Perché la guerra commerciale tra Ue e Cina passa dai pacchi di Temu

La guerra commerciale è entrata nella cassetta della posta. Per anni Europa, Stati Uniti e Cina hanno combattuto su acciaio, auto elettriche, semiconduttori, pannelli solari e batterie. Ora una parte dello scontro passa da oggetti molto più piccoli: una maglietta da pochi euro, una cover per smartphone, un giocattolo, un cavo Usb, un accessorio per la casa. Dal primo luglio 2026 l’Unione europea applica un dazio fisso da 3 euro sui pacchi e-commerce sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, chiudendo l’esenzione doganale che per anni ha favorito il modello delle piattaforme low cost asiatiche. La misura resterà in vigore fino al 2028, quando entrerà in funzione il nuovo sistema doganale europeo previsto dalla riforma del Codice doganale. Ma qual è la partita dietro queste mosse?

Il numero che ha spaventato Bruxelles

La dimensione del fenomeno ha cambiato i termini del dibattito. Secondo i dati del parlamento europeo, nel 2024 sono entrati nell’Unione 4,6 miliardi di pacchi e-commerce sotto i 150 euro, il doppio rispetto all’anno precedente. Il 91 per cento proveniva dalla Cina. Nel 2025 il flusso è salito ancora, fino a quasi 6 miliardi di pacchi, secondo Reuters e Associated Press. Il salto da 1,4 miliardi di spedizioni nel 2022 a 5,8 miliardi nel 2025 mostra che il problema non riguarda più una nicchia dell’e-commerce, ma è diventato una parte strutturale del commercio con l’estero europeo.

La soglia dei 150 euro era diventata un vantaggio competitivo

L’esenzione sotto i 150 euro era nata per semplificare la gestione delle importazioni di modesto valore. Con l’esplosione dell’e-commerce cinese si è trasformata in uno dei principali vantaggi competitivi delle grandi piattaforme. Prezzi bassi, produzione flessibile e spedizioni dirette hanno permesso a Temu e Shein di raggiungere milioni di consumatori europei con costi inferiori rispetto ai distributori tradizionali.

La tassa sui pacchi è anche una tassa sulla logistica

Il dazio europeo modifica il cuore del modello Temu-Shein, cioè la convenienza della spedizione diretta. Reuters ha segnalato che il nuovo regime può rendere più costoso l’invio di pacchi con più categorie di prodotto e spingere le piattaforme a usare maggiormente magazzini dentro l’Unione. Shein ha già iniziato ad aumentare la capacità logistica europea, mentre altri operatori potrebbero seguire la stessa strada per ridurre l’impatto dei nuovi costi doganali.

Perché la guerra commerciale tra Ue e Cina passa dai pacchi di Temu
Il logo di Temu, piattaforma cinese di e-commerce (foto Ansa).

Qui si vede la vera posta in gioco. Bruxelles non vuole soltanto incassare 3 euro a pacco. L’obiettivo è costringere i grandi marketplace a cambiare geografia commerciale. Meno spedizioni dirette dalla Cina, più magazzini europei, più responsabilità sugli importatori, più dati doganali, più controlli sui prodotti. Se il meccanismo funzionerà, una parte dell’e-commerce ultra low cost sarà obbligata a diventare più europea nella logistica, nei controlli e nella presenza fisica sul mercato.

Sicurezza e concorrenza entrano nello stesso dossier

Negli ultimi due anni Bruxelles ha intensificato i controlli sui prodotti venduti dalle grandi piattaforme extraeuropee, collegando il tema doganale a quello della sicurezza dei consumatori. La Commissione europea ha aperto indagini nei confronti di Temu nell’ambito del Digital Services Act per verificare il rispetto degli obblighi sulla vendita di prodotti potenzialmente illegali o non conformi alle norme europee, mentre Shein è stata richiamata insieme alla rete Cpc (Consumer protection cooperation) per possibili violazioni della normativa europea a tutela dei consumatori.

La risposta cinese è già iniziata e potrebbe accelerare

Le piattaforme non sono rimaste ferme. Temu e Shein stanno progressivamente modificando il loro sistema logistico, aumentando la presenza in Europa e diversificando le catene di distribuzione. L’obiettivo è semplice: concentrare una parte maggiore delle merci già all’interno dell’Unione, riducendo il numero delle spedizioni dirette dalla Cina e attenuando l’impatto del nuovo regime doganale. Reuters segnala che questa strategia è già in corso e potrebbe accelerare nei prossimi mesi.

Come la guerra commerciale entra nella vita quotidiana

Ogni modifica delle regole doganali può incidere sul prezzo finale di una maglietta, di un caricabatterie o di un paio di scarpe acquistati con uno smartphone. È una trasformazione significativa: accanto ai grandi porti e alle fabbriche, il commercio internazionale si gioca ogni giorno anche attraverso milioni di ordini effettuati con un cellulare.

Perché la guerra commerciale tra Ue e Cina passa dai pacchi di Temu
Il sito di Shein (foto Ansa).

La scelta europea apre anche un interrogativo politico. Una parte dei consumatori ha trovato nelle piattaforme cinesi un modo per contenere il costo della vita durante gli anni dell’inflazione elevata. Bruxelles dovrà dimostrare che la nuova disciplina serve a riequilibrare il mercato e a rafforzare i controlli, evitando che venga percepita semplicemente come un aumento dei prezzi.

La globalizzazione cambia pelle

Per oltre 20 anni l’obiettivo principale è stato eliminare gli ostacoli agli scambi. Oggi le principali economie mondiali stanno seguendo una direzione diversa. Gli Stati Uniti hanno ristretto il regime de minimis per gran parte delle importazioni provenienti dalla Cina, l’Europa introduce un nuovo sistema per le micro spedizioni e Pechino riorganizza la sua rete logistica per adattarsi alle nuove regole. Il commercio internazionale continua a crescere, ma si muove dentro un quadro molto più politico rispetto al passato.