Al termine del vertice Nato ad Ankara del 7-8 luglio 2026, Donald Trump non ha preso l’Air Force One per recarsi in Gran Bretagna, bensì un volo militare segreto. Lo riportano il Washington Post e il New York Times, spiegando che il tycoon mise in atto uno stratagemma facendosi riprendere mentre saliva a bordo dell’aereo presidenziale ma venendo poi segretamente trasferito, tramite un camion per il catering, su un aereo più piccolo. Il motivo? I servizi segreti americani avevano ritenuto credibile la minaccia di assassinio contro Trump proveniente dall’Iran, motivo per cui si è deciso di inscenare il depistaggio. Ai giornalisti a bordo dell’Air Force One non era stato detto che il presidente non stava viaggiando con loro, rendendoli inconsapevoli partecipanti all’inganno. Dopo l’atterraggio in Gran Bretagna, nuova messinscena. Trump è stato segretamente trasferito nell’Air Force One così da scendere da lì e sembrare di aver viaggiato su quell’aereo.
News
Crisi di Ceuta, giovedì 13 agosto l’audizione di Piantedosi al Comitato Schengen
Nell’ambito dell’audizione sul ripristino dei controlli alle frontiere tra Italia e Spagna dopo la crisi migratoria di Ceuta, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà ascoltato giovedì 13 agosto alle 14:30 dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, convocato a Palazzo San Macuto a Roma. La convocazione arriva mentre resta alta la tensione tra Roma e Madrid in seguito all’eccezionale afflusso di migranti registrato tra il 30 e il 31 luglio nell’exclave spagnola in Nordafrica: parlando di esigenze preventive di sicurezza, l’Italia ha sospeso gli accordi di Schengen reintroducendo reintrodotto controlli temporanei per gli arrivi dalla Spagna, che ha risposto rafforzando a sua volta le verifiche sui passeggeri provenienti dagli aeroporti dello Stivale.
Maxi-alleanza tra Nvidia e i giganti di Wall Street: 500 miliardi per l’IA
Il colosso dei semiconduttori Nvidia ha annunciato una maxi-alleanza strategica con sei tra i maggiori player della finanza globale (Apollo Global Management, BlackRock, Blackstone, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR) per mobilitare almeno 500 miliardi di dollari di capitale di terzi da investire in infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Gli obiettivi della maxi-alleanza annunciata da Nvidia
L’operazione, illustrata dall’amministratore delegato Jensen Huang, punta a creare piattaforme di finanziamento dedicate per offrire accesso a risorse finanziarie su vasta scala e a tassi competitivi per i clienti dell’azienda di Santa Clara, in modo da rendere più rapida e sostenibile la costruzione di data center, infrastrutture energetiche e quelle che Nvidia definisce “fabbriche di IA”, ovvero strutture altamente specializzate per sviluppare, addestrare e distribuire applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Se la somma di 500 miliardi di dollari è stata specificata, mancano ancora dettagli sui tempi e sulla struttura del finanziamento.

Il finanziamento avverrà tramite strumenti di debito
I dirigenti coinvolti hanno chiarito che il focus sarà sul finanziamento tramite strumenti di debito – come prestiti, obbligazioni e altre forme di finanziamento a leva – per mettere a disposizione dei maggiori clienti di Nvidia la potenza di calcolo necessaria a sviluppare e far crescere i loro progetti di IA. Tra le aziende che utilizzano i chip o le unità di elaborazione grafica di Nvidia figurano Google, Meta, Amazon, Microsoft, SpaceX, Tesla, OpenAI e Anthropic.
Zelensky: «Zaporizhzhia colpita da missili nordcoreani, sei morti»
Nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 agosto 2026, «Zaporizhzhia è stata colpita da missili balistici nordcoreani, Zircon e bombe aeree guidate». L’ha annunciato il presidente ucraino Zelensky, aggiungendo che «si è trattato di un attacco brutale, calcolato per infliggere il massimo danno, in particolare alle infrastrutture civili» e che «al momento si contano sei morti e 19 feriti». «Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. I soccorritori stanno continuando a spegnere un incendio in uno dei luoghi colpiti», ha aggiunto. A Kyiv, inoltre, un attacco missilistico ha danneggiato un ospedale per malattie infettive e alcune attività commerciali. Colpite anche altre zone, come ha specificato lo stesso Zelensky: «Gli attacchi con i droni continuano praticamente ogni giorno nelle nostre comunità in prima linea. A Kherson e Kharkiv, le sottostazioni elettriche sono state colpite durante la notte, causando interruzioni di corrente. Anche le regioni di Donetsk, Dnipro e Mykolaiv sono state colpite».
Trump scende in campo per Infantino: «Eccezionale presidente della Fifa»
La Fifa «commetterebbe un errore gravissimo se, per qualsiasi motivo, prendesse anche solo in considerazione l’idea di sostituire il presidente Gianni Infantino». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, prendendo le parti del dirigente svizzero, finito nell’occhio del ciclone per il progetto – poi abortito – di vendere quote della Coppa del Mondo a investitori privati. Infantino, ha affermato Trump, è «eccezionale» e «ha appena presieduto il Mondiale di maggior successo di sempre (quattro volte superiore a qualsiasi altra edizione)». Se Infantino dovesse andarsene, ha avvertito il presidente Usa, «l’evento non raggiungerà mai più tali livelli di successo o di redditività».

La lettera aperta di Uefa, Concacaf e Afc contro Infantino
Ieri le confederazioni calcistiche europea (Uefa), nordamericana (Concacaf) e asiatica (Afc) hanno preso ulteriormente le distanze Infantino. Lo hanno fatto attraverso una lettera aperta alla «famiglia del calcio», la «più grande passione condivisa al mondo» che «non appartiene a nessun individuo né a nessuna istituzione». L’Uefa, peraltro, aveva minacciato di boicottare i Mondiali dopo che era diventata di dominio pubblico l’idea di Infantino di creare una holding per raccogliere miliardi cedendo agli investitori una parte dei ricavi delle future Coppe del Mondo. Alcune federazioni calcistiche europee hanno inoltre deciso di voler ritirare il sostegno già accordato a Infantino, alla ricerca di un nuovo mandato come capo della Fifa.
LEGGI ANCHE: Il grottesco triangolo alla Fifa fra Trump, Infantino e il suo vice Montagliani

Lo stretto rapporto, forse troppo, tra Infantino e Trump
Dopo le polemiche per il progetto Fifa Forward Enterprise l’indice di gradimento di Infantino è crollato, ma il dirigente elvetico era già inviso a buona parte degli appassionati per la sua gestione della Fifa. Durante la Coppa del Mondo era finito nella bufera per la revoca della squalifica dello statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo il pressing di Trump e una forzatura dell’articolo 27 del Codice disciplinare, e prima ancora aveva sollevato perplessità il premio per la pace assegnato proprio al presidente Usa. A tal proposito Jamie Raskin, massimo esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera Usa, ha avviato un’indagine su Infantino chiedendo un’audizione del presidente della Fifa e la consegna di documenti per fare luce sui presunti scambi di favori con Trump. Andando ancora a ritroso, a tutto questo si aggiungono le controversie riguardanti le assegnazioni di due edizioni dei Mondiali a Qatar e Arabia Saudita.

Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?
Pretendeva di unire il mondo attraverso il calcio. Per adesso ha soltanto spaccato il calcio in modo irrimediabile. Basterebbe questa considerazione per capire che Gianni Infantino non dovrebbe rimanere un minuto di più a capo della Fifa. Semplicemente: se ne deve andare.

Si sarebbe già dovuto dimettere il primo agosto, cioè nel momento esatto in cui ha annunciato il ritiro del progetto di costituire Fifa Forward Enterprise (Ffe), il veicolo societario che avrebbe dovuto privatizzare il 21 per cento della confederazione (e dunque degli introiti derivati dalle sue principali manifestazioni sportive, a partire dai Mondiali maschili per rappresentative nazionali).
LEGGI ANCHE Trump scende in campo per Infantino: «Eccezionale presidente della Fifa»
Chi gli è rimasto accanto lo fa per puro interesse
Invece Infantino sta lì asserragliato nel bunker, circondato dai fedelissimi e costretto a chiedere asilo in Paesi che gli sono rimasti accanto per questione di puro interesse. E tenta di ricostruirsi la rete del consenso facendo esattamente ciò che recita il nome della ridente cittadina del Canton Vallese che gli ha dato i natali: Briga.
Le accuse di aver governato in modo personalistico
Al suo disegno si è contrapposta radicalmente l’Uefa. Fin dall’inizio della vicenda la confederazione del calcio europeo si è schierata nettamente non soltanto contro il progetto di privatizzazione della Fifa, ma anche e soprattutto contro il suo presidente. Lo ha (giustamente) accusato di governare in modo eccessivamente personalistico il calcio mondiale e di aver fatto del progetto Ffe l’espressione più eclatante di questo stile di governance.
Lo scandalo Balogun e la subalternità a Trump
Chi osserva le questioni di politica calcistica internazionale sa che il conflitto fra l’Uefa e la Fifa di Infantino era latente da tempo, e che al primo casus belli sarebbe esploso in modo aperto. Già nel corso del Mondiale 2026 non erano mancati i motivi di aperta frizione, che hanno raggiunto il culmine con la revoca della squalifica per cartellino rosso di Folarin Balogun, attaccante della nazionale Usa: una mossa operata su espressa richiesta del presidente statunitense Donald Trump.

