Festival di Ravello, Vlad è il direttore artistico

di Monica De Santis

Alessio Vlad, figlio di Roman Vlad e Licia Borrelli, Direttore Artistico del Teatro dell’Opera di Roma dal 2010 ha ricevuto il rinnovo dell’incarico di direttore artistico della 69esima edizione del Ravello Festival dalla Fondazione Ravello. Il Maestro, ravellese d’adozione, già direttore artistico della sezione musicale dal 2016 al 2018 e artefice dell’ultima edizione del Festival che ha riscosso un grande successo di pubblico e di critica nonostante l’emergenza Covid-19, avrà il compito di curare il cartellone della ripartenza della Città della Musica. Dal 2002 al 2006, ha fatto parte anche del consiglio di indirizzo della Fondazione Ravello, dirigendone una delle sezioni. Ha iniziato la sua carriera giovanissimo, studiando pianoforte alla scuola di Vincenzo Vitale, composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio di Santa Cecilia e all’Accademia Chigiana di Siena con Guido Turchi e Franco Ferrara, fenomenologia musicale con Sergiu Celibidache. Contemporaneamente frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia e i corsi di Storia dell’Arte di Cesare Brandi all’Università di Roma. Dopo essere stato maestro sostituto al Festival di Spoleto e al Teatro dell’Opera di Roma dove lavora, tra gli altri, con direttori come Thomas Schippers, Bruno Bartoletti, Gianandrea Gavazzeni, registi come Luchino Visconti e Eduardo de Filippo, compositori come Nino Rota e dopo essere stato allievo e collaboratore di Leonard Bernstein inizia una attività di direttore d’orchestra che lo porta a dirigere opere e concerti in tutto il mondo. Come compositore per il teatro ed il cinema ha collaborato, tra gli altri, con registi come Bernardo Bertolucci (“L’Assedio”, Globo d’Oro per la migliore colonna sonora del 1999), e Franco Zeffirelli (“Sei Personaggi in Cerca d’Autore” di Pirandello in Italia e al National Theatre di Londra, “Storia di una Capinera”, “Jane Eyre”, “Un Tè con Mussolini”, “Callas Forever” e “Omaggio a Roma”). Da ricordare anche la collaborazione con Cristina Comencini (“La fine è Nota”, “Và dove ti porta il Cuore”) e Giorgio Ferrara (“Tosca e altre Due”, “Memoires” di Goldoni-Strehler al Teatro di Montparnasse a Parigi e alla Biennale di Venezia). Fino a vincere nel 1999 il Globo d’Oro per la musica del film L’Assedio. Recentemente la Toronto Philarmonia gli ha tributato un omaggio con un Concerto in cui sono state eseguite tutte le musiche che Vlad ha scritto per Zeffirelli. Alessio Vlad, che come abbiamo detto è legato per storia personale e familiare a Ravello e alla Costiera Amalfitana, resterà in carica, così come previsto dal decreto firmato dal Commissario straordinario della Fondazione, Almerina Bove, fino a settembre 2021. La Fondazione Ravello, in sinergia con la Regione Campania e il Comune di Ravello, riparte per contribuire al ritorno ad una normalità necessaria per il rilancio del turismo in Costiera Amalfitana e in Campania.

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Aquara Music Fest, terza edizione

Dopo il successo dell’edizione 2020, che ha visto come vincitori i beneventani La Stazione delle Frequenze e il piemontese Massimo Stona, torna il contest musicale Aquara Music Fest, indetto dall’Associazione Culturale “L’Alveare” di Aquara. Giunta alla terza edizione, l’Aquara Music Fest si svolge ogni anno nei mesi estivi ed è rivolta a gruppi emergenti provenienti da tutta Italia che propongono brani propri, sia editi che inediti, senza limiti nel genere musicale. Come l’anno scorso, due i premi legati al contest. Il primo, il Premio Aquara Music Fest, vede in giuria come presidente il bassista veneto Federico Malaman, forte di un’esperienza come session man al fianco di musicisti quali George Benson, Solomon Burke, Wilson Pickett, Al Jarreau, Kid Creole, Zucchero, Lucio Dalla, Ron, Renato Zero, e moltissimi altri. Il secondo, il Premio della Critica “Fioravante Serraino”, è presidiato dal poeta e scrittore marchigiano Fabio Strinati. «Causa emergenza sanitaria covid-19, anche quest’anno la manifestazione ritorna in modalità virtuale. I finalisti del contest, nel mese di giugno, saranno scelti da un gruppo di ascolto. Dopo questa selezione, i finalisti verranno annunciati con un film-evento mandato in diretta streaming sulla pagina Facebook @acalveare il prossimo 31 luglio. Il film-evento non ha come unico scopo l’evento musicale in sé, ma anche quello di raccontare il territorio degli Alburni – Valle del Calore. Il 16 agosto, sempre tramite un film-evento in diretta Facebook, la “Giuria tecnica” e la “Giuria L’Alveare” decreteranno i vincitori assegnando rispettivamente il “Premio Aquara Music Fest” alla migliore band/artista e il “Premio della critica Fioravante Serraino” al miglior testo. Il 28 agosto i vincitori si esibiranno e verranno premiati ad Aquara dalle due giurie». Il 29 agosto Federico Malaman terrà una masterclass di basso elettrico aperta a tutti gli appassionati. Di seguito, il link per scaricare il bando: https://www.acalveare.it/contatti/aqmf/aqmf2021/.

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L’anima contaminata di Brunella Caputo

Sabato sera la regista e scrittrice è stata ospite del contenitore virtuale “Palcoscenico Le Cronache”

 Di Olga Chieffi

Amore, odio, sensualità, tristezza, gioia, dolore, innocenza, peccato, memoria, oblìo, il segno letterario e teatrale di Brunella Caputo è un viaggio verso un mondo infinito e contaminato di passioni, che sabato  sera ci ha avvolto completamente, nel minimo lasso di tempo trascorso insieme, nel contenitore virtuale di questo quotidiano “Palcoscenico Le Cronache”. L’artista si è raccontata a tutto tondo ai nostri lettori, i quali sono anche il suo abituale pubblico, che la segue in tutte le sue performances, che spaziano dal palcoscenico, in veste di attrice e regista, a quella di scrittrice di racconti e testi teatrali, nonché di direttrice artistica di rassegne, che da tempo la vedono divulgatrice d’arte e bellezza. Brunella Caputo ha ringraziato i suoi maestri, coloro i quali hanno creduto in lei e l’hanno convinta a seguire quella strada che lei già intimamente percorreva, dal suo docente di lettere Beniamino Tartaglia, che è il suo “padre” letterario, a Sandro Nisivoccia, che l’ha accolta, insieme a Regina Senatore, nel suo teatro, il San Genesio, prima da spettatrice poi da attrice (lì lo spazio tra platea e palcoscenico era davvero minimo e accedere alla ribalta era facile), giovanissima, ballerina nell’operetta “Al cavallino bianco”, per poi interpretare Diana, l’amante di Domenico Soriano in Filumena Marturano. “Ero una liceale e praticavo ginnastica ritmica a livello agonistico, allieva della famosa Monica Benedikova – ha raccontato Brunella – occorrevano elementi per il balletto del Cavallino Bianco e mi ritrovai in palcoscenico, poi il ruolo di Diana, e da quelle tavole non sono più scesa”. “Riguardo la scrittura è – ha continuato la Caputo – avvenuta la stessa cosa. Ho sempre scritto in versi, racconti, ma per me. Mi sono cimentata anche nella scrittura drammaturgica e lì ho avuto un altro grande maestro, Francesco Silvestri, che mi ha dato la spinta e la convinzione che avrei potuto fare”. E’ noto che Brunella Caputo vive un po’ in Italia, un po’ in Brasile con suo marito, ed è parte, quindi, di tutti i Sud di un Mondo, contaminato, da sonorità e tradizioni appartenenti ad altre culture,  teatralizzato, visualizzato, sublimato, nella sua nudità crudele ed esibita, nelle sue metamorfosi enigmatiche e perturbanti, partecipe del sogno e dell’ espera, vissuta nella visione di una distesa di lavanda a Cunha, nel Brasile interno, e del suo amore per il teatro di Beckett, nato dall’immagine di Mario Scaccia in “Aspettando Godot”. Quell’enorme pausa, un silenzio “pieno”, si è trasformata nel volume “Attesa- frammenti di pensiero” pubblicata da Homo Scrivens e in Espera, uno spettacolo di parola e danza, una produzione dell’Associazione Campania Danza, con la direzione artistica Antonella Iannone, le coreografie di Annarita Pasculli, e il disegno Luci e tecnica di Virna Prescenzo. Ancora, Brunella Caputo è la docente madre lingua in Brasile di italiano, ove ha creato diversi incroci sonori tra la nostra lingua e il portoghese, in una riflessione sulle diverse musicalità prodotte, è la regina del noir, al fianco di Maurizio De Giovanni, con diversi progetti, tra cui lo spettacolo “Tre volte per amore”, con la stessa Brunella Caputo, in scena, affiancata da Teresa Di Florio e Antonella Valitutti, protagoniste di tre casi di cronaca nera, tre monologhi che indagano la metamorfosi delle passioni fino alle sue derive più estreme, nel vortice della loro vita e che mostrano il loro cuore oscuro, il lato buio dell’anima. Ancora in libreria e, immaginiamo a breve in palcoscenico, con “Dell’acqua e dell’amore”, due elementi assoluti e simbolici della vita, che si confrontano e si compongono sulla pagina diafana. Non per ultima, la Brunella direttrice artistica de’ “La Notte dei Barbuti”, prima ospite delle antiche pietre di Santa Apollonia, e oggi, ancora per quest’estate dell’arena all’aperto di Chiara Natella. Finale dedicato ad Erri De Luca e al suo “In nome della madre”, il dogma della notte di Natale, il parto della vergine, che diventa carne e sangue, donna impaurita ma forte, tanto da sfidare leggi e villaggio senza mai abbassare la testa. Una donna che difende suo figlio, solo suo, da tutti e che per quel figlio non teme nemmeno la morte per lapidazione, come la legge comandava, a cui Brunella ha donato un realismo di livello superiore al reale, al punto da diventare dimostrazione di ciò che è il personaggio, in un realistico che si fa epico, in un sentimento che si esibisce.

 

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In palcoscenico con… Brunella Caputo

di Monica De Santis

Nuovo appuntamento questa sera, alle ore 19 con il salotto teatrale del quotidiano Le Cronache. Per “In palcoscenico con Le Cronache”, condotto da chi scrive e da Olga Chieffi, ospite della puntata l’attrice, regista, organizzatrice e scrittrice salernitana Brunella Caputo. In diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Le Cronache la Caputo dialogherà con le conduttrici e con quanti scriveranno attraverso i social, parlando di teatro e di libri, prma di lasciare i nostri videoascoltatori alla visione di una sua performance. Ovvero ad un monologo tratto dallo spettacolo “In nome della madre” che ha debuttato ad agosto al Teatro Dei Barbuti e che poi a causa di questa pandemia non è stato più riproposto. Si tratta di un adattamento, fatto proprio da Brunella Caputo, del libro di Erri De Luca. n questo vento di parole si racconta la storia di Miriàm, una ragazza che smette di essere tale all’improvviso. L’annuncio di un angelo in avvento, a porte spalancate, a mezzogiorno, le mette il figlio in grembo. In questa storia si racconta dell’accensione della natività nel corpo femminile (un dettaglio solo accennato nelle pagine di Matteo e di Luca) , dell’amore smisurato di Iosef per la sposa promessa, delle loro nozze, della fuga, di un viaggio su un’asina paziente, di una notte con la luce di una cometa nel buio dell’inverno. Si racconta di una donna, madre senza l’aiuto d’uomo, e della sua solitudine assistita. Partorì da sola, non è scritto che nella stalla c’erano lavatrici. Quello che non è scritto fa però ugualmente parte di questo racconto. È la storia di una donna che narra il mondo al suo bambino, tenendolo ancora in grembo. È l’essere madre senza il concorso maschile e senza che se ne senta la mancanza. È la storia, misteriosa e sacra, di una operaia delle divinità capace di fabbricare scintille. “In ebraico esistono due emme, una normale che va in qualunque punto della parola e una che va solo in ultima casa. Miriàm ha due emme, una d’esordio e una terminale. Hanno due forme opposte, la emme finale, mem sofit in ebraico, è chiusa da ogni lato. Quella iniziale è gonfia e ha un’apertura verso il basso. È una emme incinta”. “In nome del padre”: inaugura il segno della croce. In nome della madre si inaugura la vita. Questa è la storia di Miriàm/Maria, ebrea di Galilea. Come detto nel corso della puntata parleremo anche di libri, perchè infatti Brunella Caputo è anche una bravissima scrittrice, ed ha pubblicato proprio lo scorso anno, sempre, purtroppo, in piena pandemia, una raccolta di racconti dal titolo “Dell’acqua e dell’amore”. Racconti brevi per narrare l’amore: per un uomo, per una donna, per la famiglia, per un luogo, per un amico; e l’acqua in tutte le sue forme: acqua di mare, di fiume, di pioggia, di lacrime. Racconti per narrare, con la fantasia, stati d’animo in viaggio nelle molteplici manifestazioni d’amore, chiaro e felice o nero e infelice. L’acqua è il mezzo, il respiro, la speranza, la meta.

