Consob rinnova il Comi: il presidente è Pier Carlo Padoan

La Consob ha ufficialmente nominato i componenti del Comi, il Comitato degli operatori di mercato e degli investitori, per il biennio 2026-2028. A presiedere l’organismo sarà Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia. Al fianco del presidente ci sarà Antonio Pinto, in qualità di vice. Il mandato avrà durata biennale con possibilità di rinnovo. Tra i membri ci sono i docenti universitari Filippo Annunziata, Marina Brogi, Claudio Cacciamani, Fernando Greco, Michele Siri e Paolo Valensise. Con loro ci sono, tra gli altri, anche Marcello Bianchi, Fiorenzo Bortolato, Giovanna Dossena, Salvatore Rossi, Pietro Sella, Marco Tofanelli, Andrea Vismara, che rappresentano gli operatori di mercato. Per la rappresentanza dei consumatori, invece, Giuseppe Cammaroto e Antonio Pinto.

Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone

Ah, il Giappone. Terra esotica, mitica. Che risveglia, soprattutto nei nati tra i 70 e gli 80, i ricordi dei cartoni animati dell’infanzia. E Giorgia Meloni, classe 1977, non fa eccezione. Così, dopo aver discusso con la collega Sanae Takaichi di dossier internazionali – dall’Ucraina alla Corea del Nord – e di collaborazione in settori strategici come intelligenza artificiale, semiconduttori, alta tecnologia e spazio, la premier italiana si è goduta grazie all’ospitalità della sua nuova «migliore amica» – così l’ha definita – un po’ di sano pop nipponico.

Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone
Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone
Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone
Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone
Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone
Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone
Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone
Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone

La missione giapponese riassunta in un video

«Conta sempre su di me, per qualsiasi cosa tu abbia bisogno. So che non è facile, ma ce la faremo insieme», ha detto la premier italiana salutando Takaichi al termine del bilaterale a Tokyo, riassunto da un video che ripercorre i momenti clou della visita e pubblicato sull’account ufficiale della prima ministra giapponese.

Giorgia Meloni e Sanae Takaichi, Anime e core

Immancabile il selfie in stile anime. Non da meno il brindisi in onore di Meloni e il «salute» di Takaichi, fino al coro “Tanti auguri a te” intonato in italiano dalla delegazione giapponese “diretta” dalla premier nipponica. Ovviamente Meloni, che ha compiuto 49 anni il 15 gennaio, è stata festeggiata con torta e candeline. Tanti sorrisi e strette di mano. Takaichi poi ha regalato a Giorgia «un paio di orecchini in vetro di Edo Kiriko», e «alla giovane signorina» Ginevra – la figlia di Meloni – «un bicchiere di Sanrio», il marchio che ogni teenager di ieri e di oggi conosce visto che firma personaggi come Hello Kitty.

La foto ricordo con Tetsuo Hara, papà di Ken il Guerriero

Ma c’è stato un altro regalo particolarmente gradito da Meloni. Una stampa di Ken il Guerriero con dedica e l’incontro – anche in questo caso con foto, perché se non è su Instagram non è successo davvero – con il suo creatore, Tetsuo Hara. «Lo ringrazio di cuore per il dono prezioso che mi ha voluto fare e per un’opera che ha segnato la crescita di intere generazioni di italiani, diventando parte dell’immaginario collettivo della nostra Nazione», ha scritto Meloni.

E tra gli italiani cresciuti a pane e Ken il Guerriero c’è senza dubbio Tommaso Longobardi, responsabile social della premier. Che ha approfittato per scattarsi una foto ricordo con il maestro Hara. «A Tokyo ho avuto l’emozione di incontrare uno dei miti che ha segnato la mia crescita: Tetsuo Hara, il creatore di Ken il Guerriero, e di farmi firmare il mio numero uno dell’edizione italiana del 1997 di Star Comics, un volume che custodivo preziosamente». Ken, continua Longobardi, «non è stato solo un personaggio. È stato un compagno di crescita, capace di trasmettere valori che, senza nemmeno accorgertene, restano con te e contribuiscono a formarti. Incontrare chi ha dato vita a un’opera capace di segnare l’infanzia di intere generazioni è stato davvero emozionante».

Il responsabile social di Meloni risponde alle critiche

E proprio Longobardi, rispondendo a «qualche lamentela» circa l’utilizzo dello stile anime per raccontare un incontro istituzionale, ha difeso a spada tratta l’idea con tanto di lezione di comunicazione politica. «Non esistono linguaggi vietati, esistono linguaggi usati bene o male», scrive in una storia su Instagram. «Qui c’erano due leader con una immagine forte, una personalità coerente con questa scelta, un contesto internazionale e una cultura, quella giapponese, che ha reso questo linguaggio universale». E continua: «Se i meme sono da tempo parte della comunicazione politica, è difficile sostenere che il linguaggio manga sia meno legittimo o meno adatto». Insomma, per chi non avesse capito o colto, «non è folklore. È comunicazione che sceglie consapevolmente di parlare anche fuori dai formati tradizionali». Insomma, se non fosse chiaro: Meloni-Chan is back.

Anime, selfie e Ken il Guerriero: il lato pop della visita di Meloni in Giappone
dal profilo Instagram di Tommaso Longobardi.

Groenlandia, Crosetto: «Invio di piccoli contingenti? Una barzelletta»

L’interesse del governo per l’Artico «non è recente e coinvolge da tempo marina, aeronautica ed esercito». Lo ha ribadito il ministro Guido Crosetto alla conferenza di presentazione della Politica Artica Italiana a Villa Madama, prendendo tuttavia le distanze dall’ipotesi di inviare contingenti militari in Groenlandia. «Da tempo la Difesa si interessa dell’Artico, con la marina, l’aeronautica, l’esercito. Le esercitazioni non sono iniziate adesso. E che non sono sicuramente 15 soldati mandati in Groenlandia. Mi chiedo a fare cosa? Una gita? 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi: mi sembra l’inizio di una barzelletta», ha detto il ministro, riferendosi alle decisioni di Svezia, Norvegia, Germania e Francia di rispondere all’appello della Danimarca per la difesa di Nuuk, anche alla luce delle mire di Donald Trump.

Crosetto: «In quella terra di nessuno qualcuno deve costruire le regole»

Sul possibile coinvolgimento italiano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non si è espressa e, secondo quanto emerge, Roma non sarebbe orientata a partecipare a questa fase di impegno militare Ue in Groenlandia, mentre a Bruxelles si discute l’eventuale attivazione dell’articolo 42 del Trattato sull’assistenza reciproca. Crosetto ha ribadito una linea favorevole al coordinamento internazionale: «Io sono per allargare», spiega Crosetto, «non frazionare in nazioni un mondo già troppo frazionato. Penso sia nostro interesse tenere insieme il mondo occidentale, pensando sempre in ottica Nato, in ottica Onu». E ha aggiunto: «La nostra forza è nella sinergia tra le amministrazioni. Siamo disponibili a impegnarci come Difesa. In quella zona che è la terra di nessuno occorre che ci sia qualcuno che in qualche modo costruisce delle regole».