In quella circostanza il duro intervento dell’Uefa era stato motivato dal fatto che quella cancellazione del provvedimento disciplinare andasse a danneggiare una nazionale europea (il Belgio), che si sarebbe ritrovata ad affrontare un giocatore avversario graziato con procedura di assoluto privilegio.
Partita la ribellione contro il capo della Fifa
Ma fino al momento in cui Infantino non aveva osato la mossa del progetto Ffe, dimostrando definitivamente di essere diventato Fifantino (la perfetta coincidenza fra l’organizzazione e il suo presidente, come se si trattasse di un abito sartoriale), il conflitto non era deflagrato in scontro aperto. Invece da quel passaggio in poi, la Fifa si è trasformata nell’avanguardia della ribellione al suo capo.

L’annuncio che club e nazionali affiliate all’Uefa diserteranno le manifestazioni Fifa finché Infantino non si dimetterà da presidente è stata la presa di posizione più netta. E da quel momento in poi la confederazione presieduta dall’avvocato sloveno Aleksander Ceferin ha reiterato la richiesta attraverso comunicati ufficiali. L’ultimo dei quali è stato pubblicato lunedì 10 agosto: una dichiarazione congiunta con altre due confederazioni continentali (la Concacaf, che rappresenta le federazioni nazionali di Nord e Centro America e dei Caraibi, e l’asiatica Afc) in cui viene ripreso il tema del governo autocratico di Infantino. Il calcio non appartiene a uno solo, è il succo del testo.
Africa e Sud America ancora lo appoggiano
La mossa è forte e delinea degli schieramenti ben precisi. Da una parte c’è il gruppo degli anti-Fifantino, con l’Uefa a fare da capofila e Afc e Concacaf a condividere l’indirizzo. Dall’altra parte c’è una leadership azzoppata e ampiamente screditata della Fifa, che trova l’appoggio delle confederazioni di Africa (Caf) e Sud America (Conmebol).
Rimane indefinita la posizione della confederazione dell’Oceania (Ofc), che è anche quella caratterizzata dalla presenza di federazioni lillipuziane. Cioè le organizzazioni che, per intenderci, vengono ampiamente foraggiate dai programmi di sviluppo Fifa Forward voluti da Infantino dopo l’elezione nel 2016.
Al Congresso 2027 punta(va) sull’adesione di 200 federazioni su 211
Il riferimento ai programmi Fifa Forward (da cui il progetto di privatizzazione Ffe trae ispirazione non soltanto nella denominazione) è cruciale per capire quali siano le reali fazioni in campo e quale direzione possa prendere la guerra che ormai si è aperta per la guida della Fifa. Grazie a una distribuzione di denaro a pioggia, Infantino era arrivato ad assicurarsi, in vista del Congresso Fifa di Rabat che a marzo 2027 dovrebbe rieleggerlo, l’adesione di 200 federazioni nazionali su 211.
Siamo sicuri che il fronte degli oppositori sia così compatto?
C’è da dubitare che, per gran parte di quelle federazioni, la rinuncia alla grassa prebenda venga effettuata spensieratamente, specie laddove non si abbia certezza di un meccanismo sostitutivo. In questo senso, il sostegno delle federazioni africane al loro grande benefattore non veniva nemmeno quotato dai bookmaker, né si può dubitare che le micro-federazioni dell’Oceania possano andare in direzione opposta. Piuttosto, è sulla saldezza dello schieramento anti-Infantino che bisogna porsi qualche interrogativo. Siamo proprio sicuri che sia così compatto?

I segnali di senso contrario non mancano. E rispetto a ciò la Concacaf è la confederazione che ha già in casa un soggetto dichiaratamente dissidente: la federazione messicana, che nei giorni scorsi ha esternato l’appoggio a Infantino. E come la mettiamo con la federazione Usa e con le probabilissime pressioni di Trump? Per non dire di quelle caraibiche. Un esempio: Suriname (640 mila abitanti, 15 mila tesserati) è una delle miracolate (pur non essendo tra le qualificate) dall’allargamento a 48 squadre della fase finale dei Mondiali voluta da Infantino. Il suo voto vale quanto quello della Germania o del Brasile. Vogliamo dare per certo che si schieri contro il presidente azzoppato?
Qatar e Arabia Saudita stanno con Infantino
Né sul fronte Afc si può dare per assodata l’unanimità. Qatar e Arabia Saudita stanno con Infantino, che negli anni scorsi ne ha difeso il diritto a ospitare il Mondiale nonostante i discutibilissimi standard dei diritti civili e umani. Va aggiunto che, nel caso dei sauditi, Infantino ha proprio spianato la strada verso la candidatura a ospitare l’edizione 2034. In particolare, il Qatar ha un ruolo chiave nell’area Mena (Medio Oriente e Nordafrica) e nella costruzione di un’opinione pubblica globale di matrice araba (un tema sul quale la propaganda interna ha molto battuto durante il Mondiale 2022).
Che ruolo vuole giocare Nasser Al-Khelaifi?
Rispetto a questa posizione dell’emirato, resta da capire quale sia il ruolo che vorrà giocare Nasser Al-Khelaifi. Il plenipotenziario del Qatar per le questioni sportive, oltre a essere presidente del Paris Saint-Germain e dell’European Football Association (l’associazione dei club calcistici europei, ex Eca), è più che uno stretto alleato di Ceferin: è stato il suo lord protettore nei giorni del fallito tentativo di Superlega europea per club (aprile 2021) e da allora ha consolidato un potere personale che lo rende autonomo persino dal Qatar e dalla famiglia regnante degli Al Thani.

Come agirà Al-Khelaifi in questa partita? E se, per un verso, liberarsi di Infantino sarebbe la migliore notizia per la salute del calcio globale, per altro verso avere il dirigente qatariota come kingmaker è un approdo davvero auspicabile? Da qualsiasi parte la si giri, la situazione è incancrenita. Il calcio mondiale è totalmente balcanizzato. E il responsabile di tutto ciò è una sola persona, che adesso se ne sta attaccata alla poltrona come a un catetere.
Russia, la Corte suprema esclude il partito d’opposizione Yabloko dalle elezioni
La Corte suprema russa ha escluso dalle prossime elezioni legislative Yabloko, partito liberale e filo-occidentale con una posizione contraria alla guerra d’invasione in Ucraina. La Corte ha accolto la tesi del partito nazionalista Rodina, che aveva accusato Yabloko di aver ricevuto finanziamenti dall’estero attraverso canali non leciti, di aver violato la legge sul diritto d’autore, di aver promosso l’«estremismo» e di aver utilizzato social network vietati in Russia per la sua campagna elettorale. Il presidente di Yabloko Nikolai Rybakov ha respinto tutte le accuse e ha annunciato che il partito presenterà ricorso contro la sentenza. Le elezioni legislative per rinnovare la Duma, il parlamento russo, si terranno a settembre.
Televisione: David Tennant potrebbe tornare in Doctor Who
Tra le diverse proposte per dare un futuro alla storica serie c'è anche quella di Dean Devlin che avrebbe già avuto contatti con l'ex decimo dottore.
Non è un buon periodo per gli appassionati di serie di fantascienza classiche. Tanto Star Trek quando Doctor Who hanno al momento un futuro molto incerto. La serie inglese in particolare, dopo la chiusura di tutti gli accordi in essere con attori e produttori è attualmente sottoposta a una sorta di gara d'appalto dalla BBC, proprietaria del marchio, per le case di produzione interessate. Tra queste c'è l'americana Electric Entertainment di Dean Devlin (spesso socio di Roland Emmerich e produttore tra l'altro di Stargate e Independence Day), che avrebbe già... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Televisione - 11 agosto 2026 - articolo di S*
Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
Tutta colpa di una Fiat 500X nera. E di due dispositivi “targatori” installati sulla statale 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per “altro procedimento” e che invece sono tornati buoni per individuare la targa di quella vettura, usata da un gruppo criminale per l’attentato del 16 ottobre 2025 fuori dall’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione televisiva Report.
E in questa storia, che ha portato all’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di Valter Lavitola e del suo braccio destro Gomes Clesio Tavares, come mandanti dell’attentato a Ranucci, le automobili ritornano spesso.

I sopralluoghi pre-attentato e le cimici installate
C’è una Renault Mégane, usata per i sopralluoghi pre-attentato; poi la Fiat 500X, per arrivare da Avellino a Pomezia, fare esplodere l’ordigno nella sera del 16 ottobre 2025 e poi ritornare ad Avellino; ci sono la Opel Adam intestata a Sigfrido Ranucci e la Ford Ka, intestata a sua moglie Marina Maggiorello, distrutte nell’attentato; e infine ecco la Toyota Aygo di Lavitola, con tanto di cimici installate dalla procura. Niente auto di lusso, ma vetture comuni, ordinarie, di gente semplice, apparentemente normale.
Esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava
E la giudice Iole Moricca, la mattina del 10 agosto, prima delle stelle cadenti di San Lorenzo, ha firmato il dispositivo che riassume la vicenda e chiede il trasferimento in carcere di Lavitola. Il quale, in attesa del suo factotum Clesio Tavares, per il momento all’estero, raggiungerà in carcere Passariello Pellegrino, D’Avino Antonio, Saverio Mutone, Marika De Filippis, ossia i membri della banda messa in piedi per l’attentato a Ranucci e che, secondo la procura di Roma, «detenevano, portavano in luogo pubblico e utilizzavano un ordigno esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava facendolo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, a Pomezia-Torvajanica».
Frequentazione piuttosto fitta tra i due: gli incontri ravvicinati
Incrociando le celle agganciate dai cellulari del faccendiere Lavitola e del giornalista Ranucci, si può ricostruire una frequentazione piuttosto fitta tra i due: si sono certamente visti il 27 ottobre 2024, il 13 dicembre 2024, il 4 agosto 2025, il 13 agosto 2025, il 7 settembre 2025, il 9 settembre 2025, e poi pure il 23 ottobre e il 24 ottobre, dopo l’attentato. Ma perché Lavitola, che nel frattempo gestiva il frequentatissimo ristorante romano “Cefalù bistrot di pesce”, aveva sviluppato tutta questa passione per il conduttore di Report?