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Al via oggi “èPrimavera…fioriscono Libri”

Autilia Avagliano con “Din Don Down” (Marlin), Alberto Sant’Elia con “Il cancello di ferro battuto” (Reginè), e Pino Lodato con “Lezioni di Musica” (Printart), sono i protagonisti del primo appuntamento, oggi alle ore 18.45, in Largo Solaio dei Pastai, dell’ottava edizione di èPrimavera…fioriscono Libri, promossa da ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, in collaborazione con Comune e Pro Loco di Minori. “Din Don Down” di Autilia Avagliano racconta di Alberto, nato con quel cromosoma in più che genera la sindrome di Down. Ma è anche la storia di una giovane donna e del suo impatto con la disabilità inaspettata di un figlio e delle ripercussioni che ne derivano in seno alla famiglia e nel contesto esterno. In una successione di capitoli brevi, con un linguaggio semplice e comunicativo, a volte brutale, vengono a galla momenti chiave, come il trauma della scoperta della sindrome a nascita avvenuta, la rozza mancanza di empatia da parte di medici e psicologi, la consapevolezza che la sindrome non è una malattia ma una condizione genetica, l’alleanza familiare nell’impegno della crescita, gli ostacoli, le remore e le discriminazioni nella formazione scolastica e perfino catechistica, la lotta vincente per un’inclusione reale all’interno della società e delle istituzioni, la serena normalità con la quale si è riusciti a vivere l’anomalia di partenza. Quella di Alberto e della sua famiglia è una storia personale ma anche una storia comune a tanti, di quelle che hanno un inizio ben chiaro e definito, ma il cui sviluppo è determinato dalle scelte che volta per volta si è costretti a fare. Vittorio, protagonista de “Il cancello di ferro battuto” di Alberto Sant’Elia, nel suo viaggio porta con sé il ricordo che diventa una ricostruzione fantastica e onirica della sua vita, una scelta romantica, come se fosse una biografia. Il racconto della sua vita, attraverso un’ordinata alternanza di presente e passato, crea indissolubili parallelismi che ritraggono fotogrammi di aspetti sociali e generazionali. L’emozioni di un bambino e poi quelle di un ragazzo, gli anni sessanta e settanta che produssero i frutti del nuovo benessere comune in Italia, fino ad arrivare al suo presente. La ricerca artistica e umana tessuta di curiosità e fatti di storia.”Lezioni di musica”, come racconta l’autore Pino Lodato, non tratta di lezioni tecniche di musica “che non sarei assolutamente in grado di rendere, non essendo un musicista e quindi non avendo competenze tecniche. “Lezioni di Musica” sono quelle che la musica ci può consentire di apprendere, traendo dai molteplici profili secondo cui l’uomo interloquisce con essa”. Rapporto tra uomo e musica di cui in questo libro è dato conto rappresentando piccole storie, impressioni, istantanee, stati d’animo. Con gli autori si intratterrà il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone.Le serate si snoderanno nel rispetto delle norme anti Covid 19. Sul fronte “concorsi” invece si avvicinano le scadenze del 13 Maggio per la partecipazione a “100 poeti e poetesse lungo il Sentiero dei Limoni”, tra Minori e Maiori, con il Premio “Cuonc Cuonc” Azienda Agricola, e del 31 Maggio per “Libero di essere”, contest poetico promosso dall’Associazione culturale “Poesie Metropolitane” (https://poesiemetropolitane.wixsite.com/liberodiessere). Entrambi sul tema della XV edizione del festival: “Difendo la mia libertà…e anche la tua!”. Informazioni sul sito www.incostieraamalfitana.it, sulla pagina facebook @incostieraamalfitana.it, o telefono 3487798939.

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Ginger ‘O: la moda all’opera

di Olga Chieffi

Sono quattro ragazze che han stretto un patto le “Ginger O”, ospiti ieri sera dell’accorsato contenitore virtuale di approfondimento musicale del nostro quotidiano. Da un grande dolore, da una separazione forzata, dalla lontananza dal palcoscenico, è nata la splendida idea di due soprano, Anna Corvino e Anna Maria Sarra, unitamente al mezzosoprano Giuseppina Bridelli e alla regista Stefania Panighini, le quali hanno dato vita al brand Ginger O’, che vede protagoniste delle T-shirt, tutte ad edizione limitata, riservate agli appassionati della lirica e non solo. “Ci siamo incontrate più di dieci anni or sono, al Comunale di Bologna, eravamo tutte in accademia – racconta il soprano nocerino Anna Corvino – poi, ci siamo ritrovate sui vari palcoscenici internazionali, abbiamo addirittura organizzato le vacanze insieme, quando è arrivato questo ciclone inatteso e terribile che ha fermato tutto. In questo tempo fermo abbiamo pensato di unire le nostre passioni, l’opera, la divulgazione, la moda ed ecco il brand Ginger ‘O, giunto già alla sua seconda collezione, stavolta unisex, ispirata a Mozart e al suo universale personaggio, Don Giovanni”. Motti, frasi, personaggi quelli effigiati, in modo molto particolari, con la regista Panighini, a far da grafica, e realizzatrice delle idee di tutte e quattro, idee diverse, magari contrastanti, simbolo di quattro caratteri diversi e molto forti, rappresentate, poi in un originale prodotto. “Ma non crediate – sottolinea Anna Maria Sarra – che vogliamo cambiare lavoro e tentare la strada dell’imprenditoria femminile. Calcheremo sempre i palcoscenici, e quando ci sarà tempo lo investiremo nell’ideazione di queste T-Shirt. Nella creazione di Ginger ‘O c’è la necessità di andare avanti, in un momento veramente buio, nonostante sembra essere un messaggio leggero, Ginger è ben altro. Ci ha aiutato a dare sfogo alle nostre passioni e può essere un punto di congiunzione, ricco di significato e significante per pubblico e artisti ”. Tra i messaggi dei lettori, infatti, tante richieste e qualche “avvertimento” di furto in diretta, se non si fossero riuscite ad avere alcuni pezzi unici delle Ginger. Pezzi unici lo sono per davvero. Infatti, le prime cinque creazioni ispirate a frasi rimaste celebri del melodramma da “Bocca baciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la luna”, il canto di Fenton continuato da Nannetta nel Falstaff di Verdi o “Sempre libera!” la cabaletta di Violetta in Traviata, Despinetta che intima a Fiordiligi e Dorabella di divertirsi con gli uomini e di “Far all’amor come assassine” dal Così fan tutte, la Musetta di Bohème nell’icona rock David Bowie, sono quasi già tutte sold out e con poche speranze di riprodurle, poiché naturalmente “Ginger O” non è affatto una fabbrica, ma, intanto, le idee sono tante e prossima è la produzione personalizzata, stavolta su richiesta. Il dialogo con le artiste è stato impreziosito da performance che ce le hanno presentate nel loro luogo d’elezione, il palcoscenico, con un video d’introduzione che ci ha fatto risalire al primo pesantissimo lockdown. Il brano era il terzetto della separazione dal “Der Rosenkavalier”, di Richard Strauss, la regia claustrofobica e indovinata, della Panighini, regista giovane e pratica, determinata, che fa del poiein l’essenza del suo lavoro, del suo fare, che in greco ha la stessa radice di poesia. Poi, abbiamo applaudito la Sarra nei ruoli di Oscar il Paggio del Ballo in maschera, personaggio che veste perfettamente la sua voce e il suo carattere, e d’Armida del Rinaldo di Haendel, nell’aria “Furie Terribili”, e ancora la mirabile Rosina di Giuseppina Bridelli, nella sua aria di sortita “Una voce poco fa”, ruolo debuttato nel teatro vuoto della sua Piacenza in streaming “ Il silenzio di un teatro – ha rivelato il mezzosoprano – è un qualcosa di indescrivibile. Per quel Barbiere andato in scena a dicembre avrei avuto vicino tutti i miei affetti e girarsi per ringraziare una platea virtuale, in un teatro vuoto è veramente disarmante”. A sorpresa è entrata nel nostro salotto virtuale anche il soprano Gilda Fiume, alla vigilia della generale di Traviata, che inaugurerà la stagione del Teatro Regio di Torino, una felice ripresa per lei e anche per il pubblico che sarà finalmente in sala. Gran finale con “Egli non riede ancora…Non so le tetre immagini da “Il Corsaro” di Giuseppe Verdi, nel gala verdiano dal regio di Parma, la celebre aria di Medora, eseguita in stato di grazia da Anna Corvino, che rivela già il Verdi maturo, e una frase nel testo che sia d’augurio per spazzare via proprio questo periodo, in particolare per il mondo dello spettacolo: “Arpa che or muta giaci, vieni ed i miei sospiri seconda, sì….”.

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Due giorni per visitare musei, palazzi e monumenti Fai

Tornano, anche in Campania, le giornate Fai di primavera con aperture nelle province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno, in programma sabato 15 e domenica 16 maggio 2021.A Napoli i Narratori del Gruppo Fai Giovani guideranno i visitatori, insieme ai tirocinanti dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, alla scoperta della Grotta di Seiano e del Parco Archeologico del Pausilypon, tra la piana di Coroglio e la Baia di Trentaremi, partendo dalla suggestiva galleria di tufo per arrivare in uno dei paesaggi più belli del Golfo. Nel Parco è possibile ammirare i resti del Teatro, dell’Odeion e quelli dell’antica Villa di Publio Velio Pollione, le cui strutture marittime fanno oggi parte del limitrofo Parco Sommerso di Gaiola. L’apertura è in collaborazione con la Commissione europea e il parco archeologico ha beneficiato del Fondo europeo di sviluppo regionale.Ad essere eccezionalmente aperta sarà anche la passeggiata nei Sentieri letterari di Nisida sulla bellissima isola vulcanica dei Campi Flegrei sede dell’Istituto Penale Minorile (visite venerdì 14 per gli iscritti FAI e chi desidera iscriversi, e domenica 16 su prenotazione). Il percorso, di media difficoltà, partirà dalla terrazza che affaccia sul Golfo, da uno dei punti più alti dell’isola, per poi arrivare al versante sud. Qui si potrà ammirare l’insenatura naturale dell’isola, nascosta solitamente alla vista.Ancora a Napoli, la visita al complesso seicentesco di San Nicola da Tolentino, che sorge sulla collina di S. Elmo, tra il complesso di Suor Orsola Benincasa e la Certosa di San Martino. L’apertura nelle giornate FAI permette la visita al giardino, alla chiesa e ad una parte del monastero, oggi adibita a B&B grazie al progetto di riqualificazione della cooperativa di S. Nicola da Tolentino. Il giardino è stato dichiarato nel 2010 “Bene di interesse storico artistico” e riconosciuto monumento nazionale dal mibact. Il pubblico sarà guidato dai narratori del gruppo Fai giovani di Napoli e dai volontari del Gruppo Fai Ponte tra Culture di Napoli che proporranno visite in 12 lingue straniere: Arabo, Bambara, Cingalese, Francese, Inglese, Polacco, Portoghese, Russo, Sousou, Spagnolo, Ucraino e Wolof La Delegazione Fai di Salerno propone nel capoluogo percorsi tra storia e arte, aprendo le porte di palazzi storici e di mostre: sarà visitabile la sede del Fai di Salerno a Palazzo Pedace e si potrà vedere la mostra di Pietro Lista “Morandiane Arlecchine” che propone una serie di opere a china su carta realizzate appositamente per l’occasione: sarà aperto anche Palazzo Pinto, uno degli edifici storici più importanti della città oggi destinato a Pinacoteca della Provincia, dove si potranno ammirare la nuove stanze recentemente inaugurate e la mostra ‘A sud del Barocco, geografia di un tempo dell’arte’ curata da Don Gianni Citro. Alle ore 18.00 di domenica si svolgerà il Concerto di musica fra ‘600 e ‘700 con il ‘Novapolis ensemble’ formato da Marco Covino al flauto, Giovanni Borriello all’oboe, Giuseppe D’Antuono al clarinetto, Michelangelo De Luca al corno, Marco Alfano al fagotto e Nunzia Infante voce narrante. Il concerto è a cura dell’Associazione Centro Studi Mousikè di Gragnano.Visite speciali ad Amalfi alla scoperta del Chiostro del Convento di San Francesco presso l’hotel Luna collocato sull’estremità meridionale del promontorio che scende dal Monte Aureo verso il mare e che divide Amalfi da Atrani; ancora visite alla Chiesa di Sant’Antonio e al Monastero di S.Lorenzo al Piano, attuale Cimitero Monumentale di Amalfi. Ad Atrani si potrà scegliere di visitare il Conservatorio di Santa Rosalia e anche partecipare alla passeggiata “Andar per monasteri” che guiderà il pubblico alla scoperta di luoghi storicamente significativi di Atrani fra antichi monasteri, cappelle, conventi, cimiteri e chiostri (visite a cura della Delegazione Fai Salerno in collaborazione con CAI sezione di Cava de’ Tirreni). A Baronissi si potrà vedere Villa Farina, con la carrozza, la sala biliardo, il grande salone cinese e il parco di oltre 15.000mq ricco di piante esotiche e alberi secolari (visite a cura della Delegazione FAI Salerno).

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L’esordio letterario della poetessa Valentina De Marco

Ombre è il titolo della prima silloge poetica di Valentina De Marco, tra le uscite di lancio della casa editrice AttraVerso nella collana “Percorsi” dedicata alla poesia contemporanea. Una poesia intensa e riflessiva, un viaggio interiore senza sconti: la De Marco affronta le proprie ombre attraverso la memoria personale e la consapevolezza della condizione umana, cercando di analizzare con coraggio e audacia poetica l’inquietudine interiore e quel senso di solitudine capace di sciogliere e accogliere ogni stato d’animo, individuale e collettivo. “Durante il nostro percorso di vita siamo tenuti a maturare e gestire le nostre paure tramite lo specchio riflesso delle persone di cui siamo circondati” – riporta l’autrice nella nota iniziale – “La microstruttura entro la quale ci facciamo le ossa è il primo palcoscenico su cui esibire, modificare, sviluppare la nostra intelligenza emotiva”. Valentina De Marco è nata a Crotone nel 1984 e vive a Salerno. Ha iniziato a scrivere i suoi primi versi da giovanissima ottenendo il Premio nazionale “Salvo D’Acquisto”. È arrivata finalista a vari concorsi letterari tra i quali: il Premio “Guido Zucchi” 2019; “Habere Artem”; XVII Concorso di “Poesia d’Amore”. Ombre è composto da 64 pagine e disponibile negli store online e in libreria al prezzo di €12.00.

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“Ansia”, il nuovo singolo di Keyra

Già disponibile su tutte le piattaforme digitali dallo scorso 30 aprile 2021 per Believe, esce oggi su YouTube il videoclip di “Ansia”, il nuovo singolo di KEYRA, che anticipa un nuovo Ep in arrivo prossimamente. La giovane autrice e cantante salernitana classe ‘98 condensa in uno dei suoi brani più intimi ed emotivi il ricordo di uno stato d’animo, quello con cui ha dovuto fare i conti alla fine del suo primo amore, un periodo difficile che la vede affrontare un significativo problema di auto accettazione. Un amore turbolento ma passionale, distrutto dall’instabilità emotiva dell’artista. Nel testo, un viaggio in metro diventa la potente metafora della sua storia d’amore, con un inizio e una fine, durante il quale affiora il ricordo di ciò che lui ha rappresentato per lei. La scelta della lingua francese su molti versi del brano riporta la memoria a Parigi, la città in cui, un giorno, lei avrebbe sognato di andare a vivere assieme a lui. “La canzone è un grido d’aiuto rivolto a lui, in un periodo in cui non ero pienamente cosciente di me stessa. Con ‘Ansia’ metto un punto ad un problema, trasformando in arte quella sensazione di inadeguatezza che ho vissuto. Ho voluto mettermi a nudo sia emotivamente che esteticamente, senza vergognarmi delle mie forme, con l’obiettivo di sconfiggere i miei vecchi demoni e riemergere dalle ceneri grazie alla musica.” – Keyra Proprio la musica è il mezzo con il quale Keyra sceglie di diffondere un messaggio fondamentale per tante ragazze come lei: “Ansia” è anche un invito a spingersi oltre le proprie insicurezze, oltre le imperfezioni, oltre un corpo che non per forza si conforma ai canoni estetici di un mondo troppo poco inclusivo. Body positivity, orgoglio e una nuova serenità sono al centro di una rinnovata Keyra, a suo agio nella propria bellezza e femminilità. “Abbiamo bisogno di quello spazio sicuro in cui festeggiare noi e ciò che ci rende così belle. Qualunque corpo, che sia conforme o meno, in salute o meno, è valido di rispetto e di amore”, conclude l’artista. La regia del videoclip è affidata a Beatrice Chima, fotografa e regista romana nota per numerosi lavori al fianco di Franco126 e altri artisti della scena romana. In questo video riemerge la sensazione di ansia e angoscia che l’artista ha vissuto. La scena più rappresentativa di questo concetto vede Keyra con le mani legate ad una colonna, impossibilitata a muoversi. Su di lei si muovono i corpi dei ballerini, rappresentando le paure e i pensieri che la opprimono. La direzione artistica del video è invece affidata ad Arianna Puccio di Studio Cemento, una nuova e fresca realtà milanese. Lo styling del video è a cura di Gerlando Montana, fashion stylist siciliano e residente a Milano, classe ’99. In “Ansia”, Montana ha voluto coinvolgere brand emergenti della realtà milanese: Andrea Cocco, che con il suo brand “cocco cose” ha caratterizzato molti dei look di Keyra, accompagnato da “Dennj” che con i suoi corsetti e la sua maglia dalle lunghe maniche ha vestito la cantante in alcune scene del videoclip. Non sono mancati comunque capi di brand “iconic” come Vivienne Westwood e Giorgio Armani, trovati in una piccola realtà milanese: Contessa Archivio. Completano i look i gioielli di into|into. Tutti i look sono stati studiati per mettere in risalto le forme e le curve dell’artista. Si deve questo styling anche all’influenza delle terre natali di Montana.

