Sant’Antuono, il fuoco e la rinascita della Natura

di Olga Chieffi

Due giorni, quello di ieri, San Marcello e di oggi, Sant’Antonio Abate, ove la Natura, gli animali, il ritorno al lavoro nei campi, vengono festeggiati, insieme a tanti altri simboli, tutti legati tra loro. Ieri si è celebrato San Marcello, Patrono degli stallieri e protettore delle scuderie, poiché costretto tra gli strazi a servire l’Imperatore Massenzio quale palafreniere per i cavalli dei suoi corrieri imperiali, che accudì sempre con grande rispetto fino alla morte, oggi Sant’Antonio Abate, patrono di tutti gli animali domestici, del fuoco, dei denti. S. Antuono, tra l’altro, segna nel calendario popolare il principio del Carnevale, ovvero di quel periodo rituale, circoscritto nel tempo, durante il quale si forma una comunità metastorica a carattere provvisorio, che vive un aspetto di ribellione alla propria condizione sociale, riflettendo aspetti rituali arcaici, legati nel passato a rituali agricoli di propiziazione del raccolto e di eliminazione del male. L’ anno di riti, dopo quelli natalizi e dell’Epifania, iniziano infatti proprio con le celebrazioni in onore di Sant’Antonio Abate. E’ lui il grande guaritore e guida spirituale che sapeva ascoltare tutti, in cambio di un po’ di cibo per il maialetto che lo accompagnava. Oggi, più che mai, è necessario riattivare il racconto, il mito: tutti noi abbiamo bisogno dei cani, dei gatti, dei cavalli, di tutti gli animali, della loro presenza magica e affettuosa, del senso di vitale libertà che sanno regalare, della loro misteriosa capacità di rivelare il volto segreto e il vero valore delle persone che li hanno allevati, amati o maltrattati, attenti indagatori dei moti del nostro cuore, sostenitori delle sfide che la vita ci impone, riuscendo ad umanizzare le occasionali emozioni, incoraggiando il nostro umano slancio verso l’infinito.S.Antuono è ritenuto anche il patrono del fuoco. Pare che egli sia disceso all’Inferno, dal quale abbia tratto un po’ di fuoco di nascosto del diavolo, novello Prometeo, per cui, in questa notte, in sua venerazione si accendono grossi falò. Il materiale si andava raccogliendo un po’ dappertutto, e, purtroppo anche questa notte l’appuntamento col fuoco con i nostri Vampalori e i Fucanoli, a Campagna, con spari di mortaretti e suoni per annunciarne l’accensione, con gli animali e i padroni allineati sul sacrato delle chiese per la benedizione e l’affidamento al Santo, per poi dar fuoco alla vampa attorno al quale si sarebbe danzato intrecciando tarantelle e per essere fedeli all’antica tradizione campana, gustando il vino le salsicce e le patate sotto la cenere è svanito, anzi solo rinviato. In Campania, specie nel salernitano, ricorre nelle danze in particolare il verso dell’asino e il nitrito del cavallo, animali dei quali, proprio in questi giorni, si apre la stagione di monta. Il cavallo è largamente mimato nelle danze di Sant’Antuono, poiché è un animale che fin dall’antichità è simbolo di molte divinità, riferentesi alla donna anche se in modo ermafroditico. Ma, senza voler risalire ai miti, e riferendoci alla realtà contadina, il cavallo viene montato e posseduto come una donna, pur tuttavia, resta un animale che può facilmente “possedere”, per cui rappresenta l’estasi. L’ambivalenza data a tale bestia viene giustificata dal fatto che facilmente il cavallo può imbizzarrirsi e, quindi, far perdere il controllo a chi lo cavalca. In questo senso, il cavaliere da possessore diventa posseduto e il cavallo da posseduto a possessore. Riti profani, poiché secondo quanto ci dice Ovidio, le ultime due settimane di gennaio erano dedicate alle Ferie Sementine, periodo durante il quale le attività agricole si interrompevano poiché il freddo non consentiva di arare in modo corretto i terreni. Durante le Ferie gli agricoltori omaggiavano le dee Tellus e Cerere con sacrifici animali e doni. Vi era inoltre l’usanza beneaugurante di accendere grandi pire: si riteneva infatti che il fuoco, elemento naturale allo stesso tempo distruttore e purificatore, propiziasse l’arrivo della Primavera. Il fuoco è simbolo di vita, accoglienza e condivisione, una festa, questa, che significa ogni anno, scatenare le forze positive e, grazie all’elemento apotropaico del fuoco, sconfiggere il male e le malattie sempre in agguato. In questo momento di naufragio totale Campagna non rinuncia al primo dei suoi simboli, il fucanolo e l’Associazione CCA- Campagna Città Aperta presenta il secondo contest dedicato alla Festa di Sant’Antonio e ai tradizionali Fucanoli, in sinergia con la Pro Loco Città di Campagna, con una diretta web, stasera, per presentare gli ospiti che parteciperanno al contest e illustrare il regolamento per inviare i ricordi di chi ha vissuto i Fucanoli, ovvero foto, video, poesie, racconti di notti calde e felici. I vincitori saranno annunciati nel corso di una seconda diretta web, in un giorno parimenti speciale, San Valentino, per l’estrazione dei numeri vincenti e la votazione per l’assegnazione del “Premio qualità Campagna Città Aperta”, in un percorso d’amore, che accenderà per circa un mese fucanoli virtuali. Parimenti a Vibonati dove insiste il Santuario del Santo e se ne conservano le reliquie, ancora una volta la pandemia non ha permesso di svolgere con serenità tutta la santa Novena, ma permetterà oggi la Benedizione degli animali e dei bambini. Il parroco Don Martino Romano non ha certo lasciato il suo gregge, aumentando le celebrazioni e aprendo la chiesa per dar modo di inginocchiarsi dinanzi al Santo Patrono per cinque minuti. Nella celebrazione il parroco dopo aver benedetto la popolazione esibirà le sacre reliquie, e arrampicandosi pericolosamente sul muretto dinanzi la chiesa, allargando lo sguardo per la valle, fino al mare richiamando tutti all’ordine e alla consapevolezza e che per la festa dovremo tutti attendere altri tempi.

