Olimpia Alvino è Anna Cappelli

di Rosa Pia Greco

Penultimo appuntamento, domani, domenica 24 ottobre, alle ore 19, con la rassegna “Qui fu Napoli… qui sarà Napoli” promossa dall’Associazione Consorzio “La Città Teatrale” di Salerno con il finanziamento della Regione Campania ed il patrocinio del Comune di Salerno. Per il settimo appuntamento, che ha già fatto registrare il sold out, il sipario si alzerà al Teatro Del Genovesi diretto da Enzo Tota. Di scena, la Compagnia Teatro Mio di Vico Equense che presenta Anna Cappelli che proporrà un lavoro di Annibale Ruccello “Anna Cappelli” con Olimpia Alvino, per la regia di Geppi Di Stasio. ‘Anna Cappelli’ è un crudo e implacabile spaccato dell’Italia di provincia dominata dalla sovrastruttura di una morale cattolica che Ruccello ha sempre stigmatizzato; è un testo che va all’essenza del sentire umano più recondito. Anna é un’anonima impiegata, non più giovanissima, che ha lasciato il paese per lavorare in città. Con l’impiego, aspira ad avere una casa sua, non vuole più sentirsi ospite mal tollerata di situazioni provvisorie. L’incontro e la convivenza con Tonino, collega d’ufficio e proprietario di un appartamento, sembra esaudire ogni desiderio di Anna, ma l’epilogo non é esattamente un lieto fine. Ruccello ha scritto Anna Cappelli poco prima della sua prematura scomparsa: sette dialoghi per attrice sola che parla con qualcuno fuori-scena: prima la padrona della stanza affittata da Anna, poi Tonino. Non si tratta dunque di monologhi interiori ma di colloqui di cui lo spettatore sente solo la parte di Anna. Nella nostra interpretazione la solitudine tragicomica di Anna verrà oggettivata da un alter-ego, un’ombra, una figura che svela il non detto o il censurato. La Trama Anni ’60. Anna Cappelli è una donna scialba e ingenua, che si è trasferita da poco a Latina per lavorare nella pubblica amministrazione. Anna si lascia alle spalle una famiglia oppressiva, che tende a umiliarla e vessarla in favore della sorella, ritenuta più meritevole; la donna sogna un futuro roseo e una vita agiata, ma è costretta a vivere nello squallido e puzzolente appartamento della signora Tavernini, dalla quale viene a sua volta maltrattata. La svolta sembra arrivare quando Anna incontra Tonino Scarpa, un ragioniere insipido ma benestante che inizia a corteggiarla. Dopo sei mesi di frequentazione l’uomo le propone di andare a convivere more uxorio, asserendo che il matrimonio sia un’inutile convenzione borghese. Anna si trasferisce nella ricca dimora del suo amato, non senza incontrare le resistenze della signora Tavernini e i pettegolezzi dei colleghi, che ritengono sconveniente che una donna e un uomo vivano insieme senza essere sposati. Tonino, inoltre, le imporrà di lasciare il lavoro e di non avere figli: pur di avere la vita che sognava, Anna accetta passivamente queste privazioni. Col passare del tempo Anna diventa sempre più possessiva e cerca di imporre le proprie scelte nella vita in comune con Tonino: ad esempio, col pretesto di non sentirsi accettata, lo spinge a licenziare l’anziana cameriera Maria che lo accudiva. Trascorrono due anni, durante i quali l’ossessione di Anna nel controllare la vita di Tonino porta a un vero e proprio rovesciamento dei ruoli: è lei a sottomettere lui, non più viceversa. A quel punto il ragioniere le annuncia di volersi trasferire in Sicilia senza di lei; a nulla valgono i suoi pianti: l’uomo le dice che lo scopo della convivenza era proprio non porre vincoli tra i due. Incapace di sottostare all’abbandono e vedendo la sua intera vita andare in pezzi, Anna compie un gesto estremo: uccide Tonino e ne fa a pezzi il corpo, con l’intenzione di mangiarselo. Nell’ultima scena Anna parla ai resti di Tonino, spiegandogli che dopo averne mangiato tutte le carni utilizzerà le ossa per fare delle candele con le quali dar fuoco alla casa, suicidandosi. Al momento di scegliere quale parte del corpo divorare per prima, tuttavia, Anna si rende conto di non essere in grado di prendere da sola questa decisione: accorgendosi dell’enormità del misfatto compiuto, la donna non può fare altro che invocare inutilmente il suo amato Tonino, urlando un doloroso “Aiutami!”. “Una pièce che mostra sentimenti veri o presunti così fisici da poter essere ingurgitati. Un testo con queste caratteristiche ha suggerito alle nostre corde di leggerlo in maniera ancor più essenziale, simbolica estraniata in un allestimento scarno e descrittivo al tempo stesso, cercando di far coincidere le suggestioni dello stesso Ruccello con l’epicità di Brecht”, scrive il regista Geppi Di Stasio.

Consiglia

Il Teatro ritrova la voce, il pubblico riscopre l’ascolto al Ghirelli

Torna a far sentire la propria voce, il centro di produzione Casa del Contemporaneo, e lo fa insieme ad artisti, attori, registi, musicisti, autori, danzatori che, dopo il silenzio cui sono stati costretti dall’emergenza pandemica, finalmente riprendono fiato. Da sempre casa abitata da più artisti, espressione di sensibilità molteplici dei processi culturali della contemporaneità, CdC, riprende appieno la sua attività e riapre le sue sale con una programmazione ricca di “produzioni proprie” e ospitalità proponendo al pubblico un teatro di poesia, per tutti, dove si alternano prosa, musica, danza, formazione ed informazione, incontri critici, performance, grandi interpreti e nuovi talenti. Il programma del Teatro Ghirelli nella stagione 2021/22 comincia con una doppia anteprima: una in prosa e una in danza. Il 26 ottobre, sul palco del Lungoirno ci saranno Riccardo Barbera e Roberto D’Alessandro ovvero gli “Emigranti” di Mrożek una produzione Golden Show realizzata con il sostegno Ambasciata della Repubblica di Polonia in Roma con il patrocinio del Consolato Onorario della Repubblica di Polonia per la Regione Campania e la collaborazione dell’Associazione Italo Polacca di Salerno AIPSAP. Il 29 ottobre sarà la volta di “Giuda” parte del progetto Na-Sa, un progetto Regione Campania/Scabec; Teatro Pubblico Campano; Casa del contemporaneo; Comune di Salerno con la direzione artistica di Michele Mele – che mette al centro delle sue attenzioni la danza contemporanea e che quest’anno si concentra sul coreografo e performer \salernitano Michele Di Stefano – dove il pubblico, dotato di cuffie audio, fruisce individualmente un paesaggio sonoro composto da Lorenzo Bianchi Hoesch che sembra anticipare, sottolineare o irridere le azioni del performer, che agisce in realtà nel silenzio più assoluto. La proposta degli abbonamenti e delle card della stagione 2021/2022 del Teatro Ghirelli prende il via con lo spettacolo “Luparella” di e con Enzo Moscato, una produzione Casa del Contemporaneo, la prima delle produzioni e coproduzioni della casa, nella sua lingua “babelica” e informale, una vicenda che parla di amore, morte e di dignità. A seguire “Dov’è la vittoria”, in coproduzione con il Teatro di Napoli-Teatro Nazionale; “Gli amanti di Verona” testo tratto dalla novella di Matteo Bandello, scrittore italiano del Cinquecento che ispirò il capolavoro shakespeariano; “Migliore” di Mattia Torre; “La donna albero”, liberamente tratta da Camilleri; “Museo del popolo estinto”, l’ultimo dei capolavori corali di Enzo Moscato. “Luparella” racconta un episodio immaginario che potrebbe essere accaduto nel 1943, nella ricchezza del suo dialetto napoletano e nell’informalità del parlato, una vicenda che parla di amore, morte e di dignità. Secondo appuntamento, “Poetica” di Enzo Marangelo, ovvero un viaggio a ritroso nella poesia classica, dove, con l’ausilio di diversi linguaggi espressivi, dalla parola al canto, dal corpo alla musica, Piera De Piano rivive i ventuno mondi fabbricati da altrettante poesie. Il terzo appuntamento della stagione è l’8 dicembre con “Gli amanti di Verona” con Manuela Mandracchia e Fabio Cocifoglia e le musiche eseguite dal vivo dagli Agricantus. La formula racconto-concerto permette, attraverso l’utilizzo di generi e repertori musicali diversi e la fusione di parola e musica, di creare una partitura globale con intrecci contrappuntistici e concertazioni che diventano uno straordinario veicolo di fruizione da parte del pubblico della storia di Giulietta e Romeo, secondo la novella del Bandello che non ha nulla da invidiare all’opera shakespeariana per potenza emotiva, intreccio, alternanza di climi. “Dov’è la vittoria”, della giovanissima formazione BEstand: Agnese Ferro, Dario Postiglione e Giuseppe Maria Martino, attore capaccese che ne firma anche la regia, è l’ultimo appuntamento in programma nel 2021 e andrà in scena il 19 dicembre. Il 2022 si apre con “Migliore”, testo dell’indimenticato ed indimenticabile Mattia Torre, prodotto in collaborazione con Nest Napoli Est Teatro, dal 15 al 16 gennaio con Giovanni Ludeno e la regia di Giuseppe Miale di Mauro. Un testo comico che racconta una storia al limite del paradosso in cui viene fuori l’idea malsana della società contemporanea: per farcela bisogna essere cinici, spregiudicati, violenti. Un omaggio ad Andrea Camilleri è “La donna albero”, in scena il 29 e 30 gennaio, una produzione CdC, con Antonella Romano, Luca Iervolino e Rosario Sparno (anche regista). La pièce completa un dittico sulla metamorfosi cominciato con “La donna pesce”. “A ciascuno il duo”, al Ghirelli il 5 e 6 febbraio, racconta la storia dell’opera usando il tramite della risata. Ne sono protagonisti Luca De Lorenzo e Ivan Dalia (arrivato secondo in una delle passate edizioni di “Italia’s got talent”). Lo spettacolo è proposto anche nella rassegna Young per le scuole. Dal 23 al 24 febbraio sarà la volta di “Sorelle”, di Pascal Rambert, la storia di due donne fragili, interpretate da Sara Bertella e Anna Della Rosa, che si rinfacciano ogni tipo di violenza e tutti i possibili sensi di colpa, in una lotta all’ultimo sangue, parola contro parola, corpo contro corpo, in una sorta di duello emotivo combattuto su di un metaforico ring. Il 19 e 20 marzo, poi, a Salerno arriva “Museo del popolo estinto”, il nuovo progetto scenico di Enzo Moscato che ha debuttato il 29 e 30 giugno a Capodimonte per il Campania Teatro Festival. Composto da vari frammenti testuali, autonomi e nello stesso tempo interdipendenti tra di loro. “Il bacio della vedova” di Hisrael Horovitz, con Diletta Acquaviva, Alessandro Lussiana/Mario Cangiano e Michele Schiano di Cola e diretto da Teresa Ludovico racconterà agli spettatori, il 26 e 27 marzo, la fine di un’amicizia nata sui banchi di scuola, di una complicità fra uomini. Il sagace divertissement parodistico di Giuseppe Patroni Griffi, ispirato alla tragica fine della principessa Diana e alla reazione convulsa e aspra della Regina – che qui si esprime in un napoletano sguaiato – è “Una tragedia reale”, che andrà in scena il 2 e 3 aprile. A dirigerlo Francesco Saponaro, ad interpretarlo Lara Sansone, Andrea Renzi, Ingrid Sansone e Luciano Saltarelli, la produzione è di Teatri Uniti con il Teatro Sannazaro, Centro di Produzione. Spazio anche al pubblico di giovanissimi al Teatro Ghirelli con la rassegna Young: una selezione di cinque titoli, per i piccoli dai 3 anni e le loro famiglie, il sabato pomeriggio ore 17 e otto appuntamenti riservati alle scuole nelle matinée delle ore 9:30. Si inizia a dicembre con “Jack e il fagiolo magico”, produzione ‘Tra il dire e il fare’, ispirata a una fiaba della tradizione orale inglese interpretata da un’attrice, burattinaia e macchinista, che la restituisce al pubblico attraverso il gioco della narrazione (+3 anni). A gennaio spazio a “Il Grande Gioco”, di ATGTP di Jesi, che mette in scena la vicenda di due fratelli interpretati dalla coppia Silvano Fiordelmondo, storico attore del Teatro Pirata, e Fabio Spadoni, attore con sindrome di Down (+ 8 anni, solo per la scuola) e a “Semino”, un progetto di “La luna nel letto e Arti scena Scuola di danza” che nasce dalla ricerca di forme alternative di educazione ambientale che diventano ‘forme di educazione sentimentale’ (+3 anni). A febbraio, ancora per la scuola, è tempo di “A ciascuno il duo”, un dialogo tra canto e piano, con Luca De Lorenzo e Ivan Dalia, per raccontare con linguaggio comico le storie e la musica dei compositori del passato (+ 8 anni). Per tutti dai 3 anni è, sempre a febbraio, “Di segno in segno” di Giallo Mare Minimal Teatro, in cui la narrazione e il disegno dal vivo si incontrano per raccontare questo nostro strano mondo fin dalla sua nascita (+ 3 anni) Il teatro d’ombre, a marzo, porta sul palcoscenico del Ghirelli “Il cielo degli orsi” di Teatro Gioco Vita, sulle difficoltà delle relazioni umane e l’indifferenza che il mondo sembra riservare ai piccoli o grandi dolori degli uomini (+ 3 anni). Riservata alle scuole la produzione in lingua inglese di Casa del Contemporaneo, “The Strange Case of Hotel… Morgue. A Homage To Edgar Allan Poe” di The Play Group che prende ispirazione dai classici della letteratura gotica e dal genere poliziesco che si rifà a Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe e Agatha Christie (+ 8 anni) per fare luce su alcuni misteriosi omicidi. Infine, ad aprile, Accademia Perduta/Tanti Cosi Progetti chiude la rassegna con “Zuppa di Sasso”, una fiaba di parole ed oggetti sulla condivisione e la capacità di essere accoglienti (+3 anni). Si confermano inoltre gli incontri di aggiornamento per docenti (Ente accreditato MIUR) e il progetto speciale di teatro fatto in classe Teatro Scuola Vedere Fare in collaborazione con Agita e Casa dello Spettatore, già vincitore dell’Eolo Award 2020 come Miglior Progetto.

Consiglia

Danza e cinema a Linea d’Ombra

Sarà giocata sul filo delle contaminazioni la seconda giornata della 26esima edizione di Linea d’Ombra Festival, in programma a Salerno fino al prossimo 30 ottobre. Sarà la danza a scandire il calendario della programmazione, in un prima e un dopo. Le proiezioni avranno inizio alle ore 18 con la sezione CortoEuropa alla Sala Pasolini e VedoVerticale al Piccolo Teatro Porta Catena; mentre alle 18.30 nella sala Menna ci saranno i lavori in concorso per la sezione VedoAnimato e alle 19 al Piccolo Teatro Porta Catena i documentari selezionati per LineaDoc. E sarà alle 20 che la Sala Pasolini accenderà i riflettori sull’arte tersicorea con un “Off Records” dal titolo “Pari intervallo: concerto per corpo, voce e strumento”, un lavoro di ricerca di Borderlinedanza il cui focus è il punto di vista dello spettatore, protagonista nella dialettica tra immagine e sguardo, dove la risultante va oltre il linguaggio, amplifica e modifica l’azione, dona forma poetica all’attenzione. Si tratta di dare un’area espansa allo spettatore, un rovesciamento di senso e di ruolo, con il compito di ospite interno, dove il destino di uno collima col destino di molti, e quindi da intendersi assoggettato al destino del mondo (James Hillmann). La direzione della coreografia e la regia sono di Claudio Malangone. Interpreti: Luigi Aruta, Adriana Cristiano, Antonio Formisano, Giada Ruoppo; la voce è di Annalisa D’Agosto; strumento, Alessia Sorrentino; il video è di Checco Petrone; costumi: i corpi degli interpreti; responsabile organizzativo, Maria Teresa Scarpa; relazioni esterne, Hanka Irma Van Dongen. Dalla danza alla parola. Alle ore 20, nella Sala Menna, ci sarà il confronto tra Roberto Andò e Boris Sollazzo sul tema della libertà per il quale è stato scelto come sottotraccia #CinemaInProgress. Libertà di scegliere teatro, cinema e scrittura, di immergersi in storie che ad altri farebbero paura, di affrontare sfide narrative senza tempo e senza schemi. Roberto Andò è perfettamente fotografato dal titolo del film tra i più fortunati (tratto dal suo libro “Il trono vuoto”) perché con un garbo pieno di talento ha attraversato palchi, schermi, pagine, musica (lirica), non smettendo mai di avere una carica innovativa e creativa rare per continuità e potenza. A Salerno racconterà come si fa ad affrontare ogni nuova sfida con l’entusiasmo e la forza della prima volta. E ci racconterà della sua ultima fatica, “Il bambino nascosto”. In chiusura alle 21 al Piccolo Teatro Portacatena per la sezione fuori concorso #RitornoAlFuturo sarà proiettato “eXsistenZ” di David Cronenberg. Il film sarà introdotto da Veronica Romaniello, Storica e critica d’arte. Progetto realizzato in collaborazione con il DISPS UNISA. Alle 21.30, invece, in Sala Menna ci saranno i film in concorso per CortoEuropa. Linea d’Ombra Festival XXVI edizione è un’iniziativa promossa dall’Associazione SalernoInFestival e realizzata con il contributo e il patrocinio della Direzione generale Cinema e audiovisivo – Ministero della Cultura, della Regione Campania con la Film Commission Regione Campania, del Comune di Salerno. Main Sponsor: Fondazione Cassa Rurale Battipaglia – Banca Campania Centro, Nexsoft S.p.A. Altro ente sostenitore: Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana. Altri sponsor: Allianz Salerno Mare – Mario Parrilli srl, Rotary Salerno Rotary Salerno 1949 a.f. La direzione artistica è di Peppe D’Antonio e Boris Sollazzo.