Antonella Cavallari nuova Ambasciatrice d’Italia a Cipro

Antonella Cavallari è stata nominata Ambasciatrice d’Italia a Cipro, nazione che ha appena assunto la presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione europea. Romana classe 1961, Cavallari ha una lunga esperienza diplomatica alle spalle, iniziata nel 1987 con un primo incarico alla Direzione generale Affari Economici della Farnesina. Nel 1991 la prima sede all’estero: Il Cairo, dove arriva a ricoprire il ruolo di Primo segretario commerciale. Nel 1996 il trasferimento a Tokyo, con lo stesso incarico. Dopo un periodo a Roma tra la DG Italiani all’estero e Politiche Migratorie e la Segreteria particolare del Vice Ministro – Sottosegretario di Stato, dal 2013 al 2016 è stata ambasciatrice in Paraguay. Poi è tornata a Roma come Vice Direttore Generale per la Mondializzazione e le Questioni globali/Direttore Centrale per i Paesi dell’America Latina alla Farnesina. L’ultimo incarico prima di Nicosia è stato quello di segretaria generale dell’Istituto Italo-Latino Americano.

Scuola, de Pascale sul commissariamento: «Provvedimento iniquo»

Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale intervistato da Repubblica ribadisce il no della Regione al dimensionamento scolastico richiesto dal governo, spiegando le ragioni che hanno portato al rifiuto dell’accorpamento di 17 scuole su 532 e al successivo commissariamento dell’Emilia-Romagna, insieme a Toscana, Umbria e Sardegna, deciso dopo il confronto con l’esecutivo e con il ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara: «In generale reputo sbagliata la scelta di tagliare il numero di autonomie scolastiche», ha detto de Pascale, «ma come presidente di Regione, nell’ottica di una corretta collaborazione istituzionale, tutti i giorni do attuazione a scelte politiche che non condivido. Io come Regione sono chiamato a contenere i danni. Ma qui non condividevo il principio e nemmeno l’attuazione».

Scuola, de Pascale sul commissariamento: «Provvedimento iniquo»
Giuseppe Valditara (foto Imagoeconomica).

De Pascale ricorda che la misura, introdotta dal governo Draghi e confermata dall’esecutivo Meloni, rischia di svuotare la partecipazione nella scuola: «Disinvestire sulle autonomie scolastiche, arrivare ad avere scuole da 2 mila alunni è per me iniquo. Ma Valditara ha avvallato il provvedimento. Io sono stato in consiglio di istituto e se il numero degli studenti è troppo elevato si frena la partecipazione di famiglie, del collegio dei docenti, delle relazioni sindacali: ne soffre la vita democratica della scuola, che è un luogo di partecipazione. L’autonomia scolastica è stata una grande conquista».

De Pascale: «Siamo i più virtuosi e i più penalizzati»

Sul piano tecnico la Regione contesta l’assenza di motivazioni e i criteri applicati. «Ci siamo rifiutati di dare seguito al dimensionamento scolastico perché è stata una scelta univoca non motivata. Sono sei mesi che pretendiamo chiarimenti». De Pascale sottolinea che le scuole emiliano-romagnole superano la soglia ministeriale di 938 alunni per autonomia, con una media di 998, e che in base al meccanismo premiale spetterebbero più istituti e non tagli. «Siamo i più virtuosi e siamo i più penalizzati». La Regione aveva proposto di ridurre solo sei scuole, ma la scelta è stata tra l’accorpamento di 17 istituti o il commissariamento. Sulle pressioni europee replica: «Bisognava rinegoziare con l’Europa», definendo «una follia» la possibilità di ampliare nuovamente le scuole dopo il 2026. Conclude sul commissario ad acta: «Ognuno si assume le sue responsabilità. Si tratta di un provvedimento iniquo del centrodestra, le famiglie sapranno chi lo ha firmato. Io difendo la scuola pubblica e il dimensionamento è uno svilimento dell’autonomia scolastica, che porterà con sé tagli. Abbiamo avuto garanzie sull’occupazione, ma gli organici saranno comunque ridotti».

Fughe, poltrone e sicurezza: Salvini tra difficoltà e rilanci

La Lega perde pezzi in Parlamento e potrebbe perderne altri. Ma lui fa spallucce. Qualche giorno fa i deputati Attilio Pierro e Davide Bergamini hanno lasciato il partito per il gruppo Misto di Montecitorio e sono dati in entrata nelle fila di Forza Italia. Davanti alle telecamere, però, Matteo Salvini mostra ottimismo. «Possono entrarne altri», prevede, rispondendo ai cronisti. Nella sala Salvadori del gruppo Lega a Montecitorio, parlando a porte chiuse ai segretari regionali, poco prima era stato più esplicito. «Se esce un sindaco mi dispiace, dico la verità», ha detto. «Se escono due parlamentari, amen, vadano pure. Finora non ha portato molta fortuna a chi lo ha fatto prima di loro».

Fughe, poltrone e sicurezza: Salvini tra difficoltà e rilanci
Davide Bergamini e Attilio Pierro (Imagoeconomica).

Il leccese Marti favorito per il posto di sottosegretario al Mimit

Tra il caos davanti a Montecitorio con i cori e le bombe carta dei tassisti – convocati per un tavolo il 14 gennaio – il segretario leghista si muove in equilibrio precario sul filo dei distinguo interni alla maggioranza. I temi non sono pochi: dalla sicurezza all’Ucraina, fino alla polemica sull’esclusione dei big dello sport dalla lista dei tedofori di Milano-Cortina. La riunione con i segretari è puramente organizzativa: nessuna novità rispetto al cronoprogramma dell’anno elettorale che – è già deciso – sarà scandito da almeno un grande appuntamento al mese. Il primo evento si terrà dal 23 al 25 gennaio a Rivisondoli e Roccaraso per il ‘conclave’ con gli eletti del Centro Sud. Anche se il costo di circa 400 euro a testa per il soggiorno ha fatto storcere il naso a qualcuno. Ma il Sud leghista del fedelissimo Claudio Durigon potrebbe essere presto premiato con l’indicazione del leccese Roberto Marti come sottosegretario al Mimit al posto di Massimo Bitonci, chiamato a fare l’assessore in Veneto. Per lo stesso posto sgomita anche la veneta Mara Bizzotto. Ma per il momento le quotazioni di Marti sarebbero più alte. Anche perché così lascerebbe il posto di presidente della commissione Cultura del Senato all’ex stretto collaboratore di Salvini, Andrea Paganella (il quale a sua volta, se promosso, cederebbe l’incarico di segretario d’Aula a Palazzo Madama).

Fughe, poltrone e sicurezza: Salvini tra difficoltà e rilanci
Claudio Durigon con Roberto Marti (Imagoeconomica).

Alle suppletive in Veneto potrebbe correre il lombardo Di Rubba

Insomma, in tempi in cui si perdono pezzi non guasta avere posti che si liberano per una redistribuzione. E a proposito di posti, dovrebbe andare al tesoriere Alberto Di Rubba la candidatura alle suppletive per il seggio lasciato vacante da Alberto Stefani, eletto presidente della Regione Veneto. Unico problema: il collegio è quello uninominale di Rovigo mentre Di Rubba è ‘lombardissimo’ di Casnigo, nella Bergamasca. Insomma, uno della Val Seriana candidato in Veneto: una scelta veramente poco ortodossa in un movimento che si professa partito dei territori.

Fughe, poltrone e sicurezza: Salvini tra difficoltà e rilanci
Alberto Di Rubba con Matteo Salvini (dal profilo Fb).

L’incognita Vannacci: che faranno i suoi fedelissimi?

