Sanremo 2027, parte il Totonomi su Sisal.it

(Adnkronos) – Urban, pop o cantautorato? In attesa che Stefano De Martino faccia le sue scelte, gli esperti Sisal hanno pronosticato i papabili Big in gara e le loro chance di vittoria. 

Il totonomi di Sanremo 2027 mette già a confronto mondi musicali e generazioni: tra i possibili artisti attesi all’Ariston primeggiano i protagonisti della scena urban e del grande pop nazionale con in testa Geolier e Marco Mengoni, entrambi appaiati a 4,00 per un potenziale trionfo. Spazio poi alla quota cantautorale che potrebbe, come sempre rivelare, soprese. 

Dall’urban provengono infatti Mahmood, Lazza, Madame, Blanco, tutti in lizza per una partecipazione e offerti a 9,00 per il trofeo finale. Buone le chance anche per Angelina Mango, Salmo, Sayf (12,00) e per Samurai Jay che, reduce del successo radiofonico del 2026, è a quota 16,00 insieme a Sfera Ebbasta e Anna Pepe che per la prima volta potrebbero calcare il palco sanremese. Attenzione poi alla sorpresa Marracash, la cui partecipazione e possibile vittoria si gioca sulle stesse probabilità (16,00). Forte del successo del documentario a lui dedicato, il King del rap avrà voglia di mettersi in gioco? Se così fosse potrebbe rincontrare Elodie che per la quinta volta tenterebbe di conquistare la vetta. Un suo successo è dato a 20,00 come per Rocco Hunt ft Clementino e Ghali, che dopo il quarto posto del 2024 potrebbe tornare in gara per puntare al podio. Tra rap e contaminazioni urban si fanno strada anche Rkomi, Tedua (25,00); Coez, Fabri Fibra (33,00); Rose Villain, Venerus (66,00). Nomi meno papabili come vincenti, ma la cui partecipazione non è del tutto da escludere. 

D’altra parte, il pop invece potrebbe schierare i suoi big. Oltre a Mengoni, infatti il totonomi vede in lizza possibili candidati come Elisa, Tananai, Tiziano Ferro e Ultimo, tutti dati a 7,50 per il trionfo. Tra le ipotesi spiccano anche i nomi di Giorgia, Emma e Pinguini Tattici Nucleari, insieme a Cesare Cremonini, il cui esordio tra i concorrenti sarebbe una delle novità più attese: tutti sono quotati a 12,00 per la vittoria. A completare questo ipotetico mosaico pop, tra ritornelli da cantare in coro e interpreti dalle voci riconoscibili, ci sono The Kolors, Achille Lauro e Irama, offerti a 16,00, Sal Da Vinci e Negramaro appaiati a 20,00, Arisa a 25,00, e Max Pezzali e Loredana Bertè a 33,00. 

C’è poi un Festival che prende forma soprattutto nei desideri del pubblico: quello dei grandi nomi capaci di trasformare un’ipotetica partecipazione in un evento. Laura Pausini è quotata a 9,00 per un eventuale successo, Jovanotti a 20,00, Vasco Rossi e Ligabue a 25,00 ed Eros Ramazzotti a 33,00. Per tutti, fatta eccezione per il rocker di Correggio, sarebbe un ritorno in gara sul palco che li ha visti protagonisti agli inizi delle rispettive carriere, prima dei grandi tour e dei successi da stadio. Suggestioni che, pur restando tutte da confermare, delineano attraverso il totonomi un’edizione che potrebbe passare alla storia. 

Infine, tra melodia pop e sensibilità indie, anche il cantautorato potrebbe giocare le sue carte. La nuova scuola genovese trova due possibili interpreti in Olly e Alfa, le cui chance di vittoria sono rispettivamente offerte a 9,00 e a 25,00. A loro si affiancano Ermal Meta (20,00), Francesco Gabbani (33,00), Diodato e Simone Cristicchi entrambi a 66,00. Sul fronte più alternativo, tra ironia, sperimentazione e contaminazioni, il totonomi spazia invece da Tonypitony (16,00), a Lucio Corsi e Ditonellapiaga (20,00), fino a Colapesce Dimartino (50,00). Completano questo possibile laboratorio di suoni e linguaggi Emma Nolde, Tamango e Faccianuvola, tutti a 66,00, e Joan Thiele (75,00): nomi che, in caso di partecipazione, potrebbero raccontare il lato meno convenzionale del Festival. 

E poi ci sono i Jalisse, per i quali il primo traguardo sarebbe tornare in gara. Nel 2027 ricorreranno trent’anni da “Fiumi di parole”: un anniversario che rende ancora più suggestiva l’ipotesi di rivedere il duo tra i Big. In questo caso, gli esperti Sisal guardano proprio all’ingresso nel cast: la presenza dei Jalisse come concorrenti ufficiali è proposta a 30,00. 

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Sinner giocherà il Six Kings Slam, l’annuncio a sorpresa di Jannik

(Adnkronos) –
Jannik Sinner giocherà il Six Kings Slam. Oggi, lunedì 26 ottobre, il tennista azzurro, ancora alle prese con l’infortunio al ginocchio che lo tiene fuori dai campi dalla finale di Wimbledon vinta contro Alexander Zverev, ha annunciato, a sorpresa, la data del suo ritorno in campo, che avverrà a Riad per partecipare al ricchissimo torneo esibizione a cui arriva da bicampione in carica. 

