Harvard ai tempi di Trump, ovvero studiare con la paura: il racconto degli italiani

«In virtù della sua Università di appartenenza, lei può rappresentare una minaccia alla sicurezza di questo Paese e per questa ragione deve rendere accessibili tutti i suoi profili social media per un controllo rafforzato». Non è una frase proferita in Russia, Cina, Iran o Corea del Nord. È quello che Carlo, all’epoca studente all’Università di Harvard, si è sentito dire presentatosi dalle autorità americane per il rinnovo del suo visto studentesco. «Non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una situazione simile. Sono cresciuto associando gli Stati Uniti alla libertà di parola, ma la mia esperienza ad Harvard mi ha portato a riconsiderare completamente questo mito», spiega a Lettera43 Carlo, che a maggio 2026 si è laureato in Public policy.

Un mezzo passo falso può portare all’intervento dell’Ice

Studiare nelle università americane ai tempi di Donald Trump è un’esperienza tutt’altro che serena. Anche in un ateneo prestigioso come Harvard. A partire dalla primavera del 2025, l’amministrazione repubblicana si è lanciata in diversi attacchi all’indipendenza del sistema universitario statunitense. Alcuni atenei, tra cui Harvard e la Columbia, sono stati trascinati in battaglie legali e minacciate di tagli, anche totali, ai fondi federali. Questi annunci hanno portato a una maggiore attenzione mediatica su quanto stava accadendo. Ma anche se oggi i fari sono meno forti di un anno fa, la situazione è tutt’altro che migliorata. A iniziare dalla paura che anche un mezzo passo falso possa portare all’intervento dell’Ice, l’ormai famigerata agenzia federale addetta ai rimpatri che turba il sonno di molti studenti internazionali. Anche italiani.

Harvard ai tempi di Trump, ovvero studiare con la paura: il racconto degli italiani
Felpe e t-shirt di Harvard (Ansa).

Il miraggio di un futuro professionale negli States

Federica Rinaldi, graduate student italiana ad Harvard, racconta: «Il senso di insicurezza è decisamente aumentato, specialmente per chi, come me, è lì con un visto studentesco. D’altra parte, però, riconosco il mio privilegio di essere italiana, con annesse implicazioni di genere, provenienza migratoria, e aspettative di ritorno, che mi pone in una condizione di immigrata diversa rispetto a chi è vittima delle principali azioni dell’Ice. Non è chiaro come l’università si porrebbe di fronte a eventuali tensioni o eventi, e questo toglie un po’ di sicurezza; o meglio, mi lascia la percezione che, se mai qualcosa dovesse succedere, sarei “da sola”». Il senso di instabilità è forte. «Durante la mia esperienza ho trovato un ambiente molto aperto e internazionale. Però sarebbe ingenuo dire che nulla sia cambiato», spiega Giovanni Pintor, studente alla Harvard Kennedy School. «Tra molti studenti internazionali si percepisce una maggiore incertezza rispetto a qualche anno fa, soprattutto quando si parla di visti, immigrazione o futuro professionale negli Stati Uniti».

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Una manifestazione a sostegno degli studenti stranieri di Harvard (Ansa).

Il Medio Oriente resta un argomento tabù

Se il visto è la minaccia esplicita, l’autocensura è il rischio che si corre. E secondo Carlo è proprio sul Medio Oriente che il confine si fa più rigido, indipendentemente dall’appartenenza politica. «Ricordo un amico americano di famiglia ebraica dirmi sottovoce durante una pausa caffè: “Carlo, capisco la tua rabbia nel vedere tanti tacere davanti a quello che succede a Gaza, ma qui se metti un post critico su Israele, anche se sei ebreo e americano, può costarti la carriera”. Non lo diceva con rassegnazione. Lo diceva come si comunica una regola del gioco che tutti conoscono e nessuno osa discutere». «Questa verità si è rafforzata in numerose occasioni», continua Carlo. «Nelle parole di un professore che ha visto la sua carriera e le sue ambizioni ridimensionate per colpa di un libro critico nei confronti della relazione tra le due nazioni; nella cautela dei principali esponenti dell’ateneo quando si parlava di Medio Oriente al fine di non adirare i donatori. Nelle chat di Whatsapp e nelle pagine di Instagram come Canary Watch in cui si segnalavano gli studenti che avessero osato presentarsi in ateneo con qualche simbolo riconducibile alla Palestina».

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L’ingresso al campus di Harvard (Ansa).

Alla costante ricerca di un nemico

L’atteggiamento aggressivo nei confronti dei “non allineati” si avverte anche in molti dibattiti interni che tendono a concentrarsi solo sugli Stati Uniti. Secondo Carlo, «nella narrazione americana non sembra esserci spazio per una collaborazione pacifica con gli altri Stati. In classe ti viene spiegato come la marina cinese stia crescendo, come la Russia avanzi nell’Artico con l’obiettivo di proiettare potere verso il continente americano. Un seminario dopo l’altro, un ospite dopo l’altro, sempre la stessa domanda al centro: come fermiamo il nemico? Non esiste la possibilità che un Paese possa crescere economicamente e militarmente senza rappresentare una minaccia esistenziale. Non esiste l’idea che la leadership globale possa essere condivisa, distribuita, negoziata. Esiste solo la logica binaria del primato: o io o te. E tutto ciò che mette in discussione quel primato va fermato con qualsiasi mezzo». E anche per gli alleati non sembra esserci spazio per una collaborazione autentica. «Ho sentito dire durante un seminario che l’Unione europea è “un progetto creato da Washington per tenere a bada la Germania ed evitare altri scontri”. Un concetto ribadito sia da un ex esponente di spicco dell’amministrazione Clinton sia da un repubblicano. Come se uno dei più grandi progetti di sempre di pace e collaborazione fosse solo una manovra di palazzo e non la volontà di milioni di cittadini», racconta Carlo.

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Una manifestazione contro Trump (Ansa).

Lo strabismo di Trump sulla ricerca

Quella americana sotto Trump sembra una leadership strabica: da un lato professa una superiorità sempre più netta, dall’altra però taglia proprio nel settore dove si pongono le basi per la crescita, cioè l’università e la ricerca. «Sono stati tagliati i fondi per i posti in ufficio, il supporto per andare a conferenze, la quantità e tipologia di ospiti, invitate e invitati ai seminari, e via dicendo», sottolinea Rinaldi. «Questo limita un po’ la ricchezza di esposizioni e stimoli di cui uno studente può beneficiare. Più preoccupante, e ancora in fase di assestamento, è il taglio dei fondi per i progetti di ricerca, specialmente per chi fa ricerca nel Sud globale o su temi di genere, vanno cercate nuove fonti di finanziamento. Rimane vero che l’ateneo dove studio è sempre molto ricco di risorse e privilegiato. Le coorti dell’anno prossimo però saranno enormemente ridotte, la metà degli ammessi rispetto al mio anno, e questo può impattare lo scambio e lo sviluppo di conoscenze tra pari». La risposta a questa situazione sempre più difficile, e secondo Pintor sta proprio nella comunità universitaria: «La sensazione generale che porto via da Harvard non è quella di un’università chiusa in una bolla ideologica. Piuttosto, quella di una comunità che sta cercando di capire come navigare un periodo di forte cambiamento politico e sociale, negli Stati Uniti e nel mondo. E forse la lezione più importante che ho imparato lì è che, nei momenti di polarizzazione, la capacità di ascoltare diventa ancora più importante della capacità di parlare». Trump permettendo.

Il costo dell’infertilità tra investimenti, ritorni e il solito ritardo italiano

Per anni la procreazione medicalmente assistita (Pma) è stata raccontata come una questione etica, sanitaria o individuale. Meno si è parlato del suo impatto economico. Eppure, l’infertilità ha un costo che va ben oltre quello sostenuto dalle persone: pesa sul Servizio sanitario nazionale, alimenta la mobilità sanitaria e il turismo procreativo, si intreccia con il calo delle nascite e, in ultima analisi, con la sostenibilità economica del Paese.

L’infertilità riguarda circa una persona su sei nel mondo

Secondo il registro nazionale della Pma dell’Istituto superiore di sanità, nel 2023 sono state trattate in Italia 89.870 coppie e, grazie alla procreazione medicalmente assistita, sono nati 17.235 bambini, pari al 4,5 per cento delle nascite. Numeri in crescita, mentre quello totale dei nuovi nati continua a diminuire. E non si tratta di un tema solo italiano: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che l’infertilità riguardi circa una persona su sei nel mondo, rendendola una questione di salute pubblica prima ancora che un problema individuale.

Il conto pagato dalle coppie, con forti differenze territoriali

Per chi affronta un percorso di Pma il costo è in larga parte privato. Prima dell’ingresso della fecondazione assistita nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), molte coppie sostenevano integralmente le spese, spesso ricorrendo al settore privato o spostandosi in altre regioni o all’estero. Anche oggi, però, nonostante l’inserimento nei Lea rappresenti una svolta importante, rimangono forti differenze territoriali: in diverse aree del Paese i centri pubblici sono ancora insufficienti, le liste d’attesa lunghe e la mobilità sanitaria resta elevata.

Il costo dell’infertilità tra investimenti, ritorni e il solito ritardo italiano
Il costo della Pma è in larga parte privato (foto Unsplash).