Ma, in vista delle Politiche, il nodo più complesso da risolvere e il pezzo più grosso che la Lega rischia di perdere è Roberto Vannacci. Se il vicesegretario uscisse dal partito potrebbe non essere rimpianto da molti (anche da Salvini?). Ma il tema è se e come correrà alle Politiche. Perché l’idea che possa correre con un movimento che toglie voti alla Lega è vista con grande preoccupazione in via Bellerio.

Fughe, poltrone e sicurezza: Salvini tra difficoltà e rilanci
Roberto Vannacci (Ansa).

Lo screenshot del post dell’ex generale in cui Volodymyr Zelensky ha il volto coperto da una banconota da 100 dollari sopra la scritta “No decreto Ucraina. Basta soldi a Kiev, non è nostro interesse nazionale” ha fatto il giro di tutte le chat leghiste. Tra i commenti in evidenza quello del deputato leghista, tra i più vannacciani, Edoardo Ziello: «Voterò contro», annuncia, «avanti generale».

È la prima volta che Vannacci interviene a gamba tesa in un argomento così delicato per la maggioranza, spingendosi addirittura a dare indicazioni di voto in Aula. D’altronde, l’ex generale è pronto per “l’atto secondo” dell’associazione Il Mondo al contrario che si aprirà il 15 marzo a Montecatini e proseguirà in altri teatri. Insomma, appare come un avvio della campagna elettorale in vista del 2027. Il consiglio direttivo del Mondo al contrario, intanto, ha nominato Guido Giacometti nuovo presidente dell’Associazione. «I mesi che abbiamo davanti saranno cruciali per garantire piena agibilità politica e massima visibilità al nostro leader, Vannacci, la cui azione rappresenta oggi una voce chiara, coraggiosa e fuori dal coro nel panorama politico nazionale», ha sottolineato Giacometti nella sua prima dichiarazione. Chissà se, oltre a Ziello, anche altri deputati seguiranno Vannacci. Tra i sospettati ci sono i toscani Elisa Montemagni e Andrea Barabotti, il pugliese Rossano Sasso, e il calabrese Domenico Furgiuele.

Fughe, poltrone e sicurezza: Salvini tra difficoltà e rilanci
Edoardo Ziello (Imagoeconomica).

Salvini torna a puntare sulla sicurezza: obiettivo Viminale

Per completare il complesso quadro interno leghista, bisognerebbe poi citare la polemica con il ministro della Difesa Guido Crosetto sull’uso dei militari per l’operazione strade sicure. In una risoluzione che sarà discussa giovedì in commissione Difesa a Montecitorio un fedelissimo salviniano come il presidente della delegazione italiana all’assemblea Osce, Eugenio Zoffili, chiede che siano aumentati di 3000 unità i soldati impiegati nell’operazione. E, anche se dopo giorni di tensione, si registra una sorta di chiarimento con Crosetto, con Salvini che si dice felice di aver ottenuto che i militari non diminuiranno, è evidente fin da ora quale sarà il fil rouge della campagna elettorale leghista. Sicurezza, sicurezza, sicurezza. Del Ponte sullo Stretto non parla già quasi più nessuno, il nuovo anno è iniziato con un ritorno al vecchio cavallo di battaglia. Un martellamento che ha un unico obiettivo evidente al 2027: il ritorno di Salvini al Viminale.

Fughe, poltrone e sicurezza: Salvini tra difficoltà e rilanci
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

È morta Valeria Fedeli, sindacalista ed ex ministra dell’Istruzione

È morta mercoledì mattina a Roma, all’età di 76 anni, Valeria Fedeli, sindacalista, ex senatrice del Partito democratico e ministra dell’Istruzione nel governo guidato da Paolo Gentiloni. Ne danno notizia i suoi famigliari.

La carriera politica di Valeria Fedeli

Nata a Treviglio nel 1949, aveva iniziato il suo percorso nel sindacato, diventando una figura di rilievo della Cgil. Ha ricoperto incarichi di vertice fino a essere segretaria generale della Filtea-Cgil, la federazione dei lavoratori del tessile e dell’abbigliamento. Nel 2012 era stata anche vicepresidente di Federconsumatori. Nello stesso anno aveva lasciato il sindacato per dedicarsi all’impegno politico. Candidata con il Pd alle elezioni politiche del 2013, era stata eletta senatrice e successivamente vicepresidente del Senato. Tra gennaio e febbraio 2015 aveva presieduto temporaneamente l’aula del Senato, subentrando a Pietro Grasso. Nel 2016 la nomina a ministra dell’Istruzione, incarico mantenuto fino al 2018. Rieletta senatrice nello stesso anno, non era stata ricandidata alle politiche del 2022. Fedeli è stata anche tra le fondatrici del comitato femminista «Se non ora, quando?». Era sposata con Achille Passoni, sindacalista ed ex esponente del Pd.

È morta Valeria Fedeli, sindacalista ed ex ministra dell’Istruzione
Valeria Fedeli (Imagoeconomica).

Il ricordo dei colleghi

«Un male inesorabile e feroce ci ha portato via Valeria Fedeli», ha scritto Piero Fassino, ricordandola come una «donna coraggiosa, sempre in prima linea in ogni battaglia per l’affermazione dei diritti dei lavoratori, delle donne, dei giovani, dei cittadini, credeva in una sinistra riformista capace di esprimere una cultura di governo». «Una donna intelligente, sensibile e molto lucida», dice citato dall’Adnkronos Matteo Renzi, che con un ricordo personale parla «dell’affetto con cui mi ha accompagnato sia negli anni del governo, quando era vicepresidente del Senato, sia negli ultimi anni. Era facile volerle bene ed era bello farlo».

Massimo Sessa commissario per gli stadi: sì al doppio ruolo

Manca soltanto l’ufficialità, poi Massimo Sessa sarà il nuovo commissario straordinario per gli stadi in vista di Euro 2032, campionato europeo che sarà ospitato dall’Italia (insieme alla Turchia). Ci sono voluti mesi prima di trovare l’accordo tra il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e quello dell’Economia con cui si darà il via libera alla nomina. Secondo quanto annunciato dal Fatto Quotidiano e precedentemente anticipato da Calcio e Finanza, la maggioranza avrebbe raggiunto l’intesa per permettere a Sessa di avere un doppio ruolo. L’ingegnere, infatti, è innanzitutto il presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici. Ora dovrà coniugare la sua attività con quella di commissario. Sono stati in primis la premier Giorgia Meloni e il ministro Matteo Salvini a schierarsi contro la nomina, perché considerata incompatibile al suo ruolo principale. La questione ha quasi rischiato di spaccare il governo.

Sessa, sì al doppio ruolo grazie al decreto Infrastrutture

L’accordo è stato raggiunto grazie a una modifica normativa inserita nel decreto Infrastrutture che gli permetterebbe di sommare i due incarichi. E questo perché in una relazione tecnica si parla della «difficoltà di reperire candidati qualificati, disponibili ad assumere l’incarico previo collocamento fuori ruolo o in aspettativa». Ora Sessa dovrà gestire circa 650 milioni di euro in contributi pubblici oltre a investimenti che si aggirano intorno ai 5 miliardi. Tra gli interventi sugli stadi, anche il nuovo San Siro e l’impianto di Roma. Il commissario dovrà lavorare anche in vista della scelta delle cinque sedi che l’Italia dovrà comunicare alla UEFA entro il prossimo ottobre. Una scelta che, viste le condizioni degli stadi italiani, non è affatto facile. Lo stesso presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, ha più volte criticato l’Italia definendo le infrastrutture «terribili».