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Fiera del libro, appuntamenti anche a Salerno

È la Campania a proporre per prima in Italia una fiera del libro aperta di nuovo al pubblico. Si terrà dall’1 al 4 luglio in Campania la prima Fiera del Libro, un progetto dedicato al mondo dell’editoria e della lettura con la partecipazione di editori, associazioni e festival che da anni si attivano per la promozione di tutta la filiera del libro. Promossa e finanziata dalla Regione Campania attraverso la Scabec, la Fiera si propone come un appuntamento che coinvolgerà tutto il territorio, partendo dall’ ormai accreditata manifestazione di NapoliCittàLIbro, giunta quest’anno alla sua terza edizione. Con sede a Palazzo Reale in piazza del Plebiscito “NapoliCittàLibro – il salone del libro e dell’editoria di Napoli” ha scelto come tema “Passaggi”, di particolare attualità quest’anno per l’emergenza che stiamo ancora attraversando. L’edizione 2021 si aprirà il primo luglio con la dedica a Luis Sepulvedae con un incontro speciale in memoria dello scrittore cileno che sarebbe dovuto essere il testimonial della terza edizione della manifestazione e che invece è scomparso lo scorso anno proprio vittima del Covid. Ideale meta di circolazione e scambio come il luogo che lo ospita, sinonimo di apertura e libertà come la dimensione onlineche anche lo caratterizzerà, il Salone riabbraccerà il suo pubblico proponendo riflessioni sui temi più attuali della nostra contemporaneità: presenti sia nella dimensione fisica che in quella digitale, a NapoliCittàLibro arriveranno protagonisti del mondo culturale e scientifico, volti noti dello spettacolo e interpreti del nostro tempo come giornalisti, narratori, saggisti e studiosi, pronti a condividere le proprie esperienze e punti di vista. 80 stand si distribuiranno nei cortili del Palazzo Reale con un itinerario di libri che sarà arricchito anche da spettacoli teatrali, musica e appuntamenti con gli autori La Fiera campana del Libro non è solo il salone: sempre in quei giorni si terranno appuntamenti e presentazioni, con incontri con scrittori noti al grande pubblico e personalità del mondo dell’editoria anche a Salerno, Caserta, Avellino e Benevento attraverso un truck brandizzato che si muoverà nelle piazze e in luoghi allestiti per l’occasione in sicurezza. Sempre della Fiera del Libro fa parte “Campania che legge” il format in digitale dedicato alle librerie e agli editori campani, già in onda dal mese di marzo realizzato anche con la collaborazione del festival Salerno Letteratura, della Fondazione Alfonso Gatto, del Premio Napoli e dell’Emeroteca Tucci, in circa dieci appuntamenti trasmessi sui canali social ogni giovedì, organizzati dalla Scabec.

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In prima fila con… le Ginger Opera

Aspettando di rientrare tutti in teatro, il contenitore virtuale di approfondimento musicale di Le Cronache ospita le cantanti Anna Maria Sarra, Giuseppina Bridelli, Anna Corvino e la regista Stefania Panighini, in una diretta tra musica e moda

Di Olga Chieffi

Eravamo personalmente rimaste al “Teatro alla moda” di Benedetto Marcello, che proprio lo scorso anno ha compiuto trecento anni, con i suoi ventinove piccoli paragrafi riguardanti i partecipanti attivi alla forma teatrale, la lirica o concertistica e da coloro che sono di contorno, come avvocati e “conduttori del botteghino”, ma stasera incontreremo due soprano, un mezzo-soprano e una regista che, oltre a far teatro lirico, hanno inteso divulgarlo, disegnando e mettendosi in gioco con delle T-Shirt, ispirato al mondo del melodramma. “In prima fila con…” il contenitore di approfondimento musicale di Le Cronache, presenterà, infatti, ai propri follower, alle ore 19, sui propri canali social, https://www.facebook.com/lecronachequotidiano e YouTube https://www.youtube.com/channel/UCJaOrPcGFKLxjQWMMDaiM4g, la splendida idea di due soprano, la nostra  , le quali hanno dato vita al brand Ginger O’, che vede protagoniste delle T-shirt, tutte ad edizione limitata, riservate agli appassionati della lirica e non solo. La collezione lancio di Ginger Opera, al momento, racchiude ben cinque magliette, al femminile, in cotone, ispirate a frasi rimaste celebri del melodramma da “Bocca baciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la luna”, il canto di Fenton continuato da Nannetta nel Falstaff di Verdi o “Sempre libera!” la cabaletta di Violetta in Traviata, poi c’è Despina che intima a Fiordiligi e Dorabella di divertirsi con gli uomini di “Far all’amor come assassine” di Così fan tutte, il pallore, la poesia e l’amore di Mimì nell’icona rock David Bowie, ma proprio dai nostri canali lanceremo, Zuccher’O, la linea unisex del marchio Ginger O’. Dopo il lancio della linea rosa, che vanta quali testimonial nomi del calibro di Mariella Devia, Kristine Opolais, Eleonora Buratto, Rosa Feola, Francesca Dotto, Marina Monzò, Lisette Oropesa,  ai nastri di partenza una linea unisex ispirata alla coppia Mozart/Da Ponte, già disponibile nello store online. Una maglietta, questa che si prefigge lo scopo di divulgare un messaggio universale: portare avanti l’amore per la musica, la parità di genere, la speranza per una rapida ripresa del comparto dello spettacolo, ma che è soprattutto un inno all’amore, qualsiasi esso sia. Perché è proprio la dolcezza del non fermarsi il motto di Ginger O’, un brand culturale in crescita, nato quasi per caso in un momento di difficoltà di tutto il comparto dello spettacolo e dalla necessità di sentirsi addosso il proprio mondo di appartenenza, il motto della propria passione e il senso del proprio lavoro. “Mai come ora una t-shirt può diventare il simbolo di rinascita. E, infatti, molte sono state le testimonianze di donne e ragazze che in questi mesi hanno scelto Ginger O’ per riappropriarsi della propria identità, perduta nei meandri dei decreti, dei teatri chiusi e della cultura ferma. Ginger come lo zenzero, come quel gusto intenso e dolce ma al contempo anche piccante, proprio come l’opera lirica”, spiegano le ideatrici del brand. “Tu che il zucchero porti in mezzo al core!”, canta Don Giovanni, nei panni di Leporello, con il mandolino accompagnato dal “pizzicato” degli archi, la propria serenata alla cameriera di Donna Elvira. La serenata è un altro esempio delle arti di seduzione del tombeur de femmes, più famoso di tutti i tempi, che come sempre si dimostra capace di toccare la corda giusta per conquistare la preda di turno, che si tratti di una nobildonna, di una popolana o, come in questo caso, di una semplice servetta. Tanto zucchero, un po’ d’amore, una brezza leggera, in una notte profumata di primavera effigiata sull’ultima nata tra le T-Shirt, per continuare ad assaporare l’arte e l’inventiva delle nostre Gingerine.

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Quel Raffaello che non tornò a Salerno

di Michelangelo Russo

Il grande successo che sta avendo su internet l’appello lanciato dal Comitato Promotore formato da Michelangelo Russo, Marco Alfano, Antonio Braca, Antonio Ilardi, Emilio Porcaro, Massimo Ricciardi e Matilde Romito per destinare l’ex Tribunale a sede di un Museo identitario del nostro territorio merita la citazione di un episodio, avvenuto nel 2006, che dimostra tutta l’importanza di avere a Salerno una sede degna e capace di accogliere anche capolavori dell’arte di tutti i tempi. L’adesione al Comitato di uno storico dell’arte della caratura del professore Antonio Braca (bibliografia imponente a partire dai suoi lavori sugli avori medievali del nostro Museo Diocesano), porta, a parte le competenze professionali per il successo del progetto, anche la conoscenza di fatti incredibili relativi alla condizione di povertà delle strutture salernitane in rapporto alle potenzialità di sfruttamento dell’immenso patrimonio artistico passato nelle nostre terre.
Il fatto: nel 2006 la Sovrintendenza di Salerno (di cui il Prof. Braca è stato dirigente fino a due anni fa, col tramite del Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali della Campania Stefano De Caro, avviò contatti cordiali con la National Gallery di Washington per portare in esposizione a Salerno nientemeno che uno dei quadri più celebri di Raffaello, la Madonna d’Alba, di proprietà del Museo Americano. La storia di quei contatti è un esempio di quanto possa fare una politica intelligente proiettata alla crescita culturale dei popoli. Il contatto autorevole con la National Gallery, una delle più famose del mondo, avvenne tramite Alfonso Andria, allora presidente della Fondazione Ravello, e Nancy Pelosi, la speaker del Congresso Americano. Nancy Pelosi, oriunda italiana, abbiamo imparato tutti a conoscerla e a stimarla per la sua competenza, l’amore verso l’Italia, e, aggiungo io, per la sua indomabile capacità di resistenza al grugno da OK Corral di Donald Trump.
Orbene, il contatto fu proficuo, e la National Gallery si disse disponibile a uno scambio di opere tra le due sponde dell’oceano. Fu Antonio Braca a pretendere dagli americani il prestito del capolavoro di Raffaello, anziché di una tavola cinquecentesca raffigurante il Concilio di Trento del 1560 con al centro l’immagine di Paolo Giovio arcivescovo di Nocera. Alla fine un accordo di massima fu raggiunto. Dopo la morte di Raffaello il quadro era stato sottratto nel sacco di Roma, a cui nel 1527 aveva partecipato, da Giovanni Battista Castaldi, generale di Carlo V re di Spagna. Castaldi lo portò a Nocera Inferiore nel 1530, fondando il convento di Monte Oliveto, a cui donò l’opera. Il quadro restò in proprietà ai monaci olivetani fino al 1686, quando se ne impossessò un furbacchione: il duca d’Alba, collezionista appassionato, che lo comprò dai frati olivetani, che, forse un po’ fessacchiotti, si accontentarono di una copia fedele del dipinto fatta da Luca Giordano. Nel 1836 il dipinto fu acquistato dallo zar Nicola I di Russia, che ne fece il gioiello dell’Ermitage di San Pietroburgo. Circa cento anni dopo il quadro fu venduto, clandestinamente, dai bolscevichi ancora più miopi dei monaci di Nocera al miliardario americano Mellon, che a sua volta lo donò alla National Gallery. Questa la storia di un capolavoro partito dalle nostre terre e che a Salerno voleva tornare. Sapete perché non se ne è fatto più niente? Perché, incredibile a dirsi, non c’era un luogo espositivo adatto   che rispondesse alle richieste di sicurezza e di accessibilità che giustamente pretendevano gli americani. Nel dirmi questa, stamane, il professore Antonio Braca ha rilasciato un commento amaro, ma che apre la porta a una speranza riconducibile al Polo Museale nell’ex Tribunale che, come Comitato Promotore, auspichiamo.
“Quel Raffello potrebbe ancora tornare, se gli troviamo una casa adatta!”
E allora diamoci da fare! Nancy Pelosi è ancora brillante e combattiva. Riattiviamo quel canale!

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Il soprano di Sarno, Gilda Fiume riparte dal Teatro Regio