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Va’ Sentiero, passa per i Picentini ed il Cilento

3000 km nelle Terre Alte del Sud Italia e delle Isole condensate in appena 3 minuti grazie al video-racconto di Va’ Sentiero, il giovane team che ha percorso a piedi l’intero Sentiero Italia Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna: sono le regioni della terza tranche della spedizione di Va’ Sentiero, il giovane team che ha percorso e documentato 7850 km del Sentiero Italia, l’alta via definita dalla CNN “il più grande dei grandi cammini”. In tre minuti di video le 2 ragazze e i 5 ragazzi di Va’ Sentiero raccontano i panorami, i volti e le storie scoperte lungo un cammino durato cinque mesi, iniziato il 25 aprile da Messina, in Sicilia, e concluso il 25 settembre sempre nell’isola, attraversando nell’ordine Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria. In particolare, la Campania è stata percorsa da Piedimonte Matese a nord al Rifugio Cervati a sud: circa 400 km attraverso i parchi regionali del Matese, del Taburno-Camposauro e del Partenio, la penisola sorrentina, il Parco regionale dei Monti Picentini, il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Questa è la terza e ultima tranche di un’avventura iniziata tre anni fa da Muggia, nel Golfo di Trieste, con l’obiettivo di promuovere l’alta via più lunga del mondo e documentare professionalmente le montagne di tutta Italia con un format originale, dalle Alpi agli Appennini, isole comprese. Va’ Sentiero ha completato 7.850 km complessivi in 365 tappe, attraversando 20 regioni italiane, 16 parchi nazionali e centinaia di piccoli borghi montani, con migliaia di persone che si sono unite al team Va’ Sentiero in stile Forrest Gump. “Ce l’abbiamo fatta: abbiamo trasformato un sogno collettivo in realtà e ne siamo orgogliosi. In questi anni ci hanno accompagnato le parole di Brecht: ‘Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua’. Le Terre Alte del nostro paese rappresentano un tesoro incredibile che dobbiamo imparare a conoscere, rispettare e valorizzare; il Sentiero Italia, che le attraversa tutte, è uno strumento perfetto per farlo. I tempi sono maturi anche in Italia per spingere sul trekking e il turismo consapevole: sentiamo di essere sulla via giusta! Dopo 3 anni di esplorazione e documentazione, di duro lavoro e sacrifici, possiamo dire che il cammino di Va’ Sentiero verso la valorizzazione delle Terre Alte è appena iniziato.” La spedizione sperimentale e la guida di Va’ Sentiero nascono dal sogno dei tre fondatori Yuri Basilicò, Sara Furlanetto e Giacomo Riccobono, i quali hanno costruito un vero e proprio team per svolgere sia la spedizione che l’enorme attività documentativa. Alla spedizione 2021, oltre ai co-fondatori, hanno partecipato Francesco Sabatini, Andrea Buonopane, Diego Marmi, Martina Stanga e Giovanni Tieppo. Questo sogno è diventato realtà grazie al decisivo contributo degli sponsor Montura, Ferrino, Oxeego, Vibram, Fitline e alle centinaia di sostenitori che hanno partecipato alle campagne di crowdfunding. Il sito e la guida digitale www.vasentiero.org sono stati realizzati gratuitamente dalla web agency 150up, che ha sposato la mission di Va’ Sentiero, e con il contributo tecnico della piattaforma cartografica digitale Outdooractive che ha fornito le mappe professionali interattive. Link al video sul canale YouTube di Va’ Sentiero: https://www.youtube.com/watch?v=NbJABH6Euy8] Video Credits: Andrea Buonopane

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Occasioni di lavoro nella ProLoco e al Ministero

