Un edificio che ospitava palestinesi sfollati a ovest di Gaza City è crollato, causando un bilancio di almeno 11 morti. Tra le vittime ci sono anche cinque bambini, mentre decine di persone risultano ancora disperse. La struttura, che ospitava oltre 100 persone, aveva già subito danni a causa dei bombardamenti israeliani. Filmati verificati da Al-Jazeera mostrano squadre di soccorso intente a estrarre bambini piccoli dalle macerie, lavorando insieme ai residenti. L’edificio, stando a testimoni locali, era a più piani. Secondo la Protezione civile palestinese, contattata da Al-Jazeera, ci sarebbero ancora 50 bambini intrappolati. «Possiamo sentire le voci dei cittadini sotto le macerie e le nostre squadre stanno cercando di raggiungerli, ma l’occupazione (gli israeliani, ndr) si rifiuta di consentire l’ingresso di mezzi pesanti nella Striscia di Gaza», ha detto un portavoce.
Month: Settembre 2026
Recensione film: Resident Evil
Appuntamenti: Il fuoco del cervello: Michela Matteoli al Festival della Mente
Una domanda che la fantascienza affronta già da decenni: quanto possiamo modificare il cervello continuando a essere noi stessi?
Tra gli incontri più interessanti dell’edizione 2026 del Festival della Mente di Sarzana, domenica 6 settembre la neuroscienziata Michela Matteoli ha condotto il pubblico dentro uno dei territori più affascinanti della ricerca contemporanea. Il titolo della conferenza, Il fuoco del cervello. Tra difesa e danno, richiamava efficacemente il tema scelto quest’anno dal Festival: il fuoco come forza capace di proteggere e trasformare, ma anche, quando sfugge al controllo, di distruggere. Al centro dell’intervento sono state le cellule della microglia, cellule... - Leggi l'articolo
LIBRI - Appuntamenti - 16 settembre 2026 - articolo di Linda Lercari
Ebook: Il fantastico provocatorio di Emma Blaslavsky
Future Fiction porta in Italia una antologia di racconti della notevole autrice tedesca Emma Blaslavsky
Per ottenere fondi di ricerca per i suoi studi, una scienziata accetta un'offerta per partecipare a un esperimento straordinario. Per tre settimane vivrà con un robot umanoide, creato per renderla felice. È la trama del racconto Ich bin dein Mensch e del film che ne è stato tratto nel 2021, uscito in Italia col titolo I'm Your Man. E proprio I'mYour Man e altre storie si intitola l'antologia di racconti di questa autrice tedesca, Emma Blaslavsky, che è uscita in giugno per Future Fiction. La quarta di copertina “Immagina di svegliarti una... - Leggi l'articolo
Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
Altro che le scaramucce dentro il campo largo del centrosinistra. A destra rischia di andare in scena uno scontro frontale molto più tonitruante. La bomba, giornalisticamente parlando, l’ha sganciata Lirio Abbate dalle pagine del suo nuovo datore di lavoro, il Giornale, dove si è trasferito non senza clamore dopo una carriera passata, tra gli altri, a L’Espresso e a Repubblica. Il nuovo vicedirettore con delega alle inchieste investigative e giudiziarie ha esordito in prima pagina il 15 settembre con un’inchiesta su Roberto Vannacci, la minaccia da destra per Giorgia Meloni.

“Esclusivo. I conti che non tornano del generale super fetecchia”, è il titolo dell’articolo, che racconta «la mappa dei fondi e le zone d’ombra di Futuro Nazionale. Dagli imprenditori delle ferrovie all’edilizia fino ai lobbisti, tutti gli interessi dell’europarlamentare finiti nei dossier a Bruxelles. E torna di moda quel soprannome con cui divenne famoso all’Accademia militare». Boom. Un approfondimento, tra l’altro, pubblicato solo nella sua prima parte, con la seconda attesa per mercoledì 16 settembre.
Mentre a sinistra preparano i popcorn, l’ex generale ha risposto su Facebook: «Il titolo accusa, l’articolo insinua, i fatti non dimostrano nulla. Continuate pure a dedicarci prime pagine, inchieste e titoli scandalistici. Ogni vostro attacco vale più di mille manifesti. Noi restiamo trasparenti. Voi restate ossessionati. Ci vediamo al prossimo sondaggio». Secondo il Giornale però è solo la replica di chi si è arrampicato sugli specchi.
Per rispondere al fango, Alemanno getta fango su Abbate
A difendere Vannacci e chiedere una tregua ci ha pensato anche Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma che si è avvicinato politicamente a Futuro Nazionale dopo l’uscita dal carcere e ora controlla i team Vannacci nella Capitale. «Mi sembra assurdo che un quotidiano di destra come il Giornale metta in prima pagina un’inchiesta di Lirio Abbate contro il generale Vannacci», ha scritto su Instagram, con tanto di video annesso. «Chi è Lirio Abbate? È un giornalista d’inchiesta modello Report che fu il principale inventore della vicenda Mafia Capitale. Dai suoi articoli e dai suoi libri è partita un’indagine che ha infangato per anni tutta Roma e che è stata un attacco durissimo contro la mia amministrazione in Campidoglio e contro tutta la destra romana».
Quindi l’appello a Tommaso Cerno: «Chiedo al direttore del Giornale, che conosco come una persona seria, un liberale autentico difensore dei diritti, se è giusto che un giornale di destra utilizzi questi metodi per tentare di infangare una persona di destra come Vannacci. Il generale risponderà del merito di questo articolo che a me sembra tutta fuffa, ma io dico a Tommaso Cerno: per favore fermiamoci prima che sia troppo tardi! Non si possono usare questi metodi, oltretutto da destra contro una persona di destra!».

Il nervosismo della premier e i sondaggi che preoccupano
Meloni in questo periodo di avvicinamento alle elezioni del 2027 viene descritta come molto nervosa, ed è chiaro che dietro l’attacco al leader di Fn ci sia il tentativo della stampa di destra, a partire proprio da il Giornale di proprietà di Antonio Angelucci, parlamentare leghista, di fare scudo al governo e provare a sminare il più possibile la trappola Vannacci. Intanto, secondo il sondaggio Swg del 14 settembre per il Tg La7, l’ex generale nelle intenzioni di voto è salito ancora dello 0,2 per cento, arrivando a quota 7,9 per cento, che gli vale la seconda posizione tra le forze di destra, ormai stabilmente sopra a Forza Italia, ferma al 6,9 per cento, e alla Lega (scesa dal 5,7 per cento al 5,5 per cento).

D’altronde è stato lo stesso Cerno, nel suo editoriale, a descrivere l’inchiesta come un lavoro che «scoperchia il vaso di Pandora tra finanziamenti e contraddizioni di un ufficiale così poco gentiluomo da voler rosicchiare voti alla premier».
Vannacci in un’intervista al Giornale di Brescia ha detto che «Meloni si è persa per strada dall’inizio», non escludendo una possibile entrata in un eventuale futuro esecutivo Meloni, ma soltanto sulla base di «un accordo scritto» e senza oltrepassare le sue «linee rosse». Certo, per ora non c’è proprio aria di armistizio. In attesa della seconda puntata dell’inchiesta. Mentre lettori ed elettori di destra sembrano frastornati e affollano i commenti sotto i post di Cerno e del Giornale: «Così state facendo il gioco della sinistra».
Accise, in arrivo un’altra proroga dello sconto sul diesel
Il governo si appresta a inserire nel nuovo decreto carburanti, atteso per domani pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri, un’altra proroga del taglio delle accise sul gasolio, in scadenza alla mezzanotte di giovedì 17 settembre. L’intervento, che si tradurrà in uno sconto sul diesel di 17,1 centesimi al litro, avrà una validità di 7-10 giorni.
Nuovo rinvio per gli aiuti selettivi annunciati da Meloni
L’ulteriore proroga della riduzione delle accise sul gasolio si è resa «necessaria», filtra da Palazzo Chigi, perché non sono ancora pronti gli aiuti selettivi, cioè i sostegni mirati annunciati a fine agosto da Giorgia Meloni. Con il provvedimento in arrivo domani saliranno a 16 i decreti varati dal governo per provare a contenere l’impennata dei prezzi alla pompa.
La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Gli Houthi lo hanno sempre ripetuto: con Teheran hanno un rapporto speciale ma ordini dall’Iran non ne hanno mai presi. Vale la pena partire da qui, perché in questi giorni circola una formula di fonte israeliana secondo cui «l’Iran avrebbe perso il controllo degli Houthi». Per perdere un controllo bisogna averlo esercitato, e quel controllo la storia del movimento lo smentisce: Ansar Allah prese Sanaa nel 2014 contro il parere esplicito di Teheran, gestì in autonomia l’alleanza con Saleh e poi la sua eliminazione, e gli stessi panel di esperti dell’Onu hanno documentato per anni un flusso di armi e consiglieri, mai una catena di comando. La formula israeliana serve ad altro: tiene in vita retroattivamente il mito del burattinaio, scarica su Teheran l’escalation yemenita e prepara il terreno a chi vuole alzare il livello dello scontro contro entrambi.

