Bielorussia, morto l’artista e prigioniero politico Ales Pushkin

L’artista e prigioniero politico Ales Pushkin è morto in un ospedale della Bielorussia, dopo essere stato trasferito d’urgenza dal carcere di Grodno dove stava scontando una condanna a cinque anni per aver dissacrato i simboli di Stato. Celebre per il suo attivismo, Pushkin è deceduto «in terapia intensiva in circostanze poco chiare», ha dichiarato la moglie. Aveva 57 anni e nel corso della carriera aveva messo in scena varie performance antigovernative, a causa delle quali era finito più volte dietro le sbarre.

Nel 1999 aveva scaricato letame fuori dall’ufficio di Lukashenko

Pushkin era stato arrestato per la prima volta nel 1988 per aver partecipato a una manifestazione. Nel 1999, aveva eseguito la sua performance più celebre: portò una carriola piena di letame fuori dall’ufficio di Alexander Lukashenko, ci pose sopra il ritratto del presidente e poi la impalò con un forcone. Da allora si erano succedute performance, arresti e detenzioni, più o meno lunghe. Nel biennio 2020-21 aveva preso attivamente parte attivamente alle proteste contro il presidente, che avevano scosso il Paese. «Pushkin era l’incarnazione dello spirito indomabile del popolo bielorusso», ha scritto su Twitter la leader dell’opposizione Svetlana Tsikhanouskaya, pubblicando una foto dell’artista che sventola la bandiera bianco-rosso-bianca della Bielorussia democratica, davanti a un muro di poliziotti in assetto antisommossa.

L’arresto nel 2021 e la condanna a cinque anni di carcere

Era stato poi arrestato a marzo del 2021, ufficialmente per aver realizzato ed esposto in una mostra un dipinto raffigurante l’attivista e poeta bielorusso Yevgeniy Zhihar, figura della resistenza antisovietica considerato dalle autorità un collaborazionista nazista. Un tribunale della capitale bielorussa Minsk a marzo 2022 aveva dichiarato Pushkin colpevole di incitamento all’odio e di aver dissacrato i simboli di Stato, commettendo «azioni intenzionali volte alla riabilitazione e alla giustificazione del nazismo», condannandolo a cinque anni in una colonia penale. Alla lettura del verdetto, Pushkin si tolse i vestiti per mostrare i tagli sullo stomaco a forma di croce, che si era autoinflitto. Per questo motivo, fu immediatamente rinchiuso in una cella punitiva per 13 giorni. Dopo l’iniziale periodo era stato trasferito in un penitenziario di massima sicurezza.

Bielorussia, morto l’artista e prigioniero politico Ales Pushkin. Le circostanze del decesso non sono chiare.
Ales Pushkin.

Il sondaggio della BCE per scegliere come disegnare le nuove banconote euro

La Banca Centrale Europea (BCE) ha lanciato un sondaggio per definire il design delle future banconote in euro. Fino al 31 agosto 2023 i cittadini dell’eurozona potranno esprimere la propria opinione sui temi proposti partecipando così attivamente al rinnovo del denaro contante. Il cambiamento riguarderà solo le banconote, che sono uguali in tutti gli stati aderenti all’Euro, mentre le monete hanno facce diverse a seconda del paese di emissione.

I cittadini dell’Eurozona coinvolti nella scelta delle nuove banconote

«La moneta unica è un simbolo della nostra identità europea comune e vogliamo che questo si rifletta nelle nuove banconote. Desideriamo che i cittadini europei si riconoscano nel design delle banconote in euro, e per questo abbiamo deciso di coinvolgerli attivamente nel processo di selezione del nuovo tema», ha dichiarato la presidente della BCE Christine Lagarde. I temi tra cui i cittadini possono scegliere sono sette:

  • i valori europei raffigurati nella natura
  • la cultura europea
  • gli uccelli come simbolo di libertà, resilienza e ispirazione
  • il futuro è nelle vostre mani
  • i fiumi: l’acqua della vita in Europa
  • le mani: insieme costruiamo l’Europa
  • la nostra Europa, noi

Si tratta di concetti molto vaghi e astratti ma sia nel sondaggio che in un report vengono immaginate possibili rappresentazioni per i diversi tagli delle banconote. Per raccogliere un feedback più ampio e variegato possibile, parallelamente all’indagine pubblica l’organo comunitario ha commissionato a una società di ricerca indipendente uno studio sullo stesso argomento, coinvolgendo un campione rappresentativo di persone residenti nell’area Euro.

Le decisioni finali saranno prese nel 2026

Il processo di selezione del tema si concluderà nel 2024 e sarà seguito da un concorso per la realizzazione dei disegni. Le opzioni vincitrici saranno poi sottoposte nuovamente al giudizio del pubblico. La decisione finale sulla grafica e sulla tempistica di produzione e distribuzione delle nuove banconote sarà presa nel 2026. Si ricorda che al sondaggio possono partecipare i cittadini che risiedono in stati appartenenti all’Eurozona, ovvero Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna. Per esprimere la propria opinione sarà sufficiente recarsi sul sito della Banca Centrale e seguire la procedura indicata.