Il costo di un percorso non si limita alla procedura medica: farmaci, viaggi, trasferte (anche all’estero) possono trasformare il desiderio di avere un figlio in un investimento da migliaia o decine di migliaia di euro. A queste cifre si aggiungono quelle più difficili da quantificare: il tempo sottratto al lavoro, gli spostamenti continui verso i centri specializzati e, non di rado, la necessità di rinviare o modificare progetti di vita e professionali.

Quanto costa allo Stato? Cosa dice lo studio italiano

Se il costo per le coppie è evidente, meno intuitivo è quello sostenuto dal sistema pubblico. Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto su quanto costi finanziare la Pma, più raramente ci si è chiesti quanto costi, invece, non finanziarla. In questo cambio di prospettiva si inserisce uno studio italiano pubblicato nel 2025 sulla rivista Health Economics Review, che, per la prima volta, prova a misurare non soltanto la spesa sostenuta dal Servizio sanitario nazionale, ma anche il vantaggio economico che le nascite ottenute grazie alla Pma possono generare nel lungo periodo.

La Pma come investimento che garantisce un ritorno fiscale positivo

Matteo Scortichini, statistico alla facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, e tra gli autori della ricerca, spiega a Lettera43: «La Pma non dovrebbe essere valutata esclusivamente come una prestazione sanitaria che genera costi immediati. Nel nostro lavoro abbiamo stimato che, a fronte di una spesa sanitaria rilevante, le nascite ottenute tramite Pma possono generare nel corso della vita un ritorno fiscale positivo per lo Stato, attraverso contributi, imposte e partecipazione futura al mercato del lavoro».

Il costo dell’infertilità tra investimenti, ritorni e il solito ritardo italiano
Coltura embrionale osservata al microscopio (foto Ansa).

Naturalmente, avverte Scortichini, questo non significa che la fecondazione assistita possa invertire da sola il declino demografico italiano. «Non può risolvere il problema né sostituire politiche più ampie per la natalità, il lavoro femminile e la conciliazione famiglia-lavoro. Ma, se inserita in una strategia pubblica, può essere letta come investimento sociale ed economico, non soltanto come costo sanitario».

In Francia il tema della fertilità da anni è parte integrante del welfare

Il confronto europeo dimostra come la fertilità possa essere affrontata come una leva di politica sociale ed economica. La Francia, per esempio, da alcuni anni ha iniziato a considerare la procreazione medicalmente assistita parte integrante del suo sistema di welfare, tant’è che la legge di bioetica del 2021 ha esteso l’accesso alla Pma anche alle donne single e alle coppie di donne.

Il costo dell’infertilità tra investimenti, ritorni e il solito ritardo italiano
Una conferenza stampa dell’Associazione per la libertà di ricerca scientifica Luca Coscioni (foto Ansa).

In Italia, invece, l’accesso resta limitato alle sole coppie eterosessuali e, per superare questa disparità, l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato la proposta di legge di iniziativa popolare “Pma per tutte”, per portare la riforma in parlamento.

La Spagna è il principale polo europeo della medicina della riproduzione

Diverso è il caso della Spagna, che oltre ad avere una normativa tra le più avanzate d’Europa, è diventata il principale polo continentale della medicina della riproduzione. Ogni anno migliaia di pazienti stranieri scelgono le cliniche spagnole per la maggiore disponibilità di donatrici di ovociti, i tempi d’attesa più contenuti e l’elevata specializzazione dei centri.

Al contrario, da noi il ritardo culturale e organizzativo sulla donazione di gameti continua a pesare: la fecondazione eterologa era vietata dalla Legge 40, ma è stata resa legale nel 2014 dalla Corte costituzionale. Il sistema nazionale della donazione, però, non è mai decollato e quasi tutti i gameti utilizzati dai centri italiani di Pma provengono ancora da banche estere, soprattutto spagnole (il 98,9 per cento degli ovociti donati, secondo l’ultima relazione del ministero della Salute).

Il costo dell’infertilità tra investimenti, ritorni e il solito ritardo italiano
Il liquido follicolare appena prelevato. Dalla provetta verranno estratti gli ovociti (foto Ansa).

Significa che l’Italia – anche attraverso il nostro Ssn – è costretta ad acquistare materiale biologico all’estero, finendo per alimentare un mercato sviluppato oltreconfine. Non è un caso che tra le proposte dell’Associazione Luca Coscioni ci sia anche quella di introdurre un congruo rimborso delle spese per le donatrici di gameti, sul modello di altri Paesi europei.

Investire prima: cos’è il social freezing

La Regione Puglia, nel 2025, è stata la prima in Italia a introdurre un contributo fino a 3 mila euro per il social freezing destinato alle donne tra i 27 e i 37 anni con Isee non superiore a 30 mila euro, mentre iniziative analoghe sono al vaglio o in discussione in altre Regioni, dal Veneto alla Sicilia, dalla Toscana alla Basilicata. L’obiettivo non è incentivare una maternità tardiva né presentare la crioconservazione degli ovociti come garanzia di gravidanza futura, ma offrire uno strumento in più in un Paese in cui l’età media al primo figlio continua ad aumentare.

Il costo dell’infertilità tra investimenti, ritorni e il solito ritardo italiano
Il congelamento degli ovociti (foto Ansa).

Anche sotto il profilo economico la logica è quella della prevenzione: preservare la fertilità quando le probabilità di successo sono maggiori potrebbe ridurre in futuro il ricorso a trattamenti più complessi, costosi e meno efficaci. È la stessa conclusione a cui è arrivato anche lo studio sopracitato, firmato da Andrea Marcellusi, Matteo Scortichini, Giulio Guarnotta, Mark Connolly e Andrea Busnelli, e che ha individuato proprio nell’accesso più precoce ai trattamenti uno degli elementi in grado di massimizzare i benefici sanitari ed economici della Pma.

Perché la guerra commerciale tra Ue e Cina passa dai pacchi di Temu

La guerra commerciale è entrata nella cassetta della posta. Per anni Europa, Stati Uniti e Cina hanno combattuto su acciaio, auto elettriche, semiconduttori, pannelli solari e batterie. Ora una parte dello scontro passa da oggetti molto più piccoli: una maglietta da pochi euro, una cover per smartphone, un giocattolo, un cavo Usb, un accessorio per la casa. Dal primo luglio 2026 l’Unione europea applica un dazio fisso da 3 euro sui pacchi e-commerce sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, chiudendo l’esenzione doganale che per anni ha favorito il modello delle piattaforme low cost asiatiche. La misura resterà in vigore fino al 2028, quando entrerà in funzione il nuovo sistema doganale europeo previsto dalla riforma del Codice doganale. Ma qual è la partita dietro queste mosse?

Il numero che ha spaventato Bruxelles

La dimensione del fenomeno ha cambiato i termini del dibattito. Secondo i dati del parlamento europeo, nel 2024 sono entrati nell’Unione 4,6 miliardi di pacchi e-commerce sotto i 150 euro, il doppio rispetto all’anno precedente. Il 91 per cento proveniva dalla Cina. Nel 2025 il flusso è salito ancora, fino a quasi 6 miliardi di pacchi, secondo Reuters e Associated Press. Il salto da 1,4 miliardi di spedizioni nel 2022 a 5,8 miliardi nel 2025 mostra che il problema non riguarda più una nicchia dell’e-commerce, ma è diventato una parte strutturale del commercio con l’estero europeo.

La soglia dei 150 euro era diventata un vantaggio competitivo

L’esenzione sotto i 150 euro era nata per semplificare la gestione delle importazioni di modesto valore. Con l’esplosione dell’e-commerce cinese si è trasformata in uno dei principali vantaggi competitivi delle grandi piattaforme. Prezzi bassi, produzione flessibile e spedizioni dirette hanno permesso a Temu e Shein di raggiungere milioni di consumatori europei con costi inferiori rispetto ai distributori tradizionali.

La tassa sui pacchi è anche una tassa sulla logistica

Il dazio europeo modifica il cuore del modello Temu-Shein, cioè la convenienza della spedizione diretta. Reuters ha segnalato che il nuovo regime può rendere più costoso l’invio di pacchi con più categorie di prodotto e spingere le piattaforme a usare maggiormente magazzini dentro l’Unione. Shein ha già iniziato ad aumentare la capacità logistica europea, mentre altri operatori potrebbero seguire la stessa strada per ridurre l’impatto dei nuovi costi doganali.

Perché la guerra commerciale tra Ue e Cina passa dai pacchi di Temu
Il logo di Temu, piattaforma cinese di e-commerce (foto Ansa).

Qui si vede la vera posta in gioco. Bruxelles non vuole soltanto incassare 3 euro a pacco. L’obiettivo è costringere i grandi marketplace a cambiare geografia commerciale. Meno spedizioni dirette dalla Cina, più magazzini europei, più responsabilità sugli importatori, più dati doganali, più controlli sui prodotti. Se il meccanismo funzionerà, una parte dell’e-commerce ultra low cost sarà obbligata a diventare più europea nella logistica, nei controlli e nella presenza fisica sul mercato.

Sicurezza e concorrenza entrano nello stesso dossier

Negli ultimi due anni Bruxelles ha intensificato i controlli sui prodotti venduti dalle grandi piattaforme extraeuropee, collegando il tema doganale a quello della sicurezza dei consumatori. La Commissione europea ha aperto indagini nei confronti di Temu nell’ambito del Digital Services Act per verificare il rispetto degli obblighi sulla vendita di prodotti potenzialmente illegali o non conformi alle norme europee, mentre Shein è stata richiamata insieme alla rete Cpc (Consumer protection cooperation) per possibili violazioni della normativa europea a tutela dei consumatori.

