Primarie: Taruffi blinda Schlein ma cresce il pressing degli alleati

Stretta tra i riformisti, che in vista dell’assemblea hanno intensificato il pressing sulla segretaria, e gli alleati del centrosinistra, che chiedono di convocare il tavolo del programma, Elly Schlein chiama il “signor Wolf“, quello che risolve i problemi. Nel Pd oggi si tratta di Igor Taruffi che non avrà la faccia losca di Harvey Keitel in Pulp Fiction, ma che di mine alla segretaria ne ha disinnescate non poche.

Primarie: Taruffi blinda Schlein ma cresce il pressing degli alleati
Igor Taruffi (Imagoeconomica).

L’attendismo di Gori e il nodo delle regole

Questa volta interviene per dire che per le primarie il Partito Democratico ha un solo nome, ed è quello di Schlein. Lo dice lo statuto del partito, all’articolo 5 comma 1. Ma lo stesso articolo, al comma 3, prevede che sia l’Assemblea a fissare le regole per altre, eventuali candidature alternative a quella del leader. E qui si parla dei riformisti. Se dall’incontro di Prato non è arrivata la consacrazione di Giorgio Gori come ‘cavallo’ della minoranza dem è solo perché il centrosinistra non si è ancora accordato sulle regole delle primarie di coalizione. Anzi, al momento non ci ha nemmeno provato. Lui, europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, rimpalla i giornalisti, svicola, attende. Ma non dice mai di no. Nel frattempo, tra le fila riformiste c’è chi avverte: «Non si sognassero di fissare un numero di firme per la candidatura esorbitante al solo scopo di far fuori Giorgio». Il signor Wolf frena e ricorda: «Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione. La segretaria ha la grandissima maggioranza all’interno del partito, non vedo elementi diversi». 

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Giorgio Gori (Imagoeconomica).

I punti cardine di Schlein (ma non c’è l’Ucraina)

Alla finestra restano gli alleati del campo progressista. A cominciare da Giuseppe Conte. Il tavolo del programma può partire anche subito ripetono, consapevoli però che i nodi sono tutti sul tavolo, specie sull’Ucraina. I riformisti sulle armi a Kyiv hanno tracciato una linea rossa oltre la quale non si va: «Il tema non è in discussione», ribadiva Lorenzo Guerini a Prato. Schlein, fino a questo momento, non ha dato indicazioni temporali, ma da Ventotene ha citato alcuni punti cardinali – non l’Ucraina, non Gaza – dal salario minimo e la riduzione dell’orario a parità di retribuzione alla sanità da rilanciare con 5 miliardi di investimenti per abbattarere le liste, per assumere nuovi medici e per le case di comunità.

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Elly Schlein (Ansa).

Taruffi, anche in questo caso, è categorico: «Noi lavoriamo al programma dai primi mesi dell’anno, quando abbiamo messo in campo una campagna di ascolto per il Paese. Siamo pronti da aprile» 2025. «È arrivato il momento di sedersi tutti insieme, mettere alcuni punti che sono quelli su cui abbiamo lavorato in questi anni, compreso il tema della politica estera», dice. «Per quanto importante sia il conflitto russo-ucraino, non si riassume tutto nel conflitto russo-ucraino». Ah, no?

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