 

Sinner ha ripostato in una storia pubblicata sul proprio profilo ufficiale Instagram un post che annunciava la sua presenza nel ricchissimo torneo esibizione in programma a Riad: “La star del tennis Jannik Sinner ritorna in campo per partecipare al torneo Six Kings Slam”, si legge sul post condiviso su Instagram. 

 

Il torneo, inizialmente previsto dal 21 al 24 ottobre, si disputerà dal 27 al 30 dicembre, con il rinvio che era legato alle preoccupazioni per la sicurezza e alle difficoltà organizzative emerse nella regione mediorientale. Sinner arriverà al torneo da bicampione in carica, avendo vinto le precedenti due edizioni, e proverà a difendere il titolo. 

Al momento comunque il tabellone annunciato non prevede l’azzurro, c’è da chiarire quindi al posto di chi entrerà Sinner, che dopo il suo precedente forfait era stato sostituito da Learner Tien. Nel caso in cui subentrasse all’americano giocherebbe nei quarti di finale contro Alex De Minaur, per poi scontrarsi con Novak Djokovic in semifinale. Nell’altro ramo del tabellone Alexander Zverev, destinato a sorpassare proprio Sinner in testa al ranking Atp, se la vedrà con Taylor Fritz e il vincente affronterà Carlos Alcaraz. 

 

La partecipazione di Sinner al Six Kings Slam cambia inevitabilmente il calendario di Jannik. Il tennista azzurro aveva previsto di rientrare direttamente nel 2027, partecipando a uno dei tornei preparatori agli Australian Open, primo Slam dell’anno in programma dall’11 al 31 gennaio. L’ipotesi era che Sinner potesse disputare il torneo di Brisbane, fissato dal 3 al 10 gennaio, ma la sua partecipazione all’esibizione di Riad mette tutto in dubbio. Possibile che Sinner preferisca giocare un’altra singola esibizione, proprio come avvenuto lo scorso anno con Alcaraz in Corea del Sud, per non sovraccaricare il ginocchio. 

 

Sinner è fermo dalla vittoriosa finale di Wimbledon dello scorso 12 luglio sul tedesco Alexandre Zverev. L’infortunio al ginocchio destro lo ha già costretto a rinunciare ai tornei sul cemento in Nord America di Montreal, Cincinnati e Us Open e alla trasferta asiatica a Pechino e Shanghai. In quest’ultima parte di stagione non sarà in campo ai tornei di Vienna e Parigi e alle Atp Finals di Torino. Sinner perderà anche la prima posizione del ranking mondiale a favore del tedesco Alexander Zverev. 

 

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Congresso Sin, la strategia dei neurologi: “Prevenire, personalizzare e condividere”

(Adnkronos) – Dalle nuove terapie per le malattie neurodegenerative ai biomarcatori, dall’intelligenza artificiale alla prevenzione, il 56° Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), in programma dal 24 al 27 ottobre, affronta le trasformazioni della neurologia e le opportunità per migliorare diagnosi, cura e qualità della vita. Per 4 giorni, alla Fortezza da Basso di Firenze, oltre 2.700 partecipanti tra neurologi, neuroscienziati e professionisti della salute si confrontano in sessioni plenarie, workshop e letture magistrali, fra 1.280 contributi tra comunicazioni orali e poster e 13 corsi di aggiornamento Ecm. Le malattie neurologiche sono oggi la principale causa di disabilità e la seconda causa di morte nel mondo, sottolinea la Sin. In Italia oltre 7 milioni di persone soffrono di emicrania, circa 12 milioni hanno disturbi del sonno e più di 2 milioni sono interessate da declino cognitivo o demenza. “La straordinaria partecipazione e la ricchezza dei contributi scientifici – afferma Mario Zappia, professore e presidente Sin – confermano il ruolo centrale del congresso Sin nel promuovere il progresso della neurologia e costruire una comunità scientifica sempre più unita, innovativa e orientata ai bisogni delle persone, guardando alle sfide del futuro con pragmatismo e innovazione, puntando al dialogo sempre più stretto con le Istituzioni, la comunità scientifica, i pazienti con patologie neurologiche e i loro caregiver”. 

Nell’ambito di un congresso scientifico nazionale, per la prima volta – informa la Sin in una nota – si svolgono gli Stati generali delle associazioni delle persone con malattie neurologiche. L’obiettivo è far dialogare conoscenze cliniche ed esperienza diretta della malattia, affinché le priorità dei pazienti contribuiscano a orientare le scelte sanitarie e la ricerca. Il percorso promosso dalla Sin punta a superare la frammentazione delle singole realtà associative e a costruire una piattaforma condivisa di richieste da sottoporre alle istituzioni. All’appuntamento è stato presentato anche il Manifesto unitario in 10 punti, per rafforzare la ‘Strategia italiana per la salute del cervello’. Il documento chiede di riconoscere le malattie neurologiche, comprese quelle rare, come una priorità strutturale di sanità pubblica. Le condizioni che coinvolgono il sistema nervoso centrale e periferico riguardano circa 1 italiano su 3. Tra le proposte figurano: un Piano nazionale per la salute del cervello, costruito con il coinvolgimento delle associazioni e delle società scientifiche; più informazione e alfabetizzazione neurologica; percorsi assistenziali omogenei e continuità tra ospedale e territorio; maggiore equità nell’accesso alle innovazioni; sostegno alla ricerca e un ruolo stabile per associazioni e caregiver nella programmazione dei servizi. “Gli Stati generali rappresentano un risultato di grande valore per la comunità neurologica – rimarca Zappia – Per la prima volta, associazioni impegnate su patologie diverse hanno condiviso bisogni e proposte, costruendo una voce unitaria. Ringrazio tutte le associazioni per l’impegno con cui hanno contribuito a questo percorso. Il Manifesto ci rende orgogliosi, ma è soprattutto il punto di partenza per un confronto autorevole con le istituzioni. Guardiamo con fiducia alla prossima fase, affinché le priorità condivise si traducano in politiche più eque, coordinate e vicine alle persone”. 