La risposta cinese è già iniziata e potrebbe accelerare

Le piattaforme non sono rimaste ferme. Temu e Shein stanno progressivamente modificando il loro sistema logistico, aumentando la presenza in Europa e diversificando le catene di distribuzione. L’obiettivo è semplice: concentrare una parte maggiore delle merci già all’interno dell’Unione, riducendo il numero delle spedizioni dirette dalla Cina e attenuando l’impatto del nuovo regime doganale. Reuters segnala che questa strategia è già in corso e potrebbe accelerare nei prossimi mesi.

Come la guerra commerciale entra nella vita quotidiana

Ogni modifica delle regole doganali può incidere sul prezzo finale di una maglietta, di un caricabatterie o di un paio di scarpe acquistati con uno smartphone. È una trasformazione significativa: accanto ai grandi porti e alle fabbriche, il commercio internazionale si gioca ogni giorno anche attraverso milioni di ordini effettuati con un cellulare.

Perché la guerra commerciale tra Ue e Cina passa dai pacchi di Temu
Il sito di Shein (foto Ansa).

La scelta europea apre anche un interrogativo politico. Una parte dei consumatori ha trovato nelle piattaforme cinesi un modo per contenere il costo della vita durante gli anni dell’inflazione elevata. Bruxelles dovrà dimostrare che la nuova disciplina serve a riequilibrare il mercato e a rafforzare i controlli, evitando che venga percepita semplicemente come un aumento dei prezzi.

La globalizzazione cambia pelle

Per oltre 20 anni l’obiettivo principale è stato eliminare gli ostacoli agli scambi. Oggi le principali economie mondiali stanno seguendo una direzione diversa. Gli Stati Uniti hanno ristretto il regime de minimis per gran parte delle importazioni provenienti dalla Cina, l’Europa introduce un nuovo sistema per le micro spedizioni e Pechino riorganizza la sua rete logistica per adattarsi alle nuove regole. Il commercio internazionale continua a crescere, ma si muove dentro un quadro molto più politico rispetto al passato.

I convitati di pietra, una grande idea di Mari che si perde nel funambolismo narrativo

L’idea da cui nasce I convitati di pietra, vincitore non senza polemiche dell’ultimo Strega, è una di quelle che fanno pensare di avere fra le mani un grande romanzo. Un gruppo di ex compagni della III A del liceo milanese Berchet si ritrova un anno dopo la maturità alla prima di quella che diventerà una lunga sequela di cene di classe. È da lì che parte lo spunto destinato a governare tutto il libro di Michele Mari: una riffa macabra dove, a ogni cena, ciascuno versa una quota e il montepremi andrà diviso soltanto fra gli ultimi tre rimasti vivi. Dentro ci sono tutti gli ingredienti del romanzo: avidità, amicizia, invidia, tempo, morte. Sembra il punto d’incontro fra Georges Simenon, Friedrich Dürrenmatt e il miglior Mari, quello capace di trasformare un artificio narrativo in un esperimento morale. Purtroppo è anche il punto più alto del libro. Da lì in avanti il meccanismo, invece di stringersi, comincia lentamente ad allentarsi.

I convitati di pietra, una grande idea di Mari che si perde nel funambolismo narrativo

Mari mette in scena una folla di personaggi, ma li lascia vivere tutti alla stessa distanza. Entrano e poi spariscono per decine di pagine. Quando riemergono, in mezzo a una trentina di protagonisti, il lettore deve fare mente locale per ricordarsi chi siano. Hanno nomi che ne sottolineano vizi ed eccentricità, a volte perversioni. Ma la loro fisionomia, invece di farsi carne, resta sagoma. Più che persone sembrano funzioni narrative chiamate a tenere in piedi l’ingranaggio.

La trama si ramifica, tra il noir e l’assurdo

È qui che il libro comincia a mostrare il suo limite. Ogni nuova morte dovrebbe restringere il campo dei papabili al premio finale e rendere i superstiti umanamente più interessanti. Accade invece il contrario. La trama si ramifica, si disperde in deviazioni sempre più improbabili, sospese tra il noir e l’assurdo. Così quello che all’inizio sembrava un apologo sul tempo e sul modo in cui consuma le persone diventa progressivamente un esercizio di funambolismo narrativo.

I convitati di pietra, una grande idea di Mari che si perde nel funambolismo narrativo
Michele Mari (foto Ansa).

A questa dispersione si aggiungono le ossessioni private dell’autore. Il suo alter ego, Lothar Semprini, vive diviso fra la monumentale biografia di Gene Hackman che sta scrivendo e una passione compulsiva per i fumetti (non a caso porta il nome del fedele assistente di Mandrake). Sono pagine che raccontano moltissimo di Mari e poco dei personaggi. Ed è curioso, perché lo scrittore milanese ha sempre saputo trasformare le sue ossessioni in letteratura. Qui invece succede quasi il contrario. È la letteratura che finisce per inseguire le sue ossessioni. Il risultato è che, mentre i morti aumentano, il coinvolgimento del lettore diminuisce. E ci si comincia a chiedere se l’autore riuscirà mai a uscire dal labirinto che lui stesso ha costruito.

Ogni rilancio alza la posta e abbassa la credibilità

Mari sembra innamorarsi della propria libertà inventiva proprio nel momento in cui il romanzo avrebbe bisogno di disciplina. Ogni rilancio alza la posta e abbassa la credibilità. Il paradosso, invece di illuminare la realtà, finisce per sostituirla. E quando un personaggio che si chiama Brodo si suicida ingerendo una montagna di dadi Knorr, il gioco smette definitivamente di sorprendere.

I convitati di pietra, una grande idea di Mari che si perde nel funambolismo narrativo
Michele Mari dopo la vittoria della 80esima edizione del Premio Strega (foto Ansa).

C’è poi un altro limite, forse ancora più decisivo. Una storia costruita attorno alla sopravvivenza regge soltanto se, a un certo punto, il lettore sceglie da che parte stare. Qui invece i personaggi restano figure funzionali alla trama. Se ne conoscono manie e ossessioni, ma non si va oltre la superficie.

Non delude perché manca di ambizione, ma perché ne ha troppa

Mari possiede una scrittura capace di improvvise accensioni che pochi altri saprebbero permettersi senza cadere nel manierismo. Questa volta però anche lo stile sembra rispecchiare il difetto del progetto, con l’autore che finisce per ammirare se stesso più che accompagnare il lettore dentro la storia. Alla fine resta una sensazione paradossale. I convitati di pietra non delude perché manca di ambizione, ma perché ne ha troppa. L’impressione è che Mari avesse trovato un’idea straordinaria, ma che il romanzo non sia stato capace di servirla a dovere.

Short Movie: Radiochrome

Radiochrome

Gli alieni mutaforma stanno prendendo il nostro posto. Ma se sembrano umani e si comportano come umani, sono davvero così diversi da noi?

Girato nello stile di un telefilm poliziesco anni Settanta, Radiochrome è un corto di Ryan Alexander Huang, regista e sceneggiatore del Minnesota autore di numerosi corti, sul tema dell'invasione aliena strisciante.  Radiochrome è nato da un semplice desiderio: realizzare un thriller alla vecchia maniera degli anni ’80, dal ritmo lento, che fondesse la fantascienza e l’horror analogico con il mio interesse per lo spionaggio e la storia della Guerra Fredda (e la sua continua attualità). Immaginate un incrocio tra Men in black e The... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 11 luglio 2026 - articolo di S*

Attentato a Ranucci, perquisita l’abitazione del factotum di Lavitola

Nell’ambito delle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione di Gomes Clesio Tavares, factotum del presunto mandante Valter Lavitola: l’uomo, ritenuto l’intermediario con la banda che ha piazzato l’ordigno all’esterno della casa del conduttore di Report, si trova al momento in Camerun. Clesio Tavares convive nell’abitazione perquisita assieme alla compagna, che è stata ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti.

Attentato a Ranucci, perquisita l’abitazione del factotum di Lavitola
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Lavitola stava per partire per l’Africa

Intanto emergono nuovi sviluppi riguardanti Lavitola: il presunto mandante dell’attentato a Ranucci, a cui è legato da un rapporto di amicizia, era pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa. Il faccendiere aveva infatti già acquistato il biglietto aereo e la perquisizione della sua abitazione, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc, è scattata dopo che gli investigatori lo hanno visto uscire di casa con un trolley.

Rai sospende le repliche estive di Report

Intanto, «in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci», la Direzione Approfondimento della Rai «ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico».

Perché Hormuz mostra i limiti dell’asse tra Iran e Cina

«Prenderemo sicuramente in considerazione privilegi speciali per i Paesi amici come la Cina, soprattutto quelli che ci sono stati vicini durante le difficili condizioni del periodo bellico». Le parole dell’ambasciatore iraniano a Pechino, Abdolreza Rahmani Fazli, aprono una prospettiva tutt’altro che lineare sul futuro delle dinamiche sullo Stretto di Hormuz. Teheran sostiene di non voler imporre veri e propri pedaggi, ma «tariffe di servizio» legate alla sicurezza, al transito marittimo e alla gestione ambientale, con la partecipazione dell’Oman. La distinzione lessicale cambia però poco sul piano pratico e politico. Se quelle tariffe fossero davvero applicate in modo differenziato, premiando i Paesi “amici”, Hormuz diventerebbe di fatto una sorta di filtro geopolitico.