 

 

Lega, Giorgetti e Guidesi rianimano il partito delle imprese in chiave anti-Meloni

Le imprese del Nord guardano ancora alla Lega. La missione di venerdì 7 luglio a Milano che ha portato Giancarlo Giorgetti a incontrare le associazioni territoriali lombarde assieme ai colleghi di partito Guido Guidesi e Attilio Fontana si può leggere in più dimensioni, legate sia alle partite economiche aperte nella regione più produttiva d’Italia sia ai rapporti di forza nel centrodestra lombardo.

Poco convincente l’intervento di Meloni ad Assolombarda

Da Confindustria a Confesercenti, da Legacoop ad Ance, c’era tutta la rappresentanza territoriale a Palazzo Lombardia in un incontro promosso dall’assessore allo Sviluppo economico Guidesi per mostrare al ministro dell’Economia la forza del sistema della sua regione d’origine. E se sicuramente hanno tenuto banco i temi concreti, dal problema dell’accesso al credito alla sfida degli investimenti industriali, non va sottovalutata la presenza della visita di Giorgetti a pochi giorni di distanza da quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Milano all’assemblea di Assolombarda. Un discorso che è stato contraddistinto più per il caloroso ricordo di Silvio Berlusconi che per la (fredda) accoglienza riservata alla capa del governo, su cui dalla politica industriale al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si muovono diverse nubi a proposito delle future mosse in campo economico-produttivo.

Lega, Giorgetti e Guidesi rianimano il partito delle imprese in chiave anti-Meloni
Da sinistra, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, la premier Giorgia Meloni e il presidente di Assolombarda Alessandro Spada (Imagoeconomica).

Il solito mantra leghista: «Fdi ha i voti, noi abbiamo il metodo»

Ai ben informati non è sfuggito, dunque, il fatto che Giorgetti si sia precipitato a Milano per un’occasione pubblica di confronto che somiglia tanto al tentativo di parare le conseguenze della non soddisfacente missione di Meloni: una mossa strategica utile anche guardando agli equilibri nel Carroccio e alla sfida nella maggioranza con Fratelli d’Italia in Lombardia. In una fase in cui l’attività della Giunta procede a rilento per il braccio di ferro e in cui i meloniani contano su una guida indebolita dalle turbolenze politiche di Daniela Santanchè, la Lega vuole ribadire che, a Milano e non solo, «Fdi ha i voti, noi abbiamo il metodo». Mantra spesso sussurrato da alti esponenti leghisti alla vigilia delle Regionali.

Lega, Giorgetti e Guidesi rianimano il partito delle imprese in chiave anti-Meloni
Guido Guidesi e Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

La strategia: il buon governo per portare alla crescita dei consensi 

E se tra Meloni e Giorgetti i rapporti sono buoni, non lo stesso si può dire tra i due primi partiti della Giunta Fontana, che va avanti tra vari ostacoli. E al cui interno Guidesi si sta distinguendo per una linea di concretezza che ha già pagato prima delle Regionali: incontri con le imprese, promozione di bandi per investimenti industriali, export e protezione dall’inflazione, gestione di tavoli di crisi, promozione coi suoi canali personali delle eccellenze non solo imprenditoriali del territorio con l’hashtag #GrandeLombardia. La Lombardia fa sistema e la Lega vuole mantenere la solidità al suo interno. La linea Giorgetti a Roma è quella Guidesi a Milano: la visione è che il buon governo possa portare crescita dei consensi e permettere di mantenere una base solida di fronte all’avanzata di Fdi.

Lega, Giorgetti e Guidesi rianimano il partito delle imprese in chiave anti-Meloni
Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Giorgetti e Guidesi, un rapporto nato ai tempi del Conte I

Il fatto che Giorgetti si sia speso in prima persona per una figura come Guidesi, l’ex giovane segretario della Lega lodigiana partito da Casalpusterlengo e San Rocco al Porto per arrivare a cariche di peso a Roma prima e Milano poi, non è secondario: tra i due “doppia G” della Lega c’è un filo diretto dai tempi del governo Conte I, quando a Palazzo Chigi Giorgetti occupava l’incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio dell’esecutivo gialloverde e Guidesi era sottosegretario del ministro dei Rapporti col parlamento Riccardo Fraccaro, godendo di un ufficio a Largo Chigi, a due passi da Piazza Colonna. Teatro quindi di un “apprendistato” alla corte del politico varesino.

Lega, Giorgetti e Guidesi rianimano il partito delle imprese in chiave anti-Meloni
Guido Guidesi e Giancarlo Giorgetti ai tempi del governo Conte I (Imagoeconomica).

Ancora forte la nomea di “Partito dell’Alitalia” data ad An

Gli addetti ai lavori vedono, tra gli uffici e i corridoi di Palazzo Regione, chiaro il tentativo di costruire una continuità amministrativa e operativa nella Lega che permetta al Carroccio di resistere, nella sua storica roccaforte, alle ambivalenti sorti della segreteria di Matteo Salvini. Il quale appare, non a caso, sempre più sullo sfondo nella nativa Milano e non solo. L’assenza di risposte concrete della Meloni nella sede del Gruppo Camozzi dove si è tenuta l’assemblea di Assolombarda ha fornito un assist tutt’altro che secondario alle mosse della Lega per riconfermarsi “partito delle imprese” in un territorio in cui è ancora forte la nomea di “Partito dell’Alitalia” data ad Alleanza nazionale, predecessore di Fdi, considerata strutturalmente parte di una cerchia romana a cui a nord del Po molti si considerano alternativi. E in cui il “metodo” vuole andare oltre le emorragie di voti. Per invertire, prima o poi, una tendenza al sorpasso di Fdi in casa propria che nel Carroccio non si vuole dare per definitiva.