di Olga Chieffi

“O Gioia!” esclama Violetta nel recitativo della cabaletta “Sempre libera!”. Gioia vera, sino alle lacrime ha provato il soprano sarnese Gilda Fiume, uno dei luminosi nomi del magistero canoro del nostro conservatorio, nel sapere che domenica 9 maggio, al levarsi del sipario del Teatro Regio di Torino, rivedrà il pubblico. “Un felicissimo ritorno! – ha affermato Gilda Fiume che sarà la protagonista della Traviata del Regio di Torino – Non si può descrivere l’emozione di tornare a vivere il palcoscenico, il legno sotto i piedi, il profumo delle quinte, il brivido dell’apertura sipario e tutta la magia che vive intorno ad uno spettacolo. Quando abbiamo saputo che il teatro sarebbe stato aperto al pubblico non sono riuscita a trattenere le lacrime. Un artista vive di emozioni condivise con gli spettatori! È difficile adattarsi a tutte le misure covid, a partire dall’orchestra che non può stare interamente in buca, fino al contatto con i colleghi che non può mai avvenire del tutto, ma l’entusiasmo con cui sto affrontando questi giorni di lavoro è come quello di una bambina! Mi sento fortunata di tornare in scena con un ruolo tanto importante, vivrò fino all’ultima emozione”. Una Traviata questa che andrà in scena nell’allestimento realizzato nel 2018 dal Teatro San Carlo di Napoli con la regia di Lorenzo Amato, le scene di Ezio Frigerio e i costumi di Franca Squarciapino, sul podio ci sarà il maestro israeliano Rani Calderon, direttore musicale al Teatro Municipal di Santiago del Cile, un debutto alla testa dell’Orchestra e del Coro del Regio. Lorenzo Amato ha concepito questa Traviata come una riflessione sulla malattia, sul tempo che scorre via inesorabile, l’amore, la violenza delle convenzioni sociali, l’ipocrisia, il sacrificio e infine la morte. Al centro dello spazio scenico, su un fondale trasparente come un vetro, la pioggia scorre implacabilmente per l’intera durata dello spettacolo, filtrando la visione delle grandi tele pittoriche create da Ezio Frigerio che descrivono gli ambienti. Un elemento che potrebbe essere visto come semplice metafora di una Parigi grigia, fredda e piovosa, ma che per me rappresenta molto di più: straniamento, allusione, stato d’animo, dolore, fino a quell’offuscamento della vista che le malattie particolarmente debilitanti provocano in ciascuno di noi. Al fianco della nostra Gilda Fiume, che debuttò nel ruolo proprio sul palcoscenico del teatro Verdi di Salerno, nel 2017, a dar voce ad Alfredo Germont, ci sarà il giovane tenore francese Julien Behr, un esordio assoluto, come altri debutti saranno quelli di Lorrie Garcia nel ruolo di Flora e quello del baritono Damiano Salerno in quello di Giorgio Germont Completano il cast: Ashley Milanese (Annina), Joan Folqué (Gastone), Dario Giorgelè (Douphol), Alessio Verna (D’Obigny), Rocco Cavalluzzi (Grenvil). Nel corso delle cinque recite si alterneranno: Luigi Della Monica e Alejandro Escobar (Giuseppe), Riccardo Mattiotto e Marco Sportelli (un domestico), Giuseppe Capoferri e Marco Tognozzi (un commissionario). “La Traviata” rappresenta il Verdi “moderno”, in primo luogo per la tempestività (la versione teatrale del romanzo di Alessandro Dumas jr., La dame aux Camélias, era andata in scena solo un anno prima), poi, per l’attualità del soggetto e della psicologia, favorita dallo spostamento della trama su di un solo personaggio. Conta, però, soprattutto l’apertura musicale, basti ricordare la costruzione di tutto il primo atto, intorno ad un unico, inarrestabile ritmo di valzer e del terzo su un sommesso parlato, la pulsione erotica mondana e la delusa intimità borghese. Echi, forse, dell’amato Schubert. Nel valzer si riflette al negativo la mondanità del Secondo Impero, una spettrale “vie parisienne”. Simmetrie. “Libiamo ne’ lieti calici” ha (in tonalità maggiore) lo stesso avvio dello sconsolato “Addio al passato”, in minore, introdotto dall’evocativo suono del clarinetto. Verdi “borghese”, organico e ribelle insieme, come ben si conviene in un’epoca in Italia ancora rivoluzionaria, in cui era tale essere anticlericale e patriottici, magari convivere con una donna senza sposarla. L’amore attraversa fremente la diseguglianza dei ranghi sociali, ma non è questione di ricchezza, ma di gap fra buona società e demi-monde, e pretende di associare stabilmente il giovane di buona famiglia e la cortigiana, che dovrebbero avere per unico legame legittimo il piacere mercenario e temporaneo. La comunicazione s’interrompe per un dislivello incolmabile di amore. L’esistenza dissipata ha preparato Violetta alla passione senza ritorno, alla dedizione assoluta, mentre Alfredo si è soltanto infatuato della brillante esperienza della cortigiana, è temporaneamente abbagliato da quel mondo, ma prontissimo a ritornare al proprio, al solido matrimonio con qualche algida e illibata fanciulla da tradire, poi, con altre più sostanziose amanti. Non ingannino i reciproci slanci amorosi del primo atto. Invero, già allora, il “croce e delizia al cor” di Alfredo è soltanto una galante serenata. Ben altro è lo spessore emotivo della “povera donna, sola, abbandonata/in questo popoloso deserto/che appellano Parigi”, che vorrebbe, in un congedo estenuato al belcantismo, “sempre libera folleggiar di gioia in gioia” e sospetta giustamente che “sarìa per me sventurata un serio amore”. Viene da pensare alla solitaria morte parigina della Callas, Violetta per sempre, al di là dell’incomparabile maestria tecnica che associava drammaticità e coloratura, per quanto di personale, di incolmabile eccesso di amore irricambiato è fluito nelle sue esecuzioni. Lo scoppio della passione compromette l’accasamento delle vergini (Germont si preoccupa di sistemare la sorellina di Alfredo e intona soave “Pura siccome un angelo”) e turba la pubblica opinione. Germont rappresenta la figura e la Legge del Padre nei confronti di una Violetta chiaramente dedita al libertinaggio per mancanza di una sana educazione paterna. Il sacrificio della passione e il saper tenere la bocca chiusa – secondo le buone tradizioni borghesi – è il contributo dell’onesta puttana all’equilibrio sociale. L’innamorato Alfredo, finge di non capire, rinfaccia alla donna che l’ha abbandonato i soldi spesi per lui, eccedendo in villania per gli stessi canoni mondani. Sul prezzo che paga si inteneriscono i carnefici, Alfredo stesso e l’odioso genitore. L’inizio dell’ultimo atto, contribuisce decisamente allo sfaldamento della struttura tradizionale a numeri chiusi, dissolti in un tessuto continuo di recitativi, slanci lirici e ricadute nel pianissimo, in piena corrispondenza alla tempesta sentimentale che investe l’affranta Violetta e alla sua illusione, proprio in punto di morte, di un ritorno delle forze vitali. Violetta morirà sull’etereo suono del violino che ricorderà ancora una volta la prima frase d’amore di Alfredo, mentre la realtà dura del palcoscenico, svelerà il maligno disegno della vita.

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La figlia di Bono Vox in concorso al Giffoni

di Monica De Santis

Il Giffoni Film festival si prepara ad alzare il sipario sulla 51esima edizione. E si prepara riportando in presenza ben 3000 ragazzi e ragazze che dal 21 al 31 luglio potranno assistere alla visione di lungometraggi e documentari che poi saranno votati, oltre a confrontarsi sulle loro vite che purtroppo negli ultimi 15 mesi sono completamente cambiare. I temi principali dei film selezionati per questa 51esima edizione sono la fantasia, l’amore, le grandi passioni, il delicato rapporto genitori-figli, i conflitti generazionali e la forza interiore.Una grande festa del ritorno in sala da parte dei più giovani, che tra le poltrone si ritrovano, dopo i lunghi mesi di lockdown. Il cinema di Giffoni e il confronto con attori e registi chiamati a rispondere alle domande dei ragazzi rappresenteranno per i giurati quello che il fondatore e direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi, ha definito “un grido di felicità in un anno in cui occorrerà ancora rispettare le regole”. Sono già 2550 le opere in preselezione che il team di Giffoni sta valutando. I film ad oggi scelti provengono da: Antille, Belgio, Bosnia-Erzegovina, Canada, Finlandia, Francia, Germania, India, Iran, Israele, Marocco, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Qatar, Repubblica Ceca, Ucraina, USA. C’è anche “The true adventures of Wolfboy”, tra i titoli in concorso quest’anno al GIFFONI Film Festival. L’intenso film sul tema del ‘diverso’ che vede tra i suoi protagonisti anche John Turturro, la figlia di Bono Vox, Chloe Savigny e Eve Hewson, riservato alla sezione Generator+13, racconta il viaggio di formazione di un ragazzo affetto da ipertricosi congenita, che diverte e commuove insieme. Nella sezione Generator +18, invece, c’è “Shiva Baby” con Dianna Agron (protagonista di Glee) un’esilarante commedia ebraica che segue le avventure di una giovane ragazza ebrea bisessuale. Entusiasmo e prudenza saranno le direttrici che caratterizzeranno l’edizione 2021 del festival, dove saranno adottate tutte le misure anti contagio per garantire un’esperienza indimenticabile e naturalmente sicura. Mai come per questa edizione, la selezione dei temi è stata oggetto di ampia riflessione: dopo quattordici mesi di restrizioni che hanno obbligato la società tutta, e in particolare i più giovani, a congelare aspettative, sogni e speranze, era fondamentale offrire ai juror spunti che accendessero l’interruttore della fiducia. Sono già 2550 le opere in preselezione – tra corti e lungometraggi – che il team di Giffoni sta valutando. La deadline per le iscrizioni è fissata per il 31 maggio. Da quest’anno, inoltre, chi non sarà fisicamente presente a Giffoni , potrà accedere in streaming alla visione dei film in concorso con un abbonamento dedicato sulla piattaforma MYmovies. Le prevendite partiranno nelle prossime settimane. Dal 21 al 31 luglio saranno oltre 100 i film presentati in concorso, a cui si aggiungeranno i grandi eventi dedicati alle migliori anteprime cinematografiche. È inoltre prevista la partecipazione di 150 tra talent e ospiti italiani e internazionali che incontreranno i giffoner delle varie sezioni. Non solo attività in sala: l’Arena all’aperto di Piazza Fratelli Lumière darà spazio anche alla musica con serate su prenotazione per un massimo di 1000 persone. Il Giardino degli Aranci sarà invece totalmente dedicato a spettacoli per tutta la famiglia. Grande successo per IMPACT!, un format totalmente rinnovato e aperto all’ascolto. Un laboratorio del pensiero, della riflessione e dell’analisi per 200 giovani, dai 18 ai 28 anni, che avranno la possibilità di essere ascoltati da rappresentanti delle istituzioni, della cultura, dello spettacolo, esponenti del mondo della scienza, sociologi, CEO di aziende. Agli incontri si aggiungerà anche il grande cinema di Giffoni, con un focus sulle tematiche affrontate durante le giornate del festival. Nelle prossime settimane, sul sito www.giffonifilmfestival.it e sui social ufficiali, saranno resi noti i primi dettagli del programma che sarà presentato nei parchi archeologici di Pompei e Paestum e con attività previste nel Museo Archeologico di Pontecagnano.

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Hybrid & Zine, strumenti cartacei d’arte libera

di Olga Chieffi

Non esiste una società senza fanzine: le fanzine siamo noi che ci riflettiamo in uno specchio senza filtri che restituisce la parte della società che spesso non viene mostrata ma che racchiude dei veri e propri tesori. Sono uno, forse il migliore degli strumenti dalla parte degli storici per capire chi siamo e come siamo arrivati ad oggi. Uno strumento democratico, cocciutamente cartaceo e libero, senza mediazioni o regole di sorta che riesce ad appassionare chiunque vi si avvicini. E le fanzine dell’archivio di libri d’artista Ibridifogli di Antonio Baglivo, saranno protagoniste insieme a numerosi altri pezzi della mostra Hibrid&Zine, che vivrà il suo vernissage questa mattina presso l’archivio di Stato di Salerno, e sarà fruibile negli orari d’ufficio sino al 30 maggio. “Il termine inglese fanzine nasce dalla contrazione delle parole fan (da fanatic, appassionato) e magazine (rivista), e può essere tradotto in italiano come rivista amatoriale. Si tratta delle riviste stampate in tirature limitate, generalmente distribuite direttamente o su abbonamento, realizzate da appassionati. Diffuse nel mondo del fumetto, della musica e della letteratura, le fanzine sono nate negli anni venti e trenta negli Stati Uniti come una delle prima espressioni del mondo degli appassionati della fantascienza, il cosiddetto fandom […]. Anche in Italia le prime fanzine nascono dal mondo della fantascienza, negli anni Sessanta. La più antica che si ricordi è “Futuria Fantasia”, fondata dal futuro regista Luigi Cozzi. Sulle fanzine esordiscono e si fanno le ossa molti dei critici e degli scrittori italiani di fantascienza. Ogni tipo di realtà, che non trova spazio, vuoi per reali limiti artistici degli autori, vuoi per cieca ottusità degli editori, nella cosiddetta editoria mainstream, si realizza imboccando la strada dell’autoproduzione. Casa Baglivo è un delizioso museo, il cui percorso espositivo propone un itinerario diversificato e complesso, anche dal punto di vista cronologico, incentrato sulla sua svariata attività e ben ne evidenzia la poliedrica produzione, ponendo in relazione alcuni dei suoi più tipici momenti creativi. Indagando sul valore degli oggetti e sulle loro potenzialità, sul potere del segno, che supera lo stesso significato, Baglivo ha cercato progressivamente di superare il limite delle cose, dei progetti stessi, divenendo, in questo modo, assertore della superabilità dei confini, se affrontati con occhi sempre diversi. Così, nelle teche della sua casa-archivio, possiamo vedere libri-oggetto e libri d’artista, che oggi sono esposti, grazie a questa mostra cui ha collaborato anche Vito Pinto, all’archivio di Stato. I libri scultura, come Teca Mundi, oggetti d’arte che del libro mantengono l’aspetto tradizionale, ma non la struttura e la funzione, ci mostrano diverse realtà e due differenti dimensioni: non più solo pagine stampate, ma al loro posto materie, forme, colori, immagini, segni, libri non necessariamente realizzati su supporto cartaceo, ma nati dall’utilizzo altri materiali: metallo, legno, terracotta, con pagine rilegate, dipinte, libri liberi di raccontare una storia, narrazioni che si sedimentano poco a poco, come i gusci delle conchiglie di cui è un riconosciuto collezionista, dal passato ad oggi, oppure che esplodono nell’attimo stesso in cui l’artista crea. I libri d’artista, invece, che vanno oltre il concetto comune di libro, rendendo osmotici al loro interno i vari linguaggi delle arti, dalla poesia, alla fotografia, nascono dall’incontro di Baglivo con i rappresentanti delle varie muse e sono interamente realizzati in proprio dall’autore, in ogni fase della lavorazione, utilizzando carte povere, ordinarie o riciclate, e carte cotone per le calcografie, in tiratura limitatissima, o addirittura pezzi unici e, quindi, opere d’arte non ripetibili, che rappresentano il senso del lavoro dell’artista intorno al libro, come medium estetico, inserito all’interno del suo articolato e complesso percorso. Una cellula creativa particolarmente attiva e propositiva che nella persona dell’artista Antonio Baglivo, ha tracciato nel tempo un percorso di esperienze e di progetti che hanno promosso collaborazioni e scambi con centri culturali e singoli artisti in tutta Europa e non solo. Tra i diversi pezzi in esposizione, la presenza del numero zero della rivista in scatola, tutta salernitana, “Civico 23”, promossa e coordinata dagli artisti che fanno capo al No Profit Art Space “Civico 23” e che vede la partecipazione di ventitrè tra i più interessanti e impegnati artisti italiani contemporanei orbitanti nell’area della mail art e della poesia sperimentale. All’archivio di Stato vedremo esposte opere di Antonio Baglivo, Vittore Baroni, Carla Bertola, Sergio Borrini,Alan Bowman, Cosimo Budetta, Mirta Caccaro, Alfonso Caccavale, Rolland Caignard, Francesco Calia, Lamberto Caravita, Armando Cerzosimo, Piermario Ciani, Tiziana Colusso, Carmela Corsitto, Maria Credidio, Eleonora Cumer, Angelo D’Amato, Teo De Palma, Anna Di Fusco, Marcello Diotallevi, Cinzia Farina, Fernanda Fedi, Bartolomè Ferrando, Luc Fierens, Bill Gaglione, Ombretta Gazzola, Loredana Gigliotti, Gino Gini, Salvatore Giunta, Antonio Izzo, Domenico Latronico, Pino Latronico, Alfonso Lentini, Silvana Leonardi, Osvaldo Liguori, Carmine Lubrano, Serse Luigetti, Ruggero Maggi, Ida Mainenti, Rosario Mazzeo, Mauro Molinari, Nadia Nava, Gerardo Nigro, Jurgen O.Olbrich, Gaetano Paraggio, Giancarlo Pavanello, Salvatore Pepe, Giordano Perelli, Pio Peruzzini, Eliana Petrizzi, Antonio Picardi, Hugo Pontes, Gianni Rodari, Gian Paolo Roffi, Giovanna Russoniello, Antonio Sassu, Maria Teresa Schiavino, Sinclair Scripa, Cristina Tafuri, Ilaria Tufano e Alberto Vitacchio.