Consiglia

A Ugo Picarelli il Premio Internazionale Archeoclub d’Italia

Un pioniere del turismo archeologico e un manager capace di intessere una rete di collaborazione tra enti e associazioni che si occupano della valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano. Ugo Picarelli, Fondatore e Direttore della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, riceve il Premio Internazionale Archeoclub d’Italia “Sabatino Moscati”. Il riconoscimento è stato attribuito questa mattina, nel corso del Congresso “Cinquant’anni di Archeoclub d’Italia. Forti del passato, consapevoli del presente, impegnati per il futuro”, che si è svolto nell’Odeion del Museo dell’Arte Classica – Polo Museale “Sapienza” a Roma. Picarelli ha ricevuto il Premio, consegnato dal Generale Roberto Riccardi Comandante della Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri, con la seguente motivazione: “Per essere stato il primo ad aver ideato iniziative uniche al mondo rivolte allo sviluppo del Turismo archeologico e del patrimonio culturale dimostrando al contempo notevoli capacità manageriali nel coordinamento di Istituzioni pubbliche e private, Enti di ricerca e della rete dell’Associazionismo coinvolti nella difesa, promozione e valorizzazione delle risorse storico-artistiche ed ambientali del nostro Paese”. Il Premio Internazionale Archeoclub d’Italia “Sabatino Moscati” è alla sua prima edizione ed è stato ideato quale riconoscimento da attribuire a personalità di rilievo nazionale e internazionale, rappresentative per le loro specificità professionali espresse nel campo degli studi e della ricerca scientifica riguardanti la Storia, l’Archeologia, l’Arte, l’Architettura, l’Ambiente e per il complesso e vasto tema della tutela, valorizzazione, promozione, formazione, comunicazione e divulgazione dei Beni Culturali e Ambientali. Al contempo, con questo Premio, Archeoclub d’Italia intende sottolineare l’importanza della collaborazione e del coinvolgimento responsabile delle Associazioni e dell’intera Società Civile nell’opera di conoscenza e di difesa del Patrimonio Culturale e Ambientale italiano. Ugo Picarelli è Fondatore e Direttore della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, giunta quest’anno alla XXIII edizione, che avrà luogo a Paestum dal 25 al 28 novembre 2021, per la prima volta nella location definitiva del Tabacchificio Cafasso.

Consiglia

Remembering Gaetano Capasso

di Olga Chieffi

Oggi, nella Chiesa di San Rocco in Frattamaggiore, verrà offerto un matinée in memoria del Maestro Gaetano Capasso, da quanti si riconoscono nella sua scuola di clarinetto, eredi, attraverso i suoi preziosi insegnamenti, della grande tradizione napoletana. Lunedì 27 sarà trascorso un anno dalla sua scomparsa, in parte dovuta anche agli strascichi di questa ferale pandemia, del concertista e docente di clarinetto, in diversi conservatori, tra cui il “G.Martucci” di Salerno, dove abbiamo goduto della sua vivace amicizia, che ci ha visto, insieme, all’indimenticato M° Giovanni De Falco, discutere oltre che di musica, anche di alchimia, filosofia, illuminati, templari. Il sogno di ogni allievo è quello di onorare il proprio maestro attraverso gli strumenti e il mestiere che gli ha consegnato. Così, stamane, alle ore 10,30, ospiti del Parroco Don Armando Broccoletti e del suo vice, Don Raffaele Vitale, i maestri Vincenzo Cuomo, Paolo D’Amato, Giovanni D’Auria, Francesco Di Domenico, Calogero Gambardella, Giuseppe Genovese e Gino Zoglio, suoneranno per il loro mentore Gaetano, con i loro allievi riuniti in coro di clarinetti, Luca Argenziano, Francesco Ascolese, Francesco Cozzolino, Samuele Frattini, Antonio Iorio, Giovanni Pepem Teresa Pirozzi, Giovanni Romaniello, Aniello Sansone, Annalisa Santagata e Antonio Santaniello. Il programma verrà inaugurato con una delle pagine più alte della cultura musicale barocca – il Messiah di Georg Friedrich Händel, dal quale ascolteremo l’Alleluja. Pur nella sua originalità, il Messiah non prescinde tuttavia dalle convenzioni e dagli elementi stilistici che rientravano nei canoni della “Musica Poetica” che applicava alla composizione musicale le regole e gli artefici della retorica. La pratica che voleva la musica ancella dell’oratione consentì a Händel un magistrale sfruttamento delle figure della Musica Poetica, che gli permisero di supplire all’assenza di azione drammatica, ponendo in risalto i diversi “affetti delle parole bibliche. Händel si rivela geniale nella regia con la quale ordina l’intero materiale musicale: il Messiah appare come un“crescendo”culminante nel famosissimo coro dell’Alleluja, collocato al vertice dell’intera composizione. Si passerà, quindi, alla Messa di Gloria di Gioachino Rossini, con il Quoniam tu solus Sanctus, un solo affidato a Luca Argenziano. Rossini visse a lungo; conobbe le vertiginose vette della fama e conobbe la profondità della disperazione personale. Da questo ampio spettro emozionale egli astrasse -per così dire – questa sua composizione. “Poca scienza, un poco di cuore, ecco tutto. Sii dunque benedetto, e concedimi il Paradiso”. Sarà improbabile che la sua preghiera sia rimasta inascoltata. Tutti insieme per il I tempo di una fra le più alte composizioni di Mozart, la Sinfonia in sol minore, n°40 K550, che ha costituito fin dai primi dell’Ottocento un simbolo e un enigma: composta nell’estate del 1788, seconda di un ciclo costituito dalla Sinfonia in mi bemolle maggiore e dalla Jupiter, non si sa se abbia avuto un committente o se sia nata, come le altre, come una sorta di confessione, in un momento di terribili avversità nella vita quotidiana. Quel che è quasi certo è che Mozart non potè mai ascoltarla, anche se una correzione nella parte originaria dell’oboe, passata parzialmente al clarinetto, potrebbe far pensare ad un adattamento dell’opera in vista di una sua imminente esecuzione. È probabile, comunque, che i primi ascoltatori siano rimasti sconcertati dal singolare clima espressivo di questa sinfonia, dal suo cromatismo e dalle sue arditezze, pur in quel suo sfondo di «classica e inalterata bellezza» (Mila) che costituì un modello per tutti i sinfonisti del primo Ottocento, a partire da Beethoven. Ma mentre i musicisti del romanticismo guardarono alla Sinfonia in sol minore quasi come ad un irraggiungibile ideale di purezza, in tempi a noi più vicini la critica ha sottolineato piuttosto, di quest’opera, l’immediatezza espressiva, il languore, il sottile e sotterraneo turbamento che la pervadono, quasi appunto si tratti di un profetico e drammatico annuncio di tempi nuovi, affrontati in prima persona e senza reticenze, con tutto il peso ossessivo di tristissime esperienze quotidiane. Sarà Vincenzo Cuomo ad elevare il solo dal III atto de’ “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, una pagina che il genio italiano scrisse per il suo amico Ernesto Cavallini, introdotto prima della Romanza di Don Alvaro, che traccia i sentieri della memoria, invasi da una variazione musicale sul tema del Destino. Ancora Wolfgang Amadeus Mozart con l’ ultimo quartetto d’archi K 160 mi bemolle, quasi un divertimento, prima di un saluto di Samuele Frattini, in pieno stile klezmer con il Béla Kovács, di Sholem-Alekhem, Rov Feidman! Finale con l’Inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, che vuole trasmettere pensieri e emozioni che hanno un solo scopo: poter arrivare all’animo dell’ascoltatore, suggerendogli inevitabilmente la voglia, a sua volta, di ascoltare, o riascoltare con un’attenzione nuova in silenzio, fino in fondo, questo straordinario capolavoro donato all’umanità Beethoven e dal poeta Schiller. Un messaggio dell’Aldilà, che si rivolge alle persone, agli strumentisti, agli allievi e ai maestri, che concepiscono la fratellanza – e la gioia – come unica via d’uscita ai grandi conflitti che minacciano il mondo, come questa pandemia, oltre la morte.

Consiglia

I Divertissement dei giovani della Scarlatti

Saranno i giovani dell’Orchestra Alessandro Scarlatti ad inaugurare la I edizione di Salerno Classica, ideata dalle Associazioni Gestione Musica e PianoSolo, un progetto articolato che ha visto le associazioni concorrere e ottenere il finanziamento dal Fondo unico per lo Spettacolo nella sezione Nuove Istanze 2021, con il progetto “Celebrazione, Tradizione, Innovazione”, 15 concerti che coinvolgono oltre il comune di Salerno, che ha sostenuto la kermesse, anche le città di Benevento, Amalfi e Brienza. Ognuno di noi riconosce un maestro nella vita, sia che l’abbia incontrato nell’ambito scolastico, sia in quello sportivo o artistico. Il docente, l’istruttore, l’insegnante, che divengono maestri di vita, ovvero coloro i quali, guidando la giovinezza, guidano il futuro essendo consapevoli di questa gravosa responsabilità, coloro i quali prima di approcciare la tecnica di un qualcosa, sanno di dover formare l’uomo nuovo, l’uomo d’oro, attraverso giochi seri, quali sono l’arte, lo sport o l’intera scienza, che sono specchio della vita, riescono a trasmettere e ad imprimere per sempre nel discente le proprie qualità etiche, unitamente a quel libero e armonico esercizio di facoltà particolari che li accomunano. Il concerto inaugurale di Salerno Classica, fissato nella chiesa di San Benedetto, sabato 23 ottobre alle ore 20,30 (Ingresso tra i 7 e gli 8 euro, a seconda delle riduzioni), ricalca questo rapporto poiché ascolteremo il fondatore e direttore della Scarlatti Young, il clarinettista Gaetano Russo, che ci piace ricordare è una gemma della celebrata scuola di fiati dell’Istituto Umberto I di Salerno, eseguire la trascrizione per Quartetto d’archi e clarinetto della sonata per violino e pianoforte K380 di Wolfgang Amadeus Mozart, una pagina dalla fresca invenzione datata 1781con il suo incantevole movimento lento struggente in cui nella partitura originale già anticipa nella parte del pianoforte il suono dei clarinetti, che impreziosiranno l’intera ultima produzione del genio salisburghese, insieme alle giovani prime parti dell’orchestra. Seguirà la Feldpartita in si bemolle maggiore composta da Franz Joseph Haydn in data imprecisata per un organico comprendente due oboi, due corni, tre fagotti e serpentone, famosa per contenere, come secondo tempo, quel “Corale Sancti Antoni”, poi utilizzato da Brahms per le famose variazioni sinfoniche. Alcune fonti affermano che il Divertimento è stato probabilmente scritto da Ignaz Pleyel, ma ciò non è stato definitivamente stabilito. Un confronto tra archi e fiati avverrà nell’esecuzione della Sarabanda e Minuetto op.72 di Vincent d’Indy, che verrà eseguita nella versione per decimino, rapisce l’attenzione dell’ascoltatore soprattutto per le affascinanti sorprese ritmiche e timbriche che lo rendono musicalmente molto interessante. Orchestra unita per la Sinfonia dal Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con quell’ introduzione che subito va ad inchiodare l’ascoltatore. All’ accordo perfetto fa il verso una scalettina a note ribattute, quasi in sordina, sottile immagine nella quale l’accordo stesso si scompone; quindi, risposta e relativo “eco” in ottava inferiore; gioco di specchi che si svolge in sole tre battute. L’introduzione è tutta in questo nucleo che si ripete e si sviluppa in arabeschi e in quelle microstrutture a note ribattute che sono pura invenzione di Rossini. Il ritmo ha sostanza fonetica, è “parola” sussurrata da strumento a strumento che si personalizza, circola, acquista voce “borghesemente” umana, sino a sbottare nell’allegria, per poi placarsi e sparire nei frammenti della solita “sospensione”, che nel giro cromatico di quattro semitoni, aprono l’ingresso al secondo celeberrimo e travolgente motivo. Tra i compositori del XIX secolo, infatti, Johannes Brahms fu sicuramente l’autore che ha dimostrato di possedere maggior passione e spontaneità nel trattare questo tipo di musica. Il fascino che tale musica esercitava su Brahms si rileva non tanto dalla enorme quantità di pubblicazioni da lui acquistate, ma soprattutto da quel tocco magiaro che affiora sempre nei suoi lavori da camera estro e vivacità tzigana, che strapperà l’applauso del pubblico, stavolta con la Danza Ungherese n°6. Finale viennese con la virtuosistica Pizzicato Polka, una scintillante vetrina per gli archi datata 1867, e la Polka Schnell Leichtes Blut. Con l’arrivo a Vienna del carnevale, i tre fratelli Strauss si preparavano a presentare al grande pubblico, come d’abitudine, tutti i pezzi da ballo che avevano composto per i festeggiamenti di quell’anno. Johann era consapevole che la sua lista di opere (che comprendeva tra gli altri i valzer Sul bel Danubio blu op. 314 e Kunstlerleben op. 316) mancava di una polka veloce, un genere di danza con la quale Josef aveva recentemente ottenuto un grande successo e nacque questa Leichtes Blut che fece impazzire il pubblico.ioni di tecnica classica,