Il disegno politico: testare Ranucci tramite sondaggi ad hoc
Lo spiega bene lo stesso faccendiere nelle telefonate intercettate: «Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia. Allora, stavo convincendo, avevo quasi convinto concretamente questo giornalista a candidarsi come presidente qui in Italia, stavamo facendo le ricerche e tutto. Sarebbe presidente garantito al 110 per cento. Io da solo prenderei il 30 per cento senza partito, senza nulla». C’è quindi un disegno politico. Col candidato Ranucci che Lavitola intende testare tramite sondaggi ad hoc.
Sono Stefano Cappellini, attuale direttore ad interim di Repubblica, e l’autorevole editorialista Paolo Mieli che aiutano Lavitola nella stesura di un testo, corretto pure da Ranucci, da mandare alla società di sondaggi con tutti i temi da approfondire attraverso domande. E, in base a quanto dedotto dalla procura, il “finto” attentato avrebbe fatto parte del piano per creare il clima più adatto a fare scendere in campo Ranucci.
Atto intimidatorio ma mai per porre in pericolo l’incolumità del giornalista
“Finto” perché, secondo la gip, l’attentato è stato «commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico». Se infatti «lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato, è indubbio che nell’ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista».
Una delle domande chiave è: Ranucci sapeva? Secondo l’ordinanza «non ci sono elementi» che provano un qualsiasi «accordo tra Lavitola e il giornalista», che quindi è da considerare come una «vittima di manipolazione».
Lavitola avrebbe «dato mandato a Clesio Tavares di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci». Come emerge dalle carte, il 7 settembre 2025 Lavitola andò a trovare Ranucci nella sua casa di Pomezia e fece un primo sopralluogo; il 15 settembre 2025 Lavitola con Tavares partecipò a un secondo sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci per mostrare i luoghi al suo braccio destro, a cui è stato affidato l’incarico di trovare gli uomini che potessero mettere in atto il piano.
I soggetti idonei allo scopo e l’auto Renault Mégane
«Tavares individua D’Avino, Mutone, De Filippis e Passariello quali soggetti idonei allo scopo. E poi pone a disposizione del gruppo l’auto Renault Mégane, intestata a Tuorto Pasquale (padre della sua compagna Tuorto Gelsomina) per un secondo sopralluogo il 10 ottobre 2025, sei giorni prima dell’attentato, con D’Avino, Mutone e De Filippis».
L’esplosione delle ore 22.17 del 16 ottobre 2025
Passariello si procura la Fiat 500X nera, noleggiandola presso la Manda rent di Colucci Carmine. Sarà l’auto usata poi da tutta la banda, partendo il 16 ottobre 2025 dal comune di Avella (Avellino) per arrivare a Pomezia sotto casa Ranucci alle ore 22.04, e, dopo l’esplosione delle ore 22.17, ripartire verso Avella. «Passariello e Mutone sono quelli che fisicamente posizionano e fanno deflagrare l’esplosivo davanti a casa Ranucci».
Le videocamere e due apparecchi installati sulla statale 148 Pontina
Dall’esame delle videocamere nelle vie circostanti e grazie ad alcune testimonianze è stata subito individuata la Fiat 500X nera come auto usata per il crimine. Mancava, però, la targa. Sono quindi venuti in soccorso «due apparecchi targatori installati sulla ss 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per altro procedimento, che consentivano di risalire alla targa della 500». È partita quindi la fase di accertamenti sul veicolo. Dopo un controllo di routine è stato posizionato sull’auto un segnalatore gps per capire chi aveva in uso quella macchina. Si è risaliti a Passariello Antonio, e dunque a tutti i membri della banda.
Terremoto di magnitudo 7.4 in Colombia: numerosi morti e feriti
Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 7.4 ha colpito la Colombia: epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, nel nord-ovest del Paese. Il sisma, registrato alle 7.34 ora locale a una profondità di 82 chilometri, è stato il più forte registrato nel Paese sudamericano dal 1979. E infatti è stato avvertito anche a Panama.
Un terremoto de magnitud 6.6 – 7.4 sacudió a Colombia a las 7:34 a.m. de este 10 de agosto. El epicentro fue en San José del Palmar (Chocó), a 96 km de profundidad.
— Jhannely González | Periodista (@gazareportes_ve) August 10, 2026
El temblor se sintió con fuerza en Bogotá, Medellín, Cali y Bucaramanga, generando evacuaciones preventivas. Las… pic.twitter.com/Ra8k6jKzsF
Già drammatico il bilancio delle vittime, almeno una trentina. E il numero sembra destinato ad aumentare, com’era già successo col sisma in Venezuela (circa 5 mila morti). Pesanti i danni agli edifici: alcune strutture sono interamente collassate, tra queste anche sezioni di ospedali, com’è successo a Cali.
Impresionante como se
— Jacobo Solano (@JACOBOSOLANOC) August 10, 2026
Derrumba este edificio en Pereira, Risaralda Colombia. Terrible esto Dios! pic.twitter.com/RrYOcUXYBn
Come riferito dai sindaci delle città più colpite, a Pereira ci sono almeno 18 morti; a Manizales almeno 2 morti e 30 edifici crollati; a Chocò almeno un morto e 10 feriti; a Cali 20 edifici crollati e persone intrappolate. Il sindaco di Bogotá, Carlos Fernando Galán, ha riferito che al momento non si registrano danni significativi in città, sebbene siano state segnalate diverse crepe in alcuni edifici.
TERREMOTO EN COLOMBIA
— Alerta News 24 (@AlertaNews24) August 10, 2026
Daños enormes en Pereira y varias ciudades del país tras potente terremoto de magnitud 7,4.
| COBERTURA ININTERRUMPIDA.| AHORA en @AlertaNews24. pic.twitter.com/PydNenQcVu
«Stiamo lavorando in stretto contatto con la Farnesina per seguire la situazione: al momento non sono segnalati connazionali in situazione di pericolo nelle zone più colpite dal terremoto». Lo ha detto l’ambasciatore d’Italia a Bogotà, Giancarlo Curcio, raggiunto al telefono dall’Ansa.
Manizales, Colombia. Terremoto. pic.twitter.com/BzKcaWIHm1
— Jupac (@Jupacg) August 10, 2026
Salvini contestato al concerto per De André: cosa è successo
Dopo Giorgia Meloni che ricordando Francesco Guccini ne ha sottolineato il livore nei confronti del centrodestra, ecco un altro dei leader dei partiti di maggioranza alle prese – per così dire – con un grande del cantautorato italiano. Sta facendo infatti molto discutere quanto accaduto durante il concerto di Diodato all’Agnata, la storica tenuta di Faber in Gallura, dove una ragazza ha interrotto l’esibizione per protestare contro la presenza di Matteo Salvini.
Dori Ghezzi ha preso le parti di Salvini, poi la frecciata di Diodato
A pochi minuti dall’inizio del concerto, che si è svolto nell’ambito del festival Time in Jazz, una ragazza si è alzata rivolgendosi a Diodato: «Tu sei bravissimo, ma non è possibile che qui sia presente una persona che con le canzoni di De André non c’entra niente. Io mi sento offesa e non posso continuare a restare qui». Il riferimento era appunto a Salvini, che era seduto in prima fila al fianco di Dori Ghezzi. Mentre il pubblico si divideva tra applausi e fischi, la vedova di De André è salita sul palco per prendere le difese del segretario della Lega: «Non sono d’accordo con voi. Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra. Ma è giusto creare un dialogo. La musica deve unire».
Successivamente è stato Diodato a smorzare (fino a un certo punto) i toni: «Non sono nessuno per cacciare qualcuno, sono un ospite. Speriamo che la musica di De André illumini un po’ di più anche la nostra classe politica», ha concluso tra gli applausi del pubblico il vincitore del Festival di Sanremo 2020.
Ma cosa sta succedendo?
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) August 10, 2026
Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene?
Io sono anche abituato a contestazioni e insulti, a volte può accadere, nessun dramma.
Faccio politica da una vita:… pic.twitter.com/w1tfgaI9rw
Salvini: «Si può ascoltare un artista solo con la patente politica giusta?»
Ovviamente, su quanto accaduto si è espresso anche il diretto interessato. «Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene?», ha scritto sui social il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. «Quella ragazza aveva anche il diritto di contestarmi (anche se ha disturbato l’artista, Dori e tutto il resto del pubblico) così come io ho il diritto di risponderle. Funziona così, si chiama democrazia. Ma nessuno – e ripeto NESSUNO – può decidere quali cantanti io possa ascoltare, quali libri leggere o non leggere, quali film guardare», ha aggiunto Salvini, raccontando poi della sua ammirazione per il cantautore genovese. «Non so cosa direbbe Fabrizio oggi. E soprattutto non voglio far parlare i morti per dare ragione ai vivi. Non mi permetterei mai. So cosa dicono a me le sue canzoni, la sua musica, la sua voce. Mi emozionano, mi fanno pensare e qualche volta mi mettono anche in discussione. Sapete però cosa mi preoccupa davvero? Non quello che è successo a me. Ma il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli. Un mondo in cui sei libero, ma solo se hai le idee “giuste”? In cui puoi ascoltare un artista, ma solo se hai la patente politica giusta? No. Non esiste. I nostri figli non devono chiedere il permesso a nessuno per essere liberi».
La nipote di Faber: «Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto»
Infine, sulla questione è entrata a gamba tesa anche una delle nipoti di Faber, Alice De André. «Io non so esattamente che cosa sia riuscito Salvini a capire dai testi di mio nonno. Forse la musica? Forse il la la la? Perché sui testi evidentemente abbiamo avuto qualche problema di comprensione. Dire che i loro pensieri, i loro valori e la loro idea di società siano diametralmente opposti è un eufemismo», ha detto la 26enne su Instagram, difendendo poi la contestatrice e mostrandosi in disaccordo con la nonna: «Una ragazza che contesta un politico a un concerto di De André non è fuori luogo. È forse una delle cose più coerenti che sono successe durante tutta la serata. Mio nonno fermava i concerti per le contestazioni. Fermava la musica, parlava, discuteva. Quindi, se proprio vogliamo parlare di rispetto, ieri Salvini poteva alzarsi e rispondere». Infine: «Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto. Non soltanto le canzoni che fanno bella figura alle commemorazioni. Prendetevi anche quello che pensava. Quello che contestava. E soprattutto prendetevi il fatto che mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che cazzo ci faceva lì».
Nominato il nuovo ambasciatore di Israele in Italia
Il governo israeliano ha approvato la proposta del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di nominare Lior Haiat nuovo ambasciatore designato di Israele in Italia. Il diplomatico, 52 anni, sarà anche rappresentante non residente a Malta e San Marino. Manca ancora la nota ufficiale dell’ambasciata, ma la notizia è già circolata sulla stampa israeliana. Haiat succederà a Jonathan Peled, che da novembre assumerà l’incarico di ambasciatore israeliano presso l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.
Chi è Lior Haiat
Classe 1974, Haiat è impegnato nella carriera diplomatica da oltre 20 anni. Ha ricoperto i ruoli di portavoce e addetto culturale dell’ambasciata a Buenos Aires, portavoce dell’ambasciata in Spagna, portavoce del ministero degli Esteri, console generale a Miami e direttore della divisione per l’America Centrale e i Caraibi. Attualmente è vicedirettore generale per il Nord America del ministero degli Esteri a Gerusalemme.
Bezos sbarca nel calcio: l’accordo per l’acquisto del 30 per cento del Liverpool
Jeff Bezos è pronto a sbarcare nel mondo del calcio: il fondatore di Amazon fa parte di un gruppo di investitori pronto a rilevare poco meno di un terzo delle quote del Liverpool. Lo scrive Sky News, aggiungendo che l’ingresso del gruppo nel capitale del club inglese avverrebbe sulla base di una valutazione complessiva del club di circa 4,4 miliardi di sterline, pari a quasi 5 miliardi di euro. Fenway Sports Group, holding che detiene la maggioranza del Liverpool dal 2010, dovrebbe annunciare in settimana la transazione.