Sono disponibili 2 posti per i volonatri del Servizio Civile a Salerno per il Progetto Longobardi, Normanni, testimonianze storico-monumentali presso la Pro Loco Salerno Città Visibile. I progetti inerenti il Servizio Civile Universale sono parte di un più ampio programma di intervento che risponde ad uno o più obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e riguarda uno specifico ambito di azione individuato tra quelli indicati nel Piano triennale 2020-2022 per la programmazione del servizio civile universale. Le due unità assegnate alla Pro Loco Salerno Città Visibile Aps, saranno impiegate nello svolgimento del Progetto ”Longobardi, Normanni: testimonianze storico-monumentali”, che si ricollega idealmente alla storia del Principato dell’Opulenta Salernum e della Scuola Medica Salernitana, al fine di tutelare i beni legati a questa specifica realtà. Gli assegnatari impegnati nel progetto ”Longobardi, Normanni, testimonianze storico-monumentali” nel settore del Patrimonio Artistico e Culturale, devono essere in possesso del titolo di studio minimo di diploma di maturità ottenuto a conclusione del ciclo quinquennale dalla scuola secondaria di secondo grado. Gli aspiranti operatori volontari devono presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domanda on Line (Dol) all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it entro le ore 14,00 di mercoledì 26 gennaio 2022. Per facilitare la partecipazione dei giovani e, più in generale, per avvicinarli al mondo del servizio civile, è disponibile il sito dedicato www.scelgoilserviziocivile.gov.it che diretto proprio ai ragazzi, saprà orientarli e aiutarli a compiere la scelta migliore. E 434 posti di lavoro sono disponibili anche per diplomati, al Ministero della cultura con un concorso pubblica per lavorare nei Beni Culturali. Le candidature deve essere presentata esclusivamente per via telematica, compilando l’apposito modulo elettronico sul sistema “Step-One 2019”, raggiungibile sulla rete internet all’indirizzo https://www.ripam.cloud.Nello specifico i posti messi a concorso sono: numero 334 posti di assistente amministrativo Area Seconda F2 e numero 100 posti di assistente informatico Area Seconda F2. La scadenza per la presentazione della domanda è fissata per le ore 14.00 del 7 febbraio 2022

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“This is a diary of my military service in the war”

Ci sono storie che meritano di essere raccontate. Alcune di queste, poi, oltre ad essere meritorie sono contornate da un substrato di unicità. Veniamo a conoscenza di una di queste ultime attraverso Michele Giordano, amico dell’Associazione Salerno 1943 ed appassionato di storia locale. E’ stato lui, nel gennaio del 2021, a notare una inserzione avente ad oggetto un vecchio diario di guerra. Poche informazioni a riguardo, alcune foto, 4 medaglie di cui una relativa alla campagna d’Italia. Il più classico dei quesiti: lo compro? Il tempo passa, l’inserzione è sempre lì. La decisione arriva un pomeriggio, improvvisa ed impulsiva, senza alcuna certezza in merito ad una eventuale esperienza salernitana del soldato. Passa qualche settimana ed il plico arriva a destinazione; proviene dalla Gran Bretagna. Michele lascia da parte le medaglie al merito, concentra la sua attenzione sul diario: 25 pagine redatte a mano, alcune scritte a penna altre a matita, un titolo che non necessita di interpretazioni: “This is a diary of my military service in the war”. La figlia Iolanda, giovane studentessa di lingue, incuriosita da questo manipolo di pagine, accetta di tradurle. E’ così che Kenneth Hawkins, di soli 20 anni, può tornare a rivivere. Lo fa attraverso le sue stesse parole, attraverso un diario che, come vedremo, si interromperà prematuramente proprio nei pressi di Salerno. Tutto ha inizio il 6 gennaio 1943, il primo giorno di servizio. Da Cobham, piccola cittadina della contea del Surrey, il giovane Kenneth raggiunse con i suoi commilitoni Liverpool per poi lasciare, soltanto 3 giorni dopo, l’Inghilterra. Da qui l’arrivo in Algeria: dapprima una marcia di circa 17 miglia, poi alcuni spostamenti in treno, in un vagone adibito al trasporto di bestiame che -come afferma- risulterà “difficile da dimenticare”. Un lungo percorso tra sentieri minati, la paura di un agguato, le prime vittime del suo reggimento. Il primo ad essere menzionato è un ragazzo di soli 22 anni, William Robinson, il secondo un tenente colonnello, Beckurth, gravemente ferito da una bomba il 10 marzo. Da qui una serie di nomi, ragazzi per lo più, compagni di reparto, amici. Kenneth omette di riportare informazioni sensibili, sa bene che, laddove catturato dal nemico, il diario non deve vanificare gli sforzi profusi. Anche 30 ore senza batter ciglio minano, intanto, i suoi nervi. Il 7 marzo la prima importante notizia: Tunisi non è più in mano nemica. Passano settimane, il giovane si ritrova a fare da guardia a circa 20.000 prigionieri tedeschi ed italiani adirati per la sconfitta. “Le condizioni igieniche sono spaventose” afferma. Intanto, il 20 maggio, le truppe alleate si apprestano a percorrere la “marcia della vittoria”. Ma il tempo degli onori dura ben poco. Lo stretto necessario per vedere sfilare Churchill, il generale Alexander ed il maresciallo di campo Brooke il 2 giugno ed i commilitoni iniziano un duro addestramento. Ancora non conoscono la prossima destinazione: il 17 luglio -scrive- “dopo mesi passati a marciare sul terreno polveroso, abbiamo imparato a correre fuori dalle navi di assalto, sappiamo che qualcosa si sta muovendo”. La divisione non parte per la Sicilia, resta di riserva; nessun nuovo ordine fino al 10 agosto, giorno in cui si apprende che entrerà a far parte della 5° Armata Americana che opererà in Italia. A Biserta il corso di addestramento finale per uno sbarco, nessuna indicazione in merito al dove, almeno fino al 4 settembre quando la destinazione viene finalmente rivelata: Salerno. “Le navi d’assalto erano per lo più americane -scrive il giovane- le scorte dei mezzi navali, invece, prevalentemente inglesi”. L’8 settembre i primi bombardamenti nemici, il 9 lo sbarco sulle coste salernitane. Lo stesso giorno, a 5 miglia da Salerno lungo la strada per Avellino, l’ultimo messaggio annotato a matita sul diario: “La maggior parte del battaglione ha raggiunto la spiaggia. Fortunatamente c’è stata poca opposizione sul nostro versante: siamo riusciti a raggiungere i mezzi di trasporto e ad allontanarci. Ora abbiamo alloggiato su una altura il dormitorio per la notte”. Kenneth, morirà il giorno seguente, il 10 settembre del 1943, a soli 20 anni. Sarà seppellito al Cimitero del Commonwealth di Salerno insieme ai suoi commilitoni. A circa 78 anni da quei giorni il suo diario è ritornato lì dove fu raccolto e fatto recapitare alla famiglia. L’Associazione Salerno 1943 ha aiutato Michele ed il gruppo Salerno WW2 ad identificare la tomba del giovane Kenneth: il suo diario, le medaglie delle campagne effettuate (tra cui quella italiana consegnata postuma alla famiglia) e quella raffigurante la tigre simbolo del Regimento York and Lancaster, sono tornate sulla sua lapide. Su di essa una frase che, nel raccontare questa storia, vorremmo onorare: “Worthy of remembrance”. Degno di ricordo. L’Associazione Salerno 1943, nel divulgare la storia del giovane soldato, intende ricordare tutti i ragazzi che, strappati alle proprie famiglie, sopportarono il peso della guerra e chi, dalla guerra, non è mai più ritornato.