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno

Il Comitato per il Sì “Pannella Sciascia Tortora” organizza una conferenza pubblica sul referendum costituzionale in materia di separazione delle carriere dei magistrati e sorteggio del Csm, in programma giovedì mattina a Roma nella sede del Partito Radicale, in via di Torre Argentina. Attesi gli interventi di Giorgio Spangher, Nicola Buccico, Valerio Spigarelli e Vittorio Feltri.

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Vittorio Feltri (foto Imagoeconomica).

Tajani da Trentini a Roccella

La lunga giornata di Antonio Tajani, in qualità di ministro degli Affari Esteri: prima all’aeroporto di Ciampino per recuperare gli italiani in arrivo dal Venezuela, a cominciare da Alberto Trentini, poi al Senato a mezzogiorno e al pomeriggio alla Camera dei deputati. Quindi appuntamento a Palazzo Borromeo con la ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, per parlare di maternità surrogata. E nel pomeriggio di giovedì 16 gennaio nella sala Aldo Moro del ministero degli Esteri, altro incontro con la “collega” Roccella per la presentazione della “Guida alle adozioni internazionali”, realizzata dalla Farnesina in collaborazione con la Commissione adozioni internazionali. Una vitaccia…

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Eugenia Roccella con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Il Messaggero, Napoletano alla prova del cdr

Pomeriggio, certo non di fuoco, martedì al quotidiano Il Messaggero. Nella sede romana di via del Tritone è in programma la riunione del comitato di redazione per votare la fiducia al nuovo direttore Roberto Napoletano. L’esito è scontato…

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Roberto Napoletano (Imagoeconomica).

Rai Cinema scopre il banchiere Giannini

Giuseppe Tornatore, regista premio Oscar che ha prestato la sua arte al servizio di un film per Brunello Cucinelli, ora con Rai Cinema e Kavac Film sta lavorando alla scrittura della sceneggiatura di The first dollar – Il primo dollaro, per una pellicola dedicata alla figura di Amadeo Peter Giannini, fondatore della Bank of Italy, poi divenuta Bank of America. Il film sarà girato interamente in inglese, con un cast di attori italiani e internazionali. Giannini, figlio di emigrati liguri, nato in California nel 1870, «seppe rivoluzionare il sistema bancario mettendo il credito al servizio delle persone comuni: immigrati, lavoratori, donne, famiglie fino a quel momento escluse. Amava ripetere che non si può diventare mai così grandi da dimenticarsi della gente comune, un principio che ha guidato ogni sua scelta», evidenziano da Rai Cinema presentando il contenuto del film. Fu di Giannini «il sostegno decisivo alla nascita della grande industria cinematografica, finanziando opere di Charlie Chaplin, Walt Disney e Frank Capra; la costruzione del Golden Gate. Finanziò inoltre sia il New Deal sia il piano Marshall e contribuì alla ricostruzione dell’Europa e dell’Italia nel secondo Dopoguerra». Roba da far paura ai ministri Alessandro Giuli e Matteo Salvini, che si occupano, rispettivamente, di Cultura e di Infrastrutture. E Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, per parlare del film si imbarca in una lezione di politica bancaria, affermando che verrà sottolineata «la coerenza morale di un uomo che ha dimostrato come il successo economico possa andare di pari passo con la responsabilità sociale». Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, sarà senz’altro in prima fila alla proiezione dedicata ai vip.

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Amadeo Peter Giannini, il figlio di emigrati italiani negli Usa e diventato uno dei più grandi banchieri americani, ricordato nel 2020 con un francobollo (foto Ansa).

Chi si rivede: l’85enne Bertinotti

Fausto Bertinotti non ha smesso di combattere. E di cercare la piazza. L’ex leader di Rifondazione Comunista, già presidente della Camera dei deputati, classe 1940, il pomeriggio di martedì 20 gennaio sarà a Roma nell’Accademia di San Luca per presentare un libro intitolato L’aula e la piazza. Dialogo sull’architettura, l’università e la società, di Alessandro Armando e Carlo Olmo. Un testo che sembra cercare un nuovo moto di rivolta nelle università che, secondo gli autori, «sono diventate luoghi di riproduzione piuttosto che di elaborazione del sapere. Il docente, sempre più incapsulato in un sistema di valutazione impersonale, si trova a destreggiarsi tra l’obbligo di costruire curriculum e pubblicazioni scientifiche e il vuoto di una comunità che non riesce più a dialogare al suo interno. L’internazionalizzazione, che avrebbe dovuto ampliare gli orizzonti della disciplina, è spesso ridotta a un meccanismo che promuove la globalizzazione dei saperi senza favorire una vera comprensione tra le diversità». Per questo, sottolineano, «non si tratta solo di riflettere su come restituire valore e orizzonti alle pratiche universitarie e professionali, ma di ritrovare spazi per un dialogo che vada oltre il semplice scambio accademico. Il confronto tra saperi, idee e tradizioni deve essere il cuore di un’architettura che non voglia ridursi a mera prestazione di servizio e riscopra la propria forza politica ed etica». Parole che sembrano ideate proprio per scatenare un esponente del sindacato, e poi della politica, come Bertinotti…

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Fausto Bertinotti (foto Imagoeconomica).

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?

È diventata un caso l’ennesima intervista di Goffredo Bettini – signore al quale viene spesso concesso un abnorme spazio mediatico – al Fatto Quotidiano. Le chiacchiere dell’ex europarlamentare del Pd come al solito sono molte, sempre impreziosite da una autocandidatura a intellettuale massimo della sinistra, ma una riga è sufficiente a capire l’impostazione bettiniana: «La Rus­sia intende pro­teg­gere i suoi enormi con­fini, improv­vi­da­mente avvi­ci­nati dalla Nato, con qual­siasi mezzo». Siamo insomma in zona Orsini o Putin (d’altronde la propaganda sulla Nato brutta, sporca e cattiva è quella).

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?
Goffredo Bettini (Imagoeconomica).

La rivolta dei riformisti contro l’appiattimento sul M5s

Ma qui il punto non è prendersela con Bettini, che è e rimane un problema del Pd. Quanto effettivamente notare che sulla politica estera il maggior partito di opposizione riesce, ancora una volta, a spaccarsi in maniera esiziale. È sempre la politica estera la linea di frattura maggiore dentro il campo largo. Lo si è già visto sul Venezuela (Matteo Renzi dice una cosa, Giuseppe Conte ne dice un’altra) e, di nuovo, lo si vede sulla Russia. L’intervista ha fatto accigliare, non poco, i riformisti del Pd, come Giorgio Gori («Totale sovrapposizione coi 5 stelle ed epurazione di chi non ci sta. Non vedo l’ora che inizi, questo confronto “rispettoso, schietto”… ma risolutivo») e Filippo Sensi («Un importante dirigente del mio partito oggi teorizza – a parte cacciare quelli come me, ma poco importa – di trasformare il Pd sul tema Ucraina nella Lega o nei cinque stelle»).