Perché Hormuz mostra i limiti dell’asse tra Iran e Cina
Petroliera nello stretto di Hormuz (Ansa).

Per Pechino Teheran è solo un tassello della strategia mediorientale

La Cina, in questo schema, sarebbe il primo beneficiario naturale. Intanto perché è una delle maggiori acquirenti di energia dal Golfo, e poi perché negli ultimi anni è diventata il principale interlocutore economico dell’Iran, il partner che ha continuato a garantire ossigeno commerciale a Teheran anche negli anni delle sanzioni e dell’isolamento. Fazli ha legato esplicitamente questa prospettiva alla continuità tra il defunto Ali Khamenei e il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei, entrambi descritti come favorevoli a rapporti «positivi, attivi e di sostegno» con Pechino. Eppure, l’eventuale trattamento di favore non racconta solo la vicinanza tra Cina e Iran. Racconta anche la loro distanza. Teheran ha bisogno di Pechino molto più di quanto Pechino abbia bisogno di Teheran.

L’Iran vede nella Cina il principale acquirente del proprio petrolio, una sponda diplomatica nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un potenziale investitore e uno dei pochi grandi attori capaci di parlare con Washington senza apparire ostile a Teheran. Per la Cina, invece, l’Iran è importante ma non indispensabile. È un tassello della sua presenza in Medio Oriente, non il perno esclusivo della sua strategia regionale.

Perché Hormuz mostra i limiti dell’asse tra Iran e Cina
I ritratti dell’Ayatollah Ali Khamenei e del figlio Mojtaba Khamenei (Ansa).

Per la Cina è prioritario garantire la libertà di navigazione

Questa asimmetria spiega la cautela cinese. Pechino ha difeso il principio del negoziato tra Iran e Stati Uniti, ha criticato la guerra e ha mantenuto stretti contatti con Teheran, ma non ha mai fatto propria l’idea di una politicizzazione permanente di Hormuz. Anzi, anche nei giorni scorsi il ministero degli Esteri cinese ha continuato a ribadire che lo stretto è una via d’acqua internazionale e che il ripristino di un transito sicuro e senza ostacoli risponde agli interessi di tutte le parti. La Cina può accettare benefici pratici. Molto più difficilmente può legittimare un principio che, domani, potrebbe essere usato altrove contro i suoi stessi interessi. La Repubblica Popolare è la prima potenza manifatturiera del Pianeta, la maggiore esportatrice di beni e uno dei Paesi più dipendenti dalla stabilità delle rotte commerciali globali. Per Pechino, la libertà di navigazione è una condizione materiale della propria crescita. Ed è anche per questo che, durante la crisi, Xi Jinping ha scelto una linea sottile. A un abbraccio a Teheran e a uno scontro frontale con Washington ha preferito una diplomazia indiretta, affidata in larga parte al Pakistan. Islamabad si è ritagliata un ruolo centrale nella mediazione tra Stati Uniti e Iran, ma dietro la sua azione si è intravista più volte la sagoma della Cina. È una strategia coerente con uno dei grandi tratti della politica estera cinese contemporanea: esercitare influenza senza assumersi fino in fondo il costo dell’esposizione

Perché Hormuz mostra i limiti dell’asse tra Iran e Cina
Xi Jinping (Ansa).

Una crisi prolungata è lo scenario da evitare

La guerra ha offerto alla Cina anche alcuni vantaggi tattici. Le sue riserve energetiche, la diversificazione degli approvvigionamenti e la crescita delle tecnologie pulite hanno attenuato l’impatto dello shock rispetto ad altre economie asiatiche. Mentre molti Paesi soffrivano l’aumento dei costi di energia, fertilizzanti e materie prime, Pechino ha potuto rafforzare la propria immagine di partner stabile e persino beneficiare dell’accelerazione della domanda di pannelli solari, batterie e veicoli elettrici, settori nei quali domina. Ma anche qui il vantaggio ha un limite.

L’Iran vorrebbe fare di Hormuz una leva permanente

Dopo il fragile accordo di tregua, Hormuz diventa il banco di prova di un’ambizione più ampia: quella di presentare la Cina come potenza responsabile, capace di parlare con tutti, ma ancora riluttante ad assumere i costi tradizionali di una superpotenza. 

La frase di Fazli, allora, è rivelatrice proprio perché ambigua. Sembra annunciare un premio alla Cina, ma mette in luce anche i limiti del rapporto. L’Iran vorrebbe trasformare Hormuz in una leva permanente. La Cina vorrebbe che Hormuz tornasse a funzionare in modo stabile. 

Un precedente pericoloso

Il ragionamento dei funzionari cinesi è semplice: se Hormuz diventasse una rotta a condizioni politicamente differenziate, altri choke point potrebbero un giorno essere riletti nello stesso modo. Malacca, Bab el-Mandeb, Suez, Panama, i nodi dei cavi sottomarini e persino le rotte dei minerali critici: tutto ciò che connette l’economia globale potrebbe diventare meno universale e più selettivo. E spesso, in quei casi, sono gli Stati Uniti o i loro partner ad avere il controllo. 

Ok dell’Ue a un nuovo capitolo di negoziati: si avvicina l’adesione dell’Ucraina

I 27 Paesi dell’Unione europea hanno deciso all’unanimità di aprire un nuovo cluster di negoziati di adesione con Ucraina e Moldova, in particolare il numero 6 sulle relazioni esterne, segnando un ulteriore passo nel lungo e complesso percorso verso l’ingresso dei due Paesi. Lo ha reso noto l’Irlanda, che detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. Il sesto capitolo negoziale verrà affrontato dal 14 luglio.

Ok dell’Ue a un nuovo capitolo di negoziati: si avvicina l’adesione dell’Ucraina
Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

L’accelerata dopo la sconfitta di Orban in Ungheria

La decisione si inserisce sulla scia della spinta generata dal cambio di governo in Ungheria, che sotto Viktor Orban aveva continuato a porre paletti al processo di adesione dell’Ucraina. L’Ue ha avviato ufficialmente i negoziati di adesione con Kyiv e Chisinau a metà giugno con l’apertura del primo cluster, quello dei Fondamentali. Dopo il via libera a capitolo 6, per Kyiv restano ancora in sospeso quattro cluster negoziali: il numero 2 (mercato interno), il 3 (competitività e crescita inclusiva), il 4 (agenda verde e connettività sostenibile) e il 5 (risorse, agricoltura e coesione). Potrebbero essere aperti a partire da settembre.

Ok dell’Ue a un nuovo capitolo di negoziati: si avvicina l’adesione dell’Ucraina
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Le chiusure dei cluster per Albania e Montenegro

I Ventisette hanno inoltre deciso di chiudere in via provvisoria i capitoli negoziali 25 (scienza e ricerca), 26 (istruzione e cultura) e 30 (relazioni esterne) per l’Albania; e i capitoli negoziali 8 (politica della concorrenza) e 29 (Unione doganale) per il Montenegro.

Repubblica, l’assemblea dei giornalisti sfiducia il direttore dimissionario Orfeo

L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica ha accolto con stupore le dimissioni del direttore Mario Orfeo, che da settembre ricoprirà il medesimo ruolo in un’azienda concorrente (Editoriale Nazionale, editore di Qn, Resto del Carlino, Nazione e Giorno). I cronisti l’hanno sfiduciato in nome del conflitto di interessi che si viene a creare tra l’attuale direzione di Repubblica e l’annunciato incarico. «Direttore, riteniamo che non sia opportuno che da oggi faccia il giornale, visto che è stato ufficialmente comunicato il tuo passaggio alla concorrenza», ha detto Matteo Pucciarelli, membro del Comitato di redazione (a nome di tutta la rappresentanza sindacale), durante la consueta riunione del mattino. Orfeo avrebbe replicato preannunciando una denuncia all’Ordine dei giornalisti, continuando poi la riunione. Il Cdr presenterà anche al presidente del cda Mirja Carta D’Asero la richiesta di sospenderlo dalla funzione di direttore, sostenendo che i vicedirettori possono guidare il giornale nell’attesa della nomina del nuovo capo.

Il Cdr: «Urgente nuovo direttore che rispecchi i valori del giornale»

In una nota, il Cdr ha aggiunto che «la redazione, nei mesi di trattativa tra la vecchia e nuova proprietà, non ha mai smesso di avere una posizione critica, pubblica e di grande preoccupazione per il destino editoriale di Repubblica». E ancora: «I primi mesi dopo l’acquisizione di Antenna sono stati sinora di stallo, un tempo di incertezza che non può durare oltre. Pretendiamo un piano industriale, un serio progetto di rilancio e il coinvolgimento della redazione negli investimenti del gruppo Antenna in Italia. È urgente, intanto, la nomina di un nuovo direttore, in grado di rispecchiare appieno i valori fondativi di Repubblica, in linea con la storia e l’identità del giornale e di chi lavora al quotidiano con passione e impegno». Intanto martedì sarà a Roma Theodore Kyriakou, presidente del Gruppo Antenna, anche se al momento non ci sono incontri convocati con il Cdr.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse

Ritenendo che il design di Instagram e Facebook crei dipendenza, la Commissione europea ha contestato in via preliminare a Meta una violazione della legge sui servizi digitali (Dsa). Se le conclusioni verranno confermate, il colosso di Mark Zuckerberg rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato annuo mondiale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Le app di Facebook e Instagram (e WhatsApp) su uno smartphone (Ansa).

