Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?

Tutta colpa di una Fiat 500X nera. E di due dispositivi “targatori” installati sulla statale 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per “altro procedimento” e che invece sono tornati buoni per individuare la targa di quella vettura, usata da un gruppo criminale per l’attentato del 16 ottobre 2025 fuori dall’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione televisiva Report.

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
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E in questa storia, che ha portato all’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di Valter Lavitola e del suo braccio destro Gomes Clesio Tavares, come mandanti dell’attentato a Ranucci, le automobili ritornano spesso.

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
Il giornalista Sigfrido Ranucci conosceva Gomes Clesio Tavares, factotum di Valter Lavitola e ricercato per l’attentato, almeno dal 2022.

I sopralluoghi pre-attentato e le cimici installate

C’è una Renault Mégane, usata per i sopralluoghi pre-attentato; poi la Fiat 500X, per arrivare da Avellino a Pomezia, fare esplodere l’ordigno nella sera del 16 ottobre 2025 e poi ritornare ad Avellino; ci sono la Opel Adam intestata a Sigfrido Ranucci e la Ford Ka, intestata a sua moglie Marina Maggiorello, distrutte nell’attentato; e infine ecco la Toyota Aygo di Lavitola, con tanto di cimici installate dalla procura. Niente auto di lusso, ma vetture comuni, ordinarie, di gente semplice, apparentemente normale.

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Esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava

E la giudice Iole Moricca, la mattina del 10 agosto, prima delle stelle cadenti di San Lorenzo, ha firmato il dispositivo che riassume la vicenda e chiede il trasferimento in carcere di Lavitola. Il quale, in attesa del suo factotum Clesio Tavares, per il momento all’estero, raggiungerà in carcere Passariello Pellegrino, D’Avino Antonio, Saverio Mutone, Marika De Filippis, ossia i membri della banda messa in piedi per l’attentato a Ranucci e che, secondo la procura di Roma, «detenevano, portavano in luogo pubblico e utilizzavano un ordigno esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava facendolo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, a Pomezia-Torvajanica».

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Frequentazione piuttosto fitta tra i due: gli incontri ravvicinati

Incrociando le celle agganciate dai cellulari del faccendiere Lavitola e del giornalista Ranucci, si può ricostruire una frequentazione piuttosto fitta tra i due: si sono certamente visti il 27 ottobre 2024, il 13 dicembre 2024, il 4 agosto 2025, il 13 agosto 2025, il 7 settembre 2025, il 9 settembre 2025, e poi pure il 23 ottobre e il 24 ottobre, dopo l’attentato. Ma perché Lavitola, che nel frattempo gestiva il frequentatissimo ristorante romano “Cefalù bistrot di pesce”, aveva sviluppato tutta questa passione per il conduttore di Report?

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
Una foto pubblicata nel maggio del 2023 da Il Riformista mostra Sigfrido Ranucci a cena con alcune persone tra cui (a capotavola) Valter Lavitola, proprietario del ristorante Cefalù, nel quartiere di Monteverde Vecchio a Roma (Foto credits Aldo Torchiaro).

Il disegno politico: testare Ranucci tramite sondaggi ad hoc

Lo spiega bene lo stesso faccendiere nelle telefonate intercettate: «Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia. Allora, stavo convincendo, avevo quasi convinto concretamente questo giornalista a candidarsi come presidente qui in Italia, stavamo facendo le ricerche e tutto. Sarebbe presidente garantito al 110 per cento. Io da solo prenderei il 30 per cento senza partito, senza nulla». C’è quindi un disegno politico. Col candidato Ranucci che Lavitola intende testare tramite sondaggi ad hoc.

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Sono Stefano Cappellini, attuale direttore ad interim di Repubblica, e l’autorevole editorialista Paolo Mieli che aiutano Lavitola nella stesura di un testo, corretto pure da Ranucci, da mandare alla società di sondaggi con tutti i temi da approfondire attraverso domande. E, in base a quanto dedotto dalla procura, il “finto” attentato avrebbe fatto parte del piano per creare il clima più adatto a fare scendere in campo Ranucci.

Atto intimidatorio ma mai per porre in pericolo l’incolumità del giornalista

“Finto” perché, secondo la gip, l’attentato è stato «commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico». Se infatti «lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato, è indubbio che nell’ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista».

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
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Lavitola avrebbe «dato mandato a Clesio Tavares di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci». Come emerge dalle carte, il 7 settembre 2025 Lavitola andò a trovare Ranucci nella sua casa di Pomezia e fece un primo sopralluogo; il 15 settembre 2025 Lavitola con Tavares partecipò a un secondo sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci per mostrare i luoghi al suo braccio destro, a cui è stato affidato l’incarico di trovare gli uomini che potessero mettere in atto il piano.

I soggetti idonei allo scopo e l’auto Renault Mégane

«Tavares individua D’Avino, Mutone, De Filippis e Passariello quali soggetti idonei allo scopo. E poi pone a disposizione del gruppo l’auto Renault Mégane, intestata a Tuorto Pasquale (padre della sua compagna Tuorto Gelsomina) per un secondo sopralluogo il 10 ottobre 2025, sei giorni prima dell’attentato, con D’Avino, Mutone e De Filippis».

L’esplosione delle ore 22.17 del 16 ottobre 2025

Passariello si procura la Fiat 500X nera, noleggiandola presso la Manda rent di Colucci Carmine. Sarà l’auto usata poi da tutta la banda, partendo il 16 ottobre 2025 dal comune di Avella (Avellino) per arrivare a Pomezia sotto casa Ranucci alle ore 22.04, e, dopo l’esplosione delle ore 22.17, ripartire verso Avella. «Passariello e Mutone sono quelli che fisicamente posizionano e fanno deflagrare l’esplosivo davanti a casa Ranucci».

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Le videocamere e due apparecchi installati sulla statale 148 Pontina

Dall’esame delle videocamere nelle vie circostanti e grazie ad alcune testimonianze è stata subito individuata la Fiat 500X nera come auto usata per il crimine. Mancava, però, la targa. Sono quindi venuti in soccorso «due apparecchi targatori installati sulla ss 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per altro procedimento, che consentivano di risalire alla targa della 500». È partita quindi la fase di accertamenti sul veicolo. Dopo un controllo di routine è stato posizionato sull’auto un segnalatore gps per capire chi aveva in uso quella macchina. Si è risaliti a Passariello Antonio, e dunque a tutti i membri della banda.