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?
Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Il 2026 pre-elettorale sarà ostaggio della propaganda

Il 2026 è un anno pre-elettorale, e paradossalmente di politica si parlerà poco, perché tutto sarà ostaggio della propaganda di partito o di governo. Giorgia Meloni si radicalizzerà, come gli altri leader del suo esecutivo, e lo stesso accadrà per il centrosinistra, le cui pulsioni elettorali sono già attive. L’assenza di un leader riconosciuto non farà altro che peggiorare la situazione (problema, come spiegato altre volte, che invece non ha il destra-centro). Oltretutto, i sondaggi – l’ultimo di YouTrend è sufficientemente chiaro: Conte è l’unico in grado di insidiare la leadership di Meloni – restituiscono l’immagine di un campo largo in preda all’irenismo. Mentre la rivolta in Iran contro gli ayatollah infiamma il Paese, tra Conte e Schlein è tutto un parlare di diplomazia e dialogo. Come se fosse possibile abbattere un regime con il tè delle cinque. L’offerta politica di Conte si riduce alla critica unilaterale del «furore bellicista», nel quale ci finisce anche la legittima resistenza contro invasori e dittatori. Verosimilmente, Schlein non potrà lasciare in mano a Conte l’opzione ultra pacifista e quindi schiaccerà il Pd sulle posizioni bettiniane, per la gioia di tutti quelli che pensano che le guerre si combattano con la solidarietà internazionale limitata alle storie su Instagram.

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?
Elly Schlein (Imagoeconomica).

I sostenitori del pensiero bettiniano

C’è però un punto sostanziale: il Pd con le scissioni ha già dato, tra Pier Luigi Bersani e Renzi; qualcuno peraltro è rientrato, qualcun altro no. Ma la politica estera potrebbe essere davvero il punto di rottura. Oltretutto, a sinistra, il pensiero bettiniano è condiviso. Basti andare a rileggersi che cosa disse tre anni fa Rosy Bindi, oggi in prima fila per il No al referendum sulla giustizia, dopo l’elezione di Elly Schlein: «L’altra questione riguarda la guerra, argomento sul quale mi ha già delusa quando nella prima intervista da segretaria ha ribadito che l’invio di armi è l’unico modo per aiutare l’Ucraina. Dalla sua biografia, di donna con un cognome straniero e un background culturale internazionale, mi aspetto un’attenzione meno conformista non solo sulla guerra ma soprattutto in politica estera. La guerra si sta combattendo in Europa ma le sue conseguenze non sono affatto territoriali bensì globali. Si sta delineando un nuovo ordine mondiale che noi non dovremmo subire ma anzi orientare. Anche se nella campagna congressuale non le ho mai sentito spendere una parola su questa questione cruciale, adesso vorrei sentire un linguaggio nuovo, perché se vogliamo ricostruire l’identità di un Pd di sinistra, in questo momento bisogna ripartire dalla politica estera». La campagna elettorale per le elezioni politiche potrebbe rendere più felice anche lei, Rosy.

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?
Rosy Bindi (Imagoeconomica).

Scuola, commissariate quattro regioni: «Mancano piani di dimensionamento»

Il Consiglio dei ministri ha deciso di avviare il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, regioni che non hanno ancora adottato i piani di dimensionamento scolastico per il prossimo anno. La misura, spiegano da Palazzo Chigi, è legata agli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr e alla necessità di garantire l’avvio regolare dell’anno scolastico. L’obiettivo dell’intervento è l’adeguamento della rete scolastica all’andamento della popolazione studentesca, poiché «il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse già erogate». Il ministro dell’Istruzione Valditara ha ricordato che alle quattro regioni «erano già state concesse due proroghe per l’adozione dei piani: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Nonostante ciò, non sono state compiute le necessarie formalizzazioni, rendendo inevitabile il commissariamento deliberato oggi dal consiglio dei ministri», precisando che la decisione riguarda solo l’organizzazione amministrativa e non prevede la chiusura di plessi scolastici.

Le critiche del Pd: «Manovra inaccettabile»

Critiche dal Partito democratico, secondo cui «la convocazione degli assessori all’istruzione di quattro regioni amministrate dal centrosinistra, con l’intento di imporre dall’alto scelte che riguardano direttamente il futuro delle scuole, è una manovra inaccettabile». Per i parlamentari dem «le scelte di dimensionamento scolastico non sono un semplice problema di numeri, sono una questione di equità, di accessibilità, e di qualità educativa», e la nomina di un commissario ad acta «sembra voler ridurre ogni questione a un semplice calcolo matematico, ignorando le peculiarità geografiche, sociali e culturali che ogni regione porta con sé».

Fissata la data per il referendum sulla giustizia

Il Consiglio dei ministri ha deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Il governo ha dunque forzato la mano, senza attendere per l’apertura dei seggi i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale e ignorando le oltre 350 mila firme già raccolte dall’iniziativa popolare per il referendum, che si concluderà il 30 gennaio. Si tratta comunque di un compromesso tra l’1-2 marzo, giorni che non sarebbero dispiaciute alla maggioranza, e il mese di aprile, auspicato dall’opposizione. Nelle stesse date si voterà in Veneto anche per le elezioni suppletive per i collegi lasciati vacanti dagli ex deputati Alberto Stefani (diventato governatore) e Massimo Bitonci (ora assessore regionale).

Scintille FdI-Lega sul nuovo decreto sicurezza: le proposte del Carroccio

La maggioranza ha confermato l’intenzione di procedere con un nuovo decreto sicurezza, sostenuto dall’intero governo. Ma continuano le scintille tra Fratelli d’Italia e Lega attorno all’operazione Strade sicure: il Carroccio invoca la necessità di utilizzare l’esercito nelle città, mentre i meloniani – come ha esplicitato il capogruppo al Senato Lucio Malan – ritengono che «i soldati devono fare i soldati», puntando invece su un rafforzamento del sistema di sicurezza gestito dalle forze dell’ordine. Un testo ancora non c’è, ma in un’intervista a Repubblica Nicola Molteni, sottosegretario al ministero dell’Interno, ha illustrato le proposte della Lega: «Questo governo ha fatto tanto e bene, le assunzioni sono il doppio del passato, 4 mila case sgomberate in tre anni, +20 per cento di rimpatri. Ma si può fare di più». Ecco i vari punti.

La Lega chiede l’aumento dei militari dell’operazione ‘Strade sicure’

Molteni ha detto inoltre che, nonostante la contrarietà del ministro della Difesa Guido Crosetto, «bisogna aumentare le forze di polizia e militari nelle città e nelle stazioni», spiegando: «Questa è una misura voluta nel 2008 da Berlusconi, La Russa e Maroni. È un provvedimento di destra e va difeso: la Lega non accetterà mai un ridimensionamento, il nostro elettorato non lo capirebbe». La discussione in Commissione Difesa alla Camera dei deputati della risoluzione della Lega per chiedere di aumentare il numero dei militari del contingente di Strade sicure inizierà il 15 gennaio. Il Carroccio punta ad ampliare il contingente di 6.800 militari attualmente impiegato con almeno altri uomini e donne dell’Esercito.

Scintille FdI-Lega sul nuovo decreto sicurezza: le proposte del Carroccio
Militari impegnati nell’operazione Strade sicure (Ansa).

Scudo penale per gli agenti e maglie allargate per la legittima difesa

I reati sono in diminuzione. Ma, ha osservato Molteni, «gli ultimi fatti sono gravissimi» e pertanto «si deve alzare la soglia di attenzione». Da qui la richiesta di avere nel nuovo decreto «la tutela processuale per gli agenti, vale a dire il superamento dell’iscrizione nel registro degli indagati come atto dovuto per chi usa la forza nell’esercizio delle sue funzioni». Questo automatismo, ha aggiunto, «deve saltare anche per il privato cittadino che agisce per legittima difesa».