Gli altri investitori della cordata
La cordata che ha messo gli occhi sulla quota di minoranza – ma comunque significativa – del Liverpool non è guidata da Bezos, ma da Amit Bhatia, imprenditore che in passato ha detenuto una quota del Queens Park Rangers, nonché genero del miliardario indiano Lakshmi Mittal, a capo della più grande società siderurgica al mondo. Sky News scrive che tra gli investitori c’è anche Eduardo Saverin, uno dei co-fondatori di Facebook: in passato aveva tentato di acquisire quote del Chelsea. Fenway – che nel 2010 comprò il Liverpool per 300 milioni di sterline – ha confermato l’interesse del gruppo di Bhatia, precisando che non è in corso una vendita integrale del club.
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Ci sono enti che celebrano gli anniversari, e anniversari che ricordano l’esistenza degli enti. Il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) appartiene decisamente alla seconda categoria. Quello che Matteo Renzi tentò inutilmente di abolire con il referendum costituzionale del 2016, e che da allora continua placidamente a occupare il suo posto nell’architettura della Repubblica, ha pensato bene di onorare i 70 anni della tragedia di Marcinelle con una delegazione all’altezza della propria importanza. Almeno secondo il Cnel.

Al Bois du Cazier, dove l’8 agosto 1956 morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani, mica si è presentato soltanto il presidente Renato Brunetta. Sarebbe stato troppo poco. Con lui sono partiti il segretario generale Massimiliano Monnanni, il vicepresidente Claudio Risso, il consigliere Alfonso Luzzi e – perché evidentemente anche quattro potevano sembrare pochi – la consigliera del presidente Giulia Mancini. Cinque persone per rappresentare un ente solo, neanche fosse una delicatissima missione diplomatica.
Naturalmente Marcinelle merita tutto il rispetto possibile. E proprio per questo la domanda riguarda la consistenza numerica del Cnel, non certo la sua presenza in sé. Brunetta da solo non sarebbe bastato? Evidentemente no. Servivano un segretario generale, un vicepresidente, un consigliere e una consigliera del presidente. Anche nelle commemorazioni l’organigramma vuole la sua parte.
Non sappiamo quanto sia costata la spedizione. Viaggi, trasferimenti, eventuali pernottamenti: magari pochissimo. Sarebbe però interessante conoscere la cifra, anche solo per curiosità, in un Paese dove ogni volta che bisogna trovare qualche risorsa si scopre che i soldi sono pochi. Non a caso la ricerca delle famigerate «coperture» è diventata una delle attività più praticate dai governi di ogni colore.
Il Cnel, del resto, ha una storia che è un inno alla longevità. Da quando Renzi provò ad abolirlo e perse il referendum, l’ente (che tra le altre cose ospita pure i produttori di vino) è sopravvissuto e sembra persino aver maturato una comprensibile fiducia nell’eternità. E così, quando c’è da andare a Marcinelle, Brunetta parte in compagnia. Se Renzi provò ad abolire il Cnel e non ci riuscì, per contro Brunetta ha scelto una strada più sicura: moltiplicarlo. Almeno in trasferta.
Presto, trovate un posto a Piantedosi
E se anche Giorgia Meloni si fosse convinta? L’avanzata dei consensi del generale Roberto Vannacci potrebbe spingerla davvero a far tornare Matteo Salvini al Viminale? Certo, sempre Quirinale permettendo. Finora è rimasto solo uno slogan, e resta comunque uno scenario difficile da realizzare. La novità possibile riguarda un incastro di caselle, visto che toccherebbe trovare un posto di riguardo a Matteo Piantedosi, l’attuale titolare del ministero dell’Interno. Dove piazzarlo eventualmente? Magari all’Anticorruzione, come ha “suggerito” Il Foglio. Archiviata la presidenza di Giuseppe Busia (che scade proprio a settembre), ora infatti l’Anac ha bisogno di una nuova guida: l’incarico dura 6 (sei!) anni, ed è sicuramente di altissimo valore. Di certo nessuno avrebbe da ridire sulla scelta di Piantedosi alla presidenza dell’Anac. Così finalmente Salvini potrebbe tornare al Viminale, anche se ovviamente si creerebbe un vuoto da colmare al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture: qui può scattare il passaggio di Claudio Andrea Gemme, classe 1948, dalla guida di Anas al dicastero di Porta Pia. Irrefrenabile, Gemme sarebbe la soluzione ideale per terminare la legislatura e dare una scossa al ministero. Solo fantapolitica agostana? Chissà…
Conte e quella staffetta per un ego smisurato
Nel Partito democratico non ne possono più di Giuseppe Conte. Il protagonismo televisivo, i convegni e i comizi a raffica, l’apparizione davanti alla commissione Covid con un monologo infinito (a proposito, ma il presidente Marco Lisei non doveva metterlo all’angolo?), l’ennesima richiesta di indire le Primarie addirittura con il voto online: tutto questo calderone sta facendo riflettere Elly Schlein, specie dopo il pranzo di giugno all’Hostaria Costanza. Nel Pd qualcuno dice che «chi ha tradito una volta non smetterà mai di farlo»: Conte, è il ragionamento, è stato capace di scavare la fossa al fondatore del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, di andare al governo con Matteo Salvini e poi scaricarlo per creare un altro esecutivo con una maggioranza che fino a pochi giorni prima era all’opposizione. «Vittima del proprio ego smisurato», secondo i maligni Conte deve guardare anche all’interno del M5s, con le truppe piemontesi di Chiara Appendino e quelle romane di Virginia Raggi e di “Dibba” che alle prossime elezioni conteranno, eccome. Tra i maggiorenti del Pd sono certi che alla fine l’accordo che verrà proposto da Conte sarà quello, classico, della staffetta, con il 62enne “avvocato del popolo” che, in caso di una vittoria alle Primarie e poi all’appuntamento delle elezioni politiche, rimarrebbe a Palazzo Chigi fino alla scelta del prossimo presidente della Repubblica. A quel punto, in cambio del Quirinale, Conte lascerebbe la guida del governo a un esponente del Pd. Prospettiva irrealizzabile oppure opzione che è davvero presente sul tavolo delle trattative? “Giuseppi” è molto ambizioso…

Lavitola arrestato per l’attentato a Ranucci
È stato arrestato e portato in carcere Valter Lavitola: il faccendiere, imprenditore ed ex giornalista, è accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci (i due sono amici), avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 sotto l’abitazione del conduttore di Report a Pomezia. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine della Procura in cui si contesta anche il metodo mafioso. Nell’ordinanza si legge che l’attentato è stato commissionato da Lavitola «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato « in ambito politico». Per l’agguato dinamitardo, che non aveva provocato vittime ma solo danni materiali, erano già stati fermati i quattro presunti esecutori materiali. Secondo la Procura il tramite tra Lavitola e il commando sarebbe stato Gomes Clesio Tavares: anche nei suoi confronti è stato chiesto l’arresto. L’uomo, conosciuto da Lavitola nel 2015 durante una comune detenzione nel carcere di Secondigliano a Napoli, è latitante in Africa.

