Chi divide un materasso e chi vola con l’hi-tech: le falle nello sviluppo cinese

Prima volevano “sdraiarsi”. Ora, per alcuni giovani cinesi, per riuscirci bisogna addirittura condividere il letto. Il tang ping, letteralmente “stare sdraiati”, era diventato qualche anno fa la formula con cui una parte delle nuove generazioni provava a sottrarsi alla corsa per il lavoro, la casa e il successo. Una rinuncia in parte volontaria alla competizione permanente. Col nuovo fenomeno del bed sharing ci si sdraia invece per riuscire a restare nella gara spendendo meno.

I giovani devono convivere con una nuova precarietà

A luglio, l’hashtag “condividere un letto è una difficoltà che va oltre la mia comprensione” ha superato 14 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma social Weibo. Su Douyin, il TikTok “originale”, i contenuti collegati sono arrivati a quasi 40 milioni. Una ricerca su Xiaohongshu, il social conosciuto all’estero come RedNote, restituiva decine di migliaia di post. C’è chi divide una stanza con più persone, chi affitta un letto a turni perché lavora su orari opposti rispetto al coinquilino, chi condivide addirittura lo stesso materasso per abbassare ulteriormente il costo dell’affitto. Una pratica ancora marginale rispetto ai circa 260 milioni di affittuari cinesi, ma abbastanza diffusa da essere diventata oggetto di un dibattito nazionale e un’ulteriore fotografia delle difficoltà economiche di una parte della “generazione urbana”. Il punto non è il risparmio in sé. È il motivo per cui quel risparmio diventa necessario. Nelle grandi città gli affitti continuano ad assorbire una quota rilevante degli stipendi, mentre il mercato del lavoro resta più fragile rispetto al passato. I giovani si confrontano con salari meno dinamici, una diffusione crescente di impieghi temporanei o legati alle piattaforme digitali e aspettative molto più caute rispetto alla generazione che li ha preceduti. Ridurre anche di poche centinaia di yuan la spesa mensile significa costruire un piccolo margine di sicurezza contro la possibilità di perdere il lavoro o affrontare una spesa imprevista.

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(foto di Unsplash).

La laurea non garantisce più stipendi alti e stabilità

Il letto condiviso arriva dopo una lunga sequenza di termini che hanno accompagnato il cambiamento delle aspettative delle nuove generazioni. Prima, come accennato, era virale il tang ping, lo “stare sdraiati”, come rifiuto della competizione permanente. Poi è arrivato il bai lan, il “lasciar marcire”, che esprime una forma ancora più radicale di disillusione. In mezzo il neijuan, l'”involuzione”, diventato il simbolo di una competizione sempre più intensa che produce rendimenti sempre più bassi. Il bed sharing non descrive però un atteggiamento culturale, ma una strategia di adattamento economico. Quasi una questione di sopravvivenza, mentre molti degli oltre 12 milioni di laureandi sfornati ogni anno guardano al futuro con inquietudine. Il passaggio è significativo. Per decenni il patto implicito della crescita cinese prometteva che studiare di più, lavorare di più e trasferirsi nelle grandi città avrebbe quasi inevitabilmente prodotto una vita migliore di quella dei genitori. Ora il titolo universitario non garantisce più quella traiettoria. Il settore immobiliare non offre più la stessa certezza di accumulazione patrimoniale. Il privato non garantisce stabilità. A gennaio, quasi 3,7 milioni di persone hanno partecipato a un concorso per poco più di 38 mila posti nella funzione pubblica. Dopo gli anni delle Big Tech e dell’imprenditorialità privata, torna il fascino delle cosiddette “ciotole di riso di ferro“: stipendio più basso, ma posto stabile e protezione dalle oscillazioni del mercato. La stessa ricerca di sicurezza aiuta a capire perché dividere non sia solo una curiosità da social network. Le poche centinaia di yuan risparmiati diventano una mini assicurazione contro un possibile licenziamento, una malattia, qualche mese senza stipendio. In un sistema di welfare ancora meno generoso rispetto a molte economie avanzate, l’incertezza sul reddito spinge le famiglie a proteggersi aumentando il risparmio precauzionale. È esattamente il contrario di ciò che Pechino vorrebbe ottenere quando chiede di rafforzare i consumi interni.

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File per i concorsi statali in Cina (Ansa).

La Cina corre, il consumatore molto meno

Il paradosso emerge ancora meglio guardando l’altra metà dell’economia cinese. Perché mentre qualcuno divide il letto, altrove la Cina corre. E in alcuni settori lo fa molto rapidamente. Nel primo semestre del 2026 15 delle 31 economie provinciali hanno superato la crescita nazionale del 4,7 per cento, 16 sono rimaste sotto. Nelle province che crescono si concentrano i settori dei chip, della robotica, dei veicoli elettrici e dell’intelligenza artificiale, oltre alla finanza. Quelle che rimangono indietro sono invece più esposte al mattone, all’industria pesante e ai settori tradizionali. La provincia orientale dell’Anhui è forse l’esempio migliore della Cina che Xi Jinping vorrebbe costruire. Nel primo semestre, la produzione high-tech è aumentata del 44,6 per cento, quella automobilistica del 29 per cento. Le esportazioni sono cresciute del 37,6 per cento, quelle tecnologiche del 78,3 per cento. Le vendite di automobili all’estero sono più che raddoppiate. Numeri da boom industriale. Nello stesso periodo gli investimenti immobiliari della provincia sono però crollati del 33,7 per cento e le vendite al dettaglio sono aumentate appena dell’1,6. La nuova Cina corre. Il suo consumatore molto meno. E, anzi, spesso è costretto a condividere il letto. Il nuovo Piano Quinquennale 2026-2030 prova a dare delle risposte al problema. Per ridurre gli squilibri, si prevedono riforme su sanità, assistenza agli anziani, politiche per la natalità, servizi pubblici e maggiore sicurezza del reddito. Sin qui, però, le risorse restano concentrate soprattutto nei settori strategici. Secondo diversi analisti, servirebbero interventi più strutturali. Gli incentivi possono anticipare una spesa, sì, ma intervenire per esempio sul welfare modifica in modo stabile le aspettative con cui le famiglie decidono quanto conservare per il futuro.

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Lo skyline di Shanghai (Ansa).

I benefici del boom dell’IA non ricadono sulle nuove generazioni

In sostanza, il modello di sviluppo cinese si sta spostando dal mattone alla tecnologia senza aver ancora trasferito abbastanza reddito e sicurezza alle famiglie. Le «nuove forze produttive» (mantra di Xi) rafforzano lo Stato nella competizione internazionale, ma non eliminano la vulnerabilità di chi vive di salari bassi, contratti a chiamata o lavoro sulle piattaforme digitali della brulicante Gig economy. Per risolvere i propri squilibri, la Cina ha bisogno di distribuire i benefici della trasformazione oltre i poli industriali e le imprese strategiche. Un problema comune anche ad altre economie dell’Asia orientale, a partire da Taiwan e dalla Corea del Sud, dove i benefici del boom dell’intelligenza artificiale non ricadono sulla popolazione più giovane. Almeno per il momento, la distanza tra chi produce le tecnologie del futuro e chi divide un letto per sbarcare il lunario sembra invece ampliarsi.