Emergenza baby gang: sanzioni per i genitori che non vigilano

Affrontando il tema delle baby gang, il sottosegretario Molteni ha poi commentato quando detto da Giorgia Meloni in conferenza stampa: «Ho apprezzato. Bisogna affrontare le baby gang, vietare i coltelli per i minori, con sanzioni per i genitori che non vigilano e misure accessorie per i minorenni, come la revoca o lo stop alla richiesta di patente». Il Carroccio punta poi su nuove disposizioni sui furti aggravati e i borseggi, con un eventuale aumento delle pene.

Sgombero entro 24 ore esteso a tutte le case

Tra i vari punti illustrati da Molteni, che ha anche definito Matteo Salvini «il miglior ministro degli ultimi 20 anni», ci sono pure gli sfratti: «Nel primo decreto sicurezza abbiamo introdotto lo sgombero entro 24 ore per la prima casa. Oggi chiediamo che venga estesa a tutte le case».

In arrivo una proposta di legge sulla remigrazione

Molteni ha poi preannunciato che ci sarà una proposta di legge per la remigrazione: «Va fatto tutto quello che serve per allontanare chi è pericoloso e non ha titolo per stare qui. La remigrazione è una declinazione di questa strategia». Non solo: «Bisogna stringere le maglie sui ricongiungimenti familiari e anche sui minori non accompagnati, puntando sui rimpatri se i genitori sono all’estero in zone sicure».

Bettini il guastatore e la sintesi impossibile tra i due Pd

Ognuno ha il suo destino. Quello di Goffredo Bettini (come definirlo? Insigne esponente del Pd la cui vita è divisa tra Roma e la Thailandia) è di provocare sconquassi. Questa volta il fiammifero lo ha acceso con un’intervista a Il Fatto Quotidiano, che nelle intenzioni voleva essere un contributo alla discussione, ma che è stata letta come un plateale cedimento alle ragioni del nemico Vladimir Putin con cui, dice Bettini, è ora di cominciare a parlare. Ma si sa che, in tempi come questi, anche le migliori intenzioni (ammesso che ci fossero) vengono prese come dichiarazioni di guerra. Come se non bastasse, l’ideologo della sinistra romana ne ha anche per l’Europa, la cui governance targata von der Leyen non starebbe più in piedi. 

Bettini il guastatore e la sintesi impossibile tra i due Pd
Goffredo Bettini (Imagoeconomica).

I riformisti insorgono, la sinistra dem mette la testa sotto la sabbia

Nel Pd questo e altri passaggi a supporto della sua tesi hanno fatto da detonatore riacutizzando contrapposizioni interne la cui sintesi diventa sempre più ardua. I riformisti, incarnati dalla triade Sensi, Picierno e Gori (un consiglio all’ex sindaco di Bergamo è di non farsi coinvolgere dalla comunicazione social della moglie) sono insorti come se Bettini avesse messo in discussione l’appartenenza all’Occidente, più che la necessità di ravvivare la diplomazia. La sinistra del partito, invece, ha fatto quello che fa sempre in questi casi: testa sotto la sabbia, sperando di troncare e sopire la polemica sul nascere, magari appellandosi al fatto che la realtà è molto più scomoda e complicata di un’intervista che ambisce velleitariamente a padroneggiarla. 

Bettini il guastatore e la sintesi impossibile tra i due Pd
Filippo Sensi (Imagoeconomica).

Su Israele la frattura tra i due Pd è antropologica

Ma Putin è solo un lato del problema. Il secondo, forse più tossico e gravido di conseguenze, si chiama Israele. Qui la frattura tra i due Pd non è solo politica, è antropologica. Da una parte c’è chi considera la sua difesa un riflesso automatico, identitario, non negoziabile. Dall’altra chi insiste sul diritto internazionale, sulle responsabilità, sulla sproporzione della reazione a Gaza, e finisce immediatamente nel recinto degli ambigui, quando non dei sospetti. Se l’Ucraina divide sulle parole, Israele divide sulle emozioni, che in politica purtroppo sono sempre più potenti delle analisi. Nel Pd convivono due lessici che non comunicano. Uno parla di sicurezza: alleanze, deterrenza, lealtà al contesto atlantico. L’altro di diritti: le vittime, le asimmetrie di forza, il diritto internazionale come metro morale prima che giuridico. Il risultato è che ogni presa di posizione sembra un tradimento per qualcuno, mai una scelta condivisa.

Bettini il guastatore e la sintesi impossibile tra i due Pd
Giorgio Gori e Pina Picierno (Imagoeconomica).

Elly Schlein costretta a un equilibrismo permanente

In mezzo, con l’aria di chi cerca una sintesi in un puzzle a cui mancano sempre dei pezzi, c’è Elly Schlein. Alla segretaria si chiede di tenere insieme un partito che ormai non discute più per trovare una linea, ma per certificare le distanze interne. Sulla guerra in Ucraina deve evitare l’accusa di tiepidezza con l’aggressore. Su Israele deve schivare quella, ancora più infamante, di mancata chiarezza morale. Una segreteria trasformata in esercizio di equilibrio permanente

Bettini il guastatore e la sintesi impossibile tra i due Pd
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Torna lo spettro di una scissione

Così non si va avanti, o meglio, la sola cosa che avanza è lo spettro di una clamorosa scissione. Il paradosso è che nel Pd tutti giurano di volerla evitare. Ma nella realtà dei fatti si comportano come se fosse già avvenuta. I riformisti parlano a un elettorato che immaginano solido, occidentale, rassicurato dalla continuità. La sinistra si rivolge a una base che chiede di non tradire l’ideologia fondativa e il suo ancoraggio internazionalista che identifica nel capitale, ancorché declinato nelle sue formule innovative, il nemico da battere. E nessuno dei due mondi sembra davvero interessato a farsi capire dall’altro. La politica italiana, del resto, ha una lunga tradizione di separazioni presentate come atti di maturità. Ogni scissione viene raccontata come una scelta inevitabile, mai come il fallimento di una convivenza. Se il Pd arriverà all’ennesima rottura, la formula sarà sempre la stessa: non c’erano più le condizioni per continuare insieme. Un modo elegante per dire che nessuno ha voluto pagare il prezzo dell’ambiguità finché era ancora gestibile. 

Bettini il guastatore e la sintesi impossibile tra i due Pd
Bandiere del Pd (Imagoeconomica).

La replica dell’Anm a Meloni: «Delegittimazione pericolosa»

La frattura tra Giorgia Meloni e magistratura si acuisce con la replica dell’Associazione Nazionale Magistrati alle parole della premier espresse in conferenza stampa. L’Anm contesta una «delegittimazione pericolosa per la stessa tenuta dello stato di diritto» e ribadisce che «i magistrati italiani svolgono il compito previsto dalla Costituzione, quello di applicare la legge e tutelare i diritti. Lo hanno fatto costantemente in maniera equilibrata nonostante i pesanti attacchi ricevuti da più parti. La costante delegittimazione dei magistrati, del loro lavoro e delle decisioni prese solo ed esclusivamente in base alla legge è pericolosa». L’associazione invita il governo a chiarire sui tagli in bilancio, i precari, l’informatica e l’edilizia giudiziaria: «Per far funzionare in maniera più efficace la macchina della giustizia sarebbe auspicabile che il governo desse risposte sui tagli in legge di Bilancio, sui precari e sui problemi dell’informatica e dell’edilizia giudiziaria. Chiediamo da tempo risposte su questi temi per garantire un miglior servizio agli italiani».