Ex Ilva, da Federacciai via libera a Gozzi per verificare manifestazione di interesse
Il consiglio di presidenza di Federacciai ha ascoltato la relazione del presidente Antonio Gozzi sulla vicenda dell’ex Ilva di Taranto e sull’eventuale coinvolgimento delle imprese siderurgiche italiane nell’iniziativa finalizzata alla ripresa e al rilancio degli impianti non interessati dal blocco dell’area a caldo conseguente all’ordinanza della Corte d’Appello di Milano. Il consiglio di presidenza, si legge ancora in una nota, ha dato mandato a Gozzi di trasmettere agli enti competenti, in nome e per conto di un gruppo di aziende che hanno già manifestato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa, e di quelle che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni, una manifestazione di interesse subordinata alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale. Il consiglio gli ha inoltre dato mandato di verificare con il governo l’esistenza di tali condizioni.
Pistole ad acqua e secchielli con palette: i gadget «identitari» di Vannacci
Presso il gazebo allestito al mercato di Lido di Camaiore (Lucca), Roberto Vannacci ha presentato assieme ai vertici di Futuro Nazionale una serie di gadget del partito, dedicati alla stagione estiva e dal «forte messaggio politico identitario»: carte da gioco, spillette e un kit di giochi da spiaggia per bambini con paletta, secchiello e una pistola ad acqua.
Il messaggio simbolico veicolato dal kit vannacciano
«Ci piace pensare di essere veramente tradizionali: come ci divertivamo noi da ragazzini sulla spiaggia costruendo i castelli di sabbia con paletta e secchiello, ci piacerebbe che anche oggi i ragazzi facessero la stessa cosa. Ma questo non ha solamente un valore fisico, ha anche un valore spirituale», ha spiegato Vannacci, parlando del kit pensato per veicolare un preciso messaggio simbolico: «Crediamo che in Italia si debba continuare a costruire le nostre case, le nostre abitazioni, le nostre aziende, le nostre imprese, e questo lo facciamo con la paletta e con il secchiello». Quanto alla pistola ad acqua, l’ex generale ha detto: «Pensiamo che queste aziende, queste case, queste imprese, le dobbiamo difendere come ciò che abbiamo di più caro, come ciò che abbiamo di più importante per la nostra sopravvivenza». E poi: «Noi speriamo in un mondo di pace, di relazioni internazionali, di diplomazia, ma siamo pronti a difendere il nostro esistere, la nostra identità, quello che siamo e quello che vogliamo divenire».
Eni, la Commissione Ue autorizza joint venture con Khazna nei data center
La Commissione europea ha autorizzato, ai sensi del regolamento Ue sulle concentrazioni, la creazione di una joint venture tra Khazna Data Center Holdings, società degli Emirati Arabi Uniti, ed Eni, colosso energetico italiano. L’operazione riguarda principalmente la costruzione, la gestione e l’attività operativa dei data center. Bruxelles ha concluso che la transazione non solleva problemi sotto il profilo della concorrenza, considerate le limitate posizioni di mercato complessive delle società coinvolte.
Infantino nel mirino di Uefa, Concacaf e Afc: la lettera congiunta
Le confederazioni calcistiche europea (Uefa), nordamericana (Concacaf) e asiatica (Afc) prendono ulteriormente le distanze dal presidente della Fifa Gianni Infantino, che dopo l’alzata di scudi a livello globale si è visto costretto a ritirare il suo piano di vendere quote dei Mondiali a investitori privati. Lo hanno fatto attraverso una lettera aperta alla «famiglia del calcio», la «più grande passione condivisa al mondo» che «non appartiene a nessun individuo né a nessuna istituzione».
An open letter to the football family from AFC, CONCACAF and UEFA:
— UEFA (@UEFA) August 10, 2026https://t.co/8sjedkOyJA pic.twitter.com/OvskyoggYv
La lettera congiunta delle tre confiderazioni
«L’ampliamento dei tornei, l’assegnazione delle edizioni 2030 e 2034 della Coppa del Mondo, la distribuzione delle risorse alle federazioni: si è trattato di traguardi condivisi, concordati e realizzati insieme», si legge nella lettera, che punta il dito contro Infantino. «La recente lettera della Fifa ai suoi vicepresidenti e alle 211 federazioni affiliate riconosce che nel processo sono stati commessi degli errori, inquadrando l’accaduto come un fallimento comunicativo. Una proposta avanzata con tempistiche ristrette, priva di una consultazione significativa e spinta verso una scadenza prima ancora che le federazioni potessero esaminarne adeguatamente i termini, non è frutto di una semplice svista, bensì di una strategia volta a limitare il vaglio critico. Non è stato riconosciuto che la proposta in sé fosse intrinsecamente errata», scrivono Uefa, Concacaf e Afc: «Manca tuttora la consapevolezza che il tentativo di vendere una quota di partecipazione alla Coppa del Mondo abbia rappresentato un grave errore di valutazione: non un mero passo falso procedurale, ma una violazione fondamentale del rapporto di fiducia con le stesse istituzioni che la Fifa ha il compito di servire». Tra i passaggi della lettera c’è anche: «Quando la fiducia viene infranta dall’inganno, quando un individuo si pone al di sopra della collettività che gli ha conferito l’autorità, il dovere di servizio verso la famiglia del calcio viene tradito». E poi: «C’è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità, distanza dove dovrebbe esserci trasparenza. Queste non sono le qualità che il calcio merita di trovare nella sua leadership».
È morto Ben Jones, il celebre meccanico Cooter di Hazzard
È morto a 84 anni Ben Jones, l’attore americano noto soprattutto per aver interpretato il meccanico Cooter Davenport nella celebre serie televisiva Hazzard. L’ha annunciato la moglie Alma Viator, spiegando che l’uomo è stato colpito da un infarto mentre si preparava a guardare in televisione una partita di baseball. Nato il 30 agosto 1941 a Tarboro, nella Carolina del Nord, Jones aveva costruito una lunga carriera tra cinema, televisione e politica. Dopo gli studi in radio, televisione e cinema all’Università della Carolina del Nord, aveva iniziato a lavorare a teatro, al cinema e in televisione alla fine degli Anni 60. Tra i film a cui aveva preso parte figurano Together for Days, Moonrunners, Il bandito e la ‘Madama e The Lincoln Conspiracy. Fece parte del cast di Hazzard dal 1979 al 1985, comparendo complessivamente in 141 episodi. Dopo la conclusione della serie, si dedicò alla politica tra le fila del Partito democratico. Nel 1988 conquistò un seggio in Georgia e venne rieletto nel 1990, rimanendo al Congresso per quattro anni. Successivamente tornò a lavorare nel settore dello spettacolo, comparendo in film come I colori della vittoria e Il segreto di Joe Gould, oltre che in diverse produzioni televisive.
Massiccio raid ucraino con droni sul Tatarstan: almeno 13 morti
Tredici persone sono rimaste uccise in un attacco con droni lanciato dall’Ucraina contro la città russa di Nižnekamsk, nella repubblica del Tatarstan, situata a circa 1.600 km dal confine ucraino. Altre 39 sono rimaste ferite. Si tratta di uno degli attacchi più letali condotti da Kyiv in oltre quattro anni di guerra. Il Ministero della Difesa di Mosca ha annunciato l’intercettazione di 456 droni durante la notte, ma alcuni sono andati a segno: sempre nella stessa regione le forze ucraine hanno colpito una raffineria. L’attacco di droni ucraini in Tatarstan «è un crimine di guerra» e «pesa sulla coscienza» degli alleati occidentali che riforniscono l’Ucraina di armi. Lo ha detto Rodion Miroshnik, ambasciatore russo incaricato di seguire i «crimini del regime di Kyiv», citato dall’agenzia Tass.
Ukrainian drones struck a series of targets across Russia and occupied territory overnight.
— Clash Report (@clashreport) August 10, 2026
Drones set fire to the Galaktika shopping center in Makiivka, a former Epicentr seized by Russian forces in 2014.
They also struck the oil refinery in Nizhnekamsk, Tatarstan, while… pic.twitter.com/jcDW2Je7vA
Gli altri attacchi condotti dall’Ucraina nella notte
L’Ucraina non ha colpito solo in Tatarstan. Le autorità della regione di Belgorod hanno infatti denunciato la morte di una donna, uccisa in un attacco di droni contro una casa nella città di Novaya Tavoljanka. A Simferopol, città occupata dalla Russia in Crimea, ha subito in parziale blackout dopo un raid condotto con velivoli a pilotaggio remoto. Le forze ucraine hanno preso inoltre di mira le infrastrutture energetiche nell’oblast di Donetsk, dove sono stati registrati diversi incendi: uno è scoppiato in un centro commerciale nella città di Makiivka.
#BREAKING |
— The Global Eye (@TGEThGlobalEye) August 10, 2026![]()
— Ukrainian drones hit multiple targets in Russia and occupied territories overnight.
Drones struck the Galaktika shopping center in occupied Makiivka (Donetsk region), sparking a major fire. The site is a former Epicentr hypermarket seized and renamed by… pic.twitter.com/XtSUeY8T3P
La risposta russa: cinque morti nella regione di Kharkiv
Nella notte si sono verificati ovviamente anche operazioni militari da parte dei russi, che hanno provocato vittime. Un attacco di artiglieria nella regione nord-orientale ucraina di Kharkiv, in particolare contro la zona del villaggio di Bugaivka, ha causato la morte di cinque persone. Mosca ha inoltre attaccato nella notte anche Sumy con cinque bombardamenti aerei, ferendo 14 persone. Altri feriti sono stati segnalati anche a Odessa. Colpita infine anche la regione di Dnipropetrovsk.
Malagò ha un nuovo portavoce in Figc: è un altro romano
Giusto per restare in tema di Grande raccordo anulare, alla faccia di chi lo accusa di amichettismo da Circolo Aniene, Giovanni Malagò ha scelto un altro romano. Questa volta è un giornalista, Alessandro Catapano, che dal primo settembre assumerà il ruolo di portavoce del presidente, andando a rafforzare la squadra della comunicazione della Figc.
Per 17 anni alla Rosea, poi il passaggio in via del Tritone
Catapano ha lavorato per 17 anni a La Gazzetta dello Sport, prima di passare a Il Messaggero e diventare capo dello sport. Poi il salto della barricata dai giornali agli uffici stampa delle istituzioni sportive, con il lavoro alla Federazione italiana tennis e padel, l’incarico da consulente alla Federazione italiana di atletica leggera, i ruoli di direttore della comunicazione alla Flai-Cgil, alla Federazione ciclistica italiana e a quella della danza sportiva.