Mettere al centro le persone significa anche intervenire prima che la malattia si manifesti, promuovendo conoscenze e comportamenti capaci di proteggere la salute del cervello. È questa la prospettiva della campagna nazionale sulla salute del cervello promossa dalla Sin insieme alla Croce Rossa Italiana e alla Fondazione Aletheia: il progetto prevede materiali divulgativi, formazione dei volontari e iniziative di sensibilizzazione in 100 piazze italiane tra novembre e dicembre 2026, seguite da attività territoriali nel 2027. “Una parte rilevante del rischio associato a molte patologie neurologiche può essere prevenuta attraverso interventi precoci sui fattori di rischio modificabili e la promozione di corretti stili di vita – osserva Cristina Tassorelli, professoressa e segretaria Sin – La campagna nazionale sulla salute del cervello nasce proprio con questo obiettivo: diffondere conoscenze scientificamente validate, contrastare disinformazione e disuguaglianze informative e rafforzare il valore della prevenzione come strumento fondamentale per migliorare la qualità della vita delle persone e la sostenibilità del Ssn”. 

La prevenzione si lega sempre più alla capacità di riconoscere i processi biologici che precedono o accompagnano la comparsa dei sintomi. In questo scenario, i biomarcatori aiutano a caratterizzare meglio le malattie, seguirne l’evoluzione e individuare i pazienti che possono beneficiare di specifici trattamenti. “Grazie ai biomarcatori stiamo passando da una medicina che interviene quando la malattia si è già manifestata a un approccio sempre più precoce, predittivo e personalizzato – riferisce Alessandro Padovani, professore e past president Sin – Nella malattia di Alzheimer, biomarcatori rilevabili anche attraverso un semplice prelievo di sangue, come la p-tau217, stanno aprendo prospettive importanti per la diagnosi e la valutazione della progressione della malattia. Nella malattia di Parkinson e nella sclerosi laterale amiotrofica, la ricerca sui biomarcatori sta contribuendo a una comprensione sempre più precisa dei meccanismi patologici. Un ulteriore salto di qualità arriverà dalla proteomica e dalla metabolomica, che consentono di studiare la complessità dei processi biologici alla base delle malattie. L’integrazione di queste informazioni con l’intelligenza artificiale potrà aiutarci a riconoscere alterazioni biologiche prima della comparsa dei sintomi e, in prospettiva, a individuare strategie mirate per ridurre il rischio o modificare il decorso della malattia”. 

Una volta identificati con maggiore precisione i meccanismi biologici e i profili dei pazienti, la sfida è tradurre queste conoscenze in interventi terapeutici mirati. “Per molti anni la neurologia ha potuto intervenire soprattutto sui sintomi delle malattie – osserva Nicola De Stefano, professore e presidente eletto Sin – Oggi, grazie alle terapie basate sull’Rna, alla terapia genica, al gene editing e alle nuove strategie di immunoterapia cellulare come le Car-T, stiamo iniziando ad agire direttamente sui meccanismi biologici che ne sono all’origine. Nelle malattie del motoneurone, come la Sla, stiamo assistendo a un cambiamento di paradigma con una medicina di precisione sempre più personalizzata”. 

Un esempio emblematico dell’importanza di riconoscere tempestivamente condizioni potenzialmente trattabili è l’idrocefalo normoteso (Nph), una patologia ancora poco conosciuta e spesso trattata in modo non corretto a causa di frequenti errori diagnostici, poiché i suoi sintomi sfumati – che colpiscono il movimento, la cognizione e la continenza – vengono frequentemente scambiati per normali segni di invecchiamento o confusi con malattie neurodegenerative. Identificare correttamente l’Nph, al contrario, significa restituire una prospettiva di guarigione o netto miglioramento, trattandosi di una delle pochissime forme di deterioramento cognitivo e motorio potenzialmente reversibili attraverso un intervento neurochirurgico di derivazione liquorale. “Per fare luce su questa patologia ancora poco conosciuta e spesso trattata in modo non corretto a causa di frequenti errori diagnostici – chiarisce Zappia – l’università di Catania ha promosso uno studio italiano multicentrico patrocinato dalla International Parkinson and Movement Disorder Society (Mds), su Nph associato a parkinsonismo con l’arruolamento di oltre 200 pazienti. La ricerca punta a rendere la diagnosi sempre più accurata attraverso nuovi biomarcatori, neuroimaging avanzato e strumenti in grado di misurare oggettivamente le alterazioni del movimento e la risposta al trattamento. Una stretta e tempestiva collaborazione tra neurologi e neurochirurghi è l’elemento chiave per garantire ai pazienti l’accesso al corretto percorso terapeutico e chirurgico. È questa la strada verso una neurologia di precisione sempre più centrata sul singolo paziente”. 