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Al via il concorso letterario “Rodio”

L’associazione culturale Fucina Rhodium con il patrocinio del Comune di Pisciotta e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ha dato il via al concorso letterario “Rodio: la sua gente e i suoi luoghi. Cunta ca ti spassi”. Il Cilento è Terra di Valore. Rodio, in provincia di Salerno, è un piccolo Borgo che si preoccupa di dar valore alla propria ricchezza storico-culturale e si propone come luogo di opportunità di vita significativa. “Il nostro impegno associativo – dichiara l’Avv. Anita Feola, Presidente dell’Ass.ne Culturale Fucina Rhodium di Rodio, fraz di Pisciotta – è stato sempre quello di ricercare, valorizzare e promuovere il bagaglio storico-culturale del nostro Territorio, cercando di nutrire con linfa vitale anche un piccolo Borgo che così diviene luogo di esclusive opportunità futuristiche di vita, ancor più significative in questo momento storico”. L’Associazione, a tal fine, considerando che “Un luogo è casa, colori, profumi, radici e ricordi. È fonte di ispirazione, da sempre, per poeti e scrittori”; che un luogo, in quanto memoria e respiro vive e deve vivere e aiuta a vivere, in data 21 aprile 2021, con il Patrocinio del Comune di Pisciotta e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ha organizzato e promosso il concorso Letterario/Poetico “ Rodio: La Sua Gente ed i Suoi Luoghi. Cunta ca ti spassi”. Tale evento rientra in un più ampio progetto di rilancio culturale, di prossima attuazione, che consentirà di contraddistinguere il borgo quale peculiare attrattiva turistico-culturale. Per il Regolamento e la scheda di partecipazione : www.fucinarhodium.it

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Gianluca Cranco presenta il suo nuovo album

Esce venerdì in fisico e digitale ‘Djungle’, il nuovo disco di TY1, Dj e uno dei maggiori producer della scena rap italiana. L’album, contenente 14 brani e con i featuring di 24 artisti delle musica contemporanea, esce per Thaurus (under exclusive license to Believe) ed è già disponibile in pre-save su Spotify, in pre-add su Apple Music e in pre-ordine nei formati fisici CD Standard, CD Deluxe / Collector’s Edition & doppio vinile autografato.Dopo aver annunciato i 24 artisti che saranno presenti all’interno del suo nuovo album, tra nomi ormai consolidati del genere urban e hip-hop (Marracash, Paky, Guè Pequeno, Massimo Pericolo, Pretty Solero, Myss Keta, Noyz Narcos, VillaBanks, Ernia, Capo Plaza, Jake La Furia, Speranza, Taxi B, Rkomi, Ketama126, Samurai Jay, Geolier) incursioni dal mondo pop (Neffa, Tiromancino), nonché dall’estero (Pablo Chill-E, Mc Buzzz, Dosseh) e nuove leve (Touchè, Vettosi), TY1 è ora finalmente pronto a tornare sulla scena da protagonista, mostrandosi in tutte le sue mille anime e sfaccettature musicali, senza mai dimenticare le sue radici. La copertina del disco – curata dall’artista Gianfranco Villegas e scattata da Francesco Bonasia – mostra un bambino con il logo di TY1 rasato sulla nuca, immerso in quella che appare come la perfetta raffigurazione di una giungla urbana (rievocata dal titolo del progetto ‘Djungle’), su cui si stagliano cemento e palazzoni, ma anche un immaginario colorato dalla fantasia del ragazzo. “Il mio disco racchiude e racconta il percorso di un dj e produttore che parte da un piccolo quartiere di Salerno, in mezzo al nulla, con in tasca solo la voglia di fare musica e di riuscire a portarla a tutti – dichiara TY1 – . È la mia storia, come quella di molti che hanno fatto della propria passione un mezzo per riuscire ad elevarsi. Arrivando da un contesto semplice in cui mancavano spesso i mezzi per fare qualunque cosa e dove perdersi in situazioni ‘spiacevoli’ era facile, Il richiamo della musica mi ha sempre dato la forza per andare avanti, ciò che volevo più di tutto era spaccare, emergere grazie alle mie abilità di dj, gareggiando e misurandomi coi più grandi. Ascolto e mi nutro di ogni genere, dalla black music all’elettronica, e in questo disco c’è tutto il mio sound, tutto me stesso. Mi ritengo fortunato, ciascuno degli artisti che si è messo a mia disposizione per la realizzazione di Djungle, ha dato il massimo. Mi sono sentito una sorta di direttore artistico che tra amici e nuove leve è riuscito a mettere insieme 24 artisti creando veri e propri legami e connessioni tra di loro su ciascun brano. Il progetto che ne è scaturito rappresenta il mio personale tributo alla musica, grazie alla quale sono potuto uscire dalla ‘giungla’ in cui sono nato, con la speranza che ognuno possa mettere a fuoco il sogno che gli permetta di uscire dalla propria. Djungle è un omaggio alla musica in tutte le sue forme, a cui devo tutto, senza musica non sarei la persona che sono oggi”. L’uscita di Djungle è stata anticipata da ‘Fantasmi’ brano feat Marracash e Geolier che sta infuocando su Spotify con milioni di ascolti. Grazie ad un sound ammaliatore in grado di catturare sin dal primo ascolto, ‘Fantasmi’ è un pezzo di grande impatto che unisce in un tutt’uno davvero sorprendente i flow di Marracash e di Geolier. Due generazioni a confronto che in questo brano s’intrecciano perfettamente e che sotto l’attenta regia dell’avveniristico producer di origine campana, affrontano in maniera disarmante il tema dei ‘Fantasmi’, intesi come i demoni che ognuno di noi è destinato ad affrontare prima o poi nella propria vita. Fantasmi che spesso, scaturendo da veri e propri traumi del passato, ci tormentano come avvoltoi, impedendoci di vivere serenamente la nostra esistenza o di godere a pieno dello status raggiunto.

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A Minori, “èPrimavera…fioriscono Libri”

Mentre fervono i preparativi per la serata inaugurale, il 21 maggio nei Giardini di Palazzo Mezzacapo a Maiori, della XV edizione di ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, si avviano la 6a edizione di Atrani Muse al…Borgo, nella piazza-salotto di Atrani, e l’ottava edizione di èPrimavera…fioriscono Libri, in Largo Solaio dei Pastai a Minori. Tre gli appuntamenti di Atrani, in collaborazione con il Comune ed il Forum dei Giovani. Si comincia venerdì 7 maggio, ore 18.45, con la presentazione del libro di Giuseppe Braccolino e Fabiana Ippolito “Dannatamente Chef! Il romanzo reale, lontano dai riflettori dei divi contemporanei”, edito da D&P; con un intervento del giornalista de “Il Mattino” Alfonso Sarno. Nel corso della serata Andrea Donato rappresentanze presenta i vini delle Cantine Moio, dell’Azienda vinicola Conte D’Attimis, di Vini Le Origini; interverranno anche Biondo Cardaropoli e Giusy Di Vuolo, patron delle Cantine Cardaropoli. Venerdì 14 maggio, ore 18.45, il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone incontrerà Lucia Cammarota autrice de “I diritti del turismo, per chi viaggia e per chi ospita”, pubblicato da Direkta Edizioni Giuridiche. Si chiude lunedì 24 maggio, ore 19.00, con una serata dedicata all’Amore. In collaborazione con l’Associazione culturale ACIPeA di Atripalda, dieci poeti e poetesse declameranno versi propri sul tema dell’Amore: Lucia Gaeta, Maria Clotilde Cundari, Adele Denza, Carmelina Di Paolo, Vincenzo Galluzzi, Alfonso Gargano, Gerardo Landi, Lucia Ruocco, Annamaria Tagliamonte, Marina Villani. A seguire, con il supporto dell’Azienda Agricola Cuonc Cuonc di Minori, saranno premiati i vincitori del Premio “Caro amore ti scrivo…” per il migliore whatsapp inviato nel giorno di San Valentino 2021: Teresa D’Amico di Cava de’ Tirreni prima classificata, Adriana Dell’Amico di Caserta e Alfonso Ferraioli di Mercato San Severino secondi ex aequo, Antonino Russo di Meta di Sorrento terzo. Chiuderà la serata l’anteprima del libro della poetessa Rosaria Zizzo “fogli e foglie”, edito da Terra del Sole. Tre anche gli appuntamenti di Minori, in collaborazione con il Comune e la Pro Loco. Inizio sabato 8 maggio, ore 18.45, con la presentazione di Autilia Avagliano “Din Don Down” (Marlin), Alberto Sant’Elia “Il cancello di ferro battuto” (Reginè), Pino Lodato “Lezioni di Musica” (Printart). Sabato 15 maggio, ore 18.45, il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone si intratterrà con Gioconda Marinelli autrice di “Destinazione Tina Pica”, edito da Giovane Holden, e con Piero Antonio Toma e Lino Blandizzi autori di “A suon di parole. Due racconti in 13 canzoni”, pubblicato da Guida. Al cantautore napoletano Lino Blandizzi la XV edizione di ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo consegnerà uno speciale premio alla carriera, per festeggiare i suoi 30 anni di attività artistica. Si chiude martedì 25 maggio, ore 19.00, con “D. Storie di donne”, libero adattamento teatrale con le attrici Maria Staiano e Wilma Perla, e l’intervento della violista Alyssia Cappotto. Le serate si snoderanno nel rispetto delle norme anti Covid 19. Sul fronte “concorsi” si avvicinano le scadenze del 13 Maggio per la partecipazione a “100 poeti e poetesse lungo il Sentiero dei Limoni”, tra Minori e Maiori, con il Premio “Cuonc Cuonc” Azienda Agricola, e del 31 Maggio per “Libero di essere”, contest poetico promosso dall’Associazione culturale “Poesie Metropolitane” (https://poesiemetropolitane.wixsite.com/liberodiessere): entrambi sull tema della XV edizione del festival: “Difendo la mia libertà…e anche la tua!”. Informazioni sul sito www.incostieraamalfitana.it, sulla pagina facebook @incostieraamalfitana.it, o telefono 3487798939.

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Gigino Esposito, lo “spacciatore” di teatro

di Olga Chieffi

All for Gigino, ieri sera, sul palcoscenico virtuale de’ Le Cronache, con quanti hanno lavorato con Gigino Esposito e hanno inteso ricordarlo ad un anno dalla sua scomparsa. L’uomo, l’amico, il regista, l’uomo di teatro, il sorriso, la parola, che aveva il potere di assolvere e di fermare il tempo, quando si era in quel luogo-non luogo che è il teatro. Non bisogna esser schiavi delle proprie tradizioni, della passione dei propri remoti sentieri, dei propri amati spazi, suole ripetere il principe di Serramezzana, Ruggero Cappuccio, è necessario aprire i cassetti, lasciar andare i ricordi le emozioni, in modo che possano vivere per sempre. Ieri sera i cassetti di Gigino Esposito li abbiamo aperti noi, insieme al figlio Arturo, alla nuora Imma Caracciuolo, Claudio Tortora, Antonio La Monica, Claudio Lardo, Ugo Piastrella, Enzo Tota, Ciro Girardi e Gaetano Troiano, che ha preso in mano le redini del teatro Arbostella e i suoi laboratori, e non possiamo non ritrovarci nella riflessione di quanti tra attori e pubblico abbiano frequentato i “suoi” spazi teatrali di aver scoperto dentro di noi una nuova, particolare qualità d’animo, un patrimonio di sentimenti e valori ricchissimo, quell’educazione all’amore per l’arte che Gigino, col suo esempio, nel suo passaggio terreno è riuscito a trasmetterci. Gigino “spacciatore” di teatro, la simpatica definizione di Ciro Girardi, poiché tutti potevano e dovevano essere catapultati in palcoscenico, per provare le sue stesse ineffabili emozioni. E di “iniziati” Gigino ne ha avuti tanti, coi suoi laboratori, le sue collaborazioni, i famosi post-spettacoli e post-prove, che sono i momenti più belli e intensi dopo la performance, poiché l’adrenalina continua a circolare, pensando al giudizio del pubblico e a quelle piccole limature che nelle repliche porteranno a migliorare la recitazione. La scomparsa fisica, materiale, di Gigino, è avvenuta in pandemia, e la ripresa, ha sottolineato il figlio Arturo ed è stata più difficile da sostenere, unitamente alla responsabilità di mantenere sempre vivo il ricordo del fondatore del teatro Arbostella, uno spazio che era diventata la sua prima casa. Il seme Gigino Esposito lo ha gettato e tante sinergie nell’ ambiente teatrale salernitano sono state create anche dalla sua opera, dal suo “fare”, che sta per poieo e, quindi, per poesia e toccherà a tutti coloro che abbiamo incontrato ieri sera, mantenerle vive e forti, ad iniziare da questa stagione estiva, per la quale si immagina già uno spettacolo con tutte le cosiddette “vecchie glorie” che, oggi, hanno una propria compagnia. Tre gli aforismi con cui Enzo Tota ha schizzato indelebilmente Gigino Esposito “Quante più doti interiori ha l’uomo, tanto più vale la sua persona”, “Non amo gli arroganti e i convinti che fanno mostra di sé. Preferisco l’umiltà degli invisibili. Quelli che sono qui non per spaccare il mondo ma per riattaccarne i pezzi”, “Una parola delicata, uno sguardo gentile, un sorriso bonario possono plasmare meraviglie e compiere miracoli”, perfettamente calzanti con l’estetica di vita dell’amico. A sigillo della serata il dono della visione della messa in scena del 2014, firmata da Gigino Esposito de’ “L’ultimo scugnizzo” di Raffaele Viviani, datato 1932. Giovanni Bonelli veste perfettamente i panni di ‘Ntonio Esposito, lo scugnizzo, «cresciuto alla scuola della strada, dove si passa senza esami», che, nell’imminenza di diventare padre, sente la responsabilità di trovare un’occupazione qualsiasi per sposare la ragazza incinta e dare uno stato civile al bambino atteso. Palcoscenico aperto, semplici elementi scenografici, le scelte di Gigino Esposito, nel suo asciutto rigore, poiché Viviani ha conosciuto per propria esperienza, in Napoli poverissima, la condizione del più povero; e gli basta, talvolta, una battuta, un distico, per descriverla e vendicare il suo popolo dalle umiliazioni, dalle offese, dalla secolare ingiustizia. La sua, però, non è mai una parola ribelle, ma è sempre una parola amara, tagliente, dolorosa, è quella dell’uomo del popolo che sta dalla parte del popolo, e del poeta che sa dirne il dolore. Un mondo che ha come centro la strada, perché la strada è il cuore di Napoli, la strada dai mille vicoli che sono le arterie da cui fluisce ed in cui rifluisce la vita, la strada con i suoi “palazzi” e “palazzielli”, con i suoi bassi e le sue botteghe: di giorno fra i mille frastuoni, con le sue friggitorie, le sue pizzerie, i suoi “posti” di verdura e di frutta, i venditori ambulanti e la folla che pullula e vocia; e di notte è legata al mito della serenata e dei guappi. Anche se l’azione, per caso, si svolge in ambienti chiusi, la strada è sempre il presupposto e lo sfondo dell’azione; maestra di vita, origine e spirito animatore di un’arte inconfondibilmente popolare, che nasce dall’osservazione poetica di una realtà che interessa al di là dei confini cittadini; ed è, perciò arte nazionale. Autentici, carnali, sarcastici, a tratti dolenti, e in questa loro assoluta autenticità, assai moderni, tutti gli attori della compagnia da Rita Cariello, che interpreta Maria, un eccezionale Vincenzo Galdo che dà voce all’Avvocato Razzulli, Titty Mangrella il ruolo di Donna Rosa, moglie del Razzulli, Nicoletta Romano, nei panni di ‘Nnarella, madre di Maria e prossima suocera di ‘Ntonio, Mariarosaria Milito, interpetre di Donna Palmira, amante dell’avvocato e moglie di “Peppe ‘o navigante”, un convincente Franco Montinaro. A completare il cast, Annamaria Milito, Freddy Trevisone, Nando ed Enrico Cerenza, Sara Bisogno, Rosanna De Bonis, Massimo Santoro, Susi Pavolillo, Emilio Melfi, Cristiano Candurro, Michele Rega, Lina De Santis, Laura Garzione e il piccolo Luca Santise, interpreti di una promessa d’arte fa a se stessi e a Gigino Esposito.