Perché il design dei due social creerebbe dipendenza

Nel mirino in particolare lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche push e le raccomandazioni altamente personalizzate (grazie ai like): secondo l’esecutivo Ue si tratta di strumenti che favoriscono un uso compulsivo delle piattaforme social, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare minorenni e persone vulnerabili. La Commissione europea ritiene che Meta abbia sottovalutato l’effetto di strumenti e anche ignorato le informazioni disponibili sul tempo trascorso dai minori sulle piattaforme durante le ore notturne, così come sull’impatto di formati come reel e storie. Analoghe criticità riguardano i controlli parentali, giudicati efficaci solo per genitori con adeguate competenze tecniche, e le iniziative di sensibilizzazione sulla salute mentale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Mark Zuckerberg, presidente e ceo di Meta (Ansa).

Meta si difende dalle accuse dell’Unione europea

«Non concordiamo con questi risultati preliminari che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti», si legge in un comunicato di Meta. «Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti». E poi: «Condividiamo l’impegno della Commissione europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo».

Intesa Sanpaolo presenta il rapporto 2026 Italian maritime economy

Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, ha presentato il 13esimo rapporto annuale Italian Maritime Economy, intitolato Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale. Le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez, insieme alla riorganizzazione delle catene globali del valore, stanno modificando la geografia del commercio mondiale e il ruolo delle grandi rotte marittime. In questo scenario porti, shipping e logistica diventano sempre più decisivi per la competitività dei sistemi produttivi e per la sicurezza degli approvvigionamenti. Il rapporto analizza questi fenomeni attraverso l’evoluzione degli scenari geostrategici, la trasformazione dei traffici marittimi, il ruolo dei nuovi corridoi logistici — tra cui l’Imec — e la crescente centralità del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Particolare attenzione è dedicata all’Italia, al contributo della blue economy, alla performance dei porti e al ruolo dell’intermodalità ferro-mare. La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto movimentare più merci, ma connettere meglio porti, reti ferroviarie, infrastrutture, aree produttive e mercati internazionali. In questo quadro, investimenti, ultimo miglio, digitalizzazione degli scali e nuove normative ambientali europee rappresentano leve decisive per rafforzare la competitività del sistema logistico-portuale italiano.

I punti principali del rapporto

  • Hormuz, Suez e Mar Rosso cambiano la geografia del commercio mondiale. Dallo Stretto di Hormuz transitava il 37 per cento del commercio mondiale di greggio. La quasi chiusura ha coinvolto volumi pari al 10 per cento della produzione mondiale di petrolio.
  • Le navi cambiano rotta, le supply chain si ridisegnano. Carrier e operatori logistici hanno risposto alle crisi con deviazioni, transhipment e rotte alternative.
  • Usa e Cina si allontanano, l’Asia si riorganizza. Nel 2025 l’import Usa dalla Cina è sceso del 30 per cento, mentre quello dai Paesi Asean è cresciuto del 29 per cento. Pechino compensa il calo degli scambi con gli Usa aumentando le esportazioni verso Africa (+25,8 per cento) e Sud-Est asiatico (+13,4 per cento).
  • Il Mediterraneo cresce anche con Suez in crisi. Nel 2025 i principali porti container dell’area hanno superato i 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9 per cento.
  • Il Mare Nostrum guarda al 2030. Il traffico container mediterraneo è previsto in crescita del 15 per cento nel prossimo quinquennio, sopra la media mondiale.
  • L’Italia resta una potenza dell’export. Nel 2025 il commercio estero italiano ha superato 1.200 miliardi di euro, con un export pari a 643 miliardi. Via mare si muove circa un quarto dei nostri scambi internazionali in valore.
  • I porti italiani superano quota 500 milioni di tonnellate. Nel 2025 le Autorità di sistema portuale hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, in crescita del 3,5 per cento.
  • Container e Ro-Ro trainano la crescita degli scali. I container raggiungono 132 milioni di tonnellate, il Ro-Ro 122 milioni, con tutti i principali segmenti in aumento.
  • Short Sea Shipping, Italia sempre prima in Europa. Il nostro Paese movimenta 304 milioni di tonnellate e detiene una quota di mercato del 15,6 per cento.
  • La nuova sfida dei porti è la connessione con i mercati. Oltre 13 miliardi di euro di investimenti in Italia puntano su ultimo miglio, ferrovia, accessibilità marittima e digitalizzazione.

Saluti romani al corteo per Ramelli: confermate 23 assoluzioni

La Corte d’Appello di Milano ha confermato le assoluzioni di 23 militanti di estrema destra imputati per aver fatto saluti romani e risposto alla chiamata del “presente” al corteo che si era tenuto il 29 aprile 2019 in memoria di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso a 19 anni da un commando di Avanguardia Operaia nel 1975. I giudici di secondo grado hanno stabilito che «il fatto non sussiste».

La Procura di Milano aveva fatto ricorso ad aprile del 2025

La Procura di Milano aveva presentato ricorso in appello ad aprile del 2025, dopo la sentenza di primo grado che aveva assolto i 23 imputati perché chiamata del “presente” e il saluto romano, messi in atto da un migliaio di persone, non rappresentavano una «condotta potenzialmente idonea alla ricostituzione del partito fascista», ma solo un «omaggio e ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche». Da qui la non applicabilità della Legge Scelba. I cortei dei militanti di estrema destra per Ramelli a Milano, come quella in ricordo dei morti di Acca Larentia a Roma, si tengono ogni anno. Nella continua altalena tra condanne e assoluzioni per le parate neofasciste, in un processo relativo al corteo del 2018 sono arrivate invece condanne (quattro mesi) per 13 militanti.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Al momento è solo una scommessa, una suggestione che ritorna, uno scenario da fantapolitica. Ma per le due sorelle Meloni può essere una soluzione politicamente furba. Se da un lato Giorgia vuole concludere la legislatura da presidente del Consiglio, battendo il record da Guinness dei Primati e poi ricandidarsi alle elezioni politiche del 2027, alleati permettendo, dall’altro c’è anche la sorella Arianna che ha un suo ruolo. Oltre a guidare il partito (ma tutti rimpiangono Francesco Lollobrigida, «che come ministro non sarà ricordato negli annali, ma in via della Scrofa metteva tutti in riga», spifferano quelli di Fratelli d’Italia) coltiva ambizioni politiche. E deve condividerle con la sorella Giorgia. Qui esce con tutta la sua virulenza “il problema Roma”.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Il solito Rampelli e il disturbo di Vannacci

Mentre a sinistra, anzi nel campo largo, è già pronto il candidato al Campidoglio, ossia il sindaco uscente Roberto Gualtieri, ringalluzzito dal successo sui social (fuori dalla Capitale, però, perché quei video in città non piacciono per niente) e dai miliardi per la città elargiti dal governo Meloni, a destra ancora non esiste uno straccio di nome in campo. A parte Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera dei deputati che corre (come sempre) una partita tutta sua, ora c’è pure l’incubo della discesa in campo del generale Roberto Vannacci con il suo partito Futuro nazionale, che potrebbe anche schierare come candidato sindaco l’ex inquilino del Campidoglio Gianni Alemanno, innanzitutto con l’obiettivo di contare le forze nella città e fare uno sgambetto alla destra. Insomma, alla fine Vannacci potrebbe essere il migliore alleato di Gualtieri, una sorta di “campo largo aggiunto” pur facendo parte di uno schieramento situato politicamente dall’altra parte.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (foto Imagoeconomica).

L’elemento chiave: election day sì o no?

In mancanza di candidati, veniamo dunque all’idea: Arianna Meloni candidata sindaca di Roma. Mediaticamente porterebbe un vantaggio: un raddoppio della presenza politica del “brand Meloni”, a livello locale e nazionale, che darebbe vita a un bombardamento comunicazionale, dicono gli esperti, con la moltiplicazione meloniana. E forse proprio per questo Giorgia non vuole l’election day per le Comunali e le Politiche, un tema che scalda il Quirinale dato che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella preferisce evitare spese inutili, facendo notare che due appuntamenti elettorali a breve distanza rappresenterebbero uno spreco di denaro pubblico. Separare le urne, facendo votare una volta per le Politiche e un’altra per le Comunali, consentirebbe però a Meloni di scindere le due campagne elettorali e testare la forza del partito a livello locale, specie nel caso di una candidatura della sorella Arianna a Roma.

Gualtieri rafforzato dall’asse con Caltagirone

Tra i tanti problemi che la Capitale porta in evidenza, oltre all’amministrazione capitolina, c’è anche il comportamento editoriale del gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone, che con Il Messaggero ogni giorno elogia la gestione Gualtieri. Prendiamo come esempio le pagine di giovedì 9 luglio della cronaca romana del quotidiano di via del Tritone. Apertura su una “non notizia”, cioè la ridefinizione delle aree e dei quartieri di Roma che ora sono diventati addirittura 332. «Stilata con metodi scientifici», si legge, la «pianta della Capitale non veniva redatta dal 1961, quando furono individuate 165 aree urbane»: per un costruttore è un argomento vitale, per il lettore normale forse no.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Seguitiamo: “Atac, terzo bilancio positivo”, dove si sottolinea che per l’azienda municipalizzata è «un bilancio tutto con il segno più», «conti ancora in ordine», con un elenco di elogi che non finisce mai. Sotto, “Rifiuti, via libera al piano, la Tari ritoccata del 5 per cento” con la spiegazione benevola di «rialzi dovuti ma limitati». Se una volta ogni rincaro veniva bacchettato senza pietà dal Messaggero, ora viene giustificato scrivendo di un prossimo «potenziamento dei servizi sul territorio senza precedenti», con l’impegno del Campidoglio a «contenere al minimo l’incremento della tariffa Tari». Nessuna voce dissonante, solo l’azienda cara a Gualtieri che parla e minimizza l’aumento.