Vincenzo Pellegrino Presidente Associazione Salerno 1943

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Antonio Rocco: il segno ritrovato

di Marco Alfano

Sarà presentato oggi alle ore 17, al Museo Diocesano di Amalfi, il Calendario 2022 di De Luca Industria Grafica e Cartaria, dedicato a Antonio Rocco (1880-1944), ora riemerso grazie a questa nuova iniziativa editoriale che merita d’essere annoverato a pieno titolo uno dei più rappresentativi artisti amalfitani della prima metà del XX secolo, accanto ai nomi di Pietro Scoppetta e Antonio Ferrigno. Alla presentazione prenderanno parte Giovanni Camelia Centro di Cultura e Storia Amalfitana, Ada Patrizia Fiorillo dell’Università degli Studi di Ferrara, Andrea De Luca e Mario Amodio Nato ad Amalfi il 23 luglio 1880, studia da autodidatta e riceve i primi insegnamenti artistici dal pittore maiorese Angelo Della Mura. In seguito s’iscrive all’Istituto di Belle Arti di Napoli, dove è allievo di Michele Cammarano. Nel 1905 al concorso per il pensionato riceve il primo premio per il dipinto Minatori. Nel 1905 espone alla Promotrice napoletana le opere Piccioni e Tramonto, mentre l’anno successivo presenta Sul fiume Canneto e Costume amalfitano. Partecipa alla LXXV Esposizione Internazionale di Roma del 1905, e alla Quadriennale di Torino del 1908, dove espone Tempesta vicina. È una pittura, quella di Rocco, che registra tonalità scure, nel tentativo di compendiare l’analisi palizziana con una pennellata più sintetica, propria del realismo di Cammarano, del quale condivide anche l’attenzione ai temi sociali, come in Minatori e Gli emigranti (entrambe oggi nelle collezioni della Pinacoteca di Stato di San Paolo in Brasile), quest’ultima esposta alla LXXX Esposizione Internazionale di Roma nel 1910. Nel 1913, alla vigilia della prima guerra mondiale, si stabilisce in Brasile su invito di alcuni parenti che risiedono a San Paolo. Alla XXIII Esposizione di Belle Arti di Rio de Janeiro del 1916 espone quattro tele: I minatori, Amalfi, Dopo il bagno e Passano i Bersaglieri, quest’ultima oggi nelle collezioni governative di San Paolo in Brasile. Nel 1918 tiene la sua prima mostra personale a San Paolo, dove espone numerosi acquerelli ed alcuni paesaggi e ritratti ad olio, tra cui il Ritratto di Altino Arantes, e la già ricordata tela Gli emigranti. L’anno seguente trascorre, con la moglie Ester, sei mesi nell’azienda agricola di Oscar Sousa Pinto, a São Carlos do Pinhal, per dipingere la grande tela Manhã no Mangueiro, una scena rurale poi acquisita dal Ministero dell’Agricoltura dello Stato di San Paolo. Nel 1921 rientra per due anni ad Amalfi; tornato in Brasile, allestisce una mostra personale dove presenta le opere dipinte in Italia, nelle quali l’artista rivela una rinnovata capacità pittorica, in particolare nelle vedute della Grotta dello Smeraldo, tutte giocate sulle variazioni dei toni freddi del blu cobalto, oppure nel bellissimo Panorama di Amalfi dove l’intera scena è come avvolta da una foschia bluastra. Nel 1929 presenta cinquantatré opere ad una vasta antologica allestita al Palazzo di Arcadas, dove ritorna ad esporre nel 1940 nell’ultima mostra con più di cento dipinti. Muore, a San Paolo del Brasile, l’11 novembre 1944.Il Calendario De Luca illustra nei 12 mesi i vari periodi della carriera di Antonio Rocco, centrando l’attenzione su dipinti conservati in collezioni pubbliche, oppure provenienti da prestigiose collezioni private; è una pubblicazione che consentirà agli appassionati una riscoperta articolata e approfondita del genio del Maestro ancora poco noto al grande pubblico; alcune opere infatti saranno una sorpresa per la loro modernità pittorica. Ad aprire la sequenza, delle opere, a gennaio, è una veduta degli anni giovanili, Pescatori, databile al 1903 (di cui si pubblica anche un bellissimo bozzetto preparatorio) dove l’autore delinea un’immagine “nobile” dei lavoratori del mare, comune ad altri artisti italiani ed europei, che quindi si dovrà leggere in parallelo con quelle dipinte da Hans von Marées nella decorazione, eseguita vent’anni prima, alla Stazione zoologica di Napoli; febbraio presenta uno dei suoi capolavori, Minatori, datato 1905, con l’evento tragico d’un incidente sul lavoro, il cui realismo dolente è in evidente riferimento a Teofilo Patini; marzo presenta un altro straordinario dipinto di grandi dimensioni dal titolo Gli emigranti, del 1910, che raffigura una famiglia in partenza dal Molo dell’Immacolatella, il principale porto napoletano da cui salpavano le navi per il Brasile; un dipinto caratterizzato da un’austerità immobile, da intendere ancora nell’ambito del realismo; aprile ha una veduta della terra brasiliana, dal titolo Antica Bixiga (1916-18); per i mesi di maggio, giugno e luglio troviamo tre opere che riportano ai paesaggi amalfitani, dove l’artista ritorna nella prima meta degli anni Venti: Duomo di Amalfi, oggi nella collezione De Luca, e Grotta dello smeraldo, una delle sue tele più cariche di misterioso silenzio, e Amalfi, del 1921-22; agosto, una luminosa veduta della terra brasiliana, raffigurante Ilha Porchat (S. Vicente), del 1930-32; settembre presenta un tema esotico, dal titolo Odalisca, datata 1927; ottobre presenta una veduta di Amalfi, databile al 1922-23; a novembre troviamo ancora un soggetto di genere: L’artista improvvisto; dicembre chiude la sequenza con La modella (1925-26), di certo un dipinto che attesta, nella pennellata fluida e il colore che si sfalda, definitivamente il superamento dei dettami della tradizione pittorica ottocentesca.