Consiglia

Incursioni contemporanee a San Pietro a Corte

Incursioni contemporanee è una iniziativa della Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino diretta da Francesca Casule che mette in relazione passato e presente, memoria e narrazione, testimonianze lontane e future, attraverso lo sconfinamento, in uno spazio antico, quello del Complesso Monumentale di San Pietro a Corte di Salerno. L’ idea è quella di mettere in scena possibili relazioni tra l’antico e l’attuale, ragionando sulle confluenze e le relazioni tra la storia di ieri e quella di domani. Il progetto, a cura di Alessandro Demma, si propone come un transito critico tra gli emblemi della cultura passata, la stratificazione del luogo e le avventure dell’arte di Marisa Albanese, Lello Lopez, Paolo Grassino. Le opere si presentano, così, come un intervento di rottura, di trasformazione, un’archeologia del sapere che, come ci ha insegnato Michel Foucault, diventa strumento di analisi dei concetti di frattura e di limite che valgono come fondazione e rinnovamento delle fondazioni. Tre mostre personali, della durata di 20 giorni l’una, si alternano come un “teatro delle arti” per dialogare con la memoria dello spazio ipogeo di San Pietro a Corte. L’inaugurazione domenica 24 ottobre alle 12 con Marisa Albanese con visite fino all’11 novembre, si proseguirà con Lello Lopez, inaugurazione sabato 13 novembre alle ore 12 esposizione fino al 2 dicembre, ed infine con Paolo Grassino, inaugurazione sabato 4 dicembre ore 12 con apertura fino al 26 dicembre 2021. Il Complesso Monumentale di San Pietro a Corte si trova nel centro storico di Salerno, larghetto San Pietro a Corte. Aperto dal martedi alla domenica ore 10,00 alle 18,30. Ingresso gratuito Lo spazio ipogeo di San Pietro a Corte, carico di memoria, di storia, di esistenza, si confronta con i rituali e i linguaggi dei tre artisti, che affrontano alcuni dei temi più significativi che accompagnano la nostra epoca, diventando un luogo di incontro, di scambio di riflessione e di critica. La mostra si muove in un complesso labirinto fatto di corpi, immagini, segni e simboli, per aprire un dibattito, una riflessione sul sé e l’altro da sé. L’arte, infatti, è una pratica di linguaggi che per non imprigionarsi nel proprio microcosmo si apre all’altro da sé, come ha sostenuto Filiberto Menna alludendo alla tensione dell’arte verso la scoperta di percorsi inediti del reale. L’opera d’arte, sostiene ancora Menna, “è soprattutto fondazione di un nuovo universo del significato, non un’analisi del già noto: per cui essa si colloca all’incrocio tra un momento semiotico, che dà il quadro esatto della situazione del codice nell’atto in cui viene realizzata, ed un momento ermeneutico di scoperta di nuovi ambiti di realtà”. L’arte diventa, così, il simile e il dissimile, il guardare l’altro da sé per riconoscere e conoscere se stesso. Tre esperienze differenti vivono in uno spazio in cui convivono il reale, l’immaginario e il simbolico, una complessa struttura che, parafrasando il pensiero strutturalista di Gilles Deleuze parte da un punto originale in cui il linguaggio si fa (l’immagine ideata dall’artista), l’opera si elabora (la visione realizzata dall’artista), le idee, il pensiero e le azioni si annodano (la proiezione simbolica dello sguardo esterno dello spettatore). La mostra gioca, così, sui possibili incroci di chi, attraverso differenti visioni, tecniche e linguaggi, scongela il tempo per farlo scorrere in modo fluido nell’opera. È proprio il concetto di temporalità che governa le opere presenti in mostra, una temporalità che tesse una trama sulla “memoria” intesa come riflessione e analisi verso gli eventi e le esperienze del passato, l’evoluzione e il vissuto del tempo presente, la ricerca e la costruzione di una possibile memoria futura. Tre appuntamenti espositivi scandiscono, dal 24 ottobre al 26 dicembre 2021, un “teatro dell’arte” che si presenta come laboratorio culturale ricco di interferenze, di corto circuiti tra passato, presente e futuro. Il progetto Incursioni Contemporanee diventa il viatico attorno al quale costruire un ponte, una relazione spazio-temporale, tra la memoria e la storia di un luogo e e la “materia e memoria” (Bergson) del tempo presente, con un importante possibilità di attività educative che possano stimolare le relazioni tra il territorio e la visione eterotopica dell’arte contemporanea. Marisa Albanese Il viaggio, lo spostamento, l’alterazione delle latitudini e longitudini fisiche e mentali, la percezione di uno spaesamento che definisce nuove storie, nuove narrazioni, sono questi i cardini su cui Marisa Albanese, ripercorrendo le vite degli altri, s’interroga sulla dimensione umana del nostro tempo, sulla condizione antropologica e sociologica dell’esistenza, sulla misura del tempo e dello spazio in cui si muovono, per usare un termine caro a Georg Simmel, le “oscure esistenze” e al contempo figure “eroiche” pronte a combattere. Quello costruito dall’artista napoletana è un “dedalo” visivo ed esperienziale che definisce una “svolta iconica” intesa come riconoscimento della valenza antropologica e sociologica dell’immagine, come un corpus narrativo del tempo e dell’esistenza attuale che, utilizzando una molteplicità di linguaggi – installazioni, video, sculture, libri d’artista – indaga con lucidità, fermezza estetica e grande valore intellettuale le condizioni metatemporali dell’essere umano. L’artista intraprende, infatti, un viaggio tra corpi d’esistenza evocato da un abile utilizzo delle forme e della materia, i cui temi ricorrenti sono la letteratura, la storia, l’attualità, la condizione umana, sempre indagati con lucidità e attenzione, con grande senso etico ed estetico e forte impatto emotivo per lo spettatore. L’opera, così, prende forma e sostanza, stabilisce le regole di una posizione politico-culturale decisa e critica, si fa corpo, un “guscio d’esistenza” che enfatizza l’essenza del pensiero di Marisa Albanese, quello di un’instancabile Combattente dell’arte. Lello Lopez Un infinito universo di immagini e oggetti, di figure e materiali, che si alternano, si intrecciano, che dialogano nello spazio dell’opera di Lello Lopez. Le riflessioni attuate dall’artista viaggiano su frequenze intermittenti, mettendo in scena un cortocircuito visivo e di senso che disorienta, spiazza lo spettatore e lo conduce sui sentieri della memoria, del tempo e dello spazio. È proprio sul rapporto con lo spettatore e la sua visione che si gioca il finale di partita fondamentale di Lello Lopez; il confronto tra uno spazio e una situazione reale con l’impercettibile smarrimento che una realtà altra, o una circostanza banale mette in discussione, in crisi. Quello di Lopez sembra essere un viaggio fra labirinti d’immagini, di segni e simboli che animano l’universo della vita, un mondo in cui, passo dopo passo, in un esercizio sempre in bilico fra realtà e finzione, viene rappresentata, usando un’espressione cara a Jean Baudrillard, la “verità alterata”. L’universo realizzato da Lello Lopez è un luogo mai concluso di un “processo” alle immagini e agli oggetti, uno spazio teorico e fisico, in cui le immagini, oggetti, simboli, possono assumere un nuovo significato, nuova voce e nuova attualità; un universo che è giocato sul concetto di simulazione e che mette in causa la differenza tra il “vero” e il “falso” tra il “reale” e l’”immaginario”, sviluppando situazioni che creano “effetti di visione” che affascinano, seducono, inquietano, attraggono gli occhi dello spettatore e li incatenano all’opera. Paolo Grassino Dramma, sconcerto, irrealtà, disorientamento, violenza, suggestione, crudeltà, solitudine, e ancora inquietudine, turbamento, stupore, sono i “temi perenni” che avvolgono e attraversano le opere di Paolo Grassino, le strutture di un’architettura umana e oggettuale che l’artista costruisce con sapienza e coscienza sul suo tormentato palcoscenico dell’arte. Nelle opere dell’artista torinese, la materia, il linguaggio e il pensiero affondano le radici nel vivo dell’intimo e della profondità della vita. Una costante ricerca sul significato dell’esistenza in cui Grassino ha sapientemente distillato la natura e l’artificio, la cultura letteraria e quella metropolitana, mettendo in scena una pièce che recita il dramma degli opposti: reale/immaginario, conscio/inconscio, luce/buio, rumore/silenzio, divenire/degenerazione, organico/inorganico. Il “corpo dell’arte” di Paolo Grassino è, per dirla con Nancy, “kaosmos: la nascita continua, l’agitazione, l’inquietudine, la pena e la gioia, l’incoscienza viscerale, il desiderio, il tocco dell’aperto, il godimento che è al cuore della dialettica di una diastole senza sistole, di un’apertura senza chiusura”. E qui si situa il vero senso ontologico dell’estetica dell’artisti, in questo corpo a corpo con la conoscenza, con la ricerca, con l’analisi, con la dischiusura del finito nell’infinito, con la volontà di indagare lo spazio della materia per costruire strutture di senso e di apparenza, superfici a volte reali a volte immaginifiche di una narrazione sempre attenta alle forme del tempo.

Consiglia

Festival del Cinema e Fondazione Carisal

di Monica De Santis

“Saremo al fianco del Festival internazionale del Cinema di Salerno in questa settantacinquesima edizione”. Lo annuncia il Presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino, confermando l’intenzione di sostenere la manifestazione nata nel 1945 con lo scopo di promuovere la cultura attraverso il cinema e divenuta nel 1946, Mostra nazionale del cinema a Passo Ridotto che nel corso degli anni divenne Festival Internazionale del Cinema di Salerno. Giungendo con un volo pindarico ai giorni nostri il Festival si afferma sempre più non solo nel campo della cinematografia pura ma allarga i suoi orizzonti: Realizzando il ‘Progetto Archimede’ che vede la nascita di una scuola curriculare di cinematografia in collaborazione con l’ITC “Genovesi” di Salerno diretto magistralmente dalla Preside Prof.ssa Caterina Cimino che, grazie alla sua intraprendenza e lungimiranza tipiche della imprenditorialità privata, ha reso concreto un sogno di tanti salernitani; Creando un settore medicoscientifico con la sezione “Curarsi con il Cinema” sviluppata dallo specialista Dottor Davide Amendola; Inserendo per primi, nei Concorsi, la Fiction televisiva; Promuovendo una partenrship con l’Università di Salerno. “L’evento è uno dei più antichi e prestigiosi del Paese e noi, in sintonia con la mission della Fondazione Carisal, coerenti con le attività poste in essere per il rilancio delle eccellenze del territorio, ci saremo. Il Festival – dice Credendino – si svolge dal 1946 grazie a chi ha garantito amore e passione, competenze e lavoro vero. Grazie a tanti ed alla famiglia De Cesare in particolare. Ora è il tempo, insieme, di rilanciare ancora e sempre meglio l’appuntamento”. “Per noi sarà una toccata e fuga, un intervento spot, ma l’avvio di un percorso”, conclude il Presidente Credendino. Per il funzionamento dell’accordo e per organizzare le attività, oggi, presso la sede della Fondazione Carisal, il Presidente del Comitato organizzatore del Festival, Mario de Cesare ed il Presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino, hanno siglato un Protocollo d’Intesa che sarà seguito dai componenti del cda ed in particolare, dal consigliere Massimiliano Graniti. Soddisfazione è stata espressa dal Presidente Mario De Cesare. “La collaborazione – aggiunge il patron del Festival – sarà preziosa. Foriera di nuovi ed auspicati successi. Il supporto di un management di qualità sarà un valore aggiunto”. Il Festival Internazionale del Cinema di Salerno, giunto alla sua settantacinquesima edizione, si terrà dal 22 al 27 novembre 2021. Un appuntamento importante per la città di Salerno e per il suo territorio. Il Festival proporrà direttamente alle scuole di Salerno e provincia una presentazione di particolari film, oggetto di discussione e meditazione. I film in concorso saranno proiettati distribuendo la programmazione nell’arco dell’intera giornata ed in più Sale, per permettere l’accesso a quante più persone interessate dell’arte cinematografica, oltre che in streaming su piattaforma Vod dedicata, azione che fa entrare il Festival in tutte le case del mondo. Quest’anno sono stati selezionati circa 350 film provenienti da oltre 50 Nazioni. Molti film incentrati sulla problematica del Covid ed altrettanti sul tema dei “diritti delle donne”. La manifestazione si concluderà sabato 27 novembre 2021 con la Cerimonia di Premiazione alla quale parteciperanno i registi dei film premiati con i relativi cast, personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e rappresentanti degli Enti Pubblici e Privati.

Consiglia

Premio Antonio De Curtis, lunedì la premiazione

Per rendere omaggio al grande Totò -non solo artista di primo piano, ma anche uomo di profonda umanità- l’Associazione Amici di Totò … a prescindere! – Onlus ha organizzato la premiazione della XXIV edizione del “Concorso Internazionale Artistico-Letterario Antonio de Curtis, Totò”, a Roma lunedì prossimo, 25 ottobre (dalle 15 alle 19), nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera (in via di Campo Marzio 74). La manifestazione si svolge con l’adesione della Presidenza della Repubblica e col patrocinio della Presidenza del Consiglio, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero della Pubblica Istruzione, delle Presidenze del Senato e della Camera, della Regione Lazio, della Provincia di Roma e del Comune di Salerno. Partecipano inoltre Rai Senior e Radio Vaticana. La premiazione dei vincitori del Concorso sarà preceduta dalla proiezione in prima visione del film documentario “Umanamente Totò poi il Comico”. La pellicola, che ha ricevuto il nulla osta per la distribuzione cinematografica, è arricchita da interventi di Massimo Ranieri, Albano, Renzo Arbore, degli attori Antonio Angrisano e Yari Gugliucci; del giornalista Giancarlo Governi e presenta alcuni inediti di Lello Bersani, firma storica della Rai, scomparso nel 2002. A ricordare il grande attore napoletano e la sua arte ci saranno artisti, cantanti, attori, uomini di spettacolo e personalità del mondo della cultura. Inoltre ci saranno il maestro Paolo Pezzella, già tenore dell’Accademia Santa Cecilia; il direttore dell’Archivio di Stato di Salerno, Renato Dentoni Litta; gli amici di Totò: l’attore Arnaldo Ninchi; Carlo Riccardi, pittore futurista e paparazzo della “dolce vita”; il comandante dello yacht di Totò, il Capitano Frank. A presentare l’evento Aldo Bianchini, direttore del giornale online ilquotidianodisalerno.it e della rivista “Città Vallo”, e l’attore Angelo Blasetti. “Questa XXIV edizione del Concorso -spiega all’Adnkronos Alberto De Marco, presidente dell’Associazione “Amici di Totò… a prescindere! Onlus” e fondatore del Concorso nel 1998- intende anche richiamare l’attenzione sul progetto sociale Arcobaleno, Terapia dell’Amore e del Sorriso nella Città della Pace e della Gioia”. “L’iniziativa -ricorda De Marco- propone interventi sociali e culturali in Italia e all’estero (ad esempio in favore delle vittime dell’Afghanistan) dedicati ai più poveri, alle donne vittime di violenza e ai disabili, in memoria di Duilio Paoluzzi”.

Consiglia

Eduardo, artefice magico: omaggio al genio teatrale

di Olga Chieffi

Il confronto centrale del “Qui fu Napoli…Qui sarà Napoli” promossa dall’Associazione Consorzio “La Città Teatrale” di Salerno, verrà vissuto, in questo week-end, da artisti e pubblico sul palcoscenico del Teatro Ridotto di Salerno, alle ore 21, dove la Compagnia Dell’Arte, diretta da Antonello Ronga, metterà in scena, “Eduardo Artefice magico”. A quasi quarant’anni dalla morte, non sembra che la figura alta, allampanata, rugosa, comica, amara, severa, dolcissima si sia sbiadita. Non ha mai rischiato di finire nel dimenticatoio, destino affidato a molti che in vita sono definiti “grandi” e poi da morti svaniscono poco alla volta, e così anche le loro opere. La grandezza di Eduardo, così tanto celebrata in vita, ha continuato ad ingigantirsi. Non c’è stato anno senza che venissero riproposte con grande successo Filumena Marturano, Napoli Milionaria o Natale in casa Cupiello, e tante tante altre. Opere – potenti, universali, senza tempo, senza mai logorarsi – rimaste in piedi anche dopo di lui, a dimostrazione che oltre ad essere un grande attore, un interprete attento e minuzioso, Eduardo è stato un grande drammaturgo del Novecento, che merita un giusto posto di fianco a Cechov, Pirandello, Beckett, Williams. Il titolo “Eduardo, Artefice magico” apre il mondo di Sik-Sik o del grande balletto andato in scena al Teatro San Carlo firmato da Michele Nappa. Crediamo, invece, che questo titolo possa svelare la vera natura di Eduardo: i critici hanno sempre creduto che Eduardo fosse un neorealista, invece lui era un metafisico, un surreale, sempre interessato al paradosso della realtà. Prendeva in mano delle storie, portandole “pericolosamente” (uno dei suoi atti unici) alle estreme conseguenze. Basta pensare a “Sabato, domenica e lunedì”: è una vicenda surreale, sembra un fatto comune, poi, ci si accorge che si passa a livelli paradossali, impossibili, quindi, di colpo si ritorna al normale e ci si rende conto che si rovescia tutto. Eduardo è artefice magico, per il suo linguaggio teatrale, per l’uso del silenzio, il valore delle pause, i ritmi, l’invenzione di una lingua teatrale. Molti pensano che Eduardo parli in dialetto, invece ha reinventato una lingua, con nuove soluzioni lessicali, un vero e proprio linguaggio grammelot, come diceva del genio napoletano Dario Fo. Anche per questo, per essere stato il magnifico inventore di una lingua teatrale l’artefice magico diventerà sempre più importante, nel tempo, perché ci si renderà conto che quel suo teatro esprime immancabilmente una realtà profonda, con notevoli varianti nella rappresentazione dell’assurdo e dell’impossibile. La Compagnia dell’Arte porta in scena uno spettacolo in cui cinque anime sono legate da un unico destino: trovare la salvezza. Salvezza che forse solo le parole possono dare. “Il viaggio universale dei corpi, sempre più umanamente profughi, in questa società di anime di ogni tempo”. Un viaggio nell’universo “eduardiano” quello intessuto dal regista Antonello Ronga che, ancora una volta rielabora un testo facendolo proprio, dando vita, così, ad uno spettacolo unico nel suo genere. In scena saliranno Valentina Tortora, Mauro Collina, Teresa Di Florio, Fortuna Capasso e Vincenzo Triggiano, le sue parole prendono vita in forma nuova, ancorate al futuro, scardinate dalla tradizione, e proiettate, verso un teatro che ascolta le parole di tutti.

Consiglia

XII Stagione concertistica OFC

Sabato 23 ottobre si concluderà il programma di Tempo, la XII Stagione Concertistica della Orchestra Filarmonica Campana fondata e diretta dal maestro Giulio Marazia. Un evento speciale, come sempre nella sede del Teatro S. Alfonso di Pagani, intitolato Tempo Decadente: il violino di Daniela Cammarano, la direzione di Francesco Ivan Ciampa e un programma dedicato a Pietro Mascagni (Guglielmo Ratcliff, intermezzo atto III), Antonìn Dvořák (Romanza in fa minore per violino e orchestra op. 11) e Piotr Ilych Tchaikovsky (Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64). I due protagonisti della serata del 23 ottobre sono figure autorevoli e acclamate: Daniela Cammarano è uno dei riferimenti del violino italiano nel mondo, Francesco Ivan Ciampa è da tempo alla guida di grandi produzioni italiane e internazionali. Il tema portante della serata è il Decadentismo, la cui musica ha ereditato dal Romanticismo l’ambizione di diventare l’arte per eccellenza, somma e sintesi di tutte le altre forme artistiche.