Stesso trattamento di favore per il governatore Rocca

Analogo trattamento lo ha la Regione Lazio di Francesco Rocca, con articoli sulle imprese regionali che «investono sempre di più» con una fotona del governatore, e in un’altra pagina la nascita del Garante per i diritti per gli anziani del Lazio. In questo panorama, il patto siglato tra Caltagirone e Gualtieri a Villa Miani, nel corso di un lungo pomeriggio romano, sembra non concedere spazi a un candidato alternativo della destra.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

La tentazione di lanciare Arianna resta comunque forte. Evitando l’election day, se arrivasse prima l’appuntamento con le Politiche, il piano potrebbe portare le due sorelle in parlamento, una alla Camera e l’altra al Senato, e da senatrice Arianna farebbe con grande serenità la sua campagna elettorale per il Campidoglio. Una sorta di paracadute, nel caso l’avventura non andasse in porto: una poltrona a Palazzo Madama, comunque, ci sarebbe.

Caso dei “30 secondi”, condannato il sindacalista che molestò una hostess

La Corte d’Appello di Milano nel secondo grado bis ha condannato a un anno e due mesi Raffaele Meola, imputato per violenza sessuale nel processo scaturito dalla denuncia di una hostess, Barbara D’Astolto, che raccontò nel 2018 di aver subito abusi a Malpensa dall’ex sindacalista, che lavorava all’aeroporto lombardo, durante un incontro fissato per una vertenza. I giudici hanno anche riconosciuto a carico dell’imputato una provvisionale di risarcimento a favore della vittima da 10 mila euro.

Caso dei “30 secondi”, condannato il sindacalista che molestò una hostess
L’aeroporto di Milano Malpensa (Imageconomica).

Il caso aveva suscitato forti polemiche

Meola era stato assolto in primo e secondo grado Meola perché – avevano scritto i giudici nelle sentenze – D’Astolto avrebbe potuto opporsi nei 30 secondi di durata della molestia. Poi, la Cassazione, dopo un ricorso del pg Angelo Renna (che aveva chiesto due anni per Meola), ha annullato con rinvio l’ultimo verdetto per il nuovo giudizio. Il «ritardo nella reazione» della vittima, ovvero «nella manifestazione del dissenso» è «irrilevante» per la configurazione della violenza sessuale, aveva scritto a febbraio del 2025 la Cassazione, motivando l’annullamento con rinvio della doppia assoluzione. Le motivazioni del verdetto di oggi saranno depositate tra 90 giorni.

D’Astolto: «Ho pagato un prezzo molto alto»

«C’è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto», ha dichiarato D’Astolto. «Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri». Il suo legale ha parlato di «sentenza spartiacque».

Vodafone, Xavier Niel rileva le quote di Etisalat e diventa primo azionista

Emirates Telecommunications Corporation (Etisalat) ha ceduto la sua intera quota del 16,2 per cento in Vodafone all’imprenditore francese Xavier Niel, fondatore del gruppo Iliad e principale azionista di Le Monde, che diventa così il principale azionista della multinazionale britannica operante nel settore delle telecomunicazioni.

Vodafone, Xavier Niel rileva le quote di Etisalat e diventa primo azionista
Logo Vodafone (Ansa).

La partecipazione di Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro

La partecipazione della compagnia telefonica emiratina Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro, con un premio del 15 per cento rispetto all’ultimo prezzo delle azioni Vodafone: verrà rilevata dalla società veicolo Vega, detenuta dalla famiglia di Niel. L’imprenditore francese aveva peraltro già rilevato una quota del 2,5 per cento in Vodafone nel 2022. Dopo Niel i principali azionisti sono i fondi Blackrock con il 7,1 per cento e Vanguard con il 5,8 per cento, seguiti dall’imprenditore svizzero Martin Ebner, il quale detiene il 3,1 per cento. L’investimento di Vega in Vodafone sarà interamente finanziato da Xavier Niel (che aveva tentato di comprare Vodafone Italia, poi ceduta a Swisscom) e da istituzioni finanziarie, senza alcun ricorso e senza alcun impatto sulla leva finanziaria di alcuna entità controllata dal gruppo della famiglia Niel, si legge in una nota.

Sanità, quali sono le Regioni con l’assistenza migliore (e peggiore)

La Regione italiana capace di offrire la migliore assistenza sanitaria è il Veneto. Lo evidenzia il Nuovo sistema di garanzia allestito dal ministero alla Salute, basata su 88 indicatori suddivisi nelle tre macroaree di prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera, a cui è stato assegnato un punteggio compreso tra 0 e 100, per un massimo teorico di 300 punti. Subito dietro il Veneto, che svetta con 288 punti, l’Emilia-Romagna (282) riesce a conquistare la seconda posizione, scavalcando la Toscana (280) che scivola così al terzo posto. Il top five poi il Piemonte (272) e la Provincia autonoma di Trento (271).

Lombardia in sesta posizione

I dati si riferiscono al 2024. La Lombardia (270) si trova in sesta posizione, seguita da Umbria (254), Liguria (250), Friuli Venezia-Giulia (248) e Puglia (242), prima Regione del Sud. Scorrendo la classifica troviamo poi appaiate Marche e Lazio (237), seguite da Abruzzo (229), Valle d’Aosta (213), Sardegna (212) e Campania (209).

Ultima in classifica la Calabria

Per quanto riguarda la parte bassa della classifica, in quint’ultima posizione c’è la Provincia autonoma di Bolzano (206, peggior risultato per un territorio del Nord). Appena sotto la Basilicata (205). Terzultima la Sicilia (196), poi il Molise (192). Fanalino di coda la Calabria (189).

Come funziona il calcolo del Ministero

Il Nuovo sistema di garanzia valuta la qualità dell’assistenza sanitaria erogata attraverso un’analisi capillare. Il modello prevede 88 indicatori, a loro volta suddivisi in sottoindicatori, raggruppati in tre macroaree:

Prevenzione collettiva: include parametri come la copertura vaccinale nei bambini e l’efficacia delle campagne di screening.

Assistenza distrettuale: analizza la gestione delle cure sul territorio, l’appropriatezza prescrittiva dei farmaci e la tempestività dei mezzi di soccorso.

Assistenza ospedaliera: monitora l’efficienza dei ricoveri, la percentuale di parti cesarei e i tassi di mortalità a breve termine per patologie acute come l’ictus.

EasyJet, il fondo Apollo rilancia con un’offerta più alta di Castlelake

EasyJet ha ricevuto una nuova offerta dalla società di private equity Apollo Global Management di 5,7 miliardi di sterline. Una proposta di circa il 3,6 per cento superiore all’ultima offerta di Castlelake, che la compagna low-cost «non intende più raccomandare». Al contrario, i termini finanziari dell’offerta di Apollo «sono a un livello tale da indurre la società a raccomandarla agli azionisti». L’improvvisa entrata in gioco del fondo segue diversi round di negoziazione tra EasyJet e Castlelake, che aveva continuamente aumentato la propria offerta per avviare i colloqui. Apollo ha affermato che gli azionisti della compagnia aerea avranno la possibilità di convertire le proprie azioni esistenti in una cosiddetta alternativa di “stub equity“, attraverso la quale i fondi Apollo manterranno il loro investimento nella compagnia aerea. Ha anche dichiarato che si impegnerà a soddisfare la condizione necessaria affinché gli investitori esteri possano controllare una compagnia aerea europea. La normativa prevede che le compagnie aeree siano controllate in maggioranza da un’entità europea, un ostacolo che Castlelake aveva cercato di superare assumendo due dirigenti irlandesi del settore aereo.

L’avvertimento di Israele agli Usa: «L’Iran ha un nuovo piano per uccidere Trump»

L’intelligence israeliana ha condiviso con quella statunitense nuove informazioni che indicherebbero un nuovo piano dell’Iran per uccidere Donald Trump. Lo riporta il Wall Street Journal, spiegando che tale circostanza segnerebbe un’escalation nella guerra tra Washington e Teheran Da anni, evidenzia il Wsj, Teheran ha promesso apertamente di vendicarsi di Trump per l’assassinio di Qassem Soleimani, alto generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, avvenuto durante in un raid su Baghdad il 3 gennaio 2020, durante primo mandato del tycoon. Parlando con i giornalisti a margine del vertice Nato di Ankara, lo stesso Trump aveva fatto riferimento alle minacce contro di lui: «Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me. Sono il primo della lista. Finora immagino di essere stato un po’ fortunato, ma forse non durerà a lungo».

L’avvertimento di Israele agli Usa: «L’Iran ha un nuovo piano per uccidere Trump»
Donald Trump (Imagoeconomica).