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Oggi la presentazione del calendario “Nero Nicosia”

Nel corso della sua discesa in Sicilia per ritirare il premio alla carriera, conferitogli nell’ambito della XII edizione del prestigioso festival del cinema e della fotografia, in Nicosia, Armando Cerzosimo, cattura il nero e il baglio della terra siciliana, inseguendo, tra le antiche pietre del centro storico, la sua musa velata Arianna Castrogiovanni, sublimandone, nelle immagini, l’anima e il corpo. Testimone invisibile, Armando Cerzosimo, rende Arianna latrice del suo messaggio, in spazi nostalgici, malinconici, storici, che trasudano un profondo senso di appartenenza e identità, come su una scena teatrale, legando nello scatto inscindibilmente tempo e memoria. Da questo reportage è nato Nero Nicosia, il calendario iconico di Armando Cerzosimo che, impreziosirà il nuovo anno, per andare a rinnovare quelle ragioni estetiche, trasmesse ai figli Pietro e Nicola, da sempre improntate su principi di grande lealtà verso la fotografia sia quella, cosiddetta, commerciale, quanto la recherche, espressa attraverso reportage sociali con un dichiarato intento di ampio respiro, realizzati attraverso un sempre ferace confronto con altre realtà culturali del territorio. Oggi, alle ore 11, Armando Cerzosimo terra la presentazione del calendario e il vernissage di una selezione delle immagini che vanno a comporre il lunario, fruibili per il pubblico presso la sua Galleria Camera Chiara in via Giovanni da Procida, 9, sino a domenica 16 gennaio.

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Laboratori gratuiti su archeologia, ecologia e ambiente