Il libro sull’amore per la Roma, con Venditti…
Ora è stato scelto per gestire i rapporti con i media e la comunicazione collegata all’attività istituzionale del presidente, tra l’altro alle prese con la grana su Bianchedi capodelegazione della Nazionale. A proposito di Roma, romanismi e romanisti, Catapano ha scritto anche un libro: Ti amo. (La) Roma dritta al cuore. Con prefazione di Antonello Venditti.
Media: «Netanyahu dà una chance al piano americano per Gaza»
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe disposto a dare una possibilità al piano degli Stati Uniti per Gaza. Secondo quanto riportato da Axios, gli Usa e i mediatori coinvolti nei colloqui chiedono ad Hamas di avviare il processo di disarmo. Il quotidiano riporta, citando un funzionario, che Netanyahu ha parlato telefonicamente con Jared Kushner, l’inviato di Trump, e ha promesso di dare una possibilità al piano in 15 punti, nonostante il suo scetticismo. La possibile apertura arriva dopo una netta e pubblica contrarietà espressa da Netanyahu, che contestava la tempistica proposta dal piano americano che prevede un ritiro graduale delle forze israeliane in parallelo con il disarmo progressivo di Hamas. Il premier israeliano aveva chiarito che l’esercito israeliano non effettuerà alcuna ritirata finché Hamas non sarà completamente e verificaremente disarmata.
Scontro Coni-Figc su Bianchedi capodelegazione della Nazionale: cosa è successo
Dopo il caso di Andrea Pirlo “quasi ct” e le dimissioni di Paolo Maldini da direttore tecnico, ecco un altro pasticcio azzurro targato Giovanni Malagò. La nomina di Diana Bianchedi come nuova capodelegazione della Nazionale italiana di calcio maschile, annunciata dal presidente della Figc, è stata infatti stoppata dal Coni. Il motivo? Secondo il Comitato Olimpico Nazionale Italiano c’è da verificare la legittimità del doppio incarico, in quanto l’ex schermitrice dal 2025 è vicepresidente vicaria della propria struttura.

La nota del Coni col richiamo all’articolo 7 dello Statuto
Con un colpo di teatro, Malagò ha scelto come capo delegazione della Nazionale italiana di calcio maschile una donna, proveniente da tutt’altro sport, dove ha vinto l’oro olimpico a Barcellona 92 e Sydney 2000. Il Coni è però intervenuto in gamba tesa contro il suo ex presidente, spiegando che «ai sensi dello Statuto e delle Leggi vigenti, sono stati prontamente attivati gli uffici preposti e gli organismi competenti al fine di valutare eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità» riguardanti gli incarichi di Bianchedi. Secondo l’articolo 7, comma 4, dello Statuto del Coni, i componenti della Giunta nazionale (di cui fa parte l’ex schermitrice in quanto vicepresidente) «qualora vengano a trovarsi in situazione di permanente conflitto di interessi sono considerati incompatibili con la carica che rivestono, e debbono essere dichiarati decaduti». A questo si aggiunge un altro aspetto: dopo la nomina a vicepresidente, la stessa Bianchedi ha firmato il modulo Coni per la dichiarazione di assenza di cause di incompatibilità, inconferibilità o conflitto di interessi richieste per incarichi istituzionali, candidature sportive, riconoscimento di professioni o iscrizioni a elenchi e registri del Coni.
LEGGI ANCHE: Malagò, il pasticcio Figc sul ct dell’Italia e quel mantra già bruciato

La Figc: «A Bianchedi un ruolo di mera rappresentanza»
La Figc ha rapidamente replicato di non ravvisare «alcun conflitto di interessi» nella nomina di Bianchedi nel ruoloche negli anni è stato di Gigi Riva, Gianluca Vialli e Gianluigi Buffon: «Non c’è né norma statale né statutaria che preveda espressamente un’incompatibilità tra il ruolo di membro di Giunta del Coni e un incarico federale; né si ritiene che l’incarico possa configurare il conflitto di interessi permanente richiamato dall’articolo 7 dello statuto del Coni. Si tratta di un ruolo di mera rappresentanza». Sta ora a Bianchedi decidere il da farsi: la leggenda della scherma, legata al Comitato olimpico italiano da un accordo da 50 mila euro l’anno, deve ancora firmare il contratto in Figc, che prevede un compenso attorno ai 150 mila euro. Altamente improbabile una coesistenza dei due incarichi: in caso di sì a Malagò, dovrà dimettersi dal Coni.
Salvini non frena i malpancisti della Lega: ecco chi gli ha chiesto un passo di lato
«Come leader sei affaticato». «I militanti vogliono un rinnovamento». O ancora: «Ormai è troppo lo scollamento nelle sezioni». I cahiers de doléances leghisti sono lunghi e nelle quattro ore e mezzo di dibattito il direttivo lombardo è stato un miscuglio di lamentele, a volte anche confuso, con poche soluzioni. Ma un filo rosso ha guidato per la prima volta la maggioranza, forse anche i due terzi, dei circa 30 interventi: le seconde linee leghiste in Lombardia hanno chiesto un passo di lato di Matteo Salvini.
«Non una parola sulla riunione deve uscire da queste stanze»
E così la riunione, convocata dal segretario per regolare i conti con i malpancisti, si è rivelata un boomerang. Tanto che Salvini alla fine ha chiesto una prova di «maturità» ai presenti: non una parola sulla riunione deve uscire da queste stanze, sui giornali o sulle agenzie, ha detto. Anche se poi è stato proprio lui a far diffondere la sua versione. Tempo di stringere le mani e di salire sulle auto ed è partita la velina del fido portavoce che le agenzie hanno trasmesso con grande rilievo. D’ora in poi la Lega dovrà tornare a essere un partito «di lotta», «più duro anche al governo», ha fatto trapelare.
Una dura resa dei conti che Salvini non si aspettava
Ma la verità è un’altra. La verità è che nelle quasi cinque ore di confronto i toni non si sono alzati quasi mai, non ci sono state liti, però le parole sono state pesanti come macigni. È stato lo showdown che Salvini non si aspettava, arrivato con numeri alla mano per dimostrare che non è vero che la Lega al governo ha trascurato la questione settentrionale. Non sono bastati 45 minuti di discorso su opere e risultati portati a casa per il Nord: insomma, uno tra i più lunghi dei suoi famosi elenchi (la modalità di narrazione più amata dal segretario e allo stesso tempo ridicolizzata dai suoi detrattori).
Altro che lamentele messe a tacere: l’esito è stato deflagrante
Quando ha deciso di convocare il direttivo il 7 agosto a Milano, l’intenzione del capo di via Bellerio era di mettere a tacere le lamentele dei nordisti guidati dal segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo e dal governatore Attilio Fontana. L’esito invece è stato deflagrante. Forse Salvini non aveva “ripassato” bene la composizione del direttivo o non si aspettava tanto coraggio dai suoi dirigenti. Ma gli interventi di sindaci e amministratori che lamentavano il calo dei consensi e addossavano le responsabilità al crollo della sua popolarità sono stati predominanti.