Questo approccio personalizzato e predittivo trova il suo naturale completamento nello studio dell’esposoma, che integra i fattori biologici individuali con l’analisi dell’ambiente in cui le persone vivono. “Il principale messaggio è che la salute del cervello deve essere considerata il risultato dinamico dell’interazione tra biologia individuale e ambiente lungo tutto l’arco della vita – commenta Leonardo Lopiano, professore e consigliere Sin – Inquinamento atmosferico, sostanze chimiche, rumore, alimentazione, attività fisica, sonno, stress psicosociale e condizioni socioeconomiche possono concorrere, attraverso meccanismi differenti ma interconnessi, a modificare la vulnerabilità del sistema nervoso. Lo studio dell’esposoma può contribuire allo sviluppo di una neurologia maggiormente preventiva, interdisciplinare e orientata alla medicina di precisione, nella quale la protezione del cervello inizi ben prima della comparsa dei sintomi”. In questo contesto di grande trasformazione, per Claudio Gasperini, vicepresidente Sin, “la competenza clinica rimane imprescindibile, ma deve integrarsi con un approccio sempre più multidisciplinare, capace di coniugare innovazione, personalizzazione delle cure e continuità assistenziale”. 

Anche l’innovazione digitale può contribuire a rendere questo percorso più efficace, attraverso l’intelligenza artificiale, il monitoraggio dei dati clinici e la telemedicina, strumenti che favoriscono una presa in carico personalizzata e una maggiore collaborazione tra specialisti e strutture. Per accompagnare questa evoluzione, Sin ha avviato, in collaborazione con Biogen, il progetto formativo Digital NeuroHub, volto a sviluppare le competenze dei neurologi nell’utilizzo dell’Ai, nella gestione dei dati clinici e negli aspetti etici e di tutela delle informazioni, mantenendo sempre centrale il giudizio medico. In 2 anni, attraverso le prime due edizioni del corso nazionale, circa 80 neurologi hanno già conseguito la certificazione di neurologo digitale. “Quest’anno il progetto Digital NeuroHub è stato ampliato alle sezioni regionali della Sin, con incontri territoriali, webinar e formazione a distanza, e si concluderà a dicembre con una nuova fase di certificazione – prosegue Gasperini – La sfida è formare neurologi capaci di integrare competenze cliniche, interventistiche, riabilitative e digitali, rafforzando la collaborazione tra professionisti e la continuità delle cure dall’ospedale al territorio. Solo così i progressi scientifici e tecnologici potranno tradursi in benefici concreti per i pazienti, in termini di appropriatezza terapeutica, recupero funzionale, autonomia e qualità di vita”. 

In questo scenario – conclude la nota – assume un ruolo crescente la possibilità che il neurologo sviluppi competenze in campo interventistico, che attraverso procedure sempre più avanzate consente di intervenire in modo mirato in patologie neurologiche complesse, ampliando le opportunità terapeutiche, in particolare nelle condizioni cerebrovascolari ischemiche. Altrettanto centrale è la neurologia riabilitativa, fondamentale per favorire il recupero funzionale, ridurre l’impatto della disabilità e sostenere l’autonomia e la qualità di vita delle persone. I neurologi devono poter disporre di strumenti terapeutici, come la riabilitazione neurologica, che rientrano nel loro bagaglio culturale, al fine di dare ai pazienti la migliore possibilità di cura. 

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Salutequità: “Su liste d’attesa solo 3 Regioni garantiscono rispetto tempi massimi visite”

(Adnkronos) – Liste d’attesa ancora spina nel fianco del Ssn. A settembre 2026, secondo l’ultima elaborazione indipendente di Salutequità realizzata sui dati pubblici della ‘Piattaforma nazionale liste di attesa gestita dall’Agenas’, sono soltanto tre le Regioni che raggiungono la soglia di garanzia del 90% di rispetto dei tempi massimi in tutte le classi di priorità monitorate per le prime visite: Basilicata (che però non riporta il dato delle urgenze), Marche e Lazio, che si aggiunge alle prime due, poco più di 7,7 milioni di abitanti, il 13,1% della popolazione italiana. Per gli esami diagnostici a raggiungere il parametro in tutte le classi sono solo Basilicata (sempre senza il dato delle urgenze) e Veneto, circa 5,4 milioni di abitanti, il 9,1% della popolazione. “Non cerchiamo classifiche, ma risposte reali ai cittadini – dichiara Tonino Aceti, presidente di Salutequità – e il parziale miglioramento registrato non significa che la Regione rispetti i tempi massimi: perfino la soglia del 90%, prevista dalla normativa, lascia persone in attesa oltre i termini ritenuti adeguati alla loro condizione di salute. Nelle prime visite sette territori peggiorano e dodici migliorano, sui diciannove confrontabili. È difficile parlare di svolta. Ad oggi, purtroppo, la realtà è che il diritto del cittadino al rispetto dei tempi massimi di attesa previsti dalla legge è garantito solo in tre regioni per le visite e in due per gli esami, compromettendo il diritto di accesso alle cure.” 

Il confronto con giugno conferma, infatti, “un quadro preoccupante”, secondo Salutequità. Per le prime visite, includendo anche le urgenze, 12 territori su 19 confrontabili migliorano la percentuale media di rispetto dei tempi massimi, 7 peggiorano. Per gli esami diagnostici si registrano 12 miglioramenti e 8 peggioramenti su 20 territori confrontabili. Considerando insieme visite ed esami, 11 territori migliorano e 8 arretrano, sui 19 confrontabili. Il confronto comprende 19 territori perché mancano i dati sulle urgenze (classe U) della Basilicata, sia per le visite sia per gli esami, e della Provincia autonoma di Bolzano per le sole visite. Per gli esami, quindi, i territori confrontabili salgono a 20. Il miglioramento delle liste d’attesa rispetto al 2025, documentato dal nuovo bollettino Agenas, è un segnale positivo. Ma la nuova elaborazione di Salutequità sui dati della Piattaforma nazionale liste di attesa offre una lettura aggiuntiva e più selettiva. “I numeri di settembre – prosegue Aceti – ci dicono che non possiamo ancora parlare di un’inversione di tendenza nelle liste d’attesa. Il miglioramento registrato negli esami diagnostici è un segnale da considerare, ma non può nascondere il peggioramento che interessa sette Regioni sul fronte delle prime visite. E quando mettiamo insieme le due tipologie di prestazioni, i progressi riguardano solo undici Regioni”.  