Napoli, bruciata la Venere degli stracci di Pistoletto

Era stata inaugurata solo quindici giorni fa a Napoli, la Venere degli stracci di Pistoletto in piazza Municipio, andata completamente distrutta durante un incendio. Le fiamme sono divampate intorno alle 5.30 del mattino di mercoledì 12 luglio, per cause ancora da chiarire.

La Venere degli stracci di Pistoletto, a Napoli, è stata completamente distrutta da un incendio. Ancora da chiarire le cause del rogo.
Napoli, incendio Venere degli stracci di Pistoletto (foto Facebook).

L’allarme dei cittadini e l’intervento dei vigili del fuoco

A dare l’allarme sono stati gli stessi cittadini. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e una pattuglia della polizia municipale guidata dal comandante Ciro Esposito. Dopo la diffusione della notizia, sono numerosi i post comparsi sui social con parole come «uno sfregio a Napoli» e ancora «disagio e tristezza» per quanto accaduto, mentre qualcuno avanza una proposta: «costruire una Venere degli stracci nello stesso punto, ma ancora più grande».

La Venere degli stracci, la storia

La Venere degli stracci è un’opera di Michelangelo Pistoletto risalente al 1967. L’installazione era costituita da una scultura in acciaio, riproduzione della statua Venere con mela dello scultore neoclassico danese Bertel Thorvaldsen, affiancata da una montagna di stracci. L’esposizione faceva parte di Napoli contemporanea, organizzata da Vincenzo Trione, consulente del sindaco per l’arte contemporanea e i musei. L’intento dell’organizzazione era quello di intensificare l’orientamento contemporaneo della città, attraverso una serie di iniziative progettate specificatamente per gli spazi pubblici e i luoghi museali.

I Delitti Del Barlume, riprese all’Isola d’Elba: Orietta Berti e Motta guest star

Sono in corso all’Isola d’Elba le riprese dell’undicesima stagione de I Delitti del Barlume, la collection Sky Original prodotta da Sky Studios e da Palomar liberamente ispirata ai romanzi I delitti del BarLume di Marco Malvaldi.

I delitti del Barlume: la trama e dove vederla

La serie tv racconta le vicende di Massimo Viviani, il barista dell’immaginaria cittadina toscana di Pineta alle prese con misteriosi delitti. Grazie al suo istinto investigativo, che trova ispirazione dalle conversazioni dei quattro anziani frequentatori del suo bar, denominati il quartetto Uretra, riesce sempre a fiutare la pista giusta e aiutare il commissario Fusco.  Arrivata all’undicesima stagione, sarà possibile vedere la serie su Sky, in streaming su Now Tv e in replica, in chiaro su Tv8.

Il cast e le guest star della prossima stagione

I delitti del Barlume vedrà alla regia anche per questa stagione Roan Johnson, che è anche produttore creativo, e Milena Cocozza. Tra gli interpreti confermati Filippo Timi, che è Massimo Viviani, Lucia Mascino, che interpreta il commissario Fusco, Alessandro Benvenuti, Atos Davini, Massimo Paganelli e Marcello Marziali, rispettivamente Emo, Pilade, Aldo e Gino del quartetto Uretra. Completano il cast Enrica Guidi (la Tizi), Corrado Guzzanti (Paolo Pasquali) e Stefano Fresi (Beppe Battaglia).  Nella prossima stagione saranno tre le nuove avventure che coinvolgeranno il commissario e Massimo Viviani, ovvero un morto in un pozzo, uno in mare e uno ucciso durante una battuta di caccia. È prevista la partecipazione di due guest star d’eccezione, ovvero Orietta Berti e il cantautore Motta, che intrecceranno le loro vicende con quelle dei protagonisti del bar.

 

Ucraina, la Nato frena sull’adesione. La delusione di Zelensky

La Nato riunita a Vilnius, come previsto, ha frenato sull’adesione dell’Ucraina. Deluso Volodymyr Zelensky che parteciperà alla sessione inaugurale del Consiglio Nato-Ucraina, organismo istituito per innalzare le relazioni tra Kyiv e i 31 membri dell’Alleanza. «Saremo in grado di estendere un invito all’Ucraina ad aderire alla Nato quando gli alleati saranno d’accordo e le condizioni saranno soddisfatte», si legge nella dichiarazione conclusiva del summit. Parole che, ancora una volta, gelano le richieste del presidente ucraino il quale avrebbe voluto portare a casa almeno con una road map di avvicinamento precisa. «È senza precedenti e assurdo che non sia fissato il calendario né per l’invito né per l’adesione dell’Ucraina», aveva ribadito Zelensky prima di atterrare in Lituania. «Mentre allo stesso tempo viene aggiunta una formulazione vaga sulle ‘condizioni’ persino per l’invito. Sembra che non ci sia disponibilità né a invitare l’Ucraina alla Nato né a renderla membro dell’Alleanza. Ciò significa che viene lasciata una finestra di opportunità per negoziare l’adesione alla Nato nei colloqui con la Russia. E per la Russia, questo significa motivazione per continuare il suo terrore. L’incertezza è debolezza».