Gli Houthi hanno completato il controllo di Bab el-Mandeb
Intanto il campo parla chiaro. Gli Houthi hanno ripreso l’intera costa del Mar Rosso, da Hodeidah a Mokha e Dhubab, e con la presa dell’isola di Perim hanno completato il controllo del Bab el-Mandeb, una dei due colli di bottiglia energetici dell’area. Dal 20 luglio applicano un blocco navale e aereo contro l’Arabia Saudita, speculare a quello che Riad impone da anni ai porti del nord dello Yemen. L’8 settembre hanno colpito Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran, ferendo 73 persone e incendiando impianti petroliferi; il 10 e l’11 settembre droni hanno centrato le stazioni di pompaggio della East-West Pipeline, l’arteria che portava a Yanbu fino a 5 milioni di barili al giorno aggirando lo Stretto di Hormuz chiuso dalla guerra con l’Iran. La pipeline è ferma, il greggio ha superato i 100 dollari e la produzione saudita è scesa ai minimi da oltre 30 anni. Riad, colpita nella sua infrastruttura strategica, ha attribuito i droni all’Iraq annunciando che per ora non risponderà, ma un Paese che rinuncia a nominare il mandante e alla rappresaglia si comporta come un debitore in rinegoziazione.

La richiesta di aiuto di bin Salman ignorata da Trump
Mohammed bin Salman ha chiamato due volte Donald Trump chiedendo strike americani. Trump ha rifiutato, concedendo intelligence e dati di puntamento. La lettura politica è nota: Washington vuole restare concentrata su Iran e Hormuz. Quella materiale lo è meno, e pesa di più. Dopo mesi di guerra con Teheran gli Stati Uniti hanno consumato circa due terzi dei Patriot, quasi metà dei THAAD, i missili PrSM sono ridotti a una frazione e i Tomahawk assottigliati; il capo di Stato maggiore Dan Caine aveva avvertito la Casa Bianca sulle scorte prima ancora dei raid sull’Iran, e i comandanti sul terreno oggi lasciano cadere sui settori disabitati delle proprie basi i proiettili che un tempo avrebbero intercettato, per risparmiare munizioni. Un esercito che raziona le intercettazioni sulle proprie installazioni non ha nulla da prestare a Riad. I generali lo hanno spiegato al presidente: un secondo fronte, ora, l’America non lo regge. Nemmeno la flotta più moderna della regione risolve il problema, perché il problema sta nell’economia del confronto: decine di dollari in intercettori per ogni dollaro speso in droni dall’avversario.

Perché le richieste degli Houthi non sono mai state ascoltate
E qui torna la domanda che nessuno pone: che cosa vogliono gli Houthi? Vogliono la fine del blocco economico sul nord dello Yemen, l’aeroporto di Sanaa e il porto di Hodeidah aperti, gli stipendi pubblici pagati con i proventi di petrolio e gas versati alla Banca centrale, che sono il cuore della roadmap del 2023, che imposero fermando con i droni le esportazioni di greggio del governo. La battaglia in corso su Marib, dove si concentra la cassa petrolifera del Paese, è la continuazione di quella trattativa con altri mezzi. Sono richieste concrete, negoziabili, e da 10 anni restano inascoltate perché la cornice del «proxy iraniano» rende superfluo ascoltarle: se sono un braccio di Teheran, si tratta con Teheran. Sono un attore autonomo, e con gli attori autonomi ci si siede al tavolo. L’Iran può accompagnare, consigliare, fornire. Il tavolo degli Houthi è degli Houthi.

L’Occidente insegue Israele e gli Usa
L’Occidente, invece, insegue due soluzioni sbagliate. Quella israeliana, che vuole alzare il confronto contro Sanaa e Teheran insieme. E quella americana, che immagina di chiudere lo Yemen dentro un accordo con l’Iran. Entrambe si schiantano sullo stesso scoglio: l’Iran può vendere agli americani solo ciò che comanda, e lo Yemen non lo comanda. Nel frattempo il conto lo pagano altri: petrolio sopra i 100 dollari, gas in salita, rotte commerciali strozzate, 85 mila sfollati che premono su Aden e sulle coste di Gibuti. La via d’uscita è sgradevole da pronunciare e semplice da descrivere: prendere i sauditi per un orecchio e gli Houthi per l’altro, e metterli allo stesso tavolo. Dire a Riad che il blocco che affama il nord dello Yemen ha prodotto questa guerra e la chiusura del Bab el-Mandeb, e dire a Sanaa che la rendita sullo stretto va convertita in garanzie, stipendi e riconoscimento. È un lavoro da europei, perché è soprattutto il Vecchio Continente a pagare i prezzi dell’energia e dei traffici. Ma la Commissione von der Leyen ha scelto la postura della deferenza verso Washington, e l’Italia ha un governo che quel patrimonio lo ignora: la premier Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani non hanno speso una parola su un dossier che decide le nostre bollette, mentre il Paese manda generatori in Ucraina e, nel silenzio, militari in Arabia Saudita dentro il dispositivo anti-iraniano. Chi non presidia i tavoli non negozia niente per i propri cittadini.

Sia Israele sia l’Iran prendono tempo
C’è infine il calendario, che spiega perché nessuno dei protagonisti ha fretta. Israele vota il 27 ottobre, e a Benjamin Netanyahu la guerra aperta conviene fino alle urne; a Teheran conviene un Netanyahu riconfermato, perché un nemico perfetto vale più di una vittoria. Gli Stati Uniti votano le midterm il 3 novembre, e chi dovrà negoziare con Trump preferisce farlo con un Trump azzoppato dal voto. Fino ad allora, i missili sostituiranno la diplomazia. Resta l’uomo che ha acceso la miccia convinto di dominare l’incendio. Mohammed bin Salman ha immaginato per sé il ruolo di egemone del Golfo: oggi perde la costa yemenita, vede bruciare le sue pompe di greggio, si sente dire di no da Washington e osserva Abu Dhabi guardarlo da lontano, al riparo. L’egemonia comincia dal controllo di casa propria. Lui, in questo momento, fatica ad avere persino quello.
Disastro ferroviario di Pioltello: chiesti 8 anni e 4 mesi per Gentile, ex ceo di Rfi
Otto anni e quattro mesi di reclusione per Maurizio Gentile, ex amministratore delegato di Rfi, così come per il dirigente Umberto Lebruto. Sette anni e 10 mesi invece per l’altro ex manager Vincenzo Macello: sono state queste le richieste del pubblico ministero di Milano Maura Ripamonti, con il sostituto pg Olimpia Bossi nell’udienza del processo d’appello per il disastro ferroviario di Pioltello, avvenuto il 25 gennaio 2018, quando un treno regionale deragliò nell’area metropolitana di Milano provocando la morte di tre persone e il ferimento di oltre cento. I tre imputati erano stati tutti assolti nel processo di primo grado.

La procura ha poi chiesto il riconoscimento della responsabilità amministrativa per Rfi, con sanzione pecuniaria di 900 mila euro. L’unico condannato in primo grado è stato Marco Albanesi, all’epoca dei fatti responsabile della sezione manutentrice Rfi a Brescia, ritenuto colpevole di inerzia e omissione: dopo aver aveva ricevuto in una pena di cinque anni e tre mesi, ha scelto il concordato in appello, che ha portato a una riduzione a tre anni e quattro mesi.
L’Italia proroga di 15 giorni la sospensione di Schengen con la Spagna
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha prorogato di altri 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, allungando così ulteriormente la sospensione temporanea del trattato di Schengen, decisa il primo agosto a seguito della crisi migratoria di Ceuta. La proroga è stata comunicata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell’Ue. Lo rende noto il Viminale, spiegando che «il provvedimento è stato ritenuto necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata», in quanto «permangono elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche».

La replica della Spagna: proroga fino al 7 ottobre
Poco dopo è arrivata la replica della Spagna, che ha notificato all’Unione europea la decisione di prorogare di altri 15 giorni i controlli alle frontiere, negli aeroporti e nei porti marittimi, per i collegamenti diretti con l’Italia. Visto che la sospensione finora in vigore sarebbe terminata il 23 settembre, la proroga durerà fino al 7 ottobre. Madrid ha adottato il blocco di Schengen con l’Italia l’8 agosto.
Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma
Con 527 voti a favore, 52 contrari e 86 astenuti, la plenaria del Parlamento europeo ha confermato in via definitiva la nomina dell’italiano Carlo Comporti alla presidenza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma), che ha sede a Parigi. «Una competenza italiana al vertice della vigilanza sui mercati finanziari europei, una dei più importanti organismi dell’Ue. L’Italia torna protagonista dove si decide, per merito. Buon lavoro, presidente», ha scritto la premier Giorgia Meloni sui social. Comporti entrerà in carica il primo novembre, subentrando alla tedesca Verena Ross. Il suo mandato durerà cinque anni e sarà rinnovabile una sola volta.