Spagna, maxi incendio boschivo in Andalusia: 11 morti

Un maxi incendio boschivo nell’area di Los Gallardos, nella provincia andalusa di Almeria in Spagna, ha provocato almeno 11 morti. L’ha reso noto l’assessore regionale alla Presidenza e alle Emergenze, Antonio Sanz, precisando che il numero potrebbe ancora variare, data la complessità delle operazioni di spegnimento sul terreno. Quattro persone di nazionalità britannica sono morte in un’auto, mentre le altre sette vittime sono decedute mentre stavano cercando di fuggire. Si contano inoltre otto feriti, quattro dei quali in gravi condizioni con ustioni. 122 persone sono state trasferite al teatro del municipio di Lubrin e nel palasport della località di Garrucha, tutte provenienti dal Comune di Bedar evacuato. In totale sono un migliaio le persone evacuate.

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?

Giuseppe Conte, Roberto Vannacci, Alessandro Di Battista. La quinta colonna del soft power russo in Italia. Non si tratta di essere prezzolati: aderiscono al filo-putinismo perché ci credono o perché è conveniente crederci. «Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti», dice il leader del M5s sul palco napoletano della prima riunione comiziale del campo largo (o meglio ristretto, non c’era Matteo Renzi), suscitando le comprensibili perplessità di quei riformisti superstiti del Pd che ancora chiedono: ma che davero davero dobbiamo allearci con questo signore?

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?
Giuseppe Conte a Napoli (Ansa).

Si inserisce, nel dibattito sulla Russia, pure il generale in pensione: «Non sono d’accordo con Conte, è lui che è d’accordo con me». E non è un modo di dire, visto che questa settimana le delegazioni di Lega, M5s e FN hanno votato contro la relazione del 2025 del Parlamento europeo sull’Ucraina, testo in cui vengono accolti positivamente gli sforzi del Paese verso l’adesione ai Ventisette.

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Le litanie anti-europeiste di Dibba

Insomma non ce la vogliono proprio l’Ucraina nell’Unione, d’altronde per codesti signori Putin ha delle sue solide ragioni per volere la conquista di Kyiv. A dare manforte alle preziose opinioni putiniste ovviamente c’è anche Di Battista. Paper First, casa editrice del Fatto Quotidiano, ha inaugurato qualche tempo fa la collana SmartBook e la prima uscita è stata La Russia non è il mio nemico firmato Dibba, nel quale viene descritto un Paese immaginario a uso e consumo del Cremlino. La linea editoriale è la stessa del Fatto, come dimostrano gli editoriali travaglisti che ormai si sono sintonizzati su due standard: Renzi è un fellone e deve stare a casa sua, Putin ha delle ragioni che voialtri europeisti da strapazzo non vedete. Con una pubblica opinione così a che serve spendere milioni per comprare la gente? C’è gente che lo fa gratis, per l’engagement. Dibba lo fa forse per farci sghignazzare, anche quando è troppo serio e si lancia nelle litanie antieuropeiste nei suoi libercoli: «Basti pensare che finora l’Unione europea ha sostenuto il regime di Zelensky con quasi 200 miliardi di euro di denaro pubblico. Non solo. La folle strategia europea, sostenuta evidentemente dalla massiccia campagna denigratoria nei confronti di tutto quel che è russo, è servita a far accettare alle pubbliche opinioni del vecchio continente non solo i maxi-finanziamenti a Kyiv e le consegne di armamenti (molti dei quali spariti e presumibilmente finiti sul mercato nero), ma anche la sostituzione del gas russo, economico e di ottima qualità, con il gnl statunitense (gas naturale liquefatto), peggiore, più caro e molto più inquinante, dato che arriva in Europa non attraverso un gasdotto ma trasportato da immense navi-cisterne», scrive Dibba. Se la «denigrazione della Russia e dei russi» servisse almeno «ad arricchire l’Europa, non dico che arriverei ad approvarla ma almeno a comprenderla; ma la strategia Nato/Ue sta invece impoverendo l’Europa e contemporaneamente sta riducendo drasticamente le possibilità per l’Ucraina di restare un Paese sovrano».

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).

Pd e FdI sono pronti a gestire i filoputiniani di area?

Ora, tutti questi signori saranno impegnatissimi in vista delle elezioni politiche del 2027. Conte, Vannacci, Travaglio con i suoi editoriali in cui condiziona la direzione politica del M5s. Dibba pure, visto che pare stia meditando di fare un partito suo. Conte, Vannacci e Dibba rischiano comunque di essere un serio problema per le coalizioni, perché rappresentano delle sacche di propaganda in lotta con la democrazia liberale. Tutti hanno buone possibilità di fare danni. Soprattutto chi è già saldamente in campo. Conte può far deragliare il campo largo, magari riuscendo persino a diventarne il capo in caso di primarie. Vannacci può condizionare il dibattito pubblico della destra al contempo bastonando e offrendosi al destra-centro. Pd e Fratelli d’Italia sono pronti a gestire i filo-putiniani di area? Fin qui parrebbe di no. 

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?
Giorgia Meloni ed Elly Schlein (Ansa).


Appuntamenti: Solarpunk Day, sabato pomeriggio al Mufant

Solarpunk Day, sabato pomeriggio al Mufant

Sabato (11 luglio) incontro al Mufant a Torino per parlare di Solarpunk, estetica del futuro e progresso consapevole. Dalle 16, entrata libera.

Soltanto un nuovo sottogenere della fantascienza, oppure il Solarpunk è una vera e propria estetica del futuro? Può esistere un  progresso consapevole, nel quale scienza e tecnologia, usate in maniera trasparente e democratica, ci consentano di raggiungere finalmente l’equilibrio con il pianeta? Se ne parlerà in occasione del Solarpunk day con due appuntamenti. Passeggiata guidata Alle ore 16:00 passeggiata guidata nel giardino Fanta-botanico del Rooftop del museo. Il progetto intreccia narrazione fantastica, storia delle piante e biodiversità.... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 10 luglio 2026 - articolo di S*

Cinema: Ecco il trailer di Dune – Parte 3, da dicembre al cinema

Ecco il trailer di Dune – Parte 3, da dicembre al cinema

L'epica conclusione della trilogia di Denis Villeneuve sarà nelle sale in tempo per le vacanze invernali

Il 2026 cinematografico si chiuderà con il ritorno al cinema di Denis Villeneuve e la fine della sua epica trilogia dedicata a Dune, saga fantascientifica di Frank Herbert. Distribuito da Warner Bros. Pictures e Legendary Pictures, Dune – Parte Tre adatta gli eventi del secondo volume della saga, Messia di Dune, e vede il ritorno di Timothée Chalamet (Paul Atreides), Zendaya (Chani), Jason Momoa (Duncan Idaho), Florence Pugh (la principessa Irulan), Rebecca Ferguson (Lady Jessica), Léa Seydoux (Lady Margot), Charlotte Rampling (Madre Mohiam), Javier Bardem... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 10 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Dick e le pecore elettriche

Dick e le pecore elettriche

Un nuovo saggio riscopre l’attualità di Philip K. Dick nell’epoca dell’intelligenza artificiale

Esce per Edizioni Neverend Pecore elettriche. Le visioni di Philip K. Dick tra androidi e intelligenze artificiali, il saggio di Michele Paolino dedicato allo scrittore che racconta i grandi dilemmi del nostro tempo. Negli ultimi mesi il dibattito sul rapporto tra fantascienza e futuro è tornato al centro dell’attenzione. L’esplosione dell’intelligenza artificiale, il crescente potere degli algoritmi e le trasformazioni tecnologiche che stanno ridefinendo la società hanno riportato sotto i riflettori gli autori che, decenni fa, avevano immaginato... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 10 luglio 2026 - articolo di S*

Consap e quell’affidamento per le Risorse umane che solleva una serie di domande

Un affidamento diretto da 53.680 euro oltre Iva, della durata di quattro anni e prorogabile per altri quattro. È il contratto con cui Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici), società totalmente partecipata dal ministero dell’Economia che agisce come “braccio operativo” dello Stato per gestire fondi di garanzia, servizi assicurativi pubblici e indennizzi a tutela dei cittadini, ha assegnato a Deal srl la gestione delle presenze dei dipendenti attraverso la piattaforma di Risorse umane “Wel-Don”. Il documento, datato 22 settembre 2025, è firmato per Consap da Leonardo Francesco Nucara, responsabile della Direzione stazione appaltante. Ed è proprio sul ruolo di Nucara che si concentrano le principali domande.

Consap e quell’affidamento per le Risorse umane che solleva una serie di domande
Leonardo Francesco Nucara.

Servizio prorogabile per altri 48 mesi, con spesa di 28.800 euro più Iva

L’importo comprende 9.880 euro per la licenza, 6 mila euro per la configurazione, 600 euro mensili per assistenza e manutenzione e fino a 9 mila euro per personalizzazioni e integrazioni. È prevista inoltre la possibilità di prorogare il servizio per ulteriori 48 mesi, con una spesa aggiuntiva di 28.800 euro oltre Iva.

Sono interrogativi ai quali la direzione guidata da Nucara dovrebbe rispondere con atti e dati, soprattutto considerando la durata potenziale del rapporto, che potrebbe arrivare a otto anni.

Consap si avvale già dello Studio Donati per paghe e adempimenti fiscali

Deal srl è la società tecnologica collegata allo Studio Donati: ha sviluppato materialmente e gestisce a livello tecnico la piattaforma Wel-Don. Non è un caso: Consap si avvale già dello Studio Donati, riferibile a Corinna Donati, per attività relative alle paghe e agli adempimenti fiscali.

Il punto comunque resta politico e amministrativo: chi gestisce una società pubblica deve rendere comprensibili le proprie decisioni, soprattutto quando ricorre ad affidamenti esterni.