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Le accuse di Meloni: dall’imam di Torino al caso Almasri

Nel contesto della campagna referendaria per la riforma della giustizia del 22-23 marzo, Meloni ha criticato i magistrati per alcuni casi recenti, come quello dell’imam di Torino, dove «la polizia dimostra la sua pericolosità, il ministro ne dispone l’espulsione e l’espulsione viene bloccata», auspicando unità con forze dell’ordine e Parlamento: «occorre lavorare tutti nella stessa direzione, governo, forze di polizia e magistratura». Ricorda precedenti come il «danno alla nazione» dell’inchiesta su Almasri da parte di «un pezzetto di magistratura» che voleva «governare», e i blocchi ai trasferimenti in Albania. Sul referendum e la separazione delle carriere, accusa l’Anm di auto-delegittimarsi con la campagna nelle stazioni: «Se chi ha nel suo dna la ricerca della verità scrive una menzogna per difendere la sua campagna, questo delegittima»; un no non implicherà sue dimissioni. Il Comitato Giusto Dire no risponde: «Rifiutiamo la campagna di delegittimazione che è in corso nei nostri confronti: ciò che è stato scritto sui nostri manifesti è frutto di ciò che stato affermato dal ministro della Giustizia».

Assunzioni gennaio 2026: il mercato del lavoro apre l’anno con 527 mila contratti

Nel mese di gennaio 2026 le imprese italiane hanno programmato assunzioni per 527 mila lavoratori, un dato che conferma la tenuta della domanda occupazionale nel sistema produttivo nazionale. Le immissioni di inizio anno riflettono una strategia di investimento sul capitale umano concentrata soprattutto nei servizi e nell’industria, con una particolare attenzione alla ricerca di competenze specializzate e di profili tecnici. È questo il quadro che emerge dal Sistema Informativo Excelsior, il progetto promosso da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con l’Unione Europea. Gli esperti del settore osservano come la pianificazione trimestrale – che prevede complessivamente 1 milione 300 mila inserimenti tra gennaio e marzo 2026 – sia influenzata dalla necessità di gestire la transizione digitale ed ecologica, nonostante persistano difficoltà nel reperimento di personale qualificato in segmenti cruciali per l’economia del Paese.

Assunzioni gennaio 2026: quali sono i profili ricercati?

Assunzioni gennaio 2026: il mercato del lavoro apre l’anno con 527 mila contratti
Colloquio di lavoro (Imagoeconomica).

L’analisi dei dati sulle assunzioni di gennaio 2026 evidenzia una concentrazione della domanda nel comparto dei servizi, che ha previsto 352 mila ingressi, mentre l’industria ha pianificato 175 mila contratti. Si rileva, inoltre, una priorità per le figure legate al turismo e alla ristorazione, seguite dal commercio. I settori che si confermano tra i più attivi sono i seguenti:

  • servizi alle persone, 70 mila contratti;
  • commercio, 68 mila ingressi;
  • costruzioni, 51 mila unità;
  • servizi operativi di supporto a imprese e persone, 46 mila assunzioni.

Le imprese hanno espresso una forte necessità di operai specializzati e conduttori di impianti, categorie che rappresentano una quota rilevante della domanda industriale, specialmente nel settore metallurgico e meccatronico.

Difficoltà di reperimento e competenze

Il mercato del lavoro mostra una criticità strutturale: il 49 per cento delle entrate programmate risulta difficile da reperire. Il fenomeno è da attribuire sia alla mancanza di candidati sia alla preparazione inadeguata degli stessi rispetto alle esigenze aziendali. Innanzitutto, le imprese cercano figure con elevate competenze digitali e attitudine al green. Per quanto riguarda i titoli di studio, la ripartizione ha previsto:

  • laureati, 78 mila ingressi;
  • diplomati, 153 mila unità;
  • qualificati professionali, 104 mila contratti.

Inoltre, la quota di contratti a tempo indeterminato degli annunci di lavoro di gennaio 2026 è del 19 per cento, mentre il tempo determinato rappresenta il 53 per cento delle attivazioni previste.

Mercato del lavoro, dove ci sono più offerte?

Assunzioni gennaio 2026: il mercato del lavoro apre l’anno con 527 mila contratti
Industria manifatturiera (Imaegonomica).

Le opportunità occupazionali sono distribuite in modo disomogeneo sul territorio nazionale, con una prevalenza del Nord Ovest e del Nord Est. Tuttavia, pure il Centro e il Sud mantengono volumi significativi, trainati dalla filiera turistica e dai servizi pubblici. In termini di dimensioni aziendali, le piccole e medie imprese continuano a sostenere la maggior parte del flusso occupazionale. La domanda di lavoratori immigrati è rilevante, a copertura del 20 per cento delle assunzioni totali di questo mese, con punte elevate nei settori della logistica e delle costruzioni. Le imprese indicano, infine, che l’esperienza pregressa nel settore è considerata un requisito fondamentale per circa 350 mila inserimenti, a conferma della preferenza per i profili già operativi.

Acca Larentia, Rampelli querela Scanzi: cos’è successo

Fabio Rampelli annuncia una querela contro Andrea Scanzi per un post pubblicato dal giornalista sui social dopo la commemorazione di Acca Larentia. Il vicepresidente della Camera accusa Scanzi di aver diffuso una ricostruzione falsa della sua presenza alla cerimonia del 7 gennaio e sostiene di non aver partecipato al raduno serale durante il quale si sono svolti saluti romani e il rito del “Presente”. Il post contestato è quello in cui Scanzi attacca direttamente l’esponente di Fratelli d’Italia: «In questa foto, il vicepresidente della Camera (non è una battuta) Rampelli, mentre partecipa bello (?) tronfio alla commemorazione di Acca Larentia, tra saluti romani, croci celtiche e “Presenti!” urlati alla ca**o come se fossimo ancora nel ventennio. Daje Itaglia!». Il riferimento è alla commemorazione per l’uccisione, nel 1978, dei militanti del Fronte della Gioventù Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta.

Rampelli: «Non ho partecipato al raduno serale»

La replica di Rampelli è arrivata a stretto giro ed è accompagnata dall’annuncio dell’azione legale: «Non ho partecipato al raduno serale di Acca Larentia, con buona pace del compagno Scanzi, che querelerò perché deve essere posto un limite alla diffamazione e alla menzogna». Rampelli rivendica di aver preso parte solo alla commemorazione istituzionale del mattino e respinge l’accusa di nostalgie fasciste: «Non faccio saluti romani perché sto bene nel mio tempo e ho sempre guardato con incredulità e tenerezza chi alza mani aperte, ma anche pugni chiusi». Ricostruisce poi le modalità della cerimonia mattutina: «Da almeno 30 anni ci rechiamo in delegazione la mattina», spiegando che la delegazione depone fiori, osserva il silenzio e porta la mano sul cuore.

La controreplica di Scanzi

Il giornalista del Fatto Quotidiano ha controreplicato: «Acciderbolina! Quando mai avrei scritto che era presente di sera?», scrive in un nuovo post. Il giornalista chiarisce di sapere che Rampelli non fosse al raduno serale, ma insiste che questo «nulla cambia eticamente, moralmente e politicamente». E conclude: «II Rampelli ha partecipato alla giornata di Acca Larenzia intruppandosi con altri simili sulla croce celtica… È questo l’elemento intollerabile e inaccettabile per un rappresentante delle istituzioni».