“Il quadro che emerge si riferisce a settembre e probabilmente risente anche della disponibilità di personale che, come sappiamo, peggiora sempre in estate – spiega Aceti – e che la Corte dei conti sottolinea come nodo critico. Ma per i cittadini significa comunque che il diritto a una visita o a un esame nei tempi stabiliti dalla prescrizione medica continua a non essere garantito nelle modalità previste dalla legge e in modo uniforme nel Paese”. I risultati si inseriscono nel quadro tracciato dalla relazione della Corte dei conti, che la scorsa settimana ha segnalato carenze di personale, difficoltà organizzative, informazioni regionali incomplete e fondi non interamente utilizzati. Nel periodo 2022-2025, a fronte di circa 1,845 miliardi stanziati, risultano utilizzati circa 1,580 miliardi, pur con le cautele legate alla disomogeneità delle rendicontazioni. 

“La Corte – aggiunge Aceti – conferma le nostre preoccupazioni. È inaccettabile lasciare risorse pubbliche inutilizzate, circa 300 milioni di euro, mentre i cittadini aspettano o mettono mano al portafoglio, soprattutto in un momento storico difficile come questo, caratterizzato da un aumento del prezzo del carburante e di altri beni. E senza dati completi non vediamo nemmeno tutti coloro che non riescono a prenotare o rinunciano alle cure. La piattaforma deve diventare uno strumento di governo reale, non solo una fotografia”. 

Salutequità chiede che “la Piattaforma nazionale Llste di attesa pubblichi i dati, almeno regionali, sul numero di prescrizioni che non si trasformano in prenotazioni e sulla verifica dei percorsi di tutela, del livello di funzionamento da essi garantito e della reale condizione di tutela assicurata ai cittadini, così come previsto dalla Legge. In Piattaforma dovrebbero essere pubblicati anche i dati per ciascuna Asl. Inoltre, è necessario garantire Cup con tutte le agende integrate, personale adeguato e controlli tempestivi ed efficaci sull’utilizzo dei fondi. Servono inoltre responsabilità effettive, sanzioni e l’esercizio concreto dei poteri sostitutivi nei casi previsti”. Le liste d’attesa “devono diventare ‘veramente’ il banco di prova delle Regioni nella garanzia dei Lea”, conclude Aceti. “Oggi iniziamo ad avere molti dati, ma questi devono essere utilizzati anche a scopo ‘valutativo’ e non soltanto informativo, come di fatto accade ancora oggi. Per questo dobbiamo rafforzare gli indicatori nel nuovo sistema di garanzia, che oggi prevede un solo indicatore core sulle attese, e assicurare verifiche efficaci e tempestive. Aver riportato i controlli dall’organismo di verifica agli uffici del ministero della Salute non risponde all’esigenza di rafforzarli”. 

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Teramo, bimbo di 10 mesi rischia di soffocare: il padre guidato al telefono dal 118 nelle manovre di disostruzione

(Adnkronos) – Un bambino di dieci mesi con gravi difficoltà respiratorie, il padre al telefono con il 118 per ricevere le istruzioni per disostruire le vie aeree. È successo sabato sera a Tortoreto (Te), dove il piccolo ha ripreso a respirare grazie alle manovre eseguite dal padre sotto la guida della centrale operativa del 118 della Asl di Teramo, diretta da Nadia Carbuglia.  

La chiamata è arrivata intorno alle 20. Il bambino stava giocando, ma presentava evidenti difficoltà a respirare ed era poco cosciente. Non era chiaro che cosa avesse ingoiato. Inizialmente il padre ha chiesto soltanto l’invio di un’ambulanza, ma l’operatore della centrale, Mario Quaranta, compresa la gravità della situazione, è riuscito a coinvolgerlo e a guidarlo passo dopo passo nelle manovre di disostruzione, in attesa dell’intervento del personale sanitario. Nel frattempo, sono stati attivati l’ambulanza di Giulianova e l’automedica.  

L’operatore ha indicato al padre di sedersi e di posizionare il bambino a pancia in giù lungo l’avambraccio, sostenendolo con la coscia e mantenendo la testa leggermente più in basso rispetto al tronco. Gli ha quindi spiegato come sostenerne la mandibola e gli ha indicato di eseguire, con il palmo dell’altra mano, cinque colpi vigorosi tra le scapole. Poiché l’ostruzione non si era risolta, il padre è stato guidato nel girare il bambino a pancia in su, continuando a sostenerlo sull’avambraccio e mantenendo la testa più in basso rispetto al corpo. L’operatore gli ha quindi indicato di eseguire cinque compressioni con due dita, al centro del torace. La sequenza delle manovre è stata ripetuta un paio di volte, finché il bambino non ha ripreso a piangere e a respirare regolarmente.  

All’arrivo dei mezzi di soccorso, il medico ha confermato che le vie aeree erano state disostruite. “La conclusione positiva di questo episodio mi fa particolarmente piacere e conferma il ruolo della centrale operativa del 118, fulcro dell’emergenza extraospedaliera, nella quale la tempestività e la capacità di fornire indicazioni appropriate possono fare la differenza”, dichiara il direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia. “Voglio sottolineare la professionalità di tutti gli operatori del 118, che grazie alla formazione e all’aggiornamento continui sono preparati ad affrontare anche situazioni complesse, guidando chi si trova accanto a una persona in difficoltà già nei primi momenti dell’emergenza”. 