Manca solo la decisione del Consiglio Ue
La nomina era stata già approvata – con 43 voti a favore, uno contrario e tre astensioni – dalla commissione Affari economici e monetari (Econ) dell’Eurocamera il 2 settembre, dopo che Comporti era stato indicato il 22 luglio dai 27 ambasciatori dei Paesi membri: in quel caso – con 17 voti a favore e 10 contrari – aveva avuto la meglio sulla danese Karen Dortea Abelskov, come lui membro del board dell’Esma, la “Consob europea”. La nomina di Comporti ha superato quasi tutte le fasi previste: manca solo la pronuncia finale del Consiglio Ue, che però è una formalità.

Dalla Bce alla ‘Consob europea’: chi è Carlo Comporti
Nato a Siena nel 1966, Comporti ha iniziato la sua carriera all’autorità di vigilanza dei mercati finanziari come funzionario. Nel 2001 è stato distaccato presso la Bce a Francoforte e nel 2002 presso la Commissione europea a Bruxelles. Dal 2003 al 2010 ha lavorato al Comitato europeo dei regolatori degli strumenti finanziari (Cesr), predecessore dell’Esma: di entrambi ha ricoperto a lungo la carica di segretario generale. Comporti, che dal 2022 è inoltre commissario Consob, dal 1999 al 2007 è stato docente a contratto per il corso annuale di diritto commerciale alla Facoltà di Economia dell’Università di Siena.
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
A Roma, nello spazio della Nuvola all’Eur, sono le 18 di un lunedì sera e improvvisamente arriva il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. D’altronde c’è il Roma Bar Show, alla prima giornata, e se la mattina il protagonista è stato il presidente dell’Ice (Italian Trade & Investment Agency) Matteo Zoppas, Lollo giunge sulla scena molto dopo: prima tappa allo stand della Regione Calabria e poi via tra degustazioni, cicchetti vari e superalcolici. Nel giro viene “scortato” da Micaela Pallini, Cavaliere del lavoro con un grande spazio nella Nuvola per i suoi prodotti: e così via tra amari, aniciati, liquori, sciroppi e altri prodotti ad alto grado alcolico. Non mancano aceti balsamici e gin, ma Lollo “tiene botta” e continua a visitare la fiera. L’angolo dell’olio (vi ricordate quando sosteneva fosse normale pagare una bottiglia di extravergine 30 euro?) diventa un momento di relax. Certo, la vita da ministro dell’Agricoltura è durissima, ci vuole un fisico bestiale.
Zingaretti gira lontano da Lotito
Luca Zingaretti sta girando a Formello per Paramount+ la nuova serie originale Il metodo Paraldi, che lo vede protagonista. La direzione è affidata a Giuseppe Gagliardi, produzione di Simona Ercolani per Stand by Me. Un “crime drama originale” in cui il giallo si mescola al piacere del buon bere e del buon mangiare. Marco Paraldi, interpretato da Zingaretti, è un ex giornalista diventato vinaio: la serie è liberamente tratta dai romanzi del “corrierista” Fabrizio Roncone. Zingaretti custodisce un segreto: dato che deve presentarsi ogni giorno a Formello, luogo delle riprese, gli toccherebbe passare davanti al centro sportivo della Lazio di Claudio Lotito (sulla quale tra l’altro si è appena aperto un nuovo filone giudiziario). Pare invece che Zingaretti, tifosissimo della Roma e fratello di Nicola, europarlamentare del Pd, compia un lungo percorso per evitare di avere sotto gli occhi il quartier generale biancoceleste del parlamentare di Forza Italia, contestatissimo dai tifosi che disertano lo stadio Olimpico. Certo, così si aumenta di qualche chilometro la strada da fare, ma questo tour permette di arrivare alla meta, sul set, senza dover fare un pellegrinaggio quotidiano a casa dei rivali…

Microsoft pubblica un codice di condotta per l’intelligenza artificiale
La divisione IA di Microsoft ha pubblicato un codice di condotta che disciplina il comportamento dei propri modelli di intelligenza artificiale, in un clima di crescente preoccupazione per i rischi legati a questa tecnologia. Il documento si fonda sul concetto di Humanist AI, sistemi progettati per rimanere saldamente sotto il controllo umano anziché agire in autonomia. Il principio guida, ha dichiarato l’azienda, è che «le persone contano più dell’IA». Microsoft ha collegato questa iniziativa anche a timori per la sicurezza, citando recenti campagne di hacking coordinate e su larga scala – condotte con l’ausilio di agenti IA – come segnale che il settore non può permettersi ritardi. L’azienda non ha fatto riferimento esplicito a un episodio molto discusso avvenuto a luglio, in cui due modelli di OpenAI erano riusciti a uscire dall’ambiente di test protetto (sandbox), accedendo a Internet e violando la piattaforma Hugging Face – utilizzata dagli sviluppatori per archiviare e condividere codice – al fine di aggirare una valutazione di sicurezza informatica.
La pubblicazione dopo l’appello di Amodei
Il codice di Microsoft è stato pubblicato pochi giorni dopo l’appello di Dario Amodei, ceo di Anthropic, che ha esortato le aziende del settore a rallentare deliberatamente il ritmo di potenziamento delle capacità dei modelli. Un appello subito sostenuto sui social media da Sam Altman (ceo di OpenAI) ed Elon Musk.
Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
«Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo». Fabrizio Corona ha presentato il suo progetto politico: Movimento per la verità, evocando il Cav. Nessuna sorpresa, vista la clip di lancio in cui, con tanto di libreria alle spalle, aveva scimiottato la celebre discesa in campo del 1994.
Il Manifesto politico, se così si può definire, è un mix confuso tra liberalismo e Dio Patria e Famiglia (slogan a suo dire tradito dall’attuale governo). Ha parlato di immigrazione, di legalizzazione di tutte le droghe, di sanità, di scuola, di giovani e di over 50, di intelligenza artificiale, di Rai politicizzata. E ha dichiarato guerra alle famigerate Big Tech, il tutto dal pulpito di YouTube. Già che c’era ha pure annunciato la nascita della ‘sua’ piattaforma – King TV – e di un social dedicato (un po’ come Truth di Donald Trump) dove è convinto di poter dire e pubblicare tutto ciò che vuole. La promessa di fondo è ingenua quanto elementare: «In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per far fare i soldi al nostro Paese». Magari potrebbe cominciare saldando il debito che da anni ha con l’Agenzia delle Entrare e che al 2026 ammonta a oltre 15 milioni di euro. Il video si conclude con una guasconata delle sue: se i sondaggi lo daranno al 3 per cento allora «sono cazzi amari per tutti». Per ora deve “accontentarsi”, si fa per dire, di oltre 434 mila visualizzazioni in meno di 20 ore.

Il fallimentare progetto catanese
Va però ricordato che potrà pure guidare il neonato Movimento ma non candidarsi vista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Un “dettaglio” che gli impedì di entrare nella lista del Movimento Popolare catanese di Giuseppe Lipera alle Comunali del 2023. «Purtroppo non ci siamo resi conto che era ancora in piedi la limitazione della pena accessoria», spiegò l’ex re dei paparazzi a La Sicilia. «Il fatto che io non possa scendere in campo in prima persona non vuol dire non continuare a lavorare a sostegno di Peppino Lipera. Lo farò dall’esterno dando un contributo alla lista e ai candidati». L’avvocato Lipera, noto penalista, puntava molto su Corona che, in caso di vittoria, avrebbe visto bene all’assessorato ai Servizi sociali. Anche Mr Falsissimo aveva preso sul serio la faccenda. «Ho sempre detto che sarei diventato prima dei 58 anni presidente del Consiglio», disse commentando la sfida elettorale. «Ora è un po’ presto, ne ho compiuti 49. Però avrei accolto la proposta di fare qualcosa di giusto, di concreto, qualcosa che sarebbe potuto servire alla città nella quale sono nato e se posso essere d’aiuto nel sostenere una persona per bene a fare delle belle cose, sono a disposizione e ci metto impegno sacrificio e serietà». Progetti e belle intenzioni che si frantumarono anche contro l’1,95 per cento (2.529 voti) del Mpc di Lipera.

La fascinazione per il Vaffa grillino
Archiviata l’avventura sicula, nel 2025 Corona tornò alla carica galvanizzato dai numeri del suo canale YouTube. Come disse a margine della presentazione del libro La grande menzogna alla Mondadori di Piazza Duomo, poteva «essere antesignano di un partito politico che, come hanno fatto i 5 stelle, vinca le elezioni». Non fu una boutade isolata. A inizio febbraio 2026, intercettato durante un tour nelle Marche, ribadì il concetto: «Sto pensando seriamente di fondare un movimento politico e di candidarmi alle elezioni del 2027. Come lo chiamerò? Falsissimo», disse tra il serio e il faceto mentre pasteggiava al ristorante Harena di San Benedetto con l’avvocato maceratese Gabriele Cofanelli. «Sono convinto che prenderò una valanga di voti», aggiunse o tra un selfie e l’altro prima di proseguire la serata al Miami Club di Monsano alla presenza del sindaco di Filottrano Luca Paolorossi. Ma torniamo alla fascinazione per il Movimento 5 stelle delle origini, quello del Vaffa. Lo scorso giugno, durante una puntata del podcast Radici, beyond the name, Corona non nascose la sua ammirazione per l’Elevato. «Se dovessi fare il mio ingresso in politica, il mio modello sarebbe Beppe Grillo», ammise. Frenando però subito gli entusiasmi: per un progetto del genere servirebbe tempo ed estrema serietà.