In pochi si sono schierati apertamente con lui
Gli unici che si sono apertamente schierati con lui – è stato riferito da diverse fonti a Lettera43 – sono stati la ministra Alessandra Locatelli, il capo dei Giovani Luca Toccalini, il capogruppo al Pirellone Alessandro Corbetta e il responsabile Esteri Paolo Formentini. Il ministro Roberto Calderoli si è limitato a ricordare che il congresso è stato fatto un anno fa e che forse era allora che si sarebbero dovute avanzare queste istanze, prima di impegnarsi nell’unica lite della serata, ossia quella con Silvia Sardone sulla necessità di concludere il processo di approvazione della riforma sull’autonomia prima delle elezioni politiche del 2027.
I motivi della lite tra Calderoli e Sardone
Pur dopo aver ricordato l’impegno politico del marito Davide Caparini per la causa leghista, la pasionaria ha detto di ritenere che alla gente «non freghi niente dell’autonomia», ma sia preoccupata dai temi della mancanza di sicurezza e della paura dell’islamizzazione. «L’autonomia è il fine ultimo della Lega», ha puntualizzato Calderoli, dicendo di avere «un’idea ben precisa» di coloro che cambiano i partiti con facilità (e il riferimento era al passato di Sardone in Forza Italia).
Le province più rappresentative della Lega sono stufe
Gli altri interventi sono stati caotici nelle lamentele e nelle proposte, ma tutti con un fil rouge: la richiesta di un passo di lato di Salvini e di un rinnovamento nella leadership che porti a crescere nuovamente nei consensi. A favore di questa tesi si sono schierati in diversi, soprattutto esponenti delle province storicamente più rappresentative per la Lega, cioè Bergamo, Brescia e Varese. Tra i più duri il segretario bergamasco Fabrizio Sala, da sempre critico con i salviniani, e Daniele Belotti, storico presentatore del raduno di Pontida, che Salvini ha “rottamato”, non volendolo più ricandidare in parlamento. «Ti chiedo di farti da parte e lo faccio nell’interesse della Lega», ha azzardato Belotti. Più contenuta la segretaria bresciana Roberta Sisti, che ha lasciato spazio alla veemenza di Giovanmaria Flocchini, sindaco di Pertica Alta (Brescia) e presidente della Comunità Montana di Valle Sabbia, e del collega sindaco di Travagliato, sempre provincia di Brescia, Renato Pasinetti, che è responsabile delle società partecipate e della Consulta per la Lega Lombarda.
Il nodo: non c’è nessuno nel partito che vuole sostituirlo
Quando qualcuno ha parlato di «leader affaticato», Salvini lo ha stoppato dicendo: «Veramente io non mi sento affaticato, in pieno agosto, sono qua da ore che vi ascolto». E poi, quando un altro si è lamentato constatando che però non c’è nessuno nel partito che vuole sostituirlo alla guida della segreteria, il capo ha risposto con tono puntuto: «È un concetto che non mi piace. Io non voglio fare il segretario solo perché non c’è nessuno che può sostituirmi».
Chi ha indorato la pillola e chi invece è stato durissimo
Critico anche Romeo che, come spesso accade, ha però indorato la pillola con il suo tipico spirito ecumenico: «Matteo, fatti aiutare». Durissimo l’assessore lombardo agli Enti locali, Massimo Sertori da Sondrio, tra i dirigenti più vicini ad Attilio Fontana. Il governatore, dal canto suo, ha chiesto che la Lega torni a essere un partito «di lotta e di governo» con politiche più incisive attorno alle battaglie storiche, federalismo e autonomia, sicurezza e immigrazione.

L’ipotesi di un direttorio e la solita incognita Zaia
Ed è abbastanza curioso che Salvini abbia preso in prestito questo concetto e fatto suo nella versione fatta trapelare a giornali e agenzie. Il segretario ha chiuso la riunione dicendo di aver «ascoltato tutto», anche le critiche «più severe». «Vediamo se riusciamo a proporre una squadra per Pontida», ha detto, parlando dell’ipotesi di una sorta di direttorio. «Ma io rimango alla guida e procedo». Poi ha aggiunto: «Dipende anche da chi dovrà essere coinvolto, se vorrà accettare o meno», alludendo all’ormai celebre ritrosia di Luca Zaia a una partecipazione in tal senso. «L’importante è che quello che è successo qui resti tra queste mura, la maturità del partito la misuriamo nei prossimi giorni». E via, tutta la polvere sotto il tappeto. Ma per quanto?

Migranti, il post di Meloni e Mette Frederiksen: «Unite per difendere l’Europa»
La premier Giorgia Meloni e l’omologa danese Mette Frederiksen hanno condiviso sui social un «messaggio congiunto per l’Europa» in cui affermano di non accettare «un’immigrazione incontrollata» che ha «impatti negativi» sulle società. Un richiamo che arriva nei giorni del braccio di ferro tra Italia e Spagna dopo l’ondata migratoria a Ceuta e la successiva decisione di sospendere Schengen da parte di Palazzo Chigi.
Le due premier: «I cittadini si aspettano azioni concrete»
Le due premier si dicono «consapevoli che molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione», dato che «proveniamo da posizioni politiche molto diverse e certamente non siamo d’accordo su tutto (ndr. Frederiksen è socialdemocratica)». «Siamo le uniche due donne a capo di un governo nell’Ue. Una di noi guida un grande Paese del Sud, l’altra un piccolo Paese del Nord. Ma siamo unite dal nostro desiderio di difendere l’Europa. Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa», continua il post. «Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. È particolarmente grave quando migranti illegali, privi del diritto di rimanere nelle nostre nazioni, commettono crimini violenti, trafficano droga o si rendono responsabili di violenze sessuali». I cittadini europei, sostengono Meloni e Frederiksen, «si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici». «Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità».
«Occorrono centri di rimpatrio in Paesi terzi»
Per gestire l’immigrazione clandestina, sostengono, «bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa». Ma questo non basta: «Il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo». «Riteniamo», concludono, «che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione».
Esami universitari online, la qualità della valutazione dipende dalla progettazione
Quando si parla di esami universitari online, il confronto con le modalità in presenza è ancora spesso al centro del dibattito. Sostenere la prova in aula è infatti percepito come garanzia di qualità, affrontarla a distanza come fattore di rischio. Questa contrapposizione non è però più idonea a descrivere l’evoluzione della valutazione accademica. Ciò che determina la qualità di una prova, più che il luogo in cui viene sostenuta, sono infatti la sua progettazione, le competenze che misura e le garanzie che accompagnano il suo svolgimento. La qualità e l’affidabilità di un esame dipendono da una combinazione di elementi che vanno dagli obiettivi formativi alla struttura delle domande fino al livello di autonomia richiesto allo studente e agli strumenti utilizzati per garantire correttezza e trasparenza. Un principio che vale tanto per la didattica digitale quanto per quella in presenza.
Così la tecnologia garantisce l’integrità delle prove
Negli ultimi anni la diffusione degli esami a distanza ha portato allo sviluppo di sistemi tecnologici pensati per tutelare l’integrità delle prove. Tra questi rientrano i sistemi di remote proctoring, ambienti digitali che combinano diversi strumenti come verifica dell’identità del candidato, blocco delle risorse esterne, registrazione audio-video e, in alcuni casi, analisi automatizzata del comportamento dello studente. Queste soluzioni consentono di affrontare una delle principali questioni legate agli esami online, ovvero garantire che la prova rifletta effettivamente le conoscenze e le competenze del candidato. Studi recenti pubblicati sul Journal of Academic Ethics (Newton & Essex, 2023) e ricerche sperimentali come quella di Alguacil et al. (2023) mostrano che tali sistemi, quando applicati, sono associati in diversi contesti a una riduzione delle opportunità di comportamenti non autorizzati rispetto a prove non supervisionate. Le evidenze mostrano tuttavia che l’efficacia degli strumenti varia in base al tipo di esame e alla natura delle competenze richieste. Le tecnologie di controllo possono risultare più efficaci nei test strutturati, mentre hanno un ruolo diverso nelle prove che richiedono ragionamento articolato, produzione argomentativa o applicazione a casi non standardizzati. Per questo l’affidabilità della valutazione non dipende esclusivamente dalla tecnologia utilizzata, ma dalla sua integrazione con una corretta progettazione della prova.
Dalla verifica delle conoscenze alla valutazione delle competenze
Parallelamente, sta cambiando anche il significato stesso dell’esame universitario. Secondo l’Ocse (Trends Shaping Education, 2023), i sistemi di istruzione superiore stanno progressivamente passando da modelli centrati sulla riproduzione delle conoscenze a modelli orientati alla dimostrazione delle competenze. La disponibilità crescente di informazioni e strumenti di supporto sta riducendo il peso della semplice acquisizione dei contenuti, spostando l’attenzione su ciò che lo studente sa costruire a partire dalle conoscenze – capacità di rielaborazione, connessione tra ambiti diversi, applicazione a contesti nuovi e capacità argomentativa. La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa ha reso questo cambiamento ancora più evidente. Secondo una rilevazione del Joint Research Centre della Commissione europea (2024), oltre il 60 per cento degli studenti universitari dichiara di aver utilizzato strumenti di AI per attività legate allo studio.
Le nuove sfide per la valutazione universitaria
Questo accresce il rischio di un apprendimento superficiale o di un uso acritico degli strumenti generativi, rendendo necessario un approccio rigoroso alla gestione delle sessioni d’esame a distanza. Per tutelare l’integrità accademica senza rinunciare ai vantaggi degli esami online, la risposta tecnica si sviluppa lungo due direttrici principali. Da un lato, strumenti di protezione come browser in grado di inibire multi-monitor, screenshot e accessi da remote desktop. Dall’altro, sistemi chiusi di adaptive testing e question bank, capaci di calibrare in tempo reale la difficoltà delle domande sul profilo del candidato.
La sfida è costruire sistemi affidabili
Le evidenze comparative mostrano inoltre che le pratiche di valutazione più efficaci non dipendono da un unico formato, ma dalla combinazione di strumenti diversi – prove scritte, colloqui orali, project work, valutazioni progressive e attività applicative. L’attenzione si sposta quindi dalla forma dell’esame alla coerenza tra obiettivi formativi e modalità di verifica. La distinzione tra esame online ed esame in presenza perde così progressivamente centralità. In entrambi i casi, la qualità della valutazione dipende soprattutto da come viene progettata. La vera sfida è dunque quella di costruire sistemi di valutazione affidabili, capaci di garantire integrità e qualità indipendentemente dal luogo in cui l’esame viene svolto.
Star Trek: Noah Wylie sarà James Kirk per un giorno
Il 30 agosto Noah Wylie e altri attori della serie The Pitt saranno per una sera l'equipaggio dell'Enterprise, in un evento di beneficienza per festeggiare i 60 anni della Writers Guild
La Writers Guild, l'associazione americana degli sceneggiatori di cinema e tv, e Star Trek hanno una cosa in comune: quest’anno festeggiano il loro 60° anniversario. Gene Roddenberry stesso è stato uno dei primi membri del consiglio direttivo. In occazione di questo doppio anniversario i membri del cast della serie medica di HBO Max, The Pitt, terranno una lettura dal vivo di un episodio della serie classica di Star Trek come raccolta fondi a favore della Guild Foundation. Il reading avverà il 30 agosto e riguarderà il primissimo episodio mai andato in... - Leggi l'articolo
Star Trek: Noah Wylie sarà James Kirk per un giorno
Il 30 agosto Noah Wylie e altri attori della serie The Pitt saranno per una sera l'equipaggio dell'Enterprise, in un evento di beneficienza per festeggiare i 60 anni della Writers Guild
La Writers Guild, l'associazione americana degli sceneggiatori di cinema e tv, e Star Trek hanno una cosa in comune: quest’anno festeggiano il loro 60° anniversario. Gene Roddenberry stesso è stato uno dei primi membri del consiglio direttivo. In occazione di questo doppio anniversario i membri del cast della serie medica di HBO Max, The Pitt, terranno una lettura dal vivo di un episodio della serie classica di Star Trek come raccolta fondi a favore della Guild Foundation. Il reading avverà il 30 agosto e riguarderà il primissimo episodio mai andato in... - Leggi l'articolo
Chi divide un materasso e chi vola con l’hi-tech: le falle nello sviluppo cinese
Prima volevano “sdraiarsi”. Ora, per alcuni giovani cinesi, per riuscirci bisogna addirittura condividere il letto. Il tang ping, letteralmente “stare sdraiati”, era diventato qualche anno fa la formula con cui una parte delle nuove generazioni provava a sottrarsi alla corsa per il lavoro, la casa e il successo. Una rinuncia in parte volontaria alla competizione permanente. Col nuovo fenomeno del bed sharing ci si sdraia invece per riuscire a restare nella gara spendendo meno.
I giovani devono convivere con una nuova precarietà
A luglio, l’hashtag “condividere un letto è una difficoltà che va oltre la mia comprensione” ha superato 14 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma social Weibo. Su Douyin, il TikTok “originale”, i contenuti collegati sono arrivati a quasi 40 milioni. Una ricerca su Xiaohongshu, il social conosciuto all’estero come RedNote, restituiva decine di migliaia di post. C’è chi divide una stanza con più persone, chi affitta un letto a turni perché lavora su orari opposti rispetto al coinquilino, chi condivide addirittura lo stesso materasso per abbassare ulteriormente il costo dell’affitto. Una pratica ancora marginale rispetto ai circa 260 milioni di affittuari cinesi, ma abbastanza diffusa da essere diventata oggetto di un dibattito nazionale e un’ulteriore fotografia delle difficoltà economiche di una parte della “generazione urbana”. Il punto non è il risparmio in sé. È il motivo per cui quel risparmio diventa necessario. Nelle grandi città gli affitti continuano ad assorbire una quota rilevante degli stipendi, mentre il mercato del lavoro resta più fragile rispetto al passato. I giovani si confrontano con salari meno dinamici, una diffusione crescente di impieghi temporanei o legati alle piattaforme digitali e aspettative molto più caute rispetto alla generazione che li ha preceduti. Ridurre anche di poche centinaia di yuan la spesa mensile significa costruire un piccolo margine di sicurezza contro la possibilità di perdere il lavoro o affrontare una spesa imprevista.