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Ex Ilva, inchiesta inquinamento: chiesti i domiciliari per Morselli e altri due

(Adnkronos) – Interrogatori preventivi per l’ex presidente di Acciaierie d’Italia di Taranto, Lucia Morselli, e altre due persone indagate nell’inchiesta bis Ambiente svenduto, sull’inquinamento dello stabilimento siderurgico. Lo ha disposto il Tribunale di Taranto. Per loro la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari. La notizia è riportata sull’edizione on line del ‘Quotidiano di Puglia’. Gli interrogatori preventivi sono fissati il 3 novembre per Morselli, per il dirigente della fabbrica Alessandro Labile e per Francesco Astorri, capo del Nucleo ispettivo di Ispra. Sotto accusa i controlli contro l’inquinamento. 

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Giovani, Cafà (Cifa): “Welfare House a sostegno futuro e famiglie con fondi interprofessionali”

(Adnkronos) – Una norma che possa essere già inserita nella manovra di fine anno per consentire ai fondi interprofessionali qualificati di attivare Welfare House, è questa la proposta di Cifa Italia, per dare una risposta concreta alle esigenze dei giovani e rispondere all’appello del Presidente Mattarella. Sarebbe necessario creare una sezione dedicata al welfare house nei fondi Interprofessionali per facilitare l’accesso alla casa e sostenere temporaneamente i lavoratori nel pagamento del mutuo in situazioni di difficoltà. “Rispondendo all’invito del presidente Sergio Mattarella di offrire più fiducia ai giovani e dopo le sollecitazioni del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ha posto come necessari il contributo per casa e welfare nei progetti di sostenibilità, abbiamo deciso di offrire il nostro supporto come parte sociale, indicando una via possibile per concretizzare un sostegno a queste necessità che sia anche a costo zero per l’erario pubblico. Abbiamo studiato una proposta operativa, chiamandola Welfare House, che sottoporremo all’attenzione del Governo e delle istituzioni per una collaborazione operativa”, dichiara Andrea Cafà, presidente di Cifa Italia e Fonarcom. 

L’iniziativa prevede un intervento sull’articolo 118 della legge 388 del 2000, per affiancare alla formazione continua una nuova funzione di welfare abitativo. Il finanziamento ipotizzato è un nuovo contributo datoriale dello 0,30% delle retribuzioni imponibili, con patrimonio, contabilità e responsabilità rigorosamente separati dalle risorse destinate alla formazione. Le risorse raccolte potrebbero concorrere a finanziare garanzie parziali per mutui sostenibili e aiuti temporanei alle rate in caso, ad esempio, di perdita involontaria del lavoro o grave riduzione del reddito. Prestazioni e coperture sarebbero definite sulla base di una valutazione tecnica della sostenibilità. 

“I fondi interprofessionali – aggiunge Cafà – hanno costruito un’esperienza positiva nella formazione continua. Partire da organizzazioni e procedure già operative permetterebbe di abbreviare i tempi di attivazione, integrando le competenze necessarie per la nuova funzione. Una riforma a costo zero per lo Stato a cui concorrono con un piccolissimo investimento le imprese per tutelare e sostenere il futuro dei giovani come investimento su lavoro e famiglia”. 

 

Welfare House dovrebbe coordinarsi con le garanzie pubbliche esistenti e coinvolgere banche e soggetti autorizzati. Cifa Italia propone scadenze attuative precise e una prima fase operativa affidata ai fondi in possesso dei requisiti richiesti. 

“Dopo la norma sul salario giusto, Welfare House potrebbe rappresentare un altro tassello del nuovo mercato del lavoro. Una maggiore sicurezza abitativa può aiutare a trattenere competenze, favorire il ritorno degli italiani e attrarre talenti dall’estero. Agevolare l’acquisto e il recupero delle abitazioni potrebbe inoltre sostenere il settore edile e la sua filiera, contribuendo alla crescita e alla competitività del Paese”, sottolinea Cafà. 

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Salvatore (Gemelli): “Immunoterapia può evitare radio-chemio e chirurgia nel cancro al retto”

(Adnkronos) – “I dati sono sicuramente entusiasmanti. È vero che non è stata confermata una risposta clinica completa nel 100% dei casi, percentuale che purtroppo in medicina difficilmente si osserva, ma il 71% rappresenta comunque un risultato che non siamo abituati a vedere”. Così Lisa Salvatore, oncologa del Policlinico Gemelli e ricercatrice dell’università Cattolica di Roma, commenta i risultati dello studio Azur-1, che ha interessato l’impiego dell’immunoterapico dostarlimab nei pazienti con tumore del retto localmente avanzato dMmr/Msi-H, presentato al congresso della European Society for Medical Oncology (Esmo) in corso a Madrid. “Raggiungere una risposta clinica completa nel 71% dei pazienti significa che queste persone non fanno radioterapia, non fanno chemioterapia e non vanno incontro all’intervento chirurgico. Sono dati impressionanti”, sottolinea l’oncologa. La risposta clinica completa viene accertata attraverso una valutazione combinata di endoscopia e risonanza magnetica. “Deve esserci una risposta radiologica completa alla risonanza – chiarisce – valutata sulla base di una serie di criteri da radiologi esperti, in centri ad alto volume e nell’ambito di un meeting multidisciplinare. Dal punto di vista endoscopico deve essere riscontrata la scomparsa della malattia”.  