Consiglia

Un giovane in pensione di scena a Bracigliano

di Monica De Santis

La comicità di Paolo Caiazzo, conosciuto da molti come Tonino Cardamone, giovane in pensione, oppure come il prof che ha tenuto compagnia a molti studenti durante il periodo della dad, sarà protagonista sabato a Bracigliano. L’attore che quest’estate è stato in tour con il suo nuovo spettacolo che lo vedeva in coppia con Federico Salvatore, dunque sarà l’ospite d’onore all’Auditorium di Palazzo De Simone sabato, ina serata all’insegna non solo del cabaret ma anche della musica. L’ingresso, per assistere alla serata all’Auditorium è gratuito previa esclusiva esibizione del green pass e fino ad esaurimento posti nel rispetto delle normative per il contrasto all’emergenza sanitaria. Inizio fissato per le ore 2030 con la presentazione del Concorso Musicale 2022 e con lo spettacolo musicale de “I Filarmonici di Bracigliano”, che si esibiranno nella composizione di musiche sinfoniche. L’evento è stato organizzato dal Comune di Bracigliano. Subito dopo. alle ore 21.30, si terrà l’esilarante spettacolo che vedrà come protagonista proprio Paolo Caiazzo, che si è distinto e fatto conoscere sul piccolo schermo per le sue performances comiche tra le altre cose in molto programmi televisivi sia Rai che Mediaset che di La7. Nato a San Giorgio a Cremano, la stessa cittadina alle porte di Napoli che diede i natali all’attore Massimo Troisi. Paolo Caiazzo muove i suoi primi passi nel mondo del teatro a vent’anni, quando, nel 1987, inizia a frequentare la Bottega Teatrale del Mezzogiorno al Teatro Cilea. Qui, sotto la direzione di Antonio Casagrande e Maurizio Casagrande, intraprende la carriera di attore brillante. Grazie all’esperienza con i Casagrande, arrivano i primi riconoscimenti. Al Festival del Teatro Piccolo di Napoli, Caiazzo si aggiudica il premio come miglior attore protagonista e nel 2001 si classifica primo al Festival di comicità nazionale Charlot 2001 di Paestum. Nel frattempo comincia la sua esperienza televisiva e dopo un lungo training nelle televisioni private napoletane e campane, per Caiazzo si aprono le porte della televisione “generalista”. “Bracigliano – ha detto il Sindaco di Bracigliano, Antonio Rescigno – si rilancia partendo dalla cultura. Abbiamo attraversato momenti molto bui e tristi a causa dell’emergenza sanitaria. Tuttora stiamo vivendo una fase di transizione, nel corso della quale è richiesta, dalle autorità competenti, la massima attenzione per evitare ogni forma di pericolo. La situazione, sicuramente, è più sotto controllo rispetto al passato grazie alla campagna vaccinale che va avanti spedita con percentuali di vaccinati molto alta. Sulla base dei dati confortanti che emergono dai rapporti dei competenti organismi sanitari – ha poi dichiarato il Primo Cittadino – il nostro territorio ha pensato al rilancio proponendo temi di carattere culturale e di spettacolo. Quindi, quale migliore occasione per presentare il Concorso Musicale 2022? Concorso che, purtroppo, non si è tenuto negli anni 2020 e 2021 a causa della pandemia. Proprio qui a Bracigliano, città della Musica, che vanta tradizioni storiche di grandi successi in questo campo. Ringrazio sin da ora tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita di questa serata”.

Consiglia

Special session “Suoni e ritmi mediterranei”

Special Session con Suoni e ritmi mediterranei. E’ un concerto live dai travolgenti ritmi del Mediterraneo e dell’Africa in particolare quello proposto dalla superband made in Naples in programma oggi alle ore 22,00 nelle sale del Pub Il Moro di Cava de’ Tirreni (Sa). Ospiti della rassegna MoroInJazz sul palcoscenico del locale del Borgo Scacciaventi Antonio Onorato, musicista straordinariamente sensibile e con un animo da poeta della chitarra, il percussionista blues Toni Esposito , Ernesto Vitolo alle tastiere e organo, Gigi De Rienzo al basso, tutti musicisti accomunati da moltissimi aspetti, ma soprattutto dalla loro capacità di trasporre nella loro musica quelle radici napoletane tanto bistrattate, ma innegabilmente fonte di inimitabile ispirazione. Da sempre impegnato nella fusione del linguaggio tipicamente afro-americano con quello della tradizione melodica partenopea, sperimentando nuove forme musicali e nuovi suoni, Antonio Onorato, musicista eclettico, compositore fertile ed innovativo, entrato di diritto nella storia della chitarra italiana, l’unico musicista al mondo a utilizzare la breath guitar o chitarra a fiato, uno strumento rivoluzionario e futuristico sarà affiancato da straordinari musicisti partenopei dando corpo ad una serata dove si mescoleranno le sonorità di molti Paesi del mondo con ritmi tribali e melodie tipiche della musica partenopea. Il concerto, di oggi, con inizio alle ore 22.00, si terrà nel pieno rispetto della normativa anti Covid-19 con prenotazione obbligatoria per gli spettatori. Nella sala concerti e nelle sale interne, si accede solo ed esclusivamente su Prenotazione con Green Pass o con un Test molecolare o rapido con risultato negativo Sala concerti completamente rinnovata #CovidFree con posti a sedere preassegnati e distanziati. La rassegna musicale jazz, che si avvale della direzione artistica di Gaetano Lambiase, prosegue venerdì 29 ottobre con il concerto del trio capitanato da Benito Gonzales, il pianista venezuelano che ha condiviso il palco nella sua carriera con grandi nomi della scena jazz americana del calibro di Kenny Garrett (con cui è stato nominato al Grammy Awards per l’album “Seeds From the Underground”), Roy Hargrove e Antonio Sanchez.

Consiglia

Niccolò Ammaniti apre Linea d’Ombra

Sarà Niccolò Ammaniti sabato il primo ospite della 26esima edizione di Linea d’Ombra. Con Boris Sollazzo, co-direttore artistico, e lo scrittore Diego De Silva, Ammaniti ripercorrerà la sua carriera raccontandosi in prima persona. L’incontro dal titolo “Lui non ha paura”, in programma alle ore 20 alla Sala Pasolini, potrà essere seguito anche in diretta streaming su https://www.netfest.org/ldo/it/live-streaming/#ammaniti. L’arrivo dei giurati che seguiranno in presenza il festival è per le ore 16. La prima sezione, CortoEuropa, accenderà il grande schermo della Sala Pasolini alle ore 18; alle 18.30 negli spazi della Sala Menna ci saranno le prime proiezioni di VedoAnimato; alle 19 al Piccolo Teatro di Portacatena ci saranno i documentari in concorso per LineaDoc mentre alle 20 nella sala Menna si ritornerà al futuro con la proiezione di Blade Runner di Ridley Scott (Usa, Hong Kong / 1982 / 124’), il film sarà introdotto da Michelle Grillo, dottoranda, specializzata in Social Media. Il progetto realizzato in collaborazione con il DISPS UNISA. Alle 21 il Piccolo Teatro di Porta Catena ospiterà la sezione CortoEuropa con film che arrivano dall’Inghilterra, dalla Germania, dall’Ungheria, dalla Francia e dalla Finlandia. A chiudere la prima giornata di proiezioni alle 21.30 nella Sala Pasolini per la sezione Passaggi d’Europa sarà “The Grand Bolero”. Sarà presente l’attrice Ludovica Mancini. Interverranno da remoto il regista Gabriele Fabbro e l’attrice Lidia Vitale. Sono più di 100 i film in concorso per questa edizione 2021 di Linea d’Ombra Festival, selezionati tra i circa 1500 iscritti giunti da 77 paesi. Tra i film in concorso, 34 sono diretti da registe donne. Il festival è dedicato a Patrick Zaki. Ritorna anche quest’anno la maratona notturna per cinefili, in grado di stare una notte intera davanti allo schermo a vedere film. Con un esplicito richiamo al tema “Domani”, ci sono in programma sei opere classiche dedicate al cinema di fantascienza, che hanno provato a immaginare il futuro. Per iscriversi: https://www.lineadombrafestival.it/info/fantamaratona/ Quest’anno sarà possibile seguire il festival sia in presenza che online, attraverso la piattaforma streaming www.netfest.org/ldo che consentirà di visionare i film delle sezioni CortoEuropa, VedoAnimato e VedoVerticale, disponibili gratuitamente per 48 ore a partire dall’orario indicato in programma, nel limite dei posti virtuali disponibili. I film delle sezioni Passaggi d’Europa e LineaDoc saranno disponibili gratuitamente ed in modalità streaming, nel limite dei posti disponibili. Ciascun titolo sarà trasmesso solo all’orario indicato in programma. Tutte le opere sono presentate in versione originale con sottotitoli in italiano. Gli incontri con gli autori delle opere in concorso e con gli ospiti saranno trasmessi in streaming sulla piattaforma web e sulla pagina Fb ufficiale del festival. Registrandosi alla piattaforma si potrà entrare a far parte della Giuria Open del festival. Linea d’Ombra Festival XXVI edizione è un’iniziativa promossa dall’Associazione SalernoInFestival e realizzata con il contributo e il patrocinio della Direzione generale Cinema e audiovisivo – Ministero della Cultura, della Regione Campania con la Film Commission Regione Campania, del Comune di Salerno. Main Sponsor: Fondazione Cassa Rurale Battipaglia – Banca Campania Centro, Nexsoft S.p.A. Altro ente sostenitore: Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana. Altri sponsor: Allianz Salerno Mare – Mario Parrilli srl, Rotary Salerno Rotary Salerno 1949 a.f.

Consiglia

Giuseppe Gibboni tra i sei finalisti del Premio Paganini

Si sono appena concluse al Teatro Carlo Felice le prove semifinali che hanno impegnato 15 violinisti tra i 16 e i 30 anni nell’esecuzione di musiche di Brahms e Paganini, oltre a un brano contemporaneo appositamente commissionato a Carlo Boccadoro e a un lavoro virtuosistico a scelta del concorrente, tra vari autori dell’800 e del primo ’900. Louisa Staples, Olga Artyugina, Ava Bahari, Lara Boschkor, Nurie Chung, Giuseppe Gibboni: sono loro i sei violinisti che approdano alle finali della 56esima edizione del Premio Paganini, il prestigioso concorso internazionale che quest’anno – come già nel 2018 – si svolge con la direzione artistica di Giuseppe Acquaviva. Sono quattro le donne in finale, per la prima volta nella storia del Premio, mentre tra i due uomini abbiamo un italiano, il salernitano Giuseppe Gibboni, e il concorrente più giovane dell’edizione: Nurie Chung, classe 2005. Le prove finali si svolgeranno al Teatro Carlo Felice, sabato e domenica a partire dalle 15. I finalisti si disputeranno il Premio Paganini esibendosi insieme all’Orchestra del Carlo Felice, diretta da Sergej Krylov che è anche presidente della giuria; oltre all’obbligatorio Concerto n.1 M.S.21 di Paganini, i violinisti in gara eseguiranno un altro Concerto a scelta fra quelli di Beethoven, Brahms, Sibelius e Čajkovskij.

Consiglia

The Alter Net- riprendiamoci la Rete

Oggi al Piccolo Teatro del Giullare a Salerno riprendono le proiezioni del Tam Tam Digifest. Il tema di questa edizione è The Alter Net- riprendiamoci la Rete. Fake news, dark web, troll, esecuzioni on line, crackers e black hat, blue whale, furto di dati sensibili, truffe con bitcoin. Tutti i fenomeni di cronaca più inquietanti degli ultimi anni pare nascano e si alimentino in Rete. Il cinema sta raccontando tutto questo, in varie forme. In questa rassegna racconteremo le deviazioni pericolose della Rete degli ultimi 20 anni e cercheremo anche idee su come correggerle. In questa sessione proietteremo 2 film molto recenti, “Imprevisti digitali”, una commedia vincitrice dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino 2020 e “Selfimania”, un film a episodi di ambiente internazionale. Raccontano entrambi usi e abusi dei social network e delle loro conseguenze. Il 17 dicembre sarà la volta di “Nerve”, un thriller che anticipa il fenomeno della blue whale, il gioco on line che induce i giovani a partecipare a sfide che mettono in pericolo la loro stessa vita. Le proiezioni si terranno alle 20 nella sala del Piccolo Teatro del Giullare, sito in via Matteo Incagliati 2 a Salerno.

Consiglia

Un comune in festa, “Auguri Claudio, grazie a te Giffoni brilla nel mondo”

“Auguri Claudio, grazie a te Giffoni brilla nel mondo”, è questo il senso dell’omaggio che il Comune di Giffoni Valle Piana, attraverso il sindaco Antonio Giuliano, ha inteso tributare a Claudio Gubitosi, fondatore e direttore di Giffoni Film Festival, in occasione del suo settantesimo compleanno, il tutto alla presenza del Prefetto di Salerno, Francesco Russo, dei sindaci dell’area dei Picentini, del team di Giffoni, della famiglia del direttore Gubitosi, del presidente dell’Ente Autonomo Giffoni Experience, Pietro Rinaldi, il presidente onorario, Generoso Andria, don Giosuè Santoro, sacerdote della parrocchia dei Santi Martino, Leone e Nicola di Santa Maria a Vico. Emozionato il direttore Claudio Gubitosi per le tantissime attestazioni di stima e manifestazioni di affetto che già dalle prime ore della mattinata hanno affollato il suo telefono ed i suoi uffici: “Come entro nei miei primi settant’anni – ha detto – come ho sempre fatto nella mia vita. In punta di piedi”. Ed è quella leggerezza innata che ha fatto dell’incontro presso l’Aula Consiliare del Comune di Giffoni Valle Piana un appuntamento con la storia, ma anche l’occasione per progettare il futuro di Giffoni. “E’ un giorno di festa per la città, per la Campania e, direi, per l’Italia intera”, ha così esordito il primo cittadino di Giffoni Valle Piana. “Ti dico da subito grazie – ha così continuato Antonio Giuliano – a nome mio e dell’amministrazione comunale. Grazie alla famiglia Gubitosi, grazie per quello che nell’arco degli anni avete saputo fare stando al fianco del direttore con la vostra umiltà e con il vostro senso di appartenenza che ha caratterizzato la storia di una famiglia che ha saputo segnare tappe importanti per la nostra comunità. Hai trasferito a ciascuno di noi una gioia immensa. Lo hai condiviso con i tuoi figli trasferendo loro le stesse emozioni e la tua stessa lungimiranza. Ciò che hai saputo trasferire alla tua famiglia, l’hai trasferito a tutti i giffonesi e a tutti i giovani che sono venuti qui a Giffoni. Tutto senza snaturare mai le tue radici. Se il tuo sogno continuava a crescere, tu sei sempre rimasto te stesso. E questa è la cosa più straordinaria. Sei rimasto giovane e hai saputo trasmettere a tutti la tua forza, far gioire le persone che arrivavano a Giffoni”. In questi 52 anni è cambiata la città, è cambiata la comunità: “Grazie a te – ha continuato il primo cittadino – ognuno di noi è diverso, è diversa la città, sono diverse le famiglie per come sono state capaci di accoglienza. Hai trasferito sempre il valore dell’unità perché questo è nel tuo patrimonio di valori e culturale. E’ così che Giffoni è entrata in ogni angolo del mondo. Anche oggi il mondo è a Giffoni e ti stanno festeggiando tutti i giurati. La tua determinazione ti consentirà di affrontare ancora nuove sfide da giovane settantenne quale sei. Io sarò sempre al tuo fianco con quella determinazione che da sempre ti caratterizza”. Intense le parole di Francesco Russo, Prefetto di Salerno. “Quando si arriva qui a Giffoni – ha detto – si diventa tutti un po’ giffoner. Ritroviamo quella semplicità e quella autenticità che è tipica dei ragazzi. Claudio Gubitosi è stato un grande visionario, un uomo di cinema ma con i piedi ben saldi a terra. È legato a questo territorio, viene dalla provincia. E’ un uomo di grande perseveranza, di grande sagacia e di grande intelligenza perché ha costruito tutto questo passo passo, utilizzando tutti quegli strumenti che consentivano di dare lustro all’evento e al territorio, tutto in una maniera davvero illuminata. Ha creato condizioni di incontro e di confronto tra i ragazzi per contribuire a farne dei buoni cittadini e questo è un merito straordinario. Gli sono per questo molto grato dal profondo del cuore. Oggi è la festa non solo di Gubitosi, ma di Giffoni e di tutto il territorio”. Accorato l’intervento dei sindaci. Hanno, inteso, portare i loro auguri al direttore Gubitosi i sindaci di Salerno, Giffoni Sei Casali, San Cipriano Picentino, Castiglione dei Genovesi, Pontecagnano Faiano, Bellizzi,Olevano sul Tusciano, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Acerno e San Mango Piemonte: “Oggi – hanno scritto in un messaggio comune – si respira emozione, gratitudine ed orgoglio. Oggi festeggiamo un uomo straordinario e geniale quale tu sei. Ti ringraziamo per il tuo entusiasmo sempre giovane che ti ha consentito di realizzare un sogno che era tuo e che poi è diventato di tutti. Sei un visionario, ma sei un uomo del fare. Il mondo ha bisogno di persone come te, persone che sappiano realizzare i propri sogni, proprio come hai fatto e continuare a fare tu”. Commosso il direttore Claudio Gubitosi: “Sono molto emozionato di vedervi tutti qui – ha esordito nel suo intervento – in questi anni ho cercato sempre la giusta strada che è sempre necessaria. Devi amare ciò che fai, devi saperlo trasferire e comunicare. Devi saper rendere partecipi tutti di un disegno, di una visione. Io ho cercato sempre di fare così. Ora è tempo – ha così proseguito – di dare ancora più contenuti alla nostra valle delle culture e delle opportunità. Qui si è creata una cosa straordinaria che si chiama armonia all’interno di una filiera istituzionale che ha funzionato e che dal Comune è arrivata in Europa e ritorno. E’ anche così che abbiamo mostrato un Sud che sa fare e che non è solo depressione o spopolamento. E’ nostro dovere – ha aggiunto il direttore Gubitosi – lavorare per non far andare via i ragazzi. Dobbiamo riuscire a ragionare in termini di unità. Dobbiamo lavorare perché qui i nostri ragazzi possano trovare il luogo della loro realizzazione. I miei 70 anni – ha così concluso Gubitosi – si legano inscindibilmente ai 52 del Festival. Io credo di essere stato in qualche modo uno strumento per far gioire gli altri. E’ così che interpreto il successo, come la capacità di dare felicità agli altri. Dopo cosa succederà? Ho un team eccezionale, capace di cambiare il mondo più e meglio di me. Ho due figli, essendo questa una grande storia di famigli, che, insieme agli altri, sapranno continuare lungo questo solco. Ci vuole determinazione che è la più grande dote che mi riconosco. Io credo di non essere stato coraggioso, ma di essere stato determinato e così ho vissuto questa prima bella parte della mia vita, quella dei settant’anni”. Consegna della pergamena, foto di rito e brindisi hanno concluso il festeggiamento: così – ha aggiunto il primo cittadino di Giffoni – rendiamo omaggio al nostro giovane settantenne.