Il logo “Prima i giovani” e l’annuncio su Falsissimo
Qualcosa da allora deve essere cambiato. A luglio Corona ha rotto gli indugi snocciolando una road map precisa: entro dicembre avrebbe fondato un nuovo partito, un movimento in grado di dar voce ai giovani, agli anti-sistema e ai delusi dalla politica. Sì, ma con chi, visto che lui non potrà candidarsi, e soprattutto con quali fondi? L’interessato aveva accennato solo a improbabili finanziamenti da parte di Trump, riportano le cronache di una serata trascorsa in discoteca a Gallipoli.
E così arriviamo a oggi e a quel logo ‘Prima i giovani’ inquadrato furbescamente in qualche video di Falsissimo e postato sui social. Seguito dalla rivelazione a orologeria: «Vannacci mi voleva». Il futurista in costante crescita nei sondaggi, secondo la ricostruzione, lo avrebbe contattato per una possibile collaborazione, ma non se ne fece nulla perché lui, Fabrizio, voleva creare qualcosa di suo, di originale. Davanti a cotanta rivelazione, l’ex generale è stato costretto a intervenire pubblicamente smentendo ogni virgola. L’unica occasione di incontro, ha messo in chiaro, risalirebbe a un anno fa quando Corona lo contattò per invitarlo come ospite a una sua trasmissione.

La rete di contatti e finanziatori
Non sarà Vannacci, ma a quanto risulta a Lettera43.it, Corona si starebbe muovendo per creare una rete di contatti e appoggi. Alcune fonti lo hanno intercettato con un paio di membri del suo staff davanti alla sede di una società di Padova guidata da un noto imprenditore con trascorsi in politica. Non è chiara la natura del faccia a faccia. L43 ha provato a contattare il diretto interessato senza però ottenere al momento alcuna risposta. Vedremo.
Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, l’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026
Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi hanno presentato l’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026. Alla presentazione hanno preso parte Gian Maria Gros-Pietro (presidente di Intesa Sanpaolo), Gregorio De Felice (chief economist della banca), Giuseppe Russo e Stefano Firpo (rispettivamente direttore e membro del comitato direttivo del Centro Einaudi). La ricerca, condotta su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente, analizza le dinamiche degli investimenti finanziari delle famiglie italiane e ne mette in luce i comportamenti e le opinioni.
Risparmi, rischi e investimenti
Più della metà degli intervistati (56 per cento) risparmia, con una propensione media dell’11,9 per cento del reddito. Il risparmio è ritenuto indispensabile dal 28 per cento degli intervistati, ai massimi della serie storica. Tra le motivazioni dichiarate prevale la prevenzione (40 per cento) ma cresce, pur con piccoli numeri, anche il risparmio destinato a investire (6 per cento). Volatilità, scenari tariffari, inflazione inattesa e tensioni geopolitiche hanno inciso sul livello di allerta dei risparmiatori. Il ratio di avversione al rischio ha infatti raggiunto nel 2026 il record di 33,6 (era 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017). I più restii sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (84,0), per le cicatrici degli shock vissuti negli anni della formazione. Nonostante la volatilità, nel 2026 gli intervistati che dichiarano di aver acquistato obbligazioni, azioni e fondi negli ultimi 12 mesi superano i venditori. Il risparmio gestito registra la soddisfazione più alta tra le asset class.

Casa, previdenza e assicurazione
La casa rimane il fulcro della ricchezza familiare – pesa due terzi del patrimonio medio, stimato in circa 320 mila euro. Il 79 per cento degli intervistati vive in abitazioni di proprietà. La previdenza complementare resta ferma al 22 per cento del campione. L’assicurazione è la «gamba più corta» della protezione familiare, con coperture sanitarie al 16,9 e long-term care al 13,9 per cento.
Ok del Senato alla legge elettorale: dal 28 settembre torna alla Camera
Il Senato ha approvato con voto palese la nuova legge elettorale targata centrodestra: il via libera è arrivato con 113 sì, 71 no e 2 astensioni. Le opposizioni hanno protestato protestano prima del voto: «No alla legge truffa». La riforma tornerà alla Camera dei deputati il 28 settembre, per la terza e ultima lettura: il voto finale di Montecitorio è atteso non più tardi di metà ottobre.
Le principali novità introdotte dalla riforma
Le principali novità introdotte dalla riforma della legge elettorale (ribattezzata “Melonellum” dalle opposizioni, mentre per la maggioranza è “Stabilicum”) sono il proporzionale con premio di maggioranza alla lista o coalizione che incassa almeno il 42 per cento dei voti e l’addio ai collegi uninominali previsti dal “Rosatellum”, oltre all’introduzione delle preferenze, sebbene non pure. Il premio di maggioranza, pari a 70 deputati e 35 senatori, è previsto solo se la quota del 42 per cento viene toccata in entrambi i due rami del Parlamento: altrimenti la ripartizione dei seggi avviene col proporzionale puro. Per quanto riguarda le preferenze, l’elettore si troverà sulla scheda un capolista bloccato e sotto una lista di sei nomi prestampati stabiliti dai partiti: ne potrà indicare tre. Non ci sarà obbligo di parità di genere per i capilista: l’alternanza uomo/donna è infatti prevista solo dal secondo candidato in poi.
Le altre novità della legge elettorale
Tra le alte novità c’è l’obbligo per le forze politiche di indicare il candidato presidente del Consiglio che intendono proporre, che comunque non comparirà sulla scheda elettorale. Le liste che si presenteranno in coalizione dovranno esprimere lo stesso nome. Sempre durante l’esame al Senato, è stata aumentato il numero delle firme da raccogliere per i partiti non presenti in Parlamento: il numero di sottoscrizioni sale da 1.500 a 6 mila per collegio, per un totale di 300 mila. Aumentata anche la soglia di sbarramento: per entrare in Parlamento servirà almeno il 3 per cento. Ma c’è la clausola del “miglior perdente”: in ogni coalizione che supera il 10 per cento verrà ammessa al riparto dei seggi anche la lista più votata tra quelle rimaste sotto la soglia. Ridotte poi le circoscrizioni Estero, che finora erano quattro sia alla Camera che al Senato: a Montecitorio diventano due (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide), mentre a Palazzo Madama ne resta solo una. Istituito inoltre l’elenco degli elettori fuori sede ammessi a votare nel Comune di temporaneo domicilio per le elezioni della Camera e del Senato, per il Parlamento europeo e per i referendum. Durante l’esame al Senato il voto per i fuori sede è stato esteso anche ai caregiver familiari.
Ranucci ha fatto ricorso contro la rimozione dalla conduzione di Report
Sigfrido Ranucci ha presentato ricorso al Tribunale del Lavoro di Roma contro la decisione della Rai di rimuoverlo dalla conduzione di Report. La tutela, si legge in una nota firmata dall’avvocato Roberto De Vita, «è stata richiesta in via d’urgenza anche in considerazione di due scadenze ormai imminenti»: il 27 settembre, termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte dalla Rai, e l’8 novembre, data prevista per l’avvio della nuova stagione di Report.
La tesi sostenuta da Ranucci nel ricorso contro la Rai
La difesa di Ranucci contesta radicalmente le ragioni indicate dalla Rai a fondamento della decisione. Espressioni quali «obiettiva situazione di incompatibilità» e «continue pressioni», oppure «percezioni di opacità, commistione e interferenze», spiega la nota, «non sono state accompagnate dall’indicazione di alcun fatto concreto e riferibile al giornalista, né dall’indicazione del nesso che renderebbe necessaria proprio la sua rimozione». Il ricorso, che richiama i principi costituzionali ed europei posti a tutela della libertà di informazione, gli obblighi derivanti dal contratto di servizio RAI e dal Codice Etico aziendale, nonché le garanzie introdotte dall’European Media Freedom Act, ricostruisce il contesto nel quale è maturata la decisione della Rai. Le «numerose e pubbliche prese di posizione di esponenti politici e istituzionali che, nelle settimane immediatamente precedenti, avevano chiesto la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report», assieme alla «genericità» delle motivazioni fornite dalla Rai, spiega De Vita, «delineano un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo a configurare il carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e per convinzioni personali, nonché la sussistenza di un motivo illecito determinante».