Non c’è chiarezza sulla valutazione della congruità economica

Nucara, in qualità di responsabile della Stazione appaltante e firmatario del contratto, dovrebbe quindi fare chiarezza sugli eventuali preventivi acquisiti, sulla motivazione dell’affidamento e sulla valutazione di congruità economica. Finché questi nodi non verranno sciolti, resterà il dubbio di una gestione poco trasparente, nella quale incarichi esterni, competenze interne e rapporti professionali sembrano sovrapporsi senza una spiegazione pubblica adeguata.

Prima condanna per gli insulti social a Liliana Segre

Si è chiuso a Milano il primo processo derivato da uno dei filoni di una maxi inchiesta sugli insulti social a Liliana Segre: il procedimento vedeva imputate otto persone in totale, accusa di diffamazione aggravata dall’odio razziale alla senatrice sopravvissuta alla Shoah. Un imputato, l’unico che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 4 mesi con pena sospesa e a un risarcimento di 1.500 euro. Per un secondo imputato, invece, sono stati disposti 12 mesi di lavori di pubblica utilità alla Caritas, il versamento di 300 euro alla Fondazione Memoriale della Shoah e un percorso psicologico. Nelle scorse udienze alcuni imputati si erano scusati con delle lettere e avevano fatto pervenire risarcimenti, versati sempre al Memoriale della Shoah, con somme dai 500 fino ai 2 mila euro. Passaggi che avevano portato alla remissione delle querele da parte di Segre. Altri, invece, tra cui l’imputato in udienza oggi, sono stati ammessi all’istituto della messa alla prova: per l’unico che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato è arrivata appunto la condanna.

Poste italiane, 240 mila richieste di rilascio e rinnovo dei passaporti

Hanno raggiunto quota 240 mila le richieste di rilascio e rinnovo passaporti targato Poste italiane, un risultato che consolida il servizio offerto dagli uffici postali facendone un vero e proprio punto di riferimento per i cittadini. Esteso sin da aprile a tutti gli sportelli coinvolti nel progetto Polis, ha infatti collezionato oltre 184 mila richieste nei soli comuni con meno di 15 mila abitanti, dove i cittadini hanno scelto, nell’80 per cento dei casi, la consegna a domicilio offerta da Poste. Sono invece già circa 56 mila le richieste presentate nei 431 uffici già operativi nelle grandi città come Roma, Milano, Bologna e Napoli. A trainare i grandi numeri registrati da questa iniziativa c’è il Nord-Est, da dove arriva quasi un passaporto su tre, con la provincia di Verona che svetta su tutte con circa 24 mila richieste.

Prosegue il piano di sviluppo del progetto Polis

Intanto, prosegue con decisione il piano di sviluppo del progetto Polis. Sono infatti più di 5.600, oltre l’80 per cento del totale, gli uffici postali dei piccoli comuni in cui sono terminati gli interventi di ammodernamento. All’interno del piano avanza anche il progetto Spazi per l’Italia, con 170 aree per il coworking già realizzate negli edifici messi a disposizione da Poste italiane. Il progetto Polis si conferma, dunque, centrale nella strategia dell’azienda che punta alla valorizzazione dei territori e alla diffusione dei servizi digitali della pubblica amministrazione per accorciare le distanze e semplificare la vita dei cittadini.

Pier Silvio Berlusconi difende Meloni e non chiude a Vannacci

A margine della presentazione dei palinsesti Mediaset, l’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi ha parlato anche di due protagonisti della politica italiana, seppur con ruoli decisamente diversi: Giorgia Meloni e Roberto Vannacci. «Non è il mio mestiere, c’è un primo ministro che io penso faccia un grande lavoro», ha detto Berlusconi interpellato su eventuali consigli da dare alla premier e, dunque, anche sull’opportunità di includere Futuro Nazionale all’interno della coalizione di centrodestra.

Pier Silvio Berlusconi difende Meloni e non chiude a Vannacci
Roberto Vannacci (Ansa).

Forza Italia non chiude la porta a Vannacci

Senza sbattere la porta in faccia a Vannacci, Berlusconi ha definito l’ex generale «un bravo comunicatore» e, sottolineando che «l’Italia non è nuova a fenomeni che crescono dal nulla», ha aggiunto: «La propaganda è propaganda e Vannacci lo sa molto bene. Aspettiamo di vedere il programma e vedremo se è coerente con quello del centrodestra». Una posizione più conciliante rispetto a quella della sorella Marina, che ritiene troppo estremiste le prese di posizione del fondatore di Futuro Nazionale e per questo incompatibili con la linea di Forza Italia, che peraltro ha visto l’addio di alcuni esponenti passati proprio dalla parte dell’ex generale. Vannacci, peraltro, è tornato a criticare i partiti «eterodiretti e guidati dal denaro», ponendo interrogativi sul ruolo politico ufficiale di Marina Berlusconi. Da parte sua, Pier Silvio ha assicurato che Forza Italia «farà le sue scelte in piena autonomia».

Pier Silvio Berlusconi difende Meloni e non chiude a Vannacci
Giorgia Meloni (Ansa).

La solidarietà a Meloni per gli attacchi di Trump

Parlando di Meloni, l’amministratore delegato di Mediaset si è detto «profondamente infastidito» e «offeso da italiano» dai recenti attacchi del presidente americano Donald Trump nei confronti della premier: «La stimo, penso che, vista situazione e il personaggio con cui abbiamo a che fare, meglio di così sarebbe difficile fare: trovare un equilibrio tra una posizione giusta con gli Stati Uniti e non mollare il punto sulle posizioni europee».

Guai per il consigliere della Camera di Commercio Italiana in Cina

Un consigliere della Camera di Commercio Italiana in Cina, A.P, sarebbe finito nei guai a Guangzhou con l’accusa di uso e spaccio di stupefacenti. Con lui sarebbero stati fermati altri italiani e stranieri residenti nella Repubblica Popolare. Dopo alcune settimane di fermo, con l’intervento del consolato italiano a Canton, Petrini sarebbe stato rilasciato, in attesa del processo formale che ci sarà nei prossimi mesi.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente

È iniziata l’analisi di quanto sequestrato al faccendiere Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, che continua a difenderlo: gli inquirenti hanno acquisito in particolare sette manoscritti, appunti di Lavitola, tre telefonini e due pen drive che erano nella disponibilità dell’imprenditore. A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Valter Lavitola (Ansa).

Lavitola ha respinto l’accusa di essere il mandante

Davanti ai pm che lo hanno convocato per l’interrogatorio, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha reso dichiarazioni spontanee, respingendo le accuse e sostenendo di non avere idea di quale possa essere stato il movente. Per quanto riguarda la sua presenza sul luogo dell’attentato dinamitardo un mese prima dei fatti, Lavitola ha spiegato che andava spesso a trovare Ranucci, in virtù del rapporto di amicizia col conduttore di Report. «Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente»: sarebbero state queste le sue parole.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Ranucci ha rivendicato l’amicizia con Lavitola

«Non mi pento del rapporto di amicizia con Lavitola. Mi sembra che nel Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria». È quanto detto da Ranucci a Esperia, facendo una distinzione tra rapporto personale e collaborazione professionale. Interpellato sull’attendibilità giornalistica di Lavitola, Ranucci lo ha poi definito «un po’ una scatola nera del Paese», ribadendo insomma che, nel corso degli anni, il faccendiere è diventato un’importante fonte. Dopo aver saputo dell’indagine su Lavitola, Ranucci aveva detto pubblicamente di considerarlo «un amico vero» e che «non avrebbe mai voluto fare del male» a lui e alla sua famiglia. Il giornalista ha inoltre spiegato di aver conosciuto Lavitola nel 2019, dopo alcune inchieste fatte da Report sul suo conto e di frequentare spesso il ristorante romano “Cefalù Bistrò di Pesce”, di sua proprietà. Per ora non è prevista una nuova convocazione in procura per essere ascoltato come testimone. L’ipotesi di Ranucci è che l’attentato sia stato organizzato da qualcuno che voleva impedire che a Report arrivassero delle informazioni.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Valter Lavitola lascia la procura di Roma da un’uscita secondaria (Ansa).

Il ruolo del factotum camerunense di Lavitola

Assieme a Lavitola è indagato anche Clesio Tavares Gomes, cittadino camerunense da anni dipendente del ristorante del faccendiere e suo «factotum», accusato di essere l’intermediario che ha reclutato il commando contro Ranucci. I cinque presunti esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis) sono stati tutti arrestati. Subito dopo l’attentato, Tavares Gomes è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. «Sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit», avrebbe spiegato Lavitola.

Restano tanti dubbi e manca il movente

Nel frattempo restano tanti i dubbi attorno all’attentato. Lavitola è sospettato di essere il mandante e a corroborare tale ipotesi ci sono delle intercettazioni di telefonate con Tavares Gomes. Tuttavia il faccendiere è effettivamente amico di Ranucci e progettava di farlo entrare in politica, addirittura – ha ricostruito Repubblica – nelle vesti di capo di un’eventuale coalizione del campo largo. Insomma, manca il movente. «E quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta», avrebbe detto Lavitola a Ranucci durante una cena, accostandosi a uno dei più fidati consiglieri politici di Silvio Berlusconi. Questa parte della storia è stata confermata dal faccendiere a La Verità. Parlando col Corriere della Sera, Ranucci ha detto di essere a conoscenza del progetto, smentendo però la volontà di candidarsi.