Il processo di adesione è stato semplificato

Il segretario generale Jens Stoltenberg preferisce però vedere il bicchiere mezzo pieno. Alla stampa ha spiegato come si siano fatti comunque passi avanti rispetto alla dichiarazione di Bucarest del 2008, quando la Nato aprì le sue porte – sulla carta – all’Ucraina. «Oggi abbiamo rimosso il requisito del piano d’azione per l’adesione» e questo «trasforma un processo, che si è sempre basato su due passaggi, in un solo passaggio». Ora, ha continuato Stoltenberg, «abbiamo un programma su come sostenere e aiutare l’Ucraina ad avvicinarsi alla Nato. Si tratta dell’interoperabilità» con le forze armate alleate, «ma anche del rafforzamento dei nostri legami politici. Nonché ulteriori riforme del settore democratico e della sicurezza che sono necessarie». I ministri degli Esteri valuteranno i progressi di avvicinamento di Kyiv al Patto atlantico.

Nessuna adesione con la guerra in corso

Secondo Stoltenberg il processo per l’adesione è stato «velocizzato» e, rispondendo alle critiche di Zelensky, ha ricordato come l’Ucraina non rappresenti una eccezione: nessun processo di adesione è stato accompagnato da un calendario. Certo è che con una guerra è in corso «non è il momento per fare dell’Ucraina un membro a pieno titolo dell’Alleanza». La priorità è fare in modo che Kyiv vinca, aveva sottolineato Stoltenberg alla vigilia del vertice, perché  «se perde non avrà alcun senso parlare di Nato o di adesione». La stessa linea dettata da Joe Biden che ha garantito il sostegno militare e finanziario necessario. Del resto la Francia ha annunciato la fornitura dei missili a lungo raggio Scalp con una gittata di 250 chilometri, mentre la Germania un altro pacchetto di armi da 700 milioni di euro.

La nascita del Consiglio Nato-Ucraina 

La Nato ha così concordato un nuovo pacchetto per l’ex repubblica sovietica: un programma di assistenza pluriennale. «Consentire la transizione dall’era sovietica agli standard, all’addestramento e alle dottrine della Nato», ha spiegato Stoltenberg. «Per aiutare a ricostruire il settore della sicurezza e della difesa dell’Ucraina. E per coprire esigenze critiche come carburante, attrezzature per lo sminamento e forniture mediche». In secondo luogo, «un nuovo Consiglio Nato-Ucraina, un forum per le consultazioni in caso di crisi e con un processo decisionale dove ci incontreremo alla pari». Infine, gli alleati «hanno accettato di rimuovere il requisito per un piano d’azione per l’adesione. Ciò cambierà il percorso di adesione dell’Ucraina da un processo in due fasi a un processo in un’unica fase», ha assicurato Stoltenberg.

Assegno unico luglio 2023, in arrivo i pagamenti Inps: ufficiale la nuova maggiorazione

Anche nel mese di luglio 2023 l’Inps provvederà a versare ai beneficiari l’assegno unico, ovvero la prestazione unitaria in sostegno delle famiglie con figli a carico. I pagamenti, per chi non ha subito variazioni rispetto al mese scorso (giugno 2023) dovrebbero avvenire il 17, 18 e 19 luglio, mentre per chi ha subito modifiche del nucleo familiare o ha presentato una nuova domanda sarà necessario attendere l’ultima settimana del mese. C’è poi molta attenzione da parte di alcuni contribuenti per quanto riguarda le nuove maggiorazioni degli importi previste per nuclei familiari in determinate condizioni.

Assegno unico, il calendario dei pagamenti di luglio 2023

I pagamenti dell’Assegno unico seguono il calendario previsto dall’Inps lo scorso aprile che fa una distinzione netta tra gli assegni che non hanno subito variazioni nel mese precedente e quelli sono cambiati. Entrando più nel dettaglio:

  • dal 10 al 20 di ogni mese è previsto il pagamento di coloro che non hanno subito modifiche nella conformazione del nucleo familiare rispetto al mese precedente;
  • dal 20 al 30 di ogni mese vengono pagati coloro che hanno registrato delle modifiche o hanno presentato una nuova domanda.

Ecco dunque che, così come comunicato dall’Inps, le date scelte a luglio 2023 per il primo caso sono il 17, 18 e 19, mentre gli altri dovranno attende l’ultima settimana del mese.

A chi spetta la maggiorazione di 30 euro

Così come stabilito dal decreto lavoro, già convertito in legge, è prevista una nuova maggiorazione dell’Assegno unico per per i nuclei familiari in specifiche condizioni. Si tratta di un incremento del valore economico di 30 euro che è riconosciuto ai nuclei familiari composti da un solo genitore vedovo e lavoratore. La stessa maggiorazione, fino a questo momento, veniva concessa soltanto ai nuclei familiari in cui entrambi i genitori risultavano essere occupati e titolari di reddito da lavoro.

Superbonus, via libera per la casa adibita ad abitazione principale a fine lavori

L’Agenzia delle entrate, con la sua risposta all’interpello n. 377 del 10 luglio 2023, ha chiarito alcuni importanti aspetti legati alla fruizione del superbonus. Entrando più nello specifico, possono accedere alla misura anche le case ritenute inagibili al momento dell’inizio dei lavori, purché però al termine l’immobile venga adibito ad abitazione principale del beneficiario.