La rimozione da Report e le tre soluzioni proposte dalla Rai
Ranucci, che conduceva Report dal 2017, è stato rimosso a fine agosto dalla conduzione di Report: al suo posto Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale (dopo la rinuncia di Giulia Presutti https://www.lettera43.it/report-giulia-presutti-rinuncia-alla-conduzione-rai-cerca-compromesso/). Tre le diverse soluzioni per la ricollocazione proposte dall’azienda: un ritorno a Rainews, un approdo alla redazione Tg3, un incarico come responsabile di un ufficio di corrispondenza internazionale (in particolare al Cairo).
Qn, continua la campagna acquisti di Lmdv
Continua la campagna acquisti di Leonardo Maria Del Vecchio. Sbarca a QN anche Andrea Montanari che torna al giornalismo dopo quasi cinque anni alle Media Relations di Cdp. Con Montanari, che ha alle spalle anche 16 anni a Milano Finanza, si arricchisce la squadra di Mario Orfeo e Agnese Pini. Il calcio mercato delle penne si era aperto con due big: Guido Boffo, ex direttore del Messaggero e ora vice di Qn, e Mattia Feltri che ha lasciato la direzione dell’Huffington Post. Mentre il primo ottobre prenderanno servizio Alessandro Da Rold, in arrivo dalla Verità, e Mattia Ferraresi da Domani. Ma la lista di nomi è ancora lunga.
Sondaggi Swg 14 settembre 2026, Vannacci vicino all’8 per cento
Futuro nazionale di Roberto Vannacci sembra essersi consolidato come quarta forza politica d’Italia. È quanto emerge dai sondaggi Swg del 14 settembre 2026. L’ex generale raccoglie il 7,9 per cento dei voti, con una crescita dello 0,2 per cento rispetto alla settimana precedente. Al vertice resta sempre Fratelli d’Italia, che ottiene il 27 per cento dei consensi (+0,2) seguito dal Partito democratico al 20,9 (+0,3) e dal Movimento 5 stelle stabile al 12,6 per cento. Forza Italia continua a rimanere sotto il 7 per cento (6,9) senza variazioni mentre la Lega di Matteo Salvini segna un -0,2 per cento e raggiunge il 5,5 per cento.
Al centrodestra serve Vannacci in coalizione per vincere con lo Stabilicum
Una simulazione realizzata da Youtrend per Sky Tg24 mostra che, con percentuali simili, l’esito delle elezioni dipenderebbe dalla collocazione di Futuro nazionale (se alleato con il centrodestra o in corsa autonoma). Con Vannacci in coalizione, il centrodestra otterrebbe 226 seggi alla Camera su 400 e 117 al Senato su 205, superando le soglie della maggioranza assoluta (rispettivamente 201 e 103). Il campo largo, composto da Pd, M5s, Avs, Italia viva e +Europa, si fermerebbe a 157 deputati e 74 senatori. Se invece Futuro nazionale corresse da solo, al contrario, sarebbe il campo largo ad aggiudicarsi il premio di maggioranza, con 221 deputati e 110 senatori, mentre il centrodestra si fermerebbe a 139 e 69. Vannacci conquisterebbe 25 seggi a Montecitorio e 12 a Palazzo Madama. In entrambi gli scenari Azione, che nella simulazione corre fuori dalle due coalizioni, resterebbe determinante solo sulla carta: 14 deputati e 6 senatori nel primo caso, 12 e 6 nel secondo.
Chi è Ugo Rossi, il vannacciano chiamato per le elezioni in Russia
Roberto Vannacci non sarà il cavallo di Troia della Russia, ma un legame tra Futuro Nazionale e il Cremlino c’è, ed è innegabile: tra gli italiani chiamati a far parte del pool di esperti stranieri che dovrà certificare la legittimità del voto per il rinnovo della Duma (la camera bassa russa del parlamento russo) c’è infatti anche consigliere comunale triestino Ugo Rossi, esponente appunto di FN e grande ammiratore di Vladimir Putin.
A presidere il pool c’è un altro italiano: Vito Grittani
Per smentire le accuse di brogli e censura, in vista del voto per il rinnovo della Duma di Stato, che si terrà dal 18 al 20 settembre, la Russia ha annunciato la costituzione di una «associazione internazionale di esperti politici ed elettorali», che avrà l’appoggio del ministero degli Esteri, dell’Amministrazione presidenziale e della Commissione elettorale centrale. A presiedere il pool di esperti è un altro italiano: Vito Grittani, conosciuto come ambasciatore della Repubblica di Abkhazia (territorio della Georgia riconosciuto come indipendente da Mosca) e per aver accompagnato nel 2022 nell’Ucraina occupata una delegazione di 13 connazionali, chiamata a certificare – la storia si ripete – la correttezza dei referendum farsa per l’annessione alla Russia.
No vax, ex M5s e filoputiniano: chi è Ugo Rossi
Ma torniamo a Rossi. Nato nel 1991 e di professione ingegnere, ha aderito a Futuro Nazionale a marzo nella speranza – ha spiegato – che Vannacci possa «fare per l’Italia quello che Putin ha fatto per la Russia: risollevarla dalle ceneri». Il suo esordio in politica era avvenuto col Movimento 5 stelle, da cui è poi fuoriuscito in tempo di pandemia per aderire al Movimento 3V, che aveva posizioni no-vax: con questo partito si era candidato a sindaco di Trieste nel 2021, senza raggiungere l’obiettivo ma ottenendo abbastanza voti per un seggio in consiglio comunale, dove siede ancora. In tempo di Covid è stato arrestato e condannato a 5 mesi per aver aggredito due carabinieri che lo avevano trovato in un ufficio postale triestino dove difendeva una no vax che non voleva indossare la mascherina. E in un’altra occasione è stato portato via dalla polizia locale quando, dopo essere entrato in uno stabile del Comune senza green pass, aveva provato a barricarsi al suo interno. Prima di aderire a FN si era dimostrato piuttosto critico nei confronti di Vannacci, che ha però abbracciato dopo un passaggio in Insieme Liberi. Come detto è decisamente filorusso: «Putin è un grande leader, forse il migliore al mondo», ha dichiarato. Rossi è in Russia dal 10 settembre per partecipare al Festival dei Giovani a Ekaterinburg, dove – ha spiegato – sta anche «facendo un corso di aggiornamento come esperto elettorale».
Elezioni di midterm, la Corte Suprema boccia le restrizioni di Trump sul voto per posta
Sconfitta per Donald Trump in tribunale: la Corte suprema Usa ha bocciato le restrizioni che il presidente americano voleva imporre al voto per corrispondenza in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. La Casa Bianca voleva imporre agli Stati di compilare un elenco di tutti gli elettori che devono ricevere la scheda per posta: una misura, era stato spiegato, che aveva l’obiettivo di rafforzare i controlli e prevenire possibili frodi. Stati, gruppi per i diritti di voto e amministratori elettorali avevano però denunciato il rischio di gravi disservizi e di una possibile privazione del diritto di voto su larga scala.
Perché la Corte Suprema Usa ha bocciato la proposta
La proposta dell’Amministrazione Trump avrebbe attribuito al servizio postale statunitense nuovi poteri nella gestione delle schede elettorali inviate per il voto per corrispondenza, compresa la possibilità di trattenere interi lotti di corrispondenza in presenza di irregolarità nei dati o nei codici di tracciamento. «Applicare questa norma alle elezioni del 2026 sarebbe arbitrario», ha sottolineato il giudice conservatore Brett Kavanaugh, in quanto «i funzionari elettorali statali e locali non dispongono di tempo sufficiente per attuarla». Solo due giudici conservatori, Samuel Alito e Clarence Thomas, hanno espresso parere contrario.