La laurea non garantisce più stipendi alti e stabilità
Il letto condiviso arriva dopo una lunga sequenza di termini che hanno accompagnato il cambiamento delle aspettative delle nuove generazioni. Prima, come accennato, era virale il tang ping, lo “stare sdraiati”, come rifiuto della competizione permanente. Poi è arrivato il bai lan, il “lasciar marcire”, che esprime una forma ancora più radicale di disillusione. In mezzo il neijuan, l'”involuzione”, diventato il simbolo di una competizione sempre più intensa che produce rendimenti sempre più bassi. Il bed sharing non descrive però un atteggiamento culturale, ma una strategia di adattamento economico. Quasi una questione di sopravvivenza, mentre molti degli oltre 12 milioni di laureandi sfornati ogni anno guardano al futuro con inquietudine. Il passaggio è significativo. Per decenni il patto implicito della crescita cinese prometteva che studiare di più, lavorare di più e trasferirsi nelle grandi città avrebbe quasi inevitabilmente prodotto una vita migliore di quella dei genitori. Ora il titolo universitario non garantisce più quella traiettoria. Il settore immobiliare non offre più la stessa certezza di accumulazione patrimoniale. Il privato non garantisce stabilità. A gennaio, quasi 3,7 milioni di persone hanno partecipato a un concorso per poco più di 38 mila posti nella funzione pubblica. Dopo gli anni delle Big Tech e dell’imprenditorialità privata, torna il fascino delle cosiddette “ciotole di riso di ferro“: stipendio più basso, ma posto stabile e protezione dalle oscillazioni del mercato. La stessa ricerca di sicurezza aiuta a capire perché dividere non sia solo una curiosità da social network. Le poche centinaia di yuan risparmiati diventano una mini assicurazione contro un possibile licenziamento, una malattia, qualche mese senza stipendio. In un sistema di welfare ancora meno generoso rispetto a molte economie avanzate, l’incertezza sul reddito spinge le famiglie a proteggersi aumentando il risparmio precauzionale. È esattamente il contrario di ciò che Pechino vorrebbe ottenere quando chiede di rafforzare i consumi interni.

La Cina corre, il consumatore molto meno
Il paradosso emerge ancora meglio guardando l’altra metà dell’economia cinese. Perché mentre qualcuno divide il letto, altrove la Cina corre. E in alcuni settori lo fa molto rapidamente. Nel primo semestre del 2026 15 delle 31 economie provinciali hanno superato la crescita nazionale del 4,7 per cento, 16 sono rimaste sotto. Nelle province che crescono si concentrano i settori dei chip, della robotica, dei veicoli elettrici e dell’intelligenza artificiale, oltre alla finanza. Quelle che rimangono indietro sono invece più esposte al mattone, all’industria pesante e ai settori tradizionali. La provincia orientale dell’Anhui è forse l’esempio migliore della Cina che Xi Jinping vorrebbe costruire. Nel primo semestre, la produzione high-tech è aumentata del 44,6 per cento, quella automobilistica del 29 per cento. Le esportazioni sono cresciute del 37,6 per cento, quelle tecnologiche del 78,3 per cento. Le vendite di automobili all’estero sono più che raddoppiate. Numeri da boom industriale. Nello stesso periodo gli investimenti immobiliari della provincia sono però crollati del 33,7 per cento e le vendite al dettaglio sono aumentate appena dell’1,6. La nuova Cina corre. Il suo consumatore molto meno. E, anzi, spesso è costretto a condividere il letto. Il nuovo Piano Quinquennale 2026-2030 prova a dare delle risposte al problema. Per ridurre gli squilibri, si prevedono riforme su sanità, assistenza agli anziani, politiche per la natalità, servizi pubblici e maggiore sicurezza del reddito. Sin qui, però, le risorse restano concentrate soprattutto nei settori strategici. Secondo diversi analisti, servirebbero interventi più strutturali. Gli incentivi possono anticipare una spesa, sì, ma intervenire per esempio sul welfare modifica in modo stabile le aspettative con cui le famiglie decidono quanto conservare per il futuro.

I benefici del boom dell’IA non ricadono sulle nuove generazioni
In sostanza, il modello di sviluppo cinese si sta spostando dal mattone alla tecnologia senza aver ancora trasferito abbastanza reddito e sicurezza alle famiglie. Le «nuove forze produttive» (mantra di Xi) rafforzano lo Stato nella competizione internazionale, ma non eliminano la vulnerabilità di chi vive di salari bassi, contratti a chiamata o lavoro sulle piattaforme digitali della brulicante Gig economy. Per risolvere i propri squilibri, la Cina ha bisogno di distribuire i benefici della trasformazione oltre i poli industriali e le imprese strategiche. Un problema comune anche ad altre economie dell’Asia orientale, a partire da Taiwan e dalla Corea del Sud, dove i benefici del boom dell’intelligenza artificiale non ricadono sulla popolazione più giovane. Almeno per il momento, la distanza tra chi produce le tecnologie del futuro e chi divide un letto per sbarcare il lunario sembra invece ampliarsi.



























































| AHORA en 








— Ukrainian drones hit multiple targets in Russia and occupied territories overnight.