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Al Delle Arti “La magica storia della pizza”

E il sogno realtà diverrà…Non poteva che ispirarsi alla canzone delle favole per antonomasia la ripartenza della Compagnia dell’Arte, pronta a riaprire il sipario alla famiglia. La zona gialla splende come il sole anche sulla città di Salerno e il team è pronto a tornare in scena per cantare, recitare e ballare al cospetto di piccoli e grandi. Si ricomincia domenica 2 maggio alle 11, 17 e 19.15: al Teatro delle Arti tre repliche per “La magica storia della pizza”. «Siamo tra i primi a spalancare le porte del teatro, in sicurezza ovviamente – dice il regista Antonello Ronga – non vediamo l’ora. Lo faremo con una leggenda. Chi ha inventato la pizza? Tra mille versioni, noi ne proponiamo una personalissima» La Storia. Napoli, in un fantasioso periodo storico che si aggira intorno al 700, secolo più secolo meno, un simpatico cuoco squattrinato si troverà a vivere un’avventura straordinaria con il suo fidato amico Pulcinella. Insieme come don Chisciotte e Sancio Panza si muoveranno per la città cercando di salvare la popolazione dalla fame. Incontreranno re e regine, personaggi della tradizione e soprattutto il popolo, che soffre la fame ma che si rallegra per una bella canzone. Acqua, farina, pomodoro, mozzarella e tanta magia, saranno i veri protagonisti di questo spettacolo da vivere con tutta la famiglia. Sul palco la compagnia diretta dal regista Antonello Ronga, pronta a rialzarsi dopo questo terribile momento di incertezza e di dolore che ha colpito il mondo della cultura e del teatro. Gli attori, Francesco Sommaripa (autore anche delle sorprendenti scenografie), Francesca Canale, Rossella Cuccia, Mauto Collina, Marco De Simone, Teresa Di Florio, Alessandro Musto, il Professional Ballet coreografato da Fortuna Capasso (anche nel cast degli attori), non vedono l’ora di condividere con il pubblico aria di normalità. I costumi sono di Paolo Vitale, service di Gfm. Già pronti gli altri titoli: Jesper il postino di Santa Klaus (il 9), Anastasia tra storia e leggenda (il 23), Aurora: Bella Addormentata (il 30), Il Principe d’Egitto (il 6 giugno). Il costo del biglietto 10 euro per il bambino, 12 per l’adulto. Per informazioni e prenotazioni: 388 3589548.

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De Cristofaro e “Sei personaggi in cerca d’autore”

di Monica De Santis

Il 9 maggio 1921 al teatro Valle di Roma, va in scena per la prima volta in assoluto il dramma più famoso di Luigi Pirandello: “Sei personaggi in cerca d’autore”. L’esito che si ottenne non fu di certo quello previsto. Fu infatti tempestoso, gli spettatori contestarono la rappresentazione al grido di “Manicomio! Manicomio!”. Per far si che quest’opera, considerata la prima della trilogia del teatro nel teatro di Pirandello, della quale fanno parte anche “Questa sera si recita” a soggetto e “Ciascuno a suo modo”, potesse ottenere il successo desiderato, nella sua terza edizione, quella del 1925 Pirandello, aggiunse una prefazione nella quale chiariva la genesi, gli intenti e le tematiche fondamentali del dramma. Il 9 maggio 2021 a 100 anni di distanza da quella prima, poco felice, rappresentazione al Teatro Nuovo di Salerno, vi sarà un evento corale a cura di “corpo novecento”. Un evento molto articolato e diretto dall’attore e regista Pasquale De Cristofaro. Un programma quello al quale il pubblico del Teatro Nuovo potrà assistere, gratuitamente e previa prenotazione, che prevede frammenti video di alcune scene dei Sei personaggi in cerca d’autore (nella versione di De Lullo-Valli, 1964). A seguire, coordinati Alfonso Amendola, le relazioni di Francesco G. Forte e Rino Mele che riflettono sulla centralità dell’opera di Pirandello e in particolare dei suoi Sei personaggi (che assieme a “Ciascuno a suo modo” e “Questa sera si recita a soggetto” completano la “trilogia del teatro nel teatro”). La serata si conclude con due reading: Monologo del Figlio di Paolo Puppa e Monologo della Figliastra con Rosanna Di Palma per la regia di Pasquale De Cristofaro. Un evento che ha lo scopodi far ritrovare la potenza espressiva dei “Sei personaggi in cerca d’autore”, lavoro cardine per tutta l’Avanguardia europea e statunitense, spazio d’innovazione tra invenzione metateatrale, riflessione sulla scrittura, innovazione tra intreccio e narrazione. Ma soprattutto ingresso della vita che esplode in scena. Quel desiderio di vita, oggi più che mai necessario, che ci auguriamo possa nuovamente irrompere in tutti i teatri a partire da questa domenica 9 maggio al Teatro Nuovo di Salerno. L’ingresso è gratuito, ma è necessaria la prenotazione telefonica ai numeri 089 220886/3396510974. Saranno rispettati tutti i protocolli di distanziamento e prevenzione previsti dalla vigente normativa anti-covid. La capienza della sala sarà notevolmente ridotta. Questa la scaletta della serata: Teatro Nuovo Salerno 9 maggio 2021 (ore 17.30) “corponovecento” in collaborazione con Teatro Nuovo Salerno presentano 9 maggio 1921 – 9 maggio 2021 Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello (a cento anni dalla prima rappresentazione) Programma di sala: ore 17,30 Introduzione di Pasquale De Cristofaro video proiezione di alcune scene dei Sei personaggi in cerca d’autore (nella versione di De Lullo-Valli, 1964) ore 18,30 (pausa) ore 18,45 Interventi di Francesco G. Forte (Editore, Oèdipus Ed) e Rino Mele (Presidente di “Ex Machina”, Fondazione di poesia e storia). Coordina Alfonso Amendola (Università di Salerno) ore 19,30 (pausa) ore 19,45 Monologo del Figlio di Paolo Puppa e Monologo della Figliastra con Rosanna Di Palma, di Pasquale De Cristofaro.

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In Prima fila con…Friends for Gospel

di Olga Chieffi

L’ appuntamento di questo giovedì sera con il contenitore virtuale di Le Cronache, sarà dedicato ad una coralità speciale, quella gospel. Alle ore 19, infatti, in collegamento per “In prima Fila con…” sui canali social di Le Cronache social Facebook, https://www.facebook.com/lecronachequotidiano e YouTube https://www.youtube.com/channel/UCJaOrPcGFKLxjQWMMDaiM4g. Il coro diretto da Gerry Vitale, composto da Stefania Di Florio, Nunzia Liuzzi, Rosita Passaro, Antonio Barra, Noemi Napoli, Francesco Criscuoli e Simona Commarà, dedicherà al pubblico di Le Cronache, i più amati temi del canto gospel e spirituals, diretta conseguenza di quel processo di evangelizzazione delle comunità nere, tentato dal Cristianesimo nei confronti di popolazioni sradicate dalla loro terra e condannate a vivere in condizioni di schiavitù. Persone letteralmente spogliate da ogni diritto di essere umano che riversavano nel canto e nella preghiera a Dio tutto il dolore per le umiliazioni subite e allo stesso tempo la speranza che un giorno tutto quel dolore cessasse. Cantavano per darsi il ritmo nelle dure e interminabili giornate di lavoro nei campi, cantavano per poter comunicare con i propri fratelli in un linguaggio in codice per pianificare tentativi di fuga, o adunanze. Cantavano per farsi forza e mantenere la loro dignità di esseri umani che gli schiavisti bianchi facevano di tutto per cancellare. Vedevano in Gesù un amico, un alleato, un’entità alla quale aggrapparsi con tutte le loro forze per credere che un giorno, presto o tardi, quella condizione al limite delle possibilità umane sarebbe finalmente cessata, dando loro la tanto sospirata libertà. “Gospel” voce dello spirito, ma anche delle viscere, questo lavoro odora di solidità e sedimenti profondi, la canzoni non sono improvvisazioni o riempitivi, ogni pezzo compone il puzzle con una caratteristica unica, il cui risultato sarà profondo e tenue, piacevolmente memorabile, e che da quelle radici è giunto fino a noi andando a comporre il più variegato e coinvolgente dei repertori. La formazione è nata nel 2010 dalla volontà di sei amici e affonda le sue radici proprio nella condivisione dei suoi componenti che, attraverso la musica gospel, si amplifica e trova il suo migliore canale espressivo. Durante la loro attività corale, i FFG si sono fatti conoscere alle platee prendendo parte a varie manifestazioni, sia dentro che fuori dai confini campani e partecipando a vari contest. Lo studio con vocal coach italiani e americani e l’aggiornamento del proprio repertorio sono cardini dell’attività dei FFG, attraverso la quale possono portare avanti la mission dell’associazione culturale che porta lo stesso nome, “Friends For Gospel” con cui si propongono di trasmettere i valori cristiani di inclusione, fratellanza, condivisione e amore attraverso un’espressione musicale proveniente da oltreoceano. Tra le esibizioni di maggior rilievo si annovera la partecipazione alla cerimonia di accensione dell’Albero a Piazza Portanova, fulcro delle Luci d’Artista di Salerno, nel 2019, che ha segnato l’inizio del loro Christmas Tour, durante il quale i FFG hanno presentato in anteprima il loro primo inedito dal titolo “Over You”. Il 2020, nonostante la battuta d’arresto causata dalla pandemia mondiale, ha visto i Friends For Gospel impegnati su vari fronti. Innanzitutto attraverso due “virtual choir”, uno dei quali ha ottenuto piu’ di 8 mila visualizzazioni su Facebook (Hai Skype – quarantena song) e contemporaneamente lanciando online, durante il lockdown, una proposta di concerto condiviso aperto a tutte le formazioni corali sul territorio. Tale proposta, accolta con slancio da vari gruppi e appoggiata successivamente dal comune di Salerno, ha visto i FFG impegnati nell’organizzazione nel settembre del 2020 di un bellissimo concerto presso l’Arena Barbuti: numerosi cori venuti da varie città della Campania e una guest dalla Calabria, uniti in musica con il comune obbiettivo di raccogliere fondi per l’Ail Salerno, a favore di un progetto di assistenza domiciliare, molto importante nel periodo di pandemia. Sempre nel 2020, pur con le difficoltà dovute alle restrizioni anti-covid, i FFG hanno registrato in studio il loro primo brano dal titolo “Draw me close”, che doveva far parte di un EP celebrativo dei loro dieci anni di attività musicale. Progetto che, attualmente in stand by, rimane comunque tra le priorità del gruppo, non appena le circostanze consentiranno di portarlo a termine.

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154 spettacoli candidati per il Nid di Salerno

di Monica De Santis

Nel giorno in cui si celebra la danza in tutto il mondo viene annunciata la chiusura definita delle iscrizioni alla Nid (New Italian Dance) Platform 2021, che quest’anno si terrà, come già abbondantemente anticipato in diverse occasioni, a Salerno. In tutto sono 78 le compagnie che si sono iscritte alla sesta edizione che avrà inizio il prossimo 16 settembre e si concluderà il 19 settembre. Saranno, in tutto, 154 gli spettacoli candidati, suddivisi in 102 nella sezione Programmazione (con 30 debutti mancati) e 52 per la sezione Open Studios, al vaglio della commissione artistica, composta da giurati nazionali e internazionali quali Anna Cremonini, Gemma Di Tullio, Elisabetta Riva (Argentina), Claire Verlet (Francia), Mario Crasto De Stefano, Samme Raeymaekers (Norvegia), Paolo Brancalion, Marina Dammacco, e coordinata da Michele Mele per il Teatro Pubblico Campano. La selezione, degli spettacoli che dovranno andare in scena a Salerno terminerà il 16 maggio. La commissione individuerà 10 spettacoli per la sezione Programmazione, e massimo 12 progetti per Open Studios. “La partecipazione di così tanti protagonisti della danza italiana alla call pubblica – sottolinea Alfredo Balsamo, direttore del Teatro Pubblico Campano – rappresenta un tangibile segnale di fermento artistico e grande fiducia nella ripresa”. Il progetto NID Platform è nato nel 2012 dalla collaborazione tra alcune realtà della distribuzione della danza nazionale riunite sotto la sigla RTO, la Direzione Generale Spettacolo del MiBACT e gli enti locali. Ogni anno l’evento si tiene in una città italiana diversa. La scelta della città di Salerno è stata fatta sul finire del 2019. Grazie al sostegno della Regione Campania, l’organizzazione della sesta edizione è affidata al Teatro Pubblico Campano – Circuito Regionale Multidisciplinare, quale partner capofila nominato da RTO.