Stop anche alla norma per limitare la durata di alcuni visti
Trump ha poi ricevuto un altro schiaffo in tribunale, per un’altra questione: un giudice federale di Boston ha infatti bloccato una nuova norma introdotta dalla Casa Bianca che avrebbe limitato la durata della permanenza negli Stati Uniti per studenti e giornalisti stranieri. In base alla norma introdotta a giugno da Trump, i visti F per studenti internazionali e i visti J – che permettono ai partecipanti a programmi di scambio culturale di lavorare negli States – avrebbero dovuto avere una durata massima di quattro anni, mentre i visti I per giornalisti sarebbero stati limitati a 240 giorni, in pratica otto mesi.
Aggiotaggio su quote della Lazio, perquisiti presidente e ad della Banca del Fucino
I carabinieri del nucleo investigativo di Roma, coordinati dai pm della Dda, stanno effettuando perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi e dell’ad Francesco Maiolini nell’ambito di una indagine in cui si ipotizza il reato di aggiotaggio su quote societarie della Lazio. L’attività riguarda anche Luigi Bisignani, collaboratore del quotidiano Il Tempo. L’obiettivo, scrive Repubblica, è capire se dietro la lunga offensiva contro il patron biancoceleste Claudio Lotito — dalle false notizie sulla vendita del club fino alla pressione esercitata attraverso social e mezzi di informazione — ci sia stata una «regia unitaria» e individuare gli eventuali «mandanti».
L’indagine sulle notizie false per allontanare Lotito dalla Lazio
L’ipotesi della procura è che da giugno 2024 sia stata alimentata una campagna basata sulla diffusione di notizie false, da Lotito pronto a cedere il pacchetto di controllo della Lazio, alle sue società in stato di decozione, fino all’accusa di voler deliberatamente portare la squadra in una serie inferiore per incassare il cosiddetto paracadute da 35 milioni di euro. La Lazio è però una società quotata in Borsa e, per i magistrati, quelle informazioni false erano concretamente idonee a provocare «una sensibile alterazione del prezzo delle azioni». Da qui l’ipotesi di manipolazione del mercato contestata in concorso agli indagati. Secondo il decreto, alcune delle «attività di denigrazione e di diffusione attraverso social network» sarebbero state «in tutto o in parte finanziate» da Maiolini. In un articolo di Bisignani sul Tempo, in cui si parla di una fantomatica offerta di JP Morgan da 450 milioni di euro per acquistare la Lazio (notizia che la procura considera falsa), viene per esempio suggerito di rivolgersi a uomini della finanza per aprire un nuovo corso nella gestione della società tra i quali «Masi e Maiolini della Banca del Fucino». Incrociando le pubblicazioni con i tabulati telefonici, sono emersi contatti «non occasionali» negli ultimi due anni tra Maiolini e Bisignani, alcuni contatti tra Masi e lo stesso Bisignani e una serie di telefonate e «insistiti tentativi di chiamata» tra Maiolini e Bisignani proprio a ridosso della preparazione e della pubblicazione degli articoli.
Caccia italiani abbattono un drone russo nello spazio aereo lituano
Nuove tensioni tra Russia e Nato: un drone che ha violato nella notte lo spazio aereo della Lituania, entrando dalla Bielorussia, «è stato rapidamente abbattuto» da caccia dell’Alleanza atlantica. Lo ha reso noto il presidente lituano Gitanas Nauseda, aggiungendo: «Mentre la Russia intensifica la sua aggressione contro l’Ucraina, una tale preparazione è vitale per la nostra regione. Insieme ai nostri alleati della Nato, la Lituania difenderà il proprio spazio aereo». L’operazione è stata compiuta da due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’Aeronautica Militare italiana.
A drone that just entered Lithuanian airspace was destroyed by NATO fighter jets. I thank Allied personnel for their swift response.
— Gitanas Nausėda (@GitanasNauseda) September 14, 2026
With Russia intensifying its aggression against Ukraine, such readiness is vital for our region. Together with our NATO Allies, Lithuania will…
Si tratta del secondo drone russo abbattuto nei cieli baltici
Il drone è precipitato in una zona rurale vicino al lago di Kaunas, nella parte centrale del Paese baltico. Le ex repubbliche sovietiche registrano regolarmente intrusioni di droni stranieri nei propri territori. Ma questo è solo il secondo abbattimento nei cieli baltici dall’invasione russa dell’Ucraina del 2022: il primo si è verificato il 19 maggio di quest’anno, quanto la polizia aerea Nato ha intercettato un velivolo senza pilota nello spazio aereo estone.
Nella tarda serata di ieri, due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’#AeronauticaMilitare sono decollati in modalità #scramble nell’ambito della missione #NATO di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza, in seguito alla violazione dello… pic.twitter.com/C2UOIvTQET
— Ministero Difesa (@MinisteroDifesa) September 15, 2026
Fregata russa lancia razzi contro un elicottero danese
Poco dopo, è arrivata anche la notizia di una fregata russa che ha lanciato due razzi di segnalazione verso un elicottero militare danese in acque internazionali, al largo della costa della Danimarca, mancando di poco il velivolo. Lo ha reso noto in un comunicato l’esercito del Paese nordico, membro della Nato, spiegando che l’elicottero stava svolgendo una missione di routine per fotografare la nave russa. Copenaghen convocherà l’ambasciatore di Mosca per discutere dell’incidente, ha annunciato il ministro della Difesa Jeppe Bruus.
Milano, la partita delle Partecipate nel dopo-Sala
Finora nel dibattito politico sul futuro di Milano gli argomenti e i programmi sono stati carenti. L’attenzione è stata invece catalizzata dai nomi in corsa per la successione di Beppe Sala. La spiegazione è piuttosto semplice: la disparità di forze tra il favoritissimo centrosinistra e un centrodestra che annaspa spinge a guardare più il proprio ombelico che l’orizzonte meneghino. C’è però anche un’altra ragione: mentre le alchimie politiche alla House of cards solleticano cronisti e appassionati, pochissimi dedicano la giusta attenzione alle società controllate e partecipate, il vero terreno sul quale si gioca il futuro di Milano.

Le polemiche sulla super holding e l’idea di un assessore alle Partecipate
La centralità del tema è emersa anche di recente, quando l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte ha avanzato l’ipotesi di costituire una holding che raggruppasse le varie aziende, con lo scopo di armonizzare i vari piani industriali e gli obiettivi generali dell’amministrazione. La proposta ha suscitato polemiche per le possibili privatizzazioni di alcuni servizi, prospettiva che Conte ha smentito seccamente anche a Lettera43. La questione è stata discussa in alcune commissioni consiliari, ma essendo a fine mandato non ci sarà il tempo di giungere a una conclusione. «Le idee non invecchiano, questa potrà essere sviluppata dalla prossima amministrazione, a cui la mettiamo a disposizione», assicura Conte. Ma dalle parti del Pd e del centrosinistra, si avanza un’altra ipotesi: quella di una regia più politica che economico-finanziaria con la designazione di un assessore alle Partecipate, che, come già avvenuto in passato, faccia da raccordo tra gli obiettivi pubblici e gli strumenti operativi per perseguirli.

Milanosport, M4 e AMAT
Chiunque prenda il posto di Sala dovrà prendere decisioni determinanti su alcune partite che incidono profondamente sulla quotidianità dei milanesi. La scadenza più imminente è fissata al 31 dicembre 2026, quando finirà il mandato dell’attuale governance di Milanosport. Dopo l’approvazione del bilancio, verso la metà del 2027, bisognerà nominare quella nuova. Nel 2011 il centrosinistra conquistò Milano anche grazie a un programma che prevedeva la chiusura di Milanosport, allora molto in difficoltà e sovraccarica di funzioni. Con la vittoria di Giuliano Pisapia e la nomina di Chiara Bisconti ad assessora allo Sport, si decise invece di mantenerla operativa e controllata al 100 per cento, per focalizzarla sulla gestione delle piscine, che sul mercato non avrebbero trovato un equilibrio economico. Quindici anni dopo, il tema delle piscine comunali è una delle principali criticità che richiede scelte
politiche, più che una valutazione sull’operato della governance. È infatti necessario passare a una logica di città veramente pensata per chi ci vive e non prevalentemente sede di grandi eventi. Il tutto però senza rinunciare al beneficio di questi ultimi. Anzi, Sala ha aperto alla possibilità di una candidatura comune con Torino e Genova per le Olimpiadi estive, tema da studiare con grande attenzione perché – tanto per iniziare – serve uno stadio con pista di atletica e Milano non la possiede. Decisamente più tranquille sono invece le situazioni di M4, che gestisce la nuova linea blu della metropolitana, e AMAT, che si occupa di pianificazione del territorio e mobilità. Le governance scadono il prossimo anno: sui nomi si ragionerà alla luce dei nuovi equilibri dopo le elezioni, ma l’indirizzo strategico non è in discussione.
Il dibattito su SEA, tra fusione con Torino e rinnovo della governance
Tra le società la cui governance va in scadenza con l’approvazione del bilancio 2027 (quindi con nomine nel 2028), il caso più interessante riguarda SEA che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa. Il Comune di Milano la controlla con il 54,81 per cento, lo 0,06 è del Comune di Busto Arsizio, con il restante 45,01 per cento che fa capo a F2i/2i Aeroporti SpA, socio privato che detiene quote anche di altri hub nazionali. Qui la questione è duplice. La presidente Michaela Castelli è in carica dal 2018 (tre mandati consecutivi), mentre l’ad Armando Brunini regge la cloche da gennaio 2019. I risultati sono eccellenti: con l’attuale gestione ogni anno si migliora il record di passeggeri, di utili e di dividendi per le casse del Comune, arrivati intorno ai 100 milioni di euro. Il nuovo sindaco dovrà decidere se operare in continuità o cambiare rotta, ma questo si intreccia con la questione politica più rilevante: l’ipotesi di fusione con Sagat, che gestisce l’aeroporto di Torino, già foriera di diverse polemiche in Consiglio comunale. Si vedrà.

MM Spa e le società-chiave che scadono nel 2028
Con l’approvazione del bilancio 2027 andranno in scadenza altre società di fondamentale importanza per la collettività. SOGEMI (Società per l’Impianto e l’Esercizio dei Mercati Annonari all’Ingrosso), controllata al 100 per cento, gestisce il mercato alimentare e altri 15 mercati coperti di quartiere, oltre al progetto “Foody”, un piano di trasformazione del mercato annonario che vale 600 milioni di euro. A guidarla è Cesare Ferrero, presidente e dg, nominato nel 2016 da Sala proprio con lo scopo di rilanciare l’azienda, e confermato nel 2025 per altri tre anni.