Il superbonus 2023 per le abitazioni unifamiliari

Così come previsto dalla Legge di bilancio 2023, a partire dallo scorso 1° gennaio il superbonus per i lavori svolti sulle abitazioni unifamiliari corrisponde al 90 per cento della spesa sostenuta. Tale agevolazione, tuttavia, viene riconosciuta solo in presenza di specifiche condizioni previste dalla normativa. Entrando più nello specifico, la detrazione fiscale viene riconosciuta solo fino a fine anno esclusivamente a chi ha svolto lavori sugli immobili di proprietà. È inoltre previsto un limite di reddito che è parametrato secondo i criteri del quoziente familiare ed è pari a 15 mila euro. Un’altra condizione prevista è che l’immobile oggetto dei lavori rappresenti l’abitazione principale del contribuente o dei suoi familiari. Così come chiarito dall’Agenzia delle entrate, tuttavia, non è importante che questo requisito sia rispettato all’inizio dei lavori, ma si può attendere anche la fine del cantiere per rendere idonea al bonus l’abitazione. Questo vuol dire che, in presenza di immobili inagibili, che dunque non possono essere l’abitazione principale del contribunte, si potrà provvedere a sanare la propria posizione anche a fine lavori.

Il parere dell’Agenzia delle entrate

L’Ade si è così espressa nella risposta all’interpello del 10 luglio: «Si ritiene che, qualora l’unità immobiliare non sia adibita ad abitazione principale all’inizio dei lavori, il superbonus spetti per le spese sostenute per i predetti interventi a condizione che il medesimo immobile sia adibito ad abitazione principale al termine dei lavori«. Nel rispetto dei requisiti previsti, tenendo fede anche a questa deroga, i proprietari di abitazioni unifamiliari potranno sfruttare l’agevolazione fino al 31 dicembre 2023.

Ocse, in Italia il più forte calo dei salari: a inizio 2023 -7,5 per cento

Non ci sono buone notizie per l’Italia nelle ultime prospettive dell’occupazione fornite dall’Ocse sul primo trimestre del 2023. Il Belpaese, infatti, è quello che ha registrato il calo dei salari reali più forte tra le principali economie Ocse.

Il calo dei salari in Italia per l’Ocse

«Alla fine del 2022 i salari reali erano calati del 7 per cento rispetto al periodo precedente la pandemia. La discesa è continuata nel primo trimestre 2023, con una diminuzione su base annua del 7,5 per cento», si legge. Un calo che è dunque tristemente continuo e incrementale, e le proiezioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico non lasciano ben sperare in un’inversione di rotta. Nel 2023 e 2024 è previsto infatti in Italia un aumento dei salari nomali rispettivamente del 3,7 per cento e del 3,5 per cento, con l’inflazione che dovrebbe però attestarsi al 6,4 per cento nel 2023 e al 3 per cento nel 2024. E ancora, i salari fissati dai contratti collettivi in Italia sono scesi in termini reali di oltre il 6 per cento nel 2022. Un dato in forte controtendenza rispetto alle altre grandi economie europea, dove invece la contrattazione collettiva copre tutti i lavoratori dipendenti.

Le raccomandazione Ocse all’Italia

I dati negativi dell’Italia in termini di salari hanno spinto l’Ocse a una serie di raccomandazioni al Paese. Nello specifico è stato ricordato che le politiche del lavoro rappresentino un pilastro del Pnrr, per cui «se l’obiettivo iniziale di numero di persone in cerca di lavoro da prendere in carico è stato raggiunto, è ora essenziale garantire un sostegno effettivo e adeguato in tutte le regioni e rafforzare la verifica dei percorsi formativi realizzati». La pratica non è tuttavia così immediata visto che in Italia oltre il 50 per cento dei contratti collettivi è scaduto o in scadenza e, dunque, potrebbero volerci dei tempi molto lunghi per la revisione dei salari.

Tale e quale show 2023, svelati i concorrenti: il cast completo del programma

Carlo Conti sarà ancora al timone della prossima edizione di Tale e quale show di cui ha già svelato i concorrenti ufficiali. La nuova edizione del programma tornerà su Rai 1 a partire dal 22 settembre sempre in prima serata.

Chi sono i concorrenti di Tale e quale show 2023

Il conduttore sarà nuovamente affiancato dagli storici Gabriele Cirilli e Francesco Paolantoni. Quest’ultimo aveva partecipato come concorrente alla decima edizione del programma ed era tornato anche nel 2022 in coppia proprio conCirilli, che ad oggi vanta il maggior numero di presenze nel programma. Dopo il debutto a Tale e quale show 2012, è tornato anche l’anno successivo e durante la passata edizione. Ad ufficializzare la data di inizio e il nuovo cast è stato lo stesso Carlo Conti che, sul suo profilo Instagram, ha pubblicato la lista dei concorrenti.

