il Partito della Sinistra) su alcuni temi caldi: immigrazione, sanità pubblica e – soprattutto – politiche economiche. Ora tocca al centrodestra.

Armani pronto ad avviare incontri con tre big per la cessione del 15 per cento
Armani si sta preparando a incontrare nelle prossime settimane LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica per discutere una possibile vendita di una quota di minoranza del 15 per cento. Lo ha scritto il Financial times, spiegando che tra le opzioni discusse informalmente c’è quella di una suddivisione della quota tra i tre gruppi. Giorgio Armani, scomparso a settembre 2025, aveva stabilito nel suo testamento che una prima vendita del 15 per cento dell’azienda dovesse avvenire tra i 12 e i 18 mesi dopo la sua morte, seguita dalla cessione di una quota maggiore o dalla quotazione in Borsa. Aveva indicato il gruppo francese del lusso LVMH, il produttore di cosmetici L’Oréal e il gruppo dell’occhialeria EssilorLuxottica come acquirenti privilegiati. Secondo Reuters, EssilorLuxottica sarebbe interessata soltanto a una partecipazione limitata e potrebbe valutare un’operazione insieme ad altri investitori. L’Oréal, legata ad Armani da un accordo nel beauty fino al 2050, ha indicato che valuterà l’opportunità quando sarà formalmente avviato il processo. LVMH avrebbe invece esaminato la possibilità di un investimento autonomo.
Caro carburanti, scatta il price cap di Eni e IP
Eni ha introdotto un tetto massimo di prezzo sui carburanti commercializzati da Enilive, fissando la benzina verde a 1,99 euro al litro e il gasolio a 2,19 euro al litro. La misura parte oggi, lunedì 28 settembre 2026, e durerà 30 giorni, con una possibile estensione fino alla fine dell’anno a seconda dell’andamento del mercato. Secondo l’associazione di tutela dei consumatori Adusbef, il tetto massimo ai prezzi fissato da Eni determinerà un risparmio medio da 9,35 euro su un pieno di gasolio e di 8,45 euro su uno di benzina.
IP invece applicherà il price gap in modo progressivo
Anche IP ha annunciato l’applicazione, ma in modo progressivo, di un price cap per benzina e gasolio. Socar, azienda energetica dell’Azerbaigian che a maggio ha finalizzato l’acquisizione di Italiana Petroli da Api Holding, non ha ancora comunicato un valore numerico del tetto: il prezzo dei carburanti verrà stabilito tenendo conto delle diverse esigenze della filiera e con l’obiettivo di garantire il sostegno ai partner e ai retisti. Ai circa 4 mila distributori Eni/Enilive si aggiungeranno i circa 4.500 punti vendita IP: l’effetto combinato delle due iniziative interesserà circa il 39 per cento delle circa 22 mila stazioni di servizio presenti lungo la Penisola.
Dopo Eni, anche IP ha scelto di limitare il prezzo dei carburanti su tutto il territorio nazionale. È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti. Desidero ringraziare per questo il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf. Il Governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d’acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) September 27, 2026
Meloni ringrazia: «Segnale importante di attenzione»
«Dopo Eni, anche IP ha scelto di limitare il prezzo dei carburanti su tutto il territorio nazionale. È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti», ha dichiarato Giorgia Meloni: «Desidero ringraziare per questo il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf».
Paolo Zangrillo lascia la segreteria piemontese di Forza Italia
Dopo nove anni alla guida di Forza Italia in Piemonte, il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo lascia la segreteria regionale. L’ha anticipato a Repubblica e lo farà ufficialmente al prossimo congresso regionale. Per la successione verrà proposto unitariamente il suo vice Roberto Rosso, senatore, il cui posto potrebbe essere ricoperto da Franco Graglia, coordinatore provinciale del partito e vicepresidente del Consiglio regionale.
«Dobbiamo cambiare, chi ha posizioni di leadership deve dare esempio»
«In una fase di grandi trasformazioni, tutti dobbiamo cambiare. Non basta parlarne e chi ha posizioni di leadership deve dare l’esempio», ha detto Zangrillo motivando la sua decisione. Quanto alla segreteria del partito, «la figura più adatta per la transizione è Antonio (Tajani ndr), che può piacere o no, ma ha esperienza anche internazionale. Dopodiché, è legittimo porsi il tema di nuove leadership». Alcuni forzisti hanno letto la sua scelta come una mossa per non attaccarsi al fortino piemontese e avere mani libere per altre sfide, per esempio le prossime politiche.