L’endpoint primario dello studio non era però la sola risposta clinica completa, ma il suo mantenimento a 12 mesi. “Nei pazienti valutabili questo dato arriva al 68%. Significa che la risposta clinica completa si mantiene nel tempo – evidenzia l’esperta – La possibilità di evitare ulteriori trattamenti può modificare radicalmente il percorso dei pazienti. La chirurgia del tumore del retto non è come quella del colon, che risulta sicuramente più semplice. L’intervento al retto può lasciare una serie di problemi, legati anche all’eventuale trattamento radioterapico, come disfunzioni sessuali e incontinenza. Alcuni pazienti devono inoltre sottoporsi a interventi definitivi e convivere con una stomia per tutta la vita. Sono conseguenze che incidono significativamente sulla qualità di vita”.  

Poter evitare l’intervento chirurgico e anche altri trattamenti come chemioterapia e radioterapia “cambia completamente le cose per questi pazienti – afferma Salvatore – Dopo 6 mesi di immunoterapia, la maggior parte di loro è guarita”. I pazienti candidabili a questa strategia rappresentano però una minoranza, circa il 2-3% dei casi. “Si tratta di pazienti con tumore del retto localmente avanzato che presentano instabilità dei microsatelliti, un’alterazione che deve essere ricercata sul tessuto e quindi sulle biopsie – puntualizza – Sono molto pochi, ma devono essere individuati perché devono essere trattati con l’immunoterapia”. 

Dopo il trattamento, i pazienti che ottengono una risposta clinica completa possono essere avviati a un percorso di gestione non operatoria, il cosiddetto ‘non-operative management’, evitando chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Devono però essere sottoposti a un follow-up rigoroso con risonanze magnetiche e rettoscopie effettuate a intervalli ravvicinati. “La valutazione della risposta e il follow-up rappresentano forse gli aspetti più difficili da gestire e devono essere affidati a centri esperti – osserva Salvatore – I pazienti devono essere discussi nell’ambito di un meeting multidisciplinare, che ha un ruolo fondamentale sia nella valutazione della risposta sia nel controllo nel tempo”.  

Nel team devono essere presenti “un radiologo esperto, l’oncologo, il radioterapista, il chirurgo e un endoscopista esperto, che deve valutare la risposta e successivamente controllare il paziente”, illustra l’oncologa. La valutazione multidisciplinare serve innanzitutto a confermare o escludere la risposta clinica completa, determinando così il successivo percorso terapeutico. “I pazienti che non raggiungono una risposta clinica completa dovranno eventualmente sottoporsi al trattamento standard e poi alla chirurgia”. Il monitoraggio è inoltre necessario per “intercettare tempestivamente eventuali ricrescite o ricadute e intervenire in tempo con un trattamento chemio-radioterapico, con la chirurgia o con entrambi”.  

Alla luce dei nuovi risultati, secondo l’esperta l’Italia può rivendicare un ruolo di apripista. “Dostarlimab è già disponibile da tempo nel nostro Paese – precisa – Lo studio conferma i dati presentati dal Memorial Sloan Kettering sulla base dei quali Aifa aveva già approvato dostarlimab per questi pazienti attraverso la legge 648. Per noi, dunque, questi risultati non cambiano la pratica clinica – conclude – ma confermano ciò che stiamo già facendo da tempo: tutti i pazienti con tumore del retto localmente avanzato che presentano instabilità dei microsatelliti vengono trattati con l’immunoterapia”. 

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Proficuo incontro tra Lega Serie A maschile e femminile di pallavolo per il futuro dei club e del movimento

(Adnkronos) – Un passo importante per la crescita del volley italiano. I Presidenti della Lega Pallavolo Serie A Femminile e della Lega Pallavolo Serie A Maschile, Vito Cozzoli e Claudio Durigon, si sono incontrati per gettare le basi di una collaborazione senza precedenti. L’obiettivo è chiaro: unire le forze per tutelare gli investimenti dei Club, ottimizzare le risorse e parlare con un’unica autorevole voce nei confronti delle Istituzioni politiche e sportive, italiane e internazionali. 

Dai rapporti con la Fipav a quelli con Cev e Fivb per quanto concerne i calendari internazionali, fino ad arrivare ai rapporti con il Governo e alle strategie operative per potenziali sviluppi commerciali ed eventi condivisi. In un momento cruciale per lo sport di vertice, le due Leghe, pur mantenendo le proprie specificità, hanno deciso collaborare per costruire una strategia di sistema, dimostrando che la vera forza del movimento risiede nella capacità di fare squadra, anche fuori dal campo. 

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FiberCop porta il digitale a Gerace e connette la Cattedrale Normanna

(Adnkronos) – Tra il mare e le alture della Calabria, Gerace conserva nel centro antico la parte più riconoscibile della sua identità: chiese, palazzi nobiliari, vicoli e piazze in pietra raccontano una storia secolare di spiritualità e cultura. Dentro questo tessuto urbano si sviluppa la rete Ftth realizzata da FiberCop, l’azienda guidata dall’amministratore Delegato, Marco Nespolo. La fibra ottica che attraversa il borgo della Locride, raggiunge la Cattedrale Normanna, uno dei monumenti più rappresentativi e importanti della regione tanto da essere stata dichiarata ‘bene architettonico’ di interesse nazionale. Da qui prosegue verso luoghi pubblici, abitazioni e attività, portando servizi digitali di nuova generazione e rendendo più accessibili altri spazi rappresentativi della realtà locale, dal Castello Normanno agli itinerari del centro storico, attraverso nuove modalità di visita, conoscenza e fruizione digitale. I lavori sono stati realizzati in stretto raccordo con l’Amministrazione Comunale, che aveva già previsto interventi di riqualificazione e ripavimentazione nella parte più antica della città. Il coordinamento ha permesso di integrare la posa della rete con la ripavimentazione delle vie interessate e di programmare le attività in anticipo, riducendo tempi, costi e disagi, evitando nuovi interventi sulle aree appena riqualificate e contenendo l’impatto dei cantieri in un contesto urbano di particolare delicatezza. (VIDEO) 