«Questi i protagonisti della prossima edizione di T&Q show (oltre ai ripetenti Cirilli e Paolantoni) su Rai 1 dal 22 settembre» ha scritto. Tra le anticipazioni della nuova stagione la presenza di quattro personaggi del mondo dello spettacolo che si metteranno in gioco per imitare grandi artisti del passato: Ginevra Lamborghini, Pamela Prati, Maria Teresa Ruta e Alex Belli. A questi si affiancheranno volti noti dei reality show come Cristina Scuccia, reduce dall’avventura a L’Isola dei Famosi, Maria Teresa Ruta, ex concorrente del Grande Fratello Vip, Lorenzo Licitra, vincitore di X-Factor nel 2017 e personaggi del panorama musicale come Jasmine Rotolo e Scialpi. Presente anche Gaudiano. Confermata la giuria con Loretta Goggi, Giorgio Panariello e Cristiano Malgioglio.

Questo, dunque, l’elenco completo dei concorrenti:

  • Pamela Prati
  • Maria Teresa Ruta
  • Alex Belli
  • Ginevra Lamborghini
  • Jasmine Rotolo
  • Cristina Scuccia
  • Ilaria Mongiovì
  • Lorenzo Licitra
  • Scialpi
  • Gaudiano

Quando le mani si sfiorano stasera su Rai Movie: trama, cast e curiosità

Stasera 12 luglio 2023 andrà in onda, sul canale televisivo Rai Movie alle ore 21.10, il film intitolato Quando le mani si sfiorano. La pellicola ha debuttato nei cinema nel 2018 e appartiene ai generi drammatico, sentimentale e guerra. La regista è Amma Asante che si è occupata di scrivere anche la sceneggiatura in collaborazione con Steve Singleton. All’interno del cast ci sono diversi attori famosi a livello internazionale come Amandla Stenberg, George MacKay, Christopher Eccleston e Abbie Cornish.

Quando le mani si sfiorano è il film che andrà in onda questa sera su Rai Movie, ecco trama, cast e curiosità della pellicola.
Una scena tratta dal film (Twitter).

Quando le mani si sfiorano, trama e cast del film in onda stasera 12 luglio 2023 su Rai Movie

La trama di Quando le mani si sfiorano ruota intorno alle vicende di Leyna (Amandla Stenberg), una quindicenne figlia di madre tedesca e padre franco-senegalese che non ha mai conosciuto. Leyna vive a Berlino nel 1944, quando la nazione è dominata dal Nazismo di Adolf Hitler. Vista la possibile persecuzione che può subire Leyna a causa del colore della sua pelle, la madre decide di lasciare Berlino e di trasferirsi nel piccolo comune di Rüdesheim am Rhein. In questo modo la donna, Kerstin (Abbie Cornish), spera che la sua bimba non venga presa di mira dalle SS. Tuttavia, un incontro inaspettato sconvolge la vita di Leyna e di sua madre.

Infatti, dopo essersi ambientata nel piccolo comune, la ragazza conosce il bel Lutz (George MacKay), un membro della gioventù di Hitler. Come se non bastasse, Lutz è anche figlio di un inflessibile e severo ufficiale delle SS. Inaspettatamentre, tra i due scoppia l’amore e i giovani cercano di tenere segreta la loro relazione. Se quest’ultima dovesse divenire di dominio pubblico potrebbero essere entrambi puniti con la morte. Qualche tempo dopo, Lutz viene chiamato al fronte e dovrà lasciare la sua amata. Proprio in questo momento inizieranno i problemi per Leyna, che verrà catturata e trasferita in un campo di lavoro. Il tutto mentre scoprirà di essere incinta e non potrà fare niente per ribellarsi al suo destino. Comunque, il caso farà incontrare proprio nel campo di morte i due amanti e Lutz dovrà decidere se salvare la donna che ama o essere fedele ai suoi obblighi come militare.

Quando le mani si sfiorano, 5 curiosità sul film 

Quando le mani si sfiorano, il film era inizialmente previsto per il 2009

La regista del film, Amma Asanta, ha spiegato che il lungometraggio doveva essere realizzato nel 2009, anno in cui avrebbe dovuto essere presentato al celebre Festival di Cannes. Tuttavia, il progetto non venne mai realizzato ma fu soltanto posticipato. Ben nove anni dopo è stato possibile girare il film e proiettarlo nei cinema di tutto il mondo.

Quando le mani si sfiorano, la canzone cantata dalla gioventù hitleriana

In una scena del film, i membri della gioventù hitleriana cantano una canzone. Quest’ultima si intitola Horst Wessel Lied ed è un vero inno che veniva cantato dai giovani nazisti per celebrare Hitler e il partito.

Quando le mani si sfiorano, la reazione della critica al film 

La critica ha accolto con recensioni miste la pellicola. In particolar modo, le critiche negative si sono concentrate sulla sceneggiatura, ritenuta a tratti frivola e piatta. Invece, in molti hanno apprezzato l’interpretazione della protagonista principale, l’attrice Amandla Stenberg.

Quando le mani si sfiorano, le parole della regista sulla storia 

La regista Amma Asanta con questo progetto ha voluto raccontare una storia tratta da eventi reali, ovvero quelli che coinvolsero circa 800 bambini di razza mista che vennero sterilizzati o deportati durante il regime nazista. I bambini venivano chiamati in modo dispregiativo come «bastardi della Renania». A questo proposito, la regista ha dichiarato: «Continuavo a incontrare a questo termine che non mi piaceva. E usciva sempre questa foto di una bambina di etnia mista di forse 13 anni, in piedi tra le altre studentesse che Hitler avrebbe chiamato ariane, e continuava ad essere indicata con questa frase. Ho scoperto, attraverso le testimonianze di sopravvissuti afro-tedeschi, che i bambini di colore cresciuti nella Germania nazista non erano una chiara minaccia per Hitler come lo erano gli ebrei, ma le leggi, le regole e l’intera politica razziale della Germania aveva reso anche loro vittime di persecuzioni».