Connesso al tema della filiera alimentare è il ruolo di Milano Ristorazione, nata nel 2000 e controllata al 99 per cento da Palazzo Marino. Guidata da Davide dell’Acqua, la società eroga 83 mila pasti al giorno e rappresenta quindi un asset fondamentale, soprattutto per l’impatto sull’opinione pubblica. A completare il tris è MM SpA, vero e proprio fiore all’occhiello del Comune, che la controlla al 100 per cento. La multiutility opera su cinque fronti industriali: ingegneria (progetta linee metropolitane anche all’estero), servizio idrico integrato, facility management, case popolari e gestione del verde, ultima funzione assegnatale in ordine di tempo. Non è azzardato affermare che si tratti di un benchmark a livello nazionale, quindi c’è massima fiducia nei confronti del cda guidato dal presidente Elio Franzini, nominato nel giugno 2025, e dell’amministratore delegato Francesco Mascolo.

Nel 2029 tocca a CAP, il gigante del Servizio idrico
Non tutti sanno che la gestione dell’acqua pubblica si divide tra Milano città e i Comuni dell’area metropolitana. Nel primo caso la competenza è della succitata MM, mentre della provincia si occupa il Gruppo CAP, colosso del settore con un fatturato di oltre 500 milioni di euro. La composizione societaria è molto diversa da quella di MM: il socio di riferimento è Sesto San Giovanni con il 9,9 per cento, Città Metropolitana segue con l’8,2 e il resto è suddiviso tra ben 133 Comuni del Milanese, 40 del Monzese, 20 del Pavese e uno del Varesotto. Milano non ne fa parte, ma il ruolo di Palazzo Marino è ovviamente centrale. La governance di CAP, in scadenza nel 2029, è saldissima: l’ex sindaco di Cornaredo Yuri Santagostino è stato nominato presidente nel 2023 e dal 2026 ricopre anche la carica di amministratore delegato, mentre il direttore generale Michele Falcone (già alla guida di Alfa Varese e Neutalia) è uno dei manager pubblici più quotati, non solo nell’idrico.

A2A e la partita della transizione ecologica
A2A è invece una partecipata, poiché il Comune di Milano e quello di Brescia ne detengono il 25,2 per cento ciascuno. Pertanto la governance deve essere pienamente condivisa. La multiutility opera nei settori energia, ambiente, acqua, calore e reti, con un ruolo strategico nella prospettiva della transizione ambientale. Si tratta dell’azienda più rilevante tra quelle che fanno riferimento a Palazzo Marino. Al timone c’è una coppia di manager molto stimati e rinnovati solo pochi mesi fa: dal 2023 il presidente è Roberto Tasca, economista e già assessore al Bilancio della Giunta Sala, mentre nel doppio ruolo di ad e dg dal 2020 c’è Renato Mazzoncini, figura apprezzata trasversalmente. Da qui al 2029 ce ne corre, ma entrambi paiono poter dormire sonni molto tranquilli.

Il vero nodo politico riguarda il futuro di ATM
Il primo nodo politico però riguarda il futuro di ATM. Nei prossimi giorni andrà scelto il rappresentante del Comune nel cda, al posto del dimissionario Pietro Galli. Storico collaboratore del sindaco, Galli ha fatto un passo indietro in seguito al coinvolgimento nell’inchiesta su Finalter, di cui è socio all’80 per cento, col restante 20 conferito a un trust riconducibile a Sala stesso. La scelta andrà inevitabilmente letta come un segnale strategico, come lo è stata la nomina di Christian Malangone, dg di Palazzo Marino con la prospettiva di un accordo con i privati del construction per creare un soggetto in grado di occuparsi di tutto ciò che avviene dopo la progettazione (affidata a MM), ovvero la parte di edilizia e poi la gestione delle linee, core-business di ATM. Il contratto di servizio è stato più volte prorogato e prima o poi si dovrà andare a una gara. Si parla di una probabile concorrenza dei francesi di RATP Dev, che in joint venture con una società di Singapore hanno da poco strappato la gestione della metropolitana di Copenaghen proprio ad ATM. RATP gestisce anche la linea sotterranea di Parigi e nutre ambizioni su Milano, ma l’arrivo degli stranieri sarebbe clamoroso per una città che può vantarsi di progettare (con MM) e gestire (con ATM) questi servizi anche all’estero. Il nuovo cda andrà nominato nel 2029, quando l’attuale ad e dg Alberto Zorzan avrà 72 anni.

C’è quindi un delicato incrocio tra il ciclo manageriale e quello politico, nel quale bisognerà decidere come affrontare anche le criticità legate ai conti, al prezzo del biglietto e alla necessità di potenziare le corse sia sul piano chilometrico (sono in arrivo le estensioni a Baggio e a Monza), sia su quello orario. Durante le Olimpiadi invernali è stato molto apprezzato il servizio esteso fino alle 2 di notte, come in diverse altre grandi città europee. Il tema dei costi è però rilevante, perché ci vorrebbero 6/7 milioni di euro ogni mese per garantire il servizio anche in assenza di grandi eventi. Proprio per questo la capacità di fare sintesi tra obiettivi politici e vincoli manageriali sarà determinante, così come tutte le scelte che il successore di Sala dovrà prendere su queste società.
Dall’estero: Sei Emmy per Pluribus, cinque per Spider-Noir
Ai premi per la televisione quest'anno il fantastico non se la cava male, grazie a due serie.
Migliore attrice in una serie drammatica (Rhea Seehorn), miglior sceneggiatura per una serie drammatica (Vince Gilligan) e poi scenografia, montaggio visivo, missaggio sonoro, musica per la serie di Apple TV Pluribus; stunt coordination, montaggio sonoro, grafica dei titoli, effetti visivi, fotografia per Spider-Noir. A questi si aggiunge un Emmy per gli effetti visivi a Stranger Things, attrice non protagonista in una serie drammatica (Shailene Woodley) per Paradise, costumi per una serie fantastica e scenografia per una serie period o fantastica a Fallout, stunt coordination a The Boys,... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Dall'estero - 15 settembre 2026 - articolo di S*
Televisione: Below: la miniserie Netflix con Josh Hartnett (e un misterioso iceberg) arriva a ottobre
I sei episodi creati da Jesse McKeown raccontano il brivido del cambiamento e l'importanza della comunità davanti alle minacce mostruose
La stagione dei bagni al mare sta per finire, e con ottimo tempismo Netflix presenta il nuovo trailer di Below, miniserie che vede protagonisti Josh Hartnett (Pearl Harbor, Oppenheimer), Charlie Heaton (Stranger Things) e Mackenzie Davis (Black Mirror, Station Eleven). Guarda il video: BELOW | Official Trailer | Netflix Creata e sceneggiata da Jesse McKeown (The Umbrella Academy), Below è una storia in sei episodi di creature marine e segreti che esplora l'inevitabilità terrificante del cambiamento. Come si legge nella sinossi: Calvin Penney (Hartnett) è un... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Televisione - 15 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Editoria: La storia vera di un killer nano, un nuovo gioiellino di Cinzia Di Mauro
Nella collana Frattali un nuovo romanzo di Cinzia Di Mauro, segnalato al Premio Calvino.
Messasi in luce l'anno scorso con il bellissimo e originale romanzo distopico Finisterrae, Cinzia De Mauro torna a pubblicare con Delos Digital. Maurizio Cometto, editor della collana Frattali, questa volta seleziona un romanzo già edito diversi anni fa e segnalato al Premio Calvino, La storia vera di un killer nano. Una storia piuttosto strana con personaggi che resteranno nella memoria. Il libro è disponibile anche in versione stampata (216 pagine, 18 euro). La storia vera di un killer nanodi Cinzia Di MauroUn killer invisibile, grottesco e surreale. Un nano... - Leggi l'articolo
Dall’estero: William Shatner commenta le divise della nuova Space Force di Trump
Tra satire (incomprese) del fascismo e appropriazione di IP, la Casa Bianca presenta le uniformi dei suoi "guardiani della galassia"
William Shatner, che di divise spaziali se ne intende, ha deciso di dire la sua sulle uniformi della Space Force statunitense presentate dal presidente Donald Trump la scorsa settimana sul suo social network personale, Truth. La "next generation" dell'uniforme di servizio, in space grey e midnight black, trae ispirazione – si legge nell'immagine generata con l'Intelligenza Artificiale che accompagna la presentazione: dalla disciplina e la funzionalità delle uniformi di Starship Trooper, ammodernate per i guardiani dello spazio di domani. Stivali in pelle a metà... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Dall'estero - 15 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Siae, al via la nuova edizione di Per chi crea: pubblicati i bandi
Riparte Per chi crea, il programma promosso dal ministero della Cultura e gestito da Siae che ogni anno investe il 10 per cento dei compensi derivanti dalla copia privata per sostenere la creatività e la crescita professionale delle nuove generazioni. Per l’edizione 2026 sono stati pubblicati i nuovi bandi, che mettono a disposizione oltre 13 milioni di euro a favore di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori under 35, residenti in Italia o cittadini italiani residenti all’estero. Negli ultimi anni l’iniziativa si è affermata come uno dei più significativi strumenti di sostegno alla produzione culturale giovanile nel nostro Paese. Nell’edizione precedente sono stati assegnati 331 contributi per altrettanti progetti nei settori delle arti visive, cinema, danza, libro e lettura, musica e teatro, contribuendo alla nascita di nuove opere, percorsi formativi e occasioni di promozione in Italia e all’estero.
Quattro bandi per altrettante linee di intervento
Per il 2026 le risorse saranno destinate a quattro linee di intervento:
- Nuove opere: il bando finanzia progetti di produzione artistica volti alla realizzazione e promozione di opere inedite di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana;
- Formazione e promozione culturale nelle scuole: il bando finanzia progetti volti al rafforzamento della formazione e della promozione culturale nelle scuole italiane statali e paritarie, eventualmente in collaborazione con altri soggetti specializzati e con le scuole di musica, d’arte, di danza, di scrittura. Un’attenzione particolare verrà riservata alle scuole situate nelle “periferie urbane” per portare l’arte e la cultura tra i banchi;
- Professionalizzazione degli artisti: il bando finanzia progetti di professionalizzazione artistica (ad es. masterclass, residenze artistiche, corsi di formazione, seminari) volti al rafforzamento delle conoscenze e delle capacità creative di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana;
- Live e promozione nazionale e internazionale: il bando finanzia progetti finalizzati alla realizzazione di iniziative (tour/circuitazioni, festival/rassegne) di esecuzione live o promozione in ambito nazionale e internazionale – anche mediante l’eventuale traduzione delle opere in altre lingue – di opere di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana.
Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro le ore 14.00 del 29 ottobre 2026. Bandi, regolamenti e tutte le informazioni utili sono disponibili sul sito Per chi crea.
La Serie A trema sui diritti tivù: quanto intascherà nel quinquennio 2029-2034?
Nel 2027 verrà aggiudicato il bando per i diritti tivù della Serie A di calcio del quinquennio 2029-2034. E la grande preoccupazione dei club italiani è di non riuscire a confermare i 900 milioni all’anno del quinquennio 2024-2029 assicurati da Dazn (700) e Sky (200). Diritti aggiudicati nell’ottobre 2023, con un’Inter fresca finalista della Champions League persa di misura contro il Manchester City di Pep Guardiola. Ora, invece, sembrano davvero lontane le prospettive di squadre italiane nelle fasi finali della massima competizione europea per club.