Trump e l’equilibrismo impossibile dell’amica Meloni

Essere amici di Donald Trump è assai difficile. Ne sanno qualcosa i vari Giuseppi che, pur vantando solide relazioni presidenziali con il padrone della Casa Bianca, sono stati costretti a venire a patti con la Realpolitik americana. Il Giuseppi del 2026 si chiama, come noto, Giorgia Meloni. È lei ad aver definito «legittima» la cattura di Nicolás Maduro perché trattasi, ha detto la presidente del Consiglio, di un intervento di «natura difensiva».

Trump e l’equilibrismo impossibile dell’amica Meloni
Donald Trump con Giorgia Meloni, in occasione della firma dell’accordo di pace su Gaza, al vertice di Sharm el-Sheikh (Ansa).

E se Trump attaccasse la Groenlandia?

Il problema per gli amici di Trump di casa nostra è che dopo il Venezuela potrebbe arrivare la conquista della Groenlandia, ancora non è chiaro se via intervento militare o tramite regolare acquisto con fattura, come potrebbe voler fare invece il presidente americano, abituato a trattare tutto come se fosse la compravendita di un palazzo di New York (Marco Rubio, segretario di Stato, l’ha già comunicato ai parlamentari americani: pin e tasto verde). Il problema, dunque, sempre per gli amici di Trump, è che uno si trova invischiato in cose di cui forse vorrebbe fare a meno. La destituzione di un dittatore è, invero, sempre una buona notizia, ma Trump non si sa fin dove potrebbe spingersi. E se davvero attaccasse la Groenlandia, che fa parte della Danimarca, la quale a sua volta fa parte della Nato? Stephen Miller, vice capo dello staff alla Casa Bianca e mastino trumpiano, dice che gli «Stati Uniti dovrebbero avere la Groenlandia come parte degli Stati Uniti» e che nessuno vorrà mai avere militarmente a che fare con gli Stati Uniti. Che dirà Meloni nel caso in cui Trump non riuscisse a comprare, giocando al Monopoli internazionale, la Groenlandia? Che cosa farà Antonio Tajani, ministro degli Esteri?

Trump e l’equilibrismo impossibile dell’amica Meloni
Giorgia Meloni e Antonio Tajani (Ansa).

Con The Donald ogni equilibrismo diventa impossibile

Il problema di essere amici di Trump è che il mondo in cui vive il presidente degli Stati Uniti non consente sfumature. È un mondo polarizzato come la stessa società americana, dove il ricorso alla violenza politica è strategico e sovrastrutturale. O si è con Trump o si è contro Trump. O si è con l’Ice, la polizia anti-immigrazione, o si è contro l’Ice, e ci si becca una pallottola in testa, come la 37enne Renee Nicole Good. E questa polarizzazione imposta a chiunque, amico, nemico, passante della storia, rende impossibile il mestiere in cui Meloni eccelle: quello di equilibrista. La presidente del Consiglio è il collante di cui il governo ha bisogno, non quello che si merita, ma l’equilibrio vale entro certi limiti. E soprattutto Trump fa perdere l’equilibrio a tutti. Persino Matteo Salvini si è risentito per l’operazione venezuelana (sarà che l’amico Vladimir Putin, un altro che ti mette in brutte situazioni, si è accigliato) e si è ritrovato a citare il Papa. Ha detto che «nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo», ma «per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro». Sicché, ha detto ancora Salvini, «illuminanti al proposito le parole del Papa, che chiede di garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto». Il Papa notoriamente viene citato dai politici solo quando fa comodo; anche se fosse una volta ogni 10 prese di posizione che prende. Illuminante dunque, sì, ma soprattutto sui tic di alcuni leader di partito che fanno cherry picking tra le molte dichiarazioni papesche per darsi cristianamente un tono. 

Trump e l’equilibrismo impossibile dell’amica Meloni
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il filo-atlantismo italiano rischia di diventare una gabbia

Trump è in carica da un anno e più passa il tempo e più mena fendenti sui capisaldi liberaldemocratici. L’Italia non può rinunciare certamente a posizioni filo-atlantiste, lo dice la sua storia, che poi è una storia di co-dipendenza sentimentale ma anche culturale, non solo italiana ma in fondo europea; così però facendo rischia di accettare senza battere un sopracciglio qualsiasi decisione di Trump, pronto come in una canzone di Calcutta a fare una svastica a Bologna solo per litigare. Pronto a conquistare la Groenlandia solo per litigare. 

Guido De Sanctis nuovo Ambasciatore d’Italia in Uzbekistan

Guido De Sanctis ha assunto l’incarico di ambasciatore d’Italia in Uzbekistan, con accreditamento anche in Tagikistan. «Opererò per rafforzare dialogo politico, cooperazione economica, scientifica e culturale, gli scambi tra istituzioni e opportunità per imprese e cittadini, anche nel contesto dell’iniziativa Italia+5 in Asia Centrale», ha dichiarato il diplomatico.

La carriera diplomatica di Guido De Sanctis

Laureato in Scienze Politiche presso l’Università Luiss di Roma, De Sanctis ha intrapreso la carriera diplomatica nel 1991. Il suo primo incarico all’estero è stato a Kyiv, dove è arrivato a ricoprire il ruolo di primo segretario commerciale. Dopo un periodo a Berna, nel 2000 è rientrato a Roma alla Direzione Generale Paesi Europa. Consigliere commerciale a Tripoli nel 2002, nel 2006 è stato nominato consigliere a Mosca. Nel 2011 l’incarico alla Farnesina come capo Ufficio VI della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie. Nello stesso anno è stato scelto come console generale a Bengasi, in Libia. Nel 2012 è stato nominato ambasciatore a Doha, in Qatar. Nel 2017 è stato a capo dell’Unità per la Federazione Russa, l’Europa orientale, il Caucaso e l’Asia centrale della Direzione Generale Affari Politici e Sicurezza. Nel 2018 è stato a Mosca, con l’incarico di ministro consigliere e poi con funzioni di ministro. Nel 2022 ha prestato servizio fuori ruolo presso l’Osce con l’incarico di capo della missione in Albania. Dal 2023 è di nuovo fuori ruolo presso il ministero della Difesa quale consigliere diplomatico del ministro, incarico ricoperto fino alla nomina di ambasciatore a Tashkent.

Nicola Lener nuovo Ambasciatore d’Italia in Australia

Nicola Lener ha assunto l’incarico di ambasciatore d’Italia a Canberra. Lo rende noto la Farnesina. Nato il 18 agosto 1968 a Cagliari, dove si è laureato in Giurisprudenza, Lener ha avviato la carriera diplomatica nel 1993. Prima di assumere le funzioni di ambasciatore in Australia, ha svolto al ministero degli Esteri le funzioni di Coordinatore per le attività di diplomazia giuridica multilaterale e prestato servizio anche alla Direzione generale per la promozione del sistema Paese (2014-2019). All’estero è stato ambasciatore ad Abu Dhabi (2019-2022), ministro consigliere a Ottawa (2010-2014), console generale a Casablanca (2006-2010) e responsabile della sezione economico-commerciale delle Ambasciate a Lima (1997-2001) e Amman (2001-2004).