Quando le mani si sfiorano è il film che andrà in onda questa sera su Rai Movie, ecco trama, cast e curiosità della pellicola.
La regista Amma Asante (Getty Images)

Quando le mani si sfiorano, le location delle riprese

Le riprese del film si sono svolte in Belgio e sull’Isola di Man. In tutto, la troupe ha impiegato circa un mese per completare le riprese in Belgio e dar via alla fase di post-produzione.

Il sapore del successo stasera su Rai 1: trama, cast e curiosità

Stasera 12 luglio 2023 andrà in onda, alle 21.25 su Rai 1, il film intitolato Il sapore del successo. La pellicola appartiene ai generi cinematografici drammatico, commedia e sentimentale e ha debuttato nei cinema di tutto il mondo nel 2015. Il regista è John Wells, mentre la sceneggiatura è stata scritta dal noto autore Steven Knight. All’interno del cast ci sono diversi attori molto famosi come Bradley Cooper, Sienna Miller, Omar Sy, Daniel Bruhl e Alicia Vikander.

Il sapore del successo è il film che andrà in onda questa sera sul canale Rai 1, ecco trama, cast e curiosità.
L’attore protagonista del film Bradley Cooper (Getty Images)

Il sapore del successo, trama e cast del film in onda stasera 12 luglio 2023 su Rai 1

La trama di questo lungometraggio ruota intorno ad Adam Jones (Bradley Cooper), un cuoco che ha una grande passione per la cucina e che nonostante la sua giovane età ha conquistato con il suo ristorante due stelle Michelin. Tuttavia, Jones non si è arreso e vuole ottenere anche la terza stella, ma il suo ristorante a Parigi fallisce a causa della droga e dell’alcol. Lo chef non riesce a liberarsi di questi vizi e, dopo aver raggiunto il successo, sprofonda nell’anonimato, andando a New Orleans a sgusciare un milione di ostriche come penitenza. Dopo aver trascorso tre anni in questa condizione, Adam decide di mettersi in gioco di nuovo e raggiunge un suo vecchio amico segretamente innamorato di lui, Tony (Daniel Bruhl), subentrando come suo sottoposto nel ristorante The Langham di Londra.

In questo nuovo ruolo, Adam Jones costruirà la sua «brigata da cucina», una squadra di collaboratori pronta a tutto pur di ottenere il successo. All’interno ci sono persone con un grande talento ma che proprio come lui hanno voglia di riscattarsi: l’italiano Max (Riccardo Scamarcio), appena uscito dal carcere per un’aggressione, il francese Michel (Omar Sy) che tempo prima era stato danneggiato dallo stesso Adam e la bella Helene (Sienna Miller), sous-chef strappata a un altro importante ristorante di Londra. In questo contesto si aggiunge anche la rivalità tra Adam Jones e Reece (Matthew Rhys), un suo vecchio collega che è riuscito a ottenere la terza stella Michelin. Tra sacrifici, incomprensioni e tanto spirito di squadra, Jones guiderà i suoi collaboratori al successo e scoprirà valori che prima non aveva mai considerato.

Il sapore del successo, 5 curiosità sul film 

Il sapore del successo, un vero chef ha collaborato con il cast

La produzione si è avvalsa della consulenza di un vero chef per gran parte delle riprese. Si tratta di Marcus Wareing, presentatore del programma BBC Masterchef. Il cuoco si è detto stupito della determinazione del regista John Wells che voleva raccontare esattamente quali dinamiche ci fossero alle spalle di un ristorante stellato. Hanno collaborato per la realizzazione del film anche gli chef Gordon Ramsay e Mario Batali.

Il sapore del successo, gli esercizi degli attori per migliorare sul set

Gli attori hanno dovuto esercitarsi in cucina per riuscire a rendere realistico il film. Il regista ha spiegato che durante le riprese il cast e la troupe stavano lavorando come in una vera cucina e gli sembrava quasi di filmare un documentario. Tutti gli attori hanno passato ore a esercitarsi per diventare esperti in cucina durante la fase di pre-produzione a Londra.

Il sapore del successo, il cameo tagliato di Jamie Dornan

Nel film sarebbe dovuto apparire l’attore Jamie Dornan. Tuttavia, in fase di montaggio furono tagliate tutte le scene nelle quali aveva recitato. Si trattava comunque solo di un cameo, visto che Dornan appariva nel film per un tempo totale di due minuti.

Il sapore del successo è il film che andrà in onda questa sera sul canale Rai 1, ecco trama, cast e curiosità.
L’attore Jamie Dornan (Getty Images)

Il sapore del successo, il cambio di nome del progetto originale

Il progetto ha dovuto cambiare più volte il nome nel corso del tempo. Inizialmente il titolo pensato dalla produzione era Chef, ma è stato cambiato nel 2014 per non creare confusione con il film omonimo diretto da Jon Favreau. Si decise di cambiarlo in Adam Jones, ma alla fine la produzione optò per Burnt. In italiano il titolo è stato trasposto come Il sapore del successo.