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Vito Cesaro: “Vi racconto l’amore per il Teatro”

di Gaetano Del Gaiso

Vito Cesaro, è un attore, regista e organizzatore teatrale. Vive a Bellizzi e da anni è il direttore artistico del Teatro Giffrè di Battipaglia, dove oltre ad offrire una stagione per adulti, organizza spettacoli per le scuole e laboratori teatrali. Ma come e quando Vito Cesaro ha deciso di voler intraprendere la carriera di attore e regista teatrale e di cosa, in particolar modo, la convinse, che calcare il linoleum di un palcoscenico avrebbe potuto restituirle tutte quelle emozioni, quelli sensazioni che, illo tempore, avrebbe voluto far proprie della sua persona? “Iniziamo col dire che fu negli anni ’90 che iniziai a muovere i miei primi passi nel mondo del teatro e dell’intrattenimento audio-visivo, a seguito dell’incontro avvenuto con la figlia del ‘Principe’ partenopeo della risata, Liliana De’ Curtis, e con Aldo Giuffrè, della cui compagnia ho potuto beneficiare per diversi anni e col quale mi introdussi al discorso dell’elaborazioni dei testi teatrali, ch’ebbi, poi, modo di approfondire, successivamente, per mezzo delle numerose e proficue collaborazioni occorse con artisti del calibro di Enrico Vaime e Luigi Lunari. Sospinto, poi, dalla curiosità nei riguardi di ciò che comportasse l’investirsi dell’onere di dirigere uno spettacolo teatrale, riuscii ad avviare un sodalizio collaborativo con Vito Molinari, registra televisivo oltre teatrale, che mi portò ad apporre la mia firma in calce a contratti di produzione, in qualità di regista, di spettacoli di artisti della caratura di Carlo Croccolo, ad esempio, oppure di opere liriche, fra cui ricordo con affetto ‘La cavalleria rusticana’ di Pietro Mascagni e l’Aida’ il ‘Falstaff’ di Verdi, che peraltro sono risucito anche a portare all’estero. E ancora, in ambito cinematografico, mia e di Antonino Miele la firma per il cortometraggio ‘Volevo solo vivere – Treno 8017 – L’ultima fermata’, hommage all’omonimo docu-film del 2006 diretto da Mimmo Calopresti sulla strage di Balvano, con Carlo Croccolo nel ruolo di protagonista. Di recente ho poi realizzato un docu-film, in collaborazione con l’IMAIE, che riguarda l’imitatore salernitano Mario di Gilio, divenuto famoso per la sua collaborazione con Totò; il titolo del docu-film è: “A mia insaputa”, e vnata la partecipazione sia di Di Gilio stesso che di Peppino di Capri”. Di cose da raccontare ne avrebbe e certamente una più interessante dell’altra… “Diciamo di sì, visto che di collaborazioni importanti, nel tempo, se ne sono susseguite in gran sporta: Lando Buzzanca, Carlo Croccolo, Maurizio Micheli, Lello Arena, Pipolo, Caludio Insegno, Pino Caruso, Ric e Gian, un corposo parterre artistico con cui posso vantare di aver’ avuto a che fare’, se così si può dire. E ce ne sarebbero pure molti altri, ma adesso, ahimé, non li ricordo tutti”. Come e quando nasce il Teatro Sociale Aldo Giuffrè di Battipaglia? “Il Teatro Sociale Aldro Giuffrè nasce circa tre anni orsono da un’idea di Ilaria Valitutto e del sottoscritto: a seguito della vittoria di un bando indetto dal Commissario prefettizio pro tempore di Battipaglia, ai tempi in cui v’era una terna prefettizia ad amministrare gli affari della cittadina, potemmo fregiarci dell’usufrutto di uno spazio teatrale sino ad allora caduto in disuso che abbiamo provveduto, successivamente, a ristrutturare e ad adeguare alle attività che avremmo voluto offrire ai nostri discenti e al nostro pubblico. Tutt’ora vi sono ancora dei lavori di adeguamento in corso, per i quali abbiamo approfittato di questa ‘pausa’ a cui ci ha costretti lo scoppio della pandemia da Covid-19, tra cui – e di questo sono particolarmente orgoglioso – figurano delle installazione di Live art e di Videomapping che occorrono alla realizzazione di un progetto molto interessante che interessa non soltanto il nostro teatro, inteso proprio come luogo fisico in cui assistere agli spettacolo, ma anche la comunità del piccolo borgo montano cilentano di Roccagloriosa”. E di che progetto di tratta? “Si tratta, in pratica, della messinscena de ‘Il carro di Dioniso” di Ettore Romagnoli, opera scritta dal grecista e letterato romano nei primi anni ’30 del ‘900, per la quale abbiamo, innanzitutto, coinvolto l’ex Miss Italia 1996 e adesso attrice e regista teatrale Denny Mendez, che vestirà i panni della principessa Asteria, figlia di Anticlo, principe di Gela, e, in secondo luogo, immaginato, quale luogo per la sua rappresentazione, gli scavi archeologici del comune di Roccagloriosa, nel Parco Nazioanle del cilento e del Vallo di Diano, in provincia di Salerno, risalenti al IV secolo a.C., quindi, alle ultime evidenze campane delle civiltà etrusco-sannitiche prima dell’avvento delle comunità balcaniche che ne spinsero i confini sempre più a nord. Grazie a queste installazioni di Live Art e di Videomapping, potremo offrire a coloro che non potranno raggiungerci a Roccagloriosa, tutte le suggestioni offerte dal parco all’interno degli ambienti del Teatro Sociale di Battipaglia. Non nascondo di essere particolarmente orgoglioso di questo progetto”. E’ un progetto di valorizzazione davvero molto interessante, specie perché teso alla valorizzazione non soltanto dell’opera di uno dei più importanti fiologi del XX secolo, ma anche del patrimonio culturale, naturale e paesaggistico di uno degli agglomerati urbani montani più suggestivi del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Ma, quello che riguarda ‘Il carro di Dioniso’ è il solo lavoro che vi ha tenuti impegnati in questo perioro di ‘fermo amministrativo’? “Diciamo di no, anche perché stiamo preparando un format davvero molto particolare dal nome ‘La famiglia Verde’, che, in buona sostanza, è una sit-com recitata in teatro che consta di quattro episodi della durata, più o meno, di un’ora ciascuno, cui si potrà assistere sia dal vivo, sia sui nostri profili social, dove questi episodi verranno riproposti in brevi frammenti di circa 15-20 minuti, sia in differita su di un canale satellitare con cui, in questi giorni, stiamo chiudendo un contratto di distribuzione. Questa produzione, unitamente a moltissime altre produzioni originali e non, sarà incluso nel nostro palinstesto di attività per il cartellone 2021-2022”.

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Francesco Serra, sbanca il web

di Monica De Santis

Francesco Serra, è un cantautore nato e cresciuto ad Agropoli. Qui tra scuola, mare e amici ha iniziato a studiare batteria e solfeggio con vari maestri, crescendo negli anni ha frequentato anche seminari e stage musicali, entrando, dopo aver superato brillantemente l’audizione, al corso “Professione Turnista Studio & Live”, svoltosi alla scuola di musica C.I.A.C. di Roma, dove l’accesso era per soli 10 allievi e dove diverrà allievo scelto di Lele Melotti. Oggi dopo il successo del brano “Questo pensiero d’amore” cantato in duetto con Viola Valentino, e con il quale ha ottenuto oltre 430 mila view su Youtube, continua a ricevere apprezzamenti da un pubblico eterogeneo da tutto il mondo e anche da grandi cantautori italiani sulla sua pagina Facebook ufficiale e su tutti i suoi social. Al suo attivo Francesco Serra ha oltre 800.000 follower, più di 10 milioni di view sui suoi video e oltre 1 milione di stream su Spotify. Numeri che continuano a crescere anche in vista dell’uscita per l’estate 2021 di un nuovo singolo con nuove sonorità urban che sicuramente lascerà il segno. Come detto la sua carriera di musicista inizia da piccolissimo e crescendo, come batterista inizia a svolgere un’intensa attività di turnista, sia in studio, per diverse etichette discografiche indipendenti, che sul terreno del live. Ha suonato in molte e apprezzate formazioni di vario genere musicale, comprese Big Band, in rinomati locali e pub, in spettacoli e show nelle piazze italiane, anche con musicisti e artisti internazionali. Con alcuni di loro ha preso parte ad importanti concorsi e festival nazionali, come: Castrocaro, Sanremo Rock, Area Sanremo etc.. Ha partecipato a molti programmi televisivi e radiofonici, ha suonato al M.E.I. di Faenza (Meeting delle etichette indipendenti), ha collaborato con cantanti partecipanti ad X Factor ed è stato batterista in tournée per la cantante Lena Biolcati. Ha partecipato a manifestazioni musicali e canore come giurato e come consulente artistico, guadagnando una discreta fama di stimato insegnante di batteria, nonostante la giovane età. Le tematiche affrontate nelle canzoni spaziano dall’amore a temi sociali caratterizzati da un sound pop/rock moderno ed internazionale, nato dalle sue esperienze all’estero. I videoclip delle sue canzoni ottengono milioni di visualizzazioni. Apprezzato dal popolo dei social con oltre 800.000 follower viene soprannominato “Campione del web”. Il cantautore con il singolo “Sei quella giusta”, viene inserito insieme ad altri artisti tra i quali, Tiromancino, Mario Venuti, Tazenda, Cristina Donà e Levante nella compilation di San Valentino 2016 pubblicata da Believe. Sempre nel 2016, il videoclip del singolo “Il mio sole sei te” che ha raggiunto le 500.000 visualizzazioni, viene scelto per essere la sigla di chiusura di tutte le puntate della quarta edizione del talent “A Voice for music” in onda sul canale Nuvolari. Il 5 Gennaio 2017 vince il “Premio Paolo Serra”. In attesa del nuovo progetto a giugno 2021 esce il singolo che lo anticipa.

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Valentina Mustaro presenta la sua “Ribalta”

Gaetano Del Gaiso

Valentina Mustaro è dal 2012 la dirigente artistica del Teatro La Ribalta, nome dell’omonima compagna fondata nel 2003, quando aveva solo 16 anni. “Beh, diciamo che tale asserzione è vera solo in parte quanto sì, ho fondato la compagnia del La Ribalta da giovanissima, ma è anche vero che, almeno nelle fasi iniziali, sono stata aiutata tantissimo dai miei genitori in tutto ciò che riguardasse la gestione economica e amministrativa della compagnia”-. Nonostante ciò, pare che lei avesse, già allora, le idee molto chiare circa il percorso professionale che avrebbe voluti intraprendere? “Vero in parte anche questo: dovete sapere, infatti, che quella per il teatro è una passione che coltivo sin da quando ero una bambina non più alta di un soldo di cacio. C’è un aneddoto, in particolare, che mi piace spesso ricordare e che, a sua volta, mi è stato tramandato da mia madre e da mio padre, e che ci riporta indietro all’epoca in cui avrei dovuto affrontare il mio esame di V elementare, quello propedeutico al passaggio alle scuole secondare superiori di I grado e che adesso, praticamente, non c’è più o, almeno, è stato sostituito dalle prove Invalsi: per rilassarmi, decisi di voler guardare qualcosa alla TV e, al contrario di quanto ci si possa immaginare, anziché distendermi sottoponendo il mio intelletto alle velleità concettuali tradizionalmente offerte da un cartone animato, ad esempio, tirai fuori il mio VHS di “Otello” e lo guardai tutto, da cima a fondo. Se a questo, poi, aggiungiamo il fatto che ogni pretesto, ludico o formativo che fosse, era buono per imbastire una rappresentazione teatrale, con tutti i limiti del caso, chiaramente, credo possiate, a questo punto, a ver traccaito bene il profilo della mia ossessione per il teatro in tutte le sue forme”. Lei ha un curriculum formativo e professionale di tutto rispetto: laureata in ‘Regia teatrale e conduzione di gruppi teatrali’ all’universita degli Studi di Roma Tre, laurea specialistica come ‘Educatrice professioale e coordinatrice di servizi socio-sanitari’, un master di I livello in ‘Artiterapie: metodi e tecniche di intervento in ambito educativo e riabilitativo’, sempre conseguito presso l’Università degli Studi di Roma Tre; e ancora stage formativi presso Gary Brackett (Living Theatre), Claudio Spadola (per la Biomeccanica di Mejeerchol’d), Michele monetta (mimo e linguaggio corporeo) e Michael Znaniesky (Centro di movimento). E la lista prosegue ancora copiosa e inenarrabile… “Ricordate quando vi ho parlato della mia ossessione per il teatro? Ahah – ride. diciamo pure che mi sono data da fare per poter fare in modo di trasformare la mia passione in una preziosa opportunità di realizzazione professionale ed esistenziale. Quando ero a Roma mi sono sottoposta a ogni genere di fatica per mantenere me e i miei studi e, nonostante ciò, ogni quiondi giorni trovavo il tempo di tornare giù, a Salerno, per assistere alle prove della neofita compagnia per quei pochi spettacoli che riuscivamo a metter su nel corso dell’anno. Completati gli studi e ottenuti alcuni risultati professionali piuttosto soddisfacenti, mi trovai dinanzi a una scelta che prevedeva, da un lato, la prosecuzione dei miei studi essendomi state aperte le porte per un dottorato di ricerca sempre presso l’universita degli Studi di Roma Tre; dall’altro, proseguire il mio cammino con la Compagnia dl Teatro La Ribalta e trasformarla da una compagnia a matoriale quale foss, in una compagnia professionale con cartelloni ben più ricchi di quelli presentati sino ad allora. Ancora una volta, credo possiate immaginare cosa accadde, perché altrimenti non saremmo qui a fare questa intervista”. La vostra offerta non si limita soltanto alla produzione di spettacoli teatrali editi e inediti, ma anche alla formazione delle nuove leve dell’esercito’ di Melpomene e alla sensibilizzazione dei più giovani per ciò che riguada il teatro e le sue complesse dinamiche attuative? “Sì. Esistono due progetti paralleli di teatro-scuola che si chiamano ‘Il teatro va a scuola’ e ‘La scuola va a teatro’. Col primo, proponiamo agli istituti ai quali ci rivolgiamo, spettacoli editi e inediti che rappresentiamo all’interno degli spazi scolastici anche liddove le scuole che ci ospitano non dispongono di un teatro vero e proprio in cui allestire le nostre rappresentazioni. Che sia un atrio spazioso, un’area verde di modeste dimensioni, un’aula inutilizzata poco importa: noi ci mettiamo la nostra professionalità e i ragazzi la loro attenzione per il puro scopo di essere intrattenuti e, nel migliore dei casi, istruiti, in maniera diretta e indiretta, su concetti come quello della diversità, del pregiudizio, della libertà, del coraggio, dell’inclusione sociale. Col secondo, l’offerta è praticamente la medesima con la sola differenza che siamo noi stessi ad ospitare le scuole presso la nostra struttura”. Con un parterre di offerte consolidato quale il vostro, la pandemia sia stato un boccone amaro da mandare giù? “E’ proprio così, anche se siamo riusciti a limitarne i danni e ad arginare le conseguenti perdite con attività come teatro a distanza, per le quali abbiamo chiesto anche a non attori di cimentarsi in monologhi che abbiamo registrato e pubblicato sui nostri profili social. Mentre, nell’ultimo periodo, ci siamo dedicati a una sorta di format televisivo che è ‘Live: non è La Ribalta’, a cadenza quindicinale, per il quale organizziamo dei veri e propri simposi digitali in cui parliamo di teatro insieme ad alcuni esponenti delle compagnie che avrebbero dovuto rappresentare i propri spettacolo presso la nostra struttura per la stagione 2020-2021”. Avete altri progetti in cantiere per il prossimo futuro? “Beh, ovviamente speriamo che questa sia la volta buona in cui i teatri avranno la possibilità di poter esercitare le proprie attività a pieno regime; per cui, oltre a focalizzarci, in maniera articolare, sulle produzione destinate ai bambini – la prossima settimana, ad esempio, torneremo con “Alice nel paese delle meraviglie”, vorremo riuscire, finalmente, a portare in scena la nostra visione, in stile Commedia dell’Arte, de ‘La Mandragola’ di Niccolò Machiavelli”.