La Fondazione MIdA, in collaborazione con la Cooperativa Tertium Millennium, ha ottenuto il finanziamento del progetto S.c.R.I.G.N.O. dal Dipartimento delle Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri partecipando all’avviso “Educare insieme”. S.c.R.I.G.N.O. sta per “esplorare il territorio come risorsa, identità, gioco, natura e opportunità”. Le attività programmate hanno l’obiettivo di far conoscere il patrimonio locale attraverso momenti formativi e laboratoriali. Al contempo attraverso il gioco si contribuirà all’educazione ambientale e civica dei bambini e delle bambine. La prima fase del progetto, denominata Game Designer, è basata sul concetto del learning through play cioè di giocare ad imparare/imparare giocando. È rivolta a 30 bambine e bambini dai 6 ai 12 anni, residenti nei paesi del Vallo di Diano e del Basso Tanagro. Le attività si focalizzeranno su archeologia, ecologia, ambiente e geologia. Dunque con metodi di apprendimento attivo le nozioni verranno assimilate grazie all’osservazione, alla manipolazione e alla componente emotiva, al confronto e al coinvolgimento dell’intero gruppo. Saranno forniti gratuitamente kit e attrezzature per sperimentare, osservare, orientarsi. Insieme agli esperti, ai grafici e ai tutor, i ragazzi avranno così la possibilità di ideare, progettare, disegnare e realizzare un gioco da tavolo sulle attività che avranno svolto e sulle tematiche affrontate. Le attività avranno inizio a metà gennaio e continueranno fino a maggio 2022 con 24 incontri pomeridiani, dalle ore 15.00 alle ore 19.00, presso una delle strutture museali della Fondazione MIdA. Sarà organizzato un servizio navetta gratuito con fermate individuate a seconda della provenienza dei partecipanti. La partecipazione è gratuita ma è necessario inviare la scheda di iscrizione scaricabile sul sito www.fondazionemida.it entro il 9 gennaio 2022 a marketing@fondazionemida.it.

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Il Museo dell’Emigrante nel Borgo di San Severino

Dopo essere stato ospitato per diversi anni presso l’Istituto Scolastico di San Severino, il Museo Casa dell’Emigrante Cilentano ha trovato finalmente la sua sede naturale, in una abitazione del vecchio borgo di San Severino di Centola, luogo simbolo dell’abbandono della terra cilentana da parte di migliaia e migliaia di cilentani, costretti a cercare fortuna in terre lontane. Il Museo – frutto del gemellaggio con Hazleton , cittadina della Pennsylvania (USA), dove, nel secolo scorso, i nostri antenati trovarono lavoro nelle miniere di carbone – vuole essere un tributo a tutte le persone che presero parte a quell’ evento epocale, che cambiò le loro vite ed anche i paesi da cui erano partiti. Una testimonianza concreta della memoria e dell’identità del Cilento, da preservare e divulgare, tenendo conto del valore particolare di questa inziativa, a cui ha contribuìto l’intera popolazione di San Severino, offrendo gli oggetti che ricreano fedelmente l’ambiente della casa del contadino-emigrante. Il cambio sede, curato dai promotori del museo, membri delle associazioni “ il Borgo” e “Cilento-Ellis Island”, è avvenuto in concomitanza con il Presepe Vivente al Borgo, contribuendo così a creare un’atmosfera magica al paese abbandonato e ridandogli vita almeno per un giorno. Soddisfazione da parte dell’Amministrazione Comunale di Centola,rappresentata dal vice sindaco Silverio D’Angelo, che si è impegnato personalmente a trovare la nuova sede : “Aprire una casa al borgo – va detto, grazie alla disponibilità della famiglia Cerullo – per ospitare il museo casa dell’emigrante cilentano è il punto di partenza di una sfida, che l’Amministrazione raccoglie, per far tornare a vivere il borgo, e lo facciamo in collaborazione con le associazione il Borgo,Cilento – Ellis Island e con gli amici italo – americani di Hazleton, dell’Associazione Sister Cities Association ( Presidente la signora Molly Blasko) ”. L’Istituto Scolastico di San Severino continuerà, intanto, ad ospitare la parte documentaria del Museo, ovvero il “Centro Documentazione Domenico Chieffallo” , intitolato al ricercatore e cultore della storia del Cilento, autore di numerosi testi donati dai familiari al Centro Documentazione, oltre alla biblioteca del compianto professore. “Non sono mancati ,nel corso di questi anni, quando il Museo ed il Centro Documentazione erano ospitati presso la scuola di San Severino, visitatori ed apprezzamenti ” – dichiara Luigi Gatto, coordinatore del progetto – “ abbiamo realizzato, grazie alle ragazze dell’associazione, rappresentazioni per le scuole in visita, ospitato turisti provenienti dagli Stati Uniti, accolto il Direttore del Museo di Napoli, dottor Gaetano Bonelli e il dottor Antonio Corbisiero di “Salernitani nel Mondo”, ricevendo da tutti apprezzamenti ed incoraggiamenti ad andare avanti. Il Corriere del Mezzogiorno ha scritto di noi. Abbiamo avuto, inoltre, il piacere di vedere il museo inserito in una storia del fumetto del Parco del Cilento “Principessa Primula”, disegnato da Paco Desiato, collaboratore della Walt Disney. Infine, proprio in questi giorni, il Centro Documentazione si è arricchito ancor di più dei preziosi testi della biblioteca del dr Ludovico Vecchione, donati tramite la famiglia Chieffallo”. Il 2022, per il Borgo di San Severino, inizia, dunque, nel segno della ripartenza, grazie al Museo Casa dell’Emigrante Cilentano. C&S

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Successo all’apertura della mostra “Amalfi anni ’50 e ’60”