Il sapore del successo, la location per le riprese

Per due settimane le riprese sono state effettuate a New Orleans, in Louisiana, negli Stati Uniti. Successivamente la troupe e il cast si sono spostati a Londra dove hanno completato il progetto.

Il risveglio di un popolo stasera su Canale 5: trama, cast e curiosità

Stasera 12 luglio 2023 andrà in onda alle ore 21.20 su Canale 5 il film Il risveglio di un popolo. La pellicola ha debuttato al cinema nel 2016 e appartiene ai generi cinematografici biografia e drammatico. Il regista è Nate Parker che si è occupato anche di scrivere la sceneggiatura e il soggetto, quest’ultimo in collaborazione con Jean McGianni Celestin. All’interno del cast ci sono lo stesso Nate Parker, Armie Hammer, Mark Boone Junior e Aja Naomi King. Tra i produttori di questo progetto figura anche lo sceneggiatore e fumettista statunitense David S. Goyer.

Il risveglio di un popolo è il film che andrà in onda questa sera su Canale 5, ecco trama, cast e curiosità.
Scena tratta dal film (Twitter).

Il risveglio di un popolo, trama e cast del film in onda stasera 12 luglio 2023 su Canale 5

La trama del film racconta la vicenda di Nat Turner (Nate Parker), uno schiavo nato in Virginia, negli Stati Uniti d’America. Nat è un afroamericano che non ha mai conosciuto la libertà, ma sin da piccolo è stato costretto a un duro lavoro. Non a caso, sul suo corpo porta le ferite e i dolori che ha dovuto subire a causa dei maltrattamenti dei suoi padroni. Siamo nel 1909 e Nat vive in una piantagione di cotone in Virginia insieme alla madre e alla nonna. Il padre in passato è riuscito a fuggire dopo essere stato protagonista di un atto di ribellione nei confronti di un mercante di schiavi.

La proprietaria della piantagione, dalla quale deriva il cognome Turner, intuisce che il piccolo Nat ha un’intelligenza al di sopra degli standard. Per questa ragione decide di insegnargli a leggere usando come testo una Bibbia. Crescendo, Nat diventerà un predicatore religioso e un punto di riferimento per tutti coloro che fanno parte della piantagione, schiavi e non. Vista la sua influenza, i proprietari terrieri bianchi gli chiederanno di predicare l’obbedienza ai padroni ed evitare ogni tentativo di rappresaglia. Tuttavia, Nat capirà che non può rimanere indifferente dinanzi alle sofferenze della sua gente e guiderà il suo popolo verso una grande ribellione contro gli oppressivi proprietari terrieri.

Il risveglio di un popolo, 5 curiosità sul film 

Il risveglio di un popolo, la storia vera dietro alla pellicola

La pellicola è tratta da una storia vera. Il film è infatti biografico e racconta, seppur romanzando alcune parti, la vita dello schiavo e predicatore afroamericano Nat Turner. Turner è stato un rivoluzionario che ha guidato una rivolta degli schiavi in Virginia dopo aver assistito ad alcuni fenomeni atmosferici interpretati da lui come un segno di Dio per dar via alla ribellione. Tuttavia, fu catturato a soli 31 anni e venne impiccato per cospirazione, ribellione e insurrezione.

Il risveglio di un popolo, il lavoro del regista per realizzare il progetto

Il regista, sceneggiatore e attore protagonista Nate Parker ha studiato molto per realizzare la sceneggiatura del progetto. Infatti, la sua scrittura è iniziata nel 2009 e solo dopo diverso tempo è stata portata a termine. L’uomo ha studiato a fondo per scoprire la storia di Nat Turner e ha chiesto anche aiuto al collega James Mangold per adattare la sceneggiatura ai canoni di Hollywood. Nel mondo dello spettacolo in molti consideravano un film sulla figura di Turner un flop annunciato, invece la pellicola ha ottenuto un buon riscontro di critica e pubblico.

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L’attore e regista del film Nate Parker (Getty Images)

Il risveglio di un popolo, i premi vinti dalla pellicola

Il film ha vinto diversi premi. In particolar modo, ha trionfato al Sundance Film Festival del 2016, il festival dedicato alle produzioni indipendenti statunitensi, vincendo il Gran premio della giuria e il Premio del pubblico.

Il risveglio di un popolo, gli incassi del film al botteghino

Il lungometraggio ha ottenuto un buon successo al botteghino. Infatti, al box office ha conquistato in totale circa 17 milioni di dollari. Si tratta di una buona cifra, visto che il film ha avuto un budget pari a 8.5 milioni di dollari.

Il risveglio di un popolo, la controversa e provocatoria scelta del titolo

In lingua originale, il titolo del film è The Birth of a Nation. Si tratta di una scelta controversa e provocatoria perché esiste già un film con questo nome, in italiano conosciuto come Nascita di una nazione del 1915. In particolar modo, questa pellicola è idolatrata dal Ku Klux Klan perché contiene pensieri razzisti. La produzione ha deciso di chiamare con lo stesso nome tale progetto, nonostante parli di una rivolta afroamericana nella quale morirono svariati proprietari terrieri bianchi.