Matteo Salvini «sta perdendo il partito». «Ormai è finito». Sono tra i messaggi più ricorrenti che girano ai piani alti dei palazzi di governo occupati dagli alleati di centrodestra.
La mina Vannacci sulla leadership leghista
Dato al capolinea più di una volta, dal Papeete al sorpasso di Forza Italia, il segretario leghista ha sempre mostrato una tenacia incredibile, ed è stato capace di mantenersi al timone della Lega anche quando le acque erano veramente in tempesta. Ma, davanti al rischio di esser sorpassato da colui che ha fatto entrare dalla porta principale nel partito, il generale Roberto Vannacci, Salvini sembra aver esaurito tutte le ruote di scorta e anche i mezzi a pedali. E la domanda che tutti si pongono nel centrodestra è: riuscirà ad arrivare in sella alle elezioni politiche del prossimo anno?

Per la prima volta su Salvini tira aria di ramazze
Non che l’altro vicepremier, l’azzurro Antonio Tajani, sia messo molto meglio, commissariato dai figli di Silvio Berlusconi e oscurato in politica estera dalla premier Giorgia Meloni. Ma sembra ormai chiaro che Marina B. prediliga la stabilità e non voglia grandi scombussolamenti al vertice di FI prima delle elezioni. Invece, nel partito che fu di Umberto Bossi, attorno all’ex capitano per la prima volta tira davvero aria di ‘ramazze’. Le uscite di parlamentari a cadenza quasi settimanale verso Futuro Nazionale, la discesa lenta e inesorabile come una goccia cinese nei sondaggi e il caos strategico, oltre che comunicativo, lo rendono debole come non mai. Non consolano neanche gli amati social, dove i commenti ai post sono spesso una sequela di insulti. E non può sempre intervenire la fidanzata Francesca Verdini a difenderlo, come fatto sul prato di Pontida dopo il funerale di Bossi, quando gridò «cafoni» ai militanti che chiedevano al capo di riavere la Lega. I commenti restano lì, lividi, spesso impietosi. Così come il numero dei presenti ai comizi e alle feste al Nord (sempre meno ne riesce a organizzare il partito).

La trattativa in salita per nominare Zaia vicesegretario
Ed è impietoso soprattutto il confronto con gli afflussi oceanici agli eventi organizzati dal generale. Persino i quotidiani del gruppo del leghista Angelucci riportano sondaggi sull’apporto in consensi che arriverebbe da un maggior coinvolgimento di Luca Zaia nella Lega. Alcuni parlano di un documento pronto con la richiesta di congresso da presentare al ritiro di partito che si dovrebbe tenere il primo fine settimana di luglio. La trattativa per nominare Zaia vice è complicatissima, perché quest’ultimo vuole garanzie su tutto: fondazione di un partito ‘nordista’ nel partito, autonomia sulle liste e sulla gestione della campagna elettorale. E poi il doge è abituato a comandare. «E allora, Matteo, cosa aspetti?», è il ragionamento di molti. «Indebolito dall’animale politico che tu stesso hai creato, davvero pensi di portare la Lega a fondo con te? Stai lì a raccontarci che sei tu che stai lavorando al lancio della nuova fase, con Zaia, Massimiliano Fedriga e Giancarlo Giorgetti. Ma la verità è che si tratta di una proposta allo stato vuota», almeno per come è stata illustrata mercoledì nel ‘vertice’ segreto a Roma con gli interessati. Non molto di più di una foto di gruppo. È tutto qua il progetto per ‘salvare’ la Lega?

Bossi e la parabola di Re Salomone
Ed ecco che per la prima volta si torna a sentir aria di scope, come nell’aprile 2012. Allora, alla Fiera di Bergamo, le scope per umiliare il fondatore le aveva portate proprio Salvini. Le lacrime di Bossi, travolto dalle indagini sui rimborsi elettorali irregolari e umiliato sul palco, furono catartiche per un partito che si doveva salvare dallo scandalo. Bossi che era Bossi – il capo per tutti, fondatore, anima e cuore della Lega – non si rassegnò. Costretto alle dimissioni, non si diede pace fino al minuto prima dell’elezione di Roberto Maroni, il primo luglio 2012, al Forum di Assago. In una saletta aveva parlato a lungo con Roberto Castelli e l’allora moglie, Sara Fumagalli, fervente cattolica. Salito sul podio, in camicia verde, il Senatur prese parola per raccontare la parabola di Re Salomone. Due madri si contendevano lo stesso neonato, narra la Bibbia. E per scoprire la verità, il re ordinò di dividere il bambino in due. La vera madre preferì cederlo pur di salvarlo, svelando così il suo amore. «Così ho dovuto fare io», scoppiò a piangere Bossi, lasciando in lacrime il palazzetto. «Il nuovo segretario della Lega è Roberto Maroni», proclamò, dopo il voto, il presidente dell’assemblea che – sembra un segno del destino – era proprio Zaia.















































































