Tanta partecipazione di pubblico all’apertura della mostra “Amalfi anni ’50 e ’60 – Alfonso Fusco, fotografo” all’Arsenale di Amalfi, visitabile fino al prossimo 28 febbraio 2022, avvenuta martedì 28 dicembre. Un progetto realizzato dall’Amministrazione Comunale di Amalfi – guidata dal Sindaco Daniele Milano – con la collaborazione della famiglia Fusco. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura – retto da Enza Cobalto – curata da Puracultura e patrocinata dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana. Il tavolo interattivo – realizzato a cura del Collettivo Digitale di Cesena – contenente 393 foto di ritratti realizzati da Alfonso Fusco, ha visto numerosissimi cittadini amalfitani partecipare al gioco interattivo “Li (ri)conosci?”: il quaderno, dove sono stati di volta in volta scritti i nomi di quanti sono stati riconosciuti da amici e parenti, è già stato compilato al 30 per cento in una sola serata. Grande interesse da parte del pubblico anche per le 480 immagini scattate dal fotografo amalfitano, proiettate in loop sulla parete di fondo dell’Arsenale, con una musica swing anni ’50 a fare da sottofondo.

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La Zampogna oltre la tradizione

“La zampogna oltre la tradizione” è il titolo del catalogo realizzato per Gutenberg edizioni da Antonio Giordano, musicista e anima della compagnia Daltrocanto. Le fotografie di Jacopo Naddeo e Antonio Caporaso raccontano un mondo legato fortemente ai simboli e alla tradizione, narrato nei testi di Antonia Autuori, presidente della Fondazione della comunità salernitana che ha fortemente sostenuto il progetto; dell’antropologo Paolo Apolito; del curatore Massimo Bignardi e di Antonietta Caccia, presidente del Circolo della zampogna di Scapoli. Ad impreziosire il volume, gli approfondimento di Paolo Simonazzi, Giovanni Floreani e dello stesso Giordano, ideatore del catalogo. “In cosa è diverso il libro? – scrive Bignardi – In primis perché l’autore ha avuto la capacità di recuperare la zampogna come strumento musicale, con sonorità contemporanee, quindi, come segnalava Ferrarotti, quale presagio di un mondo nuovo, quale identità che viene faticosamente alla luce. Giordano lo fa anche portando sul palcoscenico la zampogna, combinando la sua sonorità con il sound dei nostri giorni, superando il folclore che attinge, senza anima, dalla fortunata stagione degli anni Settanta che, con saggia misura, accese i fari sulla musica così detta popolare”. Sul potere fortemente archetipo della zampogna, scrive Apolito: “Questo strumento è forse oggi la testimonianza più potente della negazione di un mondo e di una cultura, quelle dei ceti contadini dei secoli passati, del silenzio totale caduto sulle loro voci, i loro pensieri, le loro vite, di cui tutto ciò che si conserva o si ricorda arriva solo attraverso le parole distanti e, appunto esotizzanti, dei ceti colti”. Il catalogo sarà presentato il 4 gennaio alle 19, presso gli spazi della chiesa della Santissima Annunziata di via Portacatena, alla presenza dell’arcivescovo monsignor Andrea Bellandi, di Antonia Autuori, Paolo Apolito, Massimo Bignardi, Antonietta Caccia, Antonio Giordano. Modera l’incontro la giornalista de Il Mattino Erminia Pellecchia. A seguire è previsto un momento musicale con Paolo Simonazzi, Vincenzo Ferraioli, Carmine Falanga, Francesco Vairo, gli zampognari di Montevergine, gli zampognari del gruppo folkloristico di San Gregorio Magno, la compagnia Daltrocanto. “Questo lavoro – precisa Antonia Autuori – rappresenta un passaggio fondamentale per recuperare gli spazi, i luoghi e le tradizioni dei nostri avi e delle nostre terre, ancora più importanti in questo momento di post (?) pandemia in cui ci sentiamo tutti proiettati in un futuro che ci porterà tantissime e inimmaginabili innovazioni, ma purtroppo anche pieno di incertezze. La Fondazione della Comunità Salernitana, fin dalla sua costituzione, promuove la cultura del dono sull’intero territorio della provincia di Salerno, svolgendo il proprio ruolo di sostegno non solo alle iniziative sociali, ma anche nell’ambito del settore artistico e culturale, promuovendo e valorizzando il nostro patrimonio sia materiale che immateriale, sempre partendo dalle istanze che ci vengono dalla comunità”. L’iniziativa gode del patrocinio morale del Comune di Salerno e della Ftp, Federazione italiana tradizioni popolari con il presidente del comitato regionale Francesco Tortoriello. Ingresso fino a esaurimento posti e con green pass.

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Candlelight concert: Notturno d’Amore

Conclusa Salerno Classica, l’Associazione Gestione Musica offre due concerti particolari oggi e domani a lume di candela con il Quartetto Vetter nella Sala San Tommaso in Cattedrale e col Sator Duo in Santa Maria de’ Lama