Consiglia

Salerno, il maestro Prinzo e quel ‘seme’ della memoria

di Alessandro Mazzetti*

L’esistenza dell’uomo nel suo lungo ed inesorabile incedere è caratterizzata da una serie imprevedibile d’incontri. Solo alcuni di questi hanno il pregio di incidere considerevolmente nella crescita e nella formazione del fanciullo nel suo divenire uomo. Uno di questi è stato indubbiamente quando da imberbe studente liceale ebbi l’enorme piacere di conoscere il maestro Cosimo Prinzo. Il ricordo mi riporta con spregiudicata immediatezza a tempi così lontani di foscoliana memoria. Il luogo dell’incontro non fu né un teatro né un salone di marmo levigato durante una soirée di musica classica, bensì il salone della sua abitazione. Un ambiente, quindi, casalingo, familiare, rilassato. Io molto amico dei due suoi figlioli, Antonio e Angelo, ero in attesa che il primogenito fosse pronto per uscire con il nostro amico di sempre Christian Autuori. In quella circostanza il babbo m’intrattenne in una gradevolissima conversazione in quel bel salone dove era possibile respirare un’area di musica e cultura. Ben presto la gradevolissima chiacchierata affrontò l’importante tema del ruolo della musica nella storia dell’uomo e dell’umanità. Il maestro con tono amabile e afflato paterno mi fece notare come la musica sin dalla genesi dell’umanità ha sempre accompagnato l’uomo in tutto ciò che era ed è veramente importante. Nascite, fidanzamenti, matrimoni sono culturalmente accompagnati dalle note musicali e persino nell’ultimo saluto la musica ha un ruolo importantissimo, poiché anche in questa circostanza se accompagnato dal suono della musica quest’ultimo viaggio certo “non può dirsi solitario”. A distanza di circa trent’anni mi ricordo ancora con nitida chiarezza ciò che mi disse: “Vedi, Alessandro, ci sono cose nella vita come alcuni sentimenti, emozioni, ma anche semplici aspirazioni che difficilmente le parole riescono a spiegare nella loro interezza e complessità. La musica ci aiuta a comprendere meglio quell’intimità che la lingua tradizionale non riesce ad esternare”. Il discorso s’interruppe poiché Antonio fu finalmente pronto, e così, raggiunto Christian, scendemmo. È innegabile che quelle parole hanno avuto un peso enorme nella mia formazione di uomo, di padre e di studioso. Non è certo un caso che a trent’anni da quell’incontro nel mio lavoro storico-geopolitico sull’Italia del primo dopoguerra esordisco con Verdi e la sua meravigliosa Aida realizzata per festeggiare degnamente l’apertura del Canale di Suez, ossia, a tutt’oggi, una delle opere più maestose dell’ingegno umano. Certo ci furono tanti altri incontri e tante altre chiacchierate di assoluto interesse, ma quella mi colpì profondamente, condizionandomi in modo determinante. Una carica umana e una profondità di pensiero di certo rara che facevano del maestro Prinzo non solo un professore di musica, ma ancor più un vero e proprio mentore. Per cui spero con tutto il cuore che sia accolta la proposta di don Antonio Toriello e gli venga intitolata l’aula di oboe del Martucci, poiché è un dovere cittadino, storico, morale, pedagogico non perdere nelle pieghe del tempo il ricordo degli esempi migliori. Secondo Tucidide per comprendere il presente e proiettarsi verso il futuro è necessario conoscere la storia. Ebbene sono fortemente convinto che non perdere quel patrimonio morale e umano del maestro Prinzo non solo possa essere indispensabile per formare musicisti migliori, ma anche persone migliori.

*storico geopolitico

Consiglia

Su di un ponte di note con Salerno Classica

Presentato ieri mattina il cartellone della I edizione di Salerno Classica composta di otto concerti che si svolgeranno nel periodo che va dal 23 ottobre al 18 dicembre 2021, descrivendo un ideale percorso tra i grandi monumenti delle due grandi rettorie di San Benedetto e San Giorgio per concludersi in Cattedrale, grazie alla benevola disponibilità della Curia Arcivescovile. Salerno Classica, ideata dalle Associazioni Gestione Musica e PianoSolo, fa parte di un progetto più vasto che ha visto l’associazione concorrere e ottenere il finanziamento dal Fondo unico per lo Spettacolo nella sezione Nuove Istanze 2021, con il progetto “Celebrazione, Tradizione, Innovazione”, 15 concerti che coinvolgono oltre il comune di Salerno, che ha sostenuto la kermesse, anche le città di Benevento, Amalfi e Brienza. A presentare l’eterogeneo cartellone, che include tra gli altri appuntamenti, la XIII edizione del PianoSolo Festival e il Festival Dicembre Sacro, il Presidente e il Direttore Artistico dell’ Associazione Gestione Musica nelle persone di Luigi Lamberti e Francesco D’Arcangelo e il Direttore Artistico del PianoSolo Festival Paolo Francese. Un cartellone, questo, che vive del confronto tra le strade maestre del classicismo viennese e il contemporaneo, poiché vi sarà una prima esecuzione assoluta, del confronto tra i giovani strumentisti della Scarlatti e musicisti già affermati a livello internazionale, tra la musica vocale e quella strumentale, tra sacro e profano, tra tutti noi che ri-debuttiamo, organizzatori, musicisti, e soprattutto pubblico, che torna ad affollare le sale e a ritrovarsi, dopo due anni di silenzio. Il concerto inaugurale di Salerno Classica è stato affidato all’ Orchestra Young Scarlatti, fondata e diretta da Gaetano Russo. Sabato 23 ottobre, alle ore 20.30 nella chiesa di San Benedetto a Salerno, la serata, dal titolo “Divertissement”, verrà inaugurata dalle prime parti della formazione con Quartetto per clarinetto e archi in mi bemolle, una trascrizione della Sonata per violino e pianoforte K 380/374f di Wolfgang Amadeus Mozart e il Divertimento n. 1 per quintetto di fiati in si bemolle maggiore di Franz Joseph Haydn, per poi unirsi agli altri strumentisti ed eseguire musica di D’Indy, Rossini, Brahms e Strauss jr. Si continua sabato 30 ottobre, in San Giorgio, con le Sonate da Camera, in cui si ri propone il tema del confronto con due maniere nuove e rivoluzionarie di concepire la forma della “sonata”, attraverso il dialogo familiare di Giuseppe Carotenuto e Alessia Avagliano al violino, Francesco D’Arcangelo al cello e Luigi Lamberti al contrabbasso, da una parte l’arte e l’ingegno di Rossini con le sonate a quattro e un ensemble del tutto originale con due violini, violoncello e contrabbasso e Ravel con la famosa e affascinante sonata per violino e violoncello, ricca di colori e linguaggi innovativi. Il mese di novembre vedrà i tre appuntamenti della XIII edizione del PianoSolo Festival, ideato e diretto da Paolo Francese, svolgersi tutti nella chiesa di San Benedetto. S’inizierà il 6 novembre con la serata “Incontri di stili” che saluterà il confronto del Johann Sebastian Bach del Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore, BVW 1052, che sarà eseguito da Moira Michelini e dall’Ensemble lirico italiano e del Ludwig van Beethoven del concerto n°4 per pianoforte e orchestra op. 58, nella trascrizione di V. Lachner con Anna D’Errico al pianoforte e il Quintetto dell’Ensemble Lirico Italiano. Il 13 novembre la serata avrà quale titolo “Prime assolute”, poiché verrà aperta proprio dalla prima mondiale di “All’ombra del terebinto” per violino, viola, cello e pianoforte, di Gianvincenzo Cresta. Il senso della musica di Cresta sta nelle corrispondenze con i colori, nella sinestesia dell’esperienza sonora con quella visiva: dobbiamo apprestarci a un ascolto colorato. A seguire, Paolo Francese si cimenterà col Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 37 nella trascrizione di V. Lachner, sostenuto dal Quintetto dell’Ensemble Lirico Italiano. Sabato, 20 novembre gran finale del PianoSolo Festival, con l’eterno confronto tra Mozart e Beethoven, ne’ “L’una e l’altra Vienna”. Inizio con il Concerto in la maggiore KV 414, in tre tempi dei quali, per ognuno di essi Mozart scrisse la cadenza, improntata ad uno stile di misurato virtuosismo, nell’esecuzione di Yuri Bogdanov al pianoforte e il Quintetto dell’ Ensemble Lirico Italiano e quel “Meraviglioso quadro sonoro… originale, frappant, anche se spesso percorso da tratti bizzarri e barocchi che solo la profonda, eccentrica personalità del geniale Beethoven poteva produrre”, che è il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 op. 73, “Imperatore”, nell’esecuzione di Maria Letizia Michielon al pianoforte col Quintetto dell’Ensemble Lirico Italiano. Il mese di dicembre sarà dedicato al “sacro”, con taglio del nastro sabato 4 dicembre, nella chiesa di San Giorgio, per il concerto dedicato a Dante, in occasione delle celebrazioni dei settecento anni dalla morte dell’ Alighieri, una serata intitolata “Sonata Dantis”, un concerto-racconto che saluterà protagonisti l’attore Alfonso Liguori il tenore Daniele Zanfardino e il baritono Raffaele Pisani e lo stesso Ensemble lirico Italiano, i quali spazieranno tra le grandi opere dei compositori italiani che si sono confrontati con il “metter in musica” i versi più rappresentativi di Dante Alighieri. Il sabato successivo, l’11 sempre in San Giorgio sarà la serata Vox, con il controtenore Maurizio Di Maio e l’Apulia Cello Ensemble in un programma che spazierà da Albinoni ad Haendel, passando per Vivaldi e Umberto Giordano, fino ad Ennio Morricone. Salerno Classica si chiuderà in Cattedrale il 18 dicembre con l’Oratorio de Noel di Camille Saint-Saens per un concerto natalizio di raro ascolto che è appunto l’ oratorio pro nocte nativitatis Christi, destinato a un quintetto di cantanti solisti, coro di quattro voci miste, orchestra d’archi, arpa e organo. I tagliandi d’ingresso per i concerti, che hanno costo ridotto per studenti e anziani, nonché gratis per i ragazzi fino a 14 anni, con una variazione da 7 a 8,50 euro, sono disponibili su Go2, mentre il concerto finale del 18 dicembre in cattedrale è gratuito. In conferenza sono intervenuti anche Don Roberto Piemonte, sottolineando l’importanza del percorso musicale che sposa quello storico e artistico attraverso le tre chiese salernitane, nonché quello religioso, che ci avvicina all’Avvento attraverso la Musica, e il Dr.Nicolino d’Alessandro, da sempre nel campo musicale con un forte appello alla partecipazione e divulgazione di questo Festival, ideato e creato da musicisti.

Consiglia

Nuovi artisti emergenti nel salernitano

Terminata la fase di produzione del progetto Social Recording Studio, l’ Associazione Di Promozione Sociale Musikattiva inizia la pubblicazione dei lavori degli artisti emergenti del territorio salernitano. Il Social Recording Studio, nato nel 2019, è un pionieristico progetto di produzione e formazione nell’ambito del mondo musicale, patrocinato dal settore Politiche Sociali del Comune di Salerno a titolarità dell’APS Musikattiva. L’iniziativa, attraverso la pratica dello studio di registrazione e con il supporto di esperti del settore ( musicisti, fonici, produttori e arrangiatori ), punta a formare giovani fra i 16 e i 35 anni del territorio Salernitano attraverso due laboratori: – Tecnologie Musicali: laboratori di pratica delle attrezzature e dei sofwere musicali, corsi di sound engineer basici ed avanzati. – Produzione Artisti Emergenti: produzione, arrangiamento, registrazioni, pubblicazioni e videoclip dei brani di artisti emergenti. Il percorso è totalmente gratuito per gli utenti ed è possibile iscriversi al servizio attraverso un bando pubblicato tra gennaio e Febbraio. Online un nuovo singolodi ROBERTA GUIDO: DARLIN’ Venerdì 22 Ottobre sarà online in tutte le piattaforme Digital Store il singolo della cantautrice Roberta Guido la giovanissima artista classe 2002 si presenta così :“ Foscolo diceva che l’unico modo per dare un senso alla nostra esistenza è racchiuderla nella poesia, nell’arte, nella bellezza in modo tale da essere ricordati, ed è quello a cui aspiro. Sì, è ambizioso, lo so ,ma è il mio sogno. Canto da sempre. A 4 anni già cantavo per la mia famiglia, facevo la solista nelle recite e crescendo ho sempre avuto la voglia e l’abilità di creare piccoli spettacoli con canto e recitazione da mostrare ai miei parenti. La mia prima esperienza è stata come componente del coro della scuola elementare, poi sono arrivate le scuole medie, anni difficili ma ricchi di musica, ho partecipato a molti concorsi come pianista componente dell’orchestra della mia scuola ,raggiungendo anche il 2° posto 90/100 al Concorso Europeo di esecuzione musicale “Jacopo Napoli” 2016. Crescendo ho iniziato a scrivere canzoni dopo non essere riuscita ad entrare al Liceo Musicale, nonostante tutto ho partecipato al mio primo concorso canoro: “Festival Del Mare” 1 edizione, nella quale sono arrivata 3° classificata all’età di 15 anni, ho partecipato molte volte, con i miei inediti al concorso indetto dal liceo che ho frequentato, Liceo Alfano 1,I Talenti di Alphanus, arrivando prima in finale e poi al terzo posto.(2018/2019). Nel 2018 ho partecipato con il mio inedito “Wakin’up” al Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale città di Airola, nel quale ho raggiunto il 2 posto 92/100. Un’altra bella ed importante esperienza è stata quando ho partecipato ai casting di X-Factor a Roma(Aprile 2019) e quando ho partecipato con il mio inedito “L’archè” al Concorso Nazionale “Apulia Voice” a Castellaneta Marina(TA),dove la giuria era composta da Fausto Donati,Rory Di Benedetto e Maria Grazia Fontana. Anche qui, sono arrivata, felicemente, tra i primi 5 nella categoria inediti.(Luglio 2019) Il 27 Ottobre 2019 ho finalmente vinto il Primo Premio del Concorso Canoro “Destinazione Sanremo”, categoria inediti, con “L’arché” e nell’ Agosto 2020 ho raggiunto ,con il medesimo brano, il 2 posto alla prima edizione del concorso per cantautori “Palco D’Autore”,svoltasi all’Arena Del Mare di Salerno. Tra il 2020 e il 2021 ho partecipato ad alcuni casting televisivi ed infine ad inizio 2021 ho partecipato al progetto “Social Recording Studio” dell’APS Musikattiva di Salerno , grazie al quale il mio inedito “Darlin'” (scritto e composto nel 2018 a Londra) è stato realizzato e pubblicato alla fine dell’Ottobre 2021. Questo è solo l’inizio e mi auguro con tutto il cuore che sosterrete questa piccola cantautrice di 19 anni con un sogno, ambizioso, sì, ma bellissimo!. IL VIDEO CLIP La fase finale della produzione del progetto Social Recording Studio si conclude con le riprese di un video clip, girato da Federico Fasulo , e sarà Online Venerdì 22 Ottobre dalle ore 14.00 sulla piattaforma Web YOUTUBE. PROSSIME PUBBLICAZIONI Altri ragazzi sono in fase di pubblicazione nel progetto S.R.S. 2021, MUSIKATTIVA SOCIAL RECORDS ,l’etichetta di produzione musicale con fini sociali nata nel 2019 con sede in Viale G. Verdi 2 “Centro Polifunzionale Arbostella” ne anticipa qualcuno: Laura Fortino, Carmelo D’amato e Daniela Carignani giovani talenti di un territorio che troppo spesso dimentica gli artisti emergenti; il fine del progetto è far si che questa esperienza possa essere un trampolino di lancio nel mondo della musica per i giovani coinvolti.