Parlando con operatori vicini alle trattative, pare di capire che a questo giro la cifra massima che Dazn e Sky saranno disposti a versare non supererà i 700 milioni complessivi all’anno. Vediamo se il bando riuscirà a proporre tante soluzioni esclusive, in grado di massimizzare gli incassi, con per esempio una partita su Prime Video, una su Netflix, una in chiaro, alcune a Dazn, altre a Sky. Facendo però impazzire i tifosi, costretti a una miriade di abbonamenti.
In Francia i grandi broadcaster si sono tirati indietro
Ma il dramma vero sarebbe invece se, come già accaduto in Francia, i grandi broadcaster rinunciassero a fare offerte o addirittura si ritirassero dai contratti in essere, costringendo la Lega Serie A ad attuare la minaccia fantasma balenata da decenni, ossia il fantomatico canale della Lega, con esiti simili alla Francia: una Ligue 1 passata in pochi anni dai 750 milioni ai 184 milioni di euro annui della stagione 2025-26.
Non è solo questione di scarsa competizione nel campionato
Un tracollo del genere del prezzo di mercato dei diritti televisivi del calcio non si può attribuire solo al fenomeno francese, tirando in ballo il fatto che in Ligue 1 esista un’unica squadra di calcio, il Paris Saint-Germain, con pochissima competizione (12 degli ultimi 14 campionati vinti dal club di Parigi): perché, appunto, il dominio del Psg dura da 14 anni, mentre il flop francese nei ricavi dei diritti tivù è recente, e avvenuto, peraltro, in concomitanza col trionfo europeo della squadra allenata da Luis Enrique (vittoria delle ultime due edizioni della Champions) e con l’esplosione di tantissimi talenti francesi sparsi in molti club continentali.

Insomma, il calcio transalpino è cool, è zeppo di campioni, eppure nessuno vuole pagare più di tanto per vederlo. E allora perché, di grazia, uno dovrebbe invece spendere 40-50 euro al mese per lo spettacolo assicurato dalla Serie A italiana? Certo, la competitività è maggiore, e dal 2019-20 nessuna squadra bissa il successo in campionato (si sono succeduti Inter, Milan e Napoli, alternandosi). Ma la qualità della Serie A è crollata: ed è sufficiente dare un’occhiata ai 30 finalisti del Pallone d’oro per averne un’idea.
La penuria di calciatori di alto livello internazionale in Serie A
Nel 2026 c’è un solo calciatore italiano o che gioca nel campionato italiano: Lautaro Martinez. Non era mai successo in tempi recenti, e nell’ultimo decennio la media era stata di quattro-cinque calciatori, con l’eccezione del 2021 con addirittura nove tra italiani e calciatori che giocavano nel nostro campionato in Top 30, soprattutto grazie all’Europeo vinto dalla Nazionale di Roberto Mancini.

Ora, la classifica del Pallone d’oro non è tutto, ma è sicuramente un buon indicatore: la Francia, nella Top 30 del 2026, ha 14 calciatori francesi o che giocano in Ligue 1, e ne poteva contare 11 nel 2025 (l’anno in cui il Psg travolse in finale di Champions l’Inter 5-0). Se la Ligue 1 e i francesi, con tutta questa qualità in campo, valgono 184 milioni di euro all’anno, quanto può valere, quindi, la Serie A dove scorrazza ancora da protagonista il 41enne Luka Modric?

I club italiani stanno già accendendo candele in chiesa, tenuto conto che neppure i vari over-the-top alla Amazon o Netflix sembrano interessati a svenarsi per la competizione tricolore. E anche i progetti che parlano di 500 milioni di euro all’anno dai diritti internazionali della Serie A sembrano più che altro auspici di buona sorte. Chi mai potrebbe essere interessato, oltre confine, alle partite del campionato italiano nelle quali non gioca praticamente nessuna stella mondiale?
La nuova linea Orsato se non altro ha ravvivato lo spettacolo
L’unica possibile via di salvezza sembra essere la svolta impressa dal designatore degli arbitri Daniele Orsato, che grazie alle nuove regole ha diminuito le interruzioni per il Var e fatto aumentare il tempo effettivo delle partite, rendendole più avvincenti e soggette a piogge di gol e ribaltoni di risultato, soprattutto nei minuti finali. Basterà però per recuperare appeal?

Piccola chiosa finale: dal 2016 al 2026 solo quattro calciatori italiani sono entrati due volte nella Top 30 del Pallone d’oro: Gianluigi Buffon (2016 e 2017), Leonardo Bonucci (2017 e 2021), Nicolò Barella (2021 e 2023) e Gigio Donnarumma (2021 e 2025). Una volta, invece, Giorgio Chiellini e Jorginho, nel 2021. Stop.
Oasis a Roma nel 2027: le date
Dopo giorni di indizi e spoiler, gli Oasis hanno annunciato ufficialmente i concerti del tour Live ‘27, che inizierà e terminerà nel Regno Unito, e che prevede tappe in Germania, Paesi Bassi, Francia, Italia, Stati Uniti e Irlanda. Come da previsioni, la band di Noel e Liam Gallagher si esibirà allo Stadio Olimpico di Roma in due serate: le date da segnare sul calendario sono il 29 e 30 luglio.
Come acquistare i biglietti
Per avere la possibilità di acquistare i biglietti servirà una registrazione da fare entro il 17 settembre sul sito ufficiale degli Oasis, scegliendo fino a tre città, in ordine di preferenza. A quel punto gli utenti potranno riceve un codice per accedere alla vendita di una sola delle tappe scelte: ogni persona potrà comprare fino a quattro biglietti. I ticket saranno in vendita nell’arco di tre giorni: dal 25 al 27 settembre.
Tutte le date del tour
Queste tutte le date del tour: 21, 23, 25, 28 e 29 maggio a Glasgow; 4, 6, 8, 11, 12, 15, 18, 19, 22, 25 e 26 giugno a Manchester; 2 e 3 luglio a Monaco di Baviera; 10 e 11 luglio a Barcellona; 16 e 17 luglio ad Amsterdam; 23 e 24 luglio a Parigi; 29 e 30 luglio a Roma; 10, 13 e 14 agosto a Boston; 20, 21 e 24 agosto a Las Vegas; 4 e 5 settembre a Slane Castle (Irlanda); 11, 12, 18 e 19 settembre a Knewborth (Inghilterra).