L’opera acquista così un valore che va oltre la dimensione tecnica e risponde alle esigenze concrete della città. All’attenzione per il territorio si uniscono le potenzialità della rete, capace di raggiungere una velocità fino a 10 Gigabit al secondo, garantendo una navigazione più rapida e sostenendo un ecosistema di esperienze, applicazioni e opportunità per cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Dallo smart working alla telemedicina, fino alla gestione dell’illuminazione pubblica, del traffico e del monitoraggio ambientale, la connettività ultraveloce abilita soluzioni capaci di migliorare accessibilità, efficienza, sostenibilità e qualità delle prestazioni. “La fibra ottica rappresenta un’opportunità concreta per Gerace: rende disponibili nuovi servizi per cittadini e imprese e sostiene la valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale. La sinergia con FiberCop ci ha permesso di integrare i lavori con gli interventi già programmati nel centro storico, tutelando le aree riqualificate e limitando i disagi. È un passo importante verso una città più connessa, accessibile e capace di offrire nuove possibilità a chi vive, lavora o visita il borgo”, dichiara Rudi Lizzi, Sindaco di Gerace. 

 

Il patrimonio di Gerace trova nel digitale nuove forme di racconto e fruizione, che prendono corpo nel progetto ‘Gerace Borgo Smart’. Il centro storico diventa così un museo diffuso: avatar tridimensionali, realtà virtuale e aumentata, totem digitali e QR Code guideranno i visitatori tra chiese, architetture medievali e luoghi simbolici. Una ‘time machine’ ricostruirà l’evoluzione della città e la piattaforma permetterà di sviluppare nuovi servizi. “Con la fibra ottica di FiberCop vogliamo rendere più immediata la gestione e la condivisione della documentazione prodotta sulle opere: immagini ad altissima risoluzione, risultati delle indagini diagnostiche, rilievi e modelli tridimensionali. La connessione, stabile e veloce, permetterà di condividere questi materiali in tempo reale, accedere a banche dati e piattaforme specialistiche, ricevere consulenze e confrontarsi tempestivamente con enti di tutela, istituzioni, professionisti, università e centri di ricerca”, sottolinea Giuseppe Mantella, Restauratore e direttore della Deputazione della Cittadella Vescovile di Gerace. 

La condivisione di immagini e materiali ad alta definizione apre nuove possibilità per la Cittadella Vescovile, dove la fibra ottica di FiberCop amplia le attività dei laboratori e le rende accessibili a una comunità più ampia. Qui opere a lungo dimenticate tornano materia viva di studio, cura e conoscenza, mentre giovani laureati e studenti lavorano sul patrimonio reale accanto a docenti, ricercatori, restauratori e professionisti. La connettività rende possibili attività di formazione, confronto e tirocinio da remoto e permette alle competenze maturate a Gerace di circolare oltre i confini dei laboratori. Su questa infrastruttura si è innestato il progetto europeo Adele-RS, con corsi online, contenuti specialistici, una biblioteca virtuale e un cantiere didattico digitale che hanno ampliato l’esperienza di ‘Arte e Fede nella Diocesi di Locri-Gerace’. La fibra diventa così il collegamento tra il recupero delle opere e l’innovazione digitale: dipinti, sculture, affreschi, manufatti e materiali fragili vengono studiati, messi in sicurezza, restaurati e restituiti ai luoghi di culto e alla comunità. La rete favorisce inoltre la collaborazione tra Diocesi, istituzioni, università, accademie, scuole di restauro e professionisti, offrendo ai giovani occasioni concrete di specializzazione e avvicinamento al lavoro e contribuendo a custodire l’identità culturale della Calabria. 

 

“L’esperienza maturata con il Pnrr trova espressione negli interventi realizzati in Calabria, anche in borghi storici come Gerace, dove pianificazione, competenze specialistiche e collaborazione con le amministrazioni locali hanno consentito di affrontare con efficacia le complessità operative del territorio. Un impegno che porta la connettività ultraveloce nei contesti più delicati. – sostiene Giuseppe Rallo, Responsabile Field Operations Line Calabria. – Ogni tratto di rete è il risultato di un lavoro di squadra anche con le amministrazioni locali e di competenze di progettisti, tecnici e installatori, che hanno reso possibile la posa della fibra in un territorio affascinante come Gerace”. L’intervento realizzato a Gerace si inserisce nel più ampio impegno di FiberCop per estendere la copertura in tutto il Paese. L’azienda ha già completato gli interventi previsti dal Pnrr. A questo percorso si aggiunge, su scala nazionale, la recente aggiudicazione della gara del Fondo nazionale per la connettività, che permetterà di collegare oltre 477 mila nuovi civici, pari a circa 700 mila unità immobiliari. FiberCop gestisce un’’infrastruttura strategica al servizio dell’Italia, con 28 milioni di chilometri di fibra ottica già messi a disposizione degli operatori e una copertura ultrabroadband superiore al 96% delle linee attive. 

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