 Di Olga Chieffi

Due Candle Concert, in Sala San Tommaso nel quadriportico del Duomo di Salerno, stasera, alle ore 20,30 e domani allo stesso orario nella Chiesa di Santa Maria de’ Lama, per la chiusura del progetto ideato dalla Associazione Gestione Musica, che ha visto l’ associazione concorrere e ottenere il finanziamento dal Fondo unico per lo Spettacolo nella sezione Nuove Istanze 2021, con il progetto “Celebrazione, Tradizione, Innovazione”, sedici concerti che hanno coinvolto oltre il comune di Salerno, che ha sostenuto la kermesse, anche le città di Benevento, Amalfi e Brienza. La magia di un concerto, l’atmosfera della luce vivida delle candele accese, un evento unico sbarca a Salerno, in queste serate di festa, dopo aver sperimentato un successo fenomenale in luoghi eccezionali a Londra, New York o Parigi. Gigi Lamberti e Francesco D’Arcangelo, alla testa di Gestione Musica, hanno affidato la prima delle due serate al Quartetto Vetter, composta da Raffaele Tiseo alla viola d’amore, Luigi Abate al violino, Alessandro Zerella alla viola e Silvano Maria Fusco al violoncello. Il Candlelight è un affresco musicale dove le note si mescolano e si armonizzano. Un momento che si muove senza mezze misure, senza dubbio grazie a una messa in scena che trascende i classici quadri estetici. Protagonista sarà la viola d’amore e il suo misterioso nome che pare derivi dalla decorazione a forma di testa di fanciullo bendato, cieco come l’amore, che spesso abbelliva il riccio. Secondo altri poteva essere un richiamo alla ricchezza e amabilità del suo suono, caratterizzato dalla presenza di sette corde di risonanza in metallo ritorto, sottostanti le sette principali in budello. La voce “umana” della viola d’amore incontrerà quella degli altri archi in brani quali la Chasse di Carl Stamitz che segna il passaggio tra stile galante e classicismo. Uno degli aspetti più notevoli dell’opera di Carl Stamitz è il suo carattere cosmopolita e, in un certo senso, rivoluzionario, perché partendo da una formazione musicale all’avanguardia per l’epoca come quella ricevuta proprio nel cuore della corte di Mannheim, seppe creare un suo linguaggio rinnovatore che apriva nuove strade nello sviluppo del genere sinfonico che fino ad allora Haydn aveva dominato in Esterháza. Entrambi gli aspetti sono indubbiamente ben percepibili nella trascrizione della Sinfonia “La Chasse”, superba opera di suoni delicati meravigliose costruzioni melodiche di profonda ispirazione galante. Prima perla del concerto l’esecuzione del Quartetto n. 1 in Re maggiore di Joseph von Eybler, compositore austriaco grande amico di Mozart, dal ricco e brillante stile concertante. All’inizio degli anni 1780 Eybler stabilì un regolare rapporto di scrittura di lettere con Joseph Haydn, un duraturo sostenitore delle opere del giovane compositore, oggi caduto nel dimenticatoio. A lui è dedicata questa opera 1, che mostra mostrano l’influenza di Haydn, soprattutto attraverso nell’ invenzione formale. Tuttavia, Eybler rivela ovunque un lirismo contagioso della melodia, che traspare anche dall’audacia delle sue armonie. L’Opus 1 n.1 in re maggiore si apre con una breve introduzione in Adagio che lascia il posto a un movimento sonata che sviluppa la materia cromatica del suo tema iniziale. Il Minuetto – Trio di fattura tradizionale presenta all’inizio una reminiscenza del secondo tema del primo movimento. Il lento movimento binario dimostra meravigliosamente il dono melodico di Eybler. L’ultimo movimento, un tema con variazioni, impiega le consuete tecniche di sviluppo, e raffinatezza di scrittura con la citazione del tema iniziale del primo movimento nella coda del Finale. Seguirà una versione particolare per Quartetto realizzata da Raffaele Tiseo della   Variazioni su “Ah! Vous dirai-je, Maman” K. 265, di Wolfgang Amadeus Mozart, capolavoro tra i più ricchi di invenzione del genere della variazione. Semplicissima, e dunque ideale per essere variata, era, infatti, la canzone infantile “Ah, vous dirai-je Maman”, posta alla base delle Dodici variazioni in do maggiore K. 265. È questo uno dei quattro cicli di variazioni scritti nel 1778 nel corso dello sfortunato soggiorno parigino. Parigi era un grande centro del concertismo, che aveva sviluppato un particolare gradimento per il genere del tema con variazioni, considerato un giusto banco di prova per ogni virtuoso. Mozart scelse per le sue variazioni parigine dei temi tutti francesi e molto noti, come la romanza “Je suis Lindor” tratta dalle musiche di scena di Antoine-Laurent Baudron per Le Barbier de Séville di Beaumarchais (Variazioni K. 354), la canzone francese “La belle Françoise” (K. 353), l’arietta “Lison dormait” dal Singspiel Julie di Nicolas Dezède (K. 264) e appunto la canzone infantile “Ah, vous dirai-je Maman”, variazioni costruite su questo incantevole tema – che hanno fatto pensare, per il loro carattere tecnicistico, a una destinazione didattica – costituiscono una sorta di corollario dell’arte puramente tastieristica di Mozart, che ascolteremo dagli archi. Finale con il Quartetto n°10 di Heinrich Ludwig Vetter, dalla fresca invenzione e di non facile tessitura. Martedì 28 dicembre, candlelight cambia location, per trasferirsi nella Chiesa di Santa Maria de’ Lama, con il Sator duo del violinista Paolo Castellani e il chitarrista Francesco Di Giandomenico per la serata “La Muerte del Angel”, un omaggio ad Astor Piazzolla nel centenario della nascita.

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