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Sanguineti: scuola, cerchio e cielo del Sole

“Quando sono nato mio padre non era ancora laureato, non aveva un lavoro e né tanto meno aveva intenzione di mettere al mondo un bambino. Egli fu sostanzialmente obbligato da mia madre e ne è stata testimonianza la sua rivelazione nei miei confronti in cui, per l’appunto, egli affermava di non volere un figlio.” Parole, quelle di Federico Sanguineti, che per quanto possano sembrare apparentemente colme di dispiacere sono espresse con un sentimento quasi frigido, a testimonianza -probabilmente- del rapporto non sempre roseo con la figura paterna. Sanguineti, difatti, mette in luce i propri ideali, affermando di non essere conformi a quelli del padre Edoardo e manifestando un’indubbia libertà di espressione che, pur essendo minimamente influenzata dallo stile del padre, risulta essere particolarmente peculiare. Ad oggi Federico Sanguineti è filologo e accademico presso l’Università di Salerno e autore di diversi libri, ultimo dei quali “Le parolacce di Dante Alighieri”, opera di cui si è potuto discutere quest’oggi in compagnia proprio dell’illustre autore torinese, il quale si è prestato alle numerose domande poste da parte degli studenti di diversi istituti scolastici salernitani. All’interno della propria opera l’autore ha sottolineato con enfasi la molteplicità dei temi presenti, i quali vengono trattati attraverso un’accurata analisi della celeberrima Divina Commedia di Dante Alighieri. Sanguineti, difatti, si presenta affermando di non essere intenzionato a tenere una lezione, ma di voler interpretare e riflettere, insieme agli studenti, sulle parole della Divina Commedia. A tal proposito l’autore pone un’ulteriore riflessione circa il metodo di insegnamento attuale, richiamando a sé un’affermazione fatta da Dante nella Monarchia il quale affermava che l’essere umano vive sulla Terra spinto dalla propria fame di conoscenza e dalla propria curiosità; tuttavia la curiosità dell’uomo deve stimolare alla ricerca di novità e non alla ripetizione in modo meccanico di un sapere già noto. I sapienti, inoltre, non sono in grado di insegnare e hanno il solo compito di apprendere. Sanguineti, dunque, alludendo alle parole del Sommo Poeta, critica l’istituzione scolastica dei giorni nostri, affermando la necessità di una scuola identificata come luogo di ricerca comune e non di trasmissione del sapere, dove studenti e insegnanti collaborano unanimemente per lo stesso scopo, riducendo le nozioni teoriche e applicando al contempo un insegnamento pratico maggiormente incisivo. Dante, dunque, può essere concepito come un poeta innovatore, che stravolge le convenzioni del Trecento attraverso una visione progressista. Egli, difatti, oltre che a sostenere un metodo di insegnamento innovativo, introduce per la prima volta nella storia l’immagine di un angelo donna attraverso la figura di Beatrice, suscitando scalpore. Nel Paradiso, inoltre, Dante mostra l’inesistenza della proprietà privata, criticando quella che era l’avidità della società borghese dell’epoca e anticipando, dunque, il Comunismo di Marx. Sanguineti, illustrando, i vari aneddoti citati all’interno della Commedia invita gli studenti a riflettere circa la critica di Dante verso le convenzioni sociali del Trecento, le quali si riflettono, tuttavia, ancora oggi. Non a caso la Divina Commedia è considerata una vera e propria enciclopedia del pensiero, la quale –come afferma Sanguineti- non va studiata, bensì interpretata, traendone profitto per migliorare un mondo che per quanto possa essere all’avanguardia, risulta ancora legato a convenzioni e limiti sociali di un’epoca ormai troppo lontana. Per rivedere l’incontro cliccare sul link: https://www.youtube.com/watch?v=TYfT6wlvje0&t=116s

Michele De Prisco

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Salerno Letteratura ricorda Montale

di Monica De Santis

“Il Covid e il coprifuoco non devono fermare la cultura”… Partendo dalle parole rilasciate nel corso di un’intervista, al nostro giornale, dall’Assessore Antonia Willburger, possiamo finalmente dire che a Salerno sta ripartendo la cultura. E ripartirà con Salerno Letteratura il più grande festival letterario del Sud che prenderà il via il 18 giugno e che quest’anno sarà dedicato ad Eugenio Montale a quarant’anni dalla sua morte. Nove giorni a cui parteciperanno scrittori, musicisti, attori e artisti italiani e stranieri. A presentare l’edizione 2021 è stata l’ideatrice e direttore organizzativo della manifestazione Ines Mainieri, che con il suo staff ha progettato un’edizione molto particolare del festival. Anche per questa edizione saranno oltre 100 eventi previsti in cartellone con ospiti di altissimo profilo, a cominciare da Olga Tokarczuk, scrittrice Premio Nobel per la Letteratura, a Jhumpa Lahiri, Premio Pulitzer, da Alessandro Baricco a Erri De Luca. Ed ancora tra gli ospiti protagonisti della musica, del teatro e del cinema come Nada, Moni Ovadia, Lino Guanciale e Sabina Guzzanti. Ma l’elenco degli ospiti è ancora lungo. Vanno segnalate anche la partecipazione di André Aciman, Jonathan Coe, Hanif Kureishi, Benjamin Labatut, rivelazione della letteratura internazionale, Guillermo Arriaga; popolari autori italiani come Dacia Maraini, Nicola Lagioia, Lidia Ravera, Daria Bignardi; grandi scienziati come Guido Tonelli e Antonella Viola; l’omaggio a Lucio Dalla di Gino Castaldo e Ernesto Assante, Ezio Mauro, Francesca Mannocchi, Giovanna Pancheri, Filippo Ceccarelli e Gabriele Romagnoli, Eva Cantarella, Ivano Dionigi, Nadia Fusini, Vera Gheno, Giovanni Bietti, Luigi Manconi e Luciano Violante. Il titolo dell’edizione, Le Occasioni, sta a indicare la vera natura di un grande festival: non solo un contenitore di eventi, ma un propulsore, un continuo innesco di “occasioni” culturali su un territorio. Occasioni, intanto, di lavoro: tanto più durante una crisi sanitaria che ha costretto moltissimi artisti a fermarsi. Ma occasioni intese anche come opportunità di collaborazione fra figure diverse, di dialogo, di relazione. Salerno Letteratura quest’anno si moltiplica: diventa laboratorio di creazioni, producendo performance e spettacoli che nascono a e per Salerno Letteratura, e che poi saranno portati in giro per l’Italia avendo come partner produttivo il festival. E poi il programma si amplia: alle storiche sezioni di narrativa italiana e straniera, agli spettacoli dal vivo, al Premio Salerno Libro d’Europa, che coinvolge le voci giovani più interessanti della letteratura europea, si aggiunge quest’anno SalernoFilosofia una vera e propria costola “filosofica” del festival, derivata dalla volontà di incrementare le occasioni per riflettere sul nostro tempo e accentuare la sfida del pensiero che sempre deve essere un grande evento culturale. Si confermano la Summer School, lo spazio di formazione per i giovanissimi, e il rapporto con il Premio Strega, che presenterà al pubblico gli autori della cinquina in uno dei primi appuntamenti pubblici in assoluto dopo la proclamazione. Quest’anno, poi, il rapporto con il pubblico sarà cementato da flash mob e performance estemporanee, con l’intento di attingere a un patrimonio creativo che ha visto Salerno essere, in stagioni più o meno lontane, un luogo di effervescenza artistica e con l’obiettivo di ampliare il più possibile la platea, raggiungendo anche i più distratti.

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“Forlì musica” inizia dal flauto di Andrea Oliva

di Olga Chieffi

Il 12 aprile scorso è ufficialmente nata Forlì Musica Aps, evoluzione naturale dell’importante esperienza artistica ed umana che, sin dal 2011, ha visto collaborare le associazioni Bruno Maderna e Amici dell’Arte. Questa fruttuosa amicizia ha consentito la realizzazione di stagioni musicali di grande rilievo, animate dalla presenza di alcuni tra i più importanti musicisti a livello nazionale ed internazionale, e di innovativi progetti di educazione e formazione musicale rivolti ai giovani . La nuova Forlì Musica intende farsi carico di questa importante eredità per continuare a far vivere, con rinnovato slancio e rinnovate ambizioni, il sogno comune di diffondere ovunque l’amore per la musica e la cultura. Consapevoli delle sfide che ci attendono: ForlìMusica nasce infatti in uno dei periodi più difficili per la vita culturale del nostro paese; per i musicisti, che lavorano, per il pubblico con cui condivide quelle emozioni intense che solo la musica riesce a trasmettere , per il mondo dei lavoratori dello spettacolo in forte sofferenza, a causa dell’emergenza sanitaria tutt’ora in corso. La nascita di ForlìMusica rappresenta, quindi, per noi una straordinaria testimonianza della resilienza del nostro territorio e del mondo della cultura, i quali si dimostrano capaci, grazie ad un incredibile mix di fantasia e professionalità, nel mezzo delle difficoltà del presente, di immaginare e progettare il futuro. Si vuol, dunque festeggiare questi importanti traguardi e celebrare la ripartenza della musica dal vivo dopo i durissimi periodi di lockdown avvenuti nel 2020 e nel 2021, una festa alla maniera di ForlìMusica, con un programma che coniuga la valorizzazione dei giovani con la sempre alta qualità dei solisti invitati a collaborare con l’Orchestra Maderna e ospitati a Forlì. La primavera musicale di Forlì, allestita da Danilo Rossi, in qualità di direttore artistico, sarà inaugurata, il 29 aprile, alle ore 19, dal flautista Andrea Oliva, virtuoso e primo flauto dell’Orchestra di Santa Cecilia di Roma, in duo con la pianista Marta Cecini nella splendida cornice dell’Abbazia di San Mercuriale. Programma godibilissimo che passa dalla Sonatina di Gaetano Donizetti, ai 5 pezzi facili di Rota, sino alla Barcarola & Scherzo di Casella, per chiudere il primo set con Il pastore svizzero di Morlacchi. Pagine di alto spessore e virtuosismo impreziosiranno il secondo tempo, a cominciare dal Cantabile & Presto di George Enesco, Le merle noire di Olivier Messiaen, sino alla Suite Antique di John Rutter e la Ballade di Frank Martin che coniugando con una straordinaria espressività, una sensazione di inesausta energia ottenuta con lunghi crescendo costruiti non solo con la dinamica, ma con l’intensificazione ritmica e la direzione melodica verso l’acuto, chiude splendidamente questa riflessione sul Novecento. La primavera di ForlìMusica vede in programma anche la diciassettesima edizione de l concorso “Adotta un Musicista”, in programma dal 30 aprile al 2 maggio 2021 e riservato a musicisti in erba, entro i 16 anni di età. Al fine di sostenere economicamente i nostri musicisti, e per affermare il valore che per la direzione hanno la musica e l’arte tutta, ha deciso che il concorso si terrà in presenza, e con tutte le precauzioni sanitarie necessarie, per dare la possibilità ai giovani musicisti di vivere questa esperienza al meglio. La prova finale del 2 maggio e la premiazione che, come previsto dal concorso, si svolgeranno presso il Teatro Diego Fabbri di Forlì con la partecipazione dell’Orchestra Maderna, quest’anno includerà un’importante verrà trasmessa in diretta da Teleromagna dalle ore 17.00 e presentata da Francesca Leoni. Sarà possibile, inoltre, visionare lo spettacolo online gratuitamente sul sito www.forlimusica.it. La rassegna primaverile si concluderà il 24 maggio al Teatro Diego Fabbri di Forlì dove l’orchestra giovanile Orcreiamo suonerà, oltre al repertorio classico, tre opere prime realizzate da altrettanti giovani compositori nell’arco di tre residenze artistiche svoltesi a partire da novembre 2019. Orcreiamo, progetto vincitore del Bando Siae PerChiCrea 2019, nasce dalla volontà di ForlìMusica, con la collaborazione del Conservatorio di Cesena, di guidare i giovani talenti alla co-creazione di opere prime; di ampliare l’offerta di opportunità per i giovani musicisti, di permettere ai giovani di suonare in un’orchestra professionista, e arricchire l’offerta musicale del territorio. Un progetto unico nel suo genere dove sono coniugate esperienze lavorative in orchestra sotto la guida di esperti tutor e l’esecuzione di composizioni contemporanee in prima esecuzione assoluta.

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Il Dante di Sanguineti per le nuove generazioni

di Olga Chieffi

Stamane una Tempesta spazzerà via secoli di incrostazioni, sedimentazioni, tradizioni sullo studio dell’opera dantesca. Dalle 10,20 alle 11,20, infatti, il filologo Federico Sanguineti, dialogherà in diretta sui nostri canali social Facebook, https://www.facebook.com/lecronachequotidiano e YouTube https://www.youtube.com/channel/UCJaOrPcGFKLxjQWMMDaiM4g, con gli studenti dei licei “Torquato Tasso”, “Francesco De Sanctis”,“Giovanni da Procida” e “Alfano I” di Salerno, unitamente al “Renato Caccioppoli” di Scafati, co-organizzatore dell’evento e al liceo “Galizia” di Nocera Inferiore, e con tutti i nostri lettori, prendendo quale “Launching pad” per dirla con Duke Ellington, la sua ultima opera “Le parolacce di Dante”, in libreria per le edizioni Tempesta, con la prefazione affidata a Moni Ovadia. Un agile volumetto pubblicato in occasione dell’anno celebrativo del DCC anniversario della morte dell’Alighieri e del centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano. Sono 14 i capitoli, in scrittura chiara e comunicativa, in ossequio all’onestà intellettuale che contraddistingue l’autore, attraverso cui si snoda la storia e l’analisi della “parolaccia”, dalla Bibbia in poi, passando per il “Manifesto del partito comunista” di Karl Marx e Friedrich Engels, ovvero della sua anticipazione nella Commedia di un’Italia serva e borghese. Gli studenti saranno “iniziati” allo stile di Federico Sanguineti, che è un approccio all’opera, è un incrocio tra il porsi “vergine” al cospetto della pagina, ma allo stesso tempo, lascia trasparire un lavoro di ricerca e deduzione intensissimo. Il messaggio lanciato sarà quello di non sottostare a quella concatenazione di sistemi e imposizioni, blocchi marmorei, sotto cui aggobbire, ma far ricerca e interpretazione in prima persona, d’ispirazione e immediato riferimento. Un metodo, secondo il quale ciò che rimane nascosto non stabilisce il limite e lo scacco dell’interpretazione, ma ne costituisce il terreno fecondo, ove, qui, un nuovo modus può fiorire e svilupparsi. In quest’ opera, inserita nella collana della casa editrice “Filologia minima essenziale”, caratterizzata da una sintesi stringente e una scrittura semplice e per “sottrazione”, l’invito è quello di ricominciare dalla pagina dantesca, in difesa della sua bellezza, e ancora, verificare, immaginare, scegliere, analizzare, ideare per conseguire nuove folgorazioni e meraviglie inaudite e nuovi spegnimenti angosciosi, in un avvicinarsi, tendere, aspirare continui a qualcosa che mancherà, che non si otterrà.

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