Consiglia

Al Museo Frac la presentazione dei “Favolosi 60”

“I favolosi 60”, il nuovo libro di Gabriele Bojano, edito da Linea Edizioni, sarà presentato domani alle ore 18.30, al Museo Frac di Baronissi, nel corso di una chiacchierata tra la giornalista Barbara Landi e l’autore nell’ambito della rassegna Baronissi Città che legge – I Venerdì del libro organizzata dal Comune di Baronissi e dal Museo Frac in collaborazione con l’Associazione Tutti Suonati. Gabriele Bojano con “I favolosi 60” edito da Linea Edizioni mette assieme sessanta sessantenni “troppo giovani per tirare i remi in barca e troppo vecchi per tirare la barca a remi”. Si tratta di un’antologia, o se preferite di un vero e proprio assembramento, di persone e personaggi, noti, poco noti o del tutto sconosciuti, che hanno in comune l’aver compiuto nel 2020, come l’autore, 60 anni e di non averli potuti festeggiare. Un espediente per raccontare e raccontarsi, un esperimento di narrazione autobiografica non autocelebrativa inserita in un contesto più ampio, dato dalle interconnessioni e interazioni con i “favolosi 60”. “L’idea – spiega Bojano – mi è venuta a ridosso del mio 60esimo compleanno, ho pensato a tutti quei coetanei impossibilitati come me a festeggiare, causa pandemia, e allora ho cominciato a cercarli, uno ad uno, e a trovare in ciascuno di loro qualcosa che potesse accomunarli a me”. Ne è venuto fuori un memoir molto insolito e ammiccante, che Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, nella prefazione ha definito, “un piccolo colpo di genio”. Dai personaggi nazionali del mondo della cultura, spettacolo e sport come Fiorello, Panariello, Antonio Banderas e persino Diego Armando Maradona a quelli più meramente locali, da Tino Iannuzzi a Matteo Amaturo, da Carmen Turturiello a Paolo Vuilleumier, ogni capitolo è un caleidoscopio di umanità, con cui l’autore si è rapportato, direttamente o indirettamente, sia per motivi personali che professionali.

Consiglia

Due salernitani vincono il premio fotografia

Sono stati proclamati i vincitori della 39esima edizione del Concorso di 50&Più di Prosa, Poesia, Pittura e Fotografia. La competizione artistica si è tenuta durante la Settimana della Creatività, sei giorni dedicati alle discipline artistiche per valorizzare la creatività degli over 50.Rosa CONTE, di Lucca, con l’opera “Il cuore in mano”; I salernitani Giulio Rocco Castello e Vincenzo Cuccurullo vincono rispettivamente la Farfalla d’Oro per la Fotografia e la Superfarfalla per la Fotografia. Giulio Rocco Castello – che in questa edizione partecipa per la prima volta con un’opera di fotografia – vince con “Il volto del Coronavirus”. Docente in pensione, amante dello sport, del ballo e dell’arte – in particolare della poesia – partecipa al Concorso 50&Più da diversi anni, nel 2009 e 2014 ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria per la Poesia, nel 2016 ha vinto la Farfalla d’Oro, nel 2017 la Superfarfalla e nel 2018 e 2019 la Segnalazione della Giuria sempre per la poesia. Vincenzo Cuccurullo è stato premiato come supervincitore con l’opera “Pensare al domani: amore e libertà”. Un’edizione che si è conclusa con l’assegnazione di 20 Farfalle d’Oro, 4 Libellule d’Oro, 32 Menzioni Speciali e 6 Segnalazioni della Giuria. Una rassegna che lo scorso anno, a causa dell’emergenza sanitaria, ha indossato “nuove vesti”. Infatti, l’edizione 2020 del concorso – ideato e organizzato dall’Associazione 50&Più – si è svolta online. Quest’anno è tornato in presenza a Baveno riservando un’intera settimana all’arte e alla creatività, offrendo ai partecipanti un’occasione unica d’incontro, scambio e condivisione, per esprimersi attraverso le discipline artistiche che già appassionano – come la fotografia e poesia – e sperimentarne di nuove, grazie ai laboratori di scrittura creativa, illustrazione, cinema, fumetto. Le cinque migliori opere per ogni sezione – prosa, poesia, pittura e fotografia – sono state premiate con le Farfalle e le Libellule d’Oro dalla giuria, ormai consolidata, composta da affermati poeti, critici letterari e d’arte, scrittori, pittori e giornalisti: Elio Pecora per la sezione Poesia, Lina Pallotta per la Fotografia, Renato Minore per la Prosa e Duccio Trombadori per la Pittura. “In un mondo che ha bisogno del contributo attivo di tutte le generazioni per fronteggiare la crisi che stiamo vivendo, la nostra Associazione diventa sempre più strategica e questi nostri eventi sono un modo per promuovere l’invecchiamento attivo. Esiste un indicatore europeo che registra questo dato per il quale un paese è considerato “vecchio” non solo se la proporzione generazionale è sbilanciata verso l’alto ma anche se la popolazione tende a invecchiare male. Questo indicatore rappresenta uno stimolo per 50&Più, perché se invecchiare è inevitabile, invecchiare in modo attivo si può. E 50&Più ha questa funzione e questo compito, è il cuore della nostra filosofia associativa” afferma Carlo Sangalli, Presidente Nazionale 50&Più. Il contatto con gli affetti, la riscoperta di ricordi e la necessità di essere solidali di non abbandonare sé stessi e gli altri: sono questi alcuni dei temi ricorrenti nelle opere in concorso, nelle quali è emerso – inevitabilmente – il riferimento all’esperienza di isolamento vissuta negli ultimi mesi, ma soprattutto la voglia di ricominciare e la speranza nel futuro. “Possiamo considerare le quattro discipline del Concorso – prosa, poesia, pittura e fotografia – come la versione moderna delle nove Muse generate da Zeus. Le arti sollecitano, infatti, in tutti noi una duplice responsabilità: in primis verso noi stessi, ma anche verso gli altri, con una particolare attenzione alle generazioni più giovani” conclude il Presidente Sangalli. I supervincitori edizione 2020 Come da tradizione, è avvenuta anche la premiazione delle opere supervincitrici (una per la prosa, una per la poesia, una per la pittura e una per la fotografia), il riconoscimento che spetta ai concorrenti già vincitori della Farfalla d’Oro nell’edizione precedente, assegnato mediante votazione sul sito www.spazio50.org e dai lettori della rivista e fra gli iscritti all’Associazione. Sono stati premiati per la sezione di prosa Rosa Conte di Lucca con l’opera “Madre”, per la poesia Germana Pallecchi di Firenze con l’opera “La luce in fondo”, per la pittura Franca Pozzoli di Seregno con l’opera “La lacrima del futuro” e infine, per la fotografia Vincenzo Cuccurullo di Salerno con l’opera “Pensare al domani: amore e libertà”.

Consiglia

Cosimo Prinzo, maestro di musica. E di buona vita

di Matteo Gallo

Era il diciannove ottobre del 1995. Il maestro Cosimo Prinzo, oboista docente e già vicedirettore del Conservatorio di Salerno, aveva quarantuno anni e una vita ‘nel mezzo del cammin’. Un attacco di cuore fulminante non gli diede altra possibilità di incedere nell’esistenza terrena. Si fermò lì, la sua opera su questo mondo. Improvvisamente e con dolore immenso di chi nutriva per lui un profondo amore: la sua famiglia, i suoi amici, i suoi allievi. Mai, però, ne terminò il ricordo. Una fiaccola sempre accesa che nessuna lacrima, versata in quel tempo e da quel tempo in poi quando la memoria mostrava il suo volto più tenero, ha potuto spegnere. “Di mio marito mi manca tutto” sottolinea Elisa Pelizzari, moglie e madre dei suoi due figli, Antonio e Angelo, emtrambi strumentisti (violista il primo, violoncellista il secondo) e insegnanti di musica. “In modo particolare mi manca il suo amore verso la famiglia e gli amici. Il suo profondersi per gli altri, soprattutto i più fragili, al di fuori del suo contesto famigliare e delle sue conoscenze. Il fine era sempre il miglioramento di tutte le attività che coinvolgessero l’operosità didattica, i giovani, la loro formazione e il loro futuro”. Signora Pelizzari, lei è stata responsabile amministrativo del Conservatorio di Salerno. Il rapporto con suo marito è stato segnato, fin dal principio, dal reciproco amore per la musica. “La musica ci ha dato l’opportunità di vivere intensamente la nostra unione. Di amare sempre di più l’arte con tutte le sue espressioni. Non solo quella musicale. Di arricchire le nostre conoscenze grazie all’incontro con molte persone di spessore artistico, culturale ed umano. Il ricordo più bello della vostra vita insieme? “La nascita dei nostri due figli: Antonio e Angelo. Sul piano professionale, il giorno in cui il Conservatorio ha ricevuto gli studenti del Conservatorio di Poznan in Polonia, nell’ambito dello scambio culturale che mio marito, fortissimamente volle, insieme al direttore di all’ora, lo stimabilissimo maestro Argenzio Jorio e il maestro, padre Lupo Ciaglia. Gli studenti furono anche ricevuti da Karol Wojtyla a Roma dopo aver fatto visita al Cimitero Militare Polacco di Cassino”. La ferita, invece, mai rimarginata? “La sua prematura e fulminea scomparsa sul piano terreno. I miei figli, uno appena maggiorenne e l’altro diciassettenne furono privati della loro affezionatissima e importante figura paterna. Ma c’è anche un’altra ferita. Diversa ma a suo modo dolorosa. Riguarda i tentativi, falliti, di screditare la figura di mio marito alla fine degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta. Cosimo non volle sostenere lo spostamento dell’istituzione educativa musicale nel centro storico in un rinomato palazzo in disuso e da ristrutturare. Secondo il suo parere, così come quello di altri colleghi e dell’allora direttore artistico Argenzio Jorio, era inadeguato. Appagata, sarà l’anima di mio marito, che il Conservatorio sia rimasto nella sede del fu Umberto I”. Quasi quindici anni in orfanotrofio: suo marito non ha certamente avuto una infanzia facile. “Cosimo è entrato orfanotrofio nel 1960 circa, ne è uscito nel 1973. Aveva sei anni. In quegli anni poteva far visita alla madre a Natale, a Pasqua e durante i due mesi delle vacanze estive, ossia luglio e agosto. I segni di quegli anni difficili sono certa che Cosimo li ha conservati nel suo cuore che da adulto poi non ha retto. Così come l’abbandono paterno che subì alla nascita. E’ stato sicuramente un tempo difficile per lui. Parliamo di un bambino che lascia la sua mamma, la sua piccola casa e il suo paesino. Siamo nel 1960 circa, per iniziare il suo ciclo scolastico in primaria, in una nuova città che non conosce e vedrà poco, perché la maggior parte del tempo la trascorrerà nell’Orfanotrofio Umberto I, con circa mille tra bambini e ragazzi seguiti da istitutori e dal presidente Luigi Menna. Questi fanciulli affrontavano il freddo con grande dignità, così come la mancanza dei propri affetti e tutto quello di cui un bambino dovrebbe essere nutrito a quell’età. Questo loro grande sacrificio era superato grazie all’amore che avevano per la musica, ed essa sapevano, avrebbe dato loro l’opportunità di avere un domani una vita propria più dignitosa e felice sia per loro che per le loro famiglie”. Così sarà per il maestro Prinzo. Merito del sudore sulla fronte e del cuore oltre gli ostacoli della vita. “La sua biografia può essere un esempio per le nuove generazioni che abbiano la capacità di cogliere il valore dell’impegno, del sacrificio, del giusto valore della competitività che non è il primeggiare ad ogni costo ma tentare di superare se stessi, condividere e trasmettere le proprie conoscenze. Cosimo non dimenticò mai chi fosse stato. Spesso portava doni ai ragazzi dell’Istituto e alcuni fine settimana ospitavamo qualche ragazzo a casa. Prima di morire si prodigò per portare la sua musica in contesti di comunità per le tossicodipendenze. Furono esperienze per lui molto toccanti e dense di significat, cui seguirono riflessioni profonde, studi e ricerche esistenziali. Fu consapevole che faticosa è la felicità propria sapendo al mondo altri infelici”. Quale l’insegnamento più prezioso che suo marito (le) ha lasciato in eredità? “L’educazione musicale come strumento imprescindibile per un sano sviluppo dell’individuo nel suo spirito, nella sua anima e nel suo corpo. Avere interesse e cura per l’altro come guida sicura per la propria crescita e per un miglioramento della vita sociale”.

Consiglia

Gli auguri a Gubitosi degli amici

di Monica De Santis

Di origini giffonesi, l’ex presidente della Provincia di Salerno Alfonso Andria è cresciuto con Gubitosi ed è cresciuto guardando il sogno del suo amico diventare realtà. Una realtà, oggi, apprezzata ed invidiata in tutto il mondo. “Gli auguro altri 70 anni di buona vita ed altri 52 di festival. Ma al di là dell’iperbole, merita un augurio sincero, fraterno nel mio caso, perchè siamo amici dall’infanzia e perchè ho seguito il festival sin dal suo nascere dalle primissime battute, sono stato sempre molto vicino, in qualunque ruolo ricoprirsi e anche sul piano istituzionale ho sempre creduto in questo progetto e nei limiti del possibile e con gli strumenti di cui disponevo ho cercato di sostenerlo con profonda convinzione. E i risultati sono veramente straordinari. Ho visto passare in poco più di mezzo secolo da Giffoni il cinema mondiale, i personaggi del cinema mondiale, non dimentico mai quando arrivo a Giffoni  Anthony Quinn. Un pezzo del cinema mondiale che arriva in un paese sconosciuto, un miracolo. Una volta un giornalista televisivo del Tg2, fece uno dei primi servizi televisivi dedicati al Giffoni e lo intitolo il Miracolo Ruspante, e all’epoca era così, oggi no perchè ci sono le strutture, c’è la cittadella che addirittura ha un’architettura avveniristica e che sta continuano a crescere. Poi inutile fare tutti i nomi degli artisti che sono passati da Giffoni da François Truffaut a Richard Gere. Poi sono arrivati i grandi personaggi della politica mondiale come Mikhail Gorbaciov. E da dire ci sarebbe davvero molto, ma ci limitiamo a questo. A dire che non si può che augurare tutto il bene possibile ad una manifestazione del genere e a chi l’ha inventata, ovvero a Claudio Gubitosi. Buon compleanno!”

Il messaggio d’auguri di Generoso Andria

Ai tanti che oggi hanno rivolto tanti auguri di buon compleanno a Claudio Gubitosi non poteva mancare anche Generoso Andria, che è stato tra le colonne portanti del festival sin dalla prima edizione… “Auguro tanti anni ancora, ovviamente è importantissimo per il territorio, ha fatto tanto, ma potrà ancora dare moltissimo. Senza Claudio saremmo rimasti una provincia sconosciuta. Oggi quando si parla di Giffoni siamo noti a livello mondiali. A volte quando sono a Roma mi diverto a chiedere a tassisti se conoscono Giffoni, ebbene 9 su dieci la conoscono. E questo è tutto merito suo. Insieme abbiamo trascorso oltre mezzo secolo. Per 18 anni sono stato il presidente del Gff, oggi sono il presidente onorario. Agli inizi ricordo quando parlavano di portare a Giffoni Valle Piana un festival internazionale di cinema per ragazzi, per molti eravamo poco credibili. E invece la capacità e l’intelligenza di Claudio ha fatto si che questo festival potesse diventare il fiore all’occhiello dell’Italia. A Claudio oggi gli auguro, in primis buona salute e poi gli auguro di continuare ad andare avanti e di continuare a lavorare insieme. A lui dico anche grazie, un grazie sincero per tutto quello che ha dato per il nostro territorio e per tutto quello che sta facendo ancora oggi, affiancato anche dal figlio Jacopo”.

Il messaggio d’auguri di Peppe Blasi

“Claudio Gubitosi rappresenta il sole della cinematografia per ragazzi” Racconta il giornalista Peppe Blasi, che del Giffoni Film Festival ha curato per anni l’ufficio stampa. “Spero che continui a riscattare il mondo dei ragazzi e non solo, perché l’ha fatto da sempre, lo fa da decenni e deve continuare a farlo. Ciò che ho sempre ammirato in Claudio Gubitosi, e che forse è stato, ed è, il segreto del suo successo, è la sua straordinaria capacità di sorridere alle difficoltà. Ricordo di quando andavamo a Roma per fare le conferenze stampa di presentazioni del festival, soprattutto nelle prime occasioni, erano difficili, perché si andava in una realtà complessa, ecco Claudio era capace di trasmettere a tutti noi la sua serenità, la sua sicurezza. E’ sempre stata una persona che ha saputo fare squadra e continua ancora oggi a far squadra con tutti i suoi collaboratori. Sono tanti i ricordi che mi legano a lui, in particolare tutti gli incontri avuti con le personalità internazionali che sono state ospiti a Giffoni. E’ una persona eccezionale e a lui va il mio più grande augurio di buon compleanno”.

Il messaggio d’auguri dell’ex sindaco Ugo Carpinelli

“Il 70 compleanno di Claudio Gubitosi, mi porta a fare un tuffo nella memoria. Noi, come amministratori pubblici – racconta l’ex sindaco di Giffoni Valle Piana, Ugo Carpinelli – siamo stati i costruttori, nella prima fase, della città del cinema. Ai tempi del ministro Pinto, del sottosegretario Sales. Praticamente noi abbiamo costruito la casa del cinema, mentre Claudio l’ha riempita di contenuti. E’ stato un viaggio bellissimo quello fatto insieme, che ha dato tante soddisfazioni a lui, a noi come amministratori e a tutta la cittadinanza, che ha visto Giffoni crescere di anno in anno. Per questo voglio condividere con lui questa bellissima giornata, un traguardo importante, non sarà certamente l’ultimo, ancora tante altre soddisfazioni attendono Gubitosi. Auguri di cuore”

Il messaggio d’auguri dell’ex sindaco Paolo Russomando

Anche Paolo Russomando, ex sindaco di Giffoni Valle Piana, ha voluto rivolgere i suoi personali auguri al patron del Festival… “Altri 100 di questi giorni. Questo è il mio auguri sincero per Claudio. Altri 100 di questi giorni a colui che è riuscito a far sì che Giffoni Valle Piana potesse essere conosciuta in tutto il mondo. Grazie alla sua intuizione e alla sua visione, avuta 52 anni fa, ovvero immaginare un festival del cinema, in un paese non tanto conosciuto della provincia di Salerno, Giffoni Valle Piana è cresciuta ed ora è amata e apprezzata da molti. La sua è stata una grande scommessa, vinta e che ha dato dei risultati straordinari. Gli auguro di continuare su questa strada con tanti altri successi”.

Consiglia

70 anni nel segno iridescente e colorato di Claudio Gubitosi

di Monica De Santis e Olga Chieffi

Giffoni Valle Piana in festa oggi per il compleanno del suo concittadino più celebre. Oggi Claudio Gubitosi, papà del Giffoni Film Festival, l’uomo che con le sue visioni, la sua caparbietà, tenacia e sicurezza è riuscito a trasformare un piccolo centro dei picentini nel centro internazionale del cinema per ragazzi, compie 70 anni. Un traguardo questo che la sua famiglia, il suo team e l’intera comunità ha deciso di festeggiare con tutti gli onori. Due i momenti importanti che caratterizzeranno la giornata oggi nella cittadina dei picentini: il primo, alle 11.30 nell’Aula Consiliare del Comune di Giffoni Valle Piana, alla presenza delle autorità locali, rappresenterà l’omaggio del territorio che “è riconoscente – come scrive il primo cittadino Antonio Giuliano – per aver portato Giffoni nel mondo ed il mondo a Giffoni”. Il secondo momento si svolgerà nel pomeriggio, negli spazi della Multimedia Valley, dove il team si riunirà per formulare gli auguri al direttore Gubitosi in un momento di festa. Non solo gli squilli, gli ottoni lucenti, i marciabili di augurio per Claudio Gubitosi, da parte del Corpo Bandistico “Lorenzo Rinaldi” di Giffoni Valle Piana diretto da Francesco Guida, ma il ricordo del concerto della Big Band SwingTime diretta da Luciano Fineschi, quando la dicitura della kermesse era “Festival del Cinema per i ragazzi” di Giffoni Valle Piana, condotto da Claudio Lippi.

“Era il 1982 – racconta il Maestro Antonio Florio – e nell’edizione del 1982, se non ricordo male presentammo con Luciano Fineschi “Ma che cos’è questo jazz?”, un lungo e comunicativo viaggio attraverso la musica che più ha amato, capace di raggrumare un sempre più intenso cumulo di elementi logici e armonici originali, inventando, risolvendo ed esprimendo concetti melodici e ritmici nuovi, tali da costituire una forma musicale “che ha da essere”, sorprendente, vitale, permeata di tensioni, “dissolvimento” e bellezza, tanto da poter andare a contaminare le più amate melodie di Bach, Mozart, Dvoràk e Strauss. Con quello spettacolo Luciano Fineschi dimostrò che quella musica immediata, dolorosa e dileggiata al primo sentire era emozione, vertigine, eros e pulsioni, musica autentica, sofferta come gli incroci delle strade smarrite, universale, vincente, fino alla fine dei tempi, che va vissuta e suonata agli estremi, senza via intermedie, come ha suonato e vissuto lui”. Ma non è tutto, la festa per i 70 anni del direttore del Giffoni Film Festival prosegue. Infatti da ieri e fino al prossimo 21 ottobre, il sito web www.giffonifilmfestival.it è totalmente dedicato a questo importnate appuntamento, o meglio dire a questo importante avvenimento, con la possibilità di consultare video, foto, testi che raccontano le tappe più importanti della vita di Claudio Gubitosi.

Gli auguri del figlio Jacopo

20 Ottobre 2021 Tutti insieme festeggiamo il tuo compleanno: la tua famiglia, i tuoi collaboratori, tutti i giffoner e gli amici. Milioni di persone si ritrovano riunite, in questa data, per un motivo importante: festeggiarti. Sì, Claudio Gubitosi oggi compie 70 anni e al suo fianco non poteva mancare l’affetto della community che ha saputo costruire negli anni. Istituzioni e personalità dello spettacolo, artisti, giurati e masterclasser, tutti coloro che ti vogliono bene, oggi ti dedicheranno un pensiero speciale, ricambiando almeno in parte l’attenzione che continui a dare a ognuno di noi. Hai sempre intrapreso la strada meno battuta e per questo sei un modello da seguire. Ci hai trasmesso la passione per il cinema, la voglia di migliorare quello che ci circonda e la forza di credere nei nostri sogni. Il tuo innato dono e amore per l’idea Giffoni è prezioso per tutti noi. Oggi desidero dire che sono fiero di mio padre. Sono orgoglioso di come hai cambiato la mia vita e quella di tutte le persone a te vicine.

Gli auguri della figlia Neviaclaudia

Ogni giorno sei al mio fianco incoraggiandomi, sostenendomi e motivandomi a fare del mio meglio per superare tutte le mie paure e incertezze. Un genitore esemplare che avrò sempre la fortuna di avere al mio fianco. Il nostro rapporto è così straordinario da non doverti mai nascondere niente. Grazie per avermi donato tutto l’amore e la fiducia di cui sei capace. Grazie per avermi cresciuta con valori forti, in grado di rendermi la donna che sono oggi. Grazie papà, insieme a mamma siete i miei straordinari e unici punti fermi. Spero un giorno di essere almeno un pizzico come voi. Buon compleanno papà, unico e vero uomo della mia vita! Oltre a essere un grande uomo ancor di più sei un grande padre. Tua figlia, NEVIACLAUDIA

Consiglia

25 anni di “Un posto al Sole” festeggiati dal Rotary

di Monica De Santis

E’ stata la professoressa Maria Rosaria Lombardi, presidente del Rotary Salerno, a dare il benvenuto, lunedì sera, al Circolo Canottieri di Salerno, ai soci del Rotary Club, al direttore del Centro Produzione Rai di Napoli, Antonio Parlati e l’attore Patrizio Rispo, in occasione della festa per i 25 anni della soap opera “Un Posto al Sole”. La serata ha avuto inizio con la presidente del club che ha voluto nominare il professore ordinario di risorse aziendali presso l’Università Federico II di Napoli, Massimo Franco socio onorario del Rotary Club Salerno. Persona dal curriculum straordinario, sempre vicino al club salernitano, si è guadagnato il titolo con il suo impegno e la sua dedizione verso il Rotary, per il quale ha sviluppato molteplici iniziative. L’attenzione si è poi spostata sui due ospiti della serata. Parlati e Rispo. A prendere per primo la parola è stato il direttore del centro di produzione che ha raccontato la nascita e il successo di una soap che da 25 anni ogni sera tiene compagnia a circa 2 milioni e mezzo di italiani… “Giovedì festeggiamo i 25 anni della messa in onda di questa soap che è più che un’esempio per il nostro territorio e non solo. E’ un esempio come macchina industriale, tanto è vero che a novembre faremo insieme anche all’unione industriali di Napoli, proprio per parlare di ‘Un posto al Sole’ nelle varie sfaccettature e un prodotto che ha lavora molto sul sociale e soprattutto una dimostrazione che quando pubblico e privato si mettono insieme con un unico obiettivo lo raggiungono facilmente. Sono 25 anni che la Rai collabora con la società che produce la soap e oramai siamo diventati un’unica famiglia. Ma non solo 25 anni sul territorio significa anche aver lasciato sul territorio una ricchezza. Quello che è un euro speso per Un posto al Sole, lascia sul territorio un euro e 70 centesimi, quindi voglio dire lascia più di una volta e mezzo di quello che spende sul territorio. Questo significa non solo turismo, quindi non solo le bellezze delle location dove abbiamo girato, ma significa che questa produzione porta e lascia ricchezza”. Poi con un filmato di circa 6 minuti è stato mostrato ai presenti cosa c’è dietro questa produzione televisiva che va in onda per 250 giorni l’anno con una pausa lavorativa solo di due settimane nel mese di agosto. Tocca poi a Patrizio Rispo, che nella soap è presente sin dalla prima puntata nel ruolo di Raffaele il portinaio. nel suo intervento l’attore ha affrontato diversi temi e tirato anche qualche stoccata sia alla tv italiana e ai politici… “La cultura viene considerata come una cosa da acquietare, da accontentare, alla quale si fa dell’elemosina. Ma non si è capito che il petrolio dell’Italia, della Campania in particolare è proprio la cultura. E’ una macchina che fa soldi. Noi di Un posto al Sole siamo stati i precursori di quello che dovrebbe essere un discorso da applicare alla cultura, cioè una visione programmatica e industriale della cultura. Invece di essere soltanto con un atteggiamento da museo, abbiamo queste bellezze, stanno là, ve le offriamo, ma essere propositivi, coordinati, fare squadra. Ma il vero problema è che fare squadra è una delle più grandi difficoltà del nostro territorio. Questo perché non sappiamo valutare le persone che sono al nostro fianco e ci sentiamo sempre migliori di loro. Un posto al Sole è riuscito a fare industria culturale, abbiamo dato un esempio, ci sono state altre produzioni che hanno tentato di fare quello che facciamo noi, ma non sono durate. Il nostro segreto sta in primis nel nostro brand che è fortissimo. Un brand che è la vera protagonista della soap, ovvero la città di Napoli, amata in tutto il mondo. E in tutto il mondo siamo visti. Registriamo 40 milioni di spettatori nel mondo. E pensare che questa soap è nata per salvare il centro di produzione di Napoli. – prosegue Rispo – Una soap che grazie alle sue storie che raccontano la cronaca di tutti i giorni è riuscita in questi 25 anni a raccontare la storia di un paese, con le difficoltà produttive perché ovviamente sono cambiate le mode, sono cambiati gli attori, eppure però questi cambiamenti sono diventati il nostro punto di forza. E tutto questo grazie, lo ripeto alla Rai che ci ha dato la possibilità, 25 anni fa di fare sperimentazione, cosa che dovrebbe continuare a fare ed invece oggi, la pressione commerciale, ti impone che se sbagli due puntate sei fuori. Invece noi abbiamo avuto la pazienza della Rai che ha aspettato un anno prima che il prodotto desse i suoi frutti. – continua Rispo – Ma il successo viene anche dal fatto che a differenza delle altre fiction, anche delle altre reti, noi eravamo tutti attori di teatro, non eravamo facce, altrimenti oggi non saremmo stati qua. Invece hanno chiamato gli attori. Una cosa per la quale ho lottato spesso, che è una snobberia che avviene sempre nella nostra storia, pur avendo una quantità di talenti immensi tra scrittori, attori, registi, sceneggiatore, il napoletano è sempre chiamato a fare il caratterista. Quando c’è da raccontare una storia sul nostro territorio, il protagonista viene da fuori. Nel nostro Dna viene escluso subito che lo possa fare un napoletano, mentre noi veniamo chiamati a fare quello che il nostro fisico suggerisce, cosa questa che è l’antitesi dell’attore. L’attore deve creare un personaggio quanto più lontano da lui. E questo snobberia esisteva anche da noi, quando doveva arrivare un avvocato, un laureato, un titolato, chiamavano un attore del nord, come se a Napoli non ci fossero avvocati, laureati etc… – conclude Rispo – E questo l’abbiamo visto anche in produzioni importanti, tipo i famosi Eduardo che abbiamo visto lo scorso inverno, con tutta la strepitosa bravura di Sergio Castellitto, ma dico a Napoli avevamo bisogno di chiamare a Castellitto per fare Eduardo?” Prima dei saluti la consegna di due opere d’arte realizzate dal compianto maestro Bartolomeo Gatto e donate dalla moglie Adele e dal figlio Davide ospiti anche loro della bella serata.

Consiglia

Nell’acquario con Romeo e Giulietta

di Olga Chieffi

La rassegna Incontri ha affidato sabato sera, il suo primo weekend salernitano allo Scenario Pubblico Compagnia Zappalà Danza con “Romeo e Giulietta 1.1 – la sfocatura dei corpi”. Una vera e grandissima sintesi quella operata da Roberto Zappalà, che in un ponte di note che passa dall’ ouverture del Romeo and Juliet, per la perfezione crediamo diretta dallo “Czar” Valery Gergiev. Romeo and Juliet ai Pink Floyd, di Speak to me, all’ Elvis Presley di Love me Tender dalle parole di Cara maestra di Luigi Tenco al “La Rosa” di José Altafini, al celebre mambo di Mirageman, “Nicaragua”, sino al Cage di The Perilous Night, per quindi, ritornare al genio russo con l’estatica scena del balcone, le dinamiche variazioni di Mercuzio, l’addio di Romeo e Giulietta in un’atmosfera di rimembranza e di sogno che comprende il motivo dell’amore, il tema dell’addio e la premonizione di morte e il finale con Romeo vicino alla tomba di Giulietta, la morte in un’atmosfera di sublimazione, non lontana dal finale del Tristan und Isolde wagneriano. Tutto è iniziato nel foyeur, in cui abbiamo trovato Romeo in maschera da sub per sottolineare che lui osserva il mondo attraverso una separazione che è la lente della maschera, da un lato per ingrandire la visuale e, dall’altro, come un pretesto per provare a trovare il punto di vista del pesce, e andare ad esplorare un mondo estraneo, fatto di barriere invisibili e fumose. In sala anche gli spettatori entrano in questo acquario con Romeo e man mano che scorrono i brani musicali, l’avvicinamento di Romeo a Giulietta si fa più palpabile, ed evidente è il suo interesse per lei attraverso una progressiva persuasione di Giulietta al ballo di coppia. Una esibizione che diviene una sorta di competizione, isolata, che continua in una danza speculare ma frontale, fino alla caduta della maschera, come per una sorta di curiosità nei confronti di ciò che sta sotto la pelle, che avviene sulle note di The Perilous Night, di John Cage, intrecciato con il dialogo del film di Woody Allen “Harry a pezzi”, un brano percussivo, in cui Romeo e Giulietta cercano di far saltare quei confini invisibili che ancora li separano. Il movimento che segue la ripresa del brano ritmico di Cage è tutto incentrato sull’autosfocatura dei corpi, con mani che passano sui confini dello schema corporeo e ne cancellano le linee. Poi, il silenzio un tempo di riflessione in cui i due danzatori seduti, speculari al proscenio, si tolgono le scarpe e le calze, in rigorosa alternanza: prima Giulietta, poi Romeo, in un momento di silenzio vivo. “Se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino” questo il consiglio, che Capa era solito dare ai colleghi fotografi, mentre Uta Barth raffigura intenzionalmente oggetti banali o accidentali in un ambiente anonimo per focalizzare l’attenzione sull’atto fondamentale del guardare e del processo percettivo. Riprende Prokofiev e siamo alla scena del balcone, i due amanti raggiungono il centro del palco, si doppiano guardandosi, si siedono, quasi spalla contro spalla, quindi, si stendono in una postura finalmente affettiva. Seguono le variazioni di Mercuzio e l’addio: i due corpi, ormai sono l’un l’altro accessibili, i corpi sono vicini, la “sfuocatura” inesistente, la visibilità adesso corrisponde soprattutto alla misura del reciproco rispetto e non soltanto alla dismisura della loro passione. Si sta giungendo al finale, Romeo e Giulietta si spogliano nel caldo controluce sul fondo, una svestizione visibile se pur nei contorni, ma reciproca. Le ombre disegnano tracce a terra che “mangiano” il palcoscenico e i corpi stessi, si deve resistere, sostenersi, pathire, per liberarsi di ogni catena. La passione non è la cecità di lasciarsi prendere da un’urgenza, ma pathire, cioè vivere profondamente e dare spessore alla storia, poichè l’uomo è libero e vive in quanto trascende con il proprio pensiero la stessa vita immediatamente vissuta, quando pensa la Vita.

Consiglia

Pino Marino e Carmelo Pipitone al “Cinquanta spirito italiano”

Domani e sabato 2 grandi appuntamenti con la musica live al “Cin-quanta – Spirito Italiano”, in via Trento a Pagani. Con il supporto di BUH Concerti e BTL Prod e la mediapartnership di Booonzo.it, domani salirà sul palco del cocktail bar all’italiana il cantautore Pino Ma-rino, mentre sabato sarà il turno di Carmelo Pipitone, chitarrista e fon-datore dei “Marta sui Tubi”. Per il suo ventennale discografico, Pino Marino porterà in scena al “Cinquanta” il suo “Tilt”. Un album che vede collaborazione con prestigiosi ospiti: Tosca canta “Roma bella”, canzone per lei scritta in questa occasione; Ginevra Di Marco duetta con Pino in “Maddalena”; Vinicio Marchioni, l’attore conosciuto per l’interpretazione del “Freddo” in Romanzo Criminale – La Serie, a suo modo ricuce e interpreta tutti i Tilt apparsi in queste canzoni, nella traccia di chiusura che porta il nome dell’album. Pino Marino è in attività professionale dalla metà degli anni ’90. È del 1996 la sua prima apparizione sanremese come autore in collaborazione con il compositore Maurizio Fabrizio, che in carriera aveva già scritto canzoni come “Almeno tu nell’universo” per Mia Martini, e l’editore Giancarlo Lucariello. Pino Marino, già co-fondatore dell’Associazione Apollo 11 e de L’Orchestra di Piazza Vittorio, è consi-derato fra i più attivi protagonisti della scena culturale romana e nazionale, che per anni ha avuto modo di studiare, sperimentare, accogliere ed esportare decine e de-cine di produzioni musicali e teatrali, partendo dallo Spazio per le Arti libere Angelo Mai di Roma, di cui è co-fondatore. Autore negli anni per vari colleghi fra i quali Niccolò Fabi e Nicki Nicolai & Stefano Di Battista Jazz Quartet, collabora in varie produzioni di spettacoli ed eventi culturali con Daniele Silvestri, Manuel Agnelli e tanti altri colleghi della scena nazionale. Già autore e regista di spettacoli musicali e teatrali come “E l’inizio arrivò in coda”, portato in scena con il già citato Daniele Silvestri nel 2012 in una lunga tournee na-zionale, oggi lavora in connubio con l’attore e regista Vinicio Marchioni. Dal loro so-dalizio nascono “Uno Zio Vanja”, ricontestualizzazione dell’opera di Cechov, in tour-nee dal 2017 al 2019, il film “Il terremoto di Vanja” e “I soliti Ignoti”, la prima realizzazione teatrale dell’omonimo film di Mario Monicelli in tournee 2020/2021. Sabato invece, grande attesa per Carmelo Pipitone, chitarrista e cofon-datore del gruppo Marta sui Tubi e membro delle band O.R.K. e Dunk. Musicista dalla creatività instancabile e dalla grande originalità compositiva, Pipitone ha fatto della potenza del suono e di un linguaggio ossimorico e viscerale i suoi marchi di fabbrica. Pipitone nasce a Marsala nel 1978. Proprio in Sicilia inizia a partecipare a diversi progetti musicali, uno su tutti i R.Y.M. Si sposta a Bologna e con Giovanni Gulino forma i Marta Sui Tubi, progetto che lo vedrà impegnato per 15 anni, tra dischi e un’intensa attività live collezionando affollatissime date in Italia e all’estero. Con i Marta sui Tubi ha pubblicato 6 album in studio e ha collezionato preziose collaborazioni con artisti del calibro di Dalla, Battiato, Ruggeri e tappe importanti come il Primo Maggio a Roma, Italia Wave prima dei Placebo, le apparizioni legata alla fiction “Romanzo Criminale” e partecipazioni alla trasmissione “Che Tempo Che Fa”. Nel 2009 Carmelo Pipitone riceve il Premio Insound come migliore chitarrista acu-stico. Partecipano al Festival di Sanremo 2013 nella categoria “Big” con due brani “Dispari” e “Vorrei”, duettando, nella serata dedicata ai brani storici, con Antonella Ruggiero. Nel 2014 contribuisce alla formazione della superband O.R.K. con Lorenzo Esposito Fornasari (Hypersomniac, Bersèk) voci e tastiere, Carmelo Pipitone alle chi-tarre, Colin Edwin (Porcupine Tree) al basso e Pat Mastelotto (King Crimson) alla batteria. Band tutt’ora attiva.

Consiglia

E cento trappole prima di cedere farò giocar

di Olga Chieffi

Tutti noi abbiamo qualche volta provato a canticchiare la cavatina di Rosina, protagonista del Barbiere rossiniano, la povera vittima degli usi e delle consuetudini, ma non così vittima, perché la docilità è femmina, quindi già preparata dalla nascita a graffiare gli avversari. Rosina è il personaggio cui è stato affidato il penultimo appuntamento de’ “I mercoledì della lirica” promossi dal Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, ospiti della Chiesa di Santa Maria de’ Lama. Alle ore 20, riflettori puntati su Camilla Farias che dedicherà “Una voce poco fa” ad un pubblico che ama da sempre questo personaggio, con un consenso che non accenna a diminuire, perché ha trovato qui il Rossini migliore, affidato ad un soggetto ineguagliabile. Ritorna la Valeria Feola camerista con il Mozart di “An Chloe”, K. 524, su testo di J.G. Jacobi, una lirica d’amore nella forma di piccolo rondò, mosso e sbarazzino, leggiadramente all’italiana. Adriana Caprio vestirà i panni di Adina dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti per “Benedette queste carte” con quelle ombreggiature minori che non mancano nella cavatina in Mi maggiore “Della crudele Isotta”, dove tutto è parodia, in primo luogo la scelta di uno scanzonato ritmo di valzer. Ed ecco Christian d’Aquino per “Je crois entendre encore” da Les Pecheurs des perles un’opera dove il genio di Georges Bizet emerge nella cura dei particolari e nella messa a punto della tinta esotica che attraversa l’intero lavoro. La romanza di Nadir è una raffinatissima barcarola in 6/8 condotta nel segno della più estenuante malinconia e del desiderio erotico, che offre passaggio un esito drammaturgico-musicale indimenticabile proprio nel si acuto in pianissimo del tenore. Dopo aver rifiutato una Maria Antonietta propostagli da Illica, e una Carlotta Corday da Targioni-Tozzetti e Menasci, Mascagni aveva però continuato a pensare a un’opera ambientata nel clima della Rivoluzione Francese, ma non gradiva la presenza di nessun grande personaggio storico. Ed ecco la perla della serata che offrirà Giulia Moscato interpretando la Mariella de’ “Il Piccolo Marat”. Due le arie che regalerà il soprano, “Ah! Maledetto!” e “La mamma ritrovò”. Mascagni stesso, il quale con quest’opera datata 1921, chiude il suo percorso operistico, spiega le novità del suo lavoro: “Il Piccolo Marat è forte, ha muscoli d’acciaio. La sua forza è nella sua voce: non parla, non canta; urla! urla! urla! Ho scritto l’opera coi pugni tesi, come l’anima mia! Non si cerchi melodia, non si cerchi cultura: nel Marat non c’è che sangue! È l’inno della mia coscienza”. Un passo indietro con l’aria di Donna Elvira, dal secondo atto del Don Giovanni di Mozart, che sarà eseguita da Sara Zito. Donna Elvira è un personaggio più moderno, o almeno del carattere delineato con una vivacità tale da renderlo il più vicino ai personaggi del melodramma romantico che inizierà pochi decenni più tardi. Personaggio sempre attivo e mutevole a seconda delle circostanze, maggiormente reattivo in risposta ad ogni evento della vicenda, in quest’ aria “In quali eccessi … Mi tradì quell’alma ingrata”, si compongono le due componenti caratteriali che l’hanno fin qui dominata, amore e vendetta, si sublimano nell’espressione della più nobile pietà, o meglio compassione. Ritorniamo alla grande liederestica con Sommerabend di Johannes Brahms, il primo dei Sechs Lieder dell’op. 85, scritti tra il 1877 e il 1879, in cui l’autore è ispirato dal melos popolare di altri paesi, per far ritorno sempre, salvo che per la ritmica, ai suoi personalissimi modi d’espressione. Ritorna la Rosina di Camilla Farias per “Contro un cor che accende amore”, un rondò dall’elaborata e piacevole coloratura. Il conte d’Almaviva, sempre fingendo di essere il nuovo insegnante di musica di Rosina, inizia la sua lezione di canto con lei; si trovano nella sala di musica, e il dottor Bartolo è li presente e li sorveglia. Rosina sceglie di cantare l’aria de’ “L’inutile precauzione”, il brano adatto ad esprimere i sentimenti dei due giovani innamorati attesta che il vero amore avrà sempre la meglio sulla tirannica sorveglianza. Daniel Romero de la Rocha sarà il Duca di Mantova per la sua entrata del secondo atto, “Ella mi fu rapita”, dove dovrà mantenere purezza di linea tale da apportare una nuova profondità al ruolo, ovvero uno schiavo del sesso occasionale, che aspira ora, invece alla fedeltà. Lucie Monjanel darà voce alla Charlotte del Werther di Jules Massenet per “Werther! Qui m’aurait dit la place”, l’aria dal terzo atto, l’aria delle lettere: costei nell’opera ama consciamente Werther, ed è lacerata tra il desiderio di lui e i suoi doveri di sposa, che rivela in questa scena e aria di rara costruzione musicale. Ritorna Adina, con Adriana Caprio, per l’aria “Prendi, per me sei libero”, un’aria di baule di Maria Malibran nell’opera di Gaetano Donizetti. Le “arie di baule” o “di sostituzione” sono state, per molto tempo, una sorta di biglietto da visita dei virtuosi di canto dei secoli passati, composte ad hoc dai musicisti più in voga. Molto più curioso il fatto che una grande interprete sia anche autrice della musica, lo testimonia un manoscritto originale conservato presso la Biblioteca Musicale Gaetano Donizetti. L’inizio del brano suona malinconico e patetico, ma il canto di Adina diventa sempre più civettuolo. Adina non vuol dichiararsi per prima per mantenere il punto e lo rivelano le colorature che riempiono la linea melodica, per ammaliare Nemorino. Finale rossiniano con Rosita Rendina che impersonerà Rosina e Maurizio Bove, il barbiere più famoso di Siviglia, sensale di matrimonio, alla ricerca di un biglietto già scritto, nel duetto “Dunque, io son”.

Consiglia

Per Sios21Giffoni viaggio nella Gen Z

Esplorare la Gen Z attraverso storie d’innovazione e imprenditorialità. Questo lo spirito di #SIOS21Giffoni, penultima tappa del format di eventi promosso da StartupItalia, coprodotto da Giffoni e dal suo Dipartimento Innovazione. A vincere lo Special Award Giffoni Edition è stata la startup Weshort – In short we trust. Weshort è la piattaforma on demand dei cortometraggi ed è stata selezionata dalla giuria tra una rosa di 5 startup dei media e dell’entertainment, in gara per il premio Special Award Giffoni Edition e presentate nell’ambito di “105StartUp!” con Radio 105, l’appuntamento con Alessandro Sansone e Annie Mazzola. La vincitrice concorrerà anche al premio “Radio 105 Special Award”, il 13 dicembre a #SIOSWinter. Per Claudio Gubitosi, fondatore e direttore di Giffoni, l’evento è servito non solo a testimoniare una partnership importante, ma anche a confermare i valori su cui da oltre mezzo secolo poggia le basi il grande hub culturale italiano: serietà, rigore, affidabilità: “Quando ho fondato Giffoni avevo 18 anni, e idee molto chiare in testa: doveva essere una storia dedicata ai ragazzi, per dare loro quello che io non avevo avuto. Il progetto è stato una delle prime startup italiane”. L’appuntamento si è svolto in presenza di un centinaio di rappresentanti della Gen Z e in streaming (registrando circa 450 mila visualizzazioni totali e picchi di 4.500 utenti connessi contemporaneamente) in quel luogo di opportunità e simbolo per tante generazioni che è Giffoni: “un evento speciale – dice Filippo Satolli, Ceo di StartupItalia -, ospitato in un hub che ha dimostrato come si possa fare innovazione a prescindere dalla dislocazione geografica. L’importante è farlo, avendo un sogno in testa”. Tra storie di successi e idee imprenditoriali, il racconto ha toccato i temi che coinvolgono le giovani generazioni lanciate verso un’economia sostenibile e al rispetto delle diversità. Una ri-evoluzione che mostra i suoi impatti sulle nostre vite come dimostra il viaggio nel futuro del lavoro del sociologo Domenico De Masi: “innovare è una priorità, oggi il 12% del nostro tempo è dedicato al lavoro. Nel 2019 in Italia abbiamo lavorato 40 miliardi di ore, producendo migliaia di volte di più di quanto si faceva 100 anni fa, quando 40 milioni di italiani vi dedicavano 70 miliardi di ore l’anno”. Evoluzione a tutti i livelli, come dimostra la Regione Campania che sostiene l’ecosistema regionale per creare innovazione e determinare sviluppo: “un momento molto entusiasmante – spiega Valeria Fascione, Assessore alla ricerca, innovazione e startup della Regione Campania -. La Campania è la terza regione e Napoli è la terza città per numero di startup. Abbiamo investito 35 milioni di euro sulle start up e altri 7 milioni in attività di animazione e scouting in rete con istituti di ricerca e università. Se i numeri sono interessanti, è importante il dinamismo dell’ecosistema. Ai ragazzi dico di seguire le passioni e il talento, perché le opportunità di realizzazione ci sono”. Il Sud e le sue infinite potenzialità, continua con gli obiettivi istituzionali e imprenditoriali: ridurre il gap, accrescere l’attrattività di aree ricche di occasioni e di talenti, dare opportunità a chi non vuole lasciare le proprie radici. Un esempio è “l’Apple Developer Academy di Napoli – dice Giorgio Ventre che ne è direttore scientifico –, è nata per una formazione che andasse in parallelo al classico percorso universitario e che fosse più vicino alle esigenze delle aziende, fornendo le competenze verticali richieste dal mercato”. Un tema da approfondire, come suggerisce Giovanni De Caro, Ceo di Volano “è la dimensione ancora piccola del sistema italiano delle startup, cui si aggiunge il gap del Sud, che attrae pochi operatori”. Tuttavia, è innegabile che si stia vivendo un periodo di grande fermento come spiega Francesca Ottier, Responsabile del Fondo Italia Venture II di CDP Venture Capital SGR, anche se l’Italia sconta un gap verso altri mercati e al suo interno il Mezzogiorno è più penalizzato. “Il Sud rappresenta solo il 5% di quanto investito complessivamente quest’anno, però il mercato si sta muovendo: bisogna creare strumenti ad hoc per supportare la nascita di nuovi operatori e attirare altri investitori”. “C’è un ritardo infrastrutturale – dice Marco Bellezza, Amministratore Delegato di Infratel Italia –. Sul fronte della fibra e della banda larga siamo arrivati a 2.500 comuni coperti. Uno sforzo di accelerazione importante. Con il PNRR saranno impiegati oltre 7 miliardi di euro. Un altro obiettivo è incrementare i servizi digitali, in particolare al Sud”. Tra gli ospiti Sydney Sibilia e i The Jackal: il primo, regista, sceneggiatore e produttore di origini salernitane, ha fondato insieme a Matteo Rovere la casa di produzione Groenlandia, sperimentando i linguaggi di cinema, pubblicità, e televisione, sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie. I secondi, da un gioco tra compagni di classe, hanno costruito una casa di videoproduzione, mescolando le regole dei media per inventare format originali e di successo. Contaminarsi per cambiare il mondo, o almeno provarci, sembra essere stato il filo rosso che ha legato le due esperienze di creatività made in Campania. Con Nicola Tagliaferro, Head of Sustainability Enel X, si è parlato dell’importanza delle misurazioni per rendere più efficienti i processi di business e di economia circolare, che non si limita al riciclo e al riuso. È un concetto che ha dato vita alla nuova figura del circular economy manager: un esperto di comunicazione, capace di leggere i dati e le analisi, ma anche di innovare per poter cambiare i processi in un’ottica di circolarità. Quella del digitale è un’industria giovane. Inaugurata pochi decenni fa ha introdotto cambiamenti tali da rivoluzionare intere economie. Un’evoluzione che accelera sempre più grazie alle idee e ai progetti. E la capacità di fare startup è il tema su cui Paolo Barberis, Founder di Nana Bianca si è confrontato con i Giffoner presenti in sala soffermandosi sul ruolo del capitale umano e di quello economico nella crazione di una impresa e sulla formazione che “richiede un nuovo modello, che non passi solo dal percorso scolastico, ma che si snodi in tutta la vita per affiancarci nell’evoluzione e nei cambiamenti”. Sulla formazione che abilita la sostenibilità del business verte la riflessione di Elisa Zambito Marsala, Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo Formazione: “il momento storico che viviamo ci ha raccontato esigenze formative diverse. La pandemia ha accelerato i processi di digitalizzazione nel learning, aprendo a nuove modalità didattiche e opportunità anche in Italia